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Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma

Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Sono quasi dieci anni che la Fiera di Roma dalla Via Cristoforo Colombo si è trasferita nella zona Portuense. Da dieci anni quell’ampia superficie di territorio del nostro Municipio, che nel tempo ha fatto gola a non pochi costruttori romani, è stata preservata dalla speculazione grazie soprattutto alla resistenza dei cittadini residenti nelle zone limitrofe. Forse è prossimo il momento dello sblocco di quella insostenibile situazione di stallo. Recentemente il Comune ha presentato una proposta di variante che prevede la definizione dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze, le loro singole dimensioni e l’individuazione dei servizi e in generale lo sviluppo plano-volumetrico. Il Municipio ha espresso parere favorevole alla proposta, subordinatamente ad alcune precise condizioni. Abbiamo chiesto al Presidente Andrea Catarci di illustrarci, insieme alla proposta della Giunta comunale, le condizioni di salvaguardia espresse dal nostro Municipio.

La Fiera di Roma di Via Cristoforo Colombo ha chiuso i battenti nel 2005, trasferendo le proprie attività. Da allora i preziosi sette ettari di superficie sono stati lasciati all’abbandono, utilizzati alternativamente per ospitare emergenze sociali o per ammassare cassonetti e materiali di risulta. La proprietà, Investimenti spa, che ha come principali azionisti la Camera di Commercio, la Regione Lazio e Roma Capitale, in ogni occasione ha manifestato le proprie intenzioni di massimizzare i profitti proponendo l’edificazione di cubature spropositate, scontrandosi sempre con il Municipio, i comitati e le realtà associative del territorio, determinati nel ridurre i pesi urbanistici e nel richiedere un aumento dei servizi pubblici e dell’utilità sociale dell’operazione.
Ad oggi la partita è ancora tutta da giocare, visto che dopo nove anni non c’è ancora un progetto di riqualificazione, a seguito dei fallimenti delle iniziative prospettate dalle ex Giunte, soprattutto quella a guida Alemanno, bocciata per l’eccessiva colata di cemento prevista.
La palla è passata alla Giunta Marino che, nel tentativo di sbloccare l’insostenibile situazione di stallo, ha recentemente presentato una proposta di variante, il “Piano di utilizzazione delle aree della Via Cristoforo Colombo da Porta Ardeatina a Via delle Tre Fontane – Ambito n. 2: Risistemazione della Fiera di Roma“.
In essa si ribadisce la scelta di procedere a demolire e ricostruire, ritenendo un’operazione di riuso dell’edificato esistente onerosa ed impraticabile, rinviando tuttavia l’individuazione di quello che si definisce Strumento Urbanistico Attuativo, cioè la definizione puntuale dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze e le loro singole dimensioni, l’individuazione dei servizi e più in generale lo sviluppo plano-volumetrico.
Il Municipio ha espresso un parere favorevole alla proposta, subordinato però ad alcune fondamentali condizioni.
Il parere non è stato determinato dalla riduzione delle superfici destinate all’edificazione, che c’è ma è ancora insufficiente: infatti, la Superficie Utile Lorda è pari a 75.000 metri quadri, meno dei 91.315 della precedente proposta ma ancora troppi, persino di più dell’attuale superficie edificata, indicata in mq. 67.000 (Conferenza dei Servizi L.46/89 e Deliberazione di C.C. n. 132/97). Il motivo principale del Sì consiste invece nella presenza, nel contenuto del documento, di una delle indicazioni “storiche” dell’Ente municipale, avanzata ripetutamente ma mai accolta in passato: il vincolo a reperire gli standard urbanistici solo all’interno dell’area e non all’esterno, come era nelle precedenti ipotesi progettuali.
In tal modo si ottiene un miglioramento in termini di:

  1. incremento delle superfici destinate a servizi pubblici;
  2. aumento del verde, in particolare con la realizzazione di un parco pubblico attrezzato nella fascia parallela alla Colombo;
  3. aumento dei parcheggi pubblici.

In generale, gli spazi pubblici reperiti all’interno dell’area passano dal clamoroso “zero” delle precedentiproposte a 32.500 metri quadri, circala metà della superficie destinata all’edificazione.
Altro dato incoraggiante, infine, quello che lascia alla partecipazione degli attori territoriali la definizione del progetto di riqualificazione vero e proprio, in particolare con la possibilità di declinare in forma collettiva e condivisa il documento da mettere alla base del futuro Concorso.
Il Municipio ha accompagnato il parere con dodici condizioni, terreno di lavoro nel prossimo futuro, che toccano molteplici aspetti e si concentrano in particolare sulla sostenibilità dell’operazione nel contesto territoriale. Alcune sono di particolare impatto:

  1. con riferimento all’aspetto dimensionale, si ritiene fondamentale ridurre ancora le superfici edificabili, attestandosi al di sotto di quelle attualmente esistenti;
  2. per la parte residenziale, che può raggiungere fino a un massimo dell’80% della Superficie Utile Lorda totale, si propone che essa venga equamente distribuita tra case per il mercato libero e di edilizia residenziale pubblica, in modo da contribuire a contrastare il dramma dell’emergenza abitativa;
  3. con riferimento al sistema della mobilità, si vincola l’operazione alla realizzazione, preventiva, della linea tramviaria cosiddetta “ex Fiera”, annunciata dalla Giunta  capitolina e richiesta dal Municipio fin dal 2006, che da Viale Marconi collega Viale Giustiniano Imperatore e Viale Colombo fino al centro;
  4. con riferimento alla tempistica, si rende obbligatoria la contestuale realizzazione delle opere pubbliche e private, al fine di scongiurare quanto accaduto nella vicina  Piazza dei Navigatori, con conseguenze nefaste che si ripercuotono tutt’ora nello stesso quadrante cittadino, dove delle prime opere pubbliche, non c’è traccia.

Il dato riferito agli attuali manufatti abusivi realizzati dall’ex Fiera e oggetto di condono edilizio presenti all’interno dell’area, pari ad una superficie di circa metri quadri 13.660, che sono considerati come facenti parte dell’attuale consistenza edilizia, appare quantomeno lacunoso.
Essi sono oggetto di verifiche da parte del Municipio, sia in termini di volume che di superficie, nonché relativamente alle destinazioni d’uso. Chissà che già su questa strada non arrivino interessanti novità, utili a limitare le volumetrie previste… Se da un lato la risistemazione dell’ex Fiera non può essere rimandata all’infinito, dall’altro non può neanche essere finalizzata all’obiettivo prioritario di far cassa, per coprire parte del buco economico accumulato dalla nuova Fiera. La valorizzazione va perseguita prioritariamente in termini di vantaggi socio-urbanistici per la collettività, poi sotto il profilo economico e finanziario. Procedere ad una cementificazione intensiva, peraltro, rischierebbe di far saltare definitivamente l’equilibrio della zona – già ampiamente compromesso da altre devastanti scelte, come il già citato Accordo di Programma della vicina Piazza dei Navigatori – e la funzionalità di un’arteria indispensabile come la Colombo.
Il Municipio non ha mai agito con l’obiettivo di mantenere un intollerabile status quo nell’imponente complesso e tantomeno intende farlo oggi, in presenza di un punto di partenza più accettabile di quelli passati.
Allo stesso modo, però, come in passato, non è disposto a fare regali a Investimenti spa. Insieme alle centinaia di persone che con passione e competenza hanno profuso impegno ed idee negli anni, si continua a perseguire l’obiettivo di arrivare ad un progetto sostenibile ed all’insegna del Bene comune, ovvero fondato sull’interesse pubblico, nella consapevolezza di aver ottenuto qualche risultato tangibile, ma che ancora tanta è la strada da fare.

Andrea Catarci
Presidente del Municipio Roma VIII

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Un regalo buono che fa bene Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Un regalo buono che fa bene

Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Anche quest’anno le Associazioni culturali Cara Garbatella e Altrevie promuovono una iniziativa di solidarietà che, con l’aiuto dell’Associazione Culturale Ulaia ArteSud, è finalizzata a raccogliere fondi per borse di studio da destinare a bambini e ragazzi palestinesi che vivono nei campi profughi in Libano. Come di consueto, le associazioni raccoglieranno le prenotazioni di confezioni-regalo di ottimo olio extra-vergine di oliva dop e di bottiglie di eccellente vino del Lazio al prezzo di € 18,00.
Il ricavato della vendita dei buoni prodotti della nostra tradizione enogastronomica si aggiungerà al ricavato della consueta Tombola di solidarietà che l’Associazione Altrevie promuove, con il patrocinio del Municipio VIII, domenica 21 dicembre alle ore 20, presso il Centro Anziani di Via Pullino.
Si  tratta di un appuntamento entrato ormai nella tradizione in cui, come di consueto, il montepremi della tombola è formato da piccoli e grandi doni che i partecipanti porteranno con sé già confezionati; oggetti spesso anche di un certo valore comperati per l’occasione o, spesso, trovati frugando nei cassetti di casa.
“Rinnoviamo anche quest’anno – dice Fabio Muzi, tra i fondatori dell’Associazione Altrevie – la nostra festa, che è anche un’occasione per riflettere sul disagio di intere generazioni di bambini e ragazzi palestinesi che vivono in Libano e a cui non sono riconosciuti i più elementari diritti di cittadinanza”.
La festa, a cui sono invitati tutti i cittadini del quartiere, si terrà domenica 21 dicembre alle ore 19,30 nei locali del Centro Anziani di Via Pullino 97 (Metro Garbatella). Le prenotazioni del ‘regalo buono che fa bene’ si raccolgono inviando un’email all’indirizzo altrevie@gmail.com. Il programma completo delle attività dell’Associazione può essere consultato sul sito www.altrevie.it o sulla pagina di facebook.

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Piazzale 12 ottobre 1412: uno spazio da risanare

Piazzale 12 ottobre 1412: uno spazio da risanare

Tra le cose negative che ha lasciato al quartiere Ostiense in eredità il periodo in cui Alemanno fu sindaco va annoverata l’inadeguatezza delle azioni su Piazzale 12 ottobre 1492 (ex Terminal Ostiense) che ormai da anni ospita il Treno Italo e Eataly. Non si critica qui la rinascita di un comprensorio costruito per i Mondiali di calcio di Italia 90 con un enorme spreco di denaro pubblico e che ha conosciuto periodi terribili al suo interno ed esterno (i residenti ricordano bene gli accampamenti e le tende dei profughi dentro la stazione e le abitazioni di fortuna con mobilio dei senza fissa dimora al di fuori dove ora è il marciapiede che dà accesso a Eataly).
Ci saremmo aspettati però dall’amministrazione Marino e dal Municipio VIII uno sforzo maggiore per sistemare almeno le cose che proprio non vanno sul piazzale e che avrebbero potuto già essere risolte nel 2012, utilizzando come forse sarebbe stato logico e giusto almeno una parte dei tanti quattrini incassati allora dal Comune per la regolarizzazione del comprensorio. Mi riferisco a quattro semplici interventi:

  • alla mancata installazione di dissuasori sullo spartitraffico del tratto di curva che collega il piazzale con l’incrocio con Via Matteucci e Via Benzoni che potrebbero evitare la sosta selvaggia, immancabile di sabato e domenica, che a volte impedisce il passaggio agli autobus privati che fanno il capolinea di fronte a Rocco Balocco;
  • al rifacimento delle strisce pedonali al semaforo che immette dal Piazzale in Via Matteucci ormai sparite da anni che forse se ridipinte farebbero capire che non è proprio il caso di parcheggiare sul passaggio pedonale del semaforo citato perché altrimenti gli autobus restano incastrati e bloccano tutto il traffico;
  • all’installazione di dissuasori sul marciapiede accanto a quello di Italo usato ormai da oltre un anno per la sosta selvaggia dei soliti furbi che entrano contromano senza  essere sanzionati;
  • alla repressione della sosta in divieto zona rimozione su Via Matteucci (provenendo da Via Ostiense) e cercando di svoltare a destra su Via Benzoni, dove i veicoli parcheggiati in divieto sulla corsia di preselezione impediscono di girare quando il semaforo è rosso per andare verso il Piazzale.

