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Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Ma l’Oratorio, fondato da padre Melani, era nato 27 anni prima.
Quei locali sono un’ex vaccheria della antica proprietà Nicolai donata ai padri Filippini dalla famiglia Santambrogio.
Accanto, la mitica “Chiesoletta” dei SS. Isidoro ed Eurosia

di Enrico Recchi

Proprio il mese di dicembre di 60 anni fa, il 21 dicembre 1952 per l’esattezza, veniva inaugurata solennemente la Chiesa di San Filippo Neri in Eurosia.
La chiesa andava a colmare l’assenza di una parrocchia in quella nuova parte della Garbatella, costituita dalle case dell’INCIS (le abitazioni per gli impiegati dello Stato).osfn-padre-alfredo-melani
Esistevano già altre chiese nel quartiere: San Francesco Saverio a Piazza Sauli e, sulla Circonvallazione Ostiense, Santa Galla. Ma in quella parte della Garbatella, che vedeva nascere una grande arteria stradale, come la Cristoforo Colombo, non ce n’erano. I Padri Filippini operavano già dal 1925 nella zona ed avevano instaurato un buon rapporto con tutta la popolazione a prescindere dalle idee politiche. La loro attività con i ragazzi della Garbatella era già apprezzata da quasi un trentennio ed anche con le famiglie di chi frequentava l’Oratorio c’era una relazione costruttiva. A differenza di quello che era accaduto a Testaccio dove al loro arrivo i Salesiani erano stati accolti a sassate.
Nel 1952 esistevano già l’Istituto Cesare Baronio, che aveva iniziato l’attività didattica nel 1944 (poi ospitò per un certo tempo anche il liceo scientifico Borromini e ora l’università San Pio V), ed esisteva la “Chiesoletta”, ovvero la piccola chiesa restaurata dal grande architetto Valadier per conto del facoltoso proprietario monsignor Nicolò Maria Nicolai, incapace però per le sue ridotte dimensioni ad accogliere tutta la gente che si andava ad insediare nei nuovi edifici. La nuova chiesa venne costruita con il sostanziale contributo della famiglia Bradley, Thomas e Irene, di New York, che aveva visto partire per la guerra ben cinque figli. I genitori, alla partenza dei figli, avevano fatto il voto di sostenere le spese per la costruzione di tante chiese per quanti figli fossero tornati sani e salvi dal conflitto. Per loro e nostra fortuna tornarono tutti e cinque e fu così che i Bradley pagarono le spese per costruire una chiesa in ciascun continente.
Per l’Europa, grazie all’intervento di mons. Montini (futuro Paolo VI), la scelta venne indirizzata verso l’Italia e Roma, e quindi verso il progetto di San Filippo Neri alla Garbatella.
Era quello un periodo di grande fervore edilizio: nel 1951 veniva inaugurato un grande tratto del Raccordo Anulare, veniva aperta la Colombo fino all’EUR ed il prolungamento fino ad Ostia e veniva avviato un consistente programma di costruzione di case.
Quindi quella domenica di 60 anni fa, il 21 dicembre, festa di S.Tommaso Apostolo, alle ore 16, alla presenza del sindaco di Roma Rebecchini, del cardinale vicario di Roma Micara, naturalmente di mons. Montini, di padre Caresana della casa madre dei Filippini di Santa Maria in Vallicella e di padre Melani, il parroco dell’epoca. Padre Guido sarebbe arrivato solo l’anno successivo.
La chiesa già funzionante non era stata completata: mancava il campanile (che venne costruito nel 1955), un adeguato arredamento ed alcune rifiniture. Queste carenze, presto colmate, non impedirono ai padri Filippini, all’Oratorio, alla nuova chiesa di rafforzare il loro ruolo come polo sociale all’interno della comunità della Garbatella.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Ci ha lasciato Elisabetta Di Renzo esempio d’impegno politico e cura della famiglia

Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Anche Elisabetta ci ha lasciati, avrebbe compiuto 90 anni il prossimo gennaio. In un primo freddo pomeriggio di dicembre l’abbiamo salutata nella chiesa di San Francesco Saverio insieme ai figli Roberto, Gianni e Sandra, ai parenti e agli amici che l’hanno conosciuta in questa lunga vita. Una vita piena, vissuta tra la cura della famiglia e l’impegno politico e sociale nel quartiere.
Elisabetta Di Renzo è una delle figure femminili che hanno lasciato il segno alla Garbatella.
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Ce la ricordiamo negli anni Settanta con le donne della Villetta e della sezione socialista nelle lotte per i decreti delegati e la democrazia nella scuola. E poi ancora in prima fila nella campagna per il divorzio e la Legge 194, che sfociò nell’apertura del consultorio familiare di Via Montuori e la sua gestione da parte dell’Assemblea delle donne.
A noi Elisabetta piace ricordarla così, con quel viso dolce e una grande carica di passione civile, che esprimeva nei suoi interventi. Non andava mai fuori le righe, ma era sempre critica e determinata, alcune volte anche scomoda per gli ortodossi dirigenti locali del Pci. Insomma era una combattente dai modi gentili e amabili, ma allo stesso tempo sapeva essere acuta nel dibattito politico e intransigente nei principi.
Fin da giovane si era avvicinata all’Udi (Unione donne italiane), l’organismo che nel primo dopoguerra raccoglieva le militanti più impegnate del Pci, del Psi e della Democrazia cristiana.
Aveva seguito Giglia Tedesco, Marisa Rodano, Nadia Spano, Leda Colombini, dirigenti nazionali del partito comunista, nella campagna elettorale per la Costituente e per estendere il voto alle donne.
Insieme a Felicetta Greco, Vera Polimanti, Vanda Della Ciana, Concetta Rizza, Neda Solic e le altre donne comuniste della Garbatella era stata sempre in prima fila nelle delegazioni all’Iacp o al Comune di Roma per protestare contro l’aumento dei fitti delle case popolari, per rivendicare
l’erogazione dell’acqua, per risolvere il problema degli sfollati che occupavano la Cesare Battisti e consentire ai bambini del quartiere di tornare a scuola. Non si risparmiava, insieme alle altre donne, nella preparazione dei pasti caldi in Villetta e nel sostegno agli uomini che facevano gli scioperi alla rovescia. Era un modo di lottare fattivamente contro la disoccupazione e rivendicare il lavoro, imbracciando pale e picconi per la sistemazione delle strade e dei marciapiedi, cumuli di terra per anni rimasti incompiuti .La sua famiglia venne alla Garbatella al lotto 28 alla fine degli anni Venti. La mamma gestiva un banco di verdura al mercato rionale, che in passato si faceva a Piazza Pantero Pantera. Sposò Mario Pistilli, un operaio edile comunista, protagonista delle lotte popolari e democratiche nella città e alla Garbatella, con cui andò ad abitare al lotto 60, nella zona degli Alberghi. Oggi noi tutti la ricordiamo con affetto e la porteremo sempre nel cuore.

Gianni Rivolta

 

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Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Dedicato alla memoria dell’unica donna sopravvissuta tra 1022 ebrei razziati nel ghetto e deportati dai tedeschi nel 1943. Tornata libera, dedicò la sua vita a lottare contro gli orrori di ogni razzismo

Si chiamerà Settimia Spizzichino il ponte fantastico della Circonvallazione Ostiense: inaugurato il 3 dicembre. L’ha deciso la Giunta capitolina il 16 novembre scorso, nel 74° anniversario dell’emanazione delle infami leggi razziali del 1938. Settimia fu l’unica donna, insieme ad altri 15 deportati, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, tra i 1022 ebrei rastrellati dai tedeschi con la complicità dei fascisti a Roma il 16 ottobre 1943. Settimia aveva ponte-settimia-spizzichinopoco più di 22 anni quando fu presa nella zona del vecchio ghetto. Il suo calvario si svolse prevalentemente nel campo di Auschwitz-Birkenau.
Al suo ritorno in patria venne ad abitare da noi, alla Garbatella, e fu la più ostinata testimone con i suoi racconti degli orrori patiti dai prigionieri dei campi. La notte del rastrellamento, ha raccontato Settimia poco prima della morte, non abbiamo avvertito spari né rumori assordanti. C’era un silenzio di tomba, un silenzio particolare.
Alla chiusura dei negozi la sera del 15 ottobre venne a trovarci mio fratello Pacifico. Mamma ebbe come un presentimento: vattene via, vattene a casa tua. Il silenzio si interruppe prima dell’alba con dei passi pesanti, rumorosi. Erano i passi dei soldati di Hitler che, gridando ordini come iene, avevano circondato tutte le vie di accesso al ghetto. Era cominciata la razzia, in un contesto di voci, di richiami, di implorazioni.
In quel freddo autunno del ’43, quel sabato 16 ottobre, Roma era sotto la cappa dell’occupazione tedesca , della fame e dell’incerto domani.
La comunità israelitica si sentiva in parte rassicurata dopo aver consegnato, al comando della Gestapo di Via Tasso, martedì 28 settembre, 50 chilogrammi di oro che i tedeschi avevano preteso. Con Settimia furono presi la madre Grazia, le due sorelle Ada e Giuditta con la figlia Rossana di 18 mesi: solo Settimia fece ritorno.
Fino all’ultimo ha voluto ricordare e raccontare la terribile esperienza di Auchwitz, dimostrando che il tempo che passa non può essere un alibi per dimenticare, né abbassare la guardia di fronte a qualsivoglia episodio di razzismo.
A Settimia, oltre al ponte della Garbatella, a Roma è intitolata anche una strada nel XX Municipio, zona Tomba di Nerone: il 26 luglio di quest’anno alcuni degni epigoni dei carnefici che la deportarono ne rimossero, per sfregio, la targa toponomastica.
Recentemente, un sito WEB neonazista l’ha definita una “oligomiracolata” nei campi di sterminio.
A 12 anni dalla sua scomparsa, la dedica a suo nome del ponte fantastico della Circonconvallazione la ricorda nel quartiere che l’ha amata e dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

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ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze

Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

Lo stato di manutenzione delle case popolari della Garbatella rappresenta molto bene la situazione in cui si è ridotta l’ATER. La Regione Lazio, che gestisce direttamente l’Azienda territoriale di Edilizia Residenziale, e che in questi anni di governo di centro destra è stata non solo incurante delle necessità primarie dei cittadini, ma l’ha lasciata anche senza guida per due anni circa non nominando un presidente e un Consiglio d’amministrazione in grado di gestirla. Dopo roboanti proclami dell’assessore alla casa Buontempo, che sbandierava risanamento e pulizia, niente di buono è successo. Né per quanto riguarda l’emergenza abitativa, né per l’aspetto della cura e manutenzione dei fabbricati. Addirittura il presidente dell’ATER di Roma Prestagiovanni afferma che i canoni di locazione sono troppo bassi e che l’Azienda spenderebbe in manutenzione per ogni appartamento più di quanto incassa!
ATER-senza-vergognaForse il presidente dell’ATER dovrebbe ricordare a tutti che la Polverini e la sua Giunta non hanno proprio messo in bilancio, e quindi non hanno erogato, fondi per le case popolari e che per “coprire” questa mancanza lui stesso ha compiuto una scelta devastante: usare i fondi propri dell’ATER, derivanti da affitti e vendite, per pagare le ditte che avevano già eseguito lavori precedenti ed aspettavano di essere saldati dalla Regione inadempiente.
E’ per questo che gli inquilini delle case popolari della Garbatella e di tutte le altre zone della città si sono visti recapitare lettere in cui si comunica l’impossibilità di garantire alcun intervento di manutenzione.
Ma non è finita qui, perché oltre al danno c’è la beffa relativa all’aspetto amministrativo: Per esempio per le volture, per i nuovi contratti, per le morosità, ecc., nonostante l’incremento di personale, l’ATER non consente ai propri uffici, a causa dell’applicazione di norme burocratiche inattuali, di procedere più celermente con le pratiche, penalizzando ancora una volta gli inquilini e gli stessi lavoratori ATER, producendo solo ritardi inconcepibili e aumento degli affitti. Con quest’ATER, gestita maldestramente da un Consiglio d’amministrazione a maggioranza di centrodestra, siamo ritornati al passato più buio per le case popolari. Il fondo del barile è stato toccato, ora basta. Chiedetelo a Carmela come si vive da mesi e mesi con il soffitto puntellato con i tubi innocenti perché a rischio crollo, o a Simona, giovane invalida al 100% prigioniera in casa perché senza ascensore, o a Mario che abita sotto un terrazzo fradicio e ancora pieno di eternit.
L’inverno è arrivato, le manutenzioni si fanno più urgenti. Anche se la Giunta regionale è caduta, bisogna chiedere subito di destinare fondi per la manutenzione, in una situazione già critica che potrebbe diventare drammatica nei prossimi mesi.

