Al via la prima sfilata per promuovere l’adozione dei cani di Ponte Marconi
Socievoli, innocui, affettuosi: a elencare i pregi dei cani di Ponte Marconi sono stati i rappresentanti dell’amministrazione municipale e capitolina, mentre gli animali sfilavano su un tappeto rosso lungo una cinquantina di metri. Siamo al parco Schuster, a due passi dalla basilica di San Paolo che tra qualche mese si riempirà di pellegrini da tutto il mondo. Oggi, invece, a recarsi nell’area verde sono state decine di curiosi per assistere all’iniziativa “Il canile va in città”, organizzata dalla garante romana per la tutela degli animali Patrizia Prestipino. Una giornata all’aria aperta per conoscere dieci dei 140 cani ospitati dal canile di Ponte Marconi, e promuoverne le adozioni. Presente anche una delegazione dal Municipio VIII composta dal presidente Amedeo Ciaccheri, l’assessore all’ambiente Claudio Mannarino e i consiglieri Giovanni Fasiello, Saverio Milana, Massimo Nanni e Monica Rossi.
Una mattinata per promuovere le adozioni
Dopo l’esperienza a febbraio di “Quattro zampe in fiera”, esposizione alla Fiera di Roma cui il Comune ha partecipato con un proprio stand al fine di sensibilizzare sul tema delle adozioni, l’incontro al parco Schuster è solo il primo di una serie. Oggi non erano per esempio presenti i cani di Muratella, che verranno mostrati alla cittadinanza in un evento simile in data da destinarsi. Riprendendo le parole del minisindaco Ciaccheri: “questa iniziativa ha un doppio obiettivo: portare il canile in città, ma soprattutto portare la città in canile, un luogo che vive delle visite, delle adozioni e del lavoro di molti volontari”. A recare i saluti istituzionali dal Comune di Roma, l’assessora all’ambiente Sabrina Alfonsi. “Questa città sta cercando di diventare sempre più sostenibile” ha commentato l’assessora. “Una città diversa in cui la cura dell’ambiente e l’amore per gli animali possono convivere. Adottare un cane del canile è un’azione di una persona già sensibilizzata” ha concluso. “Noi invece portiamo i cani in città per farli conoscere a tutti”.
Le parole di Patrizia Prestipino
Mentre i cani sfilavano tra due ali di occhi curiosi e obiettivi fotografici, poco oltre uno stand offriva microchippatura gratuita, a sottolineare che un animale non basta adottarlo, ma è necessario prendersene cura con costanza. L’ha ricordato anche Patrizia Prestipino: “l’adozione deve essere responsabile. Il cane non è un oggetto da regalare a Natale e poi riportare indietro quando arrivano le prime ferie” ha commentato la garante. “Chiunque decidesse di farsi carico di un animale deve mantenere serietà e rispetto. Il nostro motto sarà sempre: chi ama gli animali ama tutto il pianeta”.
In basso al centro, Amedeo Ciaccheri con la garante Patrizia Prestipino
Qualche macchia azzurra, sbiadita, fa ancora capolino tra le macchine parcheggiate a spina di pesce lungo via Tito Omboni, altezza civico 144. È ciò che resta delle chiazze blu che nel corso dei giorni scorsi hanno prima stupito, poi spaventato i residenti. Arriva ieri la denuncia di due cittadini che le hanno identificate come veleno per topi gettato indiscriminatamente per strada. A sostenere quest’ipotesi, la morte per avvelenamento di un giovane huski. A confermarla, l’immediato intervento di Ama sabato 9 novembre nel corso della mattinata. Secondo i racconti dei residenti, gli stessi operatori dell’Azienda Municipale avrebbero trovato altri sacchetti di veleno gettati tra le macchine parcheggiate tra le due corsie e in un parcheggio privato poco distante.
L’intervento dell’Ama la mattina di sabato 9 novembreStato attuale della via
Dalla morte del cane all’intervento di Ama sud
Resta grande la preoccupazione tra i cittadini che attraversano quotidianamente la via per recarsi nel vicino parco Scott o nei numerosi esercizi commerciali che la fiancheggiano. Ma a seguito della morte dell’huski, appartenente a un commerciante molto conosciuto in zona, oltre allo spavento è aumentata l’indignazione. “Ho fatto da tramite tra i due residenti che hanno trovato il primo sacchetto e la consigliera Simonetta Novi, che si è data da fare per avvisare le autorità competenti e ha distribuito un vademecum di comportamenti idonei in caso di contatto con la sostanza mortale” ha spiegato Valentina Malatesta, responsabile della pagina Facebook Retake Ardeatino, che in questa situazione ha avuto un ruolo primario per la diffusione dell’allarme. “La notizia ha subito avuto una forte eco tra i proprietari di cani e no. Alla rottura delle bustine in questione” ha proseguito Malatesta, “si sparge una sorta di colorante azzurro che può attirare l’attenzione, oltre che degli animali, purtroppo anche dei bambini”.
Un gesto volontario? I racconti dei residenti
Di fatto le persone più a rischio sono proprio i bambini che bazzicano l’area giochi interna al parco Scott, a pochi metri di distanza. Ma solo una mente criminale avrebbe potuto gettare il veleno appositamente per loro. Al momento, le ipotesi che circolano tra i residenti vanno in un’altra direzione. Escludendo il gesto accidentale – che risulterebbe inspiegabile – resta pensare ai motivi che abbiano prodotto un comportamento così “immorale e criminale”, come l’ha definito la consigliera Novi.
Una delle buste trovate in via Omboni
Le ipotesi dei residenti sembrano essere due: un atto contro i cani o contro i topi. Potrebbe trattarsi dell’effetto dell’esasperazione di qualche residente infastidito dalla sporcizia prodotta dai cani, che spesso passeggiano nelle aiuole che corrono in mezzo alla strada, tra le macchine e due file di lecci. E ugualmente potrebbe trattarsi di un’iniziativa privata – e totalmente arbitraria – per arginare la piaga dei topi che anche in quel quadrante, come in molti altre aree del Municipio, continua a creare problemi. “Ad ogni modo non vogliamo puntare il dito su nessuno” ha proseguito Valentina Malatesta, “non abbiamo nessuna certezza. Noi come cittadini ci diamo da fare per monitorare la situazione, per controllare anche sotto le macchine e in ogni angolo”.
Aiuole lungo via Omboni
Nel tentativo di placare gli spiriti, si sta formando l’idea di una campagna di sensibilizzazione rivolta ai padroni dei cani. Nei prossimi giorni potrebbero comparire dei cartelli che ammoniscano a non sporcare la strada, e contemporaneamente fare attenzione ai propri animali. “L’obiettivo dei cartelli non è quello di diffondere allarmismo, ma dare il giusto risalto al problema” ha concluso la volontaria. Da una parte denunciare il pericolo del veleno per topi, dall’altra chiedere di non far imbrattare ai cani gli spazi pubblici.
Lontana, incomprensibile, sfumata. Oppure nitida, agghiacciante, terribilmente vicina. Dopo due anni e mezzo di conflitto, la guerra in Russia e in Ucraina si affaccia ai nostri pensieri per poi subito sparire, si confonde col sangue sparso in altre regioni del mondo, riempie le pagine dei giornali ma rischia di cadere nell’indifferenza per chi si considera troppo lontano e impotente per intervenire. Eppure è proprio per dare un aiuto concreto che la Comunità di Sant’Egidiosabato 26 ottobre organizzerà una manifestazione in piazza Eugenio Biffi. Verranno raccolte offerte e ascoltate testimonianze, a due passi dall’Albergo Rosso che anche solo con la sua silenziosa presenza ci parla di altre devastazioni. Era il 7 marzo 1944 quando le lancette dell’orologio che sovrasta la Circonvallazione si bloccarono alle ore 11:25. Nello stesso momento, un bombardamento faceva tremare la terra e devastava gli edifici dell’Ostiense.
A piazza Biffi per parlare di pace
“Durante flash mob verranno scritti pensieri di pace da appendere a un cartello” ha spiegato Marco Peroni della Comunità di Sant’Egidio. “Come i vari strumenti musicali si accompagnano per generare una melodia, così anche le persone possono convivere aiutandosi” ha proseguito, usando come metafora la Banda della Scuola Popolare di Testaccio che, sotto la direzione del maestro Silverio Cortesi, accompagnerà l’evento. Anche il luogo della manifestazione non è casuale. Proprio in piazza Eugenio Biffi entro la fine dell’anno aprirà una nuova sede della Comunità. “Con questo flash mob vogliamo recuperare lo scopo per cui le piazze sono nate: l’aggregazione e l’incontro” ha commentato Peroni. “Ascolteremo anche il racconto di una testimone diretta. Le offerte raccolte verranno destinate alla popolazione civile”.
La Comunità di sant’Egidio in Ucraina
Attivi dal 1991 nell’ambito dell’assistenza ad anziani, senzatetto e bambini, i volontari di sant’Egidio hanno moltiplicato il loro impegno nel corso dell’ultimo biennio, parallelamente all’aumento della povertà dovuta alla guerra. “Al momento gestiamo cinque centri umanitari per gli sfollati interni” ci ha spiegato Marco Peroni, “uno si trova a Leopoli, un altro a Ivano-Frankivsk e tre solo a Kiev”.
Duemila sono le tonnellate di aiuti concreti inviati nell’arco degli ultimi due anni al paese invaso, per un totale di 370.000 persone che si sono avvalse del sostegno della Comunità. “A queste si aggiungono circa 10.000 minori a cui offriamo riparo e assistenza, e garantiamo il diritto allo studio anche in condizioni di sfollamento” ha concluso il volontario.
Si è chiusa in pieno autunno la rassegna estiva organizzata da Fabrizio Fagiani dell’associazione Viva il Quartiere. A riempirne i locali della biblioteca Joyce Lussu in via Costantino, una nota firma della narrativa contemporanea. Stiamo parlando di Nadia Terranova, conosciuta soprattutto per “Addio fantasmi”, romanzo finalista del premio Strega 2019. L’incontro di mercoledì 16 segna una cesura. È stata infatti l’ultima presentazione di “Trema la notte” (2022), in attesa dell’uscita del prossimo romanzo della scrittrice messinese. Hanno dialogato con l’autrice i consiglieri Monica Rossi e Flavio Conia.
Il terremoto del 1908
Romanzo storico ambientato nel 1908 a Messina, “Trema la notte” fa i conti col drammatico terremoto che in una manciata di secondi, nella notte del 28 dicembre, mieté tra le 60.000 e le 80.000 vittime. “Questo tragedia appartiene alla mia storia familiare, ma è anche elemento di identità per i messinesi” ha raccontato l’autrice. “Il terremoto senza specificare l’anno, o il 1908 senza specificare neanche cosa sia successo sono espressioni a noi familiari fin dalla nascita. Sappiamo bene che quella è la ferita originaria da cui siamo nati”.
