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L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

I giorni scorsi uno dei due pini ultracentenari del giardino della Villetta di Via Passino è stato fatto letteralmente a pezzi. Si è dovuto abbattere perché una ferita che si era formata alla sua base si era trasformata in un cancro penetrante. Il resto lo avevano fatto le termiti, che si erano avventate sul legno in disfacimento, divorandolo. Si è proceduto quindi per eutanasia, prima che rovinasse sul fabbricato. Era troppo grande per poterlo abbatter di un sol colpo: hanno dovuto demolirlo un pezzo alla volta, lasciando in terra solo un mozzicone di tronco alto un metro, un piccolo monumento alla sua passata grandezza.

di Carolina Zincone


Caro Pino, eri davvero così pericolante e pericoloso?

Noi ti pensiamo bello e anche un po’ eroico. Partigiano delle nostre
battaglie, da sempre. Un compagno, in tutti i sensi. Perché da lassù ne hai viste tante, ma secondo noi hai anche un po’ tifato, per le cose giuste. Mica come gli olmi che piacciono tanto ai papi! Tu sarai stato piantato – come molti pini – ma non sappiamo da chi.

Immaginiamo il perché: un tempo si pensava che il tuo profumo curasse le malattie, sicuramente la “mal aria”. E mentre stavi lì, più di cent’anni fa, ad ombreggiare una casetta di campagna, ti sei visto nascere intorno un quartiere che avrebbe fatto la storia di Roma, la Garbatella. Hai visto arrivare architetti rinomati che studiavano ogni cantuccio per fare del tuo habitat naturale una città giardino a misura d’uomo. Riuscendoci. Hai visto arrivare abitanti del centro storico, operai alle prese con il porto fluviale, donne e bambini che conquistavano i propri spazi condividendoli, come si fa da queste parti.

pino-malato-alla-villettaHai visto la guerra, hai sentito le bombe. Eri sicuramente con i partigiani della Settima Zona del Partito comunista che il 3 giugno del ’44 fecero irruzione nel tuo giardino per occupare quella che era diventata la sede del Gruppo rionale fascista “Mario Sonzini”. Sei stato fiero del fatto che quel luogo, casa tua, divenisse il centro di aggregazione di chi svolgeva il lavoro politico tra la popolazione, reclutando i giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà che avrebbero imbracciato le armi in aiuto dei partigiani del nord. Non ti erano mai piaciuti quei tipi in camicia nera, non potevi dimenticare i volti degli ebrei portati via dal tuo quartiere, le lacrime della famiglia Cinelli che piangeva i suoi figli, martiri delle Fosse Ardeatine. Per questo ti sei commosso quando la sezione del partito venne poi intitolata al più piccolo dei due, Giuseppe, operaio ai mercati generali e comandante partigiano responsabile di zona.

Da allora sotto la tua chioma ne sono successe di tutti i colori. Sei stato visitato da tanti nomi illustri: due per tutti, Di Vittorio e Pasolini. La Villetta è rimasta il punto di riferimento e di incontro dei militanti di sinistra, il loro luogo di discussione, distinzione e, alle volte, divisione. Storica la spaccatura maturata tra l’89 e il 91, con la fine del PCI: da un lato il Pds, dall’altro Rifondazione. In mezzo – si diceva in città parlando delle avventure della Garbatella – il filo spinato. Tu da che parte stavi veramente, Pino?

Sembra che adesso la Villetta si sia ricompattata nelle mani di un piccolo grande partito che in questo Municipio fa furore, mentre di te rimane un grande ceppo, di quelli coi cerchi concentrici che svelano l’età, la storia, le peripezie. I bimbi che ti consideravano irraggiungibile adesso possono raggiungere la vetta, quelli che non ti conoscevano fantasticano su quanto dovevi essere grande, anziano e saggio. Noi, sotto agli occhi beffardi delle piccole vedette appollaiate, balliamo la milonga e continuiamo ad arrovellarci, pensando al mondo che hai visto e forse vedi tu, ora da ancor più in alto.

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Tre cori a Santa Galla non solo per le funzioni

Tre cori a Santa Galla non solo per le funzioni

Scriveva Sant’Agostini nella sua Regola: “Nel rivolgervi a Dio con salmi o inni mettete il massimo impegno perché il vostro cuore sia tutto preso da ciò che pronunciate con la voce. Quanto al canto attenetevi alle norme che ne prevedono coro-santa-gallal’uso ed evitate di cantare tutto quello che non è stato composto per il canto”. Alla Parrocchia di Santa Galla queste regole sono seguite con estremo rigore e per poterle applicare nella maniera più ampia possibile ci si è dotati della presenza di tre cori per poter conciliare al meglio le tante presenze che animano solitamente le funzioni sacre.

I cori della Parrocchia sono: il Coro di Santa Galla vero e proprio, che segue la celebrazione della funzione domenicale delle 10,30 e le principali cerimonie parrocchiali; il coro della “Resurrezione”, che deve il nome alla partecipazione alle celebrazioni funebri e a cui appartiene la gran parte dei veterani di Santa Galla, coro questo gestito direttamente da Don Matteo Castellina che coordina anche gli altri cori della Parrocchia; infine il coro dei “Giovani” che ravviva la celebrazione domenicale delle 12. Non esistono vincoli, entrare nel coro è molto semplice, non vi sono limiti di età o di genere anche se prevale quello femminile.

L’unico obbligo vero e serio è quello delle prove, costanti e molto impegnative. Hanno inizio nei primi giorni di settembre in accordo col calendario liturgico e si interrompono con la pausa estiva ai primi di luglio. Gli impegni sono diversificati in tre momenti differenti della settimana. Citiamone uno per tutti, quello del coro liturgico delle 10,30.

Le prove si tengono con qualsiasi tempo, tutti i venerdì sera dalle ore 21 in poi. Nelle ricorrenze più importanti dell’anno (quali il Concerto di Natale, che Santa Galla tiene il 6 gennaio, e la Pasqua o gli eventi esterni cui il coro viene frequentemente invitato) si aggiungono le prove del mercoledì.

La cosa bella di questi cori è che nonostante tutto non esistono posizioni privilegiate, aldilà di alcune costruzioni musicali riservate alla voce di solisti. (L.T.)

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Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

di Fabrizio Calistri

Era il 22 giugno 2012, esattamente un anno fa quando veniva inaugurato il cavalcaferrovia della Circonvallazione Ostiense, successivamente dedicato alla memoria di Settimia Spizzichino. La struttura, sicuramente molto bella, moderna, innovativa, dal forte impatto architettonico, era stata presentata anche come parte di un più ampio progetto, al momento del tutto eluso, che aveva come scopo il tentativo di creare percorsi ciclabili anche nel nostro quartiere.

Durante la cerimonia di inaugurazione venne ricordato dal presidente della Commissione ambiente Andrea De Priamo che la creazione della ciclabile sul Cavalcaferrovia costituiva segnale importante, poiché “… per noi rappresenta soltanto l’inizio, poiché con l’approvazione del piano quadro intendiamo far diventare Roma una città veramente ciclabile…”.ponte-garbatella

Sappiamo tutti come è andata a finire. La giunta del Sindaco Alemanno ha terminato il suo mandato non facendo seguire con i fatti tante e tante belle parole. Speriamo che il nuovo sindaco, Marino, sappia fare qualcosa di concreto per la ciclomobiltà quotidiana, ossia per tutti quei cittadini che usano la bicicletta non come svago domenicale, ma come mezzo di spostamento quotidiano, come d’altronde avviene in tutte le capitali europee degne di questo nome.
In particolare, secondo il progetto originario, dalla zona Marconi, dov’è presente la dorsale del Tevere, attraverso il ponte della Scienza, si doveva creare un collegamento con la dorsale della Colombo. Tale collegamento prevedeva il passaggio sia attraverso l’area del Gazometro che quella degli ex Mercati Generali e che, passando sopra il Ponte Settimia Spizzichino, con un ultimo tratto di ciclabile sulla Circonvallazione Ostiense raggiungesse la Colombo. Di tutto questo progetto cosa ci troviamo
oggi? Molto poco e forse le due opere più costose, di cui una ancora da inaugurare, che rimangono lì, scollegate dal resto, perche mancano i tracciati intermedi.
E’ vero che il cavalcavia sulla ferrovia alleggerisce il traffico automobilistico e “decongestiona” via Pellegrino Matteucci, ma per la ciclomobilità, rimane una cattedrale nel deserto. Tutto farebbe pensare a una sconfitta anche per il nostro presidente Catarci che fortemente si era battuto per far realizzare il tratto ciclabile sul Cavalcaferrovia, ma forse la conferma elettorale potrebbe fornire l’occasione per completare e mettere in opera quello che è stato più volte promesso.

