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Mario Cecilia

Mario Cecilia fu uno straordinario diffusore dell’Unità, molto prima che divenisse ispettore interregionale del quotidiano. Ho trovato questo articolo di Mario consultando “Il Partito”, il quindicinale della Federazione romana del Pci, del 1948 e mi è sembrato interessante pubblicarlo nella sua versione integrale. Si era già dopo la sconfitta elettorale del Fronte Popolare del 18 aprile. Nel partito …..

Mario Cecilia fu uno straordinario diffusore dell’Unità, molto prima che divenisse ispettore interregionale del quotidiano. Ho trovato questo articolo di Mario consultando “Il Partito”, il quindicinale della Federazione romana del Pci, del 1948 e mi è sembrato interessante pubblicarlo nella sua versione integrale. Si era già dopo la sconfitta elettorale del Fronte Popolare del 18 aprile. Nel partito romano era in voga una sorta di campionato interno basato sulla diffusione della stampa ( Unità, Vie Nuove, Calendario del popolo, Il Partito ) con punteggi, gironi, classifiche aggiornate in un minuzioso calendario. Addirittura si lanciavano sfide tra le sezioni. Il 22 agosto del 1949, in occasione del Mese della stampa comunista di quell’anno, Gino Testori, segretario di Testaccio sfidò Garbatella, notoriamente agguerrita, che allora aveva come segretario Vasco Butini, operaio metalmeccanico e sindacalista.

(Gianni Rivolta)


 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Marzo 2009

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Emozione nel quartiere per la morte di Mario Cecilia

Emozione nel quartiere per la morte di Mario Cecilia

Fu tra i principali animatori della Villetta. Straordinario diffusore dell’Unità, ne divenne ispettore alle vendite.
Il suo contributo alle lotte sociali della Garbatella

di Cosmo Barbato

Il 13 dicembre scorso – mentre il precedente numero di Cara Garbatella era in stampa – è morto all’età di 85 anni, nella sua casa alla Circonvallazione Ostiense, Mario Cecilia, personalità ben nota alla Garbatella per le sue trascorse lotte sociali. La sua scomparsa ha suscitato emozione nel quartiere e rimpianto tra quanti ebbero occasione di frequentarlo e di apprezzarne le doti di squisita umanità.

Emozione nel quartiere per la morte di Mario Cecilia

Fu tra i principali animatori della Villetta. Straordinario diffusore dell’Unità, ne divenne ispettore alle vendite.
Il suo contributo alle lotte sociali della Garbatella

di Cosmo Barbato

Il 13 dicembre scorso – mentre il precedente numero di Cara Garbatella era in stampa – è morto all’età di 85 anni, nella sua casa alla Circonvallazione Ostiense, Mario Cecilia, personalità ben nota alla Garbatella per le sue trascorse lotte sociali. La sua scomparsa ha suscitato emozione nel quartiere e rimpianto tra quanti ebbero occasione di frequentarlo e di apprezzarne le doti di squisita umanità.
La sua numerosa famiglia di origine, otto persone, era arrivata da noi negli anni 30 del secolo passato, scacciata dai quartieri demoliti ai piedi del Campidoglio: le furono assegnate due stanze al Lotto 44, il quarto Albergo di massa, di Via Francesco Orazio da Pennabilli. Mario partecipò alla guerra come sommergibilista in Corsica e al suo rientro fu tra gli appassionati organizzatori delle lotte sociali della sezione comunista della Garbatella, la storica Villetta, di cui fu tra i principali animatori.

Assunto a fine anni 40 presso il Ministero della Marina, nei successivi anni 50 fu licenziato in tronco nel corso della totale epurazione degli elementi di sinistra, sindacalisti inclusi, attuata nei ministeri militari dal governo De Gasperi, ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, in ottemperanza alle direttive del Patto Atlantico.
Mario, già noto come i suoi fratelli per la sua attività politica (il fratello Renzo è stato segretario della Sezione Garbatella del Pci) e come straordinario diffusore dell’Unità, fu assunto presso il quotidiano fondato da Antonio Gramsci come ispettore interregionale della diffusione. In un certo senso continuava idealmente  l’opera di uno zio, convivente nelle due stanze del Lotto 44, Pietro Carniello, fratello della madre, arrestato durante l’occupazione tedesca di Roma mentre diffondeva l’Unità e scomparso nei campi di sterminio in Germania: un episodio, questo, che aveva fortemente segnato la famiglia. Più tardi anche l’ultimo dei fratelli, Giorgio, scomparso qualche anno fa, lavorerà all’Unità come addetto alle spedizioni. La sua attività di ispettore portava Mario a percorrere ogni settimana centinaia di chilometri in provincia per controllare le edicole, per favorire la diffusione attuata dai volontari, per organizzare manifestazioni promozionali a favore del quotidiano, molto spesso per segnalare alla redazione notizie e fatti che avessero rilievo giornalistico. Nella sua opera poneva entusiasmo e passione, a dimostrazione che i giornali popolari non li fanno solo i giornalisti. Scevro da settarismo, guardò con interesse i movimenti del ’68 e non mancò di dedicare consigli frutto della sua esperienza anche alla distribuzione del Manifesto.
Difensore delle memorie del Pci, visse con particolare sofferenza le lacerazioni che si verificarono in quel partito, convinto tuttavia che occorresse approdare a una sua innovazione radicale che lo adeguasse ai tempi. Pur conservando un legame con la Villetta, aveva aderito al Partito Democratico, il cui circolo di quartiere gli aveva assegnato la tessera numero1. Affollatissima e commossa la cerimonia funebre civile che si è tenuta nel Tempietto egizio del Verano, dove Carlo Leoni ha tenuto l’orazione di commiato.
A Mario, Claudio D’Aguanno ha dedicato un appassionato scritto, raccolto in un volantino distribuito ai presenti al funerale, nel quale sono  ricordate le tappe salienti dell’intensa sua vita.
Alla moglie, alle figlie e ai nipoti le condoglianze di Cara Garbatella.

 

 

 

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Strage di pini nella Città Giardino

Strage di pini nella Città Giardino

di Gianni Rivolta

Strage di pini nei lotti della Garbatella. Nelle ultime settimane, infatti, le motoseghe hanno già abbattuto per motivi …..

Strage di pini nella Città Giardino

di Gianni Rivolta

Strage di pini nei lotti della Garbatella. Nelle ultime settimane, infatti, le motoseghe hanno già abbattuto per motivi di sicurezza una ventina di esemplari ultradecennali dalle bellissime chiome. L’intervento radicale, commissionato dall’Ater ( ex Iacp) e avvallato dalla forestale e dai vigili del fuoco, interesserebbe circa 150 pini domestici ad alto fusto, che risulterebbero malati o troppo inclinati, tali da rappresentare un pericolo per le casette popolari e per gli inquilini della Città Giardino. La stabilità delle alberature è indubbiamente peggiorata in seguito alla piogge straordinarie che hanno interessato la Capitale durante questo interminabile inverno.
Contro le motoseghe si sono mobilitati alcuni abitanti e i rappresentanti locali della Legambiente, che denunciano lo scempio con un esposto alle autorità competenti. “La potatura ordinaria, mai effettuata – sostengono gli ambientalisti avrebbe alleggerito le chiome ed evitato l’attuale mattanza del verde”. Tra l’altro gli storici pini abbattuti verrebbero sostituiti con altre essenze. Si parla di cipressi. Se così fosse cambierebbe notevolmente il paesaggio e la bellezza del quartiere popolare sottoposto a numerosi vincoli. Inoltre si peggiorerebbe la salubrità e si modificherebbero le correnti d’aria che nella stagione estiva rinfrescano gli abitanti dei lotti. Il patrimonio arboreo del quartiere è di grande interesse. Infatti accanto agli esemplari piantumati al momento della costruzione del quartiere, tra il 1920 e il “30, stanno ancora in piedi alcuni pini che appartengono alla settecentesca Tenuta dei 12 cancelli di proprietà dell’alto prelato Nicola Maria Nicolai.

 

 

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Ancora un lutto al mercato: dopo Marisa muore Cesare

Ancora un lutto al mercato: dopo Marisa muore Cesare

di Cinzia Cenciarelli

A poco più di tre mesi dalla scomparsa di Marisa Sardella, una delle …..

 

Ancora un lutto al mercato: dopo Marisa muore Cesare

di Cinzia Cenciarelli

A poco più di tre mesi dalla scomparsa di Marisa Sardella, una delle figure storiche del mercato della Garbatella, suo marito Cesare è morto. Massimiliano Bolli, uno dei quattro figli che con lui ha condiviso trent’anni di lavoro al banco del pesce, parlando di suo padre ci testimonia: era un uomo di un vigore indescrivibile, sempre in salute, nonostante l’impegno che metteva in attività che avrebbero messo a dura prova chiunque. Tra l’altro aveva prestato la sua opera anche alla cooperativa di facchinaggio di Ostiense, sempre per poter mantenere la numerosa famiglia.
Data la sua possanza fisica ci rimane difficile immaginarlo bambino quando, a 11 anni, già spingeva il carrettino a mano, carico di pesce, che insieme a suo padre andava a comprare ai Mercati Generali di Ostiense, per poi percorrere Via Pellegrino Matteucci diretto alla Garbatella al mercato di Via Passino. Pur avendo raggiunto l’età della pensione era sempre al lavoro, insieme alla moglie, al figlio, alla nuora e poi i nipoti e il genero: una presenza che si tramanda da quattro generazioni.
Era molto legato alla famiglia, una persona di compagnia, amante del bere e del mangiare. Con la moglie e con le comitive di amici organizzavano viaggi, vacanze e feste in casa; giocatore di bocce, aveva vinto molte coppe; era un frequentatore del Centro anziani, noto come appassionato ballerino.
E’ un pensiero un po’ romantico, ma la sua scomparsa, così ravvicinata a quella della sua compagna di vita, può far sospettare che sia stato il dolore a sopraffarlo, piuttosto che una breve malattia.

 

 

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Ciolina

Ciolina è una bellissima gatta della Garbatella di cinque anni, sterilizzata e in buona salute, che cerca una casa affettuosa nella quale abitare.
E’ una micina dolce che, non andando d’accordo con gli altri gatti, vorrebbe un padrone tutto per sé. Per informazioni, rivolgersi al Sig. Vincenzo 3491946648 o contattare la redazione.

 

 

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La musa della mia poesia? Si chiama Garbatella

La musa della mia poesia?
Si chiama Garbatella.

Un tavolino, due sedie e due tazzine al bar, per raccogliere i ricordi Nicola Di Gennaro, poeta romanesco ma non troppo, ex facchino ai Mercati. Anche a Cara Garbatella ha dedicato versi

di Carolina Zincone

Come ci riconosciamo?”. “Io ho una giacca rossa”. “Io una nera”. L’appuntamento è al Bar Biffi “ma non stiamocene qui co’ sti cazzari degli amici mia”, mi dice subito Nicola. Così ci spostiamo da Renata al Bar dell’Angolo. La Roma ha appena battuto il Bordeaux e siamo tutti e due di ottimo umore. Peccato che il mio registratore faccia le bizze. “Mejo, così ci rivediamo e quando ci rivediamo magari ti porto pure una poesia su questo nostro incontro”. Sì, perché Nicola Di Gennaro, nato nel 1936, è un poeta, romanesco ma non troppo; ed è per parlare delle sue poesie, che sa tutte a memoria e recita volentieri, che ci incontriamo.

