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Tag: cultura

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

20 anni di volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella. Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e similmente in Italia. Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatsebao.
Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue , che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella. E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà.
Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore: fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio.
Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.
Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.
Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente.

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Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila.
E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.
Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante.
Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.
Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultra specificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno.
E con quelle parole. Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Studio”…
“Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero.
E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale.
Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google…

Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Brevi e Lettere di dicembre 2012

Brevi

 

  • Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato
  • Al Palladium contro la distrofia
  • Iniziative per i diritti dell’infanzia
  • Occupazione giovanile: Forum alla Villetta

  • Piazza Sauli reclama manutenzione
  • Non siamo  selvaggi, siamo ribelli!

Brevi

Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato

Lunedì 12 novembre è stato inaugurato il giardino attrezzato di Via Galba. Catarci, presidente del Municipio, ha affermato che in realtà la struttura era pronta già da parecchi mesi, ma che “abbiamo dovuto attendere del tempo prima di inaugurarla poiché l’impresa che ha realizzato i lavori non ha ricevuto i compensi, e ora la ditta rischia di chiudere i battenti”.
Il giardino (con skate park, teleferica, campo polivalente, campi da ping pong) è stato realizzato dopo aver partecipato a un bando della Regione. “Non possiamo tollerare – ha aggiunto Catarci – che un’impresa che doveva essere pagata fin dal novembre dell’anno scorso rischi la chiusura per l’inaffidabilità dell’assessorato al Bilancio della Regione”.
All’inaugurazione era presente anche il direttore della Confederazione nazionale artigiani di Roma, Lorenzo Taviani, il quale in questi giorni ha lanciato l’allarme sulle numerose imprese ridotte sul lastrico dal mancato pagamento da parte degli Enti locali, principalmente Regione Lazio e Roma Capitale.

Brevi

al Palladium contro la distrofiaAl Palladium contro la distrofia

Il 7 dicembre, al teatro Palladium, si è svolto il tredicesimo appuntamento dello spettacolo di Natale degli ufficiali giudiziari della Corte di appello di Roma: una divertente commedia contro la distrofia di Duchenne e Beker. L’iniziativa si è svolta quest’anno a finanziare una borsa di dottorato in Fisiologia dello scompenso presso l’Università cattolica del Sacro Cuore. La commedia musicale “Messico e fragole” (autori Buontempi-Livrizzi-Buccella, musiche di Marco Silvi, interprete la compagnia “La favola di Ernesto” ) è ambientata nella casa borghese di un quartiere romano dove, dopo 10 anni trascorsi in Messico, torna il dottor Bonomo, medico volontario dell’associazione “Duchenne in the world”. Con l’occasione è stato consegnato il “Premio Claudio Bimbo” che, da 6 anni, viene assegnato a persona che si è contraddistinta nell’impegno conto la patologia.

Brevi

Iniziative per i diritti dell’infanzia

Alla vigilia della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, il 19 novembre si è svolta presso la Sala consiliare del Municipio XI l’iniziativa “Un ponte magico tra genitori-insegnanti-istituzioni”, promossa dall’associazione “Il tempo ritrovato” con la collaborazione dell’ “Opificio delle fate” di Via Giustiniano Imperatore 75. Hanno partecipato gli assessori municipali Beccari e Di Veroli, il consigliere provinciale Pecioli, il garante per i diritti regionali dell’infanzia Alvaro, la vicepresidente della consulta regionale femminile Germini, la psicologa Giannone e le maestre della scuola materna “La giostra”. Ha introdotto il dibattito Mirella Arcidiacono dando la parola alle bambine e ai bambini, evidenziando che la convenzione firmata nel 1991 dall’Italia sia poco adottata nelle scuole. Peciola, Beccari, Di Veroli e Alvaro si sono impegnati, ciascuno per le rispettive competenze, a salvaguardare e incrementare i diritti dei bambini. Prossimo appuntamento il 17 dicembre all’ “Opificio delle fate” per la presentazione del progetto G come Garbatella, G come Giocare, G come Genitori. I bambini sono invitati in quella occasione a consegnare personalmente le letterine di Natale. Info su www.garbatella.org

Brevi

 

il-mercato-del-lavoro-nella-provincia-di-romaOccupazione giovanile: Forum alla Villetta

Da qualche tempo si riunisce alla Villetta, con il coordinamento di Enzo D’arcangelo, un Forum di ragazzi universitari che esplorano ed analizzano il mondo del lavoro giovanile e le offerte del mercato. Il Forum ha organizzato, giovedì 13 dicembre, il primo incontro pubblico per discutere del mercato del lavoro nella provincia di Roma.
Invitiamo tutti  a prendere contatto col Forum, data l’importanza del tema, nonché a coinvolgere i ragazzi che conoscete e che sono interessati ai temi dell’occupazione: nel prosieguo potrebbero anche partecipare alla ricerca ed alle attività del Forum.
Al dibattito di giovedì hanno partecipato con i ragazzi del Forum: Enzo D’arcangelo, Gloria Orioni, Lorenzo Chiappetta, Lorenzo Tagliavanti, Massimo Smeriglio e Natale Di Schiena.

Lettere

Piazza Sauli reclama manutenzione

La manutenzione corrente delle strade del quartiere, si sa, lascia molto a desiderare: colpa della crisi, si risponde, mancano i soldi. Ma almeno la piazza centrale della Garbatella, Piazza Damiano Sauli, quella su cui affacciano la chiesa di San Francesco Saverio e il grande edificio delle scuole elementari, vogliamo tenerla in ordine, a dispetto di tutti i vandalismi che l’hanno nel tempo colpita?
La balaustra anteriore di travertino e mattoni (un elemento murario troppo fragile in verità) è in parte demolito; le fioriere anteriori anch’esse non esistono più; la pulizia della piazza è molto trascurata. Vi ricordate la campagna comunale delle “cento piazze”? Tra quelle cento rientrava anche Piazza Sauli. Poi, si sa, il tempo porta all’oblio. Peccato.

Saverio Ingrascì

Lettere

Non siamo selvaggi, siamo ribelli!

Apprendiamo con stupore della pubblicazione sul numero di novembre di Cara Garbatella di una lettera firmata da due lettori che accusa gli attivisti del CSOA La Strada di essere i responsabili dell’abbandono e del degrado del mercato coperto del nostro quartiere. La nostra storia parla chiaro: da due decenni siamo impegnati nella difesa dei beni comuni e nella tutela del patrimonio pubblico.
Negli ultimi anni il Centro sociale è stato tra i protagonisti nella vittoriosa campagna per l’acqua pubblica, è stato in prima fila nella lotta contro la svendita del deposito ATAC di San Paolo, è stato al fianco di tante e tanti cittadini a cui veniva negato il diritto all’abitare. Tutto questo pagando anche sulla pelle delle nostre compagne e compagni il duro prezzo della repressione, subendo arresti e decine di denunce.
Allo stesso modo abbiamo operato nella vicenda relativa al mercato coperto.
Credendo negli strumenti della partecipazione democratica, abbiamo preso parte dal principio al Contratto di quartiere che avrebbe dovuto ridisegnare il
futuro del mercato. Contratto che poi non è stato osservato dalle autorità capitoline, in virtù di promesse e progetti sempre disattesi. Da allora il CSOA soffre lo stato di degrado in cui versa la struttura. Proprio per questo, e in sintonia con il nostro passato, negli ultimi mesi abbiamo promosso una raccolta firme che intimasse alle istituzioni cittadine di restituire il mercato al quartiere, rispettando la vocazione commerciale della struttura. Inoltre, da vent’anni il CSOA è una struttura che promuove partecipazione, socialità e cultura verso i giovani di tutto il Municipio XI. E’ uno dei pochi luoghi che combatte il degrado sociale, offrendo a centinaia di giovani, che attraversano ogni settimana i nostri locali, spazi e strumenti per esprimere la propria creatività. Così a fianco del degrado del mercato, appaiono i murales – di cui siamo autori – che fioriscono in Via Passino e nei suoi dintorni. Murales divenuti ad oggi un simbolo di riconoscimento del nostro quartiere e della sua identità ribelle e partigiana!
Per concludere vogliamo informare i due mittenti della suddetta lettera che quel “covo di selvaggi” – che è in Via Passino 24 – è anche una doposcuola gratuito, una trattoria popolare, la redazione del giornale Core, sede di una ciclofficina ad accesso libero, luogo di diversi laboratori musicali e teatrali, uno spazio a disposizione della associazione di quartiere e ancora molto altro. Insomma, siamo uno dei beni comuni della comunità della Garbatella.

CSOA La Strada

I due lettori, Mariano Dentice e Giuseppina Villa, in una lettera pubblicata nel numero scorso avevano denunciato che le murature esterne del non ancora inaugurato mercato coperto, compreso le pregiate pareti a cortina, erano state deturpate con scritte e che inoltre era stata issata in cima all’edificio una bandiera rossa. I due lettori attribuivano questi fatti al Centro sociale La Strada.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross

Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

Il 5 dicembre si è inaugurata, nella Sala del consiglio municipale in Via Benedetto Croce 50, la mostra fotografica AltaGarbatella, in occasione della presentazione del calendario 2013 del nostro Municipio. La mostra resterà aperta fino al 19 dicembre, dopo di che si trasferirà, dal 22 dicembre al 12 gennaio, nell’Enoteca Giansanti, in Via Ostiense 34, dove il venerdì e il sabato il locale resterà aperta fino a tardi con degustazioni e musica dal vivo.
E’ stato il presidente dophotocrossdel Municipio a proporre all’Associazione fotografica DoPhotoCrossè di preparare il calendario per il 2013 dedicato alla Garbatella. Il progetto si è dimostrato molto interessante e ha richiesto uno studio del quartiere molto approfondito. Innanzitutto l’incontro dei fotografi, Bruna Marsili e Venanzio Cellitti, con gli architetti dell’Osservatorio sul moderno di Roma, Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, autori del libro “La Garbatella, il moderno attraverso Roma”, libro dal quale è nato lo spunto per il calendario.
Quindi è nato il progetto “mirato” su palazzi e scorci significativi dal punto di vista architettonico storico e culturale. Nessuna foto infatti è casuale.
La particolarità delle foto è quella che le immagini sono state scattate dall’alto: fotografare dai terrazzi condominiali e, quando non si è potuto, dalle finestre dei privati. Si è trattato di un vero viaggio nel quartiere. Ha preso il via un allegro passaparola tra gli abitanti alla ricerca delle vedute migliori. Insomma, raccontano i fotografi dell’associazione, la gente ha iniziato a chiamare amici, cognate o suoceri, pur di trovare l’affaccio migliore sul palazzo che volevano fotografare. Il quartiere ripreso dall’alto ha preso pian piano forma. Ogni palazzo, sempre ammirato dalla strada, dai terrazzi ha assunto un senso architettonico e un significato storico. Inoltre, quei palazzi, ai nostri occhi hanno improvvisamente cominciato a vivere. Con le storie della gente che ci vive La DoPhotoCrossè è una libera associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili, nata dall’idea di fotografare con la procedura del cross processing.
La tecnica consiste nel fare le foto con pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale delle immagini dai toni cromatici “starati” ma assolutamente suggestivi. I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu. Le foto di questo calendario sono state scattate dai terrazzi e dalle finestre del quartiere della Garbatella e realizzate con una fotocamera ZenzaBronica, usando pellicole diapositive medio formato, di sensibilità 50 ISO e sviluppate con il procedimento del cross processing.
Scattare in cross processing è una sperimentazione continua: il risultato è sempre piacevolmente imprevedibile.

