Autore: Vincenzo
Il rilancio dei servizi sanitari territoriali
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella.
Il rilancio dei servizi sanitari nel Municipio VIII
Cosa cambia con il PNRR
Il Municipio VIII Roma e il Distretto 8 della Asl Roma 2 invitano la cittadinanza Martedì 23 aprile alle 18 presso Casa Sociale degli Anziani e del Quartiere Pullino, in via Giacinto Pullino 95, ad un incontro pubblico sul rilancio dei servizi sanitari territoriali nell’ambito della realizzazione delle Case della Comunità previste dalla Missione 6 del PNRR.
Sarà l’occasione per illustrare i progetti, le nuove collocazioni dei servizi sanitari territoriali e come l’offerta territoriale cambia per favorire un’esistenza quanto più possibile autonoma e dignitosa, limitando ai casi più gravi e alle riacutizzazioni le cure in ambiente ospedaliero.
Vi aspettiamo!

La favola di Garbagatto incontra Moby Dick
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella, News.
La conoscete la storia di Garbagatto? Ebbene se ne volete sapere di più siete tutti invitati domani alle 18 all’hub culturale Moby Dick, in via Edgardo Ferrati agli ex Bagni pubblici. L’evento, per grandi e piccini, “ Cera una volta Garbatella. Storie del quartiere narrate con gli occhi dei gatti” è organizzato dall’associazione Il Tempo Ritrovato.
Sullo schermo saranno proiettate le foto dei felini che girano per il quartiere. E Mirella Arcidiacono, alias Fatagarbatella, continuerà a narrare la storia iniziata il 19 febbraio presso la scuola materna La Coccinella in occasione di Buon compleanno Garbatella. La storia parla del Garbagatto 104, che ha uno bisnonno venuto dall’Egitto, luogo dove i gatti erano sacri. Il Garbagatto viaggia su un sommergibile chiamato Giacinto Pullino ( ingegnere navale e progettista del primo sommergibile italiano). “L’iniziativa – ha spiegato Mirella Arcidiacono- fa parte del progetto le favole toponomastiche per educare fin dalla prima infanzia a conoscere le strade che solitamente si percorrono nel quartiere, da casa a scuola, per andare all’oratorio ecc…Tra l’altro i 75 bambini de La Coccinella hanno avuto in dono la bacchetta magica con il volto del Garbagatto 104 e stanno disegnando sommergibili, che faranno parte della mostra di maggio per i diritti dell’infanzia come da Convenzione ONU firmata dall’Italia il 27 maggio 1991.”

Una riffa per gli anziani soli targata Progetto Rossano
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella, News.

Per non dimenticare
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Municipio VIII, Tor Marancia.
Di Iacopo Smeriglio
Il corteo del 26 marzo a ottant’anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine attraverserà la Garbatella
Tra le cave di tufo che costeggiano la via Ardeatina, a pochi passi dal cuore del nostro quartiere, dal 24 marzo 1944 è custodito l’animo antifascista e democratico della Repubblica italiana. Una ferita non rimarginabile che ricorda, anno dopo anno, il valore del sacrificio orrendo pagato per la libertà di ognuna e ognuno di noi.
Nell’80° anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine abbiamo come italiani e soprattutto come abitanti del municipio VIII, la responsabilità della memoria. Si vanno affievolendo il racconto e le voci di chi conobbe l’occupazione tedesca e la Resistenza di Roma: dalle bombe che cadevano sulla stazione Ostiense alla battaglia di Porta San Paolo, l’antifascismo dei Mercati Generali e della Romana Gas, i sabotaggi lungo le strade consolari, gli ebrei romani nascosti e quelli deportati da fascisti e nazisti, le torture delle carceri e la violenza delle camicie nere.
Alla Garbatella le Fosse Ardeatine sono una ferita ancora aperta, qualcuno rammenta addirittura i boati delle mine che i nazisti esplosero per nascondere i corpi e chiudere le cave. Alcune famiglie del quartiere hanno pagato con il sacrificio dei propri cari, come i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli, arrestati al lotto 32 e giustiziati nell’eccidio. A Giuseppe, comunista e facchino ai Mercati Generali, venne intitolata dopo la Liberazione la sezione del P.C.I. del quartiere, la Villetta. Enrico Mancini, artigiano e commerciante antifascista, abitava, invece, al Lotto 43, agli alberghi. Entrato nel Partito d’Azione aderì alla Resistenza. Torturato e incarcerato, fu fucilato insieme agli altri alle Fosse Ardeatine. Alla sua memoria e a quella di tutti i 335 martiri, un grande murales ne ritrae il volto in Piazza Bartolomeo Romano, davanti al Palladium.
Mio zio, Riccardo Mancini, figlio di Enrico, è stato uno strenuo testimone praticante dell’antifascismo della memoria: la sua voce empatica e i suoi occhi capaci di emozionarsi hanno educato alla libertà e alla giustizia migliaia di giovani studenti nel corso degli anni. Oggi, il tempo ha consegnato questo testimone a noi, alle generazioni che hanno potuto ascoltare i racconti.
La memoria non è qualcosa che si può delegare alle pagine dei libri storia o alla liturgia delle istituzioni – sempre necessaria, ma mai sufficiente.
Piccoli germogli crescono dalle scuole e negli spazi sociali del nostro Municipio: memoria viva, capace di rinnovare le promesse e di riconnettere le storie antiche con le generazioni presenti. Il patto con l’antifascismo viene rinnovato ogni anno in un corteo colorato che apre la primavera, con i fiori nelle mani e i pugni chiusi nelle strade della Garbatella e di Tor Marancia, con le scuole e le associazioni del territorio, camminando insieme fino al Sacrario.
Quest’anno il corteo sarà la mattina del 26 marzo, mentre il 22 sarà il giorno delle commemorazioni istituzionali.
Tantissimi i laboratori in programma dalla metà di marzo e fino al 24, nelle scuole e nelle associazioni di tutto il territorio: alla Scuola popolare Sciangai, a Casetta Rossa, a Myo Spazio, al Centro Linkiostro, a Villetta Social Lab, al Csoa La Strada e all’Approdo di Via Magnaghi.
Molti gli eventi culturali e storici di approfondimento, soprattutto negli spazi della nuova Biblioteca Joyce Lussu a San Paolo, che ospiterà vari dibattiti a partire da sabato 23 marzo con l’incontro “La Resistenza a Roma e le Fosse Ardeatine” a cura di Paolo Carusi, docente Public History Università degli Studi di Roma Tre e Lidia Piccioni, docente di Storia contemporanea della Sapienza. Un altro incontro, la settimana successiva, tornerà sugli stessi temi, ma dal punto di vista di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione con l’intervento, tra gli altri, di Francesco Albertelli Presidente dell’ANFIM.
Il ciclo di eventi dedicato alla Resistenza si concluderà il 27 aprile con l’intitolazione dell’Aula studio della Biblioteca ai partigiani Lucia Ottobrini e Mario Fiorentini, con la partecipazione di Marina Pierlorenzi, Presidente dell’ANPI Provinciale di Roma.
Massimiliano Smeriglio è il candidato di Alleanza Verdi Sinistra alle prossime Europee
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella, Municipio VIII.
dalla Redazione
L’intervista di Cara Garbatella
Sabato 8 e domenica 9 giugno siamo chiamati a votare i nostri rappresentanti (76) al Parlamento europeo e lei si ricandida nel collegio dell’Italia Centrale (Toscana, Umbria, Marche e Lazio) non più come indipendente nel Partito democratico, ma con l’Alleanza Verdi Sinistra. In breve può spiegarci questa scelta?
È stata una decisione ponderata. Mi ero candidato come indipendente nelle liste del PD durante il periodo di Piazza Grande, di cui sono stato coordinatore nazionale. Questo momento avrebbe dovuto segnare una svolta nella linea politica del partito, aprendolo a diverse sensibilità politiche. Tuttavia, ciò non è avvenuto. Dopo le dimissioni di Zingaretti, seguite da polemiche e conflitti interni, è regnato solo il silenzio.
Ancora oggi, persiste una mancanza di dinamicità determinata da logiche territoriali autoreferenziali, sempre le stesse. A un certo punto ho dovuto constatare con disappunto l’indifferenza verso il lavoro svolto e l’imbarazzo per le battaglie ambientaliste e pacifiste condotte in Europa in questi anni.
Ho preso quindi la difficile decisione, in coerenza con il mio percorso e le mie posizioni parlamentari, di abbandonare la delegazione del Partito Democratico per dedicarmi al consolidamento di un’alleanza a favore della giustizia climatica e sociale, e per promuovere un’Europa promotrice della pace. Nel tempo, la distanza su questioni fondamentali, come la transizione ecologica e la guerra, si è accentuata.
Neanche nel mio ruolo di Coordinatore S&D della Commissione Cultura c’è stata un’interlocuzione con la leadership del partito.