La musa della mia poesia?
Si chiama Garbatella.

Un tavolino, due sedie e due tazzine al bar, per raccogliere i ricordi Nicola Di Gennaro, poeta romanesco ma non troppo, ex facchino ai Mercati. Anche a Cara Garbatella ha dedicato versi

di Carolina Zincone

Come ci riconosciamo?”. “Io ho una giacca rossa”. “Io una nera”. L’appuntamento è al Bar Biffi “ma non stiamocene qui co’ sti cazzari degli amici mia”, mi dice subito Nicola. Così ci spostiamo da Renata al Bar dell’Angolo. La Roma ha appena battuto il Bordeaux e siamo tutti e due di ottimo umore. Peccato che il mio registratore faccia le bizze. “Mejo, così ci rivediamo e quando ci rivediamo magari ti porto pure una poesia su questo nostro incontro”. Sì, perché Nicola Di Gennaro, nato nel 1936, è un poeta, romanesco ma non troppo; ed è per parlare delle sue poesie, che sa tutte a memoria e recita volentieri, che ci incontriamo.

Svelto a ispirarsi e fedele alla promessa, nelle rime con cui arriva il giorno dopo descrive , “all’interno del bar/ un tavolino, due sedie, e due tazzine”, il perché di tutte quelle mie insistenti “domandine”: “voleva saper della mia passione innata/di come era nata la mia poesia/dove attingevo l’ispirazione, la fantasia”. Leggo la firma di Nik. Dig. ed osservo quanti sono i nomignoli che Nicola si dà a seconda della poesia e del momento in cui l’ha composta.
Sono anni che scrive, da quando lavorava come fattorino ai Mercati generali e regalava stornelli alle ragazze dei negozietti  sull’Ostiense. Al mercato lo chiamavano Nik Sciabola, autore delle prime rime. Dai tempi del mercato Nik ne avrà prodotte almeno 200, tutte belle, tutte diverse. Quella sul Natale, con cui si presenta quasi fosse un biglietto da visita, è tra le prime che ha scritto. Tanto per capire il personaggio, si conclude con un “volemose bene e così sia”. L’indole è quella di un uomo che vuole star tranquillo, godersi le cose belle della vita senza imporsi o imporre nulla a nessuno. Quando faceva il militare voleva essere un soldato semplice e anche adesso dice al resto del mondo: “comandate voi!”. Però, “come diceva il grande Sandro (Pertini), la libertà tua finisce dove comincia la mia”. In altre parole, “se m’acciacchi un piede dico ahio”. Col passare del tempo, ammette Nicola, “me so’ erudito mejo”. Dopo essere andato in pensione ha potuto dedicare più tempo alla poesia, a questa passione che tutte le altre esalta: quella per Roma e per la Roma, per le donne, la moglie, le amiche vere, “che hai voja a di’ che so’ impossibili”, e i veri amici, compresi quelli a quattro zampe come “Erik, er cane mio” (del quale sta scrivendo una “autobiografia”), o “Felix, adorabile gattaccio”. E’ a loro che Nicola dedica molti dei suoi pensieri in rima. Le note che lo commuovono sono quelle sulla fine della vita, che sente arrivare in “Volto di nonno”, e sull’amore che teme perduto, in “Le scuse”:

Er sole co’ la scusa
De riscallà la terra
S’accenne la mattina
Pe’ illuminatte a te.
Le stelle co’ la scusa
De illumina’ la notte
S’accenneno la sera
Pe’ fa’ contorno a te.
Er vento co’ la scusa
D’accarezza’ la rosa
S’arubba er su’ profumo
Pe’ arigalallo a te.
E a te che stai confusa
Tra tutti sti preziosi beni
Quello der core mio
Non t’interessa più.

I ricordi ormai sono tanti. Ci sono quelli della “fatidica notte del bombardamento di San Lorenzo, nel luglio del ’43”. Nicola viveva lì, la sua famiglia fu costretta a trasferirsi e finì per stabilirsi alla Garbatella. C’è il ricordo della morte del padre, di lì a poco. Al lotto 28 di Via Massaia, con la mamma, 4 fratelli, 3 sorelle, gli zii e i
cugini erano in troppi per due stanze. Così, lui e il fratellino piccolo vengono mandati in collegio al Don Orione di Via Induno e poi alla Camilluccia, dove studiano fino al ’52. “Non ci sono rimasto troppo male”, racconta, ma detta così la frase fa pensare che un po’ male c’è rimasto, Nicola, a lasciare i suoi e la Garbatella.
Uniti da un unico destino, i fratelli Di Gennaro restano insieme anche a bottega dal pittore di Via Aldo Manuzio a Testaccio, e per fatalità il primo lavoro di Nicola è quello di dipingere le persiane di Via Persico, sotto casa alla Garbatella. Passa poi per una pompa di benzina e infine lavora come fabbro meccanico prima di approdare, nel ’55, ai mercati di Via Ostiense, dove rimane fino al 2002 – anche se dice ’92 “perché nun so’ bono a di’ 2000”. 35 anni sotto padrone ad una ditta di frutta e verdura e poi, nel ’91, la licenza di facchino patentato, per scaricare i camion “colla macchinetta per il trasporto merci”. Talmente si affeziona alla gente e al mercato che quando arriva il momento di andare in pensione Nicola non ci riesce a lasciare tutto. Si presenta l’opportunità di rimanere ai mercati come custode dei bagni pubblici e non se la fa sfuggire. E’così che, “stando lì senza far niente”, Nik Sciabola trova il tempo e l’ispirazione per comporre poesie. Poesie che dedica, immancabilmente, alle cassiere che diletta nelle vicinanze. Anche adesso che non lavora più, le poesie gli vengono in mente soprattutto di notte. Ma non gli va d’alzarsi a scriverle. “Er pigro” protagonista della bella poesia firmata Nik. Dig., è proprio lui – “perché io me guardo allo specchio e l’autoironia me se magna!”. Però non gli sfugge niente di quel che succede nel quartiere e fuori, e quel che succede di importante trova posto in una sua poesia, andando ad arricchire un repertorio già ricco di affetti e ricordi indelebili. “Apro il rubinetto e le parole mi scorrono. Se a volte mi blocco e non scrivo per un po’ di tempo è perché non vedo la luce”. Quella di una pubblicazione che racchiuda tutte le sue poesie. A “Roma mia, che ossessione”, dedicata alla sua città di sempre, alla “piccola fontanella/meraviglioso angolo di Garbatella”, alla “romantica scalinata/dove salivo felice con l’innamorata”, si aggiungono di volta in volta rime dedicate a “eventi” o “ricorrenze” di rilievo. I “vecchi mercati”, ad esempio, vengono cantati prima come memoria del passato – “Vedendo questa struttura abbandonata/quanti ricordi riaffiorano alla mente./Ricordi di una vita, allegra e spensierata/ma lavorando, lavorando duramente” – e poi con una poesia che ne celebra il futuro. Passato, presente e futuro convivono in molte delle poesie di Nicola, legato ai ricordi della giovinezza, agli “orticelli de guera”, ma pronto a vedere quel che di buono c’è oggi. Allora gli chiedo, “quali sono i luoghi a te più cari?”. “Piazza Biffi, la fontana di Carlotta, Piazza S. Eurosia, è lì che mi incontri, al centro anziani non ci vado”, mi dice, “non mi ci vedo!”. Si vede dove si è sempre visto, anche se le cose sono cambiate: “una volta sposato la vita cambia, abbiamo smesso di starcene sul muretto a far birichinate fino a quando non venivano le guardie richiamate dai nostri schiamazzi”. “E cos’altro è cambiato qui a Garbatella negli ultimi anni? Tu che osservi e scrivi, che sei sensibile e racconti, dimmi un po’, da cosa sei stato colpito?”. Mi dice: “La mentalità d’allora è rimasta … Certo, non ci sono più le botte dei bulli di un tempo”. E racconta, “‘na cosa n’antra”, di quella volta che a uno “je prese d’aceto” e gli buttò le carte da gioco in faccia. Adesso è diverso, da un lato ci sono miglioramenti, dall’altro “te devi guarda’ alle spalle”. C’è troppo egoismo. Prendi la questione degli extracomunitari. “Non eravamo pure noi extracomunitari quando smucinavamo nella monnezza?”. Il bilancio è chiaro in “Che nostalgia, ricordi di Garbatella”:

Ricordi, ricordi, quanti ricordi
Ricordi di te, cara Garbatella
Ricordi della mia gioventù più bella.
Ricordi di quando ancor bambino
Seduto sul muretto, di un giardino
Ascoltavo pazientemente i discorsi

Di tanta anziana gente.
Ricordi delle tue accidentate strade/delle tue chiassose piazze.
Di quelle sfide pazze Fatte di battaglie, con lanci di sassi.
Di quelle partite di pallone Dove tutti ci sentivamo tanti assi.
Ricordi di quelle tiepide serate/coronate da splendide serenate.
Che dolci e piacevoli canzoni
Volavano su in alto, verso i piccoli balconi
Dove nascosto dietro una tendina
Palpitava, pazzamente innamorato
Il cuore di una piccola ragazzina.
Ora il progresso ti ha cambiata
E’ vero, ti ha fatta più bella
Ma da povero romantico, nostalgico
Ricorderò per sempre
Quella cara vecchia Garbatella.

Così, quando inaugurano la nuova Piazza Biffi nel 2004, Nicola scrive “E’ nata una regina” e rammenta come, da bambino, sognasse “di vederla un giorno/distinguersi, da tutte le altre”. Ma due anni dopo non può fare a meno di rammaricarsi per le sorti deludenti di “Quel ponticello”, che doveva essere “il fiore all’occhiello/ della rinnovata piazza./Oggetto di attrazione/per la gente di questo rione/e per tanti visitatori, di ogni razza”, ed è di fatto “accantonato” e tanto “tristemente sgretolato”. Anche quando viene a mancare una figura di rifemento importante per i romani come Alberto Sordi, Di Gennaro è pronto a dar voce a un sentimento collettivo, scrivendo una poesia di rimprovero alla “cara comare” che si conclude immaginando un “celeste siparietto” in cui Sordi fa divertire gli abitanti del cielo. Per lui, “donatore e portatore del sorriso/c’è un solo posto, il Paradiso”. Una data “storica” viene commemorata insieme a quelle che la storia la faranno. “La politica”, dice Nicola, “non mi interessa”, ma il 25 aprile si rispetta: “è successo, fijo mio/ (e dovemo ringrazià er buon Dio)/che quer giorno/è stato sconfitto l’oppressore/è stato scacciato l’invasore”. Si celebra la Liberazione e si celebra lo scudetto della Roma: “E’ un urlo pieno d’ardore/che dona un immenso calore/che ti fa sprofondare in coma/è un urlo sovrumano:/Forza Roma!”. Se poi l'”evento” ha luogo a Garbatella, tutto diventa più bello, ed è impossibile resistere alla tentazione di cantarlo in rime. Ecco “La maratona a Garbatella”: “E’ passata la maratona a Garbatella/e non ho potuto far a meno di ammirarla./Era sì semplice, ma tanto bella/attraverso viali, piazze e giardini/correvano tanti, piccoli e grandi campioncini/correvano giovani, anziani, bambini/e da infiltrati anche tanti cagnolini”. Non sorprende, allora, che Nicola Di Gennaro si sia affezionato a questo giornale, che vive e fa vivere il quartiere, e gli abbia dedicato la poesia “Cara Garbatella, quel giornalino tanto caro”:

Era ora, finalmente,
Che a qualcuno gli venisse in mente.
Di creare un giornale di quartiere,
Pieno delle sue e nostre storie,
Storie un pò tristi,
Colorate, vere.
In queste storie, tutti ci rivediamo,
Di come era, di come eravamo;
Storie che ai nostri figli tramandiamo.
Storie ormai passate, ma non dimenticate,
Progetti di un futuro sempre migliore,
Sempre più bello, più sicuro.
Oggi sfogliando avidamente
Questo (piccolo) grande giornalino
Quante cose mi tornano in mente.
Mi portano indietro, risentir bambino.
Accanto a tanti amici, che non ci sono più.
Pazienza, Cara Garbatella, adesso ci sei tu.