Dalla morte alla vita
Un terremoto devastante, una città rasa al suolo, pochi sopravvissuti che fuggono e la nuova Messina che viene lentamente ricostruita su un impianto urbanistico completamente diverso. È in questo scenario di totale annientamento che le vite del piccolo Nicola e della giovane Barbara si incrociano. Il primo, un bambino soffocato da una madre ossessiva e onnipresente. La seconda, una donna intraprendente ma legata alle proprie origini, oppressa dalla figura paterna e dalle convenzioni borghesi dell’ambiente in cui è cresciuta.
Nadia Terranova durante la presentazione. Foto di Paola Borghesi
“Tutti i miei romanzi hanno in comune l’indagine sulle radici, che è sempre conflittuale, mai melensa” ha raccontato la scrittrice. “Per la stesura di questo libro, da una parte mi sono messa ad approfondire il contesto storico; dall’altra venivo visitata da personaggi che inizialmente si muovevano da soli, e non avevo ricollegato alle vicende che andavo studiando”. Così nascono i due protagonisti. Inizialmente, come li ha definiti Monica Rossi, sono solo “due fantasmi” che compaiono nella fantasia dell’autrice, “una specie di sogno, di visione, quella che comunemente si chiama ispirazione” ha concluso la Terranova.
Tra aspirazioni e ricordi, superstizione e dolori reali, per Barbare e Nicola la distruzione è fonte di rinascita. Il mare, da cui ha origine la tragedia sotto forma di maremoto, diventa via di liberazione e aspirazione al cambiamento. Come ha fatto notare il consigliere Flavio Conia, lo Stretto di Messina è un confine naturale, ma nel romanzo anche collegamento, attrazione e desiderio di fuga. “Il mare è un elemento costante della mia produzione” ha concluso l’autrice, “il mare che è ponte tra due terre, mai una barriera. In greco pontos non significa ponte, ma flutto.”
La biblioteca Lussu compie un anno di attività
A ricordare il valore della biblioteca come punto di riferimento nel quartiere, l’assessora alla cultura Vetri: “Il nostro impegno non scritto, con la cittadinanza e anche con i bambini che frequentano questo luogo, è di portare la letteratura e la lettura in tutti gli spazi” ha commentato nei saluti di apertura. La presentazione della Terranova, in questa prospettiva, cade a pennello per festeggiare una data emblematica: il primo compleanno della biblioteca Lussu, che il 17 ottobre ha spento la sua prima candelina.
Per celebrare dodici mesi di impegno e presenza nel quartiere, dodici mesi di sale piene di studenti e lettori, associazioni e iniziative, sabato 19 ottobre si terrà una giornata speciale, con le porte della biblioteca aperte dalla mattina alla sera. Una vera e propria maratona di eventi, che spaziano dai laboratori di teatro e di disegno manga per bambini e ragazzi, letture tratte dalle opere di Joyce Lussu (ore 17:30) e proiezioni di film in serata. Per chi desidera approfondire la vita avventurosa dell’intellettuale a cui la biblioteca è intitolata, alle ore 18:00 prenderanno la parola i membri dell’associazione “La setta dei poeti estinti”, che condurranno il pubblico tra le principali tappe biografiche della scrittrice e partigiana.
Per il programma completo:
Le foto della presentazione sono di Paola Borghesi.
A “Spazio D’Arte 2020” venticinque disegni sui costumi tipici regionali
“La Calabria è una ragazza bellissima ma vestita poveramente”. La metafora, usata dalla disegnatrice Carmela Carelli per definire la sua regione d’origine, non è casuale. Sono proprio i costumi popolari, i più poveri ma anche i più pregni di tradizione, l’oggetto della mostra in programma dal 25 al 27 ottobre in via Giuseppe Cerbara 44, all’interno di “Spazio d’Arte 2020”, la sala gestita dalla scultrice Anna Montagano. “Verranno esposti 25 disegni a pastello su cartoncino, alcuni contornati di china per esaltare i colori” ci ha raccontato la designer, attualmente insegnante di modellistica a Bologna. “Ho voluto ritrarre la moda popolare delle tre aree di Cosenza, Catanzaro, Reggio, e anche della comunità albanese arbëreshë. Il loro costume tradizionale” ha proseguito l’artista, “si confronta continuamente con quello calabrese, in un gioco di parti che mantiene alcuni elementi modificandone altri, soprattutto a livello cromatico”.
Carmela Carelli
Calabria, Puglia, Emilia-Romagna. Carmela Carelli, inseguendo le varie fasi della sua formazione e della sua carriera, ha attraversato mezza Italia. Originaria della Calabria, ha studiato al liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bari, dove si è avvicinata al mondo della moda facendo proprie le tecniche del taglio e del cucito e della modellistica. Si è anche dedicata alla pittura, come ha ricordato lei stessa: “nell’anno del rapimento di Aldo Moro ho regalato un suo ritratto all’università di Bari, dove nel 1938 il politico si era laureato in giurisprudenza. Ho anche partecipato a una mostra collettiva nel secondo anniversario dalla strage di Bologna” ha continuato, “devolvendo i fondi raccolti alle famiglie delle vittime”.
Una tradizione da conservare
La sua professione, però, resta il design nel settore della moda. Una stilista, dunque, che però non ama la parola stilismo “lo stile è finito negli anni Settanta – ci ha raccontato – a partire dal decennio successivo, la moda ha subito un profondo deterioramento”. A fronte di questa decadenza, la disegnatrice ha scelto di approfondire la moda popolare meridionale. Ma cosa l’ha portata a immergersi nella cultura calabrese dalla città dei tetti rossi in cui attualmente abita? Principalmente due motivi, come emerge dalle sue parole. Prima di tutto, una ragione personale: “gli abiti tipici calabresi appartengono alla mia infanzia, quando gli anziani ancora li indossavano”.
Un’ulteriore spinta – seconda non per importanza – viene dall’impegno sociale: “l’intento della mostra è rivalutare una cultura e mantenerla viva per i giovani”. Ecco, i giovani. Gli stessi ragazzi che sempre più spesso abbandonano le proprie origini per lavorare all’estero, perdendo la padronanza del dialetto e l’attaccamento al passato. “Sono convinta che non si possa pensare al futuro se non si è ben radicati nella propria storia, ma le nuove generazioni stanno perdendo il contatto con la tradizione. Oggi gli abiti regionali sono scomparsi” ha chiosato l’artista, osservando le trasformazioni sociali degli ultimi cinquant’anni dalla sua prospettiva privilegiata: quella dei bozzetti, del taglio e del cucito.
Il giorno dell’inaugurazione di Spazio D’Arte 2020
Perché Roma
Una tradizione da salvare. Ma anche da diffondere in aree geografiche che magari conoscono la Calabria solo per il mare di Tropea o i bronzi di Riace. “Il nord tende a prendere dal meridione gli elementi che piacciono e fanno comodo, ma non ne coglie l’atmosfera, i profumi, l’anima” sono le parole dell’artista. E come la vita di Carmela Carelli, fatta di continui spostamenti tra nord e sud, anche la sua mostra si colloca in un luogo intermedio, nella città che ha sempre rappresentato, nell’antichità come oggi, il punto di arrivo di tutte le strade, la metropoli dell’accoglienza e del sincretismo: Roma. Una capitale non solo situata geograficamente a metà strada tra nord e sud, ma sempre disposta ad accogliere ogni influsso esterno fino a diventare una vera e propria Babele in cui risuonano tutte le cadenze del Bel Paese. Il posto migliore, dunque, per rivalutare le tradizioni locali, lo sfondo ideale su cui far brillare di luce propria la “ragazza vestita poveramente” di cui ha parlato la Carelli.
Un mondo che non c’è più
L’artista ha concluso con una nota storica. “I costumi plebei meridionali erano molto radicati nella cultura locale, a differenza degli abiti aristocratici che seguivano mode internazionali. Le mode popolane venivano influenzate dai mestieri e dal paesaggio, un elemento che si è assolutamente perso. Adesso, nel bene o nel male, ognuno si veste come vuole. Non ci sono più tendenze e regole”. Democratizzazione o appiattimento? La domanda resta aperta a chiunque voglia fare un salto in via Cerbara 44.
La mostra è visitabile dal 25 al 27 ottobre tra le 17:00 e le 19:30.
Presentata da cinque partiti, sottoscritta all’unanimità. A saldare lo spettro politico di via Benedetto Croce è una proposta di risoluzione per contrastare lo sfruttamento della prostituzione. Un fenomeno che da oltre vent’anni affligge la zona Marconi e Valco San Paolo, tra residenti che hanno paura di uscire di casa di sera ed altri, invece, che nelle settimane scorse sono scesi per strada a denunciare a gran voce ciò che accade; ovvero urla, tafferugli e litigi tra “clan” rivali che si contendono i marciapiedi. Donne che si riforniscono dai secchi dell’immondizia per accendere roghi, incendiando anche sostanze tossiche. E poi ciò che rimane al mattino sul “campo di battaglia”: profilattici usati, fazzoletti, resti di fuochi, rami caduti e utilizzati di notte come giacigli di fortuna. Un ampio affresco che muove dalla disperazione più profonda – delle donne – alla violenza più sfacciata dei protettori.
La proposta di risoluzione
Approvata il 26 settembre in assemblea municipale, il documento proposto dal centro sinistra (Lista Calenda, Lista Gualtieri, PD, M5S e Sinistra Civica Ecologista) e sottoscritto anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia è una risoluzione “pilota”, unicum nel panorama romano. Si chiede al primo cittadino Roberto Gualtieri e alla Giunta Capitolina l’emanazione di un’ordinanza speciale ad hoc.
“L’unico mezzo di cui un sindaco dispone per derogare alla normativa primaria” ha ricordato la consigliera Simonetta Novi, che da mesi si spende sul tema. “L’ordinanza avrà durata semestrale, com’è accaduto anche a Firenze, Milano, Rimini e Riccione”. Questo provvedimento del Sindaco, inoltre, sarebbe uno stimolo per le forze di polizia, “che potranno chiedere al Ministero degli Interni i fondi necessari per aumentare i pattugliamenti” ha concluso la consigliera.
Infatti, benché la prostituzione di per sé non sia un reato, zona Marconi di illeciti pullula. Basta avere sotto gli occhi il Regolamento della Polizia Urbana di Roma. Articolo 4: vietato compiere atti contrari al decoro. Gli articoli 12 e 30, inoltre, proibiscono di emettere grida e schiamazzi e di accendere fuochi su suolo pubblico. Senza contare, poi, che la posizione dei protettori è ben diversa: lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione sono reati. Queste le premesse da cui muove la richiesta del Municipio VIII.
Resti di un rogo su viale Marconi
Quali prospettive?
Una battaglia contro i mulini a vento? Sicuramente contro i paravento. Quelli usati nelle traverse di viale Marconi per coprire alla bell’e meglio rapporti sessuali consumati sul marciapiede, a qualche metro da portoni e finestre. A seguito di queste e altre scenette emblematiche, nella primavera di due anni fa i residenti si erano mobilitati. Avevano diffuso una petizione di protesta che raggiunse subito le duecento firme. A giugno scorso, invece, risale un incontro tra cittadini e consiglieri municipali a largo Enea Bortolotti, altro punto nevralgico della zona. Come accennato in quell’occasione, la consigliera Novi ha compattato l’ala progressista di via Benedetto Croce mietendo consensi anche dalla destra.
