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Autore: Redazione

Eletto il nuovo Presidente della Consulta Municipale sulla Disabilità La ex Presidente Natili Bruschi aveva rassegnato le dimissioni per problemi personali di Eraldo Saccinto

Eletto il nuovo Presidente della Consulta Municipale sulla Disabilità

La ex Presidente Natili Bruschi aveva rassegnato le dimissioni per problemi personali

di Eraldo Saccinto

Presente l’Assessore bernardino Gasparri, il Rappresentante per il Sindaco nel quadrante ASL/RM C Antonio Bertolini ed alcuni componenti del Consiglio Municipale, ad un anno di distanza dalla precedente, si è tenuta il 29 Settembre l’elezione per il Presidente della Consulta per la Disabilità del Municipio RM VIII. “Faccio i miei auguri a Antonio Pelagatti, eletto nuovo Presidente della Consulta”. Ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Sociali del Municipio Dino Gasparri, a margine della seduta della Consulta municipale per i problemi della disabilità che il 29 Settembre u.s. ha rinnovato l’incarico di Presidente. “In questi anni – ha aggiunto l’Assessore – abbiamo lavorato a stretto contatto con la Consulta, sin dalla fase di predisposizione degli atti programmatici.

Eletto il nuovo Presidente della Consulta Municipale sulla Disabilità

La ex Presidente Natili Bruschi aveva rassegnato le dimissioni per problemi personali

di Eraldo Saccinto

Presente l’Assessore bernardino Gasparri, il Rappresentante per il Sindaco nel quadrante ASL/RM C Antonio Bertolini ed alcuni componenti del Consiglio Municipale, ad un anno di distanza dalla precedente, si è tenuta il 29 Settembre l’elezione per il Presidente della Consulta per la Disabilità del Municipio RM VIII. “Faccio i miei auguri a Antonio Pelagatti, eletto nuovo Presidente della Consulta”. Ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Sociali del Municipio Dino Gasparri, a margine della seduta della Consulta municipale per i problemi della disabilità che il 29 Settembre u.s. ha rinnovato l’incarico di Presidente. “In questi anni – ha aggiunto l’Assessore – abbiamo lavorato a stretto contatto con la Consulta, sin dalla fase di predisposizione degli atti programmatici. presidenteconsultapopolare
Perché il contributo della Consulta è indispensabile per mettere in campo risposte appropriate, che siano il frutto dell’analisi dei bisogni”. “Si è trattato di un lavoro con il quale sul tema della disabilità, abbiamo cercato di dare sistematicità agli interventi. Un lavoro che, nonostante l’azzeramento delle risorse sul sociale, non ci ha permesso solo, ad esempio, di proteggere e salvaguardare in comune accordo col Municipio, iniziative importanti come quelle per il trasporto dei disabili e i soggiorni estivi o di aumentarle come nel caso dei prodotti per il diabete giovanile. Ma ci ha condotti anche a formulare per la prima volta un Piano municipale sull’Alzheimer, così come sull’assistenza domiciliare. Una serie di investimenti sul sociale che, secondo il modello dell’integrazione, consentono di garantire risposte più appropriate”.
“Questa assemblea elettiva cade in un momento molto delicato, ma gli interventi dei rappresentanti delle diverse associazioni hanno dimostrato che c’è lo spirito giusto per portare avanti anche per i prossimi tre anni nel nostro Municipio le istanze del mondo della disabilità”. Lo ha dichiarato il neo-eletto Antonio Pelagatti.
La Consulta è un organo statutario del Municipio VIII, istituito con Delibera Municipale nel 2000. È formata dai rappresentanti di associazioni che operano a vario titolo in favore delle persone con disabilità e delle famiglie che ne hanno cura. Tra i suoi compiti in tema di disabilità: esprime il proprio parere sui programmi e sulle politiche municipali; formula proposte di interventi che favoriscano l’integrazione sociale; promuove la divulgazione di informazioni; formula proposte di attività di studio e ricerca. “A causa della riduzione dei fondi gli ultimi anni sono stati sempre più complicati – ha aggiunto il Presidente Pelagatti – ma abbiamo trovato nell’assessorato alle Politiche Sociali del Municipio durante questi anni un interlocutore presente, con il quale abbiamo cercato di tutelare il diritto all’assistenza dei disabili.
Molte sono le iniziative messe in campo, sulle quali mi auguro ci possa essere una continuità anche nella presente consigliatura municipale. In particolare, mi auguro che si possa portare a compimento quell’impostazione innovativa, che si è data sulla questione del dopo di noi. Come Consulta faremo in modo che i lavori vengano portati avanti, – ha concluso – per non dover ricominciare da zero e disperdere il buon lavoro che abbiamo fatto in questi mesi su una delle questioni che sta maggiormente a cuore alle famiglie delle persone con disabilità”. Oltre al nuovo presidente, la Consulta ha rinnovato l’incarico alla Vice-Presidente Sig.ra Irene Bruschi e la Segretaria Cesarina Pinna. Al termine dell’assemblea agli eletti sono giunti gli auguri di buon lavoro del Presidente del Municipio VIII Andrea Catarci.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

 

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Atletico Garbatella: sogno, passione impegno! Festeggiata la nuova società di calcio a Piazza Damiano Sauli ad un anno dalla nascita

Atletico Garbatella: sogno, passione impegno!

Festeggiata la nuova società di calcio a Piazza Damiano Sauli ad un anno dalla nascita

Una sera d’estate dello scorso anno, dalla volontà di un gruppo di giovani, spinti da passione per il calcio e da un forte senso di appartenenza e amore verso il proprio quartiere, territorio popolare e ricco di storia, ma in trasformazione, nasce l’Atletico Garbatella.

atletico-garbatellaAtletico Garbatella: sogno, passione impegno!

Festeggiata la nuova società di calcio a Piazza Damiano Sauli ad un anno dalla nascita

Una sera d’estate dello scorso anno, dalla volontà di un gruppo di giovani, spinti da passione per il calcio e da un forte senso di appartenenza e amore verso il proprio quartiere, territorio popolare e ricco di storia, ma in trasformazione, nasce l’Atletico Garbatella.squadra-atletico-garbatella
La nuova squadra è piaciuta moltissimo, da subito, per l’innato talento calcistico che l’ha portata nel giro di un solo campionato dalla terza alla seconda categoria. L’Atletico Garbatella non è la solita squadra di quartiere, non punta solo alla partita della domenica, ma ha il sogno, più ambizioso, di essere punto di riferimento per molti ragazzi del territorio proponendo loro i veri valori dello sport, uno stile di vita diverso, lontano dai soliti cliché; il suo calcio va oltre, come dimostra il premio istituito dall’Atletico per valorizzare le ragazze ed i ragazzi del territorio, dedicato al giovane che si distingue per meriti di studio oltre che per i successi sportivi, l’azionariato popolare per sostenere la squadra tutti insieme e altri interventi sociali. Un esempio tra tutti è stato la ripulitura degli storici muri di cinta della scuola Cesare Battisti imbrattati da certe scritte fatte da alcuni sostenitori; dopo un confronto interno, tutta la tifoseria ha convenuto che il vero calcio è anche rispetto per l’intera comunità, così eccoli, insieme e consapevoli, armati di vernice e pennello e amore per il loro quartiere.
A piazza Sauli, quartier generale dei numerosissimi tifosi, il 4 ottobre si è svolta una bella e vivace festa per augurare alla squadra una stagione ricca di successi; durante la serata la dirigenza dell’Atletico Garbatella ha voluto premiare i sostenitori, che tanto hanno contribuito ad infondere forza e fiducia ai loro giocatori del cuore, offrendo loro una targa come riconoscenza di fedeltà al “dodicesimo uomo in campo”: i tifosi.
Un grandissimo in bocca al lupo alla giovane squadra della Garbatella che, con il suo motto “Sogno, passione, impegno”, è vincente dentro e fuori dal campo.Per chi volesse seguire gli allenamenti, può recarsi in via Costantino campo G. Fiorini, il martedì e il venerdì dalle 20.00 alle 21.30.

(P.A.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Autunno profumo di castagne

di Enrico Recchi

Con questo primo articolo vogliamo raccontare i mestieri e le professioni di quelle persone che animavano la vita e le strade della Garbatella e che oggi non ci sono più o che hanno assunto caratteristiche tanto diverse da renderli proprio diversi per chi li ha conosciuti e li ricordava in un certo modo. Siamo in autunno e quindi cosa c’è di meglio che parlare del frutto principe di questo periodo, ovvero la castagna e del “callarostaro” cioè il venditore ambulante di castagne arrosto.

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Autunno profumo di castagne

di Enrico Recchi

Con questo primo articolo vogliamo raccontare i mestieri e le professioni di quelle persone che animavano la vita e le strade della Garbatella e che oggi non ci sono più o che hanno assunto caratteristiche tanto diverse da renderli proprio diversi per chi li ha conosciuti e li ricordava in un certo modo. Siamo in autunno e quindi cosa c’è di meglio che parlare del frutto principe di questo periodo, ovvero la castagna e del “callarostaro” cioè il venditore ambulante di castagne arrosto.callarostaro
L’origine del nome non è chiara, c’è chi fa risalire l’etimo alla città di Kastania nell’antica regione greca della Tessaglia e chi invece lo riconduce a “Kastanis” nella Turchia dove secondo Plinio erano presenti vasti boschi di castagno. In ogni caso già Ippocrate nel IV sec. a.C. parlava di “noci piatte” e delle loro proprietà.
Oggi questa figura alla Garbatella non esiste più e si incontra solo nelle strade del centro e la stragrande maggioranza dei venditori è costituita da cittadini del Bangladesh, che le castagne al loro paese non sapevano neanche che esistessero ma che per necessità hanno imparato in fretta come si “governano” e si cuociono.
Una volta, invece, diciamo fino a 10/15 anni fa i “callarostari” che s’incontravano per strada, alla Grabatella fino a 20/25 anni fa, non erano di Roma anzi per la maggior parte si trattava di gente della provincia di Viterbo o dell’Abruzzo che scendeva a Roma per fare proprio questo mestiere per l’autunno/inverno.
L’attrezzatura non si comprava ma in genere era fatta artigianalmente o dal venditore stesso o da un fabbro.  Il callarostaro come tutti gli ambulanti era organizzato per trasportare tutto l’occorrente utile per allestire il punto vendita. A volte si serviva di una carrozzina da bambini modificata, a volte di una bicicletta con un piano da trasporto applicato (triciclo) ma spesso caricava tutto sulle spalle. L’attrezzatura era essenziale ed insostituibile: il braciere con i piedini e i bordi rialzati dove mettere il carbone che fungeva da fornelletto, la griglia forata che andava sopra il braciere a debita distanza perché le castagne si cuocessero lentamente senza bruciarsi, la paletta per rivoltare e prendere le castagne, il coltello per inciderle, il sacco con le castagne e quello col carbone, la scorta di carta paglia per fare i cartocci per i clienti.
La sua presenza naturalmente era annunciata dal profumo che veniva dalle castagne sul fornelletto e che si diffondeva in giro, e già salendo da Via Lorenzo da Brindisi si poteva capire se “er callarostaro” era appostato ai giardinetti di S. Eurosia. Infatti, come tutti gli ambulanti anche lui aveva i suoi posti strategici per posizionarsi. I giardinetti davanti S. Filippo Neri e il cinema “Columbus” erano ideali: la domenica per la funzione religiosa e i pomeriggi per gli spettacoli al cinema.
L’unico possibile “competitor”, come si direbbe oggi, era il “fusajaro” di cui parleremo un’altra volta. E così si chiedeva “Un cartoccio de castagne…Sì, però damme pure quelle grosse, nun me dà solo quelle piccole…”.

 

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Garbatella Jazz Festival, 10 edizioni tanto successo

Garbatella Jazz festival, un grande successo! E’ un appuntamento che tornerà.” Così terminava l’articolo che raccontava la prima edizione del Garbatella Jazz nel 2005, da allora dieci edizioni nella splendida cornice della Villetta. E’ diventata la manifestazione di eccellenza di fine estate nel nostro quartiere.

Anche l’edizione 2014 ha fatto registrare una grande afflluenza di pubblico

Dal 2005 al 2014 all’ombra della Villetta nei primi giorni di autunno, viene presentato dalle Associazioni Cara Garbatella e Altrevie una rassegna musicale di grande livello. Il resoconto di questa esperienza attraverso la voce dei protagonisti.

di Giancarlo Proietti

Garbatella Jazz festival, un grande successo! E’ un appuntamento che tornerà.” Così terminava l’articolo che raccontava la prima edizione del Garbatella Jazz nel 2005, da allora dieci edizioni nella splendida cornice della Villetta. E’ diventata la manifestazione di eccellenza di fine estate nel nostro quartiere.

garbatella-jazz-festivalnina-pedersenTutto nasce nella tarda primavera del 2005, su un progetto di Claudio Bocci, presidente dell’associazione Altrevie, coadiuvato da Marcello Minuti primo direttore artistico della manifestazione, i due sottopongono all’associazione  Cara Garbatella l’idea, che in breve tempo prende forma. Con l’esperienza di altre iniziative analoghe le due associazioni lavorano per la realizzazione del primo festival. Il 23, 24, e 25 settembre 2005 si dà via a questa esperienza. Negli anni successivi la rassegna avrà un successo che nessuno immaginava, al di là delle più rosee aspettative.pino-sallusti

In questi anni la manifestazione ha avuto una sua evoluzione, ma sono rimasti dei punti fermi, il lavoro degli associati del tutto volontario dà al festival una atmosfera che è difficile respirare in altri circuiti, le caratteristiche del quartiere, la bravura dei musicisti, quel piano a coda sullo sfondo della Villetta, i manifesti unici che pubblicizzano la rassegna, sempre curati attentamente da dieci edizioni dalla professionalità di Carmela  fanno tutto il resto.

