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Tag: salute

Apre in Municipio uno sportello informativo sul Testamento Biologico

Il Municipio Roma VIII, con l’intento di promuovere la conoscenza delle disposizioni sul testamento biologico, ha attivato uno sportello per offrire un’informazione consapevole sulle norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento.

In base alla legge n. 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore il 31 dicembre 2018, ogni persona maggiorenne può lasciare indicazioni circa la volontà o meno di accettare, in caso di malattia che rende impossibile l’autodeterminazione, accertamenti diagnostici, interventi terapeutici, poiché nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.

Il box informativo è situato al primo piano all’interno dell’edificio del Municipio, in via Benedetto Croce 50. Ci si potrà presentare senza appuntamento già questo mercoledì 10 luglio dalle ore 15:30 alle  17:00.

Le parole dell’Assessora alle politiche sociali Aluigi

Il nostro Municipio  è stato sempre attento ai temi legati ai diritti delle persone, per cui tramite una direttiva di Giunta abbiamo colto l’opportunità per predisporre l’avviamento di questo nuovo servizio – ci racconta Alessandra Aluigi, l’Assessora municipale alle Politiche Sociali – Il biotestamento è un argomento medico, sanitario e legale, non poteva essere rilegato solamente all’associazionismo, ai volontari o ai burocrati; bisogna infondere consapevolezza e sicurezza nelle scelte, l’Istituzione per questo deve essere presente e avvalersi anche di professionisti, infatti, il servizio è svolto in collaborazione con il Distretto 8 e la Casa della Salute della Asl Roma 2 – conclude Aluigi – Le persone allo sportello oltre a chiedere informazioni, troveranno materiale esplicativo e modulistica. Oggi è un primo appuntamento, da settembre stabiliremo un giorno fisso al mese”.

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Nello ‘scheletro di cemento’ di via Cerbara un Ospedale e una Casa di Comunità

Si apre il cantiere nell’area abbandonata del cosiddetto ‘scheletro in cemento armato’ in via Giuseppe Cerbara a Tor Marancia, di proprietà dell’Istituto Romano di San Michele. Lo spazio è stato individuato dalla Asl Rm 2 per la realizzazione di una Casa di Comunità di 750 metri quadrati e un Ospedale di Comunità di altrettanti 1.800.
Si tratta di un investimento da sette milioni di euro, finanziato con i fondi del Pnrr. Il cantiere dovrebbe chiudersi entro il 31 dicembre 2025, per essere inaugurato agli abitanti nel 2026.

Cosa sono la Casa e l’Ospedale di Comunità?

Per Casa e Ospedale di Comunità si intendono delle strutture sanitarie di ricovero della rete di assistenza territoriale che svolgono una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero.
Sono rivolte a pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minore o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica potenzialmente erogabili a domicilio, ma che necessitano di assistenza e sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio o in mancanza di idoneità del domicilio stesso (strutturale o familiare).
Prevedono un modello di intervento multidisciplinare e al suo interno si troveranno équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermieri e psicologi.

Le dichiarazioni di Libanori il Presidente dell’Asp San Michele

Un passo avanti per il potenziamento dell’assistenza territoriale. Contribuiamo in modo significativo al rilancio e allo sviluppo delle attività socio-sanitarie-assistenziali del territorio – Lo dichiara Giovanni Libanori il Presidente dell’Asp San Michele – Il progetto in questione è finanziato con le risorse del Pnrr, consiste nella realizzazione di un’importante struttura socio-sanitaria all’interno del Comprensorio Istituzionale dell’Asp, da ultimare entro il 31 dicembre 2025.
Le recenti interlocuzioni tra l’Asp e la Asl Rm 2, finalizzate al raggiungimento di un accordo sul completamento delle opere e alla contestuale riconversione della destinazione d’uso originaria dell’opera, hanno condotto prima alla stipula di un protocollo d’intesa e successivamente alla sottoscrizione di un contratto di comodato d’uso gratuito di durata trentennale dell’area ove realizzare la nuova struttura sanitaria.
L’intervento per il recupero della struttura in cemento armato va sempre più nella direzione di una reale integrazione e risulta funzionale e strategico anche rispetto alla mission dell’Asp, ovvero quella di assicurare una migliore qualità della vita alla nostra comunità. Grazie a questo accordo, – conclude il Presidente Libanori – dunque, oltre alle prestazioni che vengono già erogate direttamente dal San Michele, che gestisce una Rsa e una Casa di Riposo per complessivi 120 posti, fino al 2053 i cittadini potranno avvalersi anche di ulteriori servizi all’interno del Comprensorio. Un passo avanti per il potenziamento dell’assistenza territoriale”.

