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Autore: Redazione

Mongai: due ottimi “gialli” ambientati alla Garbatella

Mongai: due ottimi “gialli” ambientati alla Garbatella

di Andrea Fannini

Massimo Mongai è uno scrittore, nato e cresciuto alla Garbatella. Meglio, forse è il più geniale autore che questo quartiere abbia mai prodotto. 
Tuttavia, nel quartiere non è noto. Non, almeno, come dovrebbe esserlo. Pensate soltanto che il sottoscritto, per poter finalmente acquistare e leggere uno dei suoi libri, è stato spronato da un sito americano.
Che fa allora Mongai? …..

Mongai: due ottimi “gialli” ambientati alla Garbatella

di Andrea Fannini

Massimo Mongai è uno scrittore, nato e cresciuto alla Garbatella. Meglio, forse è il più geniale autore che questo quartiere abbia mai prodotto. 
Tuttavia, nel quartiere non è noto. Non, almeno, come dovrebbe esserlo. Pensate soltanto che il sottoscritto, per poter finalmente acquistare e leggere uno dei suoi libri, è stato spronato da un sito americano.
Che fa allora Mongai? 
Ci offre su un piatto d’argento la possibilità di avvicinarci a lui, di costruire quel legame, fino ad oggi veramente troppo esile. Infatti, i suoi due ultimi lavori sono proprio storie ambientate alla Garbatella. Soprattutto il primo, “La memoria di Ras Tafari Diredawa” (Edizioni Robin, 2006).
Protagonista un barbone etiope, Ras Tafari appunto, che assiste ad un omicidio (quello di Eurosia, abitante della Garbatella, guarda un po’…). Inizia un viaggio personale che lo porterà prima a recuperare la sua dignità e la memoria, poi a trovare l’assassino. Il tutto (o quasi) ambientato nel nostro quartiere. In un triangolo ideale delimitato dalla Chiesoletta, dalla Villetta e dal ristorante Pout-Pourri. 

Riferimenti fin troppo espliciti ad alcuni simboli del  quartiere. Padre Aldo è in realtà la fotocopia di Padre Guido. Il gestore  del Pout-Pourri, invece è, come nella realtà, Giorgio.
Mongai, a questo punto, è seriamente intenzionato a creare una serie con protagonista il simpatico ed erudito Ras Tafari (era professore universitario nel suo paese d’origine). 
Infatti, è uscito il seguito. Il titolo è “Ras Tafari Diredawa e il fiore reciso. Un assassino alla Fao” (Edizioni Robin, 2007). I protagonisti sono gli stessi del precedente romanzo. Ras Tafari, perfettamente integrato nella comunità della Garbatella (lavora presso il Pout-Pourri e insegna italiano agli extracomunitari alla Villetta), Padre Aldo, l’ispettore Cafuni del Commissariato di polizia, la sora Eulalia, Giorgio … Varia umanità. Nel senso migliore e genuino del termine. 
Mongai adora la Garbatella. Con sano realismo e un pizzico di malinconia ci ricorda, nella splendida introduzione al libro, i rischi che il quartiere corre. L’eccesso di popolarità. 
Che ne fa un fenomeno turistico. E che rischia di trasformare, deformare, l’identità ancora forte e presente del quartiere e della gente che ci abita. Insomma, il senso di appartenenza, di condivisione, di far parte di una comunità di donne e di uomini in cui sono ancora vivi un minimo di solidarietà e di fratellanza. Ci ricorda che di bambini se ne vedono sempre di meno. E anche questo è amaramente vero. Però, poi, Mongai ha la capacità di mettere da parte queste riflessioni, un tantino amare, e di trovare un tocco delicato e positivo di scrittura.
Anche questo secondo libro è un giallo. Si indaga su un omicidio. Fino ad arrivare nell’edificio della Fao. 
L’opposto della Garbatella. Mongai descrive benissimo l’ambiente, sembra di stare su un altro pianeta. Molto meno a misura d’uomo, lavori e ritmi frenetici, si respira nell’aria competizione e carrierismo, continuo ricambio di personale, la flessibilità portata alle estreme conseguenze. Un’altra comunità, con un marcato senso identitario. Quasi una casta. La terrazza del ristorante sarà pure suggestiva, ma si vede che le simpatie di Mongai restano quelle per locali come quello di Giorgio. Per certi versi, positivamente statico. Quasi immutabile. Al di là delle inevitabili considerazioni sulla Garbatella descritta da Mongai, rimane un libro comunque godibilissimo. Più raffinato e strutturato come romanzo di genere del precedente. 
A conferma che Mongai è scrittore eclettico. Ricordiamo, infatti, come sia partito come autore di romanzi di fantascienza, vincendo il prestigioso Premio Urania nel 1997 per “Memorie di un cuoco di astronave”. 
Ora si sta ritagliando il suo giusto posto nella florida e viva produzione giallistica e noir italiana. Anzi, sapendo di andare incontro ai desiderata dell’autore, si può cominciare a parlare di scuola romana del giallo. Un’occasione assolutamente da non perdere per finalmente conoscere questo simpatico, eclettico, dotato, autore della Garbatella. 

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 4 – Luglio 2007

 

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La verità sulla tragica fine di Spartaco Proietti

L’ex confinato comunista della Garbatella morì nel 1945 per una scarica elettrica

La verità sulla tragica fine di Spartaco Proietti

di Giovanni Rivolta

Fu una scarica elettrica a stroncare la vita di Spartaco Proietti, il comunista della Garbatella, ex confinato e perseguitato politico, ma le circostanze che causarono la sua morte sono ben diverse da quelle tramandate oralmente nel quartiere e poi raccontate sul libro “I Ribelli”, pubblicato dall’Associazione Cara Garbatella qualche mese fa.  …..

L’ex confinato comunista della Garbatella morì nel 1945 per una scarica elettrica

La verità sulla tragica fine di Spartaco Proietti

di Giovanni Rivolta

Fu una scarica elettrica a stroncare la vita di Spartaco Proietti, il comunista della Garbatella, ex confinato e perseguitato politico, ma le circostanze che causarono la sua morte sono ben diverse da quelle tramandate oralmente nel quartiere e poi raccontate sul libro “I Ribelli”, pubblicato dall’Associazione Cara Garbatella qualche mese fa.
La verità sulla tragedia che lo colpì è emersa scorrendo le pagine dell’ “Unità” del giugno 1945. “Spartaco, a cui dopo la morte fu intitolata la più importante palestra di pugilato del quartiere, ora sede della Cgil – precisa il giornalista Claudio D’Aguanno dopo aver consultato l’organo del Pci dell’epoca – non fu fulminato nella notte tra il 6 e il 7 novembre del 1943 nel tentativo di issare una bandiera rossa su un traliccio della rete elettrica cittadina, ma cadde il 12 o il 13 giugno del 1945 nel tentativo di isolare un corto circuito che si era creato nella rete dell’illuminazione pubblica vicino a casa sua”.

I fatti sono minuziosamente raccontati dalle pagine del giornale il 14, 15 e 16 giugno sulla cronaca di Roma. L’ex confinato stava rincasando verso le 23 su Via Stanislao Carcereri a pochi passi dalla sua casa al Terzo Albergo in Via Percoto, dove abitava da anni con la mamma, la moglie e una figlia di cinque anni. Si era accorto che i fili elettrici dell’impianto stradale stavano bruciando a causa di un corto circuito. Per evitare ulteriori danni o incidenti alle persone si arrampicò sul palo nel tentativo di tagliare i fili. Ma una violenta scarica lo investì in pieno abbattendolo a terra. Fu immediatamente soccorso da alcuni passanti che cercarono di rianimarlo. 
Trasportato a un ospedale  di Monteverde ( probabilmente il Forlanini) lo raggiunse in fin di vita. La tragica morte del compagno Proietti suscitò una grande commozione nella popolazione della Garbatella. La salma fu posta nella sede del Partito comunista, alla Villetta, dove centinaia di cittadini, compagni e lavoratori sfilarono deponendo mazzi di fiori in suo onore. La domenica la bara fu trasportata a braccia dalla sezione nella chiesetta di Sant’ Eurosia, intorno alla quale erano presenti più di duemila persone, tra le quali le rappresentanze del Partito d’Azione, dei socialisti e dei repubblicani del quartiere e una rappresentanza della sezione Gianicolense del Pci. 
Alla fine della funzione funebre Spartaco Proietti fu commemorato in Piazza Bartolomeo Romano da un compagno Viola della federazione comunista di Roma.
Così finì tragicamente la vita Spartaco Proietti, uno dei primi comunisti della Garbatella, già arrestato nel marzo del 1932 all’osteria delle Tre Rose al Ponticello sull’Ostiense, mentre con Alfredo Di Giovampaolo, operaio del Gas, e Ariosto Gabrielli, comunista di Testaccio, stava ricostruendo una cellula clandestina tra i giovani operai del Gas, gli scalpellini e i falegnami della zona.
Ex confinato e perseguitato dalla polizia politica, Proietti, verniciatore d’automobili abitante al Terzo Albergo, non perse mai la fede e la combattività, anche negli anni più duri della dittatura fascista. Lo ritroveremo nelle file dell’organizzazione militare del Pci durante la resistenza romana. Spartaco, eroico operaio comunista, fu commemorato con tutti gli onori concessi ai partigiani.

 

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Tor Marancia in guardia da più di ottocento anni

Tor Marancia in guardia da più di ottocento anni

Il nome deriva forse da un Amaranthus, antico proprietario della tenuta. Preziosi reperti dalla villa romana dei Numisi. Le torri semaforiche e quelle giurisdizionali della campagna romana. La contrastata costituzione in parco 

di Cosmo Barbato

Sono più di ottocento anni che quella torre fa la guardia sul suo territorio di pertinenza, oggi per una buona fetta faticosamente costituito in parco e in parte urbanizzato. Ci riferiamo alla Tor Marancia, che svetta in cima a una collinetta adiacente all’omonimo viale dirimpettaio della Garbatella. Aveva intorno a sé tre o quattro sorelle minori da tempo scomparse.  …..

Tor Marancia in guardia da più di ottocento anni

Il nome deriva forse da un Amaranthus, antico proprietario della tenuta. Preziosi reperti dalla villa romana dei Numisi. Le torri semaforiche e quelle giurisdizionali della campagna romana. La contrastata costituzione in parco 

di Cosmo Barbato

Sono più di ottocento anni che quella torre fa la guardia sul suo territorio di pertinenza, oggi per una buona fetta faticosamente costituito in parco e in parte urbanizzato. Ci riferiamo alla Tor Marancia, che svetta in cima a una collinetta adiacente all’omonimo viale dirimpettaio della Garbatella. Aveva intorno a sé tre o quattro sorelle minori da tempo scomparse.
Vigilava su una tenuta che si estendeva fino a un paio di secoli fa per 232 ettari. 

Le torri sono una caratteristica della campagna romana, che ne conta alcune centinaia. Hanno origine da quelle costiere che avevano il compito di avvistare tempestivamente le scorrerie saracene, dopo il sacco delle basiliche di San Pietro e di San Paolo avvenuto nell’agosto dell’846. 
Le torri erette all’interno del territorio romano avevano la funzione di ritrasmettere alla città l’eventuale allarme, di notte per mezzo di fuochi e di giorno per mezzo di fumi: erano cioè torri semaforiche. A queste ben presto si affiancarono una pleiade di torri giurisdizionali, la cui funzione precipua era quella di marcare le proprietà terriere della nobiltà romana e degli enti religiosi. La nostra torre – base quadrata di sei metri, altezza 15 – fu eretta nel XIII secolo quasi certamente dai Conti di Tuscolo.

Seguirono vari proprietari: i Tebaldi, i Bottoni, i Leni, l’ospedale del Salvatore (l’odierno San Giovanni). Sotto Nicolò V (1447-1455) la torre subì un restauro, documentato da una lapidina oggi sparita, recante il curioso monogramma di quel papa: PPNV, cioè Papa Nicolò V. Ma i romani interpretarono satiricamente quella sigla, apposta su tutte le opere fatte eseguire da Nicolò V, in Poco Pane Niente Vino, alludendo al suo esasperato fiscalismo.

