Skip to main content

Tag: Berta Caceres

Caffarella, nuovo sgombero per berta caceres

È stato nuovamente sgomberato il Laboratorio Ecologista Berta Caceres. Il blitz delle forze dell’ordine, operato da un reparto di Carabinieri del comando provinciale, è scattato all’alba del 5 luglio, poco prima delle 6:00. All’interno dell’immobile si trovavano 8 ragazzi, 6 donne e 2 uomini, tra cui un ragazzo francese e una ragazza di nazionalità albanese. Si tratta del secondo sgombero, deciso su delega della Procura della Repubblica di Roma, dopo quello del 24 marzo scorso. Nonostante i sigilli apposti, una nuova occupazione era arrivata il 7 maggio.

La Regione Lazio dopo l’acquisizione aveva intenzione di insediarvi il Corpo Forestale e la Protezione Civile, nonché gli uffici del parco regionale dell’Appia antica. Da qualche anno l’area è passata a Invimit – società con sede in via IV novembre che gestisce le casse del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze – con l’intenzione di venderlo all’asta partendo da una base di 3 milioni di euro. 

Gli occupanti di Berta Caceres sono decisi a resistere

In un comunicato affidato alla rete gli occupanti fanno sapere di non essere disposti a mollare. “Il 7 maggio abbiamo rioccupato via della Caffarella 13 e così abbiamo riaperto lo spazio a tutta la comunità”, si legge nella nota. “Da allora abbiamo organizzato decine di iniziative di ogni tipo, partecipando a mobilitazioni cittadine e nazionali e riportando la crisi ecologica al centro dell’attenzione metropolitana”.
“Attorno a noi – proseguono i militanti di Berta Caceres – tutto continua a dimostrare che abbiamo tristemente ragione: la crisi ecologica e sociale che viviamo è spaventosa”. “I danni all’agricoltura, le montagne prive di neve, i fiumi in secca e le temperature in drammatico aumento ci dimostrano quanto sia urgente riflettere e agire per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica”.
“Liberando Villa Greco abbiamo anche riaperto il problema politico della gestione del patrimonio pubblico cittadino, di quale sia la visione di esso che ne hanno le istituzioni e di quale progettualità ci possa essere a riguardo”. “Stiamo tentando di salvare un pezzo del parco della Caffarella dall’ennesima speculazione da parte del capitale finanziario a scapito del bene pubblico”.
“Siamo entrati in via della Caffarella 13 il 6 marzo perché crediamo questo e continueremo a crederci senza mediazioni né compromessi”. “Noi continueremo a portare conflitto in questa città e ad attraversare con ancora più rabbia le mobilitazioni a livello nazionale e internazionale”.

Schermaglie al Municipio

“Come Lista Civica Calenda Sindaco, fa sapere dalla propria pagine di Facebook la consigliera Simonetta Novi, abbiamo sempre chiesto lo sgombero di Villa Greco. E abbiamo continuato a chiederlo con forza, nonostante l’incomprensibile bocciatura della nostra risoluzione da parte della maggioranza del Municipio”.
“Ripristinata la legalità – prosegue la consigliera Novi – la Giunta Zingaretti non può continuare ad ignorare che non si possono lasciare abbandonati i beni comuni”. “O la vendita all’asta viene finalizzata subito, vincolando l’utilizzo dei 3 milioni di euro alle attività di conservazione del Parco della Caffarella, oppure si riapra la villa e la si trasformi, ad esempio, in un luogo di accoglienza per i più fragili. Mai più cattedrali nel deserto a Roma”. Maya Vetri, assessora alle politiche culturali ci tiene a precisare che “in Giunta non abbiamo affrontato la questione perché l’immobile è di proprietà della Regione, non del Municipio”. “Lo sgombero, a cui siamo contrari, – conclude Vetri – è stato voluto dall’Invimit”.





Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Stabile occupato alla Caffarella, nasce il laboratorio ecologista Berta Caceres

Da circa dieci giorni un nutrito gruppo di militanti ambientalisti ha occupato gli spazi di una villa inutilizzata alla Caffarella. È nato quindi Berta Cacereslaboratoria ecologista autogestita. “Si tratta – si legge sulla pagina Facebook del gruppo – di uno spazio di socialità che vuole promuovere pratiche di lotta ecologista collettiva; è un fronte di lotta antifascista contro la violenza dell’eterocispatriarcato e del capitalismo”.

