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Due giorni di mobilità partecipata nel Municipio VIII Idee e proposte a confronto per migliorare la mobilità del nostro territorio

Due giorni di mobilità partecipata nel Municipio VIII
Idee e proposte a confronto per migliorare la mobilità del nostro territorio

dalla Redazione

Una interessante e stimolante iniziativa, organizzata dal Municipio VIII Assessorato alla Mobilità e Sviluppo della rete ciclo-pedonale, si è svolta recentemente nel suggestivo spazio dell’ex deposito ATAC di San Paolo, una due giorni di partecipazione popolare sul tema della mobilità nel nostro territorio; iniziativa territoriale tra le più riuscite nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità cui Roma Capitale ha aderito.

Due giorni di mobilità partecipata nel Municipio VIII
Idee e proposte a confronto per migliorare la mobilità del nostro territorio

dalla Redazione

Una interessante e stimolante iniziativa, organizzata dal Municipio VIII Assessorato alla Mobilità e Sviluppo della rete ciclo-pedonale, si è svolta recentemente nel suggestivo spazio dell’ex deposito ATAC di San Paolo, una due giorni di partecipazione popolare sul tema della mobilità nel nostro territorio; iniziativa territoriale tra le più riuscite nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità cui Roma Capitale ha aderito.
“Abbiamo chiesto ad ATAC di affidarci, per due giorni, l’ex deposito, luogo importante, simbolico ed evocativo, scelto non a caso, per dare voce alle idee e alle proposte di chi vive, lavora e studia nel Municipio VIII. La disponibilità dell’Azienda è un importante segnale anche per una futura riqualificazione e riutilizzo di un vuoto urbano di grande pregio storico ed architettonico, da restituire alla cittadinanza” – dichiara l’Assessora Angelucci -“In questi due giorni grande spazio è stato offerto ai tavoli di lavoro partecipati, protagonisti le cittadine ed i cittadini che si sono concentrati su quattro macroaree d’interesse: Trasporto pubblico locale, mobilità alternativa, sicurezza stradale e disabilità, pedonalità e ciclabilità”.mobilitapartecipata
All’animata discussione, coadiuvata anche dagli esperti dell’Unità Organizzativa Tecnica del Municipio VIII, dell’Agenzia della Mobilità e di ATAC, hanno fatto seguito il completamento delle proposte e la restituzione delle idee elaborate da ogni gruppo ai rappresentanti di Roma Capitale, la Presidente della Commissione Mobilità capitolina Anna Maria Cesaretti e, per l’Assessorato Mobilità, il Prof. Carlo M. Medaglia, portavoce dell’Assessore Improta.
“Abbiamo voluto fortemente che l’Amministrazione centrale fosse presente, perché la nostra voce, le reali esigenze del territorio arrivassero immediate a Roma Capitale, avviando un’interlocuzione costante in cui il Municipio sia garante e facilitatore della promozione della “cultura della mobilità”, per modificare ciò che oggi non va e accompagnando i cittadini verso un nuovo modello comportamentale: ridurre il traffico privato, ottimizzare e velocizzare il trasporto pubblico locale, intervenire in modo decisivo sulla sosta selvaggia, realizzazione zone 30, eliminazione barriere architettoniche, favorire l’uso della bicicletta e i percorsi casa scuola sicuri a piedi ed in bici per bambini e ragazzi.” – continua l’Assessora del Municipio -“Come anche richieste più specifiche quali il problema della sosta nella zona intorno a Eataly e quello della critica situazione dell’Appia Antica dove rischiamo di perdere la pedonalizzazione domenicale e festiva a causa della mancanza di risorse umane ed economiche della Polizia Locale cui spetta il compito di sorvegliare l’area pedonalizzata; sarebbe veramente uno smacco per l’intera Città”.
Dando la parola ai cittadini del territorio abbiamo rimesso al centro dell’agenda politica locale il tema della mobilità che tanto condiziona l’organizzazione e la qualità della vita di tutti, trasformando la protesta in proposta, radunando intorno ai tavoli partecipati decine e decine di persone di tutte le età, con problemi ed esigenze diverse, con cui abbiamo iniziato un percorso.
Questo è solo l’inizio, tra poco ci sarà un’assemblea plenaria in cui daremo conto degli avanzamenti e dei progetti sostenibili” conclude l’Assessora Angelucci. La partita si fa interessante, la partecipazione anche, soprattutto su un tema in cui i disagi sono molti e su cui non è scontata la disponibilità dei cittadini visto l’alto livello di criticità su Roma.
Ci è sembrato, comunque, un esempio di come Municipio e cittadini possano muoversi nella stessa direzione, edificando senso civico e forme stabili di partecipazione.
“Muoviamoci!” è la parola d’ordine.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

 

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Come dividere i nostri rifiuti Occhio al colore, per individuare il contenitore giusto

Come dividere i nostri rifiuti
Occhio al colore, per individuare il contenitore giusto

come dividere i nostri rifiutiNel Municipio VIII (ex XI), si è avviato progressivamente, un quartiere dopo l’altro, dal 13 ottobre il nuovo modello di raccolta differenziata, che prevede due tipologie: porta a porta (domiciliare o condominiale) e stradale.
Nelle aree interessate dalla raccolta “porta a porta” le frazioni di scarto domiciliari sono quattro: alimentari, carta, plastica e metalli, indifferenziata, mentre delle campane verdi, a livello stradale, sono destinate al vetro. La raccolta stradale avviene attraverso cinque frazioni di rifiuto: organico, contenitori in vetro, carta e cartone, contenitori in plastica e …

Come dividere i nostri rifiuti
Occhio al colore, per individuare il contenitore giusto

Nel Municipio VIII (ex XI), si è avviato progressivamente, un quartiere dopo l’altro, dal 13 ottobre il nuovo modello di raccolta differenziata, che prevede due tipologie: porta a porta (domiciliare o condominiale) e stradale.
come dividere i nostri rifiutiNelle aree interessate dalla raccolta “porta a porta” le frazioni di scarto domiciliari sono quattro: alimentari, carta, plastica e metalli, indifferenziata, mentre delle campane verdi, a livello stradale, sono destinate al vetro. La raccolta stradale avviene attraverso cinque frazioni di rifiuto: organico, contenitori in vetro, carta e cartone, contenitori in plastica e metallo e infine materiali non riciclabili.
Basta un po’ di attenzione e presto ci si può abituare alle nuove regole, che non sono poi così distanti dalle attuali: mentre il vetro veniva accorpato a plastica e metallo, ora viene destinato a contenitori a forma di campana di colore verde, posizionati in molte vie del quartiere e l’organico, fin ora gettato con l’indifferenziata, viene destinato ad un proprio contenitore, di colore marrone. La collaborazione di tutti certamente rende la nostra città più pulita, dignitosa e meglio vivibile.
L’AMA, dal 22 settembre, ha avviato la consegna dei kit del servizio, iniziando dai cittadini coinvolti dal “porta a porta” e dal 3 ottobre la consegna dei bidoncini condominiali.
Agli utenti a cui non è possibile effettuare la consegna del materiale, viene lasciato un avviso con un numero telefonico per concordare una nuova data.
Tutte le informazioni saranno disponibili sul sito www.comune.roma.it e sullo stesso anche nella sezione dedicata ai Municipi.
Sono inoltre attivi degli info-point, almeno fino al 21 novembre, presso le sedi del Municipio, le stazioni della metro B di S. Paolo, Marconi, Garbatella e Piramide, in orari e giorni consultabili sul sito di Roma Capitale.

(C.C.)

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Raccolta differenziata Il via anche nel nostro Municipio

Raccolta differenziata Il via anche nel nostro Municipio

Una lettera aperta dell’Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII
indirizzata ai nostri cittadini per consigli e indicazioni sul nuovo progetto

di Emiliani Antonetti
Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII

Cara cittadina e caro cittadino, nel nostro municipio si è finalmente avviato il processo di adozione del nuovo modello di raccolta differenziata. Un modello complesso ma estremamente lungimirante, in grado di proiettare la città nel futuro.
Verranno recapitati nelle case un kit per la separazione dei materiali e una guida per le famiglie con le informazioni utili. Per dubbi e richieste specifiche sono attivi punti informativi all’interno delle sedi municipali oltre al numero verde gratuito e alla sezione dedicata sul sito web di AMA.