Resta un mistero l’origine del nome Marancia attribuito alla nostra torre. Si è pensato che possa derivare dal colore rossiccio dei blocchetti di tufo da cui è costituita, idea scartata per preferirne una più improbabile che attribuisce l’appellativo ad un fantomatico liberto di nome Amaranthus, che sarebbe subentrato ai più antichi proprietari della tenuta, la famiglia senatoria dei Numisi, che nel secondo-terzo secolo d.C. possedette in loco una sontuosa villa. 
Sarebbe stata dunque la “tenuta amaranziana” a trasmettere il nome alla torre. Ma sembra strano che possa essersi conservato per tanto tempo, cioè fino al 1200 quando la torre fu eretta, il ricordo dell’ipotetico nome antico della tenuta, trasmesso poi alla torre, la quale del resto nella cartografia antica è indicata come Tor delle Vigne (a meno che con questo nome non si indichi, sempre nella tenuta, un’altra torre crollata di cui restano solo le fondazioni).
Agli inizi del 1800 acquistò la tenuta una nobildonna appassionata di antichità, Marianna di Savoia contessa di Chablais, figlia di Vittorio Amedeo III re di Sardegna, su consiglio dell’archeologo romano Luigi Biondi. Questi sapeva che il territorio posto a destra dell’Ardeatina abbondava di resti archeologici. La tenuta era comunque un buon affare dal punto di vista agricolo e inoltre, data la natura del terreno, utilmente sfruttabile per l’estrazione del tufo e della pozzolana.
Nel 1816 la contessa pose mano a uno scavo intensissimo i cui risultati superarono le attese. Fu localizzata una sontuosa villa di origine tardo-repubblicana ma ampliata in età imperiale, appartenuta in quest’epoca alla famiglia dei Numisi. Dalla villa la contessa ricavò preziosi reperti, in seguito donati ai Musei Vaticani, dove in buona parte sono esposti nella Galleria dei candelabri. 
Altri resti furono rinvenuti e lasciati nell’area dell’attuale Istituto San Michele; una ventina di epigrafi sono tutt’ora murate nel cortile di Palazzo Guglielmi, in Piazza dell’Enciclopedia Treccani, all’Argentina, dimora cittadina della contessa di Chablais. L’ampliamento della cava di pozzolana purtroppo comportò il crollo quasi totale dei resti della villa, le cui parti superstiti sono state rivisitate nel 1990, in previsione di un progetto di urbanizzazione dell’area, per fortuna in seguito non realizzato.
Della tenuta faceva parte anche quello che era stato l’antico praedium Flaviorum, un possedimento della Gente Flavia, la famiglia di Vespasiano e di Domiziano. Qui avvenne la scoperta più clamorosa, l’area sepolcrale che comprende la Catacomba di Domitilla, la più estesa di Roma, con la basilica dei martiri Nèreo e Achìlleo, la memoria di Santa Petronilla, l’ipogeo pagano-cristiano dei Flavi. Lo studio di questa zona così importante cominciò soltanto nel 1854 ad opera del grande archeologo G.B.De Rossi, mentre lo scavo sistematico avvenne più tardi, quando la tenuta fu acquistata dal potente proministro delle armi pontificie mons. Saverio De Mérode, belga, divenuto sotto Pio IX uno dei più grossi proprietari fondiari di Roma. Nel caso della tenuta di Tor Marancia l’opera del De Mérode non fu solo speculativa: sta di fatto che il suo intervento contribuì ad acquisire e tramandare un vasto patrimonio culturale, artistico e storico. 
La tenuta di Tor Marancia può ancora rivelare sorprese. Una potrebbe essere un ipogeo celato nell’ambito del Liceo di Via delle Sette Chiese 259. Negli anni ’70, allorché si gettavano le fondazioni dell’edificio, fu scoperto un ampio sepolcreto a colombario. Ci fu un tempestivo intervento del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, il quale si  limitò a costatare che si trattava di sepolture pagane non rientranti nelle sue competenze. Ci si limitò a spostare leggermente la collocazione dell’edificio, fu creata una botola per accedere all’ipogeo, furono messi i lucchetti e da quel tempo il sepolcreto è rimasto inesplorato, né risulta registrato alla Soprintendenza.
Per concludere, non si può non ricordare Shangai, la malsana borgata di baracche che si era formata a partire dagli anni Trenta in una zona depressa e paludosa della tenuta di Tor Marancia, un vero inferno di poveri diseredati, assediati dalle continue esondazioni del Fosso di Tor Carbone che l’attraversa. La zona fu bonificata nel corso degli anni ’50 del secolo scorso. Al suo posto furono costruiti edifici, alcuni dei quali nel tempo hanno rivelato gravi problemi di stabilità perché insufficientemente fondati su un terreno alluvionale molle e non consolidato.

 

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Dibattito alla “Villetta”: Una chiesa “altra” è possibile?

Dibattito alla “Villetta”: Una chiesa “altra” è possibile?

di Lorena Guidaldi

In una “Villetta” affollata si è tenuto martedi 22 maggio il terzo incontro sul tema della laicità, promosso come sempre dall’Associazione culturale “Altrevie” in collaborazione con “Cara Garbatella”. Al dibattito erano invitati Giovanni Franzoni della Comunità di base di San Paolo, Raniero La Valle giornalista ed intellettuale,
Marcello Vigli, del Gruppo di Controinformazione ecclesiale. 
Titolo del nuovo appuntamento: “Una Chiesa ‘altra’ è possibile?”. 
Dopo una breve introduzione del coordinatore Claudio Bocci, la parola è …..

Dibattito alla “Villetta”: Una chiesa “altra” è possibile?

di Lorena Guidaldi

In una “Villetta” affollata si è tenuto martedi 22 maggio il terzo incontro sul tema della laicità, promosso come sempre dall’Associazione culturale “Altrevie” in collaborazione con “Cara Garbatella”. Al dibattito erano invitati Giovanni Franzoni della Comunità di base di San Paolo, Raniero La Valle giornalista ed intellettuale,
Marcello Vigli, del Gruppo di Controinformazione ecclesiale. 
Titolo del nuovo appuntamento: “Una Chiesa ‘altra’ è possibile?”. 

Dopo una breve introduzione del coordinatore Claudio Bocci, la parola è passata a Raniero La Valle il quale ha evidenziato come, dopo il Concilio Vaticano II, con cui si voleva dare una significativa apertura della Chiesa, in realtà si è avuto l’effetto contrario. La Chiesa di Papa Giovanni XXIII poteva essere “altra”, in alternativa, forse, a quella di Pio XII il quale affermava l’esistenza di una società degli eletti (la Chiesa, appunto), in contrapposizione al resto del mondo, destinato a perire. L’istituzione gerarchica ben attenta a non stare con la gente, chiusa, in rotta con tutto e tutti.

Papa Roncalli con il Concilio rimette in discussione tutto questo, sente la necessità di una Chiesa aperta e “moderna”, che non condanni a priori tutto ciò che è umano e al termine dei lavori Papa Paolo VI chiude con la certezza che Dio ha incontrato l’Uomo e la Chiesa si è finalmente riconciliata con il mondo.
Ma La Valle si chiede: cosa resta dopo quaranta anni? Forse poco, ma quel poco è stato necessario. Una Chiesa che non avesse sanato il suo conflitto con il mondo oggi dove sarebbe? In una posizione così al di sopra di tutto da poter immaginare l’inimmaginabile, un mondo a parte invece di una parte di mondo, l’umanità e la divinità strettamente legate. Se la Chiesa non fa questo perde e se perde si mette al posto di Dio e allora ci priva di Dio e invece deve raccontare e ascoltare, questa è la vera evangelizzazione.
La parola è poi passata a Marcello Vigli il quale esorta a guardarsi intorno per scoprire la compresenza di varie Chiese: si va da Don Ciotti a Mastella, da Don Di Liegro a Padre Pio e quindi una Chiesa “altra” è possibile. Vigli esorta a vivere una fede fuori dalla religione perché solo in questo modo si può realizzare una fede autenticamente laica. Il rapporto con Dio si risolve fuori dalle ideologie, dai pregiudizi e dai presupposti, in un contesto dove gli altri si accettano perché sono con noi parte della dimensione umana. Allora recupera la figura del credente che assume si di sé la responsabilità dell’evangelizzazione. 
E’ seguito poi l’intervento di Giovanni Franzoni il quale si chiede se c’è mai stata la “Chiesa di Cristo”. Subito dopo la morte di Gesù si sono formate delle Chiese ma quale era la vera? Nel Vangelo di Giovanni si evidenzia come il popolo seguisse Gesù ma non lo capisse realmente, era più attratto dai suoi miracoli che dalle sue parole; soltanto quando morì la gente finalmente cominciò ad avere fede, a credere senza chiedere niente in cambio. Gesù ci ha lasciato questa fede nella quale costruire la Chiesa. 
E’ seguito quindi un dibattito con varie domande da parte del numeroso pubblico presente e Raniero La Valle ha tratto poi le conclusioni su questo tema che continua a interessare enormemente: la questione della laicità non si pone se si ipotizza l’assenza di Dio e la religione come una costruzione; ma se si ipotizza il contrario deve esserci una forte rispondenza umana, per i credenti c’è Dio ovunque. 
Il problema è che la Chiesa si comporta come se Dio non ci fosse, si occupa di tutto e decide su tutto. Nel nome di Dio si fanno cose orrende, guerre, ingiustizie e distruzioni; gli uomini da soli non farebbero quello che fanno se non si investissero dell’autorità di Dio.
Fin qui la cronaca. Adesso una precisazione d’obbligo. Gli incontri sulla laicità sono stati organizzati esclusivamente da “Altrevie” e “Cara Garbatella”, due associazioni culturali che operano nel quartiere non legate ad alcun partito politico. Non c’è alcun tentativo da parte del nascente Partito Democratico di guadagnarsi una parte maggiore di “Villetta” promovendo “strani convegni” come qualcuno male informato ha scritto su un quotidiano romano (leggi Claudio Marincola del “Messaggero”). “Cara Garbatella” e “Altrevie” deplorano ogni strumentalizzazione politica o pseudogiornalistica e invitano chiunque a verificare le informazioni prima di renderle ufficiali.Se poi qualcuno a livello personale ha anche una storia politica alle spalle e soffre di questo momento particolare, ci sembra veramente puerile ridurre tutto a storie di divisioni di tavoli e sedie. La politica alla “Villetta” è una cosa seria. Ma questa è un’altra storia.

 

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Premiazione dei bambini dell’Alonzi e della Battisti

Premiazione dei bambini dell’Alonzi e della Battisti

Sei studenti e ventiquattro classi delle scuole elementari Cesare Battisti ed Alonzi. 
Sono questi i numeri della premiazione del progetto “Siamo Gatti a scuola andiamo da soli” che si è svolta martedì 29 maggio presso la palestra della scuola elementare Cesare Battisti, in Piazza Damiano Sauli. Classi e bambini sono stati premiati per il lavoro svolto durante l’anno, che ha dato alla luce più di 200 disegni inerenti il progetto “Siamo Gatti a scuola andiamo da soli”. Progetto nato dall’idea di uno psicologo del CNR, il prof. Tonucci,  …..

Premiazione dei bambini dell’Alonzi e della Battisti

Sei studenti e ventiquattro classi delle scuole elementari Cesare Battisti ed Alonzi. 

Sono questi i numeri della premiazione del progetto “Siamo Gatti a scuola andiamo da soli” che si è svolta martedì 29 maggio presso la palestra della scuola elementare Cesare Battisti, in Piazza Damiano Sauli. Classi e bambini sono stati premiati per il lavoro svolto durante l’anno, che ha dato alla luce più di 200 disegni inerenti il progetto “Siamo Gatti a scuola andiamo da soli”. Progetto nato dall’idea di uno psicologo del CNR, il prof. Tonucci, e che è stato sviluppato in parte del quartiere Garbatella dai maestri Giovanni Impegnoso e Andrea Pioppi, nonché dai consiglieri municipali Antonio Bertolini e Federico Raccio.

Com’è noto, “Siamo Gatti” coinvolge dal 2006 i bambini della scuola C. Battisti prima ed Alonzi, poi, che hanno iniziato ad andare a scuola da soli seguendo un percorso protetto contrassegnato da strisce pedonali bianche e rosse e da impronte feline verniciate lungo i marciapiedi. Il tragitto, inoltre, viene controllato dall’occhio vigile della polizia municipale e dei “nonni” del Centro Anziani di Via Pullino che volontariamente aiutano i giovani studenti ad attraversare le strade del percorso. In questo modo si è voluto che i bambini acquistassero maggiore fiducia in se stessi, imparando ad essere più autonomi. 
Nello stesso tempo, si è voluto che gli scolari – e i loro genitori – fossero difensori della cultura del rispetto dell’ambiente, degli altri e dell’educazione stradale. 
Queste sono state le tematiche affrontate dai bambini nei loro lavori, premiati alla presenza del Consigliere regionale Enzo Foschi, dei consiglieri dell’XI Municipio Paola Angelucci, Antonio Bartolini e Federico Raccio, degli insegnanti del 45° Circolo didattico e dei genitori. Durante la giornata i bambini si sono distinti anche per un’altra azione: hanno consegnato all’associazione Agape onlus dei fondi raccolti nell’arco dell’anno per l’iniziativa “Un pozzo in Tanzania”. E bravi i bambini dell’Alonzi e della Battisti! (F.V.)

 

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Sul Palladium una targa per il partigiano Bartolini

Sul Palladium una targa per il partigiano Bartolini

“Da lunedì 4 giugno, anniversario della liberazione di Roma dall’occupazione tedesca, sulla facciata del Teatro Palladium, in Piazza Bartolomeo Romano, è affissa una targa che ricorda Franco Bartolini, una bella figura di antifascista e di partigiano che abitò nel Lotto 12, appunto l’edificio che ospita il teatro. 
Dal tetto allora apribile di quella sala, che si chiamava a quei tempi Cinema Teatro Garbatella, fece piovere un giorno un pacco di volantini inneggianti alla resistenza al nazi-fascismo. Quell’azione fu vistosa ma solo una delle minori che Bartolini condusse con i Gap e con Bandiera Rossa, …..

Sul Palladium una targa per il partigiano Bartolini

“Da lunedì 4 giugno, anniversario della liberazione di Roma dall’occupazione tedesca, sulla facciata del Teatro Palladium, in Piazza Bartolomeo Romano, è affissa una targa che ricorda Franco Bartolini, una bella figura di antifascista e di partigiano che abitò nel Lotto 12, appunto l’edificio che ospita il teatro. 
Dal tetto allora apribile di quella sala, che si chiamava a quei tempi Cinema Teatro Garbatella, fece piovere un giorno un pacco di volantini inneggianti alla resistenza al nazi-fascismo. Quell’azione fu vistosa ma solo una delle minori che Bartolini condusse con i Gap e con Bandiera Rossa, la formazione che si differenziava da quelle ortodosse del Partito comunista. Dopo la guerra entrò nel Pci, nel ’48 fu processato e condannato per i tumulti seguiti all’attentato a Togliatti, nel ’70 uscì dal partito, rivendicando la sua origine in Bandiera Rossa. Morì nel 1998.