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UCCIO

UCCIOUno degli “anziani” della Villetta di Via Passino e insieme un autentico “personaggio” del quartiere, Antonio Angelucci, più noto come Uccio, ci ha lasciati venerdì 17 maggio. Da tempo era infermo nella sua modesta casa di Via Rubino, attorniato dai cimeli della sua lunga vita di combattente per una società più giusta e più morale. Un’infanzia difficile nella casa di Piazza Pantera, difficile come ai suoi tempi era la vita più o meno di tutti i bambini della Garbatella, reduce da cento lavori precari faticosamente seppe riscattarsi dalla sua indigente condizione fino ad entrare a lavorare nello staff del quotidiano “Paese Sera” come addetto alla distribuzione del giornale. Una sistemazione particolarmente felice per lui: una condizione economica sufficiente per vivere e il piacere di lavorare per un grande giornale democratico, allora all’avanguardia nella politica dell’emancipazione di Roma e del Paese. Uccio se ne andato in silenzio, assistito dalla figlia Paola, combattiva consigliera del nostro Municipio e candidata al prossimo Consiglio municipale. A lei, agli amati nipoti e alla sua gentile compagna Giuliana un pensiero di solidarietà. A loro, depositari dell’eredità moraledi Uccio, il nostro grazie. In tutti coloro che l’hanno conosciuto rimarrà il ricordo della sua integerrima personalità, della sua passione politica e anche delle sue fulminanti battute in grado di bruciare il più serioso discorso.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Garbatella-Jazz-Festival-GJF-2013

in collaborazione con:altrevie-logo

i-trovatori

Rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune  indimenticabili melodie del “TROVATOREdi Giuseppe Verdi, basata su un’idea di Nicola Puglielli, con arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il quintetto “Hot Club de Zazz” (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca –  (Durata del concerto: ca. 90 minuti).

La storia del “Trovatore” è basata sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore,  responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi di eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ ”orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Un’opera con zingari, fuoco e musica? Un destino o una scommessa, quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo?

“Hot Club de Zazz” è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del Trovatore, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.

Hot-Club-de-Zazz-95

HOT CLUB DE ZAZZ

Roberto Nicoletti (g)
Nicola Puglielli (g)
Pino Sallusti (b)
Xavier Rigaut (hca)
Luca Pagliani (g)

[(g): chitarra – (b): contrabbasso – (hca): armonica cromatica]

 

ASCOLTO DEMO streaming:

Tacea La Notte Placida… / Quanto Narrasti Di Turbamento… / Di Tale Amore Che Dirsi… (8’06’’)
Stride La Vampa… (3’34’’)
Di Quella Pira… (4’20’’)

HOT CLUB DE ZAZZ, formazione musicale creata a Roma nel 2002 e  ispirata alla musica di Django Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia).

In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut,  3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale.

 Ultimi importanti concerti di HOT CLUB DE ZAZZ
18/04/2010: Roma, CASA DEL JAZZ, “La Casa del Jazz compie 5 anni !”, Dedicato a Django Reinhardt
08/10/2010: Roma, RAI, RADIO TRE, “LA STANZA DELLA MUSICA”, diretta live
10/10/2010: Bologna, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, FESTIVAL 2010 “INCORDE”
39/07/2012: Albano Laziale, Anfiteatro Flaviano, 1° ANFITEATRO FESTIVAL


Hot-Club-de-Zazz-71

HOT CLUB DE ZAZZ: Xavier Rigaut (hca); Nicola Puglielli, Luca Pagliani, Roberto Nicoletti (g); Pino Sallusti (b);

Un incastro di ritmi e melodie nello spirito del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953) con un quintetto acustico formato da tre chitarre, un’armonica cromatica e un contrabbasso. L’energia e la leggerezza dello swing tsigano ‘manush’ aprono nuove possibilità di riscoprire le grandi arie melodiche della musica europea, tra lirica e canzone popolare, con l’anima gioiosa del ballo.


Xavier-RIGAUT

Xavier RIGAUT (armonica cromatica, voce)

Nato a Parigi il 6 marzo 1963, si trasferisce a Roma nel 1987.
Armonicista jazz, cantante poliglotte, ricercatore e organizzatore di eventi.  Attratto dalla libertà creativa e dalla forza ritmica della musica di Django Reinhardt, fonda nel 2002 la formazione HOT CLUB DE ZAZZ  che inizia la sua attività concertistica nel 2003 per festeggiare – con tanto “gypsy swing” – il grande musicista zingaro, 50 anni dopo la sua scomparsa.

 

Nicola-PUGLIELLI

Nicola PUGLIELLI (chitarra)

Nato a Roma il 14 Aprile 1962. E’ chitarrista e compositore, vive a Roma. Nei suoi concerti e Cd si incrociano cultura classica, improvvisazione Jazz e tradizione europea. Sia in solo che in gruppo riesce a rivalutare il ruolo della chitarra nel Jazz. Ha collaborato con musicisti di fama internazionale (K. Lightsey, S. Nistico, M. Urbani, G. Tommaso) e con diverse orchestre (Acc. S. Cecilia di Roma, Roma Sinfonietta), oltre che con importanti compositori (N. Piovani, L.Bacalov), suonando in prestigiosi Festival e Rassegne, in Italia e all’estero. Diplomato in Chitarra e in Jazz. Insegna Chitarra presso l’I.C. “Virgilio” di Roma e Chitarra Jazz al Conservatorio “F.Morlacchi” di Perugia..

Discografia:“In the middle” e “Viaggio ConCorde”.

Roberto-NICOLETTI

Roberto NICOLETTI (chitarra)

Nato a Roma il 22 novembre 1960, ha studiato al Berklee College of Music di Boston.
Dal 1979 insegna chitarra jazz e improvvisazione presso il CIAC (Roma) e la Scuola  Popolare di Musica di Testaccio (Roma) dove ricopre attualmente la carica di presidente. Ha suonato in Italia e all’estero con formazioni composte da vari musicisti italiani e stranieri.

Discografia : “Tracks”, Movie Jazz Quartet  (Domani Musica, 1998 )

 

 

 Luca-PAGLIANILuca PAGLIANI (chitarra)

Nato a Roma il 5 agosto 1963, diplomatosi in chitarra classica nel 1991 sotto la guida di Senio Diaz, si è perfezionato con Alirio Diaz e Oscar Ghiglia. Ha studiato la chitarra jazz con Massimo Ruoco, Eddy Palermo, Tony Akermann e Jim Hall.  Suona in varie formazioni dal duo all’ottetto di chitarre.

Discografia : “Overcrossing”, Luca Pagliani & Pino Furestiere (Equipe, 1999)

 

 

 

Pino-SALLUSTI

Pino SALLUSTI (contrabbasso)

Nato a Roma il 19 marzo 1957 e autodidatta, ha suonato con Eddie Henderson, George Coleman, Gary Bartz, Harry “Sweets” Edison, Jimmy Owens, Ernie Wilkins, Bobby Watson, Steve Grossman, Mike Mainieri, George Garzone, Bob Gullotti, Bruce Foreman, Oscar Klein, Ralph Sutton, Peanuts Hucko, Massimo Urbani, Franco D’Andrea, Tullio De Piscopo, Giulio Capiozzo, Marcello Rosa, Romano Mussolini, Pino Massara, Nicola Arigliano, Maurizio Giammarco, Dado Moroni, Bruno Tommaso ecc.. Ha collaborato inoltre come solista nelle orchestre sinfoniche del Lazio e del Molise e nell’orchestra “Sinfonietta”.

Discografia :  “Leucasia” (Pino Sallusti, feat. Mike Manieri, George Garzone) -“Colors”,”Night of Dreams” (Pino Sallusti feat Gary Bartz e Jimmy Owens. ) – “Ipotetico” (Silent Circus feat. George Garzone) –  “Live at Supino Jazz Festival 1987”, Live at the Blue Lab”  (Massimo Urbani) -“Handprints” (Worldream) -“Remembering Gil”,“Blues in the sky”,“The best live” (Sergio Coppotelli) – “Worldreams” (Federico Laterza) – “Così è…” (Galliano Prosperi) – “Northern light” (Paul Linge) – “Tango!” (Garua Tango Ensemble) – “Four in Monk” (Andrea Gomellini feat. EddieHenderson) – “Così è se…” (Galliano Prosperi) – “Uomini di terra” (Pasquale Innarella)


INFO          Xavier Rigaut          rigaut@libero.it          cell (+39) 333.8274894

 

 

 

 

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Brevi – E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è cro

E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia

Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal …

E’ crollato il pino di Piazza Sant’EurosiaUno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal

marciume, come hanno costatato i tecnici del Servizio Giardini. Ci sembra il caso di fare un’indagine sulle condizioni di salute degli altri due alberi.
Se ne va così un altro dei bei pini della Garbatella. Ricordiamo con nostalgia quelli maestosi di Piazza Oderico da Pordenone, ultimo residuo della tenuta di mons. Nicolai. Avevano ispirato il nome anche al vicino chiosco del “Bar due pini”, ora ribattezzato “Casina Liberty”. Se ne andarono a distanza di tempo uno dopo l’altro, il primo fatto morire per consentire la costruzione di una palazzina, l’altro per atti vandalici e per scarsa manutenzione. I pini più antichi del quartiere, anche se notevolmente malmessi, sono i due giganti che fanno ombra alla Villetta di Via Passino. Dovrebbero avere più di un secolo e mezzo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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12ma edizione del premio Fantasia di Garbatella

