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Tag: Antifascisti

Il racconto della Palestina nelle strade e sui muri dell’Ottavo Municipio

Handala è un bambino palestinese con le mani incrociate dietro la schiena, i piedi nudi, i capelli appuntiti, i vestiti strappati e lo sguardo rivolto verso il suo paese, di cui restano solo polvere e macerie. Un’immagine simbolo disegnata dal vignettista Naji Al-Ali, che racchiude in sé tutta la sofferenza di un popolo davanti alla guerra.
L’autore palestinese nato nel 1937 ad Asciagiara, un piccolo villaggio nell’alta Galilea fra Nazareth e il lago di Tiberiade, ricevette numerose minacce a causa dei suoi disegni di satira e denuncia verso il Governo israeliano, minacce che lo costrinsero a diversi spostamenti tra Palestina, Kuwait e Libano, fino a giungere a Londra, dove fu assassinato nel 1987.

Gli appelli per un cessate il fuoco

Il personaggio Handala è stato creato nel 1969, ma lo scenario che si vede oggi in Palestina non è molto diverso. La Palestina è sull’orlo di una catastrofe umanitaria, gli abitanti della Striscia di Gaza sono sottoposti a continui bombardamenti e a privazioni di acqua, cibo e medicine.
Si contano oltre 33 mila vittime, e 80 mila feriti, di cui la maggior parte bambini e bambine innocenti.
Gli appelli per il cessate il fuoco si moltiplicano giorno dopo giorno, l’ultimo anche da parte dell’Onu. Josep Borrell, capo della diplomazia dell’Unione Europea, ha affermato che Israele sta usando la fame come arma di guerra e sta producendo un disastro umanitario impedendo l’ingresso degli aiuti.
Parole che però restano inascoltate e non fermano il Governo Sionista che, con la complicità degli Stati Uniti, principali alleati e fornitori di armi, continua a perpetrare un crimine che di questo passo porterà alla sparizione di un popolo.
Anche la posizione dell’Unione Europea risulta estremamente compiacente e si fa fatica a comprendere come gli Stati membri, compresa l’Italia, si battano con tanto vigore nel sostenere l’Ucraina, condannando l’Esercito Russo e facciano invece così fatica a riconoscere l’Esercito Israeliano quale invasore e colpevole di un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione palestinese.
Passeggiando per l’Ottavo Municipio, sono diverse le testimonianze di vicinanza al popolo palestinese prodotte in questi anni, che raccontano con immagini e scritte alcune delle storie di chi ha dedicato la vita a combattere per la libertà di una terra da troppo tempo oppressa.

Largo delle Sette Chiese a sinisitra Handala, a destra il monumento per Dax e Rachel Corrie

Handala alla Garbatella

Handala è tornato a rivivere a Garbatella in un’installazione permanente realizzata da Yalla Roma e dalla Rete Roma Sud, in largo delle Sette Chiese per essere, come scrivono gli ideatori in un comunicato: “Un’icona contro le guerre e contro ogni forma di oppressione fascista e sionista”.
L’opera è stata realizzata il 16 marzo, giorno in cui ricorrono gli anniversari della morte di Davide Dax Cesare e Rachel Corrie a cui, sempre in largo delle Sette Chiese, da alcuni anni è presente una targa in loro memoria.
Dax, accoltellato a morte da alcuni fascisti a Milano nel 2003 e nello stesso anno Rachel Corrie, volontaria dell’International Solidarity Movement fu brutalmente schiacciata all’età di 23 anni, da un bulldozer corazzato dell’Esercito Israeliano a Rafah, mentre con il suo corpo impediva la demolizione di alcune abitazioni palestinesi.
Sull’opera campeggia la scritta: “Cuori spezzati abbiate fede nei vostri morti. Essi non soltanto sono radici sotto le pietre macchiate di sangue, ma le loro bocche mordono ancora esplosivo e vanno all’attacco come oceani di ferro. E ancora i loro pugni levati smentiscono la morte”.

