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Tag: Porto Fluviale

La storia taciuta delle lavoratrici dell’Ostiense

La storia siamo noi, cantava De Gregori. Ma poi va a finire che spesso la storia trascuri intere categorie umane, come le lavoratrici dell’Ostiense, oggetto di una recente ricerca del circolo di lettura della biblioteca Arcipelago. I risultati di questo studio, che si muove tra documenti notarili, vecchie carte geografiche e fotografie, verranno esposti al pubblico mercoledì 13 marzo alle 17:00 presso le Industrie Fluviali di via del Porto Fluviale 35. “Quello che ci ha subito colpito nel corso di questi mesi” racconta Lucia Di Cicco, membro del circolo di lettura, “è che le fonti sull’argomento scarseggiano. Le lavoratrici dell’Ostiense hanno svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico della città, ma la loro storia è ancora tutta da raccontare.”

La ricerca del circolo di lettura tra documenti e testimonianze orali

Studiando la storia della Garbatella ci si imbatte, prima o poi, nelle fabbriche dell’Ostiense. Questi stabilimenti industriali avevano l’ambizioso obiettivo di promuovere Roma a importante centro produttivo, oltre che capitale della politica. Costruire un porto fluviale all’altezza della basilica di San Paolo e un canale navigabile che arrivasse fino a Ostia sarebbero stati passi importanti. E per questo si batté l’ingegnere Paolo Orlando presidente dell’Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale che aveva espropriato le aree tra Porta San Paolo e la Basilica, dove avrebbero viaggiato i treni della Roma-Lido. Poi però la storia prese un’altra direzione, Ostiense rimase un quartiere industriale ma il porto fluviale non venne mai costruito. I terreni di competenza dello Smir vennero comprati dall’Istituto case popolari (Icp) nel 1920, qualche mese prima della posa della prima pietra di Garbatella a piazza Benedetto Brin.

Vittorio Emanuele III con l’ingegner Paolo Orlando

“In questo contesto vivevano centinaia di donne impiegate nelle fabbriche” prosegue Lucia Di Cicco, “spesso tenute sotto ricatto, molestate sul posto di lavoro e costrette al silenzio. Col passare del tempo, la situazione è lentamente cambiata. Le operaie hanno preso coscienza dei propri diritti e, insieme, si sono ribellate. Questa è la storia che vogliamo riportare alla luce.”

Per farlo, i documenti scritti non bastano. Sono inadeguati e insufficienti, la poca considerazione che gli uomini mostravano per queste donne si riflette nella scarsità delle fonti documentarie destinate a passare ai posteri e a ostacolare le ricerche di chi si accosta all’argomento. Ma il circolo di lettura non si è fermato qui. È ricorso alle testimoniante dirette, intervistando donne della zona che potessero ripercorrere la vita delle proprie madri. “Siamo passati alle interviste per necessità” continua la Di Cicco. “Le operaie dell’Ostiense lavorarono, dando un importante contributo alla città, quasi senza lasciare traccia.”

L’incontro del 13 marzo: Ostiense tra passato e presente

Le testimonianze orali avranno dunque un ruolo centrale nell’incontro del 13 marzo. E prenderanno la parola anche i membri del Comitato del Quartiere Ostiense, che racconteranno come si è trasformata la zona negli ultimi anni fino ad assumere l’aspetto attuale: strade tappezzate di ristoranti e pub, frequentate di sera da centinaia di ragazzi che non immaginano neanche cosa potesse accadere in quelle vie nella prima metà del Novecento. “La vita di quartiere, una volta, non era così frenetica e anonima, la gente passava per strada, si salutava, si fermava a parlare davanti ai negozi” conclude Lucia Di Cicco. “Ostiense era un quartiere operaio, adesso invece è in mano agli studenti, che lo conoscono soprattutto per l’università e i locali.”