Raccolta differenziata Il via anche nel nostro Municipio

Una lettera aperta dell’Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII
indirizzata ai nostri cittadini per consigli e indicazioni sul nuovo progetto

di Emiliani Antonetti
Assessore alle Politiche Ambientali Municipio Roma VIII

Cara cittadina e caro cittadino, nel nostro municipio si è finalmente avviato il processo di adozione del nuovo modello di raccolta differenziata. Un modello complesso ma estremamente lungimirante, in grado di proiettare la città nel futuro.
Verranno recapitati nelle case un kit per la separazione dei materiali e una guida per le famiglie con le informazioni utili. Per dubbi e richieste specifiche sono attivi punti informativi all’interno delle sedi municipali oltre al numero verde gratuito e alla sezione dedicata sul sito web di AMA.
differenziamociCiò che, tuttavia, mi preme sottolineare è l’importanza di un corretto comportamento da parte di tutti noi: facendo attenzione nella scelta dei prodotti da acquistare, preferendo quelli con imballaggi ridotti o, ancora meglio, privi di packaging, impegnandosi nella divisione dei materiali di scarto all’interno delle abitazioni e nel loro conferimento. Esistono degli obblighi di legge che ci impongono parametri elevati ma questo, pur essendo un tema fondamentale, secondo me non è il motivo principale.
La crisi economica, etica e sociale che da troppi anni investe il nostro Paese si ripercuote in tutti gli ambiti della società. L’amministrazione pubblica non fa eccezione. I continui tagli di spesa hanno reso il modello amministrativo inadeguato agli attuali bisogni della città. Per reagire a questa situazione c’era e c’è ancora bisogno di scelte coraggiose e atti concreti. La giunta Marino ha individuato nella chiusura della discarica di Malagrotta un fortissimo segnale da inviare alla città. Un provvedimento che tanto nell’immediato quanto nel futuro, prossimo e remoto, avrà enormi effetti. La loro qualità dipenderà dal comportamento di tutti.
Registriamo una netta inversione di tendenza proprio in un settore che ci vedeva fanalino di coda. Come in tutte le scelte, grandi e piccole, che la politica è chiamata a prendere, anche questa volta si è tenuto conto della visione della maggioranza degli attori in gioco. Succede sempre, credetemi.
Tutto sta nella considerazione dei protagonisti e nel peso specifico che gli si assegna; è proprio qui che spesso arriva la fregatura. Fino a ieri la posizione prevalente era dettata dal regime monopolistico di un unico operatore economico che, di fatto, pesava più di tutti nelle (non) decisioni riguardanti la gestione dei rifiuti cittadini. Con grande coraggio e senso civico l’attuale giunta ha scelto di prendere in considerazione tutti i protagonisti coinvolti; l’ha fatto assegnando a tutti la stessa importanza, rispondendo ad una visione politica etica e responsabile di ampia portata nei confronti dei cittadini di oggi e, soprattutto, delle nuove generazioni che si troveranno ad ereditare il patrimonio ambientale. Per questo la chiusura di Malagrotta del settembre 2013 sarà ricordata come uno dei momenti più importanti e positivi nella storia della città.
È evidente che, pur trattandosi di una svolta epocale, non basterà la chiusura di quei maledetti cancelli; c’è ancora tanta strada da fare per risanare il complesso sistema della gestione dei rifiuti in una città immensa come Roma. Parliamo di un intero settore industriale che produce circa 5000 tonnellate di scarti al giorno e ha un indotto nell’ordine dei miliardi di euro; risulta facile capire la complessità dell’azione e allo stesso tempo l’entità degli interessi economici che si vanno a toccare.
Riusciremo a vincere questa battaglia di civiltà se la combatteremo tutti assieme, nessuno escluso.
Per uscire definitivamente dal ricattatorio modello Malagrotta si è scelto di investire seriamente nella raccolta differenziata. Il processo è partito e ha bisogno della spinta di tutti i cittadini. Roma si dovrà dotare di impianti moderni, funzionali al recupero dei materiali, colmando la lacuna che abbiamo oggi. Il sistema attuale è stato progettato e realizzato per gettare tutto nella grande buca della Valle Galeria e la maggior parte dei materiali recuperabili sono inviati fuori dalla città, in molti casi fuori regione e addirittura anche all’estero.
Tutto ciò costa all’amministrazione pubblica cifre insostenibili già nel medio termine.
Per questo dovremo fare in fretta. Sono previsti degli “Eco-distretti” per garantire la lavorazione dei materiali e consentire così la chiusura del ciclo dei rifiuti all’interno dei confini cittadini. Significa generare ricchezza, non solo risparmio dei costi (economici e ambientali) di trasporto. Tanta ricchezza. Tanto maggiore quanto più elevata sarà la percentuale di raccolta differenziata. Attualmente a Roma questo indice si attesta attorno al 40%, cioèraccolta-diff circa 2000 tonnellate di materiali che vengono raccolte ogni giorno e trasformati in nuove risorse.
È già un buon risultato se si considera che un anno e mezzo fa stavamo ad un misero 25%. Indica, però, che il restante 60% di rifiuti prodotti finisce nei cassonetti neri e quindi verso il trattamento. Tale quota, con Malagrotta chiusa, è il limite massimo sostenibile dagli impianti romani spinti al massimo delle capacità.
Quando qualcosa non funziona in quelli di AMAo se gli impianti privati, eredità della vecchia gestione in cui finisce la metà dell’indifferenziato, riducono volontariamente la capacita di ricezione dei rifiuti abbiamo l’effetto di avere i cassonetti stracolmi. È evidente che un comportamento virtuoso creerà vantaggi diretti – niente più cassonetti straripanti – e vantaggi indiretti – ricchezza generata dal riciclo e riuso dei materiali.
Non solo. Significherebbe uscire dalla fase emergenziale che ci accompagna da decenni.
Significherebbe rendere Roma libera dai ricatti dei privati. Il completamento del processo sarebbe in grado di consentire risparmi elevati nella bolletta attraverso l’adozione di tariffe puntuali che premiano chi si comporta meglio. Significherebbe arricchire le casse della città con la lavorazione di materiali considerati fino a ieri rifiuti costosi e permetterebbe di abbandonare il modello dello sviluppo urbanistico come elemento di reddito per la città, uscendo così anche dalla morsa della speculazione edilizia.
Questo significa sostenibilità. Martin Luther King diceva “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.
Diventiamo ciascuno promotore di un mondo migliore. Il nostro mondo. Quello in cui viviamo la quotidianità. È possibile anche attraverso la corretta differenziazione degli scarti domestici. Lavoriamo tutti assieme per mantenere alto il livello di attenzione e di partecipazione sullo sviluppo del processo che si è avviato. Io ci metto la faccia e so che posso contare sui virtuosi quartieri del Municipio VIII.

 

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Comunicati stampata GJF 2014

Garbatella Jazz Festival 2014

Giovedì 25 settembre

Scuola Popolare Musica TestaccioLa Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
DUO ACUSTICO RAPONI-MONALDI

 

Antonello Raponi – chitarra
Chiara Monaldi – voce

CORVINI-FERRAZZA-VANTAGGIO TRIO

Claudio Corvini – tromba, flicorno
Jacopo Ferrazza – contrabbasso
Valerio Vantaggio – batteria

Jacopo FerrazzaIl Corvini-Ferrazza-Vantaggio trio è una formazione originale che si basa interamente sull’interplay e sulla forza compositiva. Il suono del trio è caratterizzato da atmosfere miste che spaziano dalla musuca contemporanea al jazz newyorkese di oggi. Gli aspetti minimalisti e “cameristici” si intrecciano nella musica del trio, formata quasi esclusivamente da composizioni originali, che nel susseguirsi tessono la trama di un discorso profondo fra i tre musicisti. Il repertorio del trio è caratterizzato dalla presenza di “musica a programma” che permette di coinvolgere consapevolmente l’ascoltatore in prima persona nel discorso musicale e nelle trame sviluppate durante l’esibizione.


Venerdì 26 settembre

TAMIA QUARTET 

Alberto Ruggeri – sax
Tommaso Castellani – pianoforte
Benedetto Mercuri – contrabbasso
Roberto Ghersi – batteria

THEMATICO QUARTET

Michael Rosen – sax
Enrico Zanisi – pianoforte
Luca Pirozzi – contrabbasso, basso elettrico
Alessandro Paternesi – batteria

Luca PirozziIl gruppo nasce dall’esigenza di Luca Pirozzi nel voler dare una veste acustica alle sue composizioni; l’uso del basso elettrico in un paio di brani ha più che altro una funzione di “voce”. I suoi brani, ricchi di idee tematiche (da qui il nome del gruppo), sono sviluppati intrecciando la linea melodica con l’improvvisazione. La trentennale esperienza musicale e l’ascolto eterogeneo danno vita a composizioni multistilistiche. Risulta fondamentale l’intesa tra i musicisti che, con le loro differenti esperienze e la loro spiccata personalità, fanno si che la musica risulti sempre fresca e mai scontata, pur sempre mantenendo in primo piano il concetto principale del progetto: la Melodia…pura e semplice.


Sabato 27 settembre

Scuola Popolare Musica TestaccioLa Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
SEI PER SEXTET

 

Erika Raffaeli – sax alto
Daniele Ricci – clarinetto
Giorgio Stampa – chitarra
Tobias Nicoletti – piano
Daniele Barboni – contrabbasso
Andrea Bongiovanni – batteria

PINO SALLUSTI GROUP

Tiziano Ruggeri – tromba
Carlo Conti – sax alto
Marco Conti  – sax tenore
Elvio Ghigliordini – sax baritono
Andrea Beneventano – piano
Pino Sallusti – contrabbasso
Gianni Di Renzo – batteria

Pino SallustiIl progetto di Pino Sallusti si sviluppa essenzialmente in sonorità hard bop, non disdegnando escursioni in ambito modern jazz, con composizioni originali nella maggior parte del repertorio, ma anche con omaggi a grandi del jazz come Art Blackey o Horace Silver e a compositori come Burt Bacharach. I solisti, tutti ottimi musicisti già affermati nel panorama jazzistico internazionale, sono sempre scelti in base alla pertinenza del brano, rendendo le timbriche delle composizioni comunque diverse all’orecchio dell’ascoltatore, restituendo inoltre un effetto alternato sia di una big band che di una small band, il tutto condito da una grande energia di esecuzione. La sezione ritmica si avvale della solidità fornita dalla ormai trentennale collaborazione tra il leader e Gianni Di Renzo nonché della preziosità armonica e “percussiva” di Andrea Beneventano. Tra le collaborazioni artistiche di Pino Sallusti vanno ricordate quelle con Mike Mainieri, George Garzone, Gary Bartz, Eddie Henderson, Jimmy Owens e Massimo Urbani, con i quali ha inciso diversi CD.

