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Autore: Redazione

Torna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross

 dofhotocrossTorna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross

 Torna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross che mette al centro, in questa pubblicazione, la riscoperta della fotografia su pellicola come strumento di ricerca e di narrazione della metropoli.
Lo scorso anno, mese dopo mese, il racconto per immagini ci ha guidati in un percorso nei luoghi del nostro Municipio.
Quest’anno la ricerca si fa piu’ complessa, estende il suo sguardo a tutta la citta’ Roma: ne scova le moltitudini che la attraversano e le comunita’ che la innervano. Come le comunita’ migranti che popolano e costituiscono linfa vitale per molti quartieri e territori.

Gli scatti di DoPhotoCross ritraggono queste storie di soppiatto, silenziosamente, proprio come lavorano “Le Spie”. I ruoli, allora, si confondono abbattendo il confine ideale con lo “straniero”, in un gioco di sguardi che ci consegna una dimensione nuova e un punto di vista “altro” sulle trasformazioni contemporenee di Roma

Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma VIII
Claudio Marotta, Assessore alla Cultura Municipio Roma VIII

Dophotocross un’associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili. L’idea e’ quella di fotografare esclusivamente con la pellicola ed in particolare con la procedura del cross processing. La tecnica consiste nel fare foto usando pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative: il C-41. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale immagini dai toni cromatici “starati” ma suggestivi.

I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu.

“…alza il giornale cosi’ tua moglie non ci riconosce”. La biondissima signora ha un forte accento russo. Ad osservarla con attenzione mi viene da pensare che a questo appuntamento ci tiene molto, capelli appena fatti dal parrucchiere e unghie fresche di smalto. All’anulare indossa due fedi, una sottile e l’altra molto grossa, forse di un marito che non c’e’piu’. Sulla panchina del parco, al suo fianco, e’ seduto un anziano signore dall’aria distinta. Baffi bianchi ben curati, completo grigio con cravatta. Lui e’ italiano e ancora vive nell’appartamento sopra ai portici di piazza Vittorio Emanuele II, nella casa dove e’ nato. Borbotta qualcosa comprensibile solo a lei e sistema il giornale davanti al viso. Io e Venanzio ci lanciamo un’occhiata divertita e iniziamo a scattare.
Da questa foto e’ partito il progetto fotografico “Le Spie”. Chi osserva chi? Chi spia chi? Concedeteci il gioco di parole.
Attraversiamo Roma scrutando sguardi… che altrettanto studiano i nostri. Alla fine parte un sorriso e si scatta una foto.
I quotidiani si trasformano in una linea di confine tra culture differenti. Vite, esperienze e pensieri diversi. Limiti che svaniscono subito dopo esserci presentati e appena iniziamo a scattare.
A via Conte Verde prendiamo un caffe’ in un bar/tabacchi gestito da un ragazzo cinese. Vestito alla moda, estroverso ed allegro. Da lui puoi trovare anche i giornali e soprattutto sofisticati volantini promozionali dei supermercati stranieri, tutto assolutamente in cinese.
Scendiamo al centro ed attraversiamo ponte Sisto. Qui incontriamo una coppia di turisti americani nel pieno delle loro “vacanze romane”. Divertiti dal nostro progetto, neanche ci lasciano finire di spiegare e subito si calano, come attori professionisti, nella parte delle Spie. ‘sti americani!
Un accento francese ci riporta in Europa, in Italia, a Roma e qui, tra i tavolini all’aperto di Trastevere. Da sotto i loro cappellini di cotone ricamato alcune signore parigine si intrattengono tra fette di torta e te’ freddo. Poco piu’ avanti siamo attratti da una piccola libreria e dal suo libraio dall’affascinante sguardo colmo di parole, pensieri e riflessioni che, una volta pronunciati, ti cambiano la vita.
Usciamo sulla piazza e siamo attratti dal suono dell’acqua che scorre. Sui gradini dell’antica fontana di santa Maria in Trastevere fotografiamo due studenti durante i loro bivacchi.
Questi sono solo alcuni dei personaggi che da dietro a tutti quei fruscianti fogli di giornali, carichi di parole straniere, “spiano” il mondo, in questo caso la nostra citta’, Roma. Li ringraziamo per essersi “prestati” al nostro progetto, dimostrando che gli altri non sono poi cosi’ lontani.

Bruna Marsili

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Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma

Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Sono quasi dieci anni che la Fiera di Roma dalla Via Cristoforo Colombo si è trasferita nella zona Portuense. Da dieci anni quell’ampia superficie di territorio del nostro Municipio, che nel tempo ha fatto gola a non pochi costruttori romani, è stata preservata dalla speculazione grazie soprattutto alla resistenza dei cittadini residenti nelle zone limitrofe. Forse è prossimo il momento dello sblocco di quella insostenibile situazione di stallo. Recentemente il Comune ha presentato una proposta di variante che prevede la definizione dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze, le loro singole dimensioni e l’individuazione dei servizi e in generale lo sviluppo plano-volumetrico. Il Municipio ha espresso parere favorevole alla proposta, subordinatamente ad alcune precise condizioni. Abbiamo chiesto al Presidente Andrea Catarci di illustrarci, insieme alla proposta della Giunta comunale, le condizioni di salvaguardia espresse dal nostro Municipio.

La Fiera di Roma di Via Cristoforo Colombo ha chiuso i battenti nel 2005, trasferendo le proprie attività. Da allora i preziosi sette ettari di superficie sono stati lasciati all’abbandono, utilizzati alternativamente per ospitare emergenze sociali o per ammassare cassonetti e materiali di risulta. La proprietà, Investimenti spa, che ha come principali azionisti la Camera di Commercio, la Regione Lazio e Roma Capitale, in ogni occasione ha manifestato le proprie intenzioni di massimizzare i profitti proponendo l’edificazione di cubature spropositate, scontrandosi sempre con il Municipio, i comitati e le realtà associative del territorio, determinati nel ridurre i pesi urbanistici e nel richiedere un aumento dei servizi pubblici e dell’utilità sociale dell’operazione.
Ad oggi la partita è ancora tutta da giocare, visto che dopo nove anni non c’è ancora un progetto di riqualificazione, a seguito dei fallimenti delle iniziative prospettate dalle ex Giunte, soprattutto quella a guida Alemanno, bocciata per l’eccessiva colata di cemento prevista.
La palla è passata alla Giunta Marino che, nel tentativo di sbloccare l’insostenibile situazione di stallo, ha recentemente presentato una proposta di variante, il “Piano di utilizzazione delle aree della Via Cristoforo Colombo da Porta Ardeatina a Via delle Tre Fontane – Ambito n. 2: Risistemazione della Fiera di Roma“.
In essa si ribadisce la scelta di procedere a demolire e ricostruire, ritenendo un’operazione di riuso dell’edificato esistente onerosa ed impraticabile, rinviando tuttavia l’individuazione di quello che si definisce Strumento Urbanistico Attuativo, cioè la definizione puntuale dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze e le loro singole dimensioni, l’individuazione dei servizi e più in generale lo sviluppo plano-volumetrico.
Il Municipio ha espresso un parere favorevole alla proposta, subordinato però ad alcune fondamentali condizioni.
Il parere non è stato determinato dalla riduzione delle superfici destinate all’edificazione, che c’è ma è ancora insufficiente: infatti, la Superficie Utile Lorda è pari a 75.000 metri quadri, meno dei 91.315 della precedente proposta ma ancora troppi, persino di più dell’attuale superficie edificata, indicata in mq. 67.000 (Conferenza dei Servizi L.46/89 e Deliberazione di C.C. n. 132/97). Il motivo principale del Sì consiste invece nella presenza, nel contenuto del documento, di una delle indicazioni “storiche” dell’Ente municipale, avanzata ripetutamente ma mai accolta in passato: il vincolo a reperire gli standard urbanistici solo all’interno dell’area e non all’esterno, come era nelle precedenti ipotesi progettuali.
In tal modo si ottiene un miglioramento in termini di:

  1. incremento delle superfici destinate a servizi pubblici;
  2. aumento del verde, in particolare con la realizzazione di un parco pubblico attrezzato nella fascia parallela alla Colombo;
  3. aumento dei parcheggi pubblici.

In generale, gli spazi pubblici reperiti all’interno dell’area passano dal clamoroso “zero” delle precedentiproposte a 32.500 metri quadri, circala metà della superficie destinata all’edificazione.
Altro dato incoraggiante, infine, quello che lascia alla partecipazione degli attori territoriali la definizione del progetto di riqualificazione vero e proprio, in particolare con la possibilità di declinare in forma collettiva e condivisa il documento da mettere alla base del futuro Concorso.
Il Municipio ha accompagnato il parere con dodici condizioni, terreno di lavoro nel prossimo futuro, che toccano molteplici aspetti e si concentrano in particolare sulla sostenibilità dell’operazione nel contesto territoriale. Alcune sono di particolare impatto:

  1. con riferimento all’aspetto dimensionale, si ritiene fondamentale ridurre ancora le superfici edificabili, attestandosi al di sotto di quelle attualmente esistenti;
  2. per la parte residenziale, che può raggiungere fino a un massimo dell’80% della Superficie Utile Lorda totale, si propone che essa venga equamente distribuita tra case per il mercato libero e di edilizia residenziale pubblica, in modo da contribuire a contrastare il dramma dell’emergenza abitativa;
  3. con riferimento al sistema della mobilità, si vincola l’operazione alla realizzazione, preventiva, della linea tramviaria cosiddetta “ex Fiera”, annunciata dalla Giunta  capitolina e richiesta dal Municipio fin dal 2006, che da Viale Marconi collega Viale Giustiniano Imperatore e Viale Colombo fino al centro;
  4. con riferimento alla tempistica, si rende obbligatoria la contestuale realizzazione delle opere pubbliche e private, al fine di scongiurare quanto accaduto nella vicina  Piazza dei Navigatori, con conseguenze nefaste che si ripercuotono tutt’ora nello stesso quadrante cittadino, dove delle prime opere pubbliche, non c’è traccia.