Adesso, oltre all’ordinanza speciale per aumentare i controlli, si chiede alla Giunta Capitolina il potenziamento del progetto “Roxanne”, che dal 1999 soccorre e protegge le persone vittime di tratta. “Stiamo parlando di donne sfruttate, strappate alla loro terra spesso con l’inganno, spogliate della propria dignità” ha commentato la consigliera Valchiria Vittori (PD). “Punire reati minori come l’accensione dei roghi e gli schiamazzi è un primo passo, ma rischia di dislocare il fenomeno senza minarlo alla base. A queste persone bisogna offrire un’alternativa: in quest’ottica, fondamentale il potenziamento del progetto Roxanne”.
“La lotta per la casa ha qualcosa di eterno e dignitoso che raramente si trova in altri tipi di battaglie” ha detto l’attivista Andrea Alzetta nel corso della presentazione del saggio “Ma noi non potevamo aspettare più. Memorie e storia della lotta per la casa a Roma” curato da Bruno Fusciardi e corredato da un saggio di Giulia Zitelli Conti. Questa frase riassume bene lo spirito dell’incontro, avvenuto il 26 settembre nel cortile della Villetta di via Passino, con la partecipazione degli autori, del fotografo Tano D’Amico, di Renato Fattorini e dello stesso Andrea Alzetta. Il presidente di municipio Amedeo Ciaccheri e l’assessora alla cultura Maya Vetri hanno portato i saluti istituzionali.
La lotta per la casa tra passato e presente
Il tema si inserisce a gamba tesa nel dibattito odierno, diviso tra rinnovata attenzione al diritto alla casa – la lotta al caro affitti rientra nelle linee guida del secondo mandato della presidente della Commissione Ue von der Leyen – e, come contraltare, il nuovo decreto sicurezza del governo Meloni volto a contrastare le occupazioni abusive. Senza parlare, poi, dell’eurodeputata Ilaria Salis (Avs), diventata l’argomento preferito di sostenitori e oppositori che si divertono a battagliare a colpi di sarcasmo sulle colonne dei giornali o dalle comode poltrone dei talk show.
“Ma noi non potevamo aspettare più”: il titolo del libro di Fusciardi si propone di far tacere le frequenti obiezioni mosse agli occupanti. Avanzare richieste, mettersi in lista, attendere il proprio turno; e poi l’inevitabile accusa di strappare la casa a chi ne ha più diritto, a chi è in coda da più tempo, a chi, insomma, è più paziente e bisognoso. A questi argomenti, i sottoproletari che tra gli anni ’60 e ’70 vivevano a borgata Gordiani, alla Magliana e a San Basilio, ammassati in baracche senza acqua corrente e servizi igienici, rispondono di non poter aspettare neanche un minuto in più.
Fattorini, Molinari, Delia Landi
La stesura del libro nasce dall’incontro tra il curatore Bruno Fusciardi e l’attivista Renato Fattorini, animatore nel 1963 della prima occupazione a Centocelle. I racconti di Fattorini fanno da ossatura alla prima parte del testo. “Non ci vedevamo da anni, ma Renato aveva sempre la stessa espressione determinata in viso” ha raccontato il curatore, ex militante di Lotta Continua. Le chiacchierate tra Fusciardi e Fattorini procedevano a ruota libera, affrontando temi disparati senza ordine cronologico, balzando da una situazione all’altra, da un personaggio all’altro, dai compagni di lotta fino a figure apicali del panorama intellettuale del secolo scorso. Come Pier Paolo Pasolini, che proprio a borgata Gordiani girò il celebre film Accattone (1961).
E così, tra colloqui a briglia sciolta e puntualizzazioni giunte soprattutto dalla moglie di Fattorini, Elisabetta, Bruno Fusciardi ricompone l’affresco degli “anni caldi” delle borgate romane. Prendono poi la parola, nella seconda parte del saggio, Delia Landi e suo marito, l’architetto Antonio Molinari, animatori del comitato di lotta della Magliana. “Un quartiere che è tristemente noto per l’omonima banda” ha puntualizzato Fusciardi nel cortile della Villetta, “e raramente associato ai suoi trascorsi di lotte sociali accesissime”. Proprio alla Magliana, infatti, si raggiunse il numero record di 700 case occupate. Risultato reso possibile dalla preparazione accurata di ogni azione e dall’organizzazione capillare, quella che Fusciardi ha definito “una nostra morale interna”.
Da sinistra: Giulia Zitelli Conti, Renato Fattorini, Tano D’Amico, Andrea Alzetta, Bruno Fusciardi alla Villetta
Le parole di Tano D’Amico
“Il momento più alto dell’umanità a cui abbia assistito” così il fotografo Tano D’Amico ha definito gli anni di lotta per la casa. Ma dove è finito quello slancio? Possibile che sia svanito? “È una domanda che mi assilla” ha proseguito il fotografo, “ho dei colleghi che amano fotografare il calcio e, anche se le partite ufficiali venissero proibite, loro andrebbero nei campetti delle parrocchie. Non mi ha mai convinto l’idea che una spinta sincera possa finire da un momento all’altro”. D’Amico proprio non se ne fa capace. Il tentativo di rispondere al suo quesito ha riempito le ultime battute dell’incontro. Ma un’unica risposta non esiste. Stanchezza degli attivisti, trasformazioni radicali della politica e della società italiana sono solo alcuni elementi. È cambiata anche la mentalità: “prima si risolvevano insieme i problemi fondamentali della vita” ha commentato Andrea Alzetta, “oggi ognuno crede di potersela sfangare da solo”.
Ex Fiera di Roma – “La città della gioia”: è questo il titolo del masterplan vincitore per la riqualificazione dell’ex fiera di Roma. Non più capannoni abbandonati, viali-fantasma nascosti dietro il muro rossiccio dell’ex area espositiva. A breve a occupare il quadrante sarà un nuovo quartiere in linea con le direttive pubblicate il 5 febbraio da Roma Capitale in collaborazione con Orchidea Srl. L’80 per cento del suolo verrà destinato a uso abitativo; il 20 per cento ospiterà servizi e attività commerciali. Non mancherà il verde: oltre 25mila metri quadrati sono riservati a giardini.
A partecipare al bando internazionale, che si è chiuso ad aprile, sono stati 41 progetti di cui quattro arrivati ex aequo al secondo posto. Mentre il lavoro vincitore – firmato ACPV Architects, Arup, Parcnouveau e Asset – è stato presentato agli inizi di settembre in una conferenza stampa alla presenza, tra gli altri, del sindaco Roberto Gualtieri e del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri.
Progetto
Sostenibilità, continuità urbanistica con i quartieri adiacenti, attenzione per i più piccoli: queste le qualità del progetto vincitore, illustrate dalla presidente di giuria Guendalina Salimei. In particolare l’inserimento di aree giochi richiama, forse involontariamente, una proposta del 2007 dal titolo “la città dei bambini”, mai realizzata. “Gli obiettivi del progetto” ha dichiarato l’assessore capitolino ai Lavori Pubblici Maurizio Veloccia, “sono tre: sanare una ferita urbanistica, restituire verde, garantire qualità. Abbiamo intrapreso una collaborazione con l’Università Roma Tre per la possibile presenza di strutture di ricerca e formazione.”
Ma in cosa consiste il progetto?
Tredici palazzine di cinque-sei piani circondate da verde e viali pedonali, con oltre 7mila metri quadrati vincolati ad housing sociale (appartamenti con affitto a basso canone), due edifici alti circa 40 metri, diversi parcheggi interrati. “Questo progetto sblocca una ferita urbanistica profonda” ha commentato il sindaco Gualtieri, “e mi piace sottolineare il metodo di lavoro, un modello positivo di collaborazione pubblico-privato. Da parte nostra occorre serietà, stabilità negli impegni e chiarezza di vedute, oltre a un interlocutore privato disponibile a realizzare grandi opere di rigenerazione urbana”.
Lo stato attuale dell’area
Ma dal deserto dei tartari alla “città della gioia” il passo non è breve. La demolizione dei vecchi capannoni e la rimozione dei materiali di risulta, come ha ricordato il primo cittadino, inizierà nei prossimi mesi, mentre la posa della prima pietra non è prevista che nel 2026. L’amministratore delegato di Orchidea, Luca Fantin, ha poi assicurato che il termine dei lavori non avverrà prima di tre anni. Il nuovo quartiere sorgerà dunque sulle soglie del 2030. In attesa di questa data, fermo resta l’ammonimento del minisindaco Ciaccheri: “massimizzare l’interesse pubblico e minimizzare l’impatto.” Impatto non solo ambientale, ma anche urbanistico: sugli otto ettari di cemento lasciati a cuocere sotto il sole per quasi vent’anni, non dovrà sorgere un blocco di case isolato bensì collegato armoniosamente con Tor Marancia e Garbatella. A proposito degli edifici, la dottoressa Salimei ha commentato: “Sono state premiate le palazzine basse perché i grattacieli non appartengono a questa città.” Una frase da incorniciare. Chissà poi cosa direbbe la stessa dottoressa Salimei se tra qualche mese le capitasse di passare per piazza dei Navigatori…
Tutto nasce dallo stato di abbandono dei Mercati Generali
Ostiense – Non sono rane o cavallette, la “piaga d’Egitto” romana è la diffusione di topi. In particolar modo in via Girolamo Benzoni, tra i quartieri Ostiense e Garbatella, la situazione è precipitata. Ratti che infestano le cantine e le aree verdi vicino al ponte Settimia Spizzichino sono all’ordine del giorno. Alcuni tombini — raccontano i residenti — sono stati coperti con reti per arginare l’invasione.
A scendere in campo è il comitato di Legambiente Garbatella, che venerdì 20 settembre ha inviato una lettera di protesta al sindaco Gualtieri e ai rappresentanti del Municipio VIII. Duplice è l’obiettivo: sollecitare un intervento di derattizzazione e chiedere un confronto con l’amministrazione locale per mettere in chiaro quali sono i progetti di recupero dell’area degli ex mercati generali, diventata un vero e proprio serraglio di ratti, blatte e serpenti. A sostegno dell’istanza, una petizione che dal 10 al 21 settembre ha raccolto il consenso di oltre 500 residenti.
“Quello dei topi, in zona, è un problema grave e sentito che si protrae da anni” ha raccontato Maurizio Santoni, promotore dell’iniziativa, “sono stati i cittadini a mobilitarsi in prima persona per far circolare la petizione”. Una solerzia che non stupisce, se letta alla luce dei recenti avvenimenti che coinvolgono la Casa dei Bimbi, la materna di Garbatella costretta a chiudere a una settimana dall’inizio dell’anno scolastico a causa della presenza di ratti ed escrementi. Un problema, dunque, sentito anche in altri angoli del quartiere. “Il problema di via Benzoni nasce dallo stato di abbandono degli ex mercati generali” ha proseguito Maurizio Santoni, “è da lì che vengono gli animali”.
