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100 anni dei Padri Filippini attorno alla Chiesoletta (Servizio video)

Cento anni di presenza sul territorio. Cento anni in cui i Padri Filippini hanno contribuito alla formazione, allo sviluppo e alla crescita umana e spirituale della Garbatella e dei quartieri limitrofi. Tutto ciò emerge nel libro “I Padri Filippini attorno alla Chiesoletta. Cento anni di fede, operosità e carità”, presentato nei locali della Chiesa parrocchiale di San Filippo Neri, al cospetto degli autori: Mario De Laurentis, Marco Marcelli, Emma Motta, Maria Scapati e Dario Torromeo.

Le pagine raccontano fin da quando nel 1924 il Cavaliere Luigi Sant’Ambrogio donò all’Opera Filippina un vasto terreno con fondo rustico e vaccheria adiacente alla Chiesoletta rurale dei Santi Isidoro e Eurosia, per giungere fino alla storia recente di Padre Guido e della sua eredità raccolta da Padre Matteo.

Il libro edito dalla Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma-Garbatella è stato distribuito gratuitamente durante la presentazione e fino ad esaurimento copie resta disponibile presso i locali della chiesa.

Servizio video a cura di: Giuliano Marotta, Stefano Baiocchi, Giancarlo Proietti.

Intervista a Dario Torromeo.

Parrocchia San Filippo Neri con l’arcobaleno. Foto di Giorgio Guidoni 05/10/2024
Oratorio Chiesoletta. Foto di Giorgio Guidoni 05/10/2024
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Un secolo di Padri Filippini. Tutta la storia nel libro in distribuzione da ottobre

Cento anni di presenza sul territorio. Cento anni in cui i Padri Filippini hanno contribuito alla formazione, allo sviluppo della Garbatella e alla crescita umana e spirituale del quartiere. Tutto ciò emerge con forza nel libro “Padri Filippini. Cento anni di fede, operosità e carità” scritto a più mani, che sarà presentato sabato 5 ottobre alle ore 18.00 presso la Chiesa Parrocchiale San Filippo Neri. Nella prefazione di Padre Rocco Camillò, Preposito della Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma, c’è tutto il senso di questo lavoro: “… il cuore che parla al cuore è, alla fine, il segreto dell’umanità.

La storia inizia con San Filippo Neri, fiorentino di nascita, romano di adozione. Ordinato sacerdote e 36 anni, ne aveva 60 quando nel 1575 Papa Gregorio XIII promulgò la Bolla che riconosceva la Congregazione dell’Oratorio assegnandole una chiesa fatiscente: Santa Maria in Vallicella. Il tempio fu ricostruito integralmente e rinominato Chiesa Nuova, ancora oggi presente a due passi da Piazza Navona. Proprio nel 1575, durante le celebrazioni del Giubileo, San Filippo Neri promosse il pellegrinaggio lungo quella via, che dalla basilica di San Paolo fuori le mura conduceva alle catacombe di San Sebastiano e ancora oggi porta il nome di via delle Sette Chiese.

Oratorio San Filippo Neri ottobre 1940
Oratorio San Filippo Neri ottobre 1940

Lungo questa strada, in un contesto di piena campagna, nel 1818 Monsignor Nicola Maria Nicolai, un ricco e colto prelato, erigeva per i contadini della sua tenuta una chiesetta intitolata ai Santi Isidoro ed Eurosia, rispettivamente patrono degli agricoltori e protettrice dai fulmini.

Nel 1889 la chiesetta e gli edifici ad essa collegati furono acquistati da padre Generoso Calenzio, Preposito della Congregazione di Roma. Su richiesta di Papa Pio XI, che aveva contribuito con un supporto economico e con l’impegno assiduo di padre Cesare Nanni, proprio 100 anni fa i Padri dell’Oratorio affidarono a questa piccola proprietà la loro azione pastorale. La storia di questo luogo, che ha accolto decine di migliaia di ragazzi della zona, ha virtualmente inizio il giorno di Natale del 1924. A maggio di quell’anno il cavaliere Luigi Santambrogio donò all’Opera Filippina 1.700 mq di terreno con fondo rustico con vaccheria adiacente alla chiesa rurale dei Santi Isidoro ed Eurosia. Padre Luigi Botton, trasferito alla Garbatella proprio in quell’anno, trasformò quei locali in Cappella ove celebrò la messa di mezzanotte.

In quel periodo il quartiere Garbatella si stava sviluppando, la cura delle anime era affidata alla Basilica di San Paolo, nella zona non erano presenti altre parrocchie. Negli anni Trenta del secolo scorso l’azione pastorale del quartiere si intensificò grazie a padre Alfredo Melani e padre Alessandro Daelli. La piccola chiesa, i locali e gli spazi adiacenti erano diventati per tutti la “Chiesoletta”.

Durante la guerra i padri aiutarono la popolazione in tutti i modi possibili. Nei nove mesi in cui Roma fu occupata dai nazisti, molti giovani renitenti alla leva ed ebrei sfuggiti ai rastrellamenti trovarono rifugio clandestino all’interno della struttura tanto che in seguito i sacerdoti ricevettero il titolo di Giusti tra le Nazioni. Nel 1940 la Congregazione deliberò l’inizio dell’attività di una scuola media. Vennero adattati i locali adiacenti la Chiesoletta e il 6 novembre 1944 ebbero inizio le lezioni. Nel 1948 fu edificato l’edificio come lo vediamo oggi: la scuola media fu intitolata al venerabile Cardinale Cesare Baronio. In quel periodo svolgevano la loro opera, oltre a quelli dei sacerdoti già nominati, padre Giuseppe De Libero, padre Armando Raglioni, padre Antonio Bordonali, padre Gaetano Angilella.

19 febbraio 1967 Paolo V I in visita alla chiesa San Filippo Neri
19 febbraio 1967 Paolo V I in visita alla chiesa San Filippo Neri

A dicembre del 1952, grazie alla donazione dei coniugi statunitensi Thomas e Irene Bradley, fu istituita la parrocchia con il suo edificio. Su indicazione di Monsignor Montini fu intitolata a “San Filippo Neri in Eurosia”, nome che sintetizzava tutta la storia dell’opera filippina alla Garbatella.
A partire da quella data, negli ultimi 72 anni, la parrocchia è stata centro di formazione e di spiritualità, di attività caritative e culturali. Due Papi la visitarono, Paolo VI nel 1967 e Giovanni Paolo II nel 1986; quest’ultimo sintetizzò con efficacia la missione dell’oratorio: “Un ponte tra la Chiesa e la strada”.