Inutile aggiungere che alle richieste reiterate di avere un vigile urbano in servizio permanente su Piazzale 12 ottobre 1492 non si è avuta risposta e ci dobbiamo accontentare di vedere la Polizia municipale all’incrocio del Piazzale con Via Matteucci e Via Benzoni solo una volta all’anno in occasione della Maratona di Roma o nei rarissimi casi in cui qualche automobilista fa qualche infrazione talmente sfacciata e pericolosa che i motociclisti del GIT di passaggio non possono non vedere e sanzionare.
Speriamo che nel 2015 il Comune riesca a ricordarsi che Piazzale 12 ottobre 1492 è quello scelto per ospitare gli uffici del Campidoglio 2 e magari si riuscirà a verificare se sia possibile sostituire l’incrocio tra Via Matteucci, Via Benzoni ed il Piazzale stesso con una rotatoria.
Perché, se è vero che sarà la sede del nuovo Campidoglio, il Piazzale 12 ottobre 1492 forse meriterebbe già da ora i(nsieme a chi ci abita vicino o lavora) un po’ più di attenzione.

Fulvio De Pascale
per Associazione Insieme per Ostiense

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Via Magnaghi è più pulita

Via Magnaghi è più pulita

E’ ora di apportare cambiamenti in questo quartiere, renderlo anche a misura di bambino.
Ed è proprio per questo che, alle 10 di giovedì 10 dicembre, è nata la seconda iniziativa di riqualificazione del gruppo Facebook “Sei de Garbatella se…” ,volta a migliorare la condizione di Via G.B.Magnaghi, un viale limitrofo ad una delle scuole più conosciute del quartiere, la Casa dei Bimbi.
In questo evento sono coinvolti in prima persona proprio i nostri piccoli cittadini del domani, i bambini cioè che ogni giorno percorrono quella strada degradata per entrare nella loro scuola. Con la collaborazione della Coordinatrice e delle Insegnanti del plesso divengono parte attiva del progetto patrocinato dal Municipio VIII, creando disegni e addobbi che servono per abbellire la via.
Noi, volontari del decoro, svolgiamo i seguenti lavori di riqualificazione: pulizia del viale, taglio dell’erba, pulizia dei muri, rimozione delle affissioni abusive e decorazione della strada. Speriamo con tutto il cuore di poter dare uno scossone a questo quartiere e di coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile.

Gruppo Facebook
Sei de Garbatella se…
Carol Sbarrini 339.162.44.64
Valentina Frassanito 346.793.40.3

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La scultura di Largo delle Sette Chiese In stato di abbandono monumento alla Resistenza

La scultura di Largo delle Sette Chiese
In stato di abbandono monumento alla Resistenza

E’ un’opera moderna quanto meno discussa, che ha denimonumento-resistenzagratori ma anche parecchi estimatori: parliamo del monumento alla Resistenza che orna una delle rotonde di Largo delle Sette Chiese, un’opera in acciaio inossidabile e cemento ideata dall’architetto Cesare Esposito per celebrare il trentennale della Resistenza romana (1944-1974). La scultura nel 2007 corse il rischio di un suo spostamento, mentre era in corso la risistemazione della piazza e di parte della Via delle Sette Chiese. Intervenne in sua difesa anche il sindaco di allora, Valter Veltroni.
L’opera, discussa ma pregevole, restò al suo posto come gli abitanti della Garbatella si sono abituati a vederla, al centro di un’ampia aiuola che fu ricoperta di graziosi cespuglietti verdi-cenerini.
Completata la buona sistemazione, nessuno è più intervenuto per un minimo di manutenzione della scultura e del bel giardinetto che gli era stato creato intorno.
Risultato, l’opera è diventata un immondezzaio e il giardinetto è stato lasciato a inselvatichire, tanto che ha attecchito perfino una pianta infestante, un ailanto, albero originario dell’Estremo Oriente, che sta invadendo a tappeto tutto il nostro verde pubblico e privato: ora è alto due metri ma se non lo si taglia è destinato a crescere a dismisura. Lo stato di abbandono, che tra l’altro non riguarda solo il monumento alla Resistenza ma tutti i frammenti di verde dell’intera storica via, non è un’offesa solo all’opera di un artista, ma soprattutto a ciò che vuole ricordare e celebrare, in un quartiere che ha avuto una grande partecipazione alla lotta di liberazione e che ospita il sacrario delle Fosse Ardeatine. (C.B.)

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Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

di Laura Iacoangeli

iniziative-alla-villettaE’ “La Povera Cecija che piagne er su marì…”: sulle note di una canzone popolare romana si presenta Sgarbatello, Coro di musica popolare della Villetta condotto da Nora Tigges. Nato nel 2012, vanta già ben 26 persone! Ma questa è solo una delle tante attività e associazioni presenti alla Villetta, luogo di aggregazione, condivisione e bene comune a Garbatella, non più solo sede storica politica ma anche luogo di memoria, conoscenza e mutualismo, di trasformazione, creazione e gioco, nella speranza di offrire al territorio uno spazio in più, anche solo per leggere, studiare e realizzare!
Sabato 8 novembre sono state presentate tutte, sono tante e sono belle!
Tra le associazioni abbiamo conosciuto la Cooperativa ‘Frontiere’ per la promozione dell’intercultura attraverso prodotti multimediali, turismo responsabile e corsi di formazione.
Motore del progetto è il sito collettivo di reportage e informazione su frontierenews.it.
‘Binario 15’ associazione di volontariato che promuove i diritti di migranti e organizza nei fine settimana attività educative e di orientamento rivolte a giovani afgani.
Le associazioni Polis onlus e M.A.Te11 che svolgono corsi gratuiti di italiano per migranti.
Da ormai 4 anni, tutti i lunedì sera con grande successo Cara Garbatella presenta il cineforum, proiettando film che spesso non hanno avuto il loro giusto spazio nelle sale.
Dopo i grandi successi del Garbatella Jazz festival, i rappresentanti della storica associazione stanno valutando la possibilità di continuare anche nel periodo invernale, con i concerti all’interno della Villetta. Il tutto chiaramente in tono minore, visto gli spazi ridotti.
E poi corsi di teatro per bambini o adulti con l’associazione ‘Gocce di arte’, laboratori teatrali, sala prove per spettacoli.
Per quanto riguarda la musica, oltre al coro, corsi di chitarra, danze popolari salentine, corsi di tamburello. Ci si rilassa e si crea energia con i corsi di Hatha yoga.
Ma si sa, la cosa che ci accomuna tutti e ci piace fare in compagnia…è bere e mangiare! E qui si fa con l’osteria popolare, ottima cucina, piatti abbondanti, oltre all’organizzazione
di feste.
Tutto a prezzi popolari, per la voglia di stare insieme alla portata di tutti, con lezioni di prova gratuiti. Insomma un posto nella splendida cornice della Garbatella storica che ci offre il bookcrossing, cultura, solidarietà, diritti, socialità…e allora perché non partecipare?

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Il welfare del Municipio VIII si rinforza Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

Il welfare del Municipio VIII si rinforza
Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

di Eraldo Saccinto

Rinnovato il protocollo di intesa tra il Municipio VIII e l’Associazione Psicologi per i Popoli – Regione Lazio – Onlus. L’associazione continuerà l’opera di supporto psicologico a favore di persone italiane e straniere residenti nel territorio del Municipio, dando sollievo a coloro che vivono in condizioni di profondo disagio psicologico legato ad eventi traumatici quali sfratto, perdita del lavoro, lutti, etc., e a favore di persone anziane vittime di violenze psichiche o fisiche. Hanno firmato il protocollo di intesa Bernardino Gasparri, assessore alle politiche sociali del Municipio e Giovanni Vaudo, presidente dell’Associazione Psicologi per i Popoli. L’associazione è costituita da psicologi volontari impegnati nel campo della solidarietà e delle emergenze nazionali e internazionali, che ha come proprie finalità la promozione e la tutela dei diritti umani in ambiti multiculturali ed interetnici, nonché quella di operare in situazioni di emergenza attraverso le azioni e gli strumenti propri della psicologia.psicologi
Secondo il protocollo, a partire dall’inizio di febbraio si arricchirà l’impianto di welfare locale del Municipio col nuovo apporto di psicologi volontari.
Ha commentato l’assessore Gasparri: “Dalle situazioni sempre più critiche che siamo costretti a fronteggiare è emersa la necessità di avvalersi di professionisti che non solo forniscano un supporto psicologico nel momento in cui il cittadino viene letteralmente investito da eventi traumatici emergenziali, ma coadiuvino gli operatori dei nostri Servizi nel processo d’aiuto nel contesto dell’evento traumatico o nella fase immediatamente successiva.
Questo accordo ha riempito esattamente questo vuoto”.
L’Associazione Psicologi, attraverso propri psicologi volontari e su segnalazione del Servizio sociale del Municipio, realizzerà i seguenti interventi: incontri con gli assistenti sociali, contestualmente o successivamente alle situazioni emergenziali, finalizzati a supportare l’operatore nell’individuazione degli opportuni interventi di carattere generale o specifico; incontri con persone italiane e straniere che vivono una situazione di emergenza, al fine di orientare le stesse verso percorsi psicologici più sistematici e strutturati; incontri e seminari a tema da realizzarsi presso i Centri anziani del Municipio, previo accordo con i presidenti dei Centri medesimi. Gli incontri o seminari riguarderanno temi cruciali della vita dell’anziano e potranno, eventualmente, anche essere finalizzati alla creazione di una rete di automutuo aiuto tra gli anziani medesimi.
Al fine di realizzare i suddetti interventi, laddove gli stessi non si potessero attuare nei luoghi di volta in volta concordati con il Servizio sociale o i presidenti dei Centri anziani, il Municipio mette a disposizione dell’Associazione un locale presso il Servizio di segretariato sociale/P.U.A. da utilizzarsi nei giorni e negli orari da concordare di volta in volta.
Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al Punto unico di accesso di Via Benedetto Croce 50, ai numeri di telefono 06.696.11.670\1\2, oppure personalmente durante i normali orari di ricevimento.

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Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia
Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

L’appuntamento per la festa è mercoledì 17 dicembre a partire dalle 16,00.
casa-famigliaQuest’anno si festeggiano i dieci anni di attività della Casa Famiglia “Casa Nostra di preparazione al dopo di noi”. La Casa Famiglia per la preparazione al dopo di noi è una struttura residenziale per disabili aduli che si inserisce tra gli interventi ad alta integrazione socio-sanitaria per la presenza di un équipe multidisciplinare formata dagli operatori del Servizio sociale municipale e del Servizio disabili adulti della ASL RMC Distretto 11. La Casa Famiglia è inserita in un progetto che vuole offrire la possibilità alle persone disabili, che abbiano la necessità o il desiderio di uscire dal proprio nucleo familiare di origine, di sperimentare in modo graduale l’inserimento in un gruppo di convivenza.
Il progetto, in continuità con il Servizio per l’autonomia e l’integrazione sociale della persona disabile (SAISH), prevede interventi quali l’assistenza domiciliare e le attività di socializzazione In tal modo consente di raggiungere una maggiore autonomia personale, nonché l’attivazione di un servizio di sollievo e sostegno alla famiglia.
La Festa di Casa Nostra,, che si svolgerà presso la Sala consiliare municipale di Via Benedetto Croce 50, è organizzata dall’Assessorato alle Politiche sociali e dai Servizi sociali del Municipio VIII, dalle Associazioni Amici di Sant’Egidio, ANAFI, Hagape 2000, La Gabbianella, Obiettivo Uomo e Terra d’orto Onlus. Prevede la partecipazione dei ragazzi del Municipio che prenderanno parte attiva alla festa, rappresentando alcuni spettacoli teatrali, canterini e danzanti. Saranno trasmessi foto e filmati che rappresentano la vita quotidiana delle comunità municipali. Durante la giornata sarà aperto nei corridoi del Municipio un mercatino nel quale saranno esposti e venduti articoli preparati dai laboratori delle Associazioni. Al termine della giornata i ragazzi offriranno un rinfresco preparato da loro e dai loro genitori.
Arrivederci al pomeriggio del 17!