Il tema centrale ora è come ricostruire la credibilità. Nel panorama del Campo democratico, manca una discussione approfondita sul profilo politico-culturale e programmatico. Non c’è stata una riflessione critica sui dieci anni di governi tecnici e di unità nazionale, che hanno profondamente modificato il Paese, favorendo l’ascesa della destra estrema.
Ho votato contro il ritorno al vecchio Patto di Stabilità pre-pandemia, che soffoca persone e enti locali, insieme al Partito Verde Europeo e alla Sinistra. In diverse occasioni ho preso posizioni diverse da quelle del Pd, ad esempio riguardo al massacro di Gaza, la guerra in Ucraina, la corsa al riarmo di 27 Stati, la centralità delle questioni ecologiche e il garantismo, oltre alla pericolosa equiparazione tra fascismo e comunismo.
Nel frattempo AVS è diventata un punto di riferimento per numerose reti, vertenze, conflitti territoriali ed esperienze di governo, come quella di Roma con Gualtieri. La mia scelta è principalmente politica. Voglio ripartire dai concetti fondamentali: giustizia ambientale e sociale, alleanza per il clima, lavoro e reddito al tempo dell’intelligenza artificiale e della predominanza delle piattaforme, difesa del pianeta, gestione limitata delle risorse e loro redistribuzione sociale. E infine, il reddito universale, considerando la contrazione del lavoro e la crescente diffusione del lavoro precario.
Le elezioni europee si caratterizzano per il sistema di voto proporzionale. La frammentazione delle liste preoccupa sempre il popolo della Sinistra. Pensa che l’Avs possa superare la quota di sbarramento del 4% a livello nazionale, che consentirebbe di eleggere dei rappresentanti senza disperdere voti?
Nelle elezioni europee il sistema elettorale è proporzionale. Non esiste il tema delle coalizioni o del cosiddetto voto utile. Le persone saranno libere di esprimere il loro orientamento. I sondaggi al momento sono positivi, e i risultati delle elezioni in Sardegna incoraggianti. AVS può proporsi come un polo attrattivo della sinistra pacifista, antifascista ed ecologista. Con il contributo che potremo dare io, Mimmo Lucano e altre candidature autorevoli nei vari collegi penso che potremo farcela.
Su quali tematiche principali baserà la sua campagna elettorale?
In tutta Europa assistiamo ad una avanzata delle destre sia sul piano comunitario con 12 leader nazionali fra destra estrema e moderata con una forza nelle istituzioni comunitarie sempre più a vantaggio del Consiglio, delle singole nazioni rispetto al Parlamento. Abbiamo avuto avvisaglie importantissime in questo senso nell’ultimo anno: il voto sui pesticidi, quello sul nucleare, quello sugli imballaggi e quelli sul cessate il fuoco a Gaza.

E’ dunque la destra che unifica un campo mettendo insieme il negazionismo climatico ad un’agenda che non è certo un’agenda di pace. I valori della destra vanno dunque dall’avversare l’agenda green ad un’idea di Stato di diritto neocoloniale. Una destra razzista, suprematista, guerrafondaia, omofobica, nazionalista, fossile, patriarcale, autoritaria.
Noi dobbiamo avere il coraggio di costruire un’agenda non temperata ma totalmente opposta, capace di muovere una reazione anche emotiva dei cittadini che il 9 giugno devono scegliere in quale Europa vivere. Io penso che noi dobbiamo lavorare per un’Europa comunitaria, parlamentare, una comunità che possa svolgere il ruolo di agente diplomatico di pace. Un’Europa che rilanci l’agenda green, che sia femminista, ecosolidale. Un’Europa antifascista, solidale accogliente. Un’Europa di Pace.
A dieci anni dalla scomparsa Padre Guido vive ancora tra la sua gente
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella.
Di Anna Di Cesare
L’8 marzo di dieci anni fa Padre Guido Chiaravalli compiva 87 anni. Una vita durata quasi un secolo dedicata ai ragazzi, soprattutto nel cinquantennio trascorso alla Garbatella. Al momento della scomparsa, Padre Guido era un uomo debilitato da una lunga malattia che lo costringeva a percorrere in sedia a rotelle lo spiazzo polveroso e assolato dell’oratorio, gli ambienti angusti e freddi della Chiesoletta. Ma lo sguardo restava tenace, gli occhi di chi si è sempre rimboccato le maniche senza sfuggire alla realtà. “Era un uomo straordinario” ricorda Paolo Moccia, veterano dell’oratorio, suo vecchio amico e collaboratore, “a volte mi diceva: pensaci tu all’oratorio, io vado in sacrestia. Ecco, per me Padre Guido non è morto, è ancora lì: in sacrestia.”
Ma cosa rende il ricordo di un uomo così duraturo? Molte iniziative da lui promosse sono morte nel tempo (i concerti rock nello scantinato della Baronio, le misurazioni meteorologiche nel cortile della scuola, le gite estive a Torvajanica), i suoi ragazzi sono cresciuti, i bambini che adesso varcano la porta verde del San Filippo Neri per fare una partita a calcio o a biliardino non l’hanno conosciuto. Eppure “Garbatella ti ricorda sempre” recita uno striscione appeso sul muro esterno dell’edificio.
Giunto a Roma nel 1957, Guido Chiaravalli apprezzava dei romani la cordialità, la capacità di accontentarsi e il buonsenso pratico. Si definì “garbatellese tra i garbatellesi”, laddove “i romani de Roma” lo chiamavano semplicemente “er prete”, appellativo bonario e confidenziale, vagamente caustico come caustico è l’affetto dei romani. I fedeli lo apprezzavano per la semplicità e la concretezza, i ragazzi per la generosità e l’entusiasmo. Capace di raccogliersi in preghiera così come di correre dietro a un pallone, Padre Guido sapeva andare incontro alle esigenze dei luoghi, dei tempi, delle persone. Non obbligava i ragazzi a partecipare alla messa, pur cercando di coinvolgerli; considerava l’oratorio un’opera di carità gratuita rivolta soprattutto alle famiglie in difficoltà che – nella Garbatella anni ’50 – sicuramente non mancavano. Continuatore di Padre Melani, introdusse importanti novità: aprì l’oratorio e la scuola media alle ragazze, incoraggiò i giovani a viaggiare, a vedere il mondo, autorizzò concertini di rock e blues nei locali ipogei della Baronio.
Ma Padre Guido amava anche il silenzio e la natura. “Insegnava ai bambini a osservare le piante. Era cent’anni avanti” ci ha raccontato Paolo, mostrando le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana che Padre Guido fece istallare ai due capi del campetto da calcio. “E questo è niente. Si era fatto arrivare da fuori una compostiera, che aveva piazzato nel cortile della scuola media. Era un uomo pratico, concreto, geniale.” Non tutti sanno che a Padre Guido risale anche il caminetto nella sala da pingpong. “Un giorno ci ha visto cuocere delle castagne in fondo al campetto” ha proseguito Paolo. “Ma che belle queste castagne, ci ha detto, e ci ha costruito il caminetto.”
Un uomo generoso e presente, di profonda cultura ma anche grande semplicità, rigoroso ma senza pretese, serio in chiesa e alla mano tra la gente. “A Padre Guido piaceva molto fare scherzi” raccontano all’oratorio. La sua vittima preferita, a quanto pare, era Gabriele, il sacrestano detto Er faciolo a cui, scherzi a parte, Padre Guido voleva molto bene: nel 2007 per i cinquant’anni di sacerdozio, fu proprio Gabriele a servire la messa.
Proveniente da un ambiente distante anni luce dalla Borgata Giardino (città del nord, famiglia facoltosa), riusciva a parlare con tutti e comprendere tutto. “A giugno partivamo con tre pulmini in gita per Torvajanica” ha proseguito Paolo. “Eravamo tre ragazzini per sedile, e una volta arrivati a chi mancava una cosa, a chi un’altra. Ma Padre Guido lo sapeva, pagava tutto di tasca sua.” Per l’iscrizione alla colonia estiva sostituì la retta obbligatoria con un’offerta volontaria a busta chiusa. All’inizio furono in molti a mostrare perplessità, gli stessi ragazzi consideravano la bella iniziativa destinata a morire. Ma poi le gite si ripeterono per anni e il tempo diede ragione a Padre Guido.
Di queste sfide e di queste vittorie sono costellati i 57 anni che il prete meneghino trascorse alla Garbatella. Cinquantasette anni che rivivono nei quaderni che ha continuamente riempito di annotazioni. Certo, come ogni cosa, anche questo ricordo è destinato a sbiadire. Arriverà un giorno in cui la sua ombra smetterà di aleggiare sul quartiere come una specie di angelo custode. Eppure, per ora è ancora tra noi. “Padre Guido non si può raccontare” ha continuato Paolo Moccia. E chissà cosa dirà il vescovo Apicella, che il 20 aprile alle 18:30 celebrerà una messa in suffragio. Se la chiesa sarà piena, com’è stato il giorno del funerale, Padre Guido vivrà ancora a lungo, vivrà in chi lo ricorda.
