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Autore: Redazione

Cara Garbatella: da dicembre torneremo in edicola

Da dicembre torneremo in edicola ogni primo giovedì del mese con otto pagine di cronaca locale.

Dopo un anno di parentesi sul web, Cara Garbatella si ripresenta nella sua veste originale cartacea, quella che ha fatto appassionare i numerosi lettori del quartiere e non solo.
Tante le conferme ma altrettante le novità. Cominciamo con queste ultime. Innanzitutto il giornale uscirà tutto l’anno, tranne la pausa estiva di luglio e agosto, con una nuova veste grafica che gli editori ritengono essere più moderna e più godibile. Sarà un grosso sforzo, un lavoro che ci vedrà impegnati senza sosta per dare le informazioni che non potete trovare sui quotidiani nazionali. A noi non interessano tanto le notizie che tutti i giorni sentiamo nei telegiornali, nei diversi talk show sul piccolo schermo o sulle pagine dei più noti fogli di informazione, alle quali noi dovremmo fare il controcanto.

A noi interessano le piccole storie che nascono dietro l’angolo di casa, nella scuola del quartiere, al centro anziani, nel campo di calcio della parrocchia.
Saremo dunque attenti a darvi le notizie di attualità che riguardano il quartiere, ma non mancheremo di raccontare le vostre storie più belle, quelle di una comunità cittadina in marcia da
tantissimi anni per un mondo più giusto e solidale.

La seconda novità è che in questa nuova veste editoriale Cara Garbatella sarà più curiosa. Non solo alzerà le antenne dei suoi redattori sul vecchio quartiere popolare dell’Ater, ma si  occuperà anche di cosa succede nei quartieri limitrofi Montagnola, Roma 70, Tormarancia, San Paolo e Ostiense dedicando due pagine della già ridotta foliazione.
Con questo non ci arroghiamo il titolo di giornale del Municipio, ma non possiamo nasconderci dietro un dito. Quotidianamente chi abita a Garbatella ha rapporti continui con i quartieri
del suo Municipio. Centralità dunque a Garbatella, ma un occhio anche ai quartieri vicini.

Sarà un giornale più strutturato e scritto da una redazione con la presenza di diversi giovani aspiranti giornalisti. La cronaca la farà da padrona, ma parleremo anche di politica municipale, di cultura e di sport locale con alcune rubriche dedicate. Cosa rimane del passato? Innanzitutto abbiamo voluto lasciare la storica testata, riconoscibile da tutti gli abitanti della Garbatella, la tiratura in 5 mila copie al mese e la diffusione gratuita.

Infatti il giornale lo potrete trovare presso tutti i nostri inserzionisti pubblicitari e nei luoghi pubblici di transito dei cittadini: la sede del Municipio a via Benedetto Croce, i centri anziani,
i centri culturali ecc…
Non rimane che fare un appello ai lettori. Dietro questo giornale non ci sono grandi editori, c’è una piccola associazione composta da volontari che opera da più di vent’ anni nel quartiere
con un bel cineforum e con l’appuntamento annuale del Jazz festival Garbatella. Quindi i veri proprietari del giornale siete voi e gli inserzionisti che ci credono e investono piccole somme in pubblicità. Continuate a sostenerci, senza di voi non potremo andare avanti a lungo. Auguriamo dunque lunga vita a questo foglio che ci ha accompagnato nei giorni più tristi e più
belli della nostra esistenza.
E’ una piccola finestra aperta sul mondo che ci circonda, non facciamola chiudere.

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Concerti gratis Teatro Argentina

Si avvicinano i due concerti del nostro debutto al Teatro Argentina. Si trattata di  eventi realizzati in collaborazione con la European Foundation for Support of Culture e  ad ingresso libero e gratuito!

Tenuto conto del gran numero di richieste che stanno pervenendo, consigliamo di scrivere per far riservare dei posti ai seguenti indirizzi email  booking@eufsc.eu oppure a mazzoccantegiuliano@gmail.com, indicando i nominativi delle persone interessate a partecipare.

Lunedì 9 luglio ore 21, Teatro Argentina

evento ad ingresso libero e gratuito in collaborazione con European Foundation for Support of Culture

G. Verdi: dall’opera “Nabucco”,  Sinfonia
G. Verdi: dall’opera “I vespri siciliani”,  Mercé dilette amiche 
F. Cilea: dall’opera “Adriana Lecouvreur”,  Io son l’umile ancella 
G. Verdi: dall’opera “Otello”,  Ballabili
A. Shor:  Ode to Anna, Intro and Aria of the White Lady, Vocalise
V. Bellini: dall’opera “Norma”,  Sinfonia
V. Bellini: dall’opera “Norma”,  Casta Diva 
G. Verdi: dall’opera “La forza del destino”,  Sinfonia
A. Dvorak: dall’opera “Rusalka“,  Canzone alla luna 
G. Puccini: dall’opera “Gianni Schicchi”,  Oh mio babbino caro
G. Gimenez:  La Tarantula
Roma Tre Orchestra
Veronika Dzhioeva, soprano

Alexander Sladkovsky, direttore

Mercoledì 11 luglio ore 21, Teatro Argentina

evento ad ingresso libero e gratuito in collaborazione con European Foundation for Support of Culture

A. Shor:  Seascapes for Violin and Orchestra  
A. Shor:  Flight of a Falcon for Violin and Orchestra  
A. Shor:  Verdiana for Clarinet and Orchestra
L. v. Beethoven: Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Roma Tre Orchestra
Shirley Brill, clarinetto
Haik Kazazyan, violino
Sergey Smbatyan, direttore
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Percorsi Garbati alla Garbatella

GARBATELLA A SPASSO PER I LOTTI SABATO 19 MAGGIO 2018

PERCORSI GARBATI 2017
SABATO 27 MAGGIO 2017 ORE 15:00

Passeggiata alla scoperta delle bellezze della Borgata Giardino della Garbatella, accompagnati dalla Prof. Francesca D’Alessio.
Partenza da Piazza Benedetto Brin
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO MERCOLEDI 25 MAGGIO 2017
Durata 2h 30 min circa

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Garbatella tra storia e leggenda

tra storia e leggenda
Altezza : 23 cm | Larghezza : 16 cm | Pagine : 201 | Data di pubblicazione : ottobre 2018 | Isbn : 9788862520744

di Gianni Rivolta

“Garbatella tra storia e leggenda” è un viaggio nel cuore del vecchio quartiere dell’Istituto case popolari. Tre passeggiate per immergersi nella bellezza incantata di questo rione, che rimane un’esperienza sociale e urbanistica unica nella città di Roma. Una piccola borgata operaia e marinara, sorta nel febbraio del 1920 a ridosso di un porto mai realizzato, progettata sognando le città giardino inglesi e tedesche. Le strade, le piazzette e i giardini dei lotti popolari dove sono cresciuti Maurizio Arena e Alberto Sordi, hanno ispirato da sempre intellettuali e scrittori come Pier Paolo Pasolini e Carlo Levi, i registi Luciano Emmer, Ettore Scola e Nanni Moretti. Negli anni la Garbatella è stata l’ambientazione privilegiata di molte fiction televisive di successo, da Caro maestro, alla lunga serie di Distretto di polizia, fino al fenomeno mediatico de I Cesaroni. Anche alcune scene del film cult Romanzo criminale sono state girate nei cortili degli Alberghi suburbani. Gli itinerari storici proposti sono arricchiti da schede di approfondimento, ma anche da fatti curiosi, personaggi e leggende popolari, che rendono più piacevole e interessante la lettura. Il tutto corredato da documenti originali e da fotografie inedite.

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Luigi Piovano, direttore e solista

Roma Tre Orchestra
Luigi Piovano direttore e solista
Lunedì 5 febbraio 2018 ore 20.30 Teatro Palladium

Luigi Piovano, direttore e solista

C. Saint – Saens: Concerto per violoncello e orchestra n. 1 in la minore op. 33
L. v. Beethoven: Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93

La sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93 è una sinfonia in quattro movimenti composta da Ludwig van Beethoven nel 1812. L’autore la definiva affettuosamente “la mia piccola sinfonia in fa”, per distinguerla dalla sesta sinfonia, la Pastorale, che ne condivide la tonalità, ma quasi la doppia per dimensioni. L’Ottava Sinfonia ha un gusto più leggero e meno drammatico delle precedenti, in diversi momenti quasi allegramente rumorosa. Pare che Carl Czerny, allievo di Beethoven, chiese una volta al maestro perché secondo lui l’Ottava fosse meno popolare della Settima, al che Beethoven avrebbe risposto, “perché l’Ottava è molto meglio”.  Giudizio perentorio e certamente controverso, ma in seguito condiviso, tra gli altri, anche dal celebre critico e drammaturgo George Bernard Shaw.

Camille Saint-Saëns ha composto il suo Concerto per violoncello n. 1 in la minore op. 33 nel 1872, a 37 anni. Ha scritto questo lavoro per il violoncellista belga Auguste Tolbecque. Il concerto fu eseguito per la prima volta il 19 gennaio 1873 al Conservatorio di Parigi con Tolbecque come solista. Il brano è molto celebre, facilmente orecchiabile e mostra la grande competenza di scrittura da parte dell’autore: lo strumento solista può infatti essere impiegato dal solista in ogni registro senza il rischio di essere coperto dall’orchestra. Molti compositori, tra cui Shostakovich e Rachmaninoff, consideravano questo come il migliore tra tutti i concerti per violoncello solista.

Biglietto singolo: € 12,50
possessori bibliocard: € 8,50
ridotto under 35 / over 65: € 7,50
ridotto soci R3O e studenti regolarmente iscritti all’Università Roma Tre: € 2,50

I biglietti possono essere acquistati la sera stessa del concerto, presso il luogo dell’evento a partire da un’ora prima dell’orario di inizio, oppure online, il link di accesso  è questo.

Al Palladium, acquistando i biglietti online, è anche possibile scegliere il proprio posto in sala.

Cogliamo l’occasione per ricordare che  è periodo di rinnovo della tessere. Il costo dell’iscrizione per l’anno 2018 ai concerti di Roma Tre Orchestra prevede significative riduzioni e sconti:

Iscrizione standard: € 35,00
Under 16: € 15,00
Under 35 e Over 65: € 25,00
Personale TAB Università Roma Tre: € 25,00
Personale Docente Università Roma Tre: € 30,00
Esiste anche la possibilità di diventare soci sostenitori di Roma Tre Orchestra, versando € 100, o soci benefattori, con una sottoscrizione da € 200 o più.

