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Tag: Guerra di liberazione

Maria Jatosti una vita tutta d’un fiato

Maria Jatosti classe 1929, scrittrice, poetessa e pasionaria della Garbatella, nel periodo della seconda guerra mondiale si trasferì con la sua famiglia nel primo lotto delle palazzine INCIS a piazza Oderico da Pordenone, il limite estremo della Garbatella, quando ancora non c’era la via Cristoforo Colombo, ma solo campi, sterpaglie e la borgata Tor Marancia.

… c’avevamo i tedeschi in casa ed erano diventati nostri nemici …

In questo video Maria Jatosti, recente ospite al festival Visionaria 2020 in Villetta, ci narra parte della sua intensa vita: la storia del padre comunista fondatore della cellula di Avezzano, arrestato e confinato durante il ventennio fascista a Cutro con tutta la famiglia; la storia della sua militanza nel Pci  tra la Villetta e la provincia di Roma, durante le elezioni politiche del 1948 col Fronte democratico popolare; il suo lavoro a fianco di Giuseppe Di Vittorio, segretario della Cgil e addirittura dell’incontro col grande poeta  Pablo Neruda. Ma nelle sue parole riemergono anche le nebbie “di vita agra” della sua avventura d’amore a Milano con lo scrittore Luciano Bianciardi e tanti altri racconti e aneddoti vissuti tutti d’un fiato.

Giuliano Marotta

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7 Aprile 1944 la tragica storia delle dieci donne del Ponte di Ferro

di Ilaria Proietti Mercuri

Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Pizzi, Arialda Pistoiesi, Silvia Loggreolo.

Tutte ci hanno lasciate il 7 Aprile del 1944 e la loro storia è questa: in Italia c’era l’occupazione tedesca, la fame, la povertà. Come se non bastasse, in quei giorni era stata ridotta la razione del pane. Ormai esasperate, decisero di assaltare i forni dove si panificava il pane bianco per fascisti e nazisti. Sporche di farina e con i grembiuli riempiti di pane, decisero di  scappare prima che i militari tedeschi arrivassero. Dieci di loro però, durante la fuga, furono catturate proprio sul ponte dell’Industria, conosciuto dai romani come ponte di Ferro. 

“Le disposero contro la ringhiera del ponte, il viso rivolto al fiume sotto di loro. Si era fatto silenzio, si udivano solo gli ordigni secchi del caporale che preparava l’eccidio. Qualcuna pregava, ma non osavano voltarsi a guardare gli aguzzini, che le tennero in attesa fino a quando non riuscirono ad allontanare le altre e a far chiudere le finestre di una casetta costruita al limite del ponte. Alcuni tedeschi si posero dietro le donne, poi le abbatterono con mossa repentina come si ammazzano le bestie al mattatoio.” Così De Simone, nel suo libro “Donne senza nome”, descrive quel giorno. 

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