 

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Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

Incontro con il Maestro Franco Zaniol, tenore di fama internazionale

Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

di Carolina Zincone

Appuntamento al Bar del Cappuccino di Piazza Augusto Albini, qui alla Garbatella. Ore 16,30. Spacco il minuto, ma quel signore elegante che legge il giornale seduto al tavolino è arrivato prima di me. Mi presento, si presenta: come “un grande di questo quartiere”. Io non so bene da dove cominciare, anche perché di musica lirica ci capisco poco, mi accingo per la prima volta ad utilizzare un telefono come registratore e nel bar la musica è alta. Per fortuna ha pensato a tutto lui, Franco Zaniol, tenore di fama internazionale nato in Via delle Sette Chiese.
Appena tornato da una delle continue tournée che lo vedono spaziare dall’Australia agli Stati Uniti passando per il Giappone, ha trovato il tempo di mettere insieme un bel pò di materiale sulla sua brillante carriera, affinché io potessi attingere liberamente.
Sembra un uomo soddisfatto, ma si sente, nei suoi racconti, un po’ di rammarico: per aver fatto tanto per tante persone sparse per il mondo, ma non abbastanza forse, per il suo popolo, quello della Garbatella.
Il nostro è un quartiere che può vantare personaggi importanti, peccato che in un certo senso se li sia fatti sfuggire.
Da piccolo, Franco si guadagnava la paghetta dando una mano al papà, che nel 1926 era diventato il primo barbiere della Garbatella. Ma non passò molto tempo prima che, da studente del Conservatorio allievo di Mario Del Monaco, cominciasse a vincere borse di studio che lo portarono lontano da qui. Nel 1973, solo uno su cento poté andare alla Scala a studiare col Maestro Pastorino, e quell’uno fu Franco Zaniol. Per risparmiare faceva il pendolare da Lissone, e per arrotondare lavorava come commesso in un negozio di abbigliamento chic chiamato Le Diable (Il diavolo!). L’anno dopo ci
fu il premio RAI “Nati per la lirica”.
Ma la vera svolta avvenne nel ’76, quando vinse il Concorso Internazionale Verdi al Teatro di Parma. Purtroppo, proprio quando sembrava che non potesse fermarlo più nessuno e a pochi giorni da un importante appuntamento con il Metropolitan di New York, Zaniol ebbe un brutto incidente stradale.
Così brutto che, a causa del trauma, per un anno e mezzo perse la parola, la sua voce. E se non fosse stato per l’insistenza della famiglia, la storia di un grande tenore si sarebbe conclusa così, con Franco Zaniol che non voleva più cantare. maestro-zeniol
Invece riprese, e come. Zaniol ricorda tutto e ci tiene a fare i nomi di tutti i Maestri con cui ha lavorato o che ha avuto l’onore di sostituire, come José Carreras e Pavarotti, che per via di un’influenza dovette cedergli i panni del Duca di Mantova nel Rigoletto. Parla dei palcoscenici che ha calpestato, dei premi che ha vinto, di quei lunghi 12 minuti d’applauso che si conquistò con il duetto di Otello.
Ci tiene, soprattutto, a parlare del lavoro di beneficienza, che, dopo grandi prestazioni in Italia – dove ancora si ricordano il concerto lirico del 1995 al Centro culturale Aldo Moro di Cordenons per il reparto di ginecologia oncologica di Aviano e quello con Katia Ricciarelli per la Fondazione anti-leucemia, ma anche la sua partecipazione a Telethon 2001 – adesso svolge soprattutto all’estero.
“Perché qui in Italia, diciamoci la verità, di cultura ce n’è poca. E alla Garbatella pochissima”, afferma con rammarico il Maestro, che pure continua a chiamare il nostro quartiere la “piccola Parigi”.
E’ perché qui da noi in cultura si investe poco che lui ormai sta più in Canada che in Italia. Si legge di Zaniol su “Il cittadino canadese” – il giornale  italiano primo in Québec e in Canada: del tenore romano che ha deciso di dedicare la sua carriera a “migliorare l’immagine dell’Italia nel mondo”, cantando. Per questo nel 2002 Zaniol volle incontrare il Ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, al quale parlò dei suoi progetti per aiutare la comunità italiana in Canada e da cui ricevette utili patrocini. Ma è qui alla Garbatella che Zaniol vorrebbe farsi (ri)conoscere, è qui che i vecchietti di sempre lo fermano per strada per chiedergli di poter riascoltare la sua bella voce prima che sia troppo tardi.
E’ qui che ha cantato, a Santa Galla, dove le persone stavano pure fuori per quanto era piena la sala, e al Palladium, nel 2000. Ma sono passati 12 anni. E se n’è dovuto andare lo storico farmacista di Via Fincati, Fabio Fabi, perché il tenore fosse invitato a cantare una messa solenne nella Chiesa di San Francesco Saverio, tre settimane fa.
Quanto bisogno ci sarebbe, invece, qui da noi, di bei concerti e di una bella scuola di canto. Una scuola capace di far cantare, insieme, i giovani e gli anziani, i vecchi e i bambini.
E’ il 4 dicembre, il nostro Presidente del Consiglio, su invito del Ministro Riccardi, ha appena celebrato la conclusione dell’ “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni”. Per farlo, si è felicitato con vecchie glorie dello spettacolo italiano come Gina Lollobrigida e Pippo Baudo, ai quali non piace affatto essere definiti vecchi ma che rivendicano il fatto di essere molto attivi. Da ogni parte, si è insistito sull’importanza che siano abbattute le barriere tra le generazioni, che siano sfatati i miti per cui gli anziani tolgono il lavoro ai giovani.
Entrambi hanno il diritto di vivere una vita dignitosa, di essere rallegrati da una romanza. Lasciamo stare tutto quel Brecht che ci viene propinato e che né i nostri ragazzi né gli anziani dei lotti, giustamente, vanno a vedere! – dice Zaniol. Chissà per quanti anni ancora girerà il mondo lui, altro che invecchiamento attivo, il suo! La speranza è che a casa nostra, qui alla Garbatella, torni presto con un programma, con una delle tante idee che gli frullano per la mente e che lui, in realtà, ha sempre pensato per la sua gente.

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Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Ma l’Oratorio, fondato da padre Melani, era nato 27 anni prima.
Quei locali sono un’ex vaccheria della antica proprietà Nicolai donata ai padri Filippini dalla famiglia Santambrogio.
Accanto, la mitica “Chiesoletta” dei SS. Isidoro ed Eurosia

di Enrico Recchi

Proprio il mese di dicembre di 60 anni fa, il 21 dicembre 1952 per l’esattezza, veniva inaugurata solennemente la Chiesa di San Filippo Neri in Eurosia.
La chiesa andava a colmare l’assenza di una parrocchia in quella nuova parte della Garbatella, costituita dalle case dell’INCIS (le abitazioni per gli impiegati dello Stato).osfn-padre-alfredo-melani
Esistevano già altre chiese nel quartiere: San Francesco Saverio a Piazza Sauli e, sulla Circonvallazione Ostiense, Santa Galla. Ma in quella parte della Garbatella, che vedeva nascere una grande arteria stradale, come la Cristoforo Colombo, non ce n’erano. I Padri Filippini operavano già dal 1925 nella zona ed avevano instaurato un buon rapporto con tutta la popolazione a prescindere dalle idee politiche. La loro attività con i ragazzi della Garbatella era già apprezzata da quasi un trentennio ed anche con le famiglie di chi frequentava l’Oratorio c’era una relazione costruttiva. A differenza di quello che era accaduto a Testaccio dove al loro arrivo i Salesiani erano stati accolti a sassate.
Nel 1952 esistevano già l’Istituto Cesare Baronio, che aveva iniziato l’attività didattica nel 1944 (poi ospitò per un certo tempo anche il liceo scientifico Borromini e ora l’università San Pio V), ed esisteva la “Chiesoletta”, ovvero la piccola chiesa restaurata dal grande architetto Valadier per conto del facoltoso proprietario monsignor Nicolò Maria Nicolai, incapace però per le sue ridotte dimensioni ad accogliere tutta la gente che si andava ad insediare nei nuovi edifici. La nuova chiesa venne costruita con il sostanziale contributo della famiglia Bradley, Thomas e Irene, di New York, che aveva visto partire per la guerra ben cinque figli. I genitori, alla partenza dei figli, avevano fatto il voto di sostenere le spese per la costruzione di tante chiese per quanti figli fossero tornati sani e salvi dal conflitto. Per loro e nostra fortuna tornarono tutti e cinque e fu così che i Bradley pagarono le spese per costruire una chiesa in ciascun continente.
Per l’Europa, grazie all’intervento di mons. Montini (futuro Paolo VI), la scelta venne indirizzata verso l’Italia e Roma, e quindi verso il progetto di San Filippo Neri alla Garbatella.
Era quello un periodo di grande fervore edilizio: nel 1951 veniva inaugurato un grande tratto del Raccordo Anulare, veniva aperta la Colombo fino all’EUR ed il prolungamento fino ad Ostia e veniva avviato un consistente programma di costruzione di case.
Quindi quella domenica di 60 anni fa, il 21 dicembre, festa di S.Tommaso Apostolo, alle ore 16, alla presenza del sindaco di Roma Rebecchini, del cardinale vicario di Roma Micara, naturalmente di mons. Montini, di padre Caresana della casa madre dei Filippini di Santa Maria in Vallicella e di padre Melani, il parroco dell’epoca. Padre Guido sarebbe arrivato solo l’anno successivo.
La chiesa già funzionante non era stata completata: mancava il campanile (che venne costruito nel 1955), un adeguato arredamento ed alcune rifiniture. Queste carenze, presto colmate, non impedirono ai padri Filippini, all’Oratorio, alla nuova chiesa di rafforzare il loro ruolo come polo sociale all’interno della comunità della Garbatella.