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Saranno unificati i mercati rionali di Via Odescalchi e Raimondi Garibaldi di Gianni Floris

Saranno unificati i mercati rionali di Via Odescalchi e Raimondi Garibaldi

mercato-via-rosa-raimondi-garibaldidi Gianni Floris

Il mercato di Via Rosa Raimondi Garibaldi e quello di Via Odescalchi verranno unificati e trasferiti sul nuovo plateatico realizzato in Via Guarnieri Carducci. Lo comunica l’assessora al Commercio e vice presidente del Municipio Anna Rita Marocchi.
“Il progetto di riordino è finalmente partito dopo l’acquisizione da parte del Municipio dell’area privata adiacente, dove è stato realizzato un vasto PUP. Il recupero di questa zona è un passo fondamentale che l’Amministrazione municipale ha fortemente inserito nel programma di governo. Si tratta di un traguardo che il mio Assessorato è lieto di aver raggiunto, grazie anche al dialogo con i sindacati e con gli operatori, che hanno collaborato alla possibilità di procedere all’unificazione di due mercati che per anni sono stati una spina nel fianco del Municipio, per quanto riguarda soprattutto la sicurezza e l’igiene.
Il recupero di questa zona, che comprende anche l’allestimento di un parco attrezzato, sarà l’occasione per realizzare un’opera innovativa in grado di accogliere 40 operatori commerciali. Stiamo pensando di dotare la struttura di un “box speciale”, un punto di accoglienza e di primo soccorso anche infermieristico, in modo da avere una piccola attenzione anche ai tanti bambini, anziani, mamme e per tutti coloro che quotidianamente frequenteranno il mercato e il parco. Con il riordino dei due mercati tentiamo di combattere il problema del degrado e soprattutto dell’abusivismo, nell’ottica di rilanciare l’attività commerciale al di fuori di quei box in lamiera che per anni hanno deturpato quegli angoli

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Festa per la Cultura un doloroso stop La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro. In contrapposizione, il 14 giugno,

Festa per la Cultura un doloroso stop

La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro.
In contrapposizione, il 14 giugno, per le vie del quartiere, un corteo musicale, colorato e festoso.

festa-della-cultura-a-GarbatellaPer tanti anni il nostro giornale ha dedicato attenzione e spazio a quello che senza dubbio, da venti anni a questa parte, è stato l’evento culturale più importante della Garbatella: la Festa della Cultura. Lo scorso anno il corpo dei vigili urbani ha stimato, in occasione della Festa, una presenza di 30.000 persone nelle strade e nelle piazze del quartiere, un grande risultato. La festa è stata sempre caratterizzata da una presenza sempre più numerosa di artisti e di pubblico. L’iniziativa, che fin dalla sua prima edizione è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave, nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di Festa della musica. Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di Festa per la cultura.
Per anni questa festa ha dimostrato che cultura, musica e arte non sono rappresentate solo dai grandi eventi o giudicati soltanto da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si senta protagonista.
Quest’anno dopo un lungo travaglio l’Associazione Controchiave ha deciso di non dare inizio a quella che doveva essere la ventunesima edizione. Abbiamo colto la delusione e spesso anche il non comprendere tale scelta da parte di moltissime persone. Per questo motivo di seguito pubblichiamo il comunicato della Associazione Controchiave, sperando di chiarire le motivazioni di tale scelta. (G.P.)

culture-prideL’hanno definita “cultura di prossimità”, intendendo forse dire ‘residuale’ rispetto alla cultura con la C maiuscola, quella del Grande Evento, quella elitaria e omologante degli spazi ‘istituzionali’. Questo temine non ci piace. A noi piace rivolgerci al più “lontano”. Al più lontano sociala chi non se la può permettere. Al più lontano geograficamente, perché é proprio nei quartieri e nelle periferie che nascono progetti multietnici e di integrazione. Ma soprattutto al più lontano temporalmente, perché vuole costruire qualcosa di solido e duraturo per le generazioni future! Noi pensiamo – da vent’anni – che tutto questo non si costruisca con un’ Estate Romana o una Notte Bianca, ma con progetti culturali che partano dalla base.
La Festa per la Cultura per 20 anni ha fieramente resistito allo smantellamento di ogni politica culturale per la città, ha resistito al “deserto apparecchiato” per tutti noi, realizzando, ogni anno, per un giorno all’anno, la sua utopia concreta: strade e piazze liberate e riempite di musica, arte, persone e idee condivise. Ma tutto questo, di fatto, non interessa l’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, che ha rigettato la nostra richiesta di partecipazione al bando dei festival di particolare interesse per la vita culturale della città. Il rigetto dell’iniziativa è avvenuto in quanto la Festa risulta non conforme all’idea di festival che alberga nelle stanze dove si decide quale deve essere lo scenario culturale di questa città.
Così, quest’anno, il secondo sabato di giugno, alla Garbatella, si è potuto parcheggiare ovunque, come sempre, guardare la televisione, come sempre, cenare a casa, come sempre, non fare tardi, come sempre, come sempre in un quartiere normale. Ma non c’è rassegnazione bensì voglia di rilanciare le motivazioni che alimentano la Festa.
Per questo, contro il processo di smantellamento di ogni politica culturale per la città, il 14 giugno non ci sono stati palchi e piazze liberate, non c’è stata la Festa per la Cultura come l’abbiamo sempre conosciuta, ma ugualmente il popolo della festa è sceso in piazza, nonostante le pessime condizioni climatiche, ed ha animato una parata musicale, colorata, festosa, insieme agli artisti. alle organizzazioni del territorio, agli operatori culturali, alle associazioni e a tutti i cittadini i che in questi anni hanno creduto in quello che la Festa per la Cultura, almeno per un giorno all’anno, ha rappresentato.
Il 14 giugno, in contrapposizione, abbiamo fatto la ” Non Festa per la Cultura” che ha chiamato a raccolta tutte le realtà che in questi anni hanno attraversato la Festa, per levare la propria voce in suo sostegno, con un corteo musicale, colorato e festoso che ha attraversato le vie della Garbatella, ribadendo con forza chenon permetteremo a nessuno di zittire l’arte e la cultura. Sia chiaro che si sta parlando di volontà politica e della contrapposta richiesta dei cittadini di diventare protagonisti dello sviluppo socio-culturale della città. Per questo vogliamo dire che non è solo per la crisi economica che la Festa non si è fatta. Ma perché dopo vent’anni la festa non ha:

  1. Uno spazio polivalente a lei  dedicato, incubatore artistico per i protagonisti delle strade e delle piazze, in grado di poter progettare le feste future;
  2. Un cantiere permanente per alimentare nel tempo quanto di meglio la Festa produce;
  3. Una voce di spesa, anche minima, nel bilancio capitolino, destinata a finanziare almeno i normali costi amministrativo-logistici necessari per la sua realizzazione;
  4. Iter specifici per agevolare le collaborazioni utili alla Festa, come quelle con le Municipalizzate (AMA, ATAC, ACEA);
  5. Convenzioni con spazi artistici del territorio (teatri, auditorium, arene, ecc…).

La Festa ha, intorno a sé, solo deserto. Per salvarla, per continuare a proporre un modello di sviluppo culturale, noi quel deserto lo abbiamo voluto attraversare proprio nel giorno in cui la Festa avrebbe dovuto svolgersi.