In questi anni, tranne nel 2008 dove c’è stato un piccolo contributo della Provincia, la manifestazione si è sempre autofinanziata con il lavoro di volontari, convinti di cercare di sanare nel nostro piccolo la richiesta di cultura, partecipazione, aggregazione che da troppo tempo è carente nel nostro circuito urbano. Ad oggi siamo gli unici a Roma ma probabilmente anche oltre i confini della nostra metropoli a produrre in modo del tutto gratuito una manifestazione Jazz a tale livello.

Nel decennale di tale ricorrenza, vorremmo cercare di ricordare i momenti salienti che hanno fatto di questa manifestazione il fiore all’occhiello delle associazioni ideatrici.

GJF20052005 alla prima edizione si fiuta immediatamente che la cosa avrà successo. Marcello Minuti porta sul palco Luca Velotti con il suo quartetto, Red Pellini e Antonella Aprea nelle due serate successive sempre in quartetto. I tre concerti sono stati introdotti da una deliziosa jam session del trio delle Satin Dolls. E non sono mancate le grandi sorprese, si alternano sul palco in una sorta di ospiti d’onore prima: Lino Patruno che ha suonato e inciso dischi con alcuni dei grandi maestri della storia del jazz come Bill Coleman, Dick Cary, Jimmy McPartland, Eddie Miller e altri, e recita in un intervento tutto l’apprezzamento per questo tipo di iniziative. Dopo, la visita della coppia comica Lillo e Greg che con una breve esibizione hanno deliziato il pubblico. L’espressione incredula degli organizzatori viene descritta in una simpatica lettera giunta in redazione. Si capisce subito che il Garba Jazz Festival, chiamato così dagli organizzatori avrà vita lunga.

Si replica nel 2006 questa volta a metà ottobre. “Che swing nella Città Giardino, Grande successo del Garbatella Jazz Festival sotto i pini della Villetta” con questi toni giustamente trionfalistici si apriva l’articolo di Gianni Rivolta sul nostro periodico. Per la seconda edizione la direzione artistica è sempre affidata a Marcello Minuti che ci ripropone alcuni artisti già conosciuti al pubblico della Villetta ma questa volta Red Pellini in quintetto, Aprea e Velotti insieme nello stesso quintetto sono i protagonisti della seconda serata. Si chiude la terza serata con Sanjust Collatina Bolignari in un sestetto molto apprezzato dal pubblico.

Sempre alla metà del mese di ottobre 2007 prende inizio la terza edizione. “Posti in piedi alla Villetta” è il titolo dell’articolo comparso su Cara Garbatella che ci racconta questa edizione. Oltre agli ormai collaudati Velotti e Pellini coadiuvati da due quintetti, fa il suo esordio al Garbatella Jazz un dirompente Max Paiella musicista ed intrattenitore, famose le sue divertenti performance alla trasmissione radiofonica il ruggito del coniglio, Paiella ha deliziato il pubblico con un vasto repertorio di pezzi classici e non. Ospite della serata uno spassoso Greg che l’ha animata con un momento comico. Questa volta le tre serate sono state precedute da un trio che negli anni a venire sarà di casa nel palcoscenico della Villetta, Antonio Ricciardi al piano, Sauro Giovannetti alla batteria, e Dario Ambrosini al basso.

Siamo nel 2008 quest’anno la tre giorni per l’unica volta in dieci anni si trasforma in una due giorni. Le molteplici iniziative tenute durante l’estate, alcuni motivi di carattere economico hanno portato a questa scelta. Minuti dopo tre anni lascia la direzione artistica a Giusy de Angelis. Una novità caratterizza questa edizione, i due concerti saranno anticipati da due films. La prima serata dopo la proiezione del film “Ascensore verso il patibolo” di Luis Male si è esibito il gruppo FM Trio che ha eseguito brani originali e standard. Il sabato nella giornata conclusiva dopo la proiezione del film “Radio days” di Woody Allen il Freedom Jazz Trio ha deliziato il numerosissimo pubblico con composizioni di Theorius Monk.

2009 quinta edizione il successo della rassegna diventa consuetudine. Riguardando gli articoli di quegli anni gli aggettivi si moltiplicano: “Gran Successo”, “Eccezionale evento alla Villetta” “Posti in piedi alla Villetta” e così via. A questo successo gli organizzatori insieme alla direzione artistica affidata ancora una volta a Giusi de Angelis non potevano che riportare la rassegna come nelle precedenti edizioni a tre giorni. Il Daza Jazz Quartet con Antonio Ricciardi al piano, Sauro Giovannetti alla batteria, Dario Ambrosini al basso, Alessandro Ionesco alla chitarra ha accompagnato la performance degli altri gruppi per tre serate. Un ringraziamento particolare va a questi musicisti che per molte edizioni hanno condiviso con gli organizzatori lo spirito che ha dettato le caratteristiche del festival. Strappa applausi Marco Fratini dotato contrabbassista che con il suo quartetto esegue brani originali e altri tratti dal repertorio di David Brubeck e Duke Ellington nella prima serata di rassegna. In seconda serata fa per la prima volta la comparsa al Garbatella Jazz festiva Pino Sallusti, che negli anni futuri diventerà una figura fondamentale nell’ambito della rassegna. Insieme al suo sestetto esalta il pubblico con esecuzione in ambito Modern Jazz con composizioni originali, ma anche con omaggi ai grandi del Jazz.

GJF2010Si cambia, Pino Sallusti chiamato a recitare il ruolo di Direttore artistico impone una marcia in più al Festival 2010. A fare da cornice alla sesta edizione un simpatico manifesto che ritrae un giovanissimo batterista jazz elaborato sempre dalla creativa Carmela. Pronto a collaborare il gruppo di Antonio Ricciardi, che nella prima serata insieme al duo acustico di Andera Benaventano al piano e Nicola Puglielli alla chitarra diletteranno il pubblico in una Villetta sempre più affollata. Nella seconda serata ha tenuto la scena del festival, nel palco coperto a causa dei frequenti scrosci di pioggia, Maurizio Giammarco con il suo gruppo Jazz3. Il famoso sassofonista ha proposto i brani più recenti della sua produzione, e nel finale anche uno sguardo retrospettivo su il suo passato di compositore appassionato di jazz. Chiude la manifestazione Pino Sallusti Group, la sezione ritmica molto coinvolgente si avvale della solidità fornita dalla venticinquennale collaborazione di Pino con il batterista Gianni di Renzo, gli altri musicisti tutti noti nel panorama jazzistico nazionale hanno fatto il resto.

Nel 2011 le tre serate, sempre rigorosamente con ingresso gratuito, si svolgono dal 29 settembre al 1° ottobre. Oltre la musica, ogni sera volontari si alternano per cucinare, servire ai tavoli, sistemare, ma in questi anni la parte da leone l’ha fatta Alessandra con i suoi irresistibili dolci, insuperabile il tiramisù. Ma torniamo al jazz, il 29 apre la serata il trio “Emitime”, Roberto Donadi chitarra, Mauro Nota contrabbasso, Sauro Giovannetti batteria, in seconda serata salgono sul palco il quartetto di Andrea Gomellini alla chitarra, Claudio Corvini alla tromba, Luca Pirozzi al contrabasso, Andrea Nunzi alla batteria.

Nella seconda giornata entra in scena per la prima volta un personaggio che parteciperà in maniera attiva e concreta alle iniziative dell’associazione Cara Garbatella Pasquale Innarella, musicista Irpino. Con il suo sassofono e il resto del quartetto composto da Francesco Lo Cascio al vibrafono, Silvia Bolognesi al contrabbasso e Roberto Altamura alla batteria, regala al numeroso pubblico momenti unici con il suo modo di interpretare il jazz fuori dagli schemi. Iannarella è considerato una figura di primo piano della scena romana d’avanguardia. Si crea immediatamente un feeling tra l’artista irpino e gli organizzatori, il modo di interpretare tutto questo è lo stesso, e per dirlo alla Innarella: viva “il jazz per tutti”. Ad aprire la terza serata spetta all’ormai collaudato Dasa quartetto, Antonio Ricciardi al pianoforte, Alessandro Ionescu alla chitarra, Dario Ambrosini al basso e Sauro Giovannetti alla batteria. A seguire Eddy Palermo bossa jazz Trio con la voce di Claudia Marss. Per chi ama la musica brasiliana e in particolare la bossa nova il concerto del trio composto da Eddy Palermo alla chitarra, Pino Sallusti al contrabbasso e Gianni di Renzo alla batteria, rappresenta un appuntamento imperdibile. Una citazione a parte merita Claudia Marss cantante e compositrice, conosciuta per la sua voce duttile ed espressiva. Il 2011 segna anche l’anno della collaborazione con Radio Popolare che con i suoi spot diffonde l’iniziativa su tutto il suo circuito radiofonico.

GJF2012Nel 2012 c’è una novità, oltre la consueta tre giorni che si svolge all’inizio dell’autunno, il festival si arricchisce di un ulteriore evento chiamato anteprima del Garbatella jazz festival, una sola giornata di musica che coincide con la prima decade di luglio.

Per il primo anno non poteva mancare l’apporto di Pasquale Innarella che ci propone in una calda serata di luglio il suo ultimo lavoro “Uomini di terra”. E’ un’opera che oltre a proporre un alto livello musicale mette in risalto anche una lettura politica e di impegno sociale. L’uomo della terra è Giuseppe Di Vittorio, storico sindacalista e dirigente del Partito Comunista negli anni cinquanta; Rocco Scotellaro al quale è dedicato il secondo brano del disco, è stato politico e letterato lucano, impegnato in tutta la sua attività a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei contadini meridionali, sottoposti a condizioni disumane. Si sente forte l’omaggio di Pasquale alla sua terra. Ad affiancare l’esperienza dell’organizzazione del festival da questa edizione è presente anche la Polisportiva Castello, storica associazione sportiva caratterizzata dall’impegno sociale presente da più di quaranta anni nella nostra città.

L’altra metà del jazz è il tema della tre giorni autunnale. Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri e Carmen Falato ognuna con il proprio stile hanno offerto una performance di altissimo livello in una rassegna quest’anno dedicata al jazz donna. Il livello è stato alto anche grazie alla collaborazione di musicisti molto validi che hanno accompagnato nelle tre serate la voce delle artiste. Riuscita, anche la collaborazione con la scuola popolare di musica di Testaccio, attraverso laboratori d’improvvisazione. Prezioso e fondamentale il lavoro svolto in questi anni da Francesca Vitalini, sempre puntuale e precisa nel pubblicizzare con il suo ufficio stampa la rassegna.

2013, nona edizione, per il secondo anno consecutivo si parte con l’anteprima estiva. Gli Hot Club De Zazz, composti da un quintetto con Xavier Rigaout armonica e voce, Nicola Puglielli , Roberto Nicoletti e Luca Pagliani alle chitarre, e il nostro Pino Sallusti al contrabbasso, ci presentano il Trovatore. Un libero adattamento in gipsy swing dell’opera il trovatore di Giuseppe Verdi, in occasione del bicentenario della nascita. Un sax dorato su uno sfondo nero rappresenta il logo della nona edizione, sempre opera della creatività di Carmela Gianbattista, professionista dell’immagine ma volontaria di Cara Garbatella a tutti gli effetti. Nel giardino della Villetta la serata ha ospitato in prima serata il trio di Carlo Conti con Vincenzo Florio al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria. La seconda sera si è esibito “Jazz no limit”, il quartetto di Marcello Rosa con Paolo Tombolesi al pianoforte, Stefano Cantarano al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria. Chiude la rassegna 2013 un quartetto con Leonardo Guffanti ai sassofoni, Giulia Salsone alla chitarra, Pino Sallusti al Contrabbasso, Alessandro Marzi alla batteria, un incontro tra musica argentina europea con improvvisazioni ereditate dal jazz.

 

GJF20142014 Decima edizione, grande festa:

punto di arrivo, momento di riflessione

Il 27 giugno è la data fissata per l’anteprima della decima edizione. A salire sul palco è Nicola Puglielli virtuoso chitarrista, accompagnato da Gerardo Bartocci al contrabbasso, e Armando Sciommeri alla batteria. La band si esibisce da diversi anni, con un repertorio di standard scelti e brani di Puglielli.

La decima edizione è stata dedicata ai contrabbassisti, con formazioni in cui questi strumentisti hanno un ruolo predominante. Nonostante il tempo incerto, nella prima giornata il trio Corvini, Ferrazza, Vantaggio è stato apprezzato da un pubblico attento. Al centro della serata come ovvio il contrabbasso del giovane Jacopo Ferrazza che a soli 25 anni vanta collaborazioni con molti musicisti affermati. Nella seconda giornata è il contrabbasso di Luca Pirozzi a guidare il Thematico Quartet con Michael Rosen sax, Enrico Zanisi pianoforte, Alessandro Paternesi batteria. Il gruppo nei suoi brani intreccia melodia e improvvisazione.

La giornata conclusiva ha messo al centro il contrabbasso di Pino Sallusti, con la suo collaudata band composta da Tiziano Ruggeri tromba, Carlo Conti sax alto, Marco Conti sax tenore, Elvio Ghigliordini sax baritono, Andrea Beneventano piano, Gianni Di Renzo batteria. Il gruppo composto tutto da musicisti già affermati nel panorama jazzistico internazionale, eseguono brani originali non disdegnando omaggi ai grandi del Jazz.

