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Parco Schuster gremito per “Il canile va in città”

Al via la prima sfilata per promuovere l’adozione dei cani di Ponte Marconi

Socievoli, innocui, affettuosi: a elencare i pregi dei cani di Ponte Marconi sono stati i rappresentanti dell’amministrazione municipale e capitolina, mentre gli animali sfilavano su un tappeto rosso lungo una cinquantina di metri. Siamo al parco Schuster, a due passi dalla basilica di San Paolo che tra qualche mese si riempirà di pellegrini da tutto il mondo. Oggi, invece, a recarsi nell’area verde sono state decine di curiosi per assistere all’iniziativa “Il canile va in città”, organizzata dalla garante romana per la tutela degli animali Patrizia Prestipino. Una giornata all’aria aperta per conoscere dieci dei 140 cani ospitati dal canile di Ponte Marconi, e promuoverne le adozioni. Presente anche una delegazione dal Municipio VIII composta dal presidente Amedeo Ciaccheri, l’assessore all’ambiente Claudio Mannarino e i consiglieri Giovanni Fasiello, Saverio Milana, Massimo Nanni e Monica Rossi.

Una mattinata per promuovere le adozioni

Dopo l’esperienza a febbraio di “Quattro zampe in fiera”, esposizione alla Fiera di Roma cui il Comune ha partecipato con un proprio stand al fine di sensibilizzare sul tema delle adozioni, l’incontro al parco Schuster è solo il primo di una serie. Oggi non erano per esempio presenti i cani di Muratella, che verranno mostrati alla cittadinanza in un evento simile in data da destinarsi. Riprendendo le parole del minisindaco Ciaccheri: “questa iniziativa ha un doppio obiettivo: portare il canile in città, ma soprattutto portare la città in canile, un luogo che vive delle visite, delle adozioni e del lavoro di molti volontari”. A recare i saluti istituzionali dal Comune di Roma, l’assessora all’ambiente Sabrina Alfonsi. “Questa città sta cercando di diventare sempre più sostenibile” ha commentato l’assessora. “Una città diversa in cui la cura dell’ambiente e l’amore per gli animali possono convivere. Adottare un cane del canile è un’azione di una persona già sensibilizzata” ha concluso. “Noi invece portiamo i cani in città per farli conoscere a tutti”."Il canile va in città". Sfilata di cani

Le parole di Patrizia Prestipino

Mentre i cani sfilavano tra due ali di occhi curiosi e obiettivi fotografici, poco oltre uno stand offriva microchippatura gratuita, a sottolineare che un animale non basta adottarlo, ma è necessario prendersene cura con costanza. L’ha ricordato anche Patrizia Prestipino: “l’adozione deve essere responsabile. Il cane non è un oggetto da regalare a Natale e poi riportare indietro quando arrivano le prime ferie” ha commentato la garante. “Chiunque decidesse di farsi carico di un animale deve mantenere serietà e rispetto. Il nostro motto sarà sempre: chi ama gli animali ama tutto il pianeta”.

"Il canile va in città" parco Schuster
In basso al centro, Amedeo Ciaccheri con la garante Patrizia Prestipino
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Pericolo veleno per topi sparso in via Tito Omboni

Tra i cittadini è allarme: un cane è già morto

Qualche macchia azzurra, sbiadita, fa ancora capolino tra le macchine parcheggiate a spina di pesce lungo via Tito Omboni, altezza civico 144. È ciò che resta delle chiazze blu che nel corso dei giorni scorsi hanno prima stupito, poi spaventato i residenti. Arriva ieri la denuncia di due cittadini che le hanno identificate come veleno per topi gettato indiscriminatamente per strada. A sostenere quest’ipotesi, la morte per avvelenamento di un giovane huski. A confermarla, l’immediato intervento di Ama sabato 9 novembre nel corso della mattinata. Secondo i racconti dei residenti, gli stessi operatori dell’Azienda Municipale avrebbero trovato altri sacchetti di veleno gettati tra le macchine parcheggiate tra le due corsie e in un parcheggio privato poco distante.

veleno via Omboni
L’intervento dell’Ama la mattina di sabato 9 novembre
tracce di veleno per topi via Omboni
Stato attuale della via

Dalla morte del cane all’intervento di Ama sud

Resta grande la preoccupazione tra i cittadini che attraversano quotidianamente la via per recarsi nel vicino parco Scott o nei numerosi esercizi commerciali che la fiancheggiano. Ma a seguito della morte dell’huski, appartenente a un commerciante molto conosciuto in zona, oltre allo spavento è aumentata l’indignazione. “Ho fatto da tramite tra i due residenti che hanno trovato il primo sacchetto e la consigliera Simonetta Novi, che si è data da fare per avvisare le autorità competenti e ha distribuito un vademecum di comportamenti idonei in caso di contatto con la sostanza mortale” ha spiegato Valentina Malatesta, responsabile della pagina Facebook Retake Ardeatino, che in questa situazione ha avuto un ruolo primario per la diffusione dell’allarme. “La notizia ha subito avuto una forte eco tra i proprietari di cani e no. Alla rottura delle bustine in questione” ha proseguito Malatesta, “si sparge una sorta di colorante azzurro che può attirare l’attenzione, oltre che degli animali, purtroppo anche dei bambini”.

veleno via Omboni

Un gesto volontario? I racconti dei residenti

Di fatto le persone più a rischio sono proprio i bambini che bazzicano l’area giochi interna al parco Scott, a pochi metri di distanza. Ma solo una mente criminale avrebbe potuto gettare il veleno appositamente per loro. Al momento, le ipotesi che circolano tra i residenti vanno in un’altra direzione. Escludendo il gesto accidentale – che risulterebbe inspiegabile – resta pensare ai motivi che abbiano prodotto un comportamento così “immorale e criminale”, come l’ha definito la consigliera Novi.

veleno per topi via Omboni
Una delle buste trovate in via Omboni

Le ipotesi dei residenti sembrano essere due: un atto contro i cani o contro i topi. Potrebbe trattarsi dell’effetto dell’esasperazione di qualche residente infastidito dalla sporcizia prodotta dai cani, che spesso passeggiano nelle aiuole che corrono in mezzo alla strada, tra le macchine e due file di lecci. E ugualmente potrebbe trattarsi di un’iniziativa privata – e totalmente arbitraria – per arginare la piaga dei topi che anche in quel quadrante, come in molti altre aree del Municipio, continua a creare problemi. “Ad ogni modo non vogliamo puntare il dito su nessuno” ha proseguito Valentina Malatesta, “non abbiamo nessuna certezza. Noi come cittadini ci diamo da fare per monitorare la situazione, per controllare anche sotto le macchine e in ogni angolo”.

aiuole via Omboni
Aiuole lungo via Omboni

Nel tentativo di placare gli spiriti, si sta formando l’idea di una campagna di sensibilizzazione rivolta ai padroni dei cani. Nei prossimi giorni potrebbero comparire dei cartelli che ammoniscano a non sporcare la strada, e contemporaneamente fare attenzione ai propri animali. “L’obiettivo dei cartelli non è quello di diffondere allarmismo, ma dare il giusto risalto al problema” ha concluso la volontaria. Da una parte denunciare il pericolo del veleno per topi, dall’altra chiedere di non far imbrattare ai cani gli spazi pubblici.

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Garbatella: da settimane due motociclette abbandonate a ridosso dei cassonetti

Sui marciapiedi e per le strade dell’Ottavo Municipio, nelle vicinanze dei cassonetti della spazzatura, abbiamo visto abbandonata qualsiasi cosa: mobili vecchi, materassi, reti da letto, sanitari da bagno, ventilatori, elettrodomestici, sacchi dell’immondizia, materiale edile.
Tuttavia mai si era vista una motocicletta. Anzi, due. Parliamo di due moto Kawasaki entrambe con la targa, abbandonate a ridosso dei cassonetti in via Lorenzo da Pietrasanta nelle adiacenze del Parco caduti del mare alla Garbatella.
Un abbandono singolare perché queste due moto (per giunta della stessa marca) sono comparse insieme, improvvisamente, giunte da chissà dove, un mattino di tre settimane fa.
Non è azzardato supporre che in passato i due motoveicoli siano stati usati per qualche operazione poco chiara, oppure che siano stati rubati e quindi cannibalizzati, anche se dal sito del Ministero dell’Interno non risultano denunce per furto, o ancora che provengano da alcuni autodemolitori che se ne sono voluti disfare in vista di una prossima chiusura.
Un cittadino che abita nello stabile prospiciente ha confermato che sono lì da poco meno di un mese e che per ora – a quanto pare – nessuno ha chiamato la Polizia Locale. Ci si chiede a questo punto se qualcuno delle forze dell’ordine sia passato di lì per caso o se gli operatori dell’Ama abbiano fatto, almeno loro, una segnalazione per far rimuovere questi motocicli. Anche perché questi due rottami, pieni di ruggine e di acciaio tagliente, potrebbero rappresentare un pericolo per le persone, soprattutto per i bambini e i cani che frequentano il parco, che transitano nella zona.

Una delle due moto abbandonate

Smaltimenti poco chiari

A Roma, oltre alla maleducazione che vede molti cittadini infischiarsene del corretto conferimento dell’immondizia, è frequente che alcune persone prive di scrupolo svuotino qualsiasi oggetto direttamente nei cassonetti o lo abbandonino nei dintorni.
Questa pratica incivile avviene soprattutto nelle ore notturne, in zone lontane da telecamere, segno che si è pienamente consapevoli che si sta compiendo un reato.
Spesso l’opera di abbandono o lo svuotamento nei cassonetti è frutto dell’azione di presunte ditte che si occupano di svuotare le cantine e di smaltirne il contenuto e che si guardano dal recarsi nelle isole ecologiche. Non sveliamo nessun segreto, anche perché la nostra città è piena di avvisi, di adesivi appiccicati ovunque e di cartelli ben visibili (alcuni con scritte nere e fondo giallo) in cui si reclamizzano servizi di svuotamento cantine e successivo smaltimento.
Di questi cartelli, in cui tra l’altro si evidenzia un numero di cellulare da chiamare, se ne vedono di continuo, in tutti i municipi. Sono fissati con le fascette ferma cavi (quelle che usano gli elettricisti) sui pali della segnaletica stradale o su quelli della luce, ai semafori, su molte staccionate anche a ridosso di zone di pregio archeologico. Lo sconcerto è che, a quanto pare, nessuno in città si sta adoperando seriamente per interrompere questo scempio.

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Contabilizzare il perdono. Le indulgenze giubilari a San Paolo

[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]

Una guida per pellegrini – Dopo aver soggiornato e visitato Roma per lungo tempo, il frate agostiniano inglese John Capgrave pubblica The Solace of Pilgrimes, una guida della città per tutti coloro che avevano intenzione di intraprendere un pellegrinaggio a Roma, in particolar modo per il Giubileo del 1450.
Nel suo resoconto, Capgrave fornisce diverse informazioni interessanti che riguardano il territorio dell’Ottavo Municipio.

Dettaglio della mappa di Roma di Pietro del Massaio (1469-71)

Le indulgenze a San Paolo

Una delle ragioni per cui i cristiani provenienti da ogni parte d’Europa intraprendevano un viaggio così lungo e pericoloso erano le indulgenze, le quali garantivano l’accorciamento o remissione totale del tempo che l’anima avesse dovuto trascorrere in Purgatorio a causa dei peccati commessi in vita.
Tra le tante disponibili nelle varie chiese della città, eccone alcune che il frate inglese elenca nella basilica di San Paolo fuori le Mura:

  • ventotto anni con remissione di un terzo dei peccati, se si entrava nella basilica, dal portone occidentale, vicino alla reliquia della testa dell’Apostolo delle Genti;
  • mille anni di sconto della pena, da trascorrere in Purgatorio, se ci si recava nella basilica il giorno dedicato a San Paolo (29 giugno);
  • mille anni di sconto nell’anniversario della Conversione di San Paolo (25 gennaio);
  • quarant’anni nel giorno dei Santi Innocenti Martiri (28 dicembre);
  • settemila anni con remissione di un terzo dei peccati nell’anniversario della consacrazione della basilica (18 novembre).

Per approfondire

J. Capgrave, The Solace of Pilgrimes: Rome 1450. Capgrave’s Jubilee Guide (traduzione e commento di P.J. Lucas).

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Sulla manutenzione delle scuole: critiche da Fratelli d’Italia e FI

La scuola è iniziata da un paio di mesi e già iniziano le prime verifiche. Ma non sono solo gli studenti e le studentesse ad essere valutati; ad essere messo sotto esame è anche il lavoro degli amministratori municipali, soprattutto quando si tratta di scuola.
A questo proposito i due consiglieri Franco Federici, capogruppo di Fratelli d’Italia e Matteo Bruno di Forza Italia, hanno firmato un comunicato congiunto per chiedere maggiore equità e trasparenza nella gestione dei fondi scolastici dedicati al Municipio Roma VIII.

