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Autore: Redazione

Un singolare negozio per una strenna intelligente Oltre i libri, mille curiosità però sempre tanta cultura

Un singolare negozio per una strenna intelligente

Oltre i libri, mille curiosità però sempre tanta cultura

Una strenna intelligente, un regalo fuori del comune, un modo originale per farsi ricordare o anche per fare a se stessi un dono da mettere sotto l’albero.
Mille idee vi può  …..

Un singolare negozio per una strenna intelligente

Oltre i libri, mille curiosità però sempre tanta cultura

Una strenna intelligente, un regalo fuori del comune, un modo originale per farsi ricordare o anche per fare a se stessi un dono da mettere sotto l’albero.
Mille idee vi può suggerire un singolare negozio di Largo delle Sette Chiese 20, per rendere più allegra, più curiosa e anche culturalmente più elevata l’usanza della strenna natalizia, senza concessioni al pervasivo consumismo. Ma, pur non comprando, vale la pena fare una visitina al locale del signor Stefano Funari, 45 anni, che da una vita si dedica al collezionismo, raccogliendo, acquistando, trattenendo per sé e vendendo diciamo così il superfluo, i doppioni, sempre però oggetti e materiali di gran gusto e di gran pregio, a prezzi incredibilmente onesti. Funari insomma vende per finanziare la sua passione, ma non disdegna i cambi. Accoglie tutti con simpatia, gli ospiti lo gratificano per la loro stessa presenza perché può mostrare loro con orgoglio i suoi “tesori”.

Ha intitolato il suo negozio “Curiosi oltre la lettura”, perché, dice, “il mio locale vuole essere una piccola oasi di cultura dove riprende vita il libro di seconda mano ma anche si esalta il valore dell’oggettistica proposta come conservazione della memoria, offerta in un punto cardine di una Garbatella che va mutando con veloce lentezza il suo vecchio tessuto sociale”. Stefano segue da sempre le sue passioni, facendo rivivere l’anima di chi ha posseduto, amato, goduto un libro, un quadro, un gioco, un oggetto qualunque tra i tanti che troverete affastellati nel negozio e nel vasto sottonegozio (gli anziani ricorderanno, erano i locali del vecchio fioraio Garonne).
Quando parla della sua passione per i libri sembra ispirato: “Chi si circonda di libri crede sempre nel loro effetto taumaturgico e si convince che la conoscenza comincia con il contatto cartaceo ancora prima che con la lettura. Spesso una persona si conosce da come tocca i libri”. A fianco a romanzi e saggi d’attualità, sempre a prezzi di usato, troverete edizioni rare, talvolta introvabili, edizioni d’arte, libri antichi, litografie, documenti, editti degli antichi stati italiani, onorificenze, decreti autografi, diplomi, vecchi quaderni e pagelle, banconote e monete italiane ed estere, vecchie lettere d’amore, letterine di Natale dell’800 (bellissime, a richiesta Funari le monta su passepartout), figurine delle più svariate e spesso pregiate edizioni, cartoline, penne col pennino e inchiostri, francobolli da collezione, modellini di auto, soldatini di piombo, medaglie di guerra e commemorative. Straordinariamente belle sono le pubblicità a colori degli anni ’20 o ’30 realizzate da grandi illustratori, autentici quadri da arredamento.
C’è perfino una collezione di brillantine. Sugli scaffali fanno bella mostra di sé radio e grammofoni d’epoca, marionette siciliane, un cappello a cilindro, materiale bellico, sculture liberty, porcellane e vetri, argenti e peltri, monili e gioielli, ceramiche d’arte, un grande messale illustrato del ‘700. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, senza riuscire a nominare tutto ciò che i “Curiosi oltre la lettura” potranno scoprire nel negozio del signor Funari. Tutto, sempre all’insegna del buon gusto o della curiosità. Fermo restando che al centro rimane il libro, l’oggetto primo della sua passione.(C.B.)

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Il fascino del Natale tra miti e storia. Un grido si levava lungo il Nilo: “Esultate, la vergine ha partorito” Non era il 25 dicembre e non siamo nel 2005

Il fascino del Natale tra miti e storia. Un grido si levava lungo il Nilo: “Esultate, la vergine ha partorito”

Non era il 25 dicembre e non siamo nel 2005

di Cosmo Barbato

Torna la festa più bella e più attesa. Torna quell’appuntamento che richiama i sentimenti affettivi più profondi dell’ambito familiare. Torna la festa dei bambini, con le luminarie, i giocattoli, i dolci. Come sempre la Garbatella veste le penne del pavone, sfavillante nelle vetrine addobbate che sembrano voler esorcizzare le preoccupazioni per un futuro sempre più incerto.
Che cos’è che fa apparire magica la notte tra il 24 e il 25 dicembre? …..

Il fascino del Natale tra miti e storia. Un grido si levava lungo il Nilo: “Esultate, la vergine ha partorito”

Non era il 25 dicembre e non siamo nel 2005

di Cosmo Barbato

Torna la festa più bella e più attesa. Torna quell’appuntamento che richiama i sentimenti affettivi più profondi dell’ambito familiare. Torna la festa dei bambini, con le luminarie, i giocattoli, i dolci. Come sempre la Garbatella veste le penne del pavone, sfavillante nelle vetrine addobbate che sembrano voler esorcizzare le preoccupazioni per un futuro sempre più incerto.

Che cos’è che fa apparire magica la notte tra il 24 e il 25 dicembre?
E’  magica perché si celebra in quelle ore il Natale cristiano, perché è la notte in cui si ritiene sia nato Gesù?
Ma perché allora questa data appariva magica fin da quando ci giungono le testimonianze di un più lontano passato? Almeno cinque secoli prima della leggendaria apparizione della cometa, sulle sponde del Nilo quella notte si levava un grido: “Esultate, la vergine ha partorito, rinasce la Luce”. Era l’annuncio del Natale di Horus. I simulacri della dea madre, Iside, col piccolo in grembo o attaccato al seno, venivano portati in processione verso i campi, di notte, al lume delle torce.
La vicenda del Natale, pur completamente storicizzata, non perde nulla del suo fascino e del suo straordinario potere evocativo. Dall’ora 0 del 21 dicembre di ogni anno le giornate cominciano di nuovo ad allungarsi. L’asse intorno a cui ruota il nostro pianeta comincia a modificare la sua inclinazione rispetto al sole: da quel momento ha inizio la nuova stagione. L’eterno ritmo della natura, dopo averci fatto toccare il fondo delle giornate buie, riprende il suo ciclo verso la luce, verso il calore. Nel grembo oscuro della madreterra i semi cominciano ad aprirsi e a germogliare. Si rinnova il fenomeno della vita, è la grande festa del risveglio, della fecondità.
Per gli antichi questo giorno – che noi chiamiamo solstizio d’inverno e che segna il vero inizio del nuovo anno – cadeva il 25 dicembre. Da quando? Probabilmente dalla più remota antichità, forse dal primo giorno in cui gli uomini si accorsero che in questo periodo, col riallungarsi delle giornate, riprendeva con la rivoluzione delle stagioni la corsa verso la fioritura di primavera Tracce di celebrazioni natalizie si
trovano, intorno alla data del 25 dicembre, presso le primitive religioni persiane, fenice, siriache. In tutti gli angoli della terra nei giorni del
solstizio d’inverno le forze naturali legate ai fenomeni rigenerativi si identificavano con il mito di una deamadre che partorisce un bambino,
dio o eroe o santo, la cui nascita veniva ad assimilarsi con quella del sole, per garantire agli uomini un nuovo anno di vita.
A Roma le feste d’inverno erano collegate a Saturno, il vecchio dio latino dell’agricoltura. I Saturnali iniziavano il 19 dicembre e si prolungavano fino al 25. Erano feste di gioia, di rigenerazione, di speranza. Si rinnovavano i patti agrari e si esprimeva, con pagana libertà, l’allegria per la fine del periodo in cui tutto muore e per l’inizio della stagione delle nascite.
Nel periodo imperiale culti solari si affermarono in Roma, probabilmente portati dai soldati delle legioni reclutate in Siria o da schiavi importati dall’Oriente. Ma già nell’ultimo mezzo secolo prima di Cristo si era cominciato a diffondere un culto del Dio Sole, destinato a divenire religione dell’impero. Il dio solare che ebbe a Roma maggior fortuna fu inizialmente quello originario della città di Emesa (Homs) in Siria: ricevette il nome latino di Deus Sol Elagabalus. Il primo imperatore che ne accolse il culto fu Settimio Severo (193-211), che aveva sposato Giulia Domna, figlia del gran sacerdote del dio di Emesa. Un suo successore si chiamò addirittura Elagabalus (218-222) e fu insieme imperatore e gran sacerdote. In quel tempo le feste del solstizio d’inverno si tramutavano in orge, per accompagnare le nozze del dio con la dea vergine d’origine nordafricana Juno Coelestis, strana “madonna” il cui mito celebrava più che la maternità il sesso.
Una generazione più tardi, quel 25 dicembre diventerà il Natale del Sol Invictus. Il nuovo culto, assommante gli attributi del dio di Emesa a quelli del supremo dio di Palmira, fu introdotto dall’imperatore Aureliano (272-275) che al dio Sole eresse un grandioso tempio nel Campo di Agrippa (attuale Piazza San Silvestro): naturalmente fu inaugurato un 25 dicembre.
Ma a Roma già dalla fine del 1° secolo a.C. un altro culto solare di lontana origine persiana, quello di Mitra, si andava diffondendo, fino a diventare un serio concorrente del cristianesimo. Il 25 dicembre fu la festa della sua nascita, il giorno in cui il dio rinasceva dalla roccia per uccidere il toro, presentandosi, nel mistero dell’atto sacrificale, come salvatore e redentore di un’umanità stanca, capace di riporre le sue speranze unicamente nel culto esoterico esaltante la potenza fecondatrice dell’uomo. Il mitraismo, in un periodo di profonda crisi della società romana, fece molti proseliti, parallelamente al cristianesimo con il quale aveva in comune un progetto di salvazione. Si comprende
perché poi fu duramente perseguitato dal cristianesimo quando quest’ultimo, alla fine del IV secolo, si coalizzò col potere politico.