L’acquisto della tessera è possibile online, in tutta sicurezza grazie al sistema Paypal, dal nostro sito,  accedendo direttamente da questo link, oppure via bonifico, gli estremi del nostro conto per il pagamento sono i seguenti: Ass. Roma Tre Orchestra, iban  IT 33 G 02008 05165 000400691647 (in questo caso chiediamo cortesemente di inviarci una mail per dare notizia dell’avvenuto pagamento). Infine, si può sottoscrivere la tessera anche di persona, a margine di tutti gli eventi musicali organizzati da Roma Tre Orchestra, o infine per appuntamento, scrivendo a orchestra@uniroma3.it.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Mostra sulla Chiesoletta

È sempre più evidente un crescente interesse verso la storia della Chiesoletta e del nostro quartiere  Garbatella. Senza dubbio la chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia è stato punto di riferimento per molti ragazzi di ieri e per le nuove generazioni di oggi, grazie anche all’Oratorio sorto negli anni successivi.

In occasione dei 200 anni dall’edificazione della chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia è stata realizzata una piccola mostra permanete sulla storia della “Chiesoletta”. Scatti inediti di vita comune che hanno  contribuito alla storia del piccolo gioiello della Garbatella. L’intento è di promuovere il valore artistico e storico stimolando l’interesse verso la storia che ci appartiene. Curatore della mostra fotografica è Fratel Francesco Dipasquale, della Congregazione dell’Oratorio di Roma.

Un po di storia: La chiesa, dedicati ai Santi Isidoro ed Eurosia fu costruita nel 1818 da monsignor Nicola Maria Nicolai per i contadini della sua tenuta di Campagna. Il pronao d’ingresso è attribuito a Valadier mentre nel portico ci sono tre bozzetti in gesso che sono ritenuti opera di Antonio Canova. Padre Generoso Calenzio acquistò la chiesoletta con l’annessa casa nel giugno del 1889. Passa oltre un quarto di secolo, prima che, grazie anche all’interessamento di Papa Pio IX, la Chiesoletta torni ai Padri dell’Oratorio Romano. Sempre in quello stesso anno, nel lontano 1924, poichè la Chiesoletta era incapace di accogliere tutta la gente, il giovane padre Luigi Botton decise di trasformare una stalla messa a disposizione dalla famiglia Santambrogio, in una cappella. Grazie al lavoro pastorale svolto dal padre Alessandro Daelli (detto Padre Balena),  padre Alfredo Melani e Fratel Enrico Curmi i tempi divennero maturi per iniziare, senza sosta, la presenza della Congregazione dell’Oratorio nel quartiere Garbatella. Altri padri diedero il proprio contributo nel mantenere la Chiesoletta il centro della vita del quartiere: padre Giordano, l’amato padre Guido, etc….  Intere generazioni sono cresciute sotto lo sguardo della Vergine Maria Regina degli Angeli posta sotto il portico ed a Lei invocando la materna protezione.

Vi aspettiamo numerosi

Fratel Francesco Dipasquale C.O. curatore della mostraFacebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Garbatella su la testa!

Un Natale di solidarietà e rigore morale, il nostro patrimonio più grande

di Paola Angelucci

“Il quartiere che mi piace più di tutti è la Garbatella…” ci dice Nanni Moretti nel suo film del 1993 Caro Diario ed eccola Garbatella nostra, piace sempre, piace a tutti.
Poco più di tre chilometri quadrati di territorio a metà tra il centro storico e l’agro romano, quasi cinquantamila persone e quasi cento anni di vita passati per le sue strade fatte di terra e polvere in principio, poi lastricate per far scorrere la modernità di automobili e tram ed ora nuovamente da rifare; tanti anni scivolati nelle sue case più uniche che rare, all’insegna dell’eclettismo, del barocchetto, del razionalismo e poi, via via, fino ai palazzi frutto più recente del mattone romano lievitato a dismisura negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, ingombranti cugini degli storici lotti, che ormai cingono con affetto tutto il perimetro del quartiere. Tanta roba, tanta bellezza che fa innamorare sempre più il turista attento, gli studenti
e i tanti romani che scelgono Garbatella come meta delle loro passeggiate in città.


Eccola Garbatella bella, in questo periodo tutta sbrilluccicante per le luci del Natale che si affacciano festose dalle vetrine, da portoni e finestre, ammiccando provano ad attrarci, donne ed uomini sempre più distratti, così presi dai nostri problemi quotidiani: il lavoro che non c’è, le scuole dei figli, una persona cara da accudire, le preoccupazioni dei ragazzi per il loro futuro e così non alziamo più la testa, sembra non ci bastino più le nostre piazzette, stradine, giardini, tiriamo avanti talmente appesantiti dai nostri problemi che camminiamo chiusi nei paltò, nascondendo oltre ai nostri corpi, anche la natura di una comunità resistente, affossando il carattere socievole ed accogliente ereditato dai primi abitanti operai, ex braccianti in cerca di lavoro nella capitale e gli espulsi dal centro di Roma, sfollati a causa degli sventramenti subiti dalla città per le velleità del regime fascista.
Sembra quasi che la solidità di un quartiere come questo si stia facendo minare da un corso sbagliato delle cose, come se il democratico ponentino che leggero accarezza il rosso e l’ocra delle case di Garbatella, stia lasciando il passo ad un vento irritante che ci fa chiudere gli occhi per proteggerci, ma ci fa perdere di vista gli uni con gli altri. Certamente anche qui si respira un’ariaccia da un po’ di tempo, sarà per la puzza che dagli stracolmi cassonetti ci assale le narici salendo su fino agli ultimi piani, sarà perché i marciapiedi con sempre più alberi abbattuti ci fanno una tristezza infinita o perché dalle televisioni e dai giornali arrivano solo messaggi di odio sociale che, fomentando intolleranza e incomprensioni, ci spingono alla disgregazione. Sarà per tutto questo, ma il terreno su cui i nostri hanno fondato le radici della Garbatella è diventato scivoloso e, come le buche sui marciapiedi, pericoloso; allora bisogna essere forti, ricominciare ad essere ribelli di fronte all’incompetenza di chi ci fa vivere così, quasi senza dignità, resistendo alle generalizzazioni e affermando forte che la disumanità non abita qui!
Una finestra rotta e non riparata, così come teorizzato nei primi ani ’80 dai sociologi Wilson e Kelling, potrebbe generare fenomeni di emulazione dando inizio ad una spirale di degrado urbano e sociale, la finestra è solo una metafora che ci spinge a riflettere sul senso di comunità che sappiamo essere forte a Garbatella. il nostro fitto tessuto associativo e politico è linfa per il quartiere e aiuta a tenere accesa la scintilla dell’orgoglio di un territorio combattente, esigente e critico da sempre.
Ricominciamo dalla solidarietà, ormai praticamente estranea alla società contemporanea, ma che a Garbatella non è mai mancata e non ha mai lasciato spazio all’intolleranza e dove il controllo sociale, esercitato nelle piazze e nei lotti, ha permesso anche alle tante anime fragili e diverse di vivere accolti nella vita pulsante del quartiere: Pasquale, Evandro, il Marinaro solo per citarne alcuni che ci hanno lasciato, fino ai clochard, più efficienti del Comune di Roma, che hanno reso i giardini della Circonvallazione Ostiense un luogo curato e pulito, ecco tutti  loro e tanti altri hanno trovato uno spazio protetto nella comunità di quartiere, purtroppo impensabile in altre zone della capitale.
Questo è il nostro patrimonio più grande, fatto di aiuto reciproco, solidarietà e rigore morale, tessuto dai racconti delle storie personali, base della vicenda corale che fa crescere il loro valore collettivo e storico portando la Garbatella ad assumere un ruolo esemplare nella storia di Roma.
Non restiamo chiusi con le teste infilate nei baveri alzati dei nostri cappotti, rinfreschiamoci la gola con l’acqua della dolce Carlotta, riprendiamo a chiedere e a fare per la comunità resistendo all’imbarbarimento, al menefreghismo, all’intolleranza.
Garbatella su la testa!

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Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella

Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella
La chiesa ha ereditato il titolo da un’altra, antica, distrutta nelle demolizioni nel centro storico operate dal fascismo. Completata nel 1940, fu danneggiata dai bombardamenti del 1944

di Enrico Recchi

A me piace considerare la zona della Circonvallazione Ostiense parte integrante del nostro quartiere ed è per questo che, volendo raccontare la storia delle Chiese della Garbatella, parto dalla più periferica: Santa Galla. Galla era una patrizia romana del VI sec. dC, figlia di Quinto Aurelio Simmaco, oratore scrittore e senatore romano fatto uccidere da Teodorico re degli Ostrogoti. La nobile romana nella sua vedovanza divenne famosa e popolare per l’assistenza profusa ai poveri, per la sua gentilezza e disponibilità nell’aiutare i più bisognosi.
Alle pendici del Campidoglio, non lontano dalla attuale Via Petroselli, venne così costruita una Chiesa, probabilmente proprio laddove c’era la casa della santa donna. In questa chiesa era conservata un’immagine della Vergine che sarebbe apparsa alla figlia di Teodorico mentre aiutava i poveri. L’immagine e la devozione per la santa vennero in seguito trasferite in un’altra Chiesa, quella di Santa Maria in Campitelli.
Tutta la zona venne ampiamente devastata dagli sventramenti del ventennio fascista per la costruzione della Via del Mare e dei nuovi edifici della ex Anagrafe nello stile razionalista dell’epoca ed oramai si era persa completamente memoria del vecchio tempio Cristiano dedicato alla Nostra.
Così nel 1940 si decise di costruire una nuova Chiesa che venne intitolata a Santa Galla, proprio ai margini della Garbatella.
Quando nel 1940 la chiesa venne completata, i palazzi che oggi vediamo allineati lungo la Circonvallazione non erano stati ancora costruiti e davanti la chiesa si ergevano solamente gli “Alberghi” di piazza Biffi. A fianco del nuovo edifico religioso però esisteva un edificio costruito come ospizio per persone anziane, che venne gravemente danneggiato durante il conflitto.
La memoria, ormai persa, della patrizia romana Galla e del suo soccorso ad anziani e bisognosi, fece sì che per molto tempo fu in uso il modo di dire che indicava all’interlocutore, magari avanti con gli anni e maldestro, la necessità di trasferirsi proprio nell’Ospizio di Santa Galla. “Ahò, ma nun sei bono a gnente. Devi proprio d’annà a Santa Galla!”.
Ma andiamo con ordine. La chiesa venne costruita appunto nel 1940 con a fianco un edifico che fungeva da ricovero per persone anziane. A quell’epoca con l’Italia in guerra, di povertà, nonostante i proclami del regime, ce n’era davvero tanta. In zona c’erano gli orti di guerra, dove la gente coltivava qualche verdura di stagione per aiutare la magra dieta domestica e c’erano le marrane, laghetti d’acqua alimentati dal fiume Almone, dove i ragazzini andavano a sguazzare e parecchi poveri a catturare le rane da mangiare o da vendere.
La costruzione della chiesa rappresentò, quindi, per tutti i cittadini della parte bassa della Garbatella una novità positiva. Messe, comunioni, cresime e matrimoni (il primo venne officiato nel 1941) e funerali potevano essere celebrati “vicino casa” senza doversi servire necessariamente di SS. Eurosia e Isidoro (San Filippo Neri venne costruita solo nel dopoguerra) o di S. Francesco Saverio o della Basilica di S. Paolo.

