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Autore: Redazione

Ricordo di Tonino Sangermano

Ricordo di Tonino Sangermano

Fondatore dell’associazione Albatros che negli anni ‘90 tanto ha fatto sul problema delle tossicodipendenze

di Lorena Guidaldi

Un altro personaggio della Garbatella ci ha lasciato. Il primo giugno è morto Tonino Sangermano, figura di particolare spessore del nostro quartiere.
La sua fama ha un inizio negativo, vista la situazione di tossicodipendenza negli anni Settanta, quando l’eroina entra prepotentemente nel quartiere e porta l’XI Municipio a raggiungere il primato a Roma di morti per droga.
Dopo anni di …..

Ricordo di Tonino Sangermano

Fondatore dell’associazione Albatros che negli anni ‘90 tanto ha fatto sul problema delle tossicodipendenze

di Lorena Guidaldi

Un altro personaggio della Garbatella ci ha lasciato. Il primo giugno è morto Tonino Sangermano, figura di particolare spessore del nostro quartiere.
La sua fama ha un inizio negativo, vista la situazione di tossicodipendenza negli anni Settanta, quando l’eroina entra prepotentemente nel quartiere e porta l’XI Municipio a raggiungere il primato a Roma di morti per droga.

La squadra di calcio fondata da Tonino, il primo in piedi a destra

Dopo anni di strada, carcere e tossicodipendenza, entra nella Comunità Incontro di Don Gelmini per uscirne quasi sei anni dopo completamente rinnovato. Torna nel suo quartiere e, come prima cosa, fonda un’associazione di volontariato: il “Gruppo orientamento giovanile Albatros”, che si prefigge due scopi: la prevenzione e il recupero dalle tossicodipendenze.
Come prevenzione, togliendo gli adolescenti dalla strada, dando loro, molto semplicemente, una squadra di calcio, un impegno alla portata di tutti, contro la noia e la voglia di cercare “altro”.
Sull’altro fronte, formando operatori, per la maggior parte ex tossicodipendenti, che preparano i ragazzi con problemi di droga all’ingresso in comunità.
E poi incontri nelle scuole, prima nel solo Municipio e poi via via fino ad altre regioni d’Italia; incontri settimanali per famiglie e tantissime altre iniziative che portano l’Albatros ad essere una grossa realtà. E’ il momento del salto di qualità. Tonino lascia alla Garbatella tutti quelli che l’hanno seguito in questa avventura e comincia a ricoprire incarichi di responsabilità per la Comunità Incontro. Prima una breve esperienza in Bolivia e poi qualche anno in Thailandia.
Esperienze fondamentali  della sua vita che lo segnano in maniera irreversibile.
Ma purtroppo segnano anche il suo fisico, già minato da tanti anni di tossicodipendenza.
Torna a Garbatella ma della persona che è partita anni prima non c’è più traccia. A fatica riprende una vita “normale”, ma per lui, che “normale” non è mai stato, è sempre più difficile.
Ha vissuto fuori dagli schemi, oltre le convenzioni, al di là di quello che pensava o credeva la gran parte della gente. Quella stessa gente che, a fasi alterne, lo ha osannato, abbandonato, non creduto. Se n’è andato in silenzio: tanto rumore ha fatto in vita per quanta discrezione ha avuto morendo e la chiesa semideserta, il giorno del suo funerale, forse rende tutti quelli che non c’erano un po’ peggiori.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Luglio 2008

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Fuori i secondi

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Editore Coniglio Editore | Collana Maxima amoralia | Formato Brossura | Pubblicato 01/01/2006 | Pagine 176 | Lingua Italiano | Isbn o codice id 9788860630339

di Claudio D’Aguanno

 
«Ci piace pensare che la passione di Claudio D’Aguanno per la ricerca e la
divulgazione dei percorsi di vita di gente vera sia nata proprio dall’amore per il
racconto che c’è in quell’area compresa tra la Colombo e l’Ostiense, tra la Circonvalla e Via Costantino: la Garbatella, popoloso e popolare quartiere romano.
Quel racconto che si fa poi facilmente tradizione orale, mito, storia e affabulazione, trasmettendo spruzzi di storia sminuzzata di un paese-città nella città-paese. Un percorso simile, tanto per intenderci, a quello che ha compiuto Cesare Fiumi scrivendo Storie esemplari di piccoli eroi. Quelli di Fiumi però erano atleti a cui, per dirla alla romana, era mancato. il classico soldo per fare una lira, ma che avevano avuto almeno una possibilità nella vita di scaldarsi, anche solo per un secondo, sotto il confortante sole della notorietà. Questi di Claudio sono invece atleti più particolari e intimi. Eroi che vivono e che sono vissuti nella gloria minuta di un quartiere, di una via, di un isolato, di un oratorio, di un campo polveroso, di una palestra, di un bar.
Contemporaneamente, e non si cerchi contraddizione in questo, frammenti e collante di un’aggregazione da area metropolitana che poteva esprimersi solo così, unendo e omologando per isolati.»
Gli eroi dello sport: vite dimenticate.

Nelle pieghe leggendarie della storia dello sport riposa un cuore oscuro dove le medaglie d’oro smettono di brillare, il clamore della folla tace e le prime pagine dei giornali si trasformano in trafiletti nascosti tra la cronaca locale.

