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Autore: Redazione

A via Passino sono ripresi i lavori

via Passino sono ripresi i lavori

di Eraldo Saccinto 

Sono finalmente ripartiti i lavori di ristrutturazione del Mercato coperto di Via Passino. A darne l’annuncio, durante una presentazione tenutasi lo scorso 8 febbraio presso la Casa del Municipio di Via Odero, sono stati l’Assessore comunale Dante Pomponi, Il Presidente del Municipi XI Andrea Catarci e gli Assessori municipali AlbertoAttanasio, che ha la delega ai Lavori pubblici e Gianluca Peciola, competente …..

via Passino sono ripresi i lavori

di Eraldo Saccinto 

Sono finalmente ripartiti i lavori di ristrutturazione del Mercato coperto di Via Passino. A darne l’annuncio, durante una presentazione tenutasi lo scorso 8 febbraio presso la Casa del Municipio di Via Odero, sono stati l’Assessore comunale Dante Pomponi, Il Presidente del Municipi XI Andrea Catarci e gli Assessori municipali AlbertoAttanasio, che ha la delega ai Lavori pubblici e Gianluca Peciola, competente per il Contratto di quartiere, nel quale rientrano le attività di restauro del Mercato.
Le operazioni di riqualificazione, già avviate negli scorsi anni, avevano subito una lunga interruzione a causa della necessità di rivedere la fase progettuale, in modo da poter adeguare la struttura alle normative della legge antisismica votata dalla Regione Lazio, quando ormai le fasi di avvio dei lavori erano già sul piede di partenza.
Adesso, dopo la rivisitazione del progetto, il cantiere è finalmente pronto a riprendere il via. Secondo quanto affermato durante il contraddittorio dai responsabili municipali, i lavori dovrebbero essere completati entro il mese di maggio del 2008.
Il  progetto di ripristino del Mercato è parte di quel processo partecipato, definito nel “Contratto di Quartiere Garbatella”, che ha visto i cittadini prendere la parola, per poter individuare le reali necessità territoriali.
Gli operatori economici del Mercato, i cittadini, i rappresentanti delle istituzioni e quelli della ditta appaltatrice dei lavori, hanno colto l’occasione dell’incontro per fare il punto della situazione alla luce delle novità emerse durante questi ultimi mesi.
Ne è scaturito un acceso dibattito, durante il quale i cittadini, soprattutto gli anziani, “orfani” da troppo tempo del mercato sotto casa, hanno manifestato la scomodità di essere costretti a spostarsi negli altri punti vendita del quartiere, spesso distanti dalle loro abitazioni; dall’altro gli operatori economici si sono lamentati per i notevoli disagi che ha creato loro lo spostamento presso l’attuale sede della Circonvallazione Ostiense.
Per  la ripresa delle iniziative, mancava solo l’ultimo tassello, cioè il finanziamento per il parcheggio, voce di spesa che è stata inserita nel bilancio comunale 2007.
Il nuovo mercato è stato concepito, oltre che al suo ruolo istituzionale di area di vendita, anche come luogo di aggregazione: nasce, infatti, nell’ottica di essere un centro di riferimento per la vita sociale, amministrativa e commerciale del quartiere.
In aggiunta agli esercizi commerciali avrà un ufficio postale, un chiosco bar, un soppalco per esposizioni di mostre; saranno inoltre realizzati spogliatoi e docce. In particolare il nuovo parcheggio del mercato sarà realizzato nel terrapieno in cui giace adesso la scalinata che sale da Via degli Armatori a Via Montuori. Al termine della riunione, il Presidente Catarci ha proposto la calendarizzazione di una serie di appuntamenti, durante i quali tutte le parti in causa possano verificare lo stato di avanzamento dei lavori e fare il punto della situazione.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 4 – Aprile 2007

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Il commento del Presidente Napolitano sul libro “I Ribelli”

Il commento del Presidente Napolitano sul libro “I Ribelli”

“Una ricerca storica che ha il merito di tenere viva la memoria di gente comune che tanto ha contribuito alla nascita della nostra Repubblica”: è questo il giudizio del Presidente Giorgio Napolitano sul libro di Gianni Rivolta “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella”, edito da Cara Garbatella, fatto pervenire all’autore in un messaggio firmato da Carlo Guelfi, direttore dell’ufficio di segreteria del Presidente della Repubblica.

Il commento del Presidente Napolitano sul libro “I Ribelli”

“Una ricerca storica che ha il merito di tenere viva la memoria di gente comune che tanto ha contribuito alla nascita della nostra Repubblica”: è questo il giudizio del Presidente Giorgio Napolitano sul libro di Gianni Rivolta “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella”, edito da Cara Garbatella, fatto pervenire all’autore in un messaggio firmato da Carlo Guelfi, direttore dell’ufficio di segreteria del Presidente della Repubblica.

 

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Verrà restaurata la pietra di fondazione della Garbatella

Verrà restaurata la pietra di fondazione della Garbatella

La pietra di fondazione della Garbatella, murata a Piazza Benedetto Brin, verrà restaurata.
Lo ha deciso il Consiglio del Municipio Roma XI su proposta della consigliera Paola Angelucci del Gruppo dell’Ulivo, raccogliendo un’indicazione di Cara Garbatella, pubblicata nel numero di febbraio in occasione dell’ottantasettesimo compleanno del quartiere. Nell’epigrafe, resa scarsamente …..

Verrà restaurata la pietra di fondazione della Garbatella

La pietra di fondazione della Garbatella, murata a Piazza Benedetto Brin, verrà restaurata.
Lo ha deciso il Consiglio del Municipio Roma XI su proposta della consigliera Paola Angelucci del Gruppo dell’Ulivo, raccogliendo un’indicazione di Cara Garbatella, pubblicata nel numero di febbraio in occasione dell’ottantasettesimo compleanno del quartiere. Nell’epigrafe, resa scarsamente  leggibile dalle ingiurie del tempo e da qualche atto di vandalismo, c’è scritto: “Per la mano augusta di S.M. il Re Vittorio Emanuele III l’Ente autonomo per lo sviluppo marittimo e industriale e l’Istituto della Case popolari di Roma con la collaborazione delle cooperative di lavoro ad offrire quiete e sana stanza agli artefici del rinascimento economico della capitale questa quartiere fondano oggi 18 febbraio 1920”.
La risoluzione del Consiglio dà preciso mandato al Presidente del Municipio perché attivi tutte le procedure necessarie sia amministrative che tecniche, al fine di provvedere, nel più breve tempo possibile, al restauro e alla messa in sicurezza della pietra epigrafata testimone della data di fondazione della Garbatella. (C.B.)

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Tutta la verità sui bombardamenti americani del marzo 1944

Tutta la verità sui bombardamenti americani del marzo 1944

di Gianni Rivolta

Sono passati 63 anni e finalmente la verità sui bombardamenti che distrussero lo scalo e parte del quartiere Ostiense e della Garbatella nel marzo del ’44 è venuta a galla.
I verbali delle missioni dei bombardieri americani pubblicati sul libro “Roma violata”, che colpirono la ferrovia e le zone residenziali circostanti non lasciano dubbi. Nelle pagine del libro, che racconta tutti i bombardamenti subiti dalla Capitale, sono riportati i documenti originali dei servizi segreti americani, corredati dalla traduzione in italiano. Sono descritti, con dovizia di particolari, i gruppi di bombardieri e la tipologia dei velivoli, finanche le basi di decollo, le bombe scaricate e i danni al suolo fotografati dagli aerei. Inoltre la ricerca storica è corredata da una serie di immagini aeree, nelle quali sono rappresentate tutte le fasi delle operazioni.  …..

Tutta la verità sui bombardamenti americani del marzo 1944

di Gianni Rivolta

Sono passati 63 anni e finalmente la verità sui bombardamenti che distrussero lo scalo e parte del quartiere Ostiense e della Garbatella nel marzo del ’44 è venuta a galla.

Garbatella Jazz Festival

I verbali delle missioni dei bombardieri americani pubblicati sul libro “Roma violata”, che colpirono la ferrovia e le zone residenziali circostanti non lasciano dubbi. Nelle pagine del libro, che racconta tutti i bombardamenti subiti dalla Capitale, sono riportati i documenti originali dei servizi segreti americani, corredati dalla traduzione in italiano. Sono descritti, con dovizia di particolari, i gruppi di bombardieri e la tipologia dei velivoli, finanche le basi di decollo, le bombe scaricate e i danni al suolo fotografati dagli aerei. Inoltre la ricerca storica è corredata da una serie di immagini aeree, nelle quali sono rappresentate tutte le fasi delle operazioni.
Furiose furono le rappresaglie dal cielo il 3 e il 7 marzo del ’44. In particolare il 7 le micidiali bombe a stelle e a strisce colpirono l’Albergo bianco di piazza Biffi lasciando sotto le macerie 50 morti, tra cui alcuni bambini del Nido.
Il dolore di quel giorno è rimasto nella memoria di chi ha avuto vittime tra i famigliari e i parenti, specialmente nella zona degliAlberghi suburbanima, nel dettaglio, di quella pagina drammatica la comunità della Garbatella non seppe mai nulla di preciso.
Poche e imprecise furono nei giorni seguenti le annotazioni sui giornali di cronaca dell’epoca. Gli articoli si dilungavano sui danni agli edifici e sulla celerità dei soccorsi, ma quasi nulla è stato scritto sui deceduti.
Anche l’elenco dei morti, stilato all’epoca dal parroco di Santa Galla don Teocle Bianchi, scritto con una penna stilografica, contiene alcuni nomi poco leggibili e diverse cancellature, ma rimane comunque l’unico documento attendibile, insieme al diario di quei tragici giorni, conservato nell’archivio della parrocchia.

Marzo 1944: il terrore viene dal cielo
Dalla pubblicazione dei documenti degli archivi segreti americani tutta la verità sui bombardamenti che squarciarono l’Ostiense e la Garbatella

Ma veniamo ai documenti americani.
Il verbale dellamissione USAdatato 3 march 1944, contenuto nel libro di Gastone Mazzoni, resoconta con precisione sui gruppi del 42° Wing che agirono, quel giorno, sullo scalo Ostiense. Gli aerei coinvolti erano del tipo B-26 Marauder e i tre gruppi di fuoco furono il 17° Bomb Group, il 319° e il 320°.
Il primo scaldò i motori nella base di Villacidro.Alle 8,40 decollarono 40 velivoli, di cui 36 seguirono la rotta che li portò a Palo sulla costa tirrenica e poi a Roma.
Trenta di questi micidiali bombardieri alle 11.07 dall’altezza di 3.100 metri scaricarono 180 bombe sui binari e sullo scalo merci, dove vennero centrati gli obiettivi nella parte sud est dello snodo ferroviario. Sei bombe furono scaricate altrove (?) e gli aerei rientrarono alle 12,45 con trenta bombe inutilizzate.
Il 319° gruppo era composto invece da 28 Marauder che decollarono dalla base di Decimomannu alle 8,53.
Quattro fecero ritorno e gli altri 24 sorvolarono l’isola di Montecristo per poi raggiungere Roma via Palo.
All’Ostiense giunsero alle 11.23 e da un’altezza di 3.000 metri sganciarono 142 bombe. Nel corso dell’azione i bombardieri furono scortati da sei Spitfire, uno dei quali si incendiò costringendo il pilota a gettarsi con il paracadute. Gli aerei dopo aver centrato l’area preassegnata e in particolare il cavalcavia nella parte terminale ad est dello scalo, rientrarono tutti alle 13,25, eccetto un velivolo che atterrò per problemi di carburante in una base napoletana.
Anche il 320° gruppo non fu da meno. Ventiquattro dei 28 velivoli decollati da Decimomannu alle 9.04 giunsero sull’obiettivo con 22 aerei operativi e alle ore 11.24 scaricarono da 3.400 metri 131 bombe di cui 18 a scoppio ritardato. Gli ordigni colpirono i magazzini della stazione e provocarono molti incendi prodotti da una cisterna di carburante che fu colpita.
Rientro senza perdite alle 13,24 con l’atterraggio di un velivolo in Corsica.
Ma le bombe che non caddero sulla ferrovia dove finirono? Quello del 3 marzo fu un bombardamento in grande stile con 184 apparecchi, che sganciarono complessivamente 1.742 ordigni, una quantità enorme. A conforto dei danni subiti dal raid aereo, presso l’archivio centrale dello Stato è depositata una nota della Questura di Roma datata 6 marzo il cui oggetto è: “incursione aerea del 3 marzo 1944 su Roma”.
“La mattina del 3 corrente verso le ore 11 aerei nemici in diverse ondate hanno sorvolato la Capitale sganciando numerose bombe in diversi quartieri della città. Sono rimasti colpiti diversi centri abitati, si hanno a deplorare numerose vittime tra la popolazione civile. I danni maggiori sono stati riportati nella zona del quartiere Ostiense dalla Piazza SanPaolo a Piazza del Gazometro. Le abitazioni in gran parte sono crollate ed altre minacciano di crollare. Il deposito viveri Fiorini, colpito in pieno, è stato distrutto dalle fiamme. La linea ferroviaria Roma-Civitavecchia nel tratto adiacente al Campo boario è stato sconvolto dalle bombe, che hanno centrato molti carri ferroviari tra cui uno carico di munizioni.
Una bomba, caduta tra il Piazzale Ostiense e Piazza Porta San Paolo ha divelto ambedue i binari del tram; un’altra bomba demoliva il sottopassaggio tra l’edificio della Porta San Paolo e la Piramide Cestia. Diverse bombe danneggiavano il cimitero degli acattolici Alla Garbatella inVia Benzoni crollavano i due fabbricati siti ai numeri 5 e 7.
Il piano stradale di detta via era reso impraticabile e la circolazione della linea tranviaria n. 22 restava interrotta. Venivano gravemente danneggiati anche alcuni stabili di via Pigafetta. A tutt’oggi sono stati accertati 140 morti e 157 feriti.
Firmato il  Questore (P. Caruso)”.
Il numero dei morti risultarono dal “Resto del Carlino” del 7 marzo ben superiore: sarebbero state oltre 400 le persone che avevano perso la vita e certamente più elevato il numero dei feriti.