La giovane chiesa dovette presto però affrontare direttamente gli eventi bellici con i bombardamenti che colpirono la zona della Stazione Ostiense, obiettivo militare per eccellenza, e le case della Garbatella stessa.
La Garbatella, ovviamente,non era un obbiettivo militare, ma allora come oggi non esistevano bombe intelligenti capaci di selezionare cosa colpire. In particolare i bombardamenti del 1944 e quello terribile del giorno 7 marzo causarono morti e devastazione.
Tra gli altri, venne bombardato  anche l’Albergo Bianco dove c’erano la maternità e l’asilo nido, procurando diversi morti e feriti. In quell’occasione il parroco di Santa Galla, don Teocle Bianchi, si prodigò instancabilmente nel portare aiuto ai feriti e alle famiglie colpite.
Per quanto riguarda gli aspetti architettonici c’è da dire che il progettista fu Tullio Rossi che si rifece ai canoni classici delle costruzioni dell’epoca assai semplici.
La facciata è a capanna con il campanile sulla sinistra. Il tutto rivestito di mattoni.
Davanti alla chiesa è presente una struttura a portico aperto.
All’interno due file di colonne circolari dipinte dividono le tre navate. In alto sono presenti delle finestre quadrangolari che danno luce all’ambiente.
Il soffitto a capriate lignee richiama idealmente la tradizione paleocristiana a cui apparteneva l’antico edificio ai piedi del Campidoglio.
Da quell’antica chiesa proviene il cippo marmoreo che funge da altare. Altro elemento di riguardo è una tela seicentesca con “La visione di Santa Galla”. Da ricordare anche un altro elemento distintivo della chiesa: il grande organo, dalle bellissime sonorità, restaurato dal maestro organaio italo-francese Formentelli, acquisito nel 1985.
Passata la guerra, con la nascita dei palazzi della Circonvallazione Ostiense la chiesa ed il suo oratorio diventarono i catalizzatori sociali di tante famiglie e ragazzi. Io per primo ho trascorso tanti pomeriggi sui campi di calcio dell’oratorio o nelle salette sotto la chiesa, magari a giocare a ping-pong, (la mia famiglia si trasferì da una casa alle spalle di San Filippo Neri, dove ero nato, alla Circonvallazione Ostiense nel 1961). Insomma diverse generazioni di “garbatellari di periferia”, come potremmo definire gli abitanti della zona, sono cresciute sotto le cure di don
Vincenzo prima e don Antonio poi. Sì perché c’è da ricordare che a cavallo degli anni 70/80 abitare alla Circonvallazione Ostiense era un elemento che distingueva dalla popolare ed allora malfamata Garbatella e ci si pavoneggiava nell’affermare di non essere della Garbatella ma della Circonvallazione. Oggi invece il raggio di appartenenza sociale, con la Garbatella sugli scudi della moda, della TV e dei quotidiani, fa includere anche la moderna arteria stradale nel quartiere che più amiamo.
Ma per alcuni “tignosi” la questione resta aperta: la Circonvallazione Ostiense fa parte della Garbatella?
Io che sono per un pacifico e operoso “volemose bene” (anche se con i suoi distinguo) indirizzo le mie scarse energie verso altri impegni e propendo senza indugio per una Garbatella allargata ed accogliente.

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Uscito nelle librerie un romanzo di Gianni Rivolta “Spettri rossi”

Uscito nelle librerie un romanzo di Gianni Rivolta “Spettri rossi”

Gianni Rivolta, dopo aver pubblicato diversi saggi sulla storia locale del quartiere Ostiense Garbatella: Garbatella mia (2003), I Ribelli, (2006), Garbatella tra storia e leggenda (2010), Le ragazze del ’58 (2011), DallaVilletta ai gazometri (2012), La Tenuta della Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani (2015), si misura con il suo primo racconto un noir fanta-politico tra realtà e finzione.
In questo libro, edito da Iacobelli editore, racconta la storia di un carrettiere romano delle Tre Fontane, diventato anarchico, protagonista nella Capitale degli episodi rivoluzionari della fine dell’Ottocento e della difesa armata contro il nascente fascismo nel 1921. La parte centrale invece è contestualizzata al Nord, ad Abbiategrasso, paese natale dell’autore in provincia di Milano, dove vive Enrico Novarese, un giovane impegnato nelle lotte studentesche della fine degli anni Sessanta. L’improvvisa morte di suo padre, vecchio comunista, e la scoperta di una strana fotografia tra i suoi ricordi irromperanno violentemente nella sua vita. Un vortice di accadimenti oscuri e minacciosi lo inducono a cambiare aria. L’epilogo è ambientato a Roma in una Garbatella esoterica, attraversata da una manifestazione di extraparlamentari nel maggio del 1970, dove Enrico è ostinatamente determinato a sciogliere l’enigma che lo tormenta.

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Maria Novella Rota, eletta Coordinatrice dei Centri Anziani del Municipio VIII

Maria Novella Rota, eletta Coordinatrice dei Centri Anziani del Municipio VIII
di Eraldo Saccinto

Il 9 novembre, presso la Sala Consiliare del Municipio RM VIII, alla presenza dell’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale Laura Baldassarre, dei dirigenti municipali e dei Presidenti eVice Presidenti dei Centri Anziani Municipali, si sono svolte le elezioni per la carica di Coordinatore e Vice Coordinatore dei Centri del Municipio VIII.
I candidati alla carica di Coordinatore sono stati: Maria Novella Rota, ex Presidente del CSA San Michele, Enrico Lupardini, già Presidente del decaduto Consiglio Municipale e Bruno Cipullo membro del CSA Vasca Navale, mentre alla carica di Vice Coordinatore sono stati: Elena Inguaggiato ex Presidente del CSA Parco Schuester e Bruno Cipullo.
Il coordinamento dura in carica tre anni e gli eletti a livello municipale fanno parte di diritto di quello cittadino. La carica di Coordinatore, impone che non ci sia la possibilità di un doppio incarico, per cui se si è Presidente di un Centro Anziani, non si può essere contemporaneamente Coordinatore o Vice Coordinatore Municipale. Le finalità con le quali sono stati istituiti, sono quelle relative alla promozione di iniziative unitarie, scambi di esperienze tra centri e sviluppo ed integrazione delle attività, come prevede il regolamento dei Centri Anziani di Roma Capitale, che è oggetto di una revisione in sede di commissione Politiche Sociali di Roma Capitale. Sotto la guida del Responsabile dei Servizi Sociali del Municipio la Dott.ssa Sara Di Loreto si è proceduto alla presentazione dei candidati, i quali sono stati inviatati ad esporre il loro programma.
Al termine delle esposizioni, si è provveduto a consegnare ad ognuno dei votanti le due schede per l’attribuzione dei voti, quella per Coordinatore e quella per Vice-Coordinatore. Al termine si è svolto lo spoglio delle schede dal quale è emerso il seguente risultato, sono stati eletti: Coordinatore dei CCSSAA del Municipio RM VIII: Maria Novella Rota e  Vice Coordinatore : Elena Inguaggiato.
“Oggi siamo stati testimoni di una bella prova di democrazia – ha commentato al fine seduta l’Assessore Baldassarre-. L’insediamento del Coordinatore e Vice-Coordinatore dei Centri Anziani del Municipio, rafforza le iniziative comuni e lo scambio di esperienze tra i Centri, con l’obiettivo di sviluppare ed integrare tra loro le attività.

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Garbatella: nascita di un quartiere nelle fonti storico – archivistiche

Un percorso tra proprietari terrieri, vita comune e storia locale

“Fo rispettosa domanda alla S.V. voglia accordarmi un tavolino per vendere limoni e bibite in via Ostiense prossimità via della Garbatella fuori Porta San Paolo.
Tanto vorrò sperare alla sua grande umanità di volermi dare questo permesso che per me è unico mezzo di alimentazione per la mia famiglia” così scrive Belloggi Filomena nel 1915 al Comune di Roma, chiedendo l’autorizzazione alla vendita su strada.