Perché quando le luci dei riflettori si spengono o quando il gong suona per l’ultima volta, comincia la più difficile delle partite: la partita che l’ex campione gioca con la vita e che, molto spesso, si risolve con una sconfitta.
È il caso, questo, del mitico Agostino Di Bartolomei, il capitano del secondo scudetto della Roma, che esce di scena piantandosi una pallottola nel cuore. Ma accanto a lui si erge tutta una schiera di personaggi incapaci di scendere a compromessi con la realtà di una vita “normale” e, per questo, condannati a soccombere sotto il peso della loro stessa gloria. Con il rigore dello storico e la penna del romanziere, Claudio D’Aguanno percorre le vite degli eroi della sua città, Roma, spesso dimenticati, rendendo allo sport quella carica di umanità che questo sembra aver perduto da tempo.
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La memoria di Ras Tafari Diredawa

Massimo Mongai (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Tafari è un barbone alcolizzato etiope e ultraquarantenne che vive alla meno peggio a Roma, elemosinando pochi spiccioli per comprarsi da bere. Non ricorda il suo cognome ma solo la sua lingua, l’amarico. L’unica persona con cui ha un rapporto umano è Eurosia, volontaria della Caritas. La sua vita cambia quando, non visto, assiste all’omicidio di Eurosia. Il terrore, ma anche improvvisi ricordi lo paralizzano, e Tafari fugge per essere poi arrestato e trattenuto in camera di sicurezza per quattro giorni, nutrito ma senza toccare alcool. A costo di una grande sofferenza inizia una risalita, trova aiuto e vestiti puliti, perfino un lavoro e ricomincia a ricordare tutta la sua vita, anche se ancora non sa chiaramente perché parli perfettamente italiano, inglese e arabo. La sfida che a questo punto gli si pone davanti è: a Roma, oggi, in mezzo a tre milioni di persone, come può un barbone etiope alcolizzato e clandestino a trovare un assassino e le prove per convincere la polizia?

Finalista al Premo Azzaccagarbugli 2006 al romanzo poliziesco

 

pagine 252 euro 9,00 genere: Giallo pubblicato: 2006 ISBN 88-7371-211-8
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Un ricordo a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore La Garbatella di Pasolini

Un ricordo a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore

La Garbatella di Pasolini

di Gianni Rivolta

Tutta la Garbatella brillava al sole: le strade in salita coi giardinetti in fila, le case coi tetti spioventi e i cornicioni a piatti cucinati, i mucchi di palazzoni marone con centinaia di finestrelle ed abbaini, e le grandi piazzette cogli archi e i portici di roccia finta intorno. In una di queste piazzette, al capolinea del tram accanto ad un cinemetto dei preti, Tommaso spipettava nervosamente, tutto apparecchiato, aspettando Irene.
Pasolini …..

Un ricordo a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore

La Garbatella di Pasolini

di Gianni Rivolta

Tutta la Garbatella brillava al sole: le strade in salita coi giardinetti in fila, le case coi tetti spioventi e i cornicioni a piatti cucinati, i mucchi di palazzoni marone con centinaia di finestrelle ed abbaini, e le grandi piazzette cogli archi e i portici di roccia finta intorno. In una di queste piazzette, al capolinea del tram accanto ad un cinemetto dei preti, Tommaso spipettava nervosamente, tutto apparecchiato, aspettando Irene.

Pasolini la dipinge così la Garbatella in “Una vita violenta” (1959). E ne aveva colto l’anima in poche frasi. E’ qui che, passata la Cristoforo Colombo ed entrato nella spianata della Garbatella, Tommaso conosce Irene seduta su uno di quei muretti sfranti a piazza Giovanni da Triora. Dopo “Ragazzi di vita ” del 1955 nel secondo romanzo romano Pasolini riprende le vite stracciate dei giovani di borgata. Tommaso Puzzilli, il protagonista è proprio uno di loro. E, se nelle prime pagine del libro cercherà di adescare il maestro di cui conosce le inclinazioni omosessuali, il finale lo vedrà morire di tubercolosi dopo aver affrontato fatiche immani nella notte dell’alluvione in borgata a causa dello straripamento del fiume. L’ideologia che tinge “Una vita violenta” Alberto Moravia la individuò in un comunismo non marxista “ma populista e romantico…fondamentalmente sentimentale, nel senso di esistenziale, creaturale, irrazionale”. E il culmine drammatico
di questa ideologia non può che essere il sacrificio, il martirio, in nome della classe a cui Tommaso appartiene: il proletariato.
Negli anni ’50 e ’60 i bar, le piazzette e i muretti del vecchio quartiere popolare sono stati straordinari luoghi d’incontro di intellettuali, pittori, attori e cinematografari. A cominciare da Pasolini. Il poeta, infatti, nel quartiere Icp ci veniva spesso per scovare le facce veraci dei protagonisti dei suoi film, per scoprire l’essenza più profonda del proletariato romano, quello delle borgate, che tanto amava. E’ tra la gente povera delle baracche e dei quartieri popolari che Pasolini ricercava la verità, lontano dalla metropoli omologata, dal consumismo e dall’ipocrisia della borghesia. Qui, alla Garbatella, tra i cortili delle case popolari era un’altra storia. Tra le piazzette, le fontane e le scalinate, alla luce fioca delle vecchie lampade attaccate ai muri scortecciati, nelle osterie e nei “pidocchietti” si respirava un’altra aria.
Non ci sono testimonianze fotografiche della presenza di Pierpaolo Pasolini alla Garbatella, come invece ne esistono nei quartieri di Monteverde ( una bellissima immagine di Pasolini alle prese con dei “pischelli” su una collinetta davanti ai palazzoni popolari di Donna Olimpia) o di Testaccio ( il poeta stretto nella sua giacchetta in compagnia di un giovane sul Monte dei cocci, con sullo sfondo il Gazometro), ma i compagni anziani della sezione comunista della Villetta se lo ricordano bene. Veniva spesso nei primi anni Sessanta alle Feste de l’Unità organizzate in via Passino. Spesso era accompagnato nelle visite o in occasioni di dibattiti da Laura Betti, da Ninetto Davoli o da Sergio Citti.
E la Garbatella ha avuto una parte significativa non solo nei suoi romanzi “Ragazzi di vita” o “Una vita violenta”, ma anche nella sua attività di articolista e nelle rubriche delle lettere sul settimanale “Vie Nuove”. Oggi che, in tutta Roma, mostre, dibattiti e audiovisivi ripercorrono la sua straordinaria produzione letteraria e cinematografica, rimettendo in discussione, a trent’anni dalla morte, quella tragica notte tra le catapecchie dei pescatori in riva al mare, è bello ricordarlo con queste poche e magiche frasi, che raccontano la Garbatella e il bar Foschi di sera, all’uscita dal cinema con gli occhi di due fidanzatini di borgata: Il Quo Vadis era bello lungo, e quando che finì e Tommaso e Irene uscirono dal Garbatella, era già uno scuro che pareva notte alta. Il baretto sulla piazzetta davanti al cinema luccicava come un brillocco, con tutti i suoi tubetti al neon, e la Garbatella intorno era un mucchio di luci sparse nella notte….

