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Autore: Eleonora Ono

Presentazione del libro “Diario delle molestie nella vita di una donna”

Il 21 Marzo alle ore 18:30, nel cuore della Garbatella, presso l’Atelier d.IsaGio di Isa Giovannozzi in Via delle Sette Chiese 108 si terrà la presentazione del libro “E’ capitato anche a me. Diario delle molestie nella vita di una donna” di e con la presenza di Cristina Formica, casa editrice Red star press.

Da dove nasce l’idea di questo libro? 

Il pensiero di scriverlo deriva da un percorso che sto facendo da molti anni. Ho sempre svolto attività e politiche legate alle donne. Poi, la scorsa estate ho letto una pubblicazione a cura di Laura Volpato, “Raccontare le molestie sessuali. Un’indagine empirica “(Edizioni Rosemberg&Sellier), in cui un capitolo è dedicato totalmente al racconto delle molestie subite dalle migliaia di persone che hanno risposto alla ricerca, fatta all’Università degli Studi Milano-Bicocca. Ho iniziato a ripensare a cosa mi era capitato, ed ho iniziato a scrivere degli episodi di violenza e molestie sessuali che avevo subito.

L’idea di strutturare l’opera in forma di “diario” ti ha aiutata ad approfondire una tematica così toccante oppure per cercare di coinvolgere maggiormente il lettore?

La scelta della scrittura in forma di diario mi è venuta istintivamente, ho voluto scrivere con uno stile asciutto ma che esprimesse le emozioni, i contesti, a partire dalla descrizione del fatto. In un mese, ho ricostruito tanti piccoli e grandi episodi che avevano inciso sulla mia vita, sulle mie scelte, su ciò che sceglievo di essere e di fare; allo stesso tempo, parlando con altre donne, mi sono resa conto di quanto fossero vicende comuni nella vita di noi tutte. Chi non è mai stata seguita da un uomo in macchina e non ha provato timore? Il mio libro è un diario che potrebbe aver scritto anche un’altra donna, con racconti magari diversi, ma penso che gli avvenimenti che racconto non sono capitati solo a me. Mi ha fatto bene ripensare a quanto accaduto, scriverlo e parlarne: mi ha rafforzato ancora di più nella convinzione che bisogna cambiare questo stato di cose.

In che modo possono difendersi le donne?

Dobbiamo e possiamo combattere perché le molestie sessuali non accadano più a nessuna donna. È un problema culturale che riguarda gli uomini. Il genere femminile può agire perché questa cultura sia cambiata, a partire dai commenti che sentiamo, dai ragionamenti, piccole azioni, dall’educazione nelle scuole. Credo che come donne dobbiamo chiedere alla politica di occuparsi di noi, siamo la metà della popolazione e dobbiamo esigere più asili nido, il potenziamento dei Consultori Familiari pubblici, protestare per il problema di differenti salari a parità di mansione lavorativa con gli uomini. Sappiamo difenderci, ma dobbiamo solidarizzare tra donne; secondo me bisogna battersi perché le altre donne, soprattutto le più giovani, vivano in un mondo che non le molesti più.

Perché la rassegnazione è così comune?

Purtroppo è considerato normale che un uomo sia sessualmente insistente con una donna; è difficile riconoscere che si sta subendo una molestia, soprattutto se intorno a te non c’è solidarietà, attenzione. Io mi sono spesso vergognata e non ho raccontato, però ho avuto l’appoggio della mia famiglia quando potevo entrare in una relazione malata. È importante ribaltare l’ottica che la colpa della violenza non riguarda il costume; perciò, descrivo il mio abbigliamento negli anni in cui avvenivano le molestie che subivo e come ero vestita non giustifica assolutamente quello che avveniva, ero un obiettivo perché ero una donna.

 Il concetto di “solidarietà” esiste? 

 È fondamentale come concetto per alimentare una comunità umana. Ci sono tantissime esperienze che lavorano perché la società italiana, sia più giusta, attenta alle differenze, solidale con le donne e con gli altri popoli. Dobbiamo essere solidali, coltivare la gentilezza. Quale essere umano vorrebbe vivere in un mondo in guerra, che affama, che violenta. Credo fortemente nella testimonianza individuale, con il mio libro vorrei contribuire a una discussione e all’azione collettiva.