Ed ora veniamo al Natale cristiano. La capacità del cristianesimo di inserire nella sua liturgia le preesistenti tradizioni costituisce un interessante capitolo della storia delle religioni. Così la festa della Dea Fortuna celebrata il 24 giugno divenne la festa di San Giovanni; la festa di Romolo e Remo, mitici fondatori di Roma, celebrata il 29 giugno, divenne la festa dei rifondatori Pietro e Paolo. Allo stesso modo il giorno natalizio del dio solare d’Egitto, della Siria e della Persia venne adottato come Natale cristiano.
Alle origini la tradizione tendeva a indicare la nascita di Gesù in un giorno di primavera. Clemente di Alessandria (scrittore greco cristiano morto nel 215) l’aveva fissata al 19 aprile, altri al 18 dello stesso mese, altri ancora al 29 maggio o al 28 marzo. Le prime tracce fissate al 25 dicembre si incontrano intorno al Terzo secolo e il definitivo affermarsi non senza contrasti di quella data risale alla metà del Quarto. Ad Antiochia fu introdotta nel 375 e in Alessandria dopo il 430.
La data del 25 dicembre fu dunque ufficializzata solo dopo molte discussioni e dopo complicati assurdi calcoli. Fu giustificata calcolando gli
anni di Cristo a ritroso, partendo cioè dalla cifra mistica di 33, quanti sono gli anni che Gesù avrebbe trascorso sulla terra. Poiché la morte di Cristo era stata inizialmente indicata a un 25 marzo, presumendo che essa fosse accaduta esattamente 33 anni dopo il suo concepimento, che quindi veniva fissato anch’esso a un 25 marzo, la nascita non poteva essere avvenuta che nove mesi dopo il concepimento, cioè il 25 dicembre. E’ evidente che la nuova religione doveva tener conto di tutto il preesistente materiale di credenze, di miti, di leggende ormai profondamente stratificato nella cultura popolare. Si trattava anzi di ereditare quel patrimonio e di inserirlo nella propria tradizione.
Con la scelta del solstizio d’inverno (appunto il 25 dicembre nel calendario romano) il Natale di Cristo (il “nuovo Sole” di San Cipriano) fu adattato al dies natalis del Sol Invictus, senza nulla togliere alla sacralità mistica della principale festa della religione cristiana. C’è da aggiungere che anche l’anno della nascita di Gesù è controverso. Già nei primi secoli del cristianesimo i fedeli ne avevano un’idea molto vaga. E’ da premettere che, fino alla fine del V secolo d.C. e anche oltre, il calendario in uso continuava ad iniziare dalla mitica data della fondazione di Roma. Il compito di fissare esattamente l’anno di nascita di Gesù fu affidato dai pontefici romani a un dotto monaco della Scizia, Dionigi il Piccolo. Egli, intorno all’anno cristiano 525, dedusse che Cristo doveva essere nato nell’anno 753 del calendario romano.
Ma Dionigi aveva sbagliato i calcoli. L’evangelista Matteo narra infatti che Gesù nacque durante il regno di Erode, il tiranno che avrebbe ordinato la strage degli innocenti. Ed è accertato che Erode morì nel 749 del calendario romano, cioè nel 4 a.C.
L’evangelista Luca a sua volta riferisce che Gesù vide la luce a Betlemme, luogo originario della famiglia, perché Giuseppe e Maria vi si erano recati da Nazareth per farsi registrare in occasione del censimento di Augusto, che però avvenne nel 745 del calendario romano, cioè nell’8 a.C.
La data esatta della nascita di Gesù resta dunque un mistero. Con molta approssimazione può essere indicata intorno al 747 di Roma, cioè intorno all’anno 6 prima della nostra era. Dunque, non saremmo nel 2005 bensì, forse, nel 1999. Ma che importanza ha per la fede una data? Per chi crede conta solo che, da un certo giorno, anche se non ben identificato, l’umanità abbia avuto un messia, un salvatore. Il 25 dicembre, con la sua mitica carica evocativa, assolve in pieno questo compito.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Dicembre 2005

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Grande tombola di solidarietà

Grande tombola di solidarietà

Anche quest’anno le Associazioni Cara Garbatella e Altrevie promuovono una grande festa finalizzata a raccogliere fondi da destinare al lavoro di ricerca e assistenza del reparto oncologico dell’Ospedale Sant’Eugenio. La festa vedrà …..

Grande tombola di solidarietà

Anche quest’anno le Associazioni Cara Garbatella e Altrevie promuovono una grande festa finalizzata a raccogliere fondi da destinare al lavoro di ricerca e assistenza del reparto oncologico dell’Ospedale Sant’Eugenio. La festa vedrà due momenti: una grande tombolata e un concerto di musiche popolari del Mediterraneo del gruppo Musimè. Particolarmente divertente, come di consueto, si preannuncia la tombola il cui montepremi è formato da piccoli e grandi doni che i partecipanti porteranno con sé già confezionati; oggetti spesso anche di un certo valore comperati per l’occasione o, spesso, trovati frugando nei cassetti di casa.
“Rinnoviamo anche quest’anno la nostra festa, dice Annamaria Procacci, vice-presidente di Altrevie, diventata ormai una tradizione, con la quale cerchiamo di dare un aiuto a chi, tutto l’anno, lavora per alleviare le sofferenze dei meno fortunati”. Il ricavato della festa, infatti, è destinato all’Associazione Casagrande-Scaramelli, coordinata dal Prof. Mauro Antimi, direttore del reparto oncologico del Sant’Eugenio. La festa, a cui sono invitati tutti i cittadini del quartiere, si terrà domenica 18
dicembre nei locali del Centro Anziani di Via Pullino 97 (Metro Garbatella) a partire dalle ore 19,30.
Sempre in collaborazione le due Associazioni hanno organizzato anche quest’anno l’iniziativa “Un regalo buono che fa bene”. Si è trattato dell’offerta di vini pregiati delle Langhe a prezzi moderati (l’anno scorso toccò all’olio d’oliva). Anche in questo caso il guadagno è stato devoluto a sostegno del reparto oncologico del Sant’Eugenio. L’iniziativa si è conclusa il 3 dicembre ma alla Villetta ci sono tante confezioni di vino in vendita.

 

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Cento idee per Natale

Cento idee per Natale

di Valerio Maccari

Natale. La festa della natività del Cristo, convenzionalmente celebrata il 25 dicembre.
Anni di studi hanno dimostrato che i Padri della Chiesa non la conoscevano: si è oggi universalmente d’accordo nel ritenere che la festa del Santo Natale, infatti, …..

Cento idee per Natale

di Valerio Maccari

Natale. La festa della natività del Cristo, convenzionalmente celebrata il 25 dicembre.
Anni di studi hanno dimostrato che i Padri della Chiesa non la conoscevano: si è oggi universalmente d’accordo nel ritenere che la festa del Santo Natale, infatti, sia di origine romana. Ed è certo che a Roma, anticamente, il 25 dicembre si celebrava il “dies natalis invicti Solis”, la nascita del Sole Invitto. Successivamente, questa festività pagana fu sostituita dagli antichi cristiani con la celebrazione della natività del Cristo, il vero sole. Tutte nozioni interessanti, per carità. Ma perché ci si debba scambiare i regali non lo sa nessuno.

Probabilmente, in origine, era solo un gesto simbolico. Un pensiero. Un “fare qualcosa per l’altro”. Dopotutto, l’essenza dello spirito natalizio è proprio l’altruismo. Ma da gesto simbolico – anche bello, se vogliamo – lo scambio di doni è diventato una piccola tortura, una mostruosa corsa al regalo capace di fare passare la voglia anche al più fomentato supporter dello spirito natalizio.
Perché fare un regalo di Natale è difficilissimo. Innanzitutto, bisogna trovare il regalo “giusto”: divertente, utile, originale e dall’eccellente rapporto qualità E, come se non fosse già abbastanza complicato, adatte al gusto della persona che lo ricerverà. Inoltre, non c’è periodo meno adatto per fare un regalo del periodo natalizio. Bisogna gettarsi in mezzo al traffico e affrontare la ressa in un centro commerciale, fra persone che spingono e prezzi che salgono.
E i commercianti. Che sanno di avere il coltello dalla parte del manico. Quest’ ultimo passo, però, ve lo potete risparmiare. Potete restare tranquillamente qui, a Garbatella. Dove troverete di tutto e, forse, anche il regalo giusto. Avete un figlio nerd? No, non vi offendete. Nerd vuol dire fissato con i videogiochi, i computer e questo genere di cose. Un tecnomaniaco, se preferite. Provate da Elettronic Fantasy, a via Licata.
Troverete tutti le nuove uscite videoludiche e anche, se volete risparmiare un po’, un vasto catalogo di usato.
I prezzi sono onestissimi, e i ragazzi che gestiscono l’attività gentili e disponibili.
Se invece siete tormentati da una moglie etno-chic, non vi resta che recarvi da “Le porte di Atlantide”, proprio di fronte ad Elettronic Fantasy. Qui potrete trovare magnifici geodi, lampade e soprammobili. Insomma, tutto il necessario del superfluo.
Chi ha desideri e necessità più concreti, invece, può recarsi da Sintesi, in piazza Albini. Megastore dell’elettrico e dell’elettronico, ha tutto: dai cellulari ai forni, dai televisori agli asciugacapelli.
Ancora non siete soddisfatti?
Cercate qualcosa di più originale?
Qualcosa che non si possa trovare da nessuna altra parte? Provate, allora, Suoni dal Mondo, a piazza Bartolomeo Romano. È un negozio di musica, ma molto particolare: vende solamente strumenti etnici, provenienti da tutto il mondo e di altissima qualità. Ognuno di questi strumenti musicali – dal prezzo, avvertiamo, non proprio popolare – può diventare benissimo un particolare d’arredamento. Non so voi, ma io un Sitar lo vorrei davvero.
Neanche questa opzione vi convince?
Forse, allora, siete stanchi di fare regali belli ma senza significato.
Forse, solamente forse, volete tornare all’essenza dello spirito del natale, il fare qualcosa per gli altri. Alla Villetta troverete quello che fa per voi. Un’offerta speciale, per permettervi di fare un regalo buono e che fa bene: vino doc delle Langhe. Vino buono. Ed il ricavato andrà al reparto oncologico del Sant’Eugenio.
Per aiutare chi soffre, almeno a Natale.

 

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Lavori pubblici nel quartiere: tiriamo le somme

Lavori pubblici nel quartiere: tiriamo le somme

iamo alla fine dell’anno ed è tempo di tirare le somme, di misurare cioè quel che si è realizzato rispetto a quanto programmato. Un rendiconto con una marcia in più quando parliamo di interventi tesi a migliorare la vita della comunità nella quale viviamo. …..