Alla fine degli anni Cinquanta entrò in campo padre Guido Chiaravalli che lasciò un’impronta fondamentale per la scuola e l’Oratorio ricreativo. Milanese di nascita ma, come san Filippo Neri, romano di adozione, incarnò una figura di riferimento per più di 50 anni e per tante generazioni di adolescenti. I ragazzi della zona consideravano l’Oratorio come un luogo dove era dolce approdare. Tra quelle mura c’era la rappresentazione della vita di un’intera borgata. C’era la povertà di tanti, depredati nel secondo dopoguerra del pane e di un lavoro dignitoso, la rinascita lenta del ceto medio, la contestazione giovanile, l’amore per il calcio, la Roma, la Lazio, Agostino Di Bartolomei, i ricordi del cinema di Totò, Alberto Sordi e Maurizio Arena.

Nelle stagioni più disperate l’Oratorio della Chiesoletta era una vera e propria casa rifugio per chi non aveva né ricovero né casa.
Il 22 aprile 2014 morì Padre Guido, da allora tutta la comunità lo ricorda con profondo affetto. Lui che sapeva guardare il mondo con gli occhi di un bambino e la mente di un uomo. Lui che al vespro invitava i ragazzi ad alzare gli occhi al cielo per cercare il dono divino. Lui che ha lasciato in eredità alla Garbatella un dono inestimabile, il ricordo di una persona vera, di una brava persona, capace di amare il prossimo, praticando il bene con i fatti concreti. La sua eredità è stata raccolta da Padre Matteo-Mathew Pallathukuzhy, originario dell’India, che oggi è il responsabile dell’Oratorio.

(I Padri Filippini.Cento anni di fede, operosità e carità, edito dalla Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma-Garbatella. Autori: Mario De Laurentiis, Marco Marcelli,Emma Motta, Maria Scapati e Dario Torromeo).
(Si ringraziano Emma Motta e Dario Torromeo per le informazioni fornite).

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 5]

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Quell’incisione di Pinelli che ricorda l’Ostessa garbata

“Er pittore de Trastevere”, così era chiamato Bartolomeo Pinelli (1781-1835), con i suoi diecimila disegni e più di quattromila incisioni è probabilmente l’artista più prolifico, che ha tramandato la visione della “Roma de ‘na vorta”. Tra le sue tante opere, ne ha dedicata una che riguarda il nostro territorio. Nel 1830 pubblicò una incisione dal titolo “Costume villanesco osservato in una Vigna fuori la Vesta Ostiense detta San Paolo”.

A quei tempi Roma era circondata da vigne e orti che arrivavano fin sotto le mura della città e si spingevano anche all’interno della cinta muraria. Sia la zona di Testaccio sia tutta l’area che partiva dalla Porta Ostiense in direzione Basilica di San Paolo era aperta campagna, meta di gite turistiche, luogo di villeggiatura anche per un solo giorno. Diverse erano le osterie presenti, spesso all’interno delle vigne, altre volte adiacenti lo stradone Ostiense. Un esempio ce lo fornisce una tela del 1815 del pittore danese Christoffer Wilhelm Eckersberg, riportandoci alla dimensione agreste dell’epoca. Il dipinto ritrae un piccolo edificio nelle vicinanze della Basilica, in cui lo stesso pittore pranzò con la sua famiglia nel novembre del 1814.

Osteria_della_Garbatella
Stato delle Anime all’osteria della Garbatella

Nel quadro è ben visibile sulla destra la rocca di San Paolo, praticamente immutata dopo più di due secoli. L’edificio posto sul bivio con la graziosa loggetta è l’osteria di Martinetti, oggi scomparsa. La coppia sta passeggiando sulla strada lastricata della via Ostiense; il viottolo che si inerpica tra l’osteria e la rocca è il tratto iniziale di via delle Sette Chiese, che conduceva fino alla basilica di San Sebastiano fuori le mura. Il dipinto riesce a rendere il silenzio naturale che si viveva allora, oggi definitivamente perduto. Ma torniamo alla litografia del Pinelli e osserviamo con attenzione questa vigna fuori porta San Paolo, in aperta campagna, dalla quale emergono diversi spunti di interesse. La famiglia del “vignarolo” utilizzava il grande pozzo centrale per le esigenze dell’orto e domestiche. Sullo sfondo a sinistra si notano, appena abbozzate eppure così caratteristiche, le statue dei dodici Apostoli poste sulla sommità della basilica di San Giovanni in Laterano. Poco a destra è raffigurata la porta San Sebastiano e gli archi dell’Acquedotto Felice.

Il Pinelli dava priorità alle esigenze pittoriche e non si preoccupava troppo dell’esatta localizzazione delle opere architettoniche e dei luoghi di Roma. La collocazione dei monumenti sullo sfondo è chiaramente una forzatura stilistica poiché non è possibile vedere la Basilica, la Porta e l’Acquedotto insieme da uno stesso punto di osservazione. Il soggetto principale dei suoi disegni era sempre il popolano (donna, uomo, bambino), il popolo e il suo genio. In questo caso la gustosa scenetta ritrae un momento di riposo di una intera famiglia intenta a spidocchiarsi a catena! La figlia lavora sulla testa della madre che a sua volta controlla quella del marito che intanto gioca con il bambino. Persino il grande poeta Giuseppe Gioachino Belli dedicò un delizioso sonetto sul bisogno e la “bellezza” dello “spulciamento” dal titolo “La Purciarola”.

Una osteria sotto la rupe di San Paolo. C.W. Eckersberg 1815
Una osteria sotto la rupe di San Paolo. C.W. Eckersberg 1815

Spostata di poco a destra ecco la nonna che lavora con il fuso filando a mano. Due secoli fa le condizioni igieniche delle abitazioni popolari erano scadenti, ma quest’opera del Pinelli rivela tuttavia una nobiltà di tratto all’interno di una cornice di dignitosa povertà. E ci fa pensare inoltre, con un po’ di fantasia, a quello che potrebbe essere un quadretto familiare che ritrae la famiglia di Clementina Eusebi, la donna da cui nasce il toponimo Garbatella. Grazie a documenti reperiti presso l’archivio del Monastero San Paolo, conosciamo la composizione di quella famiglia poco prima della data del 1830.