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Riparata dagli “Amici di Fruzzico” la panchina davanti la fontana di Carlotta

Riparata dagli “Amici di Fruzzico” la panchina davanti la fontana di Carlotta

di Mirella Arcidiacono

L’associazione di volontariato onlus “Amici di Fruzzico”, è intervenuta per restaurare la panchina che si trova nel luogo simbolo dello storico quartiere, a Piazza Ricoldo da Montecroce,  proprio dove gorgoglia la fontana di Carlotta.
Alcuni vandali l’avevano devastata, così i volontari dell’associazione si erano adoperati per comprare delle nuove stecche ed avevano iniziato il rifacimento.
La pioggia però ha interrotto il lavoro degli Amici di Fruzzico, che vengono ad operare nel nostro quartiere dalla Toscana, solo nei fine settimana.
Prima che venisse terminato il restauro, il lavoro iniziato è stato distrutto più volte da atti di vandalismo e così, i volontari, quando sono tornati, hanno ricominciato da capo la sostituzione delle stecche per ben due volte.
Si ringraziano il Presidente dell’Associazione Massimo Tiezzi e gli altri volontari che sono intervenuti, restituendo agli abitanti della zona la possibilità di fruire di un angolo tranquillo per socializzare, scambiare quattro chiacchiere o godersi le splendide giornate di sole ed ora, non resta che attendere il restauro della fontana di Carlotta e dell’adiacente scalinata, progettate dall’architetto Innocenzo Sabbatini al quale è stato dedicato il primo quaderno dell’Hub culturale Moby Dick, da parte dell’Università Roma Tre, che per questo, nello scorso anno, si è impegnata, tramite il proprio Rettore.

di Mirella Arcidiacono

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Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Maria Jatosti, scrittrice e poeta, anche quest’anno ha fatto dono ai nostri lettori di un racconto di Natale. Protagonista, come negli anni precedenti, è la figura di Giovannino, che nel frattempo è cresciuto ovviamente in età e in responsabilità. Ora è un bel giovanotto alla ricerca di lavoro, che però si deve accontentare di qualche giornata e in ogni caso di incarichi precari e aleatori. Ma Giovannino insiste, ha fiducia in se stesso, crede nella lotta per un mondo migliore che dipenderà anche da lui, dalla sua tenacia.
Maria ha trascorso la gioventù nel nostro quartiere al quale è legata in forma quasi viscerale. Abitava con la famiglia in piazza Oderico da Pordenone. Qui ha fatto le prime solide amicizie, qui le prime esperienze politiche nella storica Villetta: una esaltante eredità dalla quale è impossibile discostarsi. Figlia di un maestro elementare, perseguitato politico antifascista, privato del lavoro e condannato con la famiglia al confino di polizia, ha gratificato la memoria del padre col suo primo romanzo, appunto “Il confinato” , recentemente rieditato, al quale sono seguite molte altre opere di prosa (romanzi e racconti) e di poesia. Si è occupata anche di letteratura infantile, è inoltre una nota traduttrice e soprattutto una infaticabile operatrice culturale. Il romanzo dedicato al padre sarebbe un’ottima lettura soprattutto per i giovani che sanno poco, troppo poco del fascismo, nel momento che qua e là nel mondo e anche in Italia assistiamo a preoccupanti rigurgiti. (C.B.)

Frohe Weihnachten,
Buon Natale

di Maria Jatosti

Qui per la padrona di casa, Frau Brigitte, sono Johann, tutti gli altri chi mi chiama Jonas chi Hans chi Ivan o Jan. Latif, il grosso turco di “Pizza Napoli” dove lavoro da più di un anno, mi dice Yahya. L’unica che si sforza di chiamarmi Giovannino è Marike. I nomi delle donne in questo paese finiscono tutti con la e: Beate, Annette, Clementine, Else, Berte. Se cambi la e finale e con la a sono uguali ai nostri… Marike è la ragazza del selfy sulla torre dell’Olympiapark . Una specie di pinnacolo alto 300 metri, sempre illuminato che lo vedi da ogni punto in cui ti trovi e che, se non soffri di vertigini e ci sali fino in cima, ti permette di vedere tutta la città e perfino le Alpi… Qualche volta la domenica con Marike andiamo a bere una birra nel quartiere antico, oppure in centro a sentire il carillon che suona dal campanile del municipio. Lì davanti, nella piazza, hanno alzato un albero di Natale. È enorme e scintilla tutto d’oro Che nostalgia i nostri alberelli di plastica! Le tue palline, i festoni, il babbo ritto sulla sedia che infila il puntale con la stella, mentre io attacco le lucine che nel buio si accen-dono e smorzano di colori e mettono tanta allegria nel cuore.

Però, l’ultimo Natale, niente allegria. Non posso ricordarlo senza sentire un groppo alla gola. Il regalo per nonna Maria sotto l’albero stavolta non c’era. Grande nonna Maria, se n’era andata da poco, piano piano, senza rumore. Né lacrime né fiori, diceva. Piangeva quand’era felice e se ne rideva delle difficoltà. Vai vai col vento Giovannino, mi salutava dalla finestra. Vai, non ti fermare. La vita è là davanti, acciuffala per i capelli…
Mi manca tanto. E Puccio, come sta? È invecchiato? Ingrassato? Chi lo porta fuori a correre? Dove gli hai acconciato la cuccia ora che la mia cameretta, mi dici, è occupata dall’ucraina che lava le scale insieme a te? Com’è, giovane? simpatica? Anche qui ci sono parecchie ragazze che vengono dall’Est.
Corrono da un posto all’altro facendo i mestieri più umili per mandare i soldi a casa dove la miseria è tanta e la ricchezza più sfrenata è di pochi. Quel breve periodo che ci sono stato prima di venire qui, mi è bastato per vedere come sono finite le cose da quelle parti. Da quando il sole dell’avvenire è tramontato sono sorti i guai.
Anche qui non tira una buona aria, ma  se sgobbi sodo e non fai storie te la cavi abbastanza bene. Io mi accontento. Il lavoro mi piace, sono nel mio.
Se penso a tutte le pizze che ho consegnato quando filavo fischiettando per le vie del quartiere, in bicicletta o in motorino…
A proposito, dov’è finito? In cantina sfasciato e arrugginito? La prima volta che vengo a casa voglio rimetterlo in sesto. Ne ha fatta di strada! Prima con quello spilungone di Lucas che rideva come un salvadanaio con quel lampo dei dentoni sul nero della faccia… Lo vedi mai? Ti viene a trovare qualche volta? Ti chiede di me? È scomparso, neanche un messaggino, brutto muso nero.
Quante corse e quante risate! Tieniti forte Giò, si vola! E via d’un balzo, un’impennata, di corsa tra  bozzi fosse e bu-che e clacson stizzosi e madonne fino al ronfo e al borbottio sornione della resa sul più bello e addio! lemme lemme a fette col sole o con la neve… Le volte che siamo rimasti a piedi! Bei ricordi. Qui le pizze non le consegno, le servo a tavola ai clienti e da un po’ di tempo metto anche le mani in pasta. Dicono che le mie pizze sono le migliori.
Bravo, Jonas! e crescono i clienti.
Iyisin Yahya, iyisin! gongola Latif alla cassa. Con l’anno nuovo mi ha promesso un aumento, ma io confido nelle mance, anche se qui abbondano meno che da noi. Ti ricordi quando per comprarmi il motorino usato nascondevo il gruzzolo nella scatola di latta, dentro il cassetto del comò? Alla fine l’avevo racconciato che sembrava quasi nuovo… Sì, voglio dargli un’occhiata quando vengo a casa. Passate le feste, prima non si può, purtroppo. Bisogna sfruttare l’ondata natalizia, dice Latif.
Ha ragione. Piccolo com’è, questi giorni il locale si inzeppa come un uovo, con la gente che aspetta il turno. Viene Marike a darmi una mano a servire, e siccome è bella come il sole, rimedia parecchie mance. Questi lavori saltuari Marike li fa mentre studia per essere indipendente dai suoi che, da quanto ho capito, devono essere dei tipi piuttosto rigidi. So che non vedono di buon occhio che stia con un migrato, anche se italiano, grazie al cielo non musli.
Come molti giovani, soprattutto studenti, si accontenta di impieghi part time, che si trovano facilmente.
Precari, in nero, naturalmente, come da noi, solo un po’ meglio pagati e in qualche modo tutelati, diciamo un po’ meno sfruttati. Se penso alle peripezie degli ultimi anni, a improvvisare un lavoro dopo l’altro per una miseria, senza speranza, senza dignità…
Non era vita… Quando le cose poi precipitarono con il pestaggio del povero Kemal e l’incendio mafioso del magazzino dove mi rompevo la schiena a caricare e scaricare casse di non so cosa, capii che quello non era più il mio paese e come gli eserciti di morti di fame e di paura che vengono da ogni parte a barattare la vita con un sogno, mi misi anch’io in marcia…
Aveva un bel predicare il babbo come un disco rotto che scappare è da vigliacchi, che è dove si è nati che bisogna restare e lottare e non perdere mai la speranza: ormai ero deciso. Povero babbo, un giorno si e dieci no, al freddo e al caldo, col sole cocente, col vento e con la pioggia, sulle impalcature a tirar su case su case, scale su scale per quelle come te armate di scopettone secchio e cencio… Povero babbo, ogni anno più stracco, più vecchio e più perso di coraggio e di illusioni. Lui che voleva cambiare le cose…! Non dimentico i suoi insegnamenti, il mio quadernetto delle parole difficili e lui che mi spiegava, mi indottrinava… Tutti insieme, uniti, ce la possiamo fare, diceva… Ricordo vivamente un ventiquattro di dicembre di tanti anni fa… Fin dal pomeriggio, il piazzale della fabbrica occupata aveva cominciato a popolarsi. Venivano da tutta la città. Quelli del terzo canale Tv giravano tra la gente con la macchina in spalla. C’era un gran freddo.
Avevano acceso dei fuochi dentro grossi fusti, messo insieme cavalletti e lunghe tavole per mangiare… A un certo punto arrivò un furgone, scaricò un gigantesco albero di plastica…
Attorno attorno si ammucchiavano panettoni, fiaschi di vino, pacchi, ma anche coperte e piumini portati dalla gente. Noi piccoli in girotondo cantavamo per fare un albero ci vuole un fiore, le mamme cucinavano a cielo aperto: in enormi paioli neri il sugo borbottava rosso come l’inferno… A buio, il piazzale rigurgitava di folla con striscioni, cartelli, bandiere.
Arrivarono giovani con strumenti e si misero a suonare con tutto il fiato bella ciao. In alto, dal tetto, applaudivano.
Il fiasco passava di mano in mano lesto a sciogliere i rospi nella gola dei vecchi. A mezzanotte qualcuno mi issò sulla tavolata tra piatti e bicchieri sporchi di plastica rossa. Mi teneva il megafono davanti alla bocca: dai leggi la letterina, diceva…
Io, non mi veniva la voce, mi vergognavo…
Giovannino, fatti onore! Gridò il babbo dall’alto della gru.
Allora mi sentii un leone e cominciai a leggere e poi recitai anche la poesia e la gente non smetteva di battere le mani e urlare Bravo, bravo Giovannino! Viva Giovannino! e i giovani di suonare e le ragazze di ballare e i vecchi di bere e le bandiere di schioccare e io avevo il cuore gonfio di orgoglio e di felicità… E il babbo lassù in cima mi sembrò… Un Natale così non l’ho più visto. È tutto cambiato, tutto finito, povero babbo… E io cosa potevo fare? Sto qui e sto bene. Tutto sommato non è una vitaccia. Se lavori e stai tranquillo, se non fai comunella coi migranti o con i turchi, se tieni le distanze e badi agli affari tuoi, nessuno ti rompe le scatole.
Perciò seguo la corrente e vado avanti, un giorno dopo l’altro, senza sogni. Nonna Maria non sarebbe contenta, lo so. Vai vai Giovannino, prenditi la vita, non ti fermare…!
Invece mi sono fermato qui e mi adatto. Ci sarebbe lo scoglio della lingua, ma sto imparando: Frohe Weihnachten und Gutes Neues Jahr, Buon Natale e Felice Anno Nuovo! Ma la gente non sembra felice.
Sembra ottusa, incattivita.
Ha la paura negli occhi. Tutto è successo dopo quell’amaro giorno dell’anno scorso, che per un pelo Marike e io non ci siamo trovati in mezzo alla tragedia… Eravamo lì, in centro, non lontano dal locale, quando sentimmo i botti e vedemmo attorno a noi gente fuggire cadere gridare… e qualcuno in cima a un tetto di fronte sparare… Era fine luglio e faceva un caldo fuliggi-noso, l’aria era sporca, acida… Chi se li scorda quei momenti: quei dieci morti sull’asfalto… e quei feriti, tanti giovani come quello lassù: straniero, diciott’anni, si seppe più tardi… Prima Berlino, ora tocca a noi, dice la gente terrorizzata. Brutta aria, brutti tempi. Ma io sto bene, non preoccuparti. Vado d’accordo con tutti, ho qualche amico, oltre a Latif che grazie a me sta imparando a fare la pizza come si deve. E gongola perché gli affari vanno a gonfie vele. Tu good freund sonu up do tu no mosli, dice nella sua lingua pasticciata, un giorno mein freund, diventiamo soci e questo posto volerà alle stelle.
Amici per sempre, fino alla fine, mi ripete, ma io non credo che io e Latif diventeremo mai soci. Il futuro è molto confuso, Marike ed io non facciamo progetti, stiamo bene così.
Sono la tua freundin, la tua amica, la tua compagna, domani, morgen, chissà, dice lei sorridendo. E io le canticchio quella canzone che andava di moda parecchi anni fa in Tv, te la ricordi? Domani è un altro giorno, si vedrà… Qui la Tv c’è dap-pertutto, anche nelle baracche. Ma da Frau Brigitte non c’è, e allora qualche volta vado dagli amici italiani.
Guardiamo le partite. Il mio tifo è mutuato dall’amore del babbo per la grande Roma di Totti, in realtà ho grandi simpatie per il Napoli e grandi antipatie po-litiche per il Milan, che pare  non stia troppo bene in salute.
Evito di vedere la pubblicità e i servizi che parlano di Natale per non soffocare di nostalgia. Avrei tanta voglia di par-tire, ma sono giorni d’oro, Yahya, non puoi lasciarmi nei guai. A casa ci andrai dopo, te lo prometto, magari alla Befana. Io chino il capo, metto le mani in pasta, affetto la mozzarella, il pomodoro, fischietto Stille Nacht, Heilige Nacht Durch der Engel Halleluja! guardo Marike sgattaiolare svelta tra i tavoli e aspetto…
Buon Natale, mamma.
Monaco di Baviera, Dicembre 2017

