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Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

di Leopoldo Tondelli

memorial-agostino-di-bartolomeiIl 24 maggio si è svolto all’Oratorio San Filippo Neri il consueto torneo di calcio, riservato quest’anno ai nati nel 2005-2006, “Memorial Agostino Di Bartolomei” cui hanno partecipato quattro squadre: il Tre Fontane, il G. Castello, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Il torneo si è disputato a girone all’italiana con partite di due tempi di 10 minuti, dirette con la consueta competenza e passione da Gianni Tomei. La vittoria è andata alla squadra del Tre Fontane, la piazza d’onore invece al G. Castello. Si sono classificate al 3° e 4° è posto, rispettivamente, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Agli incontri ha partecipato un buon numero di spettatori che hanno così riproposto (come d’altronde anche per il torneo invernale riservato alle vecchie glorie, disputatosi quest’inverno) il clima della “Chiesoletta”.

Era assente Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, che ha premiato la squadra vincitrice tramite un collegamento telefonico. IL Torneo e stato organizzato all’interno della Festa di San Filippo Neri compatrono di Roma, grazie all’impegno del comitato organizzativo della Festa, diretto da fratel Francesco e da padre Matteo, direttore dell’Oratorio.

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Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Il Municipio Roma VIII (ex XI), al fine di contrastare il fenomeno del disagio abitativo e l’emergenza sfratti sul territorio municipale, ha istituito lo “Sportello per il Disagio Abitativo”, affidandone la gestione al “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera”. Il comitato, presieduto da Giovanna Arcangeli, si batte da anni contro la speculazione immobiliare, in particolare contro l’Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, una delle tante Casse e Fondazioni presenti nel nostro Paese, che si trovano a gestire un patrimonio immobiliare di non poco conto: circa 120mila unità, delle quali 90mila ad uso abitativo di cui il 60 per cento è situato nella Capitale. disagio-abitativo

Quello dell’Enpaia è un caso eclatante, visto che ora molti degli inquilini di una parte degli stabili in suo possesso sono già sotto sfratto. Il motivo: l’opposizione al rinnovo del canone di locazione, scaduto a fine 2009, lievitato dell’80-90 per cento rispetto al precedente accordo sindacale, malgrado si tratti di edilizia economica e popolare. Un aggravio di costi impossibile da sostenere, viste le condizioni socio-economiche in cui versa buona parte degli inquilini dei palazzi in questione. Il 19 marzo 2010 il Consiglio del Municipio ha approvato all’unanimità una mozione per tentare di impedire all’Enpaia di applicare i nuovi contratti di locazione che prevedono aumenti indiscriminati del canone, per scongiurare il rischio di una nuova e grave crisi abitativa.

Nel territorio del Municipio VIII esiste un patrimonio immobiliare appartenente ad enti previdenziali pubblici ora privatizzati, la cui funzione sociale doveva essere quella di dare una soluzione abitativa, attraverso la destinazione dei loro fondi per l’acquisto di beni immobili ad uso residenziale. Il patrimonio di questi enti è stato costituito con le agevolazioni legate alla normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica, il cui scopo era quello di favorire le classi
sociali disagiate.

Il Municipio VIII è impegnato nella difesa e nell’assistenza dei cittadini più disagiati, non solo dei senza casa, degli sfrattati e dei mal alloggiati ma anche nella salvaguardia delle diverse centinaia di assegnatari delle case popolari appartenenti alle grandi proprietà assicurative, agli enti previdenziali, alle Poste. Il “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera” è impegnato innanzitutto contro l’ondata di sfratti che si sta abbattendo sugli inquilini delle abitazioni dell’Enpaia, chiedendo un affitto a prezzo che non sia di libero mercato ma rispettoso della normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica.

Per chiunque abbia necessità, lo sportello, al piano terra dell’androne principale di Via Benedetto Croce 50, è aperto al pubblico ogni secondo mercoledì del mese dalle ore 9.30 alle 12.30 e ogni quarto venerdì del mese dalle 15.00 alle 18.00. Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’ Associazione culturale Controchiave

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La morte di Antonio Angelucci, un veterano della Villetta e della Garbatella Uccio, scrittore di muri

La morte di Antonio Angelucci, un veterano della Villetta e della Garbatella

Uccio, scrittore di muri

Uccio, Antonio Angelucci, 81 anni, un figlio della Garbatella nel pieno senso della parola, un veterano di quella Villetta di Via Passino nella uccioquale, dal 1944 in poi, si sono formati centinaia e centinaia di uomini liberi, di propugnatori di una società più giusta, ci ha lasciati il 17 maggio scorso dopo che una malattia crudele per lungo tempo l’aveva costretto in casa. Quattro giorni dopo è stato solennemente ricordato proprio in quella Villetta che era la sua seconda casa.
Uccio prima della pensione per lunghi anni aveva lavorato alla spedizione dell’Unità, un’attività che lo aveva fatto sentire un privilegiato e della quale andava fiero. Alla commemorazione l’intervento più sentito, più rappresentativo della personalità di Uccio – tra le tante testimonianze che sono state portate – è stato quello del giornalista Claudio D’Aguanno, che riportiamo integralmente a seguire. Cara Garbatella si associa alle belle parole di D’Aguanno ed esprime nel contempo la più affettuosa solidarietà alla figlia di Uccio, l’ assessora municipale Paola, ai cari nipoti Matteo e Tommaso e a Giuliana, la compagna che gli è stata vicino fino all’ultimo respiro.

<<“Il bar di via Passino era una specie di scamuffa, sala d’aspetto d’una stazione scalcinata di periferia. Nella geografia del quartiere era noto come “ai zozzoni” e con il “lunik” della “nanetta” e il “bar delle catene” se la batteva alla grande per il primato in quella che Giorgio e Uccio avevano battezzato la top ten della esclusiva guida Michelin della Garbatella. Ai suoi tavoli si fermava volentieri la gente del cinema, quella di passaggio, chi abitava i cortili dei lotti. “Er Maccarello”, il padre del pugile ammazzato una sera d’ottobre a Tor Marancia in una “chicago” di revolverate, ce lo trovavi sempre con il suo repertorio da ambulante in pronta vendita: accendini scarichi e orologi scrausi in cassetta nonché ombrelli al braccio ma solo quando il cielo imbruttiva incazzoso. Un altro cassettaro era il sor Paolo, in perenne
concorrenza col Faciolo del Columbus, e bazzicava il cinema “dei preti” al San Francesco vendendo mostaccioli, fusaglie e pescetti di liquirizia, caramelle colorate o gallette marcate “unrra”, generi alimentari ramazzati da fondi di magazzino di dubbia provenienza. Aveva conosciuto tempi migliori il sor Paolo e lui te li raccontava, ogni volta aggiungendo capitoli inediti, e ti diceva di quando per Garbatella potevi incontrare Pasolini o qualche altro gran scrittore “che mo’ nun me ricordo” e dentro per i lotti giravano film Maria Bosè, Maurizio Arena o Totò con Marcellino. Lui, allora, c’aveva una rete di pischelli da mandare a spasso con le cassette al collo e vantava una sorta di monopolio di preservativi a basso costo, residui di chissà quale fornitura militare, profilattici Olla di precaria resistenza eppure d’imbarazzanti dimensioni. Uccio, Antonio Angelucci
“Io ero uno dei co.co.co. assunti dal sor Paolo, “raccontava Uccio”, c’ho avuto sempre il tempo indeterminato nel senso che sapevo quando cominciavo a vende ma no quando staccavo. La zona mia poi era larga. Andava dalla “via dei culi scoperti”, i pratoni dove le coppiette s’infrattavano a ridosso della collina dove poi t’hanno costruito il CTO lì alla Villa di Lucina, fino all’uscita del cinema Garbatella, oppure attorno ai campi di pallone la domenica sul Lungotevere a Ponte Marconi. Un altro mio lavoro era da Donna Amabilia che di mestiere faceva la tabaccara a Piazza Pantera. Del tutto franca da regole di mercato vendeva a simpatia assecondando più il suo umore ballerino o il solletico della gelosia che la preoccupazione dei soldi in cassa. A Maria la “moretta” per esempio aveva dato l’interdetto. Accecata dalla prepotente bellezza giovanile della ragazza, Donna Amabilia aveva deciso che per lei non c’erano profumi, non c’erano saponette o spille, non c’era merce. Bottega chiusa e amen. In compenso per altri, soprattutto se ragazzotti paini o adulti d’un certo peso, si lasciava andare, di nascosto del marito, in generose donazioni di sorrisi e sigarette sfuse, di caffè offerti con allungo di sambuca o altro ancora al banco impiastrato del “bar degli zozzoni”.>>

Questo pezzo non l’ho scritto io. L’ha scritto Uccio. Suo il racconto, suo il ritmo delle parole, sua l’arguzia e la capacità di far vivere i personaggi più diversi uno accanto l’altro, di collocarli sullo sfondo d’un lotto oppure, un attimo dopo, dentro qualche evento importante, accanto magari a Togliatti o al Papa, facendoli cioè diventare protagonisti d’una storia grande, d’una “Macondo”, viva e irridente, come appunto è la Garbatella che conosciamo e amiamo.

Ho conosciuto Uccio più di 40 anni fa. Non avevo ancora 20 anni ma, a differenza di Paul Nizan che arrivò a ripudiarla come bella età, credo che quella età e quel periodo – a cavallo tra il ’68 e i primi anni ’70 – siano tra i più straordinari e belli in assoluto.

Con Uccio, che aveva 20 anni più di me, e con Giovanni Zarfati detto Zarafat, che mi superava d’una buona quindicina, andammo in vacanza in Calabria. Una storia strana a ripensarci oggi. Quale ventenne andrebbe oggi in vacanza con due adulti. Ma soprattutto quale genitore manderebbe il proprio figlio non maggiorenne (allora si votava a 21 anni) con due signori per di più sconosciuti. Fatto sta che partii per la Calabria con questa coppia strana di personaggi letterari. Zarafat somigliava a Sancho Panza e Uccio poteva benissimo prestare il volto a Don Quijote de la Mancha. A questa calata poi s’aggiunsero altri di Garbatella: Aldo e Mirella, Paolo e Roberta, Vittorio, Giampiero e tanti altri. Ma, al di là dell’appello dei ricordi su chi c’era e chi no, il segno di quella vacanza fu senz’altro dato da Uccio. La sua arguzia ben si combinava con la grassa ironia, di tradizione giudaica romanesca, di Giovanni. E tutti e due sapevano come parlare delle cose più diverse, come dire di questioni serie con leggerezza, come sfottere anche la compostezza marxista leninista di chi tra noi aveva fatto scelte più che militanti.

Uccio è stato per me il primo maestro di scrittura che ho incontrato. Senza citare Freud, mi ha trasmesso il significato più vero del “motto di spirito”, di quella capacità di battuta che è atto liberatorio, sintesi creativa, sorridente capacità critica.

uccio-durante-una-manifestazione-a-romaUccio mi ha insegnato che si possono sempre fare cose nuove con le parole. E che le parole possono essere dette, espresse in battute, lasciate libere di andare a leggere o anche di rimanere impresse sui muri e sui cartelloni. Uccio è stato un grande scrittore di muri. Quando l’ho incrociato aveva smesso di preparare miscele fatte di impiastri di nerofuno e catrame per rendere indelebili slogan e parole d’ordine da lasciare nei punti più visibili e che nessuno potesse cancellare. La sua carriera di spennellatore di muri la faceva risalire ai giorni della visita di Ridgway, “il generale peste”, massacratore della guerra di Corea, venuto a Roma nel giugno del 1952 e accolto da forti manifestazioni di protesta.