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«Il Fascio sulle Stelle» di Benito Mussolini

alienati
pagine 288 | euro 14,00 | genere: Narrativa italiana | pubblicato: 2005 | ISBN 88-7371-111-1 | Foto di copertina: Giliola Chisté

Massimo Mongai (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Norman Spinrad, qualche anno fa, ha raccontato ne ”’Il signore della svastica’ di Adolf Hitler” la storia di Hitler emigrato nel 1918 negli USA. E se lo avesse fatto anche Benito Mussolini? E fosse diventato anche lui uno scrittore di fantascienza? Mongai decide di offrire al lettore di questa realtà parallela la riproposta dei racconti più belli di “Benny” Mussolini, il “galvanized yankee” troppo a lungo dimenticato in favore del suo collega e avversario Adolf Hitler, l’”Unno Pazzo”. Ecco quindi una raccolta dei migliori racconti di Benny “da lui stesso curata e pubblicata originariamente con il titolo ‘Antologia Personale’, in occasione del suo novantesimo compleanno”.

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Alienati

alienati

Massimo Mongai (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Editore: Robin
Collana: I libri bianchi. Contemporanei
Anno edizione: 2005
Pagine: 310 p. , Brossura
EAN: 9788873711667

Un’avventura che condurrà il lettore nei meandri di quello che, forse, è lo spazio
inesplorato più vasto: l’inconscio. Se era già difficile nutrire le razze aliene non sarà certo meno facile curarne gli individui, redimerli dalla loro condizione di alienati.

La domanda che Sieg Von Freidenker-Rotunno, il protagonista della storia, analista provetto, si pone, è sostanzialmente questa: “Come posso analizzare un tripode di Alpha Centauri e… soprattutto, qual è il lato giusto per farlo stendere sul lettino?”.

Tra improponibili traumi extraterrestri, Mongai ci dimostra che, se già è difficile
entrare in contatto con un nostro simile, diventa forse impossibile guarire una razza per la quale potremmo essere noi la principale causa di fobia.

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Criminalità estiva? Garbatella si salva

Nostra intervista al maresciallo Gabriele Ricco, comandante della stazione dei Carabinieri

Criminalità estiva? Garbatella si salva

Nel quartiere diminuiti i reati. Consigli contro i furti in appartamento. Il problema droga. Aumentano schiamazzi notturni e atti vandalici

Estate. La stagione del sole, del caldo, delle ferie. Le località turistiche si riempiono di villeggianti in cerca di sollievo dal caldo, di divertimento, e di riposo. Le città d’arte vengono invase dai turisti, ma le periferie si svuotano. Il livello di sicurezza nei quartieri semideserti cala sensibilmente. Ed infatti l’estate è una stagione molto popolare nella cronaca.
Si registra un aumento soprattutto della piccola criminalità: gli scippi, a danno di donne e pensionati; casi di piccola delinquenza minorile; furti negli appartamenti; atti vandalici. Ma come è la situazione alla Garbatella? Lo chiediamo al maresciallo Gabriele Ricco, comandante della storica stazione dei Carabinieri della Garbatella. Storica, perché è nata insieme al quartiere, nel 1920, ed ha alle spalle, attraverso le generazioni di carabinieri che si sono succedute, 85 anni di conoscenza del posto e dei suoi abitanti. …..

Nostra intervista al maresciallo Gabriele Ricco, comandante della stazione dei Carabinieri

Criminalità estiva? Garbatella si salva

Nel quartiere diminuiti i reati. Consigli contro i furti in appartamento. Il problema droga. Aumentano schiamazzi notturni e atti vandalici

Estate. La stagione del sole, del caldo, delle ferie. Le località turistiche si riempiono di villeggianti in cerca di sollievo dal caldo, di divertimento, e di riposo. Le città d’arte vengono invase dai turisti, ma le periferie si svuotano. Il livello di sicurezza nei quartieri semideserti cala sensibilmente. Ed infatti l’estate è una stagione molto popolare nella cronaca.
Si registra un aumento soprattutto della piccola criminalità: gli scippi, a danno di donne e pensionati; casi di piccola delinquenza minorile; furti negli appartamenti; atti vandalici. Ma come è la situazione alla Garbatella? Lo chiediamo al maresciallo Gabriele Ricco, comandante della storica stazione dei Carabinieri della Garbatella. Storica, perché è nata insieme al quartiere, nel 1920, ed ha alle spalle, attraverso le generazioni di carabinieri che si sono succedute, 85 anni di conoscenza del posto e dei suoi abitanti.

di Valerio Maccari

Maresciallo, l’estate porta di solito ad un leggero aumento della criminalità. Come è la situazione alla Garbatella?
I problemi estivi sono dovuti alla “desertificazione delle città”.
Alla Garbatella questa tendenza non è così marcata, forse lo è un po’ di più dall’altra parte della Colombo. Le persone qui da noi abbandonano le loro case per periodi piuttosto brevi e lo svuotamento non raggiunge mai la soglia dell’ingestibilità. Settembre, in realtà, è il mese più a rischio.
Ma i furti in appartamento sono un problema molto sentito. Le forze dell’ordine hanno messo sotto stretto controllo le zone a rischio ma, ovviamente, non possono entrare nelle case.

Che fare, allora?
Oggi è possibile installare antifurti collegati direttamente con il 112. C’è bisogno della collaborazione dei cittadini. Se si prendono misure adeguate si può lasciare il proprio appartamento con relativa serenità.