Il comunicato

I due consiglieri hanno partecipato al sopralluogo della Commissione Scuola presso l’Istituto Principe di Piemonte constatando: “lo stanziamento di rilevanti risorse per questo istituto: 1 milione e 200 mila euro per le tubature fognarie e ulteriori 600 mila euro destinati alla ristrutturazione di una sezione della scuola che ospiterà tre classi”.

La scuola Principe di Piemonte, inaugurata nel 1940, reclamava da circa dieci anni la risoluzione del problema all’impianto fognario. L’opera di rifacimento è iniziata nell’estate del 2023 e dovrebbe concludersi nei prossimi mesi. Il secondo intervento riguarda, invece, la ristrutturazione del Padiglione degli Ulivi da circa cinque anni chiuso al pubblico e che presto sarà restituito alla scuola per le attività didattiche.

La nota prosegue criticando la disparità di attenzione che la giunta municipale dedica alle scuole: “Pur essendo favorevoli allo stanziamento di risorse per interventi fondamentali come questi, non possiamo ignorare che molte altre scuole del Municipio VIII restano da tempo in attesa di fondi. Il Plesso Alonzi, ad esempio, necessita da anni della messa in sicurezza e di un piano caldaie adeguato, interventi essenziali per garantire condizioni di base ai suoi studenti e al personale scolastico”.

Plesso Principe di Piemonte

La replica dell’assessora Francesca Vetrugno

Tirata in causa sull’argomento è intervenuta anche l’assessora municipale alle politiche scolastiche Francesca Vetrugno, che afferma: “gli interventi alla Principe di Piemonte erano necessari, non era possibile rimandare ancora il problema, c’era il rischio che si venisse a creare un ambiente insalubre che potesse mettere a rischio la salute dei più piccoli e del personale scolastico. Sono stupita che i consiglieri Bruno e Federici si siano accorti solo adesso di questi lavori in corso”.

Inoltre, l’amministratrice locale precisa: “che alcune scuole abbiano ricevuto più attenzione di altre è una stupidaggine. Tutti gli istituti hanno pari trattamento, è normale che le emergenze hanno priorità, soprattutto quando impreviste. Solo quest’estate abbiamo avuto 23 cantieri attivi sulle scuole del municipio, inoltre abbiamo provveduto a rifare molti marciapiedi di fronte agli edifici, per garantire una maggiore sicurezza in strada”.

Per quanto riguarda il plesso Alonzi risponde: “è una situazione che conosco perfettamente. L’edificio è di proprietà Inps che lo affitta al Comune di Roma, pertanto, i lavori di manutenzione come quello della caldaia, sono di competenza dell’ente proprietario. Non è vero che non ce ne siamo presi carico, è dallo scorso inverno che ci stiamo lavorando. Ora l’Inps sta temporeggiando sulla sistemazione della caldaia, per cui abbiamo chiesto l’intervento del Simu e del Comune di Roma di farsi carico di questa criticità”.

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Da Sant’Egidio un sostegno concreto alla popolazione ucraina

Lontana, incomprensibile, sfumata. Oppure nitida, agghiacciante, terribilmente vicina. Dopo due anni e mezzo di conflitto, la guerra in Russia e in Ucraina si affaccia ai nostri pensieri per poi subito sparire, si confonde col sangue sparso in altre regioni del mondo, riempie le pagine dei giornali ma rischia di cadere nell’indifferenza per chi si considera troppo lontano e impotente per intervenire. Eppure è proprio per dare un aiuto concreto che la Comunità di Sant’Egidio sabato 26 ottobre organizzerà una manifestazione in piazza Eugenio Biffi. Verranno raccolte offerte e ascoltate testimonianze, a due passi dall’Albergo Rosso che anche solo con la sua silenziosa presenza ci parla di altre devastazioni. Era il 7 marzo 1944 quando le lancette dell’orologio che sovrasta la Circonvallazione si bloccarono alle ore 11:25. Nello stesso momento, un bombardamento faceva tremare la terra e devastava gli edifici dell’Ostiense.

A piazza Biffi per parlare di pace

“Durante flash mob verranno scritti pensieri di pace da appendere a un cartello” ha spiegato Marco Peroni della Comunità di Sant’Egidio. “Come i vari strumenti musicali si accompagnano per generare una melodia, così anche le persone possono convivere aiutandosi” ha proseguito, usando come metafora la Banda della Scuola Popolare di Testaccio che, sotto la direzione del maestro Silverio Cortesi, accompagnerà l’evento. Anche il luogo della manifestazione non è casuale. Proprio in piazza Eugenio Biffi entro la fine dell’anno aprirà una nuova sede della Comunità. “Con questo flash mob vogliamo recuperare lo scopo per cui le piazze sono nate: l’aggregazione e l’incontro” ha commentato Peroni. “Ascolteremo anche il racconto di una testimone diretta. Le offerte raccolte verranno destinate alla popolazione civile”.

sant'egidio

La Comunità di sant’Egidio in Ucraina

Attivi dal 1991 nell’ambito dell’assistenza ad anziani, senzatetto e bambini, i volontari di sant’Egidio hanno moltiplicato il loro impegno nel corso dell’ultimo biennio, parallelamente all’aumento della povertà dovuta alla guerra. “Al momento gestiamo cinque centri umanitari per gli sfollati interni” ci ha spiegato Marco Peroni, “uno si trova a Leopoli, un altro a Ivano-Frankivsk e tre solo a Kiev”.

Duemila sono le tonnellate di aiuti concreti inviati nell’arco degli ultimi due anni al paese invaso, per un totale di 370.000 persone che si sono avvalse del sostegno della Comunità. “A queste si aggiungono circa 10.000 minori a cui offriamo riparo e assistenza, e garantiamo il diritto allo studio anche in condizioni di sfollamento” ha concluso il volontario.

 

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Al Liceo Socrate il concorso fotografico per Francesco Valdiserri: la comunità scolastica non dimentica

Al Liceo Classico e Scientifico Socrate, venerdì 18 ottobre, si è tenuta la premiazione del concorso fotografico dedicato a Francesco Valdiserri, studente della scuola che due anni fa perdeva tragicamente la vita, investito sul marciapiede di via Cristoforo Colombo. Tante studentesse e studenti hanno partecipato al progetto, che si inserisce tra le varie iniziative organizzate dalla famiglia e dalla comunità scolastica per tenere viva la memoria di Francesco, attraverso l’espressione artistica dei più giovani.

Il conoscorso fotografico Francesco Valdiserri

Circa trenta ragazze e ragazzi della scuola hanno partecipato, dando interpretazioni differenti del tema scelto per il concorso, ovvero “La strada“. Un tema che ha permesso di fondere il ricordo di Francesco Valdiserri e la sensibilizzazione dei giovani in merito alla sicurezza stradale. Il frutto di questo progetto sono state decine di immagini che restituiscono prospettive differenti di ciò che la strada può rappresentare: dall’intimità della vita quotidiana alle questioni sociali o a quelle legate alla mobilità, fino ad arrivare alla musica e all’arte. Un’ampia selezione che, ancora una volta, ha messo in evidenza il dinamismo creativo delle nuove generazioni. Il concorso, infatti, si inserisce in una più ampia serie di iniziative che la famiglia e la scuola stanno portando avanti.

Concorso al Liceo Socrate per Francesco Valdiserri - 18.10.24
Foto di Francesca Della Ratta

Liceo Socrate, molto più di un liceo

“In ricordo di Francesco – ci racconta Luca Valdiserri, il papà di Francesco – abbiamo fatto tante cose. Abbiamo organizzato concerti: il prossimo lo faremo il primo novembre, il giorno del suo compleanno, a La Strada, che è un altro posto dove lui aveva  suonato, per cui un posto del cuore anche quello. Abbiamo realizzato un concorso cinematografico di cortometraggi, che ripeteremo anche quest’anno. Abbiamo ultimato il concorso fotografico, adesso, al Socrate, che è stato di altissimo livello e, anzi, non è stato semplice scegliere le opere. C’è stata una lunga discussione all’interno della giuria”.

“Il Socrate, per noi, è qualcosa di più di un liceo” ci dice ancora il papà di Francesco. “È una tradizione di famiglia, anche perché Paola, la mamma di Francesco, ha frequentato il Socrate un po’ di anni fa. Adesso sono passati due anni, per cui molti dei ragazzi che lui conosceva non sono più al liceo, però tutti quelli che entrano la mattina vedono Francesco su quel murale bellissimo che ha fatto Wuarky, uno dei ragazzi di Dominio pubblico. Per cui è come se Francesco, in quel liceo, ci fosse ancora e quello che noi vorremmo è, appunto, mantenerlo, in qualche modo, vivo dentro quella comunità, la comunità del Socrate”.

Il murale di Wuarky all’interno del liceo Socrate. Foto di Francesca Della Ratta

“Quello che speriamo – conclude – è che anche chi non conosce Francesco, vedendo il disegno, il murales di questo ragazzo, abbia un pensiero per lui e anche un pensiero su come bisogna comportarsi sulla strada e direi, in generale, nella vita quotidiana. Insomma avere più interesse, più attenzione agli altri e non solo a se stessi”.

La premiazione in Aula Magna 

In Aula Magna, tra i docenti, il dirigente scolastico e molti studenti, è arrivata la premiazione. Tanti partecipanti e un livello particolarmente alto delle proposte hanno costretto la giuria ad una difficile selezione: alla fine, sono stati ben quattro i premi assegnati, più uno speciale per la foto scelta da Daria, la sorella di Francesco. Gli studenti e le studentesse premiati appartengono a classi e anni scolastici differenti, dal secondo al quinto, a dimostrazione della trasversalità della partecipazione al concorso. Alcune menzioni particolari sono arrivate anche per otto fotografie che hanno colpito l’interesse della giuria.

Concorso al Liceo Socrate per Francesco Valdiserri - 18.10.24
Foto di Francesca Della Ratta

Alla premiazione dei vincitori è seguita la proiezione di tre cortometraggi, realizzati con la partecipazione di alcuni studenti del Socrate, estratti dalla rassegna 24 Frame al secondo (edizione 2024), organizzata dalla famiglia Valdiserri insieme all’Associazione Controchiave.

Tra la proiezione e il concorso fotografico, come attraverso la musica, queste occasioni di ricordo dimostrano ancora una volta di essere momenti di vita e di comunità, capaci di generare idee e sperimentazioni artistiche che spingono studentesse e studenti a mettersi in gioco ed esprimere la propria creatività.

[Foto di Francesca Della Ratta]

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Biblioteca Lussu, Nadia Terranova presenta “Trema la notte”

Si è chiusa in pieno autunno la rassegna estiva organizzata da Fabrizio Fagiani dell’associazione Viva il Quartiere. A riempirne i locali della biblioteca Joyce Lussu in via Costantino, una nota firma della narrativa contemporanea. Stiamo parlando di Nadia Terranova, conosciuta soprattutto per “Addio fantasmi”, romanzo finalista del premio Strega 2019. L’incontro di mercoledì 16 segna una cesura. È stata infatti l’ultima presentazione di “Trema la notte” (2022), in attesa dell’uscita del prossimo romanzo della scrittrice messinese. Hanno dialogato con l’autrice i consiglieri Monica Rossi e Flavio Conia.

Il terremoto del 1908

Romanzo storico ambientato nel 1908 a Messina, “Trema la notte” fa i conti col drammatico terremoto che in una manciata di secondi, nella notte del 28 dicembre, mieté tra le 60.000 e le 80.000 vittime. “Questo tragedia appartiene alla mia storia familiare, ma è anche elemento di identità per i messinesi” ha raccontato l’autrice. “Il terremoto senza specificare l’anno, o il 1908 senza specificare neanche cosa sia successo sono espressioni a noi familiari fin dalla nascita. Sappiamo bene che quella è la ferita originaria da cui siamo nati”.

Dalla morte alla vita

Un terremoto devastante, una città rasa al suolo, pochi sopravvissuti che fuggono e la nuova Messina che viene lentamente ricostruita su un impianto urbanistico completamente diverso. È in questo scenario di totale annientamento che le vite del piccolo Nicola e della giovane Barbara si incrociano. Il primo, un bambino soffocato da una madre ossessiva e onnipresente. La seconda, una donna intraprendente ma legata alle proprie origini, oppressa dalla figura paterna e dalle convenzioni borghesi dell’ambiente in cui è cresciuta.

