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Dalle carceri un appello alla coscienza civile

Di Claudio D’Annamà

Ieri 8 agosto si è svolta, nelle prigioni di questa assolata e disastrata nazione, una giornata di protesta sulla condizione di “non vita” carceraria a cui sono costretti oltre 60 mila detenuti. La forma di protesta scelta dal movimento che da qualche settimana sta agitando tutti i luoghi di reclusione della penisola è quella della battitura ovvero la scelta di fare rumore, il più possibile, ricorrendo a pentole e stoviglie, oggetti vari da sbattere contro le sbarre della propria cella. E’ una forma di protesta assolutamente pacifica che contrasta con la situazione drammatica che si vive dentro.

Il sovraffollamento negli istituti penitenziari e il numero dei suicidi ormai fuori controllo sono infatti un’emergenza nazionale. Un’emergenza tutta legata al degrado totale delle carceri a cui questo governo non sa dare risposte.

Sono 65 i suicidi dall’inizio dell’anno e altrettanto significativo è il fatto che sono almeno 7 gli agenti di sorveglianza che si sono tolti la vita. Un carcere come questo insomma non dà speranze di recupero a nessuno ma produce piuttosto malessere sociale, disperazione, ulteriore devianza. “E un carcere che non dà speranze di reinserimento vale zero anche sul piano della sicurezza e della convivenza civile”: questo l’avvertimento che sta dietro la denuncia di questi giorni.

A Garbatella un’iniziativa di solidarietà con i detenuti

L’appello a non lasciare isolata e chiusa dietro le sbarre la protesta è stato accolto da diverse associazioni che si occupano di carceri. E anche da privati cittadini, singole persone o protagonisti a vario titolo della vita che percorre i quartieri delle nostre città. C’è chi ha messo striscioni o lenzuoli bianchi ai balconi. C’è chi dalle 12 alle 12 e 30, ovvero nella mezz’ora di battitura prevista dentro, si è dato appuntamento davanti una chiesa o in altro posto per discuterne.

C’è chi, magari in un lontano posto del Sud o in qualche dispersa periferia, ha scritto su un foglio di carta la sua adesione alla lotta e l’ha affissa nel bar del paese. Piccole cose, testimonianze spontanee, idee portate avanti senza il clamore delle grandi manifestazioni.

A Garbatella è andata in onda una di queste iniziative minime di solidarietà. Tre cittadini per quanto avanti negli anni hanno rinnovato una scelta molto in voga nel secolo passato ed ora quasi scomparsa con l’avvento dei social. Agostino, noto animatore del gruppo di lettura Cavallo Pazzo Legge, Claudio e Michele due ex compagni di liceo negli anni 60, i loro nomi.

Hanno scritto un volantino, lo hanno stampato in centinaia di copie, sono scesi per le strade, hanno girato tra i lotti, mettendosi a distribuire copie e scambiando pareri con le persone più diverse. L’hanno chiamata “un’ora d’aria al fianco dei detenuti” e nel percorso hanno toccato alcuni punti tra i più vivi, per quanto arsi dal solleone, di Garbatella: Sant’Eurosia, i Cesaroni, la scuola migranti di Casetta Rossa, gli Alberghi, la Metro, l’hub culturale Moby Dick, via Passino ovvero il cuore della politica locale, piazza Sauli col suo nuovo murale dedicato a un Daniele De Rossi bambino.

Un bilancio positivo e il 15 si replica

Come è andata ce lo dice uno dei tre “agitprop dai capelli bianchi” che parla a nome di tutti: “Beh volevamo dare un segnale di vicinanza a chi vive una situazione terribile e crediamo di esserci riusciti.

Abbiamo distribuito 250 volantini e attaccato decine di copie in giro. Sicuramente la notizia di questa cosa arriverà anche dentro.” E per quanto riguarda il grado d’accoglienza? “Ovviamente molto vario. In maggioranza positivo da parte di persone anziane e soprattutto donne di una certa età, indifferente diciamo un 20% e purtroppo molti ragazzi preoccupati di non staccarsi dal telefonino, ostile al problema invece una minoranza.

E ci sono stati pure momenti veri di condivisione non solo in posti come la Scuola per migranti di Casetta Rossa ma anche davanti bar o sotto portoni, per fortuna ombrati, dove si sono formati anche piccoli capannelli.” E ora? “E ora niente. Noi qua stiamo. Sappiamo che il 15 si replica e forse ce ne saranno altre ancora, se questo governo che possiamo chiamare Sordio, cioè sordo e Nordio, non risponde alle giuste richieste dei detenuti.

Un quartiere come questo, è la nostra speranza, non resterà certo insensibile a dare nuovi segnali di partecipazione democratica e civile.

Ah, un’ultima cosa, questa nostra piccola iniziativa l’abbiamo voluta dedicare a Nadia Bagni un’assistente sociale molto nota nel quartiere, protagonista di un forte impegno sociale, che è venuta a mancare proprio un anno fa.”

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Ago e un filo giallorosso lungo trent’anni

di Claudio D’Aguanno

A rovistare tra le carte smarrite nel più fondo dei cassetti, spesso un sollievo per la memoria e altrettanto spesso un tormento per l’anima, ci sono fogli che più di altri hanno la capacità di scuotere lo sguardo e di marcare meglio le rughe sul volto. Giornali e foto di fine secolo, appunti buttati via di un libro mai chiuso, note scritte e messe da parte. Quel 30 maggio del ’94 era un lunedì senza calcio o meglio di quelli a campionato ormai spento e archiviato.

L’Inter s’era salvata dalla retrocessione per un punto, l’Atalanta scendeva in B, il Milan di Capello dopo il titolo t’aveva pure travolto il Barcellona in Coppa campioni mentre la Roma di Mazzone proprio per un ics patteggiato coi nerazzurri a San Siro era finita settima: “mia adorata –scriveva allora Victor Cavallo– sono stanco e ho bisogno dei tuoi capelli e di una campagna acquisti che mi ridia speranze di coppa Uefa”. La tensione pallonara ormai era però tutta rivolta altrove e in attesa dei Mondiali.

Quel pezzo su Paese Sera

È  proprio una copia d’un ingiallito Paese Sera quella che recupero e che mi si accartoccia tra le mani. Quotidiano romano che aveva conosciuto tempi migliori il giornale allora tentava l’ennesimo rilancio. Aveva ridotto il formato ma non lo stile e nella sua qualità comunicativa la cronaca cittadina si alternava a quella globale, un massacro in Ruanda stava nella pagina accanto alle udienze per la banda della Magliana, notizie made in Usa si confondevano con veloci incursioni nei quartieri di periferia. Berlusconi aveva appena formato il suo governo e lo smarrimento della sinistra istituzionale era compensato dal vigore dei movimenti di opposizione.

Eppure di tante cose è solo lo sconcerto per quel maledetto colpo di 38 quello che mi rincorre forte tra le righe stampate.  “Sciagurato come un autogol, inaspettato come un cartellino rosso immeritato, fulminante come uno di quei calci piazzati, così poco rispettosi delle barriere, che soltanto lui sapeva realizzare.” Così l’attacco del pezzo a tutta pagina sulla partita finita male di Agostino.

Il ragazzo del Borromini

Su tanta stampa più o meno specializzata, anche di ottima letteratura sportiva, le metafore si sposavano con l’emozione e il rumore dell’ultima sconfitta rendeva mesto anche il ricordo più bello. A me invece era venuto naturale andare a cercare tra le strade di Garbatella e Tor Marancia il ragazzo incontrato al Liceo,  l’avversario di tante sfide vissute “al gran sole carico d’amore” dell’oratorio o tra la polvere sudata del “campo del palo”, il centrale del Borromini nel torneo del 72, quello di noi che s’allenava con De Sisti al Tre Fontane, il formidabile capitano dello scudetto, l’atleta protagonista di tanti momenti felici e meno felici.

E l’incredulità di allora ci mette meno di un attimo a tornare a galla. Rileggo la commozione di Danilo o di Gigi cresciuti con lui alla De Nicola. Rivedo lo stupore di Padre Guido che ancora non sapeva spiegarsi “quella multa di 30 lire” che gli aveva appioppato in una partita “categoria microbi”.

E l’affetto, pieno di rabbia tenera e commossa, dei suoi compagni di scuola. “Agostino triste? Forse il mondo del pallone, con cui ha avuto a che fare, era triste. Lui era di una serietà unica e di un’umiltà sconvolgente –sbotta Carmine Tortorella detto Cino- pensa che per il Roma Junior Club lasciò a me la fascia di capitano, proprio a me che rispetto a lui ero una sega totale e fisicamente valevo meno della metà.” Per Corrado Mezzanotte “Una scelta sconvolgente la sua ma più di lui colpevole l’affollata solitudine in cui l’avevano confinato. Ma quale campione dal destino segnato! Infelice è l’ambiente che non ha saputo tenerselo. Io ricordo il suo piacere nel far correre la palla, il suo estro, la sua semplicità piena e generosa.”

Ecco, trent’anni dopo, il segno di un’esistenza unica e particolare trovare ancora le sue note più vere. “Il calcio è talento ma è gioco collettivo. E’ sport e agonismo ma va fatto con divertimento. Il calcio è lealtà verso l’avversario. E’ rispetto delle regole. E’ rispetto verso l’arbitro e guardialinee. Il calcio è semplicità!” Proprio così appuntava Agostino in un suo manuale pubblicato dopo la sua morte. E quanta ricchezza anche in quella sola rivendicazione di “semplicità”!

Le dichiarazioni del figlio Luca

Ora sono le frasi di un figlio ormai adulto a venirmi incontro: “No, non facciamo di lui un santino – scrive Luca Di Bartolomei-  Ago va ricordato non celebrato. E va ricordato tutto. Affinchè sia monito di amore, di cura e di perseveranza.

Perché la vita è ciclica e sta a tutti noi impegnarci per riconoscere i momenti di difficoltà e la fragilità di chi è intorno a noi. Essere empatici, mostrare gentilezza, essere aperti è un investimento e ripaga sempre. E’ così che in questi trent’anni insieme siamo riusciti a far tornare mio padre fra le strade della sua città. Con gioia e senza più malinconia.”

Nei prossimi giorni vedrà la luce una piccola associazione che ne porterà il nome. Ci saranno azioni concrete in suo nome e borse di studio sportive per ragazzi del quartiere. Così Agostino oggi è ancora tra noi e, chiude Luca, “il coraggio non ruggisce sempre, piuttosto a volte è un fiato sottile che dice riproverò domani”

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Coppa Ago 2024: il Socrate fa cinquina

di Claudio D’Aguanno

Ormai è un appuntamento classico di metà primavera per le scuole di Roma VIII. Da scrivere in agenda. La Coppa Ago riscoperta e riportata in vita da Massimo Pelliccia è la sfida che, nel nome di capitan Di Bartolomei, ogni anno torna a far correre il pallone sul campo verde di via Costantino.

E’ la competizione, semplice e forte nel suo statuto, dove in palio non c’è la proprietà di un trofeo ma la sua presa in custodia e, forse anche per questo, quella più adatta al gioco della memoria e all’incontro tra le diverse generazioni.

Il Liceo Socrate vincitore della Coppa Ago 2024

Edizione numero sei questa del 2024. Tre, al solito, le squadre in campo: i campioni uscenti del Liceo Socrate, gli eterni sfidanti del Liceo Caravaggio, la new entry del Liceo Majorana di Spinaceto sceso dalle nostre parti a contrastare l’egemonia dei liceali della Garbatella.Ma le intenzioni non sempre vanno d’accordo con i risultati e il responso delle gare ancora una volta ha premiato i ragazzi del Socrate guidati in panchina dalla terna Pes Magistro D’Alessandro.

Netto il punteggio delle partite che li ha visti dominare sui rivali. Tripletta di Catanoso più Peri e D’Antoni nel match d’apertura con i blu del Majorana che trovano con il capitano Scarpetti il gol della bandiera.Punteggio tennistico invece, 6 a 0, nella chiusura di giornata ai danni del Caravaggio con doppiette di uno scatenato Catanoso e Pasquini più Pavinato e Ventura.

Nella partita di mezzo, tra Majorana e Caravaggio, il pari e patta al termine dei minuti regolamentari ha portato le due squadre a giocarsela ai rigori.Gli errori dal dischetto degli amaranto di Tor Marancia hanno fatto la differenza dando così ai blu di Iorio e Cirillo quella vittoria tenacemente negata nei minuti regolamentari dai ragazzi allenati da Antelmi e Silvestri.

il bomber Catanoso in azione

Al termine della competizione l’esplosione, con invasione di campo, della torcida del Socrate ha salutato il quinto successo, quarto consecutivo, dei liceali garbatellardi accompagnando pure con olè la consegna dei premi.

Diverse le presenze degne di nota e piacevolmente confuse sugli spalti tra le tifoserie più accese: Luca Di Bartolomei e Gabriele D’Urbano, il “fedelissimo” del torneo Carlo Firmani Preside del Socrate, l’immancabile Prof.ssa Fiorella De Benedictis del Caravaggio, qualche compagno sparso delle sfide “al campo del palo” come Enrico Tubili per anni stimato prof di matematica al Socrate, Enzo Del Poggetto del Roma Club Eur Torrino “Federica Del Poggetto”, Agnese ed Emma Petrucci con la loro mamma Beatrice ovvero la famiglia dell’indimenticato ex docente del Caravaggio Fabio Petrucci “uno del nucleo storico” della Coppa Ago al quale, da questa edizione, è intitolato il Premio fair play.