Dobbiamo

  1. collaborare tutti per monitorare le manutenzioni eseguite in questi anni e denunciare ciò che non è stato fatto bene o è rimasto inevaso;
  2. chiedere con una vertenza di quartiere di procedere con i mancati interventi già segnalati, ultimare quelli iniziati per evitare il totale degrado degli edifici più antichi e prevenire interventi più impegnativi per gli immobili di più recente costruzione.


Quando Prestagiovanni afferma che “rischiamo di dover chiudere l’Azienda, perché vendiamo a un quinto, un sesto e in certi casi pure a un decimo del valore di mercato”, rispondiamo che i soldi dovrebbe chiederli a chi con il denaro pubblico ha fatto feste, comprato suv e pagato cene a ostriche e champagne e non agli inquilini in regola, che da sempre pagano quanto dovuto, che hanno tutti i requisiti richiesti dall’ATER. Forse chi gestisce l’ATER non sa che queste case si reggono in piedi solo grazie alla cura e all’amore di chi ci abita. Poiché tutti abbiamo il diritto di vivere in posti dignitosi, queste case gliele dovrebbero proprio regalare.

Paola Angelucci
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà al Municipio XI
Sportello casa e territorio alla Villetta – S.E.L. via Passino, 26
Martedì ore 18-19 cell. 3393959674

 

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Un regalo buono che fa bene

Un regalo buono che fa bene

di Orietta Vidali

Anche quest’anno, in prossimità delle festività natalizie, le Associazioni Altrevie e Cara Garbatella promuovono la campagna “Un regalo buono che fa bene”. Giunta ormai alla sua settima edizione, l’iniziativa prevede la vendita di olio extra-vergine di oliva dop della Sabina, il cui ricavato viene destinato a fini di solidarietà.
L’olio sarà disponibile presso i locali del Centro Anziani di Via Pullino (accanto alla fermata Metro Garbatella) grazie all’aiuto prezioso di Francesco Giacquinto e Mario Di Martino, gli infaticabili animatori del Centro. Per quanto riguarda la finalità della campagna di solidarietà,anche quest’anno si rinnova la collaborazione con l’Associazione ULAIA ArteSud che da anni opera nei campi palestinesi in Libano.un-regalo-buono-che-fa-bene

Abbiamo chiesto a Claudio Bocci, presidente di Altrevie, i motivi di questa scelta.
“Già lo scorso anno abbiamo collaborato  con ULAIA ArteSud e raccolto fondi per aiutare bambini e giovani palestinesi che vivono una situazione di grande disagio in Libano.
Da oltre 40 anni decine di migliaia di profughi espulsi dalle loro terre in Palestina vivono o, meglio, sono sopportati, nel ‘Paese dei cedri’. Il Libano poggia su una Costituzione a base etnica e religiosa e la concessione dei diritti civili alla popolazione palestinese avrebbe come conseguenza di alterare il peso delle diverse comunità che vivono in Libano con riflessi importanti sugli equilibri politici interni”.

Immagino che le difficoltà maggiori le soffrano i più deboli.
“Sì, e in particolare i bambini che incontrano molti problemi a frequentare regolarmente la scuola; l’educazione primaria è assicurata grazie ad una rete di organizzazioni non governative che si fanno carico di assicurare l’istruzione e, insieme, di tramandare le tradizioni e la cultura d’origine. Per questo abbiamo deciso di dare un piccolo segno di solidarietà e abbiamo destinato le somme raccolte al piccolo Hamad Eiyadi che oggi ha 12 anni e vive nel campo di Beddawi nella zona di Tripoli del Libano e che ci è stato segnalato da ULAIA ArteSud perché il papà e colpito da una grave malattia”.

So che l’anno scorso avete visitato i campi profughi palestinesi in Libano e che avete incontrato Hamad.
“E’stato davvero emozionante trascorrere un’intera settimana a conoscere ed approfondire una realtà difficile ma carica di dignità e contraddistinta da decine di volontari che hanno a cuore l’educazione dei più giovani e che coltivano la speranza al ritorno nella terra d’origine.
L’incontro con Hamad e con la sua famiglia poi è stato commovente: siamo stati accolti dalla giovane mamma e dai piccoli fratelli con grande calore e amicizia e siamo usciti con la consapevolezza di aver ricevuto molto di più di quanto abbiamo dato”.

 

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Nuove minacce pendono sul CTO

L’11 dicembre si è svolta una affollata manifestazione nel quartiere

Nuove minacce pendono sul CTO

Cinque ospedali romani in pericolo. Ferma protesta del nostro Municipio che si associa alla mobilitazione sindacale

Si profila un ulteriore ridimensionamento dell’ospedale della Garbatella, già ridotto prevalentemente alla specializzazione ortopedico-traumatologica, privato del pronto soccorso e praticamente funzionante come un poliambulatorio. Nei tagli degli ospedali romani previsti dal piano del Commissario straordinario alla Sanità Enrico Bondi, incaricato dal governo di procedere al risanamento delle aziende in crisi, dovrebbe rientrare anche il CTO, con i suoi residui 144 posti letto e i suoi circa 500 operatori. Dopo le notizie filtrate, riguardanti il ridimensionamento e l’accorpamento di diversi nosocomi romani, è scattata subito la protesta dei segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil. In un comunicato congiunto si legge: “Dopo i tagli della Giunta Polverini e quelli alla sanità privata, il commissario vuole procedere alla chiusura di alcuni ospedali pubblici senza alcuna motivazione. Queste decisioni sono democraticamente inammissibili e inaccettabili sia nel metodo che nel merito”. Gli ospedali coinvolti nel piano Bondi, oltre al CTO, sono il San Filippo Neri, lo Spallanzani, il Forlanini, l’Eastman, l’Oftalmico. “Siamo molto preoccupati per il nostro futuro – dichiara il caposala della chirurgia oncologica del San Filippo – ma prima di chiudere bisogna creare servizi alternativi e potenziare l’assistenza nel territorio”. Preoccupante la dichiarazione del segretario della Fials Sanità di Roma: “Bisogna riorganizzare l’assistenza se si vuole evitare la bancarotta.

C’è troppa inappropriatezza nelle prescrizioni di tanti medici, ma il deficit è più pesante di quello che dicono in Regione perché nei bilanci mancano i soldi che tanti ospedali devono dare ai fornitori”.
In un comunicato congiunto il presidente del nostro Municipio Catarci e il delegato alla sanità Bertolini criticano i tagli lineari del Commissario governativo “che stanno minando la già precaria sostenibilità del sistema sanitario regionale”. Vista la riduzione dei posti letto è necessario pianificare lo sviluppo della rete territoriale con poliambulatori e residenze sanitarie assistenziali.

“Invece – si legge nel comunicato – si prevede di chiudere gli ospedali tra cui il CTO. L’ospedale della Garbatella deve invece essere rilanciato a vantaggio di tutta la Regione in chiave ortopedica-traumatologica, rispondendo alle richieste dell’INAIL di trasferire qui i suoi centri di eccellenza”. Il Municipio si associa alla mobilitazione dell’11 dicembre promossa dalle sigle sindacali, dalle associazione e da tutto il mondo della Sanità sotto la sede della Regione, per difendere il diritto alla sanità sancito dalla nostra Carta costituzionale.

 

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Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

 Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

un-racconto-di-nataleAncora una volta la scrittrice Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza, ho voluto dedicare ai nostri piccoli lettori un racconto scritto apposta per Cara Garbatella. Una prosa semplice, intrisa di partecipazione, che rivela tutto l’impegno sociale che ha ispirato la sua vita di combattente e di scrittrice. Glie ne siamo grati. Maria dedicò il suo primo romanzo, “Il confinato”, al padre, maestro elementare, spedito con la famiglia al confino per il suo antifascismo. Seguirono altri romanzi, “Tutto d’un fiato”, “Matrioska, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e numerose raccolte di poesie.
Recentemente ha dato alle stampe un nuovo romanzo, “Per amore e per odio”, a carattere fortemente auto-biografico. Dice che ne ha un altro in preparazione. E’ molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali ed è un’apprezzata traduttrice di opere straniere.


La strenna di Giovannino

di Maria Jatosti

Mamma, che ci mettiamo sotto?
Dai, Giovannino, qualche cosa ci inventeremo, su passami le palline, aiutami, non stare lì imbambolato.
Però è troppo piccolo, te lo dicevo io che era meglio quello più grande.
Ma no Giovannino, vedrai com’è bello quand’è finito. Piuttosto sbrighiamoci, tra poco torna il babbo.
Sarà stanco morto e avrà fame.
Speriamo che oggi sia andata bene, che abbia tirato su un po’ di mance.
Peccato che non sono potuto andare con lui.
Con questa pioggia! Non angustiarti Giovannino. E poi, se te ne andavi anche tu chi badava a Mariolina mentre io ero a lavorare?
Poverina, ha anche un po’ di febbre.
Non è niente, sono i dentini. Il fatto è che ci fa un freddo boia qua dentro.
Ma i termosifoni quando li accendiamo?
Ancora un po’ di pazienza, Giovannino. Il riscaldamento è di nuovo aumentato e bisogna risparmiare, lo sai. Dai, passami quel festone, no, quello lì, quello dorato. Ecco fatto. Che te ne pare, non è proprio un bell’albero di Natale?
Non fa la sua figura?
Per me ci manca ancora qualcosa. Scendo a comprare altre palline dai cinesi?la-strenna-di-giovannino
Comprare, comprare… eh, Giovannino …
Dai cinesi costano poco.
Ma no, e poi dove vai con quest’acqua!
Sempre per strada, sempre a scappare … Sai cosa possiamo fare invece? prendiamo dei pezzetti di carta stagnola o colorata e li pieghiamo così, ecco, come un fiocchetto o una specie di caramella. Guarda, fai come me. Bravo, Giovannino. Visto che bello?
A volte basta un po’ di fantasia.
La fantasia, Giovannino, non si compra. Su su, sbrighiamoci. Il babbo sarà contento quando lo vedrà.
Da quanto tempo Giovannino non vedeva il babbo contento. Quando tornava era sempre troppo stanco per parlare. Se la mamma gli chiedeva com’era andata col nuovo lavoro, rispondeva con una sorta di grugnito, poi accendeva la TV e se ne stava in silenzio, le mani sulle ginocchia a fissare lo schermo fino a quando non gli si annebbiava lo sguardo.
Dopo la chiusura della fabbrica il babbo aveva cambiato cento lavori.
Una settimana da una parte, tre giorni da un’altra, pochi denari in nero che scivolavano dalle mani alle tasche e finivano subito. Dalla fresa, dal tornio, dalla catena di montaggio era passato alla cazzuola e alla calcina del muratore, poi alla pialla del falegname, alla ramazza dello spazzino, “operatore ecologico”, come si dice ora, fino a quando non lo avevano preso come aiuto pizzaiolo, cameriere e uomo delle pulizie. Nella grande pizzeria era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene dopo aver spento le luci e tirato giù le saracinesche.
Il posto era provvisorio e la paga scarsa, ma c’era di buono che poteva portarsi via ogni sera i resti del banco: qualche supplì, qualche crocchetta, uno o due tranci di pizza.
Quello era il lavoro più bello per Giovannino. Il babbo era riuscito a infilarci anche lui qualche volta come fattorino volante per la consegna a domicilio. Berretto arancione e bicicletta, via Giovannino pedalare per le strade del quartiere e intascare qualche spicciolo rotondo dai clienti. La mattina dopo era stanco e a scuola non ci andava. Pazienza se salti qualche giorno, diceva la mamma. Sei bravo e recupererai in fretta. Ora sei grande e devi aiutare la baracca, questo è importante. Poi si vedrà, diceva contando le monetine.
Bravo Giovannino.