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Il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

vincenzo-patriziIl Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi

L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

di Antonella Di Grazia

E’ una tradizione tutta italiana quella del Presepe. Come dicevamo in un precedente articolo del nostro giornale, proviene dal culto dei larii dalla tradizione etrusca e latina, culto degli antenati che vegliavano sul buon andamento della famiglia.La loro epifania avveniva tramite una serie di statuette di terracotta che venivano colorate o vestite in occasione dei saturnalia ed in particolare della festa del “Sol Invictus”, che celebrava il solstizio (sol status) di inverno e che cadeva di solito tra il 21 ed il 27 dicembre. Gli appartenenti alla stessa gens li scambiavano assieme a dei doni, i sigilla, a dei dolci tipici e a verdura fritta, a memoria dei familiari defunti. In questa occasione, il compito dei bimbi, era quello di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto (ager) nel quale si rappresentava il loro ambiente in miniatura. In epoca più vicina alla nostra, è stato San Francesco d’Assisi che, come si sa, ha realizzato a Greccio la prima rappresentazione figurata della Natività, riprendendo la descrizione del Vangelo di Luca, collocando la nascita del Bambino Gesù in una mangiatoia.
Quest’anno, per rinverdire la tradizione, abbiamo visitato il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi, costruito integralmente a mano e visitabile presso i locali di Via Prospero Alpino 62. Quest’opera rinverdisce l’antica arte presepiale.
L’opera è stata realizzata con materiali  semplici, come vuole la tradizione, ma l’estrema attenzione ai particolari e la minuzia dei dettagli lo rendono un piccolo capolavoro, un vero e proprio squarcio sulla realtà di una volta. Un tuffo nel passato attraverso vie sterrate e tetti con tegole cadenti, in memoria di un paese povero e semplice che accolse la nascita del Salvatore. Il presepe ha visto la luce per la prima volta nel lontano 1992 e da quel momento, ogni anno è stato ricostruito nel cortile del palazzo nel quale il maestro è portiere. Il presepe, è stato realizzato interamente a mano da Mastro Vincenzo il quale ha fatto della ricerca dei personaggi, dei luoghi e della ricostruzione dei panorami una vera e propria ragione di vita.


Una passione unica: basti pensar che per questa opera sono state utilizzate statue di gesso e muschio originale, rivestimenti in corteccia e sughero, ricchissimo di dettagli, proprio come potete vedere dalle foto che pubblichiamo. Sono di splendida manifattura tutti i dettagli che costituiscono il presepe: lampade, fontane, archi, ogni piccolo componente dà all’opera la sua unicità, poiché ogni dettaglio è frutto di una appassionata ricerca.
Osservando da varie angolature le luci ed il muschio di questo presepe non si può che essere avvolti dal calore dello spirito natalizio, per il quale potete concedervi un attimo di pausa, uno sguardo per ricordare un tempo lontano, un tempo di tradizioni, un abbraccio al significato della vita, al senso di serenità interiore e di amore per il prossimo che ogni cristiano sente quando vede quel bambino adagiato in una mangiatoia di una grotta spoglia.
L’opera, sarà visitabile gratuitamente a partire dai primi giorni di dicembre, fino alla fine del mese di febbraio, il Presepe rimarrà visitabile a richiesta direttamente in portineria durante gli orari di apertura della stessa. Al termine della visita lasciate nel libro firma dei visitatori il vostro ringraziamento per l’opera o una vostra idea.

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Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del

Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del racconto è lo stesso degli anni precedenti, Giovannino, però cresciuto negli anni fino a diventare quasi un adolescente pieno di curiosità e di interrogativi spesso senza risposta. Maria è autrice di una serie di romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’anno scorso ha rieditato il suo, a nostro avviso, più bel romanzo, Il Confinato, che è la storia della persecuzione fascista del padre. E’ inoltre una delle più apprezzate traduttrici di testi letterari stranieri e un’infaticabile organizzatrice culturale. (C.B.)

candleGiovannino nella terra degli uomini

E piove e piove e diluvia…
Tutta la notte vento grandine fulmini tuoni e acqua, acqua a rovesci, giù che Dio la manda… Ma perché Dio manda sulla terra tutti questi guai, mamma? Catastrofi, terremoti, cicloni, guerre… Lui che è onnipotente, perché non impedisce tutto questo? perché lascia che in tante parti del mondo la gente si ammazzi, muoia di miseria, di fame, di malattie terribili… Perché? Non bestemmiare, Giovannino, Dio non c’entra.
Quando vedo tutto quello che succede, non posso fare a meno di chiedermelo, mamma … Dio non ha colpa, Giovannino. La colpa è degli uomini, della dissennatezza, dell’avidità, dell’idiozia e della malafede degli uomini. A scuola non te le spiegano queste cose? Non ne parlate?
Sì, sì, qualche volta. Però nessuno risponde alla mia domanda. Se Dio è così buono e giusto e misericordioso, perché non fa qualcosa per fermare i disastri?
Siamo noi che dobbiamo fermarci, Giovannino. Noi tutti in generale e noi nel nostro piccolo. Se gli uomini si uccidono, se le montagne franano, se in una notte d’inferno il fango seppellisce interi paesi, cancellando tutto: case, strade, fabbriche, terreni c’è sempre una ragione, una spiegazione.
Nulla accade per caso. Rifletti, Giovannino, rifletti. Di chi credi sia la colpa se il nostro pianeta è malato?
Queste sono le domande che devi farti e che devi fare ai tuoi professori.
Oggi il prof di italiano ci ha fatto vedere un filmato e ha detto che dobbiamo fare qualcosa per aiutare la gente che ha perso tutto a causa dell’alluvione. In classe pensiamo di aprire una sottoscrizione… Molti compagni della terza si sono offerti volontari per andare a spalare il fango. Io e altri della seconda volevamo unirci a loro ma non ci hanno voluto. Dicono che c’è ancora pericolo di frane e noi siamo troppo piccoli e saremmo solo di impaccio… Non è giusto, io non sono piccolo, ho tredici anni… Quasi. Ad agosto, Giovannino, ad agosto. Però hai ragione, non sei piccolo e sei un bravo ragazzo. Anche i tuoi compagni sono bravi ma, vedi, i problemi non si risolvono con le elemosine e con i volontari. Ci vuole ben altro!

paesaggio-natalizio

Che cosa ci vuole, mamma? Che cosa, che cosa! Beato te, Giovannino. Te le devo dire io che cosa? Prima di tutto bisogna fare in modo che le disgrazie non accadano, ecco. E poi bisogna muoversi prima, alle prime avvisaglie. Non come all’Aquila. Ai primi segnali. Altro che scavare le macerie con le mani e fare chiacchiere, trovare scuse e bla bla bla. Bisogna fare in modo che le città non crollino, che le montagne restino dove sono sempre state, che i fiumi siano protetti da argini sicuri, non di cartapesta, che le strade non si allaghino per colpa dei tombini intasati, che i ponti e le dighe non cedano, che le baracche della povera gente non si schiantino al primo soffio come le casette dei tre porcellini della favola che ti raccontava la nonna da piccolo, che non basti un po’ di vento e un po’ d’acqua a buttar giù tutto. Bisogna che le cose siano fatte per bene, con onestà prima, invece di correre ai ripari in qualche modo dopo, quando è troppo tardi. Capisci, Giovannino?
Invece ogni volta è lo stesso, ogni volta… Ma cosa si può fare contro la furia della natura, mamma… Già. La natura è infuriata, e si vendica, è vero. Ma la colpa è nostra, delle violenze che le abbiamo fatto e continuiamo a farle, ovunque, in tutto il mondo. La colpa è sempre dell’uomo. L’inquinamento… il surriscaldamento… la desertificazione. l’edilizia selvaggia… Prendi ad esempio quel tratto di costa che vediamo quando andiamo a trovare gli zii al mare. Ce l’hai presenti tutti quei palazzoni bianchi, quegli alberghi di lusso, quelle ville da milionari… ? Be’ una volta non c’erano. Una volta, quand’ero ragazza io, lì c’erano alberi, boschi, vigneti, pascoli… Ora la montagna è scomparsa. Tutto devastato per fare posto a quelle costruzioni inutili. Questo era soltanto un esempio, ma è uguale dappertutto, non solo nel Sud, dappertutto… Dai, mamma, però non sarebbe
figo vivere in una di quelle belle ville? Tu che hai sempre sognato una casetta al mare!
Hai detto bene: una casetta. Un posticino tranquillo, un mare pulito, il sole, la quiete: cose che non esistono più…  Be’ almeno una vacanza in uno di quei posti ti piacerebbe, no? Pensa che meraviglia, col mare davanti, la piscina. Quando sarò grande e guadagnerò, ti ci porterò io, mamma Ma va, ma va… Quella non è roba per noi. E non è nemmeno tanto bella, secondo me. E poi, smettiamola di parlare di ville, di piscine, di lussi mentre c’è chi non ha nemmeno un tetto sulla testa… Tempi neri, Giovannino, tempi neri. Piove sul bagnato, come si dice? allo strappato gli mozzica il cane, caro mio… La TV ha detto che domani il tempo migliorerà e le scuole riapriranno.
Quasi quasi mi dispiace. È così bello la mattina starmene a letto, a dormire, poltrire… Non capisco perché a scuola non ci si può andare di pomeriggio.  Non parlare così, fannullone. Prendi esempio da tuo padre che si rompe la schiena a tirar su case per gli altri, mattone su mattone. E ringraziamo Dio se ancora rimedia qua e là qualche lavoretto e può portare la settimana a casa, con tutta la gente a spasso che non ha nemmeno un piatto di minestra da mettere in tavola… I cantieri sono tutti fermi. Si pensa solo a costruire opere inutili che servono solo a qualcuno che ha tanti soldi per farne ancora di più… Be’, inutili o no, se qualcuno costruisce, per me va bene. Almeno la gente lavora, il babbo guadagna, porta i soldi a casa e coi soldi possiamo comprarci tutto quello che desideriamo.
Io per Natale il regalo che voglio l’ho già deciso. Ah, si? E sarebbe? Un tablet. Al babbo gliel’ho detto e lui è d’accordo. Un che? Un tablet, mamma, un iPad. Quasi tutti i miei compagni ce l’hanno. È fantastico! Ho già visto quello che voglio: uno con 4 GB di memoria… la fotocamera doppia…un display da otto pollici… Fighissimo! Non vedo l’ora che viene Natale.
Ciò di cui hai bisogno, e subito, non sono queste diavolerie che hai in testa tu. Ti ci vogliono scarpe pesanti, un giubbotto nuovo, altro che storie! Babbo me l’ha promesso. Non è un a diavoleria, è una cosa utile. Ti puoi collegare a Internet, chattare… Non hai idea di quello che ci si può fare.
Non ce l’ho, infatti, e non mi interessa un fico secco. Mi sembri un marziano con tutte quelle sigle, quei numeri… Per conto mio, puoi levartelo dalla testa. Quanto a tuo padre, mi sentirà, vedrai… Cose da pazzi. Tu bada a studiare, piuttosto, che mica mi è piaciuto tanto quel cinque in storia… Proprio in storia, da te non me l’aspettavo! La storia è la cosa più importante, perché parla di noi, ci fa capire chi siamo. Su, su vai a lavarti le mani e datti una pettinata che il babbo sta per tornare e la cena è pronta. Muoviti, Giovannino, non fartelo dire due volte.

***

La pioggia non smise di cadere. I fiumi non cessarono di esondare, le colline continuarono a smottare, città paesi e villaggi finirono sott’acqua. I meteorologi annunciavano altre perturbazioni. I giornali strillavano al cataclisma. Giovannino dormiva un po’ di più la mattina e continuava a fare domande che non trovavano risposta. Il babbo non faceva che andare e venire senza pace: il cantiere era chiuso per il maltempo e occorreva adattarsi a cento lavori diversi per rimediare qualche spicciolo. In casa la mamma era sempre più preoccupata e la mattina lo svegliava borbottando: Piove, diceva. Non ha smesso neanche un minuto. Altri trenta centimetri sono caduti. Alzati, Giovannino, su. Vestiti e scaldati il latte. Io esco a fare un po’ di spesa. Devo sbrigarmi, prima che venga il diluvio.
– Ci vado io a fare la spesa, – disse Giovannino, e, senza neppure lavarsi, si preparò in fretta, prese la lista e uscì di corsa. – Giovannino, l’ombrello, dove avrai la testa! gli gridò dietro la mamma inseguendolo sul pianerottolo. babbo-natale
E fa’ presto: sta per scatenarsi il finimondo! Appena fuori, Giovannino si sentì leggero. C’era, nonostante tutto, un’aria di festa. Il Natale era alle sue prove generali. Avvolti nella plastica trasparente gli alberelli fuori delle botteghe cinesi aspettavano di essere decorati; le vetrine strizzavano l’occhio ai clienti; sotto un ombrellone bianco una bancarella esponeva una miriade di futilità luccicanti: Tutto a un Euro, Tre pezzi due Euro; la pioggia tamburellava sulla selva variopinta di ombrelli facendo una musica allegra. Una signora lo salutò: Ciao Giovannino, fa’ presto, sta per scatenarsi il finimondo!
Le stesse parole della mamma, pensò Giovannino divertito mentre attraversava lo stradone zigzagando tra le macchine. Immerso nella grande giostra del supermercato, tutto adorno e sfavillante di stelline e festoni, muovendosi sicuro tra gli scaffali si sentiva euforico. Gli altoparlanti rovesciavano slogan e canzoni.
Il ritmo e le parole lo dirigevano, gli davano la carica: “Nella terra degli uomini, dove tutto è possibile, dove suona la musica, dove un sogno si popola, dove il sangue si mescola, e ti senti una favola…” Con la sporta pesante, la voce di Jovanotti nella mente leggera, Giovannino riprese la strada di casa.
All’angolo, da un fagotto colorato di stracci, gli sorrise una faccia nera come la liquirizia e il suo cuore si popolò di sogni. ” Nella terra degli uomini, trovi un posto anche per chi, ti sorride da un angolo.” Tutto gli sembrava possibile, anche lo squarcio di luce – un’idea di sole – comparso all’improvviso nel piombo del cielo.