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Verrà recuperata l’ex caserma occupata al Porto Fluviale

 

Sono passati quasi vent’anni dall’occupazione della ex caserma dell’Ostiense. Dal Campidoglio doveva ormai arrivare una soluzione definitiva. Alla fine, grazie ai soldi del Pnnr, l’aula Giulio Cesare ha approvato il progetto di recupero e riqualificazione dell’imponente complesso occupato di via del Porto Fluviale.
Si tratta di un grande e interessante edificio risalente ai primi anni del novecento con differenti entrate, due lungo via del Porto Fluviale e una in via delle Conce.
Ristrutturato negli anni venti, sopravvissuto ai bombardamenti del marzo 1944, è stato impiegato in seguito per accogliere magazzini di armi e divenire quindi una caserma dell’Aeronautica militare. L’edificio è molto noto agli abitanti dell’Ostiense, ma è anche facilmente riconoscibile dai giovani che nel fine settimana affollano i locali del vecchio quartiere industriale, grazie anche all’affascinante murale realizzato dallo street-artist Blu nel 2013.

 

Il progetto di riqualificazione prevede residenze, un mercato e uno sportello antiviolenza

La delibera votata dalla maggioranza di centrosinistra prevede l’acquisizione gratuita, da parte del Comune di Roma, del complesso immobiliare – si tratta di una superficie coperta di 1.860 mq – denominato “ex direzione Magazzini del Commissariato”.
Al tempo stesso è prevista anche la valorizzazione e il recupero partecipato del patrimonio artistico e sociale dell’immobile vincolato e tuttora occupato. Nel complesso convivono attualmente 56 nuclei famigliari, per cui l’iniziativa del Campidoglio è finalizzata a regolarizzarne definitivamente la posizione.
Il cortile interno, sovente utilizzato dalla Comunità di Sant’Egidio per la raccolta di abiti usati, diventerà una piazza aperta al quartiere, nella quale entrerà in funzione un mercato a chilometro zero in collaborazione con l’VIII Municipio. È previsto uno spazio per la mobilità sostenibile, legato ad una pista ciclabile che in futuro dovrebbe attraversare la zona, ma anche uno sportello antiviolenza.
Il programma di valorizzazione, denominato “Porto Fluviale RecHouse: recupero partecipato del patrimonio artistico e sociale dell’immobile vincolato ed occupato”, oltre all’impegno dei funzionari dell’amministrazione capitolina, ha visto il coinvolgimento di personale della facoltà di architettura della Sapienza, del dipartimento di architettura di Roma Tre e della Luiss.

Un particolare del murale realizzato sull’edificio

La soddisfazione di Amedeo Ciaccheri e Valeria Baglio

Decisamente soddisfatto il presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri: “Si mette un tassello decisivo all’avanzamento del progetto di trasformazione che cambierà il volto dell’Ostiense e darà una risposta di dignità sull’emergenza abitativa”.
“Dopo anni di dibattito sull’utilizzo delle ex caserme nelle nostre città – prosegue Ciaccheri – Porto Fluviale traccia una strada con 11 milioni di investimento pubblico che serviranno a trasformare e a riqualificare la struttura e aprire servizi pubblici per il quartiere, aprendo le porte per una nuova piazza per l’Ostiense”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la consigliera comunale del PD Valeria Baglio: “Il provvedimento approvato è molto importante per il territorio dell’VIII Municipio sia dal punto di vista urbanistico, visto che verrà realizzato senza consumo di nuovo suolo, sia dal punto di vista sociale” . “Si potrà procedere a rigenerare il complesso immobiliare acquisito a titolo gratuito al patrimonio di Roma Capitale”. “Ciò permetterà una profonda riqualificazione dell’edificio con l’utilizzo di materiali biocompatibili ed elevati standard di efficienza energetica”.
“Nascerà così un polo di edilizia residenziale pubblica – conclude Baglio – che permetterà di dare una risposta all’emergenza abitativa al territorio”. “Verranno realizzati anche spazi di formazione, sale per le associazioni di quartiere e uno sportello antiviolenza”.

La contrarietà dell’opposizione di centrodestra

Di tutt’altro avviso il consigliere capitolino di Fratelli d’Italia Federico Rocca che sulle pagine di Roma Today fa sapere che come opposizione “Abbiamo presentato una serie di proposte per cercare di migliorare il progetto, ma non ne è passata nessuna”.  “Ad esempio avevamo suggerito l’inserimento di un’area ludica per i bambini, di uno spazio destinato ai cani ed anche a uno sportello per l’assistenza socio linguistica e culturale per gli immigrati”. “Noi non siamo contrari alla riqualificazione di quel complesso – prosegue Rocca – ma messo così il progetto sembra la legittimazione dell’occupazione”. “Chi occupa, non dovrebbe rientrare nelle graduatorie di Edilizia residenziale pubblica”.

 

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