Il 7 marzo ancora bombe
Il 7 marzo fu un altro giorno tragico per l’Ostiense e la Garbatella. Un ricognitore inviato su Roma assicurò al 42° Stormo americano che le condizioni del tempo erano positive.
Dunque si poteva partire. Quel giorno furono coinvolti gli stessi gruppi di bombardieri che avevano colpito gli stessi quartieri quattro giorni prima: il 17° bomb group, il 319° e il 320°.
Ecco nel dettaglio come andarono le operazioni.
Trentanove bimotori del 17° si alzarono dalla base alle 8,40 e si diressero in formazione verso l’isola di Zannone nell’arcipelago pontino, dove si incontrarono con i caccia Spitfire del 31° gruppo di copertura. Alle 11,04 erano sul cielo della Garbatella e 36 B-26 Marauder scaricaroda 2.600 metri 179 bombe da 500 libre (18 a scoppio ritardato).
Alcuni di questi micidiali ordigni caddero a 300 metri circa ad ovest della stazione ferroviaria proprio sull’Albergo bianco di piazza Biffi, il lotto 41, causando una strage. Finito il lavoro rientrarono alla base di Villacidro alle 12,45.
Dalla base di Decimomannu alle 9,08 decollaro 35 bimotori sulla stessa rotta e alle 11,29 erano sul bersaglio scaricando, dai vani bombe, 189 ordigni da 2.800 metri di quota. Gli aerei rientrarono alle 13,26. Furono colpiti i gazometri dell’Ostiense, da dove si sprigionò un vastissimo incendio, il cui fumo raggiunse 1.400 metri di altezza. Dopo un’altra mezz’ora arrivarono i bombardieri del 319° con gli Spitfire del 52° gruppo statunitense. I 35 aerei, che volavano tra i 3.200 e i 3.700 metri, scaricarono al suolo 203 bombe da 500 libre e ritornarono alla base alle 14,30.
La maggior parte delle bombe finì il lavoro di distruzione dei gazometri per poi prendere di mira i magazzini e i binari. La ricognizione fotografica permise di accertare i danni dei tre attacchi: furono centrati gli edifici della stazione, i marciapiedi, i cavalcavia ferroviari, altre attrezzature e numerosi vagoni fermi sui binari. Furono colpiti il mattatoio, l’officina del gas con i gazometri e la centrale elettrica.

Il Messaggero dell’8 marzo titolava: Roma nuovamente bombardata. Chiese, case popolari, istituti religiosi, tra i quali “Tata Giovanni”, nidi d’infanzia colpiti e distrutti nei quartieri Ostiense, Ardeatino, Testaccio, Portuense.
Sgancio di bombe sulla Salaria, la Cassia e la Camilluccia.
“Verso le 10,45 di ieri mattina si spargeva la notizia che i quartieri di Trastevere, della Garbatella e dell’Ostiense erano ancora una volta presi di mira dall’aviazione anglo-americana.
La mattina era chiara, non c’era alcuna possibilità di equivocare: tuttavia le case del popolo e le chiese dei credenti venivano sistematicamente colpite dalle bombe……”.
Titoletto del capoverso: Sulle case popolari “In Via Ostiense, in Via dei Conciatori ed in Via Pellegrino Matteucci sono stati completamente distrutti i negozi ed i magazzini della Società di specchi e decorazioni E. Squarzanti.
Il terrore che viene dal cielo si è abbattuto sul popolarissimo quartiere della Garbatella. Un salvataggio difficile è stato felicemente portato a termine in Via Ignazio Persico. Nel Lotto 41- una delle notissime case popolari del quartiere – che è andato distrutto seppellendo nelle macerie sei morti, era rimasta bloccata nel rifugio una bimba di 2 anni, Andreina Proietti.
Un  Vigile del Fuoco dopo due ore di aspra fatica riusciva ad estrarre salva la bimba. In simili condizioni sono stati compiuti altri 12 salvataggi, tra i quali un ragazzo di 8 anni”.
In conclusione sull’ Ostiense e sulla Garbatella nello spazio di 54 minuti si scatenò l’inferno. I 105 Marauder fecero cadere dal cielo 571 bombe da 500 libre per più di 142 tonnellate di esplosivo.
Una quantità massiccia che rase al suolo lo scalo ferroviario e parte della zona industriale, ma che causò la morte di tanti civili, tra cui i 50 dell’Albergo bianco della Garbatella.
Le notizie sono state riprese dal libro “Roma violata”di Gastone Mazzanti, Teos Grafica srl, euro 50,00. Le fotografie sono state gentilmente concesse dall’editore. Il libro è in vendita presso la libreria “Curiosi oltre la lettura” di Largo delle Sette Chiese 20.

 

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Chi siamo

 

 

Ponte della Musica - Garbatella - By Vincenzo Lioi

 

   Associazione Cara Garbatella

è nata nel 1998 ed ha sede in Via F. Passino n. 26.

Si occupa di promuovere, di valorizzare e di recuperare il patrimonio storico-culturale, umano, artistico, architettonico e paesaggistico del quartiere Garbatella, del territorio dell’XI Municipio del Comune di Roma e dell’intera città di Roma.

A tal riguardo, l’associazione pubblica gratuitamente da dieci anni il bimestrale “Cara Garbatella” ed ha editato le seguenti pubblicazioni:

“Il quaderno della Resistenza. Garbatella – Ostiense” di Cosmo Barbato e Gianni Rivolta,

“I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella. Dal biennio rosso alla liberazione” di Gianni Rivolta.

Inoltre, promuove attività culturali come il “Garbatella Jazz Festival”, giunto alla quinta edizione e il festival “Il Canto dei Popoli. Dialogo, Democrazia, Pace”, arrivato alla terza edizione.

Se vuoi conoscere meglio l’associazione o essere informato sulle sue attività, mandaci una mail tramte il relativo modulo saremo ben lieti di risponderti al più presto.

La Redazione

 

 

 

 

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L’ASSOCIAZIONE CARA GARBATELLA

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L’ Associazione Cara Garbatella è nata nel 1998 ed ha sede in Via F. Passino n. 26.

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L’ Associazione Cara Garbatella è nata nel 1998 ed ha sede in Via F. Passino n. 26.
Si occupa di promuovere, di valorizzare e di recuperare il patrimonio storico-culturale, umano, artistico, architettonico e paesaggistico del quartiere Garbatella, del territorio dell’XI Municipio del Comune di Roma e dell’intera città di Roma. A tal riguardo, l’associazione pubblica gratuitamente da dieci anni il bimestrale “Cara Garbatella” ed ha editato le seguenti pubblicazioni: “Il quaderno della Resistenza. Garbatella – Ostiense” di Cosmo Barbato e Gianni Rivolta, “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella. Dal biennio rosso alla liberazione” di Gianni Rivolta. Inoltre, promuove attività culturali come il “Garbatella Jazz Festival”, giunto alla quinta edizione e il festival “Il Canto dei Popoli. Dialogo, Democrazia, Pace”, arrivato alla terza edizione.
Se vuoi conoscere meglio l’associazione o essere informato sulle sue attività, scrivici un’email a caragarbatella@fastwebnet.it

 

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A domanda risponde

A domanda risponde

Salve, nell’ultimo numero c’è un articolo sulla vendita delle case ATER e l’Angelucci parla di una nuova legge che consente ai figli di tornare nel nucleo di famiglia originario anche senza aver fatto la separazione. In relazione a questo vi chiedo cortesemente di quale legge si tratta in quanto mi vede personamente coinvolto nella situazione.

grazie 1000

A domanda risponde

Salve, nell’ultimo numero c’è un articolo sulla vendita delle case ATER e l’Angelucci parla di una nuova legge che consente ai figli di tornare nel nucleo di famiglia originario anche senza aver fatto la separazione. In relazione a questo vi chiedo cortesemente di quale legge si tratta in quanto mi vede personamente coinvolto nella situazione.

grazie 1000

Le leggi che regolano il rientro dei figli nell’alloggio dei genitori sono la Legge Regionale n.° 27 del 2006 e la n.° 11 del 2007; la modifica che consente il rientro  anche ai figli non separati è contenuta nella Legge Finanziaria della Regione Lazio dell’agosto 2008. Ricordo che i figli, per usufruire di tale possibilità, non devono avere case di proprietà e che, purtroppo, se la figlia o il figlio sono sposati, il marito o la moglie e i loro eventuali figli non hanno diritto al rientro nell’alloggio.
Ci sembra un’incongruenza forte su cui stimo lavorando. 
E’ indispensabile, inoltre, dare immediatamente comunicazione all’ATER dell’avvenuto rientro chiedendo l’ampliamento del nucleo famigliare.
Cordiali saluti.

Paola Angelucci Cons. Municipio XI
Sportello Casa e Territorio
tutti i Martedì dalle 17.30 alle 19.00
alla Villetta Sez. S.e L.
Via Passino, 26 tel. 06 5136557


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Il verde a Via delle Sette Chiese

Il verde a Via delle Sette Chiese
Sicurezza pedoni in Via Costantino
Segnalazione ai Vigili urbani
La Garbatella come Beirut?

Il verde a Via delle Sette Chiese

Come era facile prevedere e come qualche lettore aveva preannunciato, il verde delle miniaiuole sparse lungo il tragitto di Via delle Sette Chiese recentemente ristrutturato si è trasformato in cespugli informi che di ornamentale non hanno niente. E questo per mancanza di manutenzione. Ma gli architetti, quando progettano interventi come quello attuato su Via delle Sette Chiese, non si rendono conto delle difficoltà che si incontrano oggi ad assicurare una manutenzione continuativa in frammenti di verde pubblico, quando il Servizio giardini non è in grado di garantire nemmeno la gestione dei principali parchi?

Vanda Affida

Sicurezza pedoni in Via Costantino

Segnaliamo al Sindaco Alemanno e al Presidente del Municipio XI Catarci che, in Via Costantino incrocio con Via della Villa di Lucina, da tempo le strisce pedonali con lo stop sono cancellati. Circa due mesi fa un motociclista è morto proprio a questo incrocio investito da una macchina. Si fa presente che a pochi metri si trova una piscina comunale che la mattina è frequentata da molti anziani ed il pomeriggio da molti bambini. Si fa inoltre presente che Via Costantino è la strada che costeggia l’ospedale CTO con una frequenza attiva di ambulanze. Pertanto si prega di intervenire tempestivamente per assicurare più sicurezza alla comunità.