Lavori pubblici nel quartiere: tiriamo le somme

iamo alla fine dell’anno ed è tempo di tirare le somme, di misurare cioè quel che si è realizzato rispetto a quanto programmato. Un rendiconto con una marcia in più quando parliamo di interventi tesi a migliorare la vita della comunità nella quale viviamo.
Molti sono stati gli interventi di manutenzione edilizia, altri stanno partendo, per una spesa complessiva di oltre 6 milioni di euro. Nella tipologia degli interventi si va dalla manutenzione straordinaria per l’adeguamento alla legge 626/94 della scuola Cesare Battisti e della Leonardo Da Vinci, ai lavori di riqualificazione e ristrutturazione degli Istituti superiori e la manutenzione straordinaria di alcuni edifici in Via Costantino e in Via delle Sette Chiese.
Per quel che riguarda la manutenzione stradale, un intervento importante è stato il rifacimento dei marciapiedi di Viale Guglielmo Massaia, dove sono state ripristinate le alberature, e quello di Via Prospero Alpino, prodromo degli interventi per Campidoglio 2. Aggiungiamo la nuova asfaltatura di Via Rosa Guarnieri Carducci in cui è stato rifatto lo square, di Via Girolamo Benzoni, di Via della Moletta e di Via Palos. Sono stati, inoltre, effettuati interventi di manutenzione straordinaria in strade e marciapiedi di Piazza Longobardi, Piazza Pantera, Via Roberto De Nobili, Via Fincati, Vicolo della Garbatella, Via Guglielmotti, Via Magnaghi, Via Ignazio Persico e Circonvallazione Ostiense, nel tratto dei negozi compreso tra Via Usodimare e Via di S.Galla.

Inoltre sta per essere avviato l’appalto per la manutenzione straordinaria di alcune delle strade più interne della Circonvallazione Ostiense tra cui Via Usodimare, Via Citerni, Via Candeo, Via Frediani e Via Camperio. E’ poi programmato un intervento di riqualificazione dell’area di Via Benzoni che riguarderà l’abbattimento del rudere presente in quella strada e l’edificazione di nuovi manufatti, per un totale di circa 5000 metri cubi, come prescritto dal nuovo Piano Regolatore. Sono state inoltre avviate le procedure preliminari che porteranno alla riqualificazione di Piazza Pecile.
Per ciò che concerne invece i lavori a Piazza Oderico da Pordenone, è opportuno un approfondimento. La piazza è un nodo in cui converge il traffico che entra e esce dalla Garbatella. Da un lato da Via Massaia, dall’altro da Via Macinghi Strozzi, da Via Genocchi e da Via Rosa Raimondi Garibaldi. E’, in termini tecnici, una intersezione a cinque braccia non semaforizzata, dove mancano canalizzazioni e segnaletica adeguate, per cui la circolazione è spesso lenta e, soprattutto, poco sicura. Attualmente sono consentite tutte le manovre, anche quelle verso Via di Villa Belardi e Via delle Sette Chiese.
Regolare l’intersezione con un semaforo non è stato possibile: sarebbe stato necessario, infatti, impedire alcune manovre di svolta, ovvero istituire una regolazione a quattro fasi semaforiche, che avrebbe ulteriormente complicato il deflusso. Con la soluzione individuata, cioè la rotatoria compatta, si è in grado di limitare la velocità dei veicoli in entrata, incanalando le manovre su una apposita corsia. Saranno conseguentemente sistemati gli spazi pedonali e i passi carrabili laterali. L’intero intervento è stato coordinato con il progetto previsto dal “Contratto di quartiere Garbatella”. La riorganizzazione di Piazza Oderico da Pordenone è un esempio di attuazione dei piani del traffico del “Piano Generale del Traffico Urbano”, che puntano alla riduzione dei livelli di inquinamento, alla riduzione dell’incidentalità e al miglioramento delle condizioni di circolazione.
In tutto questo bailamme di attività, progettate ed eseguite, si trova anche qualche nota fuori posto, e riguarda principalmente la disastrosa situazione del ponticello di Piazza Biffi e l’incuria dimostrata verso il portale di Via delle Sette Chiese, ai quali il nostro giornale ha già dedicato più di un intervento. Il primo è un manufatto, recuperato durante l’operazione di scavo per il parcheggio sotterraneo, ed è ancora in attesa di un intervento di consolidamento e di una barriera di protezione. L’altro è l’unico superstite dei dodici accessi dell’enorme tenuta settecentesca di mons. Nicolai (su di esso è quasi certo che ci fu l’intervento del grande architetto Valadier): si trova sulla recinzione della “Libera Università San Pio V”, trascurato e assediato da piante infestanti. (E.S.)

 

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Presentati alla Villetta gli scritti dello psichiatra Franco Basaglia Per iniziativa dell’Associazione “180amici”

A 25 anni dalla scomparsa dell’uomo che ha fatto chiudere i manicomi

Presentati alla Villetta gli scritti dello psichiatra Franco Basaglia Per iniziativa dell’Associazione “180amici”

di Eraldo Saccinto

Che cos’è la follia? La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. …..

A 25 anni dalla scomparsa dell’uomo che ha fatto chiudere i manicomi

Presentati alla Villetta gli scritti dello psichiatra Franco Basaglia Per iniziativa dell’Associazione “180amici”

di Eraldo Saccinto

Che cos’è la follia? La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.

Quello del disagio mentale è un fenomeno in crescente aumento, spesso trascurato dalla politica, ma che, proprio dal mondo delle istituzioni, necessita di una specifica attenzione. Se ne è discusso martedi 15 novembre durante la presentazione del libro “L’Utopia della Realtà”, una raccolta di scritti dello psichiatra Franco Basaglia, alcuni dei quali di notevole spessore politico e culturale, curati dalla moglie Franca Ongaro Basaglia e introdotti da Maria Grazia Giannichedda.
Si è trattato di un’iniziativa promossa dall’Associazione “180amici” per ricordare a venticinque anni dalla sua scomparsa, la figura di un uomo, il cui contributo scientifico e intellettuale portò ad un profondo rinnovamento della cultura sulla follia e la malattia mentale ed alla promulgazione della famosa legge 180 del 1978. All’incontro sono intervenuti: Andrea Fannini, segretario della sezione Ds della Garbatella, il quale – in qualità di padrone di casa, l’appuntamento si è infatti svolto presso la Villetta – ha spiegato i motivi della partecipazione e dell’ospitalità; Maria Grazia Giannichedda, collaboratrice con il prof. Basaglia ai tempi della sua esperienza in quel di Trieste e, come detto, curatrice dell’introduzione del volume; Andrea Beccari, assessore alle politiche sociali e Flavia Micci, capogruppo Ds, entrambi del Municipio Roma XI, e Carlo Minervini, psichiatra e profondo conoscitore ed attuatore della concezione basagliana del trattamento
del disagio mentale.
Molto interessanti tutti gli interventi, che hanno cercato di porre nella giusta luce la realtà della situazione nella quale si sta muovendo la psichiatria in Italia e quanto invece si può realizzare tramite i terminali di quella politica di prossimità propria dei Municipi e delle sue istituzioni, più vicine, per definizione, alle esigenze
della popolazione che soffre di questi problemi e sulla quale in particolare si sono soffermati gli interventi di Andrea Beccari e di Flavia Micci. C’è stato il ricordo personale di Carlo Minervini, che ha rammentato alcuni episodi di vita vissuta con Franco Basaglia e l’importanza dei suoi scritti, basilari per la corretta costruzione del rapporto tra paziente, medici ed istituzioni. Si è soffermato in particolare su alcuni aspetti della Legge 180, passata alla storia come la legge che ha chiuso i
manicomi in Italia, che ha vietato le nuove ammissioni in manicomio e sancito che non si costruissero più ospedali psichiatrici, dando inizio ad una lunga agonia di queste strutture per le quali solo ai giorni nostri, alle volte in parte, se ne è avuta la definitiva chiusura.
Di rilevantissimo interesse è stato l’intervento di Maria Grazia Giannichedda che ha sottolineato il quadro nel quale la salute mentale e, più in generale, la sanità si trovano attualmente, evidenziando che questo è il vero banco di prova per il welfare e la misura, allo stesso tempo, del grado di una moderna democrazia. E’ proprio sulla qualità dei servizi che si gioca la possibilità di dare una concreta realizzazione ad una legislazione in materia, indicata da molti tra le più innovative a livello europeo. L’esperienza italiana sulla salute mentale, infatti, è considerata all’avanguardia mentre si avverte sempre più frequentemente una deriva negativa e una crescente dissociazione tra i principi teorici e i modelli organizzativi.
Aquesto intervento, ha fatto seguito un interessante contraddittorio al quale gli ospitati si sono volentieri sottoposti e che ha chiuso la manifestazione.
Il buon successo di pubblico è stato il giusto premio per l’iniziativa organizzata dall’Associazione “180amici”.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Dicembre 2005

 

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L’Associazione “180amici” nel territorio di Roma XI

L’Associazione “180 amici” nel territorio di Roma XI

L’Associazione “180amici” è nata il 25.10.2004 da un iniziale nucleo di familiari di utenti psichiatrici, con l’intento di promuovere la tutela della salute mentale coinvolgendo la cittadinanza del territorio. A partire da tale nucleo si è costituita un’associazione di cittadini: utenti, studenti, volontari, amministratori e chiunque mostri sensibilità nei confronti delle problematiche della salute mentale. Il nome dell’Associazione vuol significare che i suoi soci …..

L’Associazione “180 amici” nel territorio di Roma XI

L’Associazione “180amici” è nata il 25.10.2004 da un iniziale nucleo di familiari di utenti psichiatrici, con l’intento di promuovere la tutela della salute mentale coinvolgendo la cittadinanza del territorio. A partire da tale nucleo si è costituita un’associazione di cittadini: utenti, studenti, volontari, amministratori e chiunque mostri sensibilità nei confronti delle problematiche della salute mentale. Il nome dell’Associazione vuol significare che i suoi soci sono “amici”, ovvero sostenitori della Legge 180, nota come Legge Basaglia, della quale i soci auspicano la completa attuazione, magari integrata ma non modificata nella sostanza e nella sua filosofia. Primo obiettivo è, dunque, quello di sostenere e favorire la piena applicazione della Legge e nel contempo di agire a livello culturale per combattere il pregiudizio sulla malattia mentale, radicandosi nel territorio a partire dal confronto con l’istituzione cittadina rappresentata in prima istanza dal Municipio locale.
Nel Municipio Roma XI l’Associazione partecipa alla Consulta socio-sanitaria, ha aperto uno spazio informativo presso lo sportello del Segretariato sociale, partecipa al Forum per la salute mentale. Ha realizzato una serie di importanti manifestazioni, una delle quali si è svolta il 15 novembre nella sede Ds della Garbatella. Sempre nell’ambito del Municipio, sta preparando un corso di formazione e sensibilizzazione per familiari, operatori socio-sanitari e cittadini. E’ in progetto un centro di accoglienza e di ascolto.