Pioveva da giorni. L’Italia, diceva la tivù, era mezzo allagata e coperta di fango, specialmente al centro e le corse di Giovannino in
bicicletta per le consegne a domicilio erano sospese. Ma Giovannino a casa non ci poteva stare, scappava appena poteva. La mamma ai fornelli, Mariolina addormentata nella culla, si infilò il giubbotto e sgattaiolò fuori.
Giovannino, dove vai? Ti ho sentito sai… Fuori è un inferno.
Vado a portare qualcosa alla bambina del supermercato, mamma.
Torno subito.
Ah, bravo Giovannino. Prendi anche quel pacco che è lì accanto alla porta. L’hai preso?
Sì, mamma.
C’è dentro una coperta. È vecchia e sdrucita, ma calda. Quella povera creatura morirà di freddo là fuori. Che coraggio mandare per strada i bambini! Che mondo! È un pò pesante. Ce la fai, Giovannino?
Sì, sì, mamma, ce la faccio, disse Giovannino tirando su la grossa busta.
Bravo. Torna subito a casa. E copriti bene, mi raccomando, e stà attento a dove metti i piedi, cammina lungo i muri, e non dimenticare l’ombrello.
Piove che Dio la manda, poveri noi… Giovannino! L’ombrello, l’ombrello … !
Chissà dove aveva la mente quel figlio, sempre svagato, sempre con la testa fra le nuvole!
La voce si perse nella tromba delle scale.

maria-jatosti-la-strenna-di-giovanninoC’era aria di festa nel quartiere.
Le strade erano lustre, le vetrine scintillavano di luci, nel passo affrettato e sul volto teso sotto gli ombrelli era riflessa l’agitazione febbrile della vigilia. Giovannino si tirò il cappuccio sul naso e proseguì a balzelloni, badando alle pozzanghere e ai rivoli. La busta della mamma infilata al braccio, entrò nel bazar. La “cosa”, una mantellina di plastica rossa col cappuccio e la figura di Topolino sul dorso, era sempre lì: orgogliosa e fiammante come una bandiera. La commessa la tirò giù, la piegò, fece un bel pacchetto col fiocco e glielo porse in cambio di un mucchietto di monete, spiccioli messi via giorno dopo giorno: le mance che Giovannino aveva conservato senza dire niente a nessuno.
Stringendo gelosamente al petto con le mani scivolose di pioggia il suo segreto, il suo bel regalo di Natale, il mento puntato contro la pioggia, Giovannino se ne andò felice: Hania lo aspettava all’angolo del supermercato, infreddolita, sepolta sotto un mucchio di cenci grondanti.
Col cuore che gli batteva la grancassa, Giovannino fendette il muro della folla frettolosa e scrutò l’angolo, vide il mucchio di cenci, ma Hania non c’era.
Dov’è Hania? chiese impaziente. Dagli stracci emerse il volto di una donna, la bocca dissestata come un buco nero, gli occhi curiosi. Dopo un attimo di silenzio fece un gesto di diniego col capo, senza dire nulla.
Dov’è Hania? ripeté Giovannino, ansioso. Stesso gesto, stesso silenzio. Giovannino sfilò dal braccio la busta della mamma. Buon Natale, disse posandola ai piedi della vecchia che, con dita adunche la fece scomparire senza guardarla, sotto il banchetto su cui era seduta.
È una coperta. È calda … Per ripararti …,  disse Giovannino.
Grazie grazie Dio ti benedica, biascicò la donna nel buio della bocca, senza guardarlo. Continuava a fissare lo sguardo nel vuoto, davanti a sé, e a ripetere come un disco rotto: grazie grazie grazie Dio ti benedica, grazie grazie Dio ti benedica …
Giovannino, immobile davanti a lei, continuava a tenere il suo prezioso pacco contro il petto. Non sapeva che cosa fare. Era confuso, deluso.
La pioggia gocciava dal cappuccio, correva sulle guance, come lacrime.
Lo colse un brivido di freddo. Volse le spalle e si mise a correre. Andò a rifugiarsi sotto la tettoia di un bar rutilante di luci e suoni. Fuori, sulla soglia, un albero gigantesco, alto almeno due volte lui, calcolò Giovannino, tendeva i rami di un colore acceso, innaturale, tutti carichi di lucine intermittenti rosse e blu e di palline e ninnoli e dolciumi.
Dall’interno del bar e tutt’attorno venivano voci eccitate, festose e lo schioccare di risa e lo scatto di ombrelli che si aprivano e chiudevano e il canto delle campane che annunciavano la funzione e lo scrosciare della pioggia che scrosciava, il frusciare del vento che portava il suono delle ciaramelle: tu scendi dalle stelle o Dio del cielo …
Giovannino stordito, stregato non riusciva a staccarsi da quello spettacolo.

Alice, cosa fai, vieni via … La voce lo riscosse dall’incantesimo.
Sentì la presenza, ne fu sfiorato, ne intravide il riflesso nella vetrina. La bambina era lì e sorrideva incantata. Giovannino prese il pacco e, bruscamente, con forza, lo diede alla bambina Alice. Vide la sua sorpresa. un attimo, poi scappò senza voltarsi indietro.
Corse leggero, tenendosi muro muro come gli aveva raccomandato la mamma nell’uscire di casa. Tanto tempo fa, così gli parve. L’allegria, l’eccitazione, gli erano scivolate di colpo dalle spalle e si sentiva improvvisamente molto stanco.

Oh, eccoti finalmente, Giovannino! Dove sei stato?
Guardati qui, sei zuppo fradicio, ti ammalerai, accidenti! Ti avevo detto di prendere l’ombrello … Ma come devo fare con te! Come se non avessi abbastanza pensieri! Sei proprio un incosciente! Che cos’hai nella testa, me lo dici?
Giovannino abbassò il capo.
Taceva.
Andiamo, sciocchino, non è niente. Non sono arrabbiata con te. È che a volte mi saltano i nervi. Su, vieni qui, spogliati che ti asciugo … E adesso che fai, piangi? Questa è bella!
È la pioggia … disse Giovannino affondando la testa nel seno della mamma per nascondere le lacrime.
A poco a poco la carezza ruvida delle sue mani frettolose che lo strofinavano, lo accarezzavano, lo fece precipitare in una sorta di malinconia dolce, di trasognatezza. Giovannino avrebbe voluto che quel momento non finisse mai. Avrebbe voluto addormentarsi nel calore che emanava dal corpo della mamma e sognare, immaginare un mondo di bambini felici con una mamma amorevole e serena, una casa calda, un babbo che lavora. Un mondo senza Hanie.
Ecco fatto, disse la mamma strappandolo alle sue fantasticherie.
Oddio come s’è fatto tardi, tra poco torna il babbo. Su, andiamo ad apparecchiare. Ho preparato una bella cenetta. Il babbo sarà contento. C’è perfino il panettone che mi hanno regalato al lavoro. Sarà un buon Natale anche per noi, vedrai Giovannino, vedrai.

Natale 2012

 

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Una lezione di democrazia le primarie alla Garbatella

Una lezione di democrazia le primarie alla Garbatella

Nostra intervista a Natale Di Schiena, segretario di SEL alla Villetta. Grande lavoro dei volontari.
Straordinaria l’affluenza delle donne. 2446 i cittadini che si sono recati ai seggi. Al ballottaggio l’80% per Bersani.

di Giancarlo Proietti

primarie-italia-bene-comune.pngIl 25 novembre e il 2 dicembre straordinaria affluenza di donne, uomini e ragazzi davanti ai quattro seggi, presenti nel nostro quartiere per votare ai due turni delle primarie del centro sinistra. Due giornate di vera democrazia, una risposta a quella che viene definita l’antipolitica.

Grande lavoro dei volontari provenienti sia dalla sede del Partito Democratico di Via Ansaldo che dalla sede di Sinistra Ecologia e Libertà della Villetta, ma anche una serie di volontari appartenenti alle associazioni e al mondo civile, che hanno permesso le operazioni di voto e il successivo scrutinio.

Tutti in fila, donne con carrozzine, bambini più o meno pazienti che aspettavano il turno dei propri genitori, invalidi non deambulanti accompagnati a votare dai figli. Non è mancata la presenza di alcuni amici a quattro zampe, un clima di festa, la festa della partecipazione e del coinvolgimento.
Noi abbiamo deciso di rivolgere due veloci domande ad uno dei protagonisti di questo evento, Natale Di Schiena, segretario di Sinistra Ecologia e Libertà della Villetta, storica sede della sinistra romana.

Come sono andate le primarie alla Garbatella e quali le risposte dei cittadini?

Innanzitutto c’è stata una significativa partecipazione di popolo.
Non è un’affermazione retorica, ma la constatazione che nelle file affollate c’erano molti strati sociali, culturali e generazionali presenti nel nostro territorio. La partecipazione è stata vasta e le persone venivano a votare con la consapevolezza di una scelta già maturata e questo è stato un notevole contributo di democrazia, perché ciascuno ha scelto secondo un personale convincimento: ciò ha prodotto un’autonomia degli elettori dai gruppi dirigenti, pur essendo una votazione nettamente caratterizzata sul terreno politico.

Ma il voto come è andato?

Ho capito, vuoi i numeri ed hai ragione. Il voto della Garbatella al primo turno si è articolato nei seguenti seggi (tra parentesi i votanti):

  • Bar Dollaro (842); italia-bene-comune
  • Pullino (376);
  • Villetta (652);
  • Guido Rossa (576).

In tutto 2446 cittadini hanno votato alle primarie per il primo turno.

I voti sono stati così attribuiti:

  • Bar Dollaro: Bersani 398 (47,27%); Vendola 245 (29,10%); Renzi 168 (19,95%);
  • Pullino: Bersani 188 (50%); Vendola 110 (29,26%); Renzi 67 (17,82%);
  • Villetta: Bersani 272 (41,78%); Vendola 252 (38,71%); Renzi 111 (17,05%);
  • Guido Rossa: Bersani 285 (49,48%); Vendola 173 (30,05%); Renzi 98 (17,01%).

Al ballottaggio la forza di Bersani rispetto a Renzi è stata quella dell’80%, nonostante una fisiologica diminuzione dei votanti.

Come vedi, è il risultato di una grande forza, con una nostra presenza capace di condizionare il futuro della vicenda politica in Municipio e nel resto del Paese.
Le nostre opinioni debbono costituire parte centrale della battaglia del futuro centrosinistra a livello nazionale e a quello locale, dove il nostro contributo deve essere in grado di porre le questioni del lavoro, dell’ambiente, della scuola e dei diritti delle persone.
Conosciamo l’articolazione politica nel centrosinistra, ma il nostro ruolo deve essere quello di una forza che, pur avendo la consapevolezza del proprio peso politico ed organizzativo, pensa ad un centrosinistra che, richiamandosi alla Costituzione repubblicana, non possa non indicare in essa un riferimento politico e morale capace di guidare un governo che si ponga l’obiettivo di giustizia e libertà per tutti, soprattutto per coloro che vivono del proprio lavoro.
Costituzione, democrazia, libertà e lotta per il cambiamento debbono costituire i punti di intervento di un nuovo centrosinistra più forte ed omogeneo rispetto al passato. Quindi le mediazioni non dovranno essere molte. Subito intanto il voto sul conflitto di interessi, sulla riforma della giustizia e soprattutto sull’istituto della prescrizione che evita la galera a troppi delinquenti, che non finiscono mai di ostacolare il funzionamento delle istituzioni dello Stato. Colpire la criminalità organizzata in modo diffuso a Roma, e nel Lazio in particolare, deve essere un
altro punto di una nuova piattaforma di governo.

 

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

 

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988 20 anni di volantini e tatse-bao 

Padre Guido

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988
20 anni di  volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella.
Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e  similmente in Italia.
Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatse-bao.

Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue, che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella.

E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà. Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore:  fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio. Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.

Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.

Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più  o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente. Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila. E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.

Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante. Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.

Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultraspecificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno. E con quelle parole.

Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Sudio”…

Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero. E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale. Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google …

                                                                                                                      Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

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Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

di Enrico Recchi

Nei numeri scorsi abbiamo passato in rassegna i giochi con i quali i ragazzi si divertivano nelle strade del quartiere. Un altro dei giochi “di una volta” che praticavano i bambini era il cosiddetto “picchio” altrimenti conosciuto come trottola da lancio. Si trattava di una piccola trottola di legno, della grandezza e della forma di una cipolla. Lungo il suo corpo conico, ovvero lungo la superficie obliqua del picchio, venivano intagliate delle scanalature che servivano per consentire di avvolgere lo strumento con lo spago necessario per il lancio. All’estremità inferiore invece veniva inserito un perno metallico indispensabile perché il picchio, una volta lanciato, restasse in equilibrio girando velocemente su se stesso.

il-picchioAnche qui la produzione e l’esecuzione del pezzo erano tutte artigianali. Provvidenziale, a volte, si rivelava l’intervento di un adulto, il papà o uno zio, che avessero dimestichezza coi lavori manuali e attrezzi a disposizione per la lavorazione della trottolina.

Trovato il pezzo di legno giusto, lo si riduceva alle dimensioni di un cipollotto. Poi con la fresa (per chi ce l’aveva) o con altro strumento metallico (un coltellino, una raspa) si intagliava delicatamente il legno per fare le scanalature. Infine si inseriva il perno metallico che, in mancanza di un elemento adeguato, veniva sostituito dalla punta di un chiodo. Tutto fatto? Nossignore, questa era solo la parte, potremmo definirla, progettuale. Restava poi l’applicazione, la pratica, cioè le tecniche di lancio. Sì, perché, dopo aver avvolto lo spago intorno al picchio, l’ estremità del filo andava tenuta tra le dita della mano, ed il picchio veniva lanciato verso il basso. La trottola, liberata dallo spago, iniziava il suo movimento rotatorio fino a che la spinta non si esauriva e il picchio si fermava coricandosi su di un lato. C’era chi teneva lo spago tra mignolo e anulare, chi usava anulare e medio, chi era specializzato con altre dita. E lì nascevano i raffronti sulle varie tecniche da usare per ottenere un buon lancio.