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Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

L’opera meccanica del maestro Dante Pica

di Mirella Arcidiacono

La Garbatella aveva rischiato quest’anno di non avere il suo presepe artigianale e meccanico, realizzato dal mastro artigiano Dante Pica, che raccoglie materiali d’epoca e ne cura  minuziosamente l’assemblaggio.

 Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

L’opera meccanica del maestro Dante Pica

di Mirella Arcidiacono

La Garbatella aveva rischiato quest’anno di non avere il suo presepe artigianale e meccanico, realizzato dal mastro artigiano Dante Pica, che raccoglie materiali d’epoca e ne cura  minuziosamente l’assemblaggio.

Il presepe, completamente animato, è stato realizzato con statuette alte circa 15 cm, che si muovono grazie a dei motorini elettrici.

Dante Pica venne premiato con il Premio Fantasia di Garbatella 2010 per il presepe garbato, che è la gioia  di adulti e bambini. Nonno Dante, così meglio conosciuto dagli abitanti della zona, aveva rilasciato un’intervista lo scorso anno, che si può trovare su youtube, nella quale confessava proprio in quel filmato le tante difficoltà a continuare questa esperienza. Ormai arrivato all’età di 90 anni non se la sentiva di più si rimontare il presepe e stare lì tutti i giorni di guardia. Per lui era diventata una fatica, anche perché aveva avuto un problemino al cuore, era stato ricoverato ed i medici gli avevano consigliato di non affaticarsi.

L’insistenza della gente del quartiere, che ha fatto una raccolta di firme e l’appello del parroco Don Paolo, lo hanno convinto ad essere presente anche per questo Natale con il suo bellissimo presepe. Come sempre l’opera, perché di questo si tratta, sarà esposta nei locali della chiesa di Santa Galla, adiacenti al Teatro in Portico.

Pertanto dall’8 dicembre 2017, al 9 gennaio 2018, si potrà visitare il presepe tutti i giorni feriali dalle 15,30 alle 19,00, nei giorni festivi dalle 11.00 alle 12,30 e la sera di Natale dopo la messa. Non dimenticate di ringraziare ed augurare buon Natale al mastro artigiano Dante Pica.

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Le tre affollate giornate a fine settembre

Le tre affollate giornate a fine settembre alla Villetta Garbatella Jazz Festival n°13 nel ricordo di Pino Sallusti

Straordinario successo dell’ormai tradizionale manifestazione musicale, quest’anno dedicata alla memoria del suo scomparso direttore artistico. Nuovo direttore Pasquale Jannarella

di Giancarlo Proietti

La tredicesima edizione del Garbatella Jazz Festival ha avuto un successo straordinario. Gli organizzatori erano abituati da anni ad ospitare all’interno del giardino della Villetta centinaia di
appassionati di buona musica.

Le tre affollate giornate a fine settembre alla Villetta Garbatella Jazz Festival n°13 nel ricordo di Pino Sallusti

Straordinario successo dell’ormai tradizionale manifestazione musicale, quest’anno dedicata alla memoria del suo scomparso direttore artistico. Nuovo direttore Pasquale Jannarella

di Giancarlo Proietti

La tredicesima edizione del Garbatella Jazz Festival ha avuto un successo straordinario. Gli organizzatori erano abituati da anni ad ospitare all’interno del giardino della Villetta centinaia di
appassionati di buona musica.

Quest’anno la manifestazione ha raggiunto livelli di partecipazione che sono andati al di là di ogni aspettativa. Moltissime persone non sono riuscite ad entrare all’interno pur vasto della Villetta della Garbatella, il luogo storico che accoglie da sempre questa manifestazione, e si sono dovuti accontentare di ascoltare la musica da fuori o optare per soluzioni alternative: un giro nel quartiere, una pizza o un buon piatto di pasta in uno dei numerosi locali della zona.

Questo grande risultato è la risposta più bella che tante persone, l’associazione Cara Garbatella e gli amici della Villetta potevano dare per ricordare un amico, Pino Sallusti, un grande musicista, contrabbassista e bassista romano, da sette anni direttore artistico del Festival, improvvisamente scomparso ad aprile.

Quest’anno il Festival è stato dedicato a lui. In questi ultimi sette anni, da quando Pino aveva assunto la responsabilità organizzativa, il Festival ha acquistato uno spessore che ha varcato i confini cittadini, fino ad avere una rilevanza nazionale. Pino con gli organizzatori aveva istaurato uno stretto rapporto, cercando di dare il massimo, scegliendo ottima musica senza tralasciare le esigenze organizzative.

Pino aveva amato fin da subito gli amici di Cara Garbatella e il luogo dove si svolge la manifestazione: la Villetta. Si è subito integrato ella realtà delle associazioni organizzatrici del Festival, cogliendo l’importanza storico-politica di un posto come la Villetta. Proprio all’interno di questo storico edificio, nell’aprile di quest’anno, per volontà della sua amata compagna Serena, all’ombra di una vecchia mimosa, centinaia di persone hanno voluto salutare Pino l’ultima volta in una soleggiata mattina di primavera.

Più che un addio è stata una festa, dove sul palco della Villetta si sono alternati decine di musicisti per rendere omaggio a questo grande musicista.

Il Garbatella Jazz Festival 2017 si è svolto dal 21 al 23 settembre. Il nuovo direttore artistico, Pasquale Innarella, musicista e collega di Pino, ha voluto continuare con lo stesso stile con il quale si era distinta la vecchia direzione artistica. Pasquale ha chiamato a cimentarsi per questa edizione tanti amici musicisti che in questi anni avevano suonato e collaborato con Pino. Giovedì 21 ha aperto questa tredicesima edizione la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, a seguire il quintetto Hot Club de Zazz che si sono inventati “i Trovatori”, i quali hanno presentato una rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune famose melodie del “Trovatore” di Giuseppe Verdi.

Venerdì 22, in apertura, il laboratorio jazz della Scuola Popolare di Musica di Testaccio; a seguire Pasquale Innarella Quartet, che ha presentato il suo nuovo lavoro, “Migrantes”. Pasquale, è un artista sempre sensibile alle tematiche sociali, da anni impegnato nella periferia romana dove coniuga l’impegno con la musica.

Sabato 23 la San Lorenzo Jazz Orchestra ha aperto la serata. È una formazione di undici elementi, figlia dei precedenti ensemble con 15 musicisti, tra i quali Pino Sallusti era l’elemento più importante. Ha concluso la tre giorni musicale “Pino Sallusti Septet, Legacy”, nella quale si sono esibiti Carlo Conti (sax baritono), Max Filosi (sax alto), Claudio Corvini (tromba), Marco Conti (sax tenore), Andrea Frascaroli (pianoforte), Stefano Cesare (contrabasso), Gianni Di Renzo (batteria).

Tre giorni di festa, misti a rabbia e malinconia per un amico che non c’e più. E proprio nell’ultima sera il momento emotivamente più toccante è stato quando dal palco uno degli organizzatori ha letto un piccolo ma toccante biglietto scritto da Serena alla presenza della figlia Valentina, il padre la sorella e il fratello di Pino.

Forti emozioni, le note jazz lasciano spazio solo ai ricordi… poi musica, musica, musica.

Pino avrebbe voluto così

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Premio Fantasia

Premio Fantasia ventiseiesima edizione: quest’anno nell’hub culturale di Moby Dick

di Clementina Averardi

E’giunto alla XXVI edizione il Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Mirella, Adalberto, Romolo Arcidiacono e realizzato dall’associazione culturale Il Tempo Ritrovato.

Premio Fantasia ventiseiesima edizione: quest’anno nell’hub culturale di Moby Dick

di Clementina Averardi

E’giunto alla XXVI edizione il Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Mirella, Adalberto, Romolo Arcidiacono e realizzato dall’associazione culturale Il Tempo Ritrovato.