 

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Una targa alla memoria di Orlando Lombardi

Una targa alla memoria di Orlando Lombardi

Nel decennale della morte di Orlando Lombardi è stata apposta una targa, a cura del Municipio, presso la sua casa, in Via Passino 13.
Erano presenti la Giunta, alcuni consiglieri e i parenti più prossimi. Diverse sono state le iniziative per ricordare l’ex partigiano Grillo.
La prima, intitolata “60 anni attraverso la storia della Villetta: la figura di Orlando Lombardi”, si è tenuta nella sede dei Ds.
Qui, sulla storia della sezione del Pci della Garbatella, di cui Lombardi fu segretario per 14 anni, hanno discusso i giornalisti …..

Una targa alla memoria di Orlando Lombardi

Nel decennale della morte di Orlando Lombardi è stata apposta una targa, a cura del Municipio, presso la sua casa, in Via Passino 13.
Erano presenti la Giunta, alcuni consiglieri e i parenti più prossimi. Diverse sono state le iniziative per ricordare l’ex partigiano Grillo.
La prima, intitolata “60 anni attraverso la storia della Villetta: la figura di Orlando Lombardi”, si è tenuta nella sede dei Ds.
Qui, sulla storia della sezione del Pci della Garbatella, di cui Lombardi fu segretario per 14 anni, hanno discusso i giornalisti Cosmo Barbato e Gianni Rivolta, il segretario dei Ds Andrea Fannini e il consigliere regionale Enzo Foschi.
L’altra iniziativa si è tenuta presso la sede di Rifondazione comunista che è intitolata proprio al nome di Lombardi. Ad essa hanno partecipato Bianca Bracci Torsi, il presidente del Municipio Smeriglio, il delegato alla memoria Ernesto Nassi e il segretario del Prc Andrea Catarci. (E.S.)

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60 anni di storia della Villetta attraverso i suoi protagonisti

60 anni di storia della Villetta attraverso i suoi protagonisti

di Andrea Fannini

Orlando Lombardi, Spartaco Cerrina, Vera Polimanti, Maria Teresa Regard, i fratelli Cecilia (Renzo e Giorgio) e tante altre donne e uomini che hanno, in questi sessant’anni (sessant’uno per l’esattezza), contribuito, attraverso il loro impegno civile e la loro passione politica, a migliorare e trasformare il quartiere, stando sempre dalla parte dei più deboli e di chi aveva meno tutele e garanzie. Storie di donne e di uomini, non di eroi né di personaggi fantastici. …..

60 anni di storia della Villetta attraverso i suoi protagonisti

di Andrea Fannini

Orlando Lombardi, Spartaco Cerrina, Vera Polimanti, Maria Teresa Regard, i fratelli Cecilia (Renzo e Giorgio) e tante altre donne e uomini che hanno, in questi sessant’anni (sessant’uno per l’esattezza), contribuito, attraverso il loro impegno civile e la loro passione politica, a migliorare e trasformare il quartiere, stando sempre dalla parte dei più deboli e di chi aveva meno tutele e garanzie. Storie di donne e di uomini, non di eroi né di personaggi fantastici.
Storie di persone che hanno fatto della politica una scelta di vita non una ragione per vivere. Storie di donne e di uomini che hanno fatto la Resistenza e combattuto il fascismo. Storie di donne e di uomini che hanno lottato per difendere la democrazia e per estendere i diritti a chi, negli anni del dopoguerra fino agli anni ’80, di diritti ne aveva davvero pochi o per nulla. Storie di donne e di uomini diverse, molto diverse.
Abbiamo cominciato a raccontare queste storie il 24 novembre con un’iniziativa dedicata a Orlando Lombardi, segretario del Pci a Garbatella per 14 anni, dal 1974 fino alla seconda metà degli anni ’80, rievocando in particolare quel periodo di lotte e tensioni sociali e politiche.
Orlando, che fu anche partigiano insieme al fratello più grande Peppe, è stato certamente la figura più riconoscibile della Villetta per tanti anni.
Abbiamo proseguito con Spartaco Cerrina il 2 dicembre, anche lui segretario del Pci a Garbatella nei primi anni ’70, anche lui partigiano (nelle Langhe piemontesi, sua terread’origine).
Lo abbiamo ricordato presentando un libro bellissimo che Spartaco aveva finito di scrivere poco prima della sua prematura e rapida scomparsa, avvenuta a settembre.

Orlando e Spartaco due uomini così diversi, umanamente e politicamente: Orlando popolare (nel significato più bello e genuino del termine), radicato e conosciutissimo nel quartiere, sempre presente nella vita del Partito e nell’attività politica quotidiana del quartiere; Spartaco, di estrazione borghese, laureato, discreto, con una passione innata verso la scrittura e i viaggi (che lo portavano molto spesso e a lungo fuori dall’Italia). Eppure, tutte e due figli della stessa esperienza politica, quella del Pci, quella della Villetta.
Continueremo nei prossimi mesi a raccontare altre storie, altri protagonisti. Lo faremo a gennaio con un’iniziativa dedicata alle donne del Pci ricordando, in particolare, Vera Polimanti. Continueremo ancora nei successivi mesi.
Perché? Per tanti motivi. In primo luogo anche per affermare la nostra identità presente e futura. Noi veniamo da quell’esperienza, dall’esperienza del Pci. Non l’abbiamo rimossa e non la vogliamo rimuovere. Molti di noi provengono dal Pci, anche se poi hanno fatto la scelta di aderire al Pds prima e ai Ds poi o di non aderire affatto a nessun partito (come alcuni compagni che oggi scrivono su Cara Garbatella).
In secondo luo, per la Villetta.
Molti di noi hanno continuato e continuano a fare politica anche e soprattutto perché vogliono difendere questo spazio di iniziativa politica, sociale e culturale. Così com’è oggi, con tutti i limiti e le contraddizioni esistenti. Non è facile. I partiti si stanno trasformando o si sono già trasformati in macchine di potere, in comitati elettorali. Qui alla Villetta, per fortuna, si respira un’aria diversa. Poi per il quartiere, la Garbatella. Raccontare la storia della Villetta, difendere la sua memoria, ricordare i suoi protagonisti passati, significa anche raccontare un pezzo di storia della Garbatella, difendere la sua identità di quartiere con un tessuto
sociale e politico molto forte (che non si esaurisce, ovviamente, con quello della Villetta).
Infine, perché il ricordare queste storie rappresenta un monito e un esempio per molti di noi che fanno politica. Perché si sceglie di fare politica? Perché la politica? Molte risposte si possono avere ricordando queste belle, semplici, importanti storie.
Storie di donne e di uomini, non di eroi né di personaggi fantastici.

 

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Nel decennale della sua scomparsa Orlando Lombardi

Nel decennale della sua scomparsa

Orlando Lombardi

di Cosmo Barbato

Orlando Lombardi. La sua figura rievocata da Ds e da Rifondazione comunista.

Dieci anni fa, il 25 novembre del ’95, la Garbatella perdeva un suo figlio benemerito, l’ex partigiano Orlando Lombardi, ultimo di cinque figli maschi (due femmine nasceranno dopo di lui) di una famiglia operaia e antifascista. Aveva 70 anni. Il padre, Spartaco, era stato operaio all’Ottica Meccanica Italiana. All’Omi lavorò anche Orlando dall’età di 14 anni. …..

Nel decennale della sua scomparsa

Orlando Lombardi

di Cosmo Barbato

Orlando Lombardi. La sua figura rievocata da Ds e da Rifondazione comunista.

 

Dieci anni fa, il 25 novembre del ’95, la Garbatella perdeva un suo figlio benemerito, l’ex partigiano Orlando Lombardi, ultimo di cinque figli maschi (due femmine nasceranno dopo di lui) di una famiglia operaia e antifascista. Aveva 70 anni. Il padre, Spartaco, era stato operaio all’Ottica Meccanica Italiana. All’Omi lavorò anche Orlando dall’età di 14 anni.
E qui, in fabbrica, maturò la sua formazione sociale e politica. Nel 1939, quando l’Italia scese in guerra al fianco della Germania nazista, i quattro fratelli maggiori furono spediti al fronte. Orlando no, per la giovane età; e neanche il padre: per la sua specializzazione serviva in fabbrica. All’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre del ’43, due dei fratelli erano a Roma, Giuseppe (Peppe) in licenza dopo aver navigato per anni nei sommergibili e Alberto perché mutilato.

“Ci demmo da fare a Porta San Paolo – raccontò con modestia Orlando – come ci fossimo dati un appuntamento, ma poi ci fu la sconfitta, tornammo a casa e ci riunimmo”. Orlando stesso riferì le parole del padre: “Figlioli miei, ognuno al proprio posto perché adesso facciamo la guerra vera. Prima cacciamo i tedeschi e i fascisti e poi vedremo, ma tutti devono stare al loro posto”. E i Lombardi furono tutti “al loro posto”, particolarmente Peppe che fu uno spericolato gappista dell’organizzazione centrale romana, medaglia d’argento, esempio e guida del giovane Orlando poco più che diciottenne, protagonista anch’egli di una serie di azioni a Roma e nelle Marche. Con altri partigiani della Garbatella alla vigilia della Liberazione occupò la Villetta, ex casa del fascio, che da allora divenne la sede dei comunisti.
Dopo la Liberazione l’impegno sociale e politico di Orlando non venne mai meno. Licenziato dal lavoro per rappresaglia, fece parte della vigilanza del Pci e successivamente fu assunto come operaio presso la Camera dei deputati dove creò la cellula dei dipendenti. La sua militanza attiva lo portò a dirigere per lunghissimi anni, a partire dagli anni ’70, la sezione della Garbatella, quella Villetta che aveva contribuito a strappare ai fascisti il giorno della Liberazione.
Qui come dirigente politico fu rigoroso difensore e garante della linea del Pci nei difficili anni di piombo e successivamente per tutti gli anni ’80. Non rivestì mai cariche istituzionali ma il suo prestigio politico e popolare fu grandissimo. Alla Garbatella poi era particolarmente amato per le innumerevoli lotte che aveva condotto nel quartiere. Nel suo rigore morale e politico curò sempre con particolare attenzione i giovani, sforzandosi di trasmettere loro gli ideali che avevano pervaso la sua vita.
Nel 1991, al momento dello scioglimento del Pci, non volle confluire nel Pds. Con un gruppo di iscritti che si opponevano allo scioglimento e che speravano in una continuazione del Pci e della sua politica, occupò la Villetta, per impedire che lo storico edificio passasse interamente al Pds. La Villetta fu poi spartita tra i due partiti nati dal ceppo comunista: la sezione del Pds (oggi Ds) al piano terra e quella di Rifondazione comunista (intitolata dal ’95 al nome di Orlando) al primo piano.
La nobile figura di Orlando Lombardi è stata ricordata nei giorni scorsi in due assemblee pubbliche sia dai Ds che da Rifondazione. Inoltre i Ds annunciano una serie di altre manifestazioni legate alla storia della Villetta: per prima, la presentazione di un libro autobiografico di un altro partigiano, Spartaco Cerrina, avvenuta il 2 dicembre; seguirà una serata dedicata alle donne della Villetta, impersonate nella bella figura di Vera Polimanti. Altre rievocazioni sono in preparazione.