12ma edizione del premio Fantasia di Garbatella

Giunto alla 12ma edizione, il premio Fantasia di Garbatella, promosso dall’Associazione Il tempo ritrovato, ha concluso le molte manifestazioni del Buon compleanno Garbatella che si sono tenute presso il teatro In Portico alla Circonvallazione Ostiense. Qui, come cornice del premio, si è avuta la bella mostra fotografica di Francesco Piastra. Il premio Fantasia di Garbatella è dedicato al maestro Carlo Acciari: erano presenti la sorella, il fratello ed i figli del pittore che ha dipinto il quartiere per circa 60 anni e che ha donato all’Associazione un quadro, la cui riproduzione costituisce il premio.
Quel dono voleva promuovere la diffusione dell’arte tra le nuove generazioni. Questi i premiati 2013: Mirko Guastatore, ballerino; Francesca Cicchinelli, mezzosoprano e cuoca di Casetta rossa; Andrea Furbini, poeta romanesco; Francesco Giansanti, autore di molte canzoni romane; Claudio Fabi, autore, regista e attore di commedie romane; Roberto Bussaglia, cantante di canzoni romane; Anna Rossini, bidella della scuola d’infanzia “La coccinella”; Paolo Masini, genitore, membro della Commissione scuola del Comune; Marco Baldini, conduttore radiodjei; Franco Pasqualetti, giornalista di Leggo; Daniel Dell’Ariccia, conduttore di Undiciradoiweb; Francesco Giaquinto, presidente del Centro anziani di Via Pullino; Althea Cominiello, campionessa di pugilato; Corrado Croce, attore, erede di Checco Durante; Rita Cellucci, da 35 anni impiegata di Marilab.

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In Via Persico un impedimento pedonale

In Via Persico un impedimento pedonale

via-ignazio-persico-garbatellaHo pensato ad uno scherzo da parte del Municipio la prima volta che ho notato in Via Ignazio Persico, di fronte all’entrata del parco pubblico, uno scivolo pedonale, segnalato da ringhierine, tra il marciapiede e la carreggiata sulla quale, proprio in prossimità dello scivolo, c’è il parcheggio a spina, regolarmente delimitato da segnaletica orizzontale. Il sorriso si è subito spento quando ho pensato a quali difficoltà affrontano disabili in carrozzina, nonni con i passeggini, non vedenti e tutti coloro per i quali allontanarsi da quel punto per scendere dal marciapiede è un problema. Si invita l’ufficio competente del Municipio ad un sopralluogo per provvedere a rimuovere l’impedimento.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Per i 90 anni di nonno Angelino

Per i 90 anni di nonno Angelino


Il 18 febbraio 1923 nasce a Roma, per l’esattezza a Porta Metronia, Angelo Bruni detto “Angelino” e, con i suoi, si trasferisce, quando era molto piccolo, nello storico quartiere della Garbatella. E’ curioso notare che il mio amato nonno compie 90 anni proprio il giorno in cui, tre anni prima, viene fondata la Garbatella! Forse da questo nasce il mio amore per questo quartiere che porto sempre nel mio cuore. Tornando a mio nonno, egli cresce in una famiglia numerosa in un piccolo appartamento nell’Albergo Rosso, ed inizia a lavorare molto giovane per aiutare i genitori ed i fratelli più piccoli. Nel suo cammino si troverà davanti gli anni duri della guerra che non risparmieranno neanche lui: nel fiore della sua gioventù viene chiamato alle armi, imbarcato e diretto verso l’Africa. nonno-angelinoMi racconta sempre il perché della sua paura per il mare, dovuta al fatto che la nave sulla quale viaggiava viene bombardata e affondata, e lui terrorizzato cerca di salire sulle strutture più su che può mentre la nave si inabissa.
Con i suoi racconti riesce a portarmi con lui in quei momenti, quando alfine cade in acqua, perde i sensi e viene salvato da un soldato americano, di cui conserva una foto, ingiallita dal tempo, dietro la quale c’è una nitida dedica a lui!
Operaio dell’ Ottica Meccanica (OMI), spesso mi racconta le battaglie e le occupazioni che lui e gli altri operai hanno affrontato per far valere i loro diritti.
E mi racconta l’incontro in fabbrica con mia nonna Nanda, dal quale sboccerà un amore fortissimo che li tiene legati ancora oggi dopo 65 anni di matrimonio.
Loro hanno trasmesso a mia madre i veri valori della famiglia che lei ha riversato su di me e mio fratello.
Grande sportivo, appassionato sia di boxe che di ciclismo (conosce alla perfezione la vita di Fausto Coppi), ama anche i grandi artisti nel campo della musica leggera, come Claudio Villa e, da buon romano, Alvaro Amici. Ottiene anche molti consensi nelle sale da ballo dove si diletta nei più svariati balli tra cui uno spettacolare tango argentino. Dotato di una spiccata romanità, oggi ha raggiunto un importante traguardo della sua vita: 90 anni! Sono orgogliosa di averlo vicino, così come i figli Roberto e Daniela, la nuora Fabiana, il genero Aleandro, e gli altri nipoti Alessandro, Noemi, Roberto e la piccola pronipote Aurora. Attraverso questa lettera ho cercato di descrivere una persona che mi ha insegnato qualcosa di veramente prezioso: l’amore incondizionato di un uomo per la sua famiglia! Spero che tenendomi per mano continui ad accompagnarmi nel cammino della vita, incoraggiandomi ad affrontare le mie paure, come faceva quando ero piccola, mentre imparavo a restare in equilibrio sulla bicicletta e lui mi sosteneva per non farmi cadere. Auguri nonno!

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

tua nipote Cristina

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A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

Si è svolta il 21 marzo alla Garbatella, presso la Casa delle imprese in viale G. Massaia, la prima festa della Primavera organizzata dalla CNA di Roma, per promuovere e far conoscere ai cittadini romani le realtà faticosamente produttive della media e piccola impresa. nonché le realtà artigianali che con impegno e tenacia affrontano la dura realtà della crisi economica che attraversa ogni settore;
una festa all’insegna della fiducia e orientata alla qualità dei prodotti, forse non troppo noti ma che rappresentano piccole realtà di assoluta eccellenza nostrana. La festa ,che si è protratta anche nelle prime ore del pomeriggio, è stata decisamente partecipata: a voler dimostrare che la qualità sa sempre interessare i cittadini attenti alla autenticità e genuinità dei prodotti.
Per l’occasione è stato presentato da Erino Colombi, presidente della Cna di Roma, un itinerario da percorrere in un’ora e mezza nel quartiere, a cura di Gianni Rivolta: “Passeggiando per la Garbatella, un’emozione da vivere”. Ci muoveremo attraverso circa dodici punti che ritengo siano i più interessanti dal punto di vista storico e architettonico – ha detto Rivolta, giornalista, storico e curatore della cartina del percorso.
Chi vorrà percorrerlo conoscerà botteghe artigiane e itinerari gastronomici di grande interesse di un quartiere che da decenni affascina i romani e non solo. Di qui è passato Gandhi, qui hanno tratto fonte di ispirazione registi come Pasolini e Moretti, attori come Sordi e Montesano. Con questa cartina – ha concluso Rivolta – desidero accompagnare gli appassionati, i turisti, i semplici curiosi di un itinerario tra la storia.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

(O.O.)

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Un’autorimessa di qualità di Orietta Vidali

Un’autorimessa di qualità

di Orietta Vidali

Schiavi d’Abruzzo è un piccolo paese ai confini con il Molise da cui provengono, storicamente, moltissimi tassisti romani e tanti operatori professionali collegati alla gestione delle automobili. Per questo non ci sorprende l’origine di Antonio Tucci, titolare dell’Autorimessa Troiano II ubicata in Via Prospero Alpino 74, angolo Circonvallazione Ostiense, di fronte alla ex Manifattura Tabacchi. garage-troiano
L’autorimessa ha da sempre puntato sulla qualità dei servizi e sull’attenzione ai clienti che confermano l’affabilità e la disponibilità di Antonio e dei suoi collaboratori.
In un’area di 5.000 mq, con i suo 250 posti auto e aperto 24 ore su 24, in effetti, il garage Troiano permette non soltanto il parcheggio per qualsiasi tipo di veicolo, dalle auto ai camper, ma anche una serie di servizi che vanno da un accurato lavaggio a mano, al grafitaggio e al cambio d’olio. Nello sforzo di risolvere il più possibile i problemi ai suoi clienti l’autorimessa è dotata anche di un servizio di autofficina che fornisce il tagliando completo, piccole riparazioni, pasticche freni, revisioni e ricarica aria condizionata.
L’orientamento al cliente non si limita ai cittadini di Garbatella ma si estende alla rinnovata vitalità dei nuovi insediamenti economici che hanno riqualificato l’Air Terminal: la linea ferroviaria ‘Italo’ e la magnifica casa del gusto ‘Eataly’. Sconti particolari sono riservati ai possessori del biglietto del treno veloce che fa scalo alla Stazione Ostiense a cui è offerto, se richiesto, anche l’accompagnamento in stazione!
“Svolgiamo il nostro lavoro con cura e passione – ci dice Antonio Tucci – e questo, in un’attività di servizio, è molto apprezzato dai nostri clienti che registrano una differenza rispetto ad esperienze precedenti”.
Una visita al garage Troiano II può avvenire anche in maniera virtuale visitando il moderno sito internet http//garagetroiano2.altervista.org.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella Tormarancia o Tormarancio?

Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella
Tormarancia o Tormarancio?

di Cosmo Barbato

tormaranciaCominciamo col demolire una credenza consolidata. La Tormarancia attuale non è quella “originale”, nel senso che è esistita un’altra Tormarancia, situata non tanto vicino alla nostra ma nella stessa tenuta, crollata o distrutta non sappiamo quando, forse nel XIV secolo, della quale però si sono ritrovate poderose tracce di fondazione all’interno del Parco di Tormarancia.
Il nome di Tormarancia si trasferì nel tempo all’attuale torre, la più importante tra quelle superstiti del circondario. Da quell’imprecisato momento in poi la nostra torre, indicata nella cartografia antica come Tor delle vigne, cominciò a chiamarsi Tormarancia: raccolse cioè il nome della distrutta consorella maggiore.tormarancia-anni-quaranta
Da questo punto in poi, quando parliamo di Tormarancia, ci riferiamo alla torre che svetta sulla collinetta che si affianca al bel Viale di Tormarancia. “Maschio o femmina”?
Si può disquisire del “sesso” di una torre? La toponomastica moderna si è già pronunciata: “femmina”, stando al nome del Viale.
La cartografia antica chiama la nostra torre, almeno fino al 1453, Tor delle vigne, pare per via della fertilità del territorio: vi sgorgano infatti tre sorgenti ed è attraversata dal Fosso di Tor Carbone, oggi in parte ricoperto (per anni le sue frequenti esondazioni allagavano Shangai, la misera borgata oggi scomparsa, che si era andata formando nella seconda metà degli anni Venti del secolo scorso).
In una carta del 1480 appare per la prima volta il nome di Tormarancia riferito alla Tor delle vigne e da quel momento in poi sempre così, “Tormarancia” e mai “Tormarancio” (fatta eccezione per un modo di dire popolaresco degli anni 30/40 del secolo scorso dei vecchi abitanti di Shangai: “Tor marancio” o addirittura “Tor m’arrangio”, con riferimento alla vita precaria che si conduceva nella borgata). Tormarancia è anche il toponimo che riporta il massimo studioso della Campagna romana, Giuseppe Tomassetti (1910/1926).
Dello stesso avviso è anche un altro ricercatore, Giovanni M. De Rossi, nel suo “Torri medioevali della campagna romana”(1981). “Lo stradario di Roma” di Benedetto Blasi (1922) cita Tormarancia. Lo stesso fa Sergio Delli nel suo monumentale “Le strade di Roma” (1989). Viene definita Tenuta di Tormarancia la porzione di territorio aggregato di recente al Parco dell’Appia Antica. E Tormarancia si chiamava la tenuta di 232 ettari alla quale, tanto la prima torre quanto la nostra, facevano la guardia. Ma perché quel “marancia”?
mappa-tormaranciaUna prima osservazione: “marancia”, come aggettivo del sostantivo femminile “torre”, non poteva che essere femminile anch’esso.
Si è appurato che in antico, cioè nel III secolo dopo Cristo, proprietaria del fondo fosse la famiglia senatoria dei Numisi, che ha lasciato nel territorio non poche importanti testimonianze archeologiche, oggi quasi tutte esposte ai Musei Vaticani. Si è immaginato che quella grande proprietà sia pervenuta successivamente a un ricco liberto di nome Amaranthus. Sicché dal suo nome la tenuta si chiamò inizialmente “praedium Amaranthianum”, cioè “Fondo di Amaranto”. Quando, nel 1200, fu eretta la prima torre così come anche la nostra (probabilmente dai potenti Conti di Tuscolo), nel tempo l’aggettivo “Amaranthianum” riferito al fondo si trasferì alla torre, passando ovviamente al femminile.
Le torri avevano una funzione giurisdizionale, cioè ribadivano il possesso su una proprietà (come mettere il cappello su una sedia). Ma avevano anche una funzione semaforica: nella
campagna romana, dopo l’incursione saracena giunta dal mare del IX secolo che colpì le basiliche di San Pietro e di San Paolo, poste fuori delle mura, si andò creando un sistema di torri di segnalazione con fuochi (di notte) e con fumi (di giorno) per allertare la città nel caso di un nuovo sbarco o di una delle frequenti scorrerie arabe lungo la costa. La nostra torre ha base quadrata di 6 metri per lato. E’ posta in cima a una collina a 800 metri dalla Via Ardeatina e a poco di più dall’Ostiense.
Alta 15 metri, poteva essere in grado di segnalare con le numerose altre torri dislocate lungo l’Ardeatina e l’Appia Antica. L’ipotesi della derivazione dal nome della tenuta (e quindi della torre) da quello del liberto Amaranthus è tutt’altro che provata, però finora sembra la più plausibile.
Scartata un’altra che farebbe riferimento al colore rossiccio (con qualche forzatura, amaranto) dei blocchetti di tufo con i quali è costruita la torre, come quasi tutti gli edifici medioevali coevi di Roma e della Campagna romana.
Lunga è la storia della nostra torre.
Nel tempo fu dei Bottoni, dei Leni, dei Tebaldi. Nel 1470 un Tebaldi vendette parte della tenuta all’ospedale di Santa Santorun (l’attuale San Giovanni) e 18 anni dopo un Leni vendette allo stesso ospedale un’altra parte della tenuta. In precedenza, sotto il papa Nicolò V (1447/1455), la torre dovette subire un restauro, a giudicare da una piccola lapide oggi scomparsa recante il monogramma del pontefice: PPNV, cioè Papa Nicolò V. I romani, interpretando sarcasticamente quella sigla, peraltro riportata in tutte le opere edificate o restaurate in quegli anni, la lessero come “Poco Pane Niente Vino”, alludendo al fiscalismo di quel pontefice.
Agli inizi dell’800 poi la grande proprietà fu acquistata da una facoltosa nobildonna, Marianna di Savoia contessa di Chablais, figlia di Vittorio Amedeo III re di Sardegna, che la utilizzò proficuamente come cava di pozzolana, come fertile tenuta agricola e, non ultimo, come campo di importanti scavi archeologici.
In conclusione, torniamo al “sesso” della nostra torre. Che sia esistito o no quel liberto Amaranthus, che avrebbe trasmesso il suo nome alla tenuta e alla torre, certo è che quel “marancia” è la contrazione dell’aggettivo “amaranziana” relativo al sostantivo “torre”: femminile il sostantivo, necessariamente femminile l’aggettivo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Adottiamo il Parco di Commodilla

Adottiamo il Parco di Commodilla

Cerchiamo volontari per adottare il parco delle Catacombe di Commodilla. Conosci il parco delle Catacombe di Commodilla che si trova tra Via Giovannipoli e Via delle Sette Chiese? Come avrai notato, ultimamente è sporco e abbandonato, ormai è divenuto terra di nessuno alla mercè di qualunque incivile ne voglia fare scempio. Fino a pochi mesi fa era un parco pulito e fruibile.
Bambini e cani avevano trovato una convivenza civile, ora invece è impraticabile tra cestini traboccanti di immondizia, vetri rotti e mille altri tipi di rifiuti.garbatella-parco-di-commodilla
Vogliamo riprenderci il parco per renderlo di nuovo pulito e sicuro.