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Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje di Enrico Recchi

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje

di Enrico Recchi

Parlare del “fusajaro” significa davvero andare a sfogliare il libro dei ricordi perché, se di “callarostari” (dei quali abbiamo parlato nel precedente numero di Cara Garbatella) se ne vedono ancora in giro, il fusajaro oggigiorno è completamente scomparso dai nostri panorami cittadini.
Come dice il nome stesso, il fusajaro vendeva le fusaie chiamate in italiano lupini. Il lupino è un legume parente del fagiolo con una pianta alta circa un metro e mezzo i cui fiori dopo la fecondazione formano i legumi. A proposito ci sono i lupini da fiore, che formano delle inflorescenze colorate e bellissime.cartoccio-di-fusaie
Pianta antichissima il cui nome scientifico probabilmente deriva dal greco lype=amaro, per il sapore del seme crudo, era nota già agli antichi Egizi ben 4000 anni fa e venne descritta da Plinio che osservò come le sue foglie seguano il corso del sole proprio come fa il fiore del girasole.
Da sempre le fusaie sono state considerate un alimento non particolarmente pregiato, una volta, appunto, venduto agli angoli delle strade dai venditori ambulanti o al  cinema assieme ai mostaccioli. Invece i nutrizionisti ci dicono che questo legume ha un contenuto in proteine che rivaleggia con quello della carne ed è superiore a quello delle uova.
Certo se oggi andassimo a chiedere ad un bambino che cos’è una fusaia (oppure un lupino) dubito che potremmo trovare qualcuno che possa dare una risposta corretta. Di sicuro quel bambino ci potrebbe parlare correntemente di merendine.
Fino a una trentina di anni fa invece comperare un “cartoccio di fusaje” era un modo comune per i ragazzini della Garbatella (e non solo) di investire pochi spiccioli in uno stuzzichino in attesa del pasto o per spezzare i giochi in strada.
Quanti di noi ricordano colloqui di questo tenore con la mamma: “A ma’, io scenno qua sotto in Chiesoletta” “Guarda che tra poco se magna…” ” Vabbè, ‘na mezzoretta” “Sì ma nun te rovinà la cena dar fusajaro!”
Già perché il venditore ambulante di fusaje, precursore dei tempi, rispetto al callarostaro aveva una offerta assai più ampia che comprendeva non solo le fusaje ma anche olive, sia quelle verdi grandi che le olive nere al forno, oppure bruscolini e, andando ancora più indietro nel tempo, le carrube.
Certo tutto dipendeva dalla disponibilità in “saccoccia” ovvero da quanti soldi si possedevano. Una volta accertato che c’erano sì e no 10 lire, si decideva di spegnere i languorini dello stomaco con un cartoccio di fusaje con una bella spruzzata di sale in cima, tanto poi si poteva fare una bella bevuta alla fontanella. Infatti quando il cartoccio, rigorosamente di carta paglia gialla, era pronto con le fusaje dentro, arrivava l’immancabile domanda: “Ce lo voj er sale?”. “E come! Sì, che ce lo vojo”, e giù una abbondante spruzzata di sale che scendeva da un corno.
Anche se, in ogni caso, le fusaje già avevano subito il procedimento che le rendeva gradevoli al palato: ovvero erano state bollite e messe in salamoia per eliminare il sapore amaro originario.
“Er fusajaro” arrivava, a piedi o in bicicletta, trasportando tutto il suo armamentario di vendita: i sacchi con le fusaje, quelli con i bruscolini, i secchi con le olive, i mestoli, la carta per i cartocci, ecc. Come per il callarostaro, le postazioni strategiche erano davanti alla scuola Cesare Battisti, al cinema Garbatella o al Columbus. Era senz’altro un lavoro modesto, fatto in genere da un vecchietto con molta semplicità. Tanto semplice che col passare del tempo e con la perdita di attrazione delle fusaje oramai passate di moda, quella stessa parola diventò sinonimo di pressapochismo e quindi l’epiteto “fusajaro” andava a colpire il malcapitato di turno che poteva essere il compagno di giochi che aveva sbagliato o il compagno di squadra che s’era mangiato un gol o l’arbitro (un bersaglio sempre molto amato) che aveva negato il rigore.

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I novant’anni del maestro Pradella

I novant’anni del maestro Pradella

maestro-pradellaAuguri di Cara Garbatella al direttore d’orchestra ed emerito nostro concittadino Massimo Pradella, che in questi giorni festeggia i suoi novant’anni. La sua lunga carriera cominciò come allievo al Conservatorio di Pesaro che frequentava abitando ad Ancona. Nel 1938 la madre, Lina Senigaglia, raffinata pianista, ebrea, con le leggi razziali dovette chiudere la scuola di musica che conduceva insieme al fratello Giorgio, violinista.
Ad Ancona per loro tirava una brutta aria, sicché la famiglia qualche tempo dopo colse al volo una opportunità di trasferimento del padre, dipendente dello Stato, e venne a stare a Roma, dove gli assegnarono un appartamento dell’Incis a Piazza Oderico da Pordenone. Massimo proseguì gli studi presso l’Accademia di Santa Cecilia, dove si diplomò in pianoforte, in violino, in composizione e in direzione d’orchestra. Visse in clandestinità i mesi dell’occupazione tedesca, protetto dalla solidarietà del quartiere. Subito dopo la Liberazione di Roma andò volontario nel Corpo volontari della libertà, il ricostituito esercito italiano che operò a fianco degli Alleati. Il primo importante esordio all’estero, a Berlino, nel 1951, come direttore d’orchestra.
Poi arrivarono i grossi incarichi: direttore stabile dell’orchestra della Rai di Torino e poi della Alessandro Scarlatti di Napoli. Intanto portava il suo talento in giro per il mondo, accompagnato dai più quotati solisti.
Tuttora, coi suoi novant’anni, continua a lavorare con la musica e per la musica, tenendo dei corsi a un pubblico giovanile: Recentemente ha portato la sua esperienza di intellettuale vissuto a suo tempo in un’ex borgata romana in un convegno su “Roma poveraccia”. Ora sta di casa a Piazza Vittorio ma sempre con la Garbatella nel ricordo, come quando girava il mondo o quando abitava a Torino o a Napoli. La Garbatella gli ricambia questo affetto.

(C.B.)

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Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali Giunchi, Bianchini, Nuvoloni… La Garbatella fucina di pugili

Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali
Giunchi, Bianchini, Nuvoloni … La Garbatella fucina di pugili

di Adelio Canali

Alla Garbatella sono vissuti tre grandi pugili di livello mondiale: Leo Giunchi, Mario Bianchini e Alvaro Nuvoloni. Giunchi nacque in Russia nel 1895 ma divenne subito romano d’adozione.
Conosceva varie lingue e nei colloqui dimostrava una vasta cultura. E’ stato uno degli artefici della nascita del pugilato in Italia. Debuttò a 19 anni, nel 1919, come peso leggero nella squadra laziale che affrontava una rappresentativa americana.
Giunchi_Bianchini_NuvoliniVinse per abbandono dell’avversario alla 3° ripresa. Sempre in quell’anno divenne campione Regionale e successivamente conquistò il titolo Italiano dilettanti a Milano battendo Mario Bosisio. Partecipò alle Olimpiadi di Anversa nel 1920, ma dovette interrompere l’occasione perché colpito dalla “spagnola” che in quel periodo mieteva numerose vittime. Si confermò campione d’Italia dilettanti nel 1920 e 1921. Poiché i suoi incontri erano un vero spettacolo di scherma e potenza, dietro consiglio dell’organizzatore romano Pasquale Iovinelli, passò al professionismo, battendo ai punti Romolo Parboni. Dopo alcuni incontri vinti in Francia, nel 1923 tornò in Italia per dominare in 15 riprese quel terribile picchiatore che fu Pietro Bianchi. Partì per gli Stati Uniti dove divenne l’allenatore preferito del Campione del mondo dei pesi Welter Mickey Walker.
Sostenne circa 300 combattimenti in Italia, Francia, Belgio, Stati Uniti e Inghilterra, perdendone solo sette, dei quali quattro alla fine della carriera che si concluse nel 1928.
Lo conobbi quando, ormai avanti con l’età, veniva all’A.S. Audace, in Via Frangipane, come massaggiatore della squadra Campione d’Italia di sollevamento pesi di cui faceva parte. A volte capitava che la sera prendessimo insieme il tram per tornare alla Garbatella, lui abitava all’Albergo Bianco e in quelle occasioni ebbi modo di saperne di più sulla nascita della boxe a Roma.Nino-Benvenuti
All’inizio degli anni ’70, facevo parte del Comitato Attività Professionisti (C.A.P.) della Federazione Pugilistica Italiana e ricordo un particolare commovente riguardo il personaggio.
Quando ormai era vecchio e malato, andò a fargli visita Enrico Urbinati, ex campione d’Europa dei pesi mosca, che in quel periodo prestava servizio in Federazione. Mentre ero in riunione entrò nella sala e accostandosi con voce commossa mi disse che aveva visto Leo; capii subito che l’incontro tra i due vecchi campioni doveva essere stato particolarmente emozionante.
Mario Bianchini nacque in Via delle Botteghe Oscure e seguì le orme dei fratelli Fernando e Armando, che si erano già distinti nel mondo del pugilato. Iniziò nel 1927 una carriera dilettantistica, che lo porterà ad essere considerato tra i migliori “puri” di tutti i tempi. Dopo il campionato Italiano dei pesi leggeri vinto nel 1930, sempre in quell’anno conquistò a Budapest il titolo Europeo. Come capitano della squadra azzurra raggiunse il record (ancora imbattuto) di 47 presenze in Nazionale. Vinse il “guanto d’oro” a New York e conquistò la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Nel 1936 passò al professionismo, militando nella categoria superiore dei welter. Il 26/1/1938 divenne campione d’Italia, battendo a Roma Amedeo Dejana.
Aveva un meraviglioso gioco di gambe e un sinistro secco e preciso. Incontrò pugili di livello, in Argentina e in Europa. La sfortuna lo colpì quando al rientro dagli U.S.A., in occasione della rivincita concessa all’astro nascente Perticaroli, alla 3° ripresa dell’incontro che si tenne l’8/3/1939, si verificò l’incidente che lo costrinse al ritiro dall’attività.
Fondò, successivamente, la Società Sportiva “Bertini” e, alla Garbatella, la “Spartaco Proietti” dove, insieme al maestro Barbanti, dedicava le sue cure alle giovani promesse del quartiere, tra le quali emerse il figlio Enzo che nel 1948 vinse il Campionato Regionale dilettanti dei pesi gallo. L’amico Enzo Bruschi, allora Presidente dell’A.S. “Audace” e arbitro internazionale di pugilato, dopo aver chiesto al Comune di Roma che una strada della zona residenziale “Roma 70” venisse intitolata a Mario, così concluse un suo articolo su “Boxe Ring” del giugno 1985: “Non è retorica, ma se vi trovate a passare per quella Via che l’amore e l’amicizia hanno voluto, sappiate che Mario Bianchini non era solo un pugile, era un campione ed era soprattutto un galantuomo, di quelli che fanno onore all’intera società”.
Altro pugile sfortunato fu Alvaro Nuvoloni. Nato a Tormarancia ma cresciuto all’Albergo Bianco della Garbatella, era una vera e propria macchina da pugni, con doti di grande incassatore. Divenne campione d’Italia dei pesi gallo, battendo Falcinelli a Verona il 4/10/1950. Il 15/9/1951, difese il titolo a Cagliari contro Zuddas. I suoi combattimenti entusiasmavano la platea. Rimasero famosi due dei suoi incontri. Il 20/6/1950 affrontò a Barcellona Luis Romero per il titolo europeo. Portò avanti un incontro entusiasmante e, sicuro della vittoria, chiuse le ultime riprese aggiungendo colpi su colpi.
Tutto fu inutile perché venne derubato della vittoria e il risultato destò clamore su tutta la stampa sportiva. L’altro combattimento da ricordare avvenne il 21/10/1950, quando a Johannesburg incontrò il Campione del mondo Vic Toowel. Anche in  quell’occasione la sua brillante condotta di gara venne punita da un verdetto casalingo. Al ritorno portò con sé una pellicola 16 m/m, ripresa dai suoi accompagnatori: venne da me perché sapeva che avevo il proiettore adatto e al bar di Socrate, insieme a tutti gli amici, avemmo l’opportunità di visionare l’entusiasmante incontro. Ma la Garbatella dimostrò di essere  una vera fucina di grandi pugili.
Possiamo ricordare: Walter Malatesta, peso massimo, campione d’Italia dilettanti nel 1929; Domenico Di Stefano, che vinse a Novara nel 1940 il titolo italiano dei pesi welter nei dilettanti; Ettore Mortale, peso leggero, sostenne in Italia e in Francia 27 combattimenti, tra i quali quelli che lo videro vincitore contro Aldo Spoldi, campione d’Europa (Roma 19/8/1934) e l’altro contro Bruno Bisterzo, anch’egli campione d’Europa (Teatro Puccini di Milano il 28/1/1941).
Altri pugili degni di nota: De Paolis, che partecipò al torneo internazionale dei pesi massimi a Vienna nel 1947, poi Giuliano Catini, Cristolini e De Placidi.