Ci piace immaginare che Carolina Cascapera potrebbe essere la giovane che sta lavorando sulla testa della madre Clementina Eusebi, che opera a sua volta su quella di suo marito Giovanbattista Cascapera, il contadino che aveva in affidamento la vigna Torti con relativa osteria. Il bambino con cui sta giocando il capofamiglia potrebbe essere Paride, mentre la nonna che lavora il filo potrebbe essere Maddalena Garbata mamma di Clementina. È proprio dal cognome di Maddalena che probabilmente nacque il toponimo Garbatella. Madre e figlia vissero la loro vita sempre insieme, tanto che per riconoscerle venivano appellate “Garbata la madre, Garbatella la figlia”. L’osteria all’interno della vigna a quei tempi era chiamata “dei Cascapera”, ma, dopo la morte di Giovanbattista avvenuta nel 1834, fu denominata l’Osteria della Garbatella, come si evince da un estratto dello Stato delle Anime del 1837. La vigna Torti si trovava a ridosso del bivio tra l’attuale via degli Argonauti e via Ostiense ed era un punto di ristoro per i viandanti e pellegrini, che transitavano da e per via delle Sette Chiese. Quella stradina inizierà a chiamarsi vicolo della Garbatella dall’anno 1835.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 4]

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Presentazione del libro “La verità sull’eccidio del ponte di Ferro”

L’appuntamento è previsto per il 14 ottobre alla sala del Carroccio in Campidoglio

Prosegue il ciclo di presentazioni del libro di Giorgio GuidoniLa verità sull’eccidio del Ponte di Ferro”. Il nuovo appuntamento è alle ore 16.00 del prossimo 14 ottobre presso la sala del Carroccio in piazza del Campidoglio. L’evento, organizzato dall’associazione culturale Cara Garbatella, vedrà l’intervento di Valeria Baglio, capogruppo PD all’assemblea Capitolina, di Gabriele Ranzato ex professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Pisa ed altri storici. Il dibattito sarà moderato da Gianni Rivolta, giornalista, scrittore e direttore di Cara Garbatella.

Con questa ricerca l’autore ha finalmente fatto chiarezza su un episodio della storiografia della Resistenza romana ritenuto dubbio. Si tratta del presunto eccidio delle dieci popolane, uccise il 7 aprile 1944 da parte di militi nazisti sul Ponte dell’Industria, noto ai romani come Ponte di Ferro. Il primo a citare l’episodio fu il giornalista Cesare De Simone in un suo testo del 1994. Benché non ci fossero riscontri documentali, il racconto fu accolto come reale e portò all’installazione di una stele commemorativa con i nomi delle vittime a ridosso della balaustra del ponte, dove ogni anno si svolge una cerimonia celebrativa con la presenza delle autorità.

La ricerca di Guidoni, incentrata sui nomi e cognomi citati da De Simone, porta in rilievo la storia delle dieci donne, anzi di nove e un uomo, e stabilisce una verità storica sconcertante. Pur essendo tutte delle patriote con un preciso ruolo nella lotta contro il nazifascismo, nessuna è stata coinvolta in quell’episodio perché decedute anni dopo e in altri frangenti.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 3]

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Al via le celebrazioni per la giornata dell’otto settembre, Mattarella a Porta San Paolo

Al via le celebrazioni legate alla giornata dell’otto settembre che anche quest’anno, in cui ricorre l’81° anniversario della Difesa di Roma dalla barbarie nazista, saranno ricche di appuntamenti e che si svolgeranno come sempre a Porta San Paolo, luogo sacro per la Resistenza e per l’Italia.
Si comincia al mattino con la cerimonia a cui parteciperà il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al “Parco della Resistenza dell’8 settembre 1943”, successivamente è prevista un’altra cerimonia in piazza di Porta San Paolo.

Il Presidente Mattarella rende omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine

Le misure di sicurezza previste

Diverse le misure di sicurezza, previsti divieti di sosta, con rimozione, già dalla sera di sabato, su  viale della Piramide Cestia, tra piazzale Albania e piazzale di Porta San Paolo, ma soltanto direzione della Piramide.
Divieti di sosta anche in largo Manlio Gelsomini, in piazzale Ostiense in via del Campo Boario.  Nel corso delle celebrazioni non si escludono deviazioni, oltre che per il traffico, anche per le linee di bus che transitano nella zona.

Le iniziative nel territorio dell’VIII Municipio

Nel pomeriggio, invece, è in programma una pedalata nei luoghi della Resistenza dell’VIII Municipio. L’iniziativa è organizzata dalla Associazione Sportiva Dilettantistica Le Bici. L’appuntamento è alle 16:00 in Piazzale Caduti della Montagnola per raggiungere Piazzale Ostiense. Il percorso di circa 10 km è adatto anche ai bambini e toccherà diversi luoghi della memoria. Per iscriversi e per ulteriori informazioni basta mandare una mail a lebicidiroma@gmail.com. Domenica sera a partire dalle 20:00, sempre a Porta San Paolo, ci sarà lo spettacolo “Poeti e Poesie di Pace” nella scenografia ideata dall’architetto Cesare Esposito.
Infine, alle ore 21:00, sulla facciata della Piramide Cestia, in programma la proiezione del film documentario “Lussu”, film realizzato nel 2021 dal regista Fabio Segatori che sarà presente alla serata.
La pellicola racconta le vicende di Emilio Lussu eroe di guerra con 4 medaglie al valor militare e in seguito pacifista dopo aver assistito al massacro della Grande Guerra. La sua partecipazione al conflitto sarà raccontata nel suo libro di memorie Un anno sull’altopiano, tradotto in tutto il mondo.

La storia di Emilio Lussu

Dopo aver fondato il Partito Sardo d’Azione è eletto parlamentare diventando uno strenuo oppositore al fascismo che lo arresta e lo spedisce al confino, a Lipari.
Da qui scappa su una barca col suo amico Carlo Rosselli col quale fonda, a Parigi, la prima organizzazione antifascista: “Giustizia e Libertà”.
Partecipa quindi alla Guerra Civile Spagnola sul fronte antifranchista. Ricercato e braccato dall’OVRA anche oltralpe, Emilio Lussu vive tra Parigi, la Svizzera, il Portogallo e Marsiglia. Rientra in Italia dopo l’8 settembre, dove è ministro nei governi Parri e De Gasperi.
Il film è anche la storia di un grande amore: quello con Joyce Salvadori, compagna di una vita, anche lei partigiana, scrittrice e attivista per i diritti delle donne.

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Giuliano Marotta nuovo direttore di Cara Garbatella online

Passaggio di consegne questa mattina al Tribunale per la Stampa. Dopo cinque anni il giornalista e
scrittore Gianni Rivolta lascia la direzione del magazine online Cara Garbatella nelle mani di
Giuliano Marotta.
Cara Redazione, dopo quasi cinque anni lascio la direzione di Cara Garbatella online a Giuliano
Marotta – scrive in un messaggio Rivolta – Auguro buon lavoro a lui e a tutti voi. Naturalmente
non scomparirò del tutto, intanto perché rimango responsabile del giornale cartaceo, ma rimarrò
a disposizione per consigli e chiarimenti”.
Giuliano Marotta, 39 anni, giornalista pubblicista, collabora con Cara Garbatella dal 2020, nelle sue
parole traspare trepidazione per questo nuovo incarico: “Spero di essere all’altezza del compito, non
sarà facile sostituire Gianni. Per me questo è un grande incentivo a migliorarmi come individuo,
emozione che spero di trasmettere anche alle persone che mi circonderanno in questo percorso”.
Cara Garbatella negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento dell’informazione per gli
abitanti dell’Ottavo Municipio e una fonte attendibile sulla storia del territorio, meriti premiati
grazie al costante lavoro della Redazione, coordinata da Gianni Rivolta e dal direttore editoriale
Giancarlo Proietti.
Al nuovo direttore Giuliano Marotta, ora il compito di affrontare le prossime sfide e raggiungere
traguardi ambiziosi nell’informazione locale, a lui i migliori auguri da parte di tutta Cara Garbatella.