L’Associazione culturale Controchiave

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Padre Guido-Garbatella: un binomio inscindibile

Nell’aprile scorso, a 87 anni, ci ha lasciati il “prete” che per cinquant’anni ha rappresentato l’anima dell’oratorio dei Filippini. Intere generazioni gli sono grate per la sua paterna infaticabile opera di cultura e di amore. Ai funerali una generale commossa partecipazione

padre-guido-87-anni-8-marzoPadre Guido, Garbatella: un binomio inscindibile. Così scrivevamo qualche anno fa sulle pagine di questo giornale. E questo è stato tangibile il 24 aprile scorso, il giorno del suo funerale. Una folla immensa, il popolo della Garbatella che ha riempito la chiesa di San Filippo e l’antistante parco, ha partecipato commossa all’ultimo saluto. Il prete, chiamato così dalle varie generazioni dei ragazzi dell’oratorio, se n’era andato due giorni prima in un caldo giorno primaverile, a poco più di un mese dal suo ottantasettesimo compleanno.
La sala del teatrino dell’oratorio per due giorni era stata meta di centinaia di persone che hanno voluto omaggiare la salma esposta, mentre i ragazzi più giovani continuavano a giocare nel polveroso campetto di calcio proprio come si era raccomandato padre Guido. Per due giorni, all’oratorio e fuori ai giardinetti, si sono rincontrate intere generazioni, ragazzi, ragazze, uomini e donne, che in molti casi, dato il tempo trascorso, avevano anche difficoltà a riconoscersi. Tutti parlavano un unico linguaggio fatto di ricordi, le partite, la scuola, la magica colonia di Tor Vaianica, una crescita, una maturazione e una forte nostalgia che spesso sfociava in una grossa emozione. E il fulcro, il punto d’unione, il centro di questa comunità era lui, padre Guido.
Tempo fa il “nostro sacerdote” ci raccontava di come, dopo qualche anno di presenza nel nostro quartiere, si interrogava sul suo modo di essere prete.
Diceva: “Passo, la mattina, 5 ore a scuola o, nei mesi estivi, al mare, a guardare questi ragazzi, il pomeriggio all’oratorio a guardarli giocare, parlare; tutto qui è portare avanti la mia missione?”. Il tempo gli ha dato la risposta, vedere questi ragazzi che a distanza di anni avevano il loro punto di riferimento proprio lì, il saluto al prete prima di partire militare, il celebrare matrimoni, battesimi, condivisione vera di gioie e dolori, il cercare un consiglio, un colloquio come si fa con un vero padre dava un senso alla sua scelta. Questo era padre Guido, il suo insegnamento fatto di poche parole e di fatti concreti, l’insegnamento della libertà nel rispetto della persona, dell’autonomia, il trasmettere la voglia di viaggiare, di conoscere, l’amore per il mare, il vento, la montagna, l’amore per la natura: queste le preghiere che ha insegnato.
Di lui in questi anni abbiamo scritto molte cose, sappiamo che amava ricevere sempre l’ultimo numero di Cara Garbatella. E con la sua grossa onestà intellettuale, che talune volte rasentava la rigidità, non ci risparmiava costruttive critiche.
Vogliamo continuare il nostro omaggio a padre Guido riportando qui di seguito qualche brano di alcune delle tante lettere giunte in redazione, brani dei sui diari e brevi cenni di articoli dedicatigli in passato, proprio per sottolineare quanta gente ha amato la sua opera e la sua capacità di far sentire unico ogni ragazzo e ogni ragazza che ha vissuto questa esperienza.
Giancarlo Proietti

padre-guido“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo “nome d’arte”. Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido. Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe. Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia il tempo libero dei loro figli e nipoti. Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio. Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.
Fabrizio Mastrantonio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicità dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancia. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d’infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle sì che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui lì stava, lui lì ha voluto aspettarci. Il corpo inerte nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone così come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.
Massimiliano Smeriglio

Padre Guido non ambiva piacere  a tutti. Ai discorsi complicati e lunghi preferiva poche e semplici parole. Caparbiamente portava avanti dei progetti folli, attirandosi critiche ed inimicizie da ogni parte. Ma tutto quello che faceva, diceva, pensava e sentiva era finalizzato ad un grande obiettivo, fare del bene agli altri…
…Padre Guido ha dipinto la sua vita come un’opera d’arte, ne è uscito fuori un capolavoro dal valore inestimabile. Al suo penultimo compleanno lui diceva che la sua vita era come un quadro, in quel quadro c’eravamo tutti noi. Vuoi perché gli abbiamo impastato i colori, o a volte lasciando qualche ditata sulla vernice fresca, comunque sia andata penso che, sì, avesse proprio ragione . Quel quadro lo abbiamo dipinto insieme a lui, e cavolo, ne è valsa veramente la pena! Forse è proprio per questo che quando lo ammiriamo rimaniamo colpiti dalla sua bellezza, felici per ciò che abbiamo imparato e tristi per ciò che non tornerà più, ma immensamente grati per tutto ciò che il nostro caro Padre Guido ci ha insegnato.
Consapevoli che a guidarci ancora e sempre sarà il segno che ci ha lasciato.
Fulvia Subania

padre-guidoSe i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà domani?” è perché ho sempre descritto loro quel che Padre Guido ha descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un  gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’Orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”. Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che, osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio  so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!”
La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.
Grazie di cuore.
Stefano Mastrantonio

Imiei rapporti con padre Guido risalgono al 1982, al tempo in cui incominciai sistematicamente ad occuparmi della Garbatella e dei suoi abitanti sulla “Gazzetta” , il benemerito giornale locale che era diretto da Gianni Rivolta.
Apprezzava le mie “scoperte” sulla storia, la geografia, i personaggi del quartiere, mi dava idee e suggerimenti, mi raccontava aneddoti, mi ringraziò commosso quando, nel febbraio del 2005. gli feci avere una delle prime copie del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense”. La lettera che mi scrisse e che conservo si concludeva con queste parole: “La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente”.
Ecco, padre Guido sapeva elaborare quel “qualcosa” tratta dall’esperienza di vita e soprattutto quel “qualcosa” sapeva dispensarla.
Cosmo Barbato

Ho saputo della sua morte solo al ritorno da Londra, dove ero in vacanza durante la chiusura della scuola a Pasqua.
La prima sensazione è stata un senso di colpa per non esserci stato, lì con tanti altri amici, ex compagni ed ex colleghi di scuola, a dare l’ultimo saluto a Padre Guido.
Non ho provato dolore ed è stato strano accorgermene, ma un gran senso di pace e di serenità, lui che per tanti anni ci ha insegnato a rispettare la vita e non temere la morte, se n’ è andato in pace, come era naturale che fosse. Ho meditato a lungo prima di scrivere qualcosa su di lui, non volevo fosse il solito necrologio di circostanza.

Se andate in giro sulla rete troverete centinaia di storie e aneddoti sulla sua vita e la sua “militanza” di prete di quartiere qui alla Garbatella.
Potrei ricordarne tanti anch’io, sia da alunno, sia da professore del Cesare Baronio.
Qui voglio invece ricordare padre Guido come il sacerdote atipico che è sempre stato, quello che portava gli alunni a copiare sul quaderno le parolacce scritte sui muri, per demistificarne il senso ribellistico e proibito, quello che a messa non parlava mai dell’inferno ma preferiva trarre dalla natura lo spunto dei suoi discorsi. Nel suo insegnamento il messaggio evangelico più schietto partiva sempre dalla grande lezione spiritualista della natura.
Padre Guido è stato per me il prete che ci faceva costruire il sestante e il barometro a scuola ma ci insegnava anche che c’è qualcosa al di là della realtà visibile.
Padre Guido è stato per me l’uomo delle stelle. Da ragazzi  spesso ci portava a guardare il firmamento, quando a Roma il cielo non era ancora velato dalle luci delle insegne luminose che oggi deturpano la città e tutt’intorno alla Garbatella c’era ancora la campagna.
Ricordo come fosse ora il miracolo della nostra galassia stagliata contro il nero cristallino del cielo di tramontana. Un’emozione che nessuna parola potrà mai descrivere, nessuno schermo Hd-3D riprodurre, il senso profondo di essere parte di quello spettacolo meraviglioso.
E poi ci insegnava i trucchi del mestiere: come distinguere un pianeta da una stella, dove trovare Aldebaran, Vega, Orione e Cassiopea. Ma soprattutto ci spiegava come orientarci con le stelle e non solo in senso geografico: al di là dell’astronomia, Padre Guido ci indicava come trovare noi stessi…” quando un giorno sarete grandi, e magari vi sentirete smarriti, guardate lassù. Lì troverete tutte le risposte ai vostri dubbi”.
Sono diventato grande e anch’io mi sono smarrito, più di una volta in questa vita.
Grazie a lui ho saputo alzare lo sguardo al firmamento e ritrovare la Via
Grazie padre Guido, ciao!

tratto dalla sua ultima lettera ai parrocchiani:

“….vedo appiattirsi sempre più lo standard (abusivamente) imposto dalle macchine o dai computer che praticamente ignorano il ritmo vero della vita sul Pianeta Terra che annualmente, ruotando attorno al sole, ci propone il susseguirsi delle stagioni e la spiritualità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno che ogni anno propongono un anello nuovo (pensate ai cerchi annuali del tronco nelle piante)…”

Fabio Mariotti

Grazie padre Guido per averci fatto vedere quel brutto campo dell’Oratorio più bello dello stadio Olimpico, quei bigliardini sempre malandati come la più bella sala da giochi, e quel pezzo di spiaggia a via Bengasi dove centinaia e centinaia di ragazzi devono ogni tanto tornare per respirare un po’ di nostalgia.
Grazie per averci insegnato a viaggiare, a vedere le stelle, a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente.
Giancarlo Proietti

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.
Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.
Massimo Mongai

Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balìa dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?