La scuola Benedetta Cambiagio compie 90 anni
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Municipio VIII, Ostiense.
Di Anna Di Cesare
Considerano l’insegnamento non una professione ma una vocazione. Si accostano ogni giorno ai bambini in nome dell’accoglienza e della comprensione reciproca, come voleva Benedetta Cambiagio, la fondatrice delle suore benedettine della Provvidenza. Questa è la vita delle insegnanti e delle suore dell’istituto omonimo, in via della Moletta 10, che quest’anno festeggia il novantesimo anniversario dalla fondazione. Incastonato tra i palazzi della Garbatella nuova, l’edificio è poco appariscente. Una volta entrati, però, si rimane colpiti dalla vivacità degli ambienti interni, dai lavoretti dei bambini appesi ai muri, dalle pareti colorate, dalle porte con sopra disegnati pesciolini e panda (i due nomi che, al posto delle lettere, stanno ad indicare le due sezioni della scuola dell’infanzia.)
La congregazione delle Suore della Provvidenza, fondata nel 1838, si dimostra ogni giorno fedele alla sua missione: essere vicina ai bambini e ben ancorata alla realtà. Benedetta Cambiagio, del resto, è stata una suora un po’ sopra le righe. Sposata nel 1816 con un uomo fortemente cattolico, che la sostenne sempre, comprese di essere destinata ad aiutare i meno fortunati. Così i due decisero congiuntamente di separare le proprie strade e prendere i voti. Nel 1827 Benedetta Cambiagio fondò a Pavia la prima scuola popolare della città, con l’obiettivo di accogliere ragazze abbandonate e restituire loro dignità. E nel 1934, proprio cent’anni fa, lo spirito di questa missione sbarcava alla Garbatella, un quartiere povero e popolare, dove spesso i bambini venivano lasciati a se stessi.
“La nostra scuola si caratterizza per apertura e accoglienza, vogliamo che i bambini siano felici di venire qui” spiega suor Paolina, la direttrice dell’istituto, percorrendo il corridoio che collega le aule. Nelle stanze i banchi non solo disposti in file orizzontali, ma accostati uno accanto all’altro, lungo le pareti laterali o a spina di pesce. “Questa organizzazione dello spazio serve a coinvolgere di più i bambini e permette di farli lavorare in gruppo” spiega un’insegnante. Nella scuola le maestre laiche lavorano gomito a gomito con le religiose. “Sono sempre stata una cattolica anomala” dice la maestra Mariangela Topa, “ho sempre diffidato dei religiosi, ma negli anni di lavoro in questa scuola ho scoperto un carisma diverso: le religiose dell’ordine” prosegue, “non vivono avulse dalla realtà, come spesso accade quando si sceglie il convento, ma calate nella vita del quartiere, dei bambini, delle famiglie con le quali e per le quali affrontano le avversità di cui ogni storia è colma in ogni tempo.”
La scuola non rimane confinata entro le quattro mura di via Moletta – che comunque si sono allargate nel tempo, intorno agli anni ’50, sviluppando una seconda ala a fronte della richiesta crescente – ma si muove nel quartiere e nella città. Ha come punto di riferimento la parrocchia di Santa Galla, sulla Circonvallazione Ostiense, per la messa, il catechismo e le recite scolastiche, che si svolgono nel teatrino “In portico” della parrocchia. Sempre nell’ottica di restare ancorato alla realtà, le suore della Provvidenza organizzano per i bambini gite all’estero, una o due uscite didattiche al mese in giro per Roma, corsi pomeridiani di inglese e di musica. “Siamo anche entrati in contatto col teatro Orione in via Tortona” conclude suor Paolina. “Una classe è stata coinvolta nel progetto di imparare le arie della Tosca, insegnate ai bambini da un cantante del teatro che viene qui nell’istituto. Il nostro obiettivo è anche trasmettere qualcosa di importante che però altrove si sta perdendo: quanti bambini conoscono l’opera?”
Lavori pubblici: tanti i cantieri aperti nell’Ottavo municipio
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Municipio VIII.
di Stefano BAIOCCHI
Dovrebbero partire a breve, alla Garbatella, i lavori di rifacimento del ponte di via Giulio Rocco.
Si tratta di una strada importante che sovrappassando le due linee ferroviarie, la Metro B e la Metro Mare, collega via Alessandro Cialdi con la via Ostiense.
L’appalto è cofinanziato al 50% da Roma Capitale e Regione Lazio per un importo totale di 4,8 milioni di euro. In virtù di un accordo con la Regione gli interventi saranno eseguiti da Astral Spa.
I lavori prevedono la completa ristrutturazione dell’infrastruttura con la demolizione delle due attuali campate in cemento armato e della pila centrale presente tra i due fasci di binari. In un secondo momento sarà realizzato un nuovo impalcato in acciaio costituito da una unica campata.
Per una migliore fruibilità stradale e pedonale è previsto l’allargamento delle attuali sedi passando da 6,40 metri a 8 per la piattaforma stradale, e da 1 metro a 2 per ciascuno dei marciapiedi presenti sul ponte. Per ciò che riguarda i tempi di realizzazione dell’opera, si considerano preliminarmente circa 2 mesi per lo spostamento di tutti i sottoservizi presenti sul ponte e successivamente 7 mesi per la demolizione del vecchio impalcato e per la ricostruzione del nuovo.
“Dopo un iter travagliato che ha lasciato sospesa un’opera strategica per la qualità della vita dei cittadini di Ostiense, San Paolo e Garbatella – dichiara il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri – il via libera da Astral per la partenza del cantiere del nuovo ponte di via Giulio Rocco è una notizia importante. Voglio ringraziare l’assessora Segnalini che dal primo giorno ha preso in carico l’esigenza del territorio nel vedere avviata questa indispensabile opera. Adesso attendiamo con emozione l’avvio del cantiere che ristabilirà una connessione viaria fondamentale”. Il ponte di via Giulio Rocco era rimasto danneggiato dopo gli eventi sismici del 2016, tanto che la forte scossa di terremoto della mattina del 30 ottobre ne aveva determinato l’interdizione al transito dei veicoli.
A proposito di ponti, procedono senza sosta gli interventi al Ponte dell’Industria chiuso dopo l’incendio dell’ottobre del 2021.
Il cantiere legato alle opere per il Giubileo, salvo imprevisti, sarà chiuso nel settembre di quest’anno. Tutto il traffico resta deviato su ponte Testaccio o su Ponte Marconi, mentre i pedoni possono naturalmente continuare ad usufruire del Ponte della Scienza.
Nel frattempo, per una serie di lavori di scavo legati all’alta tensione, resta chiusa nei due sensi la corsia preferenziale della via Ostiense tra la Basilica di San Paolo e la Piramide. Gli autobus sono quindi deviati sulle corsie solitamente riservate alle auto. Secondo quanto riferitoci da negozianti e cittadini che abitano nella zona, ciò sta rallentando il traffico soprattutto nelle ore di punta aumentando l’inquinamento atmosferico e i tempi di percorrenza per il trasporto pubblico.
Intanto i lavori di riqualificazione e ammodernamento in viale Guglielmo Massaia stanno procedendo più o meno secondo la tabella stabilita, ricevendo il plauso degli abitanti per la sistemazione dei marciapiedi e delle alberature. Tuttavia, alcuni cittadini del lotto 28 si sono mobilitati perché preoccupati dalla scomparsa dei posti auto. La creazione di due rotatorie, una all’intersezione con via Roberto de Nobili, l’altra in corrispondenza di via San Lorenzo da Brindisi, e quindi un allargamento dei marciapiedi, secondo quanto riportato, avrebbe ridotto la possibilità di parcheggiare.
Alcuni di loro hanno scritto anche al nostro giornale lamentando, inoltre, lo scarso coinvolgimento degli abitanti della zona.
Mercoledì 13 marzo l’assessore ai lavori pubblici Luca Gasperini si è incontrato con una rappresentanza degli abitanti della zona per affrontare i nodi più difficili della questione.
In questo incontro è emerso che le normative, alle quali le città italiane devono adeguarsi al più presto, prevedono che nell’approssimarsi all’intersezione stradale non debbano essere presenti veicoli parcheggiati. Non è affatto da escludere che in un futuro prossimo gran parte delle intersezioni e degli incroci stradali della città andranno incontro a questo tipo di interventi strutturali. Tornando al nostro caso specifico, se da un lato di risolve e si riqualifica un’area di pregio del nostro municipio, dall’altro emerge quindi il problema della restrizione dei posti auto.
I cittadini hanno quindi proposto di rendere alcune strade percorribili a senso unico di marcia in modo ridisegnare i posti auto a spina di pesce, aumentando la capienza dei parcheggi.