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Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Ci ha lasciato Elisabetta Di Renzo esempio d’impegno politico e cura della famiglia

Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Anche Elisabetta ci ha lasciati, avrebbe compiuto 90 anni il prossimo gennaio. In un primo freddo pomeriggio di dicembre l’abbiamo salutata nella chiesa di San Francesco Saverio insieme ai figli Roberto, Gianni e Sandra, ai parenti e agli amici che l’hanno conosciuta in questa lunga vita. Una vita piena, vissuta tra la cura della famiglia e l’impegno politico e sociale nel quartiere.
Elisabetta Di Renzo è una delle figure femminili che hanno lasciato il segno alla Garbatella.
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Ce la ricordiamo negli anni Settanta con le donne della Villetta e della sezione socialista nelle lotte per i decreti delegati e la democrazia nella scuola. E poi ancora in prima fila nella campagna per il divorzio e la Legge 194, che sfociò nell’apertura del consultorio familiare di Via Montuori e la sua gestione da parte dell’Assemblea delle donne.
A noi Elisabetta piace ricordarla così, con quel viso dolce e una grande carica di passione civile, che esprimeva nei suoi interventi. Non andava mai fuori le righe, ma era sempre critica e determinata, alcune volte anche scomoda per gli ortodossi dirigenti locali del Pci. Insomma era una combattente dai modi gentili e amabili, ma allo stesso tempo sapeva essere acuta nel dibattito politico e intransigente nei principi.
Fin da giovane si era avvicinata all’Udi (Unione donne italiane), l’organismo che nel primo dopoguerra raccoglieva le militanti più impegnate del Pci, del Psi e della Democrazia cristiana.
Aveva seguito Giglia Tedesco, Marisa Rodano, Nadia Spano, Leda Colombini, dirigenti nazionali del partito comunista, nella campagna elettorale per la Costituente e per estendere il voto alle donne.
Insieme a Felicetta Greco, Vera Polimanti, Vanda Della Ciana, Concetta Rizza, Neda Solic e le altre donne comuniste della Garbatella era stata sempre in prima fila nelle delegazioni all’Iacp o al Comune di Roma per protestare contro l’aumento dei fitti delle case popolari, per rivendicare
l’erogazione dell’acqua, per risolvere il problema degli sfollati che occupavano la Cesare Battisti e consentire ai bambini del quartiere di tornare a scuola. Non si risparmiava, insieme alle altre donne, nella preparazione dei pasti caldi in Villetta e nel sostegno agli uomini che facevano gli scioperi alla rovescia. Era un modo di lottare fattivamente contro la disoccupazione e rivendicare il lavoro, imbracciando pale e picconi per la sistemazione delle strade e dei marciapiedi, cumuli di terra per anni rimasti incompiuti .La sua famiglia venne alla Garbatella al lotto 28 alla fine degli anni Venti. La mamma gestiva un banco di verdura al mercato rionale, che in passato si faceva a Piazza Pantero Pantera. Sposò Mario Pistilli, un operaio edile comunista, protagonista delle lotte popolari e democratiche nella città e alla Garbatella, con cui andò ad abitare al lotto 60, nella zona degli Alberghi. Oggi noi tutti la ricordiamo con affetto e la porteremo sempre nel cuore.

Gianni Rivolta

 

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Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Dedicato alla memoria dell’unica donna sopravvissuta tra 1022 ebrei razziati nel ghetto e deportati dai tedeschi nel 1943. Tornata libera, dedicò la sua vita a lottare contro gli orrori di ogni razzismo

Si chiamerà Settimia Spizzichino il ponte fantastico della Circonvallazione Ostiense: inaugurato il 3 dicembre. L’ha deciso la Giunta capitolina il 16 novembre scorso, nel 74° anniversario dell’emanazione delle infami leggi razziali del 1938. Settimia fu l’unica donna, insieme ad altri 15 deportati, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, tra i 1022 ebrei rastrellati dai tedeschi con la complicità dei fascisti a Roma il 16 ottobre 1943. Settimia aveva ponte-settimia-spizzichinopoco più di 22 anni quando fu presa nella zona del vecchio ghetto. Il suo calvario si svolse prevalentemente nel campo di Auschwitz-Birkenau.
Al suo ritorno in patria venne ad abitare da noi, alla Garbatella, e fu la più ostinata testimone con i suoi racconti degli orrori patiti dai prigionieri dei campi. La notte del rastrellamento, ha raccontato Settimia poco prima della morte, non abbiamo avvertito spari né rumori assordanti. C’era un silenzio di tomba, un silenzio particolare.
Alla chiusura dei negozi la sera del 15 ottobre venne a trovarci mio fratello Pacifico. Mamma ebbe come un presentimento: vattene via, vattene a casa tua. Il silenzio si interruppe prima dell’alba con dei passi pesanti, rumorosi. Erano i passi dei soldati di Hitler che, gridando ordini come iene, avevano circondato tutte le vie di accesso al ghetto. Era cominciata la razzia, in un contesto di voci, di richiami, di implorazioni.
In quel freddo autunno del ’43, quel sabato 16 ottobre, Roma era sotto la cappa dell’occupazione tedesca , della fame e dell’incerto domani.
La comunità israelitica si sentiva in parte rassicurata dopo aver consegnato, al comando della Gestapo di Via Tasso, martedì 28 settembre, 50 chilogrammi di oro che i tedeschi avevano preteso. Con Settimia furono presi la madre Grazia, le due sorelle Ada e Giuditta con la figlia Rossana di 18 mesi: solo Settimia fece ritorno.
Fino all’ultimo ha voluto ricordare e raccontare la terribile esperienza di Auchwitz, dimostrando che il tempo che passa non può essere un alibi per dimenticare, né abbassare la guardia di fronte a qualsivoglia episodio di razzismo.
A Settimia, oltre al ponte della Garbatella, a Roma è intitolata anche una strada nel XX Municipio, zona Tomba di Nerone: il 26 luglio di quest’anno alcuni degni epigoni dei carnefici che la deportarono ne rimossero, per sfregio, la targa toponomastica.
Recentemente, un sito WEB neonazista l’ha definita una “oligomiracolata” nei campi di sterminio.
A 12 anni dalla sua scomparsa, la dedica a suo nome del ponte fantastico della Circonconvallazione la ricorda nel quartiere che l’ha amata e dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

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ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze

Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

Lo stato di manutenzione delle case popolari della Garbatella rappresenta molto bene la situazione in cui si è ridotta l’ATER. La Regione Lazio, che gestisce direttamente l’Azienda territoriale di Edilizia Residenziale, e che in questi anni di governo di centro destra è stata non solo incurante delle necessità primarie dei cittadini, ma l’ha lasciata anche senza guida per due anni circa non nominando un presidente e un Consiglio d’amministrazione in grado di gestirla. Dopo roboanti proclami dell’assessore alla casa Buontempo, che sbandierava risanamento e pulizia, niente di buono è successo. Né per quanto riguarda l’emergenza abitativa, né per l’aspetto della cura e manutenzione dei fabbricati. Addirittura il presidente dell’ATER di Roma Prestagiovanni afferma che i canoni di locazione sono troppo bassi e che l’Azienda spenderebbe in manutenzione per ogni appartamento più di quanto incassa!
ATER-senza-vergognaForse il presidente dell’ATER dovrebbe ricordare a tutti che la Polverini e la sua Giunta non hanno proprio messo in bilancio, e quindi non hanno erogato, fondi per le case popolari e che per “coprire” questa mancanza lui stesso ha compiuto una scelta devastante: usare i fondi propri dell’ATER, derivanti da affitti e vendite, per pagare le ditte che avevano già eseguito lavori precedenti ed aspettavano di essere saldati dalla Regione inadempiente.
E’ per questo che gli inquilini delle case popolari della Garbatella e di tutte le altre zone della città si sono visti recapitare lettere in cui si comunica l’impossibilità di garantire alcun intervento di manutenzione.
Ma non è finita qui, perché oltre al danno c’è la beffa relativa all’aspetto amministrativo: Per esempio per le volture, per i nuovi contratti, per le morosità, ecc., nonostante l’incremento di personale, l’ATER non consente ai propri uffici, a causa dell’applicazione di norme burocratiche inattuali, di procedere più celermente con le pratiche, penalizzando ancora una volta gli inquilini e gli stessi lavoratori ATER, producendo solo ritardi inconcepibili e aumento degli affitti. Con quest’ATER, gestita maldestramente da un Consiglio d’amministrazione a maggioranza di centrodestra, siamo ritornati al passato più buio per le case popolari. Il fondo del barile è stato toccato, ora basta. Chiedetelo a Carmela come si vive da mesi e mesi con il soffitto puntellato con i tubi innocenti perché a rischio crollo, o a Simona, giovane invalida al 100% prigioniera in casa perché senza ascensore, o a Mario che abita sotto un terrazzo fradicio e ancora pieno di eternit.
L’inverno è arrivato, le manutenzioni si fanno più urgenti. Anche se la Giunta regionale è caduta, bisogna chiedere subito di destinare fondi per la manutenzione, in una situazione già critica che potrebbe diventare drammatica nei prossimi mesi.

Dobbiamo

  1. collaborare tutti per monitorare le manutenzioni eseguite in questi anni e denunciare ciò che non è stato fatto bene o è rimasto inevaso;
  2. chiedere con una vertenza di quartiere di procedere con i mancati interventi già segnalati, ultimare quelli iniziati per evitare il totale degrado degli edifici più antichi e prevenire interventi più impegnativi per gli immobili di più recente costruzione.


Quando Prestagiovanni afferma che “rischiamo di dover chiudere l’Azienda, perché vendiamo a un quinto, un sesto e in certi casi pure a un decimo del valore di mercato”, rispondiamo che i soldi dovrebbe chiederli a chi con il denaro pubblico ha fatto feste, comprato suv e pagato cene a ostriche e champagne e non agli inquilini in regola, che da sempre pagano quanto dovuto, che hanno tutti i requisiti richiesti dall’ATER. Forse chi gestisce l’ATER non sa che queste case si reggono in piedi solo grazie alla cura e all’amore di chi ci abita. Poiché tutti abbiamo il diritto di vivere in posti dignitosi, queste case gliele dovrebbero proprio regalare.