Il gruppo, decisamente eterogeneo, è composto prevalentemente da lavoratori, da persone già impegnate nel sociale e da studenti universitari, alcuni di questi fuorisede. 
Abbiamo scelto di declinare al femminile laboratorio in laboratoria – spiega Giovanna, attivista del gruppo – per prendere subito una posizione femminista e transfemminista; riteniamo che questo sia fondamentale perché nell’aprire uno spazio che parla di ecologia e pratiche ecologiste, pensiamo sia prima di tutto necessario cominciare a scardinare quei ruoli di genere che impongono il dominio dell’uomo sulla donna e dell’uomo sulla natura. 

Quindi pensiamo che il dominio di genere dell’uomo sulla donna sia assolutamente inscindibile da quello dell’uomo sulla natura perché hanno la stessa radice e lo stesso problema; quindi noi riteniamo che le due cose debbano andare a braccetto, ovvero le pratiche ecologiste e quelle femministe e transfemministe. Per dare un chiaro segnale, abbiamo deciso di parlare di laboratoria e non di laboratorio”.

Si tratta di due fabbricati di proprietà della Regione Lazio con un ampio giardino in via della Caffarella 13. L’edificio è stato costruito negli anni ’50; la Regione Lazio dopo l’acquisizione aveva intenzione di insediarvi il Corpo Forestale e la Protezione Civile, nonché gli uffici del parco regionale dell’Appia antica. Da qualche anno l’area è passata ad Invimit – società con sede in via IV novembre che gestisce le casse del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze – con l’intenzione di venderlo all’asta partendo da una base di 3 milioni di euro. 

I militanti precisano che l’edificio pubblico che hanno occupato “era condannato dalla Regione Lazio alla vendita a beneficio del profitto privato; ora è tutelato con la massima cura dello spazio e del contesto in cui si inserisce. Berta Caceres nasce in un parco, quello della Caffarella, che una lunga storia di lotte sociali ha difeso dall’avidità della speculazione edilizia“. 

Da diverse zone di Roma è giunto il sostegno all’iniziativa, moltissimi i circoli ambientalisti e culturali che hanno voluto inviare messaggi di appoggio, tra questi Casetta Rossa, mentre anche la politica ha mostrato un certo interesse, Michela Cicculli, consigliera capitolina di Sinistra Civica Ecologista ritiene che si debba aprire un dialogo con il labortorio autogestito: “I temi posti sono centrali per lo sviluppo della nostra città che ha bisogno di spazi di partecipazione e democrazia; la questione ambientale così come la gestione comune del patrimonio pubblico possono essere terreno di confronto fra le istituzioni e i movimenti che da tempo ci impongono di invertire la rotta dello sviluppo“.

Chi non approva l’occupazione dello stabile alla Caffarella è Simonetta Novi, consigliera all’VIII Municipio per la lista Azione-Calenda Sindaco: “L’occupazione della villa di proprietà della Regione Lazio a via della Caffarella da parte di un collettivo che si autodefinisce “ecologista” rappresenta le contraddizioni della nostra società. Mentre in tanti luoghi del pianeta si combatte per la sopravvivenza, per l’autodeterminazione dei popoli, per la difesa della libertà e dei diritti, in casa nostra si genera conflitto per il gusto di essere antagonisti ad un sistema che al contrario garantisce la democrazia e la libertà di espressione di tutti. A Caffarella non è in corso una occupazione per difendere diritti o fare cultura. Non si affronta una emergenza abitativa. Non si garantiscono luoghi dignitosi di vita a profughi o migranti. Si occupa una villa per fare dj set notturni e laboratori di ecologia, laboratori di ecologia che possono essere portati avanti nei parchi gestiti dai comitati e dalle associazioni romani, o nelle preziose esperienze di orti urbani che stanno fiorendo in tutto il territorio.

 Come Lista Civica Calenda Sindaco chiediamo che la villa di proprietà della Regione Lazio occupata dal 6 marzo venga liberata al più presto perché non sono più tollerabili comportamenti violenti che si scontrano con le regole alla base della vita sociale. Soprattutto in un momento storico dove le persone muoiono per difendersi dalla violenza degli invasori“.Alcuni abitanti della zona, chi a spasso con il cane, chi di corsa con tanto di tuta e scarpe da running, si fermano per curiosare, per guardare chi c’è al di là di quel cancello ricoperto da bandiere e tazebao. Qualcuno si lascia sfuggire un commento: “Sono bravi ragazzi, si vede, fanno la raccolta differenziata e tengono tutto pulito, qualche problema ce lo abbiamo avuto invece con altre persone della zona per schiamazzi soprattutto durante la notte, o con chi porta a spasso il cane e non raccoglie le deiezioni”. 
I militanti sono dentro, a discutere e a organizzarsi. 

È aperto a tutti, ogni idea è ben accolta”, fanno sapere.

Stefano BAIOCCHI

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Visita la nostra galleria fotografica sulla Garbatella
Jazz | Foto Antiche | Foto Moderne


I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
ACCEDI