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Tag: cultura

Vandalismi sui beni comuni Due gravi episodi accaduti questa estate nel nostro quartiere

Vandalismi sui beni comuni
Due gravi episodi accaduti questa estate nel nostro quartiere

Questa estate due episodi hanno turbato la sensibilità dei cittadini della Garbatella, due fatti di cronaca che hanno rivelato un’aria, un’atmosfera malata che affligge aree del nostro quartiere, come tante altre zone di Roma, che rivelano un malessere prevalentemente giovanile e non solo.
Ci riferiamo all’episodio dei quattro ragazzi, allievi del Liceo Socrate, giustamente bocciati agli scrutini, che hanno pensato il 13 luglio di vendicarsi andando di notte a punire con il fuoco la propria scuola e ci riferiamo inoltre a quanto accaduto pochi giorni dopo il 26 agosto nel Parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, dove sono state segate una sessantina di giovani piante messe di recente a dimora (alcune dagli alunni della scuola elementare Battisti), per infoltire di verde quella vasta area da poco acquisita dal Comune.
Tra la gente del quartiere abbiamo registrato meraviglia e sdegno ma anche comprensione e rassegnazione di fronte a una prepotenza diffusa da parte di pochi o di molti che ritengono di poter disporre a piacimento di cose materiali e immateriali che costituiscono patrimonio comune. Uno-dei-tanti-alberi-martoriati-da-una-barbara-violenza-al-parco-antistante-la-Regione
Colpire la propria scuola è come infierire sulla propria madre, sui propri genitori, significa umiliare l’istituzione che ci fa diventare grandi, che ci apre la mente alla conoscenza. E’ quel che è accaduto al Socrate. Qualcosa di analogo è accaduto al parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, dove si sta tentando di infoltire di piante un’ampia squallida area ai margini del palazzo della Regione e dove è in corso con successo l’esperimento degli orti di città gestiti dagli anziani, iniziativa questa che serve validamente ad innalzare il tono dei nostri concittadini più avanti d’età, espulsi dal ciclo produttivo e quindi meno motivati ad affrontare la vita, ma ancora in grado di svolgere un’utile attività che li faccia sentire vivi e soddisfatti di sé.
Quegli atti di vandalismo hanno fatto il paio con tanti altri fatti più o meno gravi, magari meno vistosi semplicemente perché quotidiani, ai quali siamo abituati o, peggio, rassegnati.
Per esempio, è oramai considerato normale che qualcuno sporchi e deturpi i muri delle nostre case con scritte e pseudo murali. E’ normale che all’uscita da locali di intrattenimento si infrangano in terra intenzionalmente o per noncuranza bottiglie di vetro. L’elenco potrebbe continuare all’infinito con l’aggiunta che molti nostri concittadini non sentono il dovere di difendere i beni comuni messi a libera disposizione, i quali vengono spesso definiti con sufficienza beni di nessuno.
Niente può risarcire la comunità offesa da forme di vandalismo come quelle citate. Senza contare il danno che quel cattivo esempio produce sulle nuovissime generazioni. Sia netta la presa di distanza della pubblica opinione in questi casi. Bene hanno fatto il Sindaco marino e il Presidente del municipio Catarci a recarsi immediatamente sui posti ad esprimere riprovazione e nel contempo solidarietà alla cittadinanza. Noi ci auguriamo che fatti di tale gravità non abbino più a verificarsi nel nostro quartiere.
Il 21 novembre scorso, in occasione della Festa dell’Albero 2013, col patrocinio di Legambiente, i ragazzi delle scuole del quartiere Vivaldi, Battisti e Alonzi hanno messo a dimora, nell’area verde fatta oggetto in precedenza degli atti di vandalismo, trenta nuovi alberi donati dalla Regione, a parziale risarcimento del danno subito dal parco. (C.B.)

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Traffico caotico intorno a Eataly e a Casa Italo A un anno dall’inaugurazione del grande negozio alimentare all’Ostiense e della fermata del treno Italy restano irrisolti molti problemi di viabilità. Le proposte dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

Traffico caotico intorno a Eataly e a Casa Italo
A un anno dall’inaugurazione del grande negozio alimentare all’Ostiense e della fermata del treno Italy restano irrisolti molti problemi di viabilità. Le proposte dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

di Fulvio De Pascale
dell’Associazione “Insieme per L’Ostiense”

E’ passato oltre un anno da quando si è avuta in piazzale 12 ottobre 1492 l’inaugurazione di Eataly e insieme di Casa Italo, con il binario 16 della Stazione Ferroviaria Ostiense utilizzato come fermata del Treno Italo. La precedente amministrazione comunale guidata eatalyda Gianni Alemanno è stata più volte sollecitata dall’Associazione Insieme per Ostiense con proposte concrete e suggerimenti, tesi a risolvere le varie problematiche del piazzale, sia sotto il profilo della viabilità e dei parcheggi, sia della sicurezza e del futuro dei previsti insediamenti degli uffici comunali. Alla fine nessuno ha fornito risposte e i vari interlocutori hanno lasciato del tutto insoluti i problemi scaricando le responsabilità su altri dipartimenti della stessa Amministrazione o sulla Polizia municipale o sul municipio. Ora ci si augura che con la nuova Amministrazione comunale guidata da Ignazio Marino possano essere affrontate e risolte nei giusti tempi le criticità: avevamo proposto l’estensione della sosta tariffata al piazzale e  il posizionamento di dissuasori per evitare la sosta selvaggia in punti
nevralgici (infatti a volte capita che anche con il parcheggio di Eataly semivuoto c’è qualcuno che preferisce la sosta selvaggia).
Avevamo anche proposto di verificare la possibilità di sostituire l’incrocio tra Via matteucci, Via Benzoni e Piazzale 12 ottobre 1492 con una mega rotatoria che liberebbe dal caos l’incrocio di Via matteucci.
Alla base di tutto credo che ci sia da parte della nuova Amministrazione comunale la necessità di riportare al più presto tutti a rispettare le regole più elementari di convivenza e civiltà: per esempio, a qualsiasi ora è possibile vedere auto, camion e autobus che, provenendo dal Terminal Ostiense, al semaforo girano a sinistra su via Benzoni, nonostante ci sia da sempre il segnale che si può andare solo dritti verso Via Ostiense, tagliando la strada a chi viene dalla parte opposta; oppure auto parcheggiate in sosta selvaggia sugli spartitraffico che bloccano per molto tempo il passaggio di autobus turistici; e ancora auto che occupano i posti riservati ai taxi o salgono sui marciapiedi o entrano contromano nel parcheggio riservato a Casa Italo e poi occupano gli spazi pedonali.
Tutto ciò senza alcuna sanzione. A questo aggiungiamo che ormai da anni le strisce blu e bianche su Via matteucci e strade limitrofe sono disegnate per terra ma non sono presidiate di giorno e ancora meno di notte nei venerdì e sabato in cui la sosta dovrebbe essere controllata fino alle 3 del mattino dagli ausiliari del traffico dell’Atac. eataly
Credo sia inevitabile auspicare che un posto fisso della Polizia municipale monitorizzi ciò che accade. A tutto  questo poi aggiungiamo le varie denunce presentate da persone che, dirette a Eataly, si sono viste chiedere denaro da improvvisati parcheggiatori abusivi. C’è chi abbozza e paga per evitare guai; altri, come si può leggere specie sulle notizie locali on-line, hanno chiamato le forze dell’ordine e fatto arrestare gli estorsori. Per la sosta selvaggia è stato richiesto l’intervento della Polizia municipale sia dai singoli che dal municipio, ma gli interventi sono stati, causa (dicono) carenza di personale e di fondi, sporadici e finora del tutto infruttuosi.
Auspichiamo infine che il Comune cancelli il progetto della Giunta Alemanno di far costruire i nuovi insediamenti per gli uffici Comunali ai costruttori a loro spese e poi pagare loro l’affitto. Il cuore dell’operazione Campidoglio 2, ideata ai tempi di Veltroni e morassut, era proprio quella di costruire la nuova sede degli uffici comunali con le proprie forze, con dismissioni e mutui, nell’ottica di risparmiare sugli affitti. Quale buon padre di famigli, dopo aver comperato un terreno per costruire la sua nuova casa, prenderebbe poi la decisione di farsela costruire a spese dei palazzinari per pagargli l’affitto?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Intitolato all’ex Presidente Giaquinto il Centro Sociale Anziani di Via Pullino Tra i meriti del Centro: da 10 anni un defibrillatore in sede. Alla cerimonia di intitolazione la partecipazione del Sindaco Marino

Intitolato all’ex Presidente Giaquinto il Centro Sociale Anziani di Via Pullino
Tra i meriti del Centro: da 10 anni un defibrillatore in sede.
Alla cerimonia di intitolazione la partecipazione del Sindaco Marino

Il Centro sociale Anziani di Via Pullino dal 15 dicembre è intitolato al compianto Francesco
Giaquinto, già Presidente del Centro e coordinatore di tutti i Centri dell’VIII municipio (già XI). La recente scomparsa di Francesco Giaquinto ha lasciato un vuoto dal punto di vista umano e culturale per l’impegno civile dimostrato nelle varie attività non solo socio-ricreative. Francesco-Giaquinto,-il-compianto-Presidente-del-Centro-Anziani-di-Via-Pullino
Il Centro di Via Pullino è stato il primo a dotarsi 10 anni fa di un defibrillatore: grazie anche alla guida di Francesco molti anziani si sono succeduti nel tempo nella formazione dell’uso di quel prezioso strumento di emergenza. La politica dell’ VIII municipio è stata sempre coerente sull’uso dei defibrillatori, posizionati nei centri di maggior afflusso ed in particolare sulla scelta del posizionamento in tutti i centri anziani. Due elementi hanno potuto e potranno garantire la continuità e l’espansione di questa esperienza di cultura sanitaria sul territorio: necessità di efficienza dei componenti tecnici in scadenza dei defibrillatori, in stretto rapporto con il Dipartimento V del Comune che dal 2002 ha sostenuto l’iniziativa; continuità della politica sanitaria della ASL RmC in relazione al mantenimento della formazione periodica dei soggetti laici formati e da neo-formare.
La partecipazione del Sindaco marino e dell’Assessora Rita Cutini alla cerimonia di intitolazione del Centro di Via Pullino a Francesco Giaquinto costituisce non solo un riconoscimento per gli anziani e i cittadini tutti del municipio, ma presta anche un’occasione per gli anziani ad effettuare una dimostrazione organizzativa sull’attività della catena del soccorso e sull’uso del defibrillatore, simulando un evento.