(dal Diario dell’Oratorio di Padre Guido)

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Discussa in Municipio la condizione dei disabili Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato di Eraldo Saccinto

Discussa in Municipio la condizione dei disabili

Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato

di Eraldo Saccinto

L’Assessorato alle Politiche Sociali assieme alla Presidenza del nostro Municipio hanno organizzato lunedì 9 giugno presso la Sala Consiliare l’iniziativa (Dis)Abili al lavoro. Si è discusso in modo concreto di una tematica fortemente attuale sia dal punto di vista umano che sociale e riguarda tutti noi, oltre a chi vive personalmente tali situazioni.
Sicuramente il tema della disoccupazione e della mancanza di lavoro, in particolare per i giovani, è drammatico, ma lo è ancora di più per chi vive una condizione di disabilità.
In
Italia l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego e i disoccupati iscritti alle liste di collocamento obbligatorio sono 750 mila, secondo dati 2013 del  Ministero del Welfare. Da noi, il lavoro per i disabili è una missione (quasi) impossibile.accessibile
La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver imposto “a tutti i datori di lavoro l’adozione di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili” come previsto dalla normativa comunitaria. “Nella vita quotidiana di tante persone che soffrono non è cambiato niente”, ha esordito il Presidente Catarci, “La Commissione ha comunicato che è ancora in corso la procedura di osservazione del nostro Paese per verificare l’efficacia della legge 93/2013 nel garantire la piena inclusione dei disabili nel mondo del lavoro”, ha affermato Ileana Argentin, per anni Assessore al Comune di Roma ed ora membro della Commissione Affari Sociali della Camera. “Preso atto dell’immobilismo italiano denunciato da Lorenzo Torto, ho invitato il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a dare seguito con urgenza alle disposizioni della Corte”, ha aggiunto la parlamentare Chiara Gribaudo. E anche la recessione influisce in modo pesante perché le aziende in crisi possono sospendere gli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99.
“In questo modo si calcola che circa il 25% dei posti previsti per i disabili rimane non assegnato, tanto nel settore pubblico quanto nel privato”, ha sottolineato nel suo intervento il Consigliere regionale Riccardo Agostini. “E così il disagio aumenta: ormai quasi quotidianamente mi arrivano lettere e telefonate di disabili disperati per la ricerca di lavoro, la solitudine e la paura per il futuro”, stigmatizza Fausto Giancaterina, per anni alla guida della macchina amministrativa sociale del Comune di Roma. “Il cammino per superare gli ostacoli che impediscono il pieno rispetto dei diritti di chi vive quotidianamente la propria disabilità è ancora lungo ma sicuramente va fatto insieme per dargli più forza e sostegno” chiarisce nell’intervento di conclusione Dino Gasparri, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio VIII. L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti vi  sono il collocamento mirato, da cui deriva l’istituto delle assunzioni obbligatorie, e gli incentivi per le assunzioni di persone diversamente abili, misure finalizzate a rimuovere gli ostacoli e assicurare a tutti l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili.
Queste tematiche vengono trattate anche da “SuperAbile”, il Contact Center dell’Inail che integra il portale con informazioni e documenti costantemente aggiornati, e mette a disposizione il servizio gratuito di consulenza telefonica attraverso il call center 800.810.810.

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Sull’Appia, nel punto in cui confluisce la Via delle Sette Chiese La catacomba di S. Sebastiano fu sepoltura di Pietro e Paolo? Anno 258, durante la persecuzione di Valeriano: perché, in un luogo pubblico particolarmente esposto, ai cristiani fu consentit

Sull’Appia, nel punto in cui confluisce la Via delle Sette Chiese

La catacomba di S. Sebastiano fu sepoltura di Pietro e Paolo?

Anno 258, durante la persecuzione di Valeriano: perché, in un luogo pubblico particolarmente esposto, ai cristiani fu consentito di venerare la memoria dei principi degli apostoli? Feste pagane e feste cristiane. Il significato della data del 29 giugno per la festa dei fondatori della chiesa

di Cosmo Barbato

L’Appia Antica, nel punto in cui riceve l’apporto di Via delle Sette Chiese (asse portante, questo, intorno al quale si è sviluppata dal 1920 la nostra Garbatella), custodisce, tra i tanti altri monumenti, un importante luogo storico, che rappresenta al tempo stesso un enigma non risolto. Ci riferiamo alla catacomba e alla sovrastante basilica di San Sebastiano, uno dei luoghi più venerati a Roma dai cristiani delle origini.
Cominciamo col dire che l’attuale chiesa, opera seicentesca dell’architetto Flaminio Ponzio, occupa solo una navata di una più antica grande basilica cimiteriale paleocristiana, risalente all’epoca in cui la nuova religione conquistava diritto di legalità. basilica-costantiniana
La qual cosa accadeva con l’editto di Costantino del 313, dopo che l’imperatore ebbe sconfitto l’anno precedente l’ex collega e avversario Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio. La grande basilica paleocristiana, dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo (era detta appunto Basilica Apostolorum), fu uno dei numerosi luoghi di culto sorti a Roma all’epoca di Costantino, primi fra tutti le basiliche di San Pietro in Vaticano e di San Giovanni in Laterano. Ma è stata affacciata anche l’ipotesi che la sua costruzione fosse stata iniziata già sotto lo stesso Massenzio, di cui si conosceva la tolleranza verso i cristiani.
Costantino o Massenzio, siamo nel IV secolo: che cosa giustificava il desiderio dei fedeli di costruire una grande solenne basilica sull’Appia, in un luogo tradizionalmente deputato ad accogliere sepolture? E’ evidente che il tempio, pur avendo un carattere precipuamente funerario, segnalava un luogo particolarmente venerato.
Doveva trattarsi di qualche episodio strettamente legato alla tradizione del martirio a Roma dei prìncipi degli Apostoli, Pietro e Paolo, ritenuti fondatori della Chiesa.
Facciamo un passo indietro di qualche secolo. Pietro e Paolo sarebbero stati martirizzati a Roma il 29 giugno del 64 sotto l’impero di Nerone, il primo crocifisso nel Circo di Caligola in Vaticano e l’altro decapitato sulla Laurentina, con l’accusa contro i cristiani di aver provocato un terribile incendio che devastò la città, documentato però tra il 18 e il 27 luglio di quell’anno: è evidente l’incongruenza delle date. Per superare la contraddizione si pensò di spostare la data del martirio al 29 giugno del 67, ma poi anche quest’altra data fu abbandonata perché insostenibile alla luce della critica storica. Vediamo le fonti cristiane. La prima menzione della data del 29 giugno si trova nel cosiddetto “Cronografo” del 354, redatto quasi tre secoli dopo la possibile data della morte degli Apostoli.
Altra menzione è nel “Decretum Gelasianum” del 382, dove si precisa che i due furono martirizzati nello stesso giorno (coincidenza davvero singolare, visto che le esecuzioni sarebbero avvenute in circostanze e luoghi diversi). La “Depositio martyrum” inclusa nel “Cronografo” dice anche che il “dies natalis” degli Apostoli (cioè il giorno del martirio) risaliva al tempo del consolato di Tusco e Basso, una data ben precisa che corrisponde però all’anno 258 (il “dies natalis”, cioè il giorno della nascita di una divinità, corrispondeva nella Roma pagana alla dedicazione in suo onore di un tempio; per i cristiani corrispondeva al martirio, cioè alla nascita ad una nuova vita).
La data del 258, che non poteva  riferirsi in alcun modo a quella del martirio degli Apostoli, corrisponde però a un fatto importante, archeologicamente documentato, riscontrato nei sotterranei della Basilica Apostolorum, cioè nella attuale catacomba di San Sebastiano, sviluppatasi successivamente a quella data.
E qui sorge un enigma non risolto.san-sebastiano-roma-garbatella
Il 29 giugno del 258 i cristiani di Roma ricordavano e celebravano in quella località dell’Appia, dove poi sorgerà la basilica costantiniana, il martirio di Pietro e Paolo: questa rievocazione è documentata dai graffiti antichi lasciati dai fedeli, oltre che dalle fonti storiche. Ma proprio in quegli anni infieriva la persecuzione dell’imperatore Valeriano (253-260). Si era supposto che i resti dei due santi fossero stati rimossi dai relativi sepolcri (uno in Vaticano e l’altro all’Ostiense) per preservarli da eventuali profanazioni pagane e fossero stati nascosti in quel luogo di culto sull’Appia. Anzi, quel luogo, che aveva già ospitato sepolcri pagani, sarebbe stato acquistato dalla comunità cristiana e trasformato adeguatamente proprio perché ospitasse il culto degli Apostoli. Ma l’ipotesi non regge, innanzitutto perché, secondo le severe leggi che vigevano a Roma, era severamente vietato a chiunque, compreso lo Stato, violare una sepoltura. Divieto che valeva tanto se i resti degli Apostoli fossero rimasti nei luoghi di sepoltura originari quanto se traslati sull’Appia. C’è chi ipotizza che sarebbero stati trasferiti solo i crani; c’è chi ritiene che possa essere stato traslato solo Pietro; si è poi ipotizzato che i corpi dei santi abbiano trovato sull’Appia solo un breve asilo, secondo alcuni solo per un anno.
Sta di fatto che sull’Appia si creò una memoria degli Apostoli, in un luogo che oggi appare sotterraneo, cioè sotto la Basilica Apostolorum e la successiva chiesa di San Sabastiano, ma che allora, quando la basilica non era stata ancora costruita, si presentava a cielo aperto. Il posto era noto con il nome “ad catacumbas” di incerto significato: quando in seguito si sviluppò il cimitero sotterraneo, questo fu chiamato “catacomba” e tale appellativo servì poi ad indicare tutti i cimiteri sotterranei.
Quel luogo di culto continuò ad avere sempre un’estrema importanza per la comunità cristiana. Tant’è che, quando tutte le altre catacombe, non più frequentate per l’insicurezza delle zone extraurbane, erano state abbandonate e addirittura dimenticate, questa sull’Appia continuò ad essere frequentata e venerata.
Ma come è stato possibile che un luogo di culto cristiano, posto in bella mostra tra il secondo e il terzo miglio della Regina Viarum, strada continuamente trafficata, in un tratto costellato di tombe prestigiose e anche di lussuose ville suburbane, si possa essere sviluppato sotto gli occhi di tutti e in pieno periodo di persecuzioni? Questo è l’enigma che rimane irrisolto. Ciò può voler dire che c’erano sì le persecuzioni, però c’era quanto meno anche una certa tolleranza.
Ma veniamo alla data del 29 giugno, che non può essere stata scelta a caso, non corrispondendo certamente a quella del martirio dei due Apostoli.
Si è supposto dunque che il 29 giugno del 268 sia il giorno della solenne istituzione del culto di Pietro e Paolo sull’Appia. I romani, l’abbiamo detto, definivano “dies natalis”, cioè giorno della nascita di una divinità, quello in cui le veniva dedicato un tempio. Similmente potevano essersi regolati i cristiani del tempo di Valeriano: seguendo la tradizione romana avrebbero cioè considerato “dies natalis ” degli Apostoli quello della inaugurazione dell’area di culto, con o senza la presenza dei corpi dei martiri.
Per i cristiani però il “dies natalis” era anche quello in cui un fedele rinasceva a nuova vita testimoniando col supremo sacrificio, cioè il martirio, la propria fede. Da qui più tardi sarebbe nato l’equivoco.
Ma il 29 giugno aveva già a Roma un significato particolare. In quel giorno, nel 16 a.C., fu consacrato sul Quirinale il tempio di Quirino, fatto ricostruire da Augusto. Quirino veniva identificato con Romolo e il tempio intendeva esaltare i mitici fondatori di Roma, Romolo e Remo. Il 29 giugno divenne il loro “dies natalis”.
Così come era accaduto per altre ricorrenze pagane trasferite nella liturgia cristiana (ricordiamo il 25 dicembre, festa del “Sol Invictus”, trasformata nel natale di Cristo), il “dies natalis” dei fondatori della Roma pagana si era trasformato in quello dei fondatori della Roma cristiana.
Ma mentre le vicende dei primi fondatori della Roma pagana si erano basate sulla discordia e sul sangue fraterno versato, quelle dei rifondatori cristiani si basavano sulla fraternità e sulla concordia: un confronto davvero emblematico
.