Il dato riferito agli attuali manufatti abusivi realizzati dall’ex Fiera e oggetto di condono edilizio presenti all’interno dell’area, pari ad una superficie di circa metri quadri 13.660, che sono considerati come facenti parte dell’attuale consistenza edilizia, appare quantomeno lacunoso.
Essi sono oggetto di verifiche da parte del Municipio, sia in termini di volume che di superficie, nonché relativamente alle destinazioni d’uso. Chissà che già su questa strada non arrivino interessanti novità, utili a limitare le volumetrie previste… Se da un lato la risistemazione dell’ex Fiera non può essere rimandata all’infinito, dall’altro non può neanche essere finalizzata all’obiettivo prioritario di far cassa, per coprire parte del buco economico accumulato dalla nuova Fiera. La valorizzazione va perseguita prioritariamente in termini di vantaggi socio-urbanistici per la collettività, poi sotto il profilo economico e finanziario. Procedere ad una cementificazione intensiva, peraltro, rischierebbe di far saltare definitivamente l’equilibrio della zona – già ampiamente compromesso da altre devastanti scelte, come il già citato Accordo di Programma della vicina Piazza dei Navigatori – e la funzionalità di un’arteria indispensabile come la Colombo.
Il Municipio non ha mai agito con l’obiettivo di mantenere un intollerabile status quo nell’imponente complesso e tantomeno intende farlo oggi, in presenza di un punto di partenza più accettabile di quelli passati.
Allo stesso modo, però, come in passato, non è disposto a fare regali a Investimenti spa. Insieme alle centinaia di persone che con passione e competenza hanno profuso impegno ed idee negli anni, si continua a perseguire l’obiettivo di arrivare ad un progetto sostenibile ed all’insegna del Bene comune, ovvero fondato sull’interesse pubblico, nella consapevolezza di aver ottenuto qualche risultato tangibile, ma che ancora tanta è la strada da fare.

Andrea Catarci
Presidente del Municipio Roma VIII

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Un regalo buono che fa bene Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Un regalo buono che fa bene

Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Anche quest’anno le Associazioni culturali Cara Garbatella e Altrevie promuovono una iniziativa di solidarietà che, con l’aiuto dell’Associazione Culturale Ulaia ArteSud, è finalizzata a raccogliere fondi per borse di studio da destinare a bambini e ragazzi palestinesi che vivono nei campi profughi in Libano. Come di consueto, le associazioni raccoglieranno le prenotazioni di confezioni-regalo di ottimo olio extra-vergine di oliva dop e di bottiglie di eccellente vino del Lazio al prezzo di € 18,00.
Il ricavato della vendita dei buoni prodotti della nostra tradizione enogastronomica si aggiungerà al ricavato della consueta Tombola di solidarietà che l’Associazione Altrevie promuove, con il patrocinio del Municipio VIII, domenica 21 dicembre alle ore 20, presso il Centro Anziani di Via Pullino.
Si  tratta di un appuntamento entrato ormai nella tradizione in cui, come di consueto, il montepremi della tombola è formato da piccoli e grandi doni che i partecipanti porteranno con sé già confezionati; oggetti spesso anche di un certo valore comperati per l’occasione o, spesso, trovati frugando nei cassetti di casa.
“Rinnoviamo anche quest’anno – dice Fabio Muzi, tra i fondatori dell’Associazione Altrevie – la nostra festa, che è anche un’occasione per riflettere sul disagio di intere generazioni di bambini e ragazzi palestinesi che vivono in Libano e a cui non sono riconosciuti i più elementari diritti di cittadinanza”.
La festa, a cui sono invitati tutti i cittadini del quartiere, si terrà domenica 21 dicembre alle ore 19,30 nei locali del Centro Anziani di Via Pullino 97 (Metro Garbatella). Le prenotazioni del ‘regalo buono che fa bene’ si raccolgono inviando un’email all’indirizzo altrevie@gmail.com. Il programma completo delle attività dell’Associazione può essere consultato sul sito www.altrevie.it o sulla pagina di facebook.

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Piazzale 12 ottobre 1412: uno spazio da risanare

Piazzale 12 ottobre 1412: uno spazio da risanare

Tra le cose negative che ha lasciato al quartiere Ostiense in eredità il periodo in cui Alemanno fu sindaco va annoverata l’inadeguatezza delle azioni su Piazzale 12 ottobre 1492 (ex Terminal Ostiense) che ormai da anni ospita il Treno Italo e Eataly. Non si critica qui la rinascita di un comprensorio costruito per i Mondiali di calcio di Italia 90 con un enorme spreco di denaro pubblico e che ha conosciuto periodi terribili al suo interno ed esterno (i residenti ricordano bene gli accampamenti e le tende dei profughi dentro la stazione e le abitazioni di fortuna con mobilio dei senza fissa dimora al di fuori dove ora è il marciapiede che dà accesso a Eataly).
Ci saremmo aspettati però dall’amministrazione Marino e dal Municipio VIII uno sforzo maggiore per sistemare almeno le cose che proprio non vanno sul piazzale e che avrebbero potuto già essere risolte nel 2012, utilizzando come forse sarebbe stato logico e giusto almeno una parte dei tanti quattrini incassati allora dal Comune per la regolarizzazione del comprensorio. Mi riferisco a quattro semplici interventi:

  • alla mancata installazione di dissuasori sullo spartitraffico del tratto di curva che collega il piazzale con l’incrocio con Via Matteucci e Via Benzoni che potrebbero evitare la sosta selvaggia, immancabile di sabato e domenica, che a volte impedisce il passaggio agli autobus privati che fanno il capolinea di fronte a Rocco Balocco;
  • al rifacimento delle strisce pedonali al semaforo che immette dal Piazzale in Via Matteucci ormai sparite da anni che forse se ridipinte farebbero capire che non è proprio il caso di parcheggiare sul passaggio pedonale del semaforo citato perché altrimenti gli autobus restano incastrati e bloccano tutto il traffico;
  • all’installazione di dissuasori sul marciapiede accanto a quello di Italo usato ormai da oltre un anno per la sosta selvaggia dei soliti furbi che entrano contromano senza  essere sanzionati;
  • alla repressione della sosta in divieto zona rimozione su Via Matteucci (provenendo da Via Ostiense) e cercando di svoltare a destra su Via Benzoni, dove i veicoli parcheggiati in divieto sulla corsia di preselezione impediscono di girare quando il semaforo è rosso per andare verso il Piazzale.

Inutile aggiungere che alle richieste reiterate di avere un vigile urbano in servizio permanente su Piazzale 12 ottobre 1492 non si è avuta risposta e ci dobbiamo accontentare di vedere la Polizia municipale all’incrocio del Piazzale con Via Matteucci e Via Benzoni solo una volta all’anno in occasione della Maratona di Roma o nei rarissimi casi in cui qualche automobilista fa qualche infrazione talmente sfacciata e pericolosa che i motociclisti del GIT di passaggio non possono non vedere e sanzionare.
Speriamo che nel 2015 il Comune riesca a ricordarsi che Piazzale 12 ottobre 1492 è quello scelto per ospitare gli uffici del Campidoglio 2 e magari si riuscirà a verificare se sia possibile sostituire l’incrocio tra Via Matteucci, Via Benzoni ed il Piazzale stesso con una rotatoria.
Perché, se è vero che sarà la sede del nuovo Campidoglio, il Piazzale 12 ottobre 1492 forse meriterebbe già da ora i(nsieme a chi ci abita vicino o lavora) un po’ più di attenzione.

Fulvio De Pascale
per Associazione Insieme per Ostiense

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Via Magnaghi è più pulita

Via Magnaghi è più pulita

E’ ora di apportare cambiamenti in questo quartiere, renderlo anche a misura di bambino.
Ed è proprio per questo che, alle 10 di giovedì 10 dicembre, è nata la seconda iniziativa di riqualificazione del gruppo Facebook “Sei de Garbatella se…” ,volta a migliorare la condizione di Via G.B.Magnaghi, un viale limitrofo ad una delle scuole più conosciute del quartiere, la Casa dei Bimbi.
In questo evento sono coinvolti in prima persona proprio i nostri piccoli cittadini del domani, i bambini cioè che ogni giorno percorrono quella strada degradata per entrare nella loro scuola. Con la collaborazione della Coordinatrice e delle Insegnanti del plesso divengono parte attiva del progetto patrocinato dal Municipio VIII, creando disegni e addobbi che servono per abbellire la via.
Noi, volontari del decoro, svolgiamo i seguenti lavori di riqualificazione: pulizia del viale, taglio dell’erba, pulizia dei muri, rimozione delle affissioni abusive e decorazione della strada. Speriamo con tutto il cuore di poter dare uno scossone a questo quartiere e di coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile.

Gruppo Facebook
Sei de Garbatella se…
Carol Sbarrini 339.162.44.64
Valentina Frassanito 346.793.40.3

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La scultura di Largo delle Sette Chiese In stato di abbandono monumento alla Resistenza

La scultura di Largo delle Sette Chiese
In stato di abbandono monumento alla Resistenza

E’ un’opera moderna quanto meno discussa, che ha denimonumento-resistenzagratori ma anche parecchi estimatori: parliamo del monumento alla Resistenza che orna una delle rotonde di Largo delle Sette Chiese, un’opera in acciaio inossidabile e cemento ideata dall’architetto Cesare Esposito per celebrare il trentennale della Resistenza romana (1944-1974). La scultura nel 2007 corse il rischio di un suo spostamento, mentre era in corso la risistemazione della piazza e di parte della Via delle Sette Chiese. Intervenne in sua difesa anche il sindaco di allora, Valter Veltroni.
L’opera, discussa ma pregevole, restò al suo posto come gli abitanti della Garbatella si sono abituati a vederla, al centro di un’ampia aiuola che fu ricoperta di graziosi cespuglietti verdi-cenerini.
Completata la buona sistemazione, nessuno è più intervenuto per un minimo di manutenzione della scultura e del bel giardinetto che gli era stato creato intorno.
Risultato, l’opera è diventata un immondezzaio e il giardinetto è stato lasciato a inselvatichire, tanto che ha attecchito perfino una pianta infestante, un ailanto, albero originario dell’Estremo Oriente, che sta invadendo a tappeto tutto il nostro verde pubblico e privato: ora è alto due metri ma se non lo si taglia è destinato a crescere a dismisura. Lo stato di abbandono, che tra l’altro non riguarda solo il monumento alla Resistenza ma tutti i frammenti di verde dell’intera storica via, non è un’offesa solo all’opera di un artista, ma soprattutto a ciò che vuole ricordare e celebrare, in un quartiere che ha avuto una grande partecipazione alla lotta di liberazione e che ospita il sacrario delle Fosse Ardeatine. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

di Laura Iacoangeli

iniziative-alla-villettaE’ “La Povera Cecija che piagne er su marì…”: sulle note di una canzone popolare romana si presenta Sgarbatello, Coro di musica popolare della Villetta condotto da Nora Tigges. Nato nel 2012, vanta già ben 26 persone! Ma questa è solo una delle tante attività e associazioni presenti alla Villetta, luogo di aggregazione, condivisione e bene comune a Garbatella, non più solo sede storica politica ma anche luogo di memoria, conoscenza e mutualismo, di trasformazione, creazione e gioco, nella speranza di offrire al territorio uno spazio in più, anche solo per leggere, studiare e realizzare!
Sabato 8 novembre sono state presentate tutte, sono tante e sono belle!
Tra le associazioni abbiamo conosciuto la Cooperativa ‘Frontiere’ per la promozione dell’intercultura attraverso prodotti multimediali, turismo responsabile e corsi di formazione.
Motore del progetto è il sito collettivo di reportage e informazione su frontierenews.it.
‘Binario 15’ associazione di volontariato che promuove i diritti di migranti e organizza nei fine settimana attività educative e di orientamento rivolte a giovani afgani.
Le associazioni Polis onlus e M.A.Te11 che svolgono corsi gratuiti di italiano per migranti.
Da ormai 4 anni, tutti i lunedì sera con grande successo Cara Garbatella presenta il cineforum, proiettando film che spesso non hanno avuto il loro giusto spazio nelle sale.
Dopo i grandi successi del Garbatella Jazz festival, i rappresentanti della storica associazione stanno valutando la possibilità di continuare anche nel periodo invernale, con i concerti all’interno della Villetta. Il tutto chiaramente in tono minore, visto gli spazi ridotti.
E poi corsi di teatro per bambini o adulti con l’associazione ‘Gocce di arte’, laboratori teatrali, sala prove per spettacoli.
Per quanto riguarda la musica, oltre al coro, corsi di chitarra, danze popolari salentine, corsi di tamburello. Ci si rilassa e si crea energia con i corsi di Hatha yoga.
Ma si sa, la cosa che ci accomuna tutti e ci piace fare in compagnia…è bere e mangiare! E qui si fa con l’osteria popolare, ottima cucina, piatti abbondanti, oltre all’organizzazione
di feste.
Tutto a prezzi popolari, per la voglia di stare insieme alla portata di tutti, con lezioni di prova gratuiti. Insomma un posto nella splendida cornice della Garbatella storica che ci offre il bookcrossing, cultura, solidarietà, diritti, socialità…e allora perché non partecipare?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Il welfare del Municipio VIII si rinforza Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