 

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La morte del giornalista e editore Campanella Addio caro Francesco

La morte del giornalista e editore Campanella

Addio caro Francesco

di Gianni Rivolta

C’è tutta la Garbatella nella chiesa di San Filippo Neri, in questa fredda mattina di novembre. Siamo tutti lì per salutare un amico che se ne andato troppo in fretta, lasciandoci sbigottiti.
Già, Francesco Campanella ci ha lasciato all’improvviso, …..

La morte del giornalista e editore Campanella

Addio caro Francesco

di Gianni Rivolta

C’è tutta la Garbatella nella chiesa di San Filippo Neri, in questa fredda mattina di novembre. Siamo tutti lì per salutare un amico che se ne andato troppo in fretta, lasciandoci sbigottiti.
Già, Francesco Campanella ci ha lasciato all’improvviso, devastato in pochi mesi da un male incurabile. Ha lasciato un grande vuoto nella sua famiglia, nella moglie Mirella e nelle due figlie che adorava. Ma ha lasciato un grande dolore anche in noi che lo conoscevamo come amico, sempre con quel sorriso sulle labbra e quello sguardo dolce.
Tutto il popolo giallorosso, i parenti, i vicini di casa di via Tolli, dove era cresciuto, i vecchi compagni di gioco della “chiesoletta”, i colleghi del “Corriere dello Sport” e quelli del “Romanista”, di cui era stato fondatore e vicedirettore, erano lì a chiedersi perché così in fretta.
Io l’avevo conosciuto tre anni fa, in occasione dell’uscita del libro “Garbatella mia”, di cui è stato più che l’editore. Lui l’aveva voluto caparbiamente. Era entusiasta perché, con Enzo Gori, avevamo avuto quest’idea. Voleva fare quella scommessa editoriale perché ci credeva, perché amava la Garbatella, perché voleva dare un contributo al suo quartiere. E quando ci siamo ritrovati al Palladium, insieme a più di 700 “garbatellari” in occasione della presentazione del libro e abbiamo sentito il calore della gente, ho letto nel suo viso una grande soddisfazione, aveva tirato un bel sospiro di sollievo, come quando si realizza un sogno della propria vita. Era un uomo instancabile, lavorava al giornale nale e poi alla casa editrice. Con lui ho presentato tanti libri in questi tre anni di breve ma intensa conoscenza.
Libri di poesie, romanzi, saggi, ma con gli autori Francesco riusciva ad instaurare un rapporto speciale, da amico.
Ci eravamo visti a cena a casa sua all’inizio dell’estate, si sentiva stanco.
Aveva una tosse fastidiosa e la velocità del sangue sballata.
Nonostante le analisi non si rassegnava, continuava a lavorare. Aveva tanti progetti. Stava preparando un testo in occasione del Trentennale della fondazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, insieme a Paolo Moccia: doveva uscire a novembre, ma non ne ha avuto il tempo. Pur stanco morto dopo una interminabile giornata di lavoro, mi parlava sempre di aprire insieme un settimanale locale, quando sarebbe andato in pensione: era un nostro sogno. Ecco, Francesco vorrei ricordarmelo sempre così, pieno di progetti e con quel suo sorriso sulle labbra.
Ciao Francesco

 

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Da uno studio di ricercatori dell’Università Roma Tre Forse si chiamava Clementina l’ostessa garbata della Garbatella

Da uno studio di ricercatori dell’Università Roma Tre

Forse si chiamava Clementina l’ostessa garbata della Garbatella

di Gianni Rivolta

Forse scoperto il nome dell’ostessa garbata, la cui generosità ha donato il nome al quartiere.

Da uno studio di ricercatori dell’Università Roma Tre

Forse si chiamava Clementina l’ostessa garbata della Garbatella

di Gianni Rivolta

Forse scoperto il nome dell’ostessa garbata, la cui generosità ha donato il nome al quartiere.
Perché Garbatella? Sono state fatte diverse ipotesi sull’origine del toponimo.
Da chi e da dove provenga questo nome, col quale si riconosceva, già prima della nascita della Borgata-giardino “Concordia” nel 1920, la zona dei Monti di San Paolo, non è dato sapere con certezza. L’ipotesi più plausibile è quella legata al particolare metodo di coltivazione della vite “a barbata” o “a garbata” (appoggiando le viti ad alberi di acero o olmo) introdotto alla fine del ‘700 da monsignor Nicolai, proprietario della locale Tenuta dei 12 cancelli e famoso agronomo. L’altra, la più leggendaria, è quella che a dare il nome alla zona fosse una ostessa “generosa” e dai modi garbati, titolare di un’osteria su via delle Sette Chiese fin dalla metà dell’Ottocento.
Ma come si chiamava l’ostessa garbata?
Un dipinto ritrovato da Enzo Gori, che riproduce nitidamente un vecchio edificio sotto la rupe di San Paolo, intitolato “l’Osteria della Garbatella”, aveva diradato i dubbi, perché sulla facciata del caseggiato era ben evidente una scritta in vernice: “Osteria da Maria”.
Allora l’ostessa  della Garbatella si chiamava Maria?

Sicuramente un’ostessa di nome Maria nel corso degli anni ci sarà anche stata (è difficile che l’autore del dipinto non abbia ripreso la realtà), ma certamente è più attendibile la ricerca di Rita D’Errico e del prof. Carlo M.Travaglini dell’Università Roma Tre, che ha frugato negli archivi della Basilica di San Paolo (“Territorio, popolazione e proprietari nell’area Ostiense, secoli XVIIIXIX”) e che ha dato un nome all’ostessa dai dati dei censimenti dell’epoca.
L’ostessa della Garbatella sarebbe Clementina Eusebi, vedova di Giambattista Cascapera, affittuario di Vigna Torti, la quale, dopo la morte del marito, subentrò insieme ai figli nella gestione dell’osteria e della vigna annessa.
Questa osteria era già segnalata nel 1841 insieme a quella del Domine Quo Vadis, a quella del Ponticello di San Paolo e a quella propriamente di San Paolo (al bivio con Via delle Sette Chiese dove per anni ha funzionato una pompa di benzina).
Il territorio, all’epoca, era coltivato prevalentemente a vigne, orti, canneti e seminativi. I frequentatori dell’osteria erano i vignaioli, i lavoranti, i garzoni e i facocchi che lavoravano nella zona. Un territorio poco popolato se si pensa che nel 1709 c’erano nella parrocchia di San Paolo (un territorio che tra suburbio e tenute dell’agro si estendeva per più di 10 mila ettari) 186 famiglie e 542 abitanti; nel 1875 le famiglie divennero 224 e 1.160 gli abitanti e ancora all’inizio del Novecento gli abitanti erano solo 2710. La crescita demografica ci sarà tra gli anni Venti e Trenta con la fondazione e lo sviluppo della Garbatella.
Una curiosità. Nel censimento delle anime risulta persino dal 1765 la presenza di un eremita e nel 1875 compare una maestra elementare. In seguito all’Unità d’Italia, infatti, nella zona venne aperta una scuola parrocchiale di istruzione elementare, una stazione sanitaria, una stazione di carabinieri e una linea di tram che collegherà la Basilica con il centro città.
Bibliografia “Il quadrante Ostiense tra Ottocento e Novecento”, anno XII, gennaioagosto 2004, Università degli Studi Roma Tre, ed. CROMA.

 

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Lettera aperta al Sindaco Walter Veltroni Lavori fermi al mercato coperto: Caro Sindaco, intervieni tu

Lettera aperta al Sindaco Walter Veltroni

Lavori fermi al mercato coperto: Caro Sindaco, intervieni tu

Caro Sindaco,
vorrei richiamare la tua attenzione su un problema che riguarda il nostro quartiere, la Garbatella.
In questi, quasi, cinque anni di amministrazione …..

Lettera aperta al Sindaco Walter Veltroni

Lavori fermi al mercato coperto: Caro Sindaco, intervieni tu

Caro Sindaco,
vorrei richiamare la tua attenzione su un problema che riguarda il nostro quartiere, la Garbatella.
In questi, quasi, cinque anni di amministrazione della tua Giunta non sono mancati interventi importanti che hanno riguardato il nostro territorio. Tra questi,certamente, ci sono i progetti che riguardano il Contratto di quartiere Garbatella, fortemente voluto dall’Amministrazione capitolina e dal Municipio Roma XI. In questi progetti è inserito il rifacimento del mercato coperto di Via Passino. Con ordinanza del 22 settembre del 2002 gli operatori di questo mercato sono stati trasferiti, proprio a causa dell’inizio dei lavori di riqualificazione citati e della precaria situazione dell’edificio, nella sede temporanea di Via di Santa Galla. Da allora sono stati effettuati solo una minima parte dei lavori, con fondi del Municipio Roma XI. Ad oggi, a distanza di più di tre anni, non sono partiti, viceversa, gli interventi di riqualificazione previsti e finanziati con lo strumento del Contratto di quartiere.
In un incontro pubblico, promosso dai Democratici di Sinistra della Garbatella, tenutosi il 23 giugno 2005, ed avente come oggetto lo stato dei lavori del mercato coperto, cui hanno partecipato sia rappresentati del Municipio Roma XI ( tra questi il Presidente Massimiliano Smeriglio e i due Assessori Alberto Attanasio e Gianluca Peciola) sia i progettisti del nuovo Mercato Coperto (Stefano Bandini e Giuseppe Papa), sono stati presi degli impegni precisi nei confronti dei numerosi cittadini intervenuti: ripresa dei lavori, attualmente interrotti, entro e non oltre il primo semestre del 2006 e fine dei lavori, con una stima approssimativa per la fine dell’anno 2007.
Puoi immaginare bene come la popolazione di questa parte del nostro quartiere, per lo più composta da anziani, viva con estremo disagio la situazione che si è venuta a creare, avendo perso la possibilità di usufruire già da molto tempo del Mercato di Via Passino ed essendo per molti difficile raggiungere la sede di Santa Galla. Questo, peraltro, rischia di comportare una ricaduta in termini di fiducia nei confronti dell’Amministrazione capitolina e del Municipio Roma XI, soprattutto se i tempi di realizzazione si dovessero allungare ulteriormente.
Ti chiediamo, quindi, un diretto interessamento tuo per sollecitare tutti gli uffici competenti a completare i tanti adempimenti ancora necessari per riportare prima possibile, nel cuore del nostro quartiere (che la tua amministrazione e quella del Municipio Roma XI hanno valorizzato con molti e qualificati interventi in questi ultimi anni) un mercato rionale moderno e funzionale, come ci chiedono tutti i giorni i cittadini (soprattutto, ripeto, i più anziani e quelli con meno tutele e più deboli) che incontriamo nelle bellissime vie della nostra Garbatella.
Ti ringrazio sentitamente. Con grande stima.
Andrea Fannini, segretario Ds della Garbatella


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Un impegno per salvare il ponticello di Piazza Biffi

Un impegno per salvare il ponticello di Piazza Biffi

In seguito alle ripetute denunce del nostro giornale a proposito del deterioramento del ponticello medioevale di Piazza Biffi, l’Assessore ai Lavori pubblici del nostro Municipio, Alberto Attanasio, sensibile a tale problema, ci invia questa lettera che volentieri pubblichiamo.