Paola Angelucci
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà al Municipio XI
Sportello casa e territorio alla Villetta – S.E.L. via Passino, 26
Martedì ore 18-19 cell. 3393959674

 

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Una lezione di democrazia le primarie alla Garbatella

Una lezione di democrazia le primarie alla Garbatella

Nostra intervista a Natale Di Schiena, segretario di SEL alla Villetta. Grande lavoro dei volontari.
Straordinaria l’affluenza delle donne. 2446 i cittadini che si sono recati ai seggi. Al ballottaggio l’80% per Bersani.

di Giancarlo Proietti

primarie-italia-bene-comune.pngIl 25 novembre e il 2 dicembre straordinaria affluenza di donne, uomini e ragazzi davanti ai quattro seggi, presenti nel nostro quartiere per votare ai due turni delle primarie del centro sinistra. Due giornate di vera democrazia, una risposta a quella che viene definita l’antipolitica.

Grande lavoro dei volontari provenienti sia dalla sede del Partito Democratico di Via Ansaldo che dalla sede di Sinistra Ecologia e Libertà della Villetta, ma anche una serie di volontari appartenenti alle associazioni e al mondo civile, che hanno permesso le operazioni di voto e il successivo scrutinio.

Tutti in fila, donne con carrozzine, bambini più o meno pazienti che aspettavano il turno dei propri genitori, invalidi non deambulanti accompagnati a votare dai figli. Non è mancata la presenza di alcuni amici a quattro zampe, un clima di festa, la festa della partecipazione e del coinvolgimento.
Noi abbiamo deciso di rivolgere due veloci domande ad uno dei protagonisti di questo evento, Natale Di Schiena, segretario di Sinistra Ecologia e Libertà della Villetta, storica sede della sinistra romana.

Come sono andate le primarie alla Garbatella e quali le risposte dei cittadini?

Innanzitutto c’è stata una significativa partecipazione di popolo.
Non è un’affermazione retorica, ma la constatazione che nelle file affollate c’erano molti strati sociali, culturali e generazionali presenti nel nostro territorio. La partecipazione è stata vasta e le persone venivano a votare con la consapevolezza di una scelta già maturata e questo è stato un notevole contributo di democrazia, perché ciascuno ha scelto secondo un personale convincimento: ciò ha prodotto un’autonomia degli elettori dai gruppi dirigenti, pur essendo una votazione nettamente caratterizzata sul terreno politico.

Ma il voto come è andato?

Ho capito, vuoi i numeri ed hai ragione. Il voto della Garbatella al primo turno si è articolato nei seguenti seggi (tra parentesi i votanti):

  • Bar Dollaro (842); italia-bene-comune
  • Pullino (376);
  • Villetta (652);
  • Guido Rossa (576).

In tutto 2446 cittadini hanno votato alle primarie per il primo turno.

I voti sono stati così attribuiti:

  • Bar Dollaro: Bersani 398 (47,27%); Vendola 245 (29,10%); Renzi 168 (19,95%);
  • Pullino: Bersani 188 (50%); Vendola 110 (29,26%); Renzi 67 (17,82%);
  • Villetta: Bersani 272 (41,78%); Vendola 252 (38,71%); Renzi 111 (17,05%);
  • Guido Rossa: Bersani 285 (49,48%); Vendola 173 (30,05%); Renzi 98 (17,01%).

Al ballottaggio la forza di Bersani rispetto a Renzi è stata quella dell’80%, nonostante una fisiologica diminuzione dei votanti.

Come vedi, è il risultato di una grande forza, con una nostra presenza capace di condizionare il futuro della vicenda politica in Municipio e nel resto del Paese.
Le nostre opinioni debbono costituire parte centrale della battaglia del futuro centrosinistra a livello nazionale e a quello locale, dove il nostro contributo deve essere in grado di porre le questioni del lavoro, dell’ambiente, della scuola e dei diritti delle persone.
Conosciamo l’articolazione politica nel centrosinistra, ma il nostro ruolo deve essere quello di una forza che, pur avendo la consapevolezza del proprio peso politico ed organizzativo, pensa ad un centrosinistra che, richiamandosi alla Costituzione repubblicana, non possa non indicare in essa un riferimento politico e morale capace di guidare un governo che si ponga l’obiettivo di giustizia e libertà per tutti, soprattutto per coloro che vivono del proprio lavoro.
Costituzione, democrazia, libertà e lotta per il cambiamento debbono costituire i punti di intervento di un nuovo centrosinistra più forte ed omogeneo rispetto al passato. Quindi le mediazioni non dovranno essere molte. Subito intanto il voto sul conflitto di interessi, sulla riforma della giustizia e soprattutto sull’istituto della prescrizione che evita la galera a troppi delinquenti, che non finiscono mai di ostacolare il funzionamento delle istituzioni dello Stato. Colpire la criminalità organizzata in modo diffuso a Roma, e nel Lazio in particolare, deve essere un
altro punto di una nuova piattaforma di governo.

 

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988 20 anni di volantini e tatse-bao 

Padre Guido

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988
20 anni di  volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella.
Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e  similmente in Italia.
Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatse-bao.

Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue, che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella.

E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà. Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore:  fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio. Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.

Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.

Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più  o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente. Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila. E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.

Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante. Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.

Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultraspecificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno. E con quelle parole.

Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Sudio”…

Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero. E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale. Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google …

                                                                                                                      Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

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Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

di Enrico Recchi

Nei numeri scorsi abbiamo passato in rassegna i giochi con i quali i ragazzi si divertivano nelle strade del quartiere. Un altro dei giochi “di una volta” che praticavano i bambini era il cosiddetto “picchio” altrimenti conosciuto come trottola da lancio. Si trattava di una piccola trottola di legno, della grandezza e della forma di una cipolla. Lungo il suo corpo conico, ovvero lungo la superficie obliqua del picchio, venivano intagliate delle scanalature che servivano per consentire di avvolgere lo strumento con lo spago necessario per il lancio. All’estremità inferiore invece veniva inserito un perno metallico indispensabile perché il picchio, una volta lanciato, restasse in equilibrio girando velocemente su se stesso.

il-picchioAnche qui la produzione e l’esecuzione del pezzo erano tutte artigianali. Provvidenziale, a volte, si rivelava l’intervento di un adulto, il papà o uno zio, che avessero dimestichezza coi lavori manuali e attrezzi a disposizione per la lavorazione della trottolina.

Trovato il pezzo di legno giusto, lo si riduceva alle dimensioni di un cipollotto. Poi con la fresa (per chi ce l’aveva) o con altro strumento metallico (un coltellino, una raspa) si intagliava delicatamente il legno per fare le scanalature. Infine si inseriva il perno metallico che, in mancanza di un elemento adeguato, veniva sostituito dalla punta di un chiodo. Tutto fatto? Nossignore, questa era solo la parte, potremmo definirla, progettuale. Restava poi l’applicazione, la pratica, cioè le tecniche di lancio. Sì, perché, dopo aver avvolto lo spago intorno al picchio, l’ estremità del filo andava tenuta tra le dita della mano, ed il picchio veniva lanciato verso il basso. La trottola, liberata dallo spago, iniziava il suo movimento rotatorio fino a che la spinta non si esauriva e il picchio si fermava coricandosi su di un lato. C’era chi teneva lo spago tra mignolo e anulare, chi usava anulare e medio, chi era specializzato con altre dita. E lì nascevano i raffronti sulle varie tecniche da usare per ottenere un buon lancio.

Infatti la maestria stava nel fare un lancio che permettesse alla trottola di girare il più a lungo possibile. Quindi contava il tempo che il picchio girava, oppure la distanza che, scorrendo in terra, riusciva a percorrere. I “maestri” del picchio riuscivano poi a fare anche esercizi di virtuosismo, raccogliendo il picchio in mano da terra, senza interromperne le evoluzioni, per poi depositarlo a terra di nuovo mentre il picchio continuava a girare.

In un recente passato c’è stato anche un timido ritorno di questo gioco. La trottola, che si chiamava “Beyblade” naturalmente era più tecnologica, di materiali più leggeri e resistenti. A volte capitava che il lancio fosse sbagliato e la trottolina, invece di mettersi a girare su se stessa, andasse a colpire qualcosa o qualcuno. Naturalmente determinante era il luogo dove si lanciava. Gli ampi e ben asfaltati marciapiedi erano l’ideale. Quando pioveva, per non bagnarsi, non era però consigliabile giocare in casa. Mi spiego meglio. Il pavimento di casa, in mattonelle o meglio ancora di marmo, era un buon terreno di lancio. Ma guai a fare un lancio sbagliato che andasse a colpire una parete o peggio il mobile o la vetrinetta con gli oggetti esposti. Fuggi fuggi generale e accorato appello al “si salvi chi può!”.

I più grandicelli poi in strada si cimentavano in un gioco più pesante, lo “Spaccapicchio”. Si giocava in due. Consisteva nel colpire col lancio del proprio picchio quello dell’avversario che già girava. Se il lancio era sufficientemente vigoroso, si riusciva a colpire e a spaccava l’altro trottolino. Perciò si munivano i picchi di una robusta punta acuminata, possibilmente d’acciaio o di ferro artigianalmente temperato. E spesso il gioco si concludeva con una lite.

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Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

nik-nicola-di-gennaroMa davvero te ne sei andato così, Nik, senza dir niente? Non ho mai scritto un “coccodrillo” in vita mia, ed eccomi qua a farlo per te, urgentemente, perché la voglia di ricordarti è tanta e il rimpianto per non averti potuto salutare forte. Mi torna in mente il nostro primo incontro al Bar Biffi: dove altro avrei potuto conoscere un personaggio come te, se non alla Garbatella?

Era il dicembre del 2008 e dovevo farti un’intervista  da pubblicare su Cara Garbatella. In quell’occasione mi avevi spiegato com’era nata la tua poesia, mentre lavoravi ai Mercati generali. Da allora non avevi più smesso e, una volta in pensione, ti eri “erudito mejo”, dedicandole ancora più tempo.

Parlavi, parlavi, parlavi … e recitavi le tue poesie, che ricordavi tutte a memoria. Poi raccontavi tutto quello che avevi combinato nella vita, insieme a tutto ciò che avresti ancora voluto fare: i tuoi progetti, l’idea di scrivere l’ “autobiografia” del tuo cane Erik e tanto altro. Anche se un po’ di paura del fututo ce l’avevi e ti commuovevi da solo al pensiero che a un certo punto questa vita dovesse finire. Per questo avevi scritto “Volto di nonno”, perché quella fine un po’ la sentivi arrivare. Ma intanto la vita te la godevi, gli amici, i parenti, la tua Garbatella. Quel posto un po’ magico dove eri approdato, mi dicevi, dopo la fatidica notte del bombardamento di San Lorenzo, dove vivevi, nel luglio del ’43.