Il welfare del Municipio VIII si rinforza
Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

di Eraldo Saccinto

Rinnovato il protocollo di intesa tra il Municipio VIII e l’Associazione Psicologi per i Popoli – Regione Lazio – Onlus. L’associazione continuerà l’opera di supporto psicologico a favore di persone italiane e straniere residenti nel territorio del Municipio, dando sollievo a coloro che vivono in condizioni di profondo disagio psicologico legato ad eventi traumatici quali sfratto, perdita del lavoro, lutti, etc., e a favore di persone anziane vittime di violenze psichiche o fisiche. Hanno firmato il protocollo di intesa Bernardino Gasparri, assessore alle politiche sociali del Municipio e Giovanni Vaudo, presidente dell’Associazione Psicologi per i Popoli. L’associazione è costituita da psicologi volontari impegnati nel campo della solidarietà e delle emergenze nazionali e internazionali, che ha come proprie finalità la promozione e la tutela dei diritti umani in ambiti multiculturali ed interetnici, nonché quella di operare in situazioni di emergenza attraverso le azioni e gli strumenti propri della psicologia.psicologi
Secondo il protocollo, a partire dall’inizio di febbraio si arricchirà l’impianto di welfare locale del Municipio col nuovo apporto di psicologi volontari.
Ha commentato l’assessore Gasparri: “Dalle situazioni sempre più critiche che siamo costretti a fronteggiare è emersa la necessità di avvalersi di professionisti che non solo forniscano un supporto psicologico nel momento in cui il cittadino viene letteralmente investito da eventi traumatici emergenziali, ma coadiuvino gli operatori dei nostri Servizi nel processo d’aiuto nel contesto dell’evento traumatico o nella fase immediatamente successiva.
Questo accordo ha riempito esattamente questo vuoto”.
L’Associazione Psicologi, attraverso propri psicologi volontari e su segnalazione del Servizio sociale del Municipio, realizzerà i seguenti interventi: incontri con gli assistenti sociali, contestualmente o successivamente alle situazioni emergenziali, finalizzati a supportare l’operatore nell’individuazione degli opportuni interventi di carattere generale o specifico; incontri con persone italiane e straniere che vivono una situazione di emergenza, al fine di orientare le stesse verso percorsi psicologici più sistematici e strutturati; incontri e seminari a tema da realizzarsi presso i Centri anziani del Municipio, previo accordo con i presidenti dei Centri medesimi. Gli incontri o seminari riguarderanno temi cruciali della vita dell’anziano e potranno, eventualmente, anche essere finalizzati alla creazione di una rete di automutuo aiuto tra gli anziani medesimi.
Al fine di realizzare i suddetti interventi, laddove gli stessi non si potessero attuare nei luoghi di volta in volta concordati con il Servizio sociale o i presidenti dei Centri anziani, il Municipio mette a disposizione dell’Associazione un locale presso il Servizio di segretariato sociale/P.U.A. da utilizzarsi nei giorni e negli orari da concordare di volta in volta.
Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al Punto unico di accesso di Via Benedetto Croce 50, ai numeri di telefono 06.696.11.670\1\2, oppure personalmente durante i normali orari di ricevimento.

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Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia
Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

L’appuntamento per la festa è mercoledì 17 dicembre a partire dalle 16,00.
casa-famigliaQuest’anno si festeggiano i dieci anni di attività della Casa Famiglia “Casa Nostra di preparazione al dopo di noi”. La Casa Famiglia per la preparazione al dopo di noi è una struttura residenziale per disabili aduli che si inserisce tra gli interventi ad alta integrazione socio-sanitaria per la presenza di un équipe multidisciplinare formata dagli operatori del Servizio sociale municipale e del Servizio disabili adulti della ASL RMC Distretto 11. La Casa Famiglia è inserita in un progetto che vuole offrire la possibilità alle persone disabili, che abbiano la necessità o il desiderio di uscire dal proprio nucleo familiare di origine, di sperimentare in modo graduale l’inserimento in un gruppo di convivenza.
Il progetto, in continuità con il Servizio per l’autonomia e l’integrazione sociale della persona disabile (SAISH), prevede interventi quali l’assistenza domiciliare e le attività di socializzazione In tal modo consente di raggiungere una maggiore autonomia personale, nonché l’attivazione di un servizio di sollievo e sostegno alla famiglia.
La Festa di Casa Nostra,, che si svolgerà presso la Sala consiliare municipale di Via Benedetto Croce 50, è organizzata dall’Assessorato alle Politiche sociali e dai Servizi sociali del Municipio VIII, dalle Associazioni Amici di Sant’Egidio, ANAFI, Hagape 2000, La Gabbianella, Obiettivo Uomo e Terra d’orto Onlus. Prevede la partecipazione dei ragazzi del Municipio che prenderanno parte attiva alla festa, rappresentando alcuni spettacoli teatrali, canterini e danzanti. Saranno trasmessi foto e filmati che rappresentano la vita quotidiana delle comunità municipali. Durante la giornata sarà aperto nei corridoi del Municipio un mercatino nel quale saranno esposti e venduti articoli preparati dai laboratori delle Associazioni. Al termine della giornata i ragazzi offriranno un rinfresco preparato da loro e dai loro genitori.
Arrivederci al pomeriggio del 17!

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Il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

vincenzo-patriziIl Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi

L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

di Antonella Di Grazia

E’ una tradizione tutta italiana quella del Presepe. Come dicevamo in un precedente articolo del nostro giornale, proviene dal culto dei larii dalla tradizione etrusca e latina, culto degli antenati che vegliavano sul buon andamento della famiglia.La loro epifania avveniva tramite una serie di statuette di terracotta che venivano colorate o vestite in occasione dei saturnalia ed in particolare della festa del “Sol Invictus”, che celebrava il solstizio (sol status) di inverno e che cadeva di solito tra il 21 ed il 27 dicembre. Gli appartenenti alla stessa gens li scambiavano assieme a dei doni, i sigilla, a dei dolci tipici e a verdura fritta, a memoria dei familiari defunti. In questa occasione, il compito dei bimbi, era quello di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto (ager) nel quale si rappresentava il loro ambiente in miniatura. In epoca più vicina alla nostra, è stato San Francesco d’Assisi che, come si sa, ha realizzato a Greccio la prima rappresentazione figurata della Natività, riprendendo la descrizione del Vangelo di Luca, collocando la nascita del Bambino Gesù in una mangiatoia.
Quest’anno, per rinverdire la tradizione, abbiamo visitato il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi, costruito integralmente a mano e visitabile presso i locali di Via Prospero Alpino 62. Quest’opera rinverdisce l’antica arte presepiale.
L’opera è stata realizzata con materiali  semplici, come vuole la tradizione, ma l’estrema attenzione ai particolari e la minuzia dei dettagli lo rendono un piccolo capolavoro, un vero e proprio squarcio sulla realtà di una volta. Un tuffo nel passato attraverso vie sterrate e tetti con tegole cadenti, in memoria di un paese povero e semplice che accolse la nascita del Salvatore. Il presepe ha visto la luce per la prima volta nel lontano 1992 e da quel momento, ogni anno è stato ricostruito nel cortile del palazzo nel quale il maestro è portiere. Il presepe, è stato realizzato interamente a mano da Mastro Vincenzo il quale ha fatto della ricerca dei personaggi, dei luoghi e della ricostruzione dei panorami una vera e propria ragione di vita.


Una passione unica: basti pensar che per questa opera sono state utilizzate statue di gesso e muschio originale, rivestimenti in corteccia e sughero, ricchissimo di dettagli, proprio come potete vedere dalle foto che pubblichiamo. Sono di splendida manifattura tutti i dettagli che costituiscono il presepe: lampade, fontane, archi, ogni piccolo componente dà all’opera la sua unicità, poiché ogni dettaglio è frutto di una appassionata ricerca.
Osservando da varie angolature le luci ed il muschio di questo presepe non si può che essere avvolti dal calore dello spirito natalizio, per il quale potete concedervi un attimo di pausa, uno sguardo per ricordare un tempo lontano, un tempo di tradizioni, un abbraccio al significato della vita, al senso di serenità interiore e di amore per il prossimo che ogni cristiano sente quando vede quel bambino adagiato in una mangiatoia di una grotta spoglia.
L’opera, sarà visitabile gratuitamente a partire dai primi giorni di dicembre, fino alla fine del mese di febbraio, il Presepe rimarrà visitabile a richiesta direttamente in portineria durante gli orari di apertura della stessa. Al termine della visita lasciate nel libro firma dei visitatori il vostro ringraziamento per l’opera o una vostra idea.