Ciò naturalmente dovrà essere valutato dall’assessorato e dovrà avvenire di concerto con gli uffici tecnici del Comune e con la Polizia Locale.
All’Ardeatino proseguono i lavori di riqualificazione totale di via Attilio Ambrosini, si tratta di un’importante arteria del municipio che collega piazza del Caravaggio con Viale Pico della Mirandola. Gli interventi, che stanno ricevendo l’approvazione della cittadinanza locale, riguardano il completo rifacimento della sede stradale su entrambe le carreggiate, la ricostruzione e riedificazione delle cosiddette tazze alberate e dello square centrale.
Alcuni abitanti della zona avevano lamentato più volte il dissesto della sede stradale che è causa, oltre che di pericolosi allagamenti in caso di piogge, anche della vibrazione dei palazzi durante il passaggio di autobus o veicoli pesanti. Questi interventi andranno avanti ancora per circa un mese.
Al Tintoretto dovrebbero mancare una ventina di giorni per il termine dei lavori in via Andrea del Castagno, dove è in corso il rifacimento completo dei marciapiedi, la pulizia accurata e approfondita delle caditoie, nonché il rifacimento totale della segnaletica orizzontale e verticale e – cosa molto importante – l’abbattimento delle barriere architettoniche. Successivamente sarà la volta di via Benozzo Gozzoli con le medesime opere.
Un ricordo di Andrea Alesini a cui è intitolato il CTO
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella.
di Paola Borghesi
Per gli abitanti del quartiere è noto come l’ospedale della Garbatella, per tutti gli altri è il C.T.O., pochi sanno che il nosocomio di via San Nemesio è intitolato al medico Andrea Alesini.
Classe 1949, il giovane dottor Alesini, romano, dopo gli studi alla Sapienza, non ha iniziato a Roma la sua carriera, ma in Umbria, dove ha lavorato per molti anni nell’ambiente
scolastico, dell’organizzazione sanitaria e della medicina preventiva. La sua fama però si allarga presto oltre i confini regionali. Si inizia a parlare di metodo Alesini grazie alla sua forte convinzione di volere una sanità a misura e al servizio dei cittadini. Il suo obiettivo sfidante è appunto l’umanizzazione delle strutture e delle pratiche sanitarie. Finché nel 1994 viene nominato Direttore generale dell’allora azienda Usl Roma C, la più grande e impegnativa della Capitale. Tante sono le opere realizzate da Alesini: la prima unità spinale unipolare del Centro Sud (che oggi porta il suo nome), un centro dialisi assistito fuori dall’ambito ospedaliero, l’erogazione dell’assistenza sanitaria di base per immigrati e nomadi avvenuta molto prima della loro regolamentazione, l’apertura di una casa famiglia per pazienti psichiatrici. E tanto altro ancora, perché questo ragazzo dagli occhi azzurrissimi non si fermava davanti agli ostacoli, né cedeva alle lusinghe di chi voleva convertirlo agli interessi della santà privata.
Chi lo ha conosciuto racconta che le riunioni indette da lui non si sapeva mai a che ora finissero, perché il suo entusiasmo lo portava ad approfondire, sviscerare, convincere, con un fervore che si portava appresso dagli anni universitari, gli anni Settanta, che lo hanno visto protagonista delle lotte politiche e sociali. Fervore che, anche in ambienti inamidati come quello del Collegio Permanente per la Formazione in Sanità Pubblica, lo portava ad iniziare un suo intervento con un “compagni …”.
Alesini muore prematuramente nel 1996 all’età di 47 anni. Ma il ricordo della sua infaticabile passione civile è ancora molto vivo in tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. E, grazie al premio che il Movimento federativo democratico, del cui direttivo Alesini era componente, ha voluto intitolare a suo nome, la sua opera arriva anche alle nuove generazioni. Oggi il Movimento si chiama Cittadinanzattiva e ogni anno dal 1997 conferisce il premio Andrea Alesini a chi si contraddistingue per progetti di “buone pratiche” in ambito sanitario.
Anche la città di Foligno, dove ha lavorato per tanti anni, ha voluto mantenere perenne il ricordo di questo medico dalla grande umanità e professionalità, dedicando a suo nome la sala conferenze dell’ospedale folignate San Giovanni Battista.
“L’anello d’argento” di Marco Stazi
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Autori della Garbatella.
di Riccardo CERVELLINI
UNA STORIA D’AMORE FINITA SOTTO LE BOMBE SULL’ALBERGO BIANCO INSPIRA IL CANTAUTORE ROMANO
Una storia d’amore realmente accaduta e tragicamente interrotta dalle atrocità della guerra. Di
questo parla “L’anello d’argento”, una malinconica ballata dalle sonorità folk pubblicata dal cantautore romano Marco Stazi. La mattina del 7 marzo 1944, esattamente ottant’anni fa, le bombe angloamericane colpirono la stazione Ostiense e gli alberghi suburbani della Garbatella tra piazza Michele da Carbonara e piazza Eugenio Biffi. Gli ordigni lasciarono sotto le macerie cinquanta morti innocenti tra cui una ragazza di sedici anni di nome Antonietta, la protagonista della canzone. Prima del drammatico raid aereo alleato che le tolse la vita, la giovane donna aveva regalato un anello d’argento come pegno d’amore al fidanzato, il quale dopo la sua prematura scomparsa aveva trovato opportuno restituirlo indietro alla famiglia della vittima. “La storia della canzone e della sua composizione è una scatola cinese”- spiega con una metafora Marco Stazi, autore del brano. “Tutto è iniziato – racconta – quando un giorno incontrando un amico ho notato che portava al dito un anello d’argento. Questo semplice oggetto mi ha subito colpito e preso dalla curiosità gli ho chiesto se avesse avuto un significato particolare o una storia particolare. Così – prosegue il cantautore – mi ha rivelato che la fede che indossava apparteneva alla sorella della madre, sua zia Antonietta, deceduta nel bombardamento dell’albergo bianco della Garbatella. Inoltre – aggiunge – il fidanzato di allora si sentì in dovere di restituire l’anello alla famiglia poiché l’unico oggetto sopravvissuto della compagna defunta”. Questa storia – conclude Stazi – mi ha affascinato, commosso e ho ritenuto avesse il valore per essere raccontata in un pezzo”. Accompagnato da un video ambientato nella terrazza dell’edificio, proprio sul luogo del bombardamento, il testo del brano descrive con parole crude quei tragici istanti a partire dal momento in cui “le sirene urlarono in aria seguite da fumo e boati” canta Stazi, o ancora quando “oltre i ponti e la ferrovia colpirono il centro abitato” e “l’Albergo crollò insieme a te”, riferito alla giovane uccisa dall’esplosione delle bombe sul lotto 42. Gli alberghi del popolo, che si distinguono tra bianco, rosso, beige e giallo in base al colore dell’intonaco delle pareti esterne, furono progettati per l’Istituto Case Popolari di Roma dall’architetto Innocenzo Sabbatini e nacquero tra la metà e la fine degli anni ’20 come soluzione provvisoria per le famiglie sfollate dal centro storico a seguito degli sventramenti operati dal “piccone di Mussolini”e dagli abitanti delle baracche abusive. Inoltre, negli anni ’30, in particolari frangenti storici, gli edifici ospitarono ex confinati e sovversivi al regime poiché la particolare sistemazione delle stanze che affacciavano sui ballatoi e l’organizzazione delle scale di accesso ne facevano dei luoghi ideali per il controllo dei soggetti ritenuti pericolosi. Per l’importante contributo al territorio, nel 2017 “L’anello d’argento” ha ricevuto il Premio Fantasia di Garbatella, la storica manifestazione dedicata al pittore Carlo Acciari, che organizza ogni anno l’associazione “Il Tempo Ritrovato”. La canzone fa parte del quarto album del cantautore originario di Centocelle che vanta cinque progetti auto prodotti all’attivo, di cui l’ultimo dal nome “Qualcosa da fare”, edito nel 2023. La sua discografia è disponibile sul sito marcostazi.it e su tutte le piattaforme di distribuzione digitali.
Tra sabbie nere e case popolari si muove l’ultimo romanzo di Massimiliano Smeriglio
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Autori della Garbatella.
di Anna Di Cesare
“Mio padre non mi ha insegnato niente” è un testo lapidario già dal titolo, scelto dall’autore e dall’editore per provocazione. Ma non è un romanzo rancoroso, Massimiliano Smeriglio mette da parte l’odio fin dalle prime battute. “Avrei voluto fargli male” scrive dei suoi genitori, “ma alla fine sono guarito.” Il libro è scritto con un inchiostro che sa di lacrime e sangue, ma l’intento non è recriminatorio: per questo motivo l’autore si è sentito libero di scrivere solo dopo la scomparsa dei genitori. Lo stile affilato rispecchia il vissuto scomodo del protagonista. A colpire è una serie di frasi incipitarie: “facevo anche cose strane”; “era estate, avevo quattordici anni e mi sono perso”; “mio padre era bigamo”, da cui si snoda la narrazione dei vari capitoli. Una narrazione che non va in un’unica direzione ma spesso torna indietro nel tempo, seguendo il flusso anche disordinato della memoria.