a sx murale per Shireen Abu Akleh in via Valco San Paolo, a dx l’ulivo in v.le L. Da Vinci

I murales

La drammaticità della situazione di Gaza è anche difficile da documentare; da ottobre 2023 il sindacato dei giornalisti ufficiale palestinese Pjs rapporta il triste dato di 128 cronisti uccisi, oltre a centinaia di feriti e stazioni radio rase al suolo, situazioni che rendono sempre più arduo fare informazione.
Giornalisti e reporter da sempre rischiano quotidianamente la vita in territori così difficili, e proprio in memoria di una di loro, in via del Valco di San Paolo, un murale ricorda la storia di Shireen Abu Akleh, uccisa nel 2022 mentre svolgeva il suo lavoro, in un campo profughi in Cisgiordania.
Un altro murale, sui muri esterni della metro San Paolo, ricorda un altro giornalista, scrittore e attivista italiano, Vittorio Arrigoni, rapito e poi ucciso nel 2011 a Gaza. Insieme al suo volto è impressa con la vernice anche la sua celebre frase Restiamo umani, un invito a ricordarsi che la natura dell’uomo rifiuta la barbarie.

Il simbolo dell’anguria

In viale Leonardo Da Vinci, nello spartitraffico che divide l’ingresso della scuola primaria Principe di Piemonte e le abitazioni, è stato piantato un ulivo dedicato alle bambine e ai bambini di Gaza e affissa una targa con disegnata un’anguria. Questo frutto, infatti, da anni è diventato un simbolo palestinese, avendo gli stessi colori della sua bandiera: il rosso della polpa, il nero dei semi e il bianco-verde della buccia.
L’anguria è anche un frutto, ampiamente coltivato in Palestina, utilizzato come simbolo di sostegno e protesta, ogni qual volta Israele proibiva l’esposizione della bandiera dello Stato di Palestina.
Infine, sui muri dell’ex Fiera di Roma, lungo viale di Tor Marancia, da diversi anni la scritta Palestina libera, affiancata dal disegno di una fionda, sollecita ancora una volta il ricordo di una terra colonizzata e martoriata.
Queste sono tutte opere che vogliono sensibilizzare le persone sul tema della guerra, per non rassegnarsi e soprattutto per non abituarsi alle immagini terribili di morte e distruzione che ci giungono fin dentro casa, affinché non diventino foto e video qualunque ma che siano sempre condannate, e parlano anche di una terra da troppo tempo è sotto il controllo di un altro Stato, terra che nasceva libera e così vuole ritornare.

a sx il murale per Vittorio Arrigoni a metro S. Paolo, a dx il murale in viale di Tor Marancia
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Renoize 2023: con rabbia e con amore in ricordo di Renato Biagetti

Renoize un sogno diventato realtà, grazie alla Roma Antifascista che ogni anno si stringe e si auto organizza per ricordare Renato Biagetti.

Il parco Schuster di San Paolo si apre ad accogliere venerdì 1 e sabato 2 settembre, due giorni del festival di cultura indipendente giunto alla XVI edizione.

L’assassinio e la memoria di Renato Biagetti

Era il 27 agosto 2006 quando Renato Biagetti, ingegnere di 26 anni, nato e cresciuto nel quartiere della Montagnola e militante del centro sociale Acrobax, fu ucciso da sette coltellate da due giovani fascisti a Focene, al termine di un concerto in spiaggia.

Da quel tragico giorno sono state tante le iniziative intraprese dalla famiglia, dagli amici e dalle amiche per ricordarlo, tra queste nel 2019 l’Anpi di Fiumicino ha posato una pietra d’inciampo e affisso una targa nel luogo dell’omicidio per ricordare a tutti quello che successe.