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Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del

Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del racconto è lo stesso degli anni precedenti, Giovannino, però cresciuto negli anni fino a diventare quasi un adolescente pieno di curiosità e di interrogativi spesso senza risposta. Maria è autrice di una serie di romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’anno scorso ha rieditato il suo, a nostro avviso, più bel romanzo, Il Confinato, che è la storia della persecuzione fascista del padre. E’ inoltre una delle più apprezzate traduttrici di testi letterari stranieri e un’infaticabile organizzatrice culturale. (C.B.)

candleGiovannino nella terra degli uomini

E piove e piove e diluvia…
Tutta la notte vento grandine fulmini tuoni e acqua, acqua a rovesci, giù che Dio la manda… Ma perché Dio manda sulla terra tutti questi guai, mamma? Catastrofi, terremoti, cicloni, guerre… Lui che è onnipotente, perché non impedisce tutto questo? perché lascia che in tante parti del mondo la gente si ammazzi, muoia di miseria, di fame, di malattie terribili… Perché? Non bestemmiare, Giovannino, Dio non c’entra.
Quando vedo tutto quello che succede, non posso fare a meno di chiedermelo, mamma … Dio non ha colpa, Giovannino. La colpa è degli uomini, della dissennatezza, dell’avidità, dell’idiozia e della malafede degli uomini. A scuola non te le spiegano queste cose? Non ne parlate?
Sì, sì, qualche volta. Però nessuno risponde alla mia domanda. Se Dio è così buono e giusto e misericordioso, perché non fa qualcosa per fermare i disastri?
Siamo noi che dobbiamo fermarci, Giovannino. Noi tutti in generale e noi nel nostro piccolo. Se gli uomini si uccidono, se le montagne franano, se in una notte d’inferno il fango seppellisce interi paesi, cancellando tutto: case, strade, fabbriche, terreni c’è sempre una ragione, una spiegazione.
Nulla accade per caso. Rifletti, Giovannino, rifletti. Di chi credi sia la colpa se il nostro pianeta è malato?
Queste sono le domande che devi farti e che devi fare ai tuoi professori.
Oggi il prof di italiano ci ha fatto vedere un filmato e ha detto che dobbiamo fare qualcosa per aiutare la gente che ha perso tutto a causa dell’alluvione. In classe pensiamo di aprire una sottoscrizione… Molti compagni della terza si sono offerti volontari per andare a spalare il fango. Io e altri della seconda volevamo unirci a loro ma non ci hanno voluto. Dicono che c’è ancora pericolo di frane e noi siamo troppo piccoli e saremmo solo di impaccio… Non è giusto, io non sono piccolo, ho tredici anni… Quasi. Ad agosto, Giovannino, ad agosto. Però hai ragione, non sei piccolo e sei un bravo ragazzo. Anche i tuoi compagni sono bravi ma, vedi, i problemi non si risolvono con le elemosine e con i volontari. Ci vuole ben altro!

paesaggio-natalizio

Che cosa ci vuole, mamma? Che cosa, che cosa! Beato te, Giovannino. Te le devo dire io che cosa? Prima di tutto bisogna fare in modo che le disgrazie non accadano, ecco. E poi bisogna muoversi prima, alle prime avvisaglie. Non come all’Aquila. Ai primi segnali. Altro che scavare le macerie con le mani e fare chiacchiere, trovare scuse e bla bla bla. Bisogna fare in modo che le città non crollino, che le montagne restino dove sono sempre state, che i fiumi siano protetti da argini sicuri, non di cartapesta, che le strade non si allaghino per colpa dei tombini intasati, che i ponti e le dighe non cedano, che le baracche della povera gente non si schiantino al primo soffio come le casette dei tre porcellini della favola che ti raccontava la nonna da piccolo, che non basti un po’ di vento e un po’ d’acqua a buttar giù tutto. Bisogna che le cose siano fatte per bene, con onestà prima, invece di correre ai ripari in qualche modo dopo, quando è troppo tardi. Capisci, Giovannino?
Invece ogni volta è lo stesso, ogni volta… Ma cosa si può fare contro la furia della natura, mamma… Già. La natura è infuriata, e si vendica, è vero. Ma la colpa è nostra, delle violenze che le abbiamo fatto e continuiamo a farle, ovunque, in tutto il mondo. La colpa è sempre dell’uomo. L’inquinamento… il surriscaldamento… la desertificazione. l’edilizia selvaggia… Prendi ad esempio quel tratto di costa che vediamo quando andiamo a trovare gli zii al mare. Ce l’hai presenti tutti quei palazzoni bianchi, quegli alberghi di lusso, quelle ville da milionari… ? Be’ una volta non c’erano. Una volta, quand’ero ragazza io, lì c’erano alberi, boschi, vigneti, pascoli… Ora la montagna è scomparsa. Tutto devastato per fare posto a quelle costruzioni inutili. Questo era soltanto un esempio, ma è uguale dappertutto, non solo nel Sud, dappertutto… Dai, mamma, però non sarebbe
figo vivere in una di quelle belle ville? Tu che hai sempre sognato una casetta al mare!
Hai detto bene: una casetta. Un posticino tranquillo, un mare pulito, il sole, la quiete: cose che non esistono più…  Be’ almeno una vacanza in uno di quei posti ti piacerebbe, no? Pensa che meraviglia, col mare davanti, la piscina. Quando sarò grande e guadagnerò, ti ci porterò io, mamma Ma va, ma va… Quella non è roba per noi. E non è nemmeno tanto bella, secondo me. E poi, smettiamola di parlare di ville, di piscine, di lussi mentre c’è chi non ha nemmeno un tetto sulla testa… Tempi neri, Giovannino, tempi neri. Piove sul bagnato, come si dice? allo strappato gli mozzica il cane, caro mio… La TV ha detto che domani il tempo migliorerà e le scuole riapriranno.
Quasi quasi mi dispiace. È così bello la mattina starmene a letto, a dormire, poltrire… Non capisco perché a scuola non ci si può andare di pomeriggio.  Non parlare così, fannullone. Prendi esempio da tuo padre che si rompe la schiena a tirar su case per gli altri, mattone su mattone. E ringraziamo Dio se ancora rimedia qua e là qualche lavoretto e può portare la settimana a casa, con tutta la gente a spasso che non ha nemmeno un piatto di minestra da mettere in tavola… I cantieri sono tutti fermi. Si pensa solo a costruire opere inutili che servono solo a qualcuno che ha tanti soldi per farne ancora di più… Be’, inutili o no, se qualcuno costruisce, per me va bene. Almeno la gente lavora, il babbo guadagna, porta i soldi a casa e coi soldi possiamo comprarci tutto quello che desideriamo.
Io per Natale il regalo che voglio l’ho già deciso. Ah, si? E sarebbe? Un tablet. Al babbo gliel’ho detto e lui è d’accordo. Un che? Un tablet, mamma, un iPad. Quasi tutti i miei compagni ce l’hanno. È fantastico! Ho già visto quello che voglio: uno con 4 GB di memoria… la fotocamera doppia…un display da otto pollici… Fighissimo! Non vedo l’ora che viene Natale.
Ciò di cui hai bisogno, e subito, non sono queste diavolerie che hai in testa tu. Ti ci vogliono scarpe pesanti, un giubbotto nuovo, altro che storie! Babbo me l’ha promesso. Non è un a diavoleria, è una cosa utile. Ti puoi collegare a Internet, chattare… Non hai idea di quello che ci si può fare.
Non ce l’ho, infatti, e non mi interessa un fico secco. Mi sembri un marziano con tutte quelle sigle, quei numeri… Per conto mio, puoi levartelo dalla testa. Quanto a tuo padre, mi sentirà, vedrai… Cose da pazzi. Tu bada a studiare, piuttosto, che mica mi è piaciuto tanto quel cinque in storia… Proprio in storia, da te non me l’aspettavo! La storia è la cosa più importante, perché parla di noi, ci fa capire chi siamo. Su, su vai a lavarti le mani e datti una pettinata che il babbo sta per tornare e la cena è pronta. Muoviti, Giovannino, non fartelo dire due volte.

***

La pioggia non smise di cadere. I fiumi non cessarono di esondare, le colline continuarono a smottare, città paesi e villaggi finirono sott’acqua. I meteorologi annunciavano altre perturbazioni. I giornali strillavano al cataclisma. Giovannino dormiva un po’ di più la mattina e continuava a fare domande che non trovavano risposta. Il babbo non faceva che andare e venire senza pace: il cantiere era chiuso per il maltempo e occorreva adattarsi a cento lavori diversi per rimediare qualche spicciolo. In casa la mamma era sempre più preoccupata e la mattina lo svegliava borbottando: Piove, diceva. Non ha smesso neanche un minuto. Altri trenta centimetri sono caduti. Alzati, Giovannino, su. Vestiti e scaldati il latte. Io esco a fare un po’ di spesa. Devo sbrigarmi, prima che venga il diluvio.
– Ci vado io a fare la spesa, – disse Giovannino, e, senza neppure lavarsi, si preparò in fretta, prese la lista e uscì di corsa. – Giovannino, l’ombrello, dove avrai la testa! gli gridò dietro la mamma inseguendolo sul pianerottolo. babbo-natale
E fa’ presto: sta per scatenarsi il finimondo! Appena fuori, Giovannino si sentì leggero. C’era, nonostante tutto, un’aria di festa. Il Natale era alle sue prove generali. Avvolti nella plastica trasparente gli alberelli fuori delle botteghe cinesi aspettavano di essere decorati; le vetrine strizzavano l’occhio ai clienti; sotto un ombrellone bianco una bancarella esponeva una miriade di futilità luccicanti: Tutto a un Euro, Tre pezzi due Euro; la pioggia tamburellava sulla selva variopinta di ombrelli facendo una musica allegra. Una signora lo salutò: Ciao Giovannino, fa’ presto, sta per scatenarsi il finimondo!
Le stesse parole della mamma, pensò Giovannino divertito mentre attraversava lo stradone zigzagando tra le macchine. Immerso nella grande giostra del supermercato, tutto adorno e sfavillante di stelline e festoni, muovendosi sicuro tra gli scaffali si sentiva euforico. Gli altoparlanti rovesciavano slogan e canzoni.
Il ritmo e le parole lo dirigevano, gli davano la carica: “Nella terra degli uomini, dove tutto è possibile, dove suona la musica, dove un sogno si popola, dove il sangue si mescola, e ti senti una favola…” Con la sporta pesante, la voce di Jovanotti nella mente leggera, Giovannino riprese la strada di casa.
All’angolo, da un fagotto colorato di stracci, gli sorrise una faccia nera come la liquirizia e il suo cuore si popolò di sogni. ” Nella terra degli uomini, trovi un posto anche per chi, ti sorride da un angolo.” Tutto gli sembrava possibile, anche lo squarcio di luce – un’idea di sole – comparso all’improvviso nel piombo del cielo.