Nadia Terranova alla biblioteca Lussu
Nadia Terranova durante la presentazione. Foto di Paola Borghesi

“Tutti i miei romanzi hanno in comune l’indagine sulle radici, che è sempre conflittuale, mai melensa” ha raccontato la scrittrice. “Per la stesura di questo libro, da una parte mi sono messa ad approfondire il contesto storico; dall’altra venivo visitata da personaggi che inizialmente si muovevano da soli, e non avevo ricollegato alle vicende che andavo studiando”. Così nascono i due protagonisti. Inizialmente, come li ha definiti Monica Rossi, sono solo “due fantasmi” che compaiono nella fantasia dell’autrice, “una specie di sogno, di visione, quella che comunemente si chiama ispirazione” ha concluso la Terranova.

Tra aspirazioni e ricordi, superstizione e dolori reali, per Barbare e Nicola la distruzione è fonte di rinascita. Il mare, da cui ha origine la tragedia sotto forma di maremoto, diventa via di liberazione e aspirazione al cambiamento. Come ha fatto notare il consigliere Flavio Conia, lo Stretto di Messina è un confine naturale, ma nel romanzo anche collegamento, attrazione e desiderio di fuga. “Il mare è un elemento costante della mia produzione” ha concluso l’autrice, “il mare che è ponte tra due terre, mai una barriera. In greco pontos non significa ponte, ma flutto.”

La biblioteca Lussu compie un anno di attività

A ricordare il valore della biblioteca come punto di riferimento nel quartiere, l’assessora alla cultura Vetri: “Il nostro impegno non scritto, con la cittadinanza e anche con i bambini che frequentano questo luogo, è di portare la letteratura e la lettura in tutti gli spazi” ha commentato nei saluti di apertura. La presentazione della Terranova, in questa prospettiva, cade a pennello per festeggiare una data emblematica: il primo compleanno della biblioteca Lussu, che il 17 ottobre ha spento la sua prima candelina.

Per celebrare dodici mesi di impegno e presenza nel quartiere, dodici mesi di sale piene di studenti e lettori, associazioni e iniziative, sabato 19 ottobre si terrà una giornata speciale, con le porte della biblioteca aperte dalla mattina alla sera. Una vera e propria maratona di eventi, che spaziano dai laboratori di teatro e di disegno manga per bambini e ragazzi, letture tratte dalle opere di Joyce Lussu (ore 17:30) e proiezioni di film in serata. Per chi desidera approfondire la vita avventurosa dell’intellettuale a cui la biblioteca è intitolata, alle ore 18:00 prenderanno la parola i membri dell’associazione “La setta dei poeti estinti”, che condurranno il pubblico tra le principali tappe biografiche della scrittrice e partigiana.

Per il programma completo:

programma compleanno biblioteca Lussu

Le foto della presentazione sono di Paola Borghesi.

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Si ritira Giovanni De Carolis, il suo mondiale è nato alla Garbatella

di Dario TORROMEO.

Boxe – Ha il marchio della Garbatella il pugilato di Giovanni De Carolis, l’ultimo italiano ad avere conquistato un titolo mondiale. Era il 2016 quando diventava campione dei supermedi per la World Boxing Association. La boxe l’aveva scoperta molto tempo prima alla Circonvallazione Ostiense. Era entrato in palestra per fare un po’ di esercizio fisico. Il maestro era Roberto Chiacchierini. Non so cosa l’abbia colpito, il fatto è che la passione lo ha subito travolto. Sono passati ventisei anni da quel giorno e De Carolis è ancora presente nel pugilato con testa, cuore e corpo.
Quella passione con il tempo si è trasformata in lavoro. Da vent’anni Giovanni si allena alla Montagnola nella palestra Team Boxe Roma XI, con gli stessi maestri. Luigi Ascani detto Gigi e Italo Mattioli, nato al Quadraro ma cresciuto e tuttora residente alla Garbatella. Un matrimonio sportivo di lungo corso.

Giovanni De Carolis si allena con Italo Mattioli e Luigi Ascani. Foto di Dario Torromeo

Giovanni De Carolis è un pugile con un’ottima tecnica, nelle serate migliori si esprime su alti livelli. È vero, perché renda al massimo nulla deve andare storto. È da sempre convinto che sia la mente a decidere il risultato dei match, il corpo ne è responsabile in una percentuale molto più bassa.
Contro Vincent Feigenbutz, il 9 gennaio del 2016, è stato tutto perfetto. L’altro boxava in casa, era imbattuto (21-0), aveva un contratto con Sauerland. Uno degli organizzatori più importanti d’Europa. Insomma, a crederci erano in pochi. Per fortuna i tre che stavano sul ring o all’angolo erano convinti che sarebbe stata una notte magica. Giovanni, Italo e Gigi erano certi che avrebbero realizzato l’impresa, offrendo agli spettatori della Baden Arena di Offenburg, in Germania, lo spettacolo di una grande sorpresa. Detto, fatto. Vittoria per kot all’undicesima ripresa. Mondiale in tasca.
Siamo partiti con un sogno che era poco più grande di un granello di sabbia, siamo tornati a casa con un castello” confessa Giovanni con vena romantica.
Esordio da dilettante a 18 anni, prima non poteva perché la mamma glielo aveva vietato. Debutto nel professionismo a 23 con pochi incontri e un’esperienza tutta da costruire.

De Carolis all’Allianz Cloud di Milano, 13 maggio 2022

Nella sua storia c’è anche un momento drammatico. La vittoria contro Daniele Scardina il 13 maggio 2022 è arrivata per kot al quinto round. Tardi, l’arbitro avrebbe dovuto fermare prima il match.
Per un pugile l’ultimo combattimento è sempre il prossimo. È stato così anche per De Carolis. Gli amici avevano provato a indagare.
Giovanni ti sei ritirato?” gli chiedevano.
Sto alla finestra, aspetto l’offerta giusta” rispondeva.
Poi un giorno di ottobre, quest’anno, è arrivato il mio turno.
Me lo hai chiesto al telefono, ci ho pensato su per qualche ora. Poi mi sono detto. Giovà, hai quarant’anni, e dillo! Ho finito. Ecco, te lo dico, mi ritiro.”
E così è sceso dal ring l’ultimo italiano campione del mondo. Un pugile serio, uno che si è sempre preparato con grande scrupolo. Uno che ha capito che non si può battere il tempo che passa. La reattività diminuisce, la velocità cala, i tempi di recupero si allungano. E vedi che non riesci più a fare quello che prima ti veniva così facile. È semplicemente arrivato il momento di chiudere, e lui l’ha fatto.
È già cominciata una nuova avventura.

Da sinistra: Luigi Ascani, Giovanni De Carolis, Italo Mattioli

Lavoro sempre nel pugilato. Organizzo eventi. Cerco di costruire una struttura che dia continuità all’attività pugilistica. I rapporti internazionali, che nel corso degli anni ho intrecciato con personaggi importanti. mi potrebbero consentire di allestire qualcosa di bello per i pugili italiani.  Voglio seguirli nel modo in cui avrei voluto essere seguito io quando avevo 20 anni. Vorrei farli combattere con grandi avversari anche in Italia. Da qui a cinque anni spero di riuscire a realizzare questo programma. Struttura, marketing, promozione, organizzazione, preparatori, allenatori per potersi esprimere al massimo. È un sogno, ci credo. Proverò a realizzarlo.
La De Carolis Promotions gestisce una società che cura l’attività di giovani talenti, li segue in ogni aspetto della carriera, con la speranza che qualcuno di quei ragazzi riesca a imitare Giovanni. Il 14enne che ha scoperto il pugilato alla Garbatella e che diciannove anni dopo, con un maestro della Garbatella all’angolo, è diventato campione del mondo.
La storia continua, non perdiamolo di vista.

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Riapre al pubblico il Museo Diffuso del San Michele

Asp Istituto San Michele – Dopo il successo di stampa e pubblico, sabato 19 ottobre 2024 l’Istituto Romano di San Michele riaprirà ai visitatori la mostra Museo Diffuso del San Michele, una visita eccezionale temporaneamente chiusa da gennaio 2024 per importanti lavori di restauro dell’edificio sede della Presidenza e della Direzione nel complesso storico a Tor Marancia.

Quella del 19 ottobre sarà un’apertura straordinaria per l’occasione dell’evento La Notte Bianca dell’Arte al San Michele, con visite guidate a partire dalle ore 19:00 fino alle ore 23:00.
Il percorso espositivo sarà poi visitabile a partire da sabato 9 novembre 2024 e per due sabati al mese sino al 20 dicembre 2025, dalle 10:00 alle 14:00.

Le Opere restaurate

Opere di straordinaria rilevanza artistica, testimonianze uniche di una storia secolare che ha caratterizzato la Roma papale e la Roma moderna. Oltre trenta dipinti e le altrettante sculture, che abbracciano un arco temporale dal Rinascimento fino agli inizi del XX secolo.

In occasione della riapertura saranno esposti al pubblico due eccezionali dipinti restaurati dall’Ente: I figli di Caino di Giulio Aristide Sartorio, un frammento di tela di un fregio di circa sei metri di lunghezza che Sartorio realizzò nel 1888 circa, concentrandosi sull’origine di tutte le violenze della storia a partire dal primo atto di sangue dell’umanità: Caino che uccide il fratello Abele.
La seconda opera è la Madonna del Rosario, un olio su tela risalente al 1740 circa, di un maestro del Settecento romano probabilmente attivo nella bottega di Marco Benefial, grazie al restauro la pala ha ritrovato i colori brillanti tipici del tardo Barocco Romano.

A sx I figli di Caino di Sartorio; a dx La Madonna del Rosario bottega di Marco Benefial

Un nuovo percorso espositivo

Il visitatore potrà ammirare opere quali: La Madonna del Cardo di Emma Regis, inedita pittrice degli anni Venti del ‘900. La Sacra Famiglia con San Giovannino, della metà del ‘500 capolavoro di scuola toscana. Il San Giuseppe con Cristo giovane di Giovanni Baglione.
Il San Girolamo nel deserto, del grande maestro veneto Girolamo Muziano. La SS. Trinità con Sacra Famiglia e le anime del Purgatorio, grande pala d’altare romana settecentesca, o gli straordinari dipinti teatrali di Ettore Serbaroli, Filippo Petrattini e Bruno Ximenes che testimoniano il gusto per temi romantici legati alla storia classica tipici della prima metà del Novecento.

Tra le novità l’esposizione di uno spettacolare arazzo della fine del XIX secolo prodotto dalle ex Officine dell’Ospizio Apostolico a Ripa Grande raffigurate Il Sogno dell’Arabo, restaurato a titolo gratuito dalla scuola Enaip di Botticino grazie a un accordo di collaborazione promosso dall’Istituto.
Il percorso espositivo sarà ampliato aprendo al pubblico gli uffici della Presidenza e della Direzione, locali ricchi di opere d’arte e memorie storiche e la grande chiesa basilicale interna dedicata a San Michele Arcangelo, architettura razionalista di Alberto Calza Bini, vero e proprio museo di dipinti, sculture e arti applicate antiche per la maggior parte inediti.

A sx San Giuseppe con Cristo giovane di Giovanni Baglione; a dx La Madonna del Cardo di Emma Regis

Info e prenotazioni

Le visite guidate svolte eccezionalmente in occasione de La Notte Bianca dell’arte al San Michele, saranno a partire dalle ore 19:15 di sabato 19 ottobre 2024, hanno la durata di un’ora circa. L’ultima visita guidata avrà inizio alle ore 22:15.
L’ingresso alla mostra è gratuito da Piazzale Antonio Tosti 4, la prenotazione obbligatoria via email: museodiffuso@irsm.it
Per ulteriori informazioni visita il sito dell’Istituto.

Scene di vita quotidiana al San Michele a Ripa di anonimo decoratore della seconda metà del XIX secolo.
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La Festa del Cinema di Roma ritorna al Teatro Palladium

Festa del Cinema di Roma – La diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma si terrà dal 16 al 27 ottobre 2024, il red carpet e le principali proiezioni in gara si svolgeranno all’Auditorium Parco della Musica. Il programma coinvolgerà anche altri luoghi della città.
Tra le varie realtà culturali interessate c’è anche il Teatro Palladium alla Garbatella, che ha rinnovato l’accordo con la Fondazione Cinema per Roma e l’Università Roma Tre.
Dal 19 al 24 ottobre si potrà  assistere a cinque proiezioni della sezione Alice nella città, un’unità autonoma del Festival, dedicata alle giovani generazioni che si pone l’obiettivo di promuovere e valorizzare i contenuti cinematografici prodotti dal Festival e di estenderne la fruizione in particolare al pubblico degli studenti universitari.

Programma. Sabato 19 ottobre

Marko Polodi Elisa Fuksas, Italia, 2024, 77’.
Apre il sipario del teatro il film in rassegna, Marko Polo diretto da Elisa Fuksas. La pellicola si pone la domanda su come rappresentare l’irrappresentabile. La fede, il Mistero, Dio, ma vale anche per l’amore, la radicalità di certe idee, una convinzione politica. Marko Polo è una riflessione sul successo e sul fallimento, e ha a che fare con Dio ma soprattutto con la vita, e il suo racconto.