All’inaugurazione della targa era presente un folla di persone. Il presidente del Municipio, Andrea Catarci, ha pronunciato delle parole commosse. Sono intervenuti poi il figlio di Bartolini mentre due sue nipoti hanno concluso la manifestazione leggendo alcune appassionate poesie del nonno (una, intitolata Libertà, è incisa nella targa del Palladium).

 

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Luci e ombre nel restauro di Via delle Sette Chiese

Luci e ombre nel restauro di Via delle Sette Chiese

di Cosmo Barbato

Chi può dubitare dell’opportunità di rivalutare il tracciato della storica antica Via delle Sette Chiese, un luogo della memoria così importante? Essa rappresentava, in epoca romana, una tangenziale di collegamento extaurbano di importanti strade dirette verso la città (Tevere, Ostiense, Laurentina, Ardeatina e Appia).  …..

Luci e ombre nel restauro di Via delle Sette Chiese

di Cosmo Barbato

Chi può dubitare dell’opportunità di rivalutare il tracciato della storica antica Via delle Sette Chiese, un luogo della memoria così importante? Essa rappresentava, in epoca romana, una tangenziale di collegamento extaurbano di importanti strade dirette verso la città (Tevere, Ostiense, Laurentina, Ardeatina e Appia).

Ha  rappresentato poi per secoli il percorso dei pellegrini in visita ai cimiteri cristiani che si dipanano nel suo sottosuolo e dalla seconda metà del ‘500 ha costituito parte del tragitto inaugurato da San Filippo Neri per la visita penitenziale del giovedì grasso alle sette maggiori basiliche romane.
Ai giorni nostri, cioè dal 1920, ha rappresentato l’asse portante del nuovo quartiere della Garbatella: peccato però che dopo pochi lustri un’urbanistica raffazzonata abbia distolto l’interesse dalla nostra via, spezzettata in tratti con sensi di marcia divergenti tra loro, rotta da piazze poste fuori asse (Largo delle Sette Chiese, Piazza Sant’Eurosia), troncata dalla Cristoforo Colombo, senza che fosse stato posto in opera alcun accorgimento architettonico che ne indicasse l’unità.
Era dunque opportuno che si ponesse mano a una sua rivalutazione, cercando di salvare il salvabile, anche se si sapeva che non sarebbe stato possibile ricreare un percorso omogeneo e unitario. Si cominciò qualche anno fa, includendo nel bel parco di San Filippo Neri il tratto che va da Piazza Sant’Eurosia a Piazza Oderico da Pordenone.
Qui, per la verità, la via poco si distingue dal contesto perché si confonde col parco: ma non si poteva fare di più. Poi, nel 2006, giusto un anno fa, si pose mano al tratto tra Largo delle Sette Chiese e Via Guglielmotti: percorso pedonale in sampietrini, affiancato da aiuole.
Bello il progetto. Ma poi, come tante cose che si realizzano a Roma, non si riesce a completare l’opera. Ci sono stati i ritardi dell’Acea per impiantare la nuova bella illuminazione; a oggi latita il servizio giardini che dovrebbe sistemare le aiuole che affiancano il percorso, le quali attualmente si presentano come delle vasche quadrangolari piene di fango o di polvere (a proposito, chi si occuperà poi della manutenzione?

Il  verde richiede innaffiature e tosature continue); manca soprattutto la segnaletica che indichi che la zona è riservata ai pedoni, col bel risultato che il percorso pedonale si è già trasformato in un parcheggio di auto.
Quando si comincia male è difficile in seguito correggere le cattive abitudini. Ristrutturazione di Piazza Sant’Eurosia. Il progetto va inquadrato nella utile revisione dei sensi di marcia per le auto in tutta quella zona. Ciò premesso, resta incomprensibile la prevalente destinazione ad uso pedonale di quello spazio, se si considera che la piazza è contigua al vasto parco di San Filippo Neri, dove è agevolmente possibile svolgere varie attività di incontro.
Almeno  un lato della piazza, quello che confina con il Lotto 24, poteva essere destinato a parcheggio, considerando che in tutte le zone limitrofe non si riesce più a trovare un posto per fermare l’auto.
Bella la sistemazione del tratto che va da Piazza Sant’Eurosia a Largo delle Sette Chiese con il parcheggio a pettine su un solo lato della strada, un’ ottima illuminazione, un marciapiede alberato sull’altro lato della via.
Non si capisce però che senso abbia la collocazione su questo marciapiede di tante miniaiuole strette e lunghe che, oltre a richiedere una futura manutenzione di difficile attuazione, rappresentano anche un intralcio per il movimento dei pedoni.
Molte polemiche sta suscitando la risistemazione del Largo delle Sette Chiese, dove è previsto un notevole ampliamento degli spazi pedonali.
Tra i motivi delle polemiche, il progettato spostamento del monumento alla Resistenza dello scultore Cesare Esposito, un’opera moderna in acciaio inossidabile e cemento inaugurata nel 1974, vincitrice di un concorso – sottolinea l’autore – nella cui giuria c’erano personaggi del livello di Paola Della Pergola e Carlo Pietrangeli. E’ risultato che il monumento non possa essere rimosso senza che si danneggi in modo irreparabile.
Quindi, il progetto della piazza è da rivedere, salvaguardando la centralità del monumento.
Infine, la rivisitazione di Largo Bompiani, col suo giardinetto centrale e con un altro monumento dedicato nel 1977 alla Resistenza “dal comitato unitario del quartiere Ardeatino”, come si legge in un’epigrafe.
Ne risulta una bella sistemazione come luogo di sosta per i pedoni, una piccola oasi pur in uno spazio congestionato dal traffico veicolare.
C’è solo da augurarsi che l’utilizzo di materiali abbastanza delicati regga ai vandalismi purtroppo tanto diffusi.
Per completare il lavoro, occorre che la Soprintendenza ponga mano al restauro del monumento, un’opera in rame battuto dello scultore G. Tamburrino.
Altri tratti della Via delle Sette Chiese aspettano interventi di restauro, come per esempio quello che si confonde con la Piazza dei Navigatori, che è destinato a subire profonde manomissioni in ordine alla creazione di infrastrutture imposte dall’intenso traffico proveniente dalla Via Ardeatina; oppure, più modestamente, come quello che va da Piazza Oderico da Pordenone al taglio della Colombo, ridotto a un vicoletto e in parte a una discarica, benché acceda a una importante istituzione culturale, la Libera Università San Pio V.

 

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Chiusura della Biblioteca Ostiense

Chiusura della Biblioteca Ostiense

La sede coinvolta nei lavori agli ex Mercati Generali. Si richiede una soluzione alternativa provvisoria

Nel nostro Municipio l’unica biblioteca comunale presente, la Biblioteca Ostiense, del circuito dell’Istituzione Biblioteche del Comune di Roma, è chiusa dallo scorso due aprile a causa dell’inizio dei lavori di riqualificazione dell’intera area degli ex Mercati Generali in parte dei quali la Biblioteca aveva la propria sede. Essendo la Biblioteca un centro culturale molto frequentato, è stata promossa una petizione che ha raccolto …..

Chiusura della Biblioteca Ostiense

La sede coinvolta nei lavori agli ex Mercati Generali. Si richiede una soluzione alternativa provvisoria

Nel nostro Municipio l’unica biblioteca comunale presente, la Biblioteca Ostiense, del circuito dell’Istituzione Biblioteche del Comune di Roma, è chiusa dallo scorso due aprile a causa dell’inizio dei lavori di riqualificazione dell’intera area degli ex Mercati Generali in parte dei quali la Biblioteca aveva la propria sede. Essendo la Biblioteca un centro culturale molto frequentato, è stata promossa una petizione che ha raccolto ottocento firme nella quale si sostiene fermamente la volontà della cittadinanza e dell’Amministrazione municipale di non essere privati di tali servizio per tutta la durata dei lavori che si prevede molto lunga.
Il Municipio Roma XI ha già compiuto importanti passi per evitare l’interruzione di un servizio pubblico così importante cercando soluzioni alternative e sollecitando l’Amministrazione Comunale alla risoluzione del problema.
In un incontro promosso dall’Assessore alle Politiche culturali e dalla Commissione cultura del Comune con i rappresentanti istituzionali di tutti i Municipi della città, la Presidente della Commissione cultura del nostro Municipio, consigliera Paola Angelucci, ha colto l’occasione per denunciare ulteriormente la gravità della “sparizione” della Biblioteca Ostiense e chiesto la soluzione del problema.
“Consideriamo che – ci ha detto la presidente Angelucci – il Municipio XI vede la presenza sul proprio territorio di tutte le scuole di ogni ordine e grado, compresa l’Università Roma Tre i cui studenti sono tra i maggiori fruitori della Biblioteca e che parte integrante del Piano dell’offerta formativa di molte scuole primarie e medie inferiori ha progetti didattici ormai irrinunciabili per bambini ed insegnanti legati alla Biblioteca Comunale.
In un Municipio attento e veramente partecipato – continua la consigliera – si deve porre ai primi posti l’obiettivo di aumentare la partecipazione alla cultura come strumento per crescere, per crearsi un pensiero critico, senso civico e forme stabili di partecipazione.
E’ perciò inconcepibile privare il nostro territorio dell’unica biblioteca comunale laddove, invece, il servizio andrebbe potenziato con l’apertura di una nuova biblioteca dall’altro lato della Colombo”. Nel mese di maggio è iniziato il trasferimento di moltissimo materiale della nostra biblioteca alla Biblioteca Marconi , lo stoccaggio di migliaia di volumi in un deposito. Altri beni strumentali sono in via di destinazione ad altre biblioteche.
Vorremmo essere sicuri che, nel progetto finale di riqualificazione dell’area degli ex Mercati Generali, ci sarà realmente uno spazio deputato per la Biblioteca Ostiense. Per avere risposte certe e risolutive la Commissione Cultura del Municipio ha presentato una Proposta di risoluzione che dà mandato al Presidente e agli Assessori competenti di verificare ufficialmente il previsto rientro della Biblioteca Ostiense nella sua sede storica al termine dei lavori e di porre in essere tutte le azioni politiche ed amministrative per trovare, in tempi brevi, una soluzione anche provvisoria al problema, affinché sia garantito alle cittadine ed ai cittadini del Municipio XI il diritto alla cultura libera, pubblica e gratuita anche attraverso la possibilità di fruire della propria biblioteca comunale. (G.P.)


 

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Gli studi internazionali preparano i progetti per la gara del 10 ottobre

Gli studi internazionali preparano i progetti per la gara del 10 ottobre

Campidoglio 2: i grandi architetti al lavoro

di Eraldo Saccinto

La nuova sede degli uffici comunali, ha detto il Sindaco Veltroni, dovrà essere pronta entro il 2011. Per questo gli studi degli architetti, tutti nomi di risonanza mondiale, che hanno superato la prima fase del concorso per partecipare alla fase di realizzazione del complesso denominato Campidoglio 2, sono già all’opera ed hanno nel carniere una gran messe di idee e di progetti. In questo clima di vitalità lavorativa si è svolto il 24 …..

Gli studi internazionali preparano i progetti per la gara del 10 ottobre

Campidoglio 2: i grandi architetti al lavoro

di Eraldo Saccinto

La nuova sede degli uffici comunali, ha detto il Sindaco Veltroni, dovrà essere pronta entro il 2011. Per questo gli studi degli architetti, tutti nomi di risonanza mondiale, che hanno superato la prima fase del concorso per partecipare alla fase di realizzazione del complesso denominato Campidoglio 2, sono già all’opera ed hanno nel carniere una gran messe di idee e di progetti. In questo clima di vitalità lavorativa si è svolto il 24 maggio, alla presenza del Sindaco e dell’Assessore Minelli, il sopralluogo ispettivo nell’ex Manifattura dei

Campidoglio 2Tabacchi.
La sfida di riprogettare queste aree appartenenti all’archeologia industriale dell’area Ostiense è veramente affascinante. La gara per la realizzazione del complesso edilizio, che sarà il contenitore della nuova “casa dei cittadini”, vede a questo punto la presenza di sedici prestigiosi gruppi di progettazione, selezionati dal lotto degli oltre quaranta concorrenti iniziali. Fanno parte della compagnia gruppi come quello di Sartogo e Purini, Steven Holl, Gregotti, Rudy Ricciotti e Anselmi. Gli studi avranno quindi tempo sino al 10 di ottobre per presentare i progetti che saranno aggiudicati entro il 10 dicembre.
Entro il mese di luglio del 2008 sarà definito il bando d’appalto che prevede un investimento preventivato in circa 250 milioni di Euro. Dal confronto con gli assessorati competenti, i progettisti hanno avuto via libera per demolire e ricostruire, anche se l’indicazione è stata quella di tenere conto dell’esistente.
Un discorso a parte merita la ciminiera dell’ex Manifattura che, se da un lato diventerà il simbolo del Campidoglio 2, dall’altro correrà il rischio di essere offuscata dal previsto albergo a 10 piani commissionato all’architetto Fuksas, che sorgerà nell’area antistante. La vera prova d’esame di questa impresa saranno però non tanto i tempi della realizzazione manuale ma quelli burocratici, i tempi cioè di approvazione dei piani e le eventuali variazioni in corso d’opera. E’ prevista al massimo qualche variante, anche se presupposti necessari per la messa in cantiere sono, secondo tutti i partecipanti, la realizzazione del ponte sulla ferrovia e una connessione diretta tra la Circonvallazione Ostiense e la Cristoforo Colombo.
Un altro problema che dovranno porsi gli architetti sarà quello legato al piano del traffico, vista l’altissima frequentazione automobilistica dell’area. Questi sono solo i primi nodi che dovranno essere sciolti. Più in là nel tempo qualcuno dovrà pur pensare ad effettuare qualche indagine archeologica, visto che l’ultima volta che è stata smossa la terra da queste parti abbiamo ritrovato un ponte medievale, quello di Piazza Biffi. Ed una prospezione geologica ?
Ve lo ricordate che sotto la Circonvallazione Ostiense scorre un fiume?