Foto di gruppo della Coppa Ago 2024

Nelle parole di Massimo Pelliccia il commento finale della giornata: “Questo torneo è nato per caso, per un ritrovamento fortuito, ma non è dovuto al caso il fatto che continui ad esistere. Senza sponsor e col solo sostegno organizzativo del Municipio, la coppa Ago è un piccolo miracolo di volontariato sportivo attorno a cui sta crescendo l’attaccamento delle scuole di zona. Abbiamo richieste di nuove partecipazioni e vedremo dal prossimo anno come rispondere.”

Per Amedeo Ciaccheri presidente di Roma VIII il torneo è un “bene comune” da proteggere e rilanciare sempre più:  “Quest’anno –ha poi sottolineato l’ex alunno del Socrate- sono trent’anni dalla scomparsa di Agostino e ci sono tante idee che girano tra di noi.

Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (entrambi Socrate) premiati ex aequo

Fortemente voluto dal figlio Luca c’è il progetto di un’associazione in suo nome e di borse di studio per consentire a ragazzi meritevoli di studiare e fare sport insieme. Agostino Di Bartolomei non è un solo ricordo del passato ma una spinta sempre nuova ad andare avanti e crescere assieme nei valori che erano i suoi: quelli della correttezza, dell’impegno, della solidarietà.”

Formazioni, tabellini, marcatori e nomi della Coppa Ago 2024

 Liceo Scientifico e Linguistico  Statale  Ettore Majorana: Alluvion (F) – Araco – Busana – Cicchinelli – De Rocco – Lombardo – Mascia – Petri– Pietropaolo – Pimpinelli – Piro – Scalzotto – Scarpetti (C) – Tavani – Vigorita. Allenatori: Iorio, Cirillo.

 Liceo Artistico  Statale Caravaggio: Alleva – Amodio – Angeli – Arena – Bianchi – Biginelli – Capodanno – Cavalieri -Congiu – Del Castello – Di Blasi – Di Prospero – Gentile – Lucarelli – Maccarrone – Mancini -Mori – Pini (F) (C) – Rosati – Ruvolo – Serafini – Stoppaccioli – Trapani L. – Trapani F.  Allenatori: Antelmi-Silvestri.

 Liceo Classico e Scientifico Statale Socrate: Battista – Bosman (F) – Carfagna – Catanoso – Colizza (C) – Cucci – D’Antoni – D’Aversa – Di Fraia – Fontana – Giorgi – Grotti – Pasquini – Pavinato – Peri – Petrucci –Pica – Pomarici – Ronzoni – Rossetti – Santini – Tedone – Trainito – Ventura. Allenatori: Pes-Magistro-D’Alessandro.

1a partita: Socrate 5 – Majorana 1

Catanoso (S) -Catanoso (S) – Catanoso (S) – Peri (S) – D’Antoni (S) – Scarpetti (M)

Arbitro: Fabrizio Silvestroni – Assistenti: Alessandro Crolla – Alessio Alessandro

2a partita: Caravaggio 3 – Majorana 5

Di Blasi (C) – Scarpetti (M)

(dopo i calci di rigore: 1-1 nei tempi regolamentari)

La sequenza dei calci di rigore:

Di Blasi (C) gol – Tavani (M) gol

Lucarelli (C) gol – Scalzotto (M) gol

Bianchi (C) parato – Araco (M) (gol)

Di Prospero (C) parato – Vigorita (M) (gol)

Arbitro: Alessandro Crolla – Assistenti: Fabrizio Silvestroni – Alessio Alessandro

3a partita: Socrate 6 – Caravaggio 0

Catanoso (S) – Catanoso (S) – Ventura (S) – Pasquini (S) – Pavinato (S) – Pasquini (S)

Arbitro: Fabrizio Silvestroni – Assistenti: Alessandro Crolla – Alessio Alessandro

 

Vincitore Coppa Ago 2024 Liceo Classico e Scientifico Statale Socrate

Premio miglior calciatore ex aequo Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (Socrate)

Premio Fair Play “Fabio Petrucci” Daniel Angeli (Caravaggio)

Menzione speciale a Gaia Fintini e Ludovica Alunni del Liceo Caravaggio per aver realizzato, rispettivamente, il servizio fotografico e la locandina della manifestazione.

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Palla al centro e in alto i cuori. Coppa Ago 2024!

DI Claudio D’Aguanno

Le squadre di tre Licei, il sole che batte sul campo di pallone, striscioni e cori, il tifo sugli spalti e il trofeo Roma Junior Club 1972 di nuovo in palio. E’ l’edizione 2024 della Coppa Ago in onda lunedì 13, calcio d’inizio ore 9, sul rettangolo verde di via Costantino 5. Edizione questa numero sei che conferma, dopo gli anni grigi del covid, la forza dell’affetto portato al capitano dai ragazzi con i docenti delle scuole coinvolte, il positivo sostegno di tutto il Municipio di Roma VIII e in particolare del suo presidente Amedeo Ciaccheri, l’impegno di tante persone unite nel ricordo di Agostino ragazzo, cresciuto tra Tor Marancia e Garbatella tra campi sterrati e d’Oratorio.

A sinistra: la squadra del Borromini al RJC 1972.  A destra: Coppa Ago 2023 Ubaldo Righetti consegna la Coppa RJC 1972 a Sofia Bosman del Liceo Socrate

“La memoria –si ripete spesso nei quartieri popolari- è un ingranaggio collettivo” e la tradizione di questo torneo, il suo racconto, lo conferma. Ma senza la passione e la competenza di Massimo Pelliccia questa coppa non avrebbe mai ripreso luce. È stata infatti sua la riscoperta del trofeo dimenticato, finito abbandonato e dismesso in un corridoio secondario del Liceo Caravaggio, ultimo domicilio conosciuto del Borromini, l’istituto superiore frequentato da Agostino nei suoi anni giovani.

Ed è sempre a Massimo Pelliccia, con il concorso attivo di Luca Di Bartolomei, che si deve l’invenzione del torneo e la forma che ha preso nel tempo. Doveva essere, quello del 2016, appuntamento unico e irripetibile. Una partita secca tra Liceo Socrate e l’Artistico Caravaggio sul campo ex OMI di via Giangiacomo con formazione vincitrice pronta a riconsegnare alla famiglia Di Bartolomei la coppa ritrovata. “E’ una coppa che appartiene a voi studenti –commenta però sulla scena, al momento delle premiazioni, Luca Di Bartolomei- E’ vostra. Rimettetela in palio ogni anno che viene e sempre nel nome di Agostino”.

Agostino Di Bartolomei in una foto inedita archivio di Cara Garbatella
Agostino Di Bartolomei durante un allenamento con la Roma al campo delle Tre Fontane. (Foto inedita, archivio Cara Garbatella)

Di qui la felice epifania d’una competizione che sempre Massimo Pelliccia si preoccupa ogni volta di rinnovare e organizzare. La formula viene da sé: tre scuole convocate, girone semplice all’italiana, partite secche e classifica scritta da scontri diretti e differenza reti. E chi vince festeggia tra gli olè, tiene la coppa in bacheca per un anno per poi, quasi una Rimet di quartiere, rimetterla in concorso la volta successiva.

Quella di quest’anno è appunto l’edizione numero sei. In quelle passate oltre le due scuole d’esordio si sono viste correre anche le maglie orange dell’Itis Armellini, istituto tecnico di buone tradizioni calcistiche, quest’anno sostituito dal Liceo Majorana. Una volta l’ha spuntata il Caravaggio e ben quattro sono stati i successi del Liceo Socrate. Il regolamento prevede che tra gli undici schierati a lottare su ogni pallone ci sia la presenza di una giocatrice. L’anno scorso fu Sofia Bosman del Liceo Socrate, con la fascia di capitana al braccio, a sollevare il trofeo.

Non mancheranno comunque come sempre le presenze romaniste ad arricchire il richiamo della competizione. Dopo i volti di Odoacre Chierico, di Paolo Alberto Faccini, di Ubaldo Righetti e di Giulia Anzalone, questa volta toccherà a Franco Peccenini premiare i vincitori. E toccherà soprattutto alla straordinaria verve di Federica Cicchinelli del “Roma Club Fornaci Agostino Di Bartolomei”, ormai compagna di ventura e salda collaboratrice del torneo, accompagnare questa edizione verso il suo esito più positivo, festa piena di sport e di colori giallorossi.

Programma della giornata – Lunedì 13 maggio

Ore 8:00 Ritrovo al Campo G. Fiorini di via Costantino 5

Ore 8:30 Accesso del pubblico. Presentazione della manifestazione da parte di Massimo Pelliccia.

Saluto di un docente per ognuna delle tre scuole.

Il Liceo Socrate riconsegna la Coppa Ago vinta nella scorsa edizione.

Ore 9:00 Inizio partite.

Ore 12:00 Cerimonia di premiazione a cura di Massimo Pelliccia, Amedeo Ciaccheri, Federica Cicchinelli e l’ospite d’onore Franco Peccenini

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Sempre più in alto la Capitolina Scherma. Sono in categoria A2 le squadre di fioretto femminile e maschile.

di Fabrizio Fagiani

Grande prestazione delle squadre di fioretto della Capitolina Scherma nei Campionati italiani assoluti di Piacenza.  L’Associazione sportiva dilettantesca, che dal 2008 sta diffondendo la pratica della scherma nel Municipio VIII, ha raggiunto un importante traguardo.

«E sì, è stata una grande emozione» ci ha raccontato Beatrice Salvati, presidente dell’associazione «perché siamo una realtà sportiva che è riuscita a crescere in questi anni grazie soprattutto ad una grande passione per la scherma e alla determinazione e allo spirito di sacrificio che ci hanno animato fin dall’inizio della nostra avventura».

La Capitolina Scherma ha in affidamento il Centro sportivo municipale nell’Istituto comprensivo Salvatore Pincherle e nella Scuola elementare Principe di Piemonte.

Le parole di Beatrice Salvati

«La nostra missione» ha specificato Beatrice Salvati «è quella di diffondere la passione per lo sport nei bambini piccoli già in età pre-scolare insieme all’impegno di rendere accessibile  la pratica sportiva alle persone diversamente abili e agli anziani, anche attraverso l’utilizzo degli specifici voucher che Roma Capitale assegna alle famiglie in difficoltà economiche».

E poi, naturalmente, c’è l’attività agonistica di tante e tanti giovani e meno giovani atlete e atleti che raggiungono sempre più importanti risultati sportivi, come quelli ottenuti partecipando a questi ultimi Campionati italiani assoluti.

A Piacenza la Capitolina Scherma si è presentata nel fioretto con una squadra femminile composta da Caterina De Stefano, Agnese Scarascia Mugnozza, Flaminia Gambino e Claudia Altamura e una quadra maschile  formata da Massimo Inches, Simone Sbracia, Federico Colamarco e Giancarlo Scarascia Mugnozza.

Piacenza, 21-24 Marzo 2024
Campionati Italiani a squadre serie A2-B1-B2, serie C di FM, serie C1 di SPM-SPF
Foto: TRIFILETTI Andrea / Bizzi Team

La bella prova della squadra femminile e l’exploit di quella maschile, promossa in serie A2 .

«Subito protagoniste le nostre ragazze in A2, autrici di un buon girone e che con la vittoria per 45-39 sul Club Scherma Rapallo, hanno ottenuto la conferma nella seconda massima serie nazionale» ci ha raccontato la presidente Salvati «purtroppo per poche stoccate non sono riuscite ad entrare nelle prime otto, perdendo l’assalto dei quarti 42-38 contro il Circolo della Spada Vicenza.

Il giorno dopo è stata la volta dei nostri ragazzi in B1, grandi protagonisti della gara. Infatti hanno concluso il girone con tutte vittorie e solo poche stoccate ricevute, classificandosi in testa dopo il primo turno. L’ottimo risultato ottenuto ha consentito di saltare la prima diretta e vincere in scioltezza l’assalto con il Club Scherma Bentegodi per 45-36 entrando nei primi quattro, ottenendo così di diritto il pass per la serie A2.

Purtroppo hanno perso 45-44 la semifinale ma si sono rifatti subito dopo vincendo la finale 3º-4º posto contro il Circolo Scherma Firenze Raggetti con il risultato di 45-34. Complimenti a tutti quanti ed al nostro maestro Gabriele Anfora che ha seguito le nostre squadre a fondo pedana».

 

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Presentazione del libro “Diario delle molestie nella vita di una donna”

Il 21 Marzo alle ore 18:30, nel cuore della Garbatella, presso l’Atelier d.IsaGio di Isa Giovannozzi in Via delle Sette Chiese 108 si terrà la presentazione del libro “E’ capitato anche a me. Diario delle molestie nella vita di una donna” di e con la presenza di Cristina Formica, casa editrice Red star press.

Da dove nasce l’idea di questo libro? 