La manifestazione annuale è in onore alla memoria del Maestro Carlo Acciari e del Maestro Enzo Ventre, che hanno dipinto e scritto canzoni per lo storico quartiere popolare.

Nel passato sono stati diversi i personaggi in vari settori delle arti e delle professioni che hanno ottenuto il riconoscimento garbatellano. Si sono avvicendate persone affermate ed emergenti nel cinema, dal regista Ferzan Optek all’attore Franco Nero, da Fabrizio Amici a Paolo Pagano, da Tosca a Valerio Mastandrea per arrivare a Tiziana Foschi e a Pino Insegno. In questi anni sono stati premiati anche i campioni della solidarietà, da Padre Guido a Cristiano Bartolomei della Brigata Garbatella della Protezione civile.

PremioFantasiaTanti premiati ci sono stati anche nel mondo della cultura e del giornalismo come il rettore dell’Università Roma Tre, Guido Fabiani, e la professoressa di Scienze Politiche, Ginevra Conti Odorisi, da Maria Egizia Franceschetti del “Corriere della Sera” a Francesca Vitalini di Cara Garbatella.

Ricordiamo i primissimi premiati, proprio per la storia del territorio: Enzo Staiola, ilragazzino di “Ladri di biciclette”, Carlo Acciari, Augusto Venturini, Bruno Filippini, Massimo Mongai, Riccardo Mancini, Elisabetta di Renzo, Vera Natalini, Alberto Mariotti e, alla memori, Padre Melani e Iole Zedde.

Anche quest’anno i prescelti sono stati 10 e sono stati insigniti del Premio Fantasia 2017 negli Ex Bagni Pubblici, l’hub culturale di Moby Dick nel cuore della Garbatella, dove hanno presenziato tra gli altri l’ex assessore alla cultura dell’VIII Municipio Claudio Marotta e l’attore Marco Roffi, che ha letto le motivazioni.

Ecco la lista dei premiati:

1 – Moira Monetti, una mamma della Garbatella che lavora come assistente di poltrona dalla igienista e dalla dentista del centro di Marilab Caffaro, con lei è stato realizzato il progetto della Fatina dei dentini. Un incontro con i bambini e i loro genitori che hanno visto in un filmato di cartoni animati come lavare i dentini e mantenere l’igiene orale.

2 -Marco Stazi ha raccontato in musica una storia importante per il territorio, racchiusa in un anello indossato da un suo amico. La storia di un amore spezzato nel bombardamento del marzo del 1944 alla Maternità dell’Albergo bianco. Marco incuriosito chiese al suo amico se quell’anello che portava aveva un particolare motivo e lui rispose” Si me lo ha dato mia madre, era di sua sorella Antonietta, lo aveva regalato al suo fidanzato che ce lo ha restituito come ricordo. Antonietta morì all’albergo della maternità nel bombardamento del 7 marzo del 1944. Ne è uscito un bel video che è stato trasmesso durante la premiazione.

3 – Carla Tamburo e Bruno Malu, sono moglie e marito, cantano e suonano in vari luoghi, il loro appuntamento fisso è nel Centro anziani di San Paolo. Hanno partecipato al teatro Ambra nel 2015 al progetto di solidarietà metropolitana per le malattie rare “Gente allegra Dio l’aiuta” e hanno inciso due canzoni che cantano la Garbatella: “Carlotta . Una voce di Roma e Sognando Garbatella”.

4 -Fulvio Vento, ha lavorato nel cinema al montaggio e qualche volta anche al doppiaggio. Ha conosciuto Maurizio Arena e non solo, ha un suo modo romano e molto verace di raccontare il mondo del cinema e dei suoi personaggi. Fulvio, nato al lotto 12, ha 86 anni ed è una testimonianza preziosa per la storia del territorio.

Era un ragazzino di appena 12 anni quando quel 7 aprile del 1944 si trovò sul Ponte di ferro al Porto Fluviale e vide sul greto del Tevere i corpi freddati dai tedeschi delle donne che per fame avevano tentato di assaltare il forno Tesei per accaparrarsi farina e pane.

5 – Luciano Roffi, è un attore di cinema e teatro, un bravissimo doppiatore e con la sua bellissima voce ha registrato favole e passeggiate culturali. In particolare con lui è stato realizzato un video proprio dentro Moby Dick; dove si racconta la storia di quello che erano i bagni pubblici.

6 – Patty Perticari, é una magica e dolce donna dotata di una grande creatività. Infatti ha donato all’associazione Il Tempo ritrovato una torta scultura che rappresenta la fontana
Carlotta e l’effige della Garbatella. L’opera e’ stata esposta presso la scuola “La coccinella” per la gioia dei bambini.

7 – Lidia De Carolis, è la coordinatrice delle scuole materne “La coccinella” e “Il Girasole colorato”, grazie a lei e alle maestre si sono potute realizzare negli anni molte iniziative a favore dell’infanzia. L’ultima in ordine di data è stata  quella di Garbabalena, amica di Moby Dick, 230 disegni di balene realizzati dai bambini ed esposti sulla scalinata della fontana Carlotta.

8 – Gabriele Fortuna, il giovane diplomato al Dams ha vinto il concorso della Regione Lazio “Torno subito”, che gli ha dato la possibilità di promuovere il progetto di gemellare la Garbatella a Cuba. Dal gemellaggio è nata una sceneggiatura che ora dovrà essere realizzata in un filmato.

9 – Elisabetta Rossi, redattrice dei Quaderni di Moby Dick, il periodico del Tavolo archivio storico del territorio, in un viaggio a Osimo, paese natale di Innocenzo Sabbatini, ha riportato tante testimonianze fotografiche dell’opera eclettica dell’architetto marchigiano. Con un gruppo di persone, inoltre, ha dato vita all’associazione Conosciamo l’Eur e si adopera on varie iniziative per la riapertura del Museo della Civiltà.

10 Concetta Fusco, è la vicepresidente nazionale del Movimento Italiano Casalinghe (Moica), che opera da ben 35 anni sul territorio della Garbatella a favore del mondo delle casalinghe e non solo e della tutela del territorio. In particolare l’associazione si batte per assicurare alle casalinghe una pensione. Molto attenta all’annosa problematica delle violenze domestiche, organizza convegni e incontri culturali a tema.

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Cuba dietro l’angolo

Cuba dietro l’angolo

Garbatella oltre i suoi confini gemellata all’Havana

di Gabriele Fortuna

Garbatella è un microcosmo di  idee che nascono e si sviluppano, un hub culturale e sociale a cielo aperto, dove le persone si incontrano e raccontano. E proprio da un incontro tra chi scrive, un giovane studente di cinema, apprendista story-teller, e una garbatellana doc, una fata con la bacchetta dalla punta a forma di stella, si è realizzato un gemellaggio tra la coriacea Garbatella e l’esotica Cuba.

Cuba dietro l’angolo

Garbatella oltre i suoi confini gemellata all’Havana

di Gabriele Fortuna

Garbatella è un microcosmo di  idee che nascono e si sviluppano, un hub culturale e sociale a cielo aperto, dove le persone si incontrano e raccontano. E proprio da un incontro tra chi scrive, un giovane studente di cinema, apprendista story-teller, e una garbatellana doc, una fata con la bacchetta dalla punta a forma di stella, si è realizzato un gemellaggio tra la coriacea Garbatella e l’esotica Cuba.

Le basi per il ponte su Cuba sono state costruite a partire dall’ottobre 2016, quando sono risultato tra i vincitori del bando regionale Torno subito cinema, un’opportunità fornita ai giovani per formarsi all’estero nel settore lavorativo di interesse, reimpiegando poi le competenze acquisite nella Regione Lazio.

Cuba

Una volta scelto di apprendere il mestiere della sceneggiatura presso la EICTV, ovvero l’EscuelaInternacional de Cine y Tv di Cuba, una delle più importanti scuole di cinematografia in America Latina, fondata dallo scrittore Gabriel Garcia Marquez e il Líder Màximo Fidel Castro, sul modello del Centro Sperimentale di Cinema di Roma, ho redatto un progetto dal titolo “Il viaggio della memoria: Garbatella-Cuba A/R, alla scoperta delle radici della Resistenza e della Rivoluzione che liberarono i popoli dalla dittatura”, teso alla ricerca di un filo rosso che collegasse le due fasi storiche e potesse essere raccontato da parole e da immagini.

Un filo allungatomi da Giancarlo Leone, operatore di Laziodisu, ente per il diritto agli studi universitari nel Lazio che finanzia Torno Subito e si occupa dell’erogazione dei contributi cui i govani in partenza attingono  per sostentarsi e della stipula delle convenzioni che attestano la partecipazione al bando. Un filo che mi ha legato a Mirella Arcidiacono, meglio nota come Fata Garbatella, un’istituzione del quartiere omonimo, di cui tramanda la storia, salvaguardandola dall’accanirsi del tempo.

Trascorso il tempo a Cuba (dove sono stato peraltro spettatore della morte di Fidel Castro, accolta dai cubani con mestizia e preoccupazione per il futuro prossimo), sono tornato a Roma e, come un novello Dante accompagnato da Virgilio, ho percorso insieme alla fata le vie della ‘Garbata ostessa’, vedendo fontane con il volto di donna cui si abbeverano grandi e piccoli, orologi le cui lancette non girano più, case, spazi che nacquero per un uso e si sono trasformati in altro… Ma, soprattutto, ho conosciuto persone di varie età ed estrazione che mi hanno raccontato cosa significhi essere un abitante della Garbatella.

Persone come il giornalista e scrittore Gianni Rivolta, che mi ha parlato dei moti di Resistenza del quartiere durante la Seconda Guerra Mondiale; Rossana Di Lorenzo, attrice di film al fianco di Alberto Sordi o Anthony Quinn, sorella di Maurizio Di Lorenzo, Sora Garbatella ma, soprattutto madre e, per me, una seconda nonna; Giancarlo Proietti, che mi ha raccontato della Villetta, edificio della sinistra nelle cui stanze sono transitati Enrico Berlinguer e Pier Paolo Pasolini; Gianna Muriani, Lady Garbatella, cresciuta all’Albergo Bianco, uno dei palazzi bombardati il 7 marzo 1944; Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio e scrittore che ha dato vita a Valerio, il protagonista del noir “Garbatella combat zone”; infine, Fulvio Carnevali, ex doppiatore, un concentrato di simpatia ed energia, il cui padre pose la prima pietra del quartiere fondato nel lontano 1920 alla presenza del re Vittorio Emanuele III. E proprio grazie a Fulvio e alle sue narrazioni attorno a una tavola imbandita nella casa di Mago Laureotto (Francesco Ottaviani), sita presso il palazzo che ospitava la Maternità, ho ascoltato la storia delle donne del ponte, un episodio avvenuto il 7 aprile 194, avente per protagoniste dieci donne assassinate dalle milizie nazi-fasciste, che mi ha dato lo spunto per scrivere un soggetto che attende di essere tramutato in cortometraggio.