Marko Polo

Lunedì 21 ottobre

The Trainerdi Tony Kaye, Stati Uniti, 2024, 95’.
Domenica sarà la volta di The Trainer, diretto da Tony Kaye, noto per American History X.
Jack, interpretato da Vito Schnabel, si lancia alla conquista del sogno americano in una Los Angeles grottesca e surreale. La sua impresa eroica si snoda in otto giorni senza sosta e insonni, offrendoci uno spunto di riflessione sull’ossessione contemporanea per il successo.

The Trainer

Martedì 22 ottobre

Blanket Wearerdi Jeong-mi Park, Corea del Sud, 2024, 116’.
Martedì non perdete Blanket Wearer, il diario di viaggio della regista Park Jeong-mi, che abbandona la vita convenzionale e decide di vivere senza denaro per un anno.
Un viaggio alla scoperta delle comunità alternative in Europa, in un documentario che va alla ricerca di libertà e serenità interiore.

Blanket Wearer

Mercoledì 23 ottobre

Sugarcanedi Julian Brave NoiseCat, Emily Kassie, Stati Uniti, Canada, 2024, 107’.
Un tributo sbalorditivo alla resilienza dei nativi americani e al loro stile di vita. Sugarcane, il documentario d’esordio di Julian Brave NoiseCat ed Emily Kassie, è un epico ritratto cinematografico di una comunità, in un momento di resa dei conti internazionale.

Sugarcane

Giovedì 24 ottobre

Ghostlightdi Kelly O’Sullivan, Alex Thompson, Stati Uniti, 2024, 115’.
Un film che ha raccolto ottime recensioni e il plauso del pubblico è Ghostlight, in  programma giovedì 24 ottobre. Il  film narra la storia di Dan Mueller un operaio edile che lotta con i problemi disciplinari della figlia adolescente Daisy e con la causa per omicidio colposo che sta intentando contro Christine Hawthorne, l’ex fidanzata di suo figlio Brian, morto suicida.

Ghostlight

Informazioni

Il Teatro Palladium è ubicato nel quartiere della Garbatella, in Piazza Bartolomeo Romano 8.
Le proiezioni hanno inizio alle ore  20:00. Per informazioni, costi e prenotazioni dei biglietti, rivolgersi ai contatti del Teatro Palladium.

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Smeriglio subentra al dimissionario Gotor all’assessorato alla Cultura di Roma. Nuovo incarico anche per Catarci

Comune di Roma – Un inaspettato rimpasto di giunta al Campidoglio ha colto di sorpresa i romani; il Sindaco Roberto Gualtieri ha accolto le dimissioni dell’assessore alla cultura Miguel Gotor, che per motivi personali ha dovuto lasciare l’incarico che ricopriva dal 4 novembre 2021: “Fare l’Assessore alla Cultura di Roma non è un lavoro solitario, ma un impegno collettivo e desidero ringraziare di tutto cuore le persone che ho sentito vicino in questi tre anni perché senza di loro non sarei riuscito a farlo”, chiude in un comunicato Gotor.

Massimiliano Smeriglio nuovo assessore

Gualtieri ha indicato come successore alla carica di assessore alla cultura Massimiliano Smeriglio, 58 anni, concittadino della Garbatella, ex eurodeputato, non rieletto alle europee di giugno 2024, con Alleanza Verdi e Sinistra: “Ho deciso di accettare con responsabilità e dedizione assoluta. Roma rimane il mio personale centro di gravità permanente – dichiara Smeriglio sui social media – Ascolterò, investiremo in un tour per comprendere meglio gli umori, i bisogni e i desideri della città: dai municipi agli operatori e le operatrici culturali, dalle associazioni alle imprese creative, dall’intellettualità diffusa alla cultura popolare, dalle università al sistema scolastico, dalle parrocchie ai centri sociali. Con due assi di lavoro: riappropriazione e riconciliazione”.

Gualtieri e Smeriglio durante Visionaria Fest a La Villetta. Foto di Maria Chiara Pellone, 7 settembre 2024

Andrea Catarci nuovo incarico al Comune

Cambio anche per Andrea Catarci, 55 anni, che passa a Giulio Bugarini, attuale capo di segreteria di Gualtieri, il testimone all’assessorato alle Politiche del Personale, al Decentramento, Partecipazione e Servizi al Territorio per la città dei 15 minuti. Catarci va a ricoprire il ruolo di Direttore del nuovo ufficio di scopo all’interno del Gabinetto del Sindaco denominato Giubileo delle persone e Partecipazione, un incarico fondamentale in vista dell’Anno Santo del 2025, in cui le previsioni stimano un arrivo a Roma tra i 13 e i 25 milioni di pellegrini e turisti.
Nell’annunciare il passaggio a questo nuovo incarico nell’amministrazione di Roma Capitale, Catarci ringrazia il Sindaco e tutte le persone che hanno lavorato al suo fianco: “Sono stati tre anni intensi, pieni di incontri, spunti, stimoli, idee e soddisfazioni in cui ho dato tutto me stesso, sempre con Roma in fondo al cuore.
Grazie al Sindaco per la fiducia rinnovata nello sforzo da profondere nella seconda metà del mandato”.
Ritorna invece a capo della segreteria del Sindaco, Albino Ruberti, ex capo di gabinetto di Zingaretti alla Regione Lazio e poi proprio di Gualtieri, da cui si dimise nell’estate 2022.
Nomine e incarichi saranno operativi non appena terminati gli adempimenti formali.

Gualtieri e Catarci durante Visionaria Fest a La Villetta. Foto di Maria Chiara Pellone, 7 settembre 2024
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Scoperto un mosaico insolito sulla via Appia Antica

di Luca Canali.

L’Appia Antica continua a regalarci delle scoperte eccezionali. A pochi passi da dove nel 2023, fu ritrovata un’antica statua di Ercole, in questi giorni degli scavi archeologici, condotti dall’Università di Ferrara, al civico 39 della via Appia Antica, hanno portato alla luce un mosaico “insolito”.
L’ornamento musivo, composto da tessere bianche e nere, è databile tra la fine del II secolo e gli inizi del III secolo d.C. e presenta una decorazione che non trova molti confronti a Roma, poiché unisce un classico motivo a girali con elementi geometrici a doppia T che incorniciano campi figurati, il tutto racchiuso in una cornice a semicerchi.

Cos’è il progetto “Appia39”

Diretto dalla professoressa Rachele Dubbini e dal dottor Fabio Turchetta e iniziato nel 2022, il progetto “Appia39” coniuga l’esigenza del lavoro sul campo per gli studenti di archeologia con le nuove prospettive dell’archeologia pubblica, attraverso un’esperienza immersiva per la cittadinanza.

È possibile infatti, visitare lo scavo ed osservare da vicino il lavoro degli archeologi e i progressi, guidati dagli addetti ai lavori o provare realmente il lavoro dell’archeologo.

Altre informazioni sono disponibili sul sito del progetto e sulla pagina Instagram @appiantica39

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Mutamenti: presentata la nuova stagione al Teatro Palladium

Teatro Palladium – “Il teatro è linfa vitale per la cultura” con questa affermazione si è aperta la conferenza stampa della Fondazione Palladium Università Roma Tre per la presentazione del programma della nuova stagione, ripresa dopo sei mesi di lavori di ristrutturazione, che hanno migliorato l’efficienza energetica del luogo.

Il saluto delle Istituzioni

“Il Teatro Palladium è un luogo di Mutamenti, di sperimentazione, di costruzione, di conoscenze, ma anche un luogo simbolico del modo di lavorare del nostro Ateneo – ha dichiarato Il Rettore dell’Università Roma Tre Massimiliano Fiorucci – finalizzato a diffondere cultura nel territorio, con collaborazione e innovazione e ad aprirsi al mondo con progetti di livello nazionale e internazionale”.

Anche Riccardo Chiaradonna, nuovo Presidente della Fondazione, ha sottolineato come il Palladium appartenga al territorio in cui è radicato: Garbatella, Ottavo Municipio, ma allo stesso modo aperto alla città e al mondo per diffondere cultura.

“I progetti di questo Teatro sono il frutto delle diverse istanze pervenute dai vari Dipartimenti dell’Università Roma Tre in particolare quello di Lingue, quello di Studi Umanistici, di Scienze della Formazione e dai Dipartimenti scientifici.

Spunti e stimoli che in tutto il nostro percorso sono stati appoggiati anche dall’Ottavo Municipio nelle persone del Presidente Amedeo Ciaccheri, dell’Assessora alla cultura Maya Vetri e dei loro collaboratori”, ha spiegato Luca Aversano il Direttore del Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo.

La sala era gremita di studenti e di docenti dell’Università che hanno seguito con interesse la presentazione del calendario. Ed è principalmente a loro che il professor Aversano si è rivolto oltre che ai suoi collaboratori, ringraziandoli per la loro partecipazione.

Particolarmente applaudite le parole di Ciaccheri che ha espresso solidarietà al Rettore Fiorucci e a tutto il corpo docente dell’Università Roma Tre per la scarsa considerazione che in Italia, in questo momento storico, viene attribuita alla cultura e alle persone che se ne occupano. “La crisi culturale che vive il nostro paese e la nostra città è drammatica, disabitua le persone a sentirsi partecipi della vita sociale – sostiene il Presidente del Municipio – Proprio ora che il clima di guerra si avvicina sempre di più, l’unico possibile antidoto è invece investire sulla cultura, la formazione, la consapevolezza della pace come necessità”.

Maya Vetri gli fa eco dichiarandosi pronta a continuare ad affiancare la Fondazione Palladium nei suoi progetti perché: “la politica non esiste se non accompagnata da un percorso culturale”.

Progetti che ritornano: teatro

Terminati gli interventi istituzionali, si è dato spazio al programma della nuova stagione che vede progetti ciclici che si rinnovano, affiancati da nuove iniziative.

Tra i primi troviamo, per il teatro, Audience Revolution, diretta da Alessandra De Luca, con quattro prime importanti, tra cui Re Lear è morto a Mosca di Cesar Brie in programma il 13 dicembre.

“Lo slogan di quest’anno – dichiara De Luca – è Merda! Merda! Merda! che, nel linguaggio teatrale, non è un insulto ma un augurio, pronunciato dagli stessi artisti prima di entrare in scena. Vuole quindi essere un’esortazione ad “esserci”, perché Audience Revolution consente di partecipare attivamente alla vita del teatro, e questo è un atto rivoluzionario che va incoraggiato.”

Torna anche Overground il teatro negli spazi non istituzionali, importante vetrina per le nuove voci del teatro contemporaneo che sarà in scena a maggio 2025.

Cinema

Per il cinema anche quest’anno il Palladium ospiterà proiezioni di film e incontri con i registi della Festa del cinema di Roma dal 19 al 24 ottobre con un programma ancora in via di definizione, e poi Vite in Musica, una rassegna di biopic sugli artisti della musica, in cartellone il 29 ottobre, il 5 e 13 novembre e il 10 dicembre.

E ancora Movie to Music , il 14 dicembre, con il premio dedicato ai migliori film musicali.

Dal 28 novembre al 1° dicembre saranno proiettati i film di Cinema oltre – Palladium Film Festival, appuntamento ormai imprescindibile di questo luogo. Quest’anno, per la parte dedicata ai film di animazione, il 28 novembre interverrà Bruno Bozzetto, ospite della serata.

Musica

Flautissimo, ormai alla sua nona edizione al Teatro Palladium, propone, oltre a due concerti di musica da camera anche tre pièce teatrali accompagnate da musica dal vivo, tra cui quella di Paola Minaccioni dedicata al poeta Giuseppe Gioacchino Belli, il 17 novembre.

L’Orchestra di Roma Tre, “che è stata la prima orchestra Universitaria a Roma, nata nel 2005”, come sottolinea il direttore artistico Valerio Vicari, porterà al Palladium, anche per questa stagione, il meglio della sua produzione, cercando di fornire un quadro della musica classica. Fra i concerti si segnala l’Omaggio a Ezio Bosso.

Nuove iniziative

Tra le nuove iniziative spiccano quelle dedicate al cinema: il Palladium infatti consolida il legame con il grande schermo con proiezioni e dibattiti su cinema e realtà contemporanea.

Tra le tante iniziative segnaliamo quelle in cui il cinema si fa strumento di indagine storica: Dal Kinoglaz a YouTube – Cento anni di militanza attraverso i media il 14 novembre e De Gasperi, l’uomo della speranza: il sogno continua, con l’intervento di Liliana Cavani, il 22 ottobre.

Il 5 maggio il regista Pupi Avati incontrerà il pubblico in occasione della proiezione del suo film su Dante in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre e Fondazione Roma Tre Teatro Palladium.