Infatti la maestria stava nel fare un lancio che permettesse alla trottola di girare il più a lungo possibile. Quindi contava il tempo che il picchio girava, oppure la distanza che, scorrendo in terra, riusciva a percorrere. I “maestri” del picchio riuscivano poi a fare anche esercizi di virtuosismo, raccogliendo il picchio in mano da terra, senza interromperne le evoluzioni, per poi depositarlo a terra di nuovo mentre il picchio continuava a girare.

In un recente passato c’è stato anche un timido ritorno di questo gioco. La trottola, che si chiamava “Beyblade” naturalmente era più tecnologica, di materiali più leggeri e resistenti. A volte capitava che il lancio fosse sbagliato e la trottolina, invece di mettersi a girare su se stessa, andasse a colpire qualcosa o qualcuno. Naturalmente determinante era il luogo dove si lanciava. Gli ampi e ben asfaltati marciapiedi erano l’ideale. Quando pioveva, per non bagnarsi, non era però consigliabile giocare in casa. Mi spiego meglio. Il pavimento di casa, in mattonelle o meglio ancora di marmo, era un buon terreno di lancio. Ma guai a fare un lancio sbagliato che andasse a colpire una parete o peggio il mobile o la vetrinetta con gli oggetti esposti. Fuggi fuggi generale e accorato appello al “si salvi chi può!”.

I più grandicelli poi in strada si cimentavano in un gioco più pesante, lo “Spaccapicchio”. Si giocava in due. Consisteva nel colpire col lancio del proprio picchio quello dell’avversario che già girava. Se il lancio era sufficientemente vigoroso, si riusciva a colpire e a spaccava l’altro trottolino. Perciò si munivano i picchi di una robusta punta acuminata, possibilmente d’acciaio o di ferro artigianalmente temperato. E spesso il gioco si concludeva con una lite.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

nik-nicola-di-gennaroMa davvero te ne sei andato così, Nik, senza dir niente? Non ho mai scritto un “coccodrillo” in vita mia, ed eccomi qua a farlo per te, urgentemente, perché la voglia di ricordarti è tanta e il rimpianto per non averti potuto salutare forte. Mi torna in mente il nostro primo incontro al Bar Biffi: dove altro avrei potuto conoscere un personaggio come te, se non alla Garbatella?

Era il dicembre del 2008 e dovevo farti un’intervista  da pubblicare su Cara Garbatella. In quell’occasione mi avevi spiegato com’era nata la tua poesia, mentre lavoravi ai Mercati generali. Da allora non avevi più smesso e, una volta in pensione, ti eri “erudito mejo”, dedicandole ancora più tempo.

Parlavi, parlavi, parlavi … e recitavi le tue poesie, che ricordavi tutte a memoria. Poi raccontavi tutto quello che avevi combinato nella vita, insieme a tutto ciò che avresti ancora voluto fare: i tuoi progetti, l’idea di scrivere l’ “autobiografia” del tuo cane Erik e tanto altro. Anche se un po’ di paura del fututo ce l’avevi e ti commuovevi da solo al pensiero che a un certo punto questa vita dovesse finire. Per questo avevi scritto “Volto di nonno”, perché quella fine un po’ la sentivi arrivare. Ma intanto la vita te la godevi, gli amici, i parenti, la tua Garbatella. Quel posto un po’ magico dove eri approdato, mi dicevi, dopo la fatidica notte del bombardamento di San Lorenzo, dove vivevi, nel luglio del ’43.

“Apro il rubinetto – mi spiegavi – e le parole mi scorrono. Se a volte mi blocco e non scrivo per un po’ di tempo è perché non vedo la luce”. La luce che volevi vedere era quella di una pubblicazione che racchiudesse tutte le tue poesie. E chissà che tra poco tu non possa vederla. Sicuramente ti canterebbe De Gregori. Ora già vedi tutto più chiaro che qui.

Ti è sempre piaciuto vedere e cantare le cose belle, ma la tua sensibilità ti faceva vedere anche quelle brutte. Mi avevi fatto notare un egoismo nuovo, che non ti piaceva. “Prendi la questione degli extracomunitari”, mi avevi detto. “Non eravamo pure noi extracomunitari quando smucinavamo nella monnezza?”.

Era il tuo modo di fare politica, anche se dicevi che la politica non ti interessava. Ti interessavano le cose, le persone. Ti affezionavi e facevi affezionare. E per restare in contatto ti eri tenuto al passo coi tempi, dilettandoci coi tuoi sms in rima. Ricordo i tuoi auguri: “Felice Natale a te e famiglia. Fatti sentire, un accidenti che ti piglia!”. E ricordo la promessa di vederci dopo Pasqua, perché avevi un regalo da darmi. Non abbiamo mantenuto la promessa: io non ti ho ancora chiamato e tu te ne sei già andato. Quando toccò ad Alberto Sordi scrivesti che per lui, “donatore e portatore del sorriso/c’è un solo posto, il Paradiso”. Potremmo dire lo stesso per te, ringraziandoti per tutto quello che ci hai dato e per questa poesia che una volta ci hai dedicato:

Carolina Zincone

“Cara Garbatella,
quel giornalino tanto caro”

Era ora, finalmente,
che a qualcuno gli venisse in mente.
Di creare un giornale di quartiere,
pieno delle sue e nostre storie,
storie un po’ tristi,
colorate, vere.
In queste storie, tutti ci rivediamo,
di come era, di come eravamo;
storie che ai nostri figli tramandiamo.
Storie ormai passate, ma non dimenticate,
progetti di un futuro sempre migliore,
sempre più bello, più sicuro.
Oggi sfogliando avidamente
questo (piccolo) grande giornalino
quante cose mi tornano in mente.
Mi portano indietro, risentir bambino.
Accanto a tanti amici, che non ci sono più.
Pazienza, Cara Garbatella, adesso ci sei tu.

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“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

radio

“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

Gli ascoltatori di 11radio non potevano dare migliore dimostrazione di come funziona una rete sociale in una città che troppo spesso vede i propri spazi verdi schiacciati dal cemento. Sabato 22 settembre al Parco Don Alberione, un parco lungo via Giustiniano Imperatore conosciuto più per le polemiche di degrado che per la sua centralità nella zona San Paolo, si è svolta “On Air, 11Radio in festa” . E’ stata così lanciata la nuova stagione radiofonica del Network della Comunicazione Sociale dell’XI Municipio, “ma non solo” dice Federico Valerio, responsabile del progetto “l’evento del 22 è stato anche l’occasione per festeggiare il gemellaggio fra XI Municipio e San Carlo, paese dell’Emilia colpito dal recente terremoto, di cui 11Radio è stata promotrice insieme alla Prociv Arci Brigata Garbatella e che ha ribadito ancora una volta la forte componente solidale presente tra gli abitanti del nostro territorio”.

A partire dal pomeriggio fino a mezza notte, fra musica, spettacoli sportivi, stand e disegnatori di fumetti, più di 1000 persone hanno inaugurato la ripartenza delle trasmissioni e incontrato gli abitanti di San Carlo, giunti in pullman dall’Emilia; “San Carlo non molla”, lo slogan della serata, campeggiava su tantissime magliette con raffigurato un centurione romano (con la scritta “11Radio”) nell’atto di sorreggere il mondo fratturato.

Fra gli stand diversi negozianti del territorio che hanno aderito alla campagna lanciata dalla radio “Commercianti Contro il Terremoto”, ma anche tante associazioni e, in prima fila, i cittadini del Comitato Inquilini sfrattati dall’ENPAIA. “Abbiamo ritenuto fondamentale” continua Valerio “dare uno spazio centrale agli abitanti del Municipio che stanno subendo la più grave delle ingiustizie. Abbiamo voluto ricordare che nel nostro territorio, pur senza terremoti, c’è chi rischia di perdere la casa e che a loro va rivolta, adesso, la nostra attenzione e solidarietà di concittadini”.

Durante la serata il sindaco di San Carlo ha ringraziato la cittadinanza insieme con il presidente del Municipio Andrea Catarci, l’assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari, il consigliere della Provincia di Roma Gianluca Peciola e la capogruppo di SEL nel XI Municipio Paola Angelucci.

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Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Totalmente insufficienti i fondi stanziati dall’Amministrazione centrale.
Grido d’allarme dell’assessore municipale Beccari Se n’è andato Nik, cantore della Garbatella Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato.

di Eraldo Saccinto

Il nostro Municipio, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti dal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL RM/C e con le istituzioni scolastiche, al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza.

gli-alunni-diversamente-abili-senza-assistenza-scolasticaIl servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.

L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di ragazzi inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche, e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del Municipio. Lo stanziamento che l’Amministrazione centrale, in relazione alla spesa per l’assistenza scolastica di base, ci ha assegnato, risente pesantemente dei tagli imposti agli Enti locali, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado dall’inizio dell’anno ad oggi di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome. Per cui gli importi risultano del tutto inadeguati, soprattutto rispetto alle esigenze del servizio ed alle richieste provenienti dal territorio.

Ancor più significativo appare il limite dello stanziamento ove si consideri, la necessità di un adeguamento delle tariffe orarie spettanti agli operatori. La stima della spesa, per l’anno scolastico corrente, rapportata al previsto numero di alunni interessati e rapportata alle tariffe orarie aggiornate, secondo gli accordi di settore porta a quantificare delle necessità di bilancio che dovrebbero essere di gran lunga maggiori rispetto a quelle messe in campo. Né può pensarsi, in un contesto caratterizzato dalla generale contrazione delle risorse e delle disponibilità, ad aggiustamenti o compensazioni tutte interne al bilancio municipale, se non a rischio di pregiudicare l’offerta sociale complessiva del Municipio, nonché gli standard e i livelli di sviluppo e di coerenza dei servizi.

Non sono difficili da immaginare le ripercussioni sui bambini, il loro disagio e la ferita che ciò ha prodotto sulle famiglie. Il Municipio, in particolare, l’assessore alle Politiche Sociali Andrea Beccari, ha organizzato una serie di incontri con gli operatori, con le famiglie, con le rappresentanze sindacali, dai quali è scaturita la necessità di rivolgere una precisa richiesta di impegno all’Amministrazione centrale, in relazione alle integrazioni finanziarie necessarie a realizzare un concetto di integrazione scolastica quanto meno dignitoso. Il bilancio però non è approvato e la minaccia è quella di dover sopprimere servizi sociali che non possono essere tagliati. “Nel nostro Municipio, ci confida l’Assessore Beccari, c’è il rischio di blocco del servizio di assistenza agli studenti disabili per l’assenza di fondi. L’abbiamo già segnalato ma nessuna risposta è mai arrivata! Nelle casse del nostro Municipio ci sono a malapena i soldi per arrivare a fine mese.

E poi saremo costretti a lasciare  senza sostegno i 112 alunni con disabilità che frequentano la scuola dell’obbligo. Dal prossimo mese questi bambini non potranno più andare a scuola essendo l’Aec una figura indispensabile che quasi sempre divide il parco ore scolastiche del bambino disabile con l’insegnante di sostegno. Poiché la scure si sta abbattendo anche sui docenti (molte famiglie hanno già avuto la brutta notizia che ai loro figli verranno ridotte le ore di sostegno) gli Aec diventano essenziali. Lo sappiamo bene. –  aggiunge l’assessore – Gli assistenti nelle nostre scuole sono 52, di cui uno solo è dipendente comunale.

Quindi tutto il servizio è a carico del Municipio. Se non si interverrà – ci confida Beccari – inserendo nella manovra economica la cifra mancante di circa 125.000 euro, saremo costretti a ridurre questo delicato servizio, eludendo il rispetto di uno dei principi fondamentali della Costituzione: il diritto allo studio”.

Aggravato dal fatto che si tratta di scuola dell’obbligo.

 

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Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

L’ottava edizione della ormai affermata manifestazione

Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

Tre serate di ottima musica a fine settembre nel giardino della Villetta di Via Passino. Quest’anno privilegiato il jazz donna.

di Benedetto Mercuri

pino-sallustiQualcuno avrebbe potuto pensare alla classicacrisi del settimo anno, invece per l’ottava volt, e più che nel passato, una folla numerosissima di appassionati è tornata a calpestare il giardino della Villetta di via Passino, il 27, 28 e 29 settembre alla Garbatella, cornice ideale per ascoltare ottima musica. Sarà per le scelte del direttore artistico Pino Sallusti di fare esibire tre belle e piuttosto brave ragazze, sarà stato per il tempo che invitava ancora
a passare una serata all’aperto, o forse perché l’esperienza aiuta a migliorare l’organizzazione, ma tanta gente come quest’anno non si era mai vista nelle tre serate del Garbatella Jazz Festival.