 

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Padre Guido: comprendere perché le bombe del 1944

La Lettera

Padre Guido: comprendere perché le bombe del 1944

La cronaca (da noi pubblicata nel numero scorso col titolo “Tutta le verità sui bombardamenti americani del marzo 1944, firmata da Gianni Rivolta), desunta dai minuziosi verbali redatti dagli stati maggiori alleati, ha provocato un apprezzato intervento di padre Guido Chiaravalli, decano della Congregazione di San Filippo Neri, che ospitiamo volentieri come testimonianza e come contributo alla comprensione di quei drammatici fatti di 63 anni fa

Gentile Direttore, mi riferisco all’articolo “Tutta la verità” sui bombardamenti americani …..

Padre Guido: comprendere perché le bombe del 1944

La cronaca (da noi pubblicata nel numero scorso col titolo “Tutta le verità sui bombardamenti americani del marzo 1944, firmata da Gianni Rivolta), desunta dai minuziosi verbali redatti dagli stati maggiori alleati, ha provocato un apprezzato intervento di padre Guido Chiaravalli, decano della Congregazione di San Filippo Neri, che ospitiamo volentieri come testimonianza e come contributo alla comprensione di quei drammatici fatti di 63 anni fa

Gentile Direttore, mi riferisco all’articolo “Tutta la verità” sui bombardamenti americani sul quartiere nel marzo ’44. Francamente a me sembra solo un aspetto della verità ed erigerlo a tutta la verità può determinare in chi non ha vissuto quei tempi una visione non esatta di quei fatti.
Impossibilitati a superare lo sbarramento tedesco a Cassino, gli Alleati tentarono di sbarcare ad Anzio (che si prestava come luogo di attracco) a 50 chilometri da Roma, alle spalle dei tedeschi.
Furono mesi di combattimenti durissimi in cui morirono tanti giovani. I cimiteri di Nettuno, Anzio, Pomezia con l’esercito di croci nell’erba verde parlano da sé.
In particolare gli americani del generale Clark, che poi conquistò Roma, vi persero 19.000 giovani soldati.
Che in quella tragedia si tentasse di distruggere i nodi ferroviari dell’Ostiense e del Tiburtino, alle spalle del fronte, aveva tutta una logica di guerra. I tedeschi avevano pochissima benzina ma molto carbone e nel far affluire i rifornimenti privilegiavano il trasporto ferroviario.
E la gente capiva la logica di quei bombardamenti. Chi scrive era a Milano nell’agosto del ’43 quando quattro pesanti bombardamenti distrussero il 60% del centro cittadino.
In quell’occasione non udii mai una imprecazione contro chi bombardava ma solo contro quel criminale che aveva scatenato la guerra e con quell’incosciente che vi si era associato. Il “terrore che viene dal cielo” era preceduto dal “terrore che viene da terra” dalle Fosse Ardeatine.
Non sembra giusto visualizzare  solo un aspetto di quelle bombe, ignorando l’altra di quei giovani che morivano lontani da casa per una idealità di difesa dall’assassinio della libertà europea.
Del resto parlano da sé le fotografie scattate, appena un paio di mesi dopo, di come i romani accolsero i carri armati americani.

P. Guido Chiaravalli


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Il Cto è morto, viva il Cto

Il Cto è morto, viva il Cto

di Massimo Marletti

Le vicissitudini dell’ospedale di Via di San Nemesio, dall’iniziale alta specializzazione nell’ortopedia  al disastro della Giunta Storace. Ora due anni di immobilismo. Pronto soccorso sì o no? Attrezzature sotto-utilizzate. Otto mesi per una mammografia o una risonanza.

C’era una volta il Cto. …..

Il Cto è morto, viva il Cto

di Massimo Marletti

Le vicissitudini dell’ospedale di Via di San Nemesio, dall’iniziale alta specializzazione nell’ortopedia  al disastro della Giunta Storace. Ora due anni di immobilismo. Pronto soccorso sì o no? Attrezzature sotto-utilizzate. Otto mesi per una mammografia o una risonanza.

C’era una volta il Cto.
Inaugurato nel 1957, fiore all’occhiello dell’Inail, era uno dei centri di ortopedia e traumatologia che l’Istituto contro gli infortuni sul lavoro aveva, tra i tanti sparsi un pò dovunque sul territorio nazionale. “Un modello avanzato di presidio altamente specialistico,
punto di riferimento per la patologia traumatologica per tutta la città di Roma”, per usare termini di questi giorni.
Erano gli anni della grande ortopedia, dei Rampoldi, dei Manetta, tanto per citare i primi nomi che ci vengono in mente. Chi alla Garbatella non lo conosceva?
Parlare di quel palazzone era un po’ come parlare dell’oratorio della chiesoletta o del Pincetto o del cinema Garbatella. Insomma, un pezzo di quartiere. E non è poca cosa.

presepe meccanico a Santa GallaEra bello, a quel tempo, l’ospedale.
Completamente immerso nel verde, aveva una cappella per il culto (nella passata gestione di centrodestra qualcuno la voleva spostare per un nuovo gruppo operatorio), una sala conferenza da 300 posti, un solarium per i pazienti ed al piano quinto una biblioteca, una sala cinematografica da 150 posti, dove tutti i giovedì un nostro operatore tecnico proiettava film per i ricoverati e i loro parenti.
Ed ancora. Ampi spazi in ogni corsia per i visitatori, con sale per vedere la tv, un barbiere con tanto di bottega, tre campi di bocce, ed uno … Stabularium. Ci raccontavano i dipendenti più anziani che negli anni Sessanta, in pieno regime democristiano, essendo questo servizio un corpo separato dall’ospedale, la direzione lo utilizzasse come luogo cui assegnare un po’ di “teste calde”, specialmente se sindacalisti e comunisti.
Altro che sanità dei paesi scandinavi.
Noi la nostra Svezia, cinquanta anni fa, l’avevamo già qui, in via di San Nemesio 21. Era proprio un ospedale a misura d’uomo.
Ma è tra la fine degli anni settanta, fino agli anni novanta, che il Cto, pur mantenendo questo forte connotato specialistico, ha il suo momento di maggiore vivacità, adattandosi, con una serie di trasformazioni, alle esigenze territoriali di zona e del sistema regionale di emergenza. Sono gli anni della neurochirurgia del prof. Chiappetta, dell’urologia di Pansadoro, dell’oculistica di Stirpe, della Chirurgia di Thau e via fino all’Unit spinale unipolare e all’istituzione della Gamma Unit.
Sono gli anni successivi alla Riforma sanitaria, della partecipazione attiva sulle scelte della salute, dei grandi direttori sanitari che vivono questa realtà, coniugando l’antica specificità con le nuove discipline.
Tutto questo fino al compianto Andrea Alesini. Poi la parabola discendente fino ai giorni nostri: Carnevali, Ricciotti, il Centrosinistra perde le elezioni.
Cinque anni di Giunta Storace. Il saccheggio di Bultrini, Vaia e Celotto. Una intera dirigenza in galera dopo un furto di decine di milioni di euro che ancora paghiamo e che pesano sull’attuale gestione in maniera pesante. Il calo dei servizi e delle prestazioni. Nel 2005 il Centrosinistra vince le elezioni. Si insedia la direzione voluta dalla nuova Giunta.
Ci si aspetta il rilancio, la discontinuità con il passato.
Una gestione di lacrime e sangue.
Una gestione che non ti aspetti. Una specie di “fuoco amico”. Un Atto aziendale di qualche giorno fa (documento di Programma territoriale della sanità per i prossimi tre anni) deludente. Conferenza dei servizi, Partecipazione, Concertazione ….. Solo ricordi. Taglio dei posti letto, 89 per il Cto, che scende sotto i 200, a tutto vantaggio del privato tra cui fa la sua prima apparizione la corazzata del Campus Biomedico. Taglio delle risorse, con un’alternativa a livello territoriale che non c’è …. Vedi i Distretti.
E non solo. Il rilancio della traumatologia impone scelte e sacrifici, primo fra tutti il pronto soccorso del Cto. Una prima bozza prevede la completa chiusura di tutto il servizio.
In pratica, qualcuno pensa di trasformare questo ospedale in un moderno clinicone, dove una comoda accettazione gestisce e seleziona il flusso delle entrate e delle uscite, senza dirci con quali criteri. Le proteste della popolazione, delle associazioni, del Municipio 11, dei sindacati dei pensionati, della Sezione Garbatella dei Ds, fanno fare marcia indietro all’amministrazione, che ci ripensa. Comincia la tarantella delle posizioni.
Rimane il pronto soccorso ortopedico, chiude solo quello medico.
Anzi per il pronto soccorso medico vi garantiamo 12 ore di copertura, con medici non ospedalieri. Anzi, siccome siamo bravi, le ore di copertura salgono a 24 con medici ospedalieri, però … solo per i casi meno gravi, quindi fuori dal circuito del 118 (quali percorsi per l’utenza?
Quali rischi per il paziente? Quale sicurezza per gli operatori? A chi la responsabilità in capo della organizzazione?).
E per essere più convincente giù dati di accesso che dimostrerebbero la poca rilevanza del pronto soccorso medico nel complessivo delle prestazioni per cui c’è o non c’è è lo stesso. Peccato che tutti i dati sono visibilmente sballati! Nel frattempo, via alle ristrutturazioni con una pioggia di soldi, 24 milioni di euro per il Cto, con dentro stranezze, come il mantenere il reparto di Unità spinale unipolare al quarto piano anziché portarlo a livello terra, come logica vorrebbe.
E così, mentre qualcuno esalta il ruolo innovativo della politica aziendale, la realtà che è di fronte ad utenti e lavoratori, è ben diversa. Questa realtà è frutto di altri due anni di immobilismo da parte della nuova direzione, che si aggiungono alla devastazione dei cinque anni precedenti della Giunta Storace.
Sono i reparti che rischiano di non esserci più, primo fra tutti l’urologia. Sono le liste di attesa che si allungano. Otto mesi per una risonanza, un anno eco addome, otto mesi per una mammografia.
Gli interventi operatori che precipitano in caduta libera frutto di mala organizzazione, di scarso coraggio e di una direzione sanitaria inesistente. Sono i livelli di assistenza che calano, il personale che manca, i reparti che scoppiano, specialmente in estate.
Ed ancora. La risonanza magnetica che lavora a quattro esami al giorno ed il pomeriggio è chiusa, come chiusa nel pomeriggio, o poco frequentata rispetto alle potenzialità che avrebbe, rimane la piscina del reparto di riabilitazione o molte delle attività dell’ospedale che potrebbero essere svolte nelle ore pomeridiane.
Insomma, si poteva e si può fare meglio, volando più basso, partendo dalle esigenze della gente, dalla realtà di tutti i giorni.
E’ solo questione di volontà, di amore verso il proprio lavoro e di … competenza …

 

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Natale: tempo di viaggi

Natale: tempo di viaggi

Ha compiuto un anno l’agenzia di viaggi CTS in via Padre Semeria 69. E in un anno ha contato circa 600 soci, che hanno spiccato il volo verso le mete più diverse. Giorgia Ramella, titolare dell’agenzia, spiega: “il CTS offre tantissime opportunità di viaggio all’insegna di un turismo responsabile, com’è la filosofia di questa organizzazione studentesca nata in Italia nel 1974”.
E’ per questo motivo che vengono organizzati dei campi di ricerca sia all’estero, nonché …..

Natale: tempo di viaggi

Ha compiuto un anno l’agenzia di viaggi CTS in via Padre Semeria 69. E in un anno ha contato circa 600 soci, che hanno spiccato il volo verso le mete più diverse. Giorgia Ramella, titolare dell’agenzia, spiega: “il CTS offre tantissime opportunità di viaggio all’insegna di un turismo responsabile, com’è la filosofia di questa organizzazione studentesca nata in Italia nel 1974”.
E’ per questo motivo che vengono organizzati dei campi di ricerca sia in Italia sia all’estero, nonché dei programmi di ecovolontariato in difesa di specie protette come delfini, tartarughe, lupi. Ma il CTS non è solo questo, visto che dà la possibilità ai suoi soci di comprare biglietti di voli low cost, pacchetti viaggio e soggiorni
in Italia e all’estero per tutte le esigenze.
Nonostante l’acronimo, oggi il CTS (Centro Turistico Studentesco) è aperto a tutti, offrendo delle proposte di viaggio che siano allettanti per tutte le età. L’accesso al circuito è garantito dall’acquisto di una tessera annuale al costo di 30 euro, che prevede, oltre alla possibilità di acquistare il biglietto, anche una serie di agevolazioni e di sconti.
“Noi siamo un’agenzia CTS – racconta Stefano Priori – ma trattiamo anche i tour operator, ed offriamo anche un servizio di vendita biglietti per l’Auditorium e per gli altri poli di cultura a Roma, come i teatri”. Ma con l’arrivo del Natale quali sono le mete più gettonate? “Il 90% delle richieste è verso le capitali europee – dichiara Giorgia – e quest’anno abbiamo numerose richieste per la settimana bianca, ma poi escono sempre tante offerte.
Il CTS propone anche dei corsi di lingua pure nel periodo di Natale, sia per i più giovani sia per persone più mature, a Londra, Malta … C’è n’è proprio per tutti i gusti. (F.V.)