Una storia che parte da Cuba per finire alla Garbatella. Una storia al femminile con al centro due donne legate da un tragico avvenimento che farà emergere un passato celato nei meandri della loro mente. Passato e presente, verità e finzione,si mescolano grazie alla conoscenza e alla creatività, tanto da permettermi di vincere il Premio Fantasia 2017, dedicato a promuovere chi fa dell’arte il proprio mestiere.

Una fantasia che può tutto, anche unire due luoghi distanti migliaia di chilometri.

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Nel nostro territorio costruite solo case non destinate ad abitazioni popolari

Nel nostro territorio costruite solo case non destinate ad abitazioni popolari
Il mattone alimenta ancora falsi miti e leggende: un recente utile studio della CGIL

di Eraldo Saccinto

Un recente studio redatto della CGIL ci racconta l’epopea della casa, un lavoro utilissimo per la semplice ragione che il mattone alimenta miti e leggende, fra le quali la convinzione, assai diffusa, che l’investimento immobiliare valga a qualsiasi livello, anche come impegno istituzionale.

Nel nostro territorio costruite solo case non destinate ad abitazioni popolari
Il mattone alimenta ancora falsi miti e leggende: un recente utile studio della CGIL

di Eraldo Saccinto

Un recente studio redatto della CGIL ci racconta l’epopea della casa, un lavoro utilissimo per la semplice ragione che il mattone alimenta miti e leggende, fra le quali la convinzione, assai diffusa, che l’investimento immobiliare valga a qualsiasi livello, anche come impegno istituzionale.

E’ perciò vieppiù meritorio questo lavoro che riesce a produrre un elaborato nel quale si evidenziano i percorsi di ricerca e riflessione sul valore del diritto alla casa, sia nella nostra storia che nella nostra cultura, sul significato della sua funzione sociale e sul valore aggiunto che il corretto uso di questo strumento procura alla comunità. Un diritto che nei fatti viene impropriamente rovesciato e affrontato primariamente come difesa della proprietà, grande o piccola che sia, come si evince anche dall’ultima delibera di Roma Capitale che, pur di difendere questo stato di fatto, propone, si potrebbe dire come al solito, una soluzione emergenziale ma non strutturale, ricadendo nell’incapacità, mostrata soprattutto dai governi delle grandi città, e quello attuale di Roma non se ne discosta affatto, di imbastire una seria “politica della casa”.

Ci si trincera dietro le norme di salvaguardia di coloro che sono in graduatoria per la concessione di un alloggio popolare, senza rendersi conto che nella stragrande maggioranza dei casi queste liste sono composte da quelli che occupano, i quali, stanchi di un’attesa decennale e costretti magari a fare i conti con proprietari senza scrupoli, non possono fare a meno di ricorrere a questo estremo espediente. Il rimedio sembrerebbe quello di aumentare il numero degli alloggi disponibili ma finora c’è stata scarsa disponibilità da parte dell’Amministrazione comunale ad affrontare con la dovuta serietà le richieste di indicare le disponibilità alloggiative, segnalando caserme, stabili sottratti alla criminalità e alloggi sfitti, neppure alla luce delle risorse stanziate dalla Regione Lazio.

Dimostrando così la mancanza di una reale volontà di applicare soluzioni definitive, nonostante il roboante annuncio della Sindaca di aver scovato migliaia di appartamenti da poter riutilizzare per dare una prima risposta alla fame di case che affligge Roma e che a ben guardare, si dimostra essere solo uno specchietto per le allodole: la riproposizione della lista già stilata a suo tempo dal Commissario prefettizio Tronca.

Per il nostro Municipio i dati che espone la CGIL non si scostano troppo da quelli del Comune, benché, nei Piani Regolatori, la predominante per il nostro territorio sia sempre stata quella di una vocazione ad edilizia residenziale pubblica. Durante gli anni del boom economico, l’ATER ex-IACP l’ha fatta da padrone, costruendo a più non posso, per soddisfare le richieste di case da destinare agli operari e agli impiegati del polo manifatturiero Ostiense, dopodiché però non si è fatto altro, per cui le giuste risposte che furono allora date alle esigenze di una classe lavoratrice bisognosa di affitti calmierati, se da una parte hanno stabilizzato la situazione dall’altra hanno saturato il mercato affittuario a basso costo. Allo stato attuale, infatti, aldilà del riuso delle rare abitazioni che potrebbero essere immesse sul mercato a causa di azioni legali, l’unica via praticabile è quella privata, i cui prezzi però sono proibitivi. La CGIL ci fa notare che si è molto costruito sul nostro territorio negli ultimi quarant’anni. E’ stata edificata l’area di Roma ’70, e tutta la fascia che investe Via di Grotta Perfetta, la zona a valle della Montagnola con direttrice verso Via Ballarin, l’area di via del Tintoretto, è stato costruito (e abbandonato) un albergo a Via Galba, un maxiedificio a Piazza dei Navigatori, la zona di Via del
Caravaggio, alcune costruzioni tra Via Palos e Via Capitan Bavastro, sta per essere consegnata l’area ex I-60 con tutte le perplessità ancora in essere che ne hanno contraddistinto la costruzione.

Non uno di questi edifici è però stato destinato ad edilizia residenziale pubblica, sono stati tutti indistintamente destinati a finalità di carattere privato se non speculativo, non un solo mattone destinato a chi è meno abbiente o per quelli che, pur dotati di un reddito fisso da lavoro dipendente, non possono reperire un’abitazione ai prezzi di mercato.

“E’ doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione”, è ripetuto in diverse sentenze della Consulta ma, come conclude il documento del Sindacato, per avere una casa pubblica, a Roma, si è da anni alla guerra.

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Al via il Reddito di inclusione per il contrasto alla povertà

Al via il Reddito di inclusione per il contrasto alla povertà
Le domande si presentano presso la sede municipale di Via Benedetto Croce 50. Per informazioni telefonare al numero 0669611451

Dal primo dicembre è possibile presentare domanda di accesso al nuovo reddito di inclusione (REI) che, con decorrenza dal primo gennaio 2018, sostituisce il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) e anche l’Asdi, l’Assegno di disoccupazione.

Al via il Reddito di inclusione per il contrasto alla povertà
Le domande si presentano presso la sede municipale di Via Benedetto Croce 50. Per informazioni telefonare al numero 0669611451

Dal primo dicembre è possibile presentare domanda di accesso al nuovo reddito di inclusione (REI) che, con decorrenza dal primo gennaio 2018, sostituisce il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) e anche l’Asdi, l’Assegno di disoccupazione. Anche presso il nostro Municipio, è quindi possibile fare la richiesta per il REI cioè il Reddito di Inclusione, la misura che il governo, attraverso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha messo in campo per contrastare la povertà e l’esclusione sociale. L’obiettivo del REI è dare sostegno innanzi tutto a famiglie con figli minori o disabili, a donne in stato di gravidanza e ai disoccupati di età superiore ai 55 anni. L’erogazione del sussidio è legata sia alle condizioni economiche che all’adesione, da parte di chi chiede il contributo, a un progetto personalizzato di inclusione nel mondo del lavoro.

La cifra mensile viene erogata avendo determinato la condizione economica del richiedente. In particolare per la valutazione sono essenziali i valori dell’ISEE e ISRE familiari, che non devono essere superiori rispettivamente ai 6000 e ai 3000 euro. Questi dati, assieme ai requisiti di patrimonio mobiliare e immobiliare posseduti, saranno il montante per poter quantificare se si rientra nell’ambito dei perimetri economici per accedere al Reddito d’Inclusione e, nel caso di risposta positiva, per determinarne l’ammontare.

Il richiedente o un suo familiare, munito di un’attestazione dell’ISEE in corso di validità, si reca presso il Municipio di appartenenza, dove compila e presenta il modulo predisposto dall’Inps, col quale si dichiara il possesso dei requisiti  necessari per l’accesso al programma. L’ufficio municipale per il REI, raccoglie la domanda e verifica i requisiti di cittadinanza, residenza e situazione familiare.

Detto ufficio, inoltre, in rete con i centri per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole, i privati attivi nel contrasto alla povertà e gli enti no profit, è responsabile della stesura del progetto personalizzato, essenziale per la conclusione positiva della richiesta di REI. Il progetto pur essendo personale, riguarda l’intero nucleo famigliare e prevede specifici impegni da parte del richiedente, i cui bisogni sono individuati dagli operatori municipali sulla base di una valutazione delle condizioni personali e sociali, della situazione economica, di quella lavorativa. La stesura della profilatura e la conseguente relazione si basano sullo studio delle possibilità di occupazione, sull’educazione, sull’istruzione, sulla formazione, sulla condizione abitativa, sulle reti familiari e di prossimità del soggetto. Una volta preparata la documentazione necessaria, gli uffici municipali la inviano all’Inps, che verifica il possesso dei requisiti e eroga il beneficio inviando a Poste Italiane la disposizione di accredito. Poste Italiane emette la Carta REI e tramite lettera invita il beneficiario a recarsi presso un ufficio postale abilitato al servizio per il ritiro. Il valore dell’ISEE e la composizione del nucleo familiare, determinano la prestazione economica che viene ricompresa tra i 187,5 e i 485,41 euro mensili, somme che variano anche in relazione al fatto che la famiglia non sia già beneficiaria di ulteriori prestazioni assistenziali. Per poter rispondere in modo adeguato alle richieste della cittadinanza, in previsione di un aumento significativo dei richiedenti rispetto al precedente programma di Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA), che ha avuto, almeno nel nostro territorio, un certo riscontro, il Municipio ha istituito un ufficio ad hoc, per cui la domanda di contributo, deve essere presentata presso l’Ufficio REI al primo piano di Via Benedetto Croce 50, stanza 22, ogni martedì mattina dalle 8.30 alle 12.30 e ogni giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30. Per informazioni sul REI ci si può rivolgere al numero telefonico 0669611451. (E.S.)