Sono purtroppo a conoscenza della problematica costituita dal deterioramento del ponte medievale rinvenuto sotto il livello della strada nel corso dei lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo ed attualmente posizionato al centro della rinnovata Piazza Biffi.

Un impegno per salvare il ponticello di Piazza Biffi

In seguito alle ripetute denunce del nostro giornale a proposito del deterioramento del ponticello medioevale di Piazza Biffi, l’Assessore ai Lavori pubblici del nostro Municipio, Alberto Attanasio, sensibile a tale problema, ci invia questa lettera che volentieri pubblichiamo.

Sono purtroppo a conoscenza della problematica costituita dal deterioramento del ponte medievale rinvenuto sotto il livello della strada nel corso dei lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo ed attualmente posizionato al centro della rinnovata Piazza Biffi.
Come tanti altri cittadini, avevo sinceramente gioito per il rinvenimento del reperto archeologico e mi ero impegnato al suo recupero e al suo posizionamento al centro della piazza, certo che in quel sito sarebbe stato adeguatamente valorizzato.
La progressiva disgregazione del reperto è sicuramente dovuta alla mancanza di un’idonea struttura di protezione.
Per questo ho chiesto alla DS Park Nove Srl, l’impresa che ha costruito il parcheggio interrato ed ha curato l’armonica sistemazione superficiale della Piazza, di progettare e realizzare, nei tempi più brevi possibili, un intervento di protezione del ponticello medievale che possa scongiurarne il deterioramento, garantendo al contempo la salvaguardia dell’estetica della piazza ed il minimo impatto possibile sulla sistemazione superficiale del parcheggio interrato.
A tal fine, la Giunta del Municipio, nel corso della seduta del 23 novembre, ha concordato di destinare a tale intervento di protezione parte dei fondi provenienti dagli oneri concessori dovuti dall’impresa costruttrice.
Nel prendere atto con compiacimento dell’impegno, garantiamo che ne verificheremo l’attuazione che chiediamo avvenga in tempi rapidi, come la situazione impone, e non in quelli della burocrazia.

 

 

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“Bilancio 2009: Alemanno azzera i Municipi!”

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa del 20 febbraio 2009 del presidente del Municipio XI, Andrea Catarci

“Bilancio 2009: Alemanno azzera i Municipi!”

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa del 20 febbraio 2009 del presidente del Municipio XI, Andrea Catarci

“Bilancio 2009: Alemanno azzera i Municipi!”

“Il Bilancio previsionale approvato dalla Giunta Comunale, per la prima volta senza aver preso in considerazione le indicazione dei Municipi, azzera la progettualità e l’operatività locale. Alla faccia dello slogan: ‘Roma riparte’, i Municipi vengono amputati di indispensabili funzioni e anziché svilupparne le caratteristiche di Governo Locale, si persegue l’obbiettivo di ridurli a semplice appendice del Campidoglio.”
“Nel caso del Municipio XI la Giunta Comunale intende ridurre dell’80% i fondi per le iniziative culturali (da 122.000 € a 20.000 €), affermando il proprio centralistico monopolio; intende dimezzare i fondi per le manifestazioni sportive (da 40.000 € a poco più di 20.000 €); intende ridurre di oltre il 40% i fondi per il verde pubblico (da 44.000 € a 28.000€); intende, in ultimo, azzerare tutte quelle voci che contribuiscono a sviluppare la comunicazione, l’informazione e la sinergia con la comunità territoriale. La destra cittadina ha deciso di azzerare il protagonismo del Municipio Roma XI e la connessione sentimentale con la sua comunità, ma non avrà vita facile.”
“Risulta poi particolarmente odioso il taglio dell’Assistenza Alloggiativa (da 140.000 € a 70.000€) e del Sostegno alle Famiglie (da 77.000€ a 44.000€). Ma è in generale la scelta di confermare gli importi per gli interventi sociali a essere assolutamente non condivisibile: il Sindaco Alemanno e l’Assessore Castiglione conoscono il significato della parola ‘Crisi’ e le conseguenze sociali che comporta?”.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Marzo 2009

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In Via Acquaviva una fogna aperta – Ha venduto la casa Ater Gli è stata riassegnata!

In Via Acquaviva una fogna aperta

Ha venduto la casa Ater Gli è stata riassegnata!

In Via Acquaviva una fogna aperta

Le radici di un pino all’interno di un lotto delle Case Popolari di Via R.Acquaviva, nel cuore del quartiere, hanno sradicato un tombino, lasciando defluire le acque sporche delle fogne sottostanti. Nonostante le molteplici sollecitazioni all’Ater dei residenti, il tombino non è stato sostituito. Insomma in Via Acquaviva c’è una vera e propria fogna a cielo aperto. Inoltre, non si accendono più i lampioni del luogo, anche se l’Acea ha rassicurato il Municipio circa un rapido intervento.
Il presidente del Municipio, Catarci, ha sollecitato l’Ater ad intervenire per il ripristino delle condizioni di igiene e sicurezza.

Ha venduto la casa Ater Gli è stata riassegnata!


Situazione paradossale nellagestione degli sfratti delle case Ater. Il 22 gennaio doveva essere eseguito lo sfratto, poi rinviato, in Via Guglielmo Massaia 14, di una donna separata con due bambini in tenera età. Una sentenza di tribunale riassegna infatti l’abitazione al precedente affittuario che nel 1998 aveva “venduto” per 80 milioni di lire il proprio contratto alla donna. Per tornare in possesso della casa egli avrebbe dovuto restituire alla donna gli 80 milioni indebitamente percepiti, cosa che non è mai avvenuta. Applicando solo mezza sentenza e non garantendo il rimborso alla signora si intenderebbe riconsegnare la casa popolare a chi ne ha ricavato la cifra considerevole di 80 milioni. Ha commentato il presidente del Municipio, Catarci: “Sarebbe questo il nuovo corso di moralizzazione nella gestione del patrimonio pubblico sbandierato dall’Amministrazione capitolina?
Noi continueremo ad opporci a questo massacro sociale in cui i più deboli vengono maltrattati e i privilegiati vengono addirittura premiati”.

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Marzo 2009


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E l’auto inciampa sul marciapiede

E l’auto inciampa sul marciapiede

Abito al Lotto 24. Da quando hanno effettuato i lavori su Via …..

E l’auto inciampa sul marciapiede

Abito al Lotto 24. Da quando hanno effettuato i lavori su Via delle Sette Chiese il bordo del marciapiede all’incrocio con Via Cristoforo Borri viene continuamente spostato dalle auto che, girando, inevitabilmente ci battono contro, tra l’altro con danno per i pneumatici. In quel punto, il bordo del marciapiede andrebbe arretrato: è l’unica cosa che si possa fare per eliminare l’inconveniente.
Già che ci siamo, torno a esprimere il mio giudizio negativo sulla sistemazione di quelle mini aiuole strette e lunghe poste sul marciapiede di quel tratto di Via delle Sette Chiese: sono un ricettacolo di rifiuti, contengono cespuglietti difficoltosi da curare, soprattutto intralciano il passaggio dei pedoni. Ribadisco poi il giudizio negativo sulla sistemazione di Piazza
Sant’Eurosia, dove sono stati sottratti
spazi preziosi per il parcheggio per
creare inutili ampie aree pedonali
che non hanno motivo di essere utilizzate
come tali, essendo attigue alla
grande area verde antistante la chiesa
di San Filippo Neri. Ma c’è qualcuno
che ascolta le critiche degli
utenti?
Mario Zandonai

 

 

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“La Garbatella” si è sgretolata

“La Garbatella” si è sgretolata

Nel numero di luglio abbiamo denunciato con un articolo dal titolo “La Garbatella” si sgretola, il crollo del festone di stucco con la scritta “La Garbatella” sito in Piazza Bonomelli. Il 9 Febbraio la storica scritta sovrastata dal volto di una figura femminile è crollato definitivamente.

“La Garbatella” si è sgretolata

Nel numero di luglio abbiamo denunciato con un articolo dal titolo “La Garbatella” si sgretola, il crollo del festone di stucco con la scritta “La Garbatella” sito in Piazza Bonomelli. Il 9 Febbraio la storica scritta sovrastata dal volto di una figura femminile è crollato definitivamente.

Ci poniamo la stessa domanda che ci siamo fatti qualche mese fa: quanto tempo ci vorrà per restaurare il festone? Se lo chiedono ansiosi gli “innamorati” della Garbatella.
L’associazione culturale Il Tempo Ritrovato ha iniziato una raccolta di firme da consegnare al Ministro dei Beni Culturali, al Sindaco, all’ATER e per conoscenza al Municipio XI, per chiedere il ripristino della storica scritta con il nome del quartiere. (G.P.)


 

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Non soltanto pesce all’Isola dei sardi 2

Non soltanto pesce all’Isola dei sardi 2

Dalla Sardegna con amore, ristorante e pizzeria per tutti nel cuore della Garbatella

di Guido Barbato

Si trova proprio a due passi dal nucleo originario del nostro quartiere, il cosiddetto Pincetto, questo grande ristorante diventato ormai un caposaldo della ristorazione locale. L’indirizzo è Vicolo della Garbatella 1/9, all’angolo con Piazza Pantero Pantera.