Mirella Arcidiacono
Presidente dell’Associazione
“Il tempo ritrovato”

Segnalazione ai Vigili urbani

Da circa un anno (dico un anno!) a Largo Fochetti si trova, chiaramente abbandonata, una motoretta rossa, appoggiata al bordo di una delle aiuole alte del Credito Fondiario. Per il suo colore vistoso si nota subito a tutti coloro che passano.
Stranamente resta invisibile a coloro che dovrebbero controllare le strade che evidentemente di lì o non passano mai oppure quando passano sono distratt i…

Roberto Egidi

La Garbatella come Beirut?

E’ vero, il paragone di Roma e della Garbatella con Beirut è calzante (vedi articolo pubblicato sul numero di maggio di Cara Garbatella). Non prima della guerra (civile) però, quando le feci visita in qualità di allievo dell’Istituto Nautico Marcantonio Colonna di Roma e mi apparve più simile a una Napoli fumosa che all’attuale disastro.
Beirut, “la bella addormentata sulle rive del Mar Mediterraneo”, si potrebbe dire, ora non più. Bella ma polverosa, luccicante d’oro di dubbia lega, ma affascinante, Beirut come Napoli (che lo è ancora) e anche Roma con la sua propaggine, la Garbatella, fanno fremere di mal riposto amore esattamente come quello verso una prostituta o un viado.
Roma e la Garbatella però, bontà loro, non sono ridotte così male! Non è stato intaccato il loro fascino che, anzi … è aumentato! Non si vedono macerie per le strade, ma solo degrado, incuria e stato di abbandono. Il che è diverso.
La Garbatella, come d’altra parte Roma, sembrano sempre le stesse perché lo stesso è il velo di polvere e di cartacce che le appanna. Stesse sono le persone che dormono sulle panchine sull’Appia Nuova e crescono, semmai, in modo esponenziale, sia le crepe nelle mura Aureliane che le erbacce. Roma come la Garbatella, possono essere un esempio di destino.
Rispecchiandosi con vezzo nell’acqua torbida del Tevere o sui bianchi marmi del Palazzaccio, per moltissimi anni, sia Roma che la Garbatella, si sono illuse di essere ancora “le più belle del reame!”.
Roma come la Garbatella, dànno la sensazione di trovarsi sempre un passo indietro (magari anche più d’uno!) rispetto agli appuntamenti con il tempo, che corre veloce anche per le città e la vita stessa dei cittadini. La Garbatella, come d’altronde Roma, possiedono una loro vita al di fuori del tempo.

Franco Masini


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Un successo alla Villetta il V “Garbatella Jazz Festival”

Un successo alla Villetta il V “Garbatella Jazz Festival”

di Stefano Baiocchi

Niente a che vedere con il Festival di Newport e nemmeno con Umbria Jazz; tuttavia, i tre giorni di festa alla Villetta, hanno trasformato nuovamente, per il quinto anno consecutivo, la sede storica dei comunisti di Garbatella in una piccola New Orleans. …..

Un successo alla Villetta il V “Garbatella Jazz Festival”

di Stefano Baiocchi

Niente a che vedere con il Festival di Newport e nemmeno con Umbria Jazz; tuttavia, i tre giorni di festa alla Villetta, hanno trasformato nuovamente, per il quinto anno consecutivo, la sede storica dei comunisti di Garbatella in una piccola New Orleans.
Cara Garbatella, in collaborazione con Altrevie, con il sostegno dell’Assessorato al Lavoro della Provincia di Roma e con il patrocinio del Municipio Roma XI e di Federculture, è riuscita ancora una volta a colorare le serate di ottobre con musica ed immagini. Il tutto ben orchestrato (è il caso di dire…) dalla attenta regia di Giusi De Angelis (direttrice artistica) e dall’organizzazione messa in piedi da Francesca Vitalini e Giancarlo Proietti, autentici propulsori di un evento diventato ormai una consuetudine.

Garbatella Jazz Festival

Non solo  per la voglia di stare insieme, che ha portato nel giardino di Via Passino 26 centinaia d’appassionati, ma anche per usufruire gratuitamente di musica e cultura sotto le stelle (del Jazz) per citare Paolo Conte, uno che la materia la conosce a fondo.
Tre giorni di Jazz puro, in cui si sono alternate formazioni di autentici professionisti del settore. Il Dasa Jazz Quartet, composto da Antonio Ricciardi al piano, Sauro Giovannetti alla batteria, Dario Ambrosini al basso e Alessandro Ionescu alla chitarra ha accompagnato le performance degli altri due gruppi per tre serate
consecutive. Sulla scena romana da oltre venti anni, ha riproposto standard e composizioni che hanno fatto la storia variando anche su ritmi legati anche alla bossanova e alla fusion.
Altro gruppo che ha strappato applausi all’attenta platea della Villetta, quello di Marco Fratini.
Contrabbassista di spessore e dotato di un’ottima preparazione (ha iniziato a suonare nello storico “Music Inn” di Pepito Pignatelli nella seconda metà degli anni ’70, dove ha avuto l’oppurtunità di esibirsi giovanissimo con musicisti americani come Mal Waldrom, Johnny Griffin e Kay Winding) Fratini ha suonato a lungo con musicisti leggendari come Chet Baker, Sal Nistico, Massimo Urbani, Steve Grossman. Con questa formazione, che comprende David Boato alla tromba, Salvatore Spano al piano e Adam Pache alla batteria, ha intrapreso un interessante percorso musicale nell’ambito del Progressive Jazz, dove confluiscono tutte le esperienze e i generi affrontati nel corso della sua carriera. Contaminazioni e atmosfere che vividamente emergono da esecuzioni caratterizzate da perizia tecnica e gusto, presentando brani originali e da altri tratti dal repertorio di David Brubeck e Duke Ellington.
Non da meno è stato il Pino Sallusti Group; una formazione nata da un progetto che si sviluppa essenzialmente in sonorità hard bop, non disdegnando escursioni in ambito Modern Jazz, con composizioni originali nella maggior parte del repertorio, ma anche con omaggi a grandi del Jazz come Art Blakey (con brani come Caravan e Ugetsu), Horace Silver (Sister Sadie), Eddie Harris (Freedom Jazz Dance), e a compositori come Burt Bacharach (con un arrangiamento di Wifes and Lovers).
Una band ricchissima e complessa quella salita sul palco, composta, oltre che Pino Sallusti al contrabbasso, da Claudio Corvini alla tromba, Massimiliano Filosi al sax alto, Marco Conti al sax tenore, Marco Guidolotti al sax baritono, Andrea Frascaroli al pianoforte e da Gianni Di Renzo alla batteria.
Insomma, alla fine possiamo dire che come organizzatori del Garbatella Jazz Festival siamo i migliori negli ultimi 150 anni.
Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. Anzi, lo giuriamo sui nostri figli. Abbiamo il 79,9% della fiducia degli abitanti del quartiere, non c’è nessuno scontro con la Chiesa Cattolica, la stampa straniera rema contro e la magistratura è tutta di sinistra. Nonostante l’avversione del Presidente della Repubblica abbiamo già varato un progetto di costruzione di un ponte a quattro campate, in modo da collegare la Villetta direttamente con Woodstock.
Non c’entra niente con il Jazz, ma rende l’idea.

 

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Istituito il Registro municipale dei Testamenti biologici

Istituito il Registro municipale dei Testamenti biologici

Aperto il mercoledì pomeriggio presso l’Ufficio Demografico a Via degli Armatori 13

Il 21 maggio la Giunta del Municipio Roma XI, su mandato del Consiglio Municipale, ha deliberato l’istituzione del Registro dei Testamenti biologici e delle Disposizioni di fine vita.
L’Organo di governo del Municipio ha previsto altresì la possibilità, per il cittadino, ….

Istituito il Registro municipale dei Testamenti biologici

Aperto il mercoledì pomeriggio presso l’Ufficio Demografico a Via degli Armatori 13

Il 21 maggio la Giunta del Municipio Roma XI, su mandato del Consiglio Municipale, ha deliberato l’istituzione del Registro dei Testamenti biologici e delle Disposizioni di fine vita.
L’Organo di governo del Municipio ha previsto altresì la possibilità, per il cittadino, di depositare le proprie volontà per quanto riguarda: le esequie funebri con rito civile, la donazione degli organi e la cremazione. Possono iscriversi al registro i cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel Municipio che abbiano compiuto 18 anni. Il Registro dei Testamenti biologici e delle Disposizioni di fine vita si trova presso l’Ufficio Demografico di via degli Armatori 13. L’Ufficio riceve, su appuntamento, tutti i mercoledì dalle ore 14,30 alle ore 16,30. Per l’appuntamento è necessario contattare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP), recandosi in via Benedetto Croce 50 oppure chiamando lo 06.696.11.333\6. L’interessato dovrà procurarsi tre copie del modulo testamentario e una copia del modulo per la dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Il giorno indicato dall’URP il dichiarante e il fiduciario si dovranno recare di persona presso l’Ufficio Demografico muniti entrambi di un documento di riconoscimento valido e con tutte le copie dei moduli debitamente compilati. L’interessato e il fiduciario apporranno sugli stessi la propria firma in presenza del Funzionario incaricato. Due copie del Testamento e la dichiarazione sostitutiva di atto notorio saranno chiusi in un’unica busta sigillata. La terza copia del Testamento, debitamente repertoriata, verrà consegnata, dal Funzionario incaricato, all’interessato. Questi potrà revocare o modificare le proprie volontà con successive dichiarazioni. Per l’autenticazione delle firme occorre una marca da € 0,26 per i diritti comunali, acquistabile presso l’Ufficio stesso di Via degli Armatori 13. Tutti i modelli ed i documenti si possono scaricare dal sito del Municipio. (E.S.)

 

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La morte di Ulderico Luci

La morte di Ulderico Luci

Si è spento l’8 agosto scorso, all’età di 87 anni, Ulderico Luci.
Un pioniere della Garbatella, grande lavoratore, aveva prestato per 50 anni la sua opera ai Mercati generali. Abitava al Lotto 20, proveniente dal Lotto 28.
Amato e stimato da tutti coloro che l’hanno conosciuto, ha lasciato grande rimpianto tra compagni e amici. Iscritto all’Istituto Romano per la cremazione, ha voluto funerali laici.

La morte di Ulderico Luci

Si è spento l’8 agosto scorso, all’età di 87 anni, Ulderico Luci.
Un pioniere della Garbatella, grande lavoratore, aveva prestato per 50 anni la sua opera ai Mercati generali. Abitava al Lotto 20, proveniente dal Lotto 28.
Amato e stimato da tutti coloro che l’hanno conosciuto, ha lasciato grande rimpianto tra compagni e amici. Iscritto all’Istituto Romano per la cremazione, ha voluto funerali laici.

Le nostre condoglianze alla moglie, signora Jole Pergolini, e alla amata figlia Rita.

 

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Le miscele segrete del caffè della Garbatella

Le miscele segrete del caffè della Garbatella

Molti non sanno che alla Garbatella quasi nascosta nel retrobottega di un piccolo alimentari, lavora instancabile ogni giorno la torrefazione artigianale San Salvador della famiglia Pinci, che fin dal 1901 custodisce e tramanda di generazione in generazione l’antica arte della tostatura del caffè. Siamo andati a trovare il signor Luigi Pinci per farci raccontare la sua storia e per scoprire come si lavora il caffè

intervista di Romina Marani

Le miscele segrete del caffè della Garbatella

Molti non sanno che alla Garbatella quasi nascosta nel retrobottega di un piccolo alimentari, lavora instancabile ogni giorno la torrefazione artigianale San Salvador della famiglia Pinci, che fin dal 1901 custodisce e tramanda di generazione in generazione l’antica arte della tostatura del caffè. Siamo andati a trovare il signor Luigi Pinci per farci raccontare la sua storia e per scoprire come si lavora il caffè

intervista di Romina Marani

“Ho cominciato a lavorare il caffè da ragazzo”, dice il signor Luigi.
“Ho imparato da mio padre, che lavorava presso una grande torrefazione che oggi non esiste più, la Pallavicini, in via Benzoni. Sempre qui a Garbatella”,  acconta. “Era la più bella torrefazione di Roma. Io sono nato lì, praticamente sui sacchi di caffè. Perché mio padre era guardiano e noi vivevamo lì. E mio nonno
lo aveva fatto prima di lui. Fu assunto nel 1901.
Poi nel ’51 mio padre ha comprato una piccola macchina per tostare il caffè che tenevamo nella nostra drogheria in via Pigafetta. Quando nel ’70 siamo stati costretti a trasferirci, siamo venuti a Piazza Pecile dove siamo ora. Qui abbiamo comprato una macchina più grande, ma sempre per la tostatura a legna. In questo modo il caffè viene prodotto naturalmente, passando attraverso tutte le fasi di cottura”.