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“Resistere è anche un destino” il libro di Andrea Catarci

“Resistere è anche un destino” il libro di Andrea Catarci

Intervista con l’autore

di Giancarlo Proietti

Andrea Catarci, per la maggior parte dei lettori di Cara Garbatella non ha bisogno di molte presentazioni, ha 48 anni e vive nel quartiere San Paolo – Garbatella, in quel Municipio Roma VIII di cui è stato Presidente per 10 anni, dal 2006 al 2016, alla guida di coalizioni di centro sinistra. Laureato in Scienze Politiche all’Università La Sapienza, si è poi avvicinato al mondo della formazione professionale e della ricerca. Dopo aver scritto e pubblicato un gran numero di articoli, saggi, rapporti e documenti, per la prima volta si cimenta con un racconto di ampio respiro, scegliendo di indagare le storie e le memorie delle famiglie di origine ed in particolare le figure dei nonni.

“Resistere è anche un destino” il libro di Andrea Catarci

Intervista con l’autore

di Giancarlo Proietti

Andrea Catarci, per la maggior parte dei lettori di Cara Garbatella non ha bisogno di molte presentazioni, ha 48 anni e vive nel quartiere San Paolo – Garbatella, in quel Municipio Roma VIII di cui è stato Presidente per 10 anni, dal 2006 al 2016, alla guida di coalizioni di centro sinistra. Laureato in Scienze Politiche all’Università La Sapienza, si è poi avvicinato al mondo della formazione professionale e della ricerca. Dopo aver scritto e pubblicato un gran numero di articoli, saggi, rapporti e documenti, per la prima volta si cimenta con un racconto di ampio respiro, scegliendo di indagare le storie e le memorie delle famiglie di origine ed in particolare le figure dei nonni.

– Quali storie che ti hanno raccontato della loro vita, ti hanno particolarmente colpito?

RicordiLe figure dei miei nonni, Vincenzo ed Armando, più che da parole ascoltate in presa diretta -sono morti quando avevo 10 anni e poco più – prendono forma nei racconti di familiari ed amici,riportati in una carovana di sere. Sono circondate da un alone di suggestione e di fascino, talvolta al limite dell’agiografia e della santità. In realtà sono storie di lavoro duro dentro cave, cantieri e Mercati Generali, vissute a torso nudo e sopra cavalli, storie di antifascismo e resiste2<Nessuno(a)>nza, di occupazioni di terre e scontri di piazza, di reclusioni e libertà riconquistate sul campo, di insofferenza per ingiustizie e discipline ottuse, di dimensioni private fatte di delusioni, rabbia, amori, sogni, emozioni e drammi.

C’è Vincenzo che apre una sua cava per necessità, perché malgrado l’abilità indiscussa come scalpellino e ‘spaccatore’ non sarebbe più chiamato da nessuno a lavorare, a seguito del rifiuto a sottoscrivere la tessera del partito fascista. C’è Armando che gira Roma in lungo ed in largo mostrandone le bellezze ineguagliabili ai turisti, in un’occupazione che è un tutt’uno col suo legame per la città. Ci sono le mischie consumate in strada, la passione politica e la militanza comunista, un Motom ed una apparizione fugace a fianco di Silvana Pampanini, le vicende di amici di comunità larghe e solide, di figlie e figli che scendono bambine al ghetto a portare cibo e che scoppiano nel palcoscenico  inusuale di una chiesa. C’è il Novecento nelle loro vite comuni ed insieme esemplari, che hanno fatto la storia senza lasciare traccia nei libri, in punta di piedi e col
clamore relegato al focolare domestico.

– Perché la scelta di due uomini e non di una nonna e di un nonno?

Perché in “Resistere è anche un destino” c’è molta verità storica e di loro non avrei potuto delineare ritratti veritieri, seppur agiografici. Le mie nonne sono morte nei primi anni Settanta, troppo presto per lasciare segni diretti su testa e orecchie di un bambino. Nelle chiacchiere sul passato sono generalmente liquidate con riferimenti alla concretezza ed alla perfezione: sono quelle che in silenzio fanno funzionare tutto, che magari usano le maniere forti nell’educazione dei figli ma che difficilmente sbagliano un colpo. Troppo poco per farsene un’idea e costruirci una memoria intorno.

– Tre aggettivi dell’uno e tre dell’altro… Vincenzo è forte, risoluto ed altruista, Armando è scaltro, intelligente ed ha istinto organizzativo, tutti e due sono caldi e passionali.
– Cos’hai dell’uno e dell’altro Per andare sul sicuro direi che tutti e due mi hanno trasmesso l’ambizione a migliorare il condominio ed il mondo, la passione, la voglia di resistere e combattere sempre, semplicemente perché è giusto farlo.

– Perché l’esigenza di raccontare le loro storie?

Per senso di appartenenza, ricerca delle radici, riconoscenza, amore, in poche parole è un libro che nasce dal cuore.

Il resto lo ha fatto la paura che quel patrimonio di voci e racconti esclusivamente orali potesse andar perduto del tutto e, infine, la malattia e la morte recente di mio padre Ezio, una delle mie fonti principali. Avevo già cominciato a scrivere ed annotare episodi, pur non avendo chiaro come finalizzare il tutto. Dopo averne parlato con lui e con mia madre, in quei giorni ho deciso che doveva diventare un racconto organico. Così è stato, grazie all’editore Francesco Palombi, che ci ha creduto insieme a Marcello Ciccaglioni, ai consigli ed alle parole preziose di Erri de Luca e Massimiliano Smeriglio, ai ricordi ulteriori dei parenti che lo hanno arricchito strada facendo.

– La frase sul destino: sei attivista, combattivo e impegnato da sempre.

Quanto è merito loro?

Tanto,siamo fatti di radici oltre che di aspirazioni ed ali, siamo come Enea che carica sulle spalle il vecchio padre Anchise mentre trascina per mano il figlio Ascanio. Poi, in realtà, la sensazione è di non essere mai abbastanza combattivi ed impegnati, non quanto servirebbe, ma per demerito nostro, non certo dei cromosomi migliori che ci sono arrivati. Però quella del titolo è una frase bella e vera: resistere e combattere sono anche un destino, oltre che una scelta da rinnovare ogni giorno.
– Roma fa da sfondo alle storie. Qual è la Roma del tuo libro…

E’ la Roma del Novecento, sanguigna e popolare ed insieme incline all’obbedienza, metà rivoluzionaria e metà clerico-fascista. Ed è la Roma di sempre, la città che ha nella contraddizione la sua cifra, che è destinata a rinascere in eterno sulle macerie di saccheggi millenari, quella che nessun barbaro di nessuna età è riuscito e riuscirà a far sparire
definitivamente.

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I Quaderni di Moby Dick

I Quaderni di Moby Dick: presto il secondo fascicolo
Dopo il successo del primo numero continua il lavoro editoriale del Tavolo archivio storico

di Gianni Rivolta

I Quaderni di Moby Dick , il progetto editoriale del Tavolo per l’archivio storico del territorio, navigano ormai in mare aperto.
Dopo il primo numero sui Bagni pubblici di Garbatella e l’architetto Innocenzo Sabbatini, che ha avuto un buon riscontro di pubblico sia nelle presentazioni dirette nel quartiere (Moby Dick 4 luglio, Casetta rossa 19 luglio, Villetta 5 settembre, Jazz Festival, Premio Fantasia novembre ecc..)

I Quaderni di Moby Dick: presto il secondo fascicolo
Dopo il successo del primo numero continua il lavoro editoriale del Tavolo archivio storico

di Gianni Rivolta

I Quaderni di Moby Dick , il progetto editoriale del Tavolo per l’archivio storico del territorio, navigano ormai in mare aperto.
Dopo il primo numero sui Bagni pubblici di Garbatella e l’architetto Innocenzo Sabbatini, che ha avuto un buon riscontro di pubblico sia nelle presentazioni dirette nel quartiere (Moby Dick 4 luglio , Casetta rossa 19 luglio, Villetta 5 settembre, Jazz Festival , Premio Fantasia novembre ecc..) sia nelle librerie locali e in alcune edicole di zona (piazza Bartolomeo Romano, via Adelaide Cairoli ed altre) è in allestimento il secondo fascicolo. Non era una scommessa scontata, anche perché, il progetto dei Quaderni è completamente autogestito e quindi non ha sponsor o finanziatori dietro le quinte. I finanziatori della pubblicazione sono i lettori che hanno accolto con entusiasmo il primo lavoro editoriale e speriamo che la copiosa vendita del prossimo numero ci consenta di continuare questa iniziativa culturale.

Il riscontro di vendite del primo Quaderno ci permette per il momento di affrontare il secondo impegno che interesserà il quartiere di San Paolo. Quella di alternare nello studio le porzioni storiche del territorio dell’VIII Municipio (Garbatella. San Paolo, Tormarancio,Ostiense) era un obiettivo condiviso dalla redazione, sempre più qualificata e numerosa. Il Tavolo, infatti, dopo un anno di lavoro, ha visto la partecipazione di nuovi appassionati redattori e di alcune associazioni del territorio.
La particolarità dei Quaderni, che rappresentano l’aspetto vivo e dinamico dell’Archivio storico territoriale, è quello di approfondire argomenti poco studiati e poco conosciuti per presentarli al vasto pubblico in modo divulgativo e non accademico. Sarà cosi anche per il secondo numero dal titolo: “I Colli di San Paolo”, che sarà corredato da immagini inedite o rare.

In questo numero del QMD2, che uscirà entro i primi mesi del 2018 si parlerà di: L’area dell’Ostiense: dalla Garbatella di Giovannoni alla coda della cometa di Piacentini (Sergio Rappino),Il vecchio deposito del Littorio (Paolo Berdini), La Borgata di Grottaperfetta (Francesca Romana Stabile), Prima della Garbatella, le proprietà dei Torlonia lungo la via Ostiense (Flavio Conia), La collina degli anarchici e Augusto Volpi (Gianni Rivolta), Esperienze educative sulla rupe di San Paolo: la Principe di Piemonte (Paola Pagliari e Piero Fumo), Il Risorgimento a San Paolo: La Repubblica romana (1849) e Vigna Matteini 1867(Claudio D’Aguanno), La stazione di Radio Marina San Paolo (Floriana Mariani), La città fortificata di Giovannipoli (Elisabetta Rossi), La collina di San Nemesio : il Cto e le case dell’Inail ( Paola Pagliari e Piero Fumo), Breve storia delle linee tramviarie di San Paolo e della Garbatella (Mirella Arcidiacono), Che bello andare in tram! (memorie e interviste di Mirella Arcidiacono) ed altri articoli in via di definizione.

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