Dott. Antonio Bertolini
già Responsabile del Progetto “Defibrillazione per i laici”

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Eletti i nuovi presidenti della Consulta disabili

Eletti i nuovi presidenti della Consulta disabili

“Faccio i miei auguri a Paola Bruschi, eletta nuova Presidente della Consulta municipale sulla disabilità”.Eletti i nuovi presidenti della Consulta disabili
Lo ha dichiarato la Presidente uscente Donata Pedone Scocchi, a margine della seduta della Consulta municipale per i problemi della disabilità che il 9 ottobre scorso ha rinnovato i propri rappresentanti. “In questi anni – ha aggiunto la signora Pedone Scocchi – abbiamo lavorato a stretto contatto con il municipio, sin dalla fase di predisposizione del programma. Si è trattato di un lavoro con il quale, sul tema della disabilità, abbiamo cercato di dare sistematicità agli interventi. Un lavoro che, nonostante l’azzeramento delle risorse sul sociale, non ci ha permesso solo, ad esempio, di proteggere e salvaguardare iniziative importanti come il trasporto dei disabili e i soggiorni estivi o di aumentarle come nel caso dei prodotti per il diabete giovanile… ma ci ha condotti anche a formulare per la prima volta un Piano municipale sull’Alzheimer. Oltre al nuovo presidente, la Consulta ha eletto anche la Vice-Presidente, Irene Bruschi , e la Segretaria, Cesarina Pinna. Al termine dell’assemblea agli eletti sono giunti gli auguri di buon lavoro del Presidente del municipio VIII Andrea Catarci e dell’Assessore alle Politiche Sociali Bernardino Gasparri.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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A rischio l’assistenza scolastica per gli alunni diversamente abili Grido d’allarme del Presidente del Municipio Catarci e dell’Assessore Gasparri. Primi successi della nuova Giunta: il Comune garantisce i fondi almeno per quest’anno

A rischio l’assistenza scolastica per gli alunni diversamente abili
Grido d’allarme del Presidente del Municipio Catarci e dell’Assessore Gasparri.
Primi successi della nuova Giunta: il Comune garantisce i fondi almeno per quest’anno

Il municipio VIII, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti
A-rischio-l'assistenza-scolastica-per-gli-alunni-diversamente-abilidal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL Rm/C e con le istituzioni scolastiche al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza. Il servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.
L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di alunni inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del municipio.
A causa delle impostazioni date al bilancio dall’Amministrazione Alemanno, l’assistenza scolastica di base nel nostro municipio sta ancora risentendo pesantemente dei tagli allora imposti, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado, durante il suo mandato, di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome.
La Giunta municipale, in particolare il Presidente Andrea Catarci e l’Assessore alle Politiche Sociali Dino Gasparri, si sono spesi personalmente col Sindaco Ignazio marino e con gli Assessori competenti per poter reperire le necessarie risorse finanziarie affinché si possa provvedere alla necessaria copertura economica,
tale da evitare una interruzione di prestazioni di primaria importanza che danneggerebbe in modo irreparabile la rete di servizi sociali erogati attualmente dal nostro municipio.
La loro missione sembra aver avuto un primo successo. Infatti, perlomeno per l’anno in corso, i fondi sono stati trovati e la copertura oraria per i ragazzi è stata assicurata.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Alla Villetta della Garbatella il ricordo di Carlo Lizzani

Ad un mese dalla tragica morte di Carlo Lizzani, l’associazione culturale “Cara Garbatella” organizza martedì 5 novembre alle ore 18,00, nella storica sede della “Villetta”di via Passino 26, una celebrazione per ricordare la figura dell’ultimo regista del neorealismo italiano, un intellettuale, documentarista e scrittore, che fu anche un combattente della Resistenza romana nei Gap centrali.

All’iniziativa saranno presenti il figlio Francesco, il regista Giuliano Montaldo, il giornalista Enzo Natta, il prof.Marco Maria Gazzano, docente di Cinema all’Università Roma 3 e Franco Mariotti, del sindacato giornalisti cinematografici..

Al dibattito con gli ospiti seguirà una cena e la proiezione di “Achtung Banditi”, il primo  film di Carlo Lizzani prodotto nel 1951 grazie ad una sottoscrizione popolare.

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Garbatella vista da Duilio Appetecchia

Garbatella vista da Duilio Appetecchia

Ancora una volta la Villetta di Via Passino ha ospitato un evento culturale: dal 3 al 5 luglio la mostra dei dipinti di Duilio Appetecchia, artista cresciuto alla Garbatella, anche se parte della sua vita e delle sue esperienze artistiche sono state all’estero.
Il nostro giornale si è già interessato a lui, pubblicando un’intervista nel numero di giugno 2005.

Le sue opere, fin dall’adolescenza, esprimono l’apprezzamento per la vita, la cultura e l’amicizia.

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Hot Club de Zazz presenta i Trovatori Il 5 luglio alla Villetta, aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 di settembre, sulle note rivisitate in chiave gipsy swing del “Trovatore” di Giuseppe Verdi

Hot Club de Zazz presenta i Trovatori

Il 5 luglio alla Villetta, aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 di settembre, sulle note rivisitate in chiave gipsy swing del “Trovatore” di Giuseppe Verdi

hot-club-de-zazTorna il jazz alla Villetta con un assaggio di quello che sarà il Garbatella Jazz Festival 2013, la cui nona edizione si svolgerà nella tradizionale location di Via Passino a fine settembre. L’appuntamento per l’assaggio è il 5 luglio, alla Villetta, dalle 20,30 (ingresso libero, bar e cucina).

La serata del 5 luglio, organizzata dalle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie in collaborazione con la Polisportiva G. castello, ospiterà il gruppo Hot Club de Zazz, che con “i Trovatori” presenterà una rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune indimenticabili melodie del “Trovatore” di Giuseppe Verdi. L’idea è di Nicola Puglielli, gli arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il Quintetto Hot Club de Zazz (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, per un concerto di circa 90 minuti, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca, quella del “Trovatore”, appunto, che si basa sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore, responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi degli eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ “orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Il concerto presenta una sfida ambiziosa: quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo.

Hot Club de Zazz è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del “Trovatore”, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.Hot Club de Zazz: formazione musicale creata a Roma nel 2002 e ispirata alla musica di Django  Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia). In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut, 3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale.

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Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie di Enrico Recchi

Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni

Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie

di Enrico Recchi

Molti giochi dei bambini spesso altro non sono che l’imitazione di quel che fanno gli adulti, specie se si tratta di campioni dello sport. Negli anni 50/60 del secolo scorso ragazzini della Garbatella che avessero una vera bicicletta e che potessero atteggiarsi a “campioni dello sport” ce ne sarà stato solo qualcuno. Tutti gli altri giocavano alle “lattine”.

gara-con-i-tappiSi trattava di un gioco sociale, quindi da fare in gruppo. Di poco costo i mezzi necessari al gioco: un tappo in lattina di bibita e un marciapiede e poi la fantasia, ingrediente sempre insostituibile. Con un gessetto, ma bastava anche un sasso chiaro, si disegnava la pista a terra. Due linee parallele a distanza di circa 15 centimetri si sviluppavano sul marciapiede, con curve, magari un ponte fatto con una tavoletta di legno, rettilinei, salite, se possibile, ed infine il traguardo. In genere il più bravo a disegnare riceveva l’incarico di fare il percorso.

Era proprio così che i ragazzini dei lotti si ergevano a campioni delle due ruote e potevano celebrare i veri campioni che intanto si cimentavano nel “Giro d’Italia”o nel “Tour de France”.

In genere questi giochi avevano la loro stagionalità, proprio come i veri sport. Per disegnare la pista sul marciapiede c’era bisogno della bella stagione, non doveva piovere. E quindi si cominciava a giocare a “lattine” in primavera e si continuava fino alla fine dell’estate. Naturalmente era necessaria la lattina, ovvero il tappo di latta di una bibita. All’epoca i tappi di plastica erano del tutto sconosciuti, quindi tappi di latta ce ne erano tanti. L’abilità era nel reperire una lattina che avesse tutti i dentini integri, senza “slabbrature”, ovvero non danneggiati durante l’apertura della bottiglia, né che avesse ammaccature nella parte centrale. Si procedeva quindi alla pulitura della lattina togliendo quella sottile pellicola di gomma che era all’interno. Poi i più “scafati” riempivano la lattina di cera, in modo da appesantirla per dargli stabilità. In quel periodo trovare candele in casa non era difficile.

Certo oggi i ragazzini avrebbero qualche difficoltà. Per ultimo il tocco che distingueva. Si collocava nella parte interna della lattina, come abbiamo detto riempita di cera, l’immagine del campione amato: Coppi e Bartali e poi più avanti Magni, Adorni, Gimondi, Motta e per gli esterofili Anquetil, Altig, per finire con Eddy Merckx.