Stiamo organizzando un gruppo di volontari. Abbiamo già preso contatto con il Comune e con Legambiente, che è disposta ad aiutarci, ma ci servono cittadini volenterosi che, come noi, credano nella cittadinanza attiva. Se vuoi aiutarci o avere maggiori informazioni contattaci tramite:

Utenza Facebook: Parco Comodillaparco-commodilla
Gruppo Facebook Salvare Comodilla
Indirizzo: e-mail salvarecomodilla@yahoo.it

Pubblichiamo volentieri la lettera di questi volenterosi cittadini. Ricordiamo che Cara Garbatella aveva già denunciato tempo fa lo stato di abbandono del Parco di Commodilla, segnalando tra l’altro il pericoloso debordo della ghiaia sulle zone pavimentate con lastre di pietra e l’otturamento delle caditoie dell’acqua piovana e di quelle delle due fontanelle presenti. Non ultimo, segnaliamo la presenza dei monconi di due palme distrutte dall’infestazione del punteruolo rosso. In un altro articolo segnalavamo anche la presenza nel Parco di una pianta rara, originaria dell’Australia, il Brachichiton discolor, detto anche “albero bottiglia”, un’essenza che si ricopre in estate di una immensa fioritura cremisi.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli” Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della colle

Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli”
Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della collettività”

di Enrico Recchi

No, state tranquilli, non è il seguito del fortunato romanzo di Richard Adams del 1972 “La Collina dei conigli”. In zona di confine con il nostro quartiere c’è un piccolo spazio verde che è diventato il “Parco dei conigli”. Parliamo dell’area libera da costruzioni, in leggera pendenza, che si incontra in Via Tiberio Imperatore, subito dopo l’edificio della Scuola Media “Alessandro Severo”. L’area non è stata mai utilizzata se non come passaggio pedonale per chi abita nelle case della Cooperativa Ferrotranvieri che sorgono sulla Collina Volpi.
conigli-a-collina-volpiUn bel giorno, lo scorso anno, improvvisamente, qualcuno ha pensato di liberare (un termine chic, per dire che se ne è voluto disfare) una coppia di conigli da appartamento. Passare dalla condizione di animale domestico a quella di animale libero non deve essere stato facile per le piccole bestie, ma le attenzioni degli abitanti della zona e soprattutto dei bambini e l’evidente assenza di volpi e altri predatori ne hanno favorito l’ambientamento. L’area, che viene periodicamente ripulita dalle erbacce e dai rovi a cura del Comune e che è stata anche recintata, è diventata così un parco spontaneo all’aperto, dove i conigli hanno scavato le loro tane e hanno prolificato, nonostante qualche furtarello che comunque non ha influito seriamente sulla crescita del loro numero.
Se l’aumento del numero dei conigli non ha potuto seguire lo schema studiato dal pisano Fibonacci (il più noto studioso del fenomeno della riproduzione dei conigli secondo uno schema matematico, che visse tra il XII ed il XIII secolo), la loro presenza si è in ogni caso radicata e, possiamo dire, “istituzionalizzata”, se è vero che sono comparsi avvisi che indicano gli alimenti che i conigli possono mangiare e ciò che invece è deleterio per la loro salute, oltre ad ammonimenti a non appropriarsi delle bestiole che sono un bene della collettività.
Oramai la loro presenza, via via sempre più numerosa, è diventata una sorta di attrazione della zona. Specialmente il pomeriggio nelle giornate calde si vedono frotte di bambini che si avvicinano guardinghi e sospettosi (loro ancor più che le piccole bestiole avvezze alla presenza umana) con in mano una carotina o un cespo di lattuga, sotto l’occhio vigile di genitori o nonni, per riprendere contatto con una realtà, quella degli animali da cortile, oramai lontana dalla nostra attuale cultura.
Fino a poco tempo fa c’era in giro per Roma la figura della “gattara”, in genere una donna anziana che portava da mangiare alle colonie dei gatti randagi un tempo numerose nelle nostre strade (ma che fine hanno fatto i gatti randagi? Se ne vedono pochissimi). Oggi invece sono i conigli a ricevere le attenzioni amorevoli di animalisti grandi e piccoli. Un altro segno dei tempi che cambiano?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross

Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

Il 5 dicembre si è inaugurata, nella Sala del consiglio municipale in Via Benedetto Croce 50, la mostra fotografica AltaGarbatella, in occasione della presentazione del calendario 2013 del nostro Municipio. La mostra resterà aperta fino al 19 dicembre, dopo di che si trasferirà, dal 22 dicembre al 12 gennaio, nell’Enoteca Giansanti, in Via Ostiense 34, dove il venerdì e il sabato il locale resterà aperta fino a tardi con degustazioni e musica dal vivo.
E’ stato il presidente dophotocrossdel Municipio a proporre all’Associazione fotografica DoPhotoCrossè di preparare il calendario per il 2013 dedicato alla Garbatella. Il progetto si è dimostrato molto interessante e ha richiesto uno studio del quartiere molto approfondito. Innanzitutto l’incontro dei fotografi, Bruna Marsili e Venanzio Cellitti, con gli architetti dell’Osservatorio sul moderno di Roma, Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, autori del libro “La Garbatella, il moderno attraverso Roma”, libro dal quale è nato lo spunto per il calendario.
Quindi è nato il progetto “mirato” su palazzi e scorci significativi dal punto di vista architettonico storico e culturale. Nessuna foto infatti è casuale.
La particolarità delle foto è quella che le immagini sono state scattate dall’alto: fotografare dai terrazzi condominiali e, quando non si è potuto, dalle finestre dei privati. Si è trattato di un vero viaggio nel quartiere. Ha preso il via un allegro passaparola tra gli abitanti alla ricerca delle vedute migliori. Insomma, raccontano i fotografi dell’associazione, la gente ha iniziato a chiamare amici, cognate o suoceri, pur di trovare l’affaccio migliore sul palazzo che volevano fotografare. Il quartiere ripreso dall’alto ha preso pian piano forma. Ogni palazzo, sempre ammirato dalla strada, dai terrazzi ha assunto un senso architettonico e un significato storico. Inoltre, quei palazzi, ai nostri occhi hanno improvvisamente cominciato a vivere. Con le storie della gente che ci vive La DoPhotoCrossè è una libera associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili, nata dall’idea di fotografare con la procedura del cross processing.
La tecnica consiste nel fare le foto con pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale delle immagini dai toni cromatici “starati” ma assolutamente suggestivi. I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu. Le foto di questo calendario sono state scattate dai terrazzi e dalle finestre del quartiere della Garbatella e realizzate con una fotocamera ZenzaBronica, usando pellicole diapositive medio formato, di sensibilità 50 ISO e sviluppate con il procedimento del cross processing.
Scattare in cross processing è una sperimentazione continua: il risultato è sempre piacevolmente imprevedibile.

 

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Per la sicurezza di Via A.Macinghi Strozzi

Per la sicurezza di Via A.Macinghi Strozzi

Una delibera del Municipio con l’invito al Comune perché si provveda a eliminare in quella strada una reale situazione di pericolo

Nel numero scorso abbiamo dato spazio all’iniziativa di un cittadino, il signor Stefano Guicciardi, il quale si era fatto promotore di una raccolta di firme, denunciando la pericolosità dell’immissione di pedoni e macchine da Via Filippo Tolli nella Via Alessandra Macinghim Strozzi, strada a scorrimento veloce, con la richiesta dell’istituzione di un semaforo.
La pericolosità di quell’incrocio, denunciato molte volte anche da Cara Garbatella, veniva ribadita inoltre dalla missiva del signor Mario Capezza, pubblicata nello stesso numero nella rubrica delle Lettere. Il Municipio il 7 novembre ha risposto a Legambiente, che aveva sostenuto la raccolta firme del signor Guicciardi, comunicando che provvederà con interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’attraversamento pedonale, condizionando l’intervento all’approvazione del bilancio comunale. Ci auguriamo che il Comune provveda al più presto a fornire i mezzi per mettere in sicurezza quel punto cruciale della viabilità del quartiere, nell’interesse di tutti i cittadini che, a piedi o in auto, devono fare necessariamente quel percorso per recarsi dalla Garbatella storica alla zona della Regione e della Colombo. Qui di seguito ospitiamo volentieri la lettera di ringraziamento che il signor Guiccirdi ci ha indirizzato.

macinghi-strozziSono davvero grato della disponibilità di Cara Garbatella a perorare la causa della mia iniziativa a rendere sicuro l’incrocio di Via Filippo Tolli nella frequentatissima Via Alessandra Macinghi Strozzi, supportandomi nella raccolta firme per l’istallazione di un semaforo. In realtà, attraverso l’aiuto degli amici di Legambiente, nonché di abitanti ed esercenti del quartiere, siamo riusciti a raccogliere oltre 500 firme in meno di due settimane e questo ci ha permesso di inoltrare al Municipio una lettera, allegandovi il risultato della petizione, chiedendo di intervenire con urgenza per garantire la sicurezza dell’incrocio (come ribadiva anche il lettore Mario Capezza nell’ultimo numero di Cara Garbatella) e del relativo attraversamento pedonale.
A quanto pare il Municipio ha ascoltato questa richiesta giacché, come potete leggere voi stessi nel documento allegato, ha dichiarato che procederà con interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’attraversamento pedonale condizionando tali interventi all’approvazione del bilancio del Comune di Roma. Il caso ha voluto che la lettera sia pervenuta in data 7 novembre, il giorno stesso dell’attesa e sofferta approvazione del bilancio comunale.
In poche parole, forse ce l’abbiamo fatta. Forse non avremo il semaforo, ma più probabilmente un attraversamento pedonale rialzato, una sorta di dosso artificiale.
La speranza è che l’intervento permetta anche di modificare la struttura dei marciapiedi dell’incrocio, impedendo fisicamente alle macchine di parcheggiare
in corrispondenza dell’incrocio togliendo completamente la visibilità a chi si affaccia a piedi o in macchina su Via Macinghi Strozzi.
Detto ciò, grazie ancora di cuore per la disponibilità. Se mai vorrete ancora aiutarmi, datemi eventualmente una mano nel sollecitare a mantenere l’impegno promesso e soprattutto divulgando (a cose fatte) la disponibilità del Municipio.