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Al circolo socialista rivive il ricordo di Iolanda “la pasionaria” della Garbatella

“Rossa e tenace come un corallo”. Con questa metafora Giorgia Natalini, giovane socialista della Garbatella, ha ricordato Iolanda Pallocca, femminista tra le più attive negli anni Settanta. È un ritratto politico e umano quello che è emerso sotto il tetto a volta del circolo socialista di via Edgardo Ferrati 12, attraverso le voci di parenti e compagni di lotta. Iolanda Pallocca, scomparsa il 14 aprile 2020, al termine di un periodo di malattia che l’aveva costretta a una quasi totale reclusione in casa, è stata una socialista e attivista convinta, in prima linea nelle battaglie sociali per il divorzio, l’aborto, la legge 194 e i decreti delegati per la partecipazione agli organismi collegiali delle scuole. Una donna incisiva e tenace, ma anche estremamente empatica, così la ricordano i familiari; una madre che si trasferì alla Garbatella nel ’72, e davanti alla scuola dei figli entrò subito in contatto con altre donne (molte coinvolte nella vita politica, alcune ex partigiane) con le quali stabilì un rapporto di forte solidarietà e confronto continuo. Dopo la partecipazione al suo primo corteo dell’8 marzo, la Pallocca sentì il richiamo dell’impegno sociale, affrontando battaglie scottanti e progetti pionieristici. A quegli anni risale la fondazione del primo consultorio familiare di Garbatella in via Montuori, dove Iolanda partecipava all’assemblea di gestione delle donne insieme alla comunista Elisabetta Di Rienzo, a cui è dedicato l’attuale consultorio di largo delle Sette Chiese. La “pasionaria” – come la chiamava affettuosamente il socialista Sandro Natalini – ha rappresentato un tassello fondamentale per la storia e l’identità del quartiere ma non solo. Per capirlo bastava vedere la platea gremita e commossa che giovedì scorso ha riempito il locale ipogeo dell’edificio di via Ferrati 12.

Le parole di Giorgia e Sandro Natalini

Tra vita partitica e attivismo femminista, Iolanda Pallocca si collocò in una via di mezzo, “uno spazio ibrido”, come l’ha definito Giorgia Natalini, “che permetteva di toccare più problematiche. Iolanda non apparteneva a un gruppo autonomo di donne” ha proseguito, “ed è questo elemento che la distingueva dal femminismo in senso stretto. Lei faceva vita partitica, cioè si collocava in un ambiente prevalentemente maschile dove portava anche le istanze delle donne.”

“Le donne con le donne possono” era il motto di Iolanda Pallocca, ad indicare che le donne hanno bisogno di incontrarsi e confrontarsi, per sviluppare consapevolezza e poi passare all’azione. Come recitava uno slogan di quegli anni: “Tra di noi non c’è distinzione, all’uomo serve la divisione.”

Giorgia e Sandro Natalini al circolo socialista
Giorgia e Sandro Natalini al circolo socialista

Ha poi preso la parola Sandro Natalini. “Mi sento in obbligo di dire la mia davanti a una figura così straordinaria” ha esordito con voce vibrante. “Ho avuto l’onore di essergli amico e di stabilire con lei un rapporto di simpatia ma soprattutto di socialismo. Avevamo gli stessi valori: libertà e giustizia sociale era ciò che alimentava il partito di una volta. Erano altri tempi” ha proseguito con una certa amarezza, “allora si intendeva la politica come servizio e si viveva l’idealità, cioè i pensieri forti. Iolanda era il mio termometro politico” ha concluso. “Quando sono stato presidente di municipio, era lei che mi dava contezza delle tensioni e delle questioni sociali da affrontare. Una persona di straordinaria empatia, sorridente e capace di ascoltare. Dava fiducia e speranza a chi le stava intorno.”

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A 80 anni dalle Fosse Ardeatine, le iniziative per tenere viva la memoria

Note musicali e fiori. Anche questo può servire a risvegliare la memoria: è ciò che accadrà il 24 e 26 marzo alla Garbatella per commemorare le vittime delle Fosse Ardeatine. Domenica 24 sarà presente in Villetta un autore del calibro di Daniele Silvestri, che con le sue canzoni inviterà il pubblico alla riflessione sui temi del potere e del male. Il 26, invece, un corteo di giovani partirà da piazza Sant’Eurosia per deporre un fiore al Mausoleo sull’Ardeatina.

Il programma

Quando si parla di simboli tutto assume significato. Ed è per questo che il prossimo 24 marzo, anniversario dello sterminio di 335 antifascisti ed ebrei alle Fosse Ardeatine, si terrà una commemorazione proprio alla Villetta di via Passino 26, storica sede del partito comunista dopo la Liberazione. Proprio in questo luogo pregno di memoria, domenica prossima dalle 17:00 alle 19:00, saranno le parole del cantautore Daniele Silvestri a rievocare il passato. Particolare attenzione verrà prestata al ricordo dei fratelli Cinelli, Francesco e Giuseppe – il primo dipendente del gas, mentre al secondo, facchino ai Mercati Generali, è intitolata la sezione del PCI. Entrambi comunisti, vennero arrestati il 22 marzo 1944 da un gruppo di tedeschi e fascisti guidati dalla spia Federico Scarpato. Dopo due giorni trascorsi nelle mani degli aguzzini di via Tasso, vennero condotti alle Fosse Ardeatine dove trovarono la morte; a ricordarli, adesso, è una pietra di inciampo in via Antonio Rubino, davanti al lotto in cui trascorsero gli ultimi attimi di libertà.

A sinistra Francesco, al centro Giuseppe Cinelli

Spostandosi a piazza Sant’Eurosia, martedì 26 marzo alle 9:30, si osserverà un lungo corteo scarlatto: sono i ragazzi delle scuole medie e superiori della zona – in testa il liceo Socrate – che porteranno un fiore rosso, simbolo della resistenza, al Mausoleo di via Ardeatina. Un gesto simbolico per trasmettere il valore della memoria anche alle nuove generazioni.