Poi via via, la sua arte di strada s’era evoluta negli anni ’60 fino a che, per decisione di partito, aveva abbandonato le scritte indelebili sulle facciate di case per dedicarsi a striscioni, cartelloni ed altro, verniciati ed attaccati con colla per rispettare il decoro urbano del quartiere. Ma, qualunque fosse il mezzo usato, il segno della sua capacità comunicativa sapeva sempre come percorrere le strade di questo quartiere, di questa “Macondo” strana, forte e gentile, che è la Garbatella. E Uccio nella storia di questo territorio, lunga ormai quasi cent’anni, merita un posto particolare e merita ben più d’un racconto veloce seppure coccolato da riferimenti storici.

Di lui, che ricordo col sacco in spalla e con il sorriso dei giorni buoni, mi vengono ora incontro i suoi ultimi istanti narrati qui dalla figlia Paola. E inevitabilmente in questo piccolo comizio letterario a lui dedicato mi viene in soccorso una frase presa dal capolavoro di Garcia Marquez: “Arcadio trovò ridicolo il formalismo della morte. In realtà non gli importava la morte ma la vita, e per questo la sensazione che provò quando pronunciarono la sentenza non fu una sensazione di paura ma di nostalgia”. Ecco, sulla sua assenza di paura e sulla sua nostalgia per la vita, ora chiudo.

Fai buon viaggio Uccio. Bagaglio leggero e passo veloce. Che la strada dove ti sei incamminato, piena dei racconti che ci hai regalato, ti sia lieve e colma del nostro affetto.

 

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Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti

Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

di Gianni Rivolta

Ifamiliari chiedevano da tempo che si raccogliessero in un unico ricordo tutti i partigiani e i patrioti comunisti della Garbatella. Così, il 4 giugno scorso, nella ricorrenza della Liberazione di Roma, alla Villetta è stata scoperta una targa con un lungo elenco di nomi incisi sul marmo, targa-alla-villetta-selAll’iniziativa del Municipio e del suo presidente Andrea Catarci hanno risposto in tanti. Tra i cittadini non potevano mancare i figli e i nipoti di quegli antifascisti che, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, prima che le colonne alleate arrivassero in città, con le armi in pugno diedero l’assalto alla sede del Fascio della Garbatella in Via Passino 26. Da quel giorno la Villetta è stata la casa dei comunisti del quartiere ed ancora oggi rappresenta un luogo d’incontro e di riflessione della Sinistra romana.

In quel lungo elenco dei partigiani comunisti c’erano tutti i componenti del nucleo di Garbatella della VII Zona del Pci, che si era costituita nei giorni seguenti l’8 settembre 1943. In ordine Armando Bartolucci detto “il Manciola”, Mario Bernardi, Elio Brini, Giuseppe Cinelli (martire alle Fosse Ardeatine), Andrea Coltellacci, Silvio Coltellacci, Lamberto Cristiani, Garibaldi Dobici, Giuseppe Lombardi, Orlando Lombardi, Gastone Mazzoni, Maceo Moretti, Libero Natalini, Alberto Polimanti, Mario Polimanti, Spartaco Proietti, Maria Teresa Regard (componente dei Gap centrali che continuò la sua militanza politica nella sezione comunista della Garbatella), Reval Romani, Amleto Rossi e Filippo Veneri.

La VII Zona era costituita, secondo le carte lasciate da Roberto Forti, comandante romano dei Gap insieme a Trombadori, da 278 unità di Ostiense, Garbatella, San Paolo, San Saba, Testaccio e Acilia. I patrioti e i partigiani combattenti erano organizzati in due battaglioni guidati da un direttivo politico-militare formato da Giuseppe Regis (comandante militare), dal commissario politico Giovanni Valdarchi (che sostituì Salvatore Petronari arrestato l’8 ottobre 1943 e fucilato a Forte Bravetta il 20 gennaio del ’44), dal suo vice Giuseppe Lombardi e dal leader degli operai delle Officine del gas Virgilio Bologna.

In coda a quel lungo elenco di resistenti si è voluto ricordare anche gli antifascisti che operarono nella rete clandestina del partito comunista negli anni Trenta, che sfidarono la repressione fascista del Tribunale speciale e subirono il carcere e il confino: Giuseppe Menenti, Alberto Pallone e Renato Pini.

Nell’autunno del 1928, in seguito all’arresto di Giuseppe Amoretti e di Anna Bessone (quest’ultima arrestata in un appartamento di Via Panisperna con due valigie piene di documenti, tra cui le istruzioni della Centrale, materiale di propaganda e i fondi del III ufficio del Pci), furono fermati tutti i membri del Comitato federale di Roma: Daniele Bellanti, Fernando Nuccitelli, Enrico Ciarniello del Comitato giovani comunisti, Renato Pini, un muratore originario di Bologna che abitava al lotto 32 della Garbatella, Ariosto Gabrielli Caposettore di Testaccio e altri militanti.

Renato Pini fu condannato al confino all’isola di Ponza. Quando tornò alla Garbatella nel 1931 continuò l’attività sovversiva e un anno dopo decise di espatriare. Da Zurigo passò in Francia e poi nel 1938 attraversò l’oceano e andò a risiedere a New York nel quartiere del Bronx. E’ rimasta di Renato una folta corrispondenza con la madre Teresa, alla Garbatella, con cui ebbe uno strettissimo rapporto.

Giuseppe Menenti abitava in via Francesco Saverio Cabrini al lotto 32. Già nel 1928 faceva parte della quinta cellula territoriale comunista del VII Settore (Garbatella-Testaccio), quella delle Officine del Gas, di cui divenne segretario. Giuseppe era in contatto con Fernando Nuccitelli, uno dei maggiori organizzatori del partito a Roma. Lo incontrava spesso nella bottiglieria di Via Macerata dove Giuseppe ritirava il materiale di propaganda e veniva istruito sul nuovo metodo clandestino di organizzazione, “a catena “.

Alberto Pallone venne ad abitare all’Albergo rosso della Garbatella solo dopo la guerra. La sua vita fu un’avventura. Per sfuggire alla repressione fascista nel suo paese (Sgurgola) nel 1925, con il fratello Elio, fuggì in Francia e poi in Canada. Le note della polizia politica fino al 1936 lo seguono negli Stati Uniti, dove fu attivo nell’organizzazione di cellule comuniste tra Detroit, Cleveland e nel Bronx a New York. Ma un comunista come lui, come tanti altri da ogni parte del mondo, non seppe resistere al richiamo della Spagna rossa. Così nel 1937 Alberto è ad Albacete e nei mesi seguenti a
combattere nelle Brigate internazionali.

Dopo la sconfitta della Repubblica democratica spagnola rientrò in Francia, dove fu imprigionato nel campo di concentramento di Vernet fino al 1942. Riconsegnato alla gendarmeria italiana al confine con la Francia, venne portato in carcere a Frosinone. Lo aspettavano cinque anni di confino a Ventotene, dove rimase fino al 28 agosto del 1943, quando fu liberato un mese dopo la caduta di Mussolini. Finalmente fece ritorno a casa e dopo il matrimonio si trasferì con la moglie agli Alberghi suburbani della Garbatella.

Nel dopoguerra fece una instancabile opera di organizzazione e di diffusione della stampa comunista nel quartiere popolare dell’Icp, guadagnandosi la stima dei dirigenti della sezione Garbatella e di tutti i compagni della Villetta.

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Municipio VIII(ex XI): la nuova Giunta Municipale

Municipio VIII (ex XI): la nuova Giunta Municipale

La Giunta, rinnovata completamente, è composta da:
Andrea Catarci, Presidente
Anna Rita Marocchi, Vicepresidente e Assessora al Commercio, al Bilancio, al Personale e al Decentramento nonché
alla trasparenza e alle politiche di genere alla uguaglianza della popolazione
Paola Angelucci, Assessora ai Lavori Pubblici, alla mobilità e allo sviluppo della rete ciclo-pedonale nonché alle politiche
scolastiche
Massimo Miglio, Assessore all’Urbanistica, decoro urbano, contrasto all’abusivismo e al riordino della cartellonistica
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Dino Gasparri, Assessore alle politiche Sociali, della Salute, della Formazione, del lavoro e del reddito;
Emiliano Antonetti, Assessore Politiche ambientali e del verde pubblico, per la cura e la diffusione di aree ludiche e
ricreative, per i rifiuti per le energie rinnovabili e per l’agricoltura
Claudio Marotta, Assessore alle Politiche culturali, interculturali e di memoria storica, giovanili, per l’adolescenza e
l’infanzia, della partecipazione e per la valutazione di servizi pubblici e trasformazioni urbane, per la tutela dei Beni
Comuni e per l’altra economia e nuovi servizi e nuovi diritti di cittadinanza.

L’elenco degli eletti in Consiglio Municipale

Liste a sostegno del Presidente Eletto Andrea Catarci:
PD 8 consiglieri:
Antonella Melito, Umberto Sposato, Luca Gasperini, Alessandra Aluigi, Stefano Pugelli, Federico Raccio, Floriana D’Elia, Flavio Conia
SEL 4 consiglieri:
Amedeo Ciaccheri, Marcello Duranti, Gabriella Angela Magnano San Lio, Massimo Cartella
Lista Civica Marino 3 consiglieri:
Eleonora Talli, Alessio Catoni, Valerio Massimo Geronaldi

Candidato Presidente Baccarelli
PDL 2 Consiglieri:
Simone Foglio, Maurizio Buonincontro
Lista Civica Alemanno 1 Consigliere:
Franco Federici
Fratelli d’Italia 1 Consigliere:
Glauco Rosati

Candidato Presidente per il M5S Carlo Caffarotti
Movimento 5 Stelle 1 Consigliere:
Valentina Vivarelli

Candidato Presidente Lista Civica Marchini Davide Bastiani
Lista Civica Marchini 1 Consigliere:
Roberto Falasca

I candidati Presidenti non eletti Andrea Baccarelli, Carlo Cafarotti e Davide Bastiani andranno a completare l’elenco dei 24 Consiglieri del Municipio VIII.

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Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana

Il voto amministrativo del 9 e 10 giugno nella Capitale e nel Municipio
Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana
Andrea Catarci rieletto presidente del Municipio col 69% dei voti. Alla Garbatella la lista di Sel si afferma con il 14 %