In quale modo il tuo operato è in grado di aiutare generazioni?

 Per la gioventù futura spero, come ho detto prima, che vivano e crescano in un cosmo in cui non debbano difendersi da tali crudeltà. Parlarne è importante, anche per coinvolgere in questo cambiamento gli uomini. E ‘importante che anche il maschile partecipi a cambiare la cultura patriarcale. Con questo libro vorrei proporre discussioni e ragionamenti collettivi, che portino a fare e richiedere politiche più giuste anche per le donne.

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“La prudenza delle farfalle”: presentazione del libro di Francesca Nacca e Luca Valeri

Da un po’ di tempo a Garbatella si respira un’aria nuova, più colorata, più vivace. Chissà se il motivo è legato al fatto che il quartiere è considerato un punto nevralgico di condivisioni artistiche e socio-culturali. 

Ed è proprio per questo che il 19 Novembre presso l’Atelier d.isagio di Isa Giovannozzi in via delle Sette Chiese 108, si terrà la presentazione del libro “La prudenza delle farfalle”, scritto a quattro mani da Francesca Nacca e Luca Valeri. Questo evento sarà speciale perché vi riporterà indietro nel tempo, in un’epoca lontana, in cui si investivano energie per dibattere sulla filosofia, sulla poesia e su interessi comuni. Tutta un’altra cosa rispetto alla velocità ed alla frenesia in cui si è immersi oggi.

Come sarà organizzata la presentazione?  

Innanzitutto dalle 17:00 troverete gli autori del romanzo, la casa editrice Arbor Libri ed uno spazio dedicato a the e biscotti per addolcire una domenica autunnale. Inoltre, durante l’incontro sarà possibile ascoltare le confidenze degli autori, ma in esclusiva ecco qualche inedito della scrittrice Francesca Nacca.

 Come è nata la vostra idea di scrivere insieme “La prudenza delle farfalle?”

Per il desiderio di condividere l’arte. Crediamo che essa abbia un linguaggio universale, che unisca gli artisti, gli scrittori tra loro e questi ultimi con i lettori: l’importante è individuare la frequenza giusta, la sintonia. 

Io e Luca abbiamo cercato nell’altro ciò che ci mancava da soli: a me il coraggio di esplorare mondi onirici, di volare davvero alto, a lui mancavano le radici per orchestrare i suoi orizzonti metafisici con il mondo reale, terreno.

 Come mai avete selezionato proprio Atelier d.isagio di Isa Giovannozzi?

Mi riallaccio alla risposta precedente: l’arte che unisce. Mi ha sempre affascinato l’idea di opera d’arte totale. Due o più forme di talento, se correlate, si arricchiscono e creano sfumature straordinarie. Riguardo la scelta dell’atelier D.isagio, che ospita il nostro romanzo, mi piace pensare che se è vero che il lettore riscrive la storia che legge, così una donna possa ridare vita a un capo, indossandolo.

 Il capitolo più difficile da mettere nero su bianco? E quello a cui tieni di più?

L’inizio del romanzo è stato “rognosetto”. Le prime pagine. Il panico dello scrittore di fronte al foglio bianco. Per me è tutta lì la difficoltà, poi si entra nel flusso e tutto è ispirazione e rapsodia.

La fine invece mi ha emozionato. E un po’ mi emoziona ancora quando la rileggo.

 Aneddoti accaduti in fase di scrittura ed ideazione? 

Abbiamo litigato parecchio, soprattutto in fase di ideazione. Siamo stati più complici rispetto alla scelta di stile di prosa invece, stimiamo molto la penna l’uno dell’altra. Però poi ci siamo sempre rincontrati: una volta cedeva l’uno, una volta l’altra. E ci siamo anche divertiti. Tanto emozionati, insieme.

 Qualche curiosità sulle farfalle? 

