Il Liceo Socrate in scena
Il 9 giugno, in occasione della fine dell’anno scolastico, il Liceo Classico della Garbatella ha aperto i cancelli al quartiere ed ha offerto uno spettacolo di musica, danza e teatro.
Il Liceo Socrate in scena
di Alessandra De Luca
Ho deciso di assistere allo spettacolo di fine anno scolastico del Liceo Socrate con lo spirito nostalgico di chi ha voglia di rivivere malinconicamente istanti già vissuti molto tempo prima da studentessa liceale. Non sapevo invece che dal confronto del presente con i vecchi momenti avrei tratto ben poche evocazioni. Dall’esterno il Liceo Classico Socrate è una scuola come tante, seminascosta da un parchetto di pini e abeti in Via Padre Reginaldo Giuliani, a poche centinaia di metri dalla Via Cristoforo Colombo. E’ la grande eccitazione dei ragazzi che stupisce entrando. Così come inaspettate sono le immagini, i cartelli ed i monitor disseminati qua e là nel grande atrio che accoglie i visitatori. …..
Il 9 giugno, in occasione della fine dell’anno scolastico, il Liceo Classico della Garbatella ha aperto i cancelli al quartiere ed ha offerto uno spettacolo di musica, danza e teatro.
Il Liceo Socrate in scena
di Alessandra De Luca
Ho deciso di assistere allo spettacolo di fine anno scolastico del Liceo Socrate con lo spirito nostalgico di chi ha voglia di rivivere malinconicamente istanti già vissuti molto tempo prima da studentessa liceale. Non sapevo invece che dal confronto del presente con i vecchi momenti avrei tratto ben poche evocazioni. Dall’esterno il Liceo Classico Socrate è una scuola come tante, seminascosta da un parchetto di pini e abeti in Via Padre Reginaldo Giuliani, a poche centinaia di metri dalla Via Cristoforo Colombo. E’ la grande eccitazione dei ragazzi che stupisce entrando. Così come inaspettate sono le immagini, i cartelli ed i monitor disseminati qua e là nel grande atrio che accoglie i visitatori.
Mi soffermo davanti ad un grande pannello che sta lì a testimoniare la partecipazione di una delegazione della scuola al viaggio ad Auschwitz, organizzato dal Comune di Roma e realizzato in compagnia del sindaco Veltroni, sulle tracce di uno degli eventi più vergognosi della storia dell’umanità. Le parole scritte sul cartello tradiscono il groviglio di emozioni tratte da quell’esperienza, prima fra tutte la consapevolezza che oggi la storia sta lì ad offrire loro una luce sul presente e sul futuro.
C’è un piccolo tavolo dal quale raccolgo alcuni fogli. Uno di questi è il programma dello spettacolo che sta per cominciare: consegna dei premi ai vincitori della seconda edizione del concorso letterario Socrate, suddiviso nelle sezioni di racconto, teatro e poesia, lettura dei versi della poetessa americana Emily Dickinson, performance musicali e canore ed infine saggio del gruppo teatrale, tutto rigorosamente interpretato dagli studenti della scuola.
La sala Carlo Bavaresco, dedicata alla cara memoria di uno studente tristemente scomparso, è affollatissima. Non mancano le autorità locali quali il presidente dell’XI Municipio Massimiliano Smeriglio, il consigliere delegato alle politiche ambientali Ferdinando Bonessio e la consigliera delegata alle politiche culturali Carla Di Veroli. Al centro dello spazio scenico il dirigente scolastico prof. Osvaldo Leuzzi ed i docenti, visibilmente emozionati, si adoperano nel cercare di arginare la caoticità in cui sembrano già versare le prime battute dello spettacolo. Attorno a loro si raccolgono disordinatamente alcuni studenti. Capisco dopo qualche istante che si tratta dei vincitori del concorso letterario ai quali stanno per essere consegnati i riconoscimenti. Le giovani facce sono rilassate e assai divertite dalla singolare circostanza, gli occhi ed i sorrisi sono sempre puntati agli amici in sala.
Non è esattamente questa l’immagine della scuola che se n’era stata congelata in qualche angolo della mia memoria per tutto questo tempo. Io ricordo chiaramente che il rapporto tra il mondo della scuola ed il mio si caratterizzava da un atteggiamento piuttosto passivo. Oggi quella che mi appare di fronte è una scuola dalle connotazioni di una comunità. Non un semplice luogo di istruzione ma piuttosto un ambiente di convivenza e di relazione in cui la formazione e la crescita umana e sociale sono il vero obiettivo. Tra il materiale che ho raccolto nell’atro c’è anche il giornale degli studenti della scuola. Si chiama La Cicuta, chiaro riferimento alla bevanda che fu fatale a Socrate. E’ dalla lettura di questi brani che prende luce lo sguardo con cui i ragazzi inquadrano il mondo. Scrivono di ciò che conoscono, della scuola, degli amici, dell’amore, della famiglia, della vita, delle speranze di tutti i giorni, del futuro come un grande vuoto da riempire.
Rinuncio definitivamente alle aspettative iniziali di rievocazione dei vecchi tempi. A pensarci bene c’è una cosa che l’istituzione scolastica ha conservato invariata nel tempo e che accomuna la scuola di ieri a quella di oggi: la qualifica di scuola pubblica. Nonostante oggi la riforma Moratti si adoperi in tutti i modi a favorire lo sviluppo dei sistemi di istruzione privata, la scuola pubblica è riuscita a sollevare un coro di no, continuando a valorizzare la qualità estetica della vita e la soggettività. Una voce di questo coro è senz’altro il Liceo Statale Socrate che, tramite la cooperazione tra docenti e docenti, tra docenti e studenti e degli studenti tra loro, ci dimostra che un’altra scuola è possibile ed è quella che difende ed alimenta l’istituzione pubblica e garantisce il diritto allo studio. La ragione di tanta fermezza è la convinzione che l’istruzione e la cultura non possono essere oggetto di uno scambio in denaro semplicemente perché l’istruzione e la cultura sono un bisogno fondamentale di ogni essere sociale.
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tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Luglio 2004