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Un Memorial rinnova le glorie di Alvaro Nuvoloni

All’epoca dei fatti / Er Chivecchia sui ring di tutta Europa

Un Memorial rinnova le glorie di Alvaro Nuvoloni

Nel dopoguerra fu uno dei migliori pugili usciti dalla scuola garbatellara

di Claudio D’Aguanno

Sabato 20 dicembre nella ex Fiera di Roma è andato in scena il terzo Memorial dedicato a Alvaro Nuvolosi. Organizzato dalla Boxe Roma XI, diretta da Italo Mattioli e Gigi Ascani, il Memorial ha rinnovato …..

All’epoca dei fatti / Er Chivecchia sui ring di tutta Europa

Un Memorial rinnova le glorie di Alvaro Nuvoloni

Nel dopoguerra fu uno dei migliori pugili usciti dalla scuola garbatellara

di Claudio D’Aguanno

Sabato 20 dicembre nella ex Fiera di Roma è andato in scena il terzo Memorial dedicato a Alvaro Nuvolosi. Organizzato dalla Boxe Roma XI, diretta da Italo Mattioli e Gigi Ascani, il Memorial ha rinnovato sul ring un appuntamento ormai classico dedicato ad uno dei migliori pugili della scuola garbatellara dell’immediato dopoguerra. In ricordo di Alvaro, febbraio di diversi anni fa, l’estremo saluto su Boxe Ring portava la firma di Giuseppe Ballarati :”Chissà cosa sarebbe stata la mia carriera nel mondo della boxe – sottolineava l’inventore della Bibbia del Pugilato – se non avessi incontrato sulla mia strada Alvaro Nuvoloni”. La dichiarazione faceva parte di un tributo dovuto, ma egualmente molto affettuoso, da parte del maestro che lo aveva scoperto ai Mercati Generali nel corso di una di quelle scaracocciate classiche tra lui, pischello ruzzicoso cresciuto agli Alberghi, e due tre facchini che quel giorno avevano sbagliato avversario.
Nato nella shangai di Tor Marancia, emigrato poi al lotto 41 di piazza Biffi, Alvaro Nuvoloni mosse infatti i primi passi da pugile proprio all’Indomita di Via Merulana diretta da Ballarati. Sin dal suo esordio trovò modo di farsi rispettare. Manco dieci presenze sui cartelloni dilettanti e già per lui s’aprivano le porte del professionismo.

Pugile acerbo ma di gran fegato non rifiutava le sfide anche se queste venivano da picchiatori esperti col record gonfio di vittorie. Gallo naturale con caratteristiche da fighter sapeva sempre guadagnarsi il tifo dei più sfegatati. “A quei tempi – ricorda sempre Giuliano Catini ex insegnante della Noble Art – tutta la pipinara degli Alberghi faceva capo a Renato er Gobbo, a Nino er Carnera, uno tozzo e di tutto rispetto, e soprattutto a Mario detto Gatto. Ma, a parte er Gatto, l’idolo vero per tutti noi era Alvaro soprannominato er Chivecchia per via di quel suo colpo secco portato col sinistro, una schicchera che ti lasciava senza
fiato. Con la sua boxe d’attacco c’è diventato campione italiano battendo Amleto Falcinelli a Verona”. Tra l’aprile del ’50 e il settembre del ’54 il suo periodo migliore. Un po’ ovunque, da Johannesburg a Barcellona, dal Palais des Sports di Parigi alla King’s Hall di Manchester, saranno decine i teatri con le dodici corde che vedranno Alvaro come protagonista. “Allora – riprende Catini – in trasferta erano pochi quelli che s’avventuravano. Per strappare un pari dovevi metterlo kappao all’avversario. Eppure er Chivecchia andò a fare, da pari a pari, con Vic Towel, campione del mondo, e poi con Luis Perez Romero a casa sua a Barcellona”. Secco e entusiasta il resoconto di Enrico Venturi, inviato dell’Unità: “Nuvoloni si è battuto con cipiglio, ha profuso nella battaglia tutto il suo impegno… Egli ha sorpreso con la sua aggressività il campione Romero che offeso nella sua arma migliore (l’attacco) non ha più saputo che pesci pigliare. Indovinata è stata la tattica del nostro campione, dote messa in luce contro i vari Mousse, Bobby Boland così come dicasi contro il campione del mondo Vic Towel… Un diluvio di applausi ha salutato alla fine i due cavallereschi avversari. Fragorosi a Romero vincitore.
Fragorosissimi al piccolo tanito Nuvoloni per aver saputo affrontare senza impaccio dinanzi il suo pubblico Luis Romero campione d’Europa…”. La consacrazione ufficiale avverrà comunque dopo qualche mese e da Washington sarà la National Boxing Association a proclamare il pugile della Garbatella tra i primi dieci della categoria.

 

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Inaugurato un centro per l’infanzia contro le difficoltà della comunicazione

Iniziativa del Municipio dedicata agli alunni fra i tre e i dodici anni

Inaugurato un centro per l’infanzia contro le difficoltà della comunicazione

Si chiama “IntegrAr..te” ed è in funzione presso la media C.A.Dalla Chiesa in zona Via di Grotta Perfetta

di Francesca Vitalini

E’ stato inaugurato il 16 gennaioscorso presso la …..

Iniziativa del Municipio dedicata agli alunni fra i tre e i dodici anni

Inaugurato un centro per l’infanzia contro le difficoltà della comunicazione

Si chiama “IntegrAr..te” ed è in funzione presso la media C.A.Dalla Chiesa in zona Via di Grotta Perfetta

di Francesca Vitalini

E’ stato inaugurato il 16 gennaioscorso presso la Scuola media “C. A. Dalla Chiesa”, in Via Tazio Nuvolari 250 (zona Via di Grotta Perfetta), il Centro Laboratori Integrati “IntegrAr..te”. La struttura nasce con l’impegno dell’assessorato alle Politiche Sociali e dei Servizi Psicopedagogico e Sociale del Municipio XI, in collaborazione con l’associazione culturale “La Bottega Fantastica”, per dare una risposta costruttiva alle esigenze del bambino, della famiglia e della scuola. “L’obiettivo – ha dichiarato Andrea Beccari, assessore alla Politiche sociali del Municipio Roma XI – è quello di garantire ai bambini, alle famiglie e agli insegnanti del territorio un punto di riferimento stabile e concreto contro le difficoltà della comunicazione, uno spazio di confronto sulle tematiche pedagogiche ed educative”. “Il Centro fa parte di una rete di servizi che il Municipio sta impiantando sul suo territorio – ha sostenuto Andrea Catarci, presidente del Municipio – pur in una complessa situazione politica che vede molto spesso l’opposizione da parte dell’amministrazione comunale ai progetti concreti che stiamo realizzando”. IntegrAr..te rientra nei progetti finanziati dal Fondo Nazionale Politiche Sociali e sarà sovvenzionato per il suo primo anno di vita con 70mila euro circa.

Offrirà gratuitamente agli alunni fra i tre e i dodici anni, che frequentano le scuole dell’XI Municipio, con particolare attenzione a quelli con disabilità, spazi, attività e laboratori che favoriscano l’emergere delle potenzialità inespresse. Allo stesso tempo i genitori potranno confrontarsi e mettersi in relazione in un percorso di condivisione delle difficoltà e delle problematiche che incontrano nella crescita dei loro figli. La struttura rappresenta, inoltre, uno spazio di formazione e documentazione per le scuole del territorio e per i docenti, in particolare per l’area relativa allo sviluppo evolutivo dell’infanzia e dell’adolescenza.
Per informazioni:

Centro Laboratorio per i bambini IntegrAr…te
Scuola Media “Carlo Alberto Dalla Chiesa”, via Tazio Nuvolari 250 – Roma
orari: lunedì, mercoledì e venerdì ore 16.30\18.30
orari di segreteria: martedì e giovedì ore 9.00\12.00
Servizio Psicopedagogico
Roma Municipio XI
06.51603748 – fax 06.51600056

 

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A Via Guglielmotti la colonia felina della signora Tina

A Via Guglielmotti la colonia felina della signora Tina

di David Perlmutter

Suono al campanello di casa della signora Tina (Concettina Labricciosa) e del marito Silvio Fornasari De Silvi, ad accogliermi oltre ai padroni umani di casa, due irrequieti cani, due trovatelli, improbabili ma amabili guardie della colonia felina …..

A Via Guglielmotti la colonia felina della signora Tina

di David Perlmutter

Suono al campanello di casa della signora Tina (Concettina Labricciosa) e del marito Silvio Fornasari De Silvi, ad accogliermi oltre ai padroni umani di casa, due irrequieti cani, due trovatelli, improbabili ma amabili guardie della colonia felina  di Via Guglielmotti che mi accingo a visitare. Il luogo si presta perfettamente ad ospitare questa famiglia allargata. Le strutture che ospitano i felini sono delle piccole casette-rifugio nel giardino, un po’ scomode per le persone, ma estremamente accoglienti per gli ospiti a cui non viene fatto mancare nulla, cibo secco e umido, acqua, sabbietta per i bisogni e cucce.
La signora Tina mi presenta i suoi piccoli amici, me li nomina uno per uno: Toni, Pallina, Gegia, Jenna, Gerri, Yuri, Topo, Bianchino, Zorro, Romana, Felix, Susi, Ernesto, Sissi, Nana, Luna, Eros, Tommi, Chicco, Osso. In tutto sono venti e di ognuno mi descrive il carattere e in alcuni casi la storia, alcuni si avvicinano ad annusarmi, altri più diffidenti si nascondono e poi, incuriositi, fanno nuovamente capolino. Si vede immediatamente che sono curati e ben nutriti, nei rifugi non manca nemmeno il riscaldamento. Mi mostra il foglio delle vaccinazioni, le iniziative di sensibilizzazione intraprese, le firme delle molte persone che hanno manifestato la loro solidarietà alla colonia in occasione della costruzione di un parcheggio adiacente, le promesse in parte disattese della politica locale.
Le colonie feline sono gestite grazie al lavoro volontario e spesso alle risorse economiche di chi se ne occupa e ci vuole davvero passione e un grande amore per gli esseri viventi per intraprendere iniziative di questo genere. Gli ospiti delle colonie feline spesso sono gatti abbandonati, animali bisognosi di un riparo e di attenzioni.
Esistono delle leggi che tutelano gli animali i quali godono di diritti, ma spesso mancano le risorse. La signora Tina mi spiega che cosa occorrerebbe per rendere più accogliente e sicura la colonia: due casette di maggiori dimensioni rispetto a quelle presenti per agevolare non solo e non tanto gli ospiti, quanto le operazioni di soccorso e cura; estendere il recinto all’intero perimetro dell’area messa a disposizione della colonia, una parte infatti, priva di recinzione, rimane inutilizzata per paura che gli animali possano finire in mezzo alla strada; infine un aiuto economico per le cure e l’alimentazione. La signora Tina insieme al marito svolge un compito davvero oneroso, ma anche utile per il quartiere. Oltre alla solidarietà individuale, auspica che anche il Municipio intervenisse per aiutare e sostenere l’iniziativa.