di Natale Di Schiena

Con il voto del 9 e 10 giugno si è chiusa la fase delle elezioni amministrative a Roma e in Italia, riaffermando la necessità di un profondo cambiamento nella politica  del Paese che è stato bloccato dopo le elezioni di maggio con la formazione del governo delle larghe intese.
campidoglio-10-giugno-2013Occorreva un governo politico che portasse i delusi al voto e quindi rafforzasse l’ampiezza e la qualità della democrazia. La formazione di alleanze di centrosinistra, opposte al blocco moderato, ha permesso, in tutti gli enti locali in cui si votava, la realizzazione di una vittoria che dovrebbe avviare una fase di grandi novità che potrebbero portare alla nascita del governo di cambiamento.
Roma ha introdotto un elemento dirompente con la vittoria di Marino al 63%, vittoria che ha segnato la fine di un periodo amaro per la città, in cui corruzione, distruzione dell’ambiente, rapina del territorio, liquidazione e privatizzazione dei servizi sociali erano stati gli elementi caratteristici della Giunta Alemanno, la quale ha riportato indietro di decenni la Capitale, riducendola al livello di un borgo privo di storia. La sconfitta clamorosa di Alemanno é stata raggiunta dopo grandi lotte e vaste mobilitazioni che, su tutte le questioni, hanno tenuto alta la tensione sociale e vivo l’interesse, perché il ruolo nazionale e internazionale di Roma non fosse messo in discussione da un’amministrazione “scellerata”, che è riuscita ad isolarsi a tal punto dalla città da non trovare nessun cavaliere in grado di difenderla.
Abbiamo battuto Alemanno in campo aperto, nonostante le provocazioni, non ultima quella del 4 giugno ultimo scorso quando, in occasione dell’anniversario della Liberazione di Roma e mentre nella nostra sezione di Sel veniva scoperta una targa in omaggio ai partigiani della VII Zona militare del Pci, è venuto da queste parti a cercare “rogna”. Non abbiamo esaudito il suo desiderio, che era la implicita testimonianza di un uomo sconfitto e sul viale del tramonto; ma gli abbiamo ricordato a parole che noi eravamo gli eredi morali di quei partigiani che la notte del 3 giugno del 1944 occuparono la Villetta e misero in fuga i tedeschi e i traditori fascisti.giunta-viii-municipio-benedetto-croce
Da noi i ballerini di Alemanno, che sono povera cosa, debbono fare i conti con il 69% raggiunto al Municipio da Catarci, una percentuale che è espressione del lavoro politico unitario, ma anche della forza di Sel che ha raggiunto il 12% nelle municipali con percentuali del 14% nell’area della Garbatella. Tutto questo è il prodotto di un lavoro intelligente di tutte le nostre forze che da anni lavorano per collegare le battaglie quotidiane (lotta per la casa, il lavoro per tutti e per i giovani in particolare, la difesa della sanità, l’adeguamento delle iniziative istituzionali alle esigenze dei cittadini) a quelle più generali di difesa ed incremento dei diritti singoli e collettivi.
Abbiamo le forze in campo per questo progetto, oppure è solo una speranza? Credo sia vero il fatto che una piccola forza diventa importante se ascolta la propria gente che ha bisogno del cambiamento per poter vivere. Noi dobbiamo capire gli altri e al tempo stesso dobbiamo difendere noi stessi proponendo obbiettivi raggiungibili con iniziative costanti a cui partecipino tutti e in cui tutti discutano, sapendo che in questa difficile fase dobbiamo costruire un’agorà che raccolga, selezioni e sperimenti progetti utili alla collettività. Sarò un vecchio romantico ma credo che non troveremo avversari a questo modo di intendere l’azione politica. Penso che dovremo li Municipi e nel resto del Paese.
Mi sembra che l’andamento del voto, compreso il tema dell’astensionismo che è diffuso, sia segnale di un malessere che forze politiche come quelle di sinistra non colgono abbastanza. Sottolinea la necessità di un gruppo dirigente di donne e uomini impegnati nel lavoro con altruismo, senza mai pensare all’individuale tornaconto. Ho provato emozione e nostalgia quando alla Villetta abbiamo  scoperto la targa in memoria dei partigiani combattenti della Garbatella perché, dopo la conclusione della guerra, tornarono umilmente ma con orgoglio al proprio lavoro, senza nulla pretendere.

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Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato

Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato
Firmato il protocollo d’intesa Regione-Inail-Asl Roma C.
L’ospedale agirà non solo per gli incidenti sul lavoro ma a favore di tutti coloro che siano vittime di incidenti traumatici

di Massimo Marletti

24 maggio 2013. Firmato, dopo un anno e mezzo di stallo, il protocollo d’intesa tra l’Inail (Istituto Nazionale Assistenza Infortuni sul Lavoro) e la Regione Lazio che cambia il futuro dell’ospedale della Garbatella. Per qualcuno una sorta di ritorno al passato, per molti una possibilità di rilancio … per-il-cto-rinasce-la-speranza-di-un-felice-ritorno-al-passatoPartiamo subito da una premessa, doverosa. L’accordo sottoscritto tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e, in rappresentanza della Asl Roma C, Antonio Paone, è di una importanza straordinaria. Dopo anni di agonia, dopo 18 mesi di firme e non firme da parte della precedente Giunta di centrodestra, la sigla dell’accordo mette fine ad una questione che rischiava di trasformarsi in una telenovela, premia la caparbietà della lotta di tutti quei lavoratori che si sono battuti contro la chiusura lenta ma inesorabile dell’ospedale, rilancia le possibilità di rinascita di una realtà che ha ancora molto da offrire alla comunità.

Onore e merito a chi è l’artefice di questo protocollo, Regione, Azienda ed Inail. Di più, grazie a tutti quei lavoratori del Cto, cittadini, forze sindacali e politiche che in questa battaglia hanno creduto ed alla fine hanno vinto.
Tralasciando una lettura più puntuale dell’accordo, che è bene ricordare sarà oggetto di ulteriori protocolli tra Asl ed Inail, finalmente, dopo anni d’incertezze, possiamo affermare che si porta a compimento quel processo di riconversione dell’Ospedale Andrea Alesini destinato a diventare un centro di eccellenza nella cura delle persone colpite da eventi traumatici, rivolto a tutti quei cittadini che ne avessero bisogno dentro e fuori i confini della Regione Lazio. Un polo integrato sanitario, all’avanguardia negli interventi di traumatologia, protesica e riabilitazione.croce-rossa
Rilevanti sono gli investimenti finanziari da parte dell’Inail per trasformare l’attuale struttura dell’ospedale. La centrale romana del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio si trasferisce nell’ospedale della Garbatella, dove una struttura per l’assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera funzionerà anche in regime assistenziale.
Appare evidente, cosa che accade sempre in tutti gli accordi, che ci troviamo davanti ad una fase iniziale del progetto. Ancora siamo alle prime battute riguardo i rapporti economici ed organizzativi tra i due Enti: Regione e Inail. Ed è proprio per questo che è importante partire con il piede giusto. Intanto una considerazione: sarebbe riduttivo, alla luce dell’accordo appena siglato, pensare al Cto come ad un centro di eccellenza extra regionale che mantenga un carattere di nicchia, ovvero per i soli traumi da lavoro. Crediamo, di contro, che debbano essere valorizzati due passaggi, uno contenuto nell’accordo stesso e l’altro ben specificato nell’allegato all’accordo, la dove meglio si delinea la sfera di attività del nuovo ospedale: Polo integrato sanitario, ovvero finalizzato all’ erogazione delle prestazioni a favore della collettività per la cura, la riabilitazione e l’assistenza protesica (versante Inail), ma allo stesso tempo valorizzazione e potenziamento del ruolo dell’ospedale come centro di eccellenza per la cura di soggetti vittime di eventi traumatici per tutti i cittadini, dentro e fuori il territorio regionale (versante Servizio Sanitario Nazionale/Regione).
È evidente che le incertezze, gli anni di abbandono hanno prodotto i loro effetti negativi sulla tenuta dell’ospedale. Pur tuttavia non stiamo all’anno zero. Esistono servizi che, pur nelle difficoltà, producono buona sanità e condizioni tali da rappresentare un volano per il rilancio dell’ospedale.
E non ci riferiamo alla sola orto-traumatologia. Si pensi per esempio alla Unità Spinale Unipolare, unica nel Centro Sud, che può assumere un ruolo formidabile nella nuova riorganizzazione.
La stessa struttura dell’ospedale, dal punto di vista della sua conservazione, ancora tiene. Basti pensare all’eliporto, agibile , che assume un valenza straordinaria se si pensa alla gestione immediata del trauma. Malgrado una dirigenza amministrativa e sanitaria a dir poco imbarazzante, i lavoratori, dal primario al vecchio portantino, hanno tenuto in piedi la baracca. Se ancora il Cto esiste, lo si deve solo ed unicamente a loro. Da qui dobbiamo partire per conquistare tutto ciò che è delineato ma non è scontato su quel protocollo appena siglato. Il punto di attacco è la modifica dell’attuale ruolo marginale che oggi il Cto ha nella rete dell’emergenza traumatica. Tale posizione va radicalmente cambiata adeguandola al ruolo di alta specializzazione che si appresta ad avere.salviamo-sanita-pubblica
L’attuale pronto soccorso, oggi solo ortopedico, dotato di un posto di primo intervento per quelle specialità non ortopediche, va modificato, riportandolo a quello che era prima dell’avvento della Giunta Polverini, anche con qualcosa in più. Contestualmente vanno riaperte 24 ore su 24 le specialità di chirurgia generale, anestesia e rianimazione, medicina di urgenza, neurochirurgia ed urologia, in chiave Unità spinale e politrauma, ambulanze collegate direttamente con il settore di accettazione, aree attrezzate per la stabilizzazione respiratoria e circolatoria dei pazienti, laboratorio d’urgenza e centro trasfusionale e, con esigui investimenti, riattivazione delle due sale operatorie fuori uso da molti anni e attigue all’attuale pronto soccorso. Ripristinare quell’equipe dedicata al politrauma. Molte di queste cose già ci sono. Si tratta solo di investirci sopra e di farle funzionare. Tutto questo non è di facile applicazione, alla luce della situazione riguardante la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale e delle difficoltà legate al piano di rientro del deficit. È del tutto evidente (concordiamo con quanti nella Cgil aziendale dicono) che nessuno in questa azienda muoverà un dito se quanto è stato scritto nel protocollo non venisse formalizzato sotto forma di decreto commissariale. Ad un accordo straordinario, perche tali sono le potenzialità di questo protocollo, deve corrispondere un input straordinario a valenza regionale. Tutto questo per favorire trasparenza, evitare interpretazioni distorte ed ottenere, da subito, il massimo in termini di prestazioni e vantaggi per la collettività.
Benvenuto sia l’accordo, perché ferma il lento declino e salva l’ospedale dal disastro. Ora avanti tutta, senza esitazioni.

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Lettere – Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Abito in Via Guglielmo Massaia, nelle case dei postelegrafonici. Sono molto anziano e ricordo che al civico 65 abitava la famiglia Felici, di cui ero amico. Il primo figlio, Giuseppe, studente richiamato alle armi, partecipò alla difesa di Roma a Porta San Paolo e poi fece il partigiano nei GAP romani finché, individuato dai tedesche, si trasferì in Sabina da dove la famiglia era oriunda. Qui continuò la sua intensa attività partigiana, finché fu ferito in combattimento e fucilato a Rieti il 9

aprile 1944. Il padre, Angelo, arrestato dai tedeschi e deportato in Germania, morì poco tempo dopo il suo rientro in Italia per le sofferenze patite. So che a Giuseppe fu conferita la medaglia d’oro al valor militare, credo l’unica medaglia d’oro assegnata a un cittadino della Garbatella. Non sarebbe opportuno che almeno una lapide, sulla casa in cui abitò, ricordasse il sacrificio di Giuseppe Felici? E’ questo l’appello che faccio al nostro Municipio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Gianluigi Colapricco

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Lettere – L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

A distanza di circa quattro mesi dalla comunicazione con cui il Presidente del Municipio XI ci informava che avrebbero provveduto con soluzioni strutturali (semaforo? dossi?) “non appena saranno disponibili le necessarie risorse finanziarie”, il caso ha voluto che lo stesso giorno, all’alba, il Sindaco Alemanno rendesse pubblica proprio l’approvazione del bilancio comunale. Da allora sono passati oltre quattro mesi e non si è avuta alcuna notizia in merito.

A scopo scaramantico evidenzio che già 4 anni fa ed esattamente il 7 novembre 2008 il Municipio XI aveva affrontato la questione approvando un’analoga proposta di risoluzione per la messa in sicurezza del medesimo incrocio. Anche all’epoca sembrava cosa fatta … e invece … Le elezioni si sono svolte, si approssimano le comunali, di promesse ne abbiamo sentite tante, ma sarebbe bello sperare che una volta tanto qualcuno ci dimostri che alle parole possano seguire i fatti, se non altro per spiegare ai 500 firmatari della petizione e agli abitanti dell’intero quartiere il motivo del ritardo o dell’impossibilita` di rispettare l’impegno assunto.