“Apro il rubinetto – mi spiegavi – e le parole mi scorrono. Se a volte mi blocco e non scrivo per un po’ di tempo è perché non vedo la luce”. La luce che volevi vedere era quella di una pubblicazione che racchiudesse tutte le tue poesie. E chissà che tra poco tu non possa vederla. Sicuramente ti canterebbe De Gregori. Ora già vedi tutto più chiaro che qui.

Ti è sempre piaciuto vedere e cantare le cose belle, ma la tua sensibilità ti faceva vedere anche quelle brutte. Mi avevi fatto notare un egoismo nuovo, che non ti piaceva. “Prendi la questione degli extracomunitari”, mi avevi detto. “Non eravamo pure noi extracomunitari quando smucinavamo nella monnezza?”.

Era il tuo modo di fare politica, anche se dicevi che la politica non ti interessava. Ti interessavano le cose, le persone. Ti affezionavi e facevi affezionare. E per restare in contatto ti eri tenuto al passo coi tempi, dilettandoci coi tuoi sms in rima. Ricordo i tuoi auguri: “Felice Natale a te e famiglia. Fatti sentire, un accidenti che ti piglia!”. E ricordo la promessa di vederci dopo Pasqua, perché avevi un regalo da darmi. Non abbiamo mantenuto la promessa: io non ti ho ancora chiamato e tu te ne sei già andato. Quando toccò ad Alberto Sordi scrivesti che per lui, “donatore e portatore del sorriso/c’è un solo posto, il Paradiso”. Potremmo dire lo stesso per te, ringraziandoti per tutto quello che ci hai dato e per questa poesia che una volta ci hai dedicato:

Carolina Zincone

“Cara Garbatella,
quel giornalino tanto caro”

Era ora, finalmente,
che a qualcuno gli venisse in mente.
Di creare un giornale di quartiere,
pieno delle sue e nostre storie,
storie un po’ tristi,
colorate, vere.
In queste storie, tutti ci rivediamo,
di come era, di come eravamo;
storie che ai nostri figli tramandiamo.
Storie ormai passate, ma non dimenticate,
progetti di un futuro sempre migliore,
sempre più bello, più sicuro.
Oggi sfogliando avidamente
questo (piccolo) grande giornalino
quante cose mi tornano in mente.
Mi portano indietro, risentir bambino.
Accanto a tanti amici, che non ci sono più.
Pazienza, Cara Garbatella, adesso ci sei tu.

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“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

radio

“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

Gli ascoltatori di 11radio non potevano dare migliore dimostrazione di come funziona una rete sociale in una città che troppo spesso vede i propri spazi verdi schiacciati dal cemento. Sabato 22 settembre al Parco Don Alberione, un parco lungo via Giustiniano Imperatore conosciuto più per le polemiche di degrado che per la sua centralità nella zona San Paolo, si è svolta “On Air, 11Radio in festa” . E’ stata così lanciata la nuova stagione radiofonica del Network della Comunicazione Sociale dell’XI Municipio, “ma non solo” dice Federico Valerio, responsabile del progetto “l’evento del 22 è stato anche l’occasione per festeggiare il gemellaggio fra XI Municipio e San Carlo, paese dell’Emilia colpito dal recente terremoto, di cui 11Radio è stata promotrice insieme alla Prociv Arci Brigata Garbatella e che ha ribadito ancora una volta la forte componente solidale presente tra gli abitanti del nostro territorio”.

A partire dal pomeriggio fino a mezza notte, fra musica, spettacoli sportivi, stand e disegnatori di fumetti, più di 1000 persone hanno inaugurato la ripartenza delle trasmissioni e incontrato gli abitanti di San Carlo, giunti in pullman dall’Emilia; “San Carlo non molla”, lo slogan della serata, campeggiava su tantissime magliette con raffigurato un centurione romano (con la scritta “11Radio”) nell’atto di sorreggere il mondo fratturato.

Fra gli stand diversi negozianti del territorio che hanno aderito alla campagna lanciata dalla radio “Commercianti Contro il Terremoto”, ma anche tante associazioni e, in prima fila, i cittadini del Comitato Inquilini sfrattati dall’ENPAIA. “Abbiamo ritenuto fondamentale” continua Valerio “dare uno spazio centrale agli abitanti del Municipio che stanno subendo la più grave delle ingiustizie. Abbiamo voluto ricordare che nel nostro territorio, pur senza terremoti, c’è chi rischia di perdere la casa e che a loro va rivolta, adesso, la nostra attenzione e solidarietà di concittadini”.

Durante la serata il sindaco di San Carlo ha ringraziato la cittadinanza insieme con il presidente del Municipio Andrea Catarci, l’assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari, il consigliere della Provincia di Roma Gianluca Peciola e la capogruppo di SEL nel XI Municipio Paola Angelucci.

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Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Totalmente insufficienti i fondi stanziati dall’Amministrazione centrale.
Grido d’allarme dell’assessore municipale Beccari Se n’è andato Nik, cantore della Garbatella Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato.

di Eraldo Saccinto

Il nostro Municipio, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti dal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL RM/C e con le istituzioni scolastiche, al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza.

gli-alunni-diversamente-abili-senza-assistenza-scolasticaIl servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.

L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di ragazzi inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche, e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del Municipio. Lo stanziamento che l’Amministrazione centrale, in relazione alla spesa per l’assistenza scolastica di base, ci ha assegnato, risente pesantemente dei tagli imposti agli Enti locali, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado dall’inizio dell’anno ad oggi di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome. Per cui gli importi risultano del tutto inadeguati, soprattutto rispetto alle esigenze del servizio ed alle richieste provenienti dal territorio.

Ancor più significativo appare il limite dello stanziamento ove si consideri, la necessità di un adeguamento delle tariffe orarie spettanti agli operatori. La stima della spesa, per l’anno scolastico corrente, rapportata al previsto numero di alunni interessati e rapportata alle tariffe orarie aggiornate, secondo gli accordi di settore porta a quantificare delle necessità di bilancio che dovrebbero essere di gran lunga maggiori rispetto a quelle messe in campo. Né può pensarsi, in un contesto caratterizzato dalla generale contrazione delle risorse e delle disponibilità, ad aggiustamenti o compensazioni tutte interne al bilancio municipale, se non a rischio di pregiudicare l’offerta sociale complessiva del Municipio, nonché gli standard e i livelli di sviluppo e di coerenza dei servizi.

Non sono difficili da immaginare le ripercussioni sui bambini, il loro disagio e la ferita che ciò ha prodotto sulle famiglie. Il Municipio, in particolare, l’assessore alle Politiche Sociali Andrea Beccari, ha organizzato una serie di incontri con gli operatori, con le famiglie, con le rappresentanze sindacali, dai quali è scaturita la necessità di rivolgere una precisa richiesta di impegno all’Amministrazione centrale, in relazione alle integrazioni finanziarie necessarie a realizzare un concetto di integrazione scolastica quanto meno dignitoso. Il bilancio però non è approvato e la minaccia è quella di dover sopprimere servizi sociali che non possono essere tagliati. “Nel nostro Municipio, ci confida l’Assessore Beccari, c’è il rischio di blocco del servizio di assistenza agli studenti disabili per l’assenza di fondi. L’abbiamo già segnalato ma nessuna risposta è mai arrivata! Nelle casse del nostro Municipio ci sono a malapena i soldi per arrivare a fine mese.

E poi saremo costretti a lasciare  senza sostegno i 112 alunni con disabilità che frequentano la scuola dell’obbligo. Dal prossimo mese questi bambini non potranno più andare a scuola essendo l’Aec una figura indispensabile che quasi sempre divide il parco ore scolastiche del bambino disabile con l’insegnante di sostegno. Poiché la scure si sta abbattendo anche sui docenti (molte famiglie hanno già avuto la brutta notizia che ai loro figli verranno ridotte le ore di sostegno) gli Aec diventano essenziali. Lo sappiamo bene. –  aggiunge l’assessore – Gli assistenti nelle nostre scuole sono 52, di cui uno solo è dipendente comunale.

Quindi tutto il servizio è a carico del Municipio. Se non si interverrà – ci confida Beccari – inserendo nella manovra economica la cifra mancante di circa 125.000 euro, saremo costretti a ridurre questo delicato servizio, eludendo il rispetto di uno dei principi fondamentali della Costituzione: il diritto allo studio”.

Aggravato dal fatto che si tratta di scuola dell’obbligo.

 

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Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

L’ottava edizione della ormai affermata manifestazione

Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

Tre serate di ottima musica a fine settembre nel giardino della Villetta di Via Passino. Quest’anno privilegiato il jazz donna.

di Benedetto Mercuri

pino-sallustiQualcuno avrebbe potuto pensare alla classicacrisi del settimo anno, invece per l’ottava volt, e più che nel passato, una folla numerosissima di appassionati è tornata a calpestare il giardino della Villetta di via Passino, il 27, 28 e 29 settembre alla Garbatella, cornice ideale per ascoltare ottima musica. Sarà per le scelte del direttore artistico Pino Sallusti di fare esibire tre belle e piuttosto brave ragazze, sarà stato per il tempo che invitava ancora
a passare una serata all’aperto, o forse perché l’esperienza aiuta a migliorare l’organizzazione, ma tanta gente come quest’anno non si era mai vista nelle tre serate del Garbatella Jazz Festival.

Ad inaugurare la rassegna giovedì 27 settembre alle 22.00 è stata Nina Pedersen “Songs from the Top of the World”, gruppo composto da: Nina Jori Pedersen (voce), Aldo Bassi (tromba), Enrico Zanisi (pianoforte), Carlo Cossu (violino), Luca Pirozzi (basso), Massimo Carrano (percussioni). Il gruppo è stato preceduto alle 20,30 dalla Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta J.Henderson Project, classe di Impro3 tenuta da Antonello Sorrentino.

Venerdì 28 settembre, invece, a calcare il palco della Villetta è stato, alle 22.00, Alice Claire Ranieri Quartet, composto da Alice Claire Ranieri (voce), Andrea Frascaroli (piano e arrangiamenti), Stefano Cesare (contrabbasso), Gianni Di Renzo (batteria), preceduto dalla classe di ImproTrioJazz tenuta da Carlo Cittadini della Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta Trio in Jazz.

garbatella-jazz-festivalInfine, sabato 29 settembre, è stata la volta di Carmen Falato “Cayo Hueso” con Carmen Falato (sax e voce), Paolo Tombolesi (piano), Pino Sallusti (basso elettrico e contrabbasso), Marco Rovinelli (batteria), Reinaldo Hernandes Ramirez (tumbadora). Ancora una volta è la Scuola Popolare di Musica di Testaccio ad inaugurare la serata con il progetto “Starships On Approach”, composizioni originali per quartetto jazz, coordinato da Paolo Cintio.

Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri e Carmen Falato, ognuna secondo il proprio stile, hanno sicuramente offerto delle performanches di livello in una rassegna dedicata quest’anno al jazz donna: questo anche grazie alla collaborazione di musicisti molto validi. E’ parsa piuttostoriuscita anche la collaborazione con la Scuola Popolare di Musica di Testaccio la quale, attraverso i propri laboratori di improvvisazione jazz, ha presentato dei giovani musicisti, sicuramente preparati. Magari di qualcuno di loro, chissà, fra qualche anno si sentirà parlare. Il resto, e non è poco, lo hanno fatto i volontari dell’Associazione Cara Garbatella i quali , come ogni anno, con il loro impegno, per mesi, hanno reso possibile la realizzazione del Garbatella Jazz Festival, mantenendo la prerogativa che da sempre caratterizza questa rassegna, quella di offrire gratuitamente un prodotto culturale di qualità.

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Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Nel grande complesso cimiteriale alle porte della Garbatella

Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Personaggio molto discusso, morì martire nel 222, lapidato durante una rivolta anticristiana del popolo di Trastevere.
Fautore di una politica di tolleranza, si scontrò col rigore del primo antipapa Sant’Ippolito.

di Cosmo Barbato

callisto-primoIl San Callisto, il papa cui è intitolata la grande e venerata catacomba che si trova tra l’Appia  Antica, la Via Ardeatina e la Via delle Sette Chiese, alle porte della Garbatella, fu martire e quindi è santo, ma non si può dire che fu “uno stinco di santo”, stando ai giudizi severi che hanno lasciato su di lui eminenti scrittori cristiani che non lo amarono e lo bollarono come “uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l’errore”. Fu comunque personaggio di notevole spessore nella storia del cristianesimo delle origini.

Callisto fu il sedicesimo vescovo di Roma, cioè il sedicesimo papa dopo San Pietro. Occupò il soglio pontificio per cinque anni, tra il 217 e il 222, un periodo relativamente breve che però incise profondamente nella comunità cristiana che andava affermandosi tra periodi di tolleranza e di persecuzioni e tra non pochi disaccordi nel suo seno. Romano del Trastevere, era di origini servili, era stato cioè schiavo di un padrone, Aurelio Carpoforo, un facoltoso liberto di Commodo, l’imperatore che regnò tra il 180 e il 192 figlio degenere del grande Marco Aurelio.

Fu avviato alla nuova religione proprio dal suo padrone cristiano, che prese a ben volerlo, lo affrancò e gli donò anche un capitale che gli permise di esercitare la sua vocazione per gli affari aprendo un banco di cambiavalute non lontano dal Circo Massimo, nella zona dove più tardi sorgeranno le Terme di Caracalla. Ma Callisto si lanciò in operazioni avventate, dilapidando il denaro ricevuto e probabilmente appropriandosi anche di capitali dell’ex padrone. Sta di fatto che a un certo punto dovette abbandonare precipitosamente il banco, inseguito dai clienti cui aveva sottratto denaro.

Fu beccato però a Porto, dove cercava di imbarcarsi per una qualsiasi direzione pur di sfuggire ai tanti creditori truffati. Tra questi, anche il suo ex padrone, Carpoforo, che lo ridusse nuovamente in schiavitù e lo destinò alla macina finché non avesse risarcito il denaro sottratto. Ma Callisto era nato con la camicia: ben presto il padrone lo perdonò, rinunciando anche al risarcimento delle somme perdute. Tornato libero, Callisto, che presumeva di possedere il bernoccolo degli affari, riprese la sua attività finanziaria, dedicandosi anche al prestito usuraio. Nell’ambito di questa nuova proficua attività commise però un errore che gli fu fatale. Un giorno, a caccia di un debitore ebreo insolvente, irruppe di sabato nella sinagoga interrompendo una cerimonia religiosa.

Fatto gravissimo questo, secondo la legge romana, qualunque fosse la religione offesa. Callisto, denunciato dalla comunità ebraica, fu arrestato, frustato e condannato ai lavori forzati (ad metalla) nelle miniere della Sardegna. Ma il futuro papa era nato proprio con la camicia. Nel periodo della sua
detenzione ci fu un’amnistia per i cristiani deportati in Sardegna (l’isola “malsana” era normale luogo di pena per i colpevoli di gravi reati, tra i quali, in alcuni periodi, era annoverata la professione della fede cristiana).

catacombo-callisto-iL’atto di clemenza era stato ottenuto dal papa Vittore I tramite i buoni uffici di Marcia, l’amante cristiana dell’imperatore Commodo. Callisto non era incluso nell’elenco degli amnistiati, fornito dallo stesso papa, che lo riteneva un tipo poco raccomandabile: e poi, Callisto non era stato condannato per motivi religiosi, bensì per reati comuni. Ma Callisto riuscì a introdursi furtivamente tra gli amnistiati al momento dell’imbarco. Quando Vittore se lo trovò a Roma fece buon viso a cattivo gioco ma cercò di toglierselo di torno, assegnandolo a un compito di scarsa importanza ad Anzio.

Nel 199, morto Vittore, fu eletto papa Zefirino, il quale, facendo affidamento proprio nello spirito intraprendente di Callisto e volendo premiare i buoni risultati dell’incarico affidatogli ad Anzio dal suo predecessore, lo richiamò a Roma nominandolo suo segretario. Nella nuova veste di arcidiacono, egli prese in mano l’amministrazione della comunità e nel contempo divenne il suggeritore della politica di tolleranza verso quei cristiani che, nei periodi di persecuzione, avevano abiurato (erano i cosiddetti lapsi), sostenendo la loro riammissione in seno alla Chiesa, in dura polemica con l’influente prete Ippolito. Questi, assertore di un intransigente rigorismo dogmatico, detestava Callisto.

Quando nel 217, morto Zefirino, Callisto fu eletto papa, Ippolito, che in realtà aspirava al soglio pontificio, gli si contrappose energicamente, riuscendo a sua volta a farsi eleggere papa da una fazione dissidente: fu il primo antipapa della storia, riconosciuto però come santo per aver in seguito testimoniato col martirio la sua fede cristiana. La lotta di Ippolito non conobbe tregua: egli considerava Callisto un permissivo nei confronti di adulteri e prostitute che avessero fatto pubblica penitenza, verso il matrimonio di diaconi, di preti e di vescovi. Callisto in realtà aveva una visione più aperta e in definitiva più consona al messaggio di perdonanza e di amore cristiano.

Già sotto il pontificato di Zefirino, Callisto aveva avuto l’incarico di unificare i cimiteri in parte sotterranei di proprietà del clero cristiano sorti in quell’area tra l’Appia e l’Ardeatina a partire dal II secolo. Sfruttando le sue capacità imprenditoriali e il suo senso degli affari, esercitato anche nel proprio interesse, egli acquistò nuovi terreni adiacenti, creando quell’enorme complesso che poi si allargò ulteriormente nei secoli successivi, al quale lasciò il suo nome ma non le sue spoglie, come vedremo. La catacomba comprende, oltre alla parte callistiana, le cripte di Lucina, il cimitero di Santa Soteride, il cimitero di Balbina e quello di Basileo. Inoltre, nel sopraterra, si trovano numerosi edifici, cappelle e basiliche. Complessivamente nell’area trovarono sepoltura sedici papi del III e del IV secolo: Ponziano, Antérote, Fabiano, Lucio I, Stefano I, Sisto II, Dionigi, Felice I, Eutichiano, Gaio, Eusebio, Milziade, Zefirino, Cornelio, Marco, Damaso. Quell’enorme complesso situato lungo la Regina viarum sta lì a testimoniare la relativa autonomia di cui godeva la comunità cristiana tranne che nei periodi di persecuzioni e al tempo stesso rappresentava una solida dimostrazione del prestigio che i cristiani erano riusciti a conquistare nella capitale dell’impero.

Callisto morì martire il 14 ottobre del 222 sotto Severo Alessandro. Ma non fu vittima del potere imperiale, ché anzi quell’imperatore, come del resto il suo predecessore Eliogabalo, fu ben disposto verso i cristiani, bensì sarebbe stato vittima del popolo di Trastevere. Ci sono due versioni che parlano di una violenta rivolta popolare che si concluse con l’assassinio del papa. Entrambe testimoniano dell’intolleranza del popolo minuto verso i cristiani. La prima fa scaturire la caccia al cristiano da un prodigio che si sarebbe verificato durante una cerimonia religiosa pagana: un fulmine sarebbe caduto su un altare sacrificale uccidendo alcuni sacerdoti.

santa-ceciliaL’episodio sarebbe stato interpretato dalla folla come un segno dell’ira di Giove per la profanazione della religione dei padri compiuta dagli adepti della nuova religione che andava diffondendosi. Sarebbero stati i trasteverini a cercare una vendetta, invadendo la casa del vescovo Callisto  situata nella loro regione e precipitandolo a testa in giù nel pozzo di casa, coprendo poi il corpo di sassi. L’altra versione racconta invece della reazione dei trasteverini alla concessione ai cristiani, da parte dell’imperatore Eliogabalo, di un’area pubblica, occupata da una taberna meritoria destinata ai soldati veterani.
Quest’area, sulla quale sorse poi una cappella e più tardi la grande basilica di Santa Maria in Trastevere, era particolarmente venerata dai cristiani per via di un fenomeno che vi si era verificato nell’anno 38 a.C. e di cui era rimasta memoria: lo sgorgare di una fonte d’olio (più probabilmente acqua inquinata proveniente dal pessimo acquedotto Alsietino, che alimentava la vicina Naumachia di Augusto). Quel fenomeno era stato interpretato dalla numerosa comunità ebraica che viveva nel Trastevere come preannuncio del prossimo arrivo di un Messia e successivamente dalla comunità cristiana, che da quella ebraica derivava, come una profezia dell’avvento di Gesù. Il trasferimento di un edificio pubblico dedicato ai veterani a una comunità che non godeva di buona fama e simpatia scatenò, al tempo di Severo Alessandro, successore dell’imperatore Eliogabalo, una reazione di rigetto che si sarebbe conclusa con l’assassinio a furor di popolo del capo di quella comunità. Dove c’era la presunta casa del papa sorse poi la chiesa di San Callisto, non lontana da Santa Maria in Trastevere. Adiacente alla chiesa di San Callisto si conserva ancora una vera del pozzo in cui il pontefice sarebbe stato precipitato e lapidato.

pozzo-san-callistoSecondo una variante, la casa e il pozzo non sarebbero quelli di Callisto, ma del capo dei suoi persecutori, Ponziano, Comunque sia, la tradizione testimonia della diffidenza che le classi popolari nutrivano verso i cristiani, che invece avevano fatto proseliti nelle classi più agiate: la nuova religione rompeva l’equilibrio che si era consolidato tra il popolo e gli dei. Perché Callisto non trovò sepoltura nel cimitero che aveva contribuito ad apprestare a favore della crescente comunità cristiana?

