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Autore: Giancarlo Proietti

Filastrocche della nera luce (Cronache dalla Shoah)

Il racconto dell’Olocausto nella lingua dei bambini

Raccontare il dramma del Novecento, la Shoah, parlando la lingua dei bambini, la filastrocca. Il canto che nella tradizione letteraria la mamma dedica al proprio bambino, prima di addormentarsi, nel passaggio dal noto all’incerto, per proteggerlo da ancestrali paure. 

Questo canto viene usato in Filastrocche della nera luce (Cronache dalla Shoah), in scena al Teatro Palladium di piazza B. Romano il 26 gennaio alle ore 20.30, con ingresso gratuito.

Scritto dal drammaturgo e sceneggiatore Giuseppe Manfridi, lo spettacolo è un intarsio di canti del repertorio ebraico e di filastrocche che contiene già nell’ossimoro del titolo le due nature all’apparenza inconciliabili del racconto: la tragedia dell’Olocausto in una forma narrativa adatta ai bambini. 

Evelina Meghnagi
Giuseppe Manfredi

L’interpretazione è affidata, con un intervento dello stesso autore, all’attore Lorenzo Macrì e a Evelina Meghnagi, una delle più importanti interpreti nel panorama musicale internazionale sefardita.

Lorenzo Macrì

Lo spettacolo è anche un libro, edito nel 2019 da La Mongolfiera. Nell’introduzione Claudio Giovanardi rivela il motivo di un contrasto narrativo così grande “Ma come? Una materia così grave accomodata in una forma che si usa per le fiabe dei bambini? Esattamente. Di fronte agli abissi del male siamo tutti bambini e ci mettiamo in ascolto pieni di speranza e di paura”.

INFO

Teatro Palladium

Piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma – Tel: 06 5733 2772
https://teatropalladium.uniroma3.it/

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In Villetta la premiazione del Concorso “Indovina la Foto” di dicembre.Andrea Pioppi e Maria Principato i vincitori presenti.

Sta diventando un appuntamento tradizionale quello della premiazione del Concorso Indovina la Foto, lanciato ormai da qualche mese sulle pagine del nostro periodico cartaceo. Sono sempre più numerose e pronte, infatti, le risposte che pervengono alla Redazione di Cara Garbatella sulle immagini proposte e da individuare. Questo ci testimonia il profondo legame della nostra testata nella comunità di quartiere e l’affetto che i lettori ci dimostrano numero dopo numero.

Ieri sera alle 18,30 in Villetta è stata la volta della premiazione del numero di dicembre. La Redazione, per mano del direttore responsabile, ha potuto premiare quindi il maestro della Cesare Battisti Andrea Pioppi secondo classificato (sostituito da una collega che ha ritirato una copia del libro “Dalla Villetta ai gazometri”), mentre Maria Principato, terza classificata, ha incassato una copia di “Garbatella 100.Il racconto di un secolo”, l’Almanacco predisposto lo scorso anno in occasione del Centenario del quartiere. Non era presente il primo vincitore. Nell’occasione tutta la Redazione di Cara Garbatella si è scambiata gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, che estendiamo naturalmente a tutti i cittadini della Garbatella e del Municipio VIII.

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Addio, Roberto Acciari

Come in un ultimo saluto, come in un ultimo spettacolo, si spengono le luci sul palco:

Addio, Roberto Acciari

A San Filippo Neri, la chiesa a fianco al suo negozio gremita come nei grandi concerti degli Acciari Brothers, la comunità della Garbatella si stringe nel dolore e porge l’ultimo saluto a Roberto Acciari, musicista, vero artista, semplice ma profondo.
Un funerale diverso, quasi una festa, dove la gente con gli occhi lucidi non si vergogna di mostrare la propria commozione, dove in contraddizione con il mondo esterno, veloce, nevrotico, dove ci si nasconde davanti alle proprie emozioni, si ha la …..

Come in un ultimo saluto, come in un ultimo spettacolo, si spengono le luci sul palco:

Addio, Roberto AcciariRoberto Acciari

A San Filippo Neri, la chiesa a fianco al suo negozio gremita come nei grandi concerti degli Acciari Brothers, la comunità della Garbatella si stringe nel dolore e porge l’ultimo saluto a Roberto Acciari, musicista, vero artista, semplice ma profondo.
Un funerale diverso, quasi una festa, dove la gente con gli occhi lucidi non si vergogna di mostrare la propria commozione, dove in contraddizione con il mondo esterno, veloce, nevrotico, dove ci si nasconde davanti alle proprie emozioni, si ha la capacità di vivere un lutto. Sembra quasi un sacrilegio ma, in quella chiesa così calda, sembrava che mancassero sole le telecamere e le macchine fotografiche per celebrare un evento. In quella bara contornata da mille fiori, dove sulla quale svettavano tre grossi cappelli, quei cappelli che amava indossare durante i concerti, lì era racchiuso il suo corpo vestito con pantaloni, camicia jeans e stivali da rodeo: come stesse per cavalcare un cavallo, uno di quei cavalli che ama dipingere suo padre Carlo nei suoi quadri.
Il rito funebre è stato ufficiato da Padre Guido, non poteva essere altrimenti, il tutto accompagnato da brani musicali cantati e suonati dagli amici musicisti, dalla voce forte di Augusto senza far trapelare l’emozione che aveva dentro, in un concerto che è stato la colonna musicale della vita di Roberto.
L’amore per suo fratello,  Augusto lo ha reso pubblico in un momento toccante quando è salito sull’altare e ha recitato una poesia di Cammings “… Questo è il segreto più profondo radice di tutte le radici, germoglio di tutti i germogli e cielo di tutti i cieli di un albero chiamato vita … il tuo cuore lo porterò con me, lo porto nel mio”.
Questo è Roberto perché lui è vissuto così, amava cantare, viveva per la musica, la sua cultura non era legata al profitto ma alla voglia di comunicare emozioni e il suo genere musicale, il country, era un modo di vita. Nei contratti musicali dove il budget è legato alla durata del concerto lui, insieme ad Augusto, coinvolgeva tutta la band oltre il dovuto trascinando il pubblico tra balli canti emozioni ad una partecipazione attiva.
Indimenticabili le serate alla Villetta durante la Festa della Cultura (dove non prendevano alcun compenso): serate che i fratelli Acciari amavano più di tutte, perché legate al territorio, a quella cultura, a quella gente che si è riconosciuta nell’ultimo saluto a Roberto.
Noi di Cara Garbatella ci stringiamo in un lungo abbraccio a mamma Ivana, a papà Carlo, alla sorella Angelica e ad Augusto. Ciao Roberto.

Giancarlo Proietti

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 – Marzo 2008

 

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