A fare da spalla, nella prima e nella terza serata, la scuola popolare di musica di Testaccio. L’apertura è toccata ad un originale e gradito duo: Maria Rosaria De Medici alla Voce e Luca Chiaraluce alla chitarra, il sabato i Sei per Sextet si sono esibiti davanti ad un pubblico numerosissimo. A fare da spalla in seconda serata Tamia quartet con Alberto Ruggeri al sax, Tommaso Castellani al pianoforte, Benedetto Mercuri al contrabbasso, Roberto Ghersi alla batteria, gruppo nato nel 2013 ma con musicisti che hanno molti anni d’esperienza che ha proposto gradevoli brani di standard jazz.

La soddisfazione è tanta per gli addetti ai lavori, per i tanti volontari che da dieci anni producono tutto questo, un risultato eccezionale. La Villetta appare stretta a questa iniziativa che in questi anni ha portato migliaia di presenze. Il pensiero di allargare i confini, uscire da quel magico giardino c’è stato, ma subito rientrato perché un punto che dà originalità alla manifestazione è proprio la Villetta per quello che rappresenta. Settanta anni di storia politica, personaggi della cultura che hanno varcato quel cancello, Pasolini, Visconti, le molteplici iniziative culturali, fanno sì che il luogo per eccellenza per continuare questa esperienza è proprio lì, in quello che è stato ed è tutt’ora un luogo di riferimento non solo per la Garbatella ma anche oltre i confini del nostro territorio. Dieci anni, tempo di bilanci per gli organizzatori. C’è il rammarico di non aver trovato la possibilità di legare un progetto culturale continuativo al successo del festival. Dieci anni fa gli organizzatori pensavano che tale evento doveva essere un punto di partenza non un punto di arrivo come purtroppo è stato fino ad oggi. Troppo spesso le istituzioni non hanno capito questo, limitando il proprio intervento a qualche sporadica sovvenzione, non prevedendo un progetto culturale a lungo respiro. Sempre più carente nel nostro Paese la voglia di investire in cultura. Non è sostenibile che dei volontari si prendano l’onere di questo. Cara Garbatella e le altre associazioni hanno gettato la “provocazione”, qualcuno non l’ha colta.

Grazie ai volontari E’ un appuntamento che tornerà.

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Giornata di festa per un futuro di pace La Comunità di Sant’Egidio e Cara Garbatella hanno dato vita ad un manifestazione per raccogliere fondi per le popolazioni in guerra

Giornata di festa per un futuro di pace
La Comunità di Sant’Egidio e Cara Garbatella hanno dato vita ad un manifestazione per raccogliere fondi per le popolazioni in guerra

Roma città violenta? Terza guerra mondiale a pezzetti? Sabato 20 settembre a Garbatella a La Villetta abbiamo voluto affermare in tanti che l’unico futuro possibile è la pace. Comunità di Sant’Egidio e Caragarbatella hanno dato vita ad una manifestazione per la raccolta fondi per le popolazioni in guerra, in Siria e in Iraq. Numerosi i giovani universitari della comunità, che a Garbatella animano la Scuola della pace raccogliendo oltre 40 bambini del quartiere e provenienti dalla Nigeria, Marocco, Filippine, Egitto, Brasile, Argentina, Bangladesh e Romania.

Giornata di festa per un futuro di pace
La Comunità di Sant’Egidio e Cara Garbatella hanno dato vita ad un manifestazione per raccogliere fondi per le popolazioni in guerra

Roma città violenta? Terza guerra mondiale a pezzetti? Sabato 20 settembre a Garbatella a La Villetta abbiamo voluto affermare in tanti che l’unico futuro possibile è la pace. Comunità di Sant’Egidio e Caragarbatella hanno dato vita ad una manifestazione per la raccolta fondi per le popolazioni in guerra, in Siria e in Iraq. Numerosi i giovani universitari della comunità, che a Garbatella animano la Scuola della pace raccogliendo oltre 40 bambini del quartiere e provenienti dalla Nigeria, Marocco, Filippine, Egitto, Brasile, Argentina, Bangladesh e Romania. Tutti insieme hanno abbattuto nel mitico gioco del tiro al bersaglio i barattoli dell’indifferenza, violenza, rassegnazione, prepotenza. Educare alla pace è la mission di questa straordinaria realtà, in una città che rassegnata assiste a violenze e omicidi negli ultimi giorni.
Il lavoro per la pace della Comunità di Sant’Egidio inizia ad essere più conosciuto dopo la firma della pace tra il governo mozambicano e la guerriglia il 4 ottobre 1992 nell’antico monastero trasteverino, da cui abbiamo preso il nome.
Sono tante ormai le paci di Sant’Egidio, ultima quella a Mindanao con l’accordo firmato a gennaio 2014 tra il Governo delle Filippine e il Moro Islamic Liberation Front per l’autonomia del Bangsamoro. Il 7 settembre durante l’ultimo incontro per il dialogo interreligioso di sant’Egidio Zygmunt Bauman dichiarava: “Il dialogo è l’arte umana più difficile, ma necessaria al vivere! Gli umani non amano essere contrastati, ma affermare le proprie idee. Il dialogo è l`arte più importante per mantenere la pace nel pianeta”. Troppe le guerre in corso nel mondo! L’Iraq con le molteplici minoranze perseguitate e la Siria destano forti preoccupazioni. Papa Francesco ha parlato di guerra mondiale a pezzi, e ricordando le vittime della Prima Guerra Mondiale ha affermato che l’uomo è stato capace di tante morti perché ha pensato “a me che importa?”. Sì, ogni guerra inizia dal pensare a me che importa dell’altro? Di chi soffre? Allora diciamo che il lavoro per la pace è un cantiere aperto a tutti! Fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, mai lasciare solo chi soffre, questa è la radice della pace. La pace inizia dal rispetto del senza dimora che abbiamo sotto casa, e che se ha una roulotte il vero reato è togliergliela e lasciarlo sul marciapiede, come avviene in questi giorni. Meno male che a concludere la festa ci sono le note dei Giovani per la Pace, adolescenti della comunità che scrivono testi e musica per un mondo nuovo, senza ipocrisia né violenza ma più umano e più pacifico!

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La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazione Ostiense non erano mai state aperte al pubblico

La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina
Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazione Ostiense non erano mai state aperte al pubblico

Finalmente si è arrivati al momento dell’apertura dei Parchi Malocello e Malaspina, situati tra la Circonvallazione Ostiense e la ferrovia. Le due aree verdi, realizzate a margine delle edificazioni nella zona, malgrado fossero state completate da tempo sono rimaste interdette alla cittadinanza per una lunga trafila burocratica. Il danno, da quell’ottobre 2012 in cui si è tenuta la cerimonia di …..

La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina
Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazione Ostiense non erano mai state aperte al pubblico

Finalmente si è arrivati al momento dell’apertura dei Parchi Malocello e Malaspina, situati tra la Circonvallazione Ostiense e la ferrovia. Le due aree verdi, realizzate a margine delle edificazioni nella zona, malgrado fossero state completate da tempo sono rimaste interdette alla cittadinanza per una lunga trafila burocratica. Il danno, da quell’ottobre 2012 in cui si è tenuta la cerimonia di intitolazione, si è man mano trasformato in beffa. Esse sono rimaste chiuse e non fruibile, nonostante da allora abbiano fatto bella mostra aree gioco attrezzate per i bambini, panchine nuove, vialetti, spazi verdi, il manufatto adibito a circolo bocciofilo. Il parco è ricompreso nell’area verde tra viale Colombo, Via Palos e via Rodrigo de Triana, intitolata a Lanzarotto Malocello, il navigatore che scoprì le Canarie e che diede il suo nome ad una delle principali isole dell’arcipelago. parco-malocello
Rimane sul lato destro della carreggiata percorrendo la Colombo in direzione Eur, subito dopo via Marco Polo, ed è caratterizzata da un vistoso ponte di ferro, il cui nome sembra essere “Ponte delle colonne d’Ercole”.
L’inaugurazione, avvenuta oltre un anno fa, nel mese di Ottobre del 2012, si realizzò senza la presenza di alcun rappresentante del Municipio in polemica con la Giunta Alemanno la quale decise di intitolare la nuova costruzione senza condividere e discutere la scelta con l’ente territoriale preposto. Quest’area era un tempo degradata, vi giaceva una carbonaia ed una rivendita di gas metano oltre ad un vecchio rudere dismesso memoria di un tentativo di costruzione risalente agli anni cinquanta, è stata resa giardino dai palazzinari come compensazione per la costruzione delle case di Via Bartolomeo Diaz. C’è da dire, come espresso in un precedente articolo del giornale, che per fare un collaudo c’è voluto talmente tanto tempo che i navigatori cui è intestato il parco avrebbero fatto una decina di volte il giro del mondo! La manifestazione ha registrato una notevole affluenza di pubblico, svoltosi alla presenza di Autorità municipali tra cui il Presidente del Municipio Andrea Catarci, l’Assessore ai LL.PP. Paola Angelucci e l’Assessore all’Ambiente Emiliano Antonetti, dell’Avv. Alfonso Licata Presidente del “Comitato Promotore per le celebrazioni del settimo centenario della scoperta di Lanzarote e delle Isole Canarie da parte del navigatore italiano Lanzarotto Malocello (1312-2012)”. Finalmente si è concluso l’iter burocratico e tecnico necessario per consentirne l’apertura ed ai cittadini del quartiere è stata restituita l’area verde. Nel corso della cerimonia gli intervenuti hanno espresso all’unisono la grande soddisfazione per questo atteso risultato che testimonia il costante impegno sociale e culturale profuso dal Municipio e dal Comitato Malocello. “Nel gioire per la consegna alla collettività, non possiamo che rinnovare l’impegno a trasformare radicalmente quella macchina politico-amministrativa capitolina che dà ripetuti segnali di eclatante inefficienza” ha dichiarato il Presidente del Municipio Roma VIII, Andrea Catarci.

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Nel nostro municipio il centro antiviolenza per le donne Un patto di genere per la crescita culturale della comunità La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazio

Nel nostro municipio il centro antiviolenza per le donne
Un patto di genere per la crescita culturale della comunità

di Anna Rita Marocchi Assessora alle Pari Opportunità del Municipio Roma VII

Il fenomeno della violenza alle donne pare non abbia confini economici, culturali, sociali. Può accadere (e accade) in India o tra le pareti di un condominio di lusso di una città dell’Occidente. In fondo, la “prigioniera” di Proust, Albertine, stava in casa e ciò non procurava all’autore particolare gioia, se non quella di averla sottratta agli altri.
Dunque la violenza emerge nel mondo opulento e in quello più arretrato, motivata da origini o premesse differenti, ma in ogni caso rappresenta …..

Nel nostro municipio il centro antiviolenza per le donne
Un patto di genere per la crescita culturale della comunità

di Anna Rita Marocchi Assessora alle Pari Opportunità del Municipio Roma VII

Il fenomeno della violenza alle donne pare non abbia confini economici, culturali, sociali. Può accadere (e accade) in India o tra le pareti di un condominio di lusso di una città dell’Occidente. In fondo, la “prigioniera” di Proust, Albertine, stava in casa e ciò non procurava all’autore particolare gioia, se non quella di averla sottratta agli altri.
Dunque la violenza emerge nel mondo opulento e in quello più arretrato, motivata da origini o premesse differenti, ma in ogni caso rappresenta una prevaricazione del gesto sulla parola: questo avviene sempre di più quando si perde la capacità di guardare dentro di sé e quindi quando si rompe il meccanismo della elaborazione dei disagi profondi. Si tratta di un deficit non solo culturale, ma soprattutto psichico. Non si motiverebbe altrimenti la trasversalità sociale della violenza. Quando l’apparato emotivo non ce la fa a verbalizzarsi scivola più facilmente nel gesto violento, come unica forma espressiva che riesce a manifestare.
Quel gesto che segna la vita di una donna per sempre! il casale rosa
La violenza contro le donne si delinea dunque come un evento a forte impatto sociale, anche in considerazione del fatto che presenta un’altissima incidenza di “sommerso” e che
dunque quelle che vengono rappresentate e raccontate sono solo una parte delle violenze che effettivamente si verificano.
Un elemento allarmante è costituito dal netto prevalere della violenza intrafamiliare su altri tipi di violenza, e questo ci fa temere che oltre alle donne ci sia un numero considerevole di minori esposti ad un disagio, che non coinvolge solo la donna ma si estende anche ai figli che rischiano di crescere in un ambiente familiare connotato da questa forma di devianza sociale.
Nel Municipio Roma VIII abbiamo finalmente ottenuto la possibilità di avere un Centro antiviolenza senza non poche difficoltà da parte di tanti.
Un Servizio in più è un’opportunità in più che oggi il nostro Municipio può dare alle donne; uno spazio utile per combattere la violenza e gli abusi su di loro e sui propri bambini.
Il “Casale Rosa” di Via di Grotta Perfetta 610 apre le porte ad un servizio di grande valore umano e sociale: un servizio antiviolenza SOS Donna H24, che Roma Capitale mette a
disposizione attraverso il nostro territorio perché le donne in ogni momento possono essere accolte nelle situazioni di maggior debolezza da professioniste esperte.
William Shakespeare scriveva: “Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che le avete tarpato, per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una donna!
Ecco, oggi noi vogliamo continuare con grande impegno politico e tanta passione un percorso senza più ritorno: quello di dire basta alla violenza sulle donne!
E lo faremo partendo con una importante azione di sensibilizzazione che richiama la sensibilità di ognuno affinché si possa esprimere in ogni occasione la solidarietà alle vittime di violenza ed alle loro famiglie proponendo di leggere ad ogni iniziativa pubblica il seguente appello:  Sono oltre 1000 in Italia le donne vittime di violenza dall’inizio dell’anno.
Vogliamo che si interrompa questa strage silenziosa.
Chiediamo alle donne e agli uomini, soprattutto agli uomini, di dire basta al femminicidio. Se ne fermi una ci fermi tutte.
E di lanciare attraverso il sito internet istituzionale il seguente appello: Ogni violenza fatta ad una donna è violenza contro tutte le donne.
Le Istituzioni, a tutti i livelli, sono chiamate ad impegnarsi con grande sforzo al fine di contrastare ogni forma di violenza contro le donne.
Un impegno che deve condurre un cambiamento nel contesto sociale e culturale facendo emergere dal sommerso il fenomeno dell’aggressività, del maltrattamento e del sopruso, adottando ogni misura volta alla sua prevenzione.
Nel Municipio Roma VIII abbiamo iniziato a sviluppare, con il supporto decisivo delle Associazioni, un piano di azioni finalizzato a condividere i princìpi di una buona cultura del rispetto, con il coinvolgimento delle scuole, dei centri anziani e delle famiglie. In questo contesto costruttivo ci apprestiamo a pianificare le attività per arrivare preparati alla seconda giornata del Rispetto del prossimo 20 maggio 2015.
Inoltre proseguiremo a sviluppare l’azione politica per difendere e sviluppare i diritti delle persone, soprattutto delle donne, scrivendo la “Carta dei Servizi per la parità di genere e Popolazione lgbtq”.
Un lavoro non semplice, se vogliamo superare la semplice declinazione dell’offerta di servizi, in una logica di diritti acquisiti per una facile fruizione da parte dei cittadini.
La Carta dei servizi dovrà diventare una sorta di patto condiviso tra chi i servizi offre e chi i servizi fruisce, perché la garanzia dei diritti, soprattutto quelli alla persona, deve rappresentare il frutto (maturo) di un percorso generalizzato di presa di coscienza nella consapevolezza di sé, coniugata alla dimensione sociale.