Probabilmente per l’ostracismo verso la sua persona della fazione avversa che lo aveva combattuto fin dal periodo precedente alla sua assunzione al papato: non godeva di buona fama. Le sue spoglie tuttavia furono raccolte in una modesta catacomba intitolata a uno sconosciuto Calepodio che si trova al III miglio dell’Aurelia Antica, poco prima dell’attuale Piazza Carpegna. Nello stesso cimitero molto più tardi, nel 352, trovò sepoltura un altro importante papa, Giulio I, ma non in catacomba, bensì in un edificio sopra terra. Giulio fu il pontefice che regnò tra il 337 e il 352 e che diede inizio all’edificazione della basilica di Santa Maria in Trastevere, la prima a Roma dedicata al culto della Madonna.

La catacomba di San Callisto, oltre a chilometri di gallerie e alle memorie storiche della Chiesa delle origini, contiene epigrafi, sarcofagi, affreschi. Qui si trovava anche la tomba venerata di Santa Cecilia, che fu traslata nel IX secolo nella basilica a lei intitola anch’essa nel Trastevere. Nel corso dei restauri della chiesa in previsione del Giubileo del 1600, fu rintracciata l’urna di legno di cipresso che conteneva il suo corpo che apparve piegato su un fianco,
come lo rappresentò nel marmo Stefano Maderno nella mirabile scultura che si conserva sotto il ciborio di Arnolfo della chiesa trasteverina.

Nella catacomba di San Callisto, nella cripta che originariamente accolse il corpo venerato della giovane martire, si conserva una copia della scultura del Maderno. Insieme alla attigua cripta dei papi è uno dei luoghi più visitati e venerati dai pellegrini e dai fedeli.

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Solidali con Carla Di Veroli

Solidali con Carla Di Veroli

Carla Di Veroli, assessora alla Cultura con delega alla Memoria del nostro Municipio, è stata insultata e offesa sul WEB attraverso un forum razzista presente su Waterfront Italia, un sito palesemente neonazista.
L’assessora è stata derisa per le sue origini ebraiche, per la solidarietà da lei espressa verso le organizzazioni gay, nonché per essersi a suo tempo opposta all’intitolazione di una strada al fascista della repubblica di Salò e ex segretario dell’MSI Giorgio Almirante. Nell’attacco si è richiamato il fatto che  ‘assessora sia nipote di Settimia Spizzichino, l’unica donna sopravvissuta ai rastrellamenti del Ghetto, definita sprezzantemente “olomiracolata” nei campi di sterminio. Carla Di Veroli è stata anche accusata di doppiezza, per presentarsi da noi come persona democratica e all’estero come sionista, “tanto da deridere i pacifisti della Freedom Flottilla”.
Cara Garbatella esprime a Carla la più viva solidarietà, nel momento in cui si moltiplicano qua e là rigurgiti neonazisti o quando si innalza in una cittadina del Lazio addirittura un monumento al criminale di guerra Rodolfo Graziani.

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Campidoglio 2 – Si riparte?

Campidoglio 2 – Si riparte?

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio Due, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella. La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. manifattura-tabacchiEvidentemente, il progetto preliminare, che comunque costò all’amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta. Ora, l’intervento riparte, sarà realizzato in projectfinancing, col duplice obiettivo, ottimizzare l’attività attraverso il risparmio sugli affitti e di riqualificare l’area urbana interessata, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione.

Tant’è, comunque, l’appalto è stato aggiudicato finalmente all’Impresa Astaldi Spa. L’ha annunciato l’assessore al Patrimonio e Casa di Roma Capitale, Lucia Funari, in una nota nella quale si sottolinea che “la realizzazione di Campidoglio Due permetterà la razionalizzazione del sistema delle sedi e degli uffici centrali dell’Amministrazione Capitolina, ottimizzando il funzionamento della macchina amministrativa oggi eccessivamente frammentata, riqualificando fortemente la qualità dei servizi e il rapporto con il cittadino”.

Lo spostamento degli uffici riguarderà gran parte della struttura amministrativa capitolina, mentre solo alcuni settori continueranno ad occupare le sedi attuali, in particolare quelle che si trovano tra il Colle Capitolino e Via Petroselli, secondo una strategia di delocal izzazione dalle aree più centrali e di accorpamento degli uffici lanciata dalla Giunta Veltroni. manifattura-tabacchi-due

Nello storico sito del Campidoglio saranno mantenuti gli organi politici e le funzioni di rappresentanza dell’Amministrazione, mentre nella nuova sede saranno concentrate le funzioni amministrative, tecniche e di relazione con il pubblico. Nel nuovo polo saranno accorpati uffici e dipartimenti per un totale di 4350 addetti. La realizzazione di Campidoglio Due prevede nuove edificazioni per un totale di 134.700 mq: 53.300 mq di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi alla cittadinanza. Il programma prevede la ristrutturazione dell’ex Manifattura Tabacchi, la sua urbanizzazione, la realizzazione di parcheggi, verde pubblico, piazze e spazi pedonali.

L’investimento previsto da parte dei privati per la realizzazione del progetto è di circa 193 milioni di euro, da realizzarsi a fronte di un canone annuale di offerta di 15 milioni di euro per un periodo di 25 anni. Il progetto sarà ultimato in circa 2 anni e mezzo ed il risparmio previsto è di circa 30 milioni di euro l’anno.

La realizzazione di Campidoglio Due, con la trasformazione delle aree dove sarà ospitata il nuovo polo, e le connessioni con quelle circostanti, saranno occasione di ricucitura dei diversi settori e motore della riqualificazione di un’area che, nonostante la sua posizione centrale e la sua alta accessibilità, risulta oggi disgregata e isolata. Il contesto territoriale presenta infatti un mix particolarmente complesso, in cui a funzioni alte – quali Università, uffici direzionali, sedi di rappresentanza – si affiancano realtà di quartieri con una forte identità locale – come Garbatella, San Saba, Testaccio – aree industriali dismesse e in corso di trasformazione quali l’ex Mattatoio, l’area Italgas, ex Mercati Generali, ex Manifattura Tabacchi – ed elementi storici e paesistici quali il Parco dell’Appia Antica, il Tevere e le Mura Aureliane.

 

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L’olimpiade in mostra

Adelio Canali

L’olimpiade in mostra

Adelio Canali, l’autore del fortunato libro sul quartiere “La terrazza sulla Garbatella”, ha esposto nei mesi di settembre e ottobre, nei locali di Via Alessandra Macinghi Strozzi (ex DC), una parte della sua raccolta di documenti, giornali e immagini relativi all’Olimpiade di Roma del 1960. Canali è un appassionato collezionista di documentazione storica del secondo dopoguerra. La recente mostra ha fatto registrare lusinghieri apprezzamenti da parte di numerosi interessati visitatori.

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Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

di Fulvio De Pascale
Associazione Insieme per Ostiense

 

Nell’ultimo periodo ci siamo abituati, in qualità di utenti, a registrare solo aumenti di tariffe e tagli nell’erogazione dei servizi. Quindi assume ancora maggior rilievo l’inaugurazione, avvenuta il 20 novembre, del centro polivalente per bambini all’interno del giardino di Via Pellegrino Matteucci. L’edificio, previsto nel progetto del giardino, era lì pronto, ma era rimasto chiuso dal luglio 2008, prima per la mancanza del collegamento idrico e fognario, poi per problemi burocratici e di carenza di risorse.
Circa un anno fa l’Associazione Insieme per Ostiense ha raccolto con una petizione oltre 400 firme di abitanti del quartiere Ostiense, chiedendo la rimozione degli ostacoli burocratici e a maggio 2010 si è tenuto un incontro decisivo tra l’Assessora alla Cultura del Municipio XI Carla Di Veroli e l’Assessore all’Ambiente del Comune De Lillo. Ad ottobre finalmente l’edificio è stata dato in carico al Municipio XI. A quel punto, pur nella ristrettezza economica del momento, il Municipio è riuscito a decentrare dalla Ludoteca municipale Ludomagicabù di Via dei Lincei alcune disponibilità orarie, creando così una succursale, permettendo ai bambini dai 5 ai 10 anni ed ai loro genitori di avere un nuovo servizio con spazio per giochi, animazioni e laboratori espressivi.
“Ludomagicadue” (così è stata denominata) è aperta il lunedì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 18 e le attività sono gratuite. Negli altri giorni vi si potranno
svolgere feste di compleanno su prenotazione con il pagamento di un ticket.
E’ stato previsto che, su richiesta dei genitori, Ludomagicadue potrà essere aperto anche in orario antimeridiano nei giorni feriali di chiusura delle scuole. I citati centri polivalenti sono gestiti dall’ATI Arciragazzi Comitato di Roma/Coop.Oltre, con un progetto della legge 285.97. Per informazioni ci si può rivolgere al numero 06.41 73 356.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

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Una web radio anche sulla Garbatella

Una web radio anche sulla Garbatella

Nel nostro territorio, un gruppo di appassionati ha dato vita a un fenomeno chiamato “web radio”. L’emittente si chiama “Quanta radio”: si occupa di informazione, diritto, denuncia, dibattito culturale, satira e divertimento

Nostra intervista

 

Siamo andati a trovare un gruppo di agguerriti e appassionati giornalisti, artisti e musicisti che, nel territorio del Municipio XI, hanno dato vita ad un fenomeno che viene chiamato “web radio”, cioè una radio che si sente attraverso il computer collegato a internet.
L’innovazione tecnologica, lo sappiamo, sta sconvolgendo, nel bene e nel male, le nostre vite sia nel lavoro che nella vita privata. Ultimamente le  applicazioni si sono moltiplicate, fino a semplificare, soprattutto per i più “smanettoni” di noi, alcune macchine o procedure che ogni giorno vengono sostituite dal computer, perché è “lui” che ormai gestisce tutto.
E’ il caso della nuova stagione che sta vivendo la radiofonia. Infatti con i nuovi sistemi è possibile gestire
una stazione radio con un personal computer e la linea adsl.
Abbiamo rivolto alcune domande al direttore di Quanta Radio, il presidente dell’Associazione Culturale Jaisha, Antonio Persia, e al vice-direttore, Fabio D’Orazi.