Il pensiero di scriverlo deriva da un percorso che sto facendo da molti anni. Ho sempre svolto attività e politiche legate alle donne. Poi, la scorsa estate ho letto una pubblicazione a cura di Laura Volpato, “Raccontare le molestie sessuali. Un’indagine empirica “(Edizioni Rosemberg&Sellier), in cui un capitolo è dedicato totalmente al racconto delle molestie subite dalle migliaia di persone che hanno risposto alla ricerca, fatta all’Università degli Studi Milano-Bicocca. Ho iniziato a ripensare a cosa mi era capitato, ed ho iniziato a scrivere degli episodi di violenza e molestie sessuali che avevo subito.

L’idea di strutturare l’opera in forma di “diario” ti ha aiutata ad approfondire una tematica così toccante oppure per cercare di coinvolgere maggiormente il lettore?

La scelta della scrittura in forma di diario mi è venuta istintivamente, ho voluto scrivere con uno stile asciutto ma che esprimesse le emozioni, i contesti, a partire dalla descrizione del fatto. In un mese, ho ricostruito tanti piccoli e grandi episodi che avevano inciso sulla mia vita, sulle mie scelte, su ciò che sceglievo di essere e di fare; allo stesso tempo, parlando con altre donne, mi sono resa conto di quanto fossero vicende comuni nella vita di noi tutte. Chi non è mai stata seguita da un uomo in macchina e non ha provato timore? Il mio libro è un diario che potrebbe aver scritto anche un’altra donna, con racconti magari diversi, ma penso che gli avvenimenti che racconto non sono capitati solo a me. Mi ha fatto bene ripensare a quanto accaduto, scriverlo e parlarne: mi ha rafforzato ancora di più nella convinzione che bisogna cambiare questo stato di cose.

In che modo possono difendersi le donne?

Dobbiamo e possiamo combattere perché le molestie sessuali non accadano più a nessuna donna. È un problema culturale che riguarda gli uomini. Il genere femminile può agire perché questa cultura sia cambiata, a partire dai commenti che sentiamo, dai ragionamenti, piccole azioni, dall’educazione nelle scuole. Credo che come donne dobbiamo chiedere alla politica di occuparsi di noi, siamo la metà della popolazione e dobbiamo esigere più asili nido, il potenziamento dei Consultori Familiari pubblici, protestare per il problema di differenti salari a parità di mansione lavorativa con gli uomini. Sappiamo difenderci, ma dobbiamo solidarizzare tra donne; secondo me bisogna battersi perché le altre donne, soprattutto le più giovani, vivano in un mondo che non le molesti più.

Perché la rassegnazione è così comune?

Purtroppo è considerato normale che un uomo sia sessualmente insistente con una donna; è difficile riconoscere che si sta subendo una molestia, soprattutto se intorno a te non c’è solidarietà, attenzione. Io mi sono spesso vergognata e non ho raccontato, però ho avuto l’appoggio della mia famiglia quando potevo entrare in una relazione malata. È importante ribaltare l’ottica che la colpa della violenza non riguarda il costume; perciò, descrivo il mio abbigliamento negli anni in cui avvenivano le molestie che subivo e come ero vestita non giustifica assolutamente quello che avveniva, ero un obiettivo perché ero una donna.

 Il concetto di “solidarietà” esiste? 

 È fondamentale come concetto per alimentare una comunità umana. Ci sono tantissime esperienze che lavorano perché la società italiana, sia più giusta, attenta alle differenze, solidale con le donne e con gli altri popoli. Dobbiamo essere solidali, coltivare la gentilezza. Quale essere umano vorrebbe vivere in un mondo in guerra, che affama, che violenta. Credo fortemente nella testimonianza individuale, con il mio libro vorrei contribuire a una discussione e all’azione collettiva.

In quale modo il tuo operato è in grado di aiutare generazioni?

 Per la gioventù futura spero, come ho detto prima, che vivano e crescano in un cosmo in cui non debbano difendersi da tali crudeltà. Parlarne è importante, anche per coinvolgere in questo cambiamento gli uomini. E ‘importante che anche il maschile partecipi a cambiare la cultura patriarcale. Con questo libro vorrei proporre discussioni e ragionamenti collettivi, che portino a fare e richiedere politiche più giuste anche per le donne.

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“Il tempo è salute”: la campagna dello Spi-Cgil sulle liste d’attesa nella sanità pubblica

Volantinaggi a tappeto degli iscritti allo Spi-Cgil partiranno nel mese di febbraio e si estenderanno a tutti i municipi della Capitale. Il 13 saranno in via di San Nemesio, davanti all’ingresso del Cto della Garbatella, per informare i cittadini su come evitare le lunghe liste d’attesa per ottenere una visita specialistica o un’indagine diagnostica con carattere di urgenza. “Il tempo è salute, combattiamo insieme per il diritto alle cure” è questo il titolo di un manifestino che verrà distribuito in centinaia di copie anche il 21 a piazza Tosti 4 al Distretto della Asl Rm2 e il 27 a via Malfante, dietro piazza Navigatori davanti agli ambulatori.

 

Le motivazioni della protesta

“Sappiamo che l’utenza più fragile, gli anziani e i più deboli, quelli che hanno la pensione minima – ha detto Caterina Serra, segretaria della Lega 8 dello Spi-Cgil- davanti alle interminabili liste di attesa spesso rinunciano alle cure.

Quindi noi vogliamo spiegare ai cittadini tutti i loro diritti”.” Se il servizio prenotazioni non rispetta l’urgenza, gli utenti possono andare in intramoenia a pagamento e fare domanda di rimborso. Abbiamo già preparato i moduli appositi – ha continuato Nadia Pagano, della Segreteria di zona-. Ma ancora prima di chiedere il rimborso, se il medico curante ha previsto la priorità U e B, si può chiedere al Cup di essere iscritto nelle liste di garanzia. In questo caso è la Asl che deve richiamare l’utente e trovargli la prestazione il più possibile nei tempi e all’interno del territorio di competenza.”

E’ sotto gli occhi di tutti come dopo il Covid siano stati compressi i finanziamenti per la sanità pubblica, molti medici sono andati in pensione e non sono stati reintegrati col turnover, lasciando i servizi, in particolare la medicina d’urgenza, sotto organico, danneggiando l’utenza. Forse pensano di ridurre le liste di attesa estendendo le convenzioni con i privati” sottolineano al Sindacato pensionati.

 

Volantinaggi in tutta Roma

Quindi la campagna per l’accesso dei cittadini del Lazio alle prestazioni sanitarie, promossa dallo Spi-Cgil, interesserà tutti i municipi romani, per informarli su come esigere l’erogazione delle prestazioni in tempi certi e per aprire una interlocuzione forte con le istituzioni sanitarie pubbliche.

I quadri e i militanti dello Spi-Cgil, in ognuno dei tre giorni di febbraio previsti dalla mobilitazione, saranno davanti ad oltre 75 strutture tra ospedali, poliambulatori pubblici, distretti sanitari.

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“Quella strage non è avvenuta”. Alla Casa della Memoria un incontro sull’Eccidio del Ponte di Ferro tra tradizione e verità storica.

“Quelle dieci donne, ricordate sulla stele sul Ponte dell’Industria, non trovarono la morte lì il 7 aprile del 1944 per mano dei tedeschi” ha assicurato Giorgio Guidoni nell’incontro su “L’eccidio del Ponte di ferro tra tradizione e verità storica” del 6 febbraio scorso alla Casa della Memoria e della Storia, organizzato dall’Istituto Ferruccio Parri e dall’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar).

“Tra l’altro, ripercorrendo le vite di queste donne ho scoperto che una, Clorinda Farsetti classe 1929, è ancora in vita, un’altra era stata scambiata con un uomo e un’altra ancora era una bambina di quattro anni.

Gran parte di loro erano comunque delle patriote ed ebbero un ruolo nella Resistenza contro gli occupanti tedeschi, ma morirono in altri frangenti, prima o dopo quel fatidico 7 aprile 1944”- rinforza l’autore del volume “La verità sull’eccidio del ponte di Ferro”, edito dall’associazione culturale Cara Garbatella.

Le affermazioni di Cesare De Simone

L’episodio era stato citato per la prima volta, cinquant’anni esatti dopo l’accaduto, dallo scrittore e giornalista Cesare De Simone nel 1994 nella sua pubblicazione “Roma città prigioniera – i 271 giorni dell’occupazione nazista: 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944”.

De Simone fu il primo a denunciare l’uccisione, da parte delle forze di occupazione tedesche, di dieci donne inermi sorprese ad assaltare un forno presso il Ponte dell’Industria all’Ostiense.

Nonostante De Simone, che pure elencò puntualmente i nomi e i cognomi delle vittime, non avesse prodotto documenti a supporto delle sue affermazioni, l’efferatezza del presunto evento sconvolse l’opinione pubblica, generando un’accettazione incondizionata del racconto.

A partire dal 1997, anno dell’apposizione della stele commemorativa nei pressi del ponte, infatti, rappresentanti del Comune di Roma, del Municipio VIII e dell’Ambasciata di Germania, ogni 7 aprile, hanno periodicamente reso omaggio alle vittime con una cerimonia commemorativa.

Gli intervenuti alla Casa della Memoria

Al tavolo della Casa della memoria si sono alternati storici e ricercatori di primo piano.Studio e ricerca del passato sono fondamentali per comprendere il nostro presente, perché la Storia è sempre contemporanea” ha affermato Miguel Gotor, assessore alla Cultura del Comune di Roma che ha aperto i lavori introducendo il contesto temporale dell’avvenimento. La parola è poi passata a Paola Carucci, presidente dell’Irsifar, che ha riassunto i punti salienti dello studio di Guidoni, sollevando diversi dubbi sulla veridicità dell’evento. Dubbi ripresi nel successivo intervento dal professore di Storia Contemporanea Gabriele Ranzato.

Nel suo testo “La Liberazione di Roma”, edito nel 2019, l’autore aveva già avanzato forti perplessità sulla veridicità dell’accaduto, in virtù del fatto che negli archivi e sulla stampa clandestina non era stato possibile reperire alcun tipo di documentazione a supporto del racconto di De Simone.

Tra l’altro nemmeno i parenti delle presunte vittime, anche dopo la Liberazione, hanno mai rivendicato i corpi di quelle donne. Per gli stessi motivi, e per la scarsa attendibilità degli elementi del contesto, in base al principio di verosimiglianza, magistralmente evocato durante l’incontro, Ranzato ha affermato che “è arrivato il momento di riconsiderare questa commemorazione”.

A conclusione dell’incontro il presidente dell’Istituto Parri, Paolo Pezzino, ha dichiarato: “Finalmente oggi, alla luce del nuovo studio appena pubblicato, possiamo affermare che quel fatto non è mai accaduto. Provvederemo pertanto a cancellarlo dall’elenco degli episodi dubbi presenti nel nostro atlante delle stragi nazifasciste perpetrate in Italia nel periodo 1943-1945”.

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Romano Prodi a Roma Tre per l’inaugurazione dell’Anno Accademico

Lectio magistralis su “Crisi mondiale e crisi europea”  

È stata una cerimonia speciale quella per l’inaugurazione dell’anno accademico 2023/2024 dell’Università Roma Tre, tenutasi venerdì 2 Febbraio presso l’Aula Magna di Via Ostiense, con la presenza eccezionale del Professor Romano Prodi.

L’ex Presidente della Commissione Europea, due volte Presidente del Consiglio e più di recente inviato per l’Unione Europea per i rapporti con il continente Africano, ha catturato l’attenzione della comunità accademica dell’ateneo romano con una Lectio Magistralis su un argomento di estrema attualità: la “Crisi mondiale e crisi europea”.

L’evento è stato trasmesso anche in diretta streaming e con un servizio di interpretariato LIS (Lingua Italiana dei Segni)

Tra il pubblico molte le presenze istituzionali del territorio: il Parlamentare Europeo Massimiliano Smeriglio, il Direttore della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti, il Presidente della Fondazione Teatro Palladium professor Luca Aversano e il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri.

Presenti in sala anche figure di spicco del management pubblico italiano, primo fra tutti il noto banchiere ed ex ad di Tim Franco Bernabè.

 

Il tema della lectio magistralis

Il professor Prodi si è intrattenuto sulle origini storiche e sulla profondità della crisi politica ed economica in cui versa l’attuale bipolarismo mondiale tra USA e Cina; per poi soffermarsi sul ruolo che può svolgere l’Europa per difendere il futuro democratico delle nuove generazioni, rivolgendosi in particolare agli studenti che gremivano l’Aula Magna dell’Ateneo.

A fronte di una globalizzazione e internazionalizzazione dei commerci, avviatasi nei primi anni Novanta dopo la caduta del Muro di Berlino e al suo apice nel 2001 con l’ingresso della Cina nel Word Trade Organization, si è generato, nelle nazioni occidentali, uno schiacciamento dei salari sui livelli imposti dai bassi costi di produzione della nuova fabbrica del mondo, la Cina, con un conseguente impoverimento della classe media e un crescente malcontento popolare di massa verso i governi occidentali.

Tali tensioni economiche e sociali stanno sfociando in crescenti tensioni internazionali con inversione del processo di globalizzazione e la ricomparsa di strumenti di politica industriale quali dazi, sanzioni, sovvenzioni economiche ad imprese e persone. Strumenti che, negli ultimi 30 anni di puro liberismo imperante, erano diventati anacronistici.

