I prodotti agricoli
coltivati dai ragazzi autistici della Cooperativa Garibaldi questa mattina sono
arrivati freschi freschi, con un’ape
attrezzata, nel cortile antistante la sede dell’VIII Municipio di via Benedetto
Croce. L’iniziativa, nata da un’intesa tra l’istituzione locale e la
cooperativa integrata, che opera all’interno dell’Istituto agrario di via di
Vigna Murata, sarà ripetuta tutti i martedì di luglio dal 16 fino al 30.
È stata una
giornata di festa quella che il 1° aprile si è vissuta al Podere Lazio, dove da
ormai 15 anni la Cooperativa Sociale Agricola Garibaldi porta avanti un
progetto unico nel suo genere.
Moltissima gente, genitori con i loro figli, volontari, cittadini incuriositi,
e soprattutto loro, i giovani ragazzi affetti da autismo grave e che sostengono
con impegno e passione un’autentica e moderna forma d’imprenditoria: la cura
della terra, la terra che cura, come recita lo slogan impresso sull’Ape Car che
trasporta i prodotti agricoli coltivati al Podere.
Il tutto è
avvenuto a ridosso della giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che si celebra il 2 aprile di ogni anno.
Si tratta di un giorno riconosciuto a livello internazionale per incoraggiare
gli Stati membri delle Nazioni Unite a prendere misure atte a sensibilizzare le
persone sulla consapevolezza e sulla conoscenza dell’autismo.
Voluta dall’Assemblea
generale delle Nazioni Unite, la giornata è stata approvata il 1º novembre 2007
con la risoluzione 62/13 e adottata il 18 dicembre dello stesso anno; rientra
quindi in una delle giornate ONU ufficiali dedicate alla salute; il giorno
riunisce le singole organizzazioni dedicate all’autismo in tutto il mondo per
collaborare riguardo ricerca, diagnosi, trattamento e accettazione generale per
le persone portatrici di questa varianza neurologica.
All’Ottavo Municipio di Roma, un gruppo di famiglie con figli autistici ha
trovato uno scopo nella Cooperativa Garibaldi, tre ettari di terreno
all’interno della tenuta dell’Istituto Agrario di via di Vigna Murata. Grazie a
un programma condiviso con i servizi sanitari, con l’amministrazione e la scuola,
le famiglie hanno deciso di utilizzare la risorsa data dall’assistenza
domiciliare indiretta e di investirla nel progetto di cooperazione, dove
lavorano i loro 25 ragazzi e gli operatori, sviluppando una piccola impresa
agricola dove, oltre ad un orto e a una serra, funzionano a pieno regime un
agriturismo e una trattoria, e in più un mercatino in loco e ambulante, portato
in giro grazie all’Ape in dotazione alla cooperativa.
Sono anzi i
ragazzi stessi a preparare le pietanze che poi sono servite e consumate dai
clienti del ristorante, cui vengono rilasciati regolari scontrini fiscali, ci
tiene a sottolineare il presidente della cooperativa Maurizio Ferraro.
“Siamo partiti
dalla terra, che è il luogo di origine di ognuno di noi, e dove si possono
creare le cose più semplici, e che abbiamo scoperto può aiutare tanto i nostri
ragazzi”, ci ha spiegato il Presidente, che non senza un certo orgoglio, racconta
tutto quello che è stato realizzato in questi vent’anni, una bella realtà
imprenditoriale, ormai tramutata in opportunità, in servizi per le persone
cosiddette “normali”. Ed è l’articolo 3 della Costituzione italiana a
garantirlo, laddove sancisce che nessuna persona può essere discriminata, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione,
opinioni politiche, o di condizioni personali e sociali.
Una delle premesse
fondamentali del progetto è anche una delibera della Regione, datata 6 maggio
2016, “Servizi e interventi di assistenza alla persona nella Regione Lazio” con
cui si integra le Legge 112/2016, nota come “Legge del Dopo di Noi”, voluta
fortemente dal Governo di Centrosinistra, la Carta dei Diritti delle persone
con Autismo e la Carta dei Diritti delle persone con Disabilità.
L’incontro allla cooperativa Sociale Agricola giuseppe garibaldi
Non è mancata
la vicinanza e quindi il saluto da parte delle Istituzioni Municipali con la
presenza dell’assessora alle politiche sociali Alessandra Aluigi e del
Presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri, che ha evidenziato quanto “il
percorso della Cooperativa Garibaldi (valido anche per la sua unicità) ha avuto
il merito di valorizzare un’esperienza fondamentale per il nostro territorio, suggerendo
alcuni principi che stentano tuttavia a prendere piede in città e che invece
fanno parte di un ragionamento legato a nuovo welfare, che punta sull’autonomia
e sull’emancipazione dove anche ragazze e ragazzi costruiscono dei percorsi
propri senza fare riferimento allo Stato assistenzialista”.
Pochi ne parlano, eppure, è la forma di disabilità più
frequente al mondo. Proprio così, solo nel 2018 in Italia l’autismo ha
riguardato un bambino su 59. E sapete una cosa? Non può essere curato, ma
capito, sì.
E a tentare di comprendere cosa passi nella mente dei bambini
affetti da questa malattia, ci ha pensato Andrea Pamparana; giornalista,
scrittore, sceneggiatore e documentarista.
Proprio stamattina, Sabato 6 Aprile presso la cooperativa
sociale Garibaldi, ha presentato il suo ultimo libro.
Con una minuziosa indagine, aiutato da neuropsichiatri,
assistenti sociali e pedagogisti, lo scrittore spiega cosa significhi essere
autistici: “Dal greco autos, ovvero se stesso. Una netta chiusura dei rapporti
comunicativi con il mondo esterno”. Difficoltà nel comunicare che poi, si
riflette su tutta la famiglia, la quale non solo si ritrova a dover far fronte
a tale malattia, ma come sostiene Pamparana, anche a doversela cavare senza
alcun aiuto, in quanto abbandonata dalle istituzioni. Dover dire ad un genitore
che il figlio è affetto da autismo non è facile, aggiungere poi che dovrà
cavarsela da solo perché in Italia non ci sono mezzi economici adeguati per le
terapie, è devastante.
Con questo libro, oltre a denunciare la stupidità della
burocrazia e il menefreghismo dello stato, il giornalista vuole anche dare una
risposta ai genitori dei ragazzi autistici, che attraverso varie testimonianze,
possono magari più facilmente trovare una risposta ai piccoli e grandi problemi
da affrontare nella vita quotidiana. Sperando nel frattempo, che si possa
trovare una cura a questa società così menefreghista.
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