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Via delle Sette Chiese scivola nel degrado – di Cosmo Barbato

Via delle Sette Chiese scivola nel degrado

Via delle Sette Chiese, la storica via che ha costituito la dorsale urbanistica lungo la quale si è sviluppata, a partire dagli anni Venti del secolo scorso, la borgata, oggi quartiere, della Garbatella, per la sua storicità, per la funzione di raccordo che per secoli ha svolto tra importantissime strade che si dipartono da Roma (due le principali, l’Ostiense e l’Appia), infine per l’apporto religioso che ne giustifica il nome, meritava la riqualificazione tentata un decina di anni fa per renderla almeno nell’apparenza visibile nei suoi quasi 4 chilometri di percorso da San Paolo a San Sebastiano, ormai irreparabilmente spezzettati.
Ce ne occupammo a suo tempo, quando furono inaugurati i restauri, elogiando le scelte felici (vedi il bell’ingresso alla Vigna Serafini dalla quale si accede alla catacomba di Commodilla) e criticando severamente gli errori commessi. Quegli errori appaiono più evidenti oggi, a distanza di tempo, quando la strada va rapidamente scivolando nel degrado, accompagnato dalla totale assenza di ordinaria manutenzione. via-delle-sette-chiese
In campo urbanistico, quando si pone mano a un progetto delicato, l’autore non si deve abbandonare all’idea di come vorrebbe in astratto che risultasse l’opera a cui ha messo mano. Deve tener conto della sua praticabilità innanzitutto in funzione del cittadino utente, poi della praticità della sua manutenzione e infine della possibilità di durata nel tempo. Tutte cose che erano carenti nel progetto e che ora hanno ridotto Via delle Sette Chiese a una grave condizione di degrado. Ci riferiamo ad esempio alle aiuole che in larghi tratti della strada avrebbero dovuto incoraggiare la prevista pedonalizzazione, divenute ormai dei contenitori di disordinati cespugli inselvatichiti; oppure a quelle brutte e inutili aiuolette strette e lunghe ai margini dei marciapiedi che, nel tratto Largo delle Sette Chiese-Piazza Sant’Eurosia, oltretutto ostacolano il transito dei pedoni divenendo contenitori di sporcizia. Il resto del degrado lo assicura l’assenza di manutenzione: bordure arboree rinsecchite o abbattute, aiuole non curate. Senza contare i lavori di risanamento a suo tempo non completati, come nel breve tratto Piazza Oderico da Pordenone-Via C.Colombo dove, per ottenere il restauro del bellissimo portale del casino Nicolai, infestato da piante parassite, dovemmo lanciare noi una campagna e dovette intercedere il compianto Padre Guido presso i proprietari; o come in Largo Bompiani dove fu dato sì una degna sistemazione al giardino contenuto nella rotatoria ma non fu restaurato il bel monumento alla Resistenza che ne orna il centro.
Via delle Sette Chiese, sconvolta nell’incongrua urbanizzazione seguita allo sviluppo della Garbatella e soprattutto al suo taglio per la creazione della Via Imperiale (la Via Cristoforo Colombo), meritava un po’ più di rispetto nella fase in cui ci si era proposto il lodevole compito di ridare almeno visibilità virtuale al suo lungo e affascinante percorso:
basterebbero le quattro grandi catacombe – Commodilla, Domitilla, San Callisto, San Sebastiano, oltre al mausoleo delle Ardeatine – per meritare una maggior attenzione a un così importante bene comune che invece sta andando in malora. Pur nelle attuali ristrettezze economiche che travagliano le nostre amministrazioni, un impegno almeno per arrestare il degrado della nostra storica strada va reclamato. Per il quartiere è anche una questione di dignità. (C.B.)

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Garbatella! Che colori! Due passi fuori di casa in un distensivo giro per le stradine del quartiere a scoprirne gli angoli nascosti, il fascino dei Lotti, le garbate forme delle villette, le stravaganti varietà dei comignoli e delle fioriere, il profumo

Garbatella! Che colori!

Due passi fuori di casa in un distensivo giro per le stradine del quartiere a scoprirne gli angoli nascosti, il fascino dei Lotti, le garbate forme delle villette, le stravaganti varietà dei comignoli e delle fioriere, il profumo dei giardini

di Enrico Recchi

E’ arrivata l’estate con le giornate lunghe ed i ricordi del freddo inverno che lasciano lo spazio al sole ed al profumo degli alberi. Cosa c’è di meglio allora che spegnere la TV o il computer, uscire di casa e fare una bella passeggiata al calor del sole per le strade della Garbatella? Magari per mano alla propria metà, chi con i figli o nipoti, chi portando a spasso il cane chi semplicemente bighellonando in giro e con il naso all’insù per scoprire le bellezze che il nostro quartiere tiene in serbo per noi.
garbatella-che-coloriE prima di meravigliarci per l’angolo nascosto, per la fontanella caratteristica, per la piazzetta ritrovata. la prima cosa che salta ai nostri occhi sono le case con i loro caratteristici colori. Sì, perché i colori delle vecchie case dei lotti, dei villini, ma anche dei palazzi che si possono incontrare alla Garbatella hanno un loro fascino, una loro poesia, una loro storia. Se ancora non lo avete mai fatto, andate in giro per il quartiere e guardate le case, con i loro caldi ocra, o gli antichi rosso mattone, tonalità che infondono energia, che si stagliano sul cielo azzurro e vedrete ognuno di questi edifici diventare il fondale di un quadro immaginario.
E allora ammirerete non solo i bellissimi edifici storici, i giardini con alberi centenari, le scalinate silenziose che sembrano portare verso il mistero, sentirete soltanto lo scrosciare dell’acqua delle fontanelle e le chiome degli alberi che si muovono al vento e magari la voce di una donna affacciata alla finestra che chiama un’amica alla casa vicina. garbatella-che-colori
A qualcuno queste mie sensazioni possono sembrare esagerate, ridondanti. Ma se vi capita andate a spasso verso le due del pomeriggio, magari di sabato, quando ancora la gente sta a tavola o se ha finito sta riordinando la cucina mentre qualcun altro schiaccia un pisolino, oppure la sera con la poetica compagnia della luna e le strade “deserte e silenziose”, come cantava Modugno in “Vecchio Frac”: le strade diventeranno per voi un mondo incantato, tanto diverso da quello ossessivo e rumoroso che ormai ci circonda costantemente. Purtroppo però anche gli edifici hanno bisogno di manutenzione e le necessarie operazioni di restauro fanno sì che quelle sfumature arancio, quelle mezze tinte marroni che vestivano perfettamente i fabbricati a volte siano cancellate da tinte accese che non trovano riscontro in natura, che diventano un vero e proprio “cazzotto nell’occhio” del passante e che,  pur non alterando la forma, trasformano l’edificio in qualcosa di diverso e addirittura innaturale, come una persona che vestendo un abito di una taglia non sua si renda ridicolo. Un esempio di questa follia, per fortuna non alla Garbatella, lo possiamo vedere di fronte all’Ospedale S. Camillo dove c’è un palazzo recentemente tinteggiato di un azzurro/indaco che sembra uscito da un manga giapponese.
Questo pericolo alla Garbatella finora è stato scongiurato (escluso rari casi) ed infatti andando in giro possiamo vedere che anche là dove è stato necessario ridipingere facciate ed intonaci si è cercato di mantenere quel “vestito” che esisteva e caratterizzava la palazzina o la villetta rendendola bella.
Certo le caratteristiche del nostro quartiere fanno sì che quest’opera sia facilitata. La Garbatella resta comunque un quartiere “nuovo”, non ci sono certo le facciate del ‘500 affrescate, gli stucchi artistici dei palazzi seicenteschi, i fregi araldici delle famiglie papali da conservare ma c’è la “patina della storia”, l’eco delle voci di una volta, i colori ai quali siamo affezionati e ai quali teniamo.
Ricordiamoci che è dovere comune conservare al meglio le bellezze che la storia ci ha tramandato e la Garbatella è come una bella signora attempata da coccolare che ci può raccontare ancora tante belle storie. 