Lo sviluppo di alta tecnologia e dell’intelligenza artificiale padroneggiati dalle grandi imprese di rete (Apple, Google, Amazon, Alibabà, talmente potenti da superare i confini degli stati nazione) hanno acuito tali tensioni e le connesse sperequazioni nella ripartizione del reddito tra i pochi ricchi e tutti gli altri individui, classe media compresa.

A ciò si è aggiunta l’evidenza che la forma democratica di governo di paesi occidentali non può essere esportata: si veda il fallimento delle guerre in Iraq e Afghanistan.

Il ruolo dell’Europa

L’Europa in questo scenario è stata, secondo il professor Prodi, un esempio positivo almeno fino alla metà dei primi anni Duemila per il processo di unificazione avviato. A seguito, tuttavia, della bocciatura nel 2005 della Costituzione Europea da parte del popolo francese e della successiva crisi finanziaria tra il 2008-2011, affrontata dall’Europa non come comunità ma come somma di 28 singoli stati (27 dopo la Brexit), l’Unione ha perso di credibilità come attore internazionale ed anche come dimensione economica.

Secondo il professor Prodi, affinché l’Europa torni ad essere un esempio positivo di democrazia e benessere economico, è indispensabile che l’Unione abolisca il diritto di veto nei propri processi decisionali, per potersi dare agevolmente un’efficace politica estera e di difesa e tornare ad essere un soggetto internazionale autorevole.

A tal proposito il Professore sottolinea che sarebbe anche opportuno che la Francia, Paese peraltro dotato dell’arma nucleare, rinunciasse generosamente al proprio diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

 

Gli altri interventi

La Lezione del Professor Prodi è stata accompagnata, oltre che dalla relazione annuale del Rettore professor Massimiliano Fiorucci, dai saluti dell’Assessore alla cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor e del Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, dall’intervento dello studente Antonio Iuliano in rappresentanza della comunità degli studenti iscritti all’Università, da Simona Sconti in rappresentanza del Personale tecnico amministrativo e bibliotecario.

Al termine degli interventi, il Rettore ha proclamato l’Apertura dell’Anno Accademico 2023-2024 dell’Università degli Studi Roma Tre.

La cerimonia, che era stata aperta dal corteo accademico dell’Ateneo, è stata impreziosita anche dagli apprezzati intermezzi musicali dell’Orchestra di Roma Tre.

 

L’offerta formativa e le iniziative di Roma Tre

Come riportato anche dall’ufficio comunicazione dell’ente, l’Università degli Studi Roma Tre è l’ateneo che ha registrato l’incremento maggiore di iscrizioni tra le università del Lazio: +36% dall’anno pre-Covid allo scorso anno accademico e conta oltre 34mila iscritti e più di 122mila laureati dalla fondazione ad oggi.

L’offerta formativa è fornita da circa mille tra docenti, ricercatrici e ricercatori tramite 13 Dipartimenti di cui 4 riconosciuti di eccellenza dal MIUR (tra cui quello di Giurisprudenza che ha conseguito il primo posto nazionale nella graduatoria dell’Area delle Scienze giuridiche), con 86 corsi tra lauree triennali, magistrali e a ciclo unico, 69 corsi post lauream e 24 dottorati di ricerca. Infine, 3 corsi di laurea magistrale sono insegnati interamente in inglese.

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“I riflessi dell’arte sulla salute”, presentato il libro di Grazia Labate e Amelia Mutti

“Con la bellezza si può cambiare il mondo.” Questa frase, pronunciata dal principe Myskin nell’Idiota di Dostoevskij, potrebbe avere, oltre al significato letterario, anche un riscontro scientifico. L’arte migliora la salute, l’arte aiuta le persone affette da patologie neurodegenerative ad affrontare positivamente la malattia. È quanto scritto nella pubblicazione “I riflessi dell’arte sulla salute”, diretta dalle professoresse Grazia Labate e Amelia Mutti e presentata ieri 24 gennaio nel Centro Congressi della Fondazione S. Lucia sull’Ardeatina. All’opera hanno contribuito diciotto figure del campo medico e artistico; un lavoro di squadra che fa il punto su un’interessante e inaspettata frontiera della ricerca.

L’impegno di 7+1 Ottavocolle

Cosa unisce un’economista come Grazia Labate e un architetto come Amelia Mutti? Oltre all’amicizia decennale, il comune interesse per l’arte e il benessere delle persone, un argomento che l’Associazione 7+1 Ottavocolle, di cui sono presidentesse, ha analizzato negli ultimi anni. Tutto inizia nell’ottobre 2022, all’indomani della pandemia, quando l’associazione organizza il primo convegno sul tema. I contributi dei partecipanti, in seguito, sono confluiti nella presente pubblicazione, e la cornice della presentazione non poteva che essere l’ospedale S. Lucia, con cui Ottavocolle ha un lungo rapporto di collaborazione.

“La Fondazione Santa Lucia, inoltre, ha delle caratteristiche peculiari” ha ricordato il direttore Carlo Caltagirone in apertura, davanti a una platea sorprendentemente piena visto il giorno di sciopero dei mezzi. “Ci occupiamo di neuroriabilitazione e di ricerca. Non teniamo solo conto degli aspetti motori, ma anche della componente cognitiva ed emozionale che accompagna i pazienti durante la riabilitazione”

Arte e scienza, arte e città

“Arte e scienza non sono così distanti” ha proseguito il professore. “C’è una tradizione molto avvalorata di terapia attraverso l’arte, l’arte permette ai pazienti di trovarsi in situazioni creative e di apprendere le regole di base della disciplina, che sono opportunità per incanalare l’attenzione e la memoria delle persone con problemi del sistema nervoso centrale. I rapporti tra arte e scienza” ha aggiunto Caltagirone, “sono molto stretti anche perché l’attività scientifica, sotto certi punti di vista, è un po’ artistica, ovvero necessita creatività e metodo.”

È quindi intervenuto il minisindaco Ciaccheri che, giunto al termine del suo mandato quinquennale, ha tirato le somme sul ruolo dell’arte nelle città. “Questi appuntamenti ci fanno riflettere sul tema dell’arte connessa alle nostre vite. L’arte è forma, e avendo a che fare con la forma della città per me è un tema di riflessione costante. L’architettura costruisce bellezza e permette ai cittadini di avere un rapporto diretto con gli spazi della città” ha dichiarato. “Penso a chi si impegna per la tutela del territorio, a chi immagina nuove architetture, a chi cura gli orti urbani, stringendo il vincolo tra singolo e città.”

Il concetto di One Health

Centrale è il contributo di Ilaria Capua, ricercatrice presso l’Università della Florida, che proponendo il concetto di One Health rappresenta il cuore della pubblicazione. Per salute unica – One Health appunto – si intende la sana convivenza dell’uomo con le altre specie del pianeta. “Se riconosciamo che la salute è un bene universale” scrive Ilaria Capua nel suo articolo, “non possiamo continuare a invadere, avvelenare e considerare come nostra proprietà esclusiva l’ambiente.” Il mondo è inteso come un unico organismo. Anche la natura è bellezza e, soprattutto nelle città grandi e inquinate come Roma, il verde pubblico è indispensabile per migliorare la qualità di vita dei cittadini; da questa considerazione nasce il progetto We Tree, un piano in otto punti promosso da Ilaria Capua con l’obiettivo di incrementare le aree verdi urbane, e accolto da città come Milano, Torino, Perugia e Palermo.

Anche il dottore Antonio Battista ha sottolineato il concetto di One Health. “Bisogna superare la visione organicistica” ha detto Battista, ex direttore degli “Ospedali Riuniti” e della Asl di Foggia, “la visione dualistica di stampo greco, per cui l’anima è scissa dal corpo, è superata. Bisogna considerare le due componenti unite saldamente.”

Siamo frutto dell’ambiente circostante

È innegabile che noi esseri umani traiamo benessere e ottimismo anche dall’ambiente circostante. “Già gli antichi greci l’avevano capito” ha ricordato Marco Josa, professore di psicologia presso l’Università Sapienza, “e la recente teoria delle finestre rotte conferma questo sospetto.” Nel 1969 il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento in America utilizzando due automobili identiche. Dopo averne posizionata una nel Bronx, il quartiere malfamato di New York, e l’altra nella ricca città di Palo Alto, ha notato che, mentre la prima era stata danneggiata, la seconda era rimasta intatta. Ma rompendo un finestrino alla seconda, perfino i rispettabili e abbienti cittadini di Palo Alto si sono sentiti giustificati a distruggere e saccheggiare l’automobile. “Questo dimostra che un ambiente bello ci induce a essere buoni, e che basta la minima interferenza per rompere questo equilibrio” ha concluso il professore Josa.

L’influenza dell’ambiente è più forte, oltre che nei bambini, nei soggetti molto anziani, che hanno bisogno di avvertire attorno a sé un contesto caloroso e accogliente, anche tramite il contatto con i giovani. Alcune strutture del Municipio VIII ne sono un esempio vivente. Stiamo parlando in particolare del casale Ceribelli a Montagnola, e dell’Istituto Romano di San Michele, che da qualche anno, sotto la direzione di Tommaso Strinati, ospita il Museo diffuso.

“Negli ultimi mesi abbiamo anche attivato un laboratorio con gli anziani” ha raccontato il professor Strinati. “La voracità con cui hanno imparato a disegnare ci ha stupiti, perché è una passione che persiste anche in casi complessi. Gli anziani e gli operatori si entusiasmano, in poco tempo le cose sono cambiate, abbiamo visto sorrisi di sollievo anche in persone con patologie gravi.” Per far tornare il sorriso a persone sole o malate, bisogna ricorrere a strumenti tradizionali, semplici e concreti come un pennello o una matita. Ma talvolta anche le nuove tecnologie possono offrire risultati inaspettati.

“Qui al Santa Lucia abbiamo fatto una scoperta, si chiama Effetto Michelangelo” ha spiegato il professor Josa. “Si può usare la realtà virtuale per dare l’illusione al paziente di aver creato un’opera d’arte, e questo ha benefici notevoli sull’ottimismo con cui la persona affronta la malattia e la riabilitazione.”

Gli aspetti da indagare, insomma, sono ancora tanti. Ma in una società materialista e prosaica come la nostra, è sorprendente che sia proprio la scienza a sottolineare il valore dell’anima.

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Le pietre d’inciampo per Libero De Angelis e Giuseppe Felici

Ancora due pietre d’inciampo alla Garbatella. Dopo quelle impiantate gli scorsi anni in ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine Enrico Mancini e i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli, martedì 9 gennaio alle ore 9,30 a viale Guglielmo Massaia 22 e a seguire, dopo mezz’ora a poche decine di metri al civico 65, verranno collocati altri due sampietrini dorati per onorare la memoria di Libero De Angelis e Giuseppe Felici.

Libero De Angelis, socialista

Libero De Angelis, cresciuto in una casa del lotto 28 era un meccanico e patriota socialista delle Brigate Matteotti che, durante l’occupazione tedesca, collaborava con l’Oss, il servizio segreto militare alleato. Fu arrestato e condotto a via Tasso il 3 aprile del 1944 e trucidato dai tedeschi il 4 giugno in località La Storta, nella fase di ritirata degli occupanti che si dirigevano al Nord.

Con lui morirono altri 13 patrioti, che furono fatti scendere da un camion, forse in avaria, e assassinati con un colpo di pistola alla testa. Tra loro c’era anche il noto sindacalista ed ex segretario della Confederazione Generale del Lavoro Bruno Buozzi.

A Libero De Angelis fu intitolata la sezione socialista della Garbatella, quando dopo la Liberazione fu spostata da via Carlo Spinola, nelle case dei postelegrafonici, alla più centrale via Edgardo Ferrati davanti ai Bagni Pubblici del quartiere.

Il giovane Giuseppe Felici

Giuseppe Felici, invece, era un giovane radiotecnico e studente di ingegneria che l’8 settembre, il giorno dell’armistizio, si trovò a Roma nella sua casa di viale Massaia 65 in licenza militare per ragioni di studio. Partecipò alla difesa di Porta San Paolo e successivamente, appena ventenne, aderì ai Gap Mise a segno numerose azioni nei quartieri periferici della Capitale e per il suo coraggio fu inviato a coordinare la Resistenza in Sabina, territorio che ben conosceva perché la famiglia era originaria di quelle zone, proprio di Poggio Mirteto.

Su quei monti operava anche una delle formazioni partigiane più temibili e numerose la D’Ercole-Stalin, che con continue incursioni a fuoco creò non pochi problemi alle colonne di automezzi nazisti che si spostavano da e verso Roma. Durante un rastrellamento tedesco sul monte Tancia, il 7 aprile del 1944, Giuseppe fu arrestato e trasportato nel carcere di Rieti.

Due giorni dopo venne fucilato dai tedeschi insieme ad altri 14 partigiani. Felici, dopo la Liberazione, fu insignito del massimo riconoscimento e decorato con la medaglia d’oro al valore militare.

 Gli organizzatori

L’iniziativa “Memorie d’inciampo a Roma” è un progetto a cura di Adachiara Zevi, promosso e organizzato da Arte di Memoria e da tante altre sigle come l’Aned, l’Anei, l’Irsifar, la Fondazione Cdec,la Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane Italiane  e dal Museo della Liberazione. Tra l’8 e il 10 gennaio verranno deposte ben 21 pietre d’inciampo nei Municipi di Roma sud-est V,VII,VIII e X.