 

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La Legge finanziaria spiegata ai cittadini

La Legge finanziaria spiegata ai cittadini

Affollato dibattito organizzato da Altrevie e Cara Garbatella con l’intervento di due giornalisti economici

di Fabio Muzi

Curiosità e molta partecipazione di pubblico (e, cosa rara, anche qualche giovane!) hanno contraddistinto l’iniziativa  …..

La Legge finanziaria spiegata ai cittadini

Affollato dibattito organizzato da Altrevie e Cara Garbatella con l’intervento di due giornalisti economici

di Fabio Muzi

Curiosità e molta partecipazione di pubblico (e, cosa rara, anche qualche giovane!) hanno contraddistinto l’iniziativa congiunta delle Associazioni Altrevie e Cara Garbatella, promossa per illustrare ai cittadini i meccanismi istituzionali e i contenuti della manovra finanziaria che ogni anno fa fibrillare Governo e Parlamento e mette in apprensione l’intero Paese. In effetti, ci si stupisce che si sappia così poco di un atto fondamentale che riguarda la vita dei cittadini ma di cui, ai più, arriva un’eco lontana e frettolosa attraverso i pochi minuti dedicati dai telegiornali o dalle poche righe, spesso fumose, dedicate al tema dai quotidiani.
Proprio per soddisfare curiosità e rispondere a domande che, spesso, non sappiamo a chi rivolgere, le due Associazioni che operano a Garbatella hanno organizzato, giovedì 22 novembre, un incontro dal titolo ‘La Legge Finanziaria spiegata ai cittadini – Per capire la manovra di bilancio del governo’, a cui  hanno partecipato due autorevoli giornalisti economici che, per lavoro, seguono quotidianamente i lavori parlamentari: Dino Pesole, de “Il Sole 24 Ore”, e Giuseppina Paterniti, volto noto agli spettatori del TG3 della Rai.
Dopo aver ricordato che la Legge Finanziaria nasce nel 1978 per correggere i conti del Bilancio dello Stato, Dino Pesole ha spiegato obiettivi e finalità dello strumento; Giuseppina Paterniti ha invece presentato i contenuti della legge sottolineando come quest’anno, per la prima volta, non vengono introdotte nuove tasse ma, sia pur gradualmente, si avvia una restituzione alle fasce più deboli (i cosiddetti ‘incapienti’!) e si riducono le tasse sulla casa per i piccoli proprietari e per gli inquilini.
“Il dibattito che ne è seguito – dice Claudio Bocci, presidente dell’Associazione Altrevie – ha messo in luce le responsabilità del grave dissesto finanziario del nostro Paese, che risalgono addirittura agli anni ’80 e che sono stati pesantemente aggravati dal governo Berlusconi, dopo il faticoso riequilibrio del primo governo dell’Ulivo.”
Al termine della serata tutti i partecipanti, esprimendo apprezzamento per un’iniziativa un po’ in controtendenza rispetto alle isole dei più o meno famosi, si sono chiesti e hanno chiesto ai due giornalisti presenti come mai l’informazione su temi così importanti per la vita dei cittadini sia così scadente: le vicende degli “inciuci” tra Rai e Mediaset recentemente emerse alla ribalta della cronaca, forse, ci aiutano a comprendere.

 

 

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Buongiorno Garbatella

Buongiorno Garbatella

A.D.G. è un anonimo cittadino della Garbatella che ha voluto ricordarsi agli amici regalando loro un originale segnalibro, un poetico buongiorno che testimonia la sua passione per il quartiere in cui vive con la sua famiglia e di cui è orgoglioso. E’ stampato  su un cartoncino e reca la scritta su fondo giallo: poche righe, un’elegia.

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50 anni di sacerdozio: gran festa per Padre Guido

50 anni di sacerdozio: gran festa per Padre Guido

di Lorena Guidaldi

Bagno di folla domenica 25 novembre per i cinquanta anni di sacerdozio di Padre Guido Chiaravalli. Nella Chiesa di San Filippo Neri, gremita fino all’inverosimile, e fuori sul sagrato la folla che non è riuscita ad entrare, la Garbatella ha voluto partecipare alla festa del sacerdote più amato nel quartiere. Padre Guido arriva molti anni fa nella famosa “chiesoletta” e, da allora, diventano un binomio imprescindibile ma, soprattutto, un importante punto di riferimento per almeno tre generazioni di giovanissimi e non.  …..

50 anni di sacerdozio: gran festa per Padre Guido

di Lorena Guidaldi

Padre Guido Chiaravalli

Bagno di folla domenica 25 novembre per i cinquanta anni di sacerdozio di Padre Guido Chiaravalli. Nella Chiesa di San Filippo Neri, gremita fino all’inverosimile, e fuori sul sagrato la folla che non è riuscita ad entrare, la Garbatella ha voluto partecipare alla festa del sacerdote più amato nel quartiere. Padre Guido arriva molti anni fa nella famosa “chiesoletta” e, da allora, diventano un binomio imprescindibile ma, soprattutto, un importante punto di riferimento per almeno tre generazioni di giovanissimi e non.
Nell’oratorio crescono e si divertono ragazzini di tutte le età in un percorso altamente formativo e rispettoso delle regole che un “inflessibile” sacerdote non fa infrangere per nessun motivo.

Nel corso degli anni, a differenza delle altre parrocchie del quartiere che hanno abbracciato

filosofie diverse per quanto riguarda la gestione degli spazi comuni, Padre Guido e la “chiesoletta” sono sempre rimasti un punto fermo, una costante, una presenza forte e rassicurante e il grande numero di persone accorse è stata la conferma che, comunque, la coerenza e la serietà pagano sempre.

In una domenica di pioggia ex bambini con figli al seguito, giovani e meno giovani hanno affollato la Chiesa prima e l’oratorio poi, al termine di una Messa nella quale è significativo sottolineare il momento della Comunione, durato oltre un quarto d’ora per l’enorme partecipazione.
Tutti hanno atteso il sacerdote per un piccolo saluto e un ringraziamento per il lavoro svolto negli anni con grande serietà e discrezione. E Padre Guido ha avuto una parola e un sorriso per tutti, forse, stavolta, con meno serietà e discrezione.

Padre Guido Chiaravalli

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Contro la prostituzione comitati per la sicurezza

Contro la prostituzione comitati per la sicurezza

Nostra intervista alla consigliera comunale aggiunta Tetyana Kuzyk

di Francesca Vitalini

Il tema della prostituzione è molto sentito nel Municipio XI per la forte presenza del fenomeno lungo la Cristoforo Colombo. Cosa ne pensa da donna e da politica? …..

Contro la prostituzione comitati per la sicurezza

Nostra intervista alla consigliera comunale aggiunta Tetyana Kuzyk

di Francesca Vitalini

La consigliera comunale aggiunta Tetyana Kuzyk.Il tema della prostituzione è molto sentito nel Municipio XI per la forte presenza del fenomeno lungo la Cristoforo Colombo. Cosa ne pensa da donna e da politica?

Lavoro a Largo Loria e mi rendo conto del fenomeno. Da donna non riesco ad accettarlo perché si dà una visione sbagliata dei rapporti tra donna e uomo, soprattutto ai più giovani. Da credente posso dire che è difficile trovare un compromesso tra Chiesa, Istituzioni e Società.
Ma in me c’è anche la “politica”. Come consigliera comunale aggiunta ho suggerito in diversi congressi sul tema della “Sicurezza a Roma” di attivare dei comitati per la sicurezza in ogni Municipio. Comitati formati dal lavoro congiunto di associazioni italiane, di migranti e che lavorino sulle segnalazioni sollevate dagli stessi cittadini.
Quali politiche bilaterali possono essere adottate tra Paesi d’origine e di immigrazione di queste donne?
Penso che sia importante innanzitutto riflettere sulle mille sfaccettature della prostituzione. Da un lato, infatti, ci sono coloro che l’ hanno scelta come lavoro e che non la cambierebbero, dall’altro ci sono persone coinvolte senza la loro volontà o minorenni, sulle quali bisogna assolutamente intervenire. Ecco allora che i modi d’azione sono almeno due: legalizzare da un lato, per garantire dei servizi nel paese di accoglienza, e dall’altro creare dei centri per allontanare dalla strada chi lo vuole. Si potrebbero anche creare dei centri temporanei con l’aiuto della Comunità Europea nei Paesi di appartenenza affinché le donne possano essere formate e reintrodotte nella vita lavorativa del loro paese o altrove.
Come consigliera aggiunta rappresenta in Campidoglio gli immigrati dell’Europa dell’Est. Ed è da questa parte del mondo che secondo l’ultimo rapporto dell’Immigrazione della Caritas proviene il numero più alto di donne che poi confluiscono nel mondo della prostituzione. Lei ha avuto modo di parlare con qualche sua connazionale in proposito?
Ho realizzato un reportage giornalistico tempo fa e lì ho avuto modo di parlare con molte donne e, come ho spiegato prima, emerge che il fenomeno è complesso e vario.
Presso l’associazione Italia – Ucraina curo ogni domenica mattina uno sportello. Vi si rivolgono molti miei connazionali, ma è raro che vengano donne che si prostituiscono.
Con questa associazione stiamo cercando di portare avanti dei progetti per loro, così come per gli altri miei connazionali. In accordo con la Comunità Europea abbiamo in mente di creare dei programmi di ritorno, basati sulla creazione di piccole e medie imprese, per chi ha difficoltà di inserimento qui in Italia o per chi desidera ritornare in patria.

 

 

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La scuola Alonzi “adotta” l’Alonzi

La scuola Alonzi “adotta” l’Alonzi

Anche quest’anno parte il progetto del Comune di Roma “La scuola adotta un monumento”.
La storica scuola Alonzi ha brillato per originalità e spirito d’iniziativa perché ha adottato se stessa!
Sì, proprio così! Le docenti che aderiscono al progetto ed i bambini coinvolti hanno scelto di adottare la …..

La scuola Alonzi “adotta” l’Alonzi

Anche quest’anno parte il progetto del Comune di Roma “La scuola adotta un monumento”.
La storica scuola Alonzi ha brillato per originalità e spirito d’iniziativa perché ha adottato se stessa!
Sì, proprio così! Le docenti che aderiscono al progetto ed i bambini coinvolti hanno scelto di adottare la loro scuola proclamandola monumento della città di Roma, cioè un’opera che serve a ricordare, un’opera di rilevante importanza non solo per l’architettura, ma anche per la storia e la vita sociale di un paese, di una comunità.
E’ questo ciò che i novanta  alunni, bambine e bambini delle classi II B, II C, III C, III D e V C hanno intenzione di portare avanti.
L’adozione dell’intero edificio scolastico è stata sentita dagli alunni come un’esigenza primaria e un pretesto per portare l’attenzione dell’Amministrazione municipale sui problemi e le criticità che la scuola vive ogni giorno. La sua storia è annosa e perigliosa, compresa la difficile battaglia per sventare lo sfratto esecutivo da parte di I.Post, ex proprietario del complesso; una vera e propria avventura metropolitana!
Il progetto ha la durata di un biennio in cui sarà approfondita la storia dell’edificio e della sua intitolazione con ricerche oggettive e scientifiche, quali la planimetria, gli spazi interni ed esterni, ma anche attraverso una lettura affettiva e partecipata al fine di presentare a tutti il vero volto della scuola e di chi la vive e frequenta
quotidianamente. Sono previste visite guidate indirizzate ai genitori ed agli abitanti del quartiere, la realizzazione di brochures in cui si pubblicizzerà il sito e la sua valenza storico-architettonica.
La scuola ha coinvolto il Municipio XI, in particolare la Commissione Cultura la cui presidente, consigliera Paola Angelucci, si è dimostrata entusiasta e completamente disponibile per una piena realizzazione del coraggioso ed intenso progetto, di concerto con la Sovrintendenza ai Beni culturali e architettonici di Roma. (G.P.)

 

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Alonzi: 500mila euro per manutenzione straordinaria

Alonzi: 500mila euro per manutenzione straordinaria

Nostra intervista all’assessore municipale Andrea Beccari

di Giancarlo Proietti

La nostra idea di scuola ha come fine la crescita e la valorizzazione del bambino, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ognuno. …..

Alonzi: 500mila euro per manutenzione straordinaria

Nostra intervista all’assessore municipale Andrea Beccari

di Giancarlo Proietti

La nostra idea di scuola ha come fine la crescita e la valorizzazione del bambino, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ognuno.