Quindi la Garbatella è un quartiere sicuro?
Relativamente sicuro. Lo ritengo un quartiere con un indice di sicurezza maggiore di molti altri. Non si può dire che non avvengano reati, ma sono reati che si consumano dappertutto. D’altronde la Garbatella si inserisce in una grande città e ne condivide i problemi. Il grande afflusso di persone nei locali e alle varie manifestazioni festive serali, ad esempio, non semplifica la situazione. Una cosa, però, c’è da dire. Rispetto ai decenni scorsi abbiamo registrato una notevolissima diminuzione delle denunce.
Un tempo, ad esempio, in caso di furti d’auto in città, eravamo subito contattati e messi in allarme dalle altre stazioni: la Garbatella non godeva di buona fama! Non è più così.

E come mai la Garbatella è migliorata tanto?
Senz’altro per merito di un accrescimento culturale generale.
L’inserimento di varie istituzioni universitarie, per esempio, può aver contribuito a gratificare un quartiere nato in forma diversa. Ed è più facile per le forze dell’ordine ottenere risultati. E poi, ovviamente, per l’impegno delle forze dell’ordine sul territorio. Eppure si parla di furti, scippi, rapine… Come le dicevo, sono reati che vengono consumati dappertutto. Malgrado il forte afflusso di persone che vengono da fuori, credo che i reati siano veramente ridotti, invertendo la tendenza dei decenni passati. Sia ben chiaro, la sicurezza totale e completa non esiste.

Qual è il problema più grave della Garbatella?
Sicuramente il problema droga, al quale ci dedichiamo notte e giorno, costantemente. Tanto da poterle dire che, se non contenuto, è ormai decisamente sotto controllo. Poi, chiaramente, risse e, soprattutto intorno alla stazione Ostiense, quindi ai margini del quartiere, scontri interetnici. Un problema della Garbatella di oggi sono gli schiamazzi notturni, spesso una “coda”di serate in locali notturni all’Ostiense.

E come può essere risolto?
Bisognerebbe riorganizzare quei locali. Magari spostarli in zone meno abitate. Ogni cittadino ha diritto al riposo. Senza contare che altri reati sono spesso legati a questi locali. I danneggiamenti, ad esempio. Se i clienti di questi disco-pub bevono troppo, c’è anche un’alta probabilità che procurino danneggiamenti.
Per questo molti propongono il poliziotto di quartiere.
Sarebbe senz’altro una cosa positiva, ma bisogna vedere come verrebbe interpretata dai cittadini. Il sospetto dell’esistenza di uno stato di polizia non fa bene a nessuno. Noi crediamo di più nella collaborazione. Il cittadino deve dare il suo contributo: la segnalazione, ad esempio, è un elemento importante per prevenire. Però una specie di poliziotto di quartiere c’è. Da sempre la cultura dell’Arma ha valorizzato l’utilizzo di pattuglie a piedi. La nostra prerogativa è il contatto con il cittadino. Sa, la prevenzione è importantissima, pur se non è quantificabile.

E per la prostituzione?
C’è un serio impegno sul territorio. Questa piaga colpisce soprattutto la zona della Colombo, sul confine della Garbatella.
Combatterla non è semplice. Ma cerchiamo di esserci continuativamente.
Con un occhio di riguardo per le persone.
Che cosa intende? Proprio in quel momento squilla il telefono.
Dopo una breve conversazione il maresciallo mi spiega.
E’ una persona a cui hanno rubato in casa. E’ molto demoralizzata.
Le persone che subiscono questo genere di furti si sentono violate nella loro intimità. Noi cerchiamo di agire anche a livello psicologico. Siamo disponibili a rassicurare le vittime, a cercare di far loro capire che la società è qui per proteggerle. E’ un lavoro delicato. Cerchiamo di essere anche un po’ assistenti sociali.
Quando vado al bar le persone mi fermano, mi raccontano i loro problemi, mi chiedono consiglio. Noi carabinieri siamo sì per loro un punto di riferimento istituzionale, ma anche umano.

E’ importante?
Sì, perché crediamo nella prevenzione. Per noi arrestare una persona è una sconfitta. Per questo cerchiamo di combattere sul nascere i disagi che spesso portano a comportamenti criminosi.
Garbatella è migliorata molto. Ma senza strette relazioni umane tra cittadini e istituzioni non si può migliorare ancora.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Luglio 2005

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Sgradito il “vecchio” nell’ospedale

Sgradito il “vecchio” nell’ospedale

La salute è una grande questione sociale che ha costituito uno degli elementi della sconfitta elettorale di Storace nel Lazio e di altri governatori del centrodestra.
Dobbiamo perciò monitorare sempre la sua evoluzione, la gestione e le manchevolezze che si verificano, che possono essere drammaticamente vissute dai cittadini.
Il Municipio può essere parte attiva e parte civile nella difesa di un diritto fondamentale

Sgradito il “vecchio” nell’ospedale

La salute è una grande questione sociale che ha costituito uno degli elementi della sconfitta elettorale di Storace nel Lazio e di altri governatori del centrodestra.
Dobbiamo perciò monitorare sempre la sua evoluzione, la gestione e le manchevolezze che si verificano, che possono essere drammaticamente vissute dai cittadini.
Il Municipio può essere parte attiva e parte civile nella difesa di un diritto fondamentale come è quello alla salute, che peraltro va salvaguardato da tentativi di privatizzazione. La nostra Asl Roma C ha qualche problema di gestione che credo debba interessare l´attività del nuovo Assessorato alla Sanità della Regione.
Esistono questioni che riguardano i singoli presidi ospedalieri che ci debbono far riflettere. Se una persona anziana viene ricoverata al nostro Cto e non è in fin di vita, ma è in una condizione difficile perché, supponiamo, abbia una spalla fratturata per una caduta, cosa “normale” nell´età avanzata, ebbene questa persona verrà dopo qualche giorno rinviata a casa, spesso senza protezioni, con carichi tutti delegati alla famiglia che deve accollarsi il problema eventualmente con l’aiuto dell’Assessorato ai Servizi sociali del Municipio.
A volte è perfino difficile discutere con gli operatori sanitari di livello perché questi contestano con un tono spesso “americano” l´emergenza al ricovero di un “vecchio”.
Allora, con rabbia, dolore e però con dignità ci si ripiglia il proprio “vecchio”, perché quel vecchio lo ha sempre fatto per te e in ogni occasione.