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TASI, la pagano anche gli inquilini ATER Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici

TASI, la pagano anche gli inquilini ATER
Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici

di Eraldo Saccinto

ICI, IMU, TASI, TARI, IUC sono tutte sigle sotto le quali si celano le tasse sulla casa. La nuova Tasi è uno dei meccanismi più farraginosi nella storia della Repubblica, infatti ha mandando in tilt gli uffici amministrativi, i Caf e i patronati di Roma e provincia. La nuova tassa ha un nome piuttosto enigmatico, Tasi infatti stà a significare Tassa sui Servizi Comunali Indivisibili, e mentre Tassa sui Servizi Comunali potrebbe avere un senso, qualcuno prima o poi ci spiegherà che significa questo Indivisibili, di matematica memoria.

TASI, la pagano anche gli inquilini ATER
Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici

di Eraldo Saccinto

ICI, IMU, TASI, TARI, IUC sono tutte sigle sotto le quali si celano le tasse sulla casa. La nuova Tasi è uno dei meccanismi più farraginosi nella storia della Repubblica, infatti ha mandando in tilt gli uffici amministrativi, i Caf e i patronati di Roma e provincia. La nuova tassa ha un nome piuttosto enigmatico, Tasi infatti stà a significare Tassa sui Servizi Comunali Indivisibili, e mentre Tassa sui Servizi Comunali potrebbe avere un senso, qualcuno prima o poi ci spiegherà che significa questo Indivisibili, di matematica memoria.
La TASI è solo uno degli elementi che compongono la nuova IUC cioè la Imposta Unica Comunale la quale, introdotta nella Legge di Stabilità 2014, ingloba tasse e tributi dovuti in relazione alla casa (ex IMU), alla produzione di rifiuti (ex TARI) e ai servizi comunali indivisibili (la TASI, appunto). La vera novità di quest’anno è che questa tassa la paga anche chi abita in una casa popolare, in edilizia residenziale pubblica.
Questo perché gli immobili dell’ATER sono stati assoggettati all’applicazione dell’aliquota ordinaria prevista dalla disciplina sull’IMU per le abitazioni secondarie ed i cespiti assimilati. L’ATER, proprietaria a Roma di circa 44mila appartamenti destinati a uso abitativo, è tenuta a versare ogni anno nelle casse del Comune la relativa quota di tasse. A differenza della vecchia disciplina sull’ICI che assimilava gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP al regime di favore dell’abitazione principale, la normativa attuale prevede invece l’applicazione dell’aliquota ordinaria cui sono assoggettate le seconde case e le altre categorie di immobili. E’ vero che per questi immobili prevede il riconoscimento di una detrazione di 200 euro a famiglia, ma non consente l’ulteriore riduzione per i figli a carico. Il meccanismo di prelievo sarebbe potuto, peraltro, diventare ancora più oneroso se il Governo non avesse rinunciato alla propria quota di riserva. In buona sostanza, l’ATER deve versare a Roma Capitale la propria quota TASI per gli immobili ex IACP del territorio romano, rivalendosi poi sui conduttori degli immobili. Quindi, anche gli inquilini residenti nelle abitazioni ATER e del Comune della Garbatella, ovvero coloro che detengono in uso, a qualsiasi titolo, beni di proprietà di Roma Capitale sono stati costretti al versamento dell’imposta entro il 16 Ottobre. Aldilà della mostruosità amministrativa e sociale, per la quale si chiede a persone residenti in alloggi di edilizia pubblica il pagamento di una tassa su una casa che non è la loro e nella quale vivono, per la stragrande maggior parte dei casi, perché hanno un reddito che non permette di vivere in ben altre dimore, il problema è consistito nel fatto che questi inquilini, fino all’ultimo momento non hanno saputo cosa fare. La circolare di chiarimento, emessa tra l’altro a ridosso della data ultima per il pagamento, precisava che i fabbricati di abitazione civile destinati ad alloggi sociali avrebbero pagato il 20% del 2,5 per mille, la stessa circolare chiariva inoltre che gli alloggi assegnati dall’ATER avrebbero pagato il 20% dello 0,8 per mille. Un dilemma per quanti avrebbero voluto pagare le tasse in tempo e non sono riusciti a capire a quale aliquota fare riferimento. D’altronde l’ATER, non ha fornito ulteriori chiarimenti, né indicato una via per uscire da questo ginepraio, con l’ovvia conseguenza che ciò ha comportato inevitabilmente ritardi e, nella peggiore delle ipotesi, multe agli inquilini. L’unica nota positiva è che la Tasi non si paga se l’importo complessivo su base annua è al di sotto dei 12 euro. C’è da dire che mentre, anche in questo momento di crisi, pagano i soliti noti, un decreto del Ministero dell’Economia del 26 giugno scorso definisce il regime IMU e TASI per le attività svolte in immobili della Chiesa cattolica, esenzione totale. Così come per le cliniche convenzionate e per le scuole private, a patto che le rette non superino i 600 euro al mese.’10.

 

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Due giorni di mobilità partecipata nel Municipio VIII Idee e proposte a confronto per migliorare la mobilità del nostro territorio

Due giorni di mobilità partecipata nel Municipio VIII
Idee e proposte a confronto per migliorare la mobilità del nostro territorio

dalla Redazione

Una interessante e stimolante iniziativa, organizzata dal Municipio VIII Assessorato alla Mobilità e Sviluppo della rete ciclo-pedonale, si è svolta recentemente nel suggestivo spazio dell’ex deposito ATAC di San Paolo, una due giorni di partecipazione popolare sul tema della mobilità nel nostro territorio; iniziativa territoriale tra le più riuscite nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità cui Roma Capitale ha aderito.

Due giorni di mobilità partecipata nel Municipio VIII
Idee e proposte a confronto per migliorare la mobilità del nostro territorio

dalla Redazione

Una interessante e stimolante iniziativa, organizzata dal Municipio VIII Assessorato alla Mobilità e Sviluppo della rete ciclo-pedonale, si è svolta recentemente nel suggestivo spazio dell’ex deposito ATAC di San Paolo, una due giorni di partecipazione popolare sul tema della mobilità nel nostro territorio; iniziativa territoriale tra le più riuscite nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità cui Roma Capitale ha aderito.
“Abbiamo chiesto ad ATAC di affidarci, per due giorni, l’ex deposito, luogo importante, simbolico ed evocativo, scelto non a caso, per dare voce alle idee e alle proposte di chi vive, lavora e studia nel Municipio VIII. La disponibilità dell’Azienda è un importante segnale anche per una futura riqualificazione e riutilizzo di un vuoto urbano di grande pregio storico ed architettonico, da restituire alla cittadinanza” – dichiara l’Assessora Angelucci -“In questi due giorni grande spazio è stato offerto ai tavoli di lavoro partecipati, protagonisti le cittadine ed i cittadini che si sono concentrati su quattro macroaree d’interesse: Trasporto pubblico locale, mobilità alternativa, sicurezza stradale e disabilità, pedonalità e ciclabilità”.mobilitapartecipata
All’animata discussione, coadiuvata anche dagli esperti dell’Unità Organizzativa Tecnica del Municipio VIII, dell’Agenzia della Mobilità e di ATAC, hanno fatto seguito il completamento delle proposte e la restituzione delle idee elaborate da ogni gruppo ai rappresentanti di Roma Capitale, la Presidente della Commissione Mobilità capitolina Anna Maria Cesaretti e, per l’Assessorato Mobilità, il Prof. Carlo M. Medaglia, portavoce dell’Assessore Improta.
“Abbiamo voluto fortemente che l’Amministrazione centrale fosse presente, perché la nostra voce, le reali esigenze del territorio arrivassero immediate a Roma Capitale, avviando un’interlocuzione costante in cui il Municipio sia garante e facilitatore della promozione della “cultura della mobilità”, per modificare ciò che oggi non va e accompagnando i cittadini verso un nuovo modello comportamentale: ridurre il traffico privato, ottimizzare e velocizzare il trasporto pubblico locale, intervenire in modo decisivo sulla sosta selvaggia, realizzazione zone 30, eliminazione barriere architettoniche, favorire l’uso della bicicletta e i percorsi casa scuola sicuri a piedi ed in bici per bambini e ragazzi.” – continua l’Assessora del Municipio -“Come anche richieste più specifiche quali il problema della sosta nella zona intorno a Eataly e quello della critica situazione dell’Appia Antica dove rischiamo di perdere la pedonalizzazione domenicale e festiva a causa della mancanza di risorse umane ed economiche della Polizia Locale cui spetta il compito di sorvegliare l’area pedonalizzata; sarebbe veramente uno smacco per l’intera Città”.
Dando la parola ai cittadini del territorio abbiamo rimesso al centro dell’agenda politica locale il tema della mobilità che tanto condiziona l’organizzazione e la qualità della vita di tutti, trasformando la protesta in proposta, radunando intorno ai tavoli partecipati decine e decine di persone di tutte le età, con problemi ed esigenze diverse, con cui abbiamo iniziato un percorso.
Questo è solo l’inizio, tra poco ci sarà un’assemblea plenaria in cui daremo conto degli avanzamenti e dei progetti sostenibili” conclude l’Assessora Angelucci. La partita si fa interessante, la partecipazione anche, soprattutto su un tema in cui i disagi sono molti e su cui non è scontata la disponibilità dei cittadini visto l’alto livello di criticità su Roma.
Ci è sembrato, comunque, un esempio di come Municipio e cittadini possano muoversi nella stessa direzione, edificando senso civico e forme stabili di partecipazione.
“Muoviamoci!” è la parola d’ordine.

 

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Come dividere i nostri rifiuti Occhio al colore, per individuare il contenitore giusto

Come dividere i nostri rifiuti
Occhio al colore, per individuare il contenitore giusto

come dividere i nostri rifiutiNel Municipio VIII (ex XI), si è avviato progressivamente, un quartiere dopo l’altro, dal 13 ottobre il nuovo modello di raccolta differenziata, che prevede due tipologie: porta a porta (domiciliare o condominiale) e stradale.
Nelle aree interessate dalla raccolta “porta a porta” le frazioni di scarto domiciliari sono quattro: alimentari, carta, plastica e metalli, indifferenziata, mentre delle campane verdi, a livello stradale, sono destinate al vetro. La raccolta stradale avviene attraverso cinque frazioni di rifiuto: organico, contenitori in vetro, carta e cartone, contenitori in plastica e …

Come dividere i nostri rifiuti
Occhio al colore, per individuare il contenitore giusto

Nel Municipio VIII (ex XI), si è avviato progressivamente, un quartiere dopo l’altro, dal 13 ottobre il nuovo modello di raccolta differenziata, che prevede due tipologie: porta a porta (domiciliare o condominiale) e stradale.
come dividere i nostri rifiutiNelle aree interessate dalla raccolta “porta a porta” le frazioni di scarto domiciliari sono quattro: alimentari, carta, plastica e metalli, indifferenziata, mentre delle campane verdi, a livello stradale, sono destinate al vetro. La raccolta stradale avviene attraverso cinque frazioni di rifiuto: organico, contenitori in vetro, carta e cartone, contenitori in plastica e metallo e infine materiali non riciclabili.
Basta un po’ di attenzione e presto ci si può abituare alle nuove regole, che non sono poi così distanti dalle attuali: mentre il vetro veniva accorpato a plastica e metallo, ora viene destinato a contenitori a forma di campana di colore verde, posizionati in molte vie del quartiere e l’organico, fin ora gettato con l’indifferenziata, viene destinato ad un proprio contenitore, di colore marrone. La collaborazione di tutti certamente rende la nostra città più pulita, dignitosa e meglio vivibile.
L’AMA, dal 22 settembre, ha avviato la consegna dei kit del servizio, iniziando dai cittadini coinvolti dal “porta a porta” e dal 3 ottobre la consegna dei bidoncini condominiali.
Agli utenti a cui non è possibile effettuare la consegna del materiale, viene lasciato un avviso con un numero telefonico per concordare una nuova data.
Tutte le informazioni saranno disponibili sul sito www.comune.roma.it e sullo stesso anche nella sezione dedicata ai Municipi.
Sono inoltre attivi degli info-point, almeno fino al 21 novembre, presso le sedi del Municipio, le stazioni della metro B di S. Paolo, Marconi, Garbatella e Piramide, in orari e giorni consultabili sul sito di Roma Capitale.