Questo è l’esordio della breve intervista che abbiamo realizzato con Andrea Beccari, assessore con delega alle Politiche sociali ed al bilancio del nostro Municipio.
Come Municipio, intendiamo promuovere quei progetti di istruzione e formazione che educhino al rispetto delle diversità, che abbiano l’obiettivo di formare nel soggetto una coscienza civica responsabile. Ovviamente, per poter realizzare queste idee, dobbiamo mettere a disposizione dei nostri bambini le strutture adatte.
Per questi motivo, quest’anno, abbiamo convenuto di investire il nostro bilancio municipale soprattutto in interventi nelle scuole.
Quali sono, in particolare, gli interventi che avete inteso sostenere?
In primo luogo vorrei sottolineare lo stanziamento di 500mila euro destinato alla manutenzione straordinaria della Scuola Alonzi. La Alonzi è indubbiamente uno dei fiori all’occhiello del nostro Municipio, ha rappresentato nel corso degli ultimi anni il simbolo della difesa della scuola pubblica, messa a repentaglio da un tentativo di sfratto e riguadagnata al quartiere grazie al lavoro compiuto dall’intera comunità locale.
Sono previsti stanziamenti per poter effettuare le opere di ristrutturazione sia della Scuola dell’Infanzia che per quella Elementare.
Assessore Beccari, per quanto riguarda il nostro quartiere, oltre agli interventi che si sono resi necessari per la Scuola Alonzi, sono stati previsti sostegni economici per ulteriori iniziative ?
Si, è stato previsto un impegno di spesa di 450mila euro per le opere di ristrutturazione di un altro luogo simbolo della Garbatella cioè la Casa dei Bimbi, inoltre abbiamo previsto di completare con un investimento di altri 100mila euro gli interventi di messa a norma della Scuola Media Vivaldi.
Le sue deleghe coprono sia gli ambiti sociali che quelli di bilancio: qual è la via maestra per coniugare al meglio questi due aspetti ?
I progetti sui quali prestiamo la nostra attenzione, come detto, sono quelli a tutto tondo, che non prevedono di seguire il bambino solamente in una particolare fase della sua vita ma che si curano del suo passaggio attraverso l’intero ciclo scolastico.
Conseguentemente, gli interventi che come Municipio, nel rispetto degli impegni di spesa che il Comune impone, intendiamo realizzare, devono necessariamente essere selezionati tra quelli che meglio coprono l’intero arco temporale che va dalla prima infanzia sino alla adolescenza.

 

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Santa Tecla? Una sconosciuta La catacomba alla Garbatella

CULTURA E SOCIETA’

Santa Tecla? Una sconosciuta La catacomba alla Garbatella

Si trova sotto il palazzo di Via Silvio D’Amico 40.
Fu scoperta per caso 46 anni fa nel corso dello scavo delle fondazioni dell’edificio dell’Alleanza Assicurazioni.
Una vasta necropoli pagana nel sopraterra

di Cosmo Barbato

Siamo all’estremo margine meridionale della Garbatella.
Quarantasei anni fa l’angolo del quartiere compreso tra l’inizio della Laurentina e la Via Silvio D’Amico, già sito di amene vigne digradanti da dolci colline, veniva investito dal fatale dilagare del cemento: decine di cantieri erano all’opera, intenti ad innalzare possenti edifici. Nel novembre 1961 si ebbe notizia che le ruspe di uno di quei cantieri si erano imbattute, sconvolgendole, nelle gallerie di una vasta area sepolcrale antica.  …..

CULTURA E SOCIETA’

Santa Tecla? Una sconosciuta La catacomba alla Garbatella

Si trova sotto il palazzo di Via Silvio D’Amico 40.
Fu scoperta per caso 46 anni fa nel corso dello scavo delle fondazioni dell’edificio dell’Alleanza Assicurazioni.
Una vasta necropoli pagana nel sopraterra

di Cosmo Barbato

Siamo all’estremo margine meridionale della Garbatella.
Quarantasei anni fa l’angolo del quartiere compreso tra l’inizio della Laurentina e la Via Silvio D’Amico, già sito di amene vigne digradanti da dolci colline, veniva investito dal fatale dilagare del cemento: decine di cantieri erano all’opera, intenti ad innalzare possenti edifici. Nel novembre 1961 si ebbe notizia che le ruspe di uno di quei cantieri si erano imbattute, sconvolgendole, nelle gallerie di una vasta area sepolcrale antica.
Veniva così fortuitamente scoperto un complesso di notevole interesse archeologico comprendente una necropoli pagana dei primi secoli dell’impero (che in origine si presentava a cielo aperto ma che nel tempo si era ricoperta di terra) e quattro nuclei sotterranei cristiani, due dei quali collegati tra di loro, risalenti a un’epoca successiva.

Gli studiosi hanno valutato che il complesso sotterraneo si sia esteso gradualmente tra la fine del III secolo e gli inizi del V, cioè per poco più di cent’anni, a partire da qualche decennio prima della pace di Costantino del 313, che legittimò il culto cristiano.
Tutte le grandi strade che si dipartono da Roma erano affiancate da singole tombe e da complessi sepolcrali che si estendevano nel sopraterra e, da un certo momento in poi, per mancanza di spazio, nel sottoterra.
Sull’Ostiense si allineavano centinaia di tombe a partire dalla Piramide Cestia; nel luogo in cui oggi c’è la Basilica di San Paolo c’era un immenso sepolcreto sopraterra dove, secondo la tradizione, sarebbe stato sepolto anche l’Apostolo; nei pressi, anche sulla cosiddetta Roccia di San Paolo, alle spalle della Basilica, ci sono varie tombe e c’è la piccola Catacomba di San Timoteo, esplorata ma oggi non più praticabile; poco distante, adiacente alla Via delle Sette Chiese, c’è l’importante Catacomba di Commodilla.

La nostra catacomba, scoperta nel 1961, si trova praticamente nell’intersezione tra la Via Laurentina e l’Ostiense. Era dedicata a Santa Tecla: ne facevano cenno gli “itinerari” dei pellegrini altomedievali.
Torniamo a quarantasei anni fa.
Gli archeologi, quando appresero dell’opera devastatrice delle ruspe, accorsero sul posto. Più che di una scoperta, si trattava in realtà di una riscoperta. Da documenti degli anni 1935-36 risultava già che alcune gallerie cimiteriali erano state viste e in parte danneggiate durante la costruzione del collettore della Laurentina.
Ma da documenti più antichi sapevamo che Giovanni Marangoni, continuatore della meritoria opera di ritrovamento delle catacombe intrapresa alla fine del 1500 da Giovanni Bosio, era penetrato in quelle gallerie nel 1703, seguito pochi anni dopo da Marcantonio Boldetti, un non disinteressato “cercatore di corpi santi”.
Questi tracciò anche una pianta sommaria dei cunicoli e denominò il complesso “Catacomba del ponticello”, per via di un vicino ponte che scavalcava la Marrana di Grotta Perfetta, oggi ricoperta, nel suo percorso verso il Tevere. Fu però solo nel 1874 che un esimio studioso di luoghi sacri e delle chiese di Roma, Mariano Armellini, amico del marchese Camillo Serafini proprietario delle amene vigne che ricoprivano la zona, visitò e descrisse buona parte del complesso, identificandolo come Catacomba di Santa Tecla.

Nessuna epigrafe, nessuna pittura facevano riferimento a tale nome. Appariva però evidente che in uno dei quattro nuclei catacombali era stato sepolto un corpo santo, in onore del quale era stata ricavata una basilichetta sotterranea (riadattata nel 1600 in cantina!).
L’Armellini era giunto all’identificazione attraverso lo studio dei cosiddetti “itinerari” altomedievali, compilati da pellegrini del Nord Europa, redatti ad uso di altre schiere di viaggiatori che si accingevano a compiere il periglioso tragitto verso il centro occidentale della Cristianità. In uno di questi itinerari del VII secolo si legge: ” … poi rècati  a San Paolo sulla Via Ostiense e cerca a sud la chiesa di Santa Tecla posta sul colle, in cui in un luogo sotterraneo verso nord il suo corpo riposa”. E in un altro coevo: “… Nei pressi della Basilica di San Paolo c’è la chiesa di Santa Tecla dove giace il suo corpo”. E ancora, in un documento del XII secolo, che sicuramente ne trascrive uno precedente, si parla di una chiesa di Santa Tecla posta “non lontano dal martire Timoteo” che, come abbiamo detto,
era sepolto in una piccola catacomba della Roccia di San Paolo.
L’Armellini non ebbe dubbi e gli studi recenti gli hanno dato ragione, pur se nel sopraterra non si è trovata traccia della chiesa (forse una semplice cappellina obliterata dal tempo).
Ma chi era la Tecla venerata?
Il nome era molto comune e di personaggi così appellati la Chiesa ne annovera parecchi, a partire dalla leggendaria discepola di San Paolo che si sarebbe accompagnata all’Apostolo in Antiochia: impensabile però che il suo corpo fosse stato traslato a Roma. Un’altra Tecla sarebbe stata martire nel I secolo ad Aquilea, poi una in Africa e un’altra in Palestina alla fine del III.
C’è poi una Tecla pure del III secolo morta e venerata a Lentini, in Sicilia. Per tutte c’è da escludere una traslazione. C’è anche una Tecla romana, che però le fonti indicano sepolta nel cimitero di Castulo sulla Via Labicana. Insomma la Tecla dell’Ostiense resta una sconosciuta.
Probabilmente la venerazione del suo sepolcro fu ingenerata da un equivoco. Lo zelo dei fedeli volle identificare la tomba di una qualsiasi matrona di nome Tecla con quella della discepola di San Paolo: la vicinanza della tomba al luogo dove si riteneva sepolto l’Apostolo sembrò una testimonianza. Ma potrebbe anche trattarsi di una martire romana di cui già in antico si era perduta la memoria: di qui il silenzio delle fonti.
L’intervento degli archeologi nel 1961 purtroppo non servì a salvare le due zone catacombali collegate tra loro (vedi i due cerchietti neri collegati nella cartina). Consentì invece l’esplorazione e la parziale conservazione della zona più prossima alla Via Ostiense (vedi ancora la cartina), dove pure si ritiene ci fosse un sepolcro anonimo venerato. Si è anzi ipotizzato su di esso un restauro al tempo di papa Damaso (366-364). Le gallerie di questa zona hanno restituito un certo numero di epigrafi, tra le quali quella di una certa Felicia, vissuta “più o meno 31 anni”, recante la data del 393 (sotto il consolato degli augusti Teodosio III e Eugenio).
Furono trovati pure diversi oggetti, tra cui una bambolina di avorio con braccia e gambe snodate, posta come segnacolo su una tomba infantile. Più consistente invece fu il recupero della zona comprendente la basilichetta di Santa Tecla (vedi cerchietto grande della cartina), che però ha restituito scarsissimo materiale epigrafico.
Una lapide frammentaria fa riferimento a un consolato di Onofrio, databile tra il 404 e il 412.

Caratteristica singolare di questa catacomba è la presenza di grandi camere che furono scavate in profondità, dal livello delle gallerie, come enormi pozzi. Oltre alle solite pile di loculi ricavati nelle pareti delle gallerie, le camere si presentano completamente colme di sepolture disposte a strati e separate in orizzontale e in verticale da un’incredibile quantità di tegoloni: se ne sono raccolti migliaia.
Dai loro bolli di fabbricazione che consentono di datarli (i romani usavano bollare il materiale laterizio col nome o la sigla del fabbricante o del proprietario), si è stabilito che erano stati fabbricati circa due secoli prima della loro utilizzazione nella catacomba.
Si è quindi ipotizzato che ne esistesse un deposito abbandonato nei pressi del sepolcreto, forse vicino al Tevere, fin dal tempo della costruzione delle Terme di Caracalla, epoca in cui ci riporta la datazione dei bolli.
Per qualche ragione sconosciuta potrebbero essere venuti in possesso (donati o comprati) dei proprietari della catacomba i quali li avrebbero utilizzati per sepolture intensive di poveri. L’ipotesi è plausibile se si considera che in quei pressi in antico esisteva un porto tiberino adibito allo scarico delle merci ingombranti, sicuramente usato a suo tempo per sbarcare i materiali occorrenti alla costruzione delle Terme di Caracalla.
L’intervento degli archeologi servì anche a salvare i resti di bellissimi mausolei e tombe che erano nel sopraterra, costituenti parte dell’originario sepolcreto pagano, sotto il quale in seguito furono scavate le gallerie catacombali. Si possono ancora ammirare pregevoli mosaici e raffinati cinerari. La parte superstite della necropoli è esposta nell’atrio del palazzo dell’Alleanza Assicurazioni, in Via Silvio D’Amico 40: basterà rivolgersi ai portieri che gentilmente accenderanno anche l’illuminazione.
L’attigua catacomba invece non è aperta al pubblico: vi si può accedere solo con qualche associazione culturale, concordando una visita col Pontificio Istituto di
Archeologia Cristiana, Via Napoleone III n°1. La zona aveva restituito in passato molti marmi lavorati, tant’è che l’attuale Via Silvio D’Amico si chiamava in precedenza Vicolo delle statue.
Peccato che talvolta la vecchia toponomastica venga modificata: spesso essa rappresenta di per sé un documento della memoria. Lo scavo e lo studio del complesso di Santa Tecla furono condotti magistralmente da un esimio archeologo, il prete barnabita Umberto Fasola.

 

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Il cinema visto da dietro l’obiettivo

Il cinema visto da dietro l’obiettivo

Intervista a Silvio Fraschetti, da assistente operatore a direttore della fotografia.
Figlio d’arte, fin dall’infanzia abita nel nostro quartiere

di Tatiana Della Carità

Luci, motore, azione: Silvio Fraschetti nasce nel 1922 a Via Labicana ed entra in contatto con il magico mondo di celluloide attraverso suo padre Cesare, che operava come macchinista di scena già all’epoca del cinema muto e che partecipò alla realizzazione di “Ben Hur”, …..

Il cinema visto da dietro l’obiettivo

Intervista a Silvio Fraschetti, da assistente operatore a direttore della fotografia.
Figlio d’arte, fin dall’infanzia abita nel nostro quartiere

di Tatiana Della Carità

Luci, motore, azione: Silvio Fraschetti nasce nel 1922 a Via Labicana ed entra in contatto con il magico mondo di celluloide attraverso suo padre Cesare, che operava come macchinista di scena già all’epoca del cinema muto e che partecipò alla realizzazione di “Ben Hur”, primo kolossal della Metro Goldwin Mayer.