Il nuovo romanzo di Massimiliano Smeriglio tenta di ripercorrere le fasi di una formazione personale che però di personale ha davvero poco. Si tratta di una formazione soprattutto “collettiva”, affidata a contesti comunitari, mai alla famiglia o all’individuo. Cortile, piazza, strade e parrocchia sono i luoghi in cui il bambino muove i primi passi. Anche grazie alla forma di aggregazione più semplice e “anarchica” che esista: il pallone contro i muri dei lotti. “In strada si coopera per necessità” scrive l’autore, “non per scelta.” La necessità è dettata a un contesto familiare freddo e privo di stimoli. Il padre assente. La madre “professoressa associata di rimozione”, una donna che riesce a cancellare tutto, figli fatica umiliazioni, tranne la malattia in cui paradossalmente si muove bene, come nella prigione in cui è stata relegata per tutta la vita. Una donna stretta — come molti altri personaggi — in un’esistenza che non vuole e che non rifiuta, non per mancanza di intraprendenza ma per incapacità di immaginare un modo diverso di stare al mondo. Fa pensare a quell’elefante che non si libera dalle catene perché è stato abituato, fin da piccolo, a restare legato. E anche adesso che è grande e grosso e potrebbe ribellarsi senza difficoltà, non si azzarda a muoversi.
Smeriglio ha detto più volte che nel suo libro non c’è niente di metaforico. Di metafore a dire il vero qualcuna ce n’è, talmente potente che è difficile dimenticarla. Come quella del ranocchio caduto nella panna che, a forza di sgambettare, la trasforma in burro e riesce e venirne fuori. Così vivono le persone della borgata, in un mondo dai confini definiti. Il desiderio e l’ambizione sono categorie non contemplate, come i matrimoni d’amore. Fin dal momento del concepimento, il protagonista è un intruso, un indesiderato. Dopo diversi tentativi di aborto autoindotto, il feto genera scandalo, turba l’ordine familiare e dà vita a un nuovo ordine: si appronta in fretta e furia un matrimonio riparatore, un matrimonio non voluto a cui la madre risponderà a colpi di sigarette e il padre intrattenendo, parallelamente, una seconda relazione. Un padre che non è in grado di amare la moglie né di insegnare qualcosa ai figli. A insegnare sono la strada, l’oratorio, il cortile, la maestra Ester o la scuola. La scuola, non a caso, occupa l’ultimo posto nella scala dei valori: per il bambino non desiderato anche lo studio è solo un ripiego, non una fonte di soddisfazione personale.
Sono ricordi in bianco e nero, quelli di Massimiliano Smeriglio. Fotografie scure e fredde come le sabbie nere dell’Idroscalo di Ostia. In questo contesto però germoglia un seme di speranza, di presa di coscienza: lo studio e l’attivismo politico, prima all’istituto tecnico Severi di Tor Marancia, poi alla Sapienza e nei centri sociali; ma anche questo è un processo lungo e non privo di cadute e ripensamenti. “A me la telefonata che cambia la vita non è mai arrivata” scrive l’autore al termine del libro. Nessun deus ex machina stile Dickens pronto a tendere una mano al protagonista e sottrarlo dopo mille peripezie alla realtà ingrata in cui è vissuto. Questo succede nei romanzi, il libro di Smeriglio invece attinge dalla vita vera di un bambino costretto fin da subito a tirare avanti come un adulto, a cavarsela anche di fronte all’episodio agghiacciante della morte di un uomo, a porsi domande sulla responsabilità individuale senza poter parlarne con nessuno. Il primo grande slancio viene solo con l’impegno politico, che si nutre del dolore, degli sbagli e delle umiliazioni passate ma senza livore, anzi con un certo senso della misura. “Non c’è futuro nella resilienza” scrive Smeriglio al termine del romanzo, “ma solo la dimensione edonistica del presente. L’ideologia di rialzarsi in fretta dalle cadute, ignorando la potenza educativa degli inciampi.” Ripercorrere il proprio passato non serve a ritrovare lo slancio aggressivo di chi è stato offeso, ma la fermezza di chi ha fatto esperienza. Un atteggiamento che emerge già nella prima pagina, accanto alla dedica: “Per quello che è mancato, per quello che hanno donato.”
Tra sabbie nere e case popolari si muove l’ultimo romanzo di Massimiliano Smeriglio
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Varie.
di Anna DI CESARE
“Mio padre non mi ha insegnato niente” è un testo lapidario già dal titolo, scelto dall’autore e dall’editore per provocazione. Ma non è un romanzo rancoroso, Massimiliano Smeriglio mette da parte l’odio fin dalle prime battute. “Avrei voluto fargli male” scrive dei suoi genitori, “ma alla fine sono guarito.” Il libro è scritto con un inchiostro che sa di lacrime e sangue, ma l’intento non è recriminatorio: per questo motivo l’autore si è sentito libero di scrivere solo dopo la scomparsa dei genitori. Lo stile affilato rispecchia il vissuto scomodo del protagonista. A colpire è una serie di frasi incipitarie: “facevo anche cose strane”; “era estate, avevo quattordici anni e mi sono perso”; “mio padre era bigamo”, da cui si snoda la narrazione dei vari capitoli. Una narrazione che non va in un’unica direzione ma spesso torna indietro nel tempo, seguendo il flusso anche disordinato della memoria.
Il nuovo romanzo di Massimiliano Smeriglio tenta di ripercorrere le fasi di una formazione personale che però di personale ha davvero poco. Si tratta di una formazione soprattutto “collettiva”, affidata a contesti comunitari, mai alla famiglia o all’individuo. Cortile, piazza, strade e parrocchia sono i luoghi in cui il bambino muove i primi passi. Anche grazie alla forma di aggregazione più semplice e “anarchica” che esista: il pallone contro i muri dei lotti. “In strada si coopera per necessità” scrive l’autore, “non per scelta.” La necessità è dettata a un contesto familiare freddo e privo di stimoli. Il padre assente. La madre “professoressa associata di rimozione”, una donna che riesce a cancellare tutto, figli fatica umiliazioni, tranne la malattia in cui paradossalmente si muove bene, come nella prigione in cui è stata relegata per tutta la vita. Una donna stretta – come molti altri personaggi – in un’esistenza che non vuole e che non rifiuta, non per mancanza di intraprendenza ma per incapacità di immaginare un modo diverso di stare al mondo. Fa pensare a quell’elefante che non si libera dalle catene perché è stato abituato, fin da piccolo, a restare legato. E anche adesso che è grande e grosso e potrebbe ribellarsi senza difficoltà, non si azzarda a muoversi.
Smeriglio ha detto più volte che nel suo libro non c’è niente di metaforico. Di metafore a dire il vero qualcuna ce n’è, talmente potente che è difficile dimenticarla. Come quella del ranocchio caduto nella panna che, a forza di sgambettare, la trasforma in burro e riesce e venirne fuori. Così vivono le persone della borgata, in un mondo dai confini definiti. Il desiderio e l’ambizione sono categorie non contemplate, come i matrimoni d’amore. Fin dal momento del concepimento, il protagonista è un intruso, un indesiderato. Dopo diversi tentativi di aborto autoindotto, il feto genera scandalo, turba l’ordine familiare e dà vita a un nuovo ordine: si appronta in fretta e furia un matrimonio riparatore, un matrimonio non voluto a cui la madre risponderà a colpi di sigarette e il padre intrattenendo, parallelamente, una seconda relazione. Un padre che non è in grado di amare la moglie né di insegnare qualcosa ai figli. A insegnare sono la strada, l’oratorio, il cortile, la maestra Ester o la scuola. La scuola, non a caso, occupa l’ultimo posto nella scala dei valori: per il bambino non desiderato anche lo studio è solo un ripiego, non una fonte di soddisfazione personale.
Sono ricordi in bianco e nero, quelli di Massimiliano Smeriglio. Fotografie scure e fredde come le sabbie nere dell’Idroscalo di Ostia. In questo contesto però germoglia un seme di speranza, di presa di coscienza: lo studio e l’attivismo politico, prima all’istituto tecnico Severi di Tor Marancia, poi alla Sapienza e nei centri sociali; ma anche questo è un processo lungo e non privo di cadute e ripensamenti. “A me la telefonata che cambia la vita non è mai arrivata” scrive l’autore al termine del libro. Nessun deus ex machina stile Dickens pronto a tendere una mano al protagonista e sottrarlo dopo mille peripezie alla realtà ingrata in cui è vissuto. Questo succede nei romanzi, il libro di Smeriglio invece attinge dalla vita vera di un bambino costretto fin da subito a tirare avanti come un adulto, a cavarsela anche di fronte all’episodio agghiacciante della morte di un uomo, a porsi domande sulla responsabilità individuale senza poter parlarne con nessuno. Il primo grande slancio viene solo con l’impegno politico, che si nutre del dolore, degli sbagli e delle umiliazioni passate ma senza livore, anzi con un certo senso della misura. “Non c’è futuro nella resilienza” scrive Smeriglio al termine del romanzo, “ma solo la dimensione edonistica del presente. L’ideologia di rialzarsi in fretta dalle cadute, ignorando la potenza educativa degli inciampi.” Ripercorrere il proprio passato non serve a ritrovare lo slancio aggressivo di chi è stato offeso, ma la fermezza di chi ha fatto esperienza. Un atteggiamento che emerge già nella prima pagina, accanto alla dedica: “Per quello che è mancato, per quello che hanno donato.”