Non solo topi: anche blatte e serpenti si aggirano tra i capannoni dell’area abbandonata sottostante, e talvolta fanno capolino in strada. Come nel caso della vipera segnalata a novembre 2023 all’incrocio tra via Benzoni e via Pigafetta. “Il biologo che la raccolse” racconta una residente di via della Moletta, “disse che era sicuramente venuta dagli ex mercati generali dove si era creato un ambiente favorevole ai serpenti”.
Ex mercati generali una storia infinita
Un’enorme voragine urbanistica che si spalanca nel quartiere Ostiense, tra i più vivaci e popolosi di Roma. Ecco come si presentano gli ex mercati generali, chiusi dal 2003, quando le attività commerciali si spostarono al Centro Agroalimentare di Roma con sede a Guidonia. Da quel momento tanti sono stati i progetti, e altrettanti i tecnici e gli investitori che hanno fatto dietrofront in una serie di peripezie lunga oltre vent’anni.
Nel 2006 la riqualificazione aveva il nome di “Città dei giovani”, su iniziativa dell’allora sindaco Walter Veltroni. Prevedeva uno studentato, un centro anziani, un auditorium, un’area verde, oltre a bar, ristoranti e uffici pubblici, il tutto affidato all’azienda Lamaro che, non riuscì a completare più del 26 per cento degli interventi. Il progetto, modificato più volte nel corso degli anni, sembrava aver trovato una forma definitiva nel 2015, quando l’Assessore all’Urbanistica della giunta Marino, Giovanni Caudo, aveva dichiarato che i cantieri si sarebbero chiusi entro il 2018.
Una speranza più che una certezza, come dimostrano le evoluzioni successive: nel 2017 della riqualificazione nemmeno l’ombra ma il programma, intanto, aveva avuto il tempo di cambiare di nuovo. Prevedeva una nuova biblioteca comunale, un corso, una piazza, spazi per studenti, un cinema, una sala conferenze, un’area sportiva, mentre la giunta Raggi assicurava che i lavori sarebbero terminati entro il 2020.
Fatto che sta che proprio quell’anno è scoppiata la pandemia, che ha paralizzato contestualmente cantieri e buona volontà. Adesso sulla giunta Gualtieri si appuntano le speranza dei residenti.
“Chiediamo un incontro con l’amministrazione locale per chiarire se sono previsti interventi di riqualificazione degli ex mercati generali” ha spiegato Maurzio Santoni, “e soprattutto quali sono le tempistiche”.
Spazio Giovani – Quest’anno le scuole si aprono con una novità. Sei locali pubblici del Municipio Roma VIII sono stati affidati ad associazioni che propongono servizi gratuiti rivolti a giovani tra i 6 e i 17 anni.
“Le attività non termineranno con la chiusura della scuola” spiega Tiziana Buccoliero, responsabile dell’onlus Arcisolidarietà che gestisce uno di questi spazi all’interno della scuola Raimondi a Tormarancia, in collaborazione con l’associazione Parco della Torre. “Offriamo aiuto per i compiti, lezioni di italiano per stranieri, laboratori per studenti di elementari, medie e superiori”. Attività in cui entrambe le associazioni si sono già distinte in passato, soprattutto attraverso la Scuola Popolare di Sciangai con sede in viale Carlo Tommaso Odescalchi 73, che dal 2018 offre sostegno allo studio, passeggiate nel quartiere, presentazioni di libri. Ma basta spostarsi di poco per imbattersi in due ludoteche con sportello psicologico, in via dei Lincei 93 e nel Giardino Pisino in via Pellegrino Matteucci.
In via di Grotta Perfetta 607, invece, si può partecipare a laboratori di pittura e fotografia e ad attività sportive, in quello di via Giustiniano Imperatore 75 a San Paolo sono presenti sportelli d’ascolto, aule studio, attività ludiche, come anche nella biblioteca “Approdo” in via Magnaghi, nel cuore della Garbatella storica. Le lezioni di musica sono invece la specialità del “Centro italiano di Solidarietà” con sede nel parco don Mario Picchi alla Montagnola.
I locali resteranno aperti tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì.
L’estate appena trascorsa ha scavato un vuoto incolmabile in un quartiere assolato e semideserto. E mentre le scuole riaprono e le strade tornano a riempirsi di studenti e professori, Nicola Perfetto non è più tra noi. È scomparso il 13 agosto all’età di 73 anni il maestro che ha cresciuto i bambini della Garbatella, tra i banchi della Cesare Battisti prima e del plesso Alonzi poi. “Era una persona estremamente generosa” queste le parole commosse della moglie Rina, che prosegue “Anche dopo dieci anni gli ex-studenti lo riconoscevano per la Circonvallazione Ostiense, lo salutavano, lo abbracciavano”.
Centinaia sono i volti che passano davanti agli occhi di un maestro, ma il maestro resta uno. E i bambini, adesso uomini e donne, continuano a ricordarlo. “Per scherzo gli dicevo che avrebbero dovuto farlo Sindaco” ricorda sorridendo la figlia Natalia, “quando uscivamo di casa c’era sempre qualcuno che ci fermava, ci salutava, e per arrivare ci mettevamo due ore”. Il maestro Perfetto è stata una presenza costante nella vita del quartiere: di carattere solare e giocoso, era in grado di stringere con colleghi e bambini un legame indissolubile. E non solo nelle aule scolastiche, ma anche a casa degli studenti, dove spesso si recava per aiutarli con i compiti.
Il maestro aveva anche un’altra passione, come membro dell’associazione sportiva Rione Garbatella, organizzava tutti gli anni la storica maratona di quartiere che prevede non a caso una sezione dedicata ai più piccoli. “Era un uomo di una disponibilità instancabile. Faceva volontariato anche in Vaticano e alla Basilica di San Paolo, con servizi di guardia” ha raccontato la figlia Natalia. Non diceva mai di no il maestro Perfetto, originario di Rossano in Calabria ma romano di adozione. Dopo il diploma magistrale, inizia a insegnare come supplente in diversi istituti senza riuscire a entrare di ruolo.
Allora intraprende il mestiere di tassista, che svolge a Roma fino alla metà degni anni Ottanta, quando finalmente vince il concorso e corona quello che è sempre stato il suo sogno: sedersi dietro una cattedra e insegnare – tra una battuta e l’altra a intervallare la lezione. Tornato a casa non perdeva il sorriso. “Era una battuta continua! Certo, sapeva essere severo quando serviva” ricorda la figlia, “però spesso e volentieri era permissivo, scherzoso. Mi è sempre stato vicino”. Sensibilità e generosità, ottimismo e serietà allo stesso tempo. Ricorda Francesca Vetrugno, che qui parla più come amica che come assessora municipale alle Politiche Scolastiche: “la figura del maestro è diventata rara, perché purtroppo l’insegnamento è un ambito marcatamente connotato al femminile.
Ma quando ci sono, i maestri rappresentano un valore aggiunto, un punto di riferimento diverso e importantissimo per i bambini. Se ripenso a Nicola Perfetto, mi viene in mente la grande serietà di insegnante, e poi tanta gentilezza, il sorriso sempre sulle labbra”.
Marciapiedi sconnessi e ostruiti da rami caduti. Così si presenta via Vito Volterra nel quartiere San Paolo. A colpire l’attenzione è una porzione di strada transennata all’altezza del civico 37, in corrispondenza di tre alberi le cui fronde hanno in parte invaso il cortile della facoltà di Scienze dell’università Roma Tre. “A inizio settembre è caduto un grande ramo” ha raccontato una residente, “e la strada era piena di rami e foglie secche, anche i parcheggi erano praticamente inutilizzabili”. A liberare il passaggio è stato un privato – parola che torna spesso nei racconti dei cittadini. Sono sempre loro quelli che, armati di pompe e buona volontà, innaffiano i tredici alberelli piantati di recente su un altro tratto della via. “Le piante sono state sostituite solo in parte” ha proseguito la residente.
Una svolta doveva arrivare ad aprile 2023 e qui inizia a profilarsi il mistero di via Volterra. Intorno al 20 di quel mese iniziano a comparire su pali e transenne avvisi del Dipartimento Tutela Ambientale, che comunica il divieto di sosta su entrambi i lati della carreggiata all’altezza dei civici 37-39. “Abbattimento, deceppatura e ripiantumazione delle alberature stradali” è il giro di parole utilizzato per indicare la sostituzione degli alberi. Un provvedimento rimasto nel cassetto, sembrerebbe. I tre alberi sono ancora al loro posto e il marciapiede è sempre transennato. “A noi hanno fatto sapere” ha proseguito la residente, “che l’abbattimento non era avvenuto a causa della presenza di nidi sui rami. Va bene- ha concluso – ma perché dopo un anno e mezzo un intervento previsto non è ancora stato portato a termine?”
Mentre i residenti continuano a porsi il quesito, risponde l’assessore all’Ambiente del Municipio VIII Claudio Mannarino. “Dal Dipartimento Ambiente fanno sapere che l’intervento è avvenuto – è la sua ricostruzione- ma a quanto pare ha coinvolto solo un tratto di strada. Gli altri alberi, probabilmente, non dovevano essere abbattuti. Comunque sia, per fugare ogni dubbio- ha proseguito – stiamo chiedendo al Dipartimento di monitorare la via e di intervenire almeno sulle potature”.
Nel tentativo di risolvere la questione di Via Volterra, l’assessore fa sapere che l’anno scorso sono state eseguite meno potature del previsto a causa delle temperature particolarmente miti. “Esiste un arco di tempo in cui si può intervenire, da ottobre ad aprile, ma a causa del caldo eccessivo molti alberi avevano ancora le foglie in autunno inoltrato. Uno degli obiettivi ambientali di questa amministrazione” ha concluso, “è di potare almeno una volta tutti gli alberi del territorio municipale nel corso dei cinque anni di mandato”.
Sono infatti previsti sopralluoghi anche a piazza Lante, via di Fonte Buono e viale delle Accademie.
Suona la campanella e gli studenti ricominciano a barcamenarsi tra orari provvisori e definitivi, novità e annosi disagi. Una ripresa amara per la Garbatella, dove una scuola già chiude i battenti. A causa della presenza di ratti ed escrementi, la materna Casa dei Bimbi ha interrotto l’attività scolastica a qualche giorno dall’inizio del nuovo anno, in vista della derattizzazione prevista per la settimana del 23 settembre. Sgomente sono rimaste le famiglie che, a livello organizzativo, sono state colte in contropiede, con bambini fermi a casa proprio nei giorni lavorativi. Ma, punto per punto, andiamo a vedere cosa succede negli altri istituti del Municipio.