Di tanto in tanto arrivano, dalla porta di accesso al laboratorio, sbuffi fragranti di caffè appena tostato, che sovrastano il profumo dei salumi e dei formaggi disposti sul bancone.
Parlando ci spostiamo dal negozio alla stanza in cui si trovano i sacchi di caffè e le macchine.
Cos’è la torrefazione? “E’ la tostatura dei chicchi. Il caffè crudo è di colore chiaro, duro e insapore. Invece una volta tostato diventa scuro e odoroso, perde di peso e aumenta di volume. Il caffè si cuoce senza un contatto diretto con il fuoco. Dentro alla macchina ci sono 2 cilindri, il primo è quello che sta a contatto con il fuoco e che, essendo bucherellato, trasmette il calore a quello che si trova al suo interno e che contiene il caffè. Una volta cotti, i chicchi finiscono ancora bollenti in questa vasca dove poi si raffreddano. La cottura artigianale fatta con macchine a legna come la nostra dura 22-24 minuti a 220 gradi, a differenza di quelle industriali che sono solo di pochi minuti, circa 3. Le varie fasi vanno controllate a mano con il provino, questo cilindretto. Lo inseriamo nella macchina, così si riempie di chicchi, e quando lo estraiamo possiamo seguire a occhio la cottura”.
Qual è il segreto di un buon caffè?
“La preparazione sul fornello di casa con la moka è solo l’ultimo anello di una lunga catena. Per fare il caffè buono ci vuole innanzitutto un caffè buono, una materia prima buona, e una buona miscela. Poi serve una macinatura esatta. Ad esempio, se è macinato troppo fino, dalla macchinetta non esce bene e il caffè non viene buono”.
Sui sacchi pieni di caffè crudo accumulati contro le pareti del laboratorio si leggono parole esotiche e nomi di paesi lontani. Da dove viene questo caffè? “Compriamo le migliori  qualità dalla Colombia, dall’Etiopia, da Santo Domingo, dal Costa Rica, dal Brasile. La base per fare una buona miscela è una varietà che viene dal Brasile”.
Come si compone una buona miscela? “Questa è la domanda d’oro. Le percentuali sono il segreto di ogni torrefazione. Ogni torrefattore ha la propria miscela. Ogni varietà di caffè ha delle proprietà che la caratterizzano.
C’è quello più dolce, quello più forte, quello più acido. Anche l’acidità, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è un pregio e serve a fare una buona miscela. Ogni torrefattore compone la propria. Ci sono due tipi di piante: l’arabica e la robusta. Il caffè di arabica contiene meno caffeina, è più aromatico e fa meno male, è più dolce, meno legnoso.
Quello di robusta invece è più forte, più amaro”.
La sua miscela è un eredità di suo padre? “Sì, poi pian piano negli anni ho aggiunto qualche variazione per cercare di migliorare sempre. Mio padre mi ha trasmesso il caffè e l’onestà.
Spero di poter passare lo stesso lascito a mio figlio”.

 

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Il figlio di “Ladri di biciclette” pensionato alla Garbatella

Enzo Stajola, l’indimenticabile ex ragazzino del capolavoro di De Sica

Il figlio di “Ladri di biciclette” pensionato alla Garbatella

di Cosmo Barbato

Nel film si chiamava Bruno, nella vita si chiama Enzo.
Parliamo di Enzo Stajola, il ragazzino dagli occhioni grandi e il volto un po’ triste che sessant’anni fa Vittorio De Sica scelse come protagonista del suo celebre “Ladri di biciclette”, da affiancare al coprotagonista, un altro attore scelto dalla strada, l’operaio Lamberto Maggiorani. …..

Enzo Stajola, l’indimenticabile ex ragazzino del capolavoro di De Sica

Il figlio di “Ladri di biciclette” pensionato alla Garbatella

di Cosmo Barbato

Nel film si chiamava Bruno, nella vita si chiama Enzo.
Parliamo di Enzo Stajola, il ragazzino dagli occhioni grandi e il volto un po’ triste che sessant’anni fa Vittorio De Sica scelse come protagonista del suo celebre “Ladri di biciclette”, da affiancare al coprotagonista, un altro attore scelto dalla strada, l’operaio Lamberto Maggiorani.

Enzo Stajola

Erano gli anni del dopoguerra e del trionfo del cinema realistico. Ma quel film indimenticabile rappresenta un capolavoro di tutti i tempi. Incontrammo Enzo un po’ di tempo fa. Ci raccontò che, quando interpretò la parte di Bruno (1948), abitava col padre, operaio alla Breda, con la madre e altri quattro fratelli in una casa popolare di due stanze tra il Colosseo e San Giovanni.
Troppo piccola per sette persone: così, mentre esplodeva il successo di quel film, glie ne assegnarono una più grande alla Garbatella al Lotto 9 di Via Luigi Fincati. Oggi, alla soglia dei 70 anni, abita lì vicino, a Piazza Albini. Se avete in mente il suo volto nel film e lo incontraste per strada lo riconoscereste proprio dallo sguardo, con gli occhi vispi ravvicinati e l’aria a volte mite e a volte impertinente, per niente smorzata dagli anni e dalla routine di pensionato dello Stato. In quegli anni, sull’onda del successo di “Ladri di biciclette”, gli restò poco tempo per frequentare i suoi coetanei.
Agli impegni del cinema alternava irregolarmente la scuola e talvolta l’oratorio di San Filippo Neri, dove sono passati quasi tutti i nostri ragazzi.
De Sica lo aveva scovato davvero per strada. Dopo la guerra il regista aveva girato “Sciuscià” con un altro ragazzino prodigio, Franco Interlenghi. Poi Zavattini gli aveva preparato una sceneggiatura ricavata da un romanzo del 1945 di Luigi Bartolini: il film doveva costare pochissimo, perché il finanziamento che era stato rimediato rischiava di non coprire le spese.
Il protagonista adulto fu trovato con relativa facilità: Lamberto Maggiorani, un operaio vero. Più difficile fu trovare il bambino coprotagonista. Stajola racconta che un giorno, mentre tornava da scuola, si accorse che un’automobile lo seguiva a passo d’uomo.
Si spaventò e filò di corsa a casa dove raccontò la sua “avventura” alla mamma, che lo rassicurò raccomandandosi però di non dare confidenze a nessuno.
Nell’auto c’era De Sica che setacciava i quartieri popolari alla ricerca del personaggio giusto.
Aveva individuato il portone di Stajola, sicché poi  si presentò di persona a proporre ai genitori di Enzo il contratto, ma solo per effettuare un provino. Papà Stajola fiutò odore di quattrini e non si fece pregare.
“Alle selezioni, racconta Enzo, eravamo un’infinità (sembra di rivivere le scene del film di Visconti “Bellissima” dove un regista – in quella circostanza, Blasetti regista vero ma in quella circostanza attore) – doveva selezionare una bambina per un suo film).
Poi,  dopo infiniti esami, restammo a contenderci quel ruolo io e Enzo Cerusico, figlio di un uomo di cinema. Alla fine De Sica scelse me, più adatto al ruolo di un figlio del popolo. E cominciò l’avventura che sconvolse la mia vita”.

Enzo Staiola

Subito fu firmato il contratto.
Mai in casa Stajola si erano visti tanti soldi. Lo stato maggiore del film era acquartierato all’hotel Excelsior, dove ogni giorno un autista mandato a bella posta accompagnava il piccolo Enzo da una maestra che gli dava lezioni di recitazione, gli insegnava i movimenti e gli faceva apprendere la parte. Ben presto si cominciò a girare. Per Enzo non fu facile abituarsi al nervosismo di De Sica, tant’è che un giorno il piccolo sbottò: “E nu’ strillà co’ me, si no’ m’arzo e me ne vado”.
A un giornalista che, tempo dopo, aveva chiesto a De Sica come era riuscito in una scena a far piangere così naturalmente il ragazzino, il regista raccontò che gli aveva infilato in tasca dei mozziconi di sigaretta fingendo poi di trovarglieli e chiamandolo “ciccarolo” e bugiardo; il bambino allora sarebbe scoppiato a piangere giusto in tempo per girare la scena.
Stajola commenta: “Non è niente vero, quella storia fu una trovata pubblicitaria. In realtà mi mettevano sotto gli occhi una cartina impregnata di una sostanza lacrimogena. Le lacrime uscivano come quando si affetta una cipolla”.
Parlando di De Sica, sembra di capire che Stajola, pur serbandone un buon ricordo, lo abbia giudicato un po’ cinico.
“Aveva creduto in quel suo film – dice – ma non era affatto sicuro del successo.
Affrontò con grande trepidazione la prima al Metropolitan, e noi con lui. Temeva il silenzio della sala e invece  venne giù il finimondo: quasi un’ora di applausi al regista e agli attori”.
Era nato un capolavoro della cinematografia mondiale. “Dapprima – continua Stajola – in America non lo vollero, lo giudicarono troppo impegnato.
Ma poi, quando non potettero più boicottarlo, arrivarono altri successi. Il paragone tra il protagonista di “Ladri di biciclette” e Jackie Coogan, l’indimenticabile bimbetto del “Monello” di Chaplin, fu immediato. La vita di Enzo intanto era cambiata.
Venuto ad abitare alla Garbatella, fu scaraventato dal padre verso il cinema. Lo stessa papà Stajola smise di fare l’operaio: a Cinecittà si guadagnava meglio indrappellando le comparse.
Chi scrive ebbe occasione di conoscerlo nell’estate del 1950, quando si girava il colossal “Quo Vadis?”: ero una delle migliaia di comparse che, come tanti altri disoccupati e molti giovani studenti al verde, si arrostivano sotto il sole d’agosto vestito da antico romano.
Ma torniamo a Enzo. Il successo di quel primo film alimentò ovviamente molte speranze. Seguirono diciotto film. Si trattò di parti via via minori, che gli diedero però occasione di lavorare con Mastroianni, la Lollo, la Pampanini, Massimo Serato e poi Vallone, la Magnani, Brazzi, la Podestà, Spadaro, Cervi, Fernandel, Coolen Gray, Gorge Raft, la Gardner, Bogart. Poi le scritture divennero sempre più difficili.
Il grande Eduardo lo avrebbe voluto come attore, ma Enzo non riuscì a familiarizzarsi col dialetto napoletano. “Con Maggiorani – racconta – dovevamo firmare un contratto già praticamente concluso. Nel frattempo Lamberto partecipò ad un festival dell’ “Unità” a Milano. Affissero tanti manifesti con la sua foto per annunciare la serata.
La faccenda irritò il produttore, evidentemente di ben altre idee, e il contratto sfumò, per lui e anche per me”. De Sica lo richiamò nel ’60 per un ruolo nel “Giudizio universale”: gli serviva un ragazzo di 12 anni, ma il figlio del “ladro di biciclette” era ormai un giovanottone. Non senza travaglio, Stajola capì che il cinema lo stava “bruciando” e si ritirò in tempo. Di questa sua concretezza gli va dato atto. Gli si offrì l’occasione di un impiego in un ministero: la sua vita sarebbe stata sconvolta di nuovo.
Ma egli accettò e oggi, che si ritrova pensionato dello Stato, è contento di quella scelta. Si rammarica solo di non avere un nipotino cui badare: il suo unico figlio, Andrea, ha scelto di rimanere scapolo.
Nella storia del cinema egli è stato e resta una figura quasi simbolica non solo di un fecondissimo filone artistico ma anche di un’epoca. Stajola, a parlarci, sembra quasi non rendersene conto: “Non è stato merito mio, non è stato merito di nessuno, è stato il caso”. Troppa modestia. Gli sembra perfino assurdo che anni fa le poste abbiano dedicato a lui, a Maggiorani, a De Sica e al film un francobollo.
Noi diciamo che sì, la fortuna giocò pure un suo ruolo, ma che la sua parte di gloria Enzo se l’è guadagnata.