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Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio

Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Ad un mese dall’istituzione del nuovo orario decentrato, il Municipio Roma VIII, che ha avviato da lunedì 3 novembre l’orario prolungato di apertura degli sportelli anagrafici, tira le prime somme. Durante questi giorni, infatti, ci si può presentare negli Uffici di Via Benedetto Croce 50 dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 19,00 per richiedere la carta d’identità, i certificati, i cambi di domicilio e residenza e tutti gli altri atti demografici.nuovi-orari
In un momento in cui alla Pubblica Amministrazione viene chiesta flessibilità e innovazione il Municipio VIII anticipa i tempi, cercando di mantenere l’equilibrio tra rispetto dei diritti dei lavoratori e quello per i cittadini utenti. “Si è cercato – ha dichiarato il Presidente Catarci – di anticipare, venendo incontro alle esigenze di orario dei cittadini, ciò che è presente nel nuovo contratto decentrato, oggi ancora sotto la lente di ingrandimento dei sindacati, ma che dovrebbe prevedere il prolungamento dell’orario su tutto il territorio di Roma Capitale.
Grazie in particolare alla disponibilità dei dipendenti del Municipio, si sta offrendo un servizio aggiuntivo verificando al contempo quali azioni si dovranno poi sviluppare in tutta la città”.
C’è da dire che, in questi primi giorni di sperimentazione, l’afflusso nel periodo di allungamento dell’apertura fino alle 19,00 non ha registrato proprio la ressa: singoli cittadini,
alla spicciolata, hanno usufruito di questa agevolazione, forse anche per la scarsa pubblicità che questa iniziativa ha sinora avuto. Questo però non è il periodo nel quale di solito ci sia un forte traffico negli uffici anche durante le normali giornate lavorative.
Il clou è nei mesi primaverili ed in particolare in quelli estivi. Questa sperimentazione serve come rodaggio che si è pensato di allungare anche al mese di dicembre, data la concomitanza con le feste natalizie ed il maggior tempo disponibile per i cittadini. Se da un lato si cerca di rinforzare le prestazioni della macchina amministrativa offrendo un nuovo modo di fare servizio, dall’altro bisognerebbe cercare di integrare gli stipendi del personale coinvolto, veramente ridotti ai minimi storici. Sono infatti attesi nuovi sviluppi degli effetti del decreto Salva Roma anche sulla condizione dei dipendenti comunali. Dal primo gennaio, con un mese di dilazione ottenuto sull’onda della manifesta contrarietà dei lavoratori, dovrebbe entrare in vigore il contratto decentrato, che prevede proprio la riorganizzazione di turni e di gestione del posto di lavoro e il taglio del salario accessorio, che
d’ora in avanti sarà elargito solo come “premio” legato alla produttività. Non proprio il viatico migliore per l’inizio di questa sperimentazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Jazz d inverno

Jazz d’inverno appuntamento mensile, per tenere un filo di collegamento con il Garbatella Jazz Festival.

L’ingresso, come sempre, è libero, dalle 20 si potrà cenare (è gradita la prenotazione) e sarà aperto il bar.
Per prenotazioni e informazioni 3319496348 – 3280580162
la redazione di Cara Garbatella

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Festa per la Cultura un doloroso stop La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro. In contrapposizione, il 14 giugno,

Festa per la Cultura un doloroso stop

La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro.
In contrapposizione, il 14 giugno, per le vie del quartiere, un corteo musicale, colorato e festoso.

festa-della-cultura-a-GarbatellaPer tanti anni il nostro giornale ha dedicato attenzione e spazio a quello che senza dubbio, da venti anni a questa parte, è stato l’evento culturale più importante della Garbatella: la Festa della Cultura. Lo scorso anno il corpo dei vigili urbani ha stimato, in occasione della Festa, una presenza di 30.000 persone nelle strade e nelle piazze del quartiere, un grande risultato. La festa è stata sempre caratterizzata da una presenza sempre più numerosa di artisti e di pubblico. L’iniziativa, che fin dalla sua prima edizione è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave, nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di Festa della musica. Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di Festa per la cultura.
Per anni questa festa ha dimostrato che cultura, musica e arte non sono rappresentate solo dai grandi eventi o giudicati soltanto da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si senta protagonista.
Quest’anno dopo un lungo travaglio l’Associazione Controchiave ha deciso di non dare inizio a quella che doveva essere la ventunesima edizione. Abbiamo colto la delusione e spesso anche il non comprendere tale scelta da parte di moltissime persone. Per questo motivo di seguito pubblichiamo il comunicato della Associazione Controchiave, sperando di chiarire le motivazioni di tale scelta. (G.P.)

culture-prideL’hanno definita “cultura di prossimità”, intendendo forse dire ‘residuale’ rispetto alla cultura con la C maiuscola, quella del Grande Evento, quella elitaria e omologante degli spazi ‘istituzionali’. Questo temine non ci piace. A noi piace rivolgerci al più “lontano”. Al più lontano sociala chi non se la può permettere. Al più lontano geograficamente, perché é proprio nei quartieri e nelle periferie che nascono progetti multietnici e di integrazione. Ma soprattutto al più lontano temporalmente, perché vuole costruire qualcosa di solido e duraturo per le generazioni future! Noi pensiamo – da vent’anni – che tutto questo non si costruisca con un’ Estate Romana o una Notte Bianca, ma con progetti culturali che partano dalla base.
La Festa per la Cultura per 20 anni ha fieramente resistito allo smantellamento di ogni politica culturale per la città, ha resistito al “deserto apparecchiato” per tutti noi, realizzando, ogni anno, per un giorno all’anno, la sua utopia concreta: strade e piazze liberate e riempite di musica, arte, persone e idee condivise. Ma tutto questo, di fatto, non interessa l’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, che ha rigettato la nostra richiesta di partecipazione al bando dei festival di particolare interesse per la vita culturale della città. Il rigetto dell’iniziativa è avvenuto in quanto la Festa risulta non conforme all’idea di festival che alberga nelle stanze dove si decide quale deve essere lo scenario culturale di questa città.
Così, quest’anno, il secondo sabato di giugno, alla Garbatella, si è potuto parcheggiare ovunque, come sempre, guardare la televisione, come sempre, cenare a casa, come sempre, non fare tardi, come sempre, come sempre in un quartiere normale. Ma non c’è rassegnazione bensì voglia di rilanciare le motivazioni che alimentano la Festa.
Per questo, contro il processo di smantellamento di ogni politica culturale per la città, il 14 giugno non ci sono stati palchi e piazze liberate, non c’è stata la Festa per la Cultura come l’abbiamo sempre conosciuta, ma ugualmente il popolo della festa è sceso in piazza, nonostante le pessime condizioni climatiche, ed ha animato una parata musicale, colorata, festosa, insieme agli artisti. alle organizzazioni del territorio, agli operatori culturali, alle associazioni e a tutti i cittadini i che in questi anni hanno creduto in quello che la Festa per la Cultura, almeno per un giorno all’anno, ha rappresentato.
Il 14 giugno, in contrapposizione, abbiamo fatto la ” Non Festa per la Cultura” che ha chiamato a raccolta tutte le realtà che in questi anni hanno attraversato la Festa, per levare la propria voce in suo sostegno, con un corteo musicale, colorato e festoso che ha attraversato le vie della Garbatella, ribadendo con forza chenon permetteremo a nessuno di zittire l’arte e la cultura. Sia chiaro che si sta parlando di volontà politica e della contrapposta richiesta dei cittadini di diventare protagonisti dello sviluppo socio-culturale della città. Per questo vogliamo dire che non è solo per la crisi economica che la Festa non si è fatta. Ma perché dopo vent’anni la festa non ha:

  1. Uno spazio polivalente a lei  dedicato, incubatore artistico per i protagonisti delle strade e delle piazze, in grado di poter progettare le feste future;
  2. Un cantiere permanente per alimentare nel tempo quanto di meglio la Festa produce;
  3. Una voce di spesa, anche minima, nel bilancio capitolino, destinata a finanziare almeno i normali costi amministrativo-logistici necessari per la sua realizzazione;
  4. Iter specifici per agevolare le collaborazioni utili alla Festa, come quelle con le Municipalizzate (AMA, ATAC, ACEA);
  5. Convenzioni con spazi artistici del territorio (teatri, auditorium, arene, ecc…).

La Festa ha, intorno a sé, solo deserto. Per salvarla, per continuare a proporre un modello di sviluppo culturale, noi quel deserto lo abbiamo voluto attraversare proprio nel giorno in cui la Festa avrebbe dovuto svolgersi.

L’Associazione culturale Controchiave

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Discussa in Municipio la condizione dei disabili Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato di Eraldo Saccinto

Discussa in Municipio la condizione dei disabili

Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato

di Eraldo Saccinto

L’Assessorato alle Politiche Sociali assieme alla Presidenza del nostro Municipio hanno organizzato lunedì 9 giugno presso la Sala Consiliare l’iniziativa (Dis)Abili al lavoro. Si è discusso in modo concreto di una tematica fortemente attuale sia dal punto di vista umano che sociale e riguarda tutti noi, oltre a chi vive personalmente tali situazioni.
Sicuramente il tema della disoccupazione e della mancanza di lavoro, in particolare per i giovani, è drammatico, ma lo è ancora di più per chi vive una condizione di disabilità.
In
Italia l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego e i disoccupati iscritti alle liste di collocamento obbligatorio sono 750 mila, secondo dati 2013 del  Ministero del Welfare. Da noi, il lavoro per i disabili è una missione (quasi) impossibile.accessibile
La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver imposto “a tutti i datori di lavoro l’adozione di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili” come previsto dalla normativa comunitaria. “Nella vita quotidiana di tante persone che soffrono non è cambiato niente”, ha esordito il Presidente Catarci, “La Commissione ha comunicato che è ancora in corso la procedura di osservazione del nostro Paese per verificare l’efficacia della legge 93/2013 nel garantire la piena inclusione dei disabili nel mondo del lavoro”, ha affermato Ileana Argentin, per anni Assessore al Comune di Roma ed ora membro della Commissione Affari Sociali della Camera. “Preso atto dell’immobilismo italiano denunciato da Lorenzo Torto, ho invitato il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a dare seguito con urgenza alle disposizioni della Corte”, ha aggiunto la parlamentare Chiara Gribaudo. E anche la recessione influisce in modo pesante perché le aziende in crisi possono sospendere gli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99.
“In questo modo si calcola che circa il 25% dei posti previsti per i disabili rimane non assegnato, tanto nel settore pubblico quanto nel privato”, ha sottolineato nel suo intervento il Consigliere regionale Riccardo Agostini. “E così il disagio aumenta: ormai quasi quotidianamente mi arrivano lettere e telefonate di disabili disperati per la ricerca di lavoro, la solitudine e la paura per il futuro”, stigmatizza Fausto Giancaterina, per anni alla guida della macchina amministrativa sociale del Comune di Roma. “Il cammino per superare gli ostacoli che impediscono il pieno rispetto dei diritti di chi vive quotidianamente la propria disabilità è ancora lungo ma sicuramente va fatto insieme per dargli più forza e sostegno” chiarisce nell’intervento di conclusione Dino Gasparri, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio VIII. L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti vi  sono il collocamento mirato, da cui deriva l’istituto delle assunzioni obbligatorie, e gli incentivi per le assunzioni di persone diversamente abili, misure finalizzate a rimuovere gli ostacoli e assicurare a tutti l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili.
Queste tematiche vengono trattate anche da “SuperAbile”, il Contact Center dell’Inail che integra il portale con informazioni e documenti costantemente aggiornati, e mette a disposizione il servizio gratuito di consulenza telefonica attraverso il call center 800.810.810.