La  storia incompiuta dello scheletro

Nel novembre del 1977 l’amministrazione dell’immenso patrimonio delle Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) passa dallo Stato alle Regioni. Di questi beni fa parte anche l’istituto Romano di San Michele oggi Azienda pubblica di Servizi alla Persona, un complesso edilizio che si estende su un’area di 120 mila metri quadri, con dodici palazzine, un teatro, una chiesa e un centro sportivo.
Nell’area di via Cerbara nel 1988 si avvia un progetto per costruire una residenza sanitaria assistenziale per anziani disabili con trentadue posti letto; nel 1993, grazie ad un finanziamento regionale di circa due miliardi di lire, partono i lavori ma, nel 1998, a causa di un contenzioso con la ditta edile, i lavori vengono interrotti.
Nel frattempo cambiano le disposizioni per la costruzione e i finanziamenti sono improvvisamente insufficienti alla realizzazione della Rsa.
È così che il quartiere si è ritrovato con un’ulteriore struttura incompiuta, che ancora oggi è visibile in via Giuseppe Cerbara, dove uno scheletro di cemento armato abbandonato da quasi trent’anni ci ricorda che danni può fare una improvvida gestione delle risorse pubbliche.

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“I riflessi dell’arte sulla salute”, presentato il libro di Grazia Labate e Amelia Mutti

“Con la bellezza si può cambiare il mondo.” Questa frase, pronunciata dal principe Myskin nell’Idiota di Dostoevskij, potrebbe avere, oltre al significato letterario, anche un riscontro scientifico. L’arte migliora la salute, l’arte aiuta le persone affette da patologie neurodegenerative ad affrontare positivamente la malattia. È quanto scritto nella pubblicazione “I riflessi dell’arte sulla salute”, diretta dalle professoresse Grazia Labate e Amelia Mutti e presentata ieri 24 gennaio nel Centro Congressi della Fondazione S. Lucia sull’Ardeatina. All’opera hanno contribuito diciotto figure del campo medico e artistico; un lavoro di squadra che fa il punto su un’interessante e inaspettata frontiera della ricerca.

L’impegno di 7+1 Ottavocolle

Cosa unisce un’economista come Grazia Labate e un architetto come Amelia Mutti? Oltre all’amicizia decennale, il comune interesse per l’arte e il benessere delle persone, un argomento che l’Associazione 7+1 Ottavocolle, di cui sono presidentesse, ha analizzato negli ultimi anni. Tutto inizia nell’ottobre 2022, all’indomani della pandemia, quando l’associazione organizza il primo convegno sul tema. I contributi dei partecipanti, in seguito, sono confluiti nella presente pubblicazione, e la cornice della presentazione non poteva che essere l’ospedale S. Lucia, con cui Ottavocolle ha un lungo rapporto di collaborazione.

“La Fondazione Santa Lucia, inoltre, ha delle caratteristiche peculiari” ha ricordato il direttore Carlo Caltagirone in apertura, davanti a una platea sorprendentemente piena visto il giorno di sciopero dei mezzi. “Ci occupiamo di neuroriabilitazione e di ricerca. Non teniamo solo conto degli aspetti motori, ma anche della componente cognitiva ed emozionale che accompagna i pazienti durante la riabilitazione”

Arte e scienza, arte e città

“Arte e scienza non sono così distanti” ha proseguito il professore. “C’è una tradizione molto avvalorata di terapia attraverso l’arte, l’arte permette ai pazienti di trovarsi in situazioni creative e di apprendere le regole di base della disciplina, che sono opportunità per incanalare l’attenzione e la memoria delle persone con problemi del sistema nervoso centrale. I rapporti tra arte e scienza” ha aggiunto Caltagirone, “sono molto stretti anche perché l’attività scientifica, sotto certi punti di vista, è un po’ artistica, ovvero necessita creatività e metodo.”

È quindi intervenuto il minisindaco Ciaccheri che, giunto al termine del suo mandato quinquennale, ha tirato le somme sul ruolo dell’arte nelle città. “Questi appuntamenti ci fanno riflettere sul tema dell’arte connessa alle nostre vite. L’arte è forma, e avendo a che fare con la forma della città per me è un tema di riflessione costante. L’architettura costruisce bellezza e permette ai cittadini di avere un rapporto diretto con gli spazi della città” ha dichiarato. “Penso a chi si impegna per la tutela del territorio, a chi immagina nuove architetture, a chi cura gli orti urbani, stringendo il vincolo tra singolo e città.”

Il concetto di One Health

Centrale è il contributo di Ilaria Capua, ricercatrice presso l’Università della Florida, che proponendo il concetto di One Health rappresenta il cuore della pubblicazione. Per salute unica – One Health appunto – si intende la sana convivenza dell’uomo con le altre specie del pianeta. “Se riconosciamo che la salute è un bene universale” scrive Ilaria Capua nel suo articolo, “non possiamo continuare a invadere, avvelenare e considerare come nostra proprietà esclusiva l’ambiente.” Il mondo è inteso come un unico organismo. Anche la natura è bellezza e, soprattutto nelle città grandi e inquinate come Roma, il verde pubblico è indispensabile per migliorare la qualità di vita dei cittadini; da questa considerazione nasce il progetto We Tree, un piano in otto punti promosso da Ilaria Capua con l’obiettivo di incrementare le aree verdi urbane, e accolto da città come Milano, Torino, Perugia e Palermo.