(C.C.)

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Raccolta differenziata Il via anche nel nostro Municipio

Raccolta differenziata Il via anche nel nostro Municipio

Una lettera aperta dell’Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII
indirizzata ai nostri cittadini per consigli e indicazioni sul nuovo progetto

di Emiliani Antonetti
Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII

Cara cittadina e caro cittadino, nel nostro municipio si è finalmente avviato il processo di adozione del nuovo modello di raccolta differenziata. Un modello complesso ma estremamente lungimirante, in grado di proiettare la città nel futuro.
Verranno recapitati nelle case un kit per la separazione dei materiali e una guida per le famiglie con le informazioni utili. Per dubbi e richieste specifiche sono attivi punti informativi all’interno delle sedi municipali oltre al numero verde gratuito e alla sezione dedicata sul sito web di AMA.

Raccolta differenziata Il via anche nel nostro Municipio

Una lettera aperta dell’Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII
indirizzata ai nostri cittadini per consigli e indicazioni sul nuovo progetto

di Emiliani Antonetti
Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII

Cara cittadina e caro cittadino, nel nostro municipio si è finalmente avviato il processo di adozione del nuovo modello di raccolta differenziata. Un modello complesso ma estremamente lungimirante, in grado di proiettare la città nel futuro.
Verranno recapitati nelle case un kit per la separazione dei materiali e una guida per le famiglie con le informazioni utili. Per dubbi e richieste specifiche sono attivi punti informativi all’interno delle sedi municipali oltre al numero verde gratuito e alla sezione dedicata sul sito web di AMA.
differenziamociCiò che, tuttavia, mi preme sottolineare è l’importanza di un corretto comportamento da parte di tutti noi: facendo attenzione nella scelta dei prodotti da acquistare, preferendo quelli con imballaggi ridotti o, ancora meglio, privi di packaging, impegnandosi nella divisione dei materiali di scarto all’interno delle abitazioni e nel loro conferimento. Esistono degli obblighi di legge che ci impongono parametri elevati ma questo, pur essendo un tema fondamentale, secondo me non è il motivo principale.
La crisi economica, etica e sociale che da troppi anni investe il nostro Paese si ripercuote in tutti gli ambiti della società. L’amministrazione pubblica non fa eccezione. I continui tagli di spesa hanno reso il modello amministrativo inadeguato agli attuali bisogni della città. Per reagire a questa situazione c’era e c’è ancora bisogno di scelte coraggiose e atti concreti. La giunta Marino ha individuato nella chiusura della discarica di Malagrotta un fortissimo segnale da inviare alla città. Un provvedimento che tanto nell’immediato quanto nel futuro, prossimo e remoto, avrà enormi effetti. La loro qualità dipenderà dal comportamento di tutti.
Registriamo una netta inversione di tendenza proprio in un settore che ci vedeva fanalino di coda. Come in tutte le scelte, grandi e piccole, che la politica è chiamata a prendere, anche questa volta si è tenuto conto della visione della maggioranza degli attori in gioco. Succede sempre, credetemi.
Tutto sta nella considerazione dei protagonisti e nel peso specifico che gli si assegna; è proprio qui che spesso arriva la fregatura. Fino a ieri la posizione prevalente era dettata dal regime monopolistico di un unico operatore economico che, di fatto, pesava più di tutti nelle (non) decisioni riguardanti la gestione dei rifiuti cittadini. Con grande coraggio e senso civico l’attuale giunta ha scelto di prendere in considerazione tutti i protagonisti coinvolti; l’ha fatto assegnando a tutti la stessa importanza, rispondendo ad una visione politica etica e responsabile di ampia portata nei confronti dei cittadini di oggi e, soprattutto, delle nuove generazioni che si troveranno ad ereditare il patrimonio ambientale. Per questo la chiusura di Malagrotta del settembre 2013 sarà ricordata come uno dei momenti più importanti e positivi nella storia della città.
È evidente che, pur trattandosi di una svolta epocale, non basterà la chiusura di quei maledetti cancelli; c’è ancora tanta strada da fare per risanare il complesso sistema della gestione dei rifiuti in una città immensa come Roma. Parliamo di un intero settore industriale che produce circa 5000 tonnellate di scarti al giorno e ha un indotto nell’ordine dei miliardi di euro; risulta facile capire la complessità dell’azione e allo stesso tempo l’entità degli interessi economici che si vanno a toccare.
Riusciremo a vincere questa battaglia di civiltà se la combatteremo tutti assieme, nessuno escluso.
Per uscire definitivamente dal ricattatorio modello Malagrotta si è scelto di investire seriamente nella raccolta differenziata. Il processo è partito e ha bisogno della spinta di tutti i cittadini. Roma si dovrà dotare di impianti moderni, funzionali al recupero dei materiali, colmando la lacuna che abbiamo oggi. Il sistema attuale è stato progettato e realizzato per gettare tutto nella grande buca della Valle Galeria e la maggior parte dei materiali recuperabili sono inviati fuori dalla città, in molti casi fuori regione e addirittura anche all’estero.
Tutto ciò costa all’amministrazione pubblica cifre insostenibili già nel medio termine.
Per questo dovremo fare in fretta. Sono previsti degli “Eco-distretti” per garantire la lavorazione dei materiali e consentire così la chiusura del ciclo dei rifiuti all’interno dei confini cittadini. Significa generare ricchezza, non solo risparmio dei costi (economici e ambientali) di trasporto. Tanta ricchezza. Tanto maggiore quanto più elevata sarà la percentuale di raccolta differenziata. Attualmente a Roma questo indice si attesta attorno al 40%, cioèraccolta-diff circa 2000 tonnellate di materiali che vengono raccolte ogni giorno e trasformati in nuove risorse.
È già un buon risultato se si considera che un anno e mezzo fa stavamo ad un misero 25%. Indica, però, che il restante 60% di rifiuti prodotti finisce nei cassonetti neri e quindi verso il trattamento. Tale quota, con Malagrotta chiusa, è il limite massimo sostenibile dagli impianti romani spinti al massimo delle capacità.
Quando qualcosa non funziona in quelli di AMAo se gli impianti privati, eredità della vecchia gestione in cui finisce la metà dell’indifferenziato, riducono volontariamente la capacita di ricezione dei rifiuti abbiamo l’effetto di avere i cassonetti stracolmi. È evidente che un comportamento virtuoso creerà vantaggi diretti – niente più cassonetti straripanti – e vantaggi indiretti – ricchezza generata dal riciclo e riuso dei materiali.
Non solo. Significherebbe uscire dalla fase emergenziale che ci accompagna da decenni.
Significherebbe rendere Roma libera dai ricatti dei privati. Il completamento del processo sarebbe in grado di consentire risparmi elevati nella bolletta attraverso l’adozione di tariffe puntuali che premiano chi si comporta meglio. Significherebbe arricchire le casse della città con la lavorazione di materiali considerati fino a ieri rifiuti costosi e permetterebbe di abbandonare il modello dello sviluppo urbanistico come elemento di reddito per la città, uscendo così anche dalla morsa della speculazione edilizia.
Questo significa sostenibilità. Martin Luther King diceva “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.
Diventiamo ciascuno promotore di un mondo migliore. Il nostro mondo. Quello in cui viviamo la quotidianità. È possibile anche attraverso la corretta differenziazione degli scarti domestici. Lavoriamo tutti assieme per mantenere alto il livello di attenzione e di partecipazione sullo sviluppo del processo che si è avviato. Io ci metto la faccia e so che posso contare sui virtuosi quartieri del Municipio VIII.

 

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Comunicati stampata GJF 2014

La nostra via

La nostra via
Editore Palombi & Partner | Formato Brossura | Pubblicato 21/01/2013 | Pagine 56 | Lingua Italiano | Isbn o codice id 9788860605856

Di Enzo Gori

Questo libro fotografico testimonia “come nasce, cresce e si sviluppa la “nostra via”, la Circonvallazione Ostiense, e il nostro Quartiere da “Valle Dell’Almone a Campidoglio Due”, scrive Enzo Gori.

Una raccolta di fotografie d’epoca, oltre 150, che ci raccontano la trasformazione di un quartiere, Ostiense, dalle impalcature di edifici in costruzione alle scena di vita quotidiana come può essere la partenza in pullman per una gita. Immagini di una vita che si srotolava per le strade, con una dimensione domestica al di là delle quattro mura di casa. Perché, al tempo, la socialità si condivideva “fuori”: per le vie, all’oratorio, nelle botteghe del barbiere, dal “pizzicarolo” o dal calzolaio.

Enzo Gori illustra tutto ciò con il trasporto di chi ha vissuto in prima persona quella realtà domestica di quartiere.

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Garbatella Jazz Festival 2014

Giovedì 25 settembre

Scuola Popolare Musica TestaccioLa Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
DUO ACUSTICO RAPONI-MONALDI

 

Antonello Raponi – chitarra
Chiara Monaldi – voce

CORVINI-FERRAZZA-VANTAGGIO TRIO

Claudio Corvini – tromba, flicorno
Jacopo Ferrazza – contrabbasso
Valerio Vantaggio – batteria

Jacopo FerrazzaIl Corvini-Ferrazza-Vantaggio trio è una formazione originale che si basa interamente sull’interplay e sulla forza compositiva. Il suono del trio è caratterizzato da atmosfere miste che spaziano dalla musuca contemporanea al jazz newyorkese di oggi. Gli aspetti minimalisti e “cameristici” si intrecciano nella musica del trio, formata quasi esclusivamente da composizioni originali, che nel susseguirsi tessono la trama di un discorso profondo fra i tre musicisti. Il repertorio del trio è caratterizzato dalla presenza di “musica a programma” che permette di coinvolgere consapevolmente l’ascoltatore in prima persona nel discorso musicale e nelle trame sviluppate durante l’esibizione.


Venerdì 26 settembre

TAMIA QUARTET 

Alberto Ruggeri – sax
Tommaso Castellani – pianoforte
Benedetto Mercuri – contrabbasso
Roberto Ghersi – batteria

THEMATICO QUARTET

Michael Rosen – sax
Enrico Zanisi – pianoforte
Luca Pirozzi – contrabbasso, basso elettrico
Alessandro Paternesi – batteria

Luca PirozziIl gruppo nasce dall’esigenza di Luca Pirozzi nel voler dare una veste acustica alle sue composizioni; l’uso del basso elettrico in un paio di brani ha più che altro una funzione di “voce”. I suoi brani, ricchi di idee tematiche (da qui il nome del gruppo), sono sviluppati intrecciando la linea melodica con l’improvvisazione. La trentennale esperienza musicale e l’ascolto eterogeneo danno vita a composizioni multistilistiche. Risulta fondamentale l’intesa tra i musicisti che, con le loro differenti esperienze e la loro spiccata personalità, fanno si che la musica risulti sempre fresca e mai scontata, pur sempre mantenendo in primo piano il concetto principale del progetto: la Melodia…pura e semplice.


Sabato 27 settembre

Scuola Popolare Musica TestaccioLa Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
SEI PER SEXTET

 

Erika Raffaeli – sax alto
Daniele Ricci – clarinetto
Giorgio Stampa – chitarra
Tobias Nicoletti – piano
Daniele Barboni – contrabbasso
Andrea Bongiovanni – batteria

PINO SALLUSTI GROUP

Tiziano Ruggeri – tromba
Carlo Conti – sax alto
Marco Conti  – sax tenore
Elvio Ghigliordini – sax baritono
Andrea Beneventano – piano
Pino Sallusti – contrabbasso
Gianni Di Renzo – batteria

Pino SallustiIl progetto di Pino Sallusti si sviluppa essenzialmente in sonorità hard bop, non disdegnando escursioni in ambito modern jazz, con composizioni originali nella maggior parte del repertorio, ma anche con omaggi a grandi del jazz come Art Blackey o Horace Silver e a compositori come Burt Bacharach. I solisti, tutti ottimi musicisti già affermati nel panorama jazzistico internazionale, sono sempre scelti in base alla pertinenza del brano, rendendo le timbriche delle composizioni comunque diverse all’orecchio dell’ascoltatore, restituendo inoltre un effetto alternato sia di una big band che di una small band, il tutto condito da una grande energia di esecuzione. La sezione ritmica si avvale della solidità fornita dalla ormai trentennale collaborazione tra il leader e Gianni Di Renzo nonché della preziosità armonica e “percussiva” di Andrea Beneventano. Tra le collaborazioni artistiche di Pino Sallusti vanno ricordate quelle con Mike Mainieri, George Garzone, Gary Bartz, Eddie Henderson, Jimmy Owens e Massimo Urbani, con i quali ha inciso diversi CD.