D: Come nasce la vostra esperienza?
R: L’idea di Quanta Radio nasce intorno al febbraio del 2009, ma inizia le trasmissioni il 22 marzo 2010. E’ diretta espressione dell’Associazione Culturale Jaisha di Roma ed è una radio generalista di tipo comunitario. E’ ovvio che chi ha abbracciato questa avventura crede nella comunicazione e nella libera circolazione delle idee, anche in relazione ad un bisogno di resistenza all’informazione pilotata dei media nazionali.

D: Cosa trasmettete?
R: Quanta Radio promuove la musica emergente e tutte le forme d’arte e gli eventi culturali poco conosciuti che non trovano spazio sui media tradizionali.

D: Come vi finanziate?
R: Quanta Radio è auto-finanziata e vive grazie al contributo volontario dei suoi collaboratori, ma è aperta, come statuto associativo, a donazioni e finanziamenti pubblici, ove disponibili.

D: Vi occupate di politica?
R: Quanta Radio partecipa a pieno titolo al dibattito politico, pur non appartenendo ad alcun partito, e si occupa, in attesa di gestire una testata giornalistica, di informazione, diritti, denuncia, dibattito culturale, satira e divertimento, quando questi ultimi contribuiscano alla crescita etica e legalitaria del nostro Paese. Quanta Radio ama quest’Italia disgraziata ma crede fermamente nel dissenso quando la politica devia (purtroppo molto spesso) dal nostro dettato costituzionale. Anzi, lanciamo un appello: chi condividesse i nostri principi e volesse partecipare è sicuramente il benvenuto.

D: Cosa bisogna fare per ascoltarvi?
R: L’operazione è molto semplice: scrivere su Google le parole “quanta radio”, cliccare sull’indirizzo www.quantaradio.it e il gioco è fatto, infatti appena visualizzata la pagina la radio si sente subito. Altrimenti si può cliccare sul lettore preferito, già presente.

D: Trasmettete in diretta?
R: Si, parecchie ore della nostra programmazione sono in diretta. Troverete sul nostro sito www.quantaradio. it il palinsesto completo con le trasmissioni in diretta e quelle in differita.
QUANTA RADIO è un marchio dell’Associazione Culturale “Jaisha” di Roma.
MULTIMEDIA CONTENT PROVIDER
Indirizzo:
Via Francesco Belloni, 46 – 00147 – Roma
Tel: (+39) 065132341 \ (+39) 065132341 \ Fax: (+39) 0699700148
Cell: (+39) 3933914229
Web: www.quantaradio.itn

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Nasce “Il Giardino ideale” centro di aggregazione giovanile

A Via Ignazio Guidi, alle spalle di Piazza dei Navigatori

Nasce “Il Giardino ideale” centro di aggregazione giovanile

La partecipazione dell’Associazione culturale Cara Garbatella

Mercoledì 3 novembre presso la sua sede di Via Ignazio Guidi, alle spalle di Piazza dei Navigatori, si è tenuta l’inaugurazione del centro di aggregazione giovanile “Il Giardino ideale”. All’affollata cerimonia erano presenti l’assessore alle Politiche sociali della Provincia, Claudio Cecchini, il consigliere Gianluca Peciola, il presidente del Municipio XI Andrea Catarci, l’assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari ed i presidenti della associazioni che garantiranno la gestione del centro, Annalisa Scepi, per la Cooperativa sociale Obiettivo Uomo, Alessandro Reali, per l’Associazione 180Amici, Andrea Cavallieri per Annarella e Francesca Vitalini per l’Associazione Culturale Cara Garbatella. “Il Giardino ideale” è un progetto promosso dalla Provincia di Roma, il cui scopo è quello di promuovere iniziative culturali finalizzate all’aggregazione sociale tra i giovani ed al contrasto dell’emarginazione.
Al progetto ha partecipato anche l’Associazione Cara Garbatella che per la prima volta si è coinvolta in una iniziativa di ampio respiro culturale, dopo essersi cimentata in campo pubblicistico, di organizzazione di eventi culturali, musicali ed editoriali (tra l’altro il nostro giornale ne è una diretta filiazione). Cara Garbatella si propone come responsabile di alcune iniziative di rilievo tra cui la pubblicazione di audiovisivi sulle attività che si terranno nel centro e di alcuni convegni sui temi dell’aggregazione sociale e del contrasto all’emarginazione. Per spiegare i motivi della partecipazione di Cara Garbatella al progetto, abbiamo interrogato Francesca Vitalini: “E’ il nostro primo vero grande impegno su un territorio nuovo, oltre a continuare le nostre iniziative istituzionali. Il nostro obiettivo nel progetto è quello di garantire il costante aggiornamento sugli eventi, sulle manifestazioni e sugli appuntamenti di maggior rilievo in programma nel centro, partecipando attivamente alla realizzazione di laboratori e corsi, pensando al centro come a uno spazio di comunicazione, ad un ‘luogo telematico’, nel quale l’autonomia di ogni associazione si rimette in gioco per poter costantemente dialogare e collaborare.
In  una prospettiva nella quale diventa fondamentale una positiva ed efficace interlocuzione con le istituzioni, prima fra tutte la Provincia, che ha agevolato l’apertura del centro, ed il Municipio Roma XI, col quale intendiamo collaborare in modo quasi quotidiano, ma anche con le rappresentanze del quartiere ed in particolare con quanti in qualche modo sono già occupati nel sociale”. E il Presidente del Municipio Andrea Catarci: “Si tratta di un progetto innovativo, frutto della collaborazione tra la Provincia, che fornisce il sostegno economico, ed il Municipio XI, che svilupperà iniziative culturali per i giovanissimi e per gli adolescenti disabili, al fine di contrastarne il disagio e l’emarginazione, favorendone sviluppo e capacità di autonomia.
Nello stesso senso le affermazioni dell’Assessore alle Politiche sociali del Municipio, Andrea Beccari: “Il Centro, con le sue iniziative culturali, intende fornire un contributo significativo alla rete dei servizi municipali a sostegno dei giovani, dei giovanissimi e dei loro nuclei familiari, promuovendo la partecipazione sociale senza tralasciare l’aspetto formativo.
Per tale motivo, nel ‘Giardino ideale’ abbiamo previsto di organizzare corsi di lingua, di musica, di informatica, laboratori teatrali, di musicoterapia e laboratori multimediali”.

Nel centro vengono proposti i seguenti laboratori gratuiti

Musicalità: Percorso musicale alternativo per chi è totalmente a digiuno di musica e vuole avvicinarsi a questa divertendosi e giocando
Musicoterapia: Esperienza di comunicazione musicale per scoprirsi e scoprire l’altro
Fotogiornalismo:Per acquisire tecniche di interviste e fotografa per la produzione di un elaborato sulla storia del quartiere.
Audiovisivo: Messa in scena e registrazione video di una storia di e per ragazzi
Teatroterapia: Composizione di uno spazio e interattivo di una drammaturgia ispirata ad un testo teatrale

CORSI E LABORATORI SUL TERRITORIO a pagamento:

LUNEDI:19,15-20,15 G-MUSIC ginnastica (Francesca Blai)
MARTEDI:18,30-20,00 MUSICA PIANOFORTE (Monica Palmieri)
MERCOLEDI:15,00-16,00 SCRITTURA CREATIVA E MULTIMEDIALE (Beatrice Fieschi) – 16,00-17,30 INFORMATICA – 17,30-19,00 LABORATORIO TEATRALE (Cristina Colonnetti) – 19,00-20,30 INFORMATICA AVANZATA
GIOVEDI:15,00-16,30 SCUOLA CALCIO “TORNEO COPPA DEL
SORRISO” presso il campo sportivo dei Vigili Urbani Lungotevere Dante, 311 (allenatore Antonio Petruzzelli) – 16,30-18,00 LABORATORIO CREATIVO
“Mani in Pasta” per minori (Chiara Ciarrocchi) – 17,00-18,00 INGLESE – 19,00-20,00 DANZE POPOLARI (Daniele Evangelista)
VENERDI:16,00-17,30 PITTURA EMOZIONALE (Angela Scappattici) 18,30-20,00 SCACCHI
SABATO: 10,00-12,00 MUSICA PIANOFORTE (Monica Palmieri)

INCONTRO DI SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’ sportello di ascolto, mercoledi 17,00 – 19,00 dott. Giuseppe Itri 35 euro ogni 4 incontri

FACCIAMO I COMPITI INSIEME: Insegnanti a disposizione degli studenti per due ore, due volte a settimana, 50 euro mensili

VIA IGNAZIO GUIDI,92
3289585774 www.ilgiardinoideale.splinder.com
centroilgiardinoideale@gmail.com

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Orlando Lombardi quindici anni dopo

 

 

Orlando Lombardi quindici anni dopoOrlando Lombardi con Enrico Berlinguer alla Villetta

Quindici anni fa la Garbatella popolare perdeva un figlio benemerito, l’ex partigiano Orlando Lombardi. Aveva 70 anni. Originario di una famiglia operaia, fin da giovanissimo era stato lui stesso operaio all’Ottica Meccanica. L’8 settembre del ’43, all’annuncio dell’armistizio, insieme al fratello maggiore Giuseppe, scelse la strada della clandestinità. Aveva poco più che 18 anni. Svolse la sua attività nei Gap romani e nelle Marche. Alla vigilia della liberazione di Roma, occupò con altri partigiani l’ex casa del fascio di Via Passino, la Villetta, che divenne da quel giorno la sede dei comunisti del quartiere. L’impegno sociale e politico di Lombardi non venne mai meno. Licenziato dal lavoro per rappresaglia, fece parte della vigilanza del Pci e successivamente fu assunto come operaio presso la Camera dei deputati. Dirigente per moltissimi anni della sezione del Pci della Garbatella, non rivestì mai cariche istituzionali.
Nel quartiere  era particolarmente amato per le lotte sociali e civili che aveva condotto. Nel 1991, al momento dello scioglimento del Pci, non volle confluire nel Pds, ma scelse Rifondazione comunista, allora diretta da Garavini. La Villetta, oggi sede di due circoli di Sinistra Ecologia e Libertà, fu spartita tra il Pds al piano terra e al primo piano Rifondazione, la cui sezione dopo la morte di Orlando fu dedicata al suo nome. I funerali di Lombardi furono celebrati unitariamente alla Villetta, la casa del popolo che per tanti anni era stata la sede della sua instancabile attività. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

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