Natale Di Schiena

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Luglio 2005

 

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Cronache, non ufficiali, di due spie italiane

cronache non ufficiali di due spie italiane
Copertina flessibile: 419 pagine | Editore: Robin (15 luglio 2004) | Collana: I libri colorati. Argento: mistero | Lingua: Italiano | ISBN-10: 8873710468 | ISBN-13: 978-8873710462

di Massimo Mongai (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Dante Nicoloso è un giovane capitano dei Carabinieri che si trova suo malgrado
coinvolto in una spy-story internazionale quando salva la vita del generale Barbieri, alto ufficiale dei Servizi Segreti italiani.

Da allora gli eventi si susseguono con incredibile velocità. Qualcuno ha rubato una vecchia arma batteriologica russa da uno degli arsenali dell’ex-Unione Sovietica e l’arma è finita (o sta per finire) nelle mani di un terrorista mediorientale che vuole usarla per un enorme massacro in Israele.

Poco prima di partire per questa avventura, la madre di Dante gli consegna il diario del bisnonno Felice, che gli svelerà un affascinante parallelismo fra quella vecchia storia di spionaggio nel Risorgimento italiano, e la sua vicenda personale.

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Quaderno della Resistenza

di Cosmo Barbato e Gianni Rivolta

Il “Quaderno della Resistenza”, curato dall’associazione Cara Garbatella, autori
Cosmo Barbato e Gianni Rivolta, è una raccolta di diciotto brevi capitoli che
raccontano la tragica storia della resistenza antifascista nel territorio Garbatella-
Ostiense.

Diciotto racconti la cui protagonista assoluta è la voce diretta dei portatori della memoria, coloro che hanno vissuto, o hanno visto accadere, le brutalità dell’occupazione nazista.

Diciotto tasselli che si completano l’uno con l’altro, lungo il filo delle date, fino a comporre il mosaico storico dei nove mesi in cui militari e civili condussero il paese alla liberazione. Diciotto frammenti di storie parlate che si amalgamano bene con frammenti di vere e proprie cronache degli eventi storici più
salienti.

quaderni della resistenza
Copertina morbida 66 Pagine | Edizione: 1 | Editore: Cara Garbatella | Data di pubblicazione: gennaio 2004
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Giuseppe Felici un, eroe figlio della Garbatella

Settembre 1943: sessanta anni fa nasceva la Resistenza

Giuseppe Felici un, eroe figlio della Garbatella

di Cosmo BARBATO

SETTEMBRE 1943 SETTEMBRE 2003:60 anni fa, tra il giorno 8, data d’annuncio dell’armistizio e il giorno 10, a Roma, proprio nel territorio del nostro Municipio, nasceva la Resistenza italiana che si sarebbe conclusa 11 25 aprile 1945 …..

Settembre 1943: sessanta anni fa nasceva la Resistenza

Giuseppe Felici un, eroe figlio della Garbatella

di Cosmo BARBATO

SETTEMBRE 1943 SETTEMBRE 2003:60 anni fa, tra il giorno 8, data d’annuncio dell’armistizio e il giorno 10, a Roma, proprio nel territorio del nostro Municipio, nasceva la Resistenza italiana che si sarebbe conclusa 11 25 aprile 1945 con la cacciata dell’occupante tedesco e dei collaborazionisti di Salò. Due furono gli epicentri della battaglia che vide uniti militari e volontari civili: la Montagnola e Porta San Paolo. Alla Piramide, tra i combattenti (numerosi anche i popolani della Garbatella), c’era un giovane eroefiglio del nostro quartiere, Giuseppe Felici, medaglia d’oro. Alla sua memoria dedichiamo questo nostro ricordo.

Due strade , una situata in uno dei quartieri nuovi della capitale, il Torrino, e l’altra in una città della Sabina, sono intitolate a un figlio della Garbatella, Giuseppe Felici, fucilato dai nazifascisti a 21 anni il 9 aprile 1944: un eroe cui è stata conferita la medaglia d’oro, al quale ha voluto rendere omaggio il Comune di Roma, dove era nato e vissuto, e quello di Poggio Mirteto, luogo di origine della famiglia, in provincia di Rieti, città quest’ultima dove fu fucilato insieme ad altri quattordici combattenti per la libertà.
L’eccidio ebbe luogo un sabato santo. I prigionieri, prelevati dalle celle del carcere reatino di Santa Scolastica, le mani legate dietro la schiena, furono stipati in un camion. Pochi minuti di strada, raggiunsero una località desolata, poco distante dall’aeroporto di Rieti, dove il terreno era costellato di voragini provocate da bombe cadute fuori bersaglio. Fu scelta la più profonda e intorno ad essa furono sospinti i condannati. Seguì un’ esecuzione sommaria, attuata senza dare nemmeno il colpo di grazia, come si costatò dopo la Liberazione, quando i poveri corpi vennero riesumati (in alcuni la bocca piena di terra indicava che erano stati sepolti ancora vivi). Subito dopo l’eccidio, un trattore provvide a colmare la buca e a sigillare la catasta di vittime.