Stefano Guicciardi

 

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Natale 2012 Olio della Sabina

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In occasione delle prossime festività,promuove l’iniziativa di solidarietà:

 

UN REGALO BUONO CHE FA BENE

 

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Olio Extra-Vergine di oliva  DOP della SABINA

 

PER BORSE DI STUDIO DA DESTINARE

A RAGAZZI PALESTINESI

DEI CAMPI PROFUGHI IN LIBANO

 

L’olio è prodotto dall’Azienda Agricola CAMPISANO di Palombara Sabina www.vittoriocampisano.it e posto in vendita in confezioni regalo:
 sabina-dop

 PREZZI

                    • 2 bottiglie da lt. 1 a  € 20,00
                    • Lattina da lt. 3 a € 25,00
                    • Lattina da lt. 5 a € 40,00
Le prenotazione si raccolgono agli indirizzi e-mail: am.procacci@alice.it nataliacodispoti@yahoo.it
PER SAPERNE DI PIU’
Nei territori della Sabina, tra Roma e Rieti, si produce l’olio Sabina Dop, antichissimo olio extravergine di oliva ottenuto dalle varieta’ di olive Carboncella, Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Salviana e Rosciola. L’olio Sabina Dop ha un colore giallo oro dai riflessi verdi, il suo sapore e’ aromatico e l’acidità massima è pari allo 0,60%.
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Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

C’è un altro campione italiano alla Garbatella

Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

L’esempio di un ragazzo bravo nello sport e insieme promosso a scuola

di Claudio Cima

Sì, un altro campione, perché il nostro quartiere è da sempre fucina di cmpioni dello sport e dello spettacolo. Essere campioni è una cosa strana, da una parte è molto rara, dall’altra, quando li vedi da vicino, ti rendi conto che sono persone tranquille come noi. Non conta se guadagnano milioni o no. Sono persone che hanno raggiunto un obiettivo, che nella loro specialità hanno saputo essere campioni. Significa essere i più bravi, e difficilmente si è i più bravi se non si è sofferto tanto per diventarlo.

lorenzo-petrucciLorenzo Petrucci, 16 anni, da sempre appassionato di motori e pilota di Kart, ha finalmente coronato il suo sogno ed ha vinto il Campionato italiano Easykart nella classe 125 Master.

Detto così, scritto con queste poche parole, sembra quasi una citazione di altri tempi, un piccolo trafiletto che lascia il tempo che trova. Invece non è così. Chi vi scrive ha avuto la possibilità di vivere direttamente la lunga avventura che ha portato il nostro giovane concittadino a coronare il suo sogno di sempre, raggiungendo un obiettivo che solo due anni fa sembrava impossibile. Nel 2012, Lorenzo, dopo due stagioni ai vertici, si presenta con l’obiettivo di vincere: una gara, il campionato, qualsiasi cosa, ma vincere, dare un senso ai sacrifici che la sua famiglia e lui da sei lunghi anni fanno per consentirgli di sognare di essere Schumacher o Alonso, di frequentare con la fantasia le mitiche piste di tutto il mondo.

Si comincia a Pavia, dove 4 mesi prima si è conclusa la stagione 2011, e subito è pole position, con un quarto posto finale che sa di beffa per una serie di vicissitudini superflue da narrare; si prosegue con Siena, dove arriva la prima prestigiosa vittoria, con un vantaggio di quasi dieci secondi sul suo avversario dell’anno; si prosegue con Viterbo, Lignano Sabbiadoro, Cervia, Pomposa, Corridonia, fino ad Ottobiano (PV) sede del doppio appuntamento finale al quale Lorenzo giunge, a metà settembre, con un buon vantaggio sugli inseguitori e con un doppio secondo posto.

In totale controllo, conclude vittoriosamente il campionato. Il bilancio è eccezionale: tre vittorie, due secondi, un terzo e tre quarti posti, un campionato regionale vinto già a giugno ed il Campionato italiano conquistato a settembre, in attesa del Mondiale di ottobre. Tutto questo oramai è storia, rimangono però vive le emozioni vissute, la scoperta che si può essere campioni anche essendo promossi a scuola, che si possono battere anche
avversari di 30 o 35 anni, che la passione, la serietà, la dedizione non hanno nazionalità o età, sono caratteristiche che si hanno dentro o non si hanno.
Io che lo conosco da quando è nato vorrei trasferire a tutti gli abitanti della Garbatella l’orgoglio di avere tra noi un Campione italiano. Chissà, magari fra 10 anni lo vedremo in tv alla guida di un’auto da corsa di colore rosso con il numero 58, sì, lo stesso di Simoncelli, il nome che fortemente Lorenzo ha preteso di avere sul suo Kart rosso nella stagione 2012 in ricordo del grande SIC cui si sono ispirati lui e altri quattro ragazzi, anche loro Campioni italiani, che nelle varie categorie del Karting si sono imposti tutti con il numero 58 sulla carena.

Sembra una favola, sembrano lontani decenni i momenti nei quali Lorenzo aveva come obiettivo quello  di rientrare nei primi 30 classificati e disputare una finale. Ora è lui l’uomo da battere, e lui si porta dentro tutta la storia e l’orgoglio della sua città e del suo quartiere: suo nonno, suo padre, sua madre e lui, tutti sono nati alla Garbatella, che non è solo il quartiere dei Cesaroni, ma anche il quartiere dove sono nati Maurizio Arena, Enrico Montesano, Agostino Di Bartolomei e ora anche Lorenzo Petrucci.

Il numero 515 è il canale  dove SKY ha trasmesso in diretta il 21 ottobre 2012 la gara finale del campionato mondiale Easykart. Lorenzo è in pista con il numero 58, a Pavia, con la voglia di sentire la vicinanza del suo quartiere, quello che tanto ama. La categoria è la 125 Master e lui è il Campione italiano. Sul Kart reca i nomi di due sponsor, uno è lo scudetto della Roma, l’altro è la scritta “Nonno Remino”, il nonno che lo ha lasciato a novembre del 2009 e  al quale Lorenzo dedica tutte le sue vittorie.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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Uno sfregio alla fontana di Carlotta

Uno sfregio alla fontana di Carlotta

E’ stata trafugata da ignoti vandali la palina posta vicino alla fontana di Carlotta in Piazza Ricoldo da Montecroce, illustrante la storia di quell’angolo caratteristico del nostro quartiere. L’atto vandalico si associa ad azioni simili con cui scritte senza senso hanno deturpato tutte le altre paline turistiche che erano state poste in vari angoli del quartiere, rendendole illeggibili.
Si è fatto interprete dello sdegno generale l’Associazione “Il tempo ritrovato” che ricorda come quell’angolo della Garbatella abbia subìto altri oltraggi in un recente
passato: la bruciatura delle panchine, l’imbrattamento di un eucaliptus e dello stesso volto della storica fontana.L’Associazione denuncia l’irresponsabile azione di chi non ama il quartiere, rivolgendosi al Sindaco, al Presidente del Municipio, all’Assessore alla cultura e ai Carabinieri, per la salvaguardia dei beni culturali.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

 

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“Il tempo del sole” secondo padre Guido

Qualche considerazione sull’estate

“Il tempo del sole” secondo padre Guido

Il rincorrersi delle stagioni ha sempre ispirato pensieri e opere di scrittori, di poeti, di musicisti, di pittori. A padre Guido Chiaravalle, il popolare religioso, decano dei Filippini della Garbatella, ha ispirato, il 21 marzo scorso, un messaggio “ai giovani e agli adulti che frequentano l’Oratorio, la Scuola e la Chiesa di San Filippo Neri”: un messaggio spirituale, ovviamente alla sua maniera. Si tratta di una “tetralogia” che parte dalla primavera, “Il tempo dei profumi”, e prosegue con l’estate, “Il tempo del sole”, con l’autunno, “Il tempo dei raccolti”, e si conclude ovviamente con l’inverno, “Il tempo della semina”. Da quelle osservazioni che padre Guido ha voluto rendere pubbliche stralciamo e ospitiamo, non autorizzati, per il numero estivo di “Cara Garbatella”, il capitolo “Il tempo del sole”, certi di rendergli un omaggio. (C.B.) …..