Ad inaugurare la rassegna giovedì 27 settembre alle 22.00 è stata Nina Pedersen “Songs from the Top of the World”, gruppo composto da: Nina Jori Pedersen (voce), Aldo Bassi (tromba), Enrico Zanisi (pianoforte), Carlo Cossu (violino), Luca Pirozzi (basso), Massimo Carrano (percussioni). Il gruppo è stato preceduto alle 20,30 dalla Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta J.Henderson Project, classe di Impro3 tenuta da Antonello Sorrentino.

Venerdì 28 settembre, invece, a calcare il palco della Villetta è stato, alle 22.00, Alice Claire Ranieri Quartet, composto da Alice Claire Ranieri (voce), Andrea Frascaroli (piano e arrangiamenti), Stefano Cesare (contrabbasso), Gianni Di Renzo (batteria), preceduto dalla classe di ImproTrioJazz tenuta da Carlo Cittadini della Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta Trio in Jazz.

garbatella-jazz-festivalInfine, sabato 29 settembre, è stata la volta di Carmen Falato “Cayo Hueso” con Carmen Falato (sax e voce), Paolo Tombolesi (piano), Pino Sallusti (basso elettrico e contrabbasso), Marco Rovinelli (batteria), Reinaldo Hernandes Ramirez (tumbadora). Ancora una volta è la Scuola Popolare di Musica di Testaccio ad inaugurare la serata con il progetto “Starships On Approach”, composizioni originali per quartetto jazz, coordinato da Paolo Cintio.

Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri e Carmen Falato, ognuna secondo il proprio stile, hanno sicuramente offerto delle performanches di livello in una rassegna dedicata quest’anno al jazz donna: questo anche grazie alla collaborazione di musicisti molto validi. E’ parsa piuttostoriuscita anche la collaborazione con la Scuola Popolare di Musica di Testaccio la quale, attraverso i propri laboratori di improvvisazione jazz, ha presentato dei giovani musicisti, sicuramente preparati. Magari di qualcuno di loro, chissà, fra qualche anno si sentirà parlare. Il resto, e non è poco, lo hanno fatto i volontari dell’Associazione Cara Garbatella i quali , come ogni anno, con il loro impegno, per mesi, hanno reso possibile la realizzazione del Garbatella Jazz Festival, mantenendo la prerogativa che da sempre caratterizza questa rassegna, quella di offrire gratuitamente un prodotto culturale di qualità.

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Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Nel grande complesso cimiteriale alle porte della Garbatella

Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Personaggio molto discusso, morì martire nel 222, lapidato durante una rivolta anticristiana del popolo di Trastevere.
Fautore di una politica di tolleranza, si scontrò col rigore del primo antipapa Sant’Ippolito.

di Cosmo Barbato

callisto-primoIl San Callisto, il papa cui è intitolata la grande e venerata catacomba che si trova tra l’Appia  Antica, la Via Ardeatina e la Via delle Sette Chiese, alle porte della Garbatella, fu martire e quindi è santo, ma non si può dire che fu “uno stinco di santo”, stando ai giudizi severi che hanno lasciato su di lui eminenti scrittori cristiani che non lo amarono e lo bollarono come “uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l’errore”. Fu comunque personaggio di notevole spessore nella storia del cristianesimo delle origini.

Callisto fu il sedicesimo vescovo di Roma, cioè il sedicesimo papa dopo San Pietro. Occupò il soglio pontificio per cinque anni, tra il 217 e il 222, un periodo relativamente breve che però incise profondamente nella comunità cristiana che andava affermandosi tra periodi di tolleranza e di persecuzioni e tra non pochi disaccordi nel suo seno. Romano del Trastevere, era di origini servili, era stato cioè schiavo di un padrone, Aurelio Carpoforo, un facoltoso liberto di Commodo, l’imperatore che regnò tra il 180 e il 192 figlio degenere del grande Marco Aurelio.

Fu avviato alla nuova religione proprio dal suo padrone cristiano, che prese a ben volerlo, lo affrancò e gli donò anche un capitale che gli permise di esercitare la sua vocazione per gli affari aprendo un banco di cambiavalute non lontano dal Circo Massimo, nella zona dove più tardi sorgeranno le Terme di Caracalla. Ma Callisto si lanciò in operazioni avventate, dilapidando il denaro ricevuto e probabilmente appropriandosi anche di capitali dell’ex padrone. Sta di fatto che a un certo punto dovette abbandonare precipitosamente il banco, inseguito dai clienti cui aveva sottratto denaro.

Fu beccato però a Porto, dove cercava di imbarcarsi per una qualsiasi direzione pur di sfuggire ai tanti creditori truffati. Tra questi, anche il suo ex padrone, Carpoforo, che lo ridusse nuovamente in schiavitù e lo destinò alla macina finché non avesse risarcito il denaro sottratto. Ma Callisto era nato con la camicia: ben presto il padrone lo perdonò, rinunciando anche al risarcimento delle somme perdute. Tornato libero, Callisto, che presumeva di possedere il bernoccolo degli affari, riprese la sua attività finanziaria, dedicandosi anche al prestito usuraio. Nell’ambito di questa nuova proficua attività commise però un errore che gli fu fatale. Un giorno, a caccia di un debitore ebreo insolvente, irruppe di sabato nella sinagoga interrompendo una cerimonia religiosa.

Fatto gravissimo questo, secondo la legge romana, qualunque fosse la religione offesa. Callisto, denunciato dalla comunità ebraica, fu arrestato, frustato e condannato ai lavori forzati (ad metalla) nelle miniere della Sardegna. Ma il futuro papa era nato proprio con la camicia. Nel periodo della sua
detenzione ci fu un’amnistia per i cristiani deportati in Sardegna (l’isola “malsana” era normale luogo di pena per i colpevoli di gravi reati, tra i quali, in alcuni periodi, era annoverata la professione della fede cristiana).

catacombo-callisto-iL’atto di clemenza era stato ottenuto dal papa Vittore I tramite i buoni uffici di Marcia, l’amante cristiana dell’imperatore Commodo. Callisto non era incluso nell’elenco degli amnistiati, fornito dallo stesso papa, che lo riteneva un tipo poco raccomandabile: e poi, Callisto non era stato condannato per motivi religiosi, bensì per reati comuni. Ma Callisto riuscì a introdursi furtivamente tra gli amnistiati al momento dell’imbarco. Quando Vittore se lo trovò a Roma fece buon viso a cattivo gioco ma cercò di toglierselo di torno, assegnandolo a un compito di scarsa importanza ad Anzio.

Nel 199, morto Vittore, fu eletto papa Zefirino, il quale, facendo affidamento proprio nello spirito intraprendente di Callisto e volendo premiare i buoni risultati dell’incarico affidatogli ad Anzio dal suo predecessore, lo richiamò a Roma nominandolo suo segretario. Nella nuova veste di arcidiacono, egli prese in mano l’amministrazione della comunità e nel contempo divenne il suggeritore della politica di tolleranza verso quei cristiani che, nei periodi di persecuzione, avevano abiurato (erano i cosiddetti lapsi), sostenendo la loro riammissione in seno alla Chiesa, in dura polemica con l’influente prete Ippolito. Questi, assertore di un intransigente rigorismo dogmatico, detestava Callisto.

Quando nel 217, morto Zefirino, Callisto fu eletto papa, Ippolito, che in realtà aspirava al soglio pontificio, gli si contrappose energicamente, riuscendo a sua volta a farsi eleggere papa da una fazione dissidente: fu il primo antipapa della storia, riconosciuto però come santo per aver in seguito testimoniato col martirio la sua fede cristiana. La lotta di Ippolito non conobbe tregua: egli considerava Callisto un permissivo nei confronti di adulteri e prostitute che avessero fatto pubblica penitenza, verso il matrimonio di diaconi, di preti e di vescovi. Callisto in realtà aveva una visione più aperta e in definitiva più consona al messaggio di perdonanza e di amore cristiano.

Già sotto il pontificato di Zefirino, Callisto aveva avuto l’incarico di unificare i cimiteri in parte sotterranei di proprietà del clero cristiano sorti in quell’area tra l’Appia e l’Ardeatina a partire dal II secolo. Sfruttando le sue capacità imprenditoriali e il suo senso degli affari, esercitato anche nel proprio interesse, egli acquistò nuovi terreni adiacenti, creando quell’enorme complesso che poi si allargò ulteriormente nei secoli successivi, al quale lasciò il suo nome ma non le sue spoglie, come vedremo. La catacomba comprende, oltre alla parte callistiana, le cripte di Lucina, il cimitero di Santa Soteride, il cimitero di Balbina e quello di Basileo. Inoltre, nel sopraterra, si trovano numerosi edifici, cappelle e basiliche. Complessivamente nell’area trovarono sepoltura sedici papi del III e del IV secolo: Ponziano, Antérote, Fabiano, Lucio I, Stefano I, Sisto II, Dionigi, Felice I, Eutichiano, Gaio, Eusebio, Milziade, Zefirino, Cornelio, Marco, Damaso. Quell’enorme complesso situato lungo la Regina viarum sta lì a testimoniare la relativa autonomia di cui godeva la comunità cristiana tranne che nei periodi di persecuzioni e al tempo stesso rappresentava una solida dimostrazione del prestigio che i cristiani erano riusciti a conquistare nella capitale dell’impero.

Callisto morì martire il 14 ottobre del 222 sotto Severo Alessandro. Ma non fu vittima del potere imperiale, ché anzi quell’imperatore, come del resto il suo predecessore Eliogabalo, fu ben disposto verso i cristiani, bensì sarebbe stato vittima del popolo di Trastevere. Ci sono due versioni che parlano di una violenta rivolta popolare che si concluse con l’assassinio del papa. Entrambe testimoniano dell’intolleranza del popolo minuto verso i cristiani. La prima fa scaturire la caccia al cristiano da un prodigio che si sarebbe verificato durante una cerimonia religiosa pagana: un fulmine sarebbe caduto su un altare sacrificale uccidendo alcuni sacerdoti.

santa-ceciliaL’episodio sarebbe stato interpretato dalla folla come un segno dell’ira di Giove per la profanazione della religione dei padri compiuta dagli adepti della nuova religione che andava diffondendosi. Sarebbero stati i trasteverini a cercare una vendetta, invadendo la casa del vescovo Callisto  situata nella loro regione e precipitandolo a testa in giù nel pozzo di casa, coprendo poi il corpo di sassi. L’altra versione racconta invece della reazione dei trasteverini alla concessione ai cristiani, da parte dell’imperatore Eliogabalo, di un’area pubblica, occupata da una taberna meritoria destinata ai soldati veterani.
Quest’area, sulla quale sorse poi una cappella e più tardi la grande basilica di Santa Maria in Trastevere, era particolarmente venerata dai cristiani per via di un fenomeno che vi si era verificato nell’anno 38 a.C. e di cui era rimasta memoria: lo sgorgare di una fonte d’olio (più probabilmente acqua inquinata proveniente dal pessimo acquedotto Alsietino, che alimentava la vicina Naumachia di Augusto). Quel fenomeno era stato interpretato dalla numerosa comunità ebraica che viveva nel Trastevere come preannuncio del prossimo arrivo di un Messia e successivamente dalla comunità cristiana, che da quella ebraica derivava, come una profezia dell’avvento di Gesù. Il trasferimento di un edificio pubblico dedicato ai veterani a una comunità che non godeva di buona fama e simpatia scatenò, al tempo di Severo Alessandro, successore dell’imperatore Eliogabalo, una reazione di rigetto che si sarebbe conclusa con l’assassinio a furor di popolo del capo di quella comunità. Dove c’era la presunta casa del papa sorse poi la chiesa di San Callisto, non lontana da Santa Maria in Trastevere. Adiacente alla chiesa di San Callisto si conserva ancora una vera del pozzo in cui il pontefice sarebbe stato precipitato e lapidato.

pozzo-san-callistoSecondo una variante, la casa e il pozzo non sarebbero quelli di Callisto, ma del capo dei suoi persecutori, Ponziano, Comunque sia, la tradizione testimonia della diffidenza che le classi popolari nutrivano verso i cristiani, che invece avevano fatto proseliti nelle classi più agiate: la nuova religione rompeva l’equilibrio che si era consolidato tra il popolo e gli dei. Perché Callisto non trovò sepoltura nel cimitero che aveva contribuito ad apprestare a favore della crescente comunità cristiana?

Probabilmente per l’ostracismo verso la sua persona della fazione avversa che lo aveva combattuto fin dal periodo precedente alla sua assunzione al papato: non godeva di buona fama. Le sue spoglie tuttavia furono raccolte in una modesta catacomba intitolata a uno sconosciuto Calepodio che si trova al III miglio dell’Aurelia Antica, poco prima dell’attuale Piazza Carpegna. Nello stesso cimitero molto più tardi, nel 352, trovò sepoltura un altro importante papa, Giulio I, ma non in catacomba, bensì in un edificio sopra terra. Giulio fu il pontefice che regnò tra il 337 e il 352 e che diede inizio all’edificazione della basilica di Santa Maria in Trastevere, la prima a Roma dedicata al culto della Madonna.