Nuova presentazione della “ Verità sull’eccidio del Ponte di Ferro”
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Varie.
di Riccardo CERVELLINI
Il 15 aprile ad Industrie Fluviali il libro di Giorgio Guidoni
Dopo il primo incontro che si è tenuto lo scorso febbraio alla Casa della Memoria e della Storia, arriva la presentazione sul territorio del libro di Giorgio Guidoni “La verità sull’eccidio del Ponte di Ferro”. L’evento, organizzato dal Municipio VIII in collaborazione con Cara Garbatella, avrà luogo il 15 aprile alle ore 18.00 presso le Industrie Fluviali, in via del Porto Fluviale 35. Con questo saggio l’autore ha finalmente fatto luce su uno degli episodi più controversi e da sempre ritenuti dubbi dalla storiografia resistenziale romana. Si tratta della vicenda, nota come l’eccidio del Ponte dell’Industria, riguardante le dieci donne trucidate dai nazisti la mattina del 7 aprile 1944, esattamente ottant’anni fa, colpevoli di aver assaltato insieme ad una folla affamata il forno Tesei a poche decine di metri dal ponte, lato via Antonio Pacinotti, che faceva da base di rifornimento ai soldati tedeschi. Il tragico fatto viene celebrato annualmente con la deposizione di una corona alla memoria sulla lapide che porta i nomi delle dieci donne. Giorgio Guidoni, appassionato di storia locale, attraverso un accurato lavoro d’archivio e testimonianze dirette dei parenti è riuscito a ricostruire le vite delle dieci presunte vittime scoprendo che nessuna di loro trovò la morte in quell’occasione. Gran parte di loro erano comunque delle patriote ed ebbero un ruolo decisivo nella Resistenza contro gli occupanti, ma morirono in altri frangenti, prima o dopo quel fatidico 7 aprile. Sul palco insieme all’autore non mancheranno personalità di rilievo, a partire dalla presidentessa dell’Irsifar Paola Carucci, la conduttrice televisiva e docente di Storia contemporanea all’Università di Tor Vergata Michela Ponzani e il giornalista e scrittore Gianni Rivolta direttore di Cara Garbatella. A rappresentare le istituzioni, Maya Vetri, assessora alle Politiche culturali dell’VIII Municipio.
La ricerca di Guidoni è partita da una lista di nomi presi dall’unica fonte che racconta di quella drammatica mattina del ’44, un testo del giornalista e scrittore Cesare De Simone, ormai deceduto, uscito nelle librerie nel 1994, cinquant’anni dopo l’accaduto. Nonostante De Simone descriva con dovizia di particolari e rimandi alle fonti i nove mesi di occupazione tedesca a Roma, proprio su questo specifico episodio non fornisce documentazione a tuttoggi riscontrabile. Riporta solo di aver visto personalmente un mattinale della Questura dell’aprile di quell’anno depositato presso l’Archivio Centrale dello Stato, tuttavia irreperibile. Inoltre, anche l’autorevole storico Gabriele Ranzato nel suo saggio “La Liberazione di Roma”, edito nel 2019, aveva già avanzato forti perplessità, poi ribadite nell’incontro avvenuto alla Casa della Memoria, sulla veridicità dell’accaduto in virtù del fatto che negli archivi e sulla stampa clandestina non era stato possibile reperire alcun tipo di documentazione e nemmeno i parenti delle presunte vittime, anche dopo la Liberazione, avevano mai rivendicato i corpi di quelle donne.
Quella ragazza della Garbatella tra Togliatti e Rita Hayworth
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella, Municipio VIII.
di Maria Jatosti
Riceviamo e pubblichiamo un articolo della scrittrice e poetessa Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza. In occasione del ventennale del Cinema Palladium, Maria ci racconta le sue prime volte al “Garbatella” quando da ragazza inseguiva i sogni delle star americane e le prime pellicole impegnate contro la guerra e la discriminazione razziale. Il ricordo del quartiere ha ispirato molti dei suoi scritti, a partire dal primo romanzo, “Il confinato”, dedicato al padre, maestro elementare, spedito al confino per il suo antifascismo.
A breve uscirà un nuovo romanzo, che andrà ad aggiungersi alla sua già ampia produzione: “Tutto d’un fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie. Apprezzata traduttrice di opere straniere, è molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali. (G.R.)

Negli anni Quaranta il Cinema Teatro Garbatella non si chiamava Palladium. Era semplicemente il nostro cinema di quartiere. Quanto al teatro, non ho memoria di attività teatrali di sorta. Forse venne dopo, quando io non c’ero più da tempo. Una mattina d’inverno del Cinquantacinque ero salita su un treno del Nord, via dal quartiere, via dalla Garbatella, via da Roma.

Il cinema, specialmente quello d’Oltreoceano, noi ce l’avevamo nel sangue, nella pelle, fin dall’infanzia. Le ragazzine della mia età vestivamo come Shirley Temple “riccioli d’oro”, le sorelle maggiori spasimavano per Tyrone Power, soffrivano per Greta Garbo “Karenina”, imitavano Ginger Rogers e Fred Astair. Finita la guerra, tagliate le trecce, allungati i pantaloni, nutriti a pane bianco e scatolette, tornammo al cinema. Inchiodati alle seggiole di legno, sgranocchiando bruscolini, ci lasciavamo sedurre dalle coreografie acquatiche di Ester Williams, imitavamo Rita Hayworth “Gilda”, canticchiavamo i blues di Sinatra e Dean Martin… James Dean e Marlon Brando li scoprimmo più tardi. Cresciuti e fanatici adoravamo i film americani, il teatro americano, i romanzi americani, le canzonette americane, il jazz, lo swing e il boogie woogie. La mattina a Via Veneto sfidando i manganelli di Scelba urlavamo “Giù le mani dalla Corea”, contestando l’America amara di Sacco e Vanzetti, dei Rosenberg, della CIA, del Ku Klux Klan, ma la sera, smessi il lavoro e l’impegno politico, tutti al cinema a battere i piedi nelle cariche del 7° Cavalleggeri di John Wayne, parteggiando per i pellirossa o a trattenere il fiato con i thriller di Hitchcock, mentre il bacio di Cary Grant e Ingrid Bergman ci faceva cercare la mano di chi ci era accanto nel buio.
Passioni. Cinema. Politica.
Ne avevo da poco compiuti Diciannove quando, in occasione delle prime elezioni politiche dell’Italia Repubblicana – 18 aprile 1948 – fui invitata al Cinema Garbatella a rappresentare le “ragazze democratiche del quartiere” nella manifestazione di apertura della campagna elettorale. Da piazza Odorico da Pordenone, primo lotto Incis, dove dal 1942, tornati a Roma dal confino di mio padre comunista, abitavo con la mia famiglia,
c’era un bel po’ di strada per raggiungere il Cinema, e quella domenica il caldo cominciava a farsi sentire. Presi di buon passo da Sant’Eurosia alla Scuola elementare, giù giù fino alla piazza dove girava largo il tram. Quando arrivai affannata, fuori c’era un mare di gente con bandiere e cartelli e, dentro, la sala era già gremita.
Sul palco, dietro un grande tavolo coperto di rosso, tre o quattro compagni, tra cui Vasco Butini, segretario–metalmeccanico, parlottano infervorati. Una compagna anziana guarda il soffitto e fuma. Chissà cosa pensa… Ed io. Eccomi qui, di fronte a duemila persone. Vedo mio padre, seduto in prima fila, teso, la testa reclina da un lato e gli occhi stretti di quando fa il maestro in cattedra. Nelle orecchie mi ronzano le parole dell’annuncio… Diamo il benvenuto a una giovane sostenitrice del Fronte Popolare e della Lista n.1, Vota Garibaldi. Sono io: è il mio momento. Afferro con tutt’e due le mani l’asta del microfono. “A nome delle ragazze democratiche del quartiere, eccetera eccetera”… La voce mi viene dalla testa, ma ce l’ho fatta, sto parlando… La sala mi fissa attenta, a tratti qualcuno qua e là applaude, qualcuno grida “Brava compagna!”. Ora le parole arrivano da sole, erompono come un torrente in piena. Quando scroscia l’applauso e vedo sul viso sciupato gli occhi chiari arrossarsi di commozione, mi vengono le lacrime.