 

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Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici di Fabrizio Caristi

Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti

Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici

di Fabrizio Caristi

All’inizio degli anni Venti del secolo scorso nasceva la Garbatella, un agglomerato urbano che è stato indicato come modello di città giardino. Un modello da molti ammirato, esaltato e persino copiato. L’essere stato un modello ha costituito un vanto per molte amministrazioni cittadine e locali. Oggi, a circa 100 anni dalla nascita, si propone l’opportunità di essere di nuovo un modello. Un modello per una nuova vivibilità urbana, un modello che consenta ai suoi abitanti di riappropriarsi degli spazi e delle strade del quartiere. Il modello si chiama zona 30. Molti si chiederanno che cos’è una zona 30?zona-30
Una “Zona 30” è un’area della rete stradale urbana dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari invece dei consueti 50 previsti dal codice stradale in ambito urbano. Molto più
complesso è l’aspetto applicativo. Ma andiamo con ordine. I suoi punti fondamentali sono la sicurezza e la multifunzionalità, criteri che potrebbero essere sinteticamente riassunti con un semplice slogan: “la strada non è solo lo spazio delle automobili, ma anche della vita di quartiere”.
Ma vediamo vantaggi e benefici che ne avremmo: Per ciclisti e pedoni: minore mortalità in caso di incidenti. Questo è sicuramente il punto più importante di tutti: ogni anno, 35.000 persone in Europa muoiono a seguito di incidenti stradali, e 1,5 milioni rimangono gravemente feriti. L’Italia contribuisce in gran parte a queste cifre, con 5.000 morti e 300.000 feriti all’anno. Quasi un quarto delle vittime di incidenti stradali sono pedoni e ciclisti.
Fra i fattori che aumentano la pericolosità delle strade, la velocità delle automobili ha il ruolo più importante; Per quanto riguarda i pedoni, le cifre sono impressionanti e parlano
da sole: se una macchina investe un pedone a 65 km/h, lo uccide nel 90% dei casi; se lo investe a 50 km/h, lo uccide nel 20% dei casi; se lo investe a 30 km/h, lo uccide nel 3% dei casi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un rapporto sulla sicurezza pedonale, ribadisce l’importanza di introdurre limiti a 30 km/h nelle città.
Più volte il nostro giornale ha segnalato, anche su indicazione dei lettori, la pericolosità di alcune strade che “tagliano” la Garbatella, Via Macinghi Strozzi su tutte.
In altre capitali europee, per esempio a Londra, si è visto che dopo l’introduzione in alcuni quartieri di zone con limiti a 30 km/h, c’è stata una riduzione in media del 46% nel numero di persone uccise o gravemente ferite in seguito a incidenti; Per i residenti: maggiore vivibilità delle strade. Nelle zone a 30 il rumore prodotto dal traffico si riduce di circa il 40%. Come ricordato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione a un alto rumore di fondo disturba la qualità del sonno, provoca malattie cardiovascolari e disturbi nel comportamento. Più in generale, se le macchine vanno piano si può camminare e pedalare con maggiore serenità, o lasciare i bambini più liberi di girare da soli per il quartiere.
Per la collettività, minori costi sanitari. La riduzione del numero di morti e feriti gravi, oltre a essere positiva in sé, si traduce anche in minori costi per l’assistenza sanitaria.
Minore inquinamento: la riduzione della velocità di punta delle auto comporta minori accelerazioni, una velocità media più costante, un traffico più scorrevole: ciò si traduce in una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico; Per chi usa l’automobile, minori costi di gestione. Una minore velocità di punta vuol dire anche una significativa riduzione dell’uso del carburante (del 12% secondo alcuni studi tedeschi), sicuramente apprezzabile oggi che il prezzo della benzina è al suo massimo storico.
Tutte queste cifre portano chiaramente a un’importante conclusione: l’introduzione delle zone 30 non è una misura che favorisca un gruppo ai danni di un altro; essa va a vantaggio di tutti gli utenti della strada e di tutta la società in generale. Altri spunti di riflessione potrebbero essere stimolati con alcuni esempi. Chi è passato per Via Caffaro, magari di sabato mattina, l’avrà vista completamente congestionata! Auto in doppia fila, altre che girano alla ricerca di un prezioso posto in doppia fila, altre che finito quanto dovevano, cercano di lasciare il parcheggio e sono sequestrate da chi ha parcheggiato in doppia fila. Qualcuno potrà obbiettare: ma cosa c’entra questo con l’andare a 30 all’ora? C’entra eccome!
Perché in una zona 30 la gente è più propensa a lasciare la macchina e a spostarsi a piedi o magari in bici, non creando inutili ingorghi, perdite di tempo e nevrastenie.

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Il Premio Simpatia in Campidoglio all’inventore del Bibliomotocarro Dopo la cerimonia l’incontro alla Garbatella con gli alunni della Cesare Battisti. Libri, musica e fantasia

Il Premio Simpatia in Campidoglio all’inventore del Bibliomotocarro

Dopo la cerimonia l’incontro alla Garbatella con gli alunni della Cesare Battisti. Libri, musica e fantasia

di Laura Pertica

Il maestro Antonio La Cava, dopo aver ricevuto in Campidoglio lo storico Premio Simpatia 2014 (la cerimonia si è svolta nella sala della Protomoteca il 29 maggio), ha voluto incontrare gli alunni di una scuola elementare di Roma per intrattenerli con il suo “Bibliomotocarro”.
bibliomotecarroIl maestro La Cava, in pensione dopo 42 anni di insegnamento, ha avuto una idea geniale: ha comprato un’Ape usata, l’ha modificata e trasformata in una viaggiante casetta colorata con tettuccio e comignolo, l’ha riempita di libri e l’ha chiamata Bibliomotocarro.
Con la sua biblioteca itinerante gira per i paesi della sua Basilicata, i bambini lo aspettano con gioia, prendono in prestito i libri, il maestro inizia a leggere qualche storia e si crea un’ atmosfera magica. La Cava si ritiene un maestro di strada e la sua missione è stata sempre quella di divulgare l’amore per la lettura e per la scrittura: la sua è una testimonianza quasi eroica che merita attenzione e riconoscimento, per questo ha ricevuto il romano Premio Simpatia!
Il giorno dopo la cerimonia della premiazione ha raggiunto la scuola elementare Cesare Battisti nel cuore della Garbatella e con il suo simpatico veicolo-biblioteca ha intrattenuto gli alunni delle prime e delle seconde insieme alle maestre ed alla dirigente scolastica. Esperienza entusiasmante, i bambini hanno ascoltato con vivo interesse le storie che il maestro ha raccontato, accompagnate da filmati realizzati da altri bambini. Ne è nato un momento di grande gioco creativo da cui sono poi scaturiti dei bellissimi disegni che i bambini in seguito hanno eseguito in classe.
Il maestro è rimasto affascinato dalla Garbatella, le strade, le case particolari e il calore della gente! Si è poi fermato davanti all’oratorio do San Filippo Neri, dove ha incontrato altri bambini intrattenendosi con loro e esibendo il suo Bibliomotocarro dal quale promanavano musiche divertenti che acuivano la curiosità dei passanti.
Il sogno del maestro? Tornare a Roma, ed in particolare alla Garbatella e alla scuola elementare Cesare Battisti, per realizzare un progetto di lettura e scrittura creativa con gli alunni e le maestre.
Arrivederci a presto, maestro La Cava, e grazie per le belle emozioni che ha regalato ai nostri ragazzi.