 

 

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Esposti i progetti del bando per il Campidoglio Due

Campidoglio Due

Esposti i progetti del bando per il Campidoglio Due

a cura di Eraldo Saccinto

Tra i dodici presentati, la commissione giudicatrice ha dichiarato vincitore quello dello Studio Altieri spa

Presso la Casa dell’Architettura, Piazza Manfredo Fanti 47, l’Assessorato alle Politiche del Patrimonio e il Dipartimento III Politiche del Patrimonio hanno espostotra il 2 ed i 7 febbraio i dodici progetti del Concorso Internazionale di Progettazione denominato “La Casa dei Cittadini – CampidoglioDue”. …..

Campidoglio Due

Esposti i progetti del bando per il Campidoglio Due

a cura di Eraldo Saccinto

Tra i dodici presentati, la commissione giudicatrice ha dichiarato vincitore quello dello Studio Altieri spa

Presso la Casa dell’Architettura, Piazza Manfredo Fanti 47, l’Assessorato alle Politiche del Patrimonio e il Dipartimento III Politiche del Patrimonio hanno espostotra il 2 ed i 7 febbraio i dodici progetti del Concorso Internazionale di Progettazione denominato “La Casa dei Cittadini – CampidoglioDue”.

campidoglio due

Il concorso, bandito dal Comune di Roma nel 2007, richiedeva la redazione di un progetto preliminare per la realizzazione della nuova sede degli uffici centrali dell’Amministrazione nella zona della Stazione Ostiense. Della mostra è stato pubblicato un catalogo che, oltre ad illustrare i dodici progetti, contiene le informazioni di carattere generale relative all’intervento.
Nella mostra sono state esposte le 48 tavole di sintesi dei dodici progetti preliminari e proiettate le videoanimazioni e gli elaborati grafici presentati dai gruppi di progettazione. Come sarà il “Secondo Campidoglio” all’ Ostiense?
La nuova sede  comunale nasce – tra l’altro – per liberare il colle capitolino dagli uffici e farne il primo assieme monumentale di Roma. Il progetto del bando vincitore si è potuto ammirare all’Acquario Romano, insieme agli altri undici approdati dopo la prima fase alla prequalificazione. Nel seguito ecco l’ordine dei progetti presentati secondo il punteggio ottenuto:
1) Studio Altieri;
2) Politecnica Ingegneria e Architettura;
3) Gregotti Associati International spa;
4) J. M. Wilmotte & Associes Sa..;
5) Alfonso Femia;
6) Proger spa;
7) Skidmore, Owings & Merrill llp.;
8) Francis Soler;
9) Steven Holl Architects;
10) Capita Percy;
11) Thomas; Buro Happold ltd.;
12) Mecanoo Architecten bv.
Col programma generale “Campidoglio Due: la Casa dei Cittadini”, il Comune ha inteso razionalizzare, mediante l’accorpamento dei propri uffici, l’organizzazione complessiva delle sedi dipartimentali, raggiungendo così gli obiettivi della concentrazione degli uffici in un unico ambito, la realizzazione di nuovi uffici comunali progettati con metodi moderni e la valorizzazione del Campidoglio con lo spostamento degli attuali. L’area individuata per l’insediamento degli uffici è quella di Piazza Giovanni da Verrazzano/Ostiense, area compresa nel Piano di Assetto Urbano della Stazione Ostiense, approvato nell’ambito dell’Accordo di Programma per Roma Capitale (Legge 396/90 – Riqualificazione e valorizzazione delle Stazioni Ferroviarie). Tale area, di proprietà delle Ferrovie dello Stato e acquistata dal Comune di Roma, è stata destinata ad attività direzionali, terziarie e commerciali. Il Piano prevede anche l’utilizzo del complesso dell’ex Manifattura Tabacchi, di proprietà del Demanio dello Stato, che, pur non essendo incluso nel perimetro del Piano di Assetto Urbano Ostiense, risponde ai principi più generali del Progetto Urbano Ostiense- Marconi – approvato dal Consiglio Comunale nel dicembre 1999.
Il concorso internazionale è stato articolato in unica fase concorsuale preceduta da prequalificazione in forma palese, con la selezione dei partecipanti tra tutti i soggetti in possesso dei requisiti di qualificazione  previsti dal bando ed una unica fase concorsuale in forma anonima, con la redazione dei progetti preliminari riservata ad un numero massimo di 16 candidati selezionati nella prequalificazione.
La Commissione giudicatrice (formata da: Avv. Enrico Lorusso, presidente, Arch. M. Lucia Conti, Arch. Daniel Modigliani, Prof. Eugenio La Rocca e Arch. Luciano
Lazzari) ha dichiarato vincitore finale il gruppo di progettazione coordinato dallo Studio Altieri spa con sede in Via Colleoni 52 , Thiene (VC) – con lo Studio Mario Cucinella Architects responsabile per la progettazione architettonica e costituito da: Studio Altieri spa, capogruppo, Mario Cucinella Architects srl, mandataria, TiFS Ingegneria Srl, mandataria, SVEI spa, mandataria, Land srl, mandataria, Studio Foa, mandataria, Ing. Franco Mola, mandataria, Centostazioni spa, mandataria, Ing. Alessandra Focaracci, mandataria, Dott. Mara Memo.
Successivamente si provvederà al versamento sia del premio per il vincitore del concorso, sia dei rimborsi spese per i concorrenti non vincitori che abbiano ottenuto un punteggio tecnico di almeno 40 punti, come specificato nel bando di gara. Il progetto preliminare vincitore, a seguito di valutazione da parte di apposita Conferenza dei Servizi, sarà sottoposto ad approvazione della Giunta comunale per la successiva attuazione, ivi incluse le modalità di realizzazione dell’opera.

 

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‘La terrazza sulla Garbatella’ festeggiata al Palladium

‘La terrazza sulla Garbatella’ festeggiata al Palladium

La presentazione del libro di Adelio Canali in un teatro affollatissimo

di Lorena Guidaldi

Serata piacevole mercoledì 21 gennaio al Palladium. In un teatro affollato si è svolta la presentazione …..

‘La terrazza sulla Garbatella’ festeggiata al Palladium

La presentazione del libro di Adelio Canali in un teatro affollatissimo

di Lorena Guidaldi

Serata piacevole mercoledì 21 gennaio al Palladium. In un teatro affollato si è svolta la presentazione del libro “La terrazza sulla Garbatella” scritto da Adelio Canali. Erano presenti: il giornalista Paolo Franchi, il professor Giacomo Marramao, il rettore dell’università Roma Tre, Fabiani, e il senatore Giulio Andreotti. Paolo Franchi ha introdotto il dibattito sottolineando la facilità con cui Canali intreccia la grande storia con la vita quotidiana, alternando drammi quali il massacro delle Fosse Ardeatine ai semplici giochi di strada di bambini che non avevano niente. E’ poi intervenuto il professor Marramao il quale ha sottolineato la grande passione con cui è stato scritto questo libro, nonché il piacevole impatto visivo delle numerose foto d’epoca tra una pagina e l’altra.
La parola è poi passata al rettore Fabiani. il quale ha posto l’accento sulla semplicità del racconto, con ricordi personali che, visti all’interno delle tragedie del nostro tempo, sollecitano comunque delle riflessioni.

Ricorda in proposito la venuta di Gandhi nel quartiere, il rastrellamento delle Fosse Ardeatine e poi i giochi di strada, lo sport, le amicizie, in un tutt’uno completamente legato dal quotidiano di un bambino come tanti.
E’ stata poi la volta del senatore Andreotti, amico di vecchia data di Adelio Canali, il quale ha rimarcato la differenza di questo libro rispetto ai tanti che escono su Roma: chi lo legge prova grandi sensazioni, i vecchi rivivono, i giovani imparano la storia della nostra città oltre che della Garbatella e si è augurato, oltre che il successo per questo lavoro, di continuare a vedere cose belle e interessanti da quella “terrazza”.
L’autore ha poi preso la parola e ha parlato dei suoi tanti ricordi, piacevoli e dolorosi, legati alle tragedie ma anche alla semplicità del tempo e forse è proprio per non dimenticare tutto questo che è nata l’esigenza di scrivere questo libro, dedicato nel titolo a un quartiere ma adatto, per i contenuti, a qualsiasi posto.
Successivamente, il 19 febbraio, alla libreria Rinascita di Via Prospero Alpino, c’è stata una nuova presentazione del libro, a cura di Cosmo Barbato e di Gianni Rivolta.

 

 

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Sono ancora occupate le aree per Campidoglio 2

Sono ancora occupate le aree per Campidoglio 2

a cura di Fulvio De Pascale

Qualche giorno fa si è svolta una mostra di architettura sul progetto Campidoglio 2, la Città dei Cittadini, un insieme di costruzioni.

Sono ancora occupate le aree per Campidoglio 2

a cura di Fulvio De Pascale

Qualche giorno fa si è svolta una mostra di architettura sul progetto Campidoglio 2, la Città dei Cittadini, un insieme di costruzioni.
Alcune, quali l’ex Manifattura Tabacchi ed il palazzo ex ETI, sono in fase di ristrutturazione; altre, devono essere costruite ex novo nella zona del Terminal  Ostiense. Una commissione tecnica comunale lo scorso anno ha esaminato i vari progetti presentati in base ad un concorso internazionale ed è risultato primo classificato il raggruppamento denominato R.T.I. Studio Altieri SpA + Altri. Tutti hanno la possibilità di constatare che le aree utilizzate come parcheggio, il cui sgombero era previsto ai primi del 2009 per dare inizio ai lavori, sono ancora occupate.
Nel frattempo il Terminal Ostiense sembra sia stato già venduto ad una società privata da parte delle Ferrovie dello Stato ed analoga sorte toccherà all’edificio che ospita il negozio di Rocco Balocco. A dicembre è anche caduta, per fortuna senza gravi conseguenze, una della enormi torri-faro che illuminavano il piazzale che il Comune di Roma ha acquisito sempre dalle Ferrovie. C’è quindi una stridente contraddizione tra il mega-progetto e l’attenzione e la cura che il Comune riserva attualmente al Piazzale 12 ottobre 1492; è assurdo che continui l’attuale degrado sociale e materiale in cui versa la vasta area pensando che a progetto finito sarà uno dei punti più sorvegliati e puliti della città. Oltre alla grave carenza di illuminazione di gran parte del piazzale, specie verso la Garbatella, dove inspiegabilmente vengono tenuti spenti i lampioni, ha raggiunto livelli preoccupanti lo stazionamento e l’ormai periodico sgombero di profughi e senza fissa dimora. In certe giornate si ha l’idea di essere di fronte ad un Centro di Permanenza Temporaneo i cui ospiti invece di diminuire vanno ad aumentare ogni giorno.