 

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Serata di incontro e informazione coi richiedenti asilo e i rifugiati

Serata di incontro e informazione coi richiedenti asilo e i rifugiati

Apprezzata iniziativa dell’Associazione culturale Cara Garbatella alla Villetta

a cura della redazione

Il territorio più prossimo a noi può diventare un esempio della ricchezza multiculturale, un luogo fatto di scambi e relazioni nel quale è racchiuso il mondo con tutte le sue diversità. …..

Serata di incontro e informazione coi richiedenti asilo e i rifugiati

Apprezzata iniziativa dell’Associazione culturale Cara Garbatella alla Villetta

a cura della redazione

Il territorio più prossimo a noi può diventare un esempio della ricchezza multiculturale, un luogo fatto di scambi e relazioni nel quale è racchiuso il mondo con tutte le sue diversità.Uno spazio nel quale poter conoscere e riflettere sull’alterità e sulle forme di integrazione e cittadinanza che i processi migratori, liberi e forzati, portano con sé.

Queste sono state le finalità della serata “In-Sicurezza con i Rifugiati”, promossa dalla Associazione culturale Cara Garbatella, che si è svolta venerdì 18 ottobre alla Villetta, grazie al sostegno attivo di Maria Gemma Azuni, consigliera comunale di Sinistra e Libertà.
Il programma della manifestazione ha previsto vari momenti, caratterizzati da un dibattito, da performance culinarie e danzanti, dalla proiezione del documentario “Un pallone in fuga” (sulla squadra calcistica Liberi Nantes, composta da rifugiati politici) che dal territorio, il quartiere Garbatella, appunto, hanno spaziato nella città di Roma e in Italia tout court, in Afghanistan, in Iran e in Africa.
Al dibattito, in particolare, sono intervenuti Andrea Beccari, assessore municipale alle Politiche Sociali e Paola Angelucci, presidente della Commissione Cultura del Municipio Roma XI, Maria Giovanna Fidone, responsabile ufficio progettazione del Consiglio Italiano per i Rifugiati Cir Onlus, Simona Cataldi e Patrizia Fiocchetti dell’Associazione Cisda e Giulio Gualerzi, allenatore della squadra calcistica Liberi Nantes.
La manifestazione “In-Sicurezza con i Rifugiati” è stata una serata di incontro, dibattito e divertimento, che ha voluto fornire ai cittadini del quartiere e della città di Roma, ai richiedenti asilo e ai rifugiati, la possibilità di usufruire di uno spazio di incontro, di dialogo e di informazione su temi contemporanei, quali gli ultimi avvenimenti occorsi in Afghanistan ed Iran, le conseguenze del “pacchetto sicurezza”, adottato dall’attuale governo, negli enti politici di prossimità e in Italia.

 

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In ricordo di Aldo Murgia

In ricordo di Aldo Murgia

Contro ogni violenza, le iniziative passate e future nel nostro quartiere

di Guido Barbato

Il 12 giugno scorso si è tenuto presso il teatro Palladium un concerto in ricordo di Aldo Murgia, il giovane ucciso in aprile nel nostro quartiere. Della vicenda, riconducibile al fenomeno della violenza urbana, avevamo già riferito nell’ultimo numero.
Il concerto è stato organizzato dal fratello Filippo e dal caro amico Fabio D’Orazi, che ha anche operato da direttore artistico e presentatore. …..

In ricordo di Aldo Murgia

Contro ogni violenza, le iniziative passate e future nel nostro quartiere

di Guido Barbato

Il 12 giugno scorso si è tenuto presso il teatro Palladium un concerto in ricordo di Aldo Murgia, il giovane ucciso in aprile nel nostro quartiere. Della vicenda, riconducibile al fenomeno della violenza urbana, avevamo già riferito nell’ultimo numero.

Il concerto è stato organizzato dal fratello Filippo e dal caro amico Fabio D’Orazi, che ha anche operato da direttore artistico e presentatore.
L’evento, svoltosi con l’aiuto della Comunità di Sant’Egidio e della direzione del teatro Palladium e con il patrocinio dell’associazione Rione Garbatella, ha visto la partecipazione di 220 spettatori e 14 gruppi musicali, che si sono alternati sul palco dalle 19 alla mezzanotte. L’incasso di 2200 euro è stato interamente devoluto alla Comunità di Sant’Egidio, che l’ha destinato alla realizzazione, nel quartiere di Tor Bellamonaca, di una struttura sociale dedicata al fenomeno della violenza urbana.

Intorno alla figura di Aldo e alla sua tragica vicenda che ha traumatizzato l’intera città si stanno mobilitando in tanti. Esiste già da tempo un gruppo su Facebook denominato “In ricordo di Aldo” che raccoglie più di 250 iscritti e sul quale si possono trovare testimonianze e brani musicali.
Il 12  novembre presso il Caffè Letterario verrà consegnata una targa intitolata ad Aldo, donata da Ian Paice (batterista dei Deep Purple) e da un gruppo di musicisti amici, alla squadra di calcio che in un torneo cittadino si è distinta per il comportamento più corretto. Il fratello Filippo ha già avviato l’iter per far nascere nel nostro quartiere una associazione cittadina no-profit che si chiamerà “Guardiamo Aldo…mani”, con lo scopo di non dimenticare e di trasmettere e riaffermare i valori dell’amicizia, della solidarietà, dell’uguaglianza, dell’inclusione e dell’altruismo tramite la musica, come era nello stile di Aldo. In questa prospettiva si spera che il concerto del Palladium possa diventare una ricorrenza di valore simbolico ed artistico crescente negli anni a venire.

 

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L’Enoteca 13 Gradi passione per il vino

L’Enoteca 13 Gradi passione per il vino

di Guido Barbato

L’Enoteca 13 Gradi è aperta all’inizio del 2009 ed è gestita da Angelo, Gaetano e Fabio, amici con la comune passione per il buon bere e sommelier professionisti, con il prezioso contributo di Simona ed Elisa, che trasmettono un tocco artistico alle iniziative del gruppo.
I tre soci iniziano ad occuparsi di vino costituendo un gruppo di acquisto per uso personale, finalizzato alla ricerca di prodotti di qualità, …..

L’Enoteca 13 Gradi passione per il vino

di Guido Barbato

L’Enoteca 13 Gradi è aperta all’inizio del 2009 ed è gestita da Angelo, Gaetano e Fabio, amici con la comune passione per il buon bere e sommelier professionisti, con il prezioso contributo di Simona ed Elisa, che trasmettono un tocco artistico alle iniziative del gruppo.
I tre soci iniziano ad occuparsi di vino costituendo un gruppo di acquisto per uso personale, finalizzato alla ricerca di prodotti di qualità, da acquistare direttamente dal produttore con un buon rapporto qualità/prezzo.

Enoteca 13gradi

Questo impegno li porta a conoscere a fondo il mondo della produzione vinicola e a capirne i meccanismi. La conoscenza, la passione per il vino e il forte impegno etico che permea tutte le loro iniziative li spinge infine ad intraprendere la loro attività.
L’obiettivo esplicitamente dichiarato da Angelo è quello di privilegiare le piccole etichette locali, quelle che sono espressione della tradizionale arte vitivinicola, che producono vini non omologati né tanto meno alla moda, ma solo di alta qualità, prodotti “fatti con amore e non per seguire a tutti i costi le regole del mercato”. C’è anche il tentativo di trasmettere una cultura diversa del vino rispetto a quella che si è imposta negli ultimi decenni, e riscoprire il gusto del bere quotidiano, abbandonando la moda della degustazione come fattore di distinzione sociale.
Perché, come dice Angelo, “il vino non va girato e rigirato nel bicchiere ma va bevuto”. In ossequio a questa filosofia praticano una politica di trasparenza sui prezzi che si concretizza, in linea con quanto auspicato dal giornalista enogastronomico Veronelli, nell’applicazione di ricarichi in percentuale sostanzialmente fissa
su tutte le etichette.
Offrono inoltre alla loro clientela un attento supporto nella scelta del vino più adatto alle varie esigenze e una costante ricerca, valutazione e selezione di quei produttori che, garantendo un’elevata qualità, siano rappresentativi di un territorio.
La “Carta dei Vini 13 Gradi” è quindi frutto di tale ricerca ed in continua evoluzione e miglioramento. In questa filosofia si inquadra anche la grande attenzione alle produzioni biodinamiche e la scelta di allestire un angolo dedicato alle birre artigianali, ai prodotti di gastronomia stagionale ed ai dolci della tradizione.
Angelo però ha una predilezione e noi riusciamo scoprirla e a farcela confessare: è quella per i vini abruzzesi.
Ci spiega che l’Abruzzo, con le sue 138 cantine, è oggi ai massimi livelli di produzione italiana (Chieti in particolare, la sua provincia di origine, è seconda in Italia solo a Trapani come quantità prodotte).
Non potendo vantare però la fama di regioni più illustri e consolidate come il Piemonte o la Toscana, e non essendo stata ancora travolta da produzioni industriali standardizzate, offre rapporti qualità/prezzo ineguagliati nel resto d’Italia. Il negozio offre in ogni caso una accurata selezione di vini di tutte le regioni italiane, ma aspettatevi un occhio di riguardo per l’Abruzzo.
L’Enoteca 13 Gradi, nel suo sforzo di diffondere la cultura del bere bene attraverso un serie di percorsi di avvicinamento al mondo del vino, organizza tutti i sabati, a partire dalle ore 18, degustazioni gratuite di molti dei prodotti presenti con indicazioni sulle caratteristiche che hanno portato alla loro scelta. Realizza anche eventi di degustazione tematica per presentare un singolo produttore, oppure una specifica regione o analizzare le caratteristiche riscontrabili nel medesimo vitigno coltivato in differenti condizioni climatiche.
Infine organizza week-end enoturistici per avere un contatto diretto con le aziende e conoscerne luoghi e procedimenti di produzione. A metà novembre prenderanno il via un corso base di avvicinamento al vino e persino un corso sul tè.
E’ possibile richiedere confezioni regalo personalizzate e nel periodo delle festività cesti natalizi su ordinazione con consegna a domicilio.
Affacciata sulla splendida Piazza Bartolomeo Romano, al n. 4, proprio di fronte al teatro Palladium, l’Enoteca 13 Gradi è aperta dal martedì al sabato dalle 10 alle 13,30 e dalle 16 alle 21. La domenica dalle 10 alle 14. Tel. 0683601573 – sito internet www.13gradi.it

 

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“Garbatella tra storia e leggenda”

A fine novembre in libreria un nuovo libro di Gianni Rivolta sulla città giardino

“Garbatella tra storia e leggenda”

Dopo parecchi anni dall’edizione di “Garbatella mia” e della ricerca storica “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella”, sta per uscire un nuovo libro di Gianni Rivolta, giornalista e scrittore, appassionato e conoscitore del vecchio quartiere Iacp. Abbiamo chiesto all’autore alcune anticipazioni su questo nuovo lavoro.

Intervista a cura di Lorena Guidaldi

“Garbatella mia” viene ancora richiesto in libreria, pur essendo esaurito da tempo. Perché non hai pensato ad una sua ristampa? …..

A fine novembre in libreria un nuovo libro di Gianni Rivolta sulla città giardino

“Garbatella tra storia e leggenda”

Dopo parecchi anni dall’edizione di “Garbatella mia” e della ricerca storica “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella”, sta per uscire un nuovo libro di Gianni Rivolta, giornalista e scrittore, appassionato e conoscitore del vecchio quartiere Iacp. Abbiamo chiesto all’autore alcune anticipazioni su questo nuovo lavoro.