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Stefano Guicciardi

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Brevi – In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

Il 69° anniversario dell’eccidio della Fosse Ardeatine è stato ricordato nel quartiere con una significativa cerimonia che si è svolta venerdì 22 marzo, con appuntamento alle 9 in Piazza Eugenio Biffi. La Presidenza del Municipio, il suo Assessorato alle Politiche giovanili e il Centro giovanile Tetris hanno proposto una mattinata da dedicare alla strage nazista del 24 marzo 1944 attraverso un percorso immaginario e fisico che si è concluso alle 12,30 al Mausoleo della Via Ardeatina. L’itinerario si è svolto attraverso un percorso che ha toccato i luoghi dove avevano abitato i tre martiri della Ardeatine del nostro quartiere: Via Percoto, dove stava Enrico Mancini; e Via Antonio Rubino, dove abitarono e furono catturati dai tedeschi, con la collaborazione di un fascista, i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli. Ricordiamo anche gli altri figli del quartiere caduti nella Resistenza: Libero De Angelis, medaglia d’argento, prelevato il giorno prima della Liberazione insieme ad altri tredici compagni dalle prigioni di Via Tasso, e fucilato al 14° km della Via Cassia in località La Storta; e Giuseppe Felici, medaglia d’oro, catturato e fucilato a Rieti. Hanno aderito alla manifestazione l’Associazione partigiani di Roma, l’ANED, l’ANFIM, il Centro di documentazione ebraica, l’Associazione “I nipoti della Shoah”, il Centro giovanile TETRIS e il Centro Linkiostro.

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Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense Per il risanamento del fiume Almone

Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense
Per il risanamento del fiume Almone

L’Associazione di volontariato “Comitato per il Parco della Caffarella” e l’Associazione culturale “Humus” hanno presentato i giorni scorsi uno splendido volumetto di 112 pagine intitolato “Il sacro Almone da fiume a discarica”, nel quale si riassume la storia del fiume Almone dal mito alla storia romana a quella medioevale a quella preindustriale fino a quella dei nostri giorni che lo vede ridotto a lurida fogna.
Il volume si inquadra in una campagna rivolta alla società Acea Ato2 e alla Regione Lazio perché si provveda finalmente al risanamento delle acque dell’Almone, il terzo affluente del Tevere.
Si chiede di reinserire l’Almone tra i fiumi soggetti a monitoraggio, sospeso dal 2004;
di provvedere a bonificare l’alveo del fiume da rifiuti solidi;
di chiudere al transito delle auto le aree soggette a discarica;
di perseguire i reati ambientali;
di far depurare dall’Acea Ato2 tutte le acque reflue dei Comuni dei Castelli romani, di Ciampino e dei quartieri Quarto miglio e Statuario;
di spostare le aree di autodemolizione dal perimetro del Parco dell’Appia Antica.
Come ricordano i nostri nonni, l’Almone, nel territorio della Garbatella, scorreva a cielo aperto lungo il percorso della attuale Circonvallazione Ostiense, proveniente appunto dalla Valle della Caffarella e sotto passando l’Appia Antica all’altezza del ristorante Quo Vadis. Nel nostro territorio, dove l’Almone spesso si impantanava, si veniva ad approvvigionarsi di rane, da portare nelle magre tavole o da vendere per rimediare qualche spicciolo.
Poi il fiume procedeva verso il Tevere, alimentando all’altezza dell’Ostiense la centrale termoelettrica Montemartini, oggi museo archeologico.
Infine, con la costruzione della Colombo e con l’estendersi della Garbatella lungo l’asse della Circonvallazione, il fiume “scomparve”, inghiottito da un condotto sotterraneo che giace a 17 metri sotto il piano stradale. L’Almone oggi si interra in un “incile” che si trova ai
margini del Parco Scott, dove arriva già inquinato dagli scarichi incontrollati che si riversano lungo il suo percorso dalla base dei Castelli romani e nel quale confluisce anche la grossa cloaca del Quarto Miglio.
In tali condizioni di inquinamento il fiume non poteva più affluire nel Tevere. Così è stato semplicemente deviato nel grande collettore di sinistra del Tevere, diretto al depuratore, il quale però, ricevendo una eccessiva massa d’acqua (acque del fiume e acque nere), non è in grado di svolgere agevolmente la sua funzione di depurazione.
Per informazioni sulla campagna di risanamento dell’Almone ci si può rivolgere al Comitato per il Parco della Caffarella tel/fax 067803513, www.caffarella.it

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(C.B.)

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Tra passione e cultura sportiva Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassion

Tra passione e cultura sportiva
Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio
Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassionante

di Leopoldo Tondelli

Qual è la motivazione che spinge un campione di calcio all’apice della sua carriera a porre per iscritto su brogliacci di carta degli appunti riguardanti le regole della disciplina?
La voglia di prepararsi un futuro da post calciatore come allenatore? La semplice passione per un gioco che pratica da bambino?
agostino-di-bartolomei-cara-garbatellaLeggendo il libro postumo di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma, Campione d’Italia 1982-83, patrocinato dal figlio Luca, scopriamo che diverse possono essere le risposte a questa domanda, non solo rapportate al calcio degli anni settanta-ottanta, ma soprattutto riferite al calcio dei nostri giorni. Il libro dimostra una sorprendente attualità nel rappresentare da parte dell’uomo-calciatore la sua visione volta a tutelare questo sport, che in questi due ultimi decenni si è modificato non solo nelle sue regole (il libro infatti tiene conto delle modifiche apportate negli ultimi anni al regolamento del gioco che è stato quindi aggiornato rispetto alla versione originaria) ma anche nella sua organizzazione e soprattutto nella partecipazione sempre più virtuale dei suoi tifosi.
Il lavoro infatti svela anche la formazione culturale dell’uomo Di Bartolomei (diplomato nel nostro Liceo scientifico Borromini e studente universitario iscritto alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza). Non a caso il libro contiene un capitolo dedicato all’origine del gioco del calcio, sottolineando l’importanza della storia dello sport nelle dinamiche sociali ed istituzionali di diverse epoche storiche, ma anche l’importanza umana (frequentante da adolescente l’Oratorio di San Filippo Neri del nostro quartiere, sotto la guida umana e spirituale di Padre Guido). Nell’Oratorio assimilò alcune regole di vita comportamentali che trasferì nel calcio professionistico e negli stadi: come quella di protestare con l’arbitro in modo sempre pacato, tenendo le braccia dietro la schiena, perché prima funzione del capitano è quella di essere un esempio positivo per i compagni di squadra e per i tifosi. agostino-di-bartolomei-cara-garbatella
Infatti il suo decalogo del calcio contiene suggerimenti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche comportamentali, appunto come il rispetto nei confronti dell’arbitro e degli avversari nonché suggerimenti nella cura del proprio corpo. Il libro è sorprendentemente piacevole da leggere, malgrado contenga semplici regole e indicazioni tecniche. Alla fine del volume sono pubblicate interviste a Nils Liedholm, a Giampiero Boniperti e a Sandro Ciotti che svelano in modo definitivo lo scopo di trasmettere soprattutto al giovane lettore una adeguata educazione sportiva, da un campione che portava in quegli anni la fascia da capitano al braccio completamente bianca, con un messaggio culturale da trasmettere, che cioè la fascia è una istituzione sportiva, che deve essere bianca, in quanto neutra, come devono essere tutte le istituzioni.
Il libro completa, quindi, la storia umana di Di Bartolomei, illustrata dal film di 11 metri, diretto da
Francesco Del Grosso, presentato lo scorso anno al Festival di Roma, insieme ad un precedente libro di Giovanni Bianconi uscito in due edizioni, dal titolo “L’ultima partita”, Vittoria e sconfitta di Agostino Di Bartolomei, edizioni Fandango, nel quale si ricordava la carriera di calciatore, le sue vittorie, le sconfitte ed il conseguente distacco da Roma, la sua città.
Egli, nel trasferirsi a Milano, trasmise ai milanesi una diversa immagine del romano, non sbruffone o superficiale, ma di ragazzo, sì introverso, ma affidabile, serio, che lo vide protagonista negli anni della “Milano da bere” fino all’arrivo di Berlusconi alla guida del Milan.
A proposito di cinema, il nostro Agostino è il giocatore della Roma più citato nei film della “commedia all’italiana” degli anni settanta-ottanta, così da consacrarlo, in quel periodo, come giocatore più amato e popolare della Roma, malgrado non avesse mai indossato la maglia della nazionale maggiore.

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Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi i

Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella
A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi impiantò la sua splendida villa di campagna e la sua sperimentale “Tenuta dai 12 cancelli”.
Con la “Chiesoletta” di Sant’Eurosia ci ha lasciato un segno della sua intensa esistenza