Era chiaro che il dualismo sempre esistito tra i vari campioni della bicicletta era il “sale” che animava i vari gruppi di contendenti che, seppure in calzoni corti, scimmiottavano le discussioni sentite in famiglia dai parenti: “E no! Gimondi è meglio di Motta!!!”. L’immagine del campione veniva ritagliata da qualche giornale oppure presa dalle figurine delle raccolte per ragazzi. Una volta costruito il circuito in miniatura si iniziava la gara stabilendo con una conta l’ordine di partenza. I gruppi più organizzati stilavano proprio una classifica giorno per giorno, proprio come avviene al “Giro d’Italia”, per poi proseguire il giorno successivo con la tappa seguente.

Chiaramente il giorno dopo della pista disegnata poteva rimanere poco sul marciapiede, allora si ripassavano i segni ancora esistenti o si disegnava un nuovo percorso. Così ci si sdraiava a terra e presa la mira si colpiva la lattina con le dita, messe in varie posture a seconda delle teorie e delle capacità personali. L’importante era che con la “schicchera” si mandasse la lattina avanti il più possibile senza farla uscire dal percorso, altrimenti si sarebbe subita una penalità. La lattina ben levigata viaggiava sul marciapiede che era una meraviglia!

Vinceva chi arrivava per primo al traguardo dopo aver fatto il numero di giri stabiliti. La passione per questo gioco continuava anche durante l’estate, quando le piste venivano disegnate sulle spiaggia prendendo, in genere, un bambino più piccolo per i piedi e trascinandolo sull’arenile, in modo che con il didietro di segnasse sulla sabbia la pista. Non venivano utilizzate le lattine, che non potevano scorrere sulla sabbia, ma delle biglie di plastica con all’interno l’immagine del campione del ciclismo ma anche della Formula 1.

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La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella Il mese di maggio tra preghiere e tradizione di Leopoldo Tondelli

La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella

Il mese di maggio tra preghiere e tradizione

di Leopoldo Tondelli

La storia del mese mariano inizia nel medioevo per cristianizzare le feste pagane in onore dell’inizio della bella stagione,
unendo i temi del risveglio della natura alla devozione della Vergine. Questa pratica religiosa si estese nei secoli in tutta Italia e si istituzionalizzò grazie al gesuita Dionisi con il suo libretto “Mese di Maria”, pubblicato nel 1725 a Verona, dove si suggeriva di compiere le pratiche devozionali anche in casa o al lavoro, davanti ad un altarino della Madonna.

mese-di-maggio-a-garbatellaA questo libretto ne seguirono altri con il risultato di diffondere la pratica in tutta Europa ed anche nelle Americhe. Pio XII sancì la devozione del popolo cristiano e di Roma in particolare, come richiesta di protezione a Maria da parte dei suoi fedeli e devoti. Qui da noi nel 1946 la Parrocchia di San Francesco Saverio, con Don Giuseppe Generali in particolare, volle istituire la recita del Rosario nei lotti della Garbatella, alla presenza della statua della ” Madonna Pellegrina” anche come ringraziamento per la fine della guerra.

Tra l’altro in quel periodo, malgrado i tanti problemi che assillavano la gente, si tornava alla normalità e spesso, specialmente nelle serate estive, i giovani si ritrovavano nei cortili sia per ballare che per stare insieme e frequentarsi dopo la giornata di lavoro. Non a caso in quel periodo nascevano storie sentimentali fra i ragazzi dello stesso lotto che finivano il più delle volte a “giuste nozze”.

Tornando alla cerimonia religiosa, fu da sempre organizzata con la recita del Rosario. Alla fine della preghiera si eseguiva una piccola processione nel cortile con delle candele accese. intonando il canto Andrò a vederla un dì. L’evento fino a qualche tempo fa era molto sentito e vi era una vera e propria gara tra i lotti per chi organizzava meglio l’accoglienza alla Madonna Pellegrina: vi era la tradizione di esporre dalle finestre coperte e drappi, come arazzi, con delle luci. Delle candele accese collocate sopra i muretti rendevano l’atmosfera molto suggestiva perché, coincidendo il Rosario con il tramonto, regalavano ai lotti l’aspetto di presepi.

Oggi il culto è meno sentito rispetto al passato (anche l’orario è stato anticipato alle 19), sia perché sono scarse le persone disposte a organizzare l’accoglienza, sia per i numerosi impegni di lavoro, soprattutto delle madri. Ma la tradizione è ancora viva. Anche per chi non è praticante può essere un’occasione per stare insieme, lasciando per una sera le normali attività . Il parroco Don Luciano ed i collaboratori della parrocchia di Piazza Sauli si adoperano attivamente per tenere in vita questa tradizione.

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L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

I giorni scorsi uno dei due pini ultracentenari del giardino della Villetta di Via Passino è stato fatto letteralmente a pezzi. Si è dovuto abbattere perché una ferita che si era formata alla sua base si era trasformata in un cancro penetrante. Il resto lo avevano fatto le termiti, che si erano avventate sul legno in disfacimento, divorandolo. Si è proceduto quindi per eutanasia, prima che rovinasse sul fabbricato. Era troppo grande per poterlo abbatter di un sol colpo: hanno dovuto demolirlo un pezzo alla volta, lasciando in terra solo un mozzicone di tronco alto un metro, un piccolo monumento alla sua passata grandezza.

di Carolina Zincone


Caro Pino, eri davvero così pericolante e pericoloso?

Noi ti pensiamo bello e anche un po’ eroico. Partigiano delle nostre
battaglie, da sempre. Un compagno, in tutti i sensi. Perché da lassù ne hai viste tante, ma secondo noi hai anche un po’ tifato, per le cose giuste. Mica come gli olmi che piacciono tanto ai papi! Tu sarai stato piantato – come molti pini – ma non sappiamo da chi.

Immaginiamo il perché: un tempo si pensava che il tuo profumo curasse le malattie, sicuramente la “mal aria”. E mentre stavi lì, più di cent’anni fa, ad ombreggiare una casetta di campagna, ti sei visto nascere intorno un quartiere che avrebbe fatto la storia di Roma, la Garbatella. Hai visto arrivare architetti rinomati che studiavano ogni cantuccio per fare del tuo habitat naturale una città giardino a misura d’uomo. Riuscendoci. Hai visto arrivare abitanti del centro storico, operai alle prese con il porto fluviale, donne e bambini che conquistavano i propri spazi condividendoli, come si fa da queste parti.

pino-malato-alla-villettaHai visto la guerra, hai sentito le bombe. Eri sicuramente con i partigiani della Settima Zona del Partito comunista che il 3 giugno del ’44 fecero irruzione nel tuo giardino per occupare quella che era diventata la sede del Gruppo rionale fascista “Mario Sonzini”. Sei stato fiero del fatto che quel luogo, casa tua, divenisse il centro di aggregazione di chi svolgeva il lavoro politico tra la popolazione, reclutando i giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà che avrebbero imbracciato le armi in aiuto dei partigiani del nord. Non ti erano mai piaciuti quei tipi in camicia nera, non potevi dimenticare i volti degli ebrei portati via dal tuo quartiere, le lacrime della famiglia Cinelli che piangeva i suoi figli, martiri delle Fosse Ardeatine. Per questo ti sei commosso quando la sezione del partito venne poi intitolata al più piccolo dei due, Giuseppe, operaio ai mercati generali e comandante partigiano responsabile di zona.

Da allora sotto la tua chioma ne sono successe di tutti i colori. Sei stato visitato da tanti nomi illustri: due per tutti, Di Vittorio e Pasolini. La Villetta è rimasta il punto di riferimento e di incontro dei militanti di sinistra, il loro luogo di discussione, distinzione e, alle volte, divisione. Storica la spaccatura maturata tra l’89 e il 91, con la fine del PCI: da un lato il Pds, dall’altro Rifondazione. In mezzo – si diceva in città parlando delle avventure della Garbatella – il filo spinato. Tu da che parte stavi veramente, Pino?

Sembra che adesso la Villetta si sia ricompattata nelle mani di un piccolo grande partito che in questo Municipio fa furore, mentre di te rimane un grande ceppo, di quelli coi cerchi concentrici che svelano l’età, la storia, le peripezie. I bimbi che ti consideravano irraggiungibile adesso possono raggiungere la vetta, quelli che non ti conoscevano fantasticano su quanto dovevi essere grande, anziano e saggio. Noi, sotto agli occhi beffardi delle piccole vedette appollaiate, balliamo la milonga e continuiamo ad arrovellarci, pensando al mondo che hai visto e forse vedi tu, ora da ancor più in alto.

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Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti

Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

di Gianni Rivolta

Ifamiliari chiedevano da tempo che si raccogliessero in un unico ricordo tutti i partigiani e i patrioti comunisti della Garbatella. Così, il 4 giugno scorso, nella ricorrenza della Liberazione di Roma, alla Villetta è stata scoperta una targa con un lungo elenco di nomi incisi sul marmo, targa-alla-villetta-selAll’iniziativa del Municipio e del suo presidente Andrea Catarci hanno risposto in tanti. Tra i cittadini non potevano mancare i figli e i nipoti di quegli antifascisti che, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, prima che le colonne alleate arrivassero in città, con le armi in pugno diedero l’assalto alla sede del Fascio della Garbatella in Via Passino 26. Da quel giorno la Villetta è stata la casa dei comunisti del quartiere ed ancora oggi rappresenta un luogo d’incontro e di riflessione della Sinistra romana.

In quel lungo elenco dei partigiani comunisti c’erano tutti i componenti del nucleo di Garbatella della VII Zona del Pci, che si era costituita nei giorni seguenti l’8 settembre 1943. In ordine Armando Bartolucci detto “il Manciola”, Mario Bernardi, Elio Brini, Giuseppe Cinelli (martire alle Fosse Ardeatine), Andrea Coltellacci, Silvio Coltellacci, Lamberto Cristiani, Garibaldi Dobici, Giuseppe Lombardi, Orlando Lombardi, Gastone Mazzoni, Maceo Moretti, Libero Natalini, Alberto Polimanti, Mario Polimanti, Spartaco Proietti, Maria Teresa Regard (componente dei Gap centrali che continuò la sua militanza politica nella sezione comunista della Garbatella), Reval Romani, Amleto Rossi e Filippo Veneri.