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“La potenza del lavoro di squadra”, presentato il nuovo murale del liceo artistico Caravaggio

Le pareti dell’istituto Caravaggio, il liceo artistico di via Odescalchi 75, si arricchiscono di un nuovo murale.

È stato iniziato la settimana scorsa e verrà completato il 5 gennaio dall’artista argentina Agus Rucula, inserita tra le 50 artiste contemporanee essenziali dalla pubblicazione “Street art by women.” L’opera, intitolata “La potenza del lavoro di squadra”, rappresenta una donna e un uomo che si danno le spalle. Tra i due cresce una pianta, simbolo della solidarietà, sullo sfondo di un campo di girasoli.

Le parole di Livia Fabiani

L’opera, presentata oggi 3 gennaio presso il cortile dell’istituto, è stata finanziata dalla Regione Lazio e patrocinata dal Municipio VIII. A organizzare il progetto è scesa in campo l’associazione giovanile VenUs, che si occupa della valorizzazione dei talenti femminili nel campo dell’arte urbana.

“Il nostro obiettivo è sensibilizzare sulla questione di genere all’interno del mondo dell’arte” ci ha raccontato la presidentessa Livia Fabiani. “Nel tempo abbiamo organizzato un ciclo di laboratori in diverse scuole della durata di sei mesi, dove i ragazzi hanno potuto riflettere sulla questione delle pari opportunità. Lavorare con gli studenti delle superiori è fondamentale perché permette di entrare in contatto con un’età cruciale, oltre che sensibilizzare quelli che sono i cittadini del futuro. Per i prossimi anni speriamo di entrare in contatto con qualche scuola media, sarebbe molto importante raggiungere anche i ragazzi più giovani.”

Il progetto svolto all’interno del liceo Caravaggio ha coinvolto per il secondo anno di seguito 15 studenti, come racconta la vicepreside Veronica Toms. “I laboratori si sono divisi in due parti” ha continuato Livia Fabiani. “In una prima parte, più teorica, si è parlato del linguaggio, della violenza di genere, dei Nobel assegnati alle donne nel corso del tempo. Nella seconda parte, invece, si è passati all’opera. Nel corso del mese di dicembre, gli studenti hanno dipinto i murali visibili sul muro esterno dell’istituto.”

Per la realizzazione di queste opere, i ragazzi hanno ideato le immagini, scattato le fotografie che hanno fatto da modello e infine, sotto la supervisione di Agus Rucula, hanno dipinto il muretto esterno in corrispondenza del cortile. “Anche questa volta l’iniziativa ha visto una bella partecipazione” ha confermato la vicepreside Toms. “È già il secondo anno che organizziamo il progetto.”

A dicembre 2022 in collaborazione con l’artista Rame13 è stato infatti completato un altro murale, “Consapevolezza”, che presenta una figura femminile in primo piano circondata da personaggi che reggono stendardi con le parole “equality” e “rights”. Tra le mani della donna, sboccia una pianta che rappresenta l’amore e la crescita. Quest’opera, come del resto il murale proposto quest’anno, mira a far riflettere sui temi dell’uguaglianza, dell’amore e del rispetto.

Murales realizzati dagli studenti del liceo

L’artista Agus Rucula

Agus Rucula è una giovane artista argentina che, dopo aver studiato in un istituto artistico di Buenos Aires, dal 2012 è impegnata nel campo della street art. “L’idea delle due persone che si danno le spalle nasce da una fotografia che avevo già” ci ha raccontato. “Quanto allo sfondo con il campo di girasoli, mi sono ispirata ai paesaggi del sud Italia, in particolar modo della Calabria.

La pianta che cresce tra le due figure invece rappresenta la solidarietà, che non può nascere e prosperare senza la collaborazione di tutte le parti. Mi è piaciuto molto lavorare su una parete così alta perché mi ha dato la possibilità di sviluppare un primo piano e un ampio sfondo” ha continuato. I protagonisti del murale osservano con aria assorta qualcosa che sta al di là della scena rappresentata. “La domanda che sorge è: cosa stanno guardando?” ha proseguito l’artista. “Ho potuto realizzare un’immagine così articolata anche grazie alla configurazione della parete.”

La scelta della scena da rappresentare non è stata immediata. Il progetto originale era diverso: prevedeva una donna in primo piano, china, dallo sguardo molto intenso. Ma in seguito l’artista e l’associazione VenUs hanno optato per un murale che sottolineasse maggiormente il valore della cooperazione.

Il presidente Ciaccheri e alcuni membri di VenUs

Iniziative affini sul territorio del Municipio VIII

Presente all’evento il minisindaco Amedeo Ciaccheri, il quale ha confermato la lunga collaborazione di VenUs con il Municipio VIII. Nell’ambito delle iniziative municipali è centrale anche il ruolo di Toponomastica femminile, un’associazione attiva in tutta Italia con l’obiettivo di intitolare piazze e vie a personaggi femminili di rilievo.

“Da ormai undici anni ci occupiamo di mettere in luce storie di donne che non sempre hanno ricevuto un giusto riconoscimento” ci ha spiegato la presidentessa Maria Pia Ercolini. “Organizziamo poi ogni anno un concorso rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, Sulle vie della parità, al quale in passato hanno partecipato anche istituti dall’estero.”

Sul territorio del Municipio VIII bisogna invece ricordare l’iniziativa ‘nDonnamo. Vie libere alle donne, nel quartiere di San Paolo, che ha visto la partecipazione di Toponomastica femminile insieme ad altre due associazioni – Global Shapers e FormaScienza.

Il progetto si è concluso con una visita guidata che ha messo in luce il contributo di sei scienziate: le matematiche Sofja Kovalevskaja, Anna Maria Ciccone, Cornelia Fabri e Margherita Beloch Piazzolla, la virologa Isabel Morgan e la fisica Katherine Johnson. A largo Giuseppe Veratti, a novembre 2022, l’associazione Dominio Pubblico aveva già coinvolto cinque artiste – Rame13, Giulia Ananìa, Martina Cips De Maina, Zara Kiafar e Giusy Guerriero – nella realizzazione di tre murales dedicati a Laura Bassi, la prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria, la fisica Rosalind Franklin, l’astrofisica Cecilia Payne e la filosofa Ipazia. Queste due iniziative parallele hanno cercato di svelare un altro volto della scienza, in un quartiere in cui le vie sono tutte dedicate a scienziati uomini.

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Buone feste è tempo di “Natale in Ottavo”

Non è già più tempo di tombolate ed estenuanti trattative al Mercante in Fiera per il Lattante o, la Pagoda. L’Ottavo Municipio per queste feste natalizie e di fine anno mette in campo una ricca programmazione culturale che mette a dura prova anche i più pigri. Dopo il concerto di Mirkoeilcane, introdotto dal noto critico musicale Ernesto Assante, alla Centrale Montemartini, gioiello dell’archeologia industriale e dell’arte classica, l’iniziativa “Natale in Ottavo” ci dà appuntamento giovedì 28 dicembre alle ore 16 in piazza del Gazometro ad Ostiense con “L’Elfo volante + la voce del Natale” che si ripeterà il giorno dopo alla stessa ora a via Baldovinetti angolo via Di Dono e  ancora sabato 30 dalle 10 alle 12 sulla Circonvallazione Ostiene, di fronte alla Chiesa di Santa Galla.

Nel pomeriggio alla scalinata tra via Chiabrera e via Valeriano è la volta di “Singing Santa Claus+ Big Soul Mama Gospel” e domenica 31  alle 10 a piazza Lante , nel quartiere di Tormarancio, ci sarà “La Ritmoteca+ Olli & Malù”

.La rassegna organizzata dal Municipio Roma VIII in collaborazione con Biblioteche di Roma, Musei in Comune, Zètema e Musica per Roma continua il primo gennaio presso le Biblioteche Lussu e Arcipelago con le iniziative alle ore 16,30 dal titolo “Ponti di carta, Libri e arte per la pace” – letture e laboratori dai 4 anni e la proiezione del docufilm “Semidei” di Alessandra Cataleta e Fabio Mollo.

La chiusura della manifestazione è prevista, invece, per sabato 6 gennaio in piazza Caduti della Montagnola dalle ore 10 alle ore 12 con l’evento “La Ritmoteca + BubbleXMas”.

L’animazione di strada è a cura dell’Associazione Alt Academy.

In ricordo di Alvaro Amici al Palladium

Per gli amanti della canzone romana non è da perdere “La cantata per l’anno che verrà”, il concerto dell’Accademia Alvaro Amici, che si terrà il 29 dicembre alle ore 17 al Teatro Palladium in piazza Bartolomeo Romano.

Gli interventi di Amedeo Ciaccheri e Maya Vetri

“L’idea – commenta Amedeo Ciaccheri, presidente Municipio Roma VIII –  è quella di portare eventi culturali diffusi sul territorio che possano far trascorrere delle vacanze piacevoli ai bambini e bambine e alle loro famiglie. Ce ne sarà per tutti i gusti e per coloro dai più piccoli ai più grandi che vorranno assistere a giochi, musica e balli all’insegna della magia del Natale”.

“All’animazione territoriale – dichiara Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio Roma VIIII – abbiamo voluto affiancare un momento musicale dedicato a ragazze e ragazzi di un artista della Garbatella. Mirkoeilcane è un giovane cantautore che ha partecipato anche a Sanremo nella sezione nuove proposte e ha collaborato con artisti del calibro di Alex Britti, Daniele Silvestri, Clementino e Max Gazzè”.

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L’oscar dei corti in ricordo di Francesco Valdiserri

Ancora un’iniziativa in ricordo di Francesco Valdiserri, il ragazzo scomparso l’anno scorso a seguito di un tragico incidente sulla Cristoforo Colombo. Stavolta a parlare di lui sarà il cinema, tramite un concorso organizzato dall’associazione culturale Controchiave in collaborazione con i genitori del ragazzo, Paola Di Caro e Luca Valdiserri.

Il bando

Il concorso è rivolto ai giovani tra i 16 e i 23 anni, che avranno la possibilità di presentare entro il 15 febbraio un cortometraggio di massimo 10 minuti a tema libero ma con filo conduttore la propria generazione, inviandolo all’indirizzo 24framealsecondo@controchiave.it.

“Non abbiamo voluto imporre un tema fisso” ci ha spiegato Marcello dell’associazione, “proprio per dare libero spazio ai ragazzi.” L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività cinematografiche gestite da Controchiave con nuovo slancio nel corso degli ultimi due anni, dopo un lungo periodo di pausa.

Dall’anno scorso infatti viene organizzato “24 frame al secondo”, un cineforum con cinque proiezioni su un tema stabilito – nel 2023 è stato il lavoro, nel 2024 sarà la crescita. Il concorso dei cortometraggi nasce dallo stesso spirito, ci ha spiegato Marcello. “Il nostro intento è di mettere a confronto i lavori di giovani senza esperienza e i film di successo, quest’anno sul tema della crescita, dell’evoluzione dall’infanzia all’età adulta.”

Modalità di svolgimento

Per mettere in luce il confronto, i lavori dei ragazzi verranno proiettati in cinque date – 20 gennaio, 3 e 17 febbraio, 2 e 16 marzo – prima del film in programma nella rassegna, all’interno della sede in via Gaspare Gozzi 153. A seguire, dibattiti e approfondimenti con esperti del settore.

Una giuria presieduta dal regista Paolo Virzì sarà quindi incaricata di scegliere i 10 migliori cortometraggi, tra i quali verrà nominato un vincitore nel corso di una serata speciale che si terrà il 13 aprile; le categorie premiate saranno il miglior film, il soggetto più originale, la migliore realizzazione tecnico-artistica, insieme a un premio speciale dedicato alla memoria di Francesco. Al vincitore assoluto verrà consegnato un voucher per un viaggio in una capitale europea; gli altri premi consisteranno in corsi di aggiornamento, abbonamenti, materiale per approfondimento cinematografico.

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Anche il Socrate è occupato

Virgilio, Tasso, Mamiani e adesso anche il Socrate. Alle undici scuole occupate a Roma, da qualche giorno si è aggiunto il liceo classico e scientifico della Garbatella. L’occupazione, promossa dal collettivo Dante Di Nanni ma condivisa da molti altri studenti, ha avuto luogo martedì mattina.

Il comunicato del preside

“Nella mattinata del 12 dicembre la sede centrale del Liceo Socrate è stata occupata da una minoranza di studenti che arbitrariamente si sono introdotti nell’Istituto”: così inizia il comunicato del preside disponibile sul sito dell’istituto. “L’atto è già stato denunciato alle forze dell’ordine a cui è stato chiesto lo sgombero immediato della sede.”

Il liceo al momento è ancora occupato e lunedì gli studenti parteciperanno a un consiglio di istituto straordinario col preside Carlo Firmani, al fine di mostrare le loro proposte.

Le motivazioni degli studenti: la riforma Valditara

“La nostra occupazione viene dopo quella di altri istituti” ci hanno spiegato gli studenti, “ma ci teniamo a specificare che la nostra mobilitazione è indipendente, anche se le motivazioni possono essere simili”.