Intervista a cura di Lorena Guidaldi

“Garbatella mia” viene ancora richiesto in libreria, pur essendo esaurito da tempo. Perché non hai pensato ad una sua ristampa?
Ma, guarda, “Garbatella mia”, pur avendo venduto circa 10 mila copie, un vero caso editoriale per un lavoro di storia locale, è stato un’esperienza passata e irripetibile. Il libro si avvalse della ricca ricerca fotografica di Enzo Gori con i miei testi, che per la prima volta hanno raccontato una storia sulla Garbatella a divulgazione popolare e non per soli specialisti in architettura. Ma fu soprattutto voluto dall’editore Francesco Campanella, un caro amico purtroppo prematuramente scomparso, che con grande determinazione contribuì, insieme a noi, al suo successo. Ristampare quel libro oggi significava rovistare nelle nostre anime. Non è il caso.
Ma, allo stesso tempo, sentivo il bisogno di coprire un vuoto che è stato soddisfatto solo parzialmente dalle successive pubblicazioni sul quartiere. E quindi ecco “Garbatella tra storia e leggenda”, che dovrebbe stare il libreria a fine novembre.
Ci vuoi anticipare i contenuti e come sarà strutturato il libro?
Certo, innanzitutto sarà anche questo un testo di facile lettura.
Nelle sue pagine vengono descritti due itinerari da percorrere a piedi di circa un’ora e mezza, attraverso i quali immergersi nella storia e negli angoli più suggestivi della Garbatella.
Due passeggiate, dunque, per conoscere la bellezza di questo caratteristico quartiere, che rimane un’esperienza sociale ed urbanistica  atipica nella città di Roma. Una piccola borgata operaia a ridosso di un porto fluviale mai realizzato, progettata sognando le città giardino inglesi e tedesche.
Una serie di schede di carattere storico, ma anche fatti, personaggi e leggende popolari accompagnano ed approfondiscono la lettura.

Non ho voluto ripercorrere ancora una volta la cronologia dello sviluppo urbanistico ed architettonico della Borgata, anche se ho ripreso diverse parti importanti del primo libro. Ho preferito, piuttosto, delineare le figure più salienti legate alla nascita del quartiere, mettendo a fuoco alcuni avvenimenti solo accennati in “Garbatella mia”.
Ci saranno anche delle fotografie?
Come si fa a scrivere un libro sulla Garbatella senza immagini … Le passeggiate nel quartiere saranno riconoscibili dagli scatti a colori di Giancarlo Proietti, il vostro direttore, che collabora con me da anni e con il quale mi lega una profonda amicizia fin dagli anni ’70. Inoltre, le schede di approfondimento saranno corredate da fotografie d’archivio in bianco e nero, in parte inedite.
Da te dobbiamo sempre aspettarci delle sorprese. Questa volta che cosa ci riservi?
Non vorrei svelarvi tutto, ma vi posso anticipare che finalmente si vedranno le vere foto sulla fondazione della Borgata Giardino “Concordia”, il primo nucleo della Garbatella sorto intorno a piazza Benedetto Brin nel 1920. E ancora le cene sociali dei “pionieri”, i primi abitanti dei lotti, le ansie e i sogni di Paolo Orlando,
il tecnocrate che più di tutti volle lo sviluppo della zona industriale dell’Ostiense e la nascita del piccolo borgo operaio e marinaro.
Quando e dove lo presenterai?
Ancora è tutto da definire con l’editore mi auguro di poter condividere come in passato questa nuova esperienza con le tante persone che hanno accompagnato la mia vita e il mio impegno sociale in questo quartiere.

 

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Da Venezia alla Garbatella il percorso di un grande artista

Ricordo del pittore Umberto Padella a 30 anni dalla scomparsa

Da Venezia alla Garbatella il percorso di un grande artista

di Cosmo Barbato

Come tutti i vecchi abitanti della Garbatella, Umberto Padella non era un indigeno ma un immigrato. Pittore già affermato, arrivò da noi nel 1939. Le sue tele e i suoi disegni da …..

 

Ricordo del pittore Umberto Padella a 30 anni dalla scomparsa

Da Venezia alla Garbatella il percorso di un grande artista

di Cosmo Barbato

umberto Padella pittore della Garbatella

Come tutti i vecchi abitanti della Garbatella, Umberto Padella non era un indigeno ma un immigrato. Pittore già affermato, arrivò da noi nel 1939. Le sue tele e i suoi disegni da quell’ anno avranno spesso come soggetto la Garbatella. Solo la morte, che lo coglierà a 80 anni nel 1968, lo distoglierà dai suoi colori. Per 30 anni visse tra noi con grande discrezione e modestia, lui artista di grande sensibilità e straordinaria tecnica, la cui opera merita una più diffusa conoscenza.
Nacque a Venezia nel 1888, dove studiò e si diplomò presso quella prestigiosa Accademia di belle arti.

umberto Padella pittore della Garbatella

Cominciò ad esporre nel 1910 alla Fondazione Bevilacqua-La Masa, a Ca’Pesaro e a molte regionali di Venezia, Padova e Verona. Poi la Grande Guerra interruppe la sua attività artistica. Intanto nel 1916 conosceva a Padova una studentessa di pianoforte, Lina Senigaglia, che sposerà tre anni più tardi. Nel 1921 si trasferì ad Ancona.
Dal ’21 al ’35 la sua opera trovò un contatto col paesaggio marchigiano.
Sviluppò così una visione tendente alla coesistenza di un realismo che viene da Courbet e anticipa Guttuso, con la sensibilità sempre veneziana del colore vibrante ma sereno e consolante.
In quegli anni, dove è presente a numerose Biennali, Triennali e Quadriennali, la sua produzione molto vasta si divide tra paesaggi, ritratti e nature morte. Sono, questi, anni di felicità per la nascita di due figli: nel ’24 Massimo (che cambierà il suo cognome in Pradella), direttore d’orchestra (ha diretto l’orchestra della Rai di Torino e la “Alessandro Scarlatti” di Napoli) e nel ’31 Ermanno, pianista. Ma sono anche anni di grande fatica. Dopo aver tentato di vivere con la pittura, approfittò di un’occasione per entrare alle Poste come disegnatore e ispettore per le costruzioni telegrafiche di Ancona. Con volontà ferrea continuerà a dipingere in tutti i momenti disponibili.
Ma arrivano gli anni della bufera.

umberto Padella pittore della Garbatella

L’indole dolce dell’artista venne scossa prima dalle guerre d’Africa e di Spagna e poi, più privatamente, dal crescere dell’antisemitismo che porterà alle sciagurate leggi razziali del ’38: la moglie, ebrea, eccezionale pianista, verrà cacciata, con il fratello Giorgio Senigaglia, prestigioso violinista, dal fiorente e importante Istituto Gaspare Spontini. Nella drammatica realtà della persecuzione, Umberto Padella depose i pennelli e riuscì faticosamente a farsi trasferire a Roma, dove, dopo 2 anni di separazione, la famiglia lo raggiunse nel dicembre 1941.
Come dipendente statale gli venne assegnata una casa Incis alla Garbatella, al primo piano di Piazza Oderico da Pordenone 1, dove, all’inaugurazione di quel nuovo edificio, dalla finestra che dà sul cancello d’ingresso proprio sulla piazza, poco prima si era affacciato il Duce e dove, il 25 luglio 1943, alla caduta del fascismo, sventolerà una bandiera tenuta nascosta per 20 anni dalla famiglia di antica tradizione socialista.
Tremende saranno le difficoltà di quel periodo, fino alla liberazione di Roma il 4 giugno del ’44.
Praticamente senza entrate economiche, in casa si mangiava in dieci con sette tessere annonarie: la moglie e alcuni parenti ebrei non dovevano comparire. Durante l’occupazione tedesca, il figlio maggiore, Massimo, allievo di composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio romano di Santa Cecilia, verrà tenuto nascosto nella casa di un generoso tranviere, Floris, in Via Giustino De Jacobis. La solidarietà del quartiere e il silenzio di tutti quelli che conoscevano i Padella salvarono la famiglia dalla deportazione in Germania.
Alla liberazione di Roma, Massimo, ventenne, si arruolerà nel Corpo Volontari della Libertà. Eppure in quel periodo rinasce il pittore. Ma non è il caso di pensare a mostre e forse proprio per questo il lavoro sarà più consolatorio e proficuo.
Dopo la liberazione, i contatti con i giovani pittori della sinistra – Vespignani, Attardi, Astrologo – e l’amicizia con Guttuso e specialmente con Omiccioli lo
spingono a riaffrontare la pittura con occhio giovane e tecniche nuove. I disegni diventano più personali e vengono numerose le mostre romane.
E’ in questo periodo che la tematica dei suoi quadri e dei disegni sarà particolarmente incentrata sulla Garbatella e su Tormarancia. Innumerevoli saranno i paesaggi, talvolta ritratti dalle finestra della sua casa: dove altri vedevano lo squallore delle periferie egli cercava i punti luminosi, puliti, incontaminati, ben conscio però che anche questi sarebbero scomparsi presto e per sempre nella giungla di cemento.
Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, come il sottoscritto, ne rimpiangerà sempre, oltre all’arte, la grande sensibilità e la squisita gentilezza d’animo.

 

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Roma XI: Sinistra e Libertà in festa Quattro intense serate alla Villetta

Roma XI: Sinistra e Libertà in festa Quattro intense serate alla Villetta

di Giancarlo Proietti

Quattro giorni di festa, dibattiti e buona musica alla Villetta hanno caratterizzato la prima festa di Sinistra e Libertà del Municipio Roma XI. L’apertura c’è stata il 24 settembre. Durante la prima serata si è dibattuto insieme al presidente del Municipio Andrea Catarci, al consigliere provinciale Gianluca Peciola, …..

Roma XI: Sinistra e Libertà in festa Quattro intense serate alla Villetta

di Giancarlo Proietti

Festa di Sinistra e Libertà a Garbatella

Quattro giorni di festa, dibattiti e buona musica alla Villetta hanno caratterizzato la prima festa di Sinistra e Libertà del Municipio Roma XI. L’apertura c’è stata il 24 settembre. Durante la prima serata si è dibattuto insieme al presidente del Municipio Andrea Catarci, al consigliere provinciale Gianluca Peciola, alla consigliera municipale Paola Angelucci e all’assessore municipale Andrea Beccari, dell’opposizione alla Giunta Alemanno, per concludere con l’ottimo concerto jazz del gruppo “Dasa Jazz” e il tutto è stato accompagnato da ottimi piatti cucinati e serviti dai volontari di Sinistra e Libertà.
Vivace la seconda serata dove si è parlato della crisi dell’informazione e della politica, interessanti gli interventi di Aldo Garzia, giornalista del Manifesto; Andrea Colombo, giornalista dell’Altro e Natale Di Schiena, coordinatore di Sinistra Democratica del Municipio XI, il tutto regolato da Donato Mattei, Consigliere Municipale di Sinistra e Libertà, ancora musica con il concerto dei “Trinità”.
Nella serata di sabato si è parlato con Luigi Nieri, assessore al bilancio della regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, assessore alle Politiche del lavoro della Provincia di Roma e con il segretario generale CGIL del Lazio Claudio Bernardino, della crisi globale alla ricerca del nuovo welfare, il tutto coordinato da Marta Bonafoni, direttrice editoriale di Radio Popolare, grande musica con gli immancabili “Acciari Brothers”.
Bagno di folla per la quarta ed ultima serata con un dibattito sulla costruzione di una alternativa di sinistra dove un pubblico attento ha seguito gli interventi di Niki Vendola e Fabio Mussi, coordinati da Piero Sansonetti. I due leaders hanno sottolineato la necessità di proseguire l’esperienza elettorale iniziata con le europee e ritengono siano maturi i tempi della nascita di un nuovo soggetto politico.
Il dibattito prosegue, intanto partono le adesioni a Sinistra e Libertà e, a dicembre, in programma il congresso costitutivo.

 

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A Santa Galla ritratti di quartiere

A Santa Galla ritratti di quartiere

Una mostra fotografica ha ripercorso la storia della nostra comunità

di Giovanna Romagnoli

Era il 18 febbraio del 1920 quando Vittorio Emanuele III poneva la prima pietra fondativa di un nuovo insediamento a Piazza Brin.
Il progetto di costruzione iniziava, sarebbe nato un nuovo quartiere, “La Garbatella”. Sarebbero sorte le famose “case giardino”. Il quartiere modello fu visitato persino, si era nel dicembre del 1931, dal Mahatma Ghandi.  …..