“Nel corso della mattinata verranno esposti anche i lavori di ragazzi e bambini eseguiti con le associazioni culturali del territorio” ha spiegato l’organizzatore Lorenzo Giardinetti, consigliere municipale, “i temi trattati sono le Fosse Ardeatine e la Costituzione. Questo corteo si fa ormai da più di cinque anni” ha proseguito, “ma stavolta la partecipazione si prevede massiccia. Abbiamo esteso l’invito a tutte le scuole del quartiere, le quali ci hanno risposto positivamente promettendo di inviare delegazioni di studenti.”

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La storia taciuta delle lavoratrici dell’Ostiense

La storia siamo noi, cantava De Gregori. Ma poi va a finire che spesso la storia trascuri intere categorie umane, come le lavoratrici dell’Ostiense, oggetto di una recente ricerca del circolo di lettura della biblioteca Arcipelago. I risultati di questo studio, che si muove tra documenti notarili, vecchie carte geografiche e fotografie, verranno esposti al pubblico mercoledì 13 marzo alle 17:00 presso le Industrie Fluviali di via del Porto Fluviale 35. “Quello che ci ha subito colpito nel corso di questi mesi” racconta Lucia Di Cicco, membro del circolo di lettura, “è che le fonti sull’argomento scarseggiano. Le lavoratrici dell’Ostiense hanno svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico della città, ma la loro storia è ancora tutta da raccontare.”

La ricerca del circolo di lettura tra documenti e testimonianze orali

Studiando la storia della Garbatella ci si imbatte, prima o poi, nelle fabbriche dell’Ostiense. Questi stabilimenti industriali avevano l’ambizioso obiettivo di promuovere Roma a importante centro produttivo, oltre che capitale della politica. Costruire un porto fluviale all’altezza della basilica di San Paolo e un canale navigabile che arrivasse fino a Ostia sarebbero stati passi importanti. E per questo si batté l’ingegnere Paolo Orlando presidente dell’Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale che aveva espropriato le aree tra Porta San Paolo e la Basilica, dove avrebbero viaggiato i treni della Roma-Lido. Poi però la storia prese un’altra direzione, Ostiense rimase un quartiere industriale ma il porto fluviale non venne mai costruito. I terreni di competenza dello Smir vennero comprati dall’Istituto case popolari (Icp) nel 1920, qualche mese prima della posa della prima pietra di Garbatella a piazza Benedetto Brin.

Vittorio Emanuele III con l’ingegner Paolo Orlando

“In questo contesto vivevano centinaia di donne impiegate nelle fabbriche” prosegue Lucia Di Cicco, “spesso tenute sotto ricatto, molestate sul posto di lavoro e costrette al silenzio. Col passare del tempo, la situazione è lentamente cambiata. Le operaie hanno preso coscienza dei propri diritti e, insieme, si sono ribellate. Questa è la storia che vogliamo riportare alla luce.”

Per farlo, i documenti scritti non bastano. Sono inadeguati e insufficienti, la poca considerazione che gli uomini mostravano per queste donne si riflette nella scarsità delle fonti documentarie destinate a passare ai posteri e a ostacolare le ricerche di chi si accosta all’argomento. Ma il circolo di lettura non si è fermato qui. È ricorso alle testimoniante dirette, intervistando donne della zona che potessero ripercorrere la vita delle proprie madri. “Siamo passati alle interviste per necessità” continua la Di Cicco. “Le operaie dell’Ostiense lavorarono, dando un importante contributo alla città, quasi senza lasciare traccia.”

L’incontro del 13 marzo: Ostiense tra passato e presente

Le testimonianze orali avranno dunque un ruolo centrale nell’incontro del 13 marzo. E prenderanno la parola anche i membri del Comitato del Quartiere Ostiense, che racconteranno come si è trasformata la zona negli ultimi anni fino ad assumere l’aspetto attuale: strade tappezzate di ristoranti e pub, frequentate di sera da centinaia di ragazzi che non immaginano neanche cosa potesse accadere in quelle vie nella prima metà del Novecento. “La vita di quartiere, una volta, non era così frenetica e anonima, la gente passava per strada, si salutava, si fermava a parlare davanti ai negozi” conclude Lucia Di Cicco. “Ostiense era un quartiere operaio, adesso invece è in mano agli studenti, che lo conoscono soprattutto per l’università e i locali.”

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Passeggiate e mostre in occasione dei 104 anni di Garbatella

Cento anni fa Garbatella non aveva neanche un nome. Doveva chiamarsi Concordia o Remuria in ossequio alla propaganda fascista. Adesso non solo ha una storia, come i monumentali quartieri del centro, ma anche un’identità riconoscibile che altrove spesso manca. In occasione del 104esimo anniversario della fondazione, sono molte le iniziative partite dal basso, ideate e gestite dai cittadini che ogni giorno attraverseranno piazza Bartolomeo Romano e i lotti popolari Ater. Per conoscere un quartiere si possono leggere libri o fare visite guidate, come sta andando di moda negli ultimi anni, ma cosa può sostituire i racconti dei suoi stessi abitanti?

Piazza Brin

Persone e luoghi significativi

Quest’anno per la prima volta verrà assegnato un premio a persone significative per il quartiere. “De Garbatella li mejo fiori” è in cerca di candidature: il 17 febbraio sarà possibile proporle presso gli esercizi commerciali della zona. Le votazioni avverranno tramite bussolotti e il vincitore verrà nominato il 16 marzo. Ma i volti delle persone accompagnano gli sviluppi di un quartiere tanto quanto i volti delle abitazioni e degli edifici pubblici. “Quanto sarebbe bello un film fatto solo di case” recita Nanni Moretti in Caro Diario, passando in vespa sulla Circonvallazione Ostiense. E in effetti gli edifici dicono molto, non c’è “garbatellano” che non conosca l’orologio dell’albergo rosso, la facciata armoniosa del Palladium o l’ingresso un po’ impropriamente solenne degli ex bagni pubblici. Sabato prossimo alle 10:30 partirà proprio dal teatro di piazza B. Romano una passeggiata che toccherà i luoghi più iconici della borgata giardino.