Tra le ragioni di una presa di posizione così forte, l’avversione alla politica conservatrice perseguita dal Governo attuale, soprattutto nel campo dell’istruzione. Come spiega il comunicato degli studenti pubblicato sulle pagine social del collettivo, la riforma dell’istruzione proposta dal ministro Giuseppe Valditara è considerata inaccettabile.

Meritocrazia e voto in condotta

Tra i molti punti affrontati, la meritocrazia e i nuovi parametri per l’assegnazione del voto in condotta e della sospensione.

“Al momento si rischia la bocciatura se all’interno di una scuola si infrange il codice penale” ci ha spiegato Laura, una studentessa. “Con questa riforma, invece, basta l’infrazione del regolamento d’istituto per essere sospesi per quindici giorni e quindi essere bocciati. È chiaramente un modello educativo basato sulla paura. Le scuole dovrebbero istruire, non punire.”

Quanto al merito, si tratta di un criterio che, a detta degli studenti, crea disuguaglianze classiste in una società in cui non tutti partono con le stesse possibilità.

Alternanza scuola-lavoro

Altra questione centrale è il PCTO (alternanza scuola-lavoro) introdotto dalla riforma Giannini della “Buona scuola” nel 2015 e implementato nella nuova proposta di riforma.

Gli occupanti considerano l’alternanza scuola-lavoro un modo per subordinare la scuola alle necessità del mercato. L’aumento delle ore lavorative negli istituti tecnici e l’inserimento di figure professionali aziendali tra i professori sono altri punti nevralgici. Gli studenti ritengono inoltre inaccettabile la riduzione degli anni di scuola a quattro negli istituti tecnici, considerata un provvedimento classista volto a creare scuole di serie A e di serie B.

“La scuola che dovrebbe essere un luogo di formazione culturale e personale – sottolinea in più punti il comunicato degli occupanti – non un sistema finalizzato al lavoro e che prepara allo sfruttamento.”

Sulla violenza di genere

Nel comunicato gli studenti toccano anche temi di scottante attualità come la violenza sulle donne e la guerra in Ucraina e il conflitto Israele-Palestina.

Sulla violenza di genere tengono a specificare che non ha senso affrontare la questione alla luce di un episodio mediaticamente eclatante come il terribile omicidio di Giulia Cecchettin, ma che bisogna considerare il problema nella sua totalità. Secondo i dati ISTAT sono oltre cento i femminicidi avvenuti quest’anno, un numero preoccupante che spinge gli studenti a interrogarsi sui valori trasmessi da questa società. È il maschilismo inteso come problema culturale che è al centro dei loro dibattiti da anni – chiariscono nel comunicato.

Sulle guerre in corso

“Soldi alla scuola non alla guerra”: questo è lo slogan degli occupanti, che auspicano l’aumento dei finanziamenti destinati all’istruzione e la cessazione dell’invio di armi in Ucraina.

A fronte dei conflitti che da mesi insanguinano le più disparate latitudini del globo, gli studenti hanno un obiettivo concreto. Proporranno la sottoscrizione di una dichiarazione che attesti la contrarietà del Socrate all’intervento dell’Italia nelle guerre.

“Sarebbe la prima volta che una scuola prende una posizione così netta” ha continuato Laura. “Si tratta di manifestare una posizione morale prima che politica.” La proposta verrà avanzata lunedì durante un consiglio di istituto straordinario concesso dal preside Firmani agli studenti.

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Le premiazioni di “Corri forte cresci bene”

Arrivano le premiazioni per l’iniziativa “Corri forte cresci bene”. I giovani partecipanti alla maratona della Garbatella – bambini al di sotto dei 10 anni – sono invitati a presentarsi per la consegna delle medaglie il prossimo giovedì 14 dicembre.

Il grande successo della maratona

Domenica 26 novembre si è svolta con successo la ventinovesima edizione di CorriallaGarbatella, la storica gara podistica della Borgata Giardino organizzata, come ogni anno, dall’associazione sportiva e culturale Rione Garbatella.

Circa 300 i bambini che hanno aderito alla sezione non competitiva “Corri forte cresci bene”. Il successo di questa edizione, la più partecipata degli ultimi anni, ha sorpreso gli stessi organizzatori.

Giovedì 14 dicembre

Come preannunciato, il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e l’assessore alle Politiche Scolastiche Francesca Vetrugno incontreranno i piccoli atleti il prossimo giovedì alle 16:30 presso l’Agenzia Allianz in Circonvallazione Ostiense 171. Verrà consegnata a ogni bambino una medaglia di partecipazione.

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All’Arcipelago presentato l’ultimo romanzo di Paolo Di Paolo

Lo scorso giovedì 7 dicembre alle ore 17:30 è stato presentato alla biblioteca Arcipelago “Romanzo senza umani”, l’ultimo lavoro di Paolo Di Paolo. “Siamo contenti di proseguire con questi incontri” ha dichiarato l’assessore alla Cultura Maya Vetri in apertura. “Questo è un luogo a cui teniamo molto, abbiamo a cuore la promozione della lettura e degli incontri con gli autori. Con la biblioteca Arcipelago c’è una grande intesa, l’abbiamo eletta quasi a laboratorio culturale del Municipio.

Tra l’altro da poco ha aperto un’altra biblioteca, in via Costantino. Posso dire che stiamo costruendo qualcosa di nuovo, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.” Nella sala quasi piena, tappezzata di librerie e animata anche dalle lucette di un albero di Natale, l’atmosfera era cordiale e distesa.

Gli interventi

Dopo le parole di Rita Santolamazza del gruppo di lettura “Leggere in circolo”, che ha messo in evidenza alcuni temi del libro– la solitudine, lo scorrere devastante del tempo, la glaciazione della natura e il congelamento dell’anima – il critico letterario Andrea Di Consoli, ha sottolineato la complessità dell’opera, dovuta all’andamento serpeggiante della narrazione e alla densità di stile. Inoltre ha rimarcato l’importanza e la poeticità dell’immagine iniziale del lago ghiacciato, specchio dei “congelamenti, cambi di stagione, improvvisi rovesci della nostra vita.”

Il gelo e la memoria, visti come i veri protagonisti del romanzo, danno voce alle inquietudini del nostro tempo, alla freddezza delle relazioni, alla mancanza di stimoli, all’assenza di introspezione. “Noi stiamo vivendo una stagione di congelamento” ha ragionato Di Consoli. “La nostra è una piccola era glaciale in cui tutti sono infelici e tutti hanno paura di pronunciare la parola infelicità. Io credo che mai gli italiani siano stati così tristi e soli.”

Dal circolo di lettura

I membri del circolo di lettura hanno inoltre letto e commentato passaggi significativi del romanzo chiedendo pareri e chiarimenti all’autore. Gli interventi hanno affrontato i temi dei ricordi archiviati, della diversità dei punti di vista che non coincidono mai, dell’idea imperfetta che abbiamo di noi e che trasmettiamo agli altri in forma ancora più imperfetta; tutte riflessioni molto sentite e interiorizzate dai lettori.

In un mondo in cui le relazioni sono congelate dall’imbarazzo, la fuga nasce dal contesto o da se stessi? La fuga è un errore o una necessità? La difficoltà di comunicazione del protagonista nasce da sé o dagli altri? È lui per primo che non sa cosa trasmettere? È lui per primo che non riesce a comunicare con se stesso?

“Questo libro ci è piaciuto molto e ne abbiamo discusso a lungo” ha aggiunto la Santolamazza, quasi a voler giustificare la complessità delle osservazioni proposte. “All’interno del circolo ci sono stati dibattiti anche molto accesi.”

Da Proust ai poeti del secolo scorso

Si è anche parlato degli innovativi espedienti sintattico-grafici del romanzo. L’autore interrompe bruscamente un capitolo per poi completare il periodo in quello successivo, dando al lettore un forte senso di spaesamento e quindi spunti di riflessione. “La sperimentazione grafica è un esercizio che ho ripetuto spesso” ha spiegato Paolo Di Paolo. “In alcune pagine di Mandami tanta vita, per esempio, ho inserito i caratteri tipografici dei giornali.

La segmentazione dei periodi in Romanzo senza umani sembra un elemento accessorio, invece è una caratteristica fondamentale che deriva dall’abitudine alla lettura della poesia del Novecento, che ha una componente grafica non trascurabile.”

In chiusura la poetessa Antonietta Tiberia ha sfiorato il tema del ricordo in Proust, che l’autore ha sviluppato in questo modo: “Il ricordo è un tema centrale nel mio romanzo. Anche io, come molti, sono rimasto affascinato dal grande organismo narrativo della Recherche. Nel mio libro, però, c’è un tentativo di liquidazione quasi giocosa dell’opera di Proust. Mentre il romanziere francese cerca – o almeno finge di cercare – la memoria involontaria, il mio protagonista è ossessionato dalla necessità di ricostruire il ricordo. In Marcel Proust c’è un atteggiamento incantato nei confronti del passato, che si ripropone spontaneamente. Qui invece il ricordo è una conquista faticosa e non sempre possibile.”

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Due appuntamenti per ritiro Ingombranti e carta d’identità elettronica

Raccolta gratuita rifiuti ingombranti

Domenica 10 dicembre raccolta gratuita rifiuti ingombranti nell’area di parcheggi sottostante al ponte Spizzichino verso l’Ostiense. La raccolta è dedicata solo ad utenze domestiche. Rifiuti accettati: oggetti in legno, metallo ingombranti (divani, materassi), apparecchiature elettriche ed elettroniche, lampade, batterie auto, pile, vernici solventi, olio vegetale, toner. Non sono accettati rifiuti inerti, calcinacci, olio motore.

Rilascio delle carte di identità

Sabato 16 dicembre dalle ore 15.00 alle ore 21.00 apertura straordinaria per rilascio delle carte di identità elettroniche alla cittadinanza residente nel Municipio Roma VIII.  Per prenotare l’appuntamento (fino ad esaurimento posti) chiamare il giorno 11/12/2023 dalle ore 14.45 alle ore 16.45 i numeri 0669611410 – 0669611661.

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Torneo di Basket 1 contro 1

Al via la quarta edizione del Torneo di Basket del GarbaPlayground.

Il 9 e il 10 dicembre la giovane comunità cestistica della Garbatella organizza due giornate intense di sport e aggregazione.

Si tratta di una realtà nata poco più di un anno fa e che oggi coinvolge ragazzi di età differenti provenienti da tutto il territorio del Municipio VIII, e non solo.

Dove si svolge

Il Torneo sarà strutturato su due diversi playground, con i giocatori suddivisi per fasce di età: al Parco Garbatella, nel campo da gioco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, i canestri saranno dedicati ai giocatori under 14; per i più grandi sarà quello di Via Malfante, inaugurato meno di un anno fa vicino Piazza dei Navigatori.

Iscrizioni e gioco 1vs1

A cavallo del Viale Cristoforo Colombo si batteranno, dunque, i migliori cestisti di zona, in una serie continua di duelli. Il torneo, infatti, sarà uno contro uno.

Per iscriversi è possibile contattare la mail garba.playground@gmail.com o avere maggiori informazioni attraverso i canali social dell’organizzazione.

Lo spirito dell’iniziativa

“È un’esperienza volta alla promozione dei campi del territorio e della socialità tra i ragazzi del quartiere” dicono gli organizzatori.

“Questi eventi, inoltre, hanno dato e danno aiuto alle organizzazioni e alle società delle zone limitrofe ai campi”. Alcuni premi in palio saranno offerti da associazioni e attività commerciali locali, a dimostrazione dello spirito di comunità che anima l’iniziativa.

Lo sport è un elemento fondamentale per dare vita ai quartieri.

Che vinca il migliore!

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Presentato al pub La Ragnatela “Chi ha polvere spara”, il romanzo di Donato Montesano

di Anna Di Cesare

Tratto da una storia vera, il primo romanzo di Donato Montesano – “Chi ha polvere spara”, edito da Eretica e presentato il 25 novembre al pub La Ragnatela Hop 501 in via Girolamo Benzoni 31 – ha quasi il carattere di un’epopea. Racconta la storia di Pancrazio Chiruzzi, giovane lucano trasferitosi a Torino negli anni sessanta in cerca di una vita migliore. Il romanzo è un affresco dell’Italia del dopoguerra, delle disparità economiche tra nord e sud, dei pregiudizi che gravavano sui migranti meridionali, ma soprattutto è la storia privata di un uomo che trova la forza di reagire.

La Trama del libro

Dopo essere stato espulso dalla scuola per aver risposto agli atti di bullismo rivolti a un suo compagno, dopo essere finito in riformatorio a causa di una bravata dei suoi amici, Pancrazio matura una profonda trasformazione. Come il famoso Jean Valjean dei Miserabili di Hugo, è proprio a seguito dei soprusi subiti in carcere che Pancrazio inizia ad affilare il proprio ingegno, a controllare il proprio istinto e a mettere la propria lucidissima intelligenza a servizio del crimine.