Il direttore Christian Carmosino del Rome International Documentary Festival ha introdotto un’iniziativa particolare, dedicata ai ragazzi dai 18 ai 24 anni che saranno chiamati a produrre documentari sui diritti umani, dieci di essi verrano selezionati e proiettati il 7 novembre. I vincitori avranno come premio un corso di specializzazione e approfondimento sul tema documentaristico.

La serata si concluderà con la proiezione del docufilm 20 Giorni a Mariupol del regista ucraino di Mstyslav Chernov.

Per il teatro, tra i tanti spettacoli si segnala la prima assoluta di Femmina infame – Storia di Caterina Medici bruciata come strega professa, di Guido Barbieri, in scena il 21 novembre.

“Siamo felici di essere qui. Il Palladium è un teatro abbracciante” sono le parole con cui la professoressa Maddalena Pennacchia del Dipartimento di Lingue dell’Università Roma Tre ha terminato il suo intervento sulla internazionalizzazione del Teatro Palladium, con progetti sul Teatro Contemporaneo Spagnolo e con la Rassegna Shakespeariana. Anche il progetto del professor Sofia relativo al teatro latino-americano allarga gli orizzonti della diffusione di cultura al di fuori del nostro continente.

Nella stagione che si sta per aprire, non mancherà la danza, sia quella che accompagnerà alcuni concerti, sia quella del progetto di Mariagiovanna Esposito del centro nazionale della danza Orbita – Spellbound.

Infine, last but not least, il Cineclub Scienza – al cinema con i Ricercatori, un progetto promosso dal Dipartimento di Scienze in collaborazione con l’ISPRA (Istituto Superiore per la Collaborazione e la Ricerca Ambientale) che aprirà un dialogo fra scienza e cinema sull’attualissimo tema ambientale.

palladium

Le conclusioni

Importanti le parole del prof. Aversano: “La gestione precedente, affidata a Rome Europe Festival, aveva portato nomi prestigiosi sul palcoscenico del Palladium, ma non era riuscita a convincere il pubblico giovane. Forse è questa l’eredità che lascio di cui sono più orgoglioso: essere riusciti ad invogliare i ragazzi a venire a teatro”.

Il programma completo è disponibile sul sito del Teatro Palladium.

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La Calabria a Tor Marancia: in arrivo la mostra di Carmela Carelli

A “Spazio D’Arte 2020” venticinque disegni sui costumi tipici regionali

“La Calabria è una ragazza bellissima ma vestita poveramente”. La metafora, usata dalla disegnatrice Carmela Carelli per definire la sua regione d’origine, non è casuale. Sono proprio i costumi popolari, i più poveri ma anche i più pregni di tradizione, l’oggetto della mostra in programma dal 25 al 27 ottobre in via Giuseppe Cerbara 44, all’interno di “Spazio d’Arte 2020”, la sala gestita dalla scultrice Anna Montagano. “Verranno esposti 25 disegni a pastello su cartoncino, alcuni contornati di china per esaltare i colori” ci ha raccontato la designer, attualmente insegnante di modellistica a Bologna. “Ho voluto ritrarre la moda popolare delle tre aree di Cosenza, Catanzaro, Reggio, e anche della comunità albanese arbëreshë. Il loro costume tradizionale” ha proseguito l’artista, “si confronta continuamente con quello calabrese, in un gioco di parti che mantiene alcuni elementi modificandone altri, soprattutto a livello cromatico”.

Carmela Carelli

Calabria, Puglia, Emilia-Romagna. Carmela Carelli, inseguendo le varie fasi della sua formazione e della sua carriera, ha attraversato mezza Italia. Originaria della Calabria, ha studiato al liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bari, dove si è avvicinata al mondo della moda facendo proprie le tecniche del taglio e del cucito e della modellistica. Si è anche dedicata alla pittura, come ha ricordato lei stessa: “nell’anno del rapimento di Aldo Moro ho regalato un suo ritratto all’università di Bari, dove nel 1938 il politico si era laureato in giurisprudenza. Ho anche partecipato a una mostra collettiva nel secondo anniversario dalla strage di Bologna” ha continuato, “devolvendo i fondi raccolti alle famiglie delle vittime”.

Una tradizione da conservare

La sua professione, però, resta il design nel settore della moda. Una stilista, dunque, che però non ama la parola stilismo “lo stile è finito negli anni Settanta – ci ha raccontato – a partire dal decennio successivo, la moda ha subito un profondo deterioramento”. A fronte di questa decadenza, la disegnatrice ha scelto di approfondire la moda popolare meridionale. Ma cosa l’ha portata a immergersi nella cultura calabrese dalla città dei tetti rossi in cui attualmente abita? Principalmente due motivi, come emerge dalle sue parole. Prima di tutto, una ragione personale: “gli abiti tipici calabresi appartengono alla mia infanzia, quando gli anziani ancora li indossavano”.

Un’ulteriore spinta – seconda non per importanza – viene dall’impegno sociale: “l’intento della mostra è rivalutare una cultura e mantenerla viva per i giovani”. Ecco, i giovani. Gli stessi ragazzi che sempre più spesso abbandonano le proprie origini per lavorare all’estero, perdendo la padronanza del dialetto e l’attaccamento al passato. “Sono convinta che non si possa pensare al futuro se non si è ben radicati nella propria storia, ma le nuove generazioni stanno perdendo il contatto con la tradizione. Oggi gli abiti regionali sono scomparsi” ha chiosato l’artista, osservando le trasformazioni sociali degli ultimi cinquant’anni dalla sua prospettiva privilegiata: quella dei bozzetti, del taglio e del cucito.

spazio d'arte il giorno dell'inaugurazione
Il giorno dell’inaugurazione di Spazio D’Arte 2020

Perché Roma

Una tradizione da salvare. Ma anche da diffondere in aree geografiche che magari conoscono la Calabria solo per il mare di Tropea o i bronzi di Riace. “Il nord tende a prendere dal meridione gli elementi che piacciono e fanno comodo, ma non ne coglie l’atmosfera, i profumi, l’anima” sono le parole dell’artista. E come la vita di Carmela Carelli, fatta di continui spostamenti tra nord e sud, anche la sua mostra si colloca in un luogo intermedio, nella città che ha sempre rappresentato, nell’antichità come oggi, il punto di arrivo di tutte le strade, la metropoli dell’accoglienza e del sincretismo: Roma. Una capitale non solo situata geograficamente a metà strada tra nord e sud, ma sempre disposta ad accogliere ogni influsso esterno fino a diventare una vera e propria Babele in cui risuonano tutte le cadenze del Bel Paese. Il posto migliore, dunque, per rivalutare le tradizioni locali, lo sfondo ideale su cui far brillare di luce propria la “ragazza vestita poveramente” di cui ha parlato la Carelli.

Un mondo che non c’è più

L’artista ha concluso con una nota storica. “I costumi plebei meridionali erano molto radicati nella cultura locale, a differenza degli abiti aristocratici che seguivano mode internazionali. Le mode popolane venivano influenzate dai mestieri e dal paesaggio, un elemento che si è assolutamente perso. Adesso, nel bene o nel male, ognuno si veste come vuole. Non ci sono più tendenze e regole”. Democratizzazione o appiattimento? La domanda resta aperta a chiunque voglia fare un salto in via Cerbara 44.

La mostra è visitabile dal 25 al 27 ottobre tra le 17:00 e le 19:30.

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100 anni dei Padri Filippini attorno alla Chiesoletta (Servizio video)

Cento anni di presenza sul territorio. Cento anni in cui i Padri Filippini hanno contribuito alla formazione, allo sviluppo e alla crescita umana e spirituale della Garbatella e dei quartieri limitrofi. Tutto ciò emerge nel libro “I Padri Filippini attorno alla Chiesoletta. Cento anni di fede, operosità e carità”, presentato nei locali della Chiesa parrocchiale di San Filippo Neri, al cospetto degli autori: Mario De Laurentis, Marco Marcelli, Emma Motta, Maria Scapati e Dario Torromeo.

Le pagine raccontano fin da quando nel 1924 il Cavaliere Luigi Sant’Ambrogio donò all’Opera Filippina un vasto terreno con fondo rustico e vaccheria adiacente alla Chiesoletta rurale dei Santi Isidoro e Eurosia, per giungere fino alla storia recente di Padre Guido e della sua eredità raccolta da Padre Matteo.

Il libro edito dalla Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma-Garbatella è stato distribuito gratuitamente durante la presentazione e fino ad esaurimento copie resta disponibile presso i locali della chiesa.

Servizio video a cura di: Giuliano Marotta, Stefano Baiocchi, Giancarlo Proietti.

Intervista a Dario Torromeo.

Parrocchia San Filippo Neri con l’arcobaleno. Foto di Giorgio Guidoni 05/10/2024
Oratorio Chiesoletta. Foto di Giorgio Guidoni 05/10/2024
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Il Centro Sociale La Strada spegne 30 candeline

Csoa La Strada – Sono passati trenta anni dall’8 ottobre 1994, quando alcuni studenti e giovani della zona occupano l’ex circolo Enal di via Passino situato sotto il mercato coperto. Un locale abbandonato da anni, divenuto un deposito di mobili pignorati e scartoffie impolverate. Rivendicano un posto dove incontrarsi e organizzare attività che possono essere utili alle necessità emergenti e a contrastare i problemi che affliggono il quartiere.

Carichi d’idee e progetti provano a ottenere la gestione del posto e, viste le mancate risposte della politica, decidono di liberarlo, rivitalizzandolo per renderlo fruibile alla collettività.

Si avviano così le prime iniziative. L’apertura innanzitutto di uno sportello per l’assistenza ai tossicodipendenti, per combattere la piaga dell’eroina che miete ancora vittime tra i giovanissimi. Uno sportello per gli extracomunitari, che vogliono regolarizzare la propria posizione. Si fa assistenza allo studio, si organizzano concerti, spettacoli e mostre ed eventi vari. Infine, si pensa anche ai meno giovani, creando un appuntamento fisso con la balera il lunedì.

Il centro sociale autogestito La Strada emerge così come una nuova realtà territoriale, che da voce a chi non l’aveva promuovendo cultura, accoglienza e partecipazione attiva. Dopo trenta anni, in cui il mondo e le abitudini umane sono completamente differenti, La Strada mantiene ancora oggi questo spirito di fermento, con nuove generazioni che continuano a promuovere e a realizzare progetti fondamentali non solo per la sopravvivenza culturale e sociale della Garbatella, ma per la stessa qualità della vita della città.

1994, occupazione Csoa La Strada. Foto Gianluca Belei
1995, Giovani davanti al centro sociale La Strada. Foto tratta dal libro “Garbatella 100. Il racconto di un secolo” p. 247. Iacobelli Editore

Programma del trentennale

Abbiamo iniziato giovani e finiremo giovani” sotto una citazione di Abdullah Öcalan che da martedì 8 ottobre fino a domenica 13 ottobre, si svolgeranno i festeggiamenti per i trenta anni dall’occupazione del Csoa La Strada, una settimana di dibattiti, musica e cultura, di momenti di memoria, ascolto e aggregazione.

Il primo appuntamento è alle ore 18:30 di martedì 8 ottobre, in cui sarà inaugurata la mostra sui trenta anni del centro sociale, a seguire una cena col dovuto brindisi di festeggiamento.

Le iniziative proseguono nei giorni successivi con dibattiti sulla questione curda e palestinese, sui temi dell’ambiente e sulle pratiche di antifascismo e conflitto sociale, cineforum e concerti. Venerdì 11 ottobre alle ore 19:00 è prevista anche una passeggiata musicale per le vie della Garbatella.

Il programma dettagliato è visibile sulle pagine social del centro sociale.

Gli auguri di Ciaccheri e Marotta

L’impegno politico alla Garbatella non è mai mancato, tra Villetta, Casetta Rossa, La Strada e i circoli anarchici, molte persone si sono forgiate le ossa, raccogliendo migliaia di consensi e avviando carriere che dal Municipio sono giunte anche al Parlamento Europeo.

Amedeo Ciaccheri, l’attuale presidente dell’Ottavo Municipio, proprio nei locali del Centro Sociale e nell’ex scuola popolare Piero Bruno è cresciuto politicamente: “La Strada ha la capacità di far entrare il mondo in un quartiere speciale di questa grande città. Un posto dove fare attivismo ma allo stesso tempo trovare soluzioni, costruire risposte, una fra tutte la Scuola Popolare Piero Bruno. Trasformare uno spazio dismesso al centro di Garbatella in un laboratorio di diritto allo studio, di emancipazione sociale attraverso la conoscenza, di riscatto dentro lo spazio antagonista, questa è una piccola immagine cui sono affezionato, che può raccontare una storia più grande che oggi fa 30 anni”.

Anche Claudio Marotta, attuale consigliere regionale, al Csoa ha trascorso buona parte della sua vita e con queste parole ricorda alcuni momenti speciali: “La nostra esperienza collettiva ha sempre tenuto insieme la scintilla delle culture alternative e una vocazione sinceramente popolare.