Te ne dico due le quali mi piace sempre raccontare. Una più lirica, l’altra più concreta: 

Nella cultura greca “Psyché “è il termine utilizzato per designare la farfalla e l’anima. Per questo simbolicamente la farfalla viene associata – in diverse culture, non solo in quella greca – all’anima di qualcuno che non c’è più. C’è una letteratura densissima a riguardo. Nel romanzo è riportata una dolce leggenda giapponese sul tema. Però non te la racconto, perché sarebbe uno spoiler! E poi la farfalla è anche considerata un messo d’amore, mi piace questa sfumatura romantica. Sono affezionata a una prosa montaliana, in cui viene descritta una farfallina color zafferano che fa visita al poeta che fa colazione al bar della piazza di Dinard. Vola da lui a portargli notizie della donna amata. E il poeta la attende e si chiede se tornerà ancora e ancora; 

Questa seconda curiosità è frutto delle ricerche fatte in fase di stesura del libro: ho imparato che le farfalle, durante l’accoppiamento, dispongono le ali in modo da disegnare con i loro colori il volto di un rapace. Lo fanno per spaventare gli eventuali predatori, che in questo modo non disturberanno la copula amorosa. La perfezione della natura è sempre stupefacente.

 Il testo somiglia ad una sceneggiatura, potrebbe subire un cambiamento simile, come una serie televisiva oppure un film? Vi piacerebbe come evoluzione? E se sì a quale regista lo affideresti e perché?

 Abbiamo cominciato a scrivere il romanzo subito dopo aver guardato insieme la serie “Il Miracolo” di Niccolò Ammaniti, scrittore da me molto amato. Ci siamo detti: scriviamo qualcosa che un domani qualcuno trasformerà in sceneggiatura. Quindi il fatto che tu ci dica questo significa che un pochino siamo riusciti nell’intento.

 La migliore ricetta per scrivere un libro?

Non esiste secondo me. Ti rispondo così: occorrono scintille, più che ingredienti.

 La prima persona a cui hai fatto leggere il romanzo?

Il mio compagno. Perché se lo merita.

 Dove ti rifugi per scrivere? 

Ovunque si può scrivere, purché il momento sia propizio. Mi è capitato di scrivere alcune pagine persino sull’autobus. Altre ad una mostra al Vittoriano, anche se non ricordo di chi. L’unica condizione necessaria è riuscire a soffiare la mia bolla invalicabile da abitare per il tempo necessario.
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Giornata mondiale sull’autismo alla Cooperativa Garibaldi

di Eleonora Ono

Segnatevi la data perché il 2 Aprile, nella Cooperativa Agricola Giuseppe Garibaldi, immersa nel verde di Via di Vigna Murata 573, vi aspetta la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo.

Il programma partirà alle ore 11:30 quando i genitori, i ragazzi autistici e chi fa parte di questa splendida realtà si racconteranno. Proseguirà poi alle ore 13.00 con la visita dell’azienda in attesa del buffet. Seguiranno la passeggiata negli orti, musiche e danze popolari e persino un’installazione artistica di Bob Gallo, pittore che si è lasciato coinvolgere dalla capacità creativa di questi giovani.

Una giornata che, istituita dall’Onu nel 2007 per richiamare l’attenzione su questa realtà, ha per la Cooperativa Garibaldi un’importante significato. Qui infatti, ogni giorno si lotta per il riconoscimento dei diritti delle persone con la sindrome dello spettro autistico.

Una storia che va avanti dal 2010, quando il Presidente Maurizio Ferraro, insieme ad altri genitori dei ragazzi autistici, fondarono questa cooperativa sperimentale per sensibilizzare la popolazione su questa complicata realtà, ma soprattutto  per dare un lavoro e un futuro ai propri figli. L’unicità di questa azienda, infatti, è che i soci fondatori sono proprio loro: i ragazzi autistici. E nonostante le difficoltà, le loro giornate volano tra mille attività. Dal ristorante, alla falegnameria, la smielatura, i corsi di cucina, laboratori di fotografia,disegno: il tutto con l’intento di integrare ogni ragazzo che abbia una forma di autismo più a meno lieve. Tra le attività non dimentichiamo quella dell’orto, forse la principale, poiché coinvolge l’intero quartiere e dintorni. I cittadini infatti, possono adottare pezzi di terra da curare e coltivare assieme ai ragazzi, così da superare le barriere dei pregiudizi e dei preconcetti. Scegliere una parte di terra da adottare, vuol dire anche sentirsi liberi di investire in questo spazio pieno di vita e di riscatto.