La VII Zona era costituita, secondo le carte lasciate da Roberto Forti, comandante romano dei Gap insieme a Trombadori, da 278 unità di Ostiense, Garbatella, San Paolo, San Saba, Testaccio e Acilia. I patrioti e i partigiani combattenti erano organizzati in due battaglioni guidati da un direttivo politico-militare formato da Giuseppe Regis (comandante militare), dal commissario politico Giovanni Valdarchi (che sostituì Salvatore Petronari arrestato l’8 ottobre 1943 e fucilato a Forte Bravetta il 20 gennaio del ’44), dal suo vice Giuseppe Lombardi e dal leader degli operai delle Officine del gas Virgilio Bologna.

In coda a quel lungo elenco di resistenti si è voluto ricordare anche gli antifascisti che operarono nella rete clandestina del partito comunista negli anni Trenta, che sfidarono la repressione fascista del Tribunale speciale e subirono il carcere e il confino: Giuseppe Menenti, Alberto Pallone e Renato Pini.

Nell’autunno del 1928, in seguito all’arresto di Giuseppe Amoretti e di Anna Bessone (quest’ultima arrestata in un appartamento di Via Panisperna con due valigie piene di documenti, tra cui le istruzioni della Centrale, materiale di propaganda e i fondi del III ufficio del Pci), furono fermati tutti i membri del Comitato federale di Roma: Daniele Bellanti, Fernando Nuccitelli, Enrico Ciarniello del Comitato giovani comunisti, Renato Pini, un muratore originario di Bologna che abitava al lotto 32 della Garbatella, Ariosto Gabrielli Caposettore di Testaccio e altri militanti.

Renato Pini fu condannato al confino all’isola di Ponza. Quando tornò alla Garbatella nel 1931 continuò l’attività sovversiva e un anno dopo decise di espatriare. Da Zurigo passò in Francia e poi nel 1938 attraversò l’oceano e andò a risiedere a New York nel quartiere del Bronx. E’ rimasta di Renato una folta corrispondenza con la madre Teresa, alla Garbatella, con cui ebbe uno strettissimo rapporto.

Giuseppe Menenti abitava in via Francesco Saverio Cabrini al lotto 32. Già nel 1928 faceva parte della quinta cellula territoriale comunista del VII Settore (Garbatella-Testaccio), quella delle Officine del Gas, di cui divenne segretario. Giuseppe era in contatto con Fernando Nuccitelli, uno dei maggiori organizzatori del partito a Roma. Lo incontrava spesso nella bottiglieria di Via Macerata dove Giuseppe ritirava il materiale di propaganda e veniva istruito sul nuovo metodo clandestino di organizzazione, “a catena “.

Alberto Pallone venne ad abitare all’Albergo rosso della Garbatella solo dopo la guerra. La sua vita fu un’avventura. Per sfuggire alla repressione fascista nel suo paese (Sgurgola) nel 1925, con il fratello Elio, fuggì in Francia e poi in Canada. Le note della polizia politica fino al 1936 lo seguono negli Stati Uniti, dove fu attivo nell’organizzazione di cellule comuniste tra Detroit, Cleveland e nel Bronx a New York. Ma un comunista come lui, come tanti altri da ogni parte del mondo, non seppe resistere al richiamo della Spagna rossa. Così nel 1937 Alberto è ad Albacete e nei mesi seguenti a
combattere nelle Brigate internazionali.

Dopo la sconfitta della Repubblica democratica spagnola rientrò in Francia, dove fu imprigionato nel campo di concentramento di Vernet fino al 1942. Riconsegnato alla gendarmeria italiana al confine con la Francia, venne portato in carcere a Frosinone. Lo aspettavano cinque anni di confino a Ventotene, dove rimase fino al 28 agosto del 1943, quando fu liberato un mese dopo la caduta di Mussolini. Finalmente fece ritorno a casa e dopo il matrimonio si trasferì con la moglie agli Alberghi suburbani della Garbatella.

Nel dopoguerra fece una instancabile opera di organizzazione e di diffusione della stampa comunista nel quartiere popolare dell’Icp, guadagnandosi la stima dei dirigenti della sezione Garbatella e di tutti i compagni della Villetta.

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UCCIO

UCCIOUno degli “anziani” della Villetta di Via Passino e insieme un autentico “personaggio” del quartiere, Antonio Angelucci, più noto come Uccio, ci ha lasciati venerdì 17 maggio. Da tempo era infermo nella sua modesta casa di Via Rubino, attorniato dai cimeli della sua lunga vita di combattente per una società più giusta e più morale. Un’infanzia difficile nella casa di Piazza Pantera, difficile come ai suoi tempi era la vita più o meno di tutti i bambini della Garbatella, reduce da cento lavori precari faticosamente seppe riscattarsi dalla sua indigente condizione fino ad entrare a lavorare nello staff del quotidiano “Paese Sera” come addetto alla distribuzione del giornale. Una sistemazione particolarmente felice per lui: una condizione economica sufficiente per vivere e il piacere di lavorare per un grande giornale democratico, allora all’avanguardia nella politica dell’emancipazione di Roma e del Paese. Uccio se ne andato in silenzio, assistito dalla figlia Paola, combattiva consigliera del nostro Municipio e candidata al prossimo Consiglio municipale. A lei, agli amati nipoti e alla sua gentile compagna Giuliana un pensiero di solidarietà. A loro, depositari dell’eredità moraledi Uccio, il nostro grazie. In tutti coloro che l’hanno conosciuto rimarrà il ricordo della sua integerrima personalità, della sua passione politica e anche delle sue fulminanti battute in grado di bruciare il più serioso discorso.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Garbatella-Jazz-Festival-GJF-2013

in collaborazione con:altrevie-logo

i-trovatori

Rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune  indimenticabili melodie del “TROVATOREdi Giuseppe Verdi, basata su un’idea di Nicola Puglielli, con arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il quintetto “Hot Club de Zazz” (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca –  (Durata del concerto: ca. 90 minuti).

La storia del “Trovatore” è basata sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore,  responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi di eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ ”orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Un’opera con zingari, fuoco e musica? Un destino o una scommessa, quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo?

“Hot Club de Zazz” è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del Trovatore, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.

Hot-Club-de-Zazz-95

HOT CLUB DE ZAZZ

Roberto Nicoletti (g)
Nicola Puglielli (g)
Pino Sallusti (b)
Xavier Rigaut (hca)
Luca Pagliani (g)

[(g): chitarra – (b): contrabbasso – (hca): armonica cromatica]

 

ASCOLTO DEMO streaming:

Tacea La Notte Placida… / Quanto Narrasti Di Turbamento… / Di Tale Amore Che Dirsi… (8’06’’)
Stride La Vampa… (3’34’’)
Di Quella Pira… (4’20’’)

HOT CLUB DE ZAZZ, formazione musicale creata a Roma nel 2002 e  ispirata alla musica di Django Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia).

In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut,  3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale.

 Ultimi importanti concerti di HOT CLUB DE ZAZZ
18/04/2010: Roma, CASA DEL JAZZ, “La Casa del Jazz compie 5 anni !”, Dedicato a Django Reinhardt
08/10/2010: Roma, RAI, RADIO TRE, “LA STANZA DELLA MUSICA”, diretta live
10/10/2010: Bologna, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, FESTIVAL 2010 “INCORDE”
39/07/2012: Albano Laziale, Anfiteatro Flaviano, 1° ANFITEATRO FESTIVAL


Hot-Club-de-Zazz-71

HOT CLUB DE ZAZZ: Xavier Rigaut (hca); Nicola Puglielli, Luca Pagliani, Roberto Nicoletti (g); Pino Sallusti (b);

Un incastro di ritmi e melodie nello spirito del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953) con un quintetto acustico formato da tre chitarre, un’armonica cromatica e un contrabbasso. L’energia e la leggerezza dello swing tsigano ‘manush’ aprono nuove possibilità di riscoprire le grandi arie melodiche della musica europea, tra lirica e canzone popolare, con l’anima gioiosa del ballo.


Xavier-RIGAUT

Xavier RIGAUT (armonica cromatica, voce)

Nato a Parigi il 6 marzo 1963, si trasferisce a Roma nel 1987.
Armonicista jazz, cantante poliglotte, ricercatore e organizzatore di eventi.  Attratto dalla libertà creativa e dalla forza ritmica della musica di Django Reinhardt, fonda nel 2002 la formazione HOT CLUB DE ZAZZ  che inizia la sua attività concertistica nel 2003 per festeggiare – con tanto “gypsy swing” – il grande musicista zingaro, 50 anni dopo la sua scomparsa.

 

Nicola-PUGLIELLI

Nicola PUGLIELLI (chitarra)

Nato a Roma il 14 Aprile 1962. E’ chitarrista e compositore, vive a Roma. Nei suoi concerti e Cd si incrociano cultura classica, improvvisazione Jazz e tradizione europea. Sia in solo che in gruppo riesce a rivalutare il ruolo della chitarra nel Jazz. Ha collaborato con musicisti di fama internazionale (K. Lightsey, S. Nistico, M. Urbani, G. Tommaso) e con diverse orchestre (Acc. S. Cecilia di Roma, Roma Sinfonietta), oltre che con importanti compositori (N. Piovani, L.Bacalov), suonando in prestigiosi Festival e Rassegne, in Italia e all’estero. Diplomato in Chitarra e in Jazz. Insegna Chitarra presso l’I.C. “Virgilio” di Roma e Chitarra Jazz al Conservatorio “F.Morlacchi” di Perugia..

Discografia:“In the middle” e “Viaggio ConCorde”.