 

 

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Ottantanovesimo: Buon compleanno Garbatella!

Ottantanovesimo: Buon compleanno Garbatella!

Ottantanovesimo compleanno. …..

Ottantanovesimo: Buon compleanno Garbatella!

Ottantanovesimo compleanno.
Il prossimo anno la Garbatella festeggerà i 90.
Per ora facciamole gli auguri, auspicando che, di qui a un anno, le strade del quartiere abbiano trovato una sistemazione definitiva, che il mercato coperto di Via Passino abbia completato la sua quasi decennale ristrutturazione, che gli inquilini delle Case Popolari siano subentrati nella proprietà delle loro abitazioni, che siano avviate a conclusione le opere per il trasferimento di Campidoglio 2, che siano stati recuperati nuovi spazi per il parcheggio delle auto, che il quartiere possa essere vissuto con più serenità. Per il 18 febbraio del 2010 ci auguriamo anche che sia stata alfine restaurata la pietra di fondazione del quartiere, murata a Piazza Benedetto Brin, ricordando che da anni ne abbiamo segnalato il degrado, che due lapicidi privati si erano inutilmente offerti di operare a titolo gratuito il restauro, che da tempo è stato approvato in Municipio un ordine del giorno che impegna l’istituzione perché si effettui l’intervento.
Auspichiamo pure che le Case Popolari, magari sollecitate dal Municipio, provvedano a ripristinare, in Piazza Bonomelli, il festone in muratura che recava la scritta “La Garbatella” sotto il volto di una fanciulla, sgretolatosi qualche mese fa. Infine, auspichiamo che tornino a funzionare i due orologi delle torri dell’Albergo rosso e dalla scuola Battisti. Con questi auguri diciamo:
Buon compleanno, Garbatella.

 

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La speculazione immobiliare investe anche la Garbatella

La speculazione immobiliare investe anche la Garbatella

Intervista all’ urbanista Paolo Berdini: “La città è come un’infezione in mano ai trafficanti di suolo urbano”. Il gioco perverso delle compensazioni.

di Eraldo Saccinto

Nella sua ultima fatica, intitolata esattamente come riportato nel sommario del nostro articolo, l’urbanista Paolo Berdini, scrive che dalle periferie l’aggressione sta lentamente ma inesorabilmente investendo i centri storici, quelle parti delle città in cui più elevata e preziosa è l’identità stessa dei luoghi.
I centri storici si orientano quindi a soddisfare la domanda che ne consegue. Ed è così che artigiani e residenti scompaiono, sostituiti da negozi e megastore che potremmo trovare in qualsiasi posto del mondo. Anche la Garbatella, che di Roma è ormai parte del centro storico, …..

La speculazione immobiliare investe anche la Garbatella

Intervista all’ urbanista Paolo Berdini: “La città è come un’infezione in mano ai trafficanti di suolo urbano”. Il gioco perverso delle compensazioni.

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di Eraldo Saccinto

Nella sua ultima fatica, intitolata esattamente come riportato nel sommario del nostro articolo, l’urbanista Paolo Berdini, scrive che dalle periferie l’aggressione sta lentamente ma inesorabilmente investendo i centri storici, quelle parti delle città in cui più elevata e preziosa è l’identità stessa dei luoghi.
I centri storici si orientano quindi a soddisfare la domanda che ne consegue. Ed è così che artigiani e residenti scompaiono, sostituiti da negozi e megastore che potremmo trovare in qualsiasi posto del mondo. Anche la Garbatella, che di Roma è ormai parte del centro storico, è col tempo divenuta un luogo di grande fascino che trae la sua caratteristica dall’equilibrio tra i ceti sociali che vi abitano e il tessuto urbano. Un equilibrio che le scelte fatte dalle amministrazioni comunali che si sono susseguite durante gli ultimi anni stanno cercando di demolire, nel tentativo di creare un nuovo modo di intendere il contesto urbano. In tempi non sospetti, Berdini scriveva attaccando a testa bassa la giunta di centrosinistra.
Lo abbiamo incontrato alla Villetta durante una assemblea in cui si discuteva di urbanistica e gli abbiamo chiesto qual è la sua idea sul Piano Regolatore, sul futuro della città ed il particolare del nostro quartiere. Partiamo subito dai due casi più gravi che sono quelli legati al tentativo di realizzare 180 mila metri cubi di cemento all’ex Fiera di Roma e all’enorme quartiere residenziale sulle aree ferroviarie dell’Ostiense, a Via Palos. C’è poi da considerare anche il riutilizzo dell’area dì Tor Marancia, le costruzioni lungo la via di Grotta Perfetta e le edificazioni in corso di ultimazione tra Piazza dei Navigatori e gli ex Mercati Generali.
Per non parlare di Campidoglio 2, per il quale non sono stati previsti provvedimenti atti a garantire un traffico decente. Alla fine nel nostro Municipio verranno realizzati oltre due milioni di metri cubi di cemento.
Scelte irresponsabili, legate al meccanismo delle compensazioni edificatorie, che nacque in seguito alla cancellazione delle previsioni edificatorie di Tor Marancia. Esse vennero annullate sulla base delle leggi della tutela paesistica che prevalgono sui piani urbanistici. Ebbene, l’amministrazione comunale di centrosinistra del Comune di Roma decise, nel piano elaborato negli anni ’90, che esistono dei diritti edificatori inalienabili nei fatti che pertanto quando si vuole cambiare un piano urbanistico, come Tor Marancia, allora corre l’obbligo di compensare in qualche modo i proprietari dei terreni.
In barba alla legislazione urbanistica italiana che non prevede l’esistenza di “diritti edificatori” perché essa avviene solo tra privati. Così per compensare una previsione edificatoria prevista in un altro luogo, il proprietario del nuovo terreno pretenderà di essere pagato in metri cubi e le volumetrie del piano regolatore aumentano vertiginosamente, così come è avvenuto per quello del Comune di Roma. Nel caso di Tor Marancia invece del milione e ottocentornila metri cubi di cemento previsti ne sono stati compensati oltre 5 milioni!
La compensazione è il più grande regalo che sia stato mai fatto alla speculazione immobiliare: è stato lo strumento che ha permesso il sacco urbanistico in atto. La legge che istituisce gli accordi di programma prevedeva espressamente che riguardassero progetti pubblici promossi da istituzioni pubbliche. In quel caso la legge prevede che l’approvazione del progetto diventi anche una variazione automatica al piano regolatore.
Insomma un aiuto alle amministrazioni pubbliche. Roma ha applicato questa scorciatoia istituzionale anche per i progetti privati e in questi ultimi anni ne ha approvati circa un centinaio. La differenza fondamentale con gli strumenti urbanistici è che in questo caso la decisione appartiene ai Consigli comunali dove esiste il controllo istituzionale e la partecipazione.
L’accordo di programma viene invece approvato dalla Giunta comunale e soltanto “ratificato” dai Consigli comunali. Sì salta insomma un passaggio democratico e partecipativo. Il nostro Municipio, comprendente quartieri storici molto belli, è diventato uno dei luoghi più ambiti per gli investimenti immobiliari, richiamando i gruppi più potenti dell’economia del mattone: Acqua Marcia, che sta intervenendo a Piazza dei Navigatori e a Via Giustiniano Imperatore; il gruppo Toti-Lamaro, all’ex Mercato generale dell’Ostiense; le Ferrovie dello Stato, alla Circonvallazione Ostiense. I valori immobiliari sono saliti alle stelle, con gravi conseguenze sulla parte più povera della popolazione che ha dovuto trasferirsi verso la lontana periferia. Le nuove previsioni edificatorie avverranno senza che venga realizzata alcuna opera per migliorare la mobilità pubblica, in particolare non inquinante. E’ del tutto evidente che si apre uno scenario di grande preoccupazione per la vivibilità dei nostri quartieri e non è difficile prevedere un gigantesco peggioramento della mobilità e della vivibilità, mentre aumentano le funzioni e il verde cittadino non si accresce di un metro quadrato. Oggi bisogna saper dire tutti insieme, concretamente: basta con la speculazione immobiliare.

 

 

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Punto di primo intervento in supporto alla crisi CTO … “Siamo troppo giovani per aspettare: il 15 ottobre sfasciamo tutto” …

Punto di primo intervento in supporto alla crisi CTO …
“Siamo troppo giovani per aspettare: il 15 ottobre sfasciamo tutto” …


Punto di primo intervento in supporto alla crisi CTO …


Ha preso il via già da alcuni mesi, in affiancamento al CTO, un punto di primo intervento, un servizio di medicina generale attivo 24 ore durante l’intero arco della settimana, “con l’obiettivo – ha commentato il Presidente del Municipio Catarci – di mitigare le nefaste conseguenze della chiusura del Pronto Soccorso medico voluta dalla Presidente Polverini”.
E’ una prima risposta, ampiamente insufficiente ma necessaria, ai bisogni socio-sanitari di una popolazione particolarmente anziana quale quella del Municipio Roma XI, che spesso in questi mesi – ha proseguito Catarci – si è dovuta ammassare nei Pronto Soccorso limitrofi, con le drammatiche conseguenze sui livelli minimi di assistenza che hanno riempito le cronache dei giornali”. Il dottor Antonio Bertolini, Delegato alla Sanità del nostro Municipio, che ha concorso attivamente alla realizzazione del punto di primo intervento con la direzione della ASL RMC, ci informa che ad assicurarlo saranno medici di medicina generale (guardia medica e medicina dei servizi a basso orario e medici di famiglia a basse scelte di assistiti), rispettando un modello pubblico che punta all’inserimento di tanti dottori in graduatoria e non all’utilizzo esternalizzato delle cooperative. “Ci sarà inoltre – informa Bertolini – il supporto di ortopedici e specialisti del CTO che esamineranno comunque i casi più complessi garantendone, se necessario, il trasferimento e il ricovero nella struttura più appropriata alla patologia con i mezzi idonei di soccorso verso il Sant’Eugenio”.