Cinema Garbatella poi Palladium
Il cinema teatro, attuale “Palladium”

Si andrà a piazza Benedetto Brin, quella del famoso “pincetto” e della prima pietra, una lastra di marmo che, con molta retorica, fa riferimento a un “luogo aprico” dedicato “agli artefici del rinascimento economico della capitale”, ovvero agli operai dell’Ostiense, la sottostante prima zona industriale di Roma. Si arriverà poi a piazza Damiano Sauli, passando per via Francesco Passino, piazza Edoardo Masdea e via delle Sette Chiese, che esiste da quando tutto intorno era campagna e vide il leggendario incontro tra San Filippo Neri e San Carlo Borromeo. La passeggiata comprende dieci tappe ed è organizzata dall’Università Roma Tre, attiva sul territorio. Ma “Garbatella non è un’isola”. Non è un insieme di luoghi e personaggi arroccati nella loro storia di cui sono fieri ma a tratti gelosi. No, è prima di tutto un quartiere aperto alla realtà cittadina e alle contaminazioni. Lo ricorda la conferenza alla Casa della Città di venerdì 16, e lo conferma una caccia al tesoro in programma per domenica 18 organizzata non da una delle numerose associazioni del quartiere, ma da “Cosa vedere a Roma?”, un’agenzia turistica attiva su tutto il territorio della Capitale.

programma iniziative anniversario 2024
Il programma completo (disponibile anche sul sito https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS1151416)

Mostre fotografiche

“Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto” scrive lo scrittore Isherwood nell’incipit del romanzo Addio a Berlino. Certo le fotografie sono un’ottima testimonianza dei cambiamenti politici e sociali di una città o di un quartiere. Scatti antichi o moderni, firmati da dilettanti o professionisti, come quelli di Zhanna Stankovych sulla Garbatella esposti al Museo delle Mura aureliane fino al 18 febbraio. Le istantanee permettono di cogliere quello su cui l’occhio non sempre si sofferma e che la mente non trattiene. Anziani affacciati alla finestra, bambini che giocano nell’oratorio di Padre Guido, le terrazze assolate dei lotti.

Per questo motivo l’Archivio Flamigni inaugurerà il 16 febbraio la mostra “Garbatella – una storia infinita 1920-1923”, visitabile nel fine settimana e realizzata dall’associazione I.T.A.C.A. e dalla fotografa Francesca Della Rocca. Per tutti gli appassionati dell’ottava arte un altro appuntamento da non saltare è quello di sabato alle 17, presso la fontana di Carlotta, dove verranno raccolte fotografie sul tema “Le bambine dell’altro ieri, di ieri e di oggi”. A piazza Brin, invece, verrà dato spazio ai pittori con un’esposizione di acquerelli. E ancora a piazza Brin, per concludere in pompa magna, lunedì 19 Garbatella spegnerà le candeline sulle note della Banda musicale del Corpo di Polizia. Alla cerimonia saranno presenti anche i bambini delle scuole della zona, che a seguire parteciperanno a una visita guidata per il quartiere.

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Il 104 esimo compleanno della Garbatella con l’associazione AreaM arte e architettura

Garbatella si prepara a spegnere la 104esima candelina in compagnia delle associazioni del quartiere e dei rappresentanti del Municipio VIII. Il programma è ampio e articolato.

Garbatella (non) è un’isola

Si inizierà venerdì 16 con una conferenza organizzata dall’associazione AreaM arte e architettura in collaborazione col Municipio VIII e l’Università Sapienza di Roma. L’incontro, che si terrà alle ore 15:00 nella Casa della città in piazza Giovanni da Verrazzano 7, ha un titolo che è tutto un programma: “Garbatella (non) è un’isola”. Quanti discorsi, libri, fotografie presentano Garbatella come un mondo chiuso in sé, un microcosmo miracolosamente distante dalla frenesia della città?

“Il nostro obiettivo è dimostrare il contrario” ci ha spiegato Luisa Mutti, architetto membro dell’associazione. “Garbatella sicuramente è un’isola per l’architettura peculiare dei lotti Ater, per l’assenza di grandi strade, e anche per certi aspetti della vita delle persone, ma bisogna anche ricordare quanto si sia aperta alla città negli ultimi anni, tramite continue contaminazioni. Abbiamo scelto di ospitare alcuni professori della Sapienza e di invitare la rettrice Antonella Polimeni perché è da questo ateneo che viene un forte interesse, a partire dagli anni ’90, per l’architettura del nostro quartiere.”

È proprio allo stato attuale della Borgata Giardino che è dedicato l’intervento della professoressa Alessandra De Rose, che parlerà dei recenti cambiamenti demografici. Si proseguirà con la storia della fondazione Aamod, attiva dagli anni ’70 con l’impegno di conservare il patrimonio audiovisivo del movimento operaio e democratico, raccontata dal responsabile Claudio Olivieri. A seguire, il rapporto tra cultura di quartiere e cultura metropolitana, oggetto dell’intervento della professoressa Silvia Lucciarini.

Pietra della fondazione della Garbatella, a piazza Brin

Garbatella, dunque, non è un’isola. Le persone, le tendenze, i contesti sociali sono profondamente cambiati nel corso del tempo. “E perfino a livello architettonico c’è stata una grande trasformazione”, ha ricordato Luisa Mutti, “basta pensare alla Garbatella moderna vicino alla fermata della metro.” Degli spazi comuni e degli spazi pubblici parlerà Maria Teresa Cutri, del Centro studi sul moderno. Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, invece, interverranno sul rapporto tra le case della Borgata Giardino e l’architettura della città. E infine il ruolo del quartiere nei media, esposto da Valentina Piscitelli e dal giornalista Gianni Rivolta, direttore di Cara Garbatella.

La mostra La Garbatella ha 104 anni

Non è mai troppo tardi. “Quando Garbatella ha compiuto cento anni, noi non eravamo ancora un’associazione e non abbiamo avuto modo di organizzare nulla” ha proseguito Luisa Mutti. Ma AreaM vuole rimettersi in pari, si rimbocca le maniche e in occasione del 104° compleanno del quartiere organizza una mostra di quadri dedicata alla Borgata Giardino, visitabile il 17 e il 18 febbraio dalle ore 17:00 alle 19:00 in via Giuseppe Candeo 18 e via Nicolò da Pistoia 18.

mostra 104esimo compleanno garbatella

La mostra, a cui hanno contribuito ventisei artisti, ha visto la partecipazione di CosArte Spazio Creativo e dei 100 pittori di via Margutta, associazione di cui faceva parte anche Carlo Acciari. “E’ proprio alla memoria di questo grande artista che abbiamo voluto dedicare l’iniziativa” ha spiegato Luisa Mutti. Scomparso nel 2009, Acciari ha raffigurato Garbatella in numerose opere e in piazza Ricoldo da Montecroce è presente una targa a lui dedicata.

Per concludere la rassegna, domenica 18 febbraio Valeria Annecchino, presidente de “Il Salotto di Diotima”, e i maestri d’arte Simona Gloriani e Walter Necchi nomineranno un vincitore tra gli artisti che hanno partecipato all’esposizione.