Qualche considerazione sull’estate

“Il tempo del sole” secondo padre Guido

Il rincorrersi delle stagioni ha sempre ispirato pensieri e opere di scrittori, di poeti, di musicisti, di pittori. A padre Guido Chiaravalle, il popolare religioso, decano dei Filippini della Garbatella, ha ispirato, il 21 marzo scorso, un messaggio “ai giovani e agli adulti che frequentano l’Oratorio, la Scuola e la Chiesa di San Filippo Neri”: un messaggio spirituale, ovviamente alla sua maniera. Si tratta di una “tetralogia” che parte dalla primavera, “Il tempo dei profumi”, e prosegue con l’estate, “Il tempo del sole”, con l’autunno, “Il tempo dei raccolti”, e si conclude ovviamente con l’inverno, “Il tempo della semina”. Da quelle osservazioni che padre Guido ha voluto rendere pubbliche stralciamo e ospitiamo, non autorizzati, per il numero estivo di “Cara Garbatella”, il capitolo “Il tempo del sole”, certi di rendergli un omaggio. (C.B.)

“…Sogno l’estate tutto l’anno…e poi arriva…eccola qua…azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me…”. Il 21 di giugno il sole è sorto alle 5,35 ed è tramontato alle ore 20: è il giorno più lungo dell’anno, che inizia l’estate. Questo momento importante della vita del Pianeta Terra non penetra a fondo nel mondo cittadino, in cui le stagioni, nelle case e negli ambienti di lavoro, sono attenuate da luci artificiali, dai termosifoni e dai condizionatori. Perso il contatto diretto con le stelle, col fuoco, col mondo delle rocce delle piante degli animali, anche la ricchezza del ritmo delle stagioni tende ad appiattirsi e, con questo, a sfumare nella loro spiritualità.
Come è vera spiritualmente, oltre che fisicamente, l’estate!

  • con le ore limpide e fresche del mattino;
  • con l’ombra degli alberi nel duro calore meridiano;
  • con l’acqua fresca del pozzo che ha conservato la pioggia invernale;
  • con i colori del tramonto;
  • con le serate sotto la luna e le stelle.

In città non è così ma Adriano Celentano, con la sua canzone, ha saputo cogliere uno spunto di spiritualità nel lungo pomeriggio cittadino. Le ore di luce, che si prolungano ben al di là dell’orario di lavoro, permettono di contemplare, nel tardo pomeriggio, i grandi palazzi esposti a ponente, illuminati dalla luce radente del sole che declina, che si stagliano contro lo sfondo azzurro del cielo. Se si vuole sostare a contemplare, ci offrono il senso della vita dell’uomo, tesa a costruire la sua casa, illuminata però da qualcosa di ben più grande.
Un tramonto estivo sulla trafficata Colombo può contenere una risposta all’invito biblico “…levate il vostro sguardo in alto…”, di cui, nella complicata vita cittadina, abbiamo necessità.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Luglio 2005

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Piazza Brin elevata a “patrimonio culturale”

Epigrafe della fondazione della Garbatella | 18 febbraio 1920

La piazza e gli edifici prospicienti passano sotto la tutela dei Beni Culturali e Paesaggistici: una garanzia per la loro conservazione

Una antica foto aerea dove è possibile riconoscere via Giulio Rocco da Cesinale e Piazza Brin

di Eraldo Saccinto

Il 2 aprile la Direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici ha ritenuto di dover sottoporre a tutela gli edifici e le strutture annesse di Piazza Benedetto Brin, dichiarandoli di interesse particolare e garantendone così la conservazione secondo le norme vigenti. L’edificio sottoposto a tutela è quello sito al civico numero 6, cioè il lotto 5. L’edificio, eretto nel 1923, fa parte del primo nucleo della “Borgata Giardino denominata Garbatella”, la cui realizzazione, iniziata nel 1920, prevedeva la costruzione di cinque lotti di case destinate ad artigiani ed operai, occupando la collina a ridosso della Ferrovia Roma-Ostia. In particolare l’edificio di Piazza Brin, facente parte del lotto 5, è il fulcro centrale del complesso delimitato da Via delle Sette Chiese, Via della Garbatella e Via Alessandro Cialdi.

Dal suo portale centrale passa l’asse che, partendo da Via Giulio Rocco e dal cavalcavia della ferrovia, prosegue con la scenografica scalinata di accesso alla piazza (il cosiddetto Pincetto) e, attraverso il portale, proseguendo in discesa su Via Luigi Orlando, confluisce in Piazza Bartolomeo Romano. L’edificio in questione è, dal punto di vista planimetrico, simile ad una grossa C, con il lato lungo prospiciente la piazza e i due lati corti che vanno a creare sul retro lo spazio verde che orna la corte aperta del fabbricato, disimpegnando i due corpi scala posti ai due angoli. Architettonicamente l’edificio richiama i motivi della tendenza denominata “barocchetto”, che influenzò l’opera dell’architetto Sabbatini nei suoi primi anni di lavoro presso l’ICP.

Da rilevare, rispetto al corpo dell’edificio, la loggetta d’angolo del corpo destro, con otto colonnine che sostengono il tetto ed il perimetro ondulato del sottobalcone sostenuto da sette mensoloni lavorati. La facciata sulla piazza è quella più ricca di elementi architettonici, costituiti da comignoli, gocciolatoi che escono dalla bocca di una leonessa che sormontano i tubi discendenti, archi ribassati profilati in mattoncino con l’uso decorativo del tufo del basamento che crea motivi particolari  attorno alle caditoie.

Sulla stessa facciata, addossata al basamento e accanto alla trattoria romana “Il Moschino”, è possibile osservare una statua funeraria romana acefala rinvenuta nei pressi (la zona, in antico, ospitava una necropoli) . Al lato destro del portale è murata l’epigrafe che ricorda la fondazione della Garbatella, “per la mano augusta di sua maestà il re Vittorio Emanuele III”, avvenuta il 18 febbraio 1920. Questo edificio è stato tra i primi ad essere eretto ed è attualmente quello più importante dell’area, dopo l’abbattimento, avvenuto negli anni Sessanta, dei suoi prospicienti gemelli, per una tentata speculazione edilizia peraltro faticosamente scongiurata: furono tuttavia demoliti tre lotti di “casette per sobborghi giardino”, abitazioni semplici ad uno o due piani di tipologia uguale, che furono eliminati con l’intenzione di far posto alla costruzione di villette destinate ad abitazione private per funzionari del Banco di Santo Spirito. Al posto di due dei lotti demoliti furono creati negli anni Novanta, dopo trent’anni di squallido abbandono, gli attuali due giardini di Piazza Brin, uno dedicato a Maurizio e Marcella Ferrara, l’altro a Maurizio Arena. Recentemente la terza area di demolizione è stata trasformata in un utile pubblico parcheggio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Padre Guido 85 anni!

Padre Guido 85 anni!

Padre Guido Chiaravalli

Padre Guido Chiaravalli ha compiuto 85 anni. Ha quasi l’età della Garbatella, che nel febbraio scorso di anni ne ha compiuti 92. Sei anni fa aveva festeggiato i 50 anni di sacerdozio: il quartiere gli aveva tributato uno straordinario omaggio. Al decano dei Padri filippini, all’animatore dell’Oratorio di San Filippo Neri, al professore del “Cesare Baronio”, all’ìndimenticabile maestro di tante generazioni di ragazzi della Garbatella, i nostri auguri più calorosi e ancora una volta l’espressione della riconoscenza nostra e del quartiere per la dedizione di cui ci ha fatto dono.

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Marzo 2012

 

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Adelio Canali ci racconta com’era la DC della Garbatella

serve gente
Adelio Canali, "Serve gente!, prefazione di Paolo Franchi e presentazione di Franco D'Emilio, Ed.Booklab, pagg.131, 12 Euro.

di Cosmo Barbato

Sulle doti di scrittore di Adelio Canali non avevamo dubbio alcuno. Il suo “La terrazza sulla Garbatella” pubblicato nel 2008 – il bel libro che racconta la sua scoperta del mondo tumultuoso dei suoi primi vent’anni (oggi ha superato gli 80) – ce ne ha fornito una prova.

La sua famiglia proveniva dalla demolita Piazza Montanara sotto il Campidoglio ed era stata “deportata” in uno dei quattro “alberghi” allestiti dal fascismo per portare lontano dalla città, in periferia, alla Garbatella, la gente povera sfrattata per le opere del regime, gli sbaraccati, gli sbandati, i sovversivi, i pregiudicati, i primi immigrati dalle altre regioni che avevano trovato asili precari ai margini o al centro degradato della Capitale. Tra di loro veri romani erano soltanto gli ebrei, anch’essi “deportati” dai quartieri sorti intorno al demolito ghetto. Una popolazione dunque quanto mai disomogenea, culture (spesso inculture), etnie, parlate diverse. Quella gente aveva soltanto in comune la solidarietà che nasceva dalla generale indigenza. Così la Garbatella plasmava una nuova unità demografica, come aveva fatto Roma tanti secoli prima. E gli abitanti degli Alberghi e dei Lotti diventavano tutti romani, pur con qualche residua specificità “garbatellese”.