“Siamo troppo giovani per aspettare: il 15 ottobre sfasciamo tutto”


Questa scritta infame è comparsa sul muro di cinta della scuola Cesare Battisti, al centro del quartiere, alla vigilia della manifestazione degli “indignati”, degenerata nei gravi scontri di Piazza San Giovanni il 15 ottobre scorso. Naturalmente anonima, sembrava preannunciare gli atti di vandalismo e di  guerriglia urbana che niente avevano a che fare con la giusta protesta degli studenti, dei precari e dei disoccupati. Evidentemente chi l’ha vergata era a conoscenza della provocazione di stampo squadristico che si stava preparando e la condivideva. E’ attribuita a frange estremistiche presenti probabilmente anche nel nostro quartiere.
Espressione di un grave disagio personale, richiama alla mente un’altra scritta, demenziale di segno opposto, che comparve tempo fa sul muro di un Lotto di Via Magnaghi: “Vi odio
tutti” , seguita da una svastica.

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 8 – Dicembre 2011

 

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Incontro sui funerali laici … E lo sballo continua …

Incontro sui funerali laici …


E lo sballo continua …


Incontro sui funerali laici


Nei mesi
scorsi si è svolto, presso la Casa Internazionale della Donna di Via della Lungara 19, un incontro sui funerali laici: esperienze, immaginazione e riflessioni morali. All’organizzazione dell’incontro ha contribuito anche il nostro Municipio nella persona dell’Assessore alla Politiche sociali Andrea Beccari, coerentemente all’impegno di Roma XI di riconoscere a ogni cittadino, attraverso l’istituzione del Registro del Testamento Biologico, il diritto alle scelte del proprio percorso esistenziale.
Al termine è stato proiettato il documentario di E. di Giacomo
“Sia fatta la mia volontà”.


E lo sballo continua


Questa piccola stele funeraria di marmo a forma di cuore è infissa nel giardinetto spartitraffico della Via Cristoforo Colombo, tra la corsia centrale e quella laterale, più o meno all’altezza della Circonvallazione Ostiense verso il Centro.
Mirko e Leonardo si chiamavano i due ragazzi che la piccola lapide vuole ricordare.
Non conosciamo i loro cognomi né la data della loro morte, comunque recente. Sappiamo però che quella stele evoca una tragedia, una delle tante dei venerdì o dei sabato notte.
Ci ha colpito però come un pugno nello stomaco la semplice scritta che vi appare: “Lo sballo continua … “. Sì, continua, ma si conclude però nella morte, che è come dire “fine dello
sballo e pure della vita”.


 

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Chiusa Libreria Rinascita di Via Prospero Alpino Un’aquila della Battisti aveva perso mezza ala.

Chiusa Libreria Rinascita di Via Prospero Alpino …
Un’aquila della Battisti aveva perso mezza ala …


Chiusa Libreria Rinascita
di Via Prospero Alpino

Un centro culturale di rilevante importanza per il quartiere ha chiuso nei mesi scorsi i battenti: ci riferiamo alla Libreria Rinascita di Via Prospero Alpino, traversa della Circonvallazione. La libreria, nella sua breve esistenza, aveva assicurato, oltre alla fornitura di libri, una quantità di iniziative culturali  legate alla presentazione di volumi attinenti all’attualità, all’economia, alla politica, alla storia del quartiere ecc. La chiusura della libreria rappresenta una depauperazione dell’attività culturale.
Ricordiamo che l’intero Municipio è privo di una biblioteca comunale, dopo la chiusura già da tempo di quella frequentatissima di Via Ostiense, in un’ala degli ex Mercati Generali. In quella sede dovrebbe ritornare, ma al momento non è possibile ipotizzare una data, che comunque appare abbastanza lontana. Nel frattempo ne sostituisce solo in parte la funzione il “Caffè letterario”, che si trova sempre sulla Via Ostiense al numero civico 95.

 


Un’aquila della Battisti
aveva perso mezza ala

Una delle quattro sculture rappresentanti delle aquile che ornano la facciata della scuola elementare Cesare Battisti aveva perso parte di un’ala. Considerando che quell’edificio riveste per il quartiere un valore storico, se ne chiedeva un pronto restauro e nel contempo, per ragioni di sicurezza, anche un controllo delle altre tre sculture analoghe. Come è noto, la scuola di Piazza Sauli, già intitolata al triunviro del fascismo Michele Bianchi, fu costruita nel periodo fascista e testimonia nel suo stile la retorica del passato regìme: come tale ha un valore anche di documento architettonico di un’epoca.
L’appello per un intervento, lanciato dell’Associazione “Il tempo ritrovato” e anche da altri, è stato prontamente accolto e si è provveduto al restauro.

 

 

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Quando all’Ostiense si arrivava con l’omnibus tirato dai cavalli

Nel 1845 la prima linea urbana di Roma, approvata dal governo pontificio perché agevolava il percorso dei pellegrini

Quando all’Ostiense si arrivava con l’omnibus tirato dai cavalli

di Enrico Recchi

ominibus

Per raccontare la storia dei trasporti pubblici di Roma e del nostro quartiere bisogna risalire al 19° secolo. Infatti il primo trasporto pubblico urbano in esercizio aRoma fu quello della linea di omnibus a cavalli da Piazza Venezia alla Basilica di San Paolo, con un percorso di circa 4.5 km, attivato nel giugno del 1845. (Il nome “omnibus” è parola latina che significa “per tutti”, ma viene anche collegato al nome del mugnaio francese François Omnès che per primo iniziò il trasporto pubblico per i clienti dei suoi bagni pubblici, aperti per sfruttare al meglio la grande quantità di acqua calda prodotta dalle macchine con cui lavorava la farina: le prime carrozze a cavallo collegavano la piazza principale della città di Nantes …..

Nel 1845 la prima linea urbana di Roma, approvata dal governo pontificio perché agevolava il percorso dei pellegrini

Quando all’Ostiense si arrivava con l’omnibus tirato dai cavalli

di Enrico Recchi

ominibus

Per raccontare la storia dei trasporti pubblici di Roma e del nostro quartiere bisogna risalire al 19° secolo. Infatti il primo trasporto pubblico urbano in esercizio aRoma fu quello della linea di omnibus a cavalli da Piazza Venezia alla Basilica di San Paolo, con un percorso di circa 4.5 km, attivato nel giugno del 1845. (Il nome “omnibus” è parola latina che significa “per tutti”, ma viene anche collegato al nome del mugnaio francese François Omnès che per primo iniziò il trasporto pubblico per i clienti dei suoi bagni pubblici, aperti per sfruttare al meglio la grande quantità di acqua calda prodotta dalle macchine con cui lavorava la farina: le prime carrozze a cavallo collegavano la piazza principale della città di Nantes ai bagni pubblici del signor Omnès e si chiamarono perciò Omnès omnibus. Da omnibus derivano per assonanza le parole autobus, filobus, scuolabus o semplicemente il termine bus per indicare un mezzo di trasporto collettivo).
Quindi la Garbatella, ancora non nata, veniva lambita proprio dalla prima linea urbana. All’epoca arrivare alla Basilica di San Paolo equivaleva a fare una vera e propria “gita fuori porta”.
L’omnibus impiega circa 45 minuti per arrivare a destinazione in una Roma ancora “antica” e molto diversa da quella che oggi conosciamo: da piazza Venezia scendeva verso piazza Montanara attraverso le Vie Giulio Romano e Tor de’ Specchi (tutta l’area venne demolita per la costruzione di Via del Teatro di Marcello), poi per Via della Salara (anch’essa distrutta per la costruzione dell’Anagrafe comunale), quindi superata la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, alla Bocca della Verità, percorreva Via Marmorata che dava il suo nome anche all’attuale Lungotevere Aventino, seguendola fino all’attuale piazza dell’Emporio e, proseguendo in rettilineo, si raggiungeva la Piramide Cestia e la Porta San Paolo per completare il percorso alla Basilica seguendo la Via Ostiense.
Le corse, previste unicamente tra le 7 e le 20, non erano ad orario fisso (neanche oggi!), soltanto quando il mezzo era pieno o c’era un congruo numero di viaggiatori il conducente decideva di partire. Il cocchiere riscuoteva anche il denaro dai viaggiatori ed il prezzo della corsa era fissato in 10 baiocchi. Durante il viaggio il cocchiere se ne stava in piedi su una apposita pedana posta sul retro della carrozza i cui colori erano il giallo e il nero, con l’unico accesso alla vettura previsto nella zona posteriore ed un arredo assai spartano, due sole panche lungo i lati lunghi. Il servizio ebbe l’approvazione del Governo Pontificio perché collegava l’abitato della città ad una delle quattro basiliche maggiori di Roma, quindi era utile per i pellegrini.
Ma quella ancora non era una linea su rotaie. La prima linea ferrata infatti nacque solo nel 1877, perché la sistemazione delle rotaie in un tessuto urbano ancora molto complicato, fatto di una eredità medievale e seicentesca di viuzze strette e tortuose, creava complicazioni di non facile soluzione. Quindi, se il primo trasporto in assoluto riguardava indirettamente anche la zona della Garbatella, il primo su rotaia, realizzato da una società avente sede a Bruxelles (chiamata dai romani “La Belga”), collegò Porta del Popolo con Ponte Milvio lungo la Flaminia

 

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Addio Leda

Addio Leda

Leda Marrone

E’ morta Leda Colombini abitava alla circonvallazione Ostiense un malore dentro il carcere di Regina Coeli, dove ancora si dedicava al volontariato con l’associazione ‘A Roma Insieme’ a favore delle detenute con bambini.
Partigiana e poi figura di primissimo piano del Pci, aveva 82 ed era la moglie di Angiolo Marroni garante dei detenuti del Lazio

LedaColombini è scomparsa. Un malore, che le è stato fatale, l’ha colta in carcere a Regina Coeli mentre si dedicava alla sua attività di volontariato tra le detenute e i loro bambini. Ci lascia a 82 anni, una donna fuori dal comune. …..

Addio Leda

E’ morta Leda Colombini abitava alla circonvallazione Ostiense un malore dentro il carcere di Regina Coeli, dove ancora si dedicava al volontariato con l’associazione ‘A Roma Insieme’ a favore delle detenute con bambini.
Partigiana e poi figura di primissimo piano del Pci, aveva 82 ed era la moglie di Angiolo Marroni garante dei detenuti del Lazio

LedaColombini è scomparsa. Un malore, che le è stato fatale, l’ha colta in carcere a Regina Coeli mentre si dedicava alla sua attività di volontariato tra le detenute e i loro bambini. Ci lascia a 82 anni, una donna fuori dal comune.
L’avevamo conosciuta nel Pci negli anni Settanta, sempre a fianco delle donne e dei lavoratori. Era originaria di Fabbrico di Reggio Emilia, dove ancora ragazza aveva fatto la bracciante e la mondina guidando le lotte delle salariate contro le ingiustizie degli agrari nei primi anni del dopoguerra.