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Sull’Appia, nel punto in cui confluisce la Via delle Sette Chiese La catacomba di S. Sebastiano fu sepoltura di Pietro e Paolo? Anno 258, durante la persecuzione di Valeriano: perché, in un luogo pubblico particolarmente esposto, ai cristiani fu consentit

Sull’Appia, nel punto in cui confluisce la Via delle Sette Chiese

La catacomba di S. Sebastiano fu sepoltura di Pietro e Paolo?

Anno 258, durante la persecuzione di Valeriano: perché, in un luogo pubblico particolarmente esposto, ai cristiani fu consentito di venerare la memoria dei principi degli apostoli? Feste pagane e feste cristiane. Il significato della data del 29 giugno per la festa dei fondatori della chiesa

di Cosmo Barbato

L’Appia Antica, nel punto in cui riceve l’apporto di Via delle Sette Chiese (asse portante, questo, intorno al quale si è sviluppata dal 1920 la nostra Garbatella), custodisce, tra i tanti altri monumenti, un importante luogo storico, che rappresenta al tempo stesso un enigma non risolto. Ci riferiamo alla catacomba e alla sovrastante basilica di San Sebastiano, uno dei luoghi più venerati a Roma dai cristiani delle origini.
Cominciamo col dire che l’attuale chiesa, opera seicentesca dell’architetto Flaminio Ponzio, occupa solo una navata di una più antica grande basilica cimiteriale paleocristiana, risalente all’epoca in cui la nuova religione conquistava diritto di legalità. basilica-costantiniana
La qual cosa accadeva con l’editto di Costantino del 313, dopo che l’imperatore ebbe sconfitto l’anno precedente l’ex collega e avversario Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio. La grande basilica paleocristiana, dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo (era detta appunto Basilica Apostolorum), fu uno dei numerosi luoghi di culto sorti a Roma all’epoca di Costantino, primi fra tutti le basiliche di San Pietro in Vaticano e di San Giovanni in Laterano. Ma è stata affacciata anche l’ipotesi che la sua costruzione fosse stata iniziata già sotto lo stesso Massenzio, di cui si conosceva la tolleranza verso i cristiani.
Costantino o Massenzio, siamo nel IV secolo: che cosa giustificava il desiderio dei fedeli di costruire una grande solenne basilica sull’Appia, in un luogo tradizionalmente deputato ad accogliere sepolture? E’ evidente che il tempio, pur avendo un carattere precipuamente funerario, segnalava un luogo particolarmente venerato.
Doveva trattarsi di qualche episodio strettamente legato alla tradizione del martirio a Roma dei prìncipi degli Apostoli, Pietro e Paolo, ritenuti fondatori della Chiesa.
Facciamo un passo indietro di qualche secolo. Pietro e Paolo sarebbero stati martirizzati a Roma il 29 giugno del 64 sotto l’impero di Nerone, il primo crocifisso nel Circo di Caligola in Vaticano e l’altro decapitato sulla Laurentina, con l’accusa contro i cristiani di aver provocato un terribile incendio che devastò la città, documentato però tra il 18 e il 27 luglio di quell’anno: è evidente l’incongruenza delle date. Per superare la contraddizione si pensò di spostare la data del martirio al 29 giugno del 67, ma poi anche quest’altra data fu abbandonata perché insostenibile alla luce della critica storica. Vediamo le fonti cristiane. La prima menzione della data del 29 giugno si trova nel cosiddetto “Cronografo” del 354, redatto quasi tre secoli dopo la possibile data della morte degli Apostoli.
Altra menzione è nel “Decretum Gelasianum” del 382, dove si precisa che i due furono martirizzati nello stesso giorno (coincidenza davvero singolare, visto che le esecuzioni sarebbero avvenute in circostanze e luoghi diversi). La “Depositio martyrum” inclusa nel “Cronografo” dice anche che il “dies natalis” degli Apostoli (cioè il giorno del martirio) risaliva al tempo del consolato di Tusco e Basso, una data ben precisa che corrisponde però all’anno 258 (il “dies natalis”, cioè il giorno della nascita di una divinità, corrispondeva nella Roma pagana alla dedicazione in suo onore di un tempio; per i cristiani corrispondeva al martirio, cioè alla nascita ad una nuova vita).
La data del 258, che non poteva  riferirsi in alcun modo a quella del martirio degli Apostoli, corrisponde però a un fatto importante, archeologicamente documentato, riscontrato nei sotterranei della Basilica Apostolorum, cioè nella attuale catacomba di San Sebastiano, sviluppatasi successivamente a quella data.
E qui sorge un enigma non risolto.san-sebastiano-roma-garbatella
Il 29 giugno del 258 i cristiani di Roma ricordavano e celebravano in quella località dell’Appia, dove poi sorgerà la basilica costantiniana, il martirio di Pietro e Paolo: questa rievocazione è documentata dai graffiti antichi lasciati dai fedeli, oltre che dalle fonti storiche. Ma proprio in quegli anni infieriva la persecuzione dell’imperatore Valeriano (253-260). Si era supposto che i resti dei due santi fossero stati rimossi dai relativi sepolcri (uno in Vaticano e l’altro all’Ostiense) per preservarli da eventuali profanazioni pagane e fossero stati nascosti in quel luogo di culto sull’Appia. Anzi, quel luogo, che aveva già ospitato sepolcri pagani, sarebbe stato acquistato dalla comunità cristiana e trasformato adeguatamente proprio perché ospitasse il culto degli Apostoli. Ma l’ipotesi non regge, innanzitutto perché, secondo le severe leggi che vigevano a Roma, era severamente vietato a chiunque, compreso lo Stato, violare una sepoltura. Divieto che valeva tanto se i resti degli Apostoli fossero rimasti nei luoghi di sepoltura originari quanto se traslati sull’Appia. C’è chi ipotizza che sarebbero stati trasferiti solo i crani; c’è chi ritiene che possa essere stato traslato solo Pietro; si è poi ipotizzato che i corpi dei santi abbiano trovato sull’Appia solo un breve asilo, secondo alcuni solo per un anno.
Sta di fatto che sull’Appia si creò una memoria degli Apostoli, in un luogo che oggi appare sotterraneo, cioè sotto la Basilica Apostolorum e la successiva chiesa di San Sabastiano, ma che allora, quando la basilica non era stata ancora costruita, si presentava a cielo aperto. Il posto era noto con il nome “ad catacumbas” di incerto significato: quando in seguito si sviluppò il cimitero sotterraneo, questo fu chiamato “catacomba” e tale appellativo servì poi ad indicare tutti i cimiteri sotterranei.
Quel luogo di culto continuò ad avere sempre un’estrema importanza per la comunità cristiana. Tant’è che, quando tutte le altre catacombe, non più frequentate per l’insicurezza delle zone extraurbane, erano state abbandonate e addirittura dimenticate, questa sull’Appia continuò ad essere frequentata e venerata.
Ma come è stato possibile che un luogo di culto cristiano, posto in bella mostra tra il secondo e il terzo miglio della Regina Viarum, strada continuamente trafficata, in un tratto costellato di tombe prestigiose e anche di lussuose ville suburbane, si possa essere sviluppato sotto gli occhi di tutti e in pieno periodo di persecuzioni? Questo è l’enigma che rimane irrisolto. Ciò può voler dire che c’erano sì le persecuzioni, però c’era quanto meno anche una certa tolleranza.
Ma veniamo alla data del 29 giugno, che non può essere stata scelta a caso, non corrispondendo certamente a quella del martirio dei due Apostoli.
Si è supposto dunque che il 29 giugno del 268 sia il giorno della solenne istituzione del culto di Pietro e Paolo sull’Appia. I romani, l’abbiamo detto, definivano “dies natalis”, cioè giorno della nascita di una divinità, quello in cui le veniva dedicato un tempio. Similmente potevano essersi regolati i cristiani del tempo di Valeriano: seguendo la tradizione romana avrebbero cioè considerato “dies natalis ” degli Apostoli quello della inaugurazione dell’area di culto, con o senza la presenza dei corpi dei martiri.
Per i cristiani però il “dies natalis” era anche quello in cui un fedele rinasceva a nuova vita testimoniando col supremo sacrificio, cioè il martirio, la propria fede. Da qui più tardi sarebbe nato l’equivoco.
Ma il 29 giugno aveva già a Roma un significato particolare. In quel giorno, nel 16 a.C., fu consacrato sul Quirinale il tempio di Quirino, fatto ricostruire da Augusto. Quirino veniva identificato con Romolo e il tempio intendeva esaltare i mitici fondatori di Roma, Romolo e Remo. Il 29 giugno divenne il loro “dies natalis”.
Così come era accaduto per altre ricorrenze pagane trasferite nella liturgia cristiana (ricordiamo il 25 dicembre, festa del “Sol Invictus”, trasformata nel natale di Cristo), il “dies natalis” dei fondatori della Roma pagana si era trasformato in quello dei fondatori della Roma cristiana.
Ma mentre le vicende dei primi fondatori della Roma pagana si erano basate sulla discordia e sul sangue fraterno versato, quelle dei rifondatori cristiani si basavano sulla fraternità e sulla concordia: un confronto davvero emblematico
.

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Via delle Sette Chiese scivola nel degrado – di Cosmo Barbato

Via delle Sette Chiese scivola nel degrado

Via delle Sette Chiese, la storica via che ha costituito la dorsale urbanistica lungo la quale si è sviluppata, a partire dagli anni Venti del secolo scorso, la borgata, oggi quartiere, della Garbatella, per la sua storicità, per la funzione di raccordo che per secoli ha svolto tra importantissime strade che si dipartono da Roma (due le principali, l’Ostiense e l’Appia), infine per l’apporto religioso che ne giustifica il nome, meritava la riqualificazione tentata un decina di anni fa per renderla almeno nell’apparenza visibile nei suoi quasi 4 chilometri di percorso da San Paolo a San Sebastiano, ormai irreparabilmente spezzettati.
Ce ne occupammo a suo tempo, quando furono inaugurati i restauri, elogiando le scelte felici (vedi il bell’ingresso alla Vigna Serafini dalla quale si accede alla catacomba di Commodilla) e criticando severamente gli errori commessi. Quegli errori appaiono più evidenti oggi, a distanza di tempo, quando la strada va rapidamente scivolando nel degrado, accompagnato dalla totale assenza di ordinaria manutenzione. via-delle-sette-chiese
In campo urbanistico, quando si pone mano a un progetto delicato, l’autore non si deve abbandonare all’idea di come vorrebbe in astratto che risultasse l’opera a cui ha messo mano. Deve tener conto della sua praticabilità innanzitutto in funzione del cittadino utente, poi della praticità della sua manutenzione e infine della possibilità di durata nel tempo. Tutte cose che erano carenti nel progetto e che ora hanno ridotto Via delle Sette Chiese a una grave condizione di degrado. Ci riferiamo ad esempio alle aiuole che in larghi tratti della strada avrebbero dovuto incoraggiare la prevista pedonalizzazione, divenute ormai dei contenitori di disordinati cespugli inselvatichiti; oppure a quelle brutte e inutili aiuolette strette e lunghe ai margini dei marciapiedi che, nel tratto Largo delle Sette Chiese-Piazza Sant’Eurosia, oltretutto ostacolano il transito dei pedoni divenendo contenitori di sporcizia. Il resto del degrado lo assicura l’assenza di manutenzione: bordure arboree rinsecchite o abbattute, aiuole non curate. Senza contare i lavori di risanamento a suo tempo non completati, come nel breve tratto Piazza Oderico da Pordenone-Via C.Colombo dove, per ottenere il restauro del bellissimo portale del casino Nicolai, infestato da piante parassite, dovemmo lanciare noi una campagna e dovette intercedere il compianto Padre Guido presso i proprietari; o come in Largo Bompiani dove fu dato sì una degna sistemazione al giardino contenuto nella rotatoria ma non fu restaurato il bel monumento alla Resistenza che ne orna il centro.
Via delle Sette Chiese, sconvolta nell’incongrua urbanizzazione seguita allo sviluppo della Garbatella e soprattutto al suo taglio per la creazione della Via Imperiale (la Via Cristoforo Colombo), meritava un po’ più di rispetto nella fase in cui ci si era proposto il lodevole compito di ridare almeno visibilità virtuale al suo lungo e affascinante percorso:
basterebbero le quattro grandi catacombe – Commodilla, Domitilla, San Callisto, San Sebastiano, oltre al mausoleo delle Ardeatine – per meritare una maggior attenzione a un così importante bene comune che invece sta andando in malora. Pur nelle attuali ristrettezze economiche che travagliano le nostre amministrazioni, un impegno almeno per arrestare il degrado della nostra storica strada va reclamato. Per il quartiere è anche una questione di dignità. (C.B.)