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Saranno unificati i mercati rionali di Via Odescalchi e Raimondi Garibaldi di Gianni Floris

Saranno unificati i mercati rionali di Via Odescalchi e Raimondi Garibaldi

mercato-via-rosa-raimondi-garibaldidi Gianni Floris

Il mercato di Via Rosa Raimondi Garibaldi e quello di Via Odescalchi verranno unificati e trasferiti sul nuovo plateatico realizzato in Via Guarnieri Carducci. Lo comunica l’assessora al Commercio e vice presidente del Municipio Anna Rita Marocchi.
“Il progetto di riordino è finalmente partito dopo l’acquisizione da parte del Municipio dell’area privata adiacente, dove è stato realizzato un vasto PUP. Il recupero di questa zona è un passo fondamentale che l’Amministrazione municipale ha fortemente inserito nel programma di governo. Si tratta di un traguardo che il mio Assessorato è lieto di aver raggiunto, grazie anche al dialogo con i sindacati e con gli operatori, che hanno collaborato alla possibilità di procedere all’unificazione di due mercati che per anni sono stati una spina nel fianco del Municipio, per quanto riguarda soprattutto la sicurezza e l’igiene.
Il recupero di questa zona, che comprende anche l’allestimento di un parco attrezzato, sarà l’occasione per realizzare un’opera innovativa in grado di accogliere 40 operatori commerciali. Stiamo pensando di dotare la struttura di un “box speciale”, un punto di accoglienza e di primo soccorso anche infermieristico, in modo da avere una piccola attenzione anche ai tanti bambini, anziani, mamme e per tutti coloro che quotidianamente frequenteranno il mercato e il parco. Con il riordino dei due mercati tentiamo di combattere il problema del degrado e soprattutto dell’abusivismo, nell’ottica di rilanciare l’attività commerciale al di fuori di quei box in lamiera che per anni hanno deturpato quegli angoli

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Festa per la Cultura un doloroso stop La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro. In contrapposizione, il 14 giugno,

Festa per la Cultura un doloroso stop

La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro.
In contrapposizione, il 14 giugno, per le vie del quartiere, un corteo musicale, colorato e festoso.

festa-della-cultura-a-GarbatellaPer tanti anni il nostro giornale ha dedicato attenzione e spazio a quello che senza dubbio, da venti anni a questa parte, è stato l’evento culturale più importante della Garbatella: la Festa della Cultura. Lo scorso anno il corpo dei vigili urbani ha stimato, in occasione della Festa, una presenza di 30.000 persone nelle strade e nelle piazze del quartiere, un grande risultato. La festa è stata sempre caratterizzata da una presenza sempre più numerosa di artisti e di pubblico. L’iniziativa, che fin dalla sua prima edizione è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave, nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di Festa della musica. Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di Festa per la cultura.
Per anni questa festa ha dimostrato che cultura, musica e arte non sono rappresentate solo dai grandi eventi o giudicati soltanto da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si senta protagonista.
Quest’anno dopo un lungo travaglio l’Associazione Controchiave ha deciso di non dare inizio a quella che doveva essere la ventunesima edizione. Abbiamo colto la delusione e spesso anche il non comprendere tale scelta da parte di moltissime persone. Per questo motivo di seguito pubblichiamo il comunicato della Associazione Controchiave, sperando di chiarire le motivazioni di tale scelta. (G.P.)

culture-prideL’hanno definita “cultura di prossimità”, intendendo forse dire ‘residuale’ rispetto alla cultura con la C maiuscola, quella del Grande Evento, quella elitaria e omologante degli spazi ‘istituzionali’. Questo temine non ci piace. A noi piace rivolgerci al più “lontano”. Al più lontano sociala chi non se la può permettere. Al più lontano geograficamente, perché é proprio nei quartieri e nelle periferie che nascono progetti multietnici e di integrazione. Ma soprattutto al più lontano temporalmente, perché vuole costruire qualcosa di solido e duraturo per le generazioni future! Noi pensiamo – da vent’anni – che tutto questo non si costruisca con un’ Estate Romana o una Notte Bianca, ma con progetti culturali che partano dalla base.
La Festa per la Cultura per 20 anni ha fieramente resistito allo smantellamento di ogni politica culturale per la città, ha resistito al “deserto apparecchiato” per tutti noi, realizzando, ogni anno, per un giorno all’anno, la sua utopia concreta: strade e piazze liberate e riempite di musica, arte, persone e idee condivise. Ma tutto questo, di fatto, non interessa l’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, che ha rigettato la nostra richiesta di partecipazione al bando dei festival di particolare interesse per la vita culturale della città. Il rigetto dell’iniziativa è avvenuto in quanto la Festa risulta non conforme all’idea di festival che alberga nelle stanze dove si decide quale deve essere lo scenario culturale di questa città.
Così, quest’anno, il secondo sabato di giugno, alla Garbatella, si è potuto parcheggiare ovunque, come sempre, guardare la televisione, come sempre, cenare a casa, come sempre, non fare tardi, come sempre, come sempre in un quartiere normale. Ma non c’è rassegnazione bensì voglia di rilanciare le motivazioni che alimentano la Festa.
Per questo, contro il processo di smantellamento di ogni politica culturale per la città, il 14 giugno non ci sono stati palchi e piazze liberate, non c’è stata la Festa per la Cultura come l’abbiamo sempre conosciuta, ma ugualmente il popolo della festa è sceso in piazza, nonostante le pessime condizioni climatiche, ed ha animato una parata musicale, colorata, festosa, insieme agli artisti. alle organizzazioni del territorio, agli operatori culturali, alle associazioni e a tutti i cittadini i che in questi anni hanno creduto in quello che la Festa per la Cultura, almeno per un giorno all’anno, ha rappresentato.
Il 14 giugno, in contrapposizione, abbiamo fatto la ” Non Festa per la Cultura” che ha chiamato a raccolta tutte le realtà che in questi anni hanno attraversato la Festa, per levare la propria voce in suo sostegno, con un corteo musicale, colorato e festoso che ha attraversato le vie della Garbatella, ribadendo con forza chenon permetteremo a nessuno di zittire l’arte e la cultura. Sia chiaro che si sta parlando di volontà politica e della contrapposta richiesta dei cittadini di diventare protagonisti dello sviluppo socio-culturale della città. Per questo vogliamo dire che non è solo per la crisi economica che la Festa non si è fatta. Ma perché dopo vent’anni la festa non ha:

  1. Uno spazio polivalente a lei  dedicato, incubatore artistico per i protagonisti delle strade e delle piazze, in grado di poter progettare le feste future;
  2. Un cantiere permanente per alimentare nel tempo quanto di meglio la Festa produce;
  3. Una voce di spesa, anche minima, nel bilancio capitolino, destinata a finanziare almeno i normali costi amministrativo-logistici necessari per la sua realizzazione;
  4. Iter specifici per agevolare le collaborazioni utili alla Festa, come quelle con le Municipalizzate (AMA, ATAC, ACEA);
  5. Convenzioni con spazi artistici del territorio (teatri, auditorium, arene, ecc…).

La Festa ha, intorno a sé, solo deserto. Per salvarla, per continuare a proporre un modello di sviluppo culturale, noi quel deserto lo abbiamo voluto attraversare proprio nel giorno in cui la Festa avrebbe dovuto svolgersi.

L’Associazione culturale Controchiave

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Padre Guido-Garbatella: un binomio inscindibile

Nell’aprile scorso, a 87 anni, ci ha lasciati il “prete” che per cinquant’anni ha rappresentato l’anima dell’oratorio dei Filippini. Intere generazioni gli sono grate per la sua paterna infaticabile opera di cultura e di amore. Ai funerali una generale commossa partecipazione

padre-guido-87-anni-8-marzoPadre Guido, Garbatella: un binomio inscindibile. Così scrivevamo qualche anno fa sulle pagine di questo giornale. E questo è stato tangibile il 24 aprile scorso, il giorno del suo funerale. Una folla immensa, il popolo della Garbatella che ha riempito la chiesa di San Filippo e l’antistante parco, ha partecipato commossa all’ultimo saluto. Il prete, chiamato così dalle varie generazioni dei ragazzi dell’oratorio, se n’era andato due giorni prima in un caldo giorno primaverile, a poco più di un mese dal suo ottantasettesimo compleanno.
La sala del teatrino dell’oratorio per due giorni era stata meta di centinaia di persone che hanno voluto omaggiare la salma esposta, mentre i ragazzi più giovani continuavano a giocare nel polveroso campetto di calcio proprio come si era raccomandato padre Guido. Per due giorni, all’oratorio e fuori ai giardinetti, si sono rincontrate intere generazioni, ragazzi, ragazze, uomini e donne, che in molti casi, dato il tempo trascorso, avevano anche difficoltà a riconoscersi. Tutti parlavano un unico linguaggio fatto di ricordi, le partite, la scuola, la magica colonia di Tor Vaianica, una crescita, una maturazione e una forte nostalgia che spesso sfociava in una grossa emozione. E il fulcro, il punto d’unione, il centro di questa comunità era lui, padre Guido.
Tempo fa il “nostro sacerdote” ci raccontava di come, dopo qualche anno di presenza nel nostro quartiere, si interrogava sul suo modo di essere prete.
Diceva: “Passo, la mattina, 5 ore a scuola o, nei mesi estivi, al mare, a guardare questi ragazzi, il pomeriggio all’oratorio a guardarli giocare, parlare; tutto qui è portare avanti la mia missione?”. Il tempo gli ha dato la risposta, vedere questi ragazzi che a distanza di anni avevano il loro punto di riferimento proprio lì, il saluto al prete prima di partire militare, il celebrare matrimoni, battesimi, condivisione vera di gioie e dolori, il cercare un consiglio, un colloquio come si fa con un vero padre dava un senso alla sua scelta. Questo era padre Guido, il suo insegnamento fatto di poche parole e di fatti concreti, l’insegnamento della libertà nel rispetto della persona, dell’autonomia, il trasmettere la voglia di viaggiare, di conoscere, l’amore per il mare, il vento, la montagna, l’amore per la natura: queste le preghiere che ha insegnato.
Di lui in questi anni abbiamo scritto molte cose, sappiamo che amava ricevere sempre l’ultimo numero di Cara Garbatella. E con la sua grossa onestà intellettuale, che talune volte rasentava la rigidità, non ci risparmiava costruttive critiche.
Vogliamo continuare il nostro omaggio a padre Guido riportando qui di seguito qualche brano di alcune delle tante lettere giunte in redazione, brani dei sui diari e brevi cenni di articoli dedicatigli in passato, proprio per sottolineare quanta gente ha amato la sua opera e la sua capacità di far sentire unico ogni ragazzo e ogni ragazza che ha vissuto questa esperienza.
Giancarlo Proietti

padre-guido“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo “nome d’arte”. Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido. Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe. Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia il tempo libero dei loro figli e nipoti. Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio. Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.
Fabrizio Mastrantonio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicità dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancia. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d’infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle sì che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui lì stava, lui lì ha voluto aspettarci. Il corpo inerte nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone così come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.
Massimiliano Smeriglio

Padre Guido non ambiva piacere  a tutti. Ai discorsi complicati e lunghi preferiva poche e semplici parole. Caparbiamente portava avanti dei progetti folli, attirandosi critiche ed inimicizie da ogni parte. Ma tutto quello che faceva, diceva, pensava e sentiva era finalizzato ad un grande obiettivo, fare del bene agli altri…
…Padre Guido ha dipinto la sua vita come un’opera d’arte, ne è uscito fuori un capolavoro dal valore inestimabile. Al suo penultimo compleanno lui diceva che la sua vita era come un quadro, in quel quadro c’eravamo tutti noi. Vuoi perché gli abbiamo impastato i colori, o a volte lasciando qualche ditata sulla vernice fresca, comunque sia andata penso che, sì, avesse proprio ragione . Quel quadro lo abbiamo dipinto insieme a lui, e cavolo, ne è valsa veramente la pena! Forse è proprio per questo che quando lo ammiriamo rimaniamo colpiti dalla sua bellezza, felici per ciò che abbiamo imparato e tristi per ciò che non tornerà più, ma immensamente grati per tutto ciò che il nostro caro Padre Guido ci ha insegnato.
Consapevoli che a guidarci ancora e sempre sarà il segno che ci ha lasciato.
Fulvia Subania

padre-guidoSe i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà domani?” è perché ho sempre descritto loro quel che Padre Guido ha descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un  gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’Orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”. Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che, osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio  so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!”
La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.
Grazie di cuore.
Stefano Mastrantonio

Imiei rapporti con padre Guido risalgono al 1982, al tempo in cui incominciai sistematicamente ad occuparmi della Garbatella e dei suoi abitanti sulla “Gazzetta” , il benemerito giornale locale che era diretto da Gianni Rivolta.
Apprezzava le mie “scoperte” sulla storia, la geografia, i personaggi del quartiere, mi dava idee e suggerimenti, mi raccontava aneddoti, mi ringraziò commosso quando, nel febbraio del 2005. gli feci avere una delle prime copie del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense”. La lettera che mi scrisse e che conservo si concludeva con queste parole: “La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente”.
Ecco, padre Guido sapeva elaborare quel “qualcosa” tratta dall’esperienza di vita e soprattutto quel “qualcosa” sapeva dispensarla.
Cosmo Barbato

Ho saputo della sua morte solo al ritorno da Londra, dove ero in vacanza durante la chiusura della scuola a Pasqua.
La prima sensazione è stata un senso di colpa per non esserci stato, lì con tanti altri amici, ex compagni ed ex colleghi di scuola, a dare l’ultimo saluto a Padre Guido.
Non ho provato dolore ed è stato strano accorgermene, ma un gran senso di pace e di serenità, lui che per tanti anni ci ha insegnato a rispettare la vita e non temere la morte, se n’ è andato in pace, come era naturale che fosse. Ho meditato a lungo prima di scrivere qualcosa su di lui, non volevo fosse il solito necrologio di circostanza.