Leda Marrone

Tra i banchi di Faggeto Lario e del Marabini di Bologna Leda aveva costruito la sua preparazione politica. Aveva avuto come maestri i grandi leader del Pci, come Ruggero Grieco responsabile nazionale delle lotte contadine, che fu anche suo testimone di nozze. Da lì divenne dirigente nazionale della Federbraccianti e fece strada nel partito fino a ricoprire per varie legislature la carica di consigliere e assessore regionale. Il suo impegno istituzionale proseguì come parlamentare alla Camera dei deputati.
Abitava a Circonvallazione Ostiense insieme al marito Angiolo Marroni, oggi garante dei detenuti del Lazio, col quale aveva costruito l’associazione “A Roma Insieme” per sostenere i carcerati e migliorarne le condizioni di vita. Nell’ultimo anno l’avevamo incontrata più volte, anche in occasione della presentazione del libro “Le ragazze del 58” ai primi di giugno. Venne all’ultimo momento, sempre trafelata per i numerosi impegni che ancora riempivano le sue giornate. Raccontò momenti della sua storia a fianco delle mondine nelle risaie emiliane e la sua esperienza alle scuole di partito, rivelando come sempre una carica umana straordinaria, che coinvolse emotivamente tutta la platea.
Emanava dalla sua persona una grande serenità e fierezza. Cara Leda sarai sempre nei nostri cuori.

Gianni Rivolta, Sandra Girolami La redazione di Cara Garbatella è vicina ad Angiolo Marroni e alla sua famiglia in questo momento difficile, ricordando la figura di Leda, protagonista di tante battaglie per la libertà, per le donne, diritti sindacali e grande protagonista della ricostruzione del nostro Paese

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 8 – Dicembre 2011

 

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Installati giochi per bambini nel giardino di Via Matteucci

Installati giochi per bambininel giardino di Via Matteucci

Sabato 19 novembre il Presidente della Provincia Nicola Zingaretti, insieme al Presidente del Municipio XI Andrea Catarci e all’Assessore alla Cultura ed alle Politichegiovanili Carla Di Veroli, ha inaugurato una nuova area giochi nel giardino “Antonio Pisino” di Via Pellegrino Matteucci, finanziata dalla Provincia di Roma. Sono stati installati un castello con due torri e scivolo, con pavimentazione antitrauma, una casetta per bambini, un bilico ed altri giochi.

Installati giochi per bambininel giardino di Via Matteucci

Sabato 19 novembre il Presidente della Provincia Nicola Zingaretti, insieme al Presidente del Municipio XI Andrea Catarci e all’Assessore alla Cultura ed alle Politichegiovanili Carla Di Veroli, ha inaugurato una nuova area giochi nel giardino “Antonio Pisino” di Via Pellegrino Matteucci, finanziata dalla Provincia di Roma. Sono stati installati un castello con due torri e scivolo, con pavimentazione antitrauma, una casetta per bambini, un bilico ed altri giochi.
L’Associazione “Insieme per Ostiense” è molto orgogliosa che quello dell’Ostiense sia stato il primo di 50 parchi di cui la Provincia ha deciso di finanziare le aree giochi con un bando per un totale di 2 milioni di euro.
Finalmente i bambini dell’Ostiense non saranno più costretti ad arrivare a Garbatella o a Testaccio per poter salire su uno scivolo o usare altri giochi. Il Municipio XI dal canto suo è riuscito nell’impresa di far funzionare la fontana del giardino che fin dall’apertura di luglio 2008 era rimasta senza acqua. Il Presidente Zingaretti ha sottolineato il fatto che, nonostante la crisi in atto, la Provincia ha ritagliato nel proprio bilancio una quota per le aree gioco proprio per fare in modo che il costo della crisi non penalizzi sempre le fasce più deboli, i bambini, gli anziani ed i giovani e che questi atti concretamente servono per migliorare la qualità della vita dei quartieri e favorire l’aggregazione e la partecipazione dei cittadini. E’ stato così festeggiato il 22° anniversario della “Convenzione internazionale dei diritti dei bambini” che si celebra ogni anno il 20 novembre.

Fulvio De Pascale,
per l’associazione “Insieme per Ostiense”

 

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Sui marciapiedi sotto casa a saltare nella “Campana”

Sui marciapiedi sotto casa a saltare nella “Campana”

I vecchi giochi di strada di quando eravamo ragazzi

di Enrico Recchi

l gioco della campana è tra i più antichi e conosciuti al mondo. Secondo alcuni studiosi le sue origini risalirebbero addirittura all’epoca degli antichi Egizi. La campana, tra i disegni più antichi, la possiamo trovare sulla pavimentazione del Foro Romano, a testimonianza che il gioco della campana era molto popolare fra i bambini dell’antica Roma che lo chiamavano gioco del “claudus”, cioè gioco dello zoppo, perché si giocava, finché è stato in auge, saltellando su una gamba.

Sui marciapiedi sotto casa a saltare nella “Campana”

I vecchi giochi di strada di quando eravamo ragazzi

di Enrico Recchi

l gioco della campana è tra i più antichi e conosciuti al mondo. Secondo alcuni studiosi le sue origini risalirebbero addirittura all’epoca degli antichi Egizi. La campana, tra i disegni più antichi, la possiamo trovare sulla pavimentazione del Foro Romano, a testimonianza che il gioco della campana era molto popolare fra i bambini dell’antica Roma che lo chiamavano gioco del “claudus”, cioè gioco dello zoppo, perché si giocava, finché è stato in auge, saltellando su una gamba.

Alla Garbatella, fino a una trentina di anni fa, non era difficile trovare gruppetti di ragazzini intenti a giocare a campana, nei pomeriggi dopo la scuola o d’estate, sui marciapiedi sotto casa. E’ sempre stato, infatti, un gioco abbastanza praticato perché non necessitava di particolari strumenti: bastava avere a disposizione un pezzo di marciapiede e un gessetto (in mancanza del quale era sufficiente trovare una pietra “morbida”) con cui tracciare il campo di gioco cioè “la campana”. Inoltre era un gioco praticato sia da maschi che da femmine, che raramente però giocavano assieme.
Per giocare, oltre a disegnare la campana ogni giocatore doveva procurarsi un propria pietra, possibilmente piatta (i lanci venivano meglio), non troppo grande e neppure troppo liscia, se no si rischiava che scivolasse via. I giocatori “incalliti” una volta trovata la pietra giusta la conservavano e, finito di giocare, se la portavano a casa.
Il disegno del campo di gioco (la campana) era affidato in genere al giocatore più autorevole, il capo del gruppetto. I marciapiedi più ambiti, quelli più larghi dove si poteva disegnare una campana più grande, erano tenuti d’occhio fin dalle prime ore del pomeriggio!
Le regole del gioco sono abbastanza semplici e tutti le conoscono. Si lancia la propria pietra cercando di farla cadere nella casella numerata con l’1, poi il giocatore, saltando su una gamba sola, entra nella casella 1, raccoglie la sua pietra, restando in equilibrio e girando su se stesso salta fuori dalla casella tornando nello spazio non coperto dal disegno. Una volta che ciascun giocatore aveva completato il primo turno di lancio, si passava al secondo con l’obiettivo di mandare la propria pietra dentro la casella numero 2. Si saltava con una sola gamba sulla casella 1 e si andava poi, poggiandosi su tutti e due i piedi (uno sulla 2 l’altro sulla 3), a raccogliere la pietra. Ci si girava e sempre saltando si tornava indietro. Si continua tirando la pietra nella casella 3 e via avanti allo stesso modo, fino all’ultima casella, che poteva essere distinta da un numero o chiamata cielo. Poi si ripeteva il percorso in senso contrario.
Nelle caselle appaiate (2-3, 5-6 e 8- 9), si potevano appoggiare entrambi i piedi.
Ma attenzione, in nessun caso la pietra o il giocatore potevano toccare le righe che delimitavano le caselle. Non si dovevano mai pestare le righe altrimenti era bruco! ovvero penalità, si passava il turno e si ripartiva dalla posizione raggiunta precedentemente. Allo stesso modo, se la pietra cadeva in una casella sbagliata o
sopra una riga oppure fuori campo, il giocatore perdeva il turno per poi ricominciare, partendo dalla casella dove aveva commesso l’errore, soltanto dopo che tutti gli altri avevano giocato. Naturalmente chi per primo finiva il percorso era il vincitore.

 

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Mio figlio Lorenzo campioncino di go kart

Mio figlio Lorenzo campioncino di go kart

di Claudio Petrucci

lorenzo petrucci

Era un pomeriggio primaverile di quasi 10 anni fa, ad una festa di compleanno del figlio di un mio amico, sfogliavo distrattamente una copia di “Autosprint” con Lorenzo attaccato alle costole come solo i bambini di 5 anni sanno fare con i papà. Una foto di un Kart da bambini campeggiava sulle pagine degli annunci economici, usato, costo 800mila Lire (ancora non c’era l’euro).
Ovviamente Lorenzo mi chiede di comprarglielo. Spaventato butto lì la prima risposta che mi viene alle labbra: “mettiti da parte i soldini e te lo comperi da solo”. ( Apro una parentesi.. qualcuno dei lettori sa dove comperare un go-kart da bambino?

 

 

Mio figlio Lorenzo campioncino di go kart

 

di Claudio Petrucci

lorenzo petrucci

Era un pomeriggio primaverile di quasi 10 anni fa, ad una festa di compleanno del figlio di un mio amico, sfogliavo distrattamente una copia di “Autosprint” con Lorenzo attaccato alle costole come solo i bambini di 5 anni sanno fare con i papà. Una foto di un Kart da bambini campeggiava sulle pagine degli annunci economici, usato, costo 800mila Lire (ancora non c’era l’euro).
Ovviamente Lorenzo mi chiede di comprarglielo. Spaventato butto lì la prima risposta che mi viene alle labbra: “mettiti da parte i soldini e te lo comperi da solo”. ( Apro una parentesi.. qualcuno dei lettori sa dove comperare un go-kart da bambino?
No, vero? Beh neanche io lo sapevo e non sapevo nemmeno che quella risposta data così tanto per dire avrebbe condizionato la mia vita e quella della mia famiglia dal quel giorno in poi).
Avete presente l’acqua che scava la roccia? Ecco, potete immaginare Lorenzo, da quel giorno in poi: qualsiasi centesimo, 10 lire, poi gli euro che giravano per casa servivano a lui per il go kart … Cinque lunghissimi anni sono passati così, fin quando un giorno, passando davanti ad una pista di Go kart a Civitavecchia, un urlo ha interrotto la quiete di una tranquilla passeggiata in auto … “Papà, qui vendono i go kart!”… Detto fatto, in capo a 10 minuti eravamo proprietari di un bellissimo kart da bambini usato pagato interamente con i soldi di Lorenzo (750 euro racimolati, elemosinati, guadagnati e meritati in 5 anni di “agonia” famigliare).
Era il 7 gennaio 2006, la data che ha significato l’inizio di una lunga avventura sportiva e motoristica che dura ancora oggi. All’inizio erano minigare amatoriali disputate sulla pista di Civi tavecchia: vittorie, secondi posti corredati da prosciutti, trance di parmigiano, confezioni di lenticchie e coppe, coppette e coppetelle!
Poi l’incontro con un grande del kart italiano, Alessandro Ottaviani, titolare di uno dei Team più prestigiosi del Lazio, il CIK, che giorno dopo giorno, mese dopo mese, oramai da cinque anni, ha preso sotto la sua ala Lorenzo che assieme a lui è cresciuto, subìto tante sconfitte, messa alla prova la sua passione e le sue doti …  Poi lentamente con grande pazienza e sacrificio lo scorso anno le prime soddisfazioni, un bel sesto posto al campionato italiano a Cervia, un bel mondiale terminato in anticipo per un incidente subìto quando si trovava al nono posto su circa sessanta concorrenti, tre podi nell’arco del 2010 e nel 2011 e, cosa più importante di tutte, un decimo posto al Mondiale di quest’anno ma il migliore degli italiani in gara.
Questo risultato ha portato l’attenzione di una grande casa costruttrice su quel ragazzo che a soli 15 anni ha messo in fila tanti piloti più esperti e maturi di lui, e forse il prossimo anno correrà come pilota ufficiale Birel, tradotto … correrà gratis.
Potrei dilungarmi ancora sulle tante avventure vissute in pista dal 2007, potrei raccontarvi della ricerca degli sponsor, o della volta che a Sarno (NA) ha rotto il disco dei freni in pieno rettilineo, o di quando dopo un week end passato a fare tempi eccellenti alla prima curva è uscito ed è tornato a casa con le pive nel sacco.. ma per ora preferisco lasciare tutto questo alla vostra immaginazione e dirvi che nulla è semplice come sembra e che lo sport è scuola di vita vera e vissuta, e che Lorenzo già a 13 anni girava da solo l’Italia e dormiva da solo in albergo da Lecce a Pavia.
Beh, io sono un padre fortunato, fortunato ad avere un figlio come il mio che per la sua passione vive, fortunato ad avere un amico come Alessandro che è quasi un secondo padre per Lorenzo, fortunato ad avere una moglie che asseconda la passione di Lorenzo senza le paranoie di molte madri, fortunato perché finché c’è la passione non ci sono tentazioni.
Avete presente il ristorante Poutpourri dell’ amico Giorgio? Sì?
Se non lo conoscete o non siete della Garbatella o non uscite mai di casa, questa è una lacuna che dovreste assolutamente colmare … andate da Giorgio a Via Roberto de’Nobili, scendete i pochi scalini che vi portano in sala e appena entrati voltatevi ed alzate gli occhi sopra la porta … quel marziano in kart che vi guarda, anche se voi non lo sapete, è Lorenzo in una gara a Pavia sotto l’acqua … salutatelo, lui (e soprattutto io) ha bisogno anche del vostro tifo!