Il secondo libro di Canali, “Serve gente!”, riguarda la seconda parte delle vita dell’autore, quando diventa dirigente della locale sezione della Democrazia Cristiana fino al crollo di Tangentopoli, in un quartiere in maggioranza orientato a sinistra come la Garbatella. E’ costituito da flash che non hanno un consequenzialità temporale. Sono ricordi, spesso pieni di ironia e di autoironia, molti divertenti, sempre godibilissimi, che non nascondono il “raccomandificio” del partito allora di maggioranza. Non sono riuscito a capire se Canali critica quel mondo di favori, di spintarelle, di aiutini, di promesse che non sempre potevano essere mantenute ma che comunque servivano a ispirare speranze. Egli ne parla senza veli, come un comportamento naturale di chi, con spirito generoso, fa volontariamente del bene a qualcuno. Ma Canali nel contempo non si nasconde che tutta quell’attività ha un fine: “Serve gente!”, cioè simpatie, consensi, voti. Tant’è che ci intitola il libro.
Al di là di ogni considerazione di carattere morale, il libro, come al solito ben scritto, ci sembra un documento, una testimonianza dall’interno di un mondo che, pur nello spazio ristretto di un’esperienza di quartiere, ci racconta uno squarcio di quella che è stata la vita politica in Italia, al tempo della “balena bianca”.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Marzo 2012

 

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Restaurata la scritta VOTA GARIBALDI

Restaurata la scritta VOTA GARIBALDI
di Alessandra De Luca

Si sa che per ciascuno che scrive sui muri e scappa, c’è sempre qualcuno che arriva e cancella. L’eterno inseguimento a Garbatella questa volta si è preso una tregua. La mano spietata del cancellatore si è arresa davanti alla forza del passato risparmiando una scritta sul muro che resiste alla corrosione del tempo da quasi 60 anni. La scritta, infatti, “Vota Garibaldi lista N 1” in Via Basilio Brollo non solo non è stata cancellata ma, grazie ad un intervento di restauro, oggi è stata ricondotta al suo aspetto originale.

Correva l’anno 1948, l’Italia si preparava ad un evento eccezionale: le elezioni del primo parlamento della neo Repubblica italiana. Contro il potente schieramento della DC si era costituito il Fronte Popolare, coalizione delle sinistre rappresentate principalmente dal PCI e dal PSI che adottava, come simbolo, il volto di Giuseppe Garibaldi. Fu proprio la mano di un appassionato sostenitore del Fronte Popolare a fare la scritta sul muro. Quelle elezioni saranno vinte in modo schiacciante dalla DC e segneranno l’inizio della lunga egemonia democristiana al governo del Paese, mentre del Fronte Popolare non rimarrà alcuna traccia, eccetto questa scritta sul fianco di un palazzo, indelebile come un vecchio tatuaggio.

Ottenuto il permesso dell’Ater, ex Iacp proprietario del muro, il Dipartimento XI del Comune di Roma ha affidato il restauro alla scuola comunale di Arte Ornamentale di Via di San Giacomo 8. “Il restauro”, ci racconta l’insegnante che ha coordinato il gruppo, “è stato effettuato con le stesse tecniche e gli stessi materiali che normalmente utilizziamo per restaurare gli affreschi d’arte. Il nostro lavoro non si è limitato esclusivamente al restauro della scritta, fatto già di per sé singolare, ma è stato anche quello di rassicurare le decine e decine di passanti i quali seriamente preoccupati chiedevano rassicurazioni sulle finalità del nostro intervento”. Oggi, a lavoro ultimato, rimane la speranza che il ponteggio necessario al restauro venga rimosso al più presto dalla strada in modo che la scritta possa finalmente regalare anche al più distratto dei passanti il piacere di un fugace tuffo nel passato.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Luglio 2004

votagaribaldi
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Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Lo scrittore Massimo Mongai intervista il decano dell’oratorio di San Filippo Neri

Padre Guido nella storica chiesoletta con alcuni giovani in una foto dei primi anni Sessanta

Dire padre Guido alla Garbatella basta e avanza, non occorre nemmeno aggiungere il cognome, Chiaravalli, che peraltro pochi conoscono. Nominarlo significa richiamare l’oratorio, la parrocchia di San Filippo Neri, la storica chiesoletta di Sant’Eurosia, l’Istituto  …..

Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Lo scrittore Massimo Mongai intervista il decano dell’oratorio di San Filippo Neri

 

Dire padre Guido alla Garbatella basta e avanza, non occorre nemmeno aggiungere il cognome, Chiaravalli, che peraltro pochi conoscono. Nominarlo significa richiamare l’oratorio, la parrocchia di San Filippo Neri, la storica chiesoletta di Sant’Eurosia, l’Istituto Cesare Baronio.

Padre Guido, ottant’anni, è un’istituzione, per la sua generosità, per la sua cultura, per le sue virtù di educatore della gioventù. Intere generazioni se ne sono giovati, migliaia di ragazzi lo hanno amato, stimato, rispettato. Decano della parrocchia, dell’oratorio e dell’Istituto Cesare Baronio, rappresenta l’attiva continuazione della presenza degli Oratoriani filippini risalente al lontano 1925, quando il quartiere iniziava appena la sua espansione. Da tempo volevamo intervistarlo. Ce ne ha offerto l’opportunità lo scrittore Massimo Mongai. Anche lui da ragazzo aveva frequentato quel lungo fabbricato rosso di Via delle Sette Chiese eretto più di due secoli fa come vaccheria di una grande tenuta agricola, trasformato poi in oratorio dai padri filippini.

Padre Guido nella storica chiesoletta con alcuni giovani in una foto dei primi anni Sessanta

Lei è alla Garbatella dal 1956…? Il quartiere era “giovane”, costruito da poco più di trent’anni anni, in piena fase espansiva con costruzioni in corso ancora negli anni ’60, la chiesa di San Filippo Neri è del 1952. Com’era allora la Garbatella e come è oggi? Come la ricorda lei, come è cambiata?
Era un tempo molto diverso; il ricordo recente della guerra, il sentirsene usciti, il rendersi conto che la vita stava cambiando materialmente con nuove (desiderate ed apprezzate) aperture: frigorifero- lavatrice-termosifoniscooters, il miraggio non più irraggiungibile della macchina e, di conseguenza, la possibilità di uscire dalla città la domenica erano scoperte nuove nella vita particolarmente dei giovani.

L’oratorio è una realtà del quartiere ben nota e viva da decenni: da quando le ragazze non ci potevano entrare ai complessini degli anni ’60 che provavano nel teatro, dall’inizio della colonia a Torvajanica agli asili estivi, dalle varie squadre di calcio fino all’oggi. Com’è l’oggi dell’oratorio?
La colonia si è chiusa due anni fa: andare al mare non interessava, volevano andare in piscine con acquasplash: Gardaland e Riccione hanno preso il posto dello Jutland e della Scandinavia, dove in passato i ragazzi s’erano indirizzati.
E poi sono spariti i complessini ( si ospitano gruppi musicali o danza di adulti). Resta più che mai valida l’accoglienza: trovarsi in libertà in un luogo sicuro, poter giocare (senza misters) come mi piace.

Lei è un meneghino purosangue ma di fatto ha passato la maggior parte della sua vita non solo a Roma, ma proprio qui alla Garbatella. Com’è andato il trapianto da San’Ambrogio a San Pietro?
Be, dopo essermi guardato attorno dove mai ero capitato (Garbatella anni ’50) la decisione: Garbatellese con i Garbatellesi (30 mila partite di calcio per avere un linguaggio con loro). Dei romani apprezzo l’apertura al rapporto, la facilità di accontentarsi di poco ed il buon senso di fare.

Forse l’unico sacerdote noto in zona quanto lei era padre Melani, mancato da poco tempo. Ma ce ne sono stati altri. Li ricorda tutti allo stesso modo, qualcuno di meno o di più?
Don Gregorio di San Benedetto all’Ostiense, don Lorenzo di San Francesco Saverio, padre Luigi, padre Alessandro, padre Armando, don Franco di Santa Galla, tutti partecipi per decenni del quartiere. Poi le suore, suor Carla (opera dal 1941!), suor Luisa, che era una figura leggendaria nell’assistenza agli “Alberghi”. La gente nel nostro quartiere rispetta la Chiesa proprio per l’esempio ricevuto.

Negli ultimi 50 anni nell’oratorio e al Baronio sono passate letteralmente migliaia di ragazzi e ragazze, che hanno ricevuto tutti, chi più chi meno, una qualche forma di imprintig da parte sua e degli altri sacerdoti della chiesa. Ne è soddisfatto? Cosa ne pensa, com’ è andato il progetto educativo?
Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.

Ringraziamo il Signore.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Maggio 2006

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