“Il liceo Socrate riavrà la sua palestra” canta vittoria l’ex vicepreside Acerbi, che subito dopo smorza i toni: “eppure sono tanti i problemi…” Ma, punto per punto, andiamo a vedere di cosa si tratta
Sono in arrivo i fondi del Pnrr dedicati all’istruzione. In particolar modo, al liceo classico e scientifico Socrate alla Garbatella sono arrivati nientemeno che 600mila euro dedicati all’acquisto di nuovi arredi per aule e laboratori e al potenziamento delle discipline STEAM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Arti, Matematica.). “Si possono usare solo per questo tipo di interventi” ha commentato Silvia Acerbi con un pizzico di amarezza, “prendiamo il bicchiere mezzo pieno: l’offerta formativa verrà migliorata, però il Socrate ha gravi problemi strutturali che non possiamo arginare con i fondi europei, ma solo sollecitando l’intervento della Città Metropolitana.”
Casa dei Bimbi
Datata 1971, la struttura del liceo è di vecchia annata ma non funziona come il vino: col tempo non migliora. E, arrivato alla veneranda età di 53 anni, il prefabbricato di via padre Reginaldo Giuliano inizia a scricchiolare e a non trovare pace né d’estate né d’inverno. “Con l’arrivo dell’autunno e delle prime piogge, l’Aula Magna e la palestra si allagano” ha riportato la professoressa Acerbi, “sarebbe necessario impermeabilizzare le guaine dei solai. Con l’arrivo della primavera, invece, nelle aule del secondo piano si muore di caldo. Bisognerebbe dotarle tutte di condizionatori”.
Ma qui arriva il controsenso: i fondi Pnrr non possono mica essere investiti per risolvere i problemi reali delle singole scuole, ma per una serie di interventi predisposti di cui, mettiamo il caso assurdo, gli istituti potrebbero non sentire l’impellente necessità. Rimane comunque ottimista la professoressa Acerbi: “i laboratori e le aule verranno dotati di nuove lavagne interattive multimediali e banchi, sono anche previsti corsi di inglese per docenti e studenti”.
Da segnalare l’apertura della palestra, chiusa nella primavera scorsa a causa di lavori di riqualificazione del pavimento. I ragazzi che fino a giugno svolgevano l’ora di educazione fisica in cortile adesso potranno tornare all’interno dell’edificio. Altra nota di merito per il liceo della Garbatella: sono tre le nuove prime formate quest’anno per un totale di undici classi. “Il classico regge, nonostante la crisi che a livello nazionale colpisce l’indirizzo” ha riassunto l’ex vicepreside, “invece lo scientifico, che è stato introdotto una decina di anni fa, è subito decollato e continua a crescere”.
E continua a svilupparsi anche il liceo artistico Caravaggio a Tor Marancia. “Nel plesso di via Andrea Argoli abbiamo avviato il nuovo indirizzo design e arti dei metalli” ha raccontato la vicepreside Veronica Toms, “restiamo uno dei licei artistici con l’offerta formativa più ampia di Roma”. Coinvolto da lavori è il plesso in via Carlo Tommaso Odescalchi, dove grazie ai fondi Pnrr si stanno ristrutturando palestra e facciata. Mentre a via Andrea Argoli si procede con la pulizia dell’area verde e la sistemazione dei cornicioni danneggiati.
Si dibattono tra organico incompleto e orario ridotto gli insegnanti del plesso Cesare Battisti a piazza Damiano Sauli. “Purtroppo l’anno scolastico non inizia mai con le assegnazioni complete degli insegnanti da parte del Ministero, e certe classi restano scoperte” ha spiegato la maestra Margherita Meledandri, “l’orario ridotto fino a mezzogiorno al momento è l’unica soluzione possibile per tamponare i buchi”.
Altra nota dolente, a causa di lavori di cui non si prevedono le tempistiche risulta inagibile il campo da basket del cortile, usato in passato durante l’ora di ginnastica o per attività extrascolastiche. Un vero e proprio dramma per insegnanti e bambini costretti a trascorrere anche la ricreazione in aula. Altre criticità sono legate al sistema del preside reggente, assegnato di anno in anno alla Damiano Sauli, un istituto comprensivo che conta materna, elementari e medie tra i tre plessi Cesare Battisti, Alonzi e Macinghi Strozzi. Il che implica mancanza di continuità e rallentamento dell’avvio delle attività scolastiche. Oltre all’enorme lavoro di organizzazione che ricade sulle spalle dei vicepresidi.
Nota positiva per la Cesare Battisti, che quest’anno ha aderito alla settimana europea della mobilità sostenibile, l’iniziativa promossa dalla Commissione Europea per sensibilizzare su temi legati alla sicurezza stradale. Dal 16 al 22 settembre i bambini sono stati accompagnati per le vie del quartiere, con l’obiettivo di osservare il paesaggio e ragionare sulla differenza che intercorre tra una via pedonale e una strada carrozzabile. “Li abbiamo portati per esempio sul primo tratto di via delle Sette Chiese” ha raccontato la maestra Meledandri. Un modo alternativo anche per conoscere il quartiere.
Non sono rane o cavallette, la “piaga d’Egitto” romana è la diffusione di topi. In particolar modo in via Girolamo Benzoni, tra i quartieri Ostiense e Garbatella, la situazione è precipitata. Ratti che infestano le cantine e le aree verdi vicino al ponte Settimia Spizzichino sono all’ordine del giorno. Alcuni tombini – raccontano i residenti – sono stati coperti con reti per arginare l’invasione.
Area verde interessata
A scendere in campo è il comitato di Legambiente Garbatella, che venerdì 20 settembre ha inviato una lettera di protesta al sindaco Gualtieri e ai rappresentanti del Municipio VIII. Duplice è l’obiettivo: sollecitare un intervento di derattizzazione e chiedere un confronto con l’amministrazione locale per mettere in chiaro quali sono i progetti di recupero dell’area degli ex mercati generali, diventata un vero e proprio serraglio di ratti, blatte e serpenti. A sostegno dell’istanza, una petizione che dal 10 al 21 settembre ha raccolto il consenso di oltre 500 residenti.
Topi e non solo
“Quello dei topi, in zona, è un problema grave e sentito che si protrae da anni” ha raccontato Maurizio Santoni, promotore dell’iniziativa, “sono stati i cittadini a mobilitarsi in prima persona per far circolare la petizione”. Una solerzia che non stupisce, se letta alla luce dei recenti avvenimenti che coinvolgono la Casa dei Bimbi, la materna di Garbatella costretta a chiudere a una settimana dall’inizio dell’anno scolastico a causa della presenza di ratti ed escrementi. Un problema, dunque, sentito anche in altri angoli del quartiere. “Il problema di via Benzoni nasce dallo stato di abbandono degli ex mercati generali” ha proseguito Maurizio Santoni, “è da lì che vengono gli animali”.
Novembre 2023, via Benzoni
Non solo topi: anche blatte e serpenti si aggirano tra i capannoni dell’area abbandonata sottostante, e talvolta fanno capolino in strada. Come nel caso della vipera segnalata a novembre 2023 all’incrocio tra via Benzoni e via Pigafetta. “Il biologo che la raccolse” racconta una residente di via della Moletta, “disse che era sicuramente venuta dagli ex mercati generali dove si era creato un ambiente favorevole ai serpenti”.
Ex mercati generali, una storia infinita
Un’enorme voragine urbanistica che si spalanca nel quartiere Ostiense, tra i più vivaci e popolosi di Roma. Ecco come si presentano gli ex mercati generali, chiusi dal 2003, quando le attività commerciali si spostarono al Centro Agroalimentare di Roma con sede a Guidonia. Da quel momento tanti sono stati i progetti, e altrettanti i progettisti e gli investitori che hanno fatto dietrofront in una serie di peripezie lunga oltre vent’anni.
Nel 2006 la riqualificazione aveva il nome di “Città dei giovani”, su iniziativa dell’allora sindaco Walter Veltroni. Prevedeva uno studentato, un centro anziani, un auditorium, un’area verde, oltre a bar, ristoranti e uffici pubblici, il tutto affidato all’azienda Lamaro che, schiacciata dai debiti, non riuscì a completare più del 26 per cento degli interventi. Il progetto, modificato più volte nel corso degli anni, sembrava aver trovato una forma definitiva nel 2015, quando l’Assessore all’Urbanistica della giunta Marino, Giovanni Caudo, aveva dichiarato che i cantieri si sarebbero chiusi entro il 2018.
Una speranza più che una certezza, come dimostrano le evoluzioni successive: nel 2017 della riqualificazione nemmeno l’ombra ma il progetto, intanto, aveva avuto il tempo di cambiare di nuovo. Prevedeva una nuova biblioteca comunale, un corso, una piazza, spazi per studenti, un cinema, una sala conferenze, un’area sportiva, mentre la giunta Raggi assicurava che i lavori sarebbero terminati entro il 2020. Fatto sta che proprio quell’anno è scoppiata la pandemia, che ha paralizzato contestualmente cantieri e buona volontà. Adesso sulla giunta Gualtieri si appuntano le speranza di oltre 500 residenti.
Oltre 500 firme di denuncia
“Chiediamo un incontro con l’amministrazione locale per chiarire se sono previsti interventi di riqualificazione degli ex mercati generali” ha spiegato Maurzio Santoni, “e soprattutto quali sono le tempistiche”.
Ormai è ufficiale. Nel quartiere Ardeatino sorgerà il nuovo mercato rionale previsto nella convenzione urbanistica Piazza dei Navigatori del 2018. Al momento sono otto i chioschi attivi, ma i commercianti stanno già levando le tende per lasciare campo libero al tanto atteso cantiere di riqualificazione. Il costo degli interventi ammonta a 1.500.000 euro per la rimozione dei vecchi banchi e la costruzione di 15 nuovi box, di una recinzione e di una copertura. Il nuovo mercato vedrà la luce nel 2026.
Una sede temporanea per le otto attività
“La cosa importante” ha sottolineato la consigliera municipale Simonetta Novi della Lista Calenda, “è aver scongiurato lo spostamento dei banchi attuali in collocazioni non idonee, come un anno fa si era ventilato”. In attesa della conclusione degli interventi, gli otto box attualmente attivi si istalleranno all’incrocio tra via Leon Pancaldo e via delle Sette Chiese, su banchi temporanei finanziati da Impreme Spa, la ditta costruttrice della vicina Foresta Romana. Il progetto del trasferimento è stato presentato il 17 settembre in commissione Lavori Pubblici e Commercio alla presenza della consigliera Eleonora Talli (PD), che ha sottolineato: “Importante che i banchi restino accanto ai cantieri, per evitare che i commercianti perdano la clientela”.
Come si presenta attualmente il mercato
Due sono gli auspici formulati dalla consigliera Talli: le attività storiche del mercato siano esentate dal bando per l’assegnazione dei chioschi, e poi che si provveda a introdurre esercizi commerciali che al momento mancano, evitando accavallamenti con i banchi attuali. Centrale anche la questione parcheggi. “Su via delle Sette Chiese ci sono numerosi divieti di sosta che potrebbero creare problemi per lo scarico delle merci” ha commentato la consigliera, “bisognerebbe coordinarsi con la polizia locale per evitare ulteriori disagi ai lavoratori. Il nostro impegno è di incoraggiare le piccole attività” ha aggiunto.