Se andate in giro sulla rete troverete centinaia di storie e aneddoti sulla sua vita e la sua “militanza” di prete di quartiere qui alla Garbatella.
Potrei ricordarne tanti anch’io, sia da alunno, sia da professore del Cesare Baronio.
Qui voglio invece ricordare padre Guido come il sacerdote atipico che è sempre stato, quello che portava gli alunni a copiare sul quaderno le parolacce scritte sui muri, per demistificarne il senso ribellistico e proibito, quello che a messa non parlava mai dell’inferno ma preferiva trarre dalla natura lo spunto dei suoi discorsi. Nel suo insegnamento il messaggio evangelico più schietto partiva sempre dalla grande lezione spiritualista della natura.
Padre Guido è stato per me il prete che ci faceva costruire il sestante e il barometro a scuola ma ci insegnava anche che c’è qualcosa al di là della realtà visibile.
Padre Guido è stato per me l’uomo delle stelle. Da ragazzi  spesso ci portava a guardare il firmamento, quando a Roma il cielo non era ancora velato dalle luci delle insegne luminose che oggi deturpano la città e tutt’intorno alla Garbatella c’era ancora la campagna.
Ricordo come fosse ora il miracolo della nostra galassia stagliata contro il nero cristallino del cielo di tramontana. Un’emozione che nessuna parola potrà mai descrivere, nessuno schermo Hd-3D riprodurre, il senso profondo di essere parte di quello spettacolo meraviglioso.
E poi ci insegnava i trucchi del mestiere: come distinguere un pianeta da una stella, dove trovare Aldebaran, Vega, Orione e Cassiopea. Ma soprattutto ci spiegava come orientarci con le stelle e non solo in senso geografico: al di là dell’astronomia, Padre Guido ci indicava come trovare noi stessi…” quando un giorno sarete grandi, e magari vi sentirete smarriti, guardate lassù. Lì troverete tutte le risposte ai vostri dubbi”.
Sono diventato grande e anch’io mi sono smarrito, più di una volta in questa vita.
Grazie a lui ho saputo alzare lo sguardo al firmamento e ritrovare la Via
Grazie padre Guido, ciao!

tratto dalla sua ultima lettera ai parrocchiani:

“….vedo appiattirsi sempre più lo standard (abusivamente) imposto dalle macchine o dai computer che praticamente ignorano il ritmo vero della vita sul Pianeta Terra che annualmente, ruotando attorno al sole, ci propone il susseguirsi delle stagioni e la spiritualità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno che ogni anno propongono un anello nuovo (pensate ai cerchi annuali del tronco nelle piante)…”

Fabio Mariotti

Grazie padre Guido per averci fatto vedere quel brutto campo dell’Oratorio più bello dello stadio Olimpico, quei bigliardini sempre malandati come la più bella sala da giochi, e quel pezzo di spiaggia a via Bengasi dove centinaia e centinaia di ragazzi devono ogni tanto tornare per respirare un po’ di nostalgia.
Grazie per averci insegnato a viaggiare, a vedere le stelle, a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente.
Giancarlo Proietti

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.
Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.
Massimo Mongai

Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balìa dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?

(dal Diario dell’Oratorio di Padre Guido)

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Discussa in Municipio la condizione dei disabili Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato di Eraldo Saccinto

Discussa in Municipio la condizione dei disabili

Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato

di Eraldo Saccinto

L’Assessorato alle Politiche Sociali assieme alla Presidenza del nostro Municipio hanno organizzato lunedì 9 giugno presso la Sala Consiliare l’iniziativa (Dis)Abili al lavoro. Si è discusso in modo concreto di una tematica fortemente attuale sia dal punto di vista umano che sociale e riguarda tutti noi, oltre a chi vive personalmente tali situazioni.
Sicuramente il tema della disoccupazione e della mancanza di lavoro, in particolare per i giovani, è drammatico, ma lo è ancora di più per chi vive una condizione di disabilità.
In
Italia l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego e i disoccupati iscritti alle liste di collocamento obbligatorio sono 750 mila, secondo dati 2013 del  Ministero del Welfare. Da noi, il lavoro per i disabili è una missione (quasi) impossibile.accessibile
La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver imposto “a tutti i datori di lavoro l’adozione di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili” come previsto dalla normativa comunitaria. “Nella vita quotidiana di tante persone che soffrono non è cambiato niente”, ha esordito il Presidente Catarci, “La Commissione ha comunicato che è ancora in corso la procedura di osservazione del nostro Paese per verificare l’efficacia della legge 93/2013 nel garantire la piena inclusione dei disabili nel mondo del lavoro”, ha affermato Ileana Argentin, per anni Assessore al Comune di Roma ed ora membro della Commissione Affari Sociali della Camera. “Preso atto dell’immobilismo italiano denunciato da Lorenzo Torto, ho invitato il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a dare seguito con urgenza alle disposizioni della Corte”, ha aggiunto la parlamentare Chiara Gribaudo. E anche la recessione influisce in modo pesante perché le aziende in crisi possono sospendere gli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99.
“In questo modo si calcola che circa il 25% dei posti previsti per i disabili rimane non assegnato, tanto nel settore pubblico quanto nel privato”, ha sottolineato nel suo intervento il Consigliere regionale Riccardo Agostini. “E così il disagio aumenta: ormai quasi quotidianamente mi arrivano lettere e telefonate di disabili disperati per la ricerca di lavoro, la solitudine e la paura per il futuro”, stigmatizza Fausto Giancaterina, per anni alla guida della macchina amministrativa sociale del Comune di Roma. “Il cammino per superare gli ostacoli che impediscono il pieno rispetto dei diritti di chi vive quotidianamente la propria disabilità è ancora lungo ma sicuramente va fatto insieme per dargli più forza e sostegno” chiarisce nell’intervento di conclusione Dino Gasparri, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio VIII. L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti vi  sono il collocamento mirato, da cui deriva l’istituto delle assunzioni obbligatorie, e gli incentivi per le assunzioni di persone diversamente abili, misure finalizzate a rimuovere gli ostacoli e assicurare a tutti l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili.
Queste tematiche vengono trattate anche da “SuperAbile”, il Contact Center dell’Inail che integra il portale con informazioni e documenti costantemente aggiornati, e mette a disposizione il servizio gratuito di consulenza telefonica attraverso il call center 800.810.810.

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Sull’Appia, nel punto in cui confluisce la Via delle Sette Chiese La catacomba di S. Sebastiano fu sepoltura di Pietro e Paolo? Anno 258, durante la persecuzione di Valeriano: perché, in un luogo pubblico particolarmente esposto, ai cristiani fu consentit

Sull’Appia, nel punto in cui confluisce la Via delle Sette Chiese

La catacomba di S. Sebastiano fu sepoltura di Pietro e Paolo?

Anno 258, durante la persecuzione di Valeriano: perché, in un luogo pubblico particolarmente esposto, ai cristiani fu consentito di venerare la memoria dei principi degli apostoli? Feste pagane e feste cristiane. Il significato della data del 29 giugno per la festa dei fondatori della chiesa

di Cosmo Barbato

L’Appia Antica, nel punto in cui riceve l’apporto di Via delle Sette Chiese (asse portante, questo, intorno al quale si è sviluppata dal 1920 la nostra Garbatella), custodisce, tra i tanti altri monumenti, un importante luogo storico, che rappresenta al tempo stesso un enigma non risolto. Ci riferiamo alla catacomba e alla sovrastante basilica di San Sebastiano, uno dei luoghi più venerati a Roma dai cristiani delle origini.
Cominciamo col dire che l’attuale chiesa, opera seicentesca dell’architetto Flaminio Ponzio, occupa solo una navata di una più antica grande basilica cimiteriale paleocristiana, risalente all’epoca in cui la nuova religione conquistava diritto di legalità. basilica-costantiniana
La qual cosa accadeva con l’editto di Costantino del 313, dopo che l’imperatore ebbe sconfitto l’anno precedente l’ex collega e avversario Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio. La grande basilica paleocristiana, dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo (era detta appunto Basilica Apostolorum), fu uno dei numerosi luoghi di culto sorti a Roma all’epoca di Costantino, primi fra tutti le basiliche di San Pietro in Vaticano e di San Giovanni in Laterano. Ma è stata affacciata anche l’ipotesi che la sua costruzione fosse stata iniziata già sotto lo stesso Massenzio, di cui si conosceva la tolleranza verso i cristiani.
Costantino o Massenzio, siamo nel IV secolo: che cosa giustificava il desiderio dei fedeli di costruire una grande solenne basilica sull’Appia, in un luogo tradizionalmente deputato ad accogliere sepolture? E’ evidente che il tempio, pur avendo un carattere precipuamente funerario, segnalava un luogo particolarmente venerato.
Doveva trattarsi di qualche episodio strettamente legato alla tradizione del martirio a Roma dei prìncipi degli Apostoli, Pietro e Paolo, ritenuti fondatori della Chiesa.
Facciamo un passo indietro di qualche secolo. Pietro e Paolo sarebbero stati martirizzati a Roma il 29 giugno del 64 sotto l’impero di Nerone, il primo crocifisso nel Circo di Caligola in Vaticano e l’altro decapitato sulla Laurentina, con l’accusa contro i cristiani di aver provocato un terribile incendio che devastò la città, documentato però tra il 18 e il 27 luglio di quell’anno: è evidente l’incongruenza delle date. Per superare la contraddizione si pensò di spostare la data del martirio al 29 giugno del 67, ma poi anche quest’altra data fu abbandonata perché insostenibile alla luce della critica storica. Vediamo le fonti cristiane. La prima menzione della data del 29 giugno si trova nel cosiddetto “Cronografo” del 354, redatto quasi tre secoli dopo la possibile data della morte degli Apostoli.
Altra menzione è nel “Decretum Gelasianum” del 382, dove si precisa che i due furono martirizzati nello stesso giorno (coincidenza davvero singolare, visto che le esecuzioni sarebbero avvenute in circostanze e luoghi diversi). La “Depositio martyrum” inclusa nel “Cronografo” dice anche che il “dies natalis” degli Apostoli (cioè il giorno del martirio) risaliva al tempo del consolato di Tusco e Basso, una data ben precisa che corrisponde però all’anno 258 (il “dies natalis”, cioè il giorno della nascita di una divinità, corrispondeva nella Roma pagana alla dedicazione in suo onore di un tempio; per i cristiani corrispondeva al martirio, cioè alla nascita ad una nuova vita).
La data del 258, che non poteva  riferirsi in alcun modo a quella del martirio degli Apostoli, corrisponde però a un fatto importante, archeologicamente documentato, riscontrato nei sotterranei della Basilica Apostolorum, cioè nella attuale catacomba di San Sebastiano, sviluppatasi successivamente a quella data.
E qui sorge un enigma non risolto.san-sebastiano-roma-garbatella
Il 29 giugno del 258 i cristiani di Roma ricordavano e celebravano in quella località dell’Appia, dove poi sorgerà la basilica costantiniana, il martirio di Pietro e Paolo: questa rievocazione è documentata dai graffiti antichi lasciati dai fedeli, oltre che dalle fonti storiche. Ma proprio in quegli anni infieriva la persecuzione dell’imperatore Valeriano (253-260). Si era supposto che i resti dei due santi fossero stati rimossi dai relativi sepolcri (uno in Vaticano e l’altro all’Ostiense) per preservarli da eventuali profanazioni pagane e fossero stati nascosti in quel luogo di culto sull’Appia. Anzi, quel luogo, che aveva già ospitato sepolcri pagani, sarebbe stato acquistato dalla comunità cristiana e trasformato adeguatamente proprio perché ospitasse il culto degli Apostoli. Ma l’ipotesi non regge, innanzitutto perché, secondo le severe leggi che vigevano a Roma, era severamente vietato a chiunque, compreso lo Stato, violare una sepoltura. Divieto che valeva tanto se i resti degli Apostoli fossero rimasti nei luoghi di sepoltura originari quanto se traslati sull’Appia. C’è chi ipotizza che sarebbero stati trasferiti solo i crani; c’è chi ritiene che possa essere stato traslato solo Pietro; si è poi ipotizzato che i corpi dei santi abbiano trovato sull’Appia solo un breve asilo, secondo alcuni solo per un anno.
Sta di fatto che sull’Appia si creò una memoria degli Apostoli, in un luogo che oggi appare sotterraneo, cioè sotto la Basilica Apostolorum e la successiva chiesa di San Sabastiano, ma che allora, quando la basilica non era stata ancora costruita, si presentava a cielo aperto. Il posto era noto con il nome “ad catacumbas” di incerto significato: quando in seguito si sviluppò il cimitero sotterraneo, questo fu chiamato “catacomba” e tale appellativo servì poi ad indicare tutti i cimiteri sotterranei.
Quel luogo di culto continuò ad avere sempre un’estrema importanza per la comunità cristiana. Tant’è che, quando tutte le altre catacombe, non più frequentate per l’insicurezza delle zone extraurbane, erano state abbandonate e addirittura dimenticate, questa sull’Appia continuò ad essere frequentata e venerata.
Ma come è stato possibile che un luogo di culto cristiano, posto in bella mostra tra il secondo e il terzo miglio della Regina Viarum, strada continuamente trafficata, in un tratto costellato di tombe prestigiose e anche di lussuose ville suburbane, si possa essere sviluppato sotto gli occhi di tutti e in pieno periodo di persecuzioni? Questo è l’enigma che rimane irrisolto. Ciò può voler dire che c’erano sì le persecuzioni, però c’era quanto meno anche una certa tolleranza.
Ma veniamo alla data del 29 giugno, che non può essere stata scelta a caso, non corrispondendo certamente a quella del martirio dei due Apostoli.
Si è supposto dunque che il 29 giugno del 268 sia il giorno della solenne istituzione del culto di Pietro e Paolo sull’Appia. I romani, l’abbiamo detto, definivano “dies natalis”, cioè giorno della nascita di una divinità, quello in cui le veniva dedicato un tempio. Similmente potevano essersi regolati i cristiani del tempo di Valeriano: seguendo la tradizione romana avrebbero cioè considerato “dies natalis ” degli Apostoli quello della inaugurazione dell’area di culto, con o senza la presenza dei corpi dei martiri.
Per i cristiani però il “dies natalis” era anche quello in cui un fedele rinasceva a nuova vita testimoniando col supremo sacrificio, cioè il martirio, la propria fede. Da qui più tardi sarebbe nato l’equivoco.
Ma il 29 giugno aveva già a Roma un significato particolare. In quel giorno, nel 16 a.C., fu consacrato sul Quirinale il tempio di Quirino, fatto ricostruire da Augusto. Quirino veniva identificato con Romolo e il tempio intendeva esaltare i mitici fondatori di Roma, Romolo e Remo. Il 29 giugno divenne il loro “dies natalis”.
Così come era accaduto per altre ricorrenze pagane trasferite nella liturgia cristiana (ricordiamo il 25 dicembre, festa del “Sol Invictus”, trasformata nel natale di Cristo), il “dies natalis” dei fondatori della Roma pagana si era trasformato in quello dei fondatori della Roma cristiana.
Ma mentre le vicende dei primi fondatori della Roma pagana si erano basate sulla discordia e sul sangue fraterno versato, quelle dei rifondatori cristiani si basavano sulla fraternità e sulla concordia: un confronto davvero emblematico
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Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Via delle Sette Chiese scivola nel degrado – di Cosmo Barbato