La catacomba di San Callisto, oltre a chilometri di gallerie e alle memorie storiche della Chiesa delle origini, contiene epigrafi, sarcofagi, affreschi. Qui si trovava anche la tomba venerata di Santa Cecilia, che fu traslata nel IX secolo nella basilica a lei intitola anch’essa nel Trastevere. Nel corso dei restauri della chiesa in previsione del Giubileo del 1600, fu rintracciata l’urna di legno di cipresso che conteneva il suo corpo che apparve piegato su un fianco,
come lo rappresentò nel marmo Stefano Maderno nella mirabile scultura che si conserva sotto il ciborio di Arnolfo della chiesa trasteverina.

Nella catacomba di San Callisto, nella cripta che originariamente accolse il corpo venerato della giovane martire, si conserva una copia della scultura del Maderno. Insieme alla attigua cripta dei papi è uno dei luoghi più visitati e venerati dai pellegrini e dai fedeli.

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Gravi problemi di viabilità nell’area intorno a Eataly

Gravi problemi di viabilità nell’area intorno a Eataly

Criticità esistenti a Via Matteucci, Via Benzoni e Piazzale 12 ottobre 1492. I disagi e le proposte degli abitanti della zona. Le iniziative dell’associazione “Insieme per l’Ostiense”

di Fulvio De Pascale per l’associazione insieme per l’Ostiense

eatalyIl 5 giugno, a nome dell’Associazione Insieme per Ostiense, avevamo scritto una lettera indirizzata al sindaco, all’assessore alla Mobilità Aurigemma e al presidente e al vicepresidente del Municipio Roma XI, in previsione dell’apertura di Eataly dentro l’ex Terminal Ostiense, chiedendo che venissero presi provvedimenti idonei ad evitare il caos per la viabilità ed i parcheggi. Nella missiva erano state evidenziate le criticità già esistenti sia relative al semaforo all’incrocio con Via Matteucci, Via Benzoni e Piazzale 12 ottobre 1492 e l’utilizzo dei parcheggi su tutto il piazzale citato, sia circa i molto scarsi controlli dell’Atac sulla sosta tariffata su Via Matteucci.

Qualche giorno dopo fummo ricevuti dall’assessore  Aurigemma: sia a lui che ai suoi collaboratori evidenziammo di nuovo le criticità e chiedemmo se era possibile allargare la carreggiata all’incrocio Matteucci-Benzoni provenendo da Via Ostiense in modo da agevolare la svolta a destra su Via Benzoni anche in presenza delle auto parcheggiate in zona rimozione. Ci fu evidenziato che per i problemi inerenti il semaforo citato esistevano già dei divieti e quindi bisognava rivolgersi alla Polizia di Roma Capitale per la loro applicazione. Mentre, per un’eventuale previsione della sosta tariffata anche sul piazzale, dovevano essere effettuati dei rilievi, ma eventuali provvedimenti dell’amministrazione avrebbero avuto tempi mediolunghi.

Inutile dire che, dall’inaugurazione di Eataly, il traffico è aumentato in maniera esponenziale specie sulla direttrice Via Ostense – Via Matteucci (è stato festeggiato già in luglio il milione di visitatori a Eataly) e che si è creato il caos al semaforo di Via Matteucci il cui verde dura 40 secondi alternato al rosso (con possibilità di svolta a destra su Via Benzoni con durata 30 secondi). Pur essendo presente da anni il divieto di sosta con zona rimozione dal civico 128 di Via Matteucci fino all’angolo, le violazioni non solo non sono state mai represse in maniera idonea ma spesso alcuni veicoli sostano anche in seconda fila.

eataly-dueTutto ciò comporta per chi abita in quel punto il disturbo continuo del suono dei clacson dei veicoli che, provenendo da Via Ostiense e diretti a Via Benzoni, trovando la corsia impegnata, non riescono agevolmente a girare a destra. Sono stati anche spediti brevi filmati di ciò che accadeva sia alla Polizia municipale sia all’Assessorato alla Mobilità. La Presidenza del Municipio Roma XI il 9 agosto ha sollecitato l’XI Gruppo della Polizia municipale ad intervenire essendo stati anche manomessi sia la segnaletica che il semaforo. Prima la Polizia urbana ci ha risposto che non aveva computer idonei a visionare i filmati, poi a fine agosto ci ha confermato di aver fatto i controlli e di essere intervenuta, ma in base a quanto consente l’organico a disposizione.

In conclusione attualmente la situazione è peggiorata ulteriormente perché la freccia verde che si accendeva col semaforo rosso e permetteva la svolta a destra non funziona più (non sappiamo se per guasto o per scelta del Comune) e così dal caos siamo passati al delirio: c’è chi passa col rosso, chi suona, chi impreca, ecc. Allora è da chiedersi:

  • È possibile che nella Capitale si possa aprire un esercizio commerciale così importante e grande e l’Amministrazione comunale non preveda controlli ed un presidio permanente di vigili, e non vengano chiesti controlli di polizia o carabinieri?
  • E’ possibile che, nonostante variabitanti di Via Matteucci e ViaBenzoni si lamentino e forniscano lasoluzione del problema al semaforo (piccolo  spostamento della linea dimezzeria per consentire il transitoverso Via Benzoni, nonostante lasosta dei mezzi in divieto di sostazonarimozione) a nessuna venga inmente di venire a vedere e risolveredefinitivamente il problema, magariprevedendo una grande rotatoria cheelimini l’incrocio ed il relativo semaforo?
  • Possibile che nessuno si preoccupi del fatto non siano state ripristinatele strisce e la segnaletica orizzontaleall’incrocio né le corsie di preselezione,considerando i rischi per ipedoni diretti anche verso i trenidella NTV?
  • Visto l’assoluto disinteresse dimostratoin questi mesi dall’Amministrazionecomunale sulla vicenda, c’èda chiedersi che succederà quando,per l’incrocio di Via Matteucci-Via Benzoni, passeranno anche lemigliaia di dipendenti comunali e gliutenti diretti verso gli uffici in allestimento di Campidoglio 2.

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Raccolta firme per la sicurezza di Via Alessandra Macinghi Strozzi

Raccolta firme per la sicurezza di Via Alessandra Macinghi Strozzi

Sono un abitante del quartiere Garbatella che, stanco di dover rischiare la propria vita e quella delle proprie bimbe per attraversare Via Macinghi Strozzi, angolo Via Tolli, e dopo avere assistito in questo punto a numerosi incidenti, ha deciso di avviare una raccolta di firme per convincere il Comune e il Municipio XI a trovare una soluzione al problema.
macinghi-strozziSi tratta dello stesso tema che sollevato da Cara Garbatella in data 9 luglio scorso: vedi http://www.caragarbatella.it/index.php/2004/54-ottobre-2004/599 (“Piazza Oderico da Pordenone e Via Macinghi Strozzi, a rischio la sicurezza stradale”) Visto che l’impegno del comitato di Lotto non ha sortito effetti, ho pensato che solo coinvolgendo un maggior numero di abitanti (ed elettori) potesse sensibilizzare le istituzioni preposte ad intervenire. A tale proposito volevo segnalare che sono riuscito a convincere gli organizzatori della festa di Legambiente (svoltasi dal 13 al 16 settembre presso il parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi) ad ospitare presso uno degli stand la raccolta delle firme.

Se non dovessero bastare le firme ottenute durante questo evento, proseguirò nella raccolta delle sottoscrizioni anche grazie all’interesse e al supporto che sto riscontrando in tutti i cittadini abitanti nei numerosi palazzi presenti nelle zone limitrofe ad ambo i lati di Via Macinghi Strozzi.

Una volta raccolto un numero sufficiente di firme (mi sono prefissato un minimo di circa 500) provvederò ad allegare le stesse a una lettera da inoltrare a tutti i responsabili presso il Comune di Roma e l’XI Municipio affinché adottino con urgenza provvedimenti concreti, quali ad esempio l’installazione di un semaforo a richiesta.Non so se vorrete supportarmi nella battaglia che sto conducendo pubblicizzando questa petizione sul vostro sito. Io in ogni caso vado avanti e magari tra meno di un anno riuscirò ad evitare che qualche altra persona lasci le penne in quel punto maledetto. A fianco la nota che tenta di spiegare le ragioni della petizione.

Stefano Guicciardi

PETIZIONE

Per garantire la sicurezza dei pedoni in prossimità dell’incrocio tra Via Macinghi Strozzi, Via Anna Maria Taigi e Via Filippo Tolli. Questo incrocio rappresenta un passaggio obbligato per tutti coloro che intendono recarsi a piedi presso:

  • i giardini pubblici Monsignor De Nobles
  • l’oratorio San Filippo Neri
  • la parrocchia di Via delle Sette Chiese
  • il mercato ortofrutticolo di Via Rosa Raimondi Garibaldi
  • il parco pubblico di Via Rosa Raimondi Garibaldi
  • l’Istituto Cesare Baronio
  • l’Università San Pio V
  • la Regione

Si tratta di un flusso di persone elevatissimo, soprattutto bambini e anziani, quotidianamente esposte al rischio di essere investite a causa dell’elevata velocità dei veicoli che percorrono Via Macinghi Strozzi, un tratto di strada che per circa 800 metri risulta privo di semafori. Come testimoniano i numerosi incidenti avvenuti negli anni, anche recentemente, le strisce pedonali non rappresentano una soluzione adeguata per garantire la sicurezza dei pedoni, anche per via delle macchine spesso parcheggiate in prossimità del suddetto incrocio o addirittura sopra le strisce. Per evitare ulteriori vittime, si richiede pertanto al Comune di Roma e al Municipio XI di intervenire con urgenza con l’installazione di un semaforo a chiamata in prossimità di questo incrocio o alternativamente con dossi artificiali lungo Via Macinghi Strozzi o qualsivoglia sistema di rallentamento della velocità ad effetto ottico, acustico o vibratorio compatibile con le normative vigenti.

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Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

dalla Redazione

Siamo alla fine dell’anno ed è tempo di tirare le somme, di misurare cioè quel che si è realizzato rispetto a quanto programmato.
Un rendiconto con una marcia in più quando parliamo di interventi tesi a migliorare la vita della comunità nella quale viviamo. Molti sono stati gli interventi di manutenzione edilizia, altri stanno partendo, per una spesa complessiva di oltre 6 milioni di euro. Nella tipologia degli interventi si va dalla manutenzione straordinaria per l’adeguamento alla legge 626/94 della Scuola Cesare Battisti e della Leonardo Da Vinci, ai lavori di riqualificazione e ristrutturazione degli istituti superiori e la manutenzione straordinaria di alcuni edifici in Via Costantino e in Via delle Sette Chiese.

portale-monsignor-nicolaiPer quel che riguarda la manutenzione stradale, un intervento importante è stato il rifacimento dei marciapiedi di Viale Guglielmo Massaia, dove sono state ripristinate le alberature, e quello di Via Prospero Alpino, prodromo degli interventi per Campidoglio 2. Aggiungiamo la nuova asfaltatura di Via Rosa Guarnieri Carducci in cui è stato rifatto lo square, di Via Girolamo Benzoni, di Via della Moletta e di Via Palos. Sono stati, inoltre, effettuati interventi di manutenzione straordinaria in strade e marciapiedi di Piazza Longobardi, Piazza Pantera, Via Roberto De Nobili, Via Fincati, Vicolo della Garbatella, Via Guglielmotti, Via Magnaghi, Via Ignazio Persico e Circonvallazione Ostiense, nel tratto dei negozi compreso tra Via Usodimare e Via di S.Galla.

Inoltre sta per essere avviato l’appalto per la manutenzione straordinaria di alcune delle strade più interne della Circonvallazione Ostiense tra cui Via Usodimare, Via Citerni, Via Candeo, Via Frediani e Via Camperio. E’ poi programmato un intervento di riqualificazione dell’area di Via Benzoni che riguarderà l’abbattimento del rudere presente in quella strada, residuo dei bomba rda – menti del ’44, e l’edificazione di nuovi manufatti, per un totale di circa 5000 metri cubi, come prescritto dal nuovo Piano Regolatore.