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Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje di Enrico Recchi

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje

di Enrico Recchi

Parlare del “fusajaro” significa davvero andare a sfogliare il libro dei ricordi perché, se di “callarostari” (dei quali abbiamo parlato nel precedente numero di Cara Garbatella) se ne vedono ancora in giro, il fusajaro oggigiorno è completamente scomparso dai nostri panorami cittadini.
Come dice il nome stesso, il fusajaro vendeva le fusaie chiamate in italiano lupini. Il lupino è un legume parente del fagiolo con una pianta alta circa un metro e mezzo i cui fiori dopo la fecondazione formano i legumi. A proposito ci sono i lupini da fiore, che formano delle inflorescenze colorate e bellissime.cartoccio-di-fusaie
Pianta antichissima il cui nome scientifico probabilmente deriva dal greco lype=amaro, per il sapore del seme crudo, era nota già agli antichi Egizi ben 4000 anni fa e venne descritta da Plinio che osservò come le sue foglie seguano il corso del sole proprio come fa il fiore del girasole.
Da sempre le fusaie sono state considerate un alimento non particolarmente pregiato, una volta, appunto, venduto agli angoli delle strade dai venditori ambulanti o al  cinema assieme ai mostaccioli. Invece i nutrizionisti ci dicono che questo legume ha un contenuto in proteine che rivaleggia con quello della carne ed è superiore a quello delle uova.
Certo se oggi andassimo a chiedere ad un bambino che cos’è una fusaia (oppure un lupino) dubito che potremmo trovare qualcuno che possa dare una risposta corretta. Di sicuro quel bambino ci potrebbe parlare correntemente di merendine.
Fino a una trentina di anni fa invece comperare un “cartoccio di fusaje” era un modo comune per i ragazzini della Garbatella (e non solo) di investire pochi spiccioli in uno stuzzichino in attesa del pasto o per spezzare i giochi in strada.
Quanti di noi ricordano colloqui di questo tenore con la mamma: “A ma’, io scenno qua sotto in Chiesoletta” “Guarda che tra poco se magna…” ” Vabbè, ‘na mezzoretta” “Sì ma nun te rovinà la cena dar fusajaro!”
Già perché il venditore ambulante di fusaje, precursore dei tempi, rispetto al callarostaro aveva una offerta assai più ampia che comprendeva non solo le fusaje ma anche olive, sia quelle verdi grandi che le olive nere al forno, oppure bruscolini e, andando ancora più indietro nel tempo, le carrube.
Certo tutto dipendeva dalla disponibilità in “saccoccia” ovvero da quanti soldi si possedevano. Una volta accertato che c’erano sì e no 10 lire, si decideva di spegnere i languorini dello stomaco con un cartoccio di fusaje con una bella spruzzata di sale in cima, tanto poi si poteva fare una bella bevuta alla fontanella. Infatti quando il cartoccio, rigorosamente di carta paglia gialla, era pronto con le fusaje dentro, arrivava l’immancabile domanda: “Ce lo voj er sale?”. “E come! Sì, che ce lo vojo”, e giù una abbondante spruzzata di sale che scendeva da un corno.
Anche se, in ogni caso, le fusaje già avevano subito il procedimento che le rendeva gradevoli al palato: ovvero erano state bollite e messe in salamoia per eliminare il sapore amaro originario.
“Er fusajaro” arrivava, a piedi o in bicicletta, trasportando tutto il suo armamentario di vendita: i sacchi con le fusaje, quelli con i bruscolini, i secchi con le olive, i mestoli, la carta per i cartocci, ecc. Come per il callarostaro, le postazioni strategiche erano davanti alla scuola Cesare Battisti, al cinema Garbatella o al Columbus. Era senz’altro un lavoro modesto, fatto in genere da un vecchietto con molta semplicità. Tanto semplice che col passare del tempo e con la perdita di attrazione delle fusaje oramai passate di moda, quella stessa parola diventò sinonimo di pressapochismo e quindi l’epiteto “fusajaro” andava a colpire il malcapitato di turno che poteva essere il compagno di giochi che aveva sbagliato o il compagno di squadra che s’era mangiato un gol o l’arbitro (un bersaglio sempre molto amato) che aveva negato il rigore.

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I novant’anni del maestro Pradella

I novant’anni del maestro Pradella

maestro-pradellaAuguri di Cara Garbatella al direttore d’orchestra ed emerito nostro concittadino Massimo Pradella, che in questi giorni festeggia i suoi novant’anni. La sua lunga carriera cominciò come allievo al Conservatorio di Pesaro che frequentava abitando ad Ancona. Nel 1938 la madre, Lina Senigaglia, raffinata pianista, ebrea, con le leggi razziali dovette chiudere la scuola di musica che conduceva insieme al fratello Giorgio, violinista.
Ad Ancona per loro tirava una brutta aria, sicché la famiglia qualche tempo dopo colse al volo una opportunità di trasferimento del padre, dipendente dello Stato, e venne a stare a Roma, dove gli assegnarono un appartamento dell’Incis a Piazza Oderico da Pordenone. Massimo proseguì gli studi presso l’Accademia di Santa Cecilia, dove si diplomò in pianoforte, in violino, in composizione e in direzione d’orchestra. Visse in clandestinità i mesi dell’occupazione tedesca, protetto dalla solidarietà del quartiere. Subito dopo la Liberazione di Roma andò volontario nel Corpo volontari della libertà, il ricostituito esercito italiano che operò a fianco degli Alleati. Il primo importante esordio all’estero, a Berlino, nel 1951, come direttore d’orchestra.
Poi arrivarono i grossi incarichi: direttore stabile dell’orchestra della Rai di Torino e poi della Alessandro Scarlatti di Napoli. Intanto portava il suo talento in giro per il mondo, accompagnato dai più quotati solisti.
Tuttora, coi suoi novant’anni, continua a lavorare con la musica e per la musica, tenendo dei corsi a un pubblico giovanile: Recentemente ha portato la sua esperienza di intellettuale vissuto a suo tempo in un’ex borgata romana in un convegno su “Roma poveraccia”. Ora sta di casa a Piazza Vittorio ma sempre con la Garbatella nel ricordo, come quando girava il mondo o quando abitava a Torino o a Napoli. La Garbatella gli ricambia questo affetto.

(C.B.)

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Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga. Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

di Antonella Macrelli

Lo yoga attraverso le sue varie tecniche e pratiche aiuta a ristabilire l’equilibrio fisico e mentale e a sviluppare maggiore consapevolezza. Lo yoga è flessibilità fisica ma prima ancora mentale ed è particolarmente adatto ai bambini, proposto a scuola, nelle modalità e nei linguaggi adatti alla loro età. Nel 2008 il Ministero dell’Istruzione ha firmato un protocollo con la Confederazione nazionale yoga per promuovere lo sviluppo dello yoga nelle scuole, riconoscendone l’alto valore formativo.giocayoga
Ciò rappresenta una sorta di legittimazione ufficiale per l’inserimento di percorsi dedicati allo yoga in ambito scolastico con il fine di aiutare lo sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi e aiutarli al tempo stesso a migliorare le capacità di apprendimento e l’atmosfera scolastica in genere.
Alla luce di questa iniziativa, da quest’anno, nella scuola primaria Cesare Battisti, è stato avviato un nuovo percorso formativo dedicato allo yoga.
Ma perché lo yoga a scuola? Yoga e scuola possono trovare una speciale sinergia; con lo Yoga si sperimenta una nuova possibilità educativa, che sostiene e al tempo stesso prepara l’insegnamento scolastico: l’autoeducazione. Non si tratta di imparare una nuova materia, ma di creare una base solida, uno spazio di accoglienza, che trasforma le situazioni di disagio a partire dalla riscoperta delle risorse personali, un luogo dove fioriscono la concentrazione e la creatività.
Lo yoga, praticato attraverso il gioco, dà ai bambini la possibilità di liberarsi dagli stress e di ritrovare la serenità in un clima senza competizione che li fa sentire sicuri di sé e delle loro capacità. Con lo Yoga i ragazzi imparano a rilassarsi nel profondo, creando le condizioni per lasciare fiorire le proprie risorse e potenzialità.
Diventando agili e robusti, imparano a muoversi come una rana o un uccello, imitano la forma di un ponte, di una ruota o di un albero, tendono e rilassano i muscoli come fanno gli animali, superano la possibile noia rendendo gli esercizi un gioco creativo, divertente e nel quale possono dare sfogo alla loro fantasia.
La classe campione, una seconda, ha risposto molto bene alla proposta educativa. I bambini attendono con piacere il momento dedicato allo yoga che vede l’ora così scansionata. Si inizia in un’atmosfera serena, scandita da un breve suono dei cembali, per poi passare ad una lettura che racconta episodi sulla vita del Buddha da bambino. Vengono successivamente proposte le sequenze di asana (posizioni), facili e divertenti, accompagnate dal pranayama (respirazione), il gioco e il rilassamento…quest’ultimo molto  richiesto.
Lo yoga per i bambini è diventato un gioco per muoversi insieme, stimolare la fantasia e la voglia di sperimentare. Stare insieme non basta, si può stare insieme con gioia e serenità, scoprendo che le diversità arricchiscono, anziché dividere.

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Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali Giunchi, Bianchini, Nuvoloni… La Garbatella fucina di pugili

Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali
Giunchi, Bianchini, Nuvoloni … La Garbatella fucina di pugili