di Enrico Recchi

Nicolò Maria Nicolai è per la maggior parte degli abitanti della Garbatella un nome sconosciuto o appena sentito nominare.
/tomba-monsignor-nicolaiQualcuno però conosce il casale che porta il suo nome e che, dall’alto della collinetta posta tra Via delle Sette Chiese, la Colombo e Via di Villa Belardi, al confine del nostro quartiere, ancora domina la zona dove oggi è l’Università San Pio V.
Ma nella storia del nostro quartiere monsignor Nicolai è stato un personaggio molto importante. Se ne è già parlato su “Cara Garbatella” in diversi articoli di Cosmo Barbato nei numeri passati, ma stavolta cerchiamo di andare un pochino più a fondo nella conoscenza di questo alto prelato della Curia romana e di spiegare come e perché la sua attività ha influito sul nostro quartiere.
Dunque, Nicola Maria Nicolai nasce a Roma nel 1756 e viene sin da giovanetto avviato alla carriera ecclesiastica. Siamo nella Roma di papa Clemente XIV Ganganelli, dominata dall’aristocrazia cattolica, dai cardinali e dalle loro beghe, con il Papa che deve affrontare il problema della soppressione dell’Ordine dei Gesuiti, fortemente richiesta da alcuni sovrani europei, Ordine che sarebbe stato poi ricostituito solo nel 1814.
Appassionato di studi classici ma interessato anche alle scienze, il nostro era ben dotato di ingegno e perspicacia, in un mondo dove chi era ben introdotto e capace aveva la possibilità di conquistare posizioni nella società romana, soprattutto se vestiva l’abito talare. Nicolai ben presto ricevette riconoscimenti per il suo operato ed incarichi che ne testimoniano le capacità. Fu Commissario generale della Camera Apostolica, organo importante nell’amministrazione finanziaria dello Stato della Chiesa, per circa 50 anni. portale-nicolai
Ma è sotto Gregorio XVI (1831-1846) – il pontefice contro cui scaglia le sue frecciate poetiche G.G.Belli – che Nicolai si afferma nel clero romano e, senza però arrivare alla porpora cardinalizia, raggiunge la carica di Ministro dell’Agricoltura dello Stato Pontificio.
Ma questa non era la sola occupazione di Nicolai. Si interessava anche di archeologia ed infatti fu presidente della “Pontificia Accademia di Archeologia”, nonché presidente dell’Accademia dei Lincei, scrivendo un libro sulla Basilica di San Paolo che fu di grande aiuto per gli architetti che la riedificarono dopo il catastrofico incendio che la distrusse nel
luglio 1823.
Ma la sua vera passione erano le scienze agrarie ed i suoi diversi campi di applicazione, spaziando così dalla rielaborazione del Catasto dei terreni e dalla conseguente riforma tributaria allo studio delle tecniche di coltivazione. Si interessò tra l’altro dell’introduzione dell’eucalipto nelle zone paludose, dopo aver accertato la sua utilità nelle opere di bonifica,
precorrendo di molto la piantumazione di eucalipti effettuata sistematicamente nel ventennio fascista nelle aree della Pianura Pontina.
Coordinò anche la ristrutturazione del porto di Civitavecchia che era il porto principale dello Stato Pontificio.
Nel periodo in cui ricoprì la carica di Ministro dell’Agricoltura prese a cuore lo stato di abbandono in cui versava la campagna romana in quegli anni. La maggior parte delle proprietà terriere erano controllate da una inerte nobiltà. Intere tenute e vasti appezzamenti venivano lasciati incolti o affidati alla discutibile gestione di fattori, mentre i contadini, la manodopera, vivevano nella povertà assoluta, in condizioni igieniche miserevoli con conseguenze nefaste sul tasso di sopravvivenza infantile e sulle aspettative di vita in generale.
la-chiesoletta-di-sant-eurosiaTra i vari scritti di monsignor Nicolai, l’opera che ci interessa maggiormente è “Memorie, leggi e osservazioni sulle campagne e sull’annona di Roma” del 1803, perché in questo suo studio troviamo alcune annotazioni che riguardano anche la futura Garbatella e zone limitrofe e ci aiutano a capire come si presentasse all’epoca il territorio su cui poi sarebbe sorto il nostro quartiere. Propose anche la cosiddetta “Tassa di migliorazione”, una tassa cioè che veniva imposta a coloro che lasciavano i propri terreni incolti, mentre non gravava su chi li faceva coltivare industriosamente e proficuamente.
La stesura del Nuovo Catasto comportò un immane lavoro di rilevazione e di riporto di informazioni secondo criteri più esatti è più moderni, attraverso la rielaborazione di tutti i dati già fatti raccogliere sotto Papa Pio VI (1775-1799). Dall’opera riusciamo ad avere un quadro d’insieme delle campagne che circondavano Roma, delle varie proprietà, dello stato delle strade che conducevano a queste proprietà e, non ultimo, dei vari monumenti che si trovavano lungo il percorso. E il monsignore fece applicare con estrema attenzione i principi da lui propugnati nella sua splendida tenuta che si trovava appunto alla Garbatella, che naturalmente all’epoca non aveva questo nome, ma era indicata genericamente come Colli di San Paolo. Nicolai era fiero del suo “arboreto”, nel quale sperimentò molte specie fruttifere. casale-santambrogio
La proprietà sarebbe passata solo più tardi alla famiglia milanese dei Santambrogio, che avrebbero poi donato la “Chiesoletta”, l’attigua Vaccheria (poi trasformata in Oratorio) e alcuni terreni circostanti ai Padri Filippini. Quindi il già citato casale, con la tenuta che lo circondava, era la villa di campagna del Nicolai, che in città abitava nei pressi di Largo Argentina. Della proprietà Nicolai resta ben evidente una delle entrate alla tenuta, un magnifico portale posto su Via delle Sette Chiese all’altezza dell’Università San Pio V.
La sua passione per le scienze agrarie lo portò anche ad elaborare un calendario rustico, antesignano di quelli odierni di Barbanera e Frate Indovino, con l’indicazione di tutti i lavori che andavano svolti in campagna mese per mese secondo il susseguirsi delle stagioni. Come detto, proprio grazie ai libri scritti da Nicolai siamo a conoscenza di molti dettagli che riguardano quella che allora era la campagna intorno a Roma e che oggi fa pienamente parte della città.
Il nostro quartiere all’epoca chiaramente non esisteva e tutta l’area era raggiungibile solo grazie alla Via Ostiense. Quindi Nicolai, per questo settore, parte appunto da Porta San Paolo, dove inizia la Via Ostiense, mettendo subito in evidenza come la zona fosse infestata da aria malsana ed il terreno fosse spesso inondato dalle esondazioni del vicino Tevere.
Le vigne, la cui coltivazione era preponderante nella zona, beneficiavano però delle alluvioni del fiume, perché la terra, come dice Nicolai, veniva “ingrassata” dai depositi fluviali. Per fortuna quei terreni, che molto più tardi avrebbero costituito gli spazi su cui sarebbe stata edificata la Garbatella, erano in parte protetti dallo “sperone” tufaceo delle colline di San Paolo.
Alcuni toponimi ancora esistenti nel nostro quartiere (Via di Vigna Pozzi, Vigna Serafini) ci portano a pensare che i vigneti fossero largamente diffusi in un’area con scarsa presenza dell’uomo. Qualche casale qua e là si distingueva nel panorama, assieme ad alcune torri di avvistamento, residui medioevali, come la Tormarancia, chiamata appunto anche Torre delle Vigne. Quindi in un’area essenzialmente agricola spiccava la presenza di una piccola chiesa settecentesca, quella che sarebbe poi diventata la “Chiesoletta” dedicata ai Santi Isidoro ed Eurosia, il primo agricoltore e protettore dei contadini e la seconda protettrice contro tempeste, fulmini e grandinate, i massimi flagelli per l’agricoltura.
Nicolai dedicò particolari attenzioni alla chiesa di Sant’Eurosia (chissà perché Sant’ Isidoro viene spesso dimenticato), per risparmiare ai suoi contadini il lungo percorso fino alla Basilica di San Paolo per ascoltare la messa domenicale. La fornì di una campana (oggi è la più piccola della parrocchia di San Filippo Neri), pagò i successivi restauri affidati all’opera del suo amico, il grande architetto Giuseppe Valadier, che gli ammodernò anche il casale in cima alla collina.
La tenuta di Nicolai era particolarmente grande, o almeno così sembrava ai pochi abitanti della zona e agli agricoltori che vi lavoravano, da essere chiamata “Tenuta dei 12 cancelli”.
Usciti dalla Porta San Paolo, la prima tenuta censita dal Nicolai era quella dei “Prati di San Paolo”, confinante con l’omonima basilica ed il monastero, proprietà dei monaci benedettini. Larga parte della tenuta era lasciata a pascolo per il bestiame e a fieno, anche perché, avendo un livello inferiore in alcuni punti a quello del fiume, era soggetta alle frequenti “escrescenze della marrana detta del Ponticello di San Paolo” (forse il ponticello sull’Ostiense da dove inizia la Via Laurentina), e quindi non conveniva coltivarla. Gli allagamenti venivano chiamati “rigurgiti del terreno”, un modo assai colorito che rende bene l’idea della fuoriuscita dell’acqua di origine fluviale dalla terra. Le altre proprietà che si incontrano lungo la Via Ostiense appartenevano ai principi Borghese, al marchese Serlupi o erano di pertinenza di ordini ecclesiastici o di chiese. Sempre Nicolai ci racconta che erano presenti in zona cave di pozzolana, delle quali sono state ritrovate recentemente sicuri resti nei lavori di scavo nelle catacombe di Santa Tecla in Via Silvio D’Amico. Più avanti sull’Ostiense venivano incontrati terreni definiti “mezzagne”, cioè con molti sassi o tufi scoperti o poca terra, scarsamente utili allo sviluppo dei semi ed in genere, proprio per questo, destinati a pascolo. Ancora oltre, sulla Via Ostiense e sulle sue diramazioni, ritroviamo tenute con nomi che ci ricordano località a noi note: Tenuta del Grottone (Via Valle del Grottone zona “I Granai”), Tenuta delle Tre Fontane, Tenuta di Tor di Valle ed ancora più in là, sempre sulla Ostiense, la Tenuta di Mostacciano, la Tenuta di Vallerano ecc.
E mentre i valori dei terreni agricoli crescevano, sia per la trasformazione delle rendite agricole in rendite urbane sia per la speculazione, la Garbatella restava ancora terreno non individuato dagli speculatori, da quelli che nel futuro lontano sarebbero stati chiamati palazzinari.
A Nicolai il Comune di Roma ha dedicato una strada, non alla Garbatella però, ma nella periferia di San Basilio. Insigne il suo monumento funebre in stile neoclassico dello scultore Giuseppe Fabris: si trova in centro, nella bella chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, in Via dei Banchi Vecchi.

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Non siamo più XI

Non siamo più XI
Una delibera del Consiglio comunale ha ridisegnato la mappa dei municipi di Roma con una riduzione da 19 a 15. L’operazione prevede l’accorpamento dei territori o di parte dei territori di numerosi municipi. Il nostro municipio rimane integro, però cambia di numerazione: da XI diventa VIII. La decisione dell’assemblea capitolina è stata presa a maggioranza: 32 voti a favore, 4 contrari, 4 astenuti.

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Anche a casa nostra invasione di pappagalli Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nost

Anche a casa nostra invasione di pappagalli
Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nostri passerotti

Psittacula krameriNon bastavano i gabbiani e le cornacchie, ci voleva anche l’esotico. La Garbatella, come del resto Roma e più o meno tutte le città italiane, è invasa dai pappagalli.
Da noi ce ne sono in tutte le zone verdi, dal parco di Via Pullino, a quello di Via Magnaghi, a Piazza Brin, al parco di Commodilla e, ai margini del quartiere, nel grande parco Schott, nel parco Fao sulla Colombo, alla Caffarella. Non conoscendo i confini, si sono istallati anche nei parchi privati. Insomma, dovunque c’è verde. Non li spaventa nemmeno il traffico: hanno occupato perfino i rami dei platani della Circonvallazione. Anche se nascosti dal fogliame, se ne avverte la presenza dal loro verso, una specie di stridio che non ha niente a che vedere col cinguettio dei nostri passerotti. In più, ai passerotti, come a tutti gli altri uccelli di piccole dimensioni, contendono il territorio e naturalmente il cibo. Non hanno attecchito al parco davanti all’Oratorio di San Filippo Neri, probabilmente perché qui sono fortemente contrastati dalla numerosa colonia dei piccioni che vi si è istallata.
I pappagalli non sono uccelli migratori, come i merli, i pettirossi, gli storni. No, sono stanziali.
Originari dell’America meridionale, hanno trovato un ambiente a loro adatto nel nostro Paese, comprati da appassionati dell’esotico e poi sfuggiti dalle gabbie oppure liberati quando i compratori si erano stancati di accudirli (come succede d’estate, quando si va in vacanza, abbandonando il cane o il gatto di casa).
Tre sono le specie di pappagalli che sono venuti a stare da noi: il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), il Parrocchetto monaco (Myiopsitta monacus) e l’Amazone dalla fronte blu (Amazona aestiva). Il più diffuso è il Parrocchetto dal collare, facile da riconoscere per il colore del piumaggio verde brillante e con il collare arancione e nero e le zampette grigie, proveniente originariamente dall’Argentina, ma che ormai ha conquistato il diritto di nidificare anche in Italia. Insomma non è più un clandestino. Sono, i nostri, tempi di globalizzazione e di emigrazione, per gli uomini ma, a quanto pare, anche per gli animali. Si pensi a tutte le razze di cani esotici, di pesci per gli acquari, di gatti, di tartarughe d’acqua ma pure di animali per la nostra alimentazione importati in Italia. Non sappiamo se la Lega intenda organizzare contro i pappagalli, questi uccelli “stranieri”, ronde di cacciatori, non riconoscendo loro lo ius soli, cioè il diritto di cittadinanza ai parrocchetti nati in Italia.
Piuttosto potrebbe condurre una guerra, questa sì santa, contro il “Punteruolo rosso”, il terribile coleottero arrivato qui dall’Estremo Oriente, che sta distruggendo tutte le palme dei nostri giardini.

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(C.B.)

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Primarie del centro sinistra per candidato a sindaco di Roma. Anche alla Garbatella “stavince” Ignazio Marino

Primarie del centro sinistra per candidato a sindaco di Roma.
Anche alla Garbatella “stavince” Ignazio Marino

Si è votato domenica 7 aprile nei quattro seggi alla Garbatella, allestiti dai volontari di Roma Bene Comune per scegliere tra i sei candidati del centro sinistra per le elezioni a sindaco del 26 e 27 maggio. Buona partecipazione popolare, con un risultato che non lascia dubbi.
Marino ha ottenuto il 71%, David Sassoli il 14,4%, Gemma Azuni 5,8%, Paolo Gentiloni il 4%, Patrizia Prestipino 2,8%, Mattia Di Tommaso 1,1%.