Roberto-NICOLETTI

Roberto NICOLETTI (chitarra)

Nato a Roma il 22 novembre 1960, ha studiato al Berklee College of Music di Boston.
Dal 1979 insegna chitarra jazz e improvvisazione presso il CIAC (Roma) e la Scuola  Popolare di Musica di Testaccio (Roma) dove ricopre attualmente la carica di presidente. Ha suonato in Italia e all’estero con formazioni composte da vari musicisti italiani e stranieri.

Discografia : “Tracks”, Movie Jazz Quartet  (Domani Musica, 1998 )

 

 

 Luca-PAGLIANILuca PAGLIANI (chitarra)

Nato a Roma il 5 agosto 1963, diplomatosi in chitarra classica nel 1991 sotto la guida di Senio Diaz, si è perfezionato con Alirio Diaz e Oscar Ghiglia. Ha studiato la chitarra jazz con Massimo Ruoco, Eddy Palermo, Tony Akermann e Jim Hall.  Suona in varie formazioni dal duo all’ottetto di chitarre.

Discografia : “Overcrossing”, Luca Pagliani & Pino Furestiere (Equipe, 1999)

 

 

 

Pino-SALLUSTI

Pino SALLUSTI (contrabbasso)

Nato a Roma il 19 marzo 1957 e autodidatta, ha suonato con Eddie Henderson, George Coleman, Gary Bartz, Harry “Sweets” Edison, Jimmy Owens, Ernie Wilkins, Bobby Watson, Steve Grossman, Mike Mainieri, George Garzone, Bob Gullotti, Bruce Foreman, Oscar Klein, Ralph Sutton, Peanuts Hucko, Massimo Urbani, Franco D’Andrea, Tullio De Piscopo, Giulio Capiozzo, Marcello Rosa, Romano Mussolini, Pino Massara, Nicola Arigliano, Maurizio Giammarco, Dado Moroni, Bruno Tommaso ecc.. Ha collaborato inoltre come solista nelle orchestre sinfoniche del Lazio e del Molise e nell’orchestra “Sinfonietta”.

Discografia :  “Leucasia” (Pino Sallusti, feat. Mike Manieri, George Garzone) -“Colors”,”Night of Dreams” (Pino Sallusti feat Gary Bartz e Jimmy Owens. ) – “Ipotetico” (Silent Circus feat. George Garzone) –  “Live at Supino Jazz Festival 1987”, Live at the Blue Lab”  (Massimo Urbani) -“Handprints” (Worldream) -“Remembering Gil”,“Blues in the sky”,“The best live” (Sergio Coppotelli) – “Worldreams” (Federico Laterza) – “Così è…” (Galliano Prosperi) – “Northern light” (Paul Linge) – “Tango!” (Garua Tango Ensemble) – “Four in Monk” (Andrea Gomellini feat. EddieHenderson) – “Così è se…” (Galliano Prosperi) – “Uomini di terra” (Pasquale Innarella)


INFO          Xavier Rigaut          rigaut@libero.it          cell (+39) 333.8274894

 

 

 

 

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Brevi – In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

Il 69° anniversario dell’eccidio della Fosse Ardeatine è stato ricordato nel quartiere con una significativa cerimonia che si è svolta venerdì 22 marzo, con appuntamento alle 9 in Piazza Eugenio Biffi. La Presidenza del Municipio, il suo Assessorato alle Politiche giovanili e il Centro giovanile Tetris hanno proposto una mattinata da dedicare alla strage nazista del 24 marzo 1944 attraverso un percorso immaginario e fisico che si è concluso alle 12,30 al Mausoleo della Via Ardeatina. L’itinerario si è svolto attraverso un percorso che ha toccato i luoghi dove avevano abitato i tre martiri della Ardeatine del nostro quartiere: Via Percoto, dove stava Enrico Mancini; e Via Antonio Rubino, dove abitarono e furono catturati dai tedeschi, con la collaborazione di un fascista, i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli. Ricordiamo anche gli altri figli del quartiere caduti nella Resistenza: Libero De Angelis, medaglia d’argento, prelevato il giorno prima della Liberazione insieme ad altri tredici compagni dalle prigioni di Via Tasso, e fucilato al 14° km della Via Cassia in località La Storta; e Giuseppe Felici, medaglia d’oro, catturato e fucilato a Rieti. Hanno aderito alla manifestazione l’Associazione partigiani di Roma, l’ANED, l’ANFIM, il Centro di documentazione ebraica, l’Associazione “I nipoti della Shoah”, il Centro giovanile TETRIS e il Centro Linkiostro.

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Per i 90 anni di nonno Angelino

Per i 90 anni di nonno Angelino


Il 18 febbraio 1923 nasce a Roma, per l’esattezza a Porta Metronia, Angelo Bruni detto “Angelino” e, con i suoi, si trasferisce, quando era molto piccolo, nello storico quartiere della Garbatella. E’ curioso notare che il mio amato nonno compie 90 anni proprio il giorno in cui, tre anni prima, viene fondata la Garbatella! Forse da questo nasce il mio amore per questo quartiere che porto sempre nel mio cuore. Tornando a mio nonno, egli cresce in una famiglia numerosa in un piccolo appartamento nell’Albergo Rosso, ed inizia a lavorare molto giovane per aiutare i genitori ed i fratelli più piccoli. Nel suo cammino si troverà davanti gli anni duri della guerra che non risparmieranno neanche lui: nel fiore della sua gioventù viene chiamato alle armi, imbarcato e diretto verso l’Africa. nonno-angelinoMi racconta sempre il perché della sua paura per il mare, dovuta al fatto che la nave sulla quale viaggiava viene bombardata e affondata, e lui terrorizzato cerca di salire sulle strutture più su che può mentre la nave si inabissa.
Con i suoi racconti riesce a portarmi con lui in quei momenti, quando alfine cade in acqua, perde i sensi e viene salvato da un soldato americano, di cui conserva una foto, ingiallita dal tempo, dietro la quale c’è una nitida dedica a lui!
Operaio dell’ Ottica Meccanica (OMI), spesso mi racconta le battaglie e le occupazioni che lui e gli altri operai hanno affrontato per far valere i loro diritti.
E mi racconta l’incontro in fabbrica con mia nonna Nanda, dal quale sboccerà un amore fortissimo che li tiene legati ancora oggi dopo 65 anni di matrimonio.
Loro hanno trasmesso a mia madre i veri valori della famiglia che lei ha riversato su di me e mio fratello.
Grande sportivo, appassionato sia di boxe che di ciclismo (conosce alla perfezione la vita di Fausto Coppi), ama anche i grandi artisti nel campo della musica leggera, come Claudio Villa e, da buon romano, Alvaro Amici. Ottiene anche molti consensi nelle sale da ballo dove si diletta nei più svariati balli tra cui uno spettacolare tango argentino. Dotato di una spiccata romanità, oggi ha raggiunto un importante traguardo della sua vita: 90 anni! Sono orgogliosa di averlo vicino, così come i figli Roberto e Daniela, la nuora Fabiana, il genero Aleandro, e gli altri nipoti Alessandro, Noemi, Roberto e la piccola pronipote Aurora. Attraverso questa lettera ho cercato di descrivere una persona che mi ha insegnato qualcosa di veramente prezioso: l’amore incondizionato di un uomo per la sua famiglia! Spero che tenendomi per mano continui ad accompagnarmi nel cammino della vita, incoraggiandomi ad affrontare le mie paure, come faceva quando ero piccola, mentre imparavo a restare in equilibrio sulla bicicletta e lui mi sosteneva per non farmi cadere. Auguri nonno!

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tua nipote Cristina

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A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

Si è svolta il 21 marzo alla Garbatella, presso la Casa delle imprese in viale G. Massaia, la prima festa della Primavera organizzata dalla CNA di Roma, per promuovere e far conoscere ai cittadini romani le realtà faticosamente produttive della media e piccola impresa. nonché le realtà artigianali che con impegno e tenacia affrontano la dura realtà della crisi economica che attraversa ogni settore;
una festa all’insegna della fiducia e orientata alla qualità dei prodotti, forse non troppo noti ma che rappresentano piccole realtà di assoluta eccellenza nostrana. La festa ,che si è protratta anche nelle prime ore del pomeriggio, è stata decisamente partecipata: a voler dimostrare che la qualità sa sempre interessare i cittadini attenti alla autenticità e genuinità dei prodotti.
Per l’occasione è stato presentato da Erino Colombi, presidente della Cna di Roma, un itinerario da percorrere in un’ora e mezza nel quartiere, a cura di Gianni Rivolta: “Passeggiando per la Garbatella, un’emozione da vivere”. Ci muoveremo attraverso circa dodici punti che ritengo siano i più interessanti dal punto di vista storico e architettonico – ha detto Rivolta, giornalista, storico e curatore della cartina del percorso.
Chi vorrà percorrerlo conoscerà botteghe artigiane e itinerari gastronomici di grande interesse di un quartiere che da decenni affascina i romani e non solo. Di qui è passato Gandhi, qui hanno tratto fonte di ispirazione registi come Pasolini e Moretti, attori come Sordi e Montesano. Con questa cartina – ha concluso Rivolta – desidero accompagnare gli appassionati, i turisti, i semplici curiosi di un itinerario tra la storia.

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(O.O.)