Poi la zona fu interdetta a tutti. Il luogo della strage venne tenuto segreto e verrà scoperto soltanto molti mesi più tardi e dopo lunghe ricerche. Giuseppe Felici era stato condotto al patibolo ancora sanguinante per le ferite riportate in un ennesimo scontro con una pattuglia tedesca. Prima di lasciare il carcere, ormai certo dell’imminente fine, ebbe modo di affidare un messaggio verbale a un altro prigioniero destinato ai lavori forzati al fronte: ti raccomando, porta un bacio a mamma e alla mia ragazza e ricordati di quell’ufficiale repubblichino che ha testimoniato contro di me.
Quel luogo maledetto fu battezzato dalla pietà popolare col nome di Fosse Reatine, forse anche per assonanza con le Fosse Ardeatine di Roma. A Rieti, come a Roma, la strage era avvenuta con l’attiva complicità dei repubblichini di Salò.
Giuseppe Felici era il primo di tre figli di un impiegato postale, Angelo, e di Penolope Del Bufalo. Abitava con la famiglia alla Garbatella in Via Guglielmo Massaia 65 nelle case dell’Istituto Postelegrafonici. Studente d’ingegneria, innamorato della matematica, si industriava a lavorare in casa come radiotecnico contribuendo al ménage familiare. Nell’aprile del `43 arrivò la chiamata alle anni per il servizio di leva. Lo spedirono subito al corso allievi ufficiali piloti dell’aeronautica. Era a casa in licenza straordinaria perché doveva sostenere alcuni esami, quando l’8 settembre fu sorpreso a Roma dall’annuncio dell’armistizio.
Giuseppe non ebbe esitazioni e il 9 settembre era a Porta S.Paolo per contrastare, con le armi in pugno, l’occupazione tedesca insieme ai granatieri, ai lancieri della divisione corazzata “Ariete”, ai dragoni del “Genova cavalleria” e alle migliaia cli popolani e di antifascisti romani. Com’è noto, fu a Porta S.Paolo che ebbe inizio la Resistenza. Negli scontri Felici rimase ferito ma riuscì a sottrarsi alla cattura. Ancora convalescente riprese le armi, aderendo ad una delle reti centrali dei GAP romani (quella guidata da Carlo Salinari. futuro professore di letteratura italiana alla Sapienza), operando audaci azioni di sabotaggio e di guerriglia in varie periferie della capitale. Per le sue spiccate doti organizzative e per il suo coraggio fu inviato a coordinare la resistenza in Sabina, dove numerosi gruppi di patrioti e centinaia di giovani renitenti alla leva fascista avevano scelto la strada della montagna, iniziando ad attaccare convogli e installazioni tedesche nonché postazioni dei collaborazionisti di Salò.
Felici in Sabina giocava in casa: la sua famiglia era originaria di San Valentino di Poggio Mirteto dove possedeva un podere, sempre assiduamente frequentato. Qui, per sottrarsi al rischio dei bombardamenti (Garbatella e l’Ostiense erano stati a più riprese colpiti), erano sfollati la madre e i fratelli Piero e Renato, mentre Angelo, il padre, legato al suo lavoro, faceva il pendolare con Roma.
Fino al dicembre Giuseppe riuscì ad operare sotto copertura, ma a seguito di una azione che lo costrinse a scoprirsi e nella quale cadde un partigiano, fu ferito un tedesco e un altro fu preso prigioniero, venne sconosciuto. Subito sulla sua testa fu posta una grossa taglia, ma al momento fu il padre a pagare il prezzo più alto: ignaro dell’operazione in corso, fu arrestato, come parente diretto di un supericercato, mentre tornava in corriera da Roma. Deportato in Germania, morirà per gli stenti patiti dopo il suo rientro in Italia alla fine della guerra. A quel punto Felici, braccato da tedeschi e fascisti, fu fatto allontanare dalla zona. Dopo una breve sosta a Roma. si spostò nel circondario di Leonessa, dove operavano numerose bande partigiane (ricordiamo che Leonessa pagò un largo tributo di sangue alla lotta per la libertà: ben cinquantuno suoi figli furono uccisi dai nazifascisti, dei quali ventitré in una sola strage consumata il 7 aprile del 44, due giorni prima dell’eccidio di Rieti).
Ben presto però egli volle tornare alle sue montagne, i Monti Sabini, dove sul Monte Tancia (m. 1282) operava una delle più grosse formazioni dell’Italia centrale, la banda “D’Ercole -Stalin” (D’Ercole dal nome del partigiano ex ufficiale dell’esercito Patrizio D’Ercole; Stalin perché il capo dell’Unione Sovietica rappresentava in quegli anni il simbolo della resistenza al nazifascismo). Ci furono momenti in cui la banda riuscì a raggruppare anche un migliaio di combattenti, impegnando in battaglia grossi reparti tedeschi, sconvolgendone le retrovie e creando nell’area una vasta zona libera. Felici, nella sua attività di combattente, si spostava in tutta la Sabina: per attaccare colonne germaniche, per operare sabotaggi e per colpire i collaborazionisti fascisti non di rado più spietati e voraci degli stessi tedeschi. In uno dì questi spostamenti, dirigendosi verso Rieti attraverso le zone impervie di Leonessa, dove erano in corso aspri combattimenti, giunse con quattro suoi compagni nei pressi di Cantalice. Qui il gruppo fu intercettato da una pattuglia tedesca. Mentre i suoi compagni, trovati disarmati, riuscirono a scampare all’arresto, Felici vistosi perduto estrasse la sua pistola dallo zaino e tentò un conflitto a fuoco ma fu ferito e quindi catturato. Sanguinante fu trasferito al carcere reatino di Santa Scolastica e da qui il 9 aprile fu condotto all’estremo supplizio.
Si chiudeva così la giovane vita di questo figlio della Garbatella, cui verrà concessa la medaglia d’oro alla memoria poco dopo la Liberazione, con decreto del 14 giugno 1947, con questa motivazione:
” Ferito dopo aspro combattimento contro forze preponderanti tedesche nella difesa di Roma del settembre 1943, riprendeva subito le armi nella lotta partigiana contro l’invasore. In plurime azioni di sabotaggio e di guerriglia tra le più audaci si distingueva per le virtù di capo valoroso, sereno valutatore del pericolo, sempre presente ovunque il rischio fosse maggiore. Braccato dai nazifascisti che avevano posto su di lui una forte taglia, resisteva con indomito coraggio alla testa dei suoi compagni infliggendo al nemico in epici combattimenti e azioni gravi perdite. Arrestato da due ufficiali tedeschi, riusciva a fuggire. Subito dopo in un duro combattimento veniva ferito e cadeva prigioniero. Con teutonica ferocia fu fucilato ancora sanguinante per le gloriose ferite. Fioriscono in lui le virtù più nobili del popolo italiano. Roma, 8 settembre 1943 – Rieti, 9 aprile 1944″.
La famiglia Felici non esiste più. Come abbiamo detto, il padre Angelo morì dopo il rientro dai lager tedeschi; la madre, Penelope, affranta dal dolore si spense dopo la morte anche del secondo figlio, Piero; più tardi mori per malattia anche l’ultimo figlio Renato.
A via Guglielmo Massaia non c’è nemmeno una lapide che ricordi il sacrificio di questo nostro eroe. Ci sembrerebbe giusto che il quartiere dove visse gli rendesse almeno questo omaggio, come ha fatto in passato per gli altri suoi martiri, Giuseppe e Francesco Cinelli, Enrico Mancini e Libero De Angelis.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 0 – Settembre 2003