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XI: Catarci candidato unico di “Roma bene comune”

XI: Catarci candidato unico di “Roma bene comune”

La coalizione di centro sinistra “Roma bene comune” ha proposto come unico candidato alla presidenza dell’XI Municipio (ora VIII) il presidente uscente Andrea Catarci. Non c’è stata competizione con l’altra ex candidata alle primarie, la Presidente del Consiglio municipale Valeria Baglio, peraltro proveniente dalla stessa esperienza di governo, la quale ha preso atto dell’orientamento della coalizione.
A lei è stato espresso il ringraziamento per la sensibilità dimostrata, nell’interesse generale del territorio, della città e della coalizione.

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Catarci, la persona giusta alla guida del Municipio

Catarci, la persona giusta alla guida del Municipio
Il suo forte radicamento per continuare a risolvere i problemi del territorio.
La battaglia per realizzare il reale decentramento dei municipi dal Campidoglio

Basta fare due passi a piedi a San Paolo, alla Garbatella o alla Montagnola insieme ad Andrea Catarci per capire perché è la persona giusta per continuare a guidare il Municipio.
Se questa istituzione, la più vicina ai cittadini, può infatti essere considerata l’interfaccia della pubblica amministrazione, la migliore risposta sono le persone che conoscono il territorio, la sua storia, il tessuto sociale e produttivo dei quartieri. Anche perché se le ultime elezioni hanno mandato un messaggio chiaro alla politica è che non funzionano più alchimie, decisioni prese tra pochi, candidature calate dall’alto. Contano le persone.
andrea-catarci-protesta-porta-san-paoloAndrea Catarci è cresciuto politicamente in questa zona di Roma, è qui che ha iniziato a fare politica dopo gli anni dell’università, è qui che ha dato dimostrazione di essere una risorsa per il centro sinistra, di essere utile.
Capiamoci, le possibilità di dare risposte concrete alle esigenze e ai problemi dei cittadini è solo in minima parte di pertinenza dei municipi.
Colpa di un decentramento che a Roma, differentemente da altre capitali europee come Londra o Parigi, nessuno ha avuto la capacità e la volontà di portare a compimento. Lo dico per esperienza personale: spesso i presidenti di Municipio pagano responsabilità non loro, in particolare quando la capacità di ricezione in Campidoglio è bassa o nulla come negli ultimi 5 anni. Questo però non ha fermato Andrea Catarci nelle sue battaglie per il territorio.
Gli esempi sono tanti, l’ultima quella in difesa  del Cto che il commissario regionale Bondi aveva di fatto condannato a chiusura. Ma anche la questione dell’ex Fiera di Roma, partita questa ancora tutta da giocare, sulla quale bisognerà fare in modo che gli appetiti speculativi non abbiano la meglio sull’esigenza enorme, nel nostro Municipio come in tutta Roma, di spazi aggregativi e culturali.
Quella della lotta alla speculazione e agli sprechi è un vero cardine dell’idea comune che abbiamo di città, come nel caso dell’Appia Antica, patrimonio comune sfregiato dall’abusivismo edilizio o come nel caso del Valco San Paolo, con le piscine costruite per i Mondiali di nuoto del 2009 lasciate in stato di abbandono. Il contrario della nostra idea, che nel Municipio è ben visibile: come nel progetto degli orti urbani, che ha portato alla riqualificazione dell’area attigua alla Regione Lazio sulla Via Cristoforo Colombo o la creazione del centro di aggregazione giovanile Roma 70. Forme di partecipazione e condivisione nella metropoli, come la scelta di proseguire sulla strada del bilancio partecipato, che già avevamo avviato durante la mia presidenza.
Un Municipio che, nonostante resistenze e veti incrociati, è riuscito ad istituire i registri delle Unioni civili e del Testamento biologico, iniziative non solo simboliche, ma dall’impatto politico e culturale avanzato, in anni di regressione della città.
L’attuale Presidente dell’XI Municipio (oggi VIII) ha svolto anche, su temi di interesse comune, un ruolo di opposizione all’Amministrazione Alemanno. Uno per tutti, la privatizzazione di Acea, vera e propria battaglia campale che solo la compattezza di un fronte largo, esteso dai movimenti, fino a partiti e associazioni, ha consentito di vincere. E Andrea c’era, dall’inizio.
Ora abbiamo la possibilità di incidere, dando a Roma e ai municipi la migliore guida possibile, passando da un’opposizione dura all’amministrazione di Alemanno&co a una guida virtuosa della Capitale, imprimendo alla città una svolta che è rimasta a metà negli anni del centro sinistra.
Per portare avanti questo progetto ambizioso servono persone preparate e capaci, ecco perché non ho nessun dubbio su chi debba essere il Presidente del Municipio.

Massimiliano Smeriglio

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Cinque anni di impegno e passione della Giunta guidata da Andrea Catarci

Nostra intervista al candidato della coalizione “Italia bene comune” a Presidente dell’XI Municipio
Cinque anni di impegno e passione della Giunta guidata da Andrea Catarci

Presidente Catarci, siamo quasi al termine della consiliatura dell’XI (ora VIII) Municipio. Che cosa è successo in questi cinque anni?
andrea-catarci-fosse_ardeatineSono stati cinque anni condotti tra opposizione al centro destra capitolino e buon governo locale,  attuati con strumenti creativi e inconsueti per un’Amministrazione. Il lavoro sugli aspetti legati alla cura del territorio, sia in termini di servizi alla persona che di manutenzione urbana, è stato reso oltremodo complicato dalle politiche del Sindaco Alemanno, che ha negato le indispensabili risorse economiche ed ha mandato in sofferenza istituti scolastici, parchi, strade ed assistenza, come abbiamo ripetutamente denunciato.

Malgrado ciò siamo riusciti lo stesso a gestire con le cifre risibili a disposizione le maggiori criticità, nonché a mantenere quasi sempre standard decenti. In generale, nella resistenza ad Alemanno e nel continuo muro contro muro, l’impegno e la passione si sono rafforzati mese dopo mese, insieme al senso di responsabilità sociale verso la collettività. Allo stesso tempo, nei cinque anni che si avviano alla conclusione, numerose sono state le azioni in cui si è sostanziata un’altra idea di città, su molteplici ambiti: allargamento di diritti sociali e civili, tutela e valorizzazione del patrimonio, contrapposizione agli interessi dei Poteri Forti, creatività nell’elaborare risposte innovative, sostegno ai processi di partecipazione e progettazione dal basso. abuso-parco-dell-appia

E’ ora il tempo di passare dalla resistenza al progetto, su Roma e per Roma. E’ora di guardare al futuro, guardando la ripartenza nel dopo-Alemanno attraverso progetti di recupero, riqualificazione, valorizzazione sostenibile dell’ambiente urbano, sviluppo economico e occupazionale, allargamento dei diritti civili, memoria storica, cultura, sport, potenziamento del welfare locale, restituendo il senso di un cambiamento realizzabile in poco tempo. Perché Roma è in crisi conclamata, economica, sociale e culturale, ma ha dentro di sé le risorse per uscire presto dall’attuale declino. 

Presidente Catarci, quali sono stati i principali risultati raggiunti dalla sua Giunta municipale?
Parliamo di cose concrete: abbiamo tutelato l’Appia Antica e contrastato l’abusivismo edilizio e speculativo in aree di straordinaria valenza storica e paesaggistica;

presidente-catarci-parco-serafiniabbiamo garantito l’interesse pubblico nei processi di trasformazione dell’Air terminal e lo stesso si intende fare all’ex Deposito Atac e all’ex Fiera, perché non si deve delegare lo sviluppo del territorio ai gruppi imprenditoriali;

abbiamo riqualificato il territorio con la demolizione e la ricostruzione di edifici, come a Viale Giustiniano Imperatore, perché bisogna impedire il consumo di suolo e ripensare gli spazi integrando rinnovamento edilizio e qualità della vita;

abbiamo riconvertito luoghi degradati reperendo creativamente le risorse necessarie come per il giardino di Via Galba a San Paolo e utilizzando la Street Art come all’Ostiense; abbiamo adeguato le sedi per i servizi municipali, per migliorare l’accoglienza e la relazione con la popolazione;

abbiamo elaborato un progetto dal basso per l’area dell’ex Fiera con comitati, associazioni e singoli cittadini, perché consideriamo la partecipazione alle grandi scelte un’opzione strategica;

abbiamo istituito i Registri dei Testamenti Biologici e delle Unioni Civili per allargare nel nostro Municipio la sfera delle libertà personali e dei diritti; abbiamo realizzato tratti di piste ciclabili e promosso l’uso di mezzi alternativi all’auto, per incoraggiare una mobilità sostenibile;

abbiamo assunto direttamente la gestione di un’area verde, il Parco Cavallo Pazzo; abbiamo sperimentato forme innovative di comunicazione istituzionale, usando maxi-schermi per contrastare lo scempio di decine di migliaia di cartelloni e riguadagnare così decoro; abbiamo rinnovato la memoria storica, ogni anno alle Fosse Ardeatine, alla Montagnola e in altri luoghi-simbolo;

abbiamo dato nuovo vigore alla rete di realtà culturali e sportive con programmi gestiti collettivamente come Natale di Sport e Buon Compleanno Garbatella, investendo sull’associazionismo.

E ancora, abbiamo contribuito all’esito positivo della vertenza sulle case di Via Pincherle con il Comitato inquilini ed il sindacato Asia, perché consideriamo l’emergenza e il disagio abitativo ai primi posti della nostra agenda; abbiamo avviato un centro di prossimità per profughi Afghani, per
sostenere l’integrazione di richiedenti asilo; abbiamo dotato il Consultorio di una nuova sede, per riprendere il cammino sui temi dell’autodeterminazione femminile;

abbiamo adibito gli spazi inutilizzati di una scuola a Montagnola per le attività di portatori di handicap; abbiamo sviluppato progetti-pilota sul carcere, per il reinserimento di detenuti, ex detenuti e ‘colpevoli nati’; abbiamo difeso l’ospedale Cto insieme alle forze sindacali e alle categorie professionali, perché non ci arrendiamo a veder cancellato il diritto alla salute.

Qualcosa senz’altro mi sfugge. Però, pur nella soddisfazione di tante cose avviate e compiute nel
complicato contesto, la città sta messa male, così male che non si può essere soddisfatti.

Perché?
Perché Roma sta soffrendo troppo per la grave crisi economica ed occupazionale. Sconta la  mancanza di politiche di sviluppo e di sostegno al lavoro e all’impresa, sconta un’urbanistica servile e senza idee, l’assenza di un’adeguata opera di manutenzione, sconta servizi sociali che si stanno riducendo ad elemosine più che a prestazioni professionali. E, ancora, è peggiorata la mobilità, il senso civico, il decoro e la sicurezza cittadina, la cultura, lo sport. Persino il progetto di Roma Capitale, in mani dilettanti, non riesce nemmeno ad alzare lo sguardo all’area vasta del territorio circostante che contiene porti e aeroporti, né a comprendere l’ovvia necessità dei Comuni metropolitani e del dialogo con tutti i Comuni, pure il più piccolo. E’ evidente, poi, che non si può continuare a stare senza un bilancio approvato nei tempi dovuti, cioè nei primi mesi dell’anno, né è tollerabile che non si paghi chi lavora per l’Amministrazione, come purtroppo avviene. La soluzione di queste criticità sta nel porre fine alla fase di devastazione che porta il nome di Alemanno. Quando Roma viene così maltrattata chi la ama non può essere soddisfatto del suo operato.