Non soltanto pesce all’Isola dei sardi 2

Dalla Sardegna con amore, ristorante e pizzeria per tutti nel cuore della Garbatella

di Guido Barbato

Si trova proprio a due passi dal nucleo originario del nostro quartiere, il cosiddetto Pincetto, questo grande ristorante diventato ormai un caposaldo della ristorazione locale. L’indirizzo è Vicolo della Garbatella 1/9, all’angolo con Piazza Pantero Pantera.
La prima curiosità che vogliamo levarci è quella su quel numero 2 presente nel nome. Ci accoglie il titolare del locale Luigi Meloni, un oste timido e gentile che davanti a un buon caffé ci spiega che fino al 1989 gestiva un locale analogo a San Paolo con lo stesso nome, e così ha voluto battezzare quello attuale come il secondo della serie, pur non esistendo più il primo. Oggi lo gestisce insieme ai figli Romina e Beniamino, servendosi pure di alcuni camerieri sardi. Luigi ci racconta innanzitutto la sua storia. Arriva a Roma dal paese di Assolo, in provincia di Oristano, nel ’61 in cerca di occupazione. Inizia a lavorare come cameriere a Villa Stritch, per l’arcivescovo Marcinkus nell’istituzione creata per i sacerdoti statunitensi impiegati nella Curia Romana. Nel frattempo lavora anche la sera in un ristorante di Trastevere o per varie ditte di catering nell’organizzazione di cerimonie. Nel ’76, insieme ad un socio, sardo anche lui, si decide a mettersi in proprio e rileva il ristorante di San Paolo, che gestirà fino al 1989. In quell’anno infine compra il locale della Garbatella e lo amplia due anni dopo annettendogli gli spazi adiacenti dello storico ex ferramenta Ceccarelli.

Oggi il locale è uno dei più grandi del quartiere, con i suoi 350 m2 e 240 posti, parte dei quali collocati in una veranda aperta in estate. Ci preme sottolineare poi che, nel cuore storico del nostro quartiere, è l’unico ristorante in cui si possa trovare un’ampia offerta di specialità di pesce. A dispetto del nome però non abbondano le pietanze tipiche sarde, ma si trovano tutti i grandi classici: dagli spaghetti alle linguine, con cozze, vongole, alla pescatora, allo scoglio o all’astice, più i classici risotti. Le specialità del momento sono le linguine con telline pachino e bottarga (le abbiamo provate e sono squisite) e i maltagliati al pescespada con capperi olive e pachino. Altro settore su cui puntano è quello degli antipasti caldi: cannolicchi e cappesante gratinate, queste ultime anche scottate ai ferri
con aceto balsamico, moscardini e lattarini. Ma ovviamente potete gustare anche gli antipasti freddi, dalle insalate di mare alle ostriche e tutti i secondi classici dalle orate in crosta di sale al rombo, dalle grigliate miste ai fritti. I frutti di mare, arselle comprese, spesso vengono dalla Sardegna, mentre la paranza è reperita dai fornitori locali.
Per chi non ama il pesce il menù offre anche un certo numero di primi e secondi di terra, compresa qualche specialità come gli gnocchetti sardi alla Campidanese, con salsiccia semistagionata, pomodoro e pecorino sardo. Sardi sono ovviamente i formaggi, il vino in ampia scelta, i liquori e i dolci.
Infine c’è la pizza, lavorata ad arte da Massimiliano, genero di Luigi, lievitata 24 ore, preparata sottile “alla romana”, cotta in forno a legna e servita in numerose varianti: tutti i classici più alcune creazioni dello chef dai nomi curiosi: sole-luna e pizzastella. Non resta da sottolineare che su tutto il menù la scelta commerciale è quella di porzioni ampie a prezzi contenuti, il che rende il locale un’ottima meta per tutti dove levarsi un po’ di sfizi gastronomici.
Aperto tutti i giorni a pranzo e cena. Chiuso il lunedì.

 

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Un incontro alla Villetta sulla strage di Gaza

Un incontro alla Villetta sulla strage di Gaza

La testimonianza del diplomatico palestinese Ali Rashid. L’appello congiunto con Moni Ovadia

di Pasquale Navarra

Organizzato da Sinistra Democratica del nostro Municipio, giovedì 22 gennaio, alla “Villetta” di Via Passino 26, si è tenuta un’assemblea …..

Un incontro alla Villetta sulla strage di Gaza

La testimonianza del diplomatico palestinese Ali Rashid. L’appello congiunto con Moni Ovadia

di Pasquale Navarra

Organizzato da Sinistra Democratica del nostro Municipio, giovedì 22 gennaio, alla “Villetta” di Via Passino 26, si è tenuta un’assemblea pubblica sui tragici avvenimenti verificatisi a Gaza per quasi un mese tra dicembre e gennaio. E’ venuto a portare la sua testimonianza Ali Rashid, diplomatico palestinese naturalizzato italiano, già membro dell’Unione generale degli scrittori e giornalisti palestinesi. Dal 1987 Primo segretario della Delegazione generale Palestinese in Italia, nella passata legislatura è stato deputato con Rifondazione Comunista. E’ da tempo impegnato in una indefessa lotta diplomatica per la cessazione del conflitto armato nella questione palestinese e per la conclusione della controversia nel rispetto dei diritti dell’uomo e delle risoluzioni dell’ONU.
Già nel primo contatto con Ali Rashid, si percepisce non soltanto il suo garbo, la positività della sua persona; nel suo modo di esprimersi, persino in quei segni che un occhio attento può vedere in un volto, si può cogliere una sofferenza che non è di un genere che siamo “abituati” a vedere. E’ la sofferenza, benché addomesticata, di un uomo che appartiene ad un popolo oppresso da sessant’anni e per il quale una parte del mondo vorrebbe che la privazione della libertà fosse irreversibile.

Il nostro quartiere non si è certo mostrato insensibile a questo incontro: sono infatti convenuti molti cittadini. Natale Di Schiena, segretario della sezione, ha svolto un’introduzione in cui ha ricordato alcune fasi dell’orrendo attacco militare perpetrato dall’esercito israeliano a Gaza, nonché lo squallido atteggiamento tenuto dal governo italiano e la conseguente censura operata da televisioni e giornali. Ali Rashid ha poi aperto il suo intervento proprio denunciando il fatto che i media, oscurando le immagini e i filmati del massacro della popolazione civile di Gaza, hanno dato un’immagine dell’Italia lontana da quella reale: la grande maggioranza degli italiani, infatti, è stata, è solidale con la popolazione di Gaza.
Anche l’intimidazione, il tentativo di censura, operato nei confronti di Michele Santoro (“reo” di aver mostrato, nella trasmissione “Anno Zero”, ciò che a Gaza stava realmente avvenendo) è chiaramente un atto estraneo alla coscienza comune esistente nel nostro Paese. Che il nostro Paese è ben altro, lo si è visto anche sabato 17 gennaio, a Roma, alla manifestazione nazionale di solidarietà per la Palestina. Chi scrive, era presente a quella manifestazione, alla quale gli italiani hanno partecipato numerosi ed hanno sventolato la bandiera palestinese sentendola come la loro bandiera.
Tutto ciò ravviva la convinzione che in certi momenti, di noi italiani emerge l’anima migliore, la nostra storia più bella, che ci ricorda che non è un caso se siamo il Paese di Garibaldi.
Nel suo intervento, Ali Rashid ha ricordato che, finché non ci sarà uno Stato palestinese, l’intera questione mediorientale non potrà essere risolta.
Ha ricordato che uno Stato, Israele, si espande sempre di più, con la frequente creazione di nuovi insediamenti, naturalmente a danno di un popolo il cui Stato non è mai nato e le cui condizioni peggiorano costantemente. Si è ricordato anche che allo Stato di Israele non si intende certo negare il diritto all’esistenza ma, al fine di permettere la nascita di uno Stato per i palestinesi, Israele dovrebbe tornare ai confini esistenti prima della guerra del 1967, il cui risultato fu l’occupazione, da parte di Israele, di Gerusalemme Est, della Cisgiordania, della Striscia di Gaza e della penisola del Sinai. Ma l’attuale leadership israeliana è su posizioni ben diverse: infatti crescono le discriminazioni nei confronti della componente palestinese, araba e musulmana, dello Stato d’Israele. E Tzipi Livni – ex ministro degli Esteri israeliano – ha recentemente dichiarato quello che sarebbe un “progetto guida” del suo governo: la progressiva espulsione dei palestinesi e di tutti i musulmani dal territorio dello Stato israeliano – che diverrebbe dunque Stato Ebraico in toto – ed una ulteriore appropriazione di territorio tramite l’intensificazione di nuovi insediamenti ebraici. Si è ricordato che il bombardamento indiscriminato operato su Gaza  non era certamente “inevitabile”, dato che gli israeliani avevano le coordinate di ogni metro della città. Non si è quindi trattato di un conflitto tra due eserciti o tra un esercito e un gruppo di terroristi, bensì di una tragedia in cui vi sono stati carnefici e vittime. Molte vittime. Quelle donne, quei bambini, quegli uomini inermi di Gaza uccisi o gravemente feriti da bombe al fosforo e altri micidiali ordigni. Nell’ospedale di Gaza, dei medici europei sopraggiunti con organizzazioni umanitarie, non sapevano come curare molti di quei feriti, talmente devastante è l’effetto di quelle bombe.
E’ stato poi ricordato l’appello congiunto di Ali Rashid e Moni Ovadia, steso il 9 gennaio, quando il massacro di Gaza era ancora in corso. Ne riportiamo qui alcuni punti: Le immagini che giungono da Gaza ci parlano di una tragedia di dimensioni immani e le parole non bastano per esprimere la nostra indignazione.
Col passare dei giorni cresce la barbarie che insieme alla vita, alle abitazioni, agli affetti, ai luoghi della cultura e della memoria, distrugge in tutti noi l’umanità e con essa il sogno e la speranza. E deforma in noi il buon senso, mortifica la cultura del diritto, forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione.
Così diventano carta straccia le convenzioni internazionali e le norme basilari del diritto internazionale nonché le sue istituzioni, paralizzate dai veti e svuotate di autorevolezza oltre che di strumenti per l’agire. Noi sappiamo che l’occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non passano attraverso l’uso della forza delle armi, ma attraverso l’adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l’avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell’altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione.

 

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Come la sezione Garbatella ha organizzato la diffusione

Come la sezione Garbatella ha organizzato la diffusione

di Mario Cecilia

I compagni della Sezione Garbatella, anche prima della nota risoluzione della direzione del Partito sull’importante problema della stampa, hanno sempre posto in primo piano questo delicato ed importantissimo lavoro.

Come la sezione Garbatella ha organizzato la diffusione

di Mario Cecilia

I compagni della Sezione Garbatella, anche prima della nota risoluzione della direzione del Partito sull’importante problema della stampa, hanno sempre posto in primo piano questo delicato ed importantissimo lavoro.
Infatti, presso la stessa, funziona regolarmente un Comitato diffusione stampa che, originariamente, ebbe il compito di studiare politicamente la conformazione sociale degli abitanti della zona e di suggerire al Comitato direttivo della Sezione i sistemi organizzativi e politici capaci di sviluppare con rapidità ed in senso positivo questo settore del lavoro sezionale. Avendo allora la predetta commissione rilevato che, nel quartiere Garbatella, vivono numerose categorie di cittadini con mentalità, esigenze e professioni diverse, suggerì la creazione di un solido gruppo di Amici dell’Unità con il compito di diffondere il nostro giornale in larga misura per vedere, sulla base dei primi risultati, le capacità di assorbimento del popoloso quartiere.