“Chi ha polvere spara” – proverbio di origine meridionale – fa proprio riferimento a questo: alla forza incontenibile, quasi una deflagrazione, di chi finalmente esterna ciò che pensa. Se prima Pancrazio si limitava a subire violenze e insulti, adesso è passato all’attacco in una sfida continua rivolta non solo ai suoi nemici personali ma alla società intera. Pancrazio non è più il ragazzino goffo e timido appena arrivato nella città più industrializzata d’Italia: è un uomo consapevole della propria forza, con un saldo senso del rispetto per i compagni e soprattutto, a seguito della reclusione, consapevolezza del valore della libertà.

Mette su una banda, il primo colpo consiste nello svaligiare il furgone blindato che contiene gli stipendi degli operai della fabbrica dove lui stesso aveva lavorato, quella fabbrica in cui nemmeno gli operai conoscevano la funzione dei pezzi di ricambio che assemblavano. Il lavoro era usurante, le umiliazioni continue, e la banda di Pancrazio decide di iniziare con la rapina alla fabbrica come forma di vendetta nei confronti del padrone. Se in Viaggio al termine della notte di Céline la catena di montaggio viene implicitamente accostata alla brutalità della guerra, qui è posta in alternativa al crimine: in una società violenta e respingente, o ci si rassegna a subire o si alza la testa e si commette il male. E tra le due alternative, Pancrazio e i suoi compagni, che hanno già sofferto molto, non esitano a scegliere la seconda.

I colpi hanno subito successo, anche grazie alla lucidità quasi scientifica con cui vengono preparati. Ciononostante, i protagonisti sembrano mantenere un’innocenza di fondo che sopravvive ad anni di reati e avventure incredibili; un po’ come nei romanzi picareschi, in cui a un personaggio buono, candido capita di tutto senza scalfirlo. La banda di Pancrazio non tradisce mai i suoi valori cardine: il rispetto per chiunque e soprattutto per la parola data. Difatti la caratteristica più straordinaria di questa organizzazione è di aver portato a termine furti straordinari, in Italia e all’estero, senza mai sparare un colpo di pistola.  A una donna svenuta durante una rapina, i ladri fanno recapitare un mazzo di rose. Con un direttore di banca sorseggiano amichevolmente whisky prima di intimargli di mostrar loro la cassaforte.

La loro natura di ladri-gentiluomini è evidente anche nei rapporti sentimentali, che rimangono sempre forti. Pancrazio ha una grande considerazione dell’amore, e si mantiene sempre fedele al ricordo della “donna della sua vita”.

Il romanzo infatti intende raccontare, oltre al rapinatore, l’uomo. I legami parentali, le amicizie e gli amori occupano uno spazio centrale fin dalla prima pagina, nella scena in cui il protagonista solleva il fratello sull’altare della Vergine con un gesto che, molti anni dopo, gli ricorderà la donna amata.

Gli affetti sono una costante, un filo rosso che si dipana all’interno della trama come una guida. Il ricavato dei primi furti, per esempio, viene impiegato per fare regali al fratello, così come niente addolora Pancrazio – il rapinatore incallito – quanto la perdita di un vecchio amico d’infanzia. Fondamentale è anche il legame col nonno fuochista, scomparso quado Pancrazio è ancora bambino a seguito di un’esplosione nella fabbrica di polvere pirica. Questa morte dolorosa e inaspettata segna profondamente il protagonista e ne determina il trasferimento al nord.

La scena della morte del vecchio Salomone – questo il nome del nonno – è anche indicativa di un’altra caratteristica del romanzo: la costruzione a incastro che ricorda quasi il montaggio cinematografico. La scomparsa dell’artificiere ha un ruolo fondamentale nel romanzo ma non viene raccontata direttamente, e in questo modo lo scrittore, prendendo le distanze dall’evento, è come se ne rimarcasse la drammaticità.

Le scene che si susseguono in questo romanzo fluviale accompagnano il lettore seguendo diversi punti di vista. L’opera ricorda un film anche per la natura visiva della maggior parte delle azioni che parlano da sole, senza commento del narratore. Ci sono scene monumentali, come quella iniziale del falco – simbolo del destino – che sorvola i campi su cui giocano i protagonisti, ancora bambini. Le immagini si alternano con grande vivacità, le avventure del protagonista sembrano i fotogrammi di un film western: inseguimenti, rapine, addirittura l’assalto a un treno in corsa; avventure che toccano non solo contesti diversi, ma anche diverse zone d’Italia, lasciandone un ricordo indimenticabile. Milano è definita “una donna che seduce tutti e non si concede a nessuno”, la Liguria è rappresentata “a strapiombo sul mare, con le case che sembrano un prolungamento delle rocce.”

Ma il cinema non è solo un elemento strutturale: ha anche un ruolo contenutistico rilevante; prova ne sono le numerose citazioni fatte dagli stessi protagonisti, tutti appassionati del grande schermo. Il cinema americano per loro è lo stimolo che li spinge a fare meglio, a cercare una vita migliore, ma è anche un oggetto di emulazione vana, rispetto al quale, in ultima analisi, la vita vera si rivela sempre più brutale e insensata (“Perché nei film americani i carcerati cantano sempre e noi non possiamo?).

Le dichiarazioni dell’autore

“Il contesto sociale ha influenzato moltissimo quest’individuo e la sua vita criminale, molti episodi hanno cambiato la sua percezione del mondo” ci ha raccontato l’autore Donato Montesano. “Per esempio se avesse avuto degli insegnanti che anziché condannarlo l’avessero aiutato probabilmente avrebbe avuto tutt’altra vita. Questo è il personaggio. D’altro canto c’è l’uomo che ho conosciuto” ha proseguito lo scrittore. “Il protagonista del romanzo non è un supereroe, anzi per certi aspetti è anche un perdente. Non si percepisce molto la sua forza interiore, però l’uomo – il Pancrazio Chiruzzi che ho conosciuto e con cui ho parlato molto prima di scrivere il romanzo – sì, lui per me è un supereroe. Ho conosciuto un uomo che si è fatto 35 anni di carcere duro e dopo, quando è uscito, aveva ancora la forza di un ragazzino. Per me un uomo così è straordinario, dopo tutto quello che gli è successo ha conservato un amore per la vita così forte che è quasi impossibile trovare altrove.”

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Una panchina contro la violenza di genere in piazza Barolomeo Romano

Una folla molto eterogenea per età e per genere si è stretta intorno ad una nuova panchina in Piazza Bartolomeo Romano, sul marciapiede davanti all’ingresso dell’Archivio Flamigni.

Donne, di ogni età, i bambini dell’Istituto Macinghi Strozzi, le forze dell’ordine e il Municipio VIII, una rappresentanza dell’Archivio Flamigni e le donne del Gruppo Nannaré, riuniti per l’inaugurazione di una panchina rossa contro la violenza di genere e per la promozione dei servizi di supporto sul territorio.

La cerimonia di inaugurazione

La panchina contro la violenza di genere, decorata di rosso per l’occasione, è stata inaugurata in una intensa e commossa cerimonia che ha dedicato pensieri e parole a Giulia Cecchettin e a tutte le donne uccise a causa della violenza maschile.

Decine di palloncini rossi sono stati lasciati volare in aria dai bambini e ragazzi dell’Istituto Macinghi Strozzi.

Un momento di particolare raccoglimento è stata la lettura di Ilaria Moroni, direttrice dell’Archivio Flamigni, che ha scelto la poesia Se domani non torno di Cristina Torres Caceres nella sua versione integrale.

L’appuntamento di domani e il valore dei servizi territoriali

Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio VIII, ha presenziato l’inaugurazione dando particolare rilievo alla scelta di inserire sulla panchina una placca su cui sono stati riportati tutti i servizi territoriali che intervengono sulla violenza di genere.

Contatti, informazioni, nomi e indirizzi dei centri antiviolenza, delle associazioni attive sul territorio e dei servizi attivi del Municipio.

Un piccolo elemento, che dà senso alla memoria e diventa strumento di consapevolezza e intervento per la cittadinanza. In chiusura, è stato rinnovato l’appuntamento per tutte le donne del territorio.

“Domani alle 14.00 ci troveremo alla stazione di Metro Garbatella” ha detto Vetri “per raggiungere tutte insieme la manifestazione di Non una di meno al Circo Massimo”.

I servizi del territorio sulla panchina

Segnalati i contatti e gli indirizzi sulla panchina dei servizi del territorio contro la violenza di genere, come il Centro antiviolenza Nilde Iotti, quello dell’Università Roma Tre Sara Di Pietrantonio, lo sportello municipale LGBTQ+ e gli altri sportelli legali e di sostegno offerti dal Municipio, le associazioni e i circoli di riferimento per la fuoriuscita da dinamiche di violenza.

Sulla placca, realizzata in collaborazione con Archivio Flamigni, è stato segnalato anche il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 e realizzato un QR code interattivo per ottenere maggiori informazioni riguardo i servizi segnalati.

L’importanza delle scuole del territorio

“La scuola del territorio è sensibile per quanto riguarda i diritti” dice Rosa Tortorici, insegnante dell’Istituto Macinghi Strozzi. “I colori della Pace sono sulle mura della nostra struttura e nel nostro cortile ci sono tre panchine colorate.

Ognuna ha un diverso significato: quella rossa, contro la violenza sulle donne, quella gialla, contro il bullismo e quella blu e gialla, che riprende i colori del maglione che indossava Stefano Cucchi. Sul territorio e nella scuola, le nostre attività mirano a stimolare grande sensibilità ogni giorno”, conclude la professoressa.

È ora di fare rumore

Un commento a margine è quello di Lucia Di Cicco, del Gruppo Nannaré, che ha promosso l’iniziativa. “Questa panchina è un simbolo” dice “ora dobbiamo stringerci tutti insieme intorno al problema della violenza, che è enorme per tutti. È inaccettabile, nel 2023, che muoiano ancora così tante donne per mano della violenza maschile.

È ora di fare rumore.

La violenza colpisce la dignità umana e per questo bisogna educare le nostre comunità, a partire dalle scuole, al rispetto”.

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“Io sono l’uomo nero” a Moby Dick

Una serie Tv in onda su Rai 1, un libro, due parchi in VIII municipio. Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le due ragazze della Montagnola, vittime del tragico fatto del 1975, passato alla cronaca nera come il “massacro del Circeo, a distanza di 48 anni continuano a parlarci e a interrogarci.

Da martedì 14 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Rai trasmetterà la serie tv Circeo, diretta dal regista e sceneggiatore Andrea Molaioli, con gli attori Greta Scarano, Ambrosia Caldarelli, Angelo Spagnoletti, Benedetta Cimatti, Guglielmo Poggi, Pia Lanciotti ed Enrico Ianniello.

Due giorni dopo, il 16 novembre, alle ore 18,00 l’associazione Il Tempo Ritrovato presenterà all’hub culturale Moby Dick, nell’edificio degli ex Bagni pubblici della Garbatella in via Edgardo Ferrati, il libro “Io sono l’uomo nero”, scritto dalla giornalista di radio Rai 2 Ilaria Amenta.

Il libro narra dei diari inediti di Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo, e di come la giornalista ne sia venuta in possesso. Nelle sue pagine si racconta, inoltre, la visita che l’autrice ha fatto, insieme a Roberto Colasanti, fratello di Donatella, ai parchi dell’ottavo municipio dedicati alle due ragazze prima che lo scrivesse.Durante la presentazione del libro la scrittrice dialogherà con il pubblico.

“Rosaria e Donatella ci parlano in silenzio – confida Mirella Arcidiacono presidentessa dell’associazione Il Tempo Ritrovato – basta calpestare il terreno di quei due giardini e guardare i murali a loro dedicati, dipinti dallo street artist romano Paolo Gojo Colasanti. E quello che è scritto sulla targa è chiarissimo – Combattente per la giustizia – ”

A dicembre sempre a Moby Dick si terrà la seconda edizione del tavolo della sorellanza, dove saranno lette alcune poesie di Donatella Colasanti. La prima si realizzò il 24 novembre 2022, pochi giorni dopo lo stupro di una giovane donna, che avvenne a via Valignano alla Garbatella. Il tavolo della sorellanza cerca di coinvolgere più associazioni e istituzioni possibili per prevenire ogni tipo di violenza.

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C’è Movimento in Consiglio municipale

Un’intervista a Marco Merafina, consigliere M5S nel Municipio VIII

Sull’ultimo numero cartaceo di Cara Garbatella abbiamo raccontato alcune manovre che stanno spostando gli equilibri all’interno della sala consiliare di Via Benedetto Croce. Partiamo da qui, per chiarire alcuni passaggi con Marco Merafina, consigliere del Movimento 5 Stelle e Vicepresidente del Consiglio Municipale, in quota di opposizione.

“Io non ho mai pensato e non ho intenzione di uscire dal Movimento 5 Stelle.”

Ci tiene a metterlo subito in chiaro, il consigliere, commentando l’articolo e facendo riferimento ad una smentita già pubblicata dal Foglio a riguardo.

Ma allora come è iniziato tutto?

L’11 settembre abbiamo avuto una riunione del Movimento 5 Stelle a livello nazionale, con Conte. In quella sede ho proposto non di andarmene via, ma di portare il M5S in maggioranza nel Municipio. L’ho fatto poiché ritengo che il nostro Municipio sia uno dei migliori di Roma e che i rapporti che ho costruito in questi cinque anni con le realtà della maggioranza siano ottimi. Sia con il Partito democratico, che con Sinistra civica ecologista. Lavorare su una prospettiva di unità delle forze progressiste è la cosa migliore in vista del 2026. Questa è l’operazione, che è un’operazione politica.