Attuali chioschi del mercato
Il mercato rionale di piazza dei Navigatori, infatti, non ha mollato neanche negli anni della pandemia, continuando a rappresentare un punto di riferimento per i residenti del quadrante. Resiste anche adesso, tra banchi storici e new entry continuamente minacciati dai supermercati che proliferano nel quartiere. A breve si svolgerà una seconda commissione municipale per fare il punto su dettagli tecnici. Ma intanto i lavori saranno già iniziati e i commercianti che da anni attendono la riqualificazione potranno tirare un sospiro di sollievo.
Presentato il progetto vincitore del bando per l’ex Fiera di Roma
“La città della gioia”: così si intitola il progetto vincitore per la riqualificazione dell’ex fiera di Roma. Non più capannoni abbandonati, vialetti-fantasma nascosti dietro il muro rossiccio dell’ex area espositiva. A breve a occupare il quadrante sarà un nuovo quartiere in linea con le direttive pubblicate il 5 febbraio da Roma Capitale in collaborazione con Orchidea Srl. L’80 per cento del suolo verrà destinato a uso abitativo, il 20 per cento a uso non residenziale. In particolar modo, 25mila metri quadrati sono riservati ad aree verdi. Al bando internazionale che si è chiuso ad aprile hanno partecipato 41 progetti, di cui 4 arrivati ex aequo al secondo posto. Mentre il masterplan vincitore – firmato da ACPV Architects, Arup Italia Srl, Parcnouveau e Asset – è stato presentato oggi 6 settembre in conferenza stampa alla presenza, tra gli altri, del sindaco Roberto Gualtieri e del presidente di Municipio Amedeo Ciaccheri.
Il progetto vincitore
Sostenibilità, continuità urbanistica con i quartieri adiacenti, attenzione ai bambini: queste le qualità del progetto vincitore, illustrate dalla presidente di giuria Guendalina Salimei. L’inserimento di aree giochi sembra richiamare, forse involontariamente, una proposta del 2007 dal titolo “La città dei bambini”, mai realizzata. “Gli obiettivi di questi lavori” ha dichiarato Maurizio Veloccia, “sono tre: sanare una ferita urbanistica, restituire verde, garantire qualità. Inoltre abbiamo intrapreso una collaborazione con l’Università Roma3, per la possibile presenza di strutture di ricerca e formazione”.
Ma dal deserto dei tartari alla “città della gioia” il passo non è breve. La demolizione dei vecchi capannoni e la rimozione dei materiali di risulta, come ha ricordato il sindaco Gualtieri, inizierà nei prossimi mesi, mentre la posa della prima pietra non è prevista prima del 2026. L’amministratore delegato di Orchidea, Luca Fantin, ha poi assicurato che il termine dei lavori non avverrà prima dei tre anni. Il nuovo quartiere sorgerà dunque sulle soglie del 2030.
In attesa di questa data, fermo resta l’ammonimento del minisindaco Ciaccheri: “massimizzare l’interesse pubblico e minimizzare l’impatto”. Impatto non solo ambientale, ma anche urbanistico: al posto degli otto ettari di cemento lasciati a cuocere sotto il sole per quasi vent’anni, dovrà sorgere un quadrante non solo sostenibile, ma anche collegato armoniosamente con i quartieri circostanti, Tor Marancia e Garbatella. A questo mirano le due ampie piazze, i viali laterali e le palazzine basse presenti nel progetto vincitore. A proposito degli edifici, la dottoressa Salimei ha commentato: “Sono state premiate le palazzine basse perché i grattacieli non appartengono a questa città”. Una frase da incorniciare. Chissà poi cosa direbbe la stessa dottoressa Salimei, se le capitasse tra qualche mese di passare per piazza dei Navigatori…
Dopo la pausa estiva La Villetta torna all’opera. Spossati dal caldo romano o di ritorno da rigeneranti vacanze, gli organizzatori di “Visionaria” proporranno anche questo settembre la tradizionale settimana fitta di incontri che si ripete annualmente dal 2018. L’edificio ocra in via degli Armatori 3, ex sede del Partito Comunista, sarà cornice dell’evento, pronto a dimostrare ancora una volta che, sui temi sociali, arte e politica possono viaggiare sugli stessi binari.
La data da segnare in agenda è lunedì 2 settembre ore 18:00, quando al tintinnio dei bicchieri del brindisi di apertura verrà tagliato il nastro della nuova edizione Visionaria Fest: guerre stellari. Il programma, stilato dall’associazione Villetta Social Lab, si snoderà straordinariamente fino a domenica 8 settembre, spaziando dai dibattiti politici alle attività di intrattenimento – libri, musica, cinema – e mettendo a fuoco un ampio ventaglio di problematiche dei nostri tempi. Un modo per fare i conti con il presente. O quantomeno per aprire gli occhi nel tentativo di comprenderlo.
Il programma
“Il Guerre stellari del titolo è un gioco di parole, non bisogna intenderlo in senso letterale” ha spiegato Francesca Mollo dell’organizzazione. “Siamo entrati in una fase in cui la guerra è la cifra costante del nostro tempo. Da quando è partito il primo colpo in Ucraina noi siamo stati per il cessate il fuoco. Ma poi ci sono anche altri tipi di conflitti, battaglie sociali per il welfare, la scuola pubblica, lo stato unitario…” Sono guerre silenziose anche quelle che attaccano le libertà personali, le diversità o i diritti che uno stato sociale dovrebbe garantire. Perciò Visionaria ospiterà il tema dell’eutanasia, della migrazione e dell’istruzione pubblica. Ma a parlarne non saranno solo rappresentanti delle forze politiche.
Mercoledì alle 19:00 lo scrittore Erri De Luca e la cantante Tosca parteciperanno al dibattito “Mediterraneo: presidio di civiltà tra guerre e migrazioni.” Alle ore 21:30 si parlerà di fine vita, ma attraverso uno spettacolo teatrale di Valentina Petrini.
Giovedì 5 alle 18:00 sarà il turno della scuola col documentario “D’Istruzione pubblica”. La giornata di sabato verrà invece occupata interamente dal tema della guerra a Gaza, raccontata dalle voci di attivisti provenienti da tutta Italia. Alle ore 19:00 Fausto Bertinotti e la giornalista Anna Maria Selini dialogheranno sull’argomento, in un confronto intitolato “Fine guerra mai”.
Non mancheranno poi le iniziative di puro intrattenimento, come i concerti di The Pungitors venerdì e di The Gang domenica alle 21:30. E per chi ricorda ancora la musica e le luci soffuse dell’ultima edizione del Jazz Festival, giovedì alle ore 21:30 c’è un appuntamento da non perdere. Tornerà alla Villetta il sassofonista Pasquale Innarella, accompagnato dal Gasp Quartet, in un concerto organizzato dall’Associazione Cara Garbatella.
Tra politica e attività culturali
“A Garbatella c’è sempre stata una festa a sfondo politico” ha spiegato Francesca Mollo, “ma nel 2018 ci siamo interrogati sui linguaggi da adottare. Abbiamo deciso di proporre non solo dibattiti, ma anche attività culturali o di intrattenimento.” E così politici e attivisti, ma anche giornalisti come Sigfrido Ranucci, attori come Riccardo Rossi calcheranno lo stesso palco nel corso di poche ore. “Il titolo Visionaria contiene il senso della manifestazione” ha continuato l’organizzatrice, “cioè vedere nella realtà gli elementi che prefigurano il futuro, andare a fondo di certe problematiche e allo stesso tempo andare avanti, nel tentativo di immaginare un mondo diverso. I temi proposti sono disparati, in questo modo ognuno può scegliere quelli che preferisce approfondire. E alle persone piace stare insieme” ha concluso, “dopo la pandemia abbiamo avuto un boom di partecipazione”.
Sei giorni più uno
Per il primo anno “Visionaria” proseguirà anche di domenica, dando spazio alle attività che si sono svolte a La Villetta nel corso dell’anno. Un esempio? Il circolo di Scrittura Autobiografica Clara Sereni, coordinato dalla professoressa Gabriella De Angelis, presenterà una raccolta di racconti con l’accompagnamento musicale di Paola Della Camera. A seguire – ore 19:00 – la presentazione del libro “Cento storie per cento canzoni” del cantautore Luca Barbarossa, con gli interventi del critico Francesco Paolo Memmo, della scrittrice Maria Jatosti e dell’attore Riccardo Rossi.
“Si tratta di una storia della musica leggera a largo raggio, dalla nascita del jazz fino ai nostri giorni” ci ha raccontato Maria Jatosti. “È un libro estremamente godibile e istruttivo, pieno di curiosità e aneddoti, di storie e di Storia. Io ho scoperto Visionaria qualche anno fa” ha proseguito, “quando dei vecchi compagni mi chiamarono in quanto militante del PC, ai tempi in cui la Villetta era sede del partito. Ricordo Visionaria come una festa piena di giovani entusiasti di ascoltare i miei racconti. E vedo molta continuità tra la vecchio fermento politico e le iniziative che si organizzano oggi alla Villetta” ha concluso la scrittrice. “Un tempo i militanti combattevano a pugni chiusi e denti stretti contro la DC, adesso la politica affronta di più le questioni sociali. Molte associazioni, in questo senso, svolgono un lavoro egregio, mentre i partiti stanno perdendo sempre più di credibilità. La politica si fa nella vita di tutti i giorni: questo è il messaggio che posso continuare a dare”.
Tra cassonetti colmi e rifiuti abbandonati nelle aiuole, approdano al parco Schuster i primi “CeStò”. Questo gioco di parole romanesco racchiude il nome dei nuovi cestini che verranno distribuiti fino a settembre sul territorio di tutto il Municipio VIII. Appartengono a un progetto più ampio, che prevede l’introduzione di 18 mila esemplari in tutta Roma partendo dal centro storico fino alle periferie, con un programma di distribuzione a tamburo battente che terminerà a dicembre, sulle soglie dell’anno giubilare. L’obiettivo non è solo sostituire i precedenti secchi, vecchi e malridotti, ma anche aumentarne il numero: solo nel Municipio VIII si passerà da 370 a 830 cestini.
Il problema dei gabbiani nel Municipio I
Accompagnata da una forte campagna mediatica, l’introduzione dei nuovi secchi della spazzatura ha coinvolto il Sindaco in prima persona. Il 25 luglio Roberto Gualtieri ha posizionato simbolicamente il primo “CeStò” in via dei Fori Imperiali. Da allora sono stati coinvolti nel progetto i territori dei Municipi I e VIII, luoghi chiave in vista del Giubileo 2025. Ciononostante si fanno sentire le prime polemiche. A mostrare disappunto è stato Stefano Marin, l’Assessore all’ambiente del Municipio I, che già il 15 luglio ha inviato una lettera al direttore generale dell’Ama per mettere in guardia sulla conformazione delle nuove strutture e chiedere delle modifiche. A causa degli spazi che intercorrono tra le assi verticali, i nuovi CeStò sono facile preda dei gabbiani, che riescono a rompere i sacchi e a frugare tra i rifiuti.