Dopo arrivarono tutti a dirmi brava, complimenti… Ma tu chi sei, non ti ho mai vista, da quant’è che sei iscritta…?
Non sono iscritta…
Non ero iscritta. Avevo in tasca la tessera delle Brigate garibaldine, quella dei Comitati per la Pace, quella dell’URI, Unione Ragazze Italiane, ma nel Partito non c’ero ancora entrata.

Non ha senso! Cosa aspetti? il nemico è potente e agguerrito e abbiamo bisogno di forze nuove… Tu, che parli bene, che hai le parole che colpiscono e arrivano al cuore, puoi svolgere un lavoro prezioso, specialmente tra le masse femminili arretrate e soggette alla Chiesa… ma anche nella difficile realtà sociale delle borgate come Tormarancia. La sai Tormarancia?
Vuoi dire Shangai? Figurati, non è lontano da casa mia, oltre i prati, le case rapide…
Brava. Lì c’è tanto da fare. E in provincia, anche. Il 18 aprile è vicino. Di’, ci verresti a fare il lavoro della provincia con me?
Io, veramente… L’idea c’è, in casa siamo comunisti da sempre. Ma, insomma… devo studiare, prendere il diploma… E poi non credo di essere matura per impegnarmi.
Guarda che nel nostro grande partito la modestia non è una virtù. Il compagno Stalin dice… ma questo te lo spiego un’altra volta. Comunque, per potersi migliorare e andare avanti, per conquistare la rossa primavera, il sol dell’avvenire, essere consapevoli delle proprie capacità è fondamentale, anche dei propri limiti, si capisce… Stasera alla Villetta c’è la Commissione Stampa e Propaganda. Viene un compagno della Federazione. Lo sai dov’è la Villetta, vero?
Figurati! Sono anni che la frequento, insieme ai miei fratelli più grandi. Mia madre dice che abbiamo perso la strada di casa.
Ma allora, lo vedi che ho ragione: ti manca solo la tessera. Dai, Maria, guarda che ti aspetto, è molto importante. Non mancare.
A casa la mamma stava ai fornelli. Com’è andata? chiese senza voltarsi. Un trionfo, risposi orgogliosa. All’inizio mi tremava la voce, è naturale, ma poi è stato come se la folla non esistesse più e che ad ascoltarmi ci fosse una persona sola. Non so spiegartelo, ma era bellissimo… Il segretario dice che sarebbe ora di iscrivermi. Ho capito. Adesso finirai anche tu come i tuoi fratelli. Chi li vede più! Studio, lavoro, famiglia: più niente! Non esiste che la politica. Il partito, il partito, il partito… Tutta colpa di vostro padre che vi ha messo in testa queste idee pazze…
Palladium Film-Festival-2023
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in News.
DAL 18 AL 23 NOVEMBRE 2023
PALLADIUM FILM FESTIVAL – CINEMA OLTRE
Teatro Palladium
VENT’ANNI NEL PRESENTE
SABATO 18 NOVEMBRE
15.00
Corti dei Laboratori di Filmmaking del DAMS Roma Tre
Incontro con Antonietta De Lillo, Francesco Crispino, Antonio Di Trapani, Lino Damiani
17.00
Come pecore in mezzo ai lupi di Lyda Patitucci – 2023, 99’
Incontro con la regista
20.00
Sogni d’oro di Nanni Moretti – 1981, 105’ Incontro con il regista Premio Palladium a Nanni Moretti
DOMENICA 19 NOVEMBRE
16.00
Corti fuori concorso
Simposio per ragazza sola di Gianluca Mei – 2020, 20’
Incontro con il regista
Anna e L’ultimo saluto di Vincenzo Palazzo – 2021, 10’; 2023, 20’
Incontro con il regista
18.00
Rageen Vol.1 Spettacolo transmediale degli Okiees, 60’ Incontro con i membri del collettivo
20.00
Nuovomondo di Emanuele Crialese – 2006, 120’
Incontro con il regista
Premio Palladium a Emanuele Crialese
LUNEDÌ 20 NOVEMBRE
15.00
Carta Bianca DAMS – Concorso cortometraggi
Sacra Victima di Danilo Greco – 2023, 17’
Busan, 1999 di Thomas Percy Kim – 2021, 11’
Dernière Plage di Alessandro Onorato – 2023, 15’
Falso finale di Pablo Tagliabue – 2023, 8’
17.00
Non credo in niente di Alessandro Marzullo – 2023, 100’
Incontro con il regista, i produttori Martina Cavazzana, Nicholas Fiorentino, Lorenzo Lazzarini e gli interpreti Demetra Bellina, Giuseppe Cristiano e Renata Malinconico
20.30
Incontro con i Manetti Bros.
Alla presenza di Alberto Crespi
Premio Palladium a Marco e Antonio Manetti
MARTEDÌ 21 NOVEMBRE
15.00
Carta Bianca DAMS – Concorso cortometraggi
Epitaph di Silvia Lorenzi – 2022, 13’
Maria – A chent’annos di Giovanni Battista Origo – 2019, 20’
Old Tricks di Edoardo Pasquini, Viktor Ivanov – 2022, 6’
Uragani di Elia Costi – 2023, 13’
17.00
Una sterminata domenica di Alain Parroni – 2023, 115’
Incontro con il regista, il produttore Giorgio Gucci, l’Art Director Flaminia Gentili, il montatore
Riccardo Giannetti e parte del cast.
20.30
Basette e Tiger Boy di Gabriele Mainetti – 2008, 17’; 2012, 23’
Incontro con il regista
Premio Palladium a Gabriele Mainetti
MERCOLEDÌ 22 NOVEMBRE
15.00
Carta Bianca DAMS – Concorso cortometraggi
Il respiro del diavolo di Enrica Ermini – 2023, 13’
Near Light di Niccolò V. Salvato – 2023, 15’
Doppio gioco di Flavio e Massimo Bulgarelli – 2021, 16’
Nostos di Mauro Zingarelli – 2022, 20’
Nono piano a destra di Andrea Romano – 2022, 16’
Miranda’s Mind di Maddalena Crespi – 2023, 17’
18.00
CineMaOltre
Male Nostrum di Fabio Masi (a cura di Amnesty International) – 2023, 50’
Incontro con il regista, con Francesca Corbo per Amnesty International e con Vito Fiorino e Remon Karam
Alla presenza di Leonardo De Franceschi
21.00
Evento in collaborazione con il Convegno Internazionale Universi seriali: teorie, pratiche e testi delle serie audiovisive, a cura di Ilaria A. De Pascalis e Marta Perrotta.
Due volte che sono morto dal vivo
Di e con Paolo Nori
In collaborazione con Chora Media
Per prenotare https://prenotaaccesso.uniroma3.it/events/edit
GIOVEDÌ 23 NOVEMBRE
15.00
Carta Bianca DAMS – Concorso cortometraggi
Don’t Be Cruel di Andrej Chinappi – 2022, 15’
Vuota di Mattia Pellegrino – 2022, 11’
Il caso è chiuso, andate in pace di Simone Marino – 2023, 10’
Rumor di Roberto Palattella – 2023, 13’
Subtitles di Davide Barbieri – 2022, 14’
17.00
Premio Carta Bianca DAMS
Proiezione miglior cortometraggio, Premio del pubblico e Premio Giovani (a cura dell’Istituto Cine-TV Roberto Rossellini)
a seguire:
Premio Giulio Cesare Castello per le migliori tesi magistrali e dottorali
Alla presenza di Luca Aversano, Raimondo Guarino, Stefania Parigi, Anna Lisa Tota e Vito Zagarrio
21.00
Evento in collaborazione con il Convegno Internazionale Universi seriali: teorie, pratiche e testi
delle serie audiovisive, a cura di Ilaria A. De Pascalis e Marta Perrotta.
Crash tra finzione e realtà Masterclass di Cristiana Farina (showrunner e autrice) in conversazione con Giorgio Grignaffini (Direttore Editoriale Taodue film, Università IULM di Milano)
Per prenotare https://prenotaaccesso.uniroma3.it/events/edit

Riapre la biblioteca del Casale Ceribelli
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Municipio VIII.
di Anna Di Cesare
Quello che prima era un magazzino inutilizzato, adesso è una biblioteca a disposizione dei cittadini. Stiamo parlando di un locale al primo piano del Casale Ceribelli, il centro anziani di Via Pico della Mirandola 36, che negli ultimi anni è stato oggetto di un lungo lavoro di pulizia e catalogazione fino all’inaugurazione il 14 novembre scorso, resa possibile grazie all’impegno di Rossana Pantano, Cristiana Petrucci e alla collaborazione del presidente Mimmo De Matteis. Il locale è aperto al pubblico il lunedì mattina dalle ore 10:30 e il giovedì pomeriggio dalle 17:00 alle 19:00. È possibile consultare o prendere in prestito libri e, sul modello delle biblioteche comunali, partecipare a lezioni pubbliche, organizzate con l’ambizione rendere questo luogo un centro di incontro e di cultura viva.