Perciò il motto è: “la cura della Terra la Terra che cura”. Con questo messaggio si spera di scuotere anche una mentalità che, alcune volte, si irrigidisce nell’affrontare concetti un po’ meno consueti per paura o per disinteresse. Invece bisognerebbe  alimentare la comunicazione sotto qualsiasi forma attraverso un percorso di inclusione.

Insomma, il 2 Aprile non perdetevi questa giornata dove si sta insieme, si mangia, si respira l’aria di campagna, si scoprono i punti di vista di chi il mondo lo vede a modo suo. E se non sai guardare il mondo come fanno i ragazzi autistici, impari.

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Ha chiuso l’edicola della stazione metro della Garbatella

Un’altra chiusura determinata dalle scelte di Atac.

Purtroppo il problema principale non è la digitalizzazione e la crescente difficoltà della carta stampata di rimanere in vita, almeno non in questo caso specifico, ma sono i criteri aziendali di Atac che hanno determinato di fatto la chiusura dell’edicola della stazione metro Garbatella. Un punto vendita di giornali che metteva a disposizione tra l’altro servizi legati a varie tipologie di pagamenti sempre più utili e necessari ai cittadini, considerando il fatto che la popolazione del quartiere è costituita in larga parte da persone di età avanzata. Il 18 febbraio scorso, infatti, i viaggiatori e i cittadini hanno trovato la saracinesca dell’edicola abbassata e così rimarrà.

La rescissione del contratto di locazione per scelta di Atac, e quindi lo sfratto, alle rivendite di giornali che spesso associano anche e -non solo- i tabacchi all’interno delle stazioni metropolitane della linea B, costringe gli edicolanti a chiudere.
Infatti negli anni l’Azienda dei trasporti pubblici ha deciso di interrompere l’attività a diverse rivendite.

Così dopo le sentenze di sfratto ai punti vendita di Policlinico, Tiburtina, Termini, Piramide è arrivata anche per Garbatella, nonostante abbia creato negli anni una relazione di assoluta affidabilità e disponibilità nei confronti del pubblico sia affezionato che di passaggio.

Il servizio che offriva era molto importante : cambio moneta, acquisto dei biglietti per i mezzi pubblici qualora le macchinette automatiche non fossero funzionanti, acquisto di giornali, guide turistiche e ciò che può fornire un esercizio di questo genere. Soprattutto era un punto d’incontro tra generazioni, dato che accanto è situato il frequentatissimo centro sociale anziani Pullino “Francesco Giaquinto”.

Una persona che frequenta assiduamente il centro esprime il suo disappunto e sottolinea che: “L’edicola era fondamentale per comprare il giornale al mattino e poi puntare dritti al bar per la colazione, come se fosse un rituale di socializzazione, che sfociava al Centro anziani. Abbiamo perso un punto di riferimento e adesso noi come faremo? A chi potremmo chiedere informazioni? O anche semplicemente commentare la partita del giorno prima?“

La titolare dell’edicola, con gli occhi lucidi non ha voluto aggiungere altro, visto che è molto tempo che combatte questa battaglia e che ora,  arrivata al capolinea,  è stata costretta ad arrendersi di fronte a queste decisioni incomprensibili.

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Il rap di Kento al Csoa La Strada

Oggi torna il Rap Italiano di Kento&DjFuzzten al Centro sociale La Strada in Via Francesco Passino 24 alla Garbatella. Sarà l’occasione per presentare il suo nuovo singolo “Non siete fascisti ma”, insieme ad altri artisti, poeti e cantanti.

Le intenzioni dell’artista sono quelle di trasmettere e coinvolgere il pubblico attraverso la sua creatività per far percepire le emozioni più profonde che scaturiscono dal suo percorso personale sempre in conflitto tra luci e ombre.