di Adelio Canali

Alla Garbatella sono vissuti tre grandi pugili di livello mondiale: Leo Giunchi, Mario Bianchini e Alvaro Nuvoloni. Giunchi nacque in Russia nel 1895 ma divenne subito romano d’adozione.
Conosceva varie lingue e nei colloqui dimostrava una vasta cultura. E’ stato uno degli artefici della nascita del pugilato in Italia. Debuttò a 19 anni, nel 1919, come peso leggero nella squadra laziale che affrontava una rappresentativa americana.
Giunchi_Bianchini_NuvoliniVinse per abbandono dell’avversario alla 3° ripresa. Sempre in quell’anno divenne campione Regionale e successivamente conquistò il titolo Italiano dilettanti a Milano battendo Mario Bosisio. Partecipò alle Olimpiadi di Anversa nel 1920, ma dovette interrompere l’occasione perché colpito dalla “spagnola” che in quel periodo mieteva numerose vittime. Si confermò campione d’Italia dilettanti nel 1920 e 1921. Poiché i suoi incontri erano un vero spettacolo di scherma e potenza, dietro consiglio dell’organizzatore romano Pasquale Iovinelli, passò al professionismo, battendo ai punti Romolo Parboni. Dopo alcuni incontri vinti in Francia, nel 1923 tornò in Italia per dominare in 15 riprese quel terribile picchiatore che fu Pietro Bianchi. Partì per gli Stati Uniti dove divenne l’allenatore preferito del Campione del mondo dei pesi Welter Mickey Walker.
Sostenne circa 300 combattimenti in Italia, Francia, Belgio, Stati Uniti e Inghilterra, perdendone solo sette, dei quali quattro alla fine della carriera che si concluse nel 1928.
Lo conobbi quando, ormai avanti con l’età, veniva all’A.S. Audace, in Via Frangipane, come massaggiatore della squadra Campione d’Italia di sollevamento pesi di cui faceva parte. A volte capitava che la sera prendessimo insieme il tram per tornare alla Garbatella, lui abitava all’Albergo Bianco e in quelle occasioni ebbi modo di saperne di più sulla nascita della boxe a Roma.Nino-Benvenuti
All’inizio degli anni ’70, facevo parte del Comitato Attività Professionisti (C.A.P.) della Federazione Pugilistica Italiana e ricordo un particolare commovente riguardo il personaggio.
Quando ormai era vecchio e malato, andò a fargli visita Enrico Urbinati, ex campione d’Europa dei pesi mosca, che in quel periodo prestava servizio in Federazione. Mentre ero in riunione entrò nella sala e accostandosi con voce commossa mi disse che aveva visto Leo; capii subito che l’incontro tra i due vecchi campioni doveva essere stato particolarmente emozionante.
Mario Bianchini nacque in Via delle Botteghe Oscure e seguì le orme dei fratelli Fernando e Armando, che si erano già distinti nel mondo del pugilato. Iniziò nel 1927 una carriera dilettantistica, che lo porterà ad essere considerato tra i migliori “puri” di tutti i tempi. Dopo il campionato Italiano dei pesi leggeri vinto nel 1930, sempre in quell’anno conquistò a Budapest il titolo Europeo. Come capitano della squadra azzurra raggiunse il record (ancora imbattuto) di 47 presenze in Nazionale. Vinse il “guanto d’oro” a New York e conquistò la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Nel 1936 passò al professionismo, militando nella categoria superiore dei welter. Il 26/1/1938 divenne campione d’Italia, battendo a Roma Amedeo Dejana.
Aveva un meraviglioso gioco di gambe e un sinistro secco e preciso. Incontrò pugili di livello, in Argentina e in Europa. La sfortuna lo colpì quando al rientro dagli U.S.A., in occasione della rivincita concessa all’astro nascente Perticaroli, alla 3° ripresa dell’incontro che si tenne l’8/3/1939, si verificò l’incidente che lo costrinse al ritiro dall’attività.
Fondò, successivamente, la Società Sportiva “Bertini” e, alla Garbatella, la “Spartaco Proietti” dove, insieme al maestro Barbanti, dedicava le sue cure alle giovani promesse del quartiere, tra le quali emerse il figlio Enzo che nel 1948 vinse il Campionato Regionale dilettanti dei pesi gallo. L’amico Enzo Bruschi, allora Presidente dell’A.S. “Audace” e arbitro internazionale di pugilato, dopo aver chiesto al Comune di Roma che una strada della zona residenziale “Roma 70” venisse intitolata a Mario, così concluse un suo articolo su “Boxe Ring” del giugno 1985: “Non è retorica, ma se vi trovate a passare per quella Via che l’amore e l’amicizia hanno voluto, sappiate che Mario Bianchini non era solo un pugile, era un campione ed era soprattutto un galantuomo, di quelli che fanno onore all’intera società”.
Altro pugile sfortunato fu Alvaro Nuvoloni. Nato a Tormarancia ma cresciuto all’Albergo Bianco della Garbatella, era una vera e propria macchina da pugni, con doti di grande incassatore. Divenne campione d’Italia dei pesi gallo, battendo Falcinelli a Verona il 4/10/1950. Il 15/9/1951, difese il titolo a Cagliari contro Zuddas. I suoi combattimenti entusiasmavano la platea. Rimasero famosi due dei suoi incontri. Il 20/6/1950 affrontò a Barcellona Luis Romero per il titolo europeo. Portò avanti un incontro entusiasmante e, sicuro della vittoria, chiuse le ultime riprese aggiungendo colpi su colpi.
Tutto fu inutile perché venne derubato della vittoria e il risultato destò clamore su tutta la stampa sportiva. L’altro combattimento da ricordare avvenne il 21/10/1950, quando a Johannesburg incontrò il Campione del mondo Vic Toowel. Anche in  quell’occasione la sua brillante condotta di gara venne punita da un verdetto casalingo. Al ritorno portò con sé una pellicola 16 m/m, ripresa dai suoi accompagnatori: venne da me perché sapeva che avevo il proiettore adatto e al bar di Socrate, insieme a tutti gli amici, avemmo l’opportunità di visionare l’entusiasmante incontro. Ma la Garbatella dimostrò di essere  una vera fucina di grandi pugili.
Possiamo ricordare: Walter Malatesta, peso massimo, campione d’Italia dilettanti nel 1929; Domenico Di Stefano, che vinse a Novara nel 1940 il titolo italiano dei pesi welter nei dilettanti; Ettore Mortale, peso leggero, sostenne in Italia e in Francia 27 combattimenti, tra i quali quelli che lo videro vincitore contro Aldo Spoldi, campione d’Europa (Roma 19/8/1934) e l’altro contro Bruno Bisterzo, anch’egli campione d’Europa (Teatro Puccini di Milano il 28/1/1941).
Altri pugili degni di nota: De Paolis, che partecipò al torneo internazionale dei pesi massimi a Vienna nel 1947, poi Giuliano Catini, Cristolini e De Placidi.

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L E T T E R A – Pedibus e Bicibus: prove di civiltà

LETTERA
Pedibus e Bicibus: prove di civiltà

Qual è la prima cosa che deve fare un genitore per educare i propri figli? Secondo noi che – sulla spinta degli attivisti del Csoa La Strada – abbiamo contribuito a realizzare i progetti pedibus e bicibus, è il buon esempio.pedibus
Siamo tutti genitori di bambini della Cesare Battisti e tutti i giorni della settimana portiamo in nostri figli a scuola a piedi o in bicicletta e siamo tutti più felici, i bambini e noi.
Contenti perché i nostri figli socializzano (ai pedibus e ai bicibus partecipano bambini di età e classi differenti), si riappropriano dei propri spazi e del loro quartiere; i negozianti e le persone che ci vedono passare ci sorridono (più ai bambini, ovviamente) e spesso, soprattutto quando passiamo in bici, fanno anche il tifo. È un’esperienza bellissima che è servita e serve alla crescita dei bambini ma anche alla nostra, perché giorno dopo giorno capiamo quanto sia importante per i nostri figli sperimentare la propria autonomia.
Sulla scia del nostro progetto si sono organizzati anche pedibus scuola Alonzi e bicibus scuola Principe di Piemonte. Quando nel settembre 2013 cominciammo con il pedibus (che raccoglie i bambini alle fermate sparse lungo il percorso partendo da un capolinea) mio figlio Jacopo mi chiese perché dovevamo fare un giro così lungo per andare a scuola visto che abitiamo a circa un minuto a piedi dalla Cesare Battisti; oggi se gli dico domani niente pedibus o bicibus è più efficace di una punizione.
Oggi sono loro a chiederlo e a volerlo! Ah, dimenticavo: nessuno di noi è mai in ritardo al lavoro, anche se arriviamo a scuola senza un’automobile! (Pedibus Cesare Battisti, tutti i
martedì e giovedì ore 8,00 partenza da Piazza Albini – Bicibus Cesare Battisti, tutti i mercoledì ore 8,00 partenza Piazza Albini).

Marcello Conte
Pedi/bicibus Cesare Battisti

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Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio

Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Ad un mese dall’istituzione del nuovo orario decentrato, il Municipio Roma VIII, che ha avviato da lunedì 3 novembre l’orario prolungato di apertura degli sportelli anagrafici, tira le prime somme. Durante questi giorni, infatti, ci si può presentare negli Uffici di Via Benedetto Croce 50 dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 19,00 per richiedere la carta d’identità, i certificati, i cambi di domicilio e residenza e tutti gli altri atti demografici.nuovi-orari
In un momento in cui alla Pubblica Amministrazione viene chiesta flessibilità e innovazione il Municipio VIII anticipa i tempi, cercando di mantenere l’equilibrio tra rispetto dei diritti dei lavoratori e quello per i cittadini utenti. “Si è cercato – ha dichiarato il Presidente Catarci – di anticipare, venendo incontro alle esigenze di orario dei cittadini, ciò che è presente nel nuovo contratto decentrato, oggi ancora sotto la lente di ingrandimento dei sindacati, ma che dovrebbe prevedere il prolungamento dell’orario su tutto il territorio di Roma Capitale.
Grazie in particolare alla disponibilità dei dipendenti del Municipio, si sta offrendo un servizio aggiuntivo verificando al contempo quali azioni si dovranno poi sviluppare in tutta la città”.
C’è da dire che, in questi primi giorni di sperimentazione, l’afflusso nel periodo di allungamento dell’apertura fino alle 19,00 non ha registrato proprio la ressa: singoli cittadini,
alla spicciolata, hanno usufruito di questa agevolazione, forse anche per la scarsa pubblicità che questa iniziativa ha sinora avuto. Questo però non è il periodo nel quale di solito ci sia un forte traffico negli uffici anche durante le normali giornate lavorative.
Il clou è nei mesi primaverili ed in particolare in quelli estivi. Questa sperimentazione serve come rodaggio che si è pensato di allungare anche al mese di dicembre, data la concomitanza con le feste natalizie ed il maggior tempo disponibile per i cittadini. Se da un lato si cerca di rinforzare le prestazioni della macchina amministrativa offrendo un nuovo modo di fare servizio, dall’altro bisognerebbe cercare di integrare gli stipendi del personale coinvolto, veramente ridotti ai minimi storici. Sono infatti attesi nuovi sviluppi degli effetti del decreto Salva Roma anche sulla condizione dei dipendenti comunali. Dal primo gennaio, con un mese di dilazione ottenuto sull’onda della manifesta contrarietà dei lavoratori, dovrebbe entrare in vigore il contratto decentrato, che prevede proprio la riorganizzazione di turni e di gestione del posto di lavoro e il taglio del salario accessorio, che
d’ora in avanti sarà elargito solo come “premio” legato alla produttività. Non proprio il viatico migliore per l’inizio di questa sperimentazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella
L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Così all’improvviso, come un colpo di scure, Claudio Petrucci 58 anni a dicembre ci ha lasciati sabato 29 novembre. Una morte improvvisa che ci coglie di sorpresa, che lascia un infinito segno d’impotenza. Claudio un amico, in passato ha anche collaborato con Cara Garbatella, ha una storia comune alla maggioranza dei ragazzi del quartiere: un’infanzia ed un’adolescenza tra i lotti, la Chiesoletta, alla colonia estiva di Torvaianica, la Villetta. Due grandi passioni: il calcio e l’automobilismo, il tutto non reso banale ma approfondito elaborato e analizzato.
Ricordiamo i suoi articoli su Cara Garbatella, su questi argomenti, riusciva sempre a cogliere questioni sociali umane e personali, dove tra le righe era facile afferrare la sua ironia.
In quegli articoli esce tutto se stesso, denuncia sociale su come si vive lo sport, e un grande amore verso suo figlio Lorenzo, sempre ispiratore dei suoi articoli (ricordiamo con quanto orgoglio descriveva le tante vittorie del suo “campioncino di go kart”).
Amava questi sports ai quali legava anche una grossa passione per la Roma. Nell’infinita tristezza di questa perdita nel ritrovarsi tra amici in una sorta di grande freddo, nel ricordare viaggi, serate e giornate a dividere e condividere momenti, tra emozioni e sorrisi traspariva il suo modo di essere: allegro, il suo vivere le cose con entusiasmo, ed una infinita generosità. La chiesa di San Filippo Neri gremita di amici e parenti, il giorno del suo funerale è stata la risposta eloquente di quanto fosse amato ed apprezzato, la bara avvolta da fiori giallorossi che testimoniavano la sua fede calcistica, un ritorno in quella Chiesa a due passi da quel campo polveroso dell’oratorio dove ha iniziato a tirare i primi calci al pallone.
E’ inevitabile che in questo momento il pensiero va alla sua compagna di sempre, quasi un binomio “Flora e Claudio” a suo figlio Lorenzo, a mamma Renata, alla sorella Roberta. Un forte abbraccio nel ricordo di un amico che non c’è più. Ciao Claudio.