La gestione dei rifiuti in Municipio VIII
Decine di nuovi cestini campeggiano sul piazzale dietro l’abside della basilica di San Paolo, e lungo il viale alberato che porta alla cosiddetta “Foresta di acciaio.” Ma basta fare pochi metri spostandosi dietro la rupe omonima per notare rifiuti abbandonati a bordo strada e nelle aiuole. “Un conto è mettere nuovi cestini, un conto è svuotarli” fa notare Franco Federici, capogruppo FdI in via Benedetto Croce. “Sul tema della pulizia delle strade arrivano moltissime segnalazioni da parte dei cittadini di tutti i quartieri del Municipio VIII. È da anni che nessuno interviene. Soprattutto a Garbatella, Ostiense e Roma 70 ci sono aree abbandonate da mesi. Oltre ai nuovi cestini, sono necessari altri interventi” ha concluso. “Non solo la raccolta dei rifiuti e la pulizia delle strade, ma anche il diserbo dei marciapiedi, dove ormai cresce l’erba alta.”
Segnalata dai sindacati, la situazione economica della Fondazione Santa Lucia è diventato un caso nazionale. Del resto, la crisi di un istituto storico, eccellenza nel campo della ricerca e della neuro riabilitazione, non poteva passare inosservata. Si parla di pesante indebitamento, di oltre ottocento posti di lavoro a rischio. Addirittura si paventa la chiusura dell’ospedale, fondato nel 1960 e riconosciuto negli anni Novanta come Irccs (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico).
A martedì 6 agosto è fissato l’incontro tra i rappresentanti di Cgil Cisl e Uil Lazio e Adolfo Urso il ministro delle Imprese e del Made in Italy. Si discuterà della crisi che si protrae ormai da quasi vent’anni e sui possibili provvedimenti. A lunedì 29 risale invece l’incontro dei rappresentanti sindacali col Presidente della Regione, Francesco Rocca, il quale ha espresso la speranza che non vengano messi a rischio i servizi finora offerti dalla Fondazione.
In Municipio VIII maggioranza e opposizione a sostegno del Santa Lucia
“Si tratta di un punto di riferimento, un vanto per i cittadini del nostro Municipio” ha dichiarato Flavio Conia, capogruppo PD in via Benedetto Croce. “Con la Fondazione abbiamo sempre avuto un’ottima interlocuzione”. Le forze di maggioranza – Lista Civica Ecologista, PD, Lista Gualtieri – il primo agosto hanno proposto in consiglio municipale un atto di sostegno e vicinanza ai lavoratori dell’Istituto. Al momento della votazione anche Forza Italia e Fratelli D’Italia hanno sottoscritto il testo, dando atto che “serve unità di intenti per sostenere questa importante istituzione sanitaria”, come si legge in una nota del Partito Democratico.
“Non possiamo esprimerci sui possibili sviluppi della situazione. È assolutamente al di fuori delle nostre competenze” ha proseguito il consigliere Conia, che però ha tenuto a specificare: “per noi del Partito Democratico le priorità sono tre. Tutela dei lavoratori, continuità assistenziale per i pazienti e rinnovo dei contratti di ricerca, per cui la Fondazione Santa Lucia è un’eccellenza”.
Per questo motivo i sindacati auspicano che la struttura diventi pubblica. Un augurio non condiviso da tutti indistintamente. “Il Santa Lucia è una struttura privata convenzionata” fa notare Conia, “ma funziona bene. Noi del PD saremo sempre per la sanità pubblica, ma in questo caso qualunque soluzione verrà accolta da noi con favore, purché i servizi restino accessibili e di qualità”. Si sono espresse sulla questione anche le consigliere capitoline Valeria Baglio e Antonella Melito (Pd), che scrivono in una nota: “Destano preoccupazione le notizie sulla crisi della Fondazione Santa Lucia. Chiediamo alla Regione Lazio, al Presidente Rocca e al Governo Meloni di intervenite per dare continuità a questo servizio fondamentale”. Ma per ora, nonostante la preoccupazione condivisa e in attesa che gli auspici si trasformino in fatti, il destino del Santa Lucia resta appeso a un filo.
“Una collaborazione preziosa”. Così l’ha definita l’assessora Maya Vetri, dalla piazza sopraelevata del parco don Giacomo Alberione nel quartiere San Paolo. Difatti quella che avrà luogo nell’area verde non è una delle tante rassegne estive che riempiono gli spazi pubblici di Roma, forse per consolare chi è costretto ad arrostire in pieno agosto al sole spietato della Capitale. Si tratta invece della risposta delle associazioni territoriali a un bando triennale del Municipio VIII.
L’obiettivo è proprio quello di portare varie attività nelle zone meno toccate dai grandi eventi dell’Estate Romana. Da oggi sarà il parco don Alberione, tra via Alessandro Severo e via Giustiniano Imperatore, il palcoscenico su cui saliranno registi e scrittori per presentare le proprie opere ed entrare in contatto con i residenti. Un’iniziativa partita dal basso, come hanno sottolineato anche i rappresentanti dell’associazione Viva il quartiere, che ha organizzato la programmazione.
La programmazione
Il programma inizia stasera giovedì primo agosto e proseguirà fino al 26 ottobre. Un’estate un po’ allungata che permetterà al defilato parco don Alberione di diventare punto di riferimento o quantomeno di passaggio per la zona.
Stasera alle 18:30 è in programma la presentazione del libro “Storia e storie del quartiere San Paolo”. Durante l’incontro, i partecipanti ascolteranno le biografie raccolte dall’associazione Viva il quartiere e avranno modo di narrare la propria. Venerdì prossimo verrà proiettato il cortometraggio “Anne Marie”, sul tema della violenza di genere, alla presenza degli autori.
Sabato ci sarà ancora il cinema sotto le stelle, con la proiezione di “Monarch” di Stefano Scaramuzzino, un film “pilota” – cioè non ancora uscito nelle sale – che si muove tra thriller, horror e fantascienza. Lunedì 5, invece, si tornerà a parlare di libri e in particolar modo de “Il Conte di Ponte Sisto”, romanzo di Maurizio Milazzo sulle storie spesso rocambolesche ma poco conosciute dei senzatetto romani.
Il programma al momento tocca solo queste quattro giornate, ma verrà aggiornato da Viva il quartiere fino alla fine di ottobre.
Le associazioni coinvolte
“Il nostro obiettivo è diffondere l’amore per la lettura” hanno spiegato i rappresentanti di Viva il quartiere, “ma anche proporre cinema e teatro.” Per questo sono scese in campo le associazioni attive sul territorio, sia in ambito culturale – come Tra le righe, Gruppo Accademia, Bereshit – sia nel volontariato, come nel caso de La voce di Rita, che da vent’anni offre assistenza alle persone vittime di violenza.
Se è vero che tutte le strade portano a Roma, non è scontato che questi antichi tracciati possano fregiarsi del titolo di patrimoni dell’umanità. È ciò che è accaduto all’Appia Antica, l’antica via che collegava Roma a Brindisi. Il verdetto positivo del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Nuova Delhi, è arrivato il 29 luglio dopo un lungo iter di sopralluoghi e valutazioni. Tutto inizia nel maggio 2022, su iniziativa dell’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini, che propone la candidatura del sito.
Ma da allora è stata fatta molta strada. Molta strada per le istituzioni, che nel 2023 depositano un dossier con i requisiti del sito, in parte stilato dalla Soprintendenza Capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi VII e VIII di Roma. Molta strada anche per Sanjin Mihelic, delegato del Icomos (International Council of Monuments and Sites), che lo scorso settembre ha percorso i tratti di maggior interesse dell’antica via. Una missione di valutazione, la sua, che ha concluso l’iter di candidatura.
(Foto di Alessia Samaritani)
Via Appia, una storia millenaria
L’Appia Antica non è solo un viaggio nello spazio – 540 chilometri di tracciato, quattro regioni attraversate – ma soprattutto nel tempo. Costruita alla fine del IV secolo a. C. per volere del censore Appio Claudio Cieco, la via che collegava Roma e l’antica Capua venne progressivamente allungata man mano che la conquista romana procedeva nel sud Italia, fino a Brindisi. In questo modo la Regina Viarum, nata come collegamento militare, divenne un importante canale di comunicazione che da Brindisi legava Roma alle rotte orientali. E da adesso tornerà ad essere percorsa in lungo e in largo, come attrazione archeologica e naturalistica riconosciuta a livello mondiale. L’ennesima bellezza italiana, sì, che però in questo caso affonda le sue radici a Roma, e in particolar modo nel Municipio VIII, dove si estende oltre il 70 per cento dell’omonimo parco regionale.
Un patrimonio mondiale che cambia il volto di un Municipio
Come cambierà adesso il volto del Municipio VIII? “La nomina dell’Appia Antica come patrimonio mondiale è un’ottima notizia per due motivi – ha commentato Monica Rossi, presidente della Commissione Cultura – Da una parte indica un notevole lavoro di squadra tra organi nazionali, regionali e locali sul campo della cultura, e poi si tratta di un ottimo punto di partenza per rilanciare il turismo in questo quadrante di Roma”.
(Foto di Alessia Samaritani)
In vista dell’aumento del turismo, la delibera del Ministero della Cultura “Caput Mundi” riserva parte dei fondi Pnrr alla riqualificazione di siti interni al parco, tra cui la basilica di San Sebastiano, il Parco degli Acquedotti e la villa Capo di Bove. Anche il progetto “Urbs dalla città alla campagna romana” mira a restaurare i luoghi di interesse dell’antica via, come ricorda il direttore del parco Simone Quilici in un’intervista a La Repubblica. “Il Comune di Roma ha avviato il cantiere per il Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici” spiega Quilici in quell’occasione. Si tratta di un percorso ciclabile di oltre 50 chilometri che collegherà i siti centrali e quelli periferici di Roma: in altre parole, sarà possibile pedalare dal Colosseo al Mausoleo di Cecilia Metella. È partito inoltre un progetto di regolamentazione della mobilità sull’Appia Antica, tramite l’introduzione di una zona a traffico limitato.
Due mostre per celebrare l’Appia
Ma al di là dei turisti, l’Appia Antica affascina anche fotografi e artisti. Fino al 1° dicembre la villa Capo di Bove ospita una mostra fotografica che reca la firma del leccese Andrea Franzetta, inviato del National Geographic. Spostandosi al Casale di Santa Maria Nova, fino al 13 ottobre è allestita l’esposizione L’Appia è moderna, a cura di Claudia Conforti, Roberto Dulio, Simone Quilici e Ilaria Sgarbozza. In questo caso non solo fotografie, ma anche disegni, dipinti, e perfino illustrazioni e manifesti pubblicitari restituiscono una visione atipica della via, ponendo in particolare rilievo le trasformazioni del secolo scorso.
Dalla morte del bracciante Satnam Singh si è levato il vento dell’attenzione mediatica sul tema del caporalato che non lascia indifferenti neanche i politici. Il Consiglio del Municipio VIII ha deliberato una proposta di risoluzione della Commissione Commercio con l’obiettivo di promuovere una filiera alimentare etica e sensibilizzare sulle condizioni lavorative di molti braccianti laziali.