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Tette e pistole. Le molte vite del commissario Cartamoni

tette e pistole
Copertina flessibile 195 pagine | Editore: Robin (10 luglio 2008) | Collana: I luoghi del delitto | Lingua: Italiano | ISBN-10: 8873714153 | ISBN-13: 978-8873714156

Massimo Mongai (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Quando scopre di essere gay, Giulio, giovane studente universitario di Roma, decide di farsi dotare dalla chirurgia plastica di un bellissimo seno femminile e comincia, col nome di Giulia, la sua nuova vita di donna, o meglio di prostituta, ottenendo grande successo per la sua avvenenza.

Un giorno sale però sull’auto sbagliata e si ritrova faccia a faccia con un serial killer che, credendo di averlo ucciso, lo getta in un canale.

È a questo punto che per Giulio inizia davvero una nuova vita. Deciso a rintracciare chi ha tentato di ucciderlo per consumare la propria vendetta, muta nuovamente il proprio aspetto in quello d’un uomo, riprende gli studi in legge che aveva abbandonato, diviene commissario di polizia e si trasforma in un efficiente cacciatore di assassini seriali. Dimentica l’episodio, dimentica la vendetta e vive da super-poliziotto. Finché…

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REGIONALISMO A ROMA Tipi e linguaggi: il caso Garbatella

regionalismo a roma
Editore Editrice Dedalo Roma | Formato Illustrato | Pubblicato 24/01/2001 | Pagine 233 | Lingua Italiano | Isbn o codice id 9788886599481

di Francesca Romana Stabile

La diffusione del linguaggio neogotico teso a recuperare nella cultura locale
un’alternativa all’astratta generalizzazione di uno stile neoclassico internazionale del tutto indipendente dal contesto storico e geografico. È testimoniata dalla borgatagiardino “Garbatella”, analizzata nel volume sia nell’aspetto tipologico che morfologico.

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Il gioco degli immortali

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Lingua: Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Paperback | ISBN-10: A000005101 | Data di pubblicazione: 01/10/1999

di Massimo Mongai (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

La mia è una storia un po’ complicata.No, non è esatto, questo è a dir poco un
eufemismo. La mia è una storia molto complicata, complicata e lunga al punto che io non so bene come cominciarla; anche perché me ne sono successe talmente tante di cose, e di tanto improbabili, che semplicemente non so “da dove” cominciare. Forse la cosa migliore è cominciare a raccontare quello che è l’ultimo ricordo cosciente che ho della mia vita sulla Terra.È un ricordo molto vivido.

Ricordo che ero in un letto d’ospedale. Credo che fosse l’Ospedale di San
Giacomo, il più vicino a casa mia (vivevo a via Frattina, al centro di Roma), dove
per forza di cose mi dovevano aver portato; ma non ne sono sicuro, dato che non ci ero mai stato prima; anzi, a dire il vero io non ero mai stato in un ospedale in vita mia, non in un letto per lo meno, non a passare una notte: ero sempre stato molto sano.

Però devo dire che anche alcuni ricordi immediatamente precedenti non sono meno vividi.In uno ero a casa mia e mi ero appena alzato; mi ero fatto il mio solito caffè, me lo stavo bevendo in cucina, come tutte le mattine, come sempre; in un altro, subito dopo sono in moto, sul lungotevere, quando un imbecille assassino mi taglia la strada proprio davanti a ponte Garibaldi, partendo da fermo alla mia sinistra e diretto verso il ponte.

Mi taglia la strada ed io freno, ma pur rallentando tantissimo la mia moto, una vecchissima ma ben tenuta Honda a quattro cilindri, 500cc Four K, pesante com’è frena sì, ma non tanto da non
toccare la macchina, che mi ha tagliato la strada, nella parte posteriore sinistra.Ed io cado di lato, quasi da fermo, senza poter fare niente. E ricordo che il casco, che avevo infilato ma non allacciato, vola via.

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invito alla garbatella

Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali

Invito alla Garbatella ha dato l’opportunità a ventitrè artisti di confrontarsi direttamente con la città e, soprattutto, con gli abitanti del quartiere.

Presentando i propri lavori senza alcuna mediazione critica nelle piazze, sulle strade, nei cortili, tra i palazzi, luoghi da molto tempo non più depuati all’arte, gli artitisti hanno recuperato la loro importana “sociale”, avviando un rapporto immediato e spontaneo con il pubblico, che è raro trovare in altre occasioni a Roma.

Le impressioni, i commenti e le emozioni che tali opere hanno suscitato tra i cittadini dimostrano che Roma, una città che vive di uno splendido passato, può oggi vantare delle presenze artistiche contemporanee di grande talento e valore, capaci di ridisegnare il volto di una città che si prepara a vivere l sfide del nuovo millennio.

Gianni Borgna
Assessore alle Politiche
Culturali del Comune di Roma

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Memorie di un cuoco d’astronave

memorie di un cuoco di astronave

 

Mongai, Massimo (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Romanzo vincitore del Premio Urania 1997.

Si ringraziano l’Autore e la Ar-noldo Mondadori Editore per averci concesso i diritti di pubblicazione.DIRITTI D’AUTORE: sìLICENZA: questo testo è distribuito con la
licenzaspecificata al seguente indirizzo Internet:
http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze

Il romanzo narra dell’esperienza di un giovane cuoco terrestre imbarcato su un’astronave come vice Chef che diventa subito Chef per indisposizione del capo.