Giancarlo Proietti

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Jazz d inverno

Jazz d’inverno appuntamento mensile, per tenere un filo di collegamento con il Garbatella Jazz Festival.

L’ingresso, come sempre, è libero, dalle 20 si potrà cenare (è gradita la prenotazione) e sarà aperto il bar.
Per prenotazioni e informazioni 3319496348 – 3280580162
la redazione di Cara Garbatella

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un regalo buono che fa bene

In occasione delle prossime festività, promuove l’iniziativa di solidarietà:

UN REGALO BUONO CHE FA BENE

  • Una confezione-regalo di tre bottiglie di:
  • OLIO EXTRA-VERGINE DI OLIVA SABINA DOP
  • VINO ROSSO IGT
  • VINO BIANCO IGT
  • Prezzo totale € 18,00

Il ricavato sarà destinato a borse di studio a favore di ragazzi palestinesi nei campi profughi in Libano

Confezione 3 bottiglie
Le prenotazioni si raccolgono agli indirizzi email:

am.procacci@alice.it
livia.omiccioli@comune.roma.it

www.altrevie.it                        www.caragarbatella.it

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Il mercato coperto tra cibi ed arte La struttura di Via Passino ha ospitato l’evento artistico e culturale Terra Madre

Il mercato coperto tra cibi ed arte La struttura di Via Passino ha ospitato l’evento artistico e culturale Terra Madre

di Ilaria Proietti

Frutta, verdura, formaggi, salumi e arte. Sì, proprio arte! Il mercato rionale coperto di Garbatella, in Via Francesco Passino, ha infatti ospitato dal giorno 18 al 26 Ottobre durante l’orario del Farmer’s Market, l’evento culturale Terra Madre. Un viaggio artistico che mira a richiamare i temi della natura. Gli artisti coinvolti sono vari, così come le opere che si possono trovare passeggiando all’interno del mercato.
Quadri, mosaici, piccole sculture, fotografie. I colori e i soggetti dei quadri, che ricordano il mondo naturale, si mischiano agli odori del mercato.
Un’esposizione particolare, lontana dalle solite mostre dove bisogna assolutamente ricordarsi di mettere il silenzioso al cellulare, qui la confusione delle voci si accavalla a quella delle grida dei venditori. Chi dice: “Guarda che bel quadro”, e chi invece chiede un etto di salame.
Per le opere che si possono ammirare sono state utilizzate varie tecniche, dipinto su vetro, olio su tela, gesso e colori acrilici, fili di ferro e tubi di plastica, bassorilievi in legno o pietra. Oltre alle diverse composizioni, il programma comprende anche altri eventi, tra cui la presentazione di uno spettacolo teatrale e di alcuni libri. Non mancano poi i laboratori, sia artistico che botanico.
L’obiettivo dell’iniziativa, oltre a quello di far riscoprire al cittadino l’interesse per il territorio in cui vive, si propone anche di avvicinare il pubblico a una cultura artistica. E quale ambiente migliore del mercato può ospitare un evento di questo genere. Il mercato che sin dagli inizi, nell’antica Roma, veniva costruito sull’agorà, centro di commercio, cultura e politica per i nostri antenati.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

 

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Proteste sullo stato di abbandono di alcuni parchi

LETTERA

Proteste sullo stato di abbandono di alcuni parchi

Ci giungono molte lamentele sullo stato di abbandono di alcuni parchi, ma ultimamente le richieste di attenzione sull’area cani di via Ignazio Persico, si sono moltiplicate. Siamo andati a fare un sopralluogo, effettivamente abbiamo trovato un parco abbandonato a sè stesso.

“L’ultima volta che ho portato il cane al parco ho addirittura trovato una siringa e un coltello! Ora basta! Le cose più pulite lì dentro sono le feci dei cani!” Questa è una delle ultime lamentele che abbiamo ricevuto da parte di una signora che da anni frequenta l’area cani del parco “Cavallo Pazzo”, situato in Via Ignazio Persico. Le richieste dei cittadini per far pulire il  parco sono tantissime, ma soprattutto si sentono da anni.
protesteEscrementi, cartacce, vetri e bottiglie, buste dell’immondizia lasciate lì. Lo sporco che si può trovare camminando all’interno del “Parco Vecchio”, come lo  chiamano i ragazzi della Garbatella, è spaventoso.
Ma dal momento che sono stati trovati buste con cibi avariati, sicuramente siringhe ci dicono anche un coltello, non si parla più di sporcizia, bensì di pericolo, sia per gli animali che per le persone. La notte il parco rimane aperto, mentre quello adiacente viene chiuso. Spesso si trovano preservativi buttati di fianco alla panchina, o come già detto, siringhe usate.
Da tempo è stato preso in gestione dai ragazzi di Casetta Rossa. Inizialmente sembrava avessero preso a cuore il parco dei nostri amici a 4 zampe. In pochi giorni infatti hanno rivestito buona parte dell’area da una rete metallica più sicura di quella precedente, da cui spesso i cani più piccoli riuscivano ad uscire. Ma da allora ha subito un degrado esponenziale, alcune volte anche per responsabilità degli usufruitori. Chiediamo ai responsabili di vigilare, di prendersi maggiore cura di quell’area, pulendo, tagliando l’erba e chiudendola la sera.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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Dall’Olanda alla Garbatella Scambio di esperienze con creativi, artisti, operatori di un centro culturale di Amsterdam

Dall’Olanda alla Garbatella

Scambio di esperienze con creativi, artisti, operatori di un centro culturale di Amsterdam

di Fabio Muzi

Iun ideale gemellaggio con il centro culturale Parkhuis de Zwjiger di Amsterdam, martedì 30 settembre il nostro quartiere ha  ospitato una folta delegazione di artisti, creativi ed operatori culturali provenienti dall’Olanda interessati a studiare il “laboratorio Garbatella”, uno straordinario mix di coesione ed integrazione sociale e di vivacità culturale, rappresentato dalle numerose associazioni e realtà culturali che animano il territorio. La giornata di lavoro è stata coordinata da Claudio Bocci dell’associazione culturale Altrevie e dall’addetto Culturale dell’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma, Bas Ernst, con l’obiettivo di approfondire i processi urbani e sociali delle “città in transizione”, con particolare riferimento al ruolo delle industrie creative nello sviluppo delle città.

Dall’Olanda alla Garbatella

Scambio di esperienze con creativi, artisti, operatori di un centro culturale di Amsterdam

di Fabio Muzi

Iun ideale gemellaggio con il centro culturale Parkhuis de Zwjiger di Amsterdam, martedì 30 settembre il nostro quartiere ha  ospitato una folta delegazione di artisti, creativi ed operatori culturali provenienti dall’Olanda interessati a studiare il “laboratorio Garbatella”, uno straordinario mix di coesione ed integrazione sociale e di vivacità culturale, rappresentato dalle numerose associazioni e realtà culturali che animano il territorio. La giornata di lavoro è stata coordinata da Claudio Bocci dell’associazione culturale Altrevie e dall’addetto Culturale dell’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma, Bas Ernst, con l’obiettivo di approfondire i processi urbani e sociali delle “città in transizione”, con particolare riferimento al ruolo delle industrie creative nello sviluppo delle città.
L’incontro si è tenuto presso lo spazio di coworking Millepiani ed è stato aperto dalla proiezione del docu film “Felicemente il crisi” che ha raccontato l’esperienza di social design sperimentata
sabato 10 e domenica 11 maggio scorsi quando i cittadini della Garbatella sono stati chiamati a votare nel “seggio delle emozioni”, un insolito seggio elettorale per mappare e raccontare il quartiere attraverso le storie e i sentimenti delle persone.
E’  seguito l’intervento di Massimo Alluli e Gabriele Guazzo di Cittalia, la struttura di ricerca dell’ANCI-Associazione Nazionali Comuni Italiani, a cui il Direttore del Parkhuis de Zwjiger, Egbert Fransen, ha conferito la targa di City Embassy di Amsterdam. Il riconoscimento nasce due anni fa nella città olandese con l’obiettivo di arrivare entro il 2016 – anno in cui l’Olanda avrà la presidenza di turno dell’Unione Europea-, ad un network che colleghi tutte le capitali del Continente per definire strategie comuni di crescita ed innovazione.
A Gianni Rivolta e Giancarlo Proietti di Cara Garbatella è stato affidato il compito di rievocare, con l’ausilio di rari materiali audiovisivi dell’Istituto Luce, la storia e la memoria del quartiere illustrandone le fasi salienti della edificazione della “città giardino” e della originale architettura delle abitazioni e degli edifici di servizio. Al termine, la delegazione di operatori olandesi è stata accompagnata in visita al quartiere seguendo l’itinerario dei luoghi-simbolo della Garbatella: il pincetto di Piazza Brin, la fontana Carlotta, la scoletta di Piazza Nicola Longobardi, la monumentale scenografia di Piazza  Damano Sauli, il Palladium e la Villetta, a cui si è aggiunto il tocco di contemporaneo delle opere di street art di Sten & Lex sulla facciata del palazzo all’angolo di Via Caffaro. La visita si è conclusa con una tappa al Ristoro degli Angeli dove la geniale Elisabetta ha servito piatti della tradizione rivisitati in chiave creativa.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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Dedicato ad Elisabetta Di Renzo il Consultorio Familiare della Garbatella

Dedicato ad Elisabetta Di Renzo il Consultorio Familiare della Garbatella

U abbandono di alcuni parchi n consultorio familiare dedicato a una donna.
Lunedì 13 ottobre, in largo delle Sette Chiese, si è svolta la cerimonia di intitolazione del Consultorio Familiare della Garbatella. “Per la prima volta a Roma un consultorio prende il nome di una persona, anziché semplicemente il nome della via in cui si trova. Elisabetta Di Renzo si è sempre battuta per la tutela della salute delle madri e dei loro figli, partecipando attivamente all’interno dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane) per l’affermazione dei diritti delle donne”.