Renato Biagetti

Il programma di Renoize

Il programma completo è disponibile sul sito degli organizzatori ed è suddiviso in tre fasce orarie:

  • dalle ore 16.00 alle ore 19.00 con presentazione libri, dibattiti, incontri, stage, cerchi assembleari, laboratori, sport popolare.
  • Dalle ore 19.00 alle ore 20.00 teatro, performance, reading.
  • Dalle ore 20.00 fino alla chiusura: concerti, emergenti, musica popolare, rap, hip hop, dj set.

L’ingresso per entrambe le giornate è gratuito come la partecipazione ad ogni attività in programma. Da segnalare per tutta la durata del festival tantissime iniziative per i più piccoli dai laboratori alle lezioni di avvicinamento allo sport.

Per tutta la durata del festival saranno presenti bar e banchetti di Cucina dal Mondo, di librerie, case editrici, stands informativi e di artigianato. Infine, saranno allestite alcune mostre fotografiche e installato uno skate park accessibile anche da chi costretto o costretta sulla sedia a rotelle.

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Cancellata la scritta sulla sede di Fratelli d’Italia alla Garbatella

Redazione

È stata prontamente cancellata con la vernice grigia la scritta sulla sezione di Fratelli d’Italia di via Guendalina Borghese, l’ex sede Msi nella zona Incis della Garbatella.

“La Russa Garbatella ti schifa” siglato Antifa e una stella a cinque punte era, infatti comparso poco dopo le 23 di venerdì 14 ottobre sulla serranda della sede dove Giorgia Meloni, oggi candidata premier, mosse i primi passi in politica, prima nel Fronte della Gioventù del Msi e poi in Alleanza Nazionale.

Nello stesso giorno sul passetto pedonale di via degli Annibaldi al rione Monti, a due passi dal Colosseo era comparso anche uno striscione alto un metro e lungo sei con il nome del neo presidente del Senato a testa in giù. Anche oggi è stata rinvenuta una scritta simile su un muro dell’Acquedotto Alessandrino in zona Tor Pignattara. Su questi episodi la Digos ha aperto le indagini.

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Addio Oscar, compagno operaio dell’Ostiense

Oggi ci ha lasciati per sempre Oscar Cini, ex segretario della sezione Ostiense del Pci ed ex operaio dell’Acea. Classe 1930, Oscar è stato un militante di quella gloriosa sezione di via del Gazometro, che fin dal dopoguerra, ribolliva di operai del gas e facchini dei mercati generali come Alfredo Di Giovampaolo, Virgilio Bologna , Mario Mazzaferro, Fortunato Fondi, Lindoro Boccanera, Pio  Minù.

Una pattuglia di antifascisti che hanno lottato in clandestinità per liberarci dai nazifascisti e consegnarci una società più democratica. Oscar Cini è stato anche membro del comitato federale di Roma rappresentando la sezione più operaista della città, dove militavano figure come Romolo Minù, Aurofranco Di Lino, Veio Boccanera e intellettuali del livello di Mario Tronti.

 “Oscar Cini- ricorda Massimiliano Smeriglio, europarlamentare Pd- era parte di quella generazione di combattenti indomiti che aveva fame di vita, la militanza ma anche le risa, i viaggi, la curiosità, il vino e le osterie romane. Ha portato sempre con sé gli insegnamenti di mamma Teresa, antifascista e militante della rivista Noi donne. Pensando a Oscar e a quella generazione di comunisti proletari e scamiciati, protagonisti degli scontri a Porta San Paolo nel 1960, provo immediata una sensazione di cose belle.

 Lottavano e vivevano a pieni polmoni”. Ce lo ricordiamo anche con i calzoni corti a reggere, con la sorella Clara, la scala al papà Alfonso, mentre nell’aprile del 1948 con il pennello e la vernice rossa, faceva a via Basilio Brollo la famosa scritta del Fronte popolare democratico: “Vota Garibaldi, lista n°1”. La stessa scritta che ha resistito alle intemperie di tutti questi decenni e ai maldestri tentativi della sua cancellazione qualche anno fa, suscitando lo sdegno della popolazione della Garbatella. 

Di Gianni RIVOLTA

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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