Le vicende sono suddivise in racconti autonomi sulle varie vicende capitategli durante i tre anni di crociera. Le storie dimostrano l’importanza del cibo nelle relazioni e grazie al protagonista viene salvata la galassia dalla distruzione. Le vicende del protagonista, Rudy “Basilico” Turturro, pare siano in parte autobiografiche; nella postfazione l’autore infatti racconta di aver avuto l’ispirazione durante una sua esperienza reale di cucina, su una barca, come del resto la lezione di Filosofia del Cibo, ricorda molto una lezione di filosofia del diritto (l’autore è laureato in giurisprudenza).

Nel romanzo sono esposte varie idee dell’autore, tra cui il principio di tolleranza e di uguaglianza di tutte le razze del cosmo. La futura comunità galattica, detta l’Agorà, che pare rispecchiare le idee dell’autore, è antiproibizionista, liberale, libera in materia sessuale con controllo demografico, antirazzista. Il romanzo, realizzato con un certo humor, contiene anche una serie di ricette realmente realizzabili (a condizione di sostituire gli ingredienti “alieni” con gli equivalenti terrestri.)
Una delle trovate dell’autore, infatti, è quella del linguaggio “alieno”, che, a differenza della maggioranza delle altre lingue immaginarie, è un italo-romanesco scritto all’inglese.

Ad esempio: Tuk-kkhee-no = tacchino. Così decifrati, i piatti divengono commestibili.
Le ricette inserite alla fine di ogni capitolo spaziano da quelle più comuni, come la carbonara, a quelle più esotiche. Una delle ricette contiene quella che sulla Terra è la Cannabis sativa, volgarmente detta marijuana.

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Memorie di un cuoco d’astronave

Mongai, Massimo (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Romanzo vincitore del Premio Urania 1997. Si ringraziano l’Autore e la Arnoldo Mondadori Editore per averci concesso i diritti di pubblicazione.

Qui puoi scaricarlo gratuitamente

“La natura è né madre né matrigna, è solo un enorme ristorante in cui siamo tutti al tempo stesso commensali e sul menu.”

Rudy “Basilico” Turturro, il cuoco di bordo dell’astronave Muhmmeenuh è convinto che questo antico proverbio sia verissimo. D’altra parte nel ventiseiesimo secolo, a girare per la Galassia, c’è il rischio di incontrare pianeti e ristoranti in cui le vivande possono cercare di mangiare voi.

E poi come si fa un soufflé in assenza di gravità? Perché viaggiare a velocità curvatura fa inacidire il vino? Qual è la Direttiva Alimentare Primaria, l’unica regola assolutamente ineliminabile a bordo di una astronave multispecie?
Sono problemi non da poco.

E si complicano se vanno gestiti assieme a personaggi come Chef, il computer senziente della cucina, che parla con un accento francese ed è “una checca isterica” (parole di Rudy), o come Chaka, il comandante Zulu della nave che quando si arriabba da nero com’è, diventa blu.
Insomma, sono problemi…

 

 
 
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Via delle Sette Chiese in Roma

di M. Guarrera

Via delle Sette Chiese in Roma
Un percorso storico, archeologico, paesistico

Contenuto: Saggi di: Cooperativa Res Antiquae, Cosmo Barbato, Paolo Berdini, Laura Caserta, Armando De Vincenzi, Gianfranco Filacchione, Vincenzo Fiocchi Nicolai, Gabriele Maria Guarrera, Paolo Maria Guarrera, Enzo Iorio, Paola Lanzara, Annalisa Lombardi, Alessandro Mazza, Maria Carla Meloni, Simona Messina, Maria Pia Pacente, Pia Pascalino, Patrizia Polimeni, Anna Maria Ramieri, Raffaella Sini, Lucrezia Spera, Lucia Tangari, Ufficio Studi Circoscrizione XI, Franco Zagari Via delle Sette Chiese rappresenta assieme alle consolari storiche Ostiense, Laurentina, Ardeatina e Appia Antica la preesistenza viaria più qualificante della Circoscrizione XI del Comune di Roma ( il cui territorio si estende a Sud di Roma tra le mura Aureliane e l’Eur).

Quest’antica strada che collega attualmente le basiliche di S. Paolo fuori le mura
sull’Ostiense e di S. Sebastiano sull’Appia Antica, deve il suo nome al pellegrinaggio ripristinato da San Filippo Neri alle sette basiliche giubilari nel 1552.

Il libro indaga la storia della via e ne ripropone la riqualificazione, anche nell’imminenza del Giubileo dell’anno 2000.
Quanto in realtà è antico il percorso di via delle Sette Chiese? Sicuramente si può risalire all’età preromana per passare all’età tardo-repubblicana e imperiale romana, periodo ben documentato dai ritrovamenti archeologici lungo il suo percorso.

Ci riferiamo in particolare ad alcune ville ed ai complessi cimiteriali, pagani e cristiani come il sepolcreto ostiense, le catacombe di Commodilla, di Domitilla e di S. Callisto, descritti in questo libro.
Il testo oltre ad indagare la storia della via anche in epoca moderna e i suoi caratteri geologici e botanici ne ripropone la riqualificazione ad opera di giovani progettisti (a partire dal progetto per il suo recupero di Enzo Iorio e, come afferma Franco Zagari, “seguendo una logica di lettura e di concezione che assomiglia molto a quella di un parco”).

L’Ufficio Studi della Circoscrizione XI, che promuove il recupero del percorso, in sintonia con queste proposte, propone la pedonalizzazione di alcuni tratti della via e una sua rinnovata pavimentazione. Via delle Sette Chiese si ricollegherà più organicamente all’Appia Antica attualmente in via di ripristino e, tramite alcuni antichi tratturi nella campagna romana al Santuario della Madonna del Divino Amore in un progetto pedonale e ciclabile denominato.

via delle sette chiese
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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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