Anche il dottore Antonio Battista ha sottolineato il concetto di One Health. “Bisogna superare la visione organicistica” ha detto Battista, ex direttore degli “Ospedali Riuniti” e della Asl di Foggia, “la visione dualistica di stampo greco, per cui l’anima è scissa dal corpo, è superata. Bisogna considerare le due componenti unite saldamente.”

Siamo frutto dell’ambiente circostante

È innegabile che noi esseri umani traiamo benessere e ottimismo anche dall’ambiente circostante. “Già gli antichi greci l’avevano capito” ha ricordato Marco Josa, professore di psicologia presso l’Università Sapienza, “e la recente teoria delle finestre rotte conferma questo sospetto.” Nel 1969 il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento in America utilizzando due automobili identiche. Dopo averne posizionata una nel Bronx, il quartiere malfamato di New York, e l’altra nella ricca città di Palo Alto, ha notato che, mentre la prima era stata danneggiata, la seconda era rimasta intatta. Ma rompendo un finestrino alla seconda, perfino i rispettabili e abbienti cittadini di Palo Alto si sono sentiti giustificati a distruggere e saccheggiare l’automobile. “Questo dimostra che un ambiente bello ci induce a essere buoni, e che basta la minima interferenza per rompere questo equilibrio” ha concluso il professore Josa.

L’influenza dell’ambiente è più forte, oltre che nei bambini, nei soggetti molto anziani, che hanno bisogno di avvertire attorno a sé un contesto caloroso e accogliente, anche tramite il contatto con i giovani. Alcune strutture del Municipio VIII ne sono un esempio vivente. Stiamo parlando in particolare del casale Ceribelli a Montagnola, e dell’Istituto Romano di San Michele, che da qualche anno, sotto la direzione di Tommaso Strinati, ospita il Museo diffuso.

“Negli ultimi mesi abbiamo anche attivato un laboratorio con gli anziani” ha raccontato il professor Strinati. “La voracità con cui hanno imparato a disegnare ci ha stupiti, perché è una passione che persiste anche in casi complessi. Gli anziani e gli operatori si entusiasmano, in poco tempo le cose sono cambiate, abbiamo visto sorrisi di sollievo anche in persone con patologie gravi.” Per far tornare il sorriso a persone sole o malate, bisogna ricorrere a strumenti tradizionali, semplici e concreti come un pennello o una matita. Ma talvolta anche le nuove tecnologie possono offrire risultati inaspettati.

“Qui al Santa Lucia abbiamo fatto una scoperta, si chiama Effetto Michelangelo” ha spiegato il professor Josa. “Si può usare la realtà virtuale per dare l’illusione al paziente di aver creato un’opera d’arte, e questo ha benefici notevoli sull’ottimismo con cui la persona affronta la malattia e la riabilitazione.”

Gli aspetti da indagare, insomma, sono ancora tanti. Ma in una società materialista e prosaica come la nostra, è sorprendente che sia proprio la scienza a sottolineare il valore dell’anima.

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Arte e salute: incontro al centro congressi S. Lucia

Mercoledì 24 gennaio alle 17:00 al Centro congressi della Fondazione IRCCS S. Lucia si parlerà di arte e salute. L’incontro è organizzato dall’associazione culturale 7+1 Ottavo Colle per presentare un lavoro diretto da Grazia Labate e Amelia Mutti e vincitore del bando del Ministero della Cultura 2023. Alla pubblicazione hanno contribuito diciotto esperti tra professori, ricercatori, artisti, filosofi e medici. Uno sforzo collettivo finalizzato a ricordarci che, come confermano i dati dell’OMS, l’arte può avere ricadute positive sulla nostra salute, in senso sia preventivo sia curativo.

Come si svolgerà la presentazione

Ad aprire l’incontro sarà il professor Carlo Caltagirone, direttore scientifico dell’istituto S. Lucia e autore di un contributo presente nella pubblicazione. A seguire, i saluti istituzionali del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e della presidente della Commissione Cultura Monica Rossi. Dopo l’introduzione di Grazia Labate e Amelia Mutti, prenderanno la parola tutti gli autori che hanno partecipato alla pubblicazione, tra cui i professori della Sapienza Ruggero Lenci e Franco Purini; i ricercatori Marco Iosa e Massimo D’Angelo; il pittore Francesco Astiaso Garcia; i filosofi Giorgio Mele e Padre Manto; la dottoressa Assunta Lombardi.

Gli architetti Emanuela Valle e Stefano Tagliati, in particolare, parleranno degli esperimenti condotti nel reparto di pediatria del policlinico Umberto I e presso la scuola media Montezemolo sul territorio del Municipio VIII. Concluderà l’evento il professor Tommaso Strinati, docente dell’Università La Sapienza e critico d’arte.

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