Quali altre criticità si dovranno affrontare?
Oltre a quelle generali sopra richiamate, ci sono poi le grandi problematiche territoriali: si chiamano ex Fiera, Polo natatorio Valco San Paolo, ex deposito Atac, Piano di Piazza dei Navigatori, albergo-cantiere di Viale Giustiniano Imperatore, edificazione I60 a Grottaperfetta. C’è poi l’incompiuta Città dei Giovani al posto degli ex Mercati generali e soprattutto la mancata realizzazione del Parco di Tormarancia, atteso con impazienza; c’è, infine, la necessità di un riequilibrio del sistema della mobilità, sia nelle zone ad alto tasso di trasformazione come l’Ostiense che in quelle meno dinamiche.
Insomma, c’è un gran lavoro davanti …

Qual è oggi la situazione del Mercato coperto della Garbatella, che ha visto le prime iniziative nei giorni scorsi? Ci pare di capire, girando per il mercato all’aperto in Via di Santa Galla che, da parte di alcuni degli operatori, non ci sia proprio l’intenzione di rientrare a Via Passino …
I lavori in Via Passino sono in gran parte completati. Continuano però ad esserci, come segnalato a più riprese dal Municipio, evidenti carenze all’impianto elettrico, continua a mancare l’ascensore, così come i magazzini di stoccaggio merci. I due manufatti al centro della struttura sono ancora allo stato grezzo. Ma non è per questo che non si è riaperto.
La realtà è che alla Giunta Alemanno interessa poco o nulla delle sorti del Mercato e degli equilibri territoriali. E’ da quasi un anno che il Municipio sottolinea i restanti lavori di cui necessita la struttura, suggerendo di realizzare gli interventi, mentre si programma il rientro degli operatori, per sbrigarsi dopo tanti anni di attesa.
Ma non si è mosso nulla, neanche quando abbiamo approvato un atto ufficiale in Consiglio municipale per accelerare la riapertura ed uscire dall’impasse. E’ vero, poi, che gli operatori commerciali che sono attualmente nella sede impropria di Via di Santa Galla non vogliono lasciare quella zona. Oltre a stare lì da circa dieci anni ed aver consolidato una rete di clienti, sanno pure di stare in un pezzo di territorio in radicale riqualificazione, dove hanno già visto la luce importanti attività economiche come Eataly e Casa Italo, nuovi complessi residenziali come Parco Ostiense, imponenti infrastrutture come il Ponte sulla ferrovia che ha preso il nome di Settimia Spizzichino.
Nei prossimi anni arriveranno gli uffici di Roma Capitale  con 4.500 dipendenti e tutto il resto previsto nel progetto Campidoglio 2. Ovvio che, dal punto di vista della competitività, tale contesto aiuta.
L’atteggiamento degli operatori è comprensibile, tanto che il Municipio dal 2007 ha sollecitato le due Giunte comunali che si sono succedute a realizzare per loro un ulteriore mercato alla vicina Via Capitan Bavastro (indicando l’area destinata a servizi di quartiere che può essere finalizzata allo scopo). Ma l’atteggiamento del Sindaco e dell’assessore competente Bordoni è assolutamente incomprensibile: a parole hanno detto sì al mercato aggiuntivo, poi non lo hanno finanziato. Però hanno comunque destinato la struttura di Via Passino ad altri scopi, decidendo di collocarci il Farmer’s Market che stava a Testaccio. In questo ginepraio di azioni contraddittorie se ne sono fregati dei bisogni della cittadinanza, sintetizzabili nella riapertura di uno storico ritrovo commerciale e sociale nel cuore della Garbatella.
Così come se ne sono fregati dei bisogni degli operatori interessati, ai quali non viene prefigurato alcun futuro.

Per finire, che ne sarà dell’area dell’ex Fiera?
E’ una grande partita aperta e l’imponente corteo popolare di poche settimane fa ha fatto capire a tutti quanto il territorio non sia disposto ad restare spettatore passivo. Deve vincere l’utilità sociale, l’equilibrio territoriale e cittadino, la lungimiranza. Non la speculazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

20 anni di volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella. Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e similmente in Italia. Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatsebao.
Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue , che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella. E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà.
Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore: fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio.
Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.
Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.
Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente.

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Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila.
E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.
Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante.
Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.
Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultra specificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno.
E con quelle parole. Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Studio”…
“Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero.
E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale.
Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google…

Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Brevi e Lettere di dicembre 2012

Brevi

 

  • Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato
  • Al Palladium contro la distrofia
  • Iniziative per i diritti dell’infanzia
  • Occupazione giovanile: Forum alla Villetta

  • Piazza Sauli reclama manutenzione
  • Non siamo  selvaggi, siamo ribelli!

Brevi

Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato

Lunedì 12 novembre è stato inaugurato il giardino attrezzato di Via Galba. Catarci, presidente del Municipio, ha affermato che in realtà la struttura era pronta già da parecchi mesi, ma che “abbiamo dovuto attendere del tempo prima di inaugurarla poiché l’impresa che ha realizzato i lavori non ha ricevuto i compensi, e ora la ditta rischia di chiudere i battenti”.
Il giardino (con skate park, teleferica, campo polivalente, campi da ping pong) è stato realizzato dopo aver partecipato a un bando della Regione. “Non possiamo tollerare – ha aggiunto Catarci – che un’impresa che doveva essere pagata fin dal novembre dell’anno scorso rischi la chiusura per l’inaffidabilità dell’assessorato al Bilancio della Regione”.
All’inaugurazione era presente anche il direttore della Confederazione nazionale artigiani di Roma, Lorenzo Taviani, il quale in questi giorni ha lanciato l’allarme sulle numerose imprese ridotte sul lastrico dal mancato pagamento da parte degli Enti locali, principalmente Regione Lazio e Roma Capitale.

Brevi

al Palladium contro la distrofiaAl Palladium contro la distrofia

Il 7 dicembre, al teatro Palladium, si è svolto il tredicesimo appuntamento dello spettacolo di Natale degli ufficiali giudiziari della Corte di appello di Roma: una divertente commedia contro la distrofia di Duchenne e Beker. L’iniziativa si è svolta quest’anno a finanziare una borsa di dottorato in Fisiologia dello scompenso presso l’Università cattolica del Sacro Cuore. La commedia musicale “Messico e fragole” (autori Buontempi-Livrizzi-Buccella, musiche di Marco Silvi, interprete la compagnia “La favola di Ernesto” ) è ambientata nella casa borghese di un quartiere romano dove, dopo 10 anni trascorsi in Messico, torna il dottor Bonomo, medico volontario dell’associazione “Duchenne in the world”. Con l’occasione è stato consegnato il “Premio Claudio Bimbo” che, da 6 anni, viene assegnato a persona che si è contraddistinta nell’impegno conto la patologia.

Brevi

Iniziative per i diritti dell’infanzia

Alla vigilia della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, il 19 novembre si è svolta presso la Sala consiliare del Municipio XI l’iniziativa “Un ponte magico tra genitori-insegnanti-istituzioni”, promossa dall’associazione “Il tempo ritrovato” con la collaborazione dell’ “Opificio delle fate” di Via Giustiniano Imperatore 75. Hanno partecipato gli assessori municipali Beccari e Di Veroli, il consigliere provinciale Pecioli, il garante per i diritti regionali dell’infanzia Alvaro, la vicepresidente della consulta regionale femminile Germini, la psicologa Giannone e le maestre della scuola materna “La giostra”. Ha introdotto il dibattito Mirella Arcidiacono dando la parola alle bambine e ai bambini, evidenziando che la convenzione firmata nel 1991 dall’Italia sia poco adottata nelle scuole. Peciola, Beccari, Di Veroli e Alvaro si sono impegnati, ciascuno per le rispettive competenze, a salvaguardare e incrementare i diritti dei bambini. Prossimo appuntamento il 17 dicembre all’ “Opificio delle fate” per la presentazione del progetto G come Garbatella, G come Giocare, G come Genitori. I bambini sono invitati in quella occasione a consegnare personalmente le letterine di Natale. Info su www.garbatella.org

Brevi

 

il-mercato-del-lavoro-nella-provincia-di-romaOccupazione giovanile: Forum alla Villetta

Da qualche tempo si riunisce alla Villetta, con il coordinamento di Enzo D’arcangelo, un Forum di ragazzi universitari che esplorano ed analizzano il mondo del lavoro giovanile e le offerte del mercato. Il Forum ha organizzato, giovedì 13 dicembre, il primo incontro pubblico per discutere del mercato del lavoro nella provincia di Roma.
Invitiamo tutti  a prendere contatto col Forum, data l’importanza del tema, nonché a coinvolgere i ragazzi che conoscete e che sono interessati ai temi dell’occupazione: nel prosieguo potrebbero anche partecipare alla ricerca ed alle attività del Forum.
Al dibattito di giovedì hanno partecipato con i ragazzi del Forum: Enzo D’arcangelo, Gloria Orioni, Lorenzo Chiappetta, Lorenzo Tagliavanti, Massimo Smeriglio e Natale Di Schiena.

Lettere

Piazza Sauli reclama manutenzione

La manutenzione corrente delle strade del quartiere, si sa, lascia molto a desiderare: colpa della crisi, si risponde, mancano i soldi. Ma almeno la piazza centrale della Garbatella, Piazza Damiano Sauli, quella su cui affacciano la chiesa di San Francesco Saverio e il grande edificio delle scuole elementari, vogliamo tenerla in ordine, a dispetto di tutti i vandalismi che l’hanno nel tempo colpita?
La balaustra anteriore di travertino e mattoni (un elemento murario troppo fragile in verità) è in parte demolito; le fioriere anteriori anch’esse non esistono più; la pulizia della piazza è molto trascurata. Vi ricordate la campagna comunale delle “cento piazze”? Tra quelle cento rientrava anche Piazza Sauli. Poi, si sa, il tempo porta all’oblio. Peccato.

Saverio Ingrascì

Lettere

Non siamo selvaggi, siamo ribelli!

Apprendiamo con stupore della pubblicazione sul numero di novembre di Cara Garbatella di una lettera firmata da due lettori che accusa gli attivisti del CSOA La Strada di essere i responsabili dell’abbandono e del degrado del mercato coperto del nostro quartiere. La nostra storia parla chiaro: da due decenni siamo impegnati nella difesa dei beni comuni e nella tutela del patrimonio pubblico.
Negli ultimi anni il Centro sociale è stato tra i protagonisti nella vittoriosa campagna per l’acqua pubblica, è stato in prima fila nella lotta contro la svendita del deposito ATAC di San Paolo, è stato al fianco di tante e tanti cittadini a cui veniva negato il diritto all’abitare. Tutto questo pagando anche sulla pelle delle nostre compagne e compagni il duro prezzo della repressione, subendo arresti e decine di denunce.
Allo stesso modo abbiamo operato nella vicenda relativa al mercato coperto.
Credendo negli strumenti della partecipazione democratica, abbiamo preso parte dal principio al Contratto di quartiere che avrebbe dovuto ridisegnare il
futuro del mercato. Contratto che poi non è stato osservato dalle autorità capitoline, in virtù di promesse e progetti sempre disattesi. Da allora il CSOA soffre lo stato di degrado in cui versa la struttura. Proprio per questo, e in sintonia con il nostro passato, negli ultimi mesi abbiamo promosso una raccolta firme che intimasse alle istituzioni cittadine di restituire il mercato al quartiere, rispettando la vocazione commerciale della struttura. Inoltre, da vent’anni il CSOA è una struttura che promuove partecipazione, socialità e cultura verso i giovani di tutto il Municipio XI. E’ uno dei pochi luoghi che combatte il degrado sociale, offrendo a centinaia di giovani, che attraversano ogni settimana i nostri locali, spazi e strumenti per esprimere la propria creatività. Così a fianco del degrado del mercato, appaiono i murales – di cui siamo autori – che fioriscono in Via Passino e nei suoi dintorni. Murales divenuti ad oggi un simbolo di riconoscimento del nostro quartiere e della sua identità ribelle e partigiana!
Per concludere vogliamo informare i due mittenti della suddetta lettera che quel “covo di selvaggi” – che è in Via Passino 24 – è anche una doposcuola gratuito, una trattoria popolare, la redazione del giornale Core, sede di una ciclofficina ad accesso libero, luogo di diversi laboratori musicali e teatrali, uno spazio a disposizione della associazione di quartiere e ancora molto altro. Insomma, siamo uno dei beni comuni della comunità della Garbatella.