La Strada non è stata solo una straordinaria fucina politica, ma anche l’avamposto delle scene alternative dal punk, all’hard core, al rap; è stata l’approdo dei curdi, dei baschi e dei popoli oppressi; allo stesso tempo è stata il motore della lotta per la rigenerazione del quartiere.

Alto e basso, locale e globale: non una formuletta didascalica, ma una postura con cui vogliamo provare a cambiare il mondo e attraverso cui abbiamo costruito quel contropotere che ha cambiato il nostro municipio”.

La Strada, ex scuola popolare Piero Bruno
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Sfruttamento della prostituzione: risoluzione “pilota” del Municipio VIII

Presentata da cinque partiti, sottoscritta all’unanimità. A saldare lo spettro politico di via Benedetto Croce è una proposta di risoluzione per contrastare lo sfruttamento della prostituzione. Un fenomeno che da oltre vent’anni affligge la zona Marconi e Valco San Paolo, tra residenti che hanno paura di uscire di casa di sera ed altri, invece, che nelle settimane scorse sono scesi per strada a denunciare a gran voce ciò che accade; ovvero urla, tafferugli e litigi tra “clan” rivali che si contendono i marciapiedi. Donne che si riforniscono dai secchi dell’immondizia per accendere roghi, incendiando anche sostanze tossiche. E poi ciò che rimane al mattino sul “campo di battaglia”: profilattici usati, fazzoletti, resti di fuochi, rami caduti e utilizzati di notte come giacigli di fortuna. Un ampio affresco che muove dalla disperazione più profonda – delle donne – alla violenza più sfacciata dei protettori.

La proposta di risoluzione

Approvata il 26 settembre in assemblea municipale, il documento proposto dal centro sinistra (Lista Calenda, Lista Gualtieri, PD, M5S e Sinistra Civica Ecologista) e sottoscritto anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia è una risoluzione “pilota”, unicum nel panorama romano. Si chiede al primo cittadino Roberto Gualtieri e alla Giunta Capitolina l’emanazione di un’ordinanza speciale ad hoc.

“L’unico mezzo di cui un sindaco dispone per derogare alla normativa primaria” ha ricordato la consigliera Simonetta Novi, che da mesi si spende sul tema. “L’ordinanza avrà durata semestrale, com’è accaduto anche a Firenze, Milano, Rimini e Riccione”. Questo provvedimento del Sindaco, inoltre, sarebbe uno stimolo per le forze di polizia, “che potranno chiedere al Ministero degli Interni i fondi necessari per aumentare i pattugliamenti” ha concluso la consigliera.

Infatti, benché la prostituzione di per sé non sia un reato, zona Marconi di illeciti pullula. Basta avere sotto gli occhi il Regolamento della Polizia Urbana di Roma. Articolo 4: vietato compiere atti contrari al decoro. Gli articoli 12 e 30, inoltre, proibiscono di emettere grida e schiamazzi e di accendere fuochi su suolo pubblico. Senza contare, poi, che la posizione dei protettori è ben diversa: lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione sono reati. Queste le premesse da cui muove la richiesta del Municipio VIII.

degrado via Marconi
Resti di un rogo su viale Marconi

Quali prospettive?

Una battaglia contro i mulini a vento? Sicuramente contro i paravento. Quelli usati nelle traverse di viale Marconi per coprire alla bell’e meglio rapporti sessuali consumati sul marciapiede, a qualche metro da portoni e finestre. A seguito di queste e altre scenette emblematiche, nella primavera di due anni fa i residenti si erano mobilitati. Avevano diffuso una petizione di protesta che raggiunse subito le duecento firme. A giugno scorso, invece, risale un incontro tra cittadini e consiglieri municipali a largo Enea Bortolotti, altro punto nevralgico della zona. Come accennato in quell’occasione, la consigliera Novi ha compattato l’ala progressista di via Benedetto Croce mietendo consensi anche dalla destra.

Adesso, oltre all’ordinanza speciale per aumentare i controlli, si chiede alla Giunta Capitolina il potenziamento del progetto “Roxanne”, che dal 1999 soccorre e protegge le persone vittime di tratta. “Stiamo parlando di donne sfruttate, strappate alla loro terra spesso con l’inganno, spogliate della propria dignità” ha commentato la consigliera Valchiria Vittori (PD). “Punire reati minori come l’accensione dei roghi e gli schiamazzi è un primo passo, ma rischia di dislocare il fenomeno senza minarlo alla base. A queste persone bisogna offrire un’alternativa: in quest’ottica, fondamentale il potenziamento del progetto Roxanne”.

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Porta San Paolo: l’ultimo baluardo

[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]

Da Porta Ostiensis a Porta San Paolo

Come la Porta Appia, l’odierna Porta San Paolo è la meglio conservata della cinta aureliana. Da qui partiva la via Ostiense, che conduceva al porto di Ostia, da cui prendeva il nome, per poi essere cristianizzata in “Porta San Paolo” dovuto alla vicinanza della basilica dedicata all’Apostolo delle Genti.

Nella sua maestosità è possibile distinguere diverse fasi costruttive:

  • Prima fase: la porta presentava due ingressi, inquadrati da torri a pianta semicircolare
  • Seconda fase: nel periodo di Massenzio (306-312) vennero aggiunti due muri a tenaglia, con la controporta, anch’essa dotata di due fornici in travertino e vennero foderate le torri.
  • Terza fase: con l’imperatore Onorio (395-423), come nelle altre porte delle mura, i fornici di ingresso e della controporta vennero ridotti da due ad uno e le torri rialzate.

È qui che, durante la Guerra Greco-Gotica (535-553), il re ostrogoto Totila nell’autunno del 549, dopo aver posto sotto assedio Roma per la terza volta, riuscì a conquistarla grazie a un nuovo tradimento dei guardiani, che aprirono i battenti di Porta San Paolo al suo esercito.

Già dal V secolo e almeno fino al XV, come abbiamo già visto per Porta San Sebastiano, le porte aureliane erano concesse in appalto o vendute a privati per la riscossione del pedaggio per il relativo transito di merci e persone.

Granatieri a Porta San Paolo, foto tratta da “Trent’anni di vita italiana” di Pietro Caprioli

La Battaglia di Porta San Paolo

La sera del 9 settembre 1943, mentre le truppe tedesche marciavano sulla via Ostiense pronte ad occupare la Capitale, la 21ª Divisione fanteria “Granatieri di Sardegna” si spostò verso il centro, ingaggiando duri combattimenti alle Tre Fontane), attorno alla Collina dell’Esposizione (attuale quartiere EUR), al Forte Ostiense ed infine asserragliandosi a Porta San Paolo, che divenne un baluardo difensivo della Resistenza, protetta da barricate e carcasse di veicoli.

In aiuto dei granatieri accorsero numerosi civili armati alla meglio, i reparti della legione territoriale Carabinieri di Roma, il Reggimento Lancieri di Montebello, il I squadrone del Reggimento Genova Cavalleria, alcuni reparti della divisione Sassari, lo squadrone guidato dal tenente Maurizio Giglio e i paracadutisti del X Reggimento Arditi.

La Battaglia di Porta San Paolo ebbe inizio il 10 Settembre. A fianco dei granatieri trovò la morte Maurizio Cecati, diciassettenne, forse il primo caduto nella lotta di Liberazione.

Ai combattimenti partecipò il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini che si pose a capo di uno dei primi gruppi combattenti della Resistenza, anche utilizzando come munizioni delle pietre.

L’eroica difesa durò fino alle ore 17:00: l’accordo della resa di Roma era già stato firmato alle ore 16:00 dal generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, mentre i combattimenti ancora infuriavano.

Museo via Ostiense

Il Museo della Via Ostiense

Realizzato nel 1954, il Museo della Via Ostiense conserva materiali provenienti dal territorio compreso tra Roma e Ostia. Vanno segnalati tre arcosoli, dipinti provenienti da una tomba del III secolo ritrovata presso la Basilica di San Paolo, numerosi calchi di iscrizioni e cippi funerari. Nella torre orientale vi sono resti di affreschi databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, decorazioni di una cappella della comunità bizantina. Ad oggi, purtroppo è chiuso al pubblico.

Per approfondire

  • Coarelli F., Guida Archeologica di Roma
  • Piscitelli E., Storia della resistenza romana
  • Roatta M., Memoria sulla difesa di Roma, relazione all’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore Esercito, Brindisi, 18 gennaio 1944
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I Granai di Roma 70 cambiano volto grazie alla street art

Pulpa Street Art e UAM – Urban Art Music Festival

Pulpa non è un acronimo, ma una parola scelta dagli ideatori di questo progetto di Street Art, i ragazzi dell’Agenzia di comunicazione Spazio 010  (Zero Dieci) tra cui Enrico Peca e Martina Montemagno. Cercavano una parola che fosse onomatopeica per rappresentare qualcosa di pulsante, di popolare, di…”pop”.

Ecco cosa è Pulpa, è linfa vitale che sprigiona dalle immagini di Street Art, stavolta dipinte sulle pareti esterne del Centro Commerciale I Granai, a Roma 70, grazie al Progetto UAM – Urban Art Music Festival.

     

Come nasce il Progetto

Ma andiamo con ordine. È da tempo che varie realtà del territorio chiedono a gran voce spazi da mettere a disposizione dei cittadini tutti e in particolare dei ragazzi che vogliono esperire l’arte nelle sue varie forme, compresa musica e sport.

Ed ecco che un gruppo di persone, tra cui Carlo Bna, contatta il Municipio, Maya Vetri in primis, Assessora alla cultura, e il Presidente Ciaccheri e insieme decidono di lanciare l’idea di utilizzare il Centro Commerciale per il Progetto UAM – Urban Art Music Festival, un museo di Street Art a cielo aperto sui muri de I Granai. Sanno che non sarà facile: bisogna convincere i privati delle varie realtà commerciali, fare riunioni ed essere preparati e tenaci. Ma, dopo un anno, finalmente le loro fatiche sono state premiate ed è arrivato il benestare del Centro.

E allora Spazio 010 può lanciare “Pulpa Festival ai Granai” e chiamare gli artisti per proporre loro il tema che è stato scelto per i murales di Street Art : “La donna nello sport”

Gli artisti

Gli artisti sono: Mr Thoms, Rame13, Giusy Guerriero, Wu Mei, Solo Diamond, Ale Senso, Edoardo Ettorre, Luca Ledda, Alessandra Carloni : 5 donne e 5 uomini.

Ognuno ha scelto un tema: Luca Ledda, che abbiamo trovato intento a dare gli ultimi ritocchi alla sua opera, ha scelto la donna e lo yoga. “Il soggetto – come spiega nel suo cartellone di presentazione – è un omaggio a Jessamyn Stanley, famosa insegnante americana di yoga nota per le sue forme abbondanti che vanno contro tutti gli stereotipi e canoni di bellezza odierni. Il dipinto ha come obiettivo non solo quello di promuovere lo sport e i suoi benefici ma anche quello di essere un monito contro la propaganda estetica promossa dai social network ed i media odierni che ci vogliono fisicamente “perfetti” e performanti.”

Ginevra Giovannoni, in arte, Rame 13 spiega che il suo murale vuole essere un omaggio alle donne del Wind Surf, “disciplina che è molto più di una semplice attività fisica perché incarna la bellezza della natura e la sfida della tecnica. È una via per connettersi con il mare, superare le avversità e scoprire il proprio potenziale. E negli ultimi decenni, il Surf ha visto una crescente partecipazione femminile.”

Per Mister Thoms  “le donne hanno dimostrato eccellenza, talento e forza fisica in una vasta gamma di discipline sportive nel corso degli anni. La partecipazione della donne ha fatto progressi significativi, ma ci sono ancora delle sfide da affrontare. La loro partecipazione promuove l’uguaglianza di genere e garantisce alle future generazioni l’accesso alle stesse opportunità indipendentemente dal loro genere.”

                 

Anche tutti gli altri murales sono molto belli e regalano un’emozione fatta non solo di immagini e colori, ma anche di senso di libertà e di partecipazione.

UAM – Urban Art  Musical Festival si completa

Il progetto UAM infatti non finisce qui: nell’area antistante l’entrata principale, sono stati allestiti spazi per workshop per bambini, con la collaborazione di “Artivismo”, un campo di basket per i più grandi, un palco per i concerti e alcuni stand di street food.

Da venerdì 27 a domenica 29 settembre 2024 per la parte musicale si sono esibiti artisti come Rak, Suarez, Dj Ceppo, Fedra, Rosa White, Barbara Coen.

UAM nel futuro

Insomma un grande progetto per creare integrazione e dare spazio alla voglia di socialità di tutte le persone del quartiere, ma soprattutto dei ragazzi.

 Gli organizzatori di UAM vorrebbero che l’utilizzo dello spazio diventasse semi-permanente per dare continuità alle iniziative e certezze ai cittadini.