Numerose sono state le esperienze che i compagni della Garbatella hanno fatto durante tutto questo periodo. Le maggiori fra esse sono: l’applicazione del sistema di strillonaggio nel quartiere; la creazione di banchi di vendita stampa nelle varie giurisdizioni delle cellule; la organizzazione di una snella organizzazione di Gruppi di Amici dell’Unità in tutte le cellule con il compito di portare il giornale in tutte le case del quartiere. Avendo costruito così una prima base di lavoro, si provvide alla impostazione della diffusione di Vie Nuove. Anche per questo non sono mancate le esperienze. Infatti, nella normale attività svolta da un solo banco di vendita che inizialmente fu allestito presso i locali della Sezione, si passò immediatamente alla diffusione tramite le cellule, per giungere ora alla mobilitazione larghissima dei compagni che settimanalmente portano Vie Nuove nelle case dei compagni e dei simpatizzanti raggiungendo per i primi eccellenti percentuali; per i secondi invece si procede ad ulteriori passi in avanti con un poco più di lentezza. E’ doveroso da parte della Sezione mettere in massimo rilievo il lavoro tenace, lodevole compiuto dai compagni per la realizzazione concreta di questa attività vitale del Partito. Fra i migliori si possono citare i seguenti compagni: Pierini, Sellati, Longo, Volpi, Inches, Laurenti, Pietrolongo, i quali durante questo lungo periodo di tempo hanno lavorato per portare la diffusione del giornale l’Unità in primo piano, così come è nella aspirazione dei compagni di tutta Italia.
Invece per Vie Nuove si possono citare come veri amici ed ottimi diffusori i compagni deRenato Peret e Falasca responsabili Stampa delle suddette cellule. I risultati di cui sopra non serviranno certamente a far dormire sui proverbiali sette guanciali i compagni della Garbatella. Essi devono servire come base di studio per perfezionare sempre più il lavoro della diffusione Stampa in tutte le cellule rendendolo organico e soprattutto politico.
Discreti sono i lati positivi di questo primo risultato ma grave è l’errore che si riscontra nel fatto che ancora troppi pochi sono i compagni i quali hanno compreso l’importanza politica della nostra Stampa. Bisogna intensificare, anzi accelerare, la costituzione dei nuovi Gruppi di compagni che inizino il lavoro di diffusione dei libri, settore che oggi rappresenta un lato veramente grave della nostra attività.

 

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Mario Cecilia

Mario Cecilia fu uno straordinario diffusore dell’Unità, molto prima che divenisse ispettore interregionale del quotidiano. Ho trovato questo articolo di Mario consultando “Il Partito”, il quindicinale della Federazione romana del Pci, del 1948 e mi è sembrato interessante pubblicarlo nella sua versione integrale. Si era già dopo la sconfitta elettorale del Fronte Popolare del 18 aprile. Nel partito …..

Mario Cecilia fu uno straordinario diffusore dell’Unità, molto prima che divenisse ispettore interregionale del quotidiano. Ho trovato questo articolo di Mario consultando “Il Partito”, il quindicinale della Federazione romana del Pci, del 1948 e mi è sembrato interessante pubblicarlo nella sua versione integrale. Si era già dopo la sconfitta elettorale del Fronte Popolare del 18 aprile. Nel partito romano era in voga una sorta di campionato interno basato sulla diffusione della stampa ( Unità, Vie Nuove, Calendario del popolo, Il Partito ) con punteggi, gironi, classifiche aggiornate in un minuzioso calendario. Addirittura si lanciavano sfide tra le sezioni. Il 22 agosto del 1949, in occasione del Mese della stampa comunista di quell’anno, Gino Testori, segretario di Testaccio sfidò Garbatella, notoriamente agguerrita, che allora aveva come segretario Vasco Butini, operaio metalmeccanico e sindacalista.

(Gianni Rivolta)


 

 

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Emozione nel quartiere per la morte di Mario Cecilia

Emozione nel quartiere per la morte di Mario Cecilia

Fu tra i principali animatori della Villetta. Straordinario diffusore dell’Unità, ne divenne ispettore alle vendite.
Il suo contributo alle lotte sociali della Garbatella

di Cosmo Barbato

Il 13 dicembre scorso – mentre il precedente numero di Cara Garbatella era in stampa – è morto all’età di 85 anni, nella sua casa alla Circonvallazione Ostiense, Mario Cecilia, personalità ben nota alla Garbatella per le sue trascorse lotte sociali. La sua scomparsa ha suscitato emozione nel quartiere e rimpianto tra quanti ebbero occasione di frequentarlo e di apprezzarne le doti di squisita umanità.

Emozione nel quartiere per la morte di Mario Cecilia

Fu tra i principali animatori della Villetta. Straordinario diffusore dell’Unità, ne divenne ispettore alle vendite.
Il suo contributo alle lotte sociali della Garbatella

di Cosmo Barbato

Il 13 dicembre scorso – mentre il precedente numero di Cara Garbatella era in stampa – è morto all’età di 85 anni, nella sua casa alla Circonvallazione Ostiense, Mario Cecilia, personalità ben nota alla Garbatella per le sue trascorse lotte sociali. La sua scomparsa ha suscitato emozione nel quartiere e rimpianto tra quanti ebbero occasione di frequentarlo e di apprezzarne le doti di squisita umanità.
La sua numerosa famiglia di origine, otto persone, era arrivata da noi negli anni 30 del secolo passato, scacciata dai quartieri demoliti ai piedi del Campidoglio: le furono assegnate due stanze al Lotto 44, il quarto Albergo di massa, di Via Francesco Orazio da Pennabilli. Mario partecipò alla guerra come sommergibilista in Corsica e al suo rientro fu tra gli appassionati organizzatori delle lotte sociali della sezione comunista della Garbatella, la storica Villetta, di cui fu tra i principali animatori.

Assunto a fine anni 40 presso il Ministero della Marina, nei successivi anni 50 fu licenziato in tronco nel corso della totale epurazione degli elementi di sinistra, sindacalisti inclusi, attuata nei ministeri militari dal governo De Gasperi, ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, in ottemperanza alle direttive del Patto Atlantico.
Mario, già noto come i suoi fratelli per la sua attività politica (il fratello Renzo è stato segretario della Sezione Garbatella del Pci) e come straordinario diffusore dell’Unità, fu assunto presso il quotidiano fondato da Antonio Gramsci come ispettore interregionale della diffusione. In un certo senso continuava idealmente  l’opera di uno zio, convivente nelle due stanze del Lotto 44, Pietro Carniello, fratello della madre, arrestato durante l’occupazione tedesca di Roma mentre diffondeva l’Unità e scomparso nei campi di sterminio in Germania: un episodio, questo, che aveva fortemente segnato la famiglia. Più tardi anche l’ultimo dei fratelli, Giorgio, scomparso qualche anno fa, lavorerà all’Unità come addetto alle spedizioni. La sua attività di ispettore portava Mario a percorrere ogni settimana centinaia di chilometri in provincia per controllare le edicole, per favorire la diffusione attuata dai volontari, per organizzare manifestazioni promozionali a favore del quotidiano, molto spesso per segnalare alla redazione notizie e fatti che avessero rilievo giornalistico. Nella sua opera poneva entusiasmo e passione, a dimostrazione che i giornali popolari non li fanno solo i giornalisti. Scevro da settarismo, guardò con interesse i movimenti del ’68 e non mancò di dedicare consigli frutto della sua esperienza anche alla distribuzione del Manifesto.
Difensore delle memorie del Pci, visse con particolare sofferenza le lacerazioni che si verificarono in quel partito, convinto tuttavia che occorresse approdare a una sua innovazione radicale che lo adeguasse ai tempi. Pur conservando un legame con la Villetta, aveva aderito al Partito Democratico, il cui circolo di quartiere gli aveva assegnato la tessera numero1. Affollatissima e commossa la cerimonia funebre civile che si è tenuta nel Tempietto egizio del Verano, dove Carlo Leoni ha tenuto l’orazione di commiato.
A Mario, Claudio D’Aguanno ha dedicato un appassionato scritto, raccolto in un volantino distribuito ai presenti al funerale, nel quale sono  ricordate le tappe salienti dell’intensa sua vita.
Alla moglie, alle figlie e ai nipoti le condoglianze di Cara Garbatella.

 

 

 

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Strage di pini nella Città Giardino

Strage di pini nella Città Giardino

di Gianni Rivolta

Strage di pini nei lotti della Garbatella. Nelle ultime settimane, infatti, le motoseghe hanno già abbattuto per motivi …..

Strage di pini nella Città Giardino

di Gianni Rivolta

Strage di pini nei lotti della Garbatella. Nelle ultime settimane, infatti, le motoseghe hanno già abbattuto per motivi di sicurezza una ventina di esemplari ultradecennali dalle bellissime chiome. L’intervento radicale, commissionato dall’Ater ( ex Iacp) e avvallato dalla forestale e dai vigili del fuoco, interesserebbe circa 150 pini domestici ad alto fusto, che risulterebbero malati o troppo inclinati, tali da rappresentare un pericolo per le casette popolari e per gli inquilini della Città Giardino. La stabilità delle alberature è indubbiamente peggiorata in seguito alla piogge straordinarie che hanno interessato la Capitale durante questo interminabile inverno.
Contro le motoseghe si sono mobilitati alcuni abitanti e i rappresentanti locali della Legambiente, che denunciano lo scempio con un esposto alle autorità competenti. “La potatura ordinaria, mai effettuata – sostengono gli ambientalisti avrebbe alleggerito le chiome ed evitato l’attuale mattanza del verde”. Tra l’altro gli storici pini abbattuti verrebbero sostituiti con altre essenze. Si parla di cipressi. Se così fosse cambierebbe notevolmente il paesaggio e la bellezza del quartiere popolare sottoposto a numerosi vincoli. Inoltre si peggiorerebbe la salubrità e si modificherebbero le correnti d’aria che nella stagione estiva rinfrescano gli abitanti dei lotti. Il patrimonio arboreo del quartiere è di grande interesse. Infatti accanto agli esemplari piantumati al momento della costruzione del quartiere, tra il 1920 e il “30, stanno ancora in piedi alcuni pini che appartengono alla settecentesca Tenuta dei 12 cancelli di proprietà dell’alto prelato Nicola Maria Nicolai.

 

 

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