CSOA La Strada

I due lettori, Mariano Dentice e Giuseppina Villa, in una lettera pubblicata nel numero scorso avevano denunciato che le murature esterne del non ancora inaugurato mercato coperto, compreso le pregiate pareti a cortina, erano state deturpate con scritte e che inoltre era stata issata in cima all’edificio una bandiera rossa. I due lettori attribuivano questi fatti al Centro sociale La Strada.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

di Annalisa Pullara

Da quest’anno l’Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha una sua scuola calcio! A volerla e a crederci per primo è stato Stefano Boratta, ottimista anche quando, inizialmente, le iscrizioni sembravano non arrivare.san-filippo-neri-scuola-calcio
E’ stato lui che, durante il primo incontro con solo cinque genitori, ha detto: “Partiamo lo stesso e vediamo che succede; io sono fiducioso!”. E la sua fiducia è stata ripagata: ogni mercoledì, infatti, sono dodici i piccoli calciatori, e tra loro anche due bambine, che corrono fieri per il campo con tanta voglia di imparare. Si sentono dei “campioni” e magari qualcuno lo diventerà davvero, ma ciò che più conta è che questi bambini, grazie al lavoro degli istruttori e di tutto il personale tecnico, stanno imparando, insieme alle regole del calcio, anche delle importanti regole di vita: divertirsi sempre, rispettarsi e aiutarsi reciprocamente, vivere il calcio come una competizione pulita e sana.
Domenica 18 novembre la “neonata” squadra Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha debuttato in casa incontrando la Selva Dei Pini Pomezia, di fronte a un pubblico numeroso di amici e parenti, che ha popolato, come non si vedeva da tempo, il vecchio porticato dell’Oratorio. I nostri piccoli grandi calciatori, per niente intimoriti dalle avverse condizioni del terreno di gioco, reso fangoso e con qualche pozzanghera a causa delle piogge notturne, ci si sono tuffati dentro anima e corpo con tutto il loro entusiasmo. La voglia di giocare e divertirsi e, in un attimo, quel campetto si è trasformato, per tutti, nel campo più bello del mondo! Tre tempi da quindici minuti durante i quali gli atleti si sono battuti con determinazione, dando vita ad una partita avvincente, mai noiosa e ricca di goal: 16 in tutto (per questa prima volta ci piace riportare il risultato finale così, sommando le reti di entrambe le squadre).
Per l’occasione un tifoso speciale, e chi lo conosce sa che non sarebbe potuto mancare per niente al mondo: Padre Guido. Ha voluto essere presente per il
calcio d’inizio, col suo sorriso dolce e rassicurante che per tutti i presenti, ma soprattutto per i vecchi e nostalgici frequentatori della Chiesoletta, ha rappresentato più di mille parole.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

Abbiamo, alla Garbatella, in Largo delle Sette Chiese 25, il nuovo Consultorio familiare, che sostituisce quello inadeguato di Via Montuori, sotto la scuola Cesare Battisti. Una vittoria democratica, merito innanzitutto delle battaglie delle donne. Il 6 novembre scorso l’inaugurazione, con la partecipazione di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, di Antonio Paone, direttore della ASL RM C, di Andrea Catarci, presidente del Municipio, di Alberto Attanasio, vice presidente e assessore municipale ai LLPP e di Antonio Bertolini, delegato municipale alla Sanità.
Prende forma e vita una realtà pubblica e istituzionale capace di offrire servizi fondamentali per i cittadini in locali adeguati e confortevoli per utenti e operatori. Il nuovo Consultorio propone prevenzione e assistenza sanitaria, psicologica e sociale per le donne, le coppie in crisi o in difficoltà socio-economiche, per le vaccinazioni dei piccoli e per la famiglia nel suo insieme.
L’intervento di ristrutturazione del fabbricato, che già ospita gli uffici tecnici e un presidio del servizio anagrafico, ha profondamente modificato l’edificio, restituendo una nuova struttura più funzionale, sicura e gradevole.
In un comunicato, il consigliere delegato alla Sanità, Bertolini, sottolinea che la nuova localizzazione del Consultorio, proposta alla ASL RM C dal nostro Municipio, rappresenta una scelta culturale di attenzione per il servizio pubblico, in particolare per un servizio sanitario e sociale integrato ritenuto insostituibile che, con la sua offerta dedicata non solo alle donne, va a incidere in termini di interesse sulla intera popolazione.
Il Consultorio offre servizi con competenze multidisciplinari tra cui: informazioni e assistenza per una procreazione responsabile e divulgazione delle conoscenze idonee ad una sessualità consapevole e per promuovere o prevenire la gravidanza; per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile con supporto psicologico e sociale; per la tutela della salute della donna e del concepimento; per l’assistenza e l’informazione sulla sterilità e sulle tecniche di procreazione assistita; per le indicazioni sull’affidamento familiare e sulle procedure per l’adozione.
Nel momento attuale, mentre non vengono incrementati ma spesso vengono ridotti i servizi territoriali, rendendo difficili percorsi di salute accettabili, la realizzazione del nuovo Consultorio rappresenta una controtendenza che va sicuramente perseguita da chi, come noi, conclude Bertolini, crede fortemente nei servizi pubblici territoriali.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

Incontro con il Maestro Franco Zaniol, tenore di fama internazionale

Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

di Carolina Zincone

Appuntamento al Bar del Cappuccino di Piazza Augusto Albini, qui alla Garbatella. Ore 16,30. Spacco il minuto, ma quel signore elegante che legge il giornale seduto al tavolino è arrivato prima di me. Mi presento, si presenta: come “un grande di questo quartiere”. Io non so bene da dove cominciare, anche perché di musica lirica ci capisco poco, mi accingo per la prima volta ad utilizzare un telefono come registratore e nel bar la musica è alta. Per fortuna ha pensato a tutto lui, Franco Zaniol, tenore di fama internazionale nato in Via delle Sette Chiese.
Appena tornato da una delle continue tournée che lo vedono spaziare dall’Australia agli Stati Uniti passando per il Giappone, ha trovato il tempo di mettere insieme un bel pò di materiale sulla sua brillante carriera, affinché io potessi attingere liberamente.
Sembra un uomo soddisfatto, ma si sente, nei suoi racconti, un po’ di rammarico: per aver fatto tanto per tante persone sparse per il mondo, ma non abbastanza forse, per il suo popolo, quello della Garbatella.
Il nostro è un quartiere che può vantare personaggi importanti, peccato che in un certo senso se li sia fatti sfuggire.
Da piccolo, Franco si guadagnava la paghetta dando una mano al papà, che nel 1926 era diventato il primo barbiere della Garbatella. Ma non passò molto tempo prima che, da studente del Conservatorio allievo di Mario Del Monaco, cominciasse a vincere borse di studio che lo portarono lontano da qui. Nel 1973, solo uno su cento poté andare alla Scala a studiare col Maestro Pastorino, e quell’uno fu Franco Zaniol. Per risparmiare faceva il pendolare da Lissone, e per arrotondare lavorava come commesso in un negozio di abbigliamento chic chiamato Le Diable (Il diavolo!). L’anno dopo ci
fu il premio RAI “Nati per la lirica”.
Ma la vera svolta avvenne nel ’76, quando vinse il Concorso Internazionale Verdi al Teatro di Parma. Purtroppo, proprio quando sembrava che non potesse fermarlo più nessuno e a pochi giorni da un importante appuntamento con il Metropolitan di New York, Zaniol ebbe un brutto incidente stradale.
Così brutto che, a causa del trauma, per un anno e mezzo perse la parola, la sua voce. E se non fosse stato per l’insistenza della famiglia, la storia di un grande tenore si sarebbe conclusa così, con Franco Zaniol che non voleva più cantare. maestro-zeniol
Invece riprese, e come. Zaniol ricorda tutto e ci tiene a fare i nomi di tutti i Maestri con cui ha lavorato o che ha avuto l’onore di sostituire, come José Carreras e Pavarotti, che per via di un’influenza dovette cedergli i panni del Duca di Mantova nel Rigoletto. Parla dei palcoscenici che ha calpestato, dei premi che ha vinto, di quei lunghi 12 minuti d’applauso che si conquistò con il duetto di Otello.
Ci tiene, soprattutto, a parlare del lavoro di beneficienza, che, dopo grandi prestazioni in Italia – dove ancora si ricordano il concerto lirico del 1995 al Centro culturale Aldo Moro di Cordenons per il reparto di ginecologia oncologica di Aviano e quello con Katia Ricciarelli per la Fondazione anti-leucemia, ma anche la sua partecipazione a Telethon 2001 – adesso svolge soprattutto all’estero.
“Perché qui in Italia, diciamoci la verità, di cultura ce n’è poca. E alla Garbatella pochissima”, afferma con rammarico il Maestro, che pure continua a chiamare il nostro quartiere la “piccola Parigi”.
E’ perché qui da noi in cultura si investe poco che lui ormai sta più in Canada che in Italia. Si legge di Zaniol su “Il cittadino canadese” – il giornale  italiano primo in Québec e in Canada: del tenore romano che ha deciso di dedicare la sua carriera a “migliorare l’immagine dell’Italia nel mondo”, cantando. Per questo nel 2002 Zaniol volle incontrare il Ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, al quale parlò dei suoi progetti per aiutare la comunità italiana in Canada e da cui ricevette utili patrocini. Ma è qui alla Garbatella che Zaniol vorrebbe farsi (ri)conoscere, è qui che i vecchietti di sempre lo fermano per strada per chiedergli di poter riascoltare la sua bella voce prima che sia troppo tardi.
E’ qui che ha cantato, a Santa Galla, dove le persone stavano pure fuori per quanto era piena la sala, e al Palladium, nel 2000. Ma sono passati 12 anni. E se n’è dovuto andare lo storico farmacista di Via Fincati, Fabio Fabi, perché il tenore fosse invitato a cantare una messa solenne nella Chiesa di San Francesco Saverio, tre settimane fa.
Quanto bisogno ci sarebbe, invece, qui da noi, di bei concerti e di una bella scuola di canto. Una scuola capace di far cantare, insieme, i giovani e gli anziani, i vecchi e i bambini.
E’ il 4 dicembre, il nostro Presidente del Consiglio, su invito del Ministro Riccardi, ha appena celebrato la conclusione dell’ “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni”. Per farlo, si è felicitato con vecchie glorie dello spettacolo italiano come Gina Lollobrigida e Pippo Baudo, ai quali non piace affatto essere definiti vecchi ma che rivendicano il fatto di essere molto attivi. Da ogni parte, si è insistito sull’importanza che siano abbattute le barriere tra le generazioni, che siano sfatati i miti per cui gli anziani tolgono il lavoro ai giovani.
Entrambi hanno il diritto di vivere una vita dignitosa, di essere rallegrati da una romanza. Lasciamo stare tutto quel Brecht che ci viene propinato e che né i nostri ragazzi né gli anziani dei lotti, giustamente, vanno a vedere! – dice Zaniol. Chissà per quanti anni ancora girerà il mondo lui, altro che invecchiamento attivo, il suo! La speranza è che a casa nostra, qui alla Garbatella, torni presto con un programma, con una delle tante idee che gli frullano per la mente e che lui, in realtà, ha sempre pensato per la sua gente.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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