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Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici di Fabrizio Caristi

Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti

Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici

di Fabrizio Caristi

All’inizio degli anni Venti del secolo scorso nasceva la Garbatella, un agglomerato urbano che è stato indicato come modello di città giardino. Un modello da molti ammirato, esaltato e persino copiato. L’essere stato un modello ha costituito un vanto per molte amministrazioni cittadine e locali. Oggi, a circa 100 anni dalla nascita, si propone l’opportunità di essere di nuovo un modello. Un modello per una nuova vivibilità urbana, un modello che consenta ai suoi abitanti di riappropriarsi degli spazi e delle strade del quartiere. Il modello si chiama zona 30. Molti si chiederanno che cos’è una zona 30?zona-30
Una “Zona 30” è un’area della rete stradale urbana dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari invece dei consueti 50 previsti dal codice stradale in ambito urbano. Molto più
complesso è l’aspetto applicativo. Ma andiamo con ordine. I suoi punti fondamentali sono la sicurezza e la multifunzionalità, criteri che potrebbero essere sinteticamente riassunti con un semplice slogan: “la strada non è solo lo spazio delle automobili, ma anche della vita di quartiere”.
Ma vediamo vantaggi e benefici che ne avremmo: Per ciclisti e pedoni: minore mortalità in caso di incidenti. Questo è sicuramente il punto più importante di tutti: ogni anno, 35.000 persone in Europa muoiono a seguito di incidenti stradali, e 1,5 milioni rimangono gravemente feriti. L’Italia contribuisce in gran parte a queste cifre, con 5.000 morti e 300.000 feriti all’anno. Quasi un quarto delle vittime di incidenti stradali sono pedoni e ciclisti.
Fra i fattori che aumentano la pericolosità delle strade, la velocità delle automobili ha il ruolo più importante; Per quanto riguarda i pedoni, le cifre sono impressionanti e parlano
da sole: se una macchina investe un pedone a 65 km/h, lo uccide nel 90% dei casi; se lo investe a 50 km/h, lo uccide nel 20% dei casi; se lo investe a 30 km/h, lo uccide nel 3% dei casi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un rapporto sulla sicurezza pedonale, ribadisce l’importanza di introdurre limiti a 30 km/h nelle città.
Più volte il nostro giornale ha segnalato, anche su indicazione dei lettori, la pericolosità di alcune strade che “tagliano” la Garbatella, Via Macinghi Strozzi su tutte.
In altre capitali europee, per esempio a Londra, si è visto che dopo l’introduzione in alcuni quartieri di zone con limiti a 30 km/h, c’è stata una riduzione in media del 46% nel numero di persone uccise o gravemente ferite in seguito a incidenti; Per i residenti: maggiore vivibilità delle strade. Nelle zone a 30 il rumore prodotto dal traffico si riduce di circa il 40%. Come ricordato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione a un alto rumore di fondo disturba la qualità del sonno, provoca malattie cardiovascolari e disturbi nel comportamento. Più in generale, se le macchine vanno piano si può camminare e pedalare con maggiore serenità, o lasciare i bambini più liberi di girare da soli per il quartiere.
Per la collettività, minori costi sanitari. La riduzione del numero di morti e feriti gravi, oltre a essere positiva in sé, si traduce anche in minori costi per l’assistenza sanitaria.
Minore inquinamento: la riduzione della velocità di punta delle auto comporta minori accelerazioni, una velocità media più costante, un traffico più scorrevole: ciò si traduce in una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico; Per chi usa l’automobile, minori costi di gestione. Una minore velocità di punta vuol dire anche una significativa riduzione dell’uso del carburante (del 12% secondo alcuni studi tedeschi), sicuramente apprezzabile oggi che il prezzo della benzina è al suo massimo storico.
Tutte queste cifre portano chiaramente a un’importante conclusione: l’introduzione delle zone 30 non è una misura che favorisca un gruppo ai danni di un altro; essa va a vantaggio di tutti gli utenti della strada e di tutta la società in generale. Altri spunti di riflessione potrebbero essere stimolati con alcuni esempi. Chi è passato per Via Caffaro, magari di sabato mattina, l’avrà vista completamente congestionata! Auto in doppia fila, altre che girano alla ricerca di un prezioso posto in doppia fila, altre che finito quanto dovevano, cercano di lasciare il parcheggio e sono sequestrate da chi ha parcheggiato in doppia fila. Qualcuno potrà obbiettare: ma cosa c’entra questo con l’andare a 30 all’ora? C’entra eccome!
Perché in una zona 30 la gente è più propensa a lasciare la macchina e a spostarsi a piedi o magari in bici, non creando inutili ingorghi, perdite di tempo e nevrastenie.

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Il Premio Simpatia in Campidoglio all’inventore del Bibliomotocarro Dopo la cerimonia l’incontro alla Garbatella con gli alunni della Cesare Battisti. Libri, musica e fantasia

Il Premio Simpatia in Campidoglio all’inventore del Bibliomotocarro

Dopo la cerimonia l’incontro alla Garbatella con gli alunni della Cesare Battisti. Libri, musica e fantasia

di Laura Pertica

Il maestro Antonio La Cava, dopo aver ricevuto in Campidoglio lo storico Premio Simpatia 2014 (la cerimonia si è svolta nella sala della Protomoteca il 29 maggio), ha voluto incontrare gli alunni di una scuola elementare di Roma per intrattenerli con il suo “Bibliomotocarro”.
bibliomotecarroIl maestro La Cava, in pensione dopo 42 anni di insegnamento, ha avuto una idea geniale: ha comprato un’Ape usata, l’ha modificata e trasformata in una viaggiante casetta colorata con tettuccio e comignolo, l’ha riempita di libri e l’ha chiamata Bibliomotocarro.
Con la sua biblioteca itinerante gira per i paesi della sua Basilicata, i bambini lo aspettano con gioia, prendono in prestito i libri, il maestro inizia a leggere qualche storia e si crea un’ atmosfera magica. La Cava si ritiene un maestro di strada e la sua missione è stata sempre quella di divulgare l’amore per la lettura e per la scrittura: la sua è una testimonianza quasi eroica che merita attenzione e riconoscimento, per questo ha ricevuto il romano Premio Simpatia!
Il giorno dopo la cerimonia della premiazione ha raggiunto la scuola elementare Cesare Battisti nel cuore della Garbatella e con il suo simpatico veicolo-biblioteca ha intrattenuto gli alunni delle prime e delle seconde insieme alle maestre ed alla dirigente scolastica. Esperienza entusiasmante, i bambini hanno ascoltato con vivo interesse le storie che il maestro ha raccontato, accompagnate da filmati realizzati da altri bambini. Ne è nato un momento di grande gioco creativo da cui sono poi scaturiti dei bellissimi disegni che i bambini in seguito hanno eseguito in classe.
Il maestro è rimasto affascinato dalla Garbatella, le strade, le case particolari e il calore della gente! Si è poi fermato davanti all’oratorio do San Filippo Neri, dove ha incontrato altri bambini intrattenendosi con loro e esibendo il suo Bibliomotocarro dal quale promanavano musiche divertenti che acuivano la curiosità dei passanti.
Il sogno del maestro? Tornare a Roma, ed in particolare alla Garbatella e alla scuola elementare Cesare Battisti, per realizzare un progetto di lettura e scrittura creativa con gli alunni e le maestre.
Arrivederci a presto, maestro La Cava, e grazie per le belle emozioni che ha regalato ai nostri ragazzi.

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La lenta riqualificazione degli ex Mercati Generali Nella “Città dei giovani” pronto il Centro Anziani

La lenta riqualificazione degli ex Mercati Generali

Nella “Città dei giovani” pronto il Centro Anziani

di Eraldo Saccinto

La riqualificazione degli ex Mercati Generali è finalmente partita. La prima struttura completata nella nuova “Città dei Giovani” è il costituendo nuovo Centro anziani. Un segno significativo: la prima consegna alla collettività è un servizio pubblico e non un nuovo punto commerciale.
Da programma, in effetti, era prevista innanzi tutto la ristrutturazione dell’area destinata alla ristorazione, ma l’apertura di Eataly ha fatto rinviare il progetto. La consegna inizia con la porzione del manufatto che insiste su Via Negri, nella quale sono stati ristrutturate le stanze che comprenderanno il futuro Centro anziani. L’edificio occupa una superficie di circa 500 mq, disposti su due piani. Questi spazi rappresentano, di fatto, l’unico segno che il cantiere degli ex-Mercati Generali esiste. Aldilà della ristrutturazione del manufatto, che perlomeno all’apparenza sembra realizzato secondo tutti i dettami della razionalità, dell’estetica, del buon gusto e della funzionalità, uno sguardo dal primo piano si perde sul passato, su un’area che riporta alla memoria gli anni nei quali in quegli spazi si muoveva il più grande mercato di Roma ma sui quali il segno del tempo e dell’incuria ha lasciato melanconiche scorie di degrado.
citta-dei-giovaniIl Centro, dicevamo, si sviluppa su due piani, serviti da un ascensore e un vano scale, dispone inoltre di due uffici, due laboratori di circa 20 mq., due sale di 60 mq. ciascuna, locali igienici inclusi quelli accessibili ai disabili. Gli spazi a disposizione sono distribuiti in parte al piano terra (circa 100 mq.) e in parte al primo piano (380 mq.). I locali sono stati parzialmente arredati ed è già presente l’impianto di condizionamento. Si stima che il costo per la realizzazione sia stato di circa 500 mila euro. Per circa 18 anni gli anziani della zona, una settantina, avevano utilizzato l’ex sede del Partito Socialista di Via del Gazometro 3, di proprietà dell’ATER. Avevano ristrutturato i locali e ne pagavano le utenze quando improvvisamente nel 2012 il manufatto era stato sigillato da incaricati dell’Ente, suscitando le proteste degli anziani e del Municipio, accorso per denunciare la condizione. Gli anziani si sono quindi trasferiti in un modulo abitativo attrezzato, poco più di un container, messo a disposizione dal Municipio e sito sulla Via Ostiense, nel quale permarranno sino all’inaugurazione, con conseguente trasferimento, nella nuova struttura di Via Negri.