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Un’autorimessa di qualità di Orietta Vidali

Un’autorimessa di qualità

di Orietta Vidali

Schiavi d’Abruzzo è un piccolo paese ai confini con il Molise da cui provengono, storicamente, moltissimi tassisti romani e tanti operatori professionali collegati alla gestione delle automobili. Per questo non ci sorprende l’origine di Antonio Tucci, titolare dell’Autorimessa Troiano II ubicata in Via Prospero Alpino 74, angolo Circonvallazione Ostiense, di fronte alla ex Manifattura Tabacchi. garage-troiano
L’autorimessa ha da sempre puntato sulla qualità dei servizi e sull’attenzione ai clienti che confermano l’affabilità e la disponibilità di Antonio e dei suoi collaboratori.
In un’area di 5.000 mq, con i suo 250 posti auto e aperto 24 ore su 24, in effetti, il garage Troiano permette non soltanto il parcheggio per qualsiasi tipo di veicolo, dalle auto ai camper, ma anche una serie di servizi che vanno da un accurato lavaggio a mano, al grafitaggio e al cambio d’olio. Nello sforzo di risolvere il più possibile i problemi ai suoi clienti l’autorimessa è dotata anche di un servizio di autofficina che fornisce il tagliando completo, piccole riparazioni, pasticche freni, revisioni e ricarica aria condizionata.
L’orientamento al cliente non si limita ai cittadini di Garbatella ma si estende alla rinnovata vitalità dei nuovi insediamenti economici che hanno riqualificato l’Air Terminal: la linea ferroviaria ‘Italo’ e la magnifica casa del gusto ‘Eataly’. Sconti particolari sono riservati ai possessori del biglietto del treno veloce che fa scalo alla Stazione Ostiense a cui è offerto, se richiesto, anche l’accompagnamento in stazione!
“Svolgiamo il nostro lavoro con cura e passione – ci dice Antonio Tucci – e questo, in un’attività di servizio, è molto apprezzato dai nostri clienti che registrano una differenza rispetto ad esperienze precedenti”.
Una visita al garage Troiano II può avvenire anche in maniera virtuale visitando il moderno sito internet http//garagetroiano2.altervista.org.

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Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense Per il risanamento del fiume Almone

Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense
Per il risanamento del fiume Almone

L’Associazione di volontariato “Comitato per il Parco della Caffarella” e l’Associazione culturale “Humus” hanno presentato i giorni scorsi uno splendido volumetto di 112 pagine intitolato “Il sacro Almone da fiume a discarica”, nel quale si riassume la storia del fiume Almone dal mito alla storia romana a quella medioevale a quella preindustriale fino a quella dei nostri giorni che lo vede ridotto a lurida fogna.
Il volume si inquadra in una campagna rivolta alla società Acea Ato2 e alla Regione Lazio perché si provveda finalmente al risanamento delle acque dell’Almone, il terzo affluente del Tevere.
Si chiede di reinserire l’Almone tra i fiumi soggetti a monitoraggio, sospeso dal 2004;
di provvedere a bonificare l’alveo del fiume da rifiuti solidi;
di chiudere al transito delle auto le aree soggette a discarica;
di perseguire i reati ambientali;
di far depurare dall’Acea Ato2 tutte le acque reflue dei Comuni dei Castelli romani, di Ciampino e dei quartieri Quarto miglio e Statuario;
di spostare le aree di autodemolizione dal perimetro del Parco dell’Appia Antica.
Come ricordano i nostri nonni, l’Almone, nel territorio della Garbatella, scorreva a cielo aperto lungo il percorso della attuale Circonvallazione Ostiense, proveniente appunto dalla Valle della Caffarella e sotto passando l’Appia Antica all’altezza del ristorante Quo Vadis. Nel nostro territorio, dove l’Almone spesso si impantanava, si veniva ad approvvigionarsi di rane, da portare nelle magre tavole o da vendere per rimediare qualche spicciolo.
Poi il fiume procedeva verso il Tevere, alimentando all’altezza dell’Ostiense la centrale termoelettrica Montemartini, oggi museo archeologico.
Infine, con la costruzione della Colombo e con l’estendersi della Garbatella lungo l’asse della Circonvallazione, il fiume “scomparve”, inghiottito da un condotto sotterraneo che giace a 17 metri sotto il piano stradale. L’Almone oggi si interra in un “incile” che si trova ai
margini del Parco Scott, dove arriva già inquinato dagli scarichi incontrollati che si riversano lungo il suo percorso dalla base dei Castelli romani e nel quale confluisce anche la grossa cloaca del Quarto Miglio.
In tali condizioni di inquinamento il fiume non poteva più affluire nel Tevere. Così è stato semplicemente deviato nel grande collettore di sinistra del Tevere, diretto al depuratore, il quale però, ricevendo una eccessiva massa d’acqua (acque del fiume e acque nere), non è in grado di svolgere agevolmente la sua funzione di depurazione.
Per informazioni sulla campagna di risanamento dell’Almone ci si può rivolgere al Comitato per il Parco della Caffarella tel/fax 067803513, www.caffarella.it

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(C.B.)

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Tra passione e cultura sportiva Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassion

Tra passione e cultura sportiva
Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio
Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassionante

di Leopoldo Tondelli

Qual è la motivazione che spinge un campione di calcio all’apice della sua carriera a porre per iscritto su brogliacci di carta degli appunti riguardanti le regole della disciplina?
La voglia di prepararsi un futuro da post calciatore come allenatore? La semplice passione per un gioco che pratica da bambino?
agostino-di-bartolomei-cara-garbatellaLeggendo il libro postumo di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma, Campione d’Italia 1982-83, patrocinato dal figlio Luca, scopriamo che diverse possono essere le risposte a questa domanda, non solo rapportate al calcio degli anni settanta-ottanta, ma soprattutto riferite al calcio dei nostri giorni. Il libro dimostra una sorprendente attualità nel rappresentare da parte dell’uomo-calciatore la sua visione volta a tutelare questo sport, che in questi due ultimi decenni si è modificato non solo nelle sue regole (il libro infatti tiene conto delle modifiche apportate negli ultimi anni al regolamento del gioco che è stato quindi aggiornato rispetto alla versione originaria) ma anche nella sua organizzazione e soprattutto nella partecipazione sempre più virtuale dei suoi tifosi.
Il lavoro infatti svela anche la formazione culturale dell’uomo Di Bartolomei (diplomato nel nostro Liceo scientifico Borromini e studente universitario iscritto alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza). Non a caso il libro contiene un capitolo dedicato all’origine del gioco del calcio, sottolineando l’importanza della storia dello sport nelle dinamiche sociali ed istituzionali di diverse epoche storiche, ma anche l’importanza umana (frequentante da adolescente l’Oratorio di San Filippo Neri del nostro quartiere, sotto la guida umana e spirituale di Padre Guido). Nell’Oratorio assimilò alcune regole di vita comportamentali che trasferì nel calcio professionistico e negli stadi: come quella di protestare con l’arbitro in modo sempre pacato, tenendo le braccia dietro la schiena, perché prima funzione del capitano è quella di essere un esempio positivo per i compagni di squadra e per i tifosi. agostino-di-bartolomei-cara-garbatella
Infatti il suo decalogo del calcio contiene suggerimenti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche comportamentali, appunto come il rispetto nei confronti dell’arbitro e degli avversari nonché suggerimenti nella cura del proprio corpo. Il libro è sorprendentemente piacevole da leggere, malgrado contenga semplici regole e indicazioni tecniche. Alla fine del volume sono pubblicate interviste a Nils Liedholm, a Giampiero Boniperti e a Sandro Ciotti che svelano in modo definitivo lo scopo di trasmettere soprattutto al giovane lettore una adeguata educazione sportiva, da un campione che portava in quegli anni la fascia da capitano al braccio completamente bianca, con un messaggio culturale da trasmettere, che cioè la fascia è una istituzione sportiva, che deve essere bianca, in quanto neutra, come devono essere tutte le istituzioni.
Il libro completa, quindi, la storia umana di Di Bartolomei, illustrata dal film di 11 metri, diretto da
Francesco Del Grosso, presentato lo scorso anno al Festival di Roma, insieme ad un precedente libro di Giovanni Bianconi uscito in due edizioni, dal titolo “L’ultima partita”, Vittoria e sconfitta di Agostino Di Bartolomei, edizioni Fandango, nel quale si ricordava la carriera di calciatore, le sue vittorie, le sconfitte ed il conseguente distacco da Roma, la sua città.
Egli, nel trasferirsi a Milano, trasmise ai milanesi una diversa immagine del romano, non sbruffone o superficiale, ma di ragazzo, sì introverso, ma affidabile, serio, che lo vide protagonista negli anni della “Milano da bere” fino all’arrivo di Berlusconi alla guida del Milan.
A proposito di cinema, il nostro Agostino è il giocatore della Roma più citato nei film della “commedia all’italiana” degli anni settanta-ottanta, così da consacrarlo, in quel periodo, come giocatore più amato e popolare della Roma, malgrado non avesse mai indossato la maglia della nazionale maggiore.

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Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella Tormarancia o Tormarancio?

Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella
Tormarancia o Tormarancio?

di Cosmo Barbato

tormaranciaCominciamo col demolire una credenza consolidata. La Tormarancia attuale non è quella “originale”, nel senso che è esistita un’altra Tormarancia, situata non tanto vicino alla nostra ma nella stessa tenuta, crollata o distrutta non sappiamo quando, forse nel XIV secolo, della quale però si sono ritrovate poderose tracce di fondazione all’interno del Parco di Tormarancia.
Il nome di Tormarancia si trasferì nel tempo all’attuale torre, la più importante tra quelle superstiti del circondario. Da quell’imprecisato momento in poi la nostra torre, indicata nella cartografia antica come Tor delle vigne, cominciò a chiamarsi Tormarancia: raccolse cioè il nome della distrutta consorella maggiore.tormarancia-anni-quaranta
Da questo punto in poi, quando parliamo di Tormarancia, ci riferiamo alla torre che svetta sulla collinetta che si affianca al bel Viale di Tormarancia. “Maschio o femmina”?
Si può disquisire del “sesso” di una torre? La toponomastica moderna si è già pronunciata: “femmina”, stando al nome del Viale.
La cartografia antica chiama la nostra torre, almeno fino al 1453, Tor delle vigne, pare per via della fertilità del territorio: vi sgorgano infatti tre sorgenti ed è attraversata dal Fosso di Tor Carbone, oggi in parte ricoperto (per anni le sue frequenti esondazioni allagavano Shangai, la misera borgata oggi scomparsa, che si era andata formando nella seconda metà degli anni Venti del secolo scorso).
In una carta del 1480 appare per la prima volta il nome di Tormarancia riferito alla Tor delle vigne e da quel momento in poi sempre così, “Tormarancia” e mai “Tormarancio” (fatta eccezione per un modo di dire popolaresco degli anni 30/40 del secolo scorso dei vecchi abitanti di Shangai: “Tor marancio” o addirittura “Tor m’arrangio”, con riferimento alla vita precaria che si conduceva nella borgata). Tormarancia è anche il toponimo che riporta il massimo studioso della Campagna romana, Giuseppe Tomassetti (1910/1926).
Dello stesso avviso è anche un altro ricercatore, Giovanni M. De Rossi, nel suo “Torri medioevali della campagna romana”(1981). “Lo stradario di Roma” di Benedetto Blasi (1922) cita Tormarancia. Lo stesso fa Sergio Delli nel suo monumentale “Le strade di Roma” (1989). Viene definita Tenuta di Tormarancia la porzione di territorio aggregato di recente al Parco dell’Appia Antica. E Tormarancia si chiamava la tenuta di 232 ettari alla quale, tanto la prima torre quanto la nostra, facevano la guardia. Ma perché quel “marancia”?
mappa-tormaranciaUna prima osservazione: “marancia”, come aggettivo del sostantivo femminile “torre”, non poteva che essere femminile anch’esso.
Si è appurato che in antico, cioè nel III secolo dopo Cristo, proprietaria del fondo fosse la famiglia senatoria dei Numisi, che ha lasciato nel territorio non poche importanti testimonianze archeologiche, oggi quasi tutte esposte ai Musei Vaticani. Si è immaginato che quella grande proprietà sia pervenuta successivamente a un ricco liberto di nome Amaranthus. Sicché dal suo nome la tenuta si chiamò inizialmente “praedium Amaranthianum”, cioè “Fondo di Amaranto”. Quando, nel 1200, fu eretta la prima torre così come anche la nostra (probabilmente dai potenti Conti di Tuscolo), nel tempo l’aggettivo “Amaranthianum” riferito al fondo si trasferì alla torre, passando ovviamente al femminile.
Le torri avevano una funzione giurisdizionale, cioè ribadivano il possesso su una proprietà (come mettere il cappello su una sedia). Ma avevano anche una funzione semaforica: nella
campagna romana, dopo l’incursione saracena giunta dal mare del IX secolo che colpì le basiliche di San Pietro e di San Paolo, poste fuori delle mura, si andò creando un sistema di torri di segnalazione con fuochi (di notte) e con fumi (di giorno) per allertare la città nel caso di un nuovo sbarco o di una delle frequenti scorrerie arabe lungo la costa. La nostra torre ha base quadrata di 6 metri per lato. E’ posta in cima a una collina a 800 metri dalla Via Ardeatina e a poco di più dall’Ostiense.
Alta 15 metri, poteva essere in grado di segnalare con le numerose altre torri dislocate lungo l’Ardeatina e l’Appia Antica. L’ipotesi della derivazione dal nome della tenuta (e quindi della torre) da quello del liberto Amaranthus è tutt’altro che provata, però finora sembra la più plausibile.
Scartata un’altra che farebbe riferimento al colore rossiccio (con qualche forzatura, amaranto) dei blocchetti di tufo con i quali è costruita la torre, come quasi tutti gli edifici medioevali coevi di Roma e della Campagna romana.
Lunga è la storia della nostra torre.
Nel tempo fu dei Bottoni, dei Leni, dei Tebaldi. Nel 1470 un Tebaldi vendette parte della tenuta all’ospedale di Santa Santorun (l’attuale San Giovanni) e 18 anni dopo un Leni vendette allo stesso ospedale un’altra parte della tenuta. In precedenza, sotto il papa Nicolò V (1447/1455), la torre dovette subire un restauro, a giudicare da una piccola lapide oggi scomparsa recante il monogramma del pontefice: PPNV, cioè Papa Nicolò V. I romani, interpretando sarcasticamente quella sigla, peraltro riportata in tutte le opere edificate o restaurate in quegli anni, la lessero come “Poco Pane Niente Vino”, alludendo al fiscalismo di quel pontefice.
Agli inizi dell’800 poi la grande proprietà fu acquistata da una facoltosa nobildonna, Marianna di Savoia contessa di Chablais, figlia di Vittorio Amedeo III re di Sardegna, che la utilizzò proficuamente come cava di pozzolana, come fertile tenuta agricola e, non ultimo, come campo di importanti scavi archeologici.
In conclusione, torniamo al “sesso” della nostra torre. Che sia esistito o no quel liberto Amaranthus, che avrebbe trasmesso il suo nome alla tenuta e alla torre, certo è che quel “marancia” è la contrazione dell’aggettivo “amaranziana” relativo al sostantivo “torre”: femminile il sostantivo, necessariamente femminile l’aggettivo.

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Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi i

Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella
A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi impiantò la sua splendida villa di campagna e la sua sperimentale “Tenuta dai 12 cancelli”.
Con la “Chiesoletta” di Sant’Eurosia ci ha lasciato un segno della sua intensa esistenza