Storia del cantante

Francesco Kento è un rapper e uno scrittore di origine calabrese. Nel suo carnet ci sono già dieci dischi e più di mille concerti. Inoltre, da una decina di anni, si occupa anche di laboratori di scrittura in carcere, scuole e comunità di recupero.

E’ stato il primo rapper Italiano ad esibirsi sul mainstage di Umbria Jazz, premiato dalla Casa Memoria Impastato a Cinisi in Sicilia, in occasione dell’anniversario dell’assassinio di Peppino.

Nel 2021 esce BARRE – rap, sogni e segreti in carcere minorile, il suo ultimo libro, edito da Minimum Fax.
 Anche se non è nato alla Garbatella si sente molto in sintonia con il quartiere popolare per l’atmosfera che si respira.

Le dichiarazioni


“Negli anni ’90 mi sono innamorato della musica Rap – ha detto Kento- perché si basa molto sui testi, sul ritmo e sulle rime; invece altri generi musicali si focalizzano sulla melodia. Ovviamente il rap negli anni passati era considerato di frattura, di scontro quindi il passaggio del brano stesso risultava ostico per un ascolto radiofonico, invece adesso è diventato mainstream.

L’uscita del nuovo album è previsto in primavera con la bella stagione, ma per le date dovete attendere.”

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I The Drunkers al Tre de Tutto, per festeggiare il secondo compleanno alla Garbatella

Il 16 dicembre con le note della Britpop inglese, termine unico apparso negli anni ‘90 per racchiudere il rock alternativo e il pop Rock, si accendono i riflettori al Tre de Tutto, noto locale nel cuore della Garbatella in Via Giustino De Jacobis 19, gestito dal duo Daniele Notte e Mirko Tomassi.

Il ristorante prettamente italiano, ma anche caffetteria e pub, festeggia  i due anni di apertura nel quartiere e ospiterà i The Drunkers, che nonostante negli anni abbiano ridimensionato il loro organico, suoneranno cover degli Oasis, degli  Artic Monkeys e tanto altro; perciò si ballerà e canterà con tanto entusiasmo.

Il progetto di Copihue Floreal e Simona Catalani

Il locale si distingue anche nella piazza per un progetto di Copihue Floreal  e Simona Catalani con l’istallazione di Natale 2022 “XMAS WRAPPING PAPER”; si tratta di pannelli dipinti e ricoperti in plastica che coprono l’intera facciata per dodici metri di lunghezza, rappresentando un pacchetto regalo.

L’installazione ricorda l’abete nordico con spunti creativi e colorati, dando l’idea di impacchettare il locale per regalarlo al quartiere. In tutto ciò bisogna notare l’originalità, ed il tocco di stile che hanno avuto Notte e Tomassi per aver fatto questa scelta, motivo per il quale è tanto apprezzato da tutti.

“Quanto è bella Garbatella”

Il “Tre de Tutto” ha un design innovativo, è frequentato da gente di ogni età e si configura tra il caffè letterario e un corner domestico, in cui poter svolgere attività di smartworking sentendosi comodamente a casa propria.

All’interno è in bella vista la scritta “Quanto è bella Garbatella” e si trova a pochi passi dall’ arco di piazza Sant’Eurosia, dove Nanni Moretti nel famoso film “Caro Diario” sfreccia con la sua Vespa nell’intento di scorrazzare in pieno agosto tra i lotti del quartiere romano più bello che c’è.

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ESPOSTO UNO STRISCIONE IN SOLIDARIETÀ CON LE DONNE IRANIANE

Di Eleonora Ono

 

“Jin, Jiyan, Azadi! Donna, vita, libertà! Al fianco delle donne iraniane contro ogni forma di violenza”.

Questa la frase riportata sullo striscione per manifestare solidarietà alle donne iraniane che questa mattina è stato affisso all’ingresso della sede del Municipio Roma VIII, in via Benedetto Croce, in occasione della giornata internazionale per il contrasto alla violenza contro le donne.

Per la giornata di oggi, in collaborazione con le associazioni, i centri di aggregazione giovanili, le scuole presenti sul territorio, sono state promosse dal Municipio Roma VIII una serie di iniziative culturali pubbliche e gratuite di sensibilizzazione e azioni simboliche di contrasto alla violenza di genere.