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Il bell’edificio degli ex Bagni custodirà la storia del territorio Qui il Centro di documentazione e l’archivio dei quartieri dell’VIII Municipio. L’importante contributo della stampa locale, a cominciare da “Cara Garbatella”. L’archivio fotografico e l’a

Il bell’edificio degli ex Bagni custodirà la storia del territorio

Qui il Centro di documentazione e l’archivio dei quartieri dell’VIII Municipio.
L’importante contributo della stampa locale, a cominciare da “Cara Garbatella”.
L’archivio fotografico e l’abbondante editoria di saggi e di tesi di laurea. Garbatella nel cinema e nei documentari. I protagonisti dell’Antifascismo e della Resistenza

di Gianni Rivolta

Centocinquantatre voti: tante sono state le adesioni al progetto del Centro di Documentazione e Archivio storico dei quartieri dell’VIII Municipio nella giornata che ha concluso il percorso
partecipativo popolare, iniziato con l’occupazione simbolica dell’edificio degli ex Bagni pubblici alla Garbatella.
L’ambizione del gruppo che ha lavorato per settimane ad un primo documento di base, arricchito in tanti confronti tra i partecipanti, è quello di costituire un archivio storico sul territorio del Municipio a disposizione dei cittadini e degli studiosi, che possa essere consultato anche dai giovani studenti con diversi prodotti multimediali. Per questo attorno al progetto si è espresso con vivacità non solo l’interesse di ricercatori e storici, ma anche quello di giovani registi e operatori culturali.
Preliminare sarà la raccolta e la sistematizzazione di tutto ciò che è stato prodotto ed è ora in possesso di fondi privati o in tanti istituti pubblici.
A partire dalla stampa locale: da Numeroundici e la Gazzetta dell’Undicesima a “Cara Garbatella”, Magma, C:O:R:E:, Municipio XI, alla pagina locale del Messaggero Quartieri.
Un altro centro di interesse sarà sicuramente l’editoria. In questi ultimi anni sono stati scritti vari testi di storia locale e diverse guide ragionate, che hanno completato le tantissime tesi e gli studi di architettura sul quartiere Iacp della Garbatella.
garbatella-ex-bagniUn archivio fotografico già esistente, corroborato dalle immagini familiari conservate nei cassetti, consentirebbe di ricostruire anche visivamente la storia e il costume degli abitanti: dai pionieri della Città giardino edificata nel 1920 intorno a piazza Benedetto Brin agli inquilini degli Alberghi suburbani di piazza Michele da Carbonara.
Documentari, spezzoni di film e prodotti audiovisivi vari sono stati proiettati in occasione di iniziative specifiche, ma altra cosa sarebbe poterne disporre a pieno titolo all’interno dell’Archivio e della Biblioteca comunale.
Gli ambiti temporali della ricerca documentaristica partono dal Settecento. Dai proprietari terrieri dell’epoca, le loro case di campagna e le vigne coltivate sui Colli di San Paolo, per attraversare la nascita della Borgata Giardino Concordia alla Garbatella e il fascismo nel quartiere popolare.
Di sicuro interesse storico sarà ricostruire le vite degli Arditi del popolo, che nel battaglione Garbatella, San Paolo, Ostiense si opposero nel 1921 all’escalation della violenza fascista nella Capitale nei confronti dei giornali socialisti e cattolici, delle Leghe sindacali e delle cooperative in occasione delle adunate e dei congressi del PNF. Così come importante sarà riannodare i fili sottili della rete clandestina delle cellule sovversive negli anni Trenta, attraversate da arresti e condanne al confino comminate dal Tribunale speciale, fino alla costituzione, durante la resistenza romana, dei gruppi armati comunisti, delle brigate socialiste Matteotti, del partito d’Azione e di Bandiera rossa, i comunisti eretici, che avevano una forte presenza nelle borgate proletarie come Tormarancia.
E poi a seguire la ricostruzione, dopo la Liberazione, della breve e stentata vita del Cln di rione, dei partiti politici che lo composero (Pci, Psi, Pd’Azione, Dc) e di quelli che l’avversarono (Pri, Bandiera rossa e gli anarchici). Infine la copiosa collezione dei materiali ciclostilati, stampati e diffusi negli anni Settanta consentirebbe di analizzare una intera stagione di proteste studentesche sfociate nelle lotte per la casa e il carovita nelle borgate e nei quartieri popolari della città, fino agli anni della “sovversione armata”.

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L’anteprima di giugno e fra 3 mesi il Garbatella Jazz Festival n° 10 Cinque domande a Pino Sallusti, direttore artistico dell’annuale manifestazione alla Villetta: qual è il segreto del successo dell’iniziativa delle associazioni Altrevie e Cara Garbatell

L’anteprima di giugno e fra 3 mesi il Garbatella Jazz Festival n° 10

Cinque domande a Pino Sallusti, direttore artistico dell’annuale manifestazione alla Villetta: qual è il segreto del successo dell’iniziativa delle associazioni Altrevie e Cara Garbatella.

di Giancarlo Proietti

Era l’estate del 2005 quando, quasi per gioco, Claudio Bocci dell’associazione Altrevie, proponeva di utilizzare lo spazio della Villetta per una tre giorni di jazz in collaborazione con Cara Garbatella.
garbatella-jazz-festival-10edizioneLa risposta di pubblico si rivelò oltre la più rosea della aspettative, gli organizzatori rimasero increduli davanti a tale successo.
Il Garbatella jazz festival, così chiamato dagli organizzatori, venne riproposto negli anni successivi con un crescendo successo di pubblico e di critica. Sono passati 9 anni e, sull’entusiasmo della grande partecipazione popolare, quest’anno si è arrivati alla decima edizione. Da tre anni oltre a Cara Garbatella e all’associazione Altrevie collabora all’iniziativa la Polisportiva Giovanni Castello.
Il lavoro, svolto sempre da volontari, e lo spirito raccolto dai musicisti di una proposta di jazz non di élite ma un jazz per tutti, ha permesso, in uno dei rarissimi casi nel panorama romano, se non addirittura nazionale, di dare musica di qualità gratuita per il pubblico con l’assenza quasi totale di contributi pubblici (tranne in due edizioni, dove ci fu un piccolo contributo da parte della Provincia).
L’intento delle associazioni che lavorano su questo progetto è di dare un piccolo apporto alla carenza di proposta culturale che viviamo in questo momento storico. Esiste la difficoltà reale di una progettazione culturale a livello cittadino e nazionale dove, in un momento di crisi, è la prima cosa ad essere tagliata.
Spesso una certa politica vede la cultura come distribuzione di fondi, non come processo di sviluppo culturale ed economico.
Da qualche anno la tre giorni di jazz, che si svolge alla fine di settembre, è preceduta da una giornata chiamata appunto: Anteprima jazz festival. Quest’anno l’Anteprima si è svolta il 27 giugno ed ha avuto come protagonista il trio di Nicola Puglielli, che ha ospitato Andrea Pace al sax, ed il solito grande successo di pubblico. Negli ultimi anni, Pino Sallusti, contrabbassista e noto musicista del palcoscenico del jazz romano e nazionale, sposando appieno lo spirito degli organizzatori, ha dato un maggior spessore alla manifestazione occupandosi in prima persona di tutta la parte artistica.
In occasione della decima edizione, che si terrà alla Villetta il 25, 26 e 27 settembre, abbiamo rivolto delle brevi domande a Pino.

pino-sallustiQual è lo spirito che ha spinto un musicista a collaborare in modo così attivo con questa manifestazione?
Lo spirito che mi spinge è l’amore che provo per il jazz, ma anche la straordinaria disponibilità di tutti gli addetti all’organizzazione e alla gestione del Festival. Non è sempre tutto così scontato: se non avessi trovato questa situazione non credo che avrei accettato di occuparmi della direzione artistica della rassegna.
Proprio perché sono un musicista, so quanto è importante per un artista trovarsi in un posto dove sa che può “giocare in casa”, usando un termine calcistico.

Come si presenta oggi il panorama del jazz romano?
Il panorama jazzistico romano in questo momento mi sembra particolarmente interessante, ci sono molte formazioni di giovani che offrono, oltre alla perizia tecnica, progetti veramente originali, ci sono spazi autogestiti dove è possibile ascoltare ottima musica (e la Villetta è uno di questi) e c’è molta interazione tra musicisti di diverse generazioni che crea uno scambio di esperienze notevole.

Che importanza ha nell’ambito dell’ambiente musicale romano il Garbatella Jazz festival?
Direi che il GJF, anche se ha una durata limitata ai tre giorni di fine settembre più l’anteprima estiva, sta conquistando una buona posizione nell’ambito delle rassegne romane.
Lo dico sia per l’affluenza di pubblico e per le richieste che ho da parte dei musicisti che vogliono partecipare alla rassegna, ma anche perché credo si sia capito che non è una vetrina di “copertina”, ma un avvenimento culturale.

Qual è, secondo te, il segreto del successo di pubblico e di critica della manifestazione?
Credo che le ragioni del successo del Festival vadano cercate in prima analisi dall’accoglienza della Villetta e poi dalla qualità dei concerti, che personalmente scelgo in base alla bellezza della proposta (chiaramente scelta molto individuale ma che sino ad oggi ha funzionato) a prescindere dalla risonanza mediatica dei nomi. Non sono da sottovalutare anche i gruppi che aprono i concerti, da un paio di anni provenienti dai laboratori della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, che hanno sempre dato un’ottima impressione.

Decima edizione, a poco più di due mesi mesi dalla manifestazione puoi svelarci le sorprese che ci saranno per festeggiare questo traguardo?
Questa decima edizione sarà dedicata ai contrabbassisti, con formazioni in cui questi strumentisti abbiano una figura predominante nella composizione e nell’arrangiamento dei brani.
Avremo, il 25 settembre, il trio Corvini-Ferrazza-Vantaggio che, per l’occasione, proporrà l’ultimo lavoro discografico; il 26 il Thematico Quartet di Luca Pirozzi e l’ultima sera, il 27, il mio settetto, il Pino Sallusti Group. In quanto alle sorprese, se le svelo ora che sorprese sarebbero?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Vi ho conosciuto entrando nel locale “Pizza e supplì” in Piazza Damiano Sauli e trovando una copia di “Cara Garbatella” in esposizione. Ho letto l’articolo di Enrico Recchi sul pavimento mosaicato di Piazza Sauli e concordo con lui sulla pubblicità indiretta alla Garbatella fatta dal film “Caro diario” di Nanni Moretti. Ho trascorso a Roma venti mesi di servizio civile (sono obiettore di coscienza) nel 1988-89 e non ero mai stato alla Garbatella, che era per me, allora, solo una fermata della Metro. Su insistenza di mia moglie, e sempre grazie al film di Moretti, ho finalmente potuto conoscere la struttura urbana del quartiere.
Una volta usciti dalla metropolitana, l’impatto affascinante con l’esile struttura del ponte cavalca ferrovia ha attirato l’attenzione, ma poi solo palazzi e strade quasi ortogonali. Ci siamo incamminati per qualche centinaio di metri un po’ delusi. La signora che veniva verso di noi, sul marciapiede, doveva essere di sicuro del posto. L’intuizione di mia moglie era giusta, le ha così chiesto dove fossero le case storiche del quartiere, i primi  insediamenti. ‘Ah, anche voi siete qui per i Cesaroni?’. e mia moglie: ‘No, signora, siamo qui per Nanni Moretti!’. La signora non comprende, ma con molta gentilezza ci indica la direzione. Rasentiamo a sinistra un parco pubblico con un mercatino delle pulci e vediamo di fronte a noi i primi lotti con le tabelle dei numeri, delle portinerie, tutte con i fasci littori scalpellati… Eravamo in un pezzo di Roma che ci mancava. Bellissime le villette, ben strutturate le strade, diversificati i modelli e le impostazioni di ogni abitazione: i comignoli, le fioriere sotto alcune finestre, le recinzioni, le scalinate, i cancelli, gli infissi in legno originali. Ogni particolare esterno meticolosamente studiato. Abbiamo provato ad immaginare gli interni, ma con poco successo. Oltrepassati gli archi in mattoni rossi, si è aperta davanti a noi la piazza che ci ha immediatamente ricordato le piazze metafisiche di De Chirico. La chiesa (purtroppo chiusa) e la scuola con le quattro aquile che avranno sicuramente terrorizzato generazioni di bambini di prima elementare. La piazza mostrava la tranquillità dell’ora di pranzo. Seduti su uno dei sedili in marmo notiamo l’insegna “Pizza e Supplì”
e un signore con il grembiule bianco sulla soglia, l’immagine ci fa ben sperare.
Entriamo, ordiniamo due tranci di pizza e due supplì. Sono ottimi, li gustiamo con devozione mentre notiamo su un tavolino ‘Cara Garbatella’. Chiediamo quanto costa e ci viene risposto che è a distribuzione gratuita. C’è tempo per chiedere com’era la piazza. “Non era così prima, questa l’hanno fatta un po’ di anni fa, prima c’era un giardinetto con il prato…” . “Ma, dico, la sovrintendenza dei beni culturali non dovrebbe tutelare anche le peculiarità urbanistiche dei luoghi in cui viviamo? A quanto pare no, se il Municipio ha deciso di modificare e trasformare l’impostazione originaria della piazza”. Mentre usciamo notiamo i mosaici di sassolini, un’insegna sfondata del totocalcio, saracinesche di esercizi chiusi da tempo. Chiediamo ad un passante del teatro Palladium.
Scendiamo la dolce discesa, il teatro è ora edificio universitario, più in là attira la nostra attenzione il bel portone dei Bagni pubblici e i manifesti che raccontano la lotta per la biblioteca di quartiere. Ritorniamo sui nostri passi, un caffè, un’occhiata alle bancarelle del mercatino e rientriamo nelle chiazze d’ombra dei palazzi anni ‘50 e ‘60. Dopo una triste riflessione sull’involuzione delle abitazioni, moderni alveari in opposizione alle umane condizioni delle villette anni 20, riprendiamo la metropolitana e ringraziamo Nanni Moretti per averci portato in una zona di Roma che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta dai turisti e, probabilmente, anche dai romani.

Gianni Belluscio

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