di Enrico Recchi

Nicolò Maria Nicolai è per la maggior parte degli abitanti della Garbatella un nome sconosciuto o appena sentito nominare.
/tomba-monsignor-nicolaiQualcuno però conosce il casale che porta il suo nome e che, dall’alto della collinetta posta tra Via delle Sette Chiese, la Colombo e Via di Villa Belardi, al confine del nostro quartiere, ancora domina la zona dove oggi è l’Università San Pio V.
Ma nella storia del nostro quartiere monsignor Nicolai è stato un personaggio molto importante. Se ne è già parlato su “Cara Garbatella” in diversi articoli di Cosmo Barbato nei numeri passati, ma stavolta cerchiamo di andare un pochino più a fondo nella conoscenza di questo alto prelato della Curia romana e di spiegare come e perché la sua attività ha influito sul nostro quartiere.
Dunque, Nicola Maria Nicolai nasce a Roma nel 1756 e viene sin da giovanetto avviato alla carriera ecclesiastica. Siamo nella Roma di papa Clemente XIV Ganganelli, dominata dall’aristocrazia cattolica, dai cardinali e dalle loro beghe, con il Papa che deve affrontare il problema della soppressione dell’Ordine dei Gesuiti, fortemente richiesta da alcuni sovrani europei, Ordine che sarebbe stato poi ricostituito solo nel 1814.
Appassionato di studi classici ma interessato anche alle scienze, il nostro era ben dotato di ingegno e perspicacia, in un mondo dove chi era ben introdotto e capace aveva la possibilità di conquistare posizioni nella società romana, soprattutto se vestiva l’abito talare. Nicolai ben presto ricevette riconoscimenti per il suo operato ed incarichi che ne testimoniano le capacità. Fu Commissario generale della Camera Apostolica, organo importante nell’amministrazione finanziaria dello Stato della Chiesa, per circa 50 anni. portale-nicolai
Ma è sotto Gregorio XVI (1831-1846) – il pontefice contro cui scaglia le sue frecciate poetiche G.G.Belli – che Nicolai si afferma nel clero romano e, senza però arrivare alla porpora cardinalizia, raggiunge la carica di Ministro dell’Agricoltura dello Stato Pontificio.
Ma questa non era la sola occupazione di Nicolai. Si interessava anche di archeologia ed infatti fu presidente della “Pontificia Accademia di Archeologia”, nonché presidente dell’Accademia dei Lincei, scrivendo un libro sulla Basilica di San Paolo che fu di grande aiuto per gli architetti che la riedificarono dopo il catastrofico incendio che la distrusse nel
luglio 1823.
Ma la sua vera passione erano le scienze agrarie ed i suoi diversi campi di applicazione, spaziando così dalla rielaborazione del Catasto dei terreni e dalla conseguente riforma tributaria allo studio delle tecniche di coltivazione. Si interessò tra l’altro dell’introduzione dell’eucalipto nelle zone paludose, dopo aver accertato la sua utilità nelle opere di bonifica,
precorrendo di molto la piantumazione di eucalipti effettuata sistematicamente nel ventennio fascista nelle aree della Pianura Pontina.
Coordinò anche la ristrutturazione del porto di Civitavecchia che era il porto principale dello Stato Pontificio.
Nel periodo in cui ricoprì la carica di Ministro dell’Agricoltura prese a cuore lo stato di abbandono in cui versava la campagna romana in quegli anni. La maggior parte delle proprietà terriere erano controllate da una inerte nobiltà. Intere tenute e vasti appezzamenti venivano lasciati incolti o affidati alla discutibile gestione di fattori, mentre i contadini, la manodopera, vivevano nella povertà assoluta, in condizioni igieniche miserevoli con conseguenze nefaste sul tasso di sopravvivenza infantile e sulle aspettative di vita in generale.
la-chiesoletta-di-sant-eurosiaTra i vari scritti di monsignor Nicolai, l’opera che ci interessa maggiormente è “Memorie, leggi e osservazioni sulle campagne e sull’annona di Roma” del 1803, perché in questo suo studio troviamo alcune annotazioni che riguardano anche la futura Garbatella e zone limitrofe e ci aiutano a capire come si presentasse all’epoca il territorio su cui poi sarebbe sorto il nostro quartiere. Propose anche la cosiddetta “Tassa di migliorazione”, una tassa cioè che veniva imposta a coloro che lasciavano i propri terreni incolti, mentre non gravava su chi li faceva coltivare industriosamente e proficuamente.
La stesura del Nuovo Catasto comportò un immane lavoro di rilevazione e di riporto di informazioni secondo criteri più esatti è più moderni, attraverso la rielaborazione di tutti i dati già fatti raccogliere sotto Papa Pio VI (1775-1799). Dall’opera riusciamo ad avere un quadro d’insieme delle campagne che circondavano Roma, delle varie proprietà, dello stato delle strade che conducevano a queste proprietà e, non ultimo, dei vari monumenti che si trovavano lungo il percorso. E il monsignore fece applicare con estrema attenzione i principi da lui propugnati nella sua splendida tenuta che si trovava appunto alla Garbatella, che naturalmente all’epoca non aveva questo nome, ma era indicata genericamente come Colli di San Paolo. Nicolai era fiero del suo “arboreto”, nel quale sperimentò molte specie fruttifere. casale-santambrogio
La proprietà sarebbe passata solo più tardi alla famiglia milanese dei Santambrogio, che avrebbero poi donato la “Chiesoletta”, l’attigua Vaccheria (poi trasformata in Oratorio) e alcuni terreni circostanti ai Padri Filippini. Quindi il già citato casale, con la tenuta che lo circondava, era la villa di campagna del Nicolai, che in città abitava nei pressi di Largo Argentina. Della proprietà Nicolai resta ben evidente una delle entrate alla tenuta, un magnifico portale posto su Via delle Sette Chiese all’altezza dell’Università San Pio V.
La sua passione per le scienze agrarie lo portò anche ad elaborare un calendario rustico, antesignano di quelli odierni di Barbanera e Frate Indovino, con l’indicazione di tutti i lavori che andavano svolti in campagna mese per mese secondo il susseguirsi delle stagioni. Come detto, proprio grazie ai libri scritti da Nicolai siamo a conoscenza di molti dettagli che riguardano quella che allora era la campagna intorno a Roma e che oggi fa pienamente parte della città.
Il nostro quartiere all’epoca chiaramente non esisteva e tutta l’area era raggiungibile solo grazie alla Via Ostiense. Quindi Nicolai, per questo settore, parte appunto da Porta San Paolo, dove inizia la Via Ostiense, mettendo subito in evidenza come la zona fosse infestata da aria malsana ed il terreno fosse spesso inondato dalle esondazioni del vicino Tevere.
Le vigne, la cui coltivazione era preponderante nella zona, beneficiavano però delle alluvioni del fiume, perché la terra, come dice Nicolai, veniva “ingrassata” dai depositi fluviali. Per fortuna quei terreni, che molto più tardi avrebbero costituito gli spazi su cui sarebbe stata edificata la Garbatella, erano in parte protetti dallo “sperone” tufaceo delle colline di San Paolo.
Alcuni toponimi ancora esistenti nel nostro quartiere (Via di Vigna Pozzi, Vigna Serafini) ci portano a pensare che i vigneti fossero largamente diffusi in un’area con scarsa presenza dell’uomo. Qualche casale qua e là si distingueva nel panorama, assieme ad alcune torri di avvistamento, residui medioevali, come la Tormarancia, chiamata appunto anche Torre delle Vigne. Quindi in un’area essenzialmente agricola spiccava la presenza di una piccola chiesa settecentesca, quella che sarebbe poi diventata la “Chiesoletta” dedicata ai Santi Isidoro ed Eurosia, il primo agricoltore e protettore dei contadini e la seconda protettrice contro tempeste, fulmini e grandinate, i massimi flagelli per l’agricoltura.
Nicolai dedicò particolari attenzioni alla chiesa di Sant’Eurosia (chissà perché Sant’ Isidoro viene spesso dimenticato), per risparmiare ai suoi contadini il lungo percorso fino alla Basilica di San Paolo per ascoltare la messa domenicale. La fornì di una campana (oggi è la più piccola della parrocchia di San Filippo Neri), pagò i successivi restauri affidati all’opera del suo amico, il grande architetto Giuseppe Valadier, che gli ammodernò anche il casale in cima alla collina.
La tenuta di Nicolai era particolarmente grande, o almeno così sembrava ai pochi abitanti della zona e agli agricoltori che vi lavoravano, da essere chiamata “Tenuta dei 12 cancelli”.
Usciti dalla Porta San Paolo, la prima tenuta censita dal Nicolai era quella dei “Prati di San Paolo”, confinante con l’omonima basilica ed il monastero, proprietà dei monaci benedettini. Larga parte della tenuta era lasciata a pascolo per il bestiame e a fieno, anche perché, avendo un livello inferiore in alcuni punti a quello del fiume, era soggetta alle frequenti “escrescenze della marrana detta del Ponticello di San Paolo” (forse il ponticello sull’Ostiense da dove inizia la Via Laurentina), e quindi non conveniva coltivarla. Gli allagamenti venivano chiamati “rigurgiti del terreno”, un modo assai colorito che rende bene l’idea della fuoriuscita dell’acqua di origine fluviale dalla terra. Le altre proprietà che si incontrano lungo la Via Ostiense appartenevano ai principi Borghese, al marchese Serlupi o erano di pertinenza di ordini ecclesiastici o di chiese. Sempre Nicolai ci racconta che erano presenti in zona cave di pozzolana, delle quali sono state ritrovate recentemente sicuri resti nei lavori di scavo nelle catacombe di Santa Tecla in Via Silvio D’Amico. Più avanti sull’Ostiense venivano incontrati terreni definiti “mezzagne”, cioè con molti sassi o tufi scoperti o poca terra, scarsamente utili allo sviluppo dei semi ed in genere, proprio per questo, destinati a pascolo. Ancora oltre, sulla Via Ostiense e sulle sue diramazioni, ritroviamo tenute con nomi che ci ricordano località a noi note: Tenuta del Grottone (Via Valle del Grottone zona “I Granai”), Tenuta delle Tre Fontane, Tenuta di Tor di Valle ed ancora più in là, sempre sulla Ostiense, la Tenuta di Mostacciano, la Tenuta di Vallerano ecc.
E mentre i valori dei terreni agricoli crescevano, sia per la trasformazione delle rendite agricole in rendite urbane sia per la speculazione, la Garbatella restava ancora terreno non individuato dagli speculatori, da quelli che nel futuro lontano sarebbero stati chiamati palazzinari.
A Nicolai il Comune di Roma ha dedicato una strada, non alla Garbatella però, ma nella periferia di San Basilio. Insigne il suo monumento funebre in stile neoclassico dello scultore Giuseppe Fabris: si trova in centro, nella bella chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, in Via dei Banchi Vecchi.

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Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli” Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della colle

Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli”
Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della collettività”

di Enrico Recchi

No, state tranquilli, non è il seguito del fortunato romanzo di Richard Adams del 1972 “La Collina dei conigli”. In zona di confine con il nostro quartiere c’è un piccolo spazio verde che è diventato il “Parco dei conigli”. Parliamo dell’area libera da costruzioni, in leggera pendenza, che si incontra in Via Tiberio Imperatore, subito dopo l’edificio della Scuola Media “Alessandro Severo”. L’area non è stata mai utilizzata se non come passaggio pedonale per chi abita nelle case della Cooperativa Ferrotranvieri che sorgono sulla Collina Volpi.
conigli-a-collina-volpiUn bel giorno, lo scorso anno, improvvisamente, qualcuno ha pensato di liberare (un termine chic, per dire che se ne è voluto disfare) una coppia di conigli da appartamento. Passare dalla condizione di animale domestico a quella di animale libero non deve essere stato facile per le piccole bestie, ma le attenzioni degli abitanti della zona e soprattutto dei bambini e l’evidente assenza di volpi e altri predatori ne hanno favorito l’ambientamento. L’area, che viene periodicamente ripulita dalle erbacce e dai rovi a cura del Comune e che è stata anche recintata, è diventata così un parco spontaneo all’aperto, dove i conigli hanno scavato le loro tane e hanno prolificato, nonostante qualche furtarello che comunque non ha influito seriamente sulla crescita del loro numero.
Se l’aumento del numero dei conigli non ha potuto seguire lo schema studiato dal pisano Fibonacci (il più noto studioso del fenomeno della riproduzione dei conigli secondo uno schema matematico, che visse tra il XII ed il XIII secolo), la loro presenza si è in ogni caso radicata e, possiamo dire, “istituzionalizzata”, se è vero che sono comparsi avvisi che indicano gli alimenti che i conigli possono mangiare e ciò che invece è deleterio per la loro salute, oltre ad ammonimenti a non appropriarsi delle bestiole che sono un bene della collettività.
Oramai la loro presenza, via via sempre più numerosa, è diventata una sorta di attrazione della zona. Specialmente il pomeriggio nelle giornate calde si vedono frotte di bambini che si avvicinano guardinghi e sospettosi (loro ancor più che le piccole bestiole avvezze alla presenza umana) con in mano una carotina o un cespo di lattuga, sotto l’occhio vigile di genitori o nonni, per riprendere contatto con una realtà, quella degli animali da cortile, oramai lontana dalla nostra attuale cultura.
Fino a poco tempo fa c’era in giro per Roma la figura della “gattara”, in genere una donna anziana che portava da mangiare alle colonie dei gatti randagi un tempo numerose nelle nostre strade (ma che fine hanno fatto i gatti randagi? Se ne vedono pochissimi). Oggi invece sono i conigli a ricevere le attenzioni amorevoli di animalisti grandi e piccoli. Un altro segno dei tempi che cambiano?

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Primarie del centro sinistra per candidato a sindaco di Roma. Anche alla Garbatella “stavince” Ignazio Marino

Primarie del centro sinistra per candidato a sindaco di Roma.
Anche alla Garbatella “stavince” Ignazio Marino

Si è votato domenica 7 aprile nei quattro seggi alla Garbatella, allestiti dai volontari di Roma Bene Comune per scegliere tra i sei candidati del centro sinistra per le elezioni a sindaco del 26 e 27 maggio. Buona partecipazione popolare, con un risultato che non lascia dubbi.
Marino ha ottenuto il 71%, David Sassoli il 14,4%, Gemma Azuni 5,8%, Paolo Gentiloni il 4%, Patrizia Prestipino 2,8%, Mattia Di Tommaso 1,1%.

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