Sono state inoltre avviate le procedure preliminari che porteranno alla riqualificazione di Piazza Pecile. Per ciò che concerne invece i lavori a Piazza Oderico da Pordenone, è opportuno un approfondimento. La piazza è un nodo in cui converge il traffico che entra e esce dalla Garbatella. Da un lato da Via Massaia, dall’altro da Via Macinghi Strozzi, da Via Genocchi e da Via Rosa Raimondi Garibaldi. E’, in termini tecnici, una intersezione a cinque braccia non semaforizzata, dove mancano canalizzazioni e segnaletica adeguate, per cui la circolazione è spesso lenta e, soprattutto, poco sicura. Attualmente sono consentite tutte le manovre, anche quelle verso Via di Villa Belardi e Via delle Sette Chiese. Regolare l’intersezione con un semaforo non è stato possibile: sarebbe stato necessario, infatti, impedire alcune manovre di svolta, ovvero istituire una regolazione a quattro fasi semaforiche, che avrebbe ulteriormente complicato il deflusso.

lavori-alla-garbatellaCon la soluzione individuata, cioè la rotatoria compatta, si è in grado di limitare la velocità dei veicoli in entrata, incanalando le manovre su una apposita corsia. Saranno conseguentemente sistemati gli spazi pedonali e i passi carrabili laterali. L’intero intervento è stato coordinato con il progetto previsto dal “Contratto di quartiere Garbatella”. La riorganizzazione di Piazza Oderico da Pordenone è un esempio di attuazione dei piani del traffico del “Piano Generale del Traffico Urbano”, che puntano alla riduzione dei livelli di inquinamento, alla riduzione dell’incidentalità e al miglioramento delle condizioni di circolazione.

In tutto questo bailamme di attività, progettate ed eseguite, si trova anche qualche nota fuori posto, e riguarda principalmente la disastrosa situazione dell’antico ponticello di Piazza Biffi e l’incuria dimostrata verso il portale di Via delle Sette Chiese, ai quali il nostro giornale ha già dedicato più di un intervento. Il primo è un manufatto, recuperato durante l’operazione di scavo per il parcheggio sotterraneo, ed è ancora in attesa di un intervento di consolidamento e di una barriera di protezione. L’altro è l’unico superstite dei dodici accessi dell’enorme tenuta settecentesca di monsignor Nicolai (su di esso è quasi certo che ci fu l’intervento del grande architetto Valadier): si trova sulla recinzione della “Libera Università San Pio V”, trascurato e assediato da piante infestanti. Tempo fa, per interessamento di padre Guido Chiaravalli, su di esso fu eseguito un superficiale intervento. Occorre invece un vero restauro e una messa in sicurezza. 

 

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Solidali con Carla Di Veroli

Solidali con Carla Di Veroli

Carla Di Veroli, assessora alla Cultura con delega alla Memoria del nostro Municipio, è stata insultata e offesa sul WEB attraverso un forum razzista presente su Waterfront Italia, un sito palesemente neonazista.
L’assessora è stata derisa per le sue origini ebraiche, per la solidarietà da lei espressa verso le organizzazioni gay, nonché per essersi a suo tempo opposta all’intitolazione di una strada al fascista della repubblica di Salò e ex segretario dell’MSI Giorgio Almirante. Nell’attacco si è richiamato il fatto che  ‘assessora sia nipote di Settimia Spizzichino, l’unica donna sopravvissuta ai rastrellamenti del Ghetto, definita sprezzantemente “olomiracolata” nei campi di sterminio. Carla Di Veroli è stata anche accusata di doppiezza, per presentarsi da noi come persona democratica e all’estero come sionista, “tanto da deridere i pacifisti della Freedom Flottilla”.
Cara Garbatella esprime a Carla la più viva solidarietà, nel momento in cui si moltiplicano qua e là rigurgiti neonazisti o quando si innalza in una cittadina del Lazio addirittura un monumento al criminale di guerra Rodolfo Graziani.

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“Dalla Villetta ai Gazometri”

E’ uscito a fine ottobre il nuovo libro di Gianni Rivolta

“Dalla Villetta ai Gazometri”

di Giancarlo Proietti

Una ricerca storica incrociata con la vita nei nostri quartieri nei primi anni del dopoguerra. La presentazione alla Garbatella l’8 novembre al Teatro Ambra di Piazza Giovanni da Triora La storia dei partiti politici e le lotte popolari nel primo dopoguerra nella zona industriale di Roma e nei quartieri Iacp di Garbatella e Testaccio-San Saba. E’ questo l’argomento del nuovo libro di Gianni Rivolta, che si apre con la presentazione di Massimiliano Smeriglio e una suggestiva testimonianza di Cosmo Barbato e che verrà presentato il prossimo 8 novembre alle ore 16,30 presso il Teatro Ambra, in Piazza Giovanni da Triora 15, alla Garbatella.
dalla-villetta-ai-gazometriSi tratta di una ricerca storica, i cui protagonisti sono i facchini dei Mercati generali, i macellai del Mattatoio, gli operai dell’Ottica meccanica, i gassisti delle Officine di San Paolo, gli edili e le donne dei quartieri popolari, mossi da grandi speranze di cambiamento e di giustizia sociale, impegnati strenuamente in quegli anni dopo la Liberazione di Roma nelle battaglie contro la disoccupazione, il carovita e per i miglioramenti contrattuali. Ad organizzare questi uomini e queste donne furono la Camera del lavoro, i sindacati e i giovani partiti usciti dalla Resistenza: il nuovo Pci di Togliatti, la Democrazia cristiana, il Psi e il Partito d’Azione, ma anche le forze che per la pregiudiziale antimonarchica non avevano aderito al Comitato di Liberazione nazionale come il Partito Repubblicano e il Movimento comunista d’Italia, meglio conosciuto come “Bandiera Rossa” dal nome del giornale omonimo.
Ancora una volta Gianni Rivolta, come aveva fatto nei “Ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella” (ed. Cara Garbatella 2006), ripercorrendo le vicende di questi quartieri sulla riva sinistra del Tevere e l’impegno politico dei suoi abitanti, racconta la storia della città di Roma e i passaggi salienti della vita nazionale, dalle prime elezioni amministrative per il Campidoglio nel novembre del ’46 a quelle per la Costituente, dal referendum Monarchia-Repubblica fino al 18 aprile del 1948. In più di 200 pagine, corredate da inedite foto d’archivio, l’autore ci conduce per mano in quei quattro anni della vita politica romana, densi di avvenimenti straordinari.dalla-villetta-ai-gazometri

Tra le righe del testo non c’è spazio per la retorica, tant’è che vengono narrati anche episodi tragici e scomodi come l’uccisione di Angela Novelli, colpita sul terrazzo del lotto 2 in Via della Garbatella da un proiettile sparato dalle colonne alleate mentre imboccavano Via delle Sette Chiese o l’omicidio in Villetta di Martino Malù due giorni dopo la Liberazione. A sparare sul militante del Pci, scambiato per un ladro, da una finestra del primo piano della Villetta, fu il mitra di un partigiano, di cui non si saprà mai l’identità. E ancora le storie drammatiche dei vecchi confinati allontanati dal Pci come quella del maestro Jatosti o del capopolo della borgata di Shangai Pippo De Cupiis, detto “Marsaletta”.

Emergono in queste pagine testimonianze orali di grande valore storico, ma anche rari documenti d’archivio. E’ il caso della relazione di scioglimento della Settima zona dei Gap del Pci, stilata dal commissario politico Giovanni Valdarchi, l’organigramma completo dei patrioti lasciato nel fondo di Roberto Forti alla Fondazione Gramsci, l’occupazione di Bandiera Rossa della Scuola dei Bimbi, i verbali del Cln Garbatella, gli articoli dell’Unità del giugno ’45 sulla commovente e prematura morte di Spartaco Proietti, già comunista clandestino negli anni Trenta e la visita di Cino Moscatelli, il mitico comandante partigiano del Nord, alle Officine del Gas di Via Ostiense.

La sommossa di popolo dopo l’attentato a Togliatti del 1948 e un’appendice con l’assalto missino alla Villetta nel 1950 chiudono la nuova ricerca di Gianni Rivolta, che costituisce un altro importante tassello dell’identità di questi quartieri e dei suoi abitanti, che hanno dato un contributo straordinario allo sviluppo della vita democratica nella città di Roma.

(Dalla Villetta ai Gazometri – Partiti politici e movimenti popolari nel dopoguerra tra Garbatella e Ostiense, Iacobelli editore, euro 15,00)

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Campidoglio 2 – Si riparte?

Campidoglio 2 – Si riparte?

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio Due, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella. La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. manifattura-tabacchiEvidentemente, il progetto preliminare, che comunque costò all’amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta. Ora, l’intervento riparte, sarà realizzato in projectfinancing, col duplice obiettivo, ottimizzare l’attività attraverso il risparmio sugli affitti e di riqualificare l’area urbana interessata, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione.

Tant’è, comunque, l’appalto è stato aggiudicato finalmente all’Impresa Astaldi Spa. L’ha annunciato l’assessore al Patrimonio e Casa di Roma Capitale, Lucia Funari, in una nota nella quale si sottolinea che “la realizzazione di Campidoglio Due permetterà la razionalizzazione del sistema delle sedi e degli uffici centrali dell’Amministrazione Capitolina, ottimizzando il funzionamento della macchina amministrativa oggi eccessivamente frammentata, riqualificando fortemente la qualità dei servizi e il rapporto con il cittadino”.

Lo spostamento degli uffici riguarderà gran parte della struttura amministrativa capitolina, mentre solo alcuni settori continueranno ad occupare le sedi attuali, in particolare quelle che si trovano tra il Colle Capitolino e Via Petroselli, secondo una strategia di delocal izzazione dalle aree più centrali e di accorpamento degli uffici lanciata dalla Giunta Veltroni. manifattura-tabacchi-due

Nello storico sito del Campidoglio saranno mantenuti gli organi politici e le funzioni di rappresentanza dell’Amministrazione, mentre nella nuova sede saranno concentrate le funzioni amministrative, tecniche e di relazione con il pubblico. Nel nuovo polo saranno accorpati uffici e dipartimenti per un totale di 4350 addetti. La realizzazione di Campidoglio Due prevede nuove edificazioni per un totale di 134.700 mq: 53.300 mq di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi alla cittadinanza. Il programma prevede la ristrutturazione dell’ex Manifattura Tabacchi, la sua urbanizzazione, la realizzazione di parcheggi, verde pubblico, piazze e spazi pedonali.

L’investimento previsto da parte dei privati per la realizzazione del progetto è di circa 193 milioni di euro, da realizzarsi a fronte di un canone annuale di offerta di 15 milioni di euro per un periodo di 25 anni. Il progetto sarà ultimato in circa 2 anni e mezzo ed il risparmio previsto è di circa 30 milioni di euro l’anno.

La realizzazione di Campidoglio Due, con la trasformazione delle aree dove sarà ospitata il nuovo polo, e le connessioni con quelle circostanti, saranno occasione di ricucitura dei diversi settori e motore della riqualificazione di un’area che, nonostante la sua posizione centrale e la sua alta accessibilità, risulta oggi disgregata e isolata. Il contesto territoriale presenta infatti un mix particolarmente complesso, in cui a funzioni alte – quali Università, uffici direzionali, sedi di rappresentanza – si affiancano realtà di quartieri con una forte identità locale – come Garbatella, San Saba, Testaccio – aree industriali dismesse e in corso di trasformazione quali l’ex Mattatoio, l’area Italgas, ex Mercati Generali, ex Manifattura Tabacchi – ed elementi storici e paesistici quali il Parco dell’Appia Antica, il Tevere e le Mura Aureliane.

