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I cavalli e la Garbatella nei quadri di Carlo Acciari

Visita nello studio di un artista innamorato del quartiere

I cavalli e la Garbatella nei quadri di Carlo Acciari

di Francesca Vitalini

La fontana di Carlotta, esposto nella sala consigliare del nostro Municipio In un sabato mattina mi trovo a percorrere frettolosamente Via delle Sette Chiese, superando piazza Sant’Eurosia e l’oratorio San Filippo Neri: sono incredibilmente in ritardo all’appuntamento con Carlo Acciari che gentilmente ha concesso un’intervista al giornale “Cara Garbatella”. Ancora trafelata, lo vedo in lontananza che siede su una panchina con il figlio Augusto. Inizio a parlare con loro, dopo essermi più volte scusata.
Carlo Acciari comincia a darmi qualche …..

Visita nello studio di un artista innamorato del quartiere

I cavalli e la Garbatella nei quadri di Carlo Acciari

di Francesca Vitalini

Carlo Acciari

La fontana di Carlotta, esposto nella sala consigliare del nostro Municipio In un sabato mattina mi trovo a percorrere frettolosamente Via delle Sette Chiese, superando piazza Sant’Eurosia e l’oratorio San Filippo Neri: sono incredibilmente in ritardo all’appuntamento con Carlo Acciari che gentilmente ha concesso un’intervista al giornale “Cara Garbatella”. Ancora trafelata, lo vedo in lontananza che siede su una panchina con il figlio Augusto. Inizio a parlare con loro, dopo essermi più volte scusata.
Carlo Acciari comincia a darmi qualche informazione sulla sua vita, dicendomi che è nato nel quartiere San Giovanni nel 1926, ma che si è trasferito a Garbatella a cinque anni e che durante l’età scolastica ha frequentato l’avviamento professionale nel quartiere Testaccio per poi lavorare come venditore ambulante anche a Porta Portese.
La conversazione però non dura a lungo perché Carlo s’interrompe, mi guarda e mi dice che non riesce ad abituarsi all’idea dell’intervista, soprattutto con me che ho dei modi così “inglesi”, anche se sono una garbatellina doc!
Per riprendere a parlare decidiamo di “scioglierci” davanti ad una tazzina di caffé, ma i bar più vicini sono chiusi e così ci avventuriamo per il quartiere alla ricerca di un locale aperto. Camminiamo da Via delle Sette Chiese a Via Guglielmo Massaia, dove troviamo un bar.Carlo Acciari
Mentre passeggiamo Carlo accenna a riprendere il discorso. Mi racconta che fin da piccolo ha avuto una grande passione per i cavalli: con i fratelli passava intere giornate a Rocca di Papa, dove per poche lire poteva cavalcare quei maestosi animali. Dall’esperienza i cavalli passano sulla carta, diventando, così, uno dei suoi soggetti preferiti. Carlo mi spiega che nel corso della sua attività ha potuto individuare un’associazione sempre più stringente tra questi animali e l’uomo: entrambi sono fieri, impetuosi, liberi. Aggiunge che nel corso del tempo ha molto arricchito il suo repertorio la qual cosa gli ha consentito di disporre di una produzione che gli ha permesso di organizzare mostre in Italia e all’estero. Tra i temi preferiti, la sua Garbatella, della quale ha ritratto numerosi angoli, e la vita dei mercati. L’ispirazione per quest’ultimo tema nasce da un’esperienza diretta. Nel 1950, infatti, Carlo comincia a lavorare nei mercatini del Lazio come ambulante e in questo modo ha la possibilità di incontrare degli spaccati di vita umana sempre nuovi. Il pittore nel suo studiodi pittura Gli atteggiamenti, i vizi e le virtù dell’uomo che emergono dalla realtà particolare del mercato sono colti dal suo occhio curioso e riportati su tela con uno stile realistico. Carlo Acciari ricorda quegli anni con grande entusiasmo e divertita esuberanza- caratteristica che tuttora possiede – soprattutto se riflette sulle tante situazioni comiche o meno a cui ha dovuto assistere. Mentre raggiungiamo il suo studio, lo interrompo, domandandogli quando ha cominciato a esporre le sue opere. Mi racconta che dalla fine degli anni ’60 ha iniziato a sostenere l’associazione dei “Cento pittori di Via Margutta”, con la quale ha potuto presentare i suoi quadri. Entrati nello studio, Carlo mi mostra con estremo entusiasmo le opere che, nelle sue mani, acquistano la forma di pezzi di memoria molto cari. In questo modo passano sotto i miei occhi le immagini dei cavalli, della Garbatella, della vita dei mercati; i ritratti di Picasso, dei famigliari di Carlo e di Novella Parigini, un lustro per Via Margutta.
Oltre che dai quadri la mia attenzione è catturata dalle fotografie affisse sulle pareti: vedo Carlo accanto a Renzo Arbore e a Carla Fracci ma il nostro artista mi racconta che ha avuto anche la possibilità di conoscere Alberto Sordi, Maria Carta, Guttuso, Peppino de Filippo e tanti altri, tra gli altri. Mi parla ancora degli anni di Via Margutta, del piacere di confrontarsi con i suoi amici artisti sugli stili e le tecniche pittoriche da utilizzare, dell’onestà del gruppo, delle semplici serate passate al Charlie Brown in loro compagnia e di sua figlia Angelica che ha seguito le sue orme. L’imbarazzo iniziale è completamente scomparso e in un turbinio di parole, ricordi e immagini Carlo si sofferma sul suo passato e sul suo presente, diretti dall’amore per il suo lavoro, per la sua famiglia e per la sua arte.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Febbraio 2005

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