“Il palco, per esempio, dovrebbe poter rimanere almeno per l’intera stagione estiva il prossimo anno – sostiene Carlo Bna dell’organizzazione – ma stiamo lavorando per questo a stretto contatto con i responsabili del Municipio e speriamo di raggiungere dei buoni risultati.”

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Presentato il libro di Bruno Fusciardi sulla lotta per la casa a Roma

“La lotta per la casa ha qualcosa di eterno e dignitoso che raramente si trova in altri tipi di battaglie” ha detto l’attivista Andrea Alzetta nel corso della presentazione del saggio “Ma noi non potevamo aspettare più. Memorie e storia della lotta per la casa a Roma” curato da Bruno Fusciardi e corredato da un saggio di Giulia Zitelli Conti. Questa frase riassume bene lo spirito dell’incontro, avvenuto il 26 settembre nel cortile della Villetta di via Passino, con la partecipazione degli autori, del fotografo Tano D’Amico, di Renato Fattorini e dello stesso Andrea Alzetta. Il presidente di municipio Amedeo Ciaccheri e l’assessora alla cultura Maya Vetri hanno portato i saluti istituzionali.

La lotta per la casa tra passato e presente

Il tema si inserisce a gamba tesa nel dibattito odierno, diviso tra rinnovata attenzione al diritto alla casa – la lotta al caro affitti rientra nelle linee guida del secondo mandato della presidente della Commissione Ue von der Leyen – e, come contraltare, il nuovo decreto sicurezza del governo Meloni volto a contrastare le occupazioni abusive. Senza parlare, poi, dell’eurodeputata Ilaria Salis (Avs), diventata l’argomento preferito di sostenitori e oppositori che si divertono a battagliare a colpi di sarcasmo sulle colonne dei giornali o dalle comode poltrone dei talk show.

“Ma noi non potevamo aspettare più”: il titolo del libro di Fusciardi si propone di far tacere le frequenti obiezioni mosse agli occupanti. Avanzare richieste, mettersi in lista, attendere il proprio turno; e poi l’inevitabile accusa di strappare la casa a chi ne ha più diritto, a chi è in coda da più tempo, a chi, insomma, è più paziente e bisognoso. A questi argomenti, i sottoproletari che tra gli anni ’60 e ’70 vivevano a borgata Gordiani, alla Magliana e a San Basilio, ammassati in baracche senza acqua corrente e servizi igienici, rispondono di non poter aspettare neanche un minuto in più.

Fattorini, Molinari, Delia Landi

La stesura del libro nasce dall’incontro tra il curatore Bruno Fusciardi e l’attivista Renato Fattorini, animatore nel 1963 della prima occupazione a Centocelle. I racconti di Fattorini fanno da ossatura alla prima parte del testo. “Non ci vedevamo da anni, ma Renato aveva sempre la stessa espressione determinata in viso” ha raccontato il curatore, ex militante di Lotta Continua. Le chiacchierate tra Fusciardi e Fattorini procedevano a ruota libera, affrontando temi disparati senza ordine cronologico, balzando da una situazione all’altra, da un personaggio all’altro, dai compagni di lotta fino a figure apicali del panorama intellettuale del secolo scorso. Come Pier Paolo Pasolini, che proprio a borgata Gordiani girò il celebre film Accattone (1961).

E così, tra colloqui a briglia sciolta e puntualizzazioni giunte soprattutto dalla moglie di Fattorini, Elisabetta, Bruno Fusciardi ricompone l’affresco degli “anni caldi” delle borgate romane. Prendono poi la parola, nella seconda parte del saggio, Delia Landi e suo marito, l’architetto Antonio Molinari, animatori del comitato di lotta della Magliana. “Un quartiere che è tristemente noto per l’omonima banda” ha puntualizzato Fusciardi nel cortile della Villetta, “e raramente associato ai suoi trascorsi di lotte sociali accesissime”. Proprio alla Magliana, infatti, si raggiunse il numero record di 700 case occupate. Risultato reso possibile dalla preparazione accurata di ogni azione e dall’organizzazione capillare, quella che Fusciardi ha definito “una nostra morale interna”.

presentazione libro Bruno Fusciardi
Da sinistra: Giulia Zitelli Conti, Renato Fattorini, Tano D’Amico, Andrea Alzetta, Bruno Fusciardi alla Villetta

Le parole di Tano D’Amico

“Il momento più alto dell’umanità a cui abbia assistito” così il fotografo Tano D’Amico ha definito gli anni di lotta per la casa. Ma dove è finito quello slancio? Possibile che sia svanito? “È una domanda che mi assilla” ha proseguito il fotografo, “ho dei colleghi che amano fotografare il calcio e, anche se le partite ufficiali venissero proibite, loro andrebbero nei campetti delle parrocchie. Non mi ha mai convinto l’idea che una spinta sincera possa finire da un momento all’altro”. D’Amico proprio non se ne fa capace. Il tentativo di rispondere al suo quesito ha riempito le ultime battute dell’incontro. Ma un’unica risposta non esiste. Stanchezza degli attivisti, trasformazioni radicali della politica e della società italiana sono solo alcuni elementi. È cambiata anche la mentalità: “prima si risolvevano insieme i problemi fondamentali della vita” ha commentato Andrea Alzetta, “oggi ognuno crede di potersela sfangare da solo”.

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Ex Fiera di Roma: dal deserto dei tartari alla “città della gioia”

Ex Fiera di Roma – “La città della gioia”: è questo il titolo del masterplan vincitore per la riqualificazione dell’ex fiera di Roma. Non più capannoni abbandonati, viali-fantasma nascosti dietro il muro rossiccio dell’ex area espositiva. A breve a occupare il quadrante sarà un nuovo quartiere in linea con le direttive pubblicate il 5 febbraio da Roma Capitale in collaborazione con Orchidea Srl. L’80 per cento del suolo verrà destinato a uso abitativo; il 20 per cento ospiterà servizi e attività commerciali. Non mancherà il verde: oltre 25mila metri quadrati sono riservati a giardini.

A partecipare al bando internazionale, che si è chiuso ad aprile, sono stati 41 progetti di cui quattro arrivati ex aequo al secondo posto. Mentre il lavoro vincitore – firmato ACPV Architects, Arup, Parcnouveau e Asset – è stato presentato agli inizi di settembre in una conferenza stampa alla presenza, tra gli altri, del sindaco Roberto Gualtieri e del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri.

Progetto

Sostenibilità, continuità urbanistica con i quartieri adiacenti, attenzione per i più piccoli: queste le qualità del progetto vincitore, illustrate dalla presidente di giuria Guendalina Salimei. In particolare l’inserimento di aree giochi richiama, forse involontariamente, una proposta del 2007 dal titolo “la città dei bambini”, mai realizzata. “Gli obiettivi del progetto” ha dichiarato l’assessore capitolino ai Lavori Pubblici Maurizio Veloccia, “sono tre: sanare una ferita urbanistica, restituire verde, garantire qualità. Abbiamo intrapreso una collaborazione con l’Università Roma Tre per la possibile presenza di strutture di ricerca e formazione.”

Ma in cosa consiste il progetto?

Tredici palazzine di cinque-sei piani circondate da verde e viali pedonali, con oltre 7mila metri quadrati vincolati ad housing sociale (appartamenti con affitto a basso canone), due edifici alti circa 40 metri, diversi parcheggi interrati. “Questo progetto sblocca una ferita urbanistica profonda” ha commentato il sindaco Gualtieri, “e mi piace sottolineare il metodo di lavoro, un modello positivo di collaborazione pubblico-privato. Da parte nostra occorre serietà, stabilità negli impegni e chiarezza di vedute, oltre a un interlocutore privato disponibile a realizzare grandi opere di rigenerazione urbana”.

Lo stato attuale dell’area

Ma dal deserto dei tartari alla “città della gioia” il passo non è breve. La demolizione dei vecchi capannoni e la rimozione dei materiali di risulta, come ha ricordato il primo cittadino, inizierà nei prossimi mesi, mentre la posa della prima pietra non è prevista che nel 2026. L’amministratore delegato di Orchidea, Luca Fantin, ha poi assicurato che il termine dei lavori non avverrà prima di tre anni. Il nuovo quartiere sorgerà dunque sulle soglie del 2030. In attesa di questa data, fermo resta l’ammonimento del minisindaco Ciaccheri: “massimizzare l’interesse pubblico e minimizzare l’impatto.” Impatto non solo ambientale, ma anche urbanistico: sugli otto ettari di cemento lasciati a cuocere sotto il sole per quasi vent’anni, non dovrà sorgere un blocco di case isolato bensì collegato armoniosamente con Tor Marancia e Garbatella. A proposito degli edifici, la dottoressa Salimei ha commentato: “Sono state premiate le palazzine basse perché i grattacieli non appartengono a questa città.” Una frase da incorniciare. Chissà poi cosa direbbe la stessa dottoressa Salimei se tra qualche mese le capitasse di passare per piazza dei Navigatori…

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 7]

Progetto

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Invasione di topi in via Girolamo Benzoni

Tutto nasce dallo stato di abbandono dei Mercati Generali

Ostiense – Non sono rane o cavallette, la “piaga d’Egitto” romana è la diffusione di topi. In particolar modo in via Girolamo Benzoni, tra i quartieri Ostiense e Garbatella, la situazione è precipitata. Ratti che infestano le cantine e le aree verdi vicino al ponte Settimia Spizzichino sono all’ordine del giorno. Alcuni tombini — raccontano i residenti — sono stati coperti con reti per arginare l’invasione.
A scendere in campo è il comitato di Legambiente Garbatella, che venerdì 20 settembre ha inviato una lettera di protesta al sindaco Gualtieri e ai rappresentanti del Municipio VIII. Duplice è l’obiettivo: sollecitare un intervento di derattizzazione e chiedere un confronto con l’amministrazione locale per mettere in chiaro quali sono i progetti di recupero dell’area degli ex mercati generali, diventata un vero e proprio serraglio di ratti, blatte e serpenti. A sostegno dell’istanza, una petizione che dal 10 al 21 settembre ha raccolto il consenso di oltre 500 residenti.
“Quello dei topi, in zona, è un problema grave e sentito che si protrae da anni” ha raccontato Maurizio Santoni, promotore dell’iniziativa, “sono stati i cittadini a mobilitarsi in prima persona per far circolare la petizione”. Una solerzia che non stupisce, se letta alla luce dei recenti avvenimenti che coinvolgono la Casa dei Bimbi, la materna di Garbatella costretta a chiudere a una settimana dall’inizio dell’anno scolastico a causa della presenza di ratti ed escrementi. Un problema, dunque, sentito anche in altri angoli del quartiere. “Il problema di via Benzoni nasce dallo stato di abbandono degli ex mercati generali” ha proseguito Maurizio Santoni, “è da lì che vengono gli animali”.


Non solo topi: anche blatte e serpenti si aggirano tra i capannoni dell’area abbandonata sottostante, e talvolta fanno capolino in strada. Come nel caso della vipera segnalata a novembre 2023 all’incrocio tra via Benzoni e via Pigafetta. “Il biologo che la raccolse” racconta una residente di via della Moletta, “disse che era sicuramente venuta dagli ex mercati generali dove si era creato un ambiente favorevole ai serpenti”.
Ex mercati generali una storia infinita
Un’enorme voragine urbanistica che si spalanca nel quartiere Ostiense, tra i più vivaci e popolosi di Roma. Ecco come si presentano gli ex mercati generali, chiusi dal 2003, quando le attività commerciali si spostarono al Centro Agroalimentare di Roma con sede a Guidonia. Da quel momento tanti sono stati i progetti, e altrettanti i tecnici e gli investitori che hanno fatto dietrofront in una serie di peripezie lunga oltre vent’anni.
Nel 2006 la riqualificazione aveva il nome di “Città dei giovani”, su iniziativa dell’allora sindaco Walter Veltroni. Prevedeva uno studentato, un centro anziani, un auditorium, un’area verde, oltre a bar, ristoranti e uffici pubblici, il tutto affidato all’azienda Lamaro che, non riuscì a completare più del 26 per cento degli interventi. Il progetto, modificato più volte nel corso degli anni, sembrava aver trovato una forma definitiva nel 2015, quando l’Assessore all’Urbanistica della giunta Marino, Giovanni Caudo, aveva dichiarato che i cantieri si sarebbero chiusi entro il 2018.