Nei racconti di Silvio emergono infatti con nettezza i riferimenti al genitore che tanto gli ha raccontato dell’ambiente cinematografico e che si dedicava ad un lavoro all’epoca particolarmente complicato, a causa delle scarse risorse tecniche. Dunque, Fraschetti si affaccia sulle scene negli anni ’30, con una piccola parte in “Io, suo padre”, pellicola di Mario Bonnard con Erminio Spalla; ben presto, però, si rende conto che il suo futuro si annida dietro le quinte, così nel 1943 esordisce come assistente operatore in “Macario contro Zagomar”, regìa di Giorgio Ferroni, girato al Teatro dell’Opera di Roma.
Ma quelli sono anni infelici, la guerra incombe e porta conseguenze pesanti e naturalmente anche il cinema risente della situazione a dir poco sfavorevole. A tale proposito, Silvio assiste ad un episodio epocale, che ricorda ancora con lucida nitidezza: “…Stavamo girando quando irruppe una donna, gridando che stavano bombardando San Lorenzo.
Allora sono uscito, ho visto i palazzi abbattuti, i cadaveri ed una moltitudine di persone urlanti: scene da Inferno della Divina Commedia …”.
Nel secondo dopoguerra, dopo una  breve parentesi professionale da metalmeccanico, torna alla sua prima mansione di assistente operatore: da qui inizia una vita costellata di esperienze indimenticabili, di aneddoti pittoreschi e di contatti con personaggi che hanno segnato la storia del cinema italiano. Una per tutti, Anna Magnani: il nostro protagonista ha avuto modo di osservarla da vicino sul set di “Camicie Rosse”, nel 1951, e la ricorda dotata di un temperamento deciso, di una presenza scenica incredibilmente incisiva – donatale soprattutto dalla vastissima esperienza teatrale – e capace di mettere in soggezione anche i registi più esigenti.
Dal 1975 al 1982 collabora con il regista Alfonso Brescia, in una serie di film sulla camorra incentrati sulla figura di Mario Merola.
Fraschetti descrive il regista come un uomo gradevole e semplice, nonostante l’enorme successo di pubblico, ma quasi ossessionato dalla passione per il gioco del Lotto. Ma la sua esperienza di maggiore rilievo per il grande schermo è senza dubbio “Cento giorni a Palermo” (1984), lungometraggio diretto da Giuseppe Ferrara – focalizzato sulla storia del generale Dalla Chiesa – alla cui realizzazione ha contribuito, nelle vesti di sceneggiatore e assistente alla regìa, il grande Giuseppe Tornatore. Attualmente Silvio Fraschetti vive alla Garbatella, dove si era già trasferito con i genitori quando era ancora un bambino, e si ritiene decisamente soddisfatto della propria carriera che lo ha portato a diventare direttore della fotografia: ha voglia di raccontarsi e di raccontare le proprie vicissitudini, per far sì che i ricordi di un cinema che ora non c’é più non vadano perse.
Il suo lavoro gli ha regalato innumerevoli soddisfazioni e gli ha dato l’occasione di vivere esperienze memorabili: “… Sono stato molto fortunato – dice, sorridendo – poiché in un periodo in cui le possibilità economiche e tecnologiche erano limitate, io ho avuto l’opportunità di vedere il mondo e di esplorare realtà delle quali non avrei neanche immaginato l’esistenza: da Tokyo a Parigi, da Nairobi alla Berlino divisa, ho scoperto differenze culturali, di pensiero e di abitudini che altrimenti non avrei mai conosciuto.
Prima di andare in Kenya, per esempio, di elefanti ne avevo visti soltanto due allo zoo: lì in un solo giorno ne ho contati centocinquanta …”

 

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Ha quasi 40 anni il primo club giallorosso della Garbatella

Ha quasi 40 anni il primo club giallorosso della Garbatella

Il club, che si trova in uno dei più suggestivi angoli del nostro quartiere, svolge attualmente importanti attività sociali e di solidarietà.

di Stefano Baiocchi

Tra le peculiarità di un quartiere splendido quale la Garbatella, nella sua anima popolare, un posto di rilievo occupa la passione per il calcio. Una passione viva tra i romani già prima della fondazione del quartiere …..

Ha quasi 40 anni il primo club giallorosso della Garbatella

Il club, che si trova in uno dei più suggestivi angoli del nostro quartiere, svolge attualmente importanti attività sociali e di solidarietà.

di Stefano Baiocchi

Tra le peculiarità di un quartiere splendido quale la Garbatella, nella sua anima popolare, un posto di rilievo occupa la passione per il calcio. Una passione viva tra i romani già prima della fondazione del quartiere e che nel corso di decenni ha assunto man mano una posizione preponderante tra ciò che nella vita è meno importante.

Roma Club Garbatella

Quando alla Garbatella fu posta la prima pietra, nella Capitale oltre alla S.S. Lazio (fondata nel 1900), esistevano altre squadre: il Roman (1903), l’Alba (1907) e la Fortitudo (1908), ma affinché il calcio diventasse quasi una malattia tra i romani bisognerà attendere il 1927, quando la fusione di queste tre società diede vita alla A.S. Roma, la cui anima popolare faceva da contraltare alla borghese e nobile Lazio fondata nei quartieri settentrionali della città (Prati e Delle Vittorie). La caratterizzazione geografica delle due squadre era inizialmente molto marcata: la Lazio giocava allo Stadio Rondinella (nell’area adiacente al Flaminio), mentre la Roma disputava i suoi incontri casalinghi a Campo Testaccio, inaugurato nel 1929 grazie ad un progetto dell’ing. Silvio Sensi, padre del futuro presidente della A.S. Roma. Prima di tale evento, per i primi due anni i giallorossi giocavano al Motovelodromo Appio (all’epoca lo sport nazionale per eccellenza era il ciclismo e di impianti sportivi per il calcio non ne esistevano molti), nei pressi di Quarto Miglio.
Va tuttavia ricordato che la prima partita casalinga della Roma, nella neonata Serie A, venne disputata alla Rondinella poiché l’impianto di Testaccio non era ancora disponibile.
Il primo club sportivo nel nostro quartiere, dedicato ad una squadra di calcio, nello specifico alla A.S. Roma, è stato quello intitolato a Giuliano Taccola, attaccante giallorosso deceduto negli spogliatoi al termine di Cagliari-Roma nel marzo del 1969. Il locale era situato in Via Costantino a San Paolo e più tardi, nel 1971, si spostò in Via Francesco Passino, dove ora ha sede il Centro Sociale La Strada.
Lo fondò Sergio Terenzi, tifoso romanista oltre che militante comunista. Terenzi si occupava soprattutto di bambini che non avevano la possibilità di andare allo
stadio e cercava in tutti i modi di agevolarli per portarceli lo stesso.
Coniugava tutte e due le fedi, quella “giallorossa” e quella “rossa”, proprio col fatto che il calcio era una componente popolare, facendo anche della sua passione sportiva un impegno civile. Il club giallorosso chiuse i battenti negli anni settanta per poi riaprire nel 1999 in un locale rinnovato in Piazza Giovanni da Triora 6, proprio di fronte al club fondato un anno dopo dai cugini laziali. Sergio Terenzi ha lasciato ai suoi amici un’importante eredità, fatta di passione, sport e impegno civile.
"GaetanoIl Signor Gaetano, persona simpaticissima, cordiale ed alla mano, passa gran parte della propria giornata all’interno dei locali giallorossi in compagnia, oltre che di numerosi appassionati romanisti, di Nerone, un pappagallo cinerino di tre anni.
Gaetano gestisce il bar, cura un notevole quantitativo di merchandising autoprodotto dal club (felpe, sciarpe, T-shirt), organizza le trasferte per i tifosi e si occupa dei rapporti con la società, anche se, ci tiene a farlo sapere, il club è completamente indipendente e non fa riferimento né all’Airc (Associazione Italiana Roma Club) né all’Utr (Unione tifosi romanisti).
Il Roma Club Garbatella, che conta circa 1600 iscritti, ed è forse il luogo di ritrovo di sportivi e tifosi tra i più numerosi in Italia, fa infatti riferimento all’Associazione Azionisti Sostenitori Roma la cui sede ha luogo proprio al club della Garbatella. Il club svolge importanti attività sociali all’interno del quartiere, ma anche concrete opere di solidarietà spendendosi, ad esempio, nel sostegno di un brefotrofio a Trastevere con il contributo di alcuni giocatori della Roma. Ottima, a nostro avviso, l’ultima iniziativa per la raccolta di sangue, in collaborazione con l’Avis e la Regione Lazio, che ha avuto come testimonial d’eccezione Rosella Sensi.
Naturalmente la passione per il calcio e per la squadra giallorossa assume un ruolo totalizzante, tanto è vero che oltre alla proiezione di tutte le partite della Roma e a portare un cospicuo numero di tifosi allo stadio dietro lo striscione del club in Tribuna Tevere, si organizzano trasferte in pullman in tutte le città italiane ed anche in Europa (la Roma sta disputando la Champion’s League), mentre all’interno dei locali hanno luogo diverse iniziative con i giocatori e con il personale della società.
Molti  gli atleti che saltuariamente fanno visita, tra questi Francesco Totti, ma qualche volta si è visto anche Bruno Conti e il papà del compianto Agostino Di Bartolomei: il capitano del secondo scudetto alla Garbatella era di casa, infatti ha passato gran parte della propria adolescenza all’oratorio di San Filippo Neri.
Il club si occupa anche della gestione di una squadra di calcio del quartiere che milita in Seconda Categoria, l’R.C. Garbatella, che ha buone possibilità di essere promossa in Prima Categoria.

 

 

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Presso la Circonvallazione Ostiense inaugurata la nuova libreria Rinascita

Presso la Circonvallazione Ostiense inaugurata la nuova libreria Rinascita

La sede in Via Prospero Alpino. Ricco di iniziative collaterali il suo programma. Lo spazio musica e quello per l’infanzia

Venerdi 16 novembre la nuova libreria ha aperto i battenti. Un anno dopo la libreria di Viale Agosta 36, al Prenestino, nasce alla Circonvallazione Ostiense un nuovo spazio “Rinascita”, aperto ai dibattiti, alla presentazione di libri, agli incontri con scrittori e giornalisti; con musica dal vivo, …..

Presso la Circonvallazione Ostiense inaugurata la nuova libreria Rinascita

La sede in Via Prospero Alpino. Ricco di iniziative collaterali il suo programma. Lo spazio musica e quello per l’infanzia

Libreria Rinascita a Garbatella

Venerdi 16 novembre la nuova libreria ha aperto i battenti. Un anno dopo la libreria di Viale Agosta 36, al Prenestino, nasce alla Circonvallazione Ostiense un nuovo spazio “Rinascita”, aperto ai dibattiti, alla presentazione di libri, agli incontri con scrittori e giornalisti; con musica dal vivo, video proiezioni, cinema e teatro. L’inaugurazione si è svolta in una affollatissima cornice di pubblico ed ha avuto il suo clou con il concerto, tenutosi nella serata, del gruppo dei “Legittimo Brigantaggio” e di Flavia Ventola.
La nuova libreria parte subito con un’ampia programmazione di eventi: incontri letterari, corsi e seminari, attività per bambini e ragazzi, video proiezioni cinematografiche, mostre di arti visive e musica dal vivo. La serie è iniziata sabato 24 novembre quando alle 21,30 la compagnia teatrale “Tubal Libre” ha portato in scena lo spettacolo “Due volte mia”, dedicato alle donne della Resistenza e martedì 27 novembre con la presentazione del libro”S’è fatta ora”, cui ha presenziato l’autore Antonio Pascale. Entrambe le iniziative hanno avuto un buon successo e sono state partecipate da un pubblico piuttosto giovane.
Alquanto nutrito il carnet del mese di dicembre: sabato 1 alle 19 presentazione del libro “Schermi di piombo. Il terrorismo nel cinema italiano”, alla quale è intervenuto l’autore Christian Uva; martedì 4 alle 18 presentazione del libro “Il dolore secondo Matteo”, presenti l’autrice Veronica Raimo e lo scrittore Mario Desiati; giovedì 6 alle 18 per gli amanti del genere noir di scena la collana “VerdeNero”, presentata dalla scrittrice Simona Vinci; venerdì 7 alle 21,30 cover di De Andrè col gruppo Mille Papaveri Rossi; martedì 11 alle 18 sarà la volta del libro fotografico “Roma in bianco e nero”, presentato dall’autore Claudio Corrivetti.
Per la prossima primavera è previsto l’inserimento di alcune istallazioni multimediali, come un internet point, un impianto di video conferenza, delle colonnine per l’ascolto della musica, oltre a un’ampia area relax da destinare alla lettura. La nuova Libreria Rinascita si trova in via Prospero Alpino 48, una traversa della Circonvallazione Ostiense. (A.D.G.)

 

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Ater: incerto il destino degli inquilini

Ater: incerto il destino degli inquilini

Affollata assemblea nella sede di Sinistra Democratica. Si chiede la prosecuzione delle vendite degli alloggi ai prezzi già definiti

di Natale Di Schiena

Abbiamo deciso di convocare nei giorni scorsi nella sede di Sinistra Democratica alla Villetta un’assemblea sulle vicende dell’Ater (ex Iacp) perché da troppo tempo la questione del futuro delle case popolari appare incerto, soprattutto in relazione al destino degli inquilini e degli abitanti: vendita degli alloggi, ruolo dell’Ater e rilancio dell’edilizia pubblica.
Questa scelta è nata perché negli ultimi mesi sulla vicenda dell’Ater è stata costruita una speculazione politica inaccettabile, tesa a vanificare i diritti maturati dagli abitanti delle case popolari. …..

Ater: incerto il destino degli inquilini

Affollata assemblea nella sede di Sinistra Democratica. Si chiede la prosecuzione delle vendite degli alloggi ai prezzi già definiti

di Natale Di Schiena

Abbiamo deciso di convocare nei giorni scorsi nella sede di Sinistra Democratica alla Villetta un’assemblea sulle vicende dell’Ater (ex Iacp) perché da troppo tempo la questione del futuro delle case popolari appare incerto, soprattutto in relazione al destino degli inquilini e degli abitanti: vendita degli alloggi, ruolo dell’Ater e rilancio dell’edilizia pubblica.

case ater alla Garbatella

Questa scelta è nata perché negli ultimi mesi sulla vicenda dell’Ater è stata costruita una speculazione politica inaccettabile, tesa a vanificare i diritti maturati dagli abitanti delle case popolari.
Molti esponenti politici, giornalisti della carta stampata e della televisione, hanno costruito un’immagine delle case popolari come luoghi vissuti da ricchissimi approfittatori che abitano in case magnifiche, dotate di tutti i comfort, che renderebbero queste abitazioni di particolare pregio a tal punto che – secondo costoro – l’intera zona dovrebbe essere definita tale.
L’attacco è partito da Robilotta , consigliere regionale di incerta collocazione politica, il quale ha chiesto una revisione dei prezzi di vendita, sostenendo che, praticare quelli previsti dalla legge 42/91, avrebbe prodotto una svendopoli del patrimonio dell’Ater perché, a Garbatella come in altri quartieri, i prezzi di mercato sarebbero di gran lunga più elevati. Molti hanno poi sostenuto che ciò porterebbe ad una successiva speculazione da parte degli acquirenti, producendo così arricchimenti illeciti. A ciò si è aggiunta “La Repubblica” e varie testate televisive con servizi attorno alla qualità delle abitazioni popolari.
Questo coro ha scosso la sensibilità della Giunta regionale a tal punto che il Presidente Marrazzo ha deciso di bloccare le vendite per rivedere i prezzi, ovviamente verso l’alto. Ci colpisce l’atteggiamento del Presidente e della Giunta di centrosinistra che, pur raccogliendo un vasto sostegno elettorale proprio nei quartieri popolari, dimentica le speranze accese dopo la vittoria del 2005. Il problema, perciò, è proprio nelle valutazioni che sono alla base di queste novità. Innanzitutto la qualità dell’abitare nelle case popolari. Oggi queste sono abitabili in ragione di interventi individuali, fatti dai singoli abitanti che hanno rinnovato le abitazioni costruendo i servizi igienici (esistevano a Garbatella i bagni pubblici per venire incontro alle esigenze di igiene dei cittadini), abbellendo i cortili, i portoni e talvolta introducendo l’uso dell’ascensore che è ancora assente in quasi tutte le abitazioni, costringendo anziani e disabili a rimanere “rinchiusi” dentro le mura domestiche.
A questo processo individuale e collettivo di ristrutturazione, l’ex Iacp e l’attuale Ater non hanno partecipato minimamente.
Va ricordato a tutti che la condizione economica degli abitanti delle case non è di benessere, perché ci vivono pensionati, incapienti, giovani precari, lavoratori che campano di salari e stipendi con una famiglia media che non potrebbero mantenere, se fossero costretti a lasciare le loro attuali abitazioni. Inoltre, va detto che in queste abitazioni si sono succedute intere generazioni che hanno maturato storie, relazioni e modelli di vita che sarebbe socialmente grave spostare.
Accanto a questi elementi sociali, esistono situazioni di mancato contratto a cittadini che da oltre vent’anni vivono nelle case Ater e pagano il canone di locazione previsto e spesso arbitrariamente aumentato dallo Iacp ora Ater.
Occorre sistemare tutto ciò e noi lo abbiamo ribadito nell’assemblea che è stata partecipata in modo massiccio.
Dall’incontro sono maturate le seguenti proposte: prosecuzione della vendita degli appartamenti ai prezzi già definiti, facilitando l’acquisizione dei mutui tenendo conto dei necessari processi di ristrutturazione che non saranno limitati; accertamento dei redditi e contrattazione di eventuali nuovi prezzi di vendita per coloro che hanno redditi elevati il cui importo annuo deve essere definito; voltura dei contratti a tutti i cittadini che hanno la residenza certificata.
Al tempo stesso, occorre una valutazione della politica urbanistica pubblica perché, in molte situazioni e anche nel nostro quartiere, avvengono costruzioni su aree pubbliche di inutili opere infrastrutturali o di abitazioni di lusso a carattere speculativo che mantengono elevata la rendita immobiliare.
Su questi temi, Sinistra Democratica ha intenzione di proseguire nella iniziativa sul territorio per difendere gli interessi e i diritti dei cittadini, chiedendo il rilancio a Roma e nel nostro quartiere di una politica pubblica della casa, simile a quella che viene praticata in altri paesi europei dove l’abitare è un diritto di civiltà e le città divengono luoghi di accoglienza e non di esclusione. Occorre una politica urbanistica per tutta la città di Roma per rendere meno diseguali le condizioni di vita dei cittadini.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 4 – Dicembre 2007

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Un grande presepe animato nella parrocchia di Santa Galla

Un grande presepe animato nella parrocchia di Santa Galla

di Antonella Di Grazia

La tradizione, tutta italiana, del presepe risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della natività di nostro Signore.
Per comprendere il significato originario del presepe, bisogna tornare indietro nei millenni, cioè alla tradizione, profondamente radicata nella cultura etrusca e latina dei larii. I quali …..

Un grande presepe animato nella parrocchia di Santa Galla

di Antonella Di Grazia

La tradizione, tutta italiana, del presepe risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della natività di nostro Signore.
Per comprendere il significato originario del presepe, bisogna tornare indietro nei millenni, cioè alla tradizione, profondamente radicata nella cultura etrusca e latina dei larii. I quali erano gli antenati defunti che vegliavano sul buon andamento della famiglia.
Ogni antenato veniva rappresentato con una statuetta di terracotta.
In occasione della festa del “Sol Invictus”, solennità che celebrava il solstizio d’inverno, i parenti si scambiavano in dono i sigilla dei familiari defunti durante l’anno.

presepe meccanico a Santa GallaIn  questa occasione, il compito dei bambini era quello di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto nel quale si rappresentava un ambiente bucolico in miniatura. La sera della vigilia della festa, la famiglia si riuniva per invocare la protezione degli avi e
lasciare ciotole con cibo e vino. Al mattino seguente, al posto delle ciotole i bambini trovavano giocattoli e dolci, “portati” dai loro trapassati nonni e bisnonni.
Nell’accezione cristiana, la parola “presepe” significa letteralmente “mangiatoia” e per antonomasia indica la greppia, nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita, non avendo la santa coppia di Maria e Giuseppe trovato alloggio nella locanda.
Essendo di tradizione antichissima e particolarmente sentita, perché rivolta al ricordo dei familiari defunti, il presepe è sopravvissuto nella cultura rurale italiana. In particolare, a partire dal XVII secolo, il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case dei nobili sotto forma di vere e proprie cappelle in miniatura anche grazie all’invito dei papi Paolo III e Pio IV che durante il Concilio di Trento ne esaltarono la capacità di trasmettere la fede in modo semplice e vicino al sentire popolare.
Attualmente i presepi più conosciuti sono quelli di San Gregorio Armeno a Napoli, quello monumentale della Basilica di Santo Stefano a Bologna e quello della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, che vengono allestiti ogni anno per le celebrazioni natalizie. Ho ancora vivido nei miei occhi di bambina il ricordo dei Natali della mia infanzia, quando per la festività dell’Immacolata chiedevo puntualmente alla mia nonna materna di accompagnarmi a vedere il presepe che la nostra chiesa di quartiere allestiva nel piccolo spazio dedicato all’adorazione del Signore.
Era per me fanciulla un momento di gioia osservare quel paesaggio di pastori , artigiani, gli animali delle piccole fattorie e le casette arroccate sulle grandi montagne di carta pesta che circondavano quella capanna dove alla vigilia di Natale sarebbe stato posto il Bambino. Il laghetto dove si abbeveravano le greggi e il bue e l’asinello vicino alla mangiatoia, le luci colorate che si accendevano e spegnevano animando il fuoco del forno del pane, i locali e le casette dove sulla soglia si affacciavano i personaggi del presepe che si accingevano a raggiungere la capanna, la stella cometa nel cielo e i re magi che scendevano lentamente sui loro cammelli dai luoghi circostanti.
Quest’anno, avremo l’occasione di rinverdire le nostre memorie e di rivivere quelle stesse sensazioni, poichè la Parrocchia di Santa Galla sta organizzando l’allestimento di un grande presepe artigianale che sarà collocato nei locali adiacenti al Teatro “In Portico”.
Il presepe, realizzato dal mastro artigiano Dante Pica, raccogliendo materiali d’epoca e curandone minuziosamente l’assemblaggio è completamente animato ed è stato realizzato con statuette alte circa 15 cm, che si muovono grazie a dei motorini elettrici; i loro abiti, uno spettacolo di colori e tessuti, sono stati tutti abilmente prodotti con stoffe di rimanenza. L’opera, sarà visitabile secondo il seguente calendario: a partire dall’8 dicembre, tutti i sabati e le domeniche del mese incluso il giorno di Natale e di Santo Stefano, la mattina tra le ore 11,30 e le 13 e il pomeriggio tra le 15 e le 19. A partire dal 24 dicembre e fino al 6 gennaio, il Presepe rimarrà visitabile nei giorni festivi secondo gli orari precedentemente descritti e nei giorni feriali tra le 15 e le 19.)

 

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Conferenza al liceo Socrate contro la violenza sulle donne

Conferenza al liceo Socrate contro la violenza sulle donne

di Francesca Vitalini

Sono 14 milioni le donne che in Italia hanno subito violenza fisica, sessuale e psicologica nel corso della loro vita. Per quanto riguarda gli stupri solo nel 6% dei casi la violenza è operata da estranei, mentre il rimanente si consuma presso le mura domestiche o in ambienti “amici” o lavorativi. …..

 

 Conferenza al liceo Socrate contro la violenza sulle donne

 di Francesca Vitalini

Sono 14 milioni le donne che in Italia hanno subito violenza fisica, sessuale e psicologica nel corso della loro vita. Per quanto riguarda gli stupri solo nel 6% dei casi la violenza è operata da estranei, mentre il rimanente si consuma presso le mura domestiche o in ambienti “amici” o lavorativi.

violenza su le donneIl 69,7% dei casi è, poi, ad opera del partner.
Questi sono alcuni dei dati presentati in una conferenza, organizzata dal Liceo classico Socrate, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Onu per ricordare il brutale assassinio delle tre sorelle Maribal, uccise il 25 novembre del 1960 a Santo Domingo dagli squadroni della morte del dittatore Trujillo.
Alla conferenza erano presenti Daniela Monteforte, assessore alle Politiche scolastiche della Provincia di Roma, Linda Laura Sabbatini, direttrice centrale dell’Istat, e Gabriella Paparazzo, responsabile della formazione del Centro antiviolenza Differenza Donna.
“E’ nella scuola che si costruisce primariamente il rapporto tra i sessi – ha sostenuto Monteforte – ed è nella scuola che il riconoscimento della differenza tra donna e uomo deve
essere tradotto in un rapporto paritario.
E’ nella scuola che si costruisce l’idea di una convivenza civile”. Le parole dell’assessore sono state confermate da alcuni dati allarmanti presentati dalla Sabbatini: negli ultimi
dodici mesi 1 milione e 150mila donne ha subito violenza. Sono le giovani tra i 16 e i 24 anni ad avere il primo posto nella triste classifica con un tasso del 16,3% .
Sono poi 1 milione e 500 mila le donne che nel corso della loro vita hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni.
Gli autori delle violenze sono conosciuti nella maggior parte dei casi. Nella quasi totalità degli episodi, però, la violenza non è denunciata e Gabriella Paparazzo ha segnalato quanto sia importante l’opera dei Centri antiviolenza per far emergere questo sommerso.
Grande la partecipazione degli studenti alla conferenza, così come hanno spiegato Giulia, Samuele e Lorenzo: “C’è stata di sicuro una grande partecipazione. Gli insegnanti ci hanno pubblicizzato molto l’iniziativa e poi è un argomento importante.
Ci aspettavano però un coinvolgimento diverso, con più interazione, e non solo il dibattito”. Pronta la risposta della dirigente scolastica Gabriella De Angelis, da qualche mese preside dell’Istituto: “Riprenderemo sicuramente il discorso con altre iniziative e la nuova pubblicazione del giornale scolastico “Santippe”, un progetto autonomo degli studenti, ne è un esempio. Credo che sia fondamentale affrontare la problematica delle pari opportunità non sotto forma di un corso disciplinare ma sotto forma di un punto di vista che attraversi
trasversalmente tutte le discipline e lavoreremo per questo”.

Il Ministero delle Pari opportunità ha istituito il numero gratuito di telefono ‘Antiviolenza Donna’: 1522, dedicato al supporto, alla protezione e all’assistenza delle donne vittime di maltrattamenti e violenze. Il servizio Antiviolenza Donna, a cui risponde personale specializzato esclusivamente femminile, è attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, è multilingue (italiano,
inglese, francese, spagnolo, russo) e garantisce un assoluto anonimato. Offre un servizio di accoglienza telefonica specializzato: ascolto, analisi della domanda, prime indicazioni e suggerimenti utili, informazioni legali, orientamento all’accesso ai servizi socio-sanitari, forze dell’ordine e centri antiviolenza presenti nel territorio di riferimento.

 

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