Quindi, in sostanza, non ha mai pensato di cambiare partito?

Cambiare casacca non è nei piani. Voglio dare un contributo al dibattito su Roma. L’VIII potrebbe essere un ottimo laboratorio. Il tempo tuttavia non è maturo, ci sono le europee e Conte ha detto di attendere. L’VIII è, però, il laboratorio giusto perché i rapporti sono positivi. Cambiare casacca minerebbe questo processo e non è mai stato nei miei piani.  

Come spiega, allora, il fatto di aver cambiato posto in Aula, passando dalle sedie dell’opposizione a quelle della maggioranza?

Il M5S fa parte del campo progressista e per questo sono seduto nei banchi che formalmente appartengono alle forze del campo progressista. Ho parlato con il Presidente del Consiglio municipale, Marcucci, che mi ha confermato che l’attribuzione delle sedute è consuetudinaria ed ognuno può sedersi dove meglio crede. Mi sono seduto con la maggioranza perché stare vicino ai colleghi di Forza Italia e Fratelli d’Italia non è nelle mie corde, e per questo ho cambiato posto. Non ho mai negato la mia posizione di sinistra all’interno del Movimento 5 Stelle. Quelli che pensano di non collaborare o addirittura di andare a destra, la transumanza l’hanno già fatta, come avete testimoniato anche nell’articolo precedente.

Qual è l’umore dentro il Movimento riguardo questa sua posizione?

La notizia sul Foglio è stata un colpo basso da parte di chi, nella mia area politica, vuole osteggiare l’operazione. Per me i rapporti con un altro partito sono positivi o negativi a seconda della postura che viene scelta. Personalmente, cerco di trovare i punti di affinità, di essere costruttivo. La politica altrimenti rimane immobile sulle posizioni.

Ecco, parliamo di punti di affinità.

Ce ne sono molti, sia su scala nazionale che su scala locale. Questioni come il salario minimo, per esempio. L’azione sulla Sanità di Zingaretti, per me, al contrario di altri che la ritengono controversa, è stata molto positiva, come d’altronde il lavoro delle due assessore del Movimento 5 Stelle che presero parte alla scorsa Giunta regionale. Lavorare in splendida solitudine favorisce la destra e per questo remano contro questa operazione.

In che senso?

Ci sono forze come quelle della destra che hanno interesse a far sembrare che voglio andarmene altrove. La destra spera nella divisione del campo progressista per eleggere tra le loro fila il prossimo sindaco. Io ho voluto dare il mio singolo contributo parlando con Conte. Se la cosa dovesse propagarsi e a Roma si sciogliesse questo nodo, sarebbe un segnale importante.

E a che punto siamo in Municipio?

È da prima dell’estate che non voto in dissonanza con le forze progressiste, diciamo che c’è identità di vedute. Per me prima vengono gli interessi dei cittadini e poi quello del Movimento. I cittadini vogliono che vengano risolti i problemi, che i giardini siano puliti e che le buche vengano asfaltate, soprattutto in un’istituzione di prossimità questo è fondamentale.   

Ecco, riguardo alle strade. Parliamo delle ciclabili, su cui il M5S ha portato avanti un lungo lavoro in Aula ed anche al Comune con la Giunta Raggi. Lo stesso consigliere Bruno, prima di passare a Forza Italia, aveva spinto molto sul tema.

E ora sono state dimenticate, ma non voglio fare polemiche. Sulla questione delle ciclabili, per esempio, a volte ho preso posizioni che mi hanno messo contro la mia stessa parte politica. Quando Patané (attuale Assessore alla mobilità, ndr) dice che alcune ciclabili, anche fatte nel periodo della Raggi, sono state pensate male, dice la verità. Ma questo non può essere utilizzato per dire che il Pd non vuole le ciclabili, perché non è vero.  Bisogna affrontare la discussione nel merito. Non si può pensare solo al movimento Salva ciclisti, sono 600 persone. Noi, solo nel nostro Municipio, siamo 139mila abitanti. Ci sono i commercianti, gli automobilisti, gli anziani. Scegliere il giusto percorso significa contemperare le esigenze di tutti. Come la ciclabile di Via Giustiniano Imperatore, che va rivista. E questa non è lesa maestà all’ex Assessore dei lavori pubblici al Comune di Roma.

La politica va fatta nell’interesse dei cittadini ed è questa la direzione in cui sto lavorando. La nostra è l’operazione giusta e bisogna costruire consenso. Non è facile ed è anche per questo che la destra vuole farmi le scarpe, per la posizione di Vicepresidente, screditandomi.

Cosa intende?

Per loro è più comodo se cambio partito, piuttosto che portare il M5S in maggioranza. Io lavoro per attuare il programma del Movimento e attraverso il dialogo costruisco i compromessi. Come successo per la battaglia contro la realizzazione del tratto stradale di 800 metri sul parco del Tintoretto, un esempio in cui abbiamo vinto.

 

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“Per i nostri figli vogliamo le strade scolastiche”

Due edifici in mezzo a uno spiazzo sbrecciato: così appare l’ingresso della scuola elementare Leonardo da Vinci. Fuori dal cancello, una sottile striscia di marciapiede separa l’istituto da quella rotatoria che due volte al giorno – in corrispondenza dell’orario di ingresso e di uscita della scuola – si riempie di automobili. Svoltando l’angolo, dopo il benzinaio, si scorge un lungo marciapiede fiancheggiato da una, ma più spesso due file di macchine. Una strada già stretta che, complice lo spartitraffico che riduce la carreggiata, nell’orario di punta si intasa. Qui si trova uno degli ingressi di un altro istituto fondamentale per il quartiere, la scuola elementare e media Principe di Piemonte.

 

La situazione di rumore, di calore provocato dai motori, di puzza e di inquinamento, oltre che di rischio stradale continuo, ha suscitato l’indignazione di alcuni genitori, che vorrebbero per i propri figli strade più sicure, soprattutto in prossimità delle scuole. “È necessario che i bambini possano camminare tranquillamente sui marciapiedi o sugli attraversamenti” ci ha spiegato Valentina Barca, una delle organizzatrici del flash mob, che da due anni a questa parte si svolge ogni venerdì mattina tra la Principe di Piemonte in via Leonardo da Vinci e la Macinghi Strozzi nell’omonima via. “La richiesta di strade scolastiche non è una pretesa astratta. Anzi, rappresentano una necessità per i nostri figli e per tutto il quartiere, dal momento che limitano il rischio di incidenti stradali, peraltro molto alto nella nostra città.”

La mortalità sulle strade romane

Secondo i dati di Asaps.it, infatti, sulle vie romane si contano ben 34 morti dall’inizio dell’anno, una delle percentuali più alte in Italia. “Ma le strade scolastiche servirebbero anche per permetterci di abituare man mano i nostri bambini a una maggiore indipendenza” continua Barca. Secondo gli attivisti, in questa direzione servono azioni radicali e definitive. Non bastano le poche strisce pedonali, i semafori che già ci sono, i cartelli di sosta vietata – spesso non rispettati. E non basta neanche il prezioso contributo degli anziani volontari del Municipio VIII, i quali, per due ore al giorno – in concomitanza con l’ingresso e l’uscita delle scuole – agevolano l’attraversamento delle strade. “I nonni paletta” li chiamano da queste parti.

La giornata europea di Street for kids

Ma in occasione della giornata europea di Street For Kids, una campagna di mobilitazione organizzata dall’associazione Clean Cities con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento cittadino e della sicurezza stradale, il malcontento prende forma. All’interno della protesta di numerose città europee, si inserisce anche quella dei nostri istituti. “Questa giornata è fondamentale per smuovere qualcosa sul tema della mobilità sostenibile” continua Valentina Barca. “Noi e i nostri figli dobbiamo essere liberi di poterci muovere a piedi o in bicicletta in sicurezza.” Tematica particolarmente sentita a Garbatella, un piccolo quartiere, dove l’utenza delle scuole certamente non arriva dall’altra parte di Roma.

Le richieste dei genitori

Le richieste sono poche e concrete. Per la Principe di Piemonte, si auspica l’introduzione di alberi intorno alla scuola, il rispetto della zona 30 già esistente, l’introduzione di rastrelliere per le bici. Per quanto riguarda la Leonardo da Vinci, invece, il tema più scottante è la fatidica pista ciclabile di via Giustiniano Imperatore – di cui si intravedevano possibilità di realizzazione già tre anni fa, poi scongiurata da una petizione di negozianti e cittadini, i quali avrebbero perso una novantina di posti auto – e il completamento della ciclabile sulla via Ostiense, fondamentale per il secondo ingresso della scuola media. “Le altre città europee si stanno muovendo in questa direzione, ma Roma sembra lontana anni luce da certi standard di sostenibilità” continua Barca, sottolineando la centralità della questione ambientale nelle loro manifestazioni.

La qualità dell’aria nel municipio

Eh sì, certamente Roma non è nota per l’alta qualità dell’aria. Secondo una statistica della campagna NO2 no grazie, attiva fino allo scorso marzo, i dati relativi al nostro municipio sono raccapriccianti. Il punto di osservazione è posto in prossimità della Centrale Montemartini, e mostra una concentrazione di NO2 pari a 56 microgrammi al metro cubo, mentre la cifra dovrebbe risultare inferiore a 20. Ma quello della qualità dell’aria – e dunque della nostra salute – è solo uno della miriade di problematiche derivanti dal traffico. Le code di automobili bloccano spesso ambulanze e mezzi di trasporto pubblico – assicurano i genitori di zona – per esempio l’autobus 715, che riscontra continui problemi nella svolta tra via Costantino e via Leonardo da Vinci.

Ma la corsa del 715 è nota per essere parecchio travagliata, anche in altri tratti. “Vorremmo bloccare il passaggio delle automobili, e consentirlo solo all’autobus” ci ha raccontato Alessandra Grassi, la referente di Street for Kids per l’istituto Malaspina, “il 715 manterrà la possibilità di transitare, ma quanto alle automobili vorremmo introdurre un blocco.”

Per ora si è giunti a un compromesso: in via Antonino Pio, nel tratto prospicente la scuola elementare, sarà a breve impedita la sosta dei veicoli, con l’inserimenti di fioriere o, nella migliore delle ipotesi, l’allargamento del marciapiede. “Il sindaco Gualtieri ha già individuato 110 scuole della capitale in cui è possibile introdurre strade scolastiche” prosegue Grassi, “adesso sta al Municipio dare l’ok per la loro realizzazione.”

È dunque al minisindaco Ciaccheri che le manifestazioni sono rivolte.

“Ma il presidente” assicura Grassi, “ha già istituito un tavolo di lavoro su questo tema, di cui io faccio parte. Il dibattito è dunque molto attivo, e ci auguriamo che a breve si possa arrivare a qualche risultato.” Infine, per la scuola media Macinghi Strozzi abbiamo parlato con la referente Federica Falasca: “Per questo plesso vorremmo strisce pedonali più visibili e segnalate, oltre che multe serrate a chi parcheggia in doppia fila.” Questo attraversamento, infatti, risulta fondamentale non solo per gli studenti del plesso, ma anche per chi si dirige all’ospedale CTO, che si trova sulla parallela via S. Nemesio.

Il corteo delle biciclette

Ed è proprio dal plesso Macinghi Strozzi che oggi venerdì 27 ottobre, in occasione della giornata europea di Street for Kids, un gruppo di una quarantina tra attivisti, genitori e bambini è partito a piedi o in bicicletta, diretto all’ingresso della Principe di Piemonte percorrendo via delle Sette Chiese e via Giovannipoli.

Il corteo, accompagnato da musica e striscioni, ha sollevato l’attenzione dei passanti, e ha ostacolato per qualche minuto il traffico. Alle ore 8.30, il flash mob è terminato. Tutto pronto per il suono della campanella: una coda di bambini in bicicletta è sparita scampanellando dietro il cancello della scuola.

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Apre la biblioteca “Joice Lussu” a via Costantino

A seguito di un lungo iter, rallentato in parte anche dalla pandemia, i lavori per il polo bibliotecario in via Costantino 49 sono in dirittura d’arrivo. Finalmente è ufficiale: martedì 17 ottobre aprirà la nuova biblioteca, intitolata alla partigiana e scrittrice Joyce Lussu.

All’inaugurazione, in programma per le ore 11:00, parteciperanno anche il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Questo nuovo polo bibliotecario – il terzo dell’VIII Municipio, insieme all’Approdo e alla Biblioteca Arcipelago – servirà a coprire un vuoto” ha dichiarato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio. “Ogni volta che si inaugura uno spazio destinato alla cultura è un buon traguardo.”

La biblioteca appartiene al circuito Biblioteche di Roma, che offre servizi di prestito di libri e documenti multimediali, mette a disposizione sale studio, organizza numerose attività rivolte alla cittadinanza.

 

L’apertura della nuova biblioteca, inoltre, si inserisce all’interno di un piano più ampio per la promozione di attività culturali nel quartiere, come conferma Monica Rossi. Una delibera capitolina, infatti, ha ultimamente proposto di riqualificare l’edificio occupato di fronte al Rettorato di Roma Tre per dare vita in futuro a un secondo polo bibliotecario.

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