Una speranza più che una certezza, come dimostrano le evoluzioni successive: nel 2017 della riqualificazione nemmeno l’ombra ma il programma, intanto, aveva avuto il tempo di cambiare di nuovo. Prevedeva una nuova biblioteca comunale, un corso, una piazza, spazi per studenti, un cinema, una sala conferenze, un’area sportiva, mentre la giunta Raggi assicurava che i lavori sarebbero terminati entro il 2020.
Fatto che sta che proprio quell’anno è scoppiata la pandemia, che ha paralizzato contestualmente cantieri e buona volontà. Adesso sulla giunta Gualtieri si appuntano le speranza dei residenti.
“Chiediamo un incontro con l’amministrazione locale per chiarire se sono previsti interventi di riqualificazione degli ex mercati generali” ha spiegato Maurzio Santoni, “e soprattutto quali sono le tempistiche”.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 6]

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Un secolo di Padri Filippini. Tutta la storia nel libro in distribuzione da ottobre

Cento anni di presenza sul territorio. Cento anni in cui i Padri Filippini hanno contribuito alla formazione, allo sviluppo della Garbatella e alla crescita umana e spirituale del quartiere. Tutto ciò emerge con forza nel libro “Padri Filippini. Cento anni di fede, operosità e carità” scritto a più mani, che sarà presentato sabato 5 ottobre alle ore 18.00 presso la Chiesa Parrocchiale San Filippo Neri. Nella prefazione di Padre Rocco Camillò, Preposito della Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma, c’è tutto il senso di questo lavoro: “… il cuore che parla al cuore è, alla fine, il segreto dell’umanità.

La storia inizia con San Filippo Neri, fiorentino di nascita, romano di adozione. Ordinato sacerdote e 36 anni, ne aveva 60 quando nel 1575 Papa Gregorio XIII promulgò la Bolla che riconosceva la Congregazione dell’Oratorio assegnandole una chiesa fatiscente: Santa Maria in Vallicella. Il tempio fu ricostruito integralmente e rinominato Chiesa Nuova, ancora oggi presente a due passi da Piazza Navona. Proprio nel 1575, durante le celebrazioni del Giubileo, San Filippo Neri promosse il pellegrinaggio lungo quella via, che dalla basilica di San Paolo fuori le mura conduceva alle catacombe di San Sebastiano e ancora oggi porta il nome di via delle Sette Chiese.

Oratorio San Filippo Neri ottobre 1940
Oratorio San Filippo Neri ottobre 1940

Lungo questa strada, in un contesto di piena campagna, nel 1818 Monsignor Nicola Maria Nicolai, un ricco e colto prelato, erigeva per i contadini della sua tenuta una chiesetta intitolata ai Santi Isidoro ed Eurosia, rispettivamente patrono degli agricoltori e protettrice dai fulmini.

Nel 1889 la chiesetta e gli edifici ad essa collegati furono acquistati da padre Generoso Calenzio, Preposito della Congregazione di Roma. Su richiesta di Papa Pio XI, che aveva contribuito con un supporto economico e con l’impegno assiduo di padre Cesare Nanni, proprio 100 anni fa i Padri dell’Oratorio affidarono a questa piccola proprietà la loro azione pastorale. La storia di questo luogo, che ha accolto decine di migliaia di ragazzi della zona, ha virtualmente inizio il giorno di Natale del 1924. A maggio di quell’anno il cavaliere Luigi Santambrogio donò all’Opera Filippina 1.700 mq di terreno con fondo rustico con vaccheria adiacente alla chiesa rurale dei Santi Isidoro ed Eurosia. Padre Luigi Botton, trasferito alla Garbatella proprio in quell’anno, trasformò quei locali in Cappella ove celebrò la messa di mezzanotte.

In quel periodo il quartiere Garbatella si stava sviluppando, la cura delle anime era affidata alla Basilica di San Paolo, nella zona non erano presenti altre parrocchie. Negli anni Trenta del secolo scorso l’azione pastorale del quartiere si intensificò grazie a padre Alfredo Melani e padre Alessandro Daelli. La piccola chiesa, i locali e gli spazi adiacenti erano diventati per tutti la “Chiesoletta”.

Durante la guerra i padri aiutarono la popolazione in tutti i modi possibili. Nei nove mesi in cui Roma fu occupata dai nazisti, molti giovani renitenti alla leva ed ebrei sfuggiti ai rastrellamenti trovarono rifugio clandestino all’interno della struttura tanto che in seguito i sacerdoti ricevettero il titolo di Giusti tra le Nazioni. Nel 1940 la Congregazione deliberò l’inizio dell’attività di una scuola media. Vennero adattati i locali adiacenti la Chiesoletta e il 6 novembre 1944 ebbero inizio le lezioni. Nel 1948 fu edificato l’edificio come lo vediamo oggi: la scuola media fu intitolata al venerabile Cardinale Cesare Baronio. In quel periodo svolgevano la loro opera, oltre a quelli dei sacerdoti già nominati, padre Giuseppe De Libero, padre Armando Raglioni, padre Antonio Bordonali, padre Gaetano Angilella.

19 febbraio 1967 Paolo V I in visita alla chiesa San Filippo Neri
19 febbraio 1967 Paolo V I in visita alla chiesa San Filippo Neri

A dicembre del 1952, grazie alla donazione dei coniugi statunitensi Thomas e Irene Bradley, fu istituita la parrocchia con il suo edificio. Su indicazione di Monsignor Montini fu intitolata a “San Filippo Neri in Eurosia”, nome che sintetizzava tutta la storia dell’opera filippina alla Garbatella.
A partire da quella data, negli ultimi 72 anni, la parrocchia è stata centro di formazione e di spiritualità, di attività caritative e culturali. Due Papi la visitarono, Paolo VI nel 1967 e Giovanni Paolo II nel 1986; quest’ultimo sintetizzò con efficacia la missione dell’oratorio: “Un ponte tra la Chiesa e la strada”.

Alla fine degli anni Cinquanta entrò in campo padre Guido Chiaravalli che lasciò un’impronta fondamentale per la scuola e l’Oratorio ricreativo. Milanese di nascita ma, come san Filippo Neri, romano di adozione, incarnò una figura di riferimento per più di 50 anni e per tante generazioni di adolescenti. I ragazzi della zona consideravano l’Oratorio come un luogo dove era dolce approdare. Tra quelle mura c’era la rappresentazione della vita di un’intera borgata. C’era la povertà di tanti, depredati nel secondo dopoguerra del pane e di un lavoro dignitoso, la rinascita lenta del ceto medio, la contestazione giovanile, l’amore per il calcio, la Roma, la Lazio, Agostino Di Bartolomei, i ricordi del cinema di Totò, Alberto Sordi e Maurizio Arena.

Nelle stagioni più disperate l’Oratorio della Chiesoletta era una vera e propria casa rifugio per chi non aveva né ricovero né casa.
Il 22 aprile 2014 morì Padre Guido, da allora tutta la comunità lo ricorda con profondo affetto. Lui che sapeva guardare il mondo con gli occhi di un bambino e la mente di un uomo. Lui che al vespro invitava i ragazzi ad alzare gli occhi al cielo per cercare il dono divino. Lui che ha lasciato in eredità alla Garbatella un dono inestimabile, il ricordo di una persona vera, di una brava persona, capace di amare il prossimo, praticando il bene con i fatti concreti. La sua eredità è stata raccolta da Padre Matteo-Mathew Pallathukuzhy, originario dell’India, che oggi è il responsabile dell’Oratorio.

(I Padri Filippini.Cento anni di fede, operosità e carità, edito dalla Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma-Garbatella. Autori: Mario De Laurentiis, Marco Marcelli,Emma Motta, Maria Scapati e Dario Torromeo).
(Si ringraziano Emma Motta e Dario Torromeo per le informazioni fornite).

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 5]

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Quell’incisione di Pinelli che ricorda l’Ostessa garbata

“Er pittore de Trastevere”, così era chiamato Bartolomeo Pinelli (1781-1835), con i suoi diecimila disegni e più di quattromila incisioni è probabilmente l’artista più prolifico, che ha tramandato la visione della “Roma de ‘na vorta”. Tra le sue tante opere, ne ha dedicata una che riguarda il nostro territorio. Nel 1830 pubblicò una incisione dal titolo “Costume villanesco osservato in una Vigna fuori la Vesta Ostiense detta San Paolo”.

A quei tempi Roma era circondata da vigne e orti che arrivavano fin sotto le mura della città e si spingevano anche all’interno della cinta muraria. Sia la zona di Testaccio sia tutta l’area che partiva dalla Porta Ostiense in direzione Basilica di San Paolo era aperta campagna, meta di gite turistiche, luogo di villeggiatura anche per un solo giorno. Diverse erano le osterie presenti, spesso all’interno delle vigne, altre volte adiacenti lo stradone Ostiense. Un esempio ce lo fornisce una tela del 1815 del pittore danese Christoffer Wilhelm Eckersberg, riportandoci alla dimensione agreste dell’epoca. Il dipinto ritrae un piccolo edificio nelle vicinanze della Basilica, in cui lo stesso pittore pranzò con la sua famiglia nel novembre del 1814.

Osteria_della_Garbatella
Stato delle Anime all’osteria della Garbatella

Nel quadro è ben visibile sulla destra la rocca di San Paolo, praticamente immutata dopo più di due secoli. L’edificio posto sul bivio con la graziosa loggetta è l’osteria di Martinetti, oggi scomparsa. La coppia sta passeggiando sulla strada lastricata della via Ostiense; il viottolo che si inerpica tra l’osteria e la rocca è il tratto iniziale di via delle Sette Chiese, che conduceva fino alla basilica di San Sebastiano fuori le mura. Il dipinto riesce a rendere il silenzio naturale che si viveva allora, oggi definitivamente perduto. Ma torniamo alla litografia del Pinelli e osserviamo con attenzione questa vigna fuori porta San Paolo, in aperta campagna, dalla quale emergono diversi spunti di interesse. La famiglia del “vignarolo” utilizzava il grande pozzo centrale per le esigenze dell’orto e domestiche. Sullo sfondo a sinistra si notano, appena abbozzate eppure così caratteristiche, le statue dei dodici Apostoli poste sulla sommità della basilica di San Giovanni in Laterano. Poco a destra è raffigurata la porta San Sebastiano e gli archi dell’Acquedotto Felice.

Il Pinelli dava priorità alle esigenze pittoriche e non si preoccupava troppo dell’esatta localizzazione delle opere architettoniche e dei luoghi di Roma. La collocazione dei monumenti sullo sfondo è chiaramente una forzatura stilistica poiché non è possibile vedere la Basilica, la Porta e l’Acquedotto insieme da uno stesso punto di osservazione. Il soggetto principale dei suoi disegni era sempre il popolano (donna, uomo, bambino), il popolo e il suo genio. In questo caso la gustosa scenetta ritrae un momento di riposo di una intera famiglia intenta a spidocchiarsi a catena! La figlia lavora sulla testa della madre che a sua volta controlla quella del marito che intanto gioca con il bambino. Persino il grande poeta Giuseppe Gioachino Belli dedicò un delizioso sonetto sul bisogno e la “bellezza” dello “spulciamento” dal titolo “La Purciarola”.

Una osteria sotto la rupe di San Paolo. C.W. Eckersberg 1815
Una osteria sotto la rupe di San Paolo. C.W. Eckersberg 1815

Spostata di poco a destra ecco la nonna che lavora con il fuso filando a mano. Due secoli fa le condizioni igieniche delle abitazioni popolari erano scadenti, ma quest’opera del Pinelli rivela tuttavia una nobiltà di tratto all’interno di una cornice di dignitosa povertà. E ci fa pensare inoltre, con un po’ di fantasia, a quello che potrebbe essere un quadretto familiare che ritrae la famiglia di Clementina Eusebi, la donna da cui nasce il toponimo Garbatella. Grazie a documenti reperiti presso l’archivio del Monastero San Paolo, conosciamo la composizione di quella famiglia poco prima della data del 1830.

Ci piace immaginare che Carolina Cascapera potrebbe essere la giovane che sta lavorando sulla testa della madre Clementina Eusebi, che opera a sua volta su quella di suo marito Giovanbattista Cascapera, il contadino che aveva in affidamento la vigna Torti con relativa osteria. Il bambino con cui sta giocando il capofamiglia potrebbe essere Paride, mentre la nonna che lavora il filo potrebbe essere Maddalena Garbata mamma di Clementina. È proprio dal cognome di Maddalena che probabilmente nacque il toponimo Garbatella. Madre e figlia vissero la loro vita sempre insieme, tanto che per riconoscerle venivano appellate “Garbata la madre, Garbatella la figlia”. L’osteria all’interno della vigna a quei tempi era chiamata “dei Cascapera”, ma, dopo la morte di Giovanbattista avvenuta nel 1834, fu denominata l’Osteria della Garbatella, come si evince da un estratto dello Stato delle Anime del 1837. La vigna Torti si trovava a ridosso del bivio tra l’attuale via degli Argonauti e via Ostiense ed era un punto di ristoro per i viandanti e pellegrini, che transitavano da e per via delle Sette Chiese. Quella stradina inizierà a chiamarsi vicolo della Garbatella dall’anno 1835.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 4]

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