 

 

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Autogestione al Liceo Caravaggio Lettera aperta al Presidente Monti

Autogestione al Liceo Caravaggio Lettera aperta al Presidente Monti

Pubblichiamo la lettera degli studenti del Liceo scientifico Caravaggio (Già Ilaria Alpi a Tor Marancia) indirizzata al neo presidente del Consiglio Mario Monti.

Egregio Presidente,
noi studenti dell’istituto Caravaggio abbiamo deciso di aderire a questa forma di protesta, come hanno fatto altre scuole romane, per sensibilizzare Lei e i suoi ministri alle problematiche che ci affliggono. Intende seguire il percorso intrapreso dal precedente governo?
Il nostro istituto ha aderito in passato al movimento di ……

Autogestione al Liceo Caravaggio Lettera aperta al Presidente Monti

Pubblichiamo la lettera degli studenti del Liceo scientifico Caravaggio (Già Ilaria Alpi a Tor Marancia) indirizzata al neo presidente del Consiglio Mario Monti.

Egregio Presidente,
noi studenti dell’istituto Caravaggio abbiamo deciso di aderire a questa forma di protesta, come hanno fatto altre scuole romane, per sensibilizzare Lei e i suoi ministri alle problematiche che ci affliggono. Intende seguire il percorso intrapreso dal precedente governo?
Il nostro istituto ha aderito in passato al movimento di protesta studentesco ma, visto l’inappropriato uso degli atti violenti,
quest’anno abbiamo optato per un’autogestione.
Consideriamo quest’ultima la forma più adatta a sensibilizzare chiunque non sia a conoscenza dei nostri disagi.
La problematica maggiore del nostro istituto è rappresentata dall’inadeguatezza della sede di viale di Tor Marancia, dove, oltre al pessimo stato degli ambienti scolastici (controsoffitti pericolanti, condizioni igieniche precarie), è presente un grave spreco di denaro pubblico e di spazi utilizzabili: infatti, accanto a questo edificio fatiscente, è stato ristrutturato recentemente uno stabile destinato a sostituire la vecchia sede che però non è stato mai consegnato.

Liceo Ilaria Alpi

Un altro problema che ci riguarda da vicino è l’inappropriata gestione delle materie di indirizzo: infatti, in un liceo scientifico, sono riservate pochissime ore alle materie di ambito scientifico.
Questo causa un’insufficiente formazione, ma anche una scarsa motivazione degli studenti nel proseguire gli studi.
Le menti eccellenti formate presso le nostre università sono costrette a cercare migliori condizioni lavorative fuori dall’Italia: a parità di titolo di studio il laureto trova all’estero maggiori opportunità lavorative e salari degni del proprio merito. Presidente, perché in Italia non esiste meritocrazia?
Noi vorremmo, in quanto studenti, vedere i nostri intensi sforzi ripagati giustamente con ciò che , grazie alle nostre conoscenze, meritiamo.
Ci auguriamo che Lei e i suoi ministri diveniate il giusto governo che negli ultimi decenni è mancato, ma che l’Italia merita.
Speriamo che il suo esecutivo garantisca una maggiore equità sociale a questo paese portato alla deriva.
Gli Studenti del Liceo Scientifico
Caravaggio

 

 

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“Salone Calano” parrucchieri da 40 anni da padre in figlia

“Salone Calano” parrucchieri da 40 anni da padre in figlia

Per signore e signori, storico mestiere nei locali di Via Vettor Fausto

di Leopoldo Tondelli

Tra tutte le attività commerciali, quella di parrucchiere è senz’altro la più significativa per percepire i mutamenti sociali ed economici di un quartiere e delle persone che lo abitano. Se poi questa attività è svolta per quaranta anni, essa diviene testimone principale oltre che significativo della zona.
E’ il caso del negozio di parrucchiere Calano, che in questi giorni festeggia le sue quaranta candeline tra la nostra gente.

“Salone Calano” parrucchieri da 40 anni da padre in figlia

Per signore e signori, storico mestiere nei locali di Via Vettor Fausto

di Leopoldo Tondelli

Tra tutte le attività commerciali, quella di parrucchiere è senz’altro la più significativa per percepire i mutamenti sociali ed economici di un quartiere e delle persone che lo abitano. Se poi questa attività è svolta per quaranta anni, essa diviene testimone principale oltre che significativo della zona.
E’ il caso del negozio di parrucchiere Calano, che in questi giorni festeggia le sue quaranta candeline tra la nostra gente.

Fu nel febbraio del 1971 che il signor Enzo rilevò il locale gestito in precedenza dalla famiglia Bronzi (in realtà questa attività vi era svolta già dagli anni Trenta) in Via Vettor Fausto 4, la via detta “dei negozi”, che era il passaggio naturale per raggiungere il mercato coperto.
In quegli anni la stagione dei “movimenti collettivi” influenzò senza dubbio la moda dei clienti che avevano abitudini ed esigenze diversi da quelli dei giorni nostri. Non era infatti raro vedere nel locale ragazzi che lo frequentavano anche per un semplice stiraggio (lavaggio dei capelli e poi asciugati con il phone) alla moda di Bruno Conti, mentre le signore tenevano un’attenzione particolare per le pettinature eleganti, perché l’epoca dei night pretendeva un certo tipo di look, per esempio alla moda di Mina. Questi tipi di trattamento erano senza dubbio il frutto di una particolare abilità del parrucchiere che sostituiva l’accessorio di oggi, dove la manualità era un elemento fondamentale del mestiere.

Il negozio Calano aveva una sua caratteristica: vi erano due entrate e due locali separati: uno per le signore e l’altro per gli uomini. Nel 1983 la figlia Katia comincia a collaborare nell’attività. E’ l’inizio di una nuova epoca. Le giovani leve, formatesi in tante scuole private, scelgono altri stili, magari più semplici ma più moderni; è l’inizio di diversi usi del colore e delle permanenti al posto delle cotonature. Il negozio si specializza nelle acconciature da sposa.
Nel 1990 si decide di togliere la divisione interna: finalmente tutti insieme, uomini e donne! Katia ricorda come diversi uomini non si abituarono subito alla novità, tanto che alcuni signori non frequentarono più il negozio, mentre le donne non ebbero problemi. Anche questo testimonia l’evolversi dei tempi, come è rappresentato in una delle scene più belle di un film di Dino Risi, “Straziami ma di baci saziami”, dove nel paese delle Ciociaria che fa da sfondo la manicure doveva essere per forza un uomo! Chiediamo a Katia: quali sono gli obiettivi che ti poni? L’obiettivo è tenere sempre alta la qualità del lavoro con un occhio aperto verso la moda e le nuove tendenze. Tutto ciò e possibile anche grazie all’uso dei prodotti e soprattutto all’aggiornamento del lavoro, con l’impegno ad andare avanti tenendo conto della tradizione ma guardando sempre all’attualità.
Ringraziamo Katia per la passione e l’energia che ci trasmette ricordando il papà Enzo, caro a tante persone del quartiere, nell’attesa di festeggiare insieme il mezzo secolo di attività

 

 

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Aiuole abbandonate a Via delle Sette Chiese

Aiuole abbandonate a Via delle Sette Chiese

A nostro avviso, un errore di progettazione.
Non si è tenuto conto della difficoltà di garantire una normale manutenzione.

Era prevedibile. Noi lo avevamo previsto, lo scrivemmo, e puntualmente si è verificato. Ma non ci voleva molto a prevederlo, era alla portata di tutti, meno che a quella degli architetti che progettarono nel 2003 il restauro dell’antica Via delle Sette Chiese che aveva bisogno sì di essere rivalutata con interventi straordinari, ma non con invenzioni che non seguano criteri di praticità. Così, tanto per fare una cosa eccentrica.

Ci riferiamo alle due tratte dell’antica strada, una compresa tra via Guglielmotti e Largo delle Sette Chiese e l’altra tra lo stesso Largo e Piazza Sant’Eurosia. Nella prima, la via è affiancata da spazi sterrati che dovrebbero essere ampie aiuole contenenti cespugli di media altezza, presumiamo di essenze fiorite. Prive di manutenzione, quelle aiuole, fangose o aride a seconda della stagione, espongono cespugli spinosi, disordinati, inselvatichiti. Nella seconda tratta, quelle aiuolette strette e lunghe che limitano i marciapiedi (tra l’altro intralciando il passo ai pedoni), destinate a contenere cespuglietti di rose, sempre per mancanza di manutenzione sono diventate ricettacolo di rifiuti, nel migliore dei casi inutili strisce di terreno deserto.

Ma non lo sanno gli architetti, anche quelli cosiddetti d’avanguardia, che oggi il problema delle manutenzioni è il più difficile da risolvere? Perché si intestardiscono a progettare soluzioni urbanistiche complicate, forse anche belle in teoria ma nella pratica ingestibili? Quando inventano soluzioni felici, come quella del parco di San Filippo Neri, siamo ben lieti di dargliene atto e di complimentarci con loro. Ma per le due tratte citate di Via delle Sette Chiese il voto è decisamente negativo. Andrebbero riconsiderate. (C.B.)

 

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