Le dichiarazioni di Amedeo Ciaccheri

“Il calendario degli appuntamenti – spiega il presidente del Municipio Roma VIII, Amedeo Ciaccheri – tiene a mente la lotta delle donne iraniane.

Gli eventi che saranno disseminati sul territorio si confronteranno per dare voce ai tanti volti di una sfida femminista che è stata assunta da tutta quanta la comunità territoriale. Rinnovo infine la mia adesione e quella della comunità municipale alla manifestazione cittadina di domani ‘Non una di meno’ in piazza della Repubblica a Roma”.

Gli eventi proseguiranno fino alla fine del mese tra incontri su identità di genere e linguaggi, installazioni artistiche, esecuzioni di brani musicali e poetici, letture collettive nei pressi delle panchine rosse, e, a chiusura, “She Walks”, una passeggiata in ottica di genere per trasformare la città, a partire da Largo Enea Bortolotti, promossa dal Municipio Roma VIII in collaborazione con l’ordine degli architetti di Roma, e con la partecipazione delle associazioni e i comitati di quartiere del quadrante Valco San Paolo.

L’intervento di Maya Vetri, assessora alle politiche culturali e di genere

L’Assessora municipale alla cultura Maya Vetri aggiunge: “Il contrasto alla violenza di genere è un impegno che manteniamo costante nell’azione politica quotidiana: dalla promozione del linguaggio di genere, alla lotta agli stereotipi dalla formazione per il personale comunale agli incontri nelle scuole e nei territori, dalla promozione e la diffusione dei servizi pubblici che la contrastano a rinforzare la rete sociale e civica presente nei quartieri. Neanche due settimane fa è stata inaugurata la prima operazione di toponomastica femminile nel quadrante di Valco San Paolo un progetto integrato che ha visto valorizzare le figure di donne scienziate nella storia attraverso l’installazione di una segnaletica alternativa e la realizzazione di opere di street Art.”

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Torna sul ring Emiliano Tagliavini, “il boxer di Shangai”

“Sono convinto che sul ring o dai tutto te stesso o vai a casa, non ci sono mezze misure. Tra cinque anni spero di essere pronto ad affrontare incontri internazionali, visto che ho già in programma di avvicinarmi al titolo italiano; dopo di che seguiranno altre sfide e, se conquisterò il titolo, gli occhi andranno verso l’Europa o addirittura  oltre Oceano”.  Con questa determinazione Emiliano Tagliavini, 28 anni, detto il pugile di Shangai, si prepara a tornare sul ring per la categoria pesi leggeri (al limite dei 61,2 kg). Sabato 12 novembre alle ore 20, infatti, sfiderà l’italo-romeno Vitalie Spinu nella palestra Boxe Torre Angela di via Biccari 15, dove si allena quotidianamente.

Foto di Simone Pagano

Questo incontro se  da una parte preoccupa il giovane atleta romano per le capacità tecniche del suo avversario che, essendo di bassa statura cercherà sicuramente la corta distanza costringendolo  ad una difesa  impeccabile,  dall’altra gli infonde grande  energia, essendo consapevole del fatto che sopra quel quadrato Tagliavini dovrà dare tutto se stesso.

La storia

Il boxer di Tormarancio, cresciuto a suon  di ganci e diretti nella palestra della Team Boxe di Montagnola,  è già stato Campione italiano Senior dilettanti (69 kg) nel 2016 e professionista dal 2018. Il suo ultimo match, bello ed emozionante, si è svolto nel dicembre 2021 (categoria super leggero), dopo un’inattività di quasi tre anni. Il rientro sul ring è stato possibile grazie al suo maestro e preparatore atletico Alessandro El Moety, che nella palestra Roma Boxe Torre Angela segue Tagliavini in maniera attenta e meticolosa sia nella boxe che a livello emotivo, creando un legame quasi indissolubile tra loro, tanto che a volte basta solo uno sguardo per far risollevare il suo pupillo.

 

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Presentato all’Approdo della Garbatella “Il salotto del Bar Lunik” il libro di Gaetano Mosca

“Era una sera come un’altra al Bar Lunik. Un Dopocena Romano. Il cielo coperto da nuvole color latte rifletteva le luci della città, creando ombre timide che si nascondevano sotto i tavolini, facendo percepire una sensazione di mistero.”