Dedicato ad Elisabetta Di Renzo il Consultorio Familiare della Garbatella

U abbandono di alcuni parchi n consultorio familiare dedicato a una donna.
Lunedì 13 ottobre, in largo delle Sette Chiese, si è svolta la cerimonia di intitolazione del Consultorio Familiare della Garbatella. “Per la prima volta a Roma un consultorio prende il nome di una persona, anziché semplicemente il nome della via in cui si trova. Elisabetta Di Renzo si è sempre battuta per la tutela della salute delle madri e dei loro figli, partecipando attivamente all’interno dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane) per l’affermazione dei diritti delle donne”.
Lo dichiarano il presidente del Municipio Roma VIII, Andrea Catarci, presente alla cerimonia anche Massimiliano Smeriglio, vicepresidente Regione Lazio, ed altri rappresentanti istituzionali. Presenti anche gli studenti della scuola media inferiore Macinghi Strozzi. Elisabetta Di Renzo arrivò a Roma dalla Puglia nel 1928, aveva soltanto quattro anni e per i primi tempi tutta la famiglia abitò dalle parti di Via Ottaviano dentro un negozio, poi ebbe casa alla Garbatella. Elisabetta scomparsa due anni fa è una donna che ha lasciato il segno alla Garbatella. Sposò Mario Pistilli, un operaio edile comunista, protagonista delle lotte popolari e democratiche nella città e alla Garbatella, con cui andò ad abitare al lotto 60, nella zona degli Alberghi. Sempre impegnata socialmente e politicamente, ma anche sempre attenta alla famiglia.
Militante comunista e dell’U.D.I., grande protagonista delle battaglie degli anni settanta in prima fila nella campagna per il divorzio e l’aborto, che sfociò nell’apertura del consultorio familiare di Via Montuori. Socia onoraria dell’associazione Il Tempo Ritrovato, che ha voluto fortemente questo riconoscimento perché è stata una donna che ha dato molto alla nostra comunità.(P.G.)

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A.S.T.R.O. – Una Storia di calcio di 50 anni fa

A.S.T.R.O. – Una Storia di calcio di 50 anni fa

La lettera che ci scrive Salvatore Reitano è un regalo straordinario, pieno d’affetto verso il calcio d’una volta e di buona memoria per la Garbatella di cinquanta anni fa. E’ un messaggio che viene da Atri in terra d’Abruzzo, luogo dove Salvatore è “migrato” tanto tempo fa e dove attualmente risiede. Atri è una stupenda cittadina del teramano piena d’arte e di storia, immersa in uno scenario disegnato da calanchi rugosi e dolci colline generose di buon vino. Anche per questo, per le sue affinità con il nostro “aprico quartiere”, fa ancora più piacere ricevere un racconto partito al di là degli Appennini e capace di rievocare le stagioni felici di quell’incredibile squadra che fu l’ASTRO.
Risalgono forse ad un paginone del dicembre 1950, dedicato dal Corriere dello Sport alla Garbatella, i primi squilli di notorietà della società nata in Chiesoletta e arrivata in pochi anni a sfiorare la promozione in serie C. Nelle formazioni riportate dal quotidiano brillano i nomi di Cometto, Ricci, Costantino, Barbanti oltre ai giovanissimi Francalancia, Fabbri, Diacci, Acciari e Mandrè e tanti altri. Nel mio libro Fuori i secondi, come giustamente nota Salvatore, ho raccontato solo una frazione di quell’esperienza eccezionale, incitato soprattutto dalla narrazione dell’allenatore Fernando Barbanti, figlio di Edoardo maestro di boxe. Barbanti, incontrandomi, m’aveva dato una foto della squadra del campionato ’54, quella “protetta” dallo sguardo tosto di Alvaro Nuvoloni, e m’aveva appunto regalato le gesta di Lupi detto Picchiola, di Fabbri “er Cicala”, di “kid” Desidera e di Diacci “gungadin” assieme all’esaltazione dei dribbling di Provenzani “il migliore di tutti -secondo l’allenatore- capace di farsi tutto il campo in slalom e d’entrare dentro con tutto il pallone”.
Una fetta importante di quella storia m’è tornata da poco in mente rileggendo appunti scritti da Padre Guido che in uno dei suoi quaderni d’autore era capace anche di carezzare quegli anni del dopoguerra, difficili e aspri, con note piene di ironia e vitalità. “Era stato Padre Melani -scrive nel suo In Chiesoletta- sempre originale quando si tratta di interpretare qualcosa di San Filippo a trovare un nome adatto per il nascente gruppo sportivo dell’Oratorio. Associazione Sportiva tra Ragazzi dell’Oratorio cioè A.S.T.R.O. con la stella a otto punte di San Filippo sul gagliardetto verde. La cosa piaceva e la bandiera venne inaugurata al campo San Paolo ma i nemici, con la tipica sboccata prontezza romanesca, con un bell’accento sull’ultima vocale, espressero subito il loro pensiero. Da allora la cosa ogni tanto raffiora. In una finale di cartello il dirigente Mustafà organizzò il coro dei sostenitori dell’Under. Metà ritmava Astro con l’accento sulla O e metà aggiungeva ‘Nzi. L’effetto era notevole e alle mie rimostranze mi sentii rispondere: ‘mbè che male famo? Mo’ manco se po’ dì ‘nzì?’. Un ‘vai fuori dall’Oratorio’ concluse la faccenda”.
A tutta questa carrellata di nomi e di fatti, di imprese agonistiche o di squarci di vita cresciuta sul campetto storto della Chiesoletta, ora si aggiunge la memoria di Salvatore Reitano. La sua lettera arriva a completare il racconto e, come già detto, è un regalo prezioso. Pubblicarla è un onore così come ricevere da lui le sue buone intenzioni e i suoi progetti.
Salvatore infatti coltiva l’idea di dedicare in quel di Atri una giornata pubblica allo sport popolare, al calcio di una volta, al ricordo ma soprattutto alla difesa e al rilancio dei valori del più sano agonismo. Cara Garbatella non può che seguire con favore questa idea dicendosi pronta, sin da subito, ad una buona trasferta tra le colline teramane, magari sulle note del noto canto ultrà: “superiamo gli ostacoli, maciniamo chilometri, con la Roma (e Garbatella) in fondo al cuor..”

Claudio D’Aguanno

 

Mi chiamo Salvatore Reitano, ho 75 anni, sono nato a Roma, dove ho vissuto fino al 1983. Dopo mi sono trasferito, per motivi di lavoro, in Abruzzo dove tuttora vivo. Tempo fa, leggendo il libro di D’Aguanno, Fuori i secondi, a pag.67, con grande stupore e piacere, nel capitolo “Pane, calcio, amore e Garbatella” ho trovato menzionata, con ricchezza di particolari,
la squadra dove io ho giocato nel 1958, l’Astro. Sono tornato indietro nel tempo di più’ di 50 anni ed ho rivissuto i bei momenti della mia vita giovanile e sportiva.
A quell’epoca avevo 18 anni. Mi aveva portato alla Garbatella un mio compagno del liceo Virgilio, Eugenio Petrecca, perché la sua squadra aveva bisogno di un attaccante. Mi fece il provino l’allenatore, Sig. Capobianco, che mi fece esordire subito nella domenica successiva fuori casa, con la Petriana. Al campo dei Brasiliani, all’Aurelio, Astro 3 Petriana 0. Due gol dell’esordiente Reitano! Il massimo della gioia!
Quell’anno facemmo un ottimo campionato fino ad arrivare alle finali provinciali, che perdemmo ad opera del Don Orione, uno squadrone (vi giocavano Di Gregorio e Corazza poi passati al Lanerossi Vicenza).
Ricordo alcune squadre con cui giocammo: Ostiense, SPES, ENAOLI, Nuova SPES, Petriana, Salus, S. Marinella. Si giocava di domenica mattina sui campi periferici romani, quasi tutti in terra battuta o pozzolana. I pali delle porte erano quadrati, il pallone con il laccio pesantissimo, le scarpe con i tacchetti o le barrette di cuoio e i cui chiodi ti bucavano i piedi, non c’erano
parastinchi, le docce quasi sempre malfunzionanti.
L’ASTRO del 1958 era composta da quasi tutti ragazzi che lavoravano, molti ai Mercati Generali all’Ostiense.
Soltanto io e Petrecca eravamo studenti. L’allenatore (allora non esisteva il “mister”) Capobianco, un ex arbitro, era un vero maestro di calcio e di vita; non tollerava bestemmie, slealtà e maleducazione. Esigeva il rispetto tra noi e verso gli avversari. Era proprio una brava persona! Mi ricordo che durante una partita sul campo del Don Orione, il centromediano avversario mi colpiva spesso, a gioco fermo, per provocarmi. Alla fine del primo tempo, durante l’intervallo lo rincorsi fino agli spogliatoi per vendicarmi.
Capobianco mi fermo’, mi mise la testa sotto l’acqua, era d’inverno e faceva freddo, e per punirmi non mi fece giocare la domenica seguente.
Io abitavo al Trionfale e per andare ad allenarmi, appena tornato da scuola, un panino e via, prendevo la mia sacca blu (non avevamo i borsoni di oggi), vi infilavo scarpe, calzoncini, maglia e i libri per studiare. Aspettavo in via Leone IV il tram 23 che mi portava al capolinea della Basilica di S. Paolo. Là dovevo attendere un bus periferico, il 223, che passava ad orario ed arrivava alla Cecchignola.
Scendevo sulla Colombo, l’attraversavo ed arrivavo al nostro campo, quello del Laurentino, situato dietro la chiesa della Montagnola. Finito l’allenamento, andavo a studiare a casa di Cesare Perani, sulla Colombo, o di Maurizio Spena, vicino a Largo Sette Chiese. La domenica mattina si giocava e se si doveva andare fuori casa, si dovevano prendere 3 o 4 mezzi pubblici, i cui biglietti poi venivano rimborsati. Ero giovane e felice, non mi pesava alcun sacrificio, non avvertivo fatica né stanchezza perché la passione per il pallone e per la squadra era più forte di ogni cosa.
Ultimamente scorrendo internet, ho trovato il nome della squadra inserito in un articolo su XI Municipio, periodico del quartiere Garbatella, che ora ha cessato le pubblicazioni.
In questo articolo, a firma Claudio D’Aguanno, vengono riportate tre foto dell’ASTRO. Una di queste foto è relativa all’anno 1958, ma non vi si fa alcun riferimento al sottoscritto, forse perché l’estensore dell’articolo non ha avuto referenti che potessero fornirgli notizie certe in merito. Quella foto io l’ho conservata e raffigura: in piedi da sinistra, Magri, Franceschi, Spitoni, Giabbai, Bartolucci, Alboni; in ginocchio: Moroni, Filzi, Reitano, Petrecca, Tarquini. La maglia era bianca, con fascia rossa, calzettoni e pantaloncini rossi. Poi c’è la foto del mio goal fatto lo stesso giorno, 9 Febbraio 1958, Astro 1 Salus 1. Aver dato nome a quelle persone, penso sia doveroso, oltre che per completezza di informazione, anche per dar corpo e risalto ad un bel ricordo di vita sportiva.
Chissà se qualcuno ci si riconoscerà e rivivrà le stesse emozioni che mi hanno colpito e che mi hanno indotto a tornare indietro nel tempo con la memoria per più di mezzo secolo e provare intense e piacevoli sensazioni, anche se velate da un po’ di nostalgia. Mi auguro che questa mia piccola testimonianza di sport e di vita possa interessare tante persone della Garbatella che hanno conosciuto e amato quella squadra.
Forza ASTRO, continua a vivere con noi.
Salvatore Reitano

Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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