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“Il cuore di un quartiere in 100 battiti di luce”: al Museo delle Mura una mostra fotografica sulla Gartabella

“Ho cercato di rendere perpetui gli attimi fuggenti di questo quartiere.” Con questa frase di Zhanna Stankovych, riportata su un pannello, si apre la mostra fotografica dedicata alla Garbatella, ospitata dal 16 dicembre al 18 febbraio dal Museo delle Mura, presso la porta di San Sebastiano. La fotografa, originaria dell’Ucraina, vive ormai a Roma da molti anni ed è rimasta affascinata dalla poesia e dall’autenticità di questo suggestivo quartiere. Rispetto al centro storico, costellato di musei e monumenti, Garbatella apparentemente ha poco da offrire. Ma è proprio camminando per le strade, per i lotti popolari e per le piazze che si apprezza il suo valore più grande: le persone.

mostra fotografica al museo delle mura

Il riscatto di Piero Patriarca

Scorci architettonici, vedute dall’alto, interni di locali e abitazioni, terrazze, cortili e tanto altro. In tre stanze del secondo livello delle mura Aureliane è possibile ripercorrere la storia di un intero quartiere tramite decine di fotografie in bianco e nero. Alcune immagini raffigurano luoghi ben noti: piazza Pantero Pantera, via delle Sette Chiese, piazza Brin. Altre, invece, rendono omaggio a persone comuni e ormai dimenticate.

Questo è il caso di Piero Patriarca, ex detenuto senza fissa dimora venuto a mancare quattro anni fa all’età di settant’anni. Dopo essere uscito dal carcere e aver perso il precedente lavoro, ha messo su un banco di riviste e libri usati che nel tempo ha avuto successo al punto da diventare nel 2000 una vera e propria associazione, “La Forchetta”. Patriarca non ha dato solo una svolta alla propria vita ma anche a tutti coloro che, emarginati come lui, sono riusciti a trovare lavoro grazie alla sua intraprendenza.
All’inizio trasportava la merce con un carrello della spesa, a Ostia, e chiedeva libri usati ai sacerdoti e ad altre persone che conosceva. I primi volantini erano scritti a mano e distribuiti qua e là, ma col passare degli anni molta gente si è accorta di lui e la sua attività è diventata una piccola impresa. Con un vecchio furgone, regalato da un amico, Patriarca e i suoi colleghi hanno iniziato a fare lavori di pulizie, sgomberi e piccole ristrutturazioni.

“Tre anni fa ho fatto un lavoro fotografico alla Garbatella, e in quell’occasione ho conosciuto Piero, un uomo diverso, con una presenza contraddittoria, colto e brillante ma allo stesso tempo disagiato e solo.” Così l’ha ricordato la Stankovych in un’intervista rilasciata al quotidiano il Messaggero due anni fa.

Storie di Garbatella

Anziani affacciati alla finestra, donne che stendono le lenzuola sulle terrazze dei lotti Ater, bambini che giocano nell’oratorio San Filippo Neri, quello che fu di padre Guido. La fotografa dà particolare risalto a due figure del quartiere, Dante Pica e Anna Maria Baiocchi. Il primo, appassionato di meccanica, ha costruito un presepe artigianale. La seconda, invece, ha contribuito con Legambiente alla riqualificazione del parco della Regione. Sorprendono, poi, due scatti riservati a Mira, una donna senza fissa dimora che vive in un camper dando da mangiare ai piccioni della zona.

la fotografa ucraina Zhanna Stankovych
Zhanna Stankovych

La fotografa Zhanna Stankovych

Credo che sia proprio a persone come Mira che la fotografa abbia voluto dedicare questa mostra. Originaria dell’Ucraina, Zhanna Stankovych arriva a Roma venticinque anni fa. Pianista e compositrice di professione, coltiva anche la passione per la letteratura e la fotografia. Con il reportage dedicato a Piero Patriarca, presente nella mostra, ha vinto nel 2022 il premio Sarajevo Photo Festival, e alcuni suoi lavori sono stati esposti ai “Rencontres de la Photografie” di Arles, il più importante festival fotografico europeo. A Roma ha già tenuto tre mostre personali – Dove sorge il sole, Mondo ex e Marte Nostrum, premiata al Campidoglio al concorso nazionale “Alberoandronico”.

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CineMaOltre: incontro con Nanni Moretti ed Emanuele Crialese (Servizio video)

Servizio video a cura di Paola Borghesi & Giuliano Marotta. Commento di Stefano Baiocchi.

Giunto alla quarta edizione, torna alla Garbatella il Palladium Film Festival – CineMaOltre. Sei giornate dedicate interamente al cinema e all’audiovisivo con un programma denso di attività.

Ospite della prima giornata Nanni Moretti, il regista ha presentato la versione restaurata del film Sogni D’oro, opera del 1981 ben accolta dal pubblico e ha ricevuto il premio Palladium per la sua straordinaria carriera.
Nella seconda serata è stata la volta di Emanuele Crialese, per l’occasione, il regista romano, ha presentato il suo film del 2006 Nuovomondo.
L’evento, organizzato dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre in collaborazione con la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, ha visto la partecipazione anche di altri ospiti importanti come: Gabriele Mainetti, i Manetti Bros e i registi esordienti Lydia Patitucci, Alessandro Marzullo e Alain Perroni.

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La storia dell’Archivio Flamigni rivive nel podcast #7Vite

Cosa accomuna la storia del Castello di Santa Severa dove ha vissuto il primo samurai arrivato in Europa, le grotte di Pastena e il pozzo D’Antullo in Ciociaria, l’edificio d’arte contemporanea Wegil a Trastevere e l’Archivio Flamigni a Garbatella?

Sono solo alcuni dei luoghi e delle storie che vengono raccontate in #7Vite, un podcast scritto, curato e interpretato da un gruppo di giovani che hanno voluto raccontare alcuni degli spazi pubblici rinati grazie al contributo della Regione Lazio.

Luoghi capaci di farci viaggiare nel tempo come l’Archivio Flamigni a cui è dedicata la terza puntata intitolata Memo.

Breve storia dell’Archivio

Tra un susseguirsi di contributi audio emerge la storia dell’Archivio frutto dell’attività di studio e ricerca del senatore Sergio Flamigni, classe 1925. Il centro di documentazione è nato a Oriolo Romano in provincia di Viterbo e nel febbraio 2021 si è trasferito in piazza Bartolomeo Romano alla Garbatella, in un crocevia culturale e sociale tra il Palladium, Moby Dick e il Csoa La Strada.

L’archivio voluto fortemente dal Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, raccoglie documenti nazionali, legati alla storia dell’Italia Repubblicana, e si concentra in particolare sullo studio del terrorismo, stragi, eversione politica, mafia e criminalità organizzata.

Il contenuto della puntata

Nella puntata tra battute di Alberto Sordi e Nanni Moretti, è possibile ascoltare spezzoni di telegiornali andati in onda sul caso Moro e sul caso della P2, interviste alla direttrice Ilaria Moroni, alla documentarista della  Camera dei deputati Piera Amendola e ad Agnese Moro figlia di Aldo il politico, tra i fondatori della Democrazia Cristiana, assassinato nel 1978 dalle Brigate Rosse.

#7Vite un podcast utile a conoscere alcuni luoghi ricchi di storie che avevamo dimenticato, ma che, come i gatti, hanno diritto a rivivere altre esistenze per sorprenderci in nuove forme.