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La lenta riqualificazione degli ex Mercati Generali Nella “Città dei giovani” pronto il Centro Anziani

La lenta riqualificazione degli ex Mercati Generali

Nella “Città dei giovani” pronto il Centro Anziani

di Eraldo Saccinto

La riqualificazione degli ex Mercati Generali è finalmente partita. La prima struttura completata nella nuova “Città dei Giovani” è il costituendo nuovo Centro anziani. Un segno significativo: la prima consegna alla collettività è un servizio pubblico e non un nuovo punto commerciale.
Da programma, in effetti, era prevista innanzi tutto la ristrutturazione dell’area destinata alla ristorazione, ma l’apertura di Eataly ha fatto rinviare il progetto. La consegna inizia con la porzione del manufatto che insiste su Via Negri, nella quale sono stati ristrutturate le stanze che comprenderanno il futuro Centro anziani. L’edificio occupa una superficie di circa 500 mq, disposti su due piani. Questi spazi rappresentano, di fatto, l’unico segno che il cantiere degli ex-Mercati Generali esiste. Aldilà della ristrutturazione del manufatto, che perlomeno all’apparenza sembra realizzato secondo tutti i dettami della razionalità, dell’estetica, del buon gusto e della funzionalità, uno sguardo dal primo piano si perde sul passato, su un’area che riporta alla memoria gli anni nei quali in quegli spazi si muoveva il più grande mercato di Roma ma sui quali il segno del tempo e dell’incuria ha lasciato melanconiche scorie di degrado.
citta-dei-giovaniIl Centro, dicevamo, si sviluppa su due piani, serviti da un ascensore e un vano scale, dispone inoltre di due uffici, due laboratori di circa 20 mq., due sale di 60 mq. ciascuna, locali igienici inclusi quelli accessibili ai disabili. Gli spazi a disposizione sono distribuiti in parte al piano terra (circa 100 mq.) e in parte al primo piano (380 mq.). I locali sono stati parzialmente arredati ed è già presente l’impianto di condizionamento. Si stima che il costo per la realizzazione sia stato di circa 500 mila euro. Per circa 18 anni gli anziani della zona, una settantina, avevano utilizzato l’ex sede del Partito Socialista di Via del Gazometro 3, di proprietà dell’ATER. Avevano ristrutturato i locali e ne pagavano le utenze quando improvvisamente nel 2012 il manufatto era stato sigillato da incaricati dell’Ente, suscitando le proteste degli anziani e del Municipio, accorso per denunciare la condizione. Gli anziani si sono quindi trasferiti in un modulo abitativo attrezzato, poco più di un container, messo a disposizione dal Municipio e sito sulla Via Ostiense, nel quale permarranno sino all’inaugurazione, con conseguente trasferimento, nella nuova struttura di Via Negri.

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Il bell’edificio degli ex Bagni custodirà la storia del territorio Qui il Centro di documentazione e l’archivio dei quartieri dell’VIII Municipio. L’importante contributo della stampa locale, a cominciare da “Cara Garbatella”. L’archivio fotografico e l’a

Il bell’edificio degli ex Bagni custodirà la storia del territorio

Qui il Centro di documentazione e l’archivio dei quartieri dell’VIII Municipio.
L’importante contributo della stampa locale, a cominciare da “Cara Garbatella”.
L’archivio fotografico e l’abbondante editoria di saggi e di tesi di laurea. Garbatella nel cinema e nei documentari. I protagonisti dell’Antifascismo e della Resistenza

di Gianni Rivolta

Centocinquantatre voti: tante sono state le adesioni al progetto del Centro di Documentazione e Archivio storico dei quartieri dell’VIII Municipio nella giornata che ha concluso il percorso
partecipativo popolare, iniziato con l’occupazione simbolica dell’edificio degli ex Bagni pubblici alla Garbatella.
L’ambizione del gruppo che ha lavorato per settimane ad un primo documento di base, arricchito in tanti confronti tra i partecipanti, è quello di costituire un archivio storico sul territorio del Municipio a disposizione dei cittadini e degli studiosi, che possa essere consultato anche dai giovani studenti con diversi prodotti multimediali. Per questo attorno al progetto si è espresso con vivacità non solo l’interesse di ricercatori e storici, ma anche quello di giovani registi e operatori culturali.
Preliminare sarà la raccolta e la sistematizzazione di tutto ciò che è stato prodotto ed è ora in possesso di fondi privati o in tanti istituti pubblici.
A partire dalla stampa locale: da Numeroundici e la Gazzetta dell’Undicesima a “Cara Garbatella”, Magma, C:O:R:E:, Municipio XI, alla pagina locale del Messaggero Quartieri.
Un altro centro di interesse sarà sicuramente l’editoria. In questi ultimi anni sono stati scritti vari testi di storia locale e diverse guide ragionate, che hanno completato le tantissime tesi e gli studi di architettura sul quartiere Iacp della Garbatella.
garbatella-ex-bagniUn archivio fotografico già esistente, corroborato dalle immagini familiari conservate nei cassetti, consentirebbe di ricostruire anche visivamente la storia e il costume degli abitanti: dai pionieri della Città giardino edificata nel 1920 intorno a piazza Benedetto Brin agli inquilini degli Alberghi suburbani di piazza Michele da Carbonara.
Documentari, spezzoni di film e prodotti audiovisivi vari sono stati proiettati in occasione di iniziative specifiche, ma altra cosa sarebbe poterne disporre a pieno titolo all’interno dell’Archivio e della Biblioteca comunale.
Gli ambiti temporali della ricerca documentaristica partono dal Settecento. Dai proprietari terrieri dell’epoca, le loro case di campagna e le vigne coltivate sui Colli di San Paolo, per attraversare la nascita della Borgata Giardino Concordia alla Garbatella e il fascismo nel quartiere popolare.
Di sicuro interesse storico sarà ricostruire le vite degli Arditi del popolo, che nel battaglione Garbatella, San Paolo, Ostiense si opposero nel 1921 all’escalation della violenza fascista nella Capitale nei confronti dei giornali socialisti e cattolici, delle Leghe sindacali e delle cooperative in occasione delle adunate e dei congressi del PNF. Così come importante sarà riannodare i fili sottili della rete clandestina delle cellule sovversive negli anni Trenta, attraversate da arresti e condanne al confino comminate dal Tribunale speciale, fino alla costituzione, durante la resistenza romana, dei gruppi armati comunisti, delle brigate socialiste Matteotti, del partito d’Azione e di Bandiera rossa, i comunisti eretici, che avevano una forte presenza nelle borgate proletarie come Tormarancia.
E poi a seguire la ricostruzione, dopo la Liberazione, della breve e stentata vita del Cln di rione, dei partiti politici che lo composero (Pci, Psi, Pd’Azione, Dc) e di quelli che l’avversarono (Pri, Bandiera rossa e gli anarchici). Infine la copiosa collezione dei materiali ciclostilati, stampati e diffusi negli anni Settanta consentirebbe di analizzare una intera stagione di proteste studentesche sfociate nelle lotte per la casa e il carovita nelle borgate e nei quartieri popolari della città, fino agli anni della “sovversione armata”.

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L’anteprima di giugno e fra 3 mesi il Garbatella Jazz Festival n° 10 Cinque domande a Pino Sallusti, direttore artistico dell’annuale manifestazione alla Villetta: qual è il segreto del successo dell’iniziativa delle associazioni Altrevie e Cara Garbatell

L’anteprima di giugno e fra 3 mesi il Garbatella Jazz Festival n° 10

Cinque domande a Pino Sallusti, direttore artistico dell’annuale manifestazione alla Villetta: qual è il segreto del successo dell’iniziativa delle associazioni Altrevie e Cara Garbatella.

di Giancarlo Proietti

Era l’estate del 2005 quando, quasi per gioco, Claudio Bocci dell’associazione Altrevie, proponeva di utilizzare lo spazio della Villetta per una tre giorni di jazz in collaborazione con Cara Garbatella.
garbatella-jazz-festival-10edizioneLa risposta di pubblico si rivelò oltre la più rosea della aspettative, gli organizzatori rimasero increduli davanti a tale successo.
Il Garbatella jazz festival, così chiamato dagli organizzatori, venne riproposto negli anni successivi con un crescendo successo di pubblico e di critica. Sono passati 9 anni e, sull’entusiasmo della grande partecipazione popolare, quest’anno si è arrivati alla decima edizione. Da tre anni oltre a Cara Garbatella e all’associazione Altrevie collabora all’iniziativa la Polisportiva Giovanni Castello.
Il lavoro, svolto sempre da volontari, e lo spirito raccolto dai musicisti di una proposta di jazz non di élite ma un jazz per tutti, ha permesso, in uno dei rarissimi casi nel panorama romano, se non addirittura nazionale, di dare musica di qualità gratuita per il pubblico con l’assenza quasi totale di contributi pubblici (tranne in due edizioni, dove ci fu un piccolo contributo da parte della Provincia).
L’intento delle associazioni che lavorano su questo progetto è di dare un piccolo apporto alla carenza di proposta culturale che viviamo in questo momento storico. Esiste la difficoltà reale di una progettazione culturale a livello cittadino e nazionale dove, in un momento di crisi, è la prima cosa ad essere tagliata.
Spesso una certa politica vede la cultura come distribuzione di fondi, non come processo di sviluppo culturale ed economico.
Da qualche anno la tre giorni di jazz, che si svolge alla fine di settembre, è preceduta da una giornata chiamata appunto: Anteprima jazz festival. Quest’anno l’Anteprima si è svolta il 27 giugno ed ha avuto come protagonista il trio di Nicola Puglielli, che ha ospