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Autore: Vincenzo

“Pronto Poesia”, la prima assistenza culturale al telefono!

Ne parliamo con Lavinia Mancusi, cantante, musicista folk romana, residente nel Municipio VIII ed ex studentessa del Liceo Classico Socrate, che partecipa al progetto ideato dalla cantautrice Giulia Ananìa

Di Francesca Vitalini

La poesia, l’arte e la cultura non si arrendono alle ristrettezze dettate dalla pandemia e diventano sostegno per le persone più sole. Nasce così “Pronto Poesia”, un’assistenza culturale al telefono che colma vuoti ed avvolge, come un abbraccio.

Un progetto culturale e sociale ideato dalla cantautrice romana Giulia Ananìa, in collaborazione con l’Associazione Culturale Muovileidee e Maria Luisa Celani, sostenuto dal Municipio Roma VIII.

Attivo dal 28 dicembre vede la partecipazione di numerosi artiste ed artisti: Amir, Giulia Ananìa, Michela Andreozzi, Michele Botrugno, Matilda De Angelis, Piero di Blasio, Paolo di Paolo, Donatella di Pierantonio, Emanuela Fanelli, Morgana Giovannetti, Milena Mancini, Lavinia Mancusi, Vinicio Marchioni, Martufello, Luisa Merloni, Francesca Romana Miceni Picardi, Paola Minaccioni, Francesco Montanari, Laura Nardi, Piotta, Tiziano Scrocca, Emilio Stella, Susanna Stivali, Josafat Vagni, Emilia Verginelli, Margherita Vicario, Ariele Vincenti.

(nella foto a sinistra Lavinia Mancusi – Foto by Carlo Tosti)

“Il progetto sta avendo una bellissima riuscita perché chiamano in molti – ci racconta Lavinia Mancusi, cantante, musicista folk romana, residente nel Municipio VIII ed ex studentessa del Liceo Classico Socrate e delle lezioni di musica e teatro del famoso prof. Pietro Gallina – l’arte viene vista attraverso il filtro dell’impegno sociale e ringrazio Giulia Ananìa di avermi coinvolta; lei è così feconda di idee di questo tipo ed è poi così capace di creare rete! Anche questa volta è riuscita a creare un gruppo con tanti artisti”.

A chi ha telefonato, la Mancusi ha cantato un repertorio folk di canzoni romane poco note: “Tra gli altri, ho cantato per una coppia italiana che chiamava dalla Grecia ed una signora anziana mi ha detto che avevo una bella voce e che avrei dovuto cantare di mestiere! Spero che il progetto possa continuare in futuro, mi piace questa intimità che si viene a creare, è un modo unico di essere vicini attraverso l’arte”.

Per ricevere assistenza basterà comporre il numero del Municipio Solidale 06 40060606 e la persona incaricata di rispondere accoglierà la telefonata per poi passarla all’artista in quel momento disponibile. I giorni in cui il servizio sarà ancora attivo sono: mercoledì 30 dicembre dalle 14 alle 18, e giovedì 31 dicembre dalle 9 alle 14.

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Un Natale garbato

Questa mattina alle ore 11:00 è iniziato il Natale Garbato con la versione di Babbo Natale By Garbatella in tempi di covid.

Il giro è iniziato a Torvajanica presso la casa famiglia Chiara e Francesco, prosegue verso l’Eur a Casa di Leda, nel pomeriggio alle 16.00 si ritorna a Garbatella per incontrarci con il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e fare l’ultima consegna di oggi presso l’ARPJtetto onlus.

Domani il nostro Babbo Natale finirà la consegna presso la casa Famiglia G. Palatucci di Artena per un totale di 52 minori e 7 madri totali. Grazie all aiuto delle altre associazioni che si sono unite Maria Sophia, Gens Nova, il contributo dell’associazione Solidarisma e soprattutto di tutte le famiglie del territorio che si sono proposte di regalare un sorriso siamo riusciti nell’impresa!
Buon Natale a tutti
Associazione Progetto Rossano Onlus
Dr. Silvia De Napoli
Vicepresidente

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MARATONA DI SOLIDARIETÀ TRA MUNICIPIO, PARROCCHIE E ASSOCIAZIONI DEL TERRITORIO

Natale Covid

di Francesca Vitalini

La sfida al Coronavirus in questo Natale così particolare rischia di rendere ancora più fragili le condizioni di chi vive in solitudine e in povertà, tra questi sicuramente molti anziani. A loro si rivolge la Comunità di Sant’Egidio: il 25 dicembre i ragazzi della scuola della pace porteranno regali agli ospiti delle Rsa del territorio con una frase, un pensiero scritto da ogni bambino. Tra i più graditi ci sono sciarpe, cappelli di lana, carte da gioco. “Questi doni – spiega Francesca Relandini – contribuiranno a trasformare questo Natale diverso in qualcosa che potranno ricordare conpiacere”. Salterà purtroppo per motivi di sicurezza il tradizionale pranzo del 25 per i senza fissa dimora al San Michele.Tuttavia la Comunità di Sant’Egidio si sta attrezzando per portare i pasti a domicilio oltre alle cento famiglie, che vengono aiutate abitualmente.

Ripartirà in maniera più capillare anche l’attività di Municipio Solidale con consegna di pacchi di prima necessità ai bisognosi del territorio. “Questa iniziativa, inaugurata in fase di lockdown — spiega Alessandra Aluigi, assessora alle Politiche Sociali del Municipio Roma VIII – ci ha permesso di raggiungere finora 700 nuclei, dei quali solo una piccolissima parte era già seguita dai servizi sociali. Molte di esse sono in difficoltà a causa della precarietà di vita dovuta alla perdita di lavoro”.

A questa iniziativa, se ne affiancheranno altre due, in collaborazione rispettivamente con gli assessorati alle Attività produttive e alle Politiche Educative e Culturali: la distribuzione di buoni sconto messi a disposizione dalla Coop e di pacchi realizzati dai bambini delle scuole. Il numero per accedere ai servizi di Municipio Solidale è 06-40060606.

Natale COVID-19 a Garbatella

Anche la parrocchia di Santa Galla sulla Circonvallazione Ostiense si sta organizzando per una raccolta di viveri e vestiario. L’iniziativa avrà luogo il 20 dicembre quando i ragazzi porteranno i doni direttamente in parrocchia. “Ma in questi mesi, fa sapere don Paolo, tante persone per fortuna si sono mobilitate anche da sole e hanno portato qui generi alimentari o li lasciano direttamente al supermercato di via Traversi, in un lato appositamente dedicato a chi ne ha necessità”.

A San Filippo Neri, in piazza Sant’Eurosia, sono stati raccolti giocattoli per i bimbi delle case famiglia della zona dalla onlus Progetto Rossano. “Siamo rimasti molto soddisfatti — dice Silvia De Napoli, vicepresidente dell’associazione — perché Garbatella ha risposto in maniera molto generosa. Inoltre manterremo attivo per tutto il periodo delle festività un servizio di supporto psicologico telefonico. Il numero a cui rivolgersi in caso di bisogno è il 349 2628760”.

La parrocchia Nostra Signora di Lourdes, infine, a Tor Marancia, organizza il 20 dicembre una vendita di panettoni il cui ricavato andrà alla Fondazione Emanuela Panetti, una realtà di volontariato che opera all’interno dell’Ospedale Bambin Gesù.
Nello stesso giorno sarà presente “Medicina solidale”, il gruppo parrocchiale che accoglierà famiglie con bambini ai quali distribuiranno pacchi alimentari.

All’interno della Parrocchia ricordiamo la presenza della Caritas, vero punto di riferimento del quartiere. Continua, infine, l’opera di sostegno della comunità evangelica battista di via Pullino alle famiglie in difficoltà.

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“Un modello urbanistico e sociale che ha mantenuto un’ identità”

L’architetto Boeri e la Garbatella

di Gianni Rivolta

“Un piccolo miracolo di vivibilità ” così l’ ha definita  Stefano Boeri, l’ architetto milanese progettista del famoso Bosco verticale nel capoluogo lombardo, in una recente intervista a Formigli  nella trasmissione tv Piazza Pulita. Un tributo non di poco conto considerata l’autorevolezza del personaggio.

Non è la prima volta che l’architetto Boeri apprezza la  Garbatella, lo fece qualche tempo fa in occasione di un reportage su Rai news 24. Lo incontrai proprio in quell’occasione in Villetta, la storica casa della Sinistra nel quartiere iacp, Sembrava  incantato dai rossi e dagli ocra delle casette, meravigliato dalla sua socialità, dai cortili e dalle sue voci, stupito dell’energia sprigionata dai luoghi di incontro giovanili : l’hub culturale Moby Dick, la Villetta, i centri sociali di Casetta rossa e la Strada. Quella di Boeri non è che l’ultimo attestato di stima di intellettuali, artisti, registi e attori nei confronti del nostro quartiere. Diversi  lo hanno scelto come luogo di residenza e altri, come lo scrittore Erri De Luca, si sentono a casa e ci vengono sempre volentieri.

E’ d’obbligo quindi, proprio nell’anno del Centenario della sua fondazione, chiederci perché la Garbatella sia così amata non solo dai suoi abitanti, ma anche dagli “stranieri”. Abbiamo più volte affermato che il suo appeal  e la sua fama abbiano valicato i confini di Roma e dell’Italia. Infatti, non è raro incontrare tra le stradine e le piazzette del quartiere frotte di turisti con guida o studiosi provenienti dai più lontani paesi europei. Io credo che la magia sprigionata da questo luogo dipenda dalla sua Storia, dalla sua originale conformazione urbanistica e dalla sua socialità. La voglio ricapitolare per titoli: nasce come città giardino per gli operai della zona industriale dell’Ostiense, si sviluppa come borgata degli sbaraccati e sfrattati del centro storico a causa degli sventramenti operati dal piccone di Mussolini, diventa un quartiere popolare nel dopoguerra, che grazie ai grandi partiti di massa partecipa con dignità e autorevolezza alla vita sociale e democratica della città, conservandone la proprietà pubblica attraverso  l’Istituto case popolari di Roma. Già questo non è poco, ma non basta a spiegarlo.

Quando si frantuma la polarità tra produzione e residenza con lo spostamento dell’asse industriale dall’Ostiense verso la zona est della città, la Garbatella potrebbe essere travolta da processi di omologazione, di anonimato urbano. Come altri quartieri popolari semi-centrali potrebbe subire  fenomeni di gentrificazione, come Trastevere e Testaccio,  o subire quelli di emarginazione subendo forti flussi di immigrazione. Questo non succede perché la proprietà pubblica e poi l’alienazione delle case agli ex assegnatari Iacp permette un graduale  ricambio generazionale tutto interno alle stesse classi sociali, con pochi inserimenti esterni , arginando o assorbendo la pressione sui confini del nucleo storico. Buone agenzie educative, come i licei Socrate e Borromini, fanno la loro parte consentendo la crescita di una nuova generazione di cittadini consapevoli e lo sviluppo di una rete diffusa di associazioni culturali e sportive.

Con la crisi dei partiti di massa è proprio questa nuova generazione ad entrare in campo e a dare nuova linfa alla vita democratica del territorio. Ne contamina le istituzioni di prossimità, il Municipio, e impedisce processi degenerativi e speculativi all’interno del territorio storico. Promuove la cura dei beni comuni e della sua comunità difendendone la composizione sociale. Uno dei passaggi cruciali è certamente l’entrata in campo, agli inizi degli anni Novanta, della Terza Università  che occupa numerosi edifici ex industriali e destina il Palladium ad aula speciale dell’ateneo. Il cerchio si chiude con l’apertura negli ex bagni pubblici del centro culturale Moby Dick, grazie all’intervento positivo della Regione Lazio e dello Iacp. Piazza Bartolomeo Romano diventa un vero e proprio campus universitario, dove nei gioielli fine anni Venti  dell’architetto  visionario Innocenzo Sabbatini  si muove una moltitudine di giovani  neo architetti, artisti, musicisti. Insomma diventa il “campo dei miracoli”, dove si respira l’orgoglio e un forte spirito di appartenenza e di identità, senza cadere nel mero e deteriore provincialismo.

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Il noto urbanista ex assessore della giunta Raggi espone in una intervista a Cara Garbatella la sua visione per Roma

Paolo Berdini in corsa per il Campidoglio? “Se tutto va bene, sì”

di Ilaria Proietti Mercuri

Il giorno che l’ho contattato per l’intervista mi ha risposto che non poteva parlare. <<Sono ad un seminario via web, la richiamo io appena posso>>. A quel punto ho pensato, non lo farà mai. Finirò, come spesso accade, ore dietro ad un telefono senza ricevere risposta. Mi sbagliavo. Quella stessa sera il telefono ha squillato. Era lui, Paolo Berdini: urbanista, saggista, collaboratore di Italo Insolera nell’ultima stesura di “Roma moderna”, membro di Italia Nostra e del consiglio nazionale del WWF dal 2009 al 2012. Consulente dell’assessore all’Urbanistica della Regione Lazio dal 1995 al 2000. Nel giugno 2016 poi, era stato nominato da Virginia Raggi assessore all’urbanistica della città di Roma. Ma lui è uno che, se qualcosa non gli sta bene, non se la fa di certo scivolare addosso. Così nel febbraio 2017 si è dimesso dalla carica.

Perché intervistarlo? Si vocifera che voglia candidarsi Sindaco di Roma. Sarà vero? <<Se tutto va bene, sì>> ha risposto. E allora via con le altre domande.

– Roma sembra una città ingovernabile. Perchè? E quali caratteristiche dovrebbe avere un sindaco?

La classe economica dirigente di Roma ha fondato lo sviluppo della città nella direzione più facile, quella della speculazione immobiliare. Invece di pensare a costruire occasioni di lavoro qualificato, l’attività prevalente è stata l’espansione urbana. Oggi raccogliamo i frutti amari di quel modello di sviluppo: il debito comunale supera i 13 miliardi. L’Atac e l’Ama non riescono a funzionare perché la città è troppo grande da raggiungere e accumulano debito. 

Questo fardello toglie inevitabilmente risorse agli investimenti produttivi o alla costruzione di infrastrutture di trasporto come tutte le città del mondo. Nasce da qui l’ingovernabilità della città. Ed è da qui che ogni sindaco dovrebbe partire: dalla consapevolezza che occorre chiudere la fase di un modello di sviluppo sbagliato e investire ogni risorsa per diminuire le distanze tra centro e periferie.  La principale caratteristica del nuovo sindaco sarà dunque quella di avere un’idea chiara di città.

– Una proposta per Roma che attuerebbe da domani?

Avviare la realizzazione di almeno tre nuove linee tramviarie, che sollevino la periferia dalle difficoltà della vita quotidiana. La priorità andrebbe data alla linea della Palmiro Togliatti da troppi anni attesa da tanti quartieri molto popolosi, ma si può pensare ad Ostia o alla tramvia sul viale Marconi, che farebbe respirare un quartiere perennemente bloccato dal traffico.

– Roma è centro, ma anche tanti quartieri di periferia. Come farebbe a bilanciare gli interventi senza lasciare nessuno indietro?

L’idea di città di cui parlavamo in precedenza deve farsi carico in primo luogo dei diritti delle periferie. La Caritas ha denunciato che il reddito delle famiglie che abitano nel centro è di trentotto mila euro. Quello delle periferie lontane scende a diciassette mila. “Mappa Roma”, ci dice inoltre che i laureati del centro sono il 40% del totale mentre in periferia superano a stento il 10%.

E’ uno squilibrio intollerabile. Delinea una città che ha due volti, quello qualificato e quello dell’abbandono. Questo squilibrio grave è stato misurato negli anni passati ed oggi è certamente aumentato a causa della pandemia. Ogni intervento comunale deve dunque tentare  di attenuare le distanze e tendere all’inclusione sociale. Questa può essere raggiunta con le nuove linee tramviarie e costruendo qualità e occasioni di lavoro. Si dovrebbe ad esempio concludere il percorso della linea metropolitana “C” (oggi previsto a Prati) a Corviale, e cioè in una delle periferie più difficili. Le città vivono anche di eventi simbolici e sarebbe importante dare un segnale di attenzione alle periferie.

Sulle qualità è ora di ripensare l’offerta scolastica periferica, spesso ricavata in edifici impropri e la realizzazione di parchi che creino delle pause urbane tra una parte e l’altra dell’immensa periferia romana.

E poi c’è il lavoro da incrementare con l’attivazione di incubatori d’impresa, che favoriscano l’imprenditoria giovanile.

– Lei era stato nominato da Virginia Raggi assessore all’urbanistica, ma poi nel febbraio 2017 si è dimesso. Come mai?

La questione dello stadio della Roma a Tor di Valle è stata decisiva per chiudere un rapporto che già iniziava a incrinarsi a causa di profonde differenze culturali. I 5stelle avevano vinto le elezioni comunali dichiarandosi contrari alla grande speculazione immobiliare. Nel gennaio 2017, Ferdinando Imposimato, uno dei più importanti magistrati italiani che collaborava (gratuitamente!) con il mio assessorato fu improvvisamente messo da parte per far posto all’avvocato Luca Lanzalone, che nel 2018 fu arrestato nel grande scandalo dello stadio della Roma. Evidentemente non c’era più posto per la competenza e l’onestà. Meglio prendere il largo.

Paolo Berdini in corsa per il Campidoglio? “Se tutto va bene, sì”

– Ha un politico “modello” di riferimento?

Due grandi esempi di politici e amministratori, che mi hanno sempre interessato,  sono i sindaci Ernesto Nathan e Luigi Petroselli.

Il primo, all’inizio del novecento, nei quattro brevi anni di vita della sua amministrazione ha saputo costruire i servizi di una città moderna, ha pubblicizzato il servizio di trasporto pubblico prima lasciato nelle mani dei privati, ha creato una rete di scuole nelle periferie urbane e nell’agro anche grazie all’azione di Sibilla Aleramo. Quattro anni che hanno cambiato profondamente lo stato della città.

Luigi Petroselli primo sindaco comunista, 70 anni più tardi, ha dato ampio spazio alla questione delle periferie, ha chiuso la vicenda delle baracche dei senza tetto costruendo l’ultimo quartiere pubblico, Tor Bella Monaca. Ha infine dato il via al progetto di pedonalizzazione dei Fori Imperiali e dell’Appia Antica, ideato da Antonio Cederna e Italo Insolera.

Due amministratori che giganteggiano nel panorama della vita della città.

– Ultima domanda. C’è qualche considerazione che vuole fare?

Tornerei all’idea di città che può a mio giudizio deve caratterizzare gli anni futuri.  E’ quello dell’ecologia integrale, concetto come noto ideato da Papa Francesco. Si tratta di avviare la riconversione ecologica della città accompagnandola con il rispetto delle persone e con l’inclusione sociale. Costruendo case per le famiglie che vivono nelle cento occupazioni romane e riattivando i servizi alle persone tagliati nei decenni del neoliberismo. E’ un’idea affascinate e lungimirante, la sola che può dare una speranza ad una città smarrita.

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Centinaia di pacchi alimentari distribuiti ogni mese dai volontari in VIII Municipio

Emergency in campo con „Nessuno escluso“

di Valentino Notari

Se escludi uno, escludi tutti. Così recita lo slogan della campagna per il tesseramento 2020 di Emergency, l’organizzazione fondata da Gino Strada nel 1994 per curare le vittime della guerra e della povertà, che da quest’estate ha attivato anche su Roma una rete di volontari per consegnare pacchi contententi beni di prima necessità alle famiglie impoverite dalla crisi economica causata dalla pandemia di COVID-19. Il progetto, chiamato “Nessuno Escluso”, si avvale della collaborazione delle istituzioni e di associazioni partner e a Novembre ha raggiunto la quota di duemila pacchi mensili, di cui trecentosessanta solo nell’Ottavo Municipio.

Ogni settimana i volontari di Emergency preparano le scatole e le riempiono di generi alimentari, prodotti di igiene personale e per la casa, per poi donarli ai nuclei familiari individuati dai servizi sociali. Nel nostro municipio, la consegna viene effettuata da un gruppo di associazioni di cui fanno parte Casetta Rossa, CSOA La Strada, Nessun Dorma, La Villetta, Scuola Libera Tutti e la Brigata Garbatella della Protezione Civile, tutto nel massimo rispetto delle norme di sicurezza per evitare il contagio. I volontari vengono formati da Emergency seguendo i protocolli sviluppati dal Field Operations Department dell’organizzazione, lo stesso che ha curato la gestione dell’ospedale da campo di Bergamo durante il primo lockdown, grazie all’esperienza maturata in Sierra Leone durante l’epidemia di Ebola del 2015.

Il progetto è stato prolungato ufficialmente fino al 31 Gennaio 2021.

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In ricordo della giovane donna scampata alla strage del Circeo nel settembre del 1975

Sarà dedicata a Donatella Colasanti l’area verde di via Villa di Lucina a San Paolo

di Ilaria Proietti Mercuri

La memoria è quello strumento che, almeno in teoria, dovrebbe aiutare a non commettere più gli stessi errori. E proprio con questo spirito, il Municipio VIII dedicherà l’area verde della Villa di Lucina in zona San Paolo a Donatella Colasanti, la giovane donna scampata alla strage dei Circeo.

La sua storia, come il suo volto scosso e pieno di sangue, finirono su tutti i giornali quando la sera del 30 Settembre 1975, venne ritrovata ancora viva nel bagagliaio di un’auto, accanto al corpo della sua amica Rosaria Lopez morta invece qualche ora prima. A soli 17 anni infatti Rosaria, venne stuprata e quasi uccisa di botte, dopo essere stata adescata con la scusa di una festa in una villa al Circeo da tre rampolli di alcune agiate famiglie romane. Come si salvò? Perchè ebbe la lucidità di fingersi morta, raccontò poi nei mesi successivi.

Così, dopo il parco alla Montagnola intitolato a Maria Rosaria Lopez, si intitolerà un parco anche alla ragazza che scampò al massacro, ma che venne segnata per tutta la vita.

Ricordare però, non è mai abbastanza. Così anche il quartiere Montagnola non si è tirato indietro. A Via Mario Muschio infatti, una panchina è stata dipinta di rosso e abbellita con un ritratto di Alda Merini e delle due ragazze della strage del Circeo, in memoria di tutte le donne vittime di violenza.

Un progetto, quello della panchina, che era stato avviato anni fa anche alla Garbatella, accanto alla fontana di Carlotta, storico simbolo che porta il nome di una donna. Ma con gli anni la panchina scomparve. Per questo, alcune associazioni del quartiere, tra cui Il Tempo Ritrovato di Mirella Arcidiacono, chiedono alla Regione Lazio e al municipio VIII di posizionarne una in Piazza Ricoldo Da Montecroce.

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Quella Cooperativa di consumo tra i pionieri della Garbatella

Nei primi mesi del 1922 lo spaccio aprì su piazza Benedetto Brin ai civici 4,5 e 7.Nel consiglio di amministrazione Cleobulo Rossi, Biagio Gay, Giovanni Garrasi, Emilio Storti e Gregorio Pietruccini

di Gianni Rivolta

Era il  dicembre del 1921.Fuori porta San Paolo, tra via della Garbatella e piazza Brin si davano gli ultimi ritocchi di calce e vernice alle linde villette della Borgata Giardino Concordia, così l’aveva voluta chiamare Re “Pippetto” per dare un segnale di pace sociale quel 18 febbraio del 1920. La regina madre Margherita, accompagnata dall’impettito ingegner Paolo Orlando, era già venuta in visita al traforo della rupe per il tracciato della ferrovia Roma-Ostia e al borgo di casette in costruzione: quarantaquattro villette decorose per gli operai della zona industriale e del porto fluviale. I pionieri di quella nuova frontiera, circa duecento famiglie, avevano  preso possesso degli appartamenti e sognavano un futuro migliore per i loro figli. Tra loro molti artigiani e qualche tecnico dipendente o collaboratore dell’Icp (1). Anche Paolo Orlando presidente dell’Ente per lo Sviluppo marittimo e industriale di Roma ( che aveva venduto il terreno all’Icp) aveva chiesto di riservare ai suoi impiegati un certo numero di abitazioni (2).    Per loro casa e lavoro, dopo anni di crisi economica e disoccupazione, scioperi e cortei di tranvieri, elettrici,metallurgici, gassisti  e tipografi,  erano finalmente una realtà. Quello che fu chiamato il “biennio rosso” , tra il 1919 e il ’20, era ai titoli di coda. Ammainate le bandiere rosse dai cancelli delle fabbriche il segretario della Cgil Bruno Buozzi aveva spento quella massiccia spallata rivoluzionaria e riportata la lotta dei metallurgici nel tranquillo alveo salariale. Il 10 novembre 1921 ci furono  le ultime scintille di resistenza ai fascisti. A San Lorenzo, a Testaccio, Trastevere e al Trionfale gli arditi del popolo di Argo Secondari e Cencio Baldazzi si erano presi a rivoltellate con i neri di Farinacci e Balbo, giunti a Roma baldanzosi per il loro primo congresso nazionale. Questo era il clima in città. Il fuoco covava sotto la cenere in attesa del divampare dell’incendio.

Nella nuova Borgata Garbatella, disegnata come le città giardino inglesi, i capifamiglia al tramonto dopo il lavoro,si incontravano in piazza Brin per discutere del più e del meno e delle condizioni di lavoro in officina. Nonostante l’aria salubre e qualche bicchiere di buon vino la vita non era facile; nei primi cinque lotti dell’Istituto case popolari si viveva isolati tra orti, vigne e casolari sparsi fuori le Mura. Al di là dello stradone dell’Ostiense la viabilità era limitata alla stretta via delle Sette Chiese, unico collegamento a sud con le tenute agricole dell’agro, a viottoli di campagna come quello della Moletta, via della Garbatella, via delle Statue. Il centro città si raggiungeva solo col tram dal piazzale della Basilica di San Paolo, mancavano rivendite di generi alimentari e verdure e negozi in genere. Così un gruppo di abitanti, in maggioranza artigiani e tecnici, decise di darsi da fare e costituire la “Cooperativa approvvigionamenti e consumi Quartiere Garbatella” aderente alla Lega Nazionale delle cooperative (3)con lo scopo di acquistare, conservare e vendere generi di prima necessità “senza scopi di lucro, cooperando all’economia domestica, al risparmio e alla previdenza”. Un’idea mutualistica in linea con tutto il progetto della città giardino, ispirate dai socialisti utopisti. In barba alle volontà del Re e di Paolo Orlando la Cooperativa non prende il nome “Concordia” come la borgata, ma il più popolare “Garbatella” (come era chiamata la località sui Colli di San Paolo e l’omonima via).La prima sede legale fu quella di via Guglielmotti 31 ( l’abitazione di un socio) per poi trasferirsi a piazza Benedetto Brin 4-5-7, dove fisicamente insisteva lo spaccio e i magazzini. Nel consiglio di amministrazione e nel collegio sindacale compaiono cognomi di note famiglie della prima borgata : Biagio Gay,Giovanni Garrasi, Gregorio Pietruccini,Costantino Mariotti, Emilio Storti, Natale Del Grande, Angelo Melchiorre, Luigi D’Ascenzo, Enrico De Nicola,Andrea Gasparri   e per ultimo  Cleobulo Rossi, sicuramente la personalità più significativa tra i soci fondatori. Socialista della tendenza rivoluzionaria nel dicembre del 1904 il Rossi era stato eletto segretario nazionale della federazione dei gassisti e degli addetti alla illuminazione pubblica e nel 1907 successe a Ernesto Verzi alla guida della Fiom, la federazione degli operai metallurgici, aderente alla Cgil. Insomma una personalità di livello nazionale, anche se nella fase discendente della sua carriera politica e sindacale.

E poi scoppiò l’incendio. La cooperativa di consumo Garbatella di piazza Brin subì, come tante altre strutture mutualistiche, la violenza delle squadracce fasciste: “L’esperienza della cooperativa (……) venne a finire nel 1921,intervennero i camion pieni di squadristi che bastonarono i gestori e li portarono a Via Magnana poli – sostiene Luciano Rossi, nipote di Cleobulo ( in una intervista a Monica Sinatra, autrice  del libro La Garbatella a Roma 1920-1940 ndr)- ….E gli diedero anche l’olio di ricino…diedero fuoco a tutti i materiali della cooperativa, distrussero le cart…”.Probabilmente l’intervistato a distanza di decenni, non collocava precisamente l’accaduto, in quanto la cooperativa fu fondata  proprio in quei giorni, il 13 dicembre del 1921. Il fatto certamente doveva essere avvenuto in un tempo successivo, presumibilmente dopo la Marcia su Roma ( 28 ottobre 1922), quando venne devastato dai fascisti anche il circolo socialista di via del Gazometro all’Ostiense. Quelle gloriose saracinesche chiusero definitivamente negli anni Trenta per lasciare il passo su piazza Benedetto Brin , alla pizzicheria dei Magnani, all’osteria Scafetti e a un piccolo negozietto di  vini e olii, la bottiglieria di D’Antoni. Ma questa è tutta un’altra storia.

Ne abbiamo notizia, infatti, nel 1927 in occasione della pubblicazione del bilancio d’esercizio sul Foglio degli annunci legali della Provincia di Roma e sul Bollettino dell’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e l’Infanzia dello stesso anno, dove la Cooperativa Garbatella aderisce con una sottoscrizione di 1.000 lire.In questi ultimi atti il Consiglio di amministrazione è ridotto ai minimi termini.Ne fanno parte Biagio Gay, socio fondatore, Amerigo Bianchini abitante a piazza Brin e come Sindaci revisori Cesare Marotta e G. Caradei. Di questo piccolo, ma significativo esperimento mutualistico non rimane che qualche flebile ricordo.Enrico Casadei, uno dei pionieri della borgata nata sui Colli di San Paolo, insieme ai Del Grande, ai Siccardi, ai  Baronci, Sabatini, Giorgi e altri ancora negli anni Ottanta conservava come una reliquia una piccola medaglietta dorata con la scritta: Cooperativa approvvigionamenti e consumo Garbatella.

Foto di piazza Brin d’epoca, ( Centenario pag 44 in alto),foto del ponticello che collegava via di S.Emerita con via S.Adautto,  foto della cena sociale ( Garbatella tra storia e leggenda  seconda edizione pag 60).

Note

(1) I fratelli Del Grande, infatti, erano falegnami e avevano a via Guglielmotti 4 il laboratorio dove facevano la manutenzione per l’Icp di porte e finestre,Costantino Mariotti era vetraio e Biagio Gay un geometra che lavorava per l’istituto case popolari.Tra i primi abitanti Enrico Casadei che possedeva la medaglietta dorata della Cooperativa,Giorgi, Baronci, Pietro Siccardi, impiegato al Consorzio del porto fluviale ( di origine ligure abitava al lotto 2 all’angolo con piazza Pantero Pantera)

(2) In una lettera del 23 giugno 1921 è proprio Paolo Orlando ad avanzare la richiesta al presidente delle case popolari: “Parecchi appartamenti del Borgo Concordia sono ultimati ed io mi permetto ricorrere nuovamente a Lei affinchè si compiaccia destinare ai noti funzionari dell’Ente ( Smir n.d.r.) gli appartamenti già da loro scelti in conformità del suggerimento da lei dato.Mi permetto pure ricordarLe che, omesso nel contratto di vendita del terreno la condizione di un diritto di prelazione di nostri funzionari sulle costruende costruzioni di Borgo Concordia, mi affrettai subito dopo la stipula di detto contratto ad ottenere da Lei il verbale impegno per il giustamente richiesto favore ai funzionari dell’Ente”.

(3) Nel 1921 la Lega contava 3.600 cooperative di consumo e 2.700 cooperative di produzione e lavoro.

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Cleobulo Rossi di professione socialista rivoluzionario

Nel 1904 fu eletto segretario nazionale dei gassisti e nel 1907 successe a Ernesto Verzi alla guida della Fiom

di Gianni Rivolta

Cleobulo Rossi nacque a Roma il 27 giugno del 1871, il padre Giuseppe e la madre Annunziata D’Armini lo vollero chiamare come uno dei sette Sapienti dell’antica Grecia. Dopo aver frequentato le scuole elementari divenne elettrotecnico e si coniugò con Maria Buti, dalla quale ebbe quattro figli. Nelle note della Questura è schedato come socialista rivoluzionario. Iscritto fin dagli ultimi anni dell’Ottocento al Partito socialista italiano, nel 1904 è eletto segretario della federazione nazionale dei gassisti e degli addetti alla illuminazione pubblica e membro della Commissione esecutiva della Camera del lavoro di Roma (con 2814 voti), dove fu riconfermato nel luglio del 1907 ( con 1442 voti). In quegli anni il suo nome era legato a Enrico Leone principale teorico, assieme a Arturo Labriola, del sindacalismo rivoluzionario italiano, quando ancora rappresentava l’ala intransigente interna al Psi. Nella componente capitolina dell’azione diretta  Cleobulo Rossi militava con  figure del calibro di Paolo Orano, Alceste De Ambris, Michele Bianchi, Romolo Sabbatini, Paolo Mantica.

 Ma la sua notorietà si deve soprattutto  agli anni in cui con Ernesto Verzi tenne la segreteria della Fiom (1901-1907),che nel 1908 lasciò a Bruno Buozzi.Quando la sede della Fiom fu spostata a Milano,Cleobulo Rossi  si trasferì per motivi sindacali nel capoluogo lombardo. Collaborò all’Avanti!,al Metallurgico e al Sindacato operaio; nel 1906, dopo aver diretto lo sciopero dei tranvieri romani, fu eletto membro del Comitato Nazionale della neonata Confederazione Generale del Lavoro, dove fu riconfermato nel 1910. Diede le dimissioni dalla segreteria della Fiom nel luglio del 1909 a causa dell’opposizione organizzata di alcune sezioni, che dissentivano dagli orientamenti del Comitato centrale sia nell’impostazione delle lotte che nella gestione amministrativa e finanziaria della federazione. E da qui cominciò la sua parabola discendente. Nel 1910, lasciate le cariche sindacali è costretto ad impiegarsi come tecnico elettricista presso alcune officine al nord. Ritorna dopo alcuni mesi a Roma,  la Polizia politica nel 1914 lo dà a Durazzo, in Albania, dove, abbandonata moglie e figli, sarebbe fuggito con un’ amante per aprire un negozio di liquoreria o forse uno stabilimento di saponi e acque gasate (!).Nel 1915 è di nuovo  a Roma dove prende alloggio prima in via Bodoni e poi in via Giovanni Branca a Testaccio. Nel dicembre del 1921 è tra i fondatori della Cooperativa approvvigionamenti e consumo Garbatella con sede in piazza Benedetto Brin, di cui divenne Presidente con nomina del consiglio di amministrazione. Nel marzo del 1926 si iscrive al Partito nazionale fascista e tre anni dopo è cancellato dall’elenco dei sovversivi. Muore a Roma il 9 gennaio 1932 all’età di 61 anni. 

Foto della scheda segnaletica, tessere di Romolo Sabbatini

Archivio Beni Culturali

Sistema Archivistico Nazionale

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L’Atto costitutivo e lo Statuto

di Michela Micocci

L’atto costitutivo di nascita della  Cooperativa Approvvigionamenti e Consumi “Quartiere Garbatella”  viene firmato  il 13 dicembre 1921 di fronte al notaio Arturo Tosatti, nel suo studio di via Torre Argentina; la neonata cooperativa ha per scopo “l’acquisto, la conservazione, la trasformazione e la vendita dei generi di prima necessità, senza scopo di lucro, cooperando all’economia domestica, al risparmio ed alla previdenza”. Sono dodici i soci che per primi aderiscono: Ezio Polonara, Natale Del Grande, Biagio Gay, Cleobulo Rossi, Costantino Mariotti, Enrico De Nicola, Giovanni Garrasi, Emilio Storti, Luigi D’Ascenzo, Gregorio Pietruccini, Angelo Melchiorre e Andrea Gasparri.  Quasi tutti abitano a via Alberto Guglielmotti, tra questi il Rossi che – elettrotecnico e sindacalista  – risiede al numero civico 31, lo stesso indirizzo che risulta essere la sede provvisoria della Cooperativa e che ricopre il ruolo più importante, quello di Presidente. I soci sono falegnami, vetrai, commercianti, geometri, impiegati e pensionati. Ogni azione ha il valore nominale di 100 lire ciascuna ed è stabilito che la Cooperativa abbia una durata di almeno venti anni.

Nuovi soci possono aderire, si legge nell’articolo 7 dello Statuto, pagando una tassa di ammissione di 15 lire, oltre a dover acquistare naturalmente almeno un’azione. Ma sarà il Consiglio di amministrazione ad accettare o meno nuove adesioni, con la possibilità, per chi si veda rifiutato, di far ricorso al Collegio dei sindaci. Gli utili oltre a essere ripartiti tra fondo di riserva, personale stipendiato, capitale azionario e fondo collettivo a disposizione del CdA, vengono distribuiti per il 50 per cento ai consumatori “in proporzione dell’importo degli acquisti fatti nei magazzini della Cooperativa”. Interessante notare come sia possibile recedere solo a seguito del cambio di residenza, a riprova del legame essenziale e necessario con la Garbatella: tutti i soci abitano nel quartiere e chi vuole uscire dalla Cooperativa può farlo soltanto andando a vivere altrove. La società di via Guglielmotti inoltre aderisce alla Lega nazionale delle Cooperative: un’antica istituzione nata nel 1886, forzatamente sciolta durante il Ventennio e “sostituita” dall’Ente nazionale fascista delle Cooperative.

La convocazione delle assemblee deve essere effettuata tramite un avviso da pubblicarsi sul Messaggero e con una raccomandata spedita ai soci. Dell’organo più importante della Cooperativa, vale a dire il Consiglio di amministrazione, sono chiamati a far parte cinque membri, tra i quali viene nominato un presidente – che rappresenta la società – , un vice presidente, un cassiere e un segretario.

La loro carica dura un anno, con la possibilità di rielezione. Qualche anno più tardi, nel 1927 la Cooperativa risulta tra i sostenitori dell’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e Infanzia con una elargizione di 1.000 lire ( art.14 dello Statuto) e l’anno dopo, nel 1928, il presidente non è più Cleobulo Rossi. Dal Foglio degli Annunzi Legali della Provincia di Roma che pubblica il bilancio di esercizio della Cooperativa approvvigionamenti e consumi “Quartiere Garbatella” si legge che tale carica è ricoperta da Biagio Gay, già socio fondatore ( nel Cda compare anche  Amerigo Bianchini). Nel frattempo la società ha cambiato sede: non più via Guglielmotti 31 ( quella legale), ma piazza Benedetto Brin 4,5 e 7, dove insiste la rivendita commerciale e i magazzini.  A quella data il bilancio si chiude con un utile di lire 10. 141,40. Documento che attesta, soprattutto, che nel 1928 la Cooperativa è ancora attiva. Oggi quei civici di piazza Brin sono occupati al 5 dalla Trattoria il Moschino e il 7 è stato murato.

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Residenti e Municipio VIII contrari all’istallazione del deposito di rifiuti voluto dal Campidoglio

Stop all’isola ecologica di via Malfante

di Anna Bredice

L’isola ecologica in via Malfante non s’ha da fare. Lo hanno detto a chiare lettere i residenti della zona, a ridosso di Piazza dei Navigatori, che si sono ritrovati sabato 28 novembre, proprio sulla piazza dove il Comune di Roma vorrebbe costruire un’isola ecologica, ma è una proposta che trova la contrarietà di tutti, cittadini, gruppi di maggioranza in municipio e anche quelli dell’opposizione.

Tutti contrari quindi, ma nonostante questo il Comune ha portato pochi giorni fa all’esame della giunta la delibera per la costruzione di più di venti isole ecologiche in città, e tra queste riappare proprio quella di via Malfante.

Basterebbe fare due passi nelle vicinanze per capire che quello non è proprio il luogo adatto: l’area si trova a nemmeno venti metri dall’ingresso di una sede dell’Asl Roma 2, molto frequentata, proprio perché la zona è densamente popolata. Ci sono moltissimi palazzi, dall’altro lato della piazza c’è anche una chiesa, con i giochi per i bambini e a cento metri uno degli ingressi del parco Scott, una grande area verde che appartiene al Parco dell’Appia. E ancora, un canneto presente da anni con l’obiettivo di sradicare la presenza delle zanzare tigre, e dal lato opposto della piazza un supermercato.

Eppure pochi giorni fa le due commissioni del Comune, ambiente e urbanistica, hanno dato il via libera al documento nel quale per il Municipio VIII viene indicato via Malfante.

Ora la delibera è arrivata in via Benedetto Croce e la giunta di Amedeo Ciaccheri ha intenzione di ribadire il suo no, indicando altri luoghi per la sua ubicazione, visto che comunque un centro di raccolta di rifiuti ingombranti e di difficile smaltimento va costruito in Municipio, perché ne è sprovvisto.

Ma non in questo luogo, Amedeo Ciaccheri, intervenuto all’assemblea in piazza sabato 28 novembre, ha ribadito che le opzioni ci sono: “Nel nostro municipio, ha detto il presidente, sono già presenti due aree in carico ad Ama che potrebbero rispondere ad una funzione strategica da adibire ad isole ecologiche. La prima – spiega – è l’area del Campo Boario che ha già funzionato per anni e in questo momento interdetta alla popolazione, e la seconda è il deposito Ama di Montagnola già nella disponibilità di Ama e sotto utilizzato”.

All’assemblea cittadina, organizzata dal comitato di quartiere, c’erano circa duecento persone, tra questi il vicepresidente del comitato Orazio De Lellis, che è anche un medico della zona: “Un’isola ecologica va costruita, ma non in questo luogo, c’è un ambulatorio sanitario, palazzi, una chiesa, abbiamo chiesto la creazione di un centro sportivo, di un’area verde in zona, ma non un’isola ecologica, tra l’altro la strada per far passare i camion sarebbe troppo stretta. Penso – prosegue De Lellis – che con questa partecipazione e la raccolta di firme che vogliamo proporre e portare il comune la giunta Raggi ci ripenserà.” In piazza era presente anche la consigliera del Pd Eleonora Talli, che abita proprio da quelle parti e ha ribadito che il municipio è contrario e dirà di no, anche se il parere della giunta Ciaccheri non è vincolante. “Abbiamo fatto nel tempo delle battaglie per costruire un asilo nido, un mercato rionale in questa zona densamente abitata, il Municipio ottavo non ha avuto mai un atteggiamento ambiguo sulla collocazione dell’isola ecologica in via Malfante, abbiamo detto no e nello stesso tempo abbiamo indicato altri luoghi e lo ripeteremo. Inoltre – osserva la consigliera del Pd – qui si trovano due parcheggi interrati e forse non è stato considerato che conseguenze potrebbe avere il passaggio continuo dei camion sulla stabilità del terreno.”

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Il giovane attore e cantante cresciuto alla Garbatella interpreta Alex nella famosa serie su Netflix

Alessandro Proietti sul set di Suburra

di Ilaria Proietti Mercuri

Un vero garbatellano non si smentisce mai e, quando c’è da tirare fuori il talento, lui risponde. Di chi stiamo parlando? Di Alessandro Proietti, cantante e attore, cresciuto nel quartiere dei Lotti Iacp e sbarcato nel set di Suburra. La serie Netflix che racconta la storia di Roma tra criminalità, politica, centri di potere secolari e religiosi. Alessandro, con il nome di Alex dietro al grande schermo, recita la parte di uno dei membri della famiglia Anacleti. Una famiglia esplicitamente ispirata al clan di sinti italiani, i Casamonica. Ma torniamo ad Alessandro che, tra una serie tv e una canzone, siamo riusciti a pizzicare per un’intervista.

Che scuole hai frequentato? Come sei arrivato a fare l’attore?

Ho fatto elementari medie e liceo in tre scuole confinanti, Alonzi, Moscati e Socrate. Se consideriamo anche l’asilo fatto alla ‘Casetta Rossa’ ho fatto poker a Garbatella. Ho sempre avuto una grande passione per la recitazione e la creatività in generale. Da bambino studiavo al Teatro Ambra con Fioretta Mari e dopo aver interrotto per diversi anni ho ricominciato a recitare subito dopo aver finito il liceo.

Sei nato a Roma e cresciuto alla Garbatella. Nella serie però fai parte della famiglia di etnia sinti e parli la loro lingua, il romanì. Ti è piaciuto recitare in questo dialetto?

Sì. Perché Alex in Suburra é un sinti nato a Roma che per motivi familiari ha vissuto diversi anni in Abruzzo. E questo mi ha dato la possibilità sia di usare il dialetto romano sia di relazionarmi con una lingua straniera. Non mi sono fatto mancare nulla.

È stato difficile imparare il romanì?

È una lingua ricercata che non dà molti punti di riferimento. Fortunatamente ho una buona memoria e questo mi ha aiutato a concentrarmi sull’interpretazione senza troppe complicanze. Mi sono divertito, credo sia stato un valore aggiunto per il personaggio e per me come attore.

Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?

Mi ha lasciato orgoglio e consapevolezza. Suburra è un progetto bellissimo, sono fiero di averne fatto parte, in più porto con me la conferma di quanto amo questo lavoro. È stato il mio primo set vissuto veramente, un esperienza bellissima che oltre a migliorarmi artisticamente ha portato nuove amicizie.

Oltre che attore sappiamo che sei anche cantante, giusto?

Si, poco tempo fa è uscito ‘Sulla mia finestra’, il singolo estratto dal mio primo album che uscirà nel 2021 per l’etichetta romana La grande onda. Il brano racconta, attraverso un susseguirsi di immagini , diverse sfaccettature della vita di quartiere. Sono molto legato a questa parte di Roma perché è quella che mi ha cresciuto. Gran parte del video musicale lo abbiamo girato proprio qui nella nostra ‘cara Garbatella‘.

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Una collezione di occhiali targata Garbatella

di Francesca Vitalini

È nata Licata8, una nuova ed originalissima collezione di occhiali targata Optoricci. La linea, totalmente made in Italy, porta il nome della via dove da sessantacinque anni ha sede il negozio di ottica.

Il progetto, nato durante il Centenario, è di Vania Ricci, ottico ortottista: “La collezione oggi si compone di una ventina di montature, realizzate con materiali di prima qualità, ma ne aggiungeremo sempre di nuove. Abbiamo scelto dei nomi legati al quartiere per loro, come Palladium, Cravero, Carlotta ed abbiamo notato che c’è una predominanza maschile delle vie e dei luoghi, nonostante Garbatella sia donna! Ci è venuto così in mente di lanciare un contest al quartiere: invitiamo tutti ad indicarci dei nomi femminili per i prossimi occhiali, corredandoli con una foto che ritrae il luogo dal quale verrà ripreso il nome. Regaleremo un buono di venti euro su un occhiale da vista o da sole a chi vincerà!”.

Il negozio nasce da Stelvio Ricci e Nadia Evangelisti nel 1955 con molti sacrifici: “Mio marito lavorava molto – ci racconta Nadia, novant’anni suonati  – e si stava aperti anche la domenica, poi nacquero i nostri due figli, Claudio e Dario. Per aumentare la clientela, negli anni ‘60 si prese un ottico finché non lo diventò Claudio nel 1979, quando cominciò la sua carriera nel negozio che tuttora porta avanti insieme a Dario”. Optoricci con gli anni si ingrandisce ed arriva alla terza generazione: “Vania, figlia di Claudio – continua Nadia – ha voluto espandere le sue conoscenze laureandosi in Ortottica e, dopo tante esperienze nel campo medico, sta portando qualità ed energia nel nostro negozio. Sono molto contenta del progetto che sta realizzando, lo trovo bellissimo perché parla di Garbatella, di quello che noi siamo, e perché vuole anche aiutare il quartiere”.

Parte del ricavato, infatti, verrà devoluto ad un’associazione benefica del territorio. Quest’anno è stato scelto “Municipio Solidale”, ma di anno in anno si cambierà. A tal proposito, le associazioni del quartiere potranno presentare la propria candidatura all’email: optoricci@gmail.com entro il 31 marzo 2021.

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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