Tra filiera etica e bollini di certificazione
“Il caporalato rappresenta una grave forma di sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli, caratterizzata da condizioni disumane e salari irrisori”: è da questa premessa che si snoda la proposta di risoluzione. L’obiettivo della Commissione Commercio, non è solo organizzare campagne informative nei mercati e nelle scuole, ma anche di introdurre una forma di certificazione che segnali i prodotti provenienti da una filiera alimentare etica. Ma in cosa consiste?
“Bisogna informare i cittadini sulla provenienza dei prodotti che stanno acquistando – ha spiegato Michele Marini consigliere municipale di Alleanza Verdi e Sinistra – con quest’atto ci impegniamo politicamente per cambiare la cultura dei mercati rionali. I consumatori comprano nei mercati pensando che il chilometro zero sia sinonimo di qualità, ma spesso è impossibile capire da dove viene la merce, da quali aziende, e in che modo è stata prodotta“.
Mercato rionale via Guarnieri Carducci
Da qui l’idea di inserire quella che Marini definisce “una certificazione di acquisto consapevole”. In parole povere: una sorta di bollino che attesti la provenienza certificata dei prodotti. “L’idea nasce dalla tragica morte del bracciante di Satnam Singh nella provincia di Latina; ci siamo domandati cosa possiamo fare nel nostro piccolo, e la risposta è che bisogna quanto meno rendere consapevoli i consumatori sull’origine dei prodotti acquistati”.
Lo scopo del bollino è segnalare i prodotti provenienti da una filiera etica, ma le procedure da adottare per il momento non sono facili. Come possono i banchisti appurare che un’azienda agricola non faccia uso di caporalato? Com’è possibile proporre ai commercianti di segnalare i prodotti derivanti da una pratica illegale che prevede fino a otto anni di detenzione?
“Per ora si tratta di un’idea allo stato embrionale – ci ha spiegato Marini – bisogna lavorare con gli uffici tecnici amministrativi per valutare le varie modalità di applicazione”.
In attesa che si intraprendano azioni concrete, l’attenzione sul tema del caporalato resta alta, ora più che mai.
Il bracciante indiano ha un nome Singh Satnam ha un cuore, un amore, ha un respiro, è stato un bambino, è andato a scuola, ha braccia, abbracci, avrà ancora tante prime volte, ha conosciuto i baci, ha amici, una mamma, ha visto le stelle, ha polmoni, sudore, tenerezze, terrore, non ha padroni, ha fatica, è esausto ha un corpo, certe notti Dorme senza sognare. Ma se sogna non finisce il mare. Ha la sua vita; ha il suo amore. Singh Satnam aveva un nome.
Si riscaldano i muscoli alla Garbatella, in vista della trentesima edizione della storica maratona di quartiere. La settimana scorsa la Casetta Rossa ha accolto l’incontro dei rappresentati di Rione Garbatella, l’associazione promotrice dell’evento, e il minisindaco Amedeo Ciaccheri. “Corriallagarbatella è tra le più attese e partecipate gare podistiche di Roma – ha commentato il Presidente del Municipio VIII – rimane l’evento sportivo più importante dell’anno sul territorio.”
L’organizzazione della gara podistica
In programma come al solito per l’ultima domenica di novembre, la Corriallagarbatella potrebbe però stupire con alcune novità. Il Comitato Organizzatore fa sapere che il punto di partenza e di arrivo rischia di cambiare, e in tal caso Enrico Cajusi, Fabio Valletta e Piero Restante dell’associazione avranno cura di individuare una nuova sede e di fornire le relative informazioni sul sito di Rione Garbatella.
Edizione 2023
Si prevede ancora una volta un’edizione ricca di partecipanti, come l’anno scorso, grande ritorno dopo ben quattro anni di pausa a causa dell’emergenza Covid. In quell’occasione aveva preso parte alla corsa un fiume di persone, sia bambini sia adulti, questi ultimi divisi tra gara competitiva di 9,8 chilometri e una maratona amatoriale più breve.
L’assessora municipale alle Politiche Scolastiche ed Educative Francesca Vetrugno aveva dato ai bambini la possibilità di partecipare al concorso “Corri forte cresci bene” presentando un disegno corredato da una frase, sul tema della corsa. Ma sicuramente non avrebbe immaginato che sarebbero approdati sulla scrivania della commissione oltre 160 elaborati.
Per la prossima edizione della gara, notizie in aggiornamento sul sito di Rione Garbatella.
Ormai sembra un’idea da scartare: sull’area verde tra via Cristoforo Colombo e via Tito non verrà più costruito il parcheggio previsto nella convenzione confermata sei anni fa dalla giunta Raggi. A dichiararlo è il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, che manifestando la contrarietà della giunta municipale aveva esposto a inizio luglio due possibilità. O modificare gli interventi, per ridurre l’area destinata ai posti auto, preservare i quindici pini presenti e garantire la permeabilità del suolo, evitando colate di cemento. Oppure rivedere radicalmente il progetto ed eliminare tout court la possibilità di costruire il parcheggio. “Al momento l’iter dei lavori è sospeso” ha dichiarato il presidente, “e ci stiamo muovendo sulla nostra posizione primaria, cioè quella di lasciare l’area verde com’è.”
La storia del progetto
Risale al marzo 2018 l’approvazione in giunta capitolina della convenzione per la riqualificazione di piazza dei Navigatori e di altre zone del Municipio VIII, tra cui viale Giustiniano Imperatore, con un investimento di 30 milioni di euro. La concessione di queste aree per la realizzazione di opere pubbliche, in realtà, è nata nel 1996 e successivamente formalizzata nel 2004. I lavori previsti però non furono portati a termine entro le scadenze stabilite, e le società non adempienti dovettero rimborsare il Comune di 16 milioni di euro, oltre che impegnarsi a concludere gli interventi non ultimati. Contestualmente la giunta Raggi avviò un procedimento di bilancio partecipativo, per consentire ai cittadini di intervenire sui processi decisionali riguardo i lavori che si sarebbero realizzati nel territorio. Ironia della sorte, questo clima di partecipazione era destinato a ripetersi a pochi anni di distanza, in questo momento, ma in senso opposto. Ora sono proprio i cittadini che si oppongono agli interventi in programma, sottoscrivendo petizioni di critica tanto sui lavori di piazza dei Navigatori quanto sul parcheggio in via Tito. A inizio luglio, come riportato dal giornale online Roma Today, si è inoltre espresso l’assessore capitolino all’Urbanistica Maurizio Veloccia. “E’ un’idea dannosa” ha detto l’assessore riferendosi al parcheggio, “un’idea figlia di altri tempi e di norme rigide e superate, soprattutto perché a poca distanza ce n’è un altro, spesso libero.”
L’opinione di Municipio e cittadini
La richiesta della cancellazione del progetto viene dalla giunta municipale, su spinta di alcune associazioni, tra cui Legambiente Garbatella, e dei molti cittadini che hanno fatto circolare una petizione. “Abbiamo appreso con preoccupazione che l’area in questione (tra via Colombo e via Tito, ndr) è prevista essere trasformata in un parcheggio” si legge nel testo della raccolta firme. “Tale decisione” proseguono gli oltre settecento firmatari “contraddice non solo le indicazioni del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima del Comune di Roma, ma anche gli obiettivi nell’ambito del Green Deal Europeo.” I residenti chiedono l’annullamento del progetto – un risultato che sembra raggiunto – ma soprattutto la consultazione dei cittadini prima di qualsiasi trasformazione dell’area.
Allo stesso tempo si levano voci contrastanti. Altri cittadini ci fanno notare che l’area in questione è in stato di evidente abbandono ormai da molti anni. Sterpaglie e sporcizia sembrano essere gli unici veri frequentatori del giardino. Dopo aver scongiurato la colata di cemento, Municipio e Comune dovranno dunque affrontare una sfida più grande: riqualificare un’area che definire “verde”, almeno finora, è stato un eufemismo.
Viale di Tor Marancia, Valco San Paolo, via Carlo Tommaso Odescalchi e adesso anche la metro Garbatella: negli ultimi anni il Municipio VIII ha vissuto una vera e propria pioggia di colori. Sono ormai numerose le opere di arte urbana che arricchiscono pareti e piazzali dei quartieri, a cui da poco si è aggiunto un murale di Michela Picchi, realizzato sulla pavimentazione esterna della fermata Garbatella. L’inaugurazione è avvenuta lunedì 25 giugno alla presenza dei rappresentanti del Municipio e di Roma Capitale, oltre che dell’associazione Yourban 2030, che ha patrocinato la realizzazione dell’opera. “As above so below” è il titolo che racchiude quel mare fluttuante di colori, con un sole al tramonto e forme sinuose che corrono sui muri perimetrali. Grazie all’impiego vernici fotocatalitiche, il murale assorbe inoltre lo smog della zona circostanze con un impatto pari a quello di 12 alberi. Per capirci, come il famoso pellicano di via del Porto Fluviale.
“È un’opera importante, esteticamente e anche sul piano della sostenibilità” ha commentato l’assessora alla Cultura Maya Vetri, che ha poi ricordato: “Sul territorio del Municipio VIII l’associazione Yourban 2030 ha realizzato anche i murales a largo delle Sette Chiese, via del Porto Fluviale e in via Tessalonica.”
L’artista Michela Picchi
Michela Picchi, autrice romana conosciuta in tutto il mondo, ha posto una firma non a margine ma all’interno dell’opera: colori accesi e forme ondeggianti sono infatti tipici delle sue creazioni. Basti pensare al murale della fermata metro Cavour dal titolo “Secret Garden”, con una tigre che fa capolino in un tappeto di fiori e foglie. Queste opere rivelano anche un’altra caratteristica dell’autrice: l’impegno a trasformare gli spazi pubblici in opere d’arte, rendere originali quelli che altrimenti sarebbero luoghi di passaggio, grigi e amorfi come molti angoli cittadini.
(Foto di Alessia Samaritani)
“Il murale che presentiamo oggi è il frutto di una virtuosa collaborazione pubblico-privato” ha dichiarato l’assessore alla Cultura capitolino Miguel Gotor il giorno dell’inaugurazione, facendo riferimento alla collaborazione dell’associazione Yourban 2030 con un noto marchio commerciale. “Il nuovo eco murale” ha proseguito l’assessore, “non solo contribuirà a rendere il quartiere più bello e piacevole, ma sarà anche un preciso segno dell’impegno di tutta la nostra comunità a favore della tutela dell’ambiente e della sostenibilità.”
Eppure non finisce qui: tra il ponte Spizzichino e il Centro Pullino la musica completa la street art. Sul muro a destra entrando nel piazzale è stato affisso un codice QR, che basterà inquadrare col cellulare per ascoltare una traccia di accompagnamento appositamente registrata dal producer Andrea Marra.
Visita la nostra galleria fotografica sulla Garbatella
Jazz | Foto Antiche | Foto Moderne
I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
ACCEDI