A Santa Galla ritratti di quartiere

Una mostra fotografica ha ripercorso la storia della nostra comunità

di Giovanna Romagnoli

Era il 18 febbraio del 1920 quando Vittorio Emanuele III poneva la prima pietra fondativa di un nuovo insediamento a Piazza Brin.
Il progetto di costruzione iniziava, sarebbe nato un nuovo quartiere, “La Garbatella”. Sarebbero sorte le famose “case giardino”. Il quartiere modello fu visitato persino, si era nel dicembre del 1931, dal Mahatma Ghandi.
Il tutto documentato grazie alle foto dell’epoca gentilmente concesse da “Cara Garbatella” e dall’Associazione “Il tempo ritrovato” ed esposte nella festa che si è recentemente tenuta nei locali della Parrocchia di Santa Galla. Le immagini delle “Spose di Santa Galla”, delle feste popolari, dei primi tram, del Re che inaugura la nuova borgata marinara…
Che emozione per tante persone ritrovarsi in quei ritratti, ricordare come eravamo attraverso queste vecchie foto.
Abbiamo potuto rivedere il primo Parroco della chiesa, Don Teocle Bianchi, il nostro diacono Tonino, si sono rivissute le sensazioni legate ad eventi belli, legati ai battesimi, ai matrimoni, ai momenti conviviali trascorsi assieme, alle visite pastorali di Paolo VI e Giovanni Paolo II e ad eventi brutti, i bombardamenti, i bambini scalzi, laceri ed affamati.
E’ stata un’ occasione per ripercorrere la storia della nostra comunità attraverso i ritratti del quartiere.
Vogliamo cogliere, come organizzatori, questa occasione per ringraziare tutti coloro i quali hanno collaborato con entusiasmo alla buona riuscita della manifestazione ed in particolare il nostro Parroco, Don Concetto, che ci ha concesso la possibilità di utilizzare i locali parrocchiali. A tutti un augurio di rivederci tra un anno!

 

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Area del Terminal Ostiense rifugio di profughi afgani

Area del Terminal Ostiense rifugio di profughi afgani

In fuga dalla guerra, vivono in condizioni molto precarie. Nuove costruzione tra Via Capitan Bavastro e la ferrovia: pubblico o privato il parco previsto in zona?

di Fulvio De Pascale dell’Associazione “Insieme per l’Ostiense”

Ricorderete tutti lo scalpore che ebbe nel 2008 il ritrovamento nella zona del Terminal Ostiense di molti minorenni afgani che dormivano in condizioni ignobili; si disse allora che a Roma una tale vergogna non si sarebbe più ripetuta, ma a distanza di oltre un anno cerchiamo di capire cosa effettivamente è cambiato a seguito dell’azione del Comune di Roma e l’annunciata campagna “solidarietà e sicurezza”.  …..

Area del Terminal Ostiense rifugio di profughi afgani

In fuga dalla guerra, vivono in condizioni molto precarie. Nuove costruzione tra Via Capitan Bavastro e la ferrovia: pubblico o privato il parco previsto in zona?

di Fulvio De Pascale dell’Associazione “Insieme per l’Ostiense”

Ricorderete tutti lo scalpore che ebbe nel 2008 il ritrovamento nella zona del Terminal Ostiense di molti minorenni afgani che dormivano in condizioni ignobili; si disse allora che a Roma una tale vergogna non si sarebbe più ripetuta, ma a distanza di oltre un anno cerchiamo di capire cosa effettivamente è cambiato a seguito dell’azione del Comune di Roma e l’annunciata campagna “solidarietà e sicurezza”.

Dopo l’ennesimo sgombero dei portici del Terminal, in primavera, su tutto il Piazzale 12 ottobre 1492, quello che in futuro dovrebbe essere il piazzale del “nuovo” Campidoglio, è scesa la “notte” più profonda: si è spenta l’ultima torre-faro, già di proprietà delle Ferrovie sul lato di via Benzoni, e quindi le aiuole intorno a Rocco Balocco ed il piccolo parcheggio attiguo al Terminal sono tornati ad essere preda di sbandati e senza fissa dimora. Del progetto Campidoglio 2, già in ritardo di oltre un anno, non si è saputo più nulla, al di là della mostra sul progetto vincitore della gara nel 2008.
Né si sa in base a quale logica sia stata stabilita la presenza delle forze dell’ordine solo sul lato di Piazzale dei Partigiani e l’assoluto degrado e abbandono dell’uscita del sottopassaggio ferroviario sul lato Ostiense-Garbatella.
I profughi afgani invece, ormai divenuti un numero rilevante, si sono spostati all’interno della vasta aerea cantiere che va dal grande parcheggio fino alla Cristoforo Colombo; la maggior parte dorme in alloggi di fortuna all’interno di una enorme buca del cantiere, che si trova a destra della prima “rotonda”, dove al
posto dei previsti villini sono sorte alcune casette di fortuna.
Sono lì da mesi e a nulla sono valse le lettere e gli esposti degli abitanti della Garbatella e dell’ Ostiense alle autorità ed alla ASL Roma C, nonché gli articoli e le foto pubblicate sul “Messaggero”. Risulta che l’argomento sia stato anche all’ordine del giorno della Commissione Sicurezza del Comune nel mese di giugno.
Probabilmente è molto più comodo lasciarli al loro destino, facendo finta di non vederli, piuttosto che impegnare risorse per fornire loro l’assistenza prevista dai trattati internazionali che il nostro paese sarebbe impegnato ad osservare nei confronti di queste persone fuggite dal loro paese in guerra. Inoltre tra gli abitanti c’è preoccupazione riguardo alla sicurezza sanitaria, visto che decine e decine di persone sono senza servizi igienici e utilizzano una precaria presa d’acqua nel cantiere, facendo poi la spola tra i loro disgraziati ricoveri ed i supermercati ed i phonecenter di Garbatella e Ostiense.
Sarebbe infine utile avere una qualche risposta dalle autorità comunali sul motivo per cui una delle società che vende gli appartamenti in costruzione tra Via Capitan Bavastro e la ferrovia nella proposta di vendita va affermando che il grande parco, previsto ed atteso da tanti anni, non sarà pubblico ma solo ad uso privato di chi acquisterà la proprietà. E’ veramente solo una tattica pubblicitaria o ci dobbiamo aspettare l’ennesimo scippo?

 

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Anche alla Garbatella vince la mozione Bersani

Dopo il congresso di circolo il successo delle primarie del PD

Anche alla Garbatella vince la mozione Bersani

di Federico Pastorelli

Le primarie del Partito Democratico di domenica 25 ottobre hanno fatto registrare, nei gazebo istallati sul territorio della Garbatella, un larga partecipazione,solo di poco inferiore alle primarie del 2007 che indicò il nome di Veltroni. I votanti sono stati complessivamente 2072. Prendendo come base di calcolo soltanto i voti validi,  …..

Dopo il congresso di circolo il successo delle primarie del PD

Anche alla Garbatella vince la mozione Bersani

di Federico Pastorelli

scegli tu il segretario nazinale del PD

Le primarie del Partito Democratico di domenica 25 ottobre hanno fatto registrare, nei gazebo istallati sul territorio della Garbatella, un larga partecipazione,solo di poco inferiore alle primarie del 2007 che indicò il nome di Veltroni. I votanti sono stati complessivamente 2072. Prendendo come base di calcolo soltanto i voti validi, è risultato in testa Bersani con 938 voti pari al 50,53%, seguito da Franceschini con 514 pari al 27,69% e da Marino con 404 voti validi pari al 21,76%.
Alle segreterie regionali è prevalso Mazzoli (mozione Bersani) con 948 voti, seguito da Morassut + Democratici (mozione Franceschini) con 694 e da Ileana Argentin (mozione Marino) con 422 voti.
I dati di Garbatella non si scostano molto da quelli del Municipio dove i votanti sono stati 10300, con un’ampia affermazione di Bersani che ha ottenuto 5363 voti pari al 51,10%, Franceschini 2456 pari al 23,85%, Marino 2103 voti pari al 20,42% e i Democratici 477 pari al 4,63%. Anche i dati del Municipio confermano la vittoria alla segreteria regionale di Mazzuoli con 4823 pari al 47,28% seguito da Morassut con 2058 voti pari al 20,17%, i Democratici 1170 voti pari all’11,47% e Argentin 2151 voti pari al 21,08%.
Il congresso del Circolo del Partito Democratico della Garbatella si era tenuto il 29 settembre nei locali del Circolo PD di San Paolo (poiché gli iscritti nel nostro quartiere sono in attesa di una sistemazione della loro sede). Si è trattato di un’assise molto partecipata che ha fatto registrare oltre 160 presenze su 250 iscritti. L’esito della votazione era stato di 76 voti per Bersani, 64 per Franceschini e 25 per Marino. Alle segreterie regionali era prevalso Morassut (mozione Franceschini) con 67 voti, seguito da Mazzoli (mozione Bersani) con 64 e da Ileana Argentin (mozione Marino) con 33 voti.

 

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I tagli all’assistenza scolastica degli alunni diversamente abili

SPECIALE SCUOLA

I tagli all’assistenza scolastica degli alunni diversamente abili

Del tutto insufficienti i fondi messi a disposizione dall’Amministrazione centrale

di Eraldo Saccinto

Il nostro Municipio, come del resto gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie …..

SPECIALE SCUOLA

I tagli all’assistenza scolastica degli alunni diversamente abili

Del tutto insufficienti i fondi messi a disposizione dall’Amministrazione centrale

di Eraldo Saccinto

Il nostro Municipio, come del resto gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti dal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL RM/C e con le istituzioni scolastiche, al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza. Il servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione. L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa circa un centinaio di alunni inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche.

Handicap e Società

Costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori.
Lo stanziamento che l’Amministrazione centrale, in relazione alla spesa per l’assistenza scolastica di base ha riservato a questo Municipio, è rimasto invariato rispetto ai precedenti esercizi. Ammonta a circa 600.000 euro. Tale importo risulta inadeguato, soprattutto rispetto alle esigenze del servizio ed alle richieste provenienti dal territorio. Ancor più significativo appare il limite dello stanziamento ove si consideri la necessità di un adeguamento delle tariffe orarie spettanti agli operatori.
La stima della spesa, per l’anno scolastico in corso, rapportata al previsto numero di alunni interessati e altresì alle tariffe orarie aggiornate, secondo gli accordi di settore porta a quantificare le necessità di bilancio in almeno 800.000 euro. Né si può pensare, in un contesto caratterizzato dalla generale contrazione delle risorse e delle disponibilità, ad aggiustamenti o compensazioni tutte interne al bilancio municipale, se non a rischio di pregiudicare l’offerta sociale complessiva del Municipio, gli standard e i livelli di sviluppo e di coerenza dei servizi.
Non sono difficili da immaginare le ripercussioni sui bambini, il loro disagio e la ferita che ciò ha prodotto sulle famiglie. Il Municipio, in particolare l’Assessore alle Politiche Sociali Andrea Beccari, ha organizzato una serie di incontri con le famiglie, dai quali è scaturita la necessità di rivolgere una precisa richiesta di impegno all’Amministrazione centrale, in relazione alle integrazioni finanziarie necessarie a realizzare un concetto di integrazione scolastica quanto meno dignitoso. Ma a distanza di circa sei mesi non è arrivata ancora alcuna risposta.

 

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Gravano sulle scuole del quartiere i tagli della ministra Gelmini

SPECIALE SCUOLA

Gravano sulle scuole del quartiere i tagli della ministra Gelmini

Difficoltà maggiori per elementari e medie. Pesante l’aumento degli alunni per classe. Minori le difficoltà al Liceo “Socrate”. La drammatica situazione dei precari

di Paola Angelucci, Consigliera del Municipio Roma XI

L’anno scolastico è iniziato da poco più di un mese. Tutte le scuole del quartiere lavorano a pieno ritmo: il personale docente e non docente, le famiglie, i ragazzi …..