Tutti gli episodi del podcast sono disponibili in ascolto gratuito sulle piattaforme: Spotify, Apple podcast e Google podcast.

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Inaugurato Largo Alvaro Amici nel parco Caduti del Mare

L’unico bene suo sogno adorato
era pe’ Roma sua dov’era nato
quanno a la sera s’addormiva er monno
Roma lo cunnulava in braccio ar sonno
”.

Cantava così Alvaro Amici in Passione Romana, una delle più celebri canzoni dedicate alla città eterna dell’artista originario della Garbatella. Il cantautore, scomparso diciannove anni fa, ha ricevuto oggi l’omaggio del suo quartiere, con l’inaugurazione di Largo Alvaro Amici nel parco Caduti del Mare, a pochi metri dai vicoli e dai lotti narrati nei suoi stornelli.

La cerimonia, molto partecipata dagli abitanti, ha visto la presenza anche di alcuni familiari dell’artista, tra cui il nipote Cristiano Amici, il consigliere comunale Mariano Angelucci e del presidente dell’ottavo Municipio Amedeo Ciaccheri che ha commentato così l’avvenimento: «Una dedica speciale per un figlio della Garbatella. Nasce Largo Alvaro Amici dove l’artista romano ha vissuto e cantato l’anima popolare di questa città. Assieme a Roma Capitale realizziamo una promessa mantenuta, fatta alla famiglia, agli amici e a tutto il quartiere».

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Quando sui colli della Garbatella si praticava il Tiro a volo

Di Giorgio Guidoni

Quando sui colli della Garbatella si praticava il Tiro a volo

Erano gare sportive ma anche occasioni per feste e incontri mondani le riunioni di Tiro a volo sui Colli di San Paolo, in località Garbatella. Nei primi anni del Novecento principi, conti e marchesi si sfidavano all’ultima cartuccia, massacrando decine di inermi e impauriti piccioni sotto gli occhi delle dame “Belle Époque” distratte e un po’ annoiate. Le cronache sono raccontate nelle pagine sbiadite dei settimanali e delle riviste di allora, come “La Stampa Sportiva” di Torino.

 

Negli stessi anni, ancora prima dell’edificazione della Borgata Concordia, che porterà alla costruzione della città giardino intorno a Piazza Benedetto Brin, la zona della Garbatella era un’amena località rurale caratterizzata da piccole alture, i Colli di San Paolo, attraversati da marrane e strade sterrate, poco più che sentieri, sulle quali si affacciavano gli ingressi delle vigne e degli orti con gli annessi casali di campagna. Sullo “stradone”, la via Ostiense che collegava Porta San Paolo con la basilica omonima, si aprivano invece i portali delle ville signorili, appartenenti alle famiglie nobiliari come i Torlonia e alla borghesia arricchita dei mercanti di campagna.

Una di queste collinette è ancora lì e si può raggiungere a piedi muovendo da piazza Giancarlo Vallauri, salendo su per via David Salinieri per arrivare, transenne permettendo, su una piazzola da cui si gode un’ampia visuale sulla via Ostiense, sul ponte Settimia Spizzichino, sugli ex Mercati Generali e sul Parco dei Caduti del Mare. Su questo rilievo, che dal 1940 ospita l’Istituto Suore Ancelle del Santuario, in precedenza si trovava Villa Polverosi, residenza di villeggiatura di persone facoltose, appartenuta alla famiglia Torlonia. E proprio per la sua particolare conformazione orografica era stata scelta come sede di uno stand della Società di Tiro a Volo “Roma”, in cui venivano organizzati eventi mondani e tornei sportivi.

Riviste e quotidiani del 1906

Nel numero della rivista citata risalente al febbraio 1906 si parla dell’evento “Gran Tiro Roma” appena tenuto alla Garbatella: “(…) uno stand bellissimo e sempre affollatissimo di soci e di spettatori. Oltremodo interessante il Gran Tiro Sette piccioni handicap, con 6.000 lire di premi, vinto dal conte Grasselli-Barmi, secondo classificato il principe Del Drago, terzo il conte Czernin”. L’articolo si dilunga poi su dettagli che oggi risuonano piuttosto macabri, ma che ci danno un’idea della società di allora. I partecipanti all’evento sono nobili dai cognomi altisonanti tra i quali, oltre ai già citati, troviamo Altieri, Sacchetti, Odescalchi, Remy, de Lazara, Merghi, Spinola. L’articolista chiosa: “… dopo i primi cinque giri sono rimasti in gara 21 degli iscritti, e a tal punto erano stati colpiti 205 piccioni dei quali 177 erano caduti in rete e gli altri erano andati a cadere fuori o continuarono nella loro via per essere uccisi poco lungi dai numerosi cacciatori che per l’occasione erano appostati nei dintorni dello stand”.

Mappa Istituto Geografico Militare del1925 (sx) | Una vista attuale della collinetta su via Salinieri (da Google Maps)

In effetti, anziché “Tiro a Volo” sarebbe stato più appropriato chiamarlo “Tiro al Piccione”, una “specialità” non olimpica in cui si gareggiò, unica volta nella storia, alle Olimpiadi di Parigi del 1900.

Ma quello di villa Polverosi non era l’unico sito per il tiro a volo alla Garbatella. Si sparava anche a Villa Rosselli, costruita dal nobile senese Filippo Sergardi nei primi anni del 1500 sulle rovine di una casa romana del I secolo. Ampliata e ristrutturata dall’architetto Innocenzo Sabbatini nel 1927 diventò la Scuola dei Bimbi a piazza Longobardi.

Mappa Istituto Geografico De Agostini di Novara del 1930

 Sul quotidiano La Stampa del 19 febbraio 1907, infatti, è riportato “… Nello stand della Garbatella della Società di tiro a volo di Roma si svolse il IV Campionato sociale che richiamò moltissima gente. Riuscì un convegno signorile: molte eleganti signore rallegrano l’attesa della gara in cui i migliori fucili si disputarono i ricchi premi. Notate la principessa Potenziani Papadopoli, la contessa Baldeschi, la signorina Serlupi, donna Nicoletta Grazioli, la contessa Leonardi, la contessa Arrivabene, la marchesa Filippa Bourbon del Monte, le signorine Spinola, la marchesa Theodoli e moltissime altre. Tra i soci il principe D’Antoni, i sig. Vitalini, Giorgi cav. Boccardo, Roesler Franz, …”. 

Anche il celebre illustratore Ettore Franz Roesler, autore della memorabile collezione di 120 acquerelli “Roma Sparita”, era presente a questo evento. Fu una delle ultime uscite pubbliche: nato a Roma il giorno 11 maggio 1845, scomparirà  appena due mesi dopo nel marzo del 1907.

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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