Via delle Sette Chiese scivola nel degrado

Via delle Sette Chiese, la storica via che ha costituito la dorsale urbanistica lungo la quale si è sviluppata, a partire dagli anni Venti del secolo scorso, la borgata, oggi quartiere, della Garbatella, per la sua storicità, per la funzione di raccordo che per secoli ha svolto tra importantissime strade che si dipartono da Roma (due le principali, l’Ostiense e l’Appia), infine per l’apporto religioso che ne giustifica il nome, meritava la riqualificazione tentata un decina di anni fa per renderla almeno nell’apparenza visibile nei suoi quasi 4 chilometri di percorso da San Paolo a San Sebastiano, ormai irreparabilmente spezzettati.
Ce ne occupammo a suo tempo, quando furono inaugurati i restauri, elogiando le scelte felici (vedi il bell’ingresso alla Vigna Serafini dalla quale si accede alla catacomba di Commodilla) e criticando severamente gli errori commessi. Quegli errori appaiono più evidenti oggi, a distanza di tempo, quando la strada va rapidamente scivolando nel degrado, accompagnato dalla totale assenza di ordinaria manutenzione. via-delle-sette-chiese
In campo urbanistico, quando si pone mano a un progetto delicato, l’autore non si deve abbandonare all’idea di come vorrebbe in astratto che risultasse l’opera a cui ha messo mano. Deve tener conto della sua praticabilità innanzitutto in funzione del cittadino utente, poi della praticità della sua manutenzione e infine della possibilità di durata nel tempo. Tutte cose che erano carenti nel progetto e che ora hanno ridotto Via delle Sette Chiese a una grave condizione di degrado. Ci riferiamo ad esempio alle aiuole che in larghi tratti della strada avrebbero dovuto incoraggiare la prevista pedonalizzazione, divenute ormai dei contenitori di disordinati cespugli inselvatichiti; oppure a quelle brutte e inutili aiuolette strette e lunghe ai margini dei marciapiedi che, nel tratto Largo delle Sette Chiese-Piazza Sant’Eurosia, oltretutto ostacolano il transito dei pedoni divenendo contenitori di sporcizia. Il resto del degrado lo assicura l’assenza di manutenzione: bordure arboree rinsecchite o abbattute, aiuole non curate. Senza contare i lavori di risanamento a suo tempo non completati, come nel breve tratto Piazza Oderico da Pordenone-Via C.Colombo dove, per ottenere il restauro del bellissimo portale del casino Nicolai, infestato da piante parassite, dovemmo lanciare noi una campagna e dovette intercedere il compianto Padre Guido presso i proprietari; o come in Largo Bompiani dove fu dato sì una degna sistemazione al giardino contenuto nella rotatoria ma non fu restaurato il bel monumento alla Resistenza che ne orna il centro.
Via delle Sette Chiese, sconvolta nell’incongrua urbanizzazione seguita allo sviluppo della Garbatella e soprattutto al suo taglio per la creazione della Via Imperiale (la Via Cristoforo Colombo), meritava un po’ più di rispetto nella fase in cui ci si era proposto il lodevole compito di ridare almeno visibilità virtuale al suo lungo e affascinante percorso:
basterebbero le quattro grandi catacombe – Commodilla, Domitilla, San Callisto, San Sebastiano, oltre al mausoleo delle Ardeatine – per meritare una maggior attenzione a un così importante bene comune che invece sta andando in malora. Pur nelle attuali ristrettezze economiche che travagliano le nostre amministrazioni, un impegno almeno per arrestare il degrado della nostra storica strada va reclamato. Per il quartiere è anche una questione di dignità. (C.B.)

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Garbatella! Che colori! Due passi fuori di casa in un distensivo giro per le stradine del quartiere a scoprirne gli angoli nascosti, il fascino dei Lotti, le garbate forme delle villette, le stravaganti varietà dei comignoli e delle fioriere, il profumo

Garbatella! Che colori!

Due passi fuori di casa in un distensivo giro per le stradine del quartiere a scoprirne gli angoli nascosti, il fascino dei Lotti, le garbate forme delle villette, le stravaganti varietà dei comignoli e delle fioriere, il profumo dei giardini

di Enrico Recchi

E’ arrivata l’estate con le giornate lunghe ed i ricordi del freddo inverno che lasciano lo spazio al sole ed al profumo degli alberi. Cosa c’è di meglio allora che spegnere la TV o il computer, uscire di casa e fare una bella passeggiata al calor del sole per le strade della Garbatella? Magari per mano alla propria metà, chi con i figli o nipoti, chi portando a spasso il cane chi semplicemente bighellonando in giro e con il naso all’insù per scoprire le bellezze che il nostro quartiere tiene in serbo per noi.
garbatella-che-coloriE prima di meravigliarci per l’angolo nascosto, per la fontanella caratteristica, per la piazzetta ritrovata. la prima cosa che salta ai nostri occhi sono le case con i loro caratteristici colori. Sì, perché i colori delle vecchie case dei lotti, dei villini, ma anche dei palazzi che si possono incontrare alla Garbatella hanno un loro fascino, una loro poesia, una loro storia. Se ancora non lo avete mai fatto, andate in giro per il quartiere e guardate le case, con i loro caldi ocra, o gli antichi rosso mattone, tonalità che infondono energia, che si stagliano sul cielo azzurro e vedrete ognuno di questi edifici diventare il fondale di un quadro immaginario.
E allora ammirerete non solo i bellissimi edifici storici, i giardini con alberi centenari, le scalinate silenziose che sembrano portare verso il mistero, sentirete soltanto lo scrosciare dell’acqua delle fontanelle e le chiome degli alberi che si muovono al vento e magari la voce di una donna affacciata alla finestra che chiama un’amica alla casa vicina. garbatella-che-colori
A qualcuno queste mie sensazioni possono sembrare esagerate, ridondanti. Ma se vi capita andate a spasso verso le due del pomeriggio, magari di sabato, quando ancora la gente sta a tavola o se ha finito sta riordinando la cucina mentre qualcun altro schiaccia un pisolino, oppure la sera con la poetica compagnia della luna e le strade “deserte e silenziose”, come cantava Modugno in “Vecchio Frac”: le strade diventeranno per voi un mondo incantato, tanto diverso da quello ossessivo e rumoroso che ormai ci circonda costantemente. Purtroppo però anche gli edifici hanno bisogno di manutenzione e le necessarie operazioni di restauro fanno sì che quelle sfumature arancio, quelle mezze tinte marroni che vestivano perfettamente i fabbricati a volte siano cancellate da tinte accese che non trovano riscontro in natura, che diventano un vero e proprio “cazzotto nell’occhio” del passante e che,  pur non alterando la forma, trasformano l’edificio in qualcosa di diverso e addirittura innaturale, come una persona che vestendo un abito di una taglia non sua si renda ridicolo. Un esempio di questa follia, per fortuna non alla Garbatella, lo possiamo vedere di fronte all’Ospedale S. Camillo dove c’è un palazzo recentemente tinteggiato di un azzurro/indaco che sembra uscito da un manga giapponese.
Questo pericolo alla Garbatella finora è stato scongiurato (escluso rari casi) ed infatti andando in giro possiamo vedere che anche là dove è stato necessario ridipingere facciate ed intonaci si è cercato di mantenere quel “vestito” che esisteva e caratterizzava la palazzina o la villetta rendendola bella.
Certo le caratteristiche del nostro quartiere fanno sì che quest’opera sia facilitata. La Garbatella resta comunque un quartiere “nuovo”, non ci sono certo le facciate del ‘500 affrescate, gli stucchi artistici dei palazzi seicenteschi, i fregi araldici delle famiglie papali da conservare ma c’è la “patina della storia”, l’eco delle voci di una volta, i colori ai quali siamo affezionati e ai quali teniamo.
Ricordiamoci che è dovere comune conservare al meglio le bellezze che la storia ci ha tramandato e la Garbatella è come una bella signora attempata da coccolare che ci può raccontare ancora tante belle storie. 

 

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Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici di Fabrizio Caristi

Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti

Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici

di Fabrizio Caristi

All’inizio degli anni Venti del secolo scorso nasceva la Garbatella, un agglomerato urbano che è stato indicato come modello di città giardino. Un modello da molti ammirato, esaltato e persino copiato. L’essere stato un modello ha costituito un vanto per molte amministrazioni cittadine e locali. Oggi, a circa 100 anni dalla nascita, si propone l’opportunità di essere di nuovo un modello. Un modello per una nuova vivibilità urbana, un modello che consenta ai suoi abitanti di riappropriarsi degli spazi e delle strade del quartiere. Il modello si chiama zona 30. Molti si chiederanno che cos’è una zona 30?zona-30
Una “Zona 30” è un’area della rete stradale urbana dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari invece dei consueti 50 previsti dal codice stradale in ambito urbano. Molto più
complesso è l’aspetto applicativo. Ma andiamo con ordine. I suoi punti fondamentali sono la sicurezza e la multifunzionalità, criteri che potrebbero essere sinteticamente riassunti con un semplice slogan: “la strada non è solo lo spazio delle automobili, ma anche della vita di quartiere”.
Ma vediamo vantaggi e benefici che ne avremmo: Per ciclisti e pedoni: minore mortalità in caso di incidenti. Questo è sicuramente il punto più importante di tutti: ogni anno, 35.000 persone in Europa muoiono a seguito di incidenti stradali, e 1,5 milioni rimangono gravemente feriti. L’Italia contribuisce in gran parte a queste cifre, con 5.000 morti e 300.000 feriti all’anno. Quasi un quarto delle vittime di incidenti stradali sono pedoni e ciclisti.
Fra i fattori che aumentano la pericolosità delle strade, la velocità delle automobili ha il ruolo più importante; Per quanto riguarda i pedoni, le cifre sono impressionanti e parlano
da sole: se una macchina investe un pedone a 65 km/h, lo uccide nel 90% dei casi; se lo investe a 50 km/h, lo uccide nel 20% dei casi; se lo investe a 30 km/h, lo uccide nel 3% dei casi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un rapporto sulla sicurezza pedonale, ribadisce l’importanza di introdurre limiti a 30 km/h nelle città.
Più volte il nostro giornale ha segnalato, anche su indicazione dei lettori, la pericolosità di alcune strade che “tagliano” la Garbatella, Via Macinghi Strozzi su tutte.
In altre capitali europee, per esempio a Londra, si è visto che dopo l’introduzione in alcuni quartieri di zone con limiti a 30 km/h, c’è stata una riduzione in media del 46% nel numero di persone uccise o gravemente ferite in seguito a incidenti; Per i residenti: maggiore vivibilità delle strade. Nelle zone a 30 il rumore prodotto dal traffico si riduce di circa il 40%. Come ricordato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione a un alto rumore di fondo disturba la qualità del sonno, provoca malattie cardiovascolari e disturbi nel comportamento. Più in generale, se le macchine vanno piano si può camminare e pedalare con maggiore serenità, o lasciare i bambini più liberi di girare da soli per il quartiere.
Per la collettività, minori costi sanitari. La riduzione del numero di morti e feriti gravi, oltre a essere positiva in sé, si traduce anche in minori costi per l’assistenza sanitaria.
Minore inquinamento: la riduzione della velocità di punta delle auto comporta minori accelerazioni, una velocità media più costante, un traffico più scorrevole: ciò si traduce in una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico; Per chi usa l’automobile, minori costi di gestione. Una minore velocità di punta vuol dire anche una significativa riduzione dell’uso del carburante (del 12% secondo alcuni studi tedeschi), sicuramente apprezzabile oggi che il prezzo della benzina è al suo massimo storico.
Tutte queste cifre portano chiaramente a un’importante conclusione: l’introduzione delle zone 30 non è una misura che favorisca un gruppo ai danni di un altro; essa va a vantaggio di tutti gli utenti della strada e di tutta la società in generale. Altri spunti di riflessione potrebbero essere stimolati con alcuni esempi. Chi è passato per Via Caffaro, magari di sabato mattina, l’avrà vista completamente congestionata! Auto in doppia fila, altre che girano alla ricerca di un prezioso posto in doppia fila, altre che finito quanto dovevano, cercano di lasciare il parcheggio e sono sequestrate da chi ha parcheggiato in doppia fila. Qualcuno potrà obbiettare: ma cosa c’entra questo con l’andare a 30 all’ora? C’entra eccome!
Perché in una zona 30 la gente è più propensa a lasciare la macchina e a spostarsi a piedi o magari in bici, non creando inutili ingorghi, perdite di tempo e nevrastenie.

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