Così scrive Gaetano Mosca nell’incipit del suo libro “Il salotto letterario del Bar Lunik” presentato all’Approdo- Porto Culturale Sicuro in Via Giovanni Battista Magnaghi 12 alla Garbatella.

Il racconto

Il libro racconta le avventure di alcuni personaggi, parzialmente inventati, che frequentavano più o meno assiduamente il famoso Bar Lunik di piazza Geremeia Bonomelli, conosciuto come il bar della “Nanetta”, a pochi metri dalla famosa scritta “Vota Garibaldi lista n.1”.

In questo bar, scrive Mosca, c’era davvero posto per tutti perché era un luogo accogliente, un po’ come casa, una condivisione di uno spazio e tempo dove è possibile parlare di qualsiasi argomento: dalla politica al calcio e anche, alcune volte, condividendo solo il silenzio, insomma un luogo d’incontro anche di personaggi più disparati.

Il lavoro editoriale raccoglie più di 70 storie da leggere tutte d’un fiato che sono iniziate quasi per gioco da uno scambio di messaggi su whatsapp.

Amici e colleghi dell’autore son stati chiamati per partecipare alla lettura di un capitolo a testa con le note di sottofondo creando la giusta atmosfera.

La dichiarazione dell’autore

Successivamente l’autore aggiunge: “Queste sono storie nate dalle mie passeggiate da pensionato quindi leggete pure che tanto non me le ricordo” E continua: “Un giorno si parlava di andar a fare colazione al bar della vecchia, poi ci sono rimasto male quando ho scoperto che era più giovane di me. Chiaramente Il tanto amato Bar Lunik è stato un pretesto per raccontare un po’ d’umanità tra il vero e l’inventato perché senza fantasia non ci sarebbe la letteratura.” (Il salotto del Bar Lunik-Print by Amazon, 11,44 euro)

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Ostiense: scoperta una targa per Pasolini al Biondo Tevere

A Pier Paolo Pasolini per l’amore rivolto al Popolo di Roma.
“Dietro il Parco Paolino e la facciata d’oro di san Paolo, il Tevere scorreva al di là di una grande origine pieno di cartelloni: e era vuoto senza stabilimenti, senza barche, senza bagnanti, e a destra era tutto irto di gru antenne e ciminiere, col gasometro enorme contro il cielo…”
Da Ragazzi di vita, 1955.

Sono queste le parole incise su una targa deposta dal Municipio VIII al Biondo Tevere, lo storico ristorante dell’Ostiense sul fiume, di cui Pasolini era un assiduo frequentatore. La cerimonia si è svolta il 2 novembre, giorno della sua morte avvenuta nel lontano 1975.

La dichiarazione di Amedeo Ciaccheri e Maya Vetri

“Per me è un grande orgoglio essere qui – ha dichiarato il minisindaco Amedeo Ciaccheri – per ricordare questo grande intellettuale del Novecento. Oggi tante altre città d’Italia hanno fatto dell’anniversario della sua morte l’elemento di chiusura di quest’anno pasoliniano.  Ma grazie a questa nostra esperienza di andare a cercare Pasolini in giro per la città, le sue tracce non saranno conservate solo in un archivio nascosto, ma rimarranno in quello che ha costruito questa rete urbana e anche nella rete materiale dei luoghi che sono stati toccati da questo percorso.  Sono grato a Sandra Giuliani dell’associazione Donne di carta che si è fatta portavoce di questo cammino insieme a coloro che hanno collaborato. E un grazie va anche a Roberto Panzironi che ci ospita nel suo locale per una cosa bella”

“Abbiamo rispettato l’idea madre, quella di guardare la città con lo sguardo pasoliniano” – ha aggiunto Maya Vetri assessora alle politiche culturali – Colgo l’occasione per ringraziare anch’io Sandra Giuliani, Annalisa Cipriani di Italia Nostra e Dario Pontuale delle Officine fotografiche per le tante iniziative messe in campo in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini “

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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