L’anno scorso si sono tenuti incontri sul cinema e sulla scrittura, ma quest’anno verrà proposto un programma molto più ricco. La scrittrice Anna Cantagallo tratterà il tema del rapporto tra donne e potere, il 16 gennaio e il 14 febbraio. Il professore Marco Petrucci terrà quattro lezioni sul cinema – il 13 dicembre, il 13 marzo, il 24 aprile e il 15 maggio – parlando di autori sia italiani sia stranieri, da Federico Fellini ad Alfred Hitchcock. Il 29 novembre sarà la volta della filosofia: il tema della certezza e dell’incertezza verrà affrontato dal professore Danilo Scappaticci. Non mancheranno le giornate dedicate all’arte, come il 21 febbraio e il 29 maggio, con la partecipazione del professore Ubaldo Mosiello, che parlerà di Picasso e di Piero della Francesca. Il prossimo incontro – sulla storia della scrittura – è previsto per il 15 novembre e prevede la partecipazione del professore Antonino de Bella. Tutti gli appuntamenti avranno luogo dalle 17:00 alle 19:00.
Cantieri aperti in VIII municipio
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in News.
RESTYLING A VIALE MASSAIA, PIAZZA BARTOLOMEO ROMANO E A VIA DELLE CONCE
di Stefano Baiocchi
Procedono secondo tabella i lavori di rifacimento e riqualificazione di viale Guglielmo Massaia storica arteria della Garbatella che collega Piazza Michele da Carbonara con piazza Oderico da Pordenone. Già da adesso, soprattutto per i pedoni e gli abitanti della zona, il viale ha decisamente un aspetto più sicuro.
La novità, oltre all’ampliamento in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, è stata la realizzazione di moli di fermata per i mezzi pubblici. Quando termineranno gli interventi sui marciapiedi, si andrà avanti con la risistemazione delle alberature.
In ultimo si provvederà al rifacimento totale del fondo stradale e dell’asfalto e all’istallazione di una nuova e moderna segnaletica orizzontale. Il cantiere dovrebbe chiudersi intorno a metà gennaio, in caso di maltempo, cosa non affatto escluse considerando novembre e dicembre, l’ultimazione dei lavori potrebbe slittare di qualche giorno. Il costo dell’opera si aggira intorno ai 720 mila euro.
Sono in dirittura d’arrivo i lavori in Piazza Bartolomeo Romano dove si sta provvedendo alla creazione di una rotatoria al centro della piazza. Un intervento molto apprezzato dai cittadini e dai residenti della zona che ogni giorno, ma soprattutto nei fine settimana, si trovano l’area invasa dalle auto parcheggiate maldestramente. Spesso la sosta selvaggia – come nel nostro caso – rende pericolosissima la circolazione per automobilisti, motociclisti e pedoni. Lo spiazzo davanti al Palladium è stato spesso teatro di incidenti, anche gravi, legati spesso all’imprudenza e all’eccessiva velocità, ma anche alla scarsa visibilità determinata dalle auto lasciate in sosta dai numerosi frequentatori dei locali della zona.
A breve l’area avrà senz’altro un aspetto migliore, più ordinato e più sicuro.
Gli interventi in Piazza Bartolomeo Romano – costati intorno ai 220 mila euro – hanno visto anche la creazione di canali di scolo sui marciapiedi in modo da evitare la formazione di pericolose pozze in caso di pioggia. Non si è trattato quindi di piazzare un “semplice rotatoria”, ma di ristrutturare anche i marciapiedi e allargando anche una parte della carreggiata all’intersezione con via Edgardo Ferrati.
All’Ostiense dovrebbero partire entro la fine di ottobre i lavori di riqualificazione di via delle Conce, importante strada di collegamento con il primo municipio e nello specifico con il Testaccio. Oltre al fondo e all’asfalto si provvederà al rifacimento completo dei marciapiedi.
Parliamo di un tratto di circa 250 metri di strada che collega via del Porto Fluviale con Piazza Vittorio Bottego.
Una piccola porzione di via delle Conce, come è noto, è oltrepassata dal ponte della linea ferroviaria tirrenica. Alcuni interventi – fa sapere Luca Gasperini, assessore ai lavori pubblici dell’VIII Municipio – si concentreranno proprio nel tunnel del ponte ferroviario, dove sarà messo in completa sicurezza il passaggio pedonale anche con il rifacimento totale della segnaletica. Inoltre saranno disposte delle reti anti piccione, considerando che in alcuni orari la zona non è fruibile dai pedoni a causa delle deiezioni di questi volatili.
Nonostante l’interruzione del Ponte dell’Industria – la cui chiusura si protrarrà sino a settembre 2024 – e l’aumento sensibile del flusso dei veicoli che come alternativa utilizzano Ponte Testaccio, questi lavori non avranno nessun impatto negativo per la viabilità poiché non è prevista l’interruzione, anche parziale, della strada.
Certi amori non finiscono: il Città Futura Basket annuncia il ritorno di Daniele Bonessio
Scritto da Vincenzo il . Pubblicato in Garbatella, Garbatella, Municipio VIII.
di Iacopo Smeriglio
Era il dicembre 2004 e Daniele Bonessio esordiva in Serie A di Basket con la maglia della Virtus Roma. Capitani coraggiosi crescono. Con queste parole Gianni Rivolta, sulle pagine del nostro giornale, raccontava il salto di categoria di una giovanissima promessa della Garbatella. Il sogno di giovane cestista diventava realtà. Oggi, quasi vent’anni dopo, il giocatore classe ’88 torna a calcare il campo, ed è quello della sua prima casa.
“Il Città Futura Basket è lieto di annunciare che Daniele Bonessio sarà un nuovo giocatore della Serie C Unica allenata da coach Massimo Baralla per la stagione sportiva 2023/2024”.
Il comunicato ufficiale è arrivato dalla pagina Facebook della squadra a metà settembre.
Una lunga carriera iniziata proprio su questo parquet, da giovanissimo. Erano i tempi del Pool Eurobasket, quando nel 2002, nemmeno quindicenne, portava a canestro ben 42 punti contro la Scavolini Pesaro accendendo i riflettori su di sé, in una finale nazionale giocata a Verona.
Di lì a poco, quel ragazzo dalla stoffa differente, alto quasi due metri, entrava in campo con la maglia della Virtus Roma, scelto fra tanti per rafforzare le fila del settore giovanile della squadra all’epoca guidata da coach Bucchi. Un legame indissolubile, però, l’ha sempre tenuto stretto al nostro territorio e agli spalti del Pala Avenali. Imola, Jesi, Ostuni, Barcellona Pozzo di Gotto, Bari, Casalpusterlengo, Matera. Questi sono solo alcuni dei parquet in cui una lunga carriera l’ha portato ad indossare i colori di molte squadre di livello.
“L’emozione di tornare a vestire la mia prima maglia è indescrivibile. In tutta la mia carriera – ha raccontato Daniele Bonessio in una dichiarazione rilasciata sui social dopo l’annuncio – ho sempre portato il Città Futura Basket sulla mia pelle e credo che non ci sia cosa più bella di tornare a casa. Negli ultimi due anni ho desiderato tanto scendere in campo con i protagonisti della nostra Serie D. Sono grato a loro e a coach Baralla per aver riportato un grande pubblico sugli spalti del Pala Avenali”.
Non si risparmia, insomma, e definisce subito obiettivi chiari per la stagione appena cominciata. Immancabili, poi, in chiusura i ringraziamenti alla famiglia. “Ora c’è un nuovo capitolo da scrivere. Sarà un campionato lungo e con una formula che non ti permette passi falsi, ma credo che potremo dire la nostra. Ci tengo a ringraziare la mia famiglia per tutti i sacrifici fatti per questo club e sono sicuro che i miei nonni da lassù saranno felici di vedermi con la 17 biancorossa e come sempre saranno i primi tifosi del Città Futura”.
L’esperienza di un pivot che ha giocato nei palazzetti della Serie A2 e della Serie B per un’intera carriera, servirà non poco ai ragazzi della squadra salita lo scorso anno in C Unica, dopo una stagione intensa e con un tifo al cardiopalma, che ha riempito il palazzetto partita dopo partita.
“La presenza di Bonny” – dice, infatti, il coach Massimo Baralla in una nota rilasciata dalla società – “sarà da stimolo per tutto il nostro ambiente, che potrà tifare e vedere da vicino il proprio campione e amico. Il suo entusiasmo sarà un grande esempio per i ragazzi del Settore Giovanile. Oltre a caricarsi sulle spalle il ruolo di leader, Daniele ci darà una dimensione interna importante e con le sue doti di passatore può regalare grandi opportunità a tutti gli altri”.