 

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Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

di Fulvio De Pascale
Associazione Insieme per Ostiense

 

Nell’ultimo periodo ci siamo abituati, in qualità di utenti, a registrare solo aumenti di tariffe e tagli nell’erogazione dei servizi. Quindi assume ancora maggior rilievo l’inaugurazione, avvenuta il 20 novembre, del centro polivalente per bambini all’interno del giardino di Via Pellegrino Matteucci. L’edificio, previsto nel progetto del giardino, era lì pronto, ma era rimasto chiuso dal luglio 2008, prima per la mancanza del collegamento idrico e fognario, poi per problemi burocratici e di carenza di risorse.
Circa un anno fa l’Associazione Insieme per Ostiense ha raccolto con una petizione oltre 400 firme di abitanti del quartiere Ostiense, chiedendo la rimozione degli ostacoli burocratici e a maggio 2010 si è tenuto un incontro decisivo tra l’Assessora alla Cultura del Municipio XI Carla Di Veroli e l’Assessore all’Ambiente del Comune De Lillo. Ad ottobre finalmente l’edificio è stata dato in carico al Municipio XI. A quel punto, pur nella ristrettezza economica del momento, il Municipio è riuscito a decentrare dalla Ludoteca municipale Ludomagicabù di Via dei Lincei alcune disponibilità orarie, creando così una succursale, permettendo ai bambini dai 5 ai 10 anni ed ai loro genitori di avere un nuovo servizio con spazio per giochi, animazioni e laboratori espressivi.
“Ludomagicadue” (così è stata denominata) è aperta il lunedì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 18 e le attività sono gratuite. Negli altri giorni vi si potranno
svolgere feste di compleanno su prenotazione con il pagamento di un ticket.
E’ stato previsto che, su richiesta dei genitori, Ludomagicadue potrà essere aperto anche in orario antimeridiano nei giorni feriali di chiusura delle scuole. I citati centri polivalenti sono gestiti dall’ATI Arciragazzi Comitato di Roma/Coop.Oltre, con un progetto della legge 285.97. Per informazioni ci si può rivolgere al numero 06.41 73 356.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

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“L’albero del paradiso” un vegetale infernale

“L’albero del paradiso” un vegetale infernale

Una pianta infestante anche nei giardini della Garbatella

di Cosmo Barbato

Su Cara Garbatella di novembre ci siamo occupati di quel terribile coleottero, il Punteruolo rosso (Rhynchoforus ferrugineus), che anche qui alla Gasrbatella, come del resto in tutta Italia, sta rapidamente distruggendo le palme, in particolare le palme delle Canarie introdotte da noi a scopo ornamentale. Si prevede che entro il 2015 tutte le palme di Roma saranno state distrutte.Finora non è stato trovato alcun metodo valido di difesa. Ora un altro nemico minaccia i nostri giardini.Ailanto, albero del paradiso
Questa volta non si tratta di un insetto ma di una pianta, uno sfarzosissimo albero che potrebbe apparire ornamentale, ma che per il suo carattere infestante tende ad invadere completamente il terreno circostante diffondendosi a spese delle altre piante. Parliamo dell’Ailanto, ovvero dell’Ailanthus altissima, detto anche “Albero del paradiso” che però si sta rivelando infernale. Originario della Cina, fu introdotto, con scadenti risultati utili, per alimentare con le sue foglie un baco da seta simile a quello del gelso.
Qui da noi, alla Garbatella, queste piante infestanti si vanno diffondendo nei giardini dei Lotti, nelle aiuole spartitraffico, in alcuni parchi, talvolta persino negli interstizi dei muri. Sono ben visibili ad esempio negli spartitraffico lungo la Circonvallazione Ostiense ma anche altrove. L’esemplare più imponente si trova in un’aiuoletta lungo una strada di fianco al mercato coperto, Via Nicolò Odero, a ridosso del muro perimetrale del Lotto 12.
Dove qualche esemplare riesce ad attecchire si può essere certi che ben presto altre piante simili verranno fuori dal terreno circostante, per diffusione dei semi o dai polloni che emergono dall’apparato radicale che si può estendere fino a trenta metri dall’albero. La pianta può raggiungere dimensioni cospicue, fino a 20/25 metri. Si caratterizza per una crescita velocissima, il primo anno di 50/80 centimetri. Cresce in tutti i terreni, ma preferisce quelli profondi e freschi. Le foglie, lussureggianti, mandano un odore sgradevole. Per la sua rapidità di diffusione andrebbe sistematicamente eliminato dai giardini e dai parchi: nei luoghi abitati può diventare una vera calamità.

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Una web radio anche sulla Garbatella

Una web radio anche sulla Garbatella

Nel nostro territorio, un gruppo di appassionati ha dato vita a un fenomeno chiamato “web radio”. L’emittente si chiama “Quanta radio”: si occupa di informazione, diritto, denuncia, dibattito culturale, satira e divertimento

Nostra intervista

 

Siamo andati a trovare un gruppo di agguerriti e appassionati giornalisti, artisti e musicisti che, nel territorio del Municipio XI, hanno dato vita ad un fenomeno che viene chiamato “web radio”, cioè una radio che si sente attraverso il computer collegato a internet.
L’innovazione tecnologica, lo sappiamo, sta sconvolgendo, nel bene e nel male, le nostre vite sia nel lavoro che nella vita privata. Ultimamente le  applicazioni si sono moltiplicate, fino a semplificare, soprattutto per i più “smanettoni” di noi, alcune macchine o procedure che ogni giorno vengono sostituite dal computer, perché è “lui” che ormai gestisce tutto.
E’ il caso della nuova stagione che sta vivendo la radiofonia. Infatti con i nuovi sistemi è possibile gestire
una stazione radio con un personal computer e la linea adsl.
Abbiamo rivolto alcune domande al direttore di Quanta Radio, il presidente dell’Associazione Culturale Jaisha, Antonio Persia, e al vice-direttore, Fabio D’Orazi.

D: Come nasce la vostra esperienza?
R: L’idea di Quanta Radio nasce intorno al febbraio del 2009, ma inizia le trasmissioni il 22 marzo 2010. E’ diretta espressione dell’Associazione Culturale Jaisha di Roma ed è una radio generalista di tipo comunitario. E’ ovvio che chi ha abbracciato questa avventura crede nella comunicazione e nella libera circolazione delle idee, anche in relazione ad un bisogno di resistenza all’informazione pilotata dei media nazionali.

D: Cosa trasmettete?
R: Quanta Radio promuove la musica emergente e tutte le forme d’arte e gli eventi culturali poco conosciuti che non trovano spazio sui media tradizionali.

D: Come vi finanziate?
R: Quanta Radio è auto-finanziata e vive grazie al contributo volontario dei suoi collaboratori, ma è aperta, come statuto associativo, a donazioni e finanziamenti pubblici, ove disponibili.

D: Vi occupate di politica?
R: Quanta Radio partecipa a pieno titolo al dibattito politico, pur non appartenendo ad alcun partito, e si occupa, in attesa di gestire una testata giornalistica, di informazione, diritti, denuncia, dibattito culturale, satira e divertimento, quando questi ultimi contribuiscano alla crescita etica e legalitaria del nostro Paese. Quanta Radio ama quest’Italia disgraziata ma crede fermamente nel dissenso quando la politica devia (purtroppo molto spesso) dal nostro dettato costituzionale. Anzi, lanciamo un appello: chi condividesse i nostri principi e volesse partecipare è sicuramente il benvenuto.

D: Cosa bisogna fare per ascoltarvi?
R: L’operazione è molto semplice: scrivere su Google le parole “quanta radio”, cliccare sull’indirizzo www.quantaradio.it e il gioco è fatto, infatti appena visualizzata la pagina la radio si sente subito. Altrimenti si può cliccare sul lettore preferito, già presente.

D: Trasmettete in diretta?
R: Si, parecchie ore della nostra programmazione sono in diretta. Troverete sul nostro sito www.quantaradio. it il palinsesto completo con le trasmissioni in diretta e quelle in differita.
QUANTA RADIO è un marchio dell’Associazione Culturale “Jaisha” di Roma.
MULTIMEDIA CONTENT PROVIDER
Indirizzo:
Via Francesco Belloni, 46 – 00147 – Roma
Tel: (+39) 065132341 \ (+39) 065132341 \ Fax: (+39) 0699700148
Cell: (+39) 3933914229
Web: www.quantaradio.itn

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Nasce “Il Giardino ideale” centro di aggregazione giovanile

A Via Ignazio Guidi, alle spalle di Piazza dei Navigatori

Nasce “Il Giardino ideale” centro di aggregazione giovanile

La partecipazione dell’Associazione culturale Cara Garbatella

Mercoledì 3 novembre presso la sua sede di Via Ignazio Guidi, alle spalle di Piazza dei Navigatori, si è tenuta l’inaugurazione del centro di aggregazione giovanile “Il Giardino ideale”. All’affollata cerimonia erano presenti l’assessore alle Politiche sociali della Provincia, Claudio Cecchini, il consigliere Gianluca Peciola, il presidente del Municipio XI Andrea Catarci, l’assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari ed i presidenti della associazioni che garantiranno la gestione del centro, Annalisa Scepi, per la Cooperativa sociale Obiettivo Uomo, Alessandro Reali, per l’Associazione 180Amici, Andrea Cavallieri per Annarella e Francesca Vitalini per l’Associazione Culturale Cara Garbatella. “Il Giardino ideale” è un progetto promosso dalla Provincia di Roma, il cui scopo è quello di promuovere iniziative culturali finalizzate all’aggregazione sociale tra i giovani ed al contrasto dell’emarginazione.
Al progetto ha partecipato anche l’Associazione Cara Garbatella che per la prima volta si è coinvolta in una iniziativa di ampio respiro culturale, dopo essersi cimentata in campo pubblicistico, di organizzazione di eventi culturali, musicali ed editoriali (tra l’altro il nostro giornale ne è una diretta filiazione). Cara Garbatella si propone come responsabile di alcune iniziative di rilievo tra cui la pubblicazione di audiovisivi sulle attività che si terranno nel centro e di alcuni convegni sui temi dell’aggregazione sociale e del contrasto all’emarginazione. Per spiegare i motivi della partecipazione di Cara Garbatella al progetto, abbiamo interrogato Francesca Vitalini: “E’ il nostro primo vero grande impegno su un territorio nuovo, oltre a continuare le nostre iniziative istituzionali. Il nostro obiettivo nel progetto è quello di garantire il costante aggiornamento sugli eventi, sulle manifestazioni e sugli appuntamenti di maggior rilievo in programma nel centro, partecipando attivamente alla realizzazione di laboratori e corsi, pensando al centro come a uno spazio di comunicazione, ad un ‘luogo telematico’, nel quale l’autonomia di ogni associazione si rimette in gioco per poter costantemente dialogare e collaborare.
In  una prospettiva nella quale diventa fondamentale una positiva ed efficace interlocuzione con le istituzioni, prima fra tutte la Provincia, che ha agevolato l’apertura del centro, ed il Municipio Roma XI, col quale intendiamo collaborare in modo quasi quotidiano, ma anche con le rappresentanze del quartiere ed in particolare con quanti in qualche modo sono già occupati nel sociale”. E il Presidente del Municipio Andrea Catarci: “Si tratta di un progetto innovativo, frutto della collaborazione tra la Provincia, che fornisce il sostegno economico, ed il Municipio XI, che svilupperà iniziative culturali per i giovanissimi e per gli adolescenti disabili, al fine di contrastarne il disagio e l’emarginazione, favorendone sviluppo e capacità di autonomia.
Nello stesso senso le affermazioni dell’Assessore alle Politiche sociali del Municipio, Andrea Beccari: “Il Centro, con le sue iniziative culturali, intende fornire un contributo significativo alla rete dei servizi municipali a sostegno dei giovani, dei giovanissimi e dei loro nuclei familiari, promuovendo la partecipazione sociale senza tralasciare l’aspetto formativo.
Per tale motivo, nel ‘Giardino ideale’ abbiamo previsto di organizzare corsi di lingua, di musica, di informatica, laboratori teatrali, di musicoterapia e laboratori multimediali”.

Nel centro vengono proposti i seguenti laboratori gratuiti

Musicalità: Percorso musicale alternativo per chi è totalmente a digiuno di musica e vuole avvicinarsi a questa divertendosi e giocando
Musicoterapia: Esperienza di comunicazione musicale per scoprirsi e scoprire l’altro
Fotogiornalismo:Per acquisire tecniche di interviste e fotografa per la produzione di un elaborato sulla storia del quartiere.
Audiovisivo: Messa in scena e registrazione video di una storia di e per ragazzi
Teatroterapia: Composizione di uno spazio e interattivo di una drammaturgia ispirata ad un testo teatrale

CORSI E LABORATORI SUL TERRITORIO a pagamento:

LUNEDI:19,15-20,15 G-MUSIC ginnastica (Francesca Blai)
MARTEDI:18,30-20,00 MUSICA PIANOFORTE (Monica Palmieri)
MERCOLEDI:15,00-16,00 SCRITTURA CREATIVA E MULTIMEDIALE (Beatrice Fieschi) – 16,00-17,30 INFORMATICA – 17,30-19,00 LABORATORIO TEATRALE (Cristina Colonnetti) – 19,00-20,30 INFORMATICA AVANZATA
GIOVEDI:15,00-16,30 SCUOLA CALCIO “TORNEO COPPA DEL
SORRISO” presso il campo sportivo dei Vigili Urbani Lungotevere Dante, 311 (allenatore Antonio Petruzzelli) – 16,30-18,00 LABORATORIO CREATIVO
“Mani in Pasta” per minori (Chiara Ciarrocchi) – 17,00-18,00 INGLESE – 19,00-20,00 DANZE POPOLARI (Daniele Evangelista)
VENERDI:16,00-17,30 PITTURA EMOZIONALE (Angela Scappattici) 18,30-20,00 SCACCHI
SABATO: 10,00-12,00 MUSICA PIANOFORTE (Monica Palmieri)

INCONTRO DI SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’ sportello di ascolto, mercoledi 17,00 – 19,00 dott. Giuseppe Itri 35 euro ogni 4 incontri

FACCIAMO I COMPITI INSIEME: Insegnanti a disposizione degli studenti per due ore, due volte a settimana, 50 euro mensili

VIA IGNAZIO GUIDI,92
3289585774 www.ilgiardinoideale.splinder.com
centroilgiardinoideale@gmail.com

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