SPECIALE SCUOLA

Gravano sulle scuole del quartiere i tagli della ministra Gelmini

Difficoltà maggiori per elementari e medie. Pesante l’aumento degli alunni per classe. Minori le difficoltà al Liceo “Socrate”. La drammatica situazione dei precari

di Paola Angelucci, Consigliera del Municipio Roma XI

L’anno scolastico è iniziato da poco più di un mese. Tutte le scuole del quartiere lavorano a pieno ritmo: il personale docente e non docente, le famiglie, i ragazzi e i bambini ciascuno nel proprio ruolo s’impegna al meglio delle proprie possibilità, ma un malcontento e una dose di tensione sono palpabili, perché i tagli dalla ministra Gelmini, “mani di forbice”, ha colpito ovviamente anche le scuole pubbliche della nostra zona, quelle frequentate dai nostri figli e nipoti; quelle in cui il maestro o la professoressa rimasti senza lavoro sono un nostro amico o la vicina di casa.

scuola Cesare Battisti

E’ così che le grandi problematiche nazionali assumono immediatamente una dimensione più personale, pesando sulle nostre spalle ed emergendo in tutta la loro drammaticità.
Abbiamo voluto ascoltare la voce di chi sta ogni giorno in prima linea nelle nostre scuole, i docenti. “I tagli ci sono stati e abbiamo dovuto prenderne atto”, dice Francesca Salerno, maestra vicaria del 45° Circolo didattico Battisti-Alonzi, molto radicato sul territorio, che accoglie oltre settecento bambine e bambini. “Le ore di lezione adesso sono tutte frontali, cioè non ci sono più compresenze d’insegnanti all’interno della stessa classe; questo – aggiunge – rende difficile lo svolgimento delle attività laboratoriali, le uscite didattiche e le gite d’istruzione, perché non ci sono più due maestre insieme che possono portare fuori le classi. Potrebbero sembrare aspetti marginali, ma non è così! Quelle ore di compresenza erano tempo prezioso dedicato ad ampliare i concetti spiegati o per migliorare l’apprendimento di chi ha maggiori difficoltà o, ancora, per piccole sperimentazioni. Inoltre l’aumento obbligatorio del numero degli alunni per classe rende tutto più complicato. Alla scuola Alonzi abbiamo dovuto abbattere un muro per dare il giusto spazio vitale ai bambini di due quinte meno numerose costrette a unirsi in un’unica sezione”.
“Ci tengo a far sapere”, continua la maestra Salerno, “che lo Stato non dà più il denaro per pagare le supplenti, spesa divenuta completamente a carico della scuola, e vede quindi i docenti costretti a fare l’impossibile per garantire sempre il massimo ai bambini.
Sicuramente questo sistema danneggia la scuola pubblica, ma noi abbiamo, nonostante tutto, contenuto il danno dei tagli con un fortissimo impegno di tutti i lavoratori della scuola, dal direttore ai docenti, al personale non docente, per non svilire l’istituto e mantenere alta l’offerta formativa e la fiducia riposta in questo Circolo didattico da tantissime famiglie”.
Andiamo ora alla Scuola Media statale “G. Moscati” che, in controtendenza rispetto alle altre scuole medie della città, aumenta ogni anno il numero degli iscritti. Parla la professoressa di lettere Maria Di Cosimo che, dopo tante lotte e proteste, teme l’assuefazione a questo nuovo sistema scolastico che si rivela sbagliato e lesivo per la scuola pubblica. “E’ gravissima la decurtazione delle ore di lettere, comprendenti italiano, storia, geografia e educazione alla Costituzione, che passano da undici a nove; scompaiono anche alle medie come nelle elementari le compresenze che erano utilizzate per le attività integrative e per dedicarsi a gruppi più ristretti di studenti per i corsi di recupero e di potenziamento gratuiti necessari a tanti ragazzi. La verità è che subiamo non una riforma, ma solo un’operazione di tagli economici che fa degenerare l’offerta formativa.
A pagare sono in primo luogo i ragazzi”.
Come abbiamo visto la scuola dell’obbligo è sicuramente per ora la più colpita. Andando al “nostro” Liceo Classico statale “Socrate” (istituto storico del Municipio XI, in crescita esplosiva con circa ottocento iscritti), capiamo, dalle parole della Preside, professoressa Gabriella De Angelis, che effettivamente per quest’anno l’assetto scolastico non è stato compromesso da grandi modifiche.
La professoressa di lettere Zinetta Cicero si unisce a noi facendo un’importante sottolineatura: “Questa pseudo riforma si scaglia contro tutto ciò che è ritenuto superfluo; per esempio nel nostro liceo il potenziamento della Storia dell’Arte, che prevedeva dieci ore nel quinquennio, è stata ridotto a sei ore e solo nel triennio, esclusivamente per un bieco calcolo economico, senza considerare l’arricchimento che ne derivava agli studenti in termini culturali e formativi.
Un’altra cosa cui teniamo moltissimo, divenuta negli anni una grande e nobile tradizione del Socrate, è l’insegnamento alternativo alla religione cattolica, pur mantenendo il massimo rispetto per chi sceglie lo studio della religione che si avvale di ottimi professori. Gli studenti che si avvalgono di questa opportunità sono più di duecento, per loro la scuola propone lezioni di musica con insegnanti di altissimo livello. A questa possibilità teniamo tantissimo e non ci rinunceremo
qualsiasi cosa accadrà in futuro”.
Dopo queste testimonianze dall’interno delle nostre scuole, vogliamo dare spazio a chi è costretto a starne fuori, unendoci così alla lotta degli insegnanti precari; lo facciamo con le parole di Monica Palmieri, cittadina del nostro quartiere, donna, insegnante, maestra di pianoforte, in una parola, precaria: “Da quando ho iniziato ad insegnare nelle scuole medie di primo grado come supplente mi confronto quotidianamente con la precarietà, come tanti miei colleghi che condividono la mia stessa sorte; costretti ad aspettare convocazioni di lavoro che non arrivano; a viaggiare da scuola a scuola ogni anno, se va bene, se va male a spostarsi nella stessa mattinata per racimolare qualche ora di lavoro; se va malissimo a restare a casa.
La situazione di attesa, di lavoro ad intermittenza spesso causa ansia e momenti di scarsa fiducia in se stessi e nelle proprie capacità professionali, mettendo in discussione anche la prospettiva di costruirsi una vita più soddisfacente. Il decreto cosiddetto “salva precari” è in realtà un ammazza precari, perché per vari meccanismi interni crea una sorta di doppia modalità d’accesso all’insegnamento nelle suole pubbliche che, praticamente, mette i precari nella condizione di “farsi le scarpe” l’uno con l’altro. Un vero cannibalismo sociale!”

 

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Per chi suona la campanella? La nostra scuola destabilizzata

SPECIALE SCUOLA

Per chi suona la campanella? La nostra scuola destabilizzata

di Andrea Pioppi, insegnante elementare

Ormai da parecchio tempo a questa parte ogni anno scolastico inizia sotto il segno dell’inquietudine e dell’incertezza per le famiglie, per gli alunni e per il  personale della scuola. Le continue modifiche apportate all’organizzazione ed ai curricoli in modo disorganico, spesso in contraddizione le une con le altre, adottate sempre senza un vero confronto con insegnanti e famiglie e senza mai il tempo di verificarne l’efficacia, hanno avuto come effetto la progressiva destabilizzazione della scuola pubblica. …..

SPECIALE SCUOLA

Per chi suona la campanella? La nostra scuola destabilizzata

di Andrea Pioppi, insegnante elementare

Ormai da parecchio tempo a questa parte ogni anno scolastico inizia sotto il segno dell’inquietudine e dell’incertezza per le famiglie, per gli alunni e per il  personale della scuola. Le continue modifiche apportate all’organizzazione ed ai curricoli in modo disorganico, spesso in contraddizione le une con le altre, adottate sempre senza un vero confronto con insegnanti e famiglie e senza mai il tempo di verificarne l’efficacia, hanno avuto come effetto la progressiva destabilizzazione della scuola pubblica.
SPECIALE SCUOLA Per chi suona la campanella? La nostra scuola destabilizzata di Andrea Pioppi, insegnante elementare Ormai da parecchio tempo a questa parte ogni anno scolastico inizia sotto il segno dell’inquietudine e dell’incertezza per le famiglie, per gli alunni e per il personale della scuola. Le continue modifiche apportate all’organizzazione ed ai curricoli in modo disorganico, spesso in contraddizione le une con le altre, adottate sempre senza un vero confronto con insegnanti e famiglie e senza mai il tempo di verificarne l’efficacia, hanno avuto come effetto la progressiva destabilizzazione della scuola pubblica.A maggior ragione questa volta, con l’entrata in vigore della cosiddetta “Riforma Gelmini”, si torna a scuola carichi di un fardello di dubbi e preoccupazioni. Quali saranno le conseguenze sociali del taglio degli organici di insegnanti e personale amministrativo ed ausiliario?

scuola Cesare Battisti

Quali le ricadute sull’organizzazione della scuola e sulla didattica?
Le proteste messe in atto nei giorni scorsi da parte di insegnanti che dopo anni ed anni di insegnamento (spesso anche più di 10…) non si sono visti rinnovare il contratto, rischiando di essere espulsi definitivamente dal mondo della scuola, richiamano l’attenzione sull’entità dei tagli all’occupazione (15.000 quest’anno, altri 30.000 nei prossimi due anni…) e già se ne vedono le prime conseguenze sull’organizzazione della scuola rendendo difficile la stesura di orari che rispettino le esigenze didattiche, costringendo a rinunciare a molti dei progetti di arricchimento dell’offerta formativa, di recupero e di integrazione che avevano reso la scuola più interessante ed adeguata alle esigenze degli alunni.
La parola d’ordine del Ministero, ripresa in molti casi dai dirigenti scolastici, sembra essere una sola: minimizzare, convincere le famiglie che nulla è cambiato, anzi, che grazie ai tagli la scuola sarà meglio di prima!
La realtà però è ben diversa e nel corso dell’anno scolastico ciò diverrà chiaro sia per i ragazzi che hanno bisogno di una particolare attenzione per integrarsi, per recuperare, per socializzare, sia per tutti gli altri che hanno usufruito delle attività laboratoriali, dei percorsi di arricchimento dell’offerta formativa e delle uscite didattiche.
Tutto ciò sarà reso più difficile, se non impossibile, dalla contrazione del tempo-scuola e soprattutto dal fatto che le risorse umane che fino all’anno scorso contribuivano al tempo scuola arricchendo l’offerta didattica saranno impiegate principalmente per tappare i buchi creati dalla mancata erogazione dei fondi necessari alla nomina dei supplenti.
La scelta del governo di ridurre le risorse destinate all’istruzione e alla ricerca è una scelta miope, che guarda solo all’oggi e non al futuro, in controtendenza con quella di tutti i principali paesi industrializzati che si sono resi conto che solo una nuova generazione istruita sia in grado di trovare soluzioni innovative ai problemi che si presentano oggi e che si prospettano per domani.
Per costringere il governo a rivedere le proprie scelte, invertire questa pericolosa tendenza e tornare ad investire sull’istruzione e per non rubare il futuro alle nuove generazioni le famiglie, gli insegnanti e gli studenti hanno una forza contrattuale enorme: costituiscono la grande maggioranza della popolazione. Se unissero le proprie forze e facessero sentire tutti insieme la propria voce rivendicando il diritto dei giovani alla speranza, ad una prospettiva di vita migliore di quella che si prevede attualmente, riuscirebbero davvero a cambiare lo stato di cose esistente.
Il tentativo di chi ci governa è invece quello di dividere mettendo i protagonisti del mondo della scuola gli uni contro gli altri e trovando di volta in volta un nuovo capro espiatorio su cui scaricare la responsabilità di questo stato di cose: “Fannulloni, bamboccioni, ecc.” Quest’anno il suono della campanella che scandisce l’inizio delle lezioni è più cupo, fa pensare al titolo del famoso romanzo di Ernest Hemingway sulla guerra di Spagna.
Ascoltandolo viene da chiedersi: “Per chi suona la campanella?” Per i lavoratori precari della scuola? Per tutti quei bambini e adolescenti che avrebbero bisogno di un po’ di attenzione in più per superare le difficoltà e probabilmente non la otterranno?
Per tutti gli studenti a cui viene rubato il futuro? Per questa nostra povera Italia condotta da una classe dirigente che naviga a vista, il cui sguardo non va al di là del proprio naso? Se vogliamo che quella campanella riprenda ad essere un suono allegro ed accogliente, il segnale d’ingresso in un ambiente attento alle esigenze di tutti e di ciascuno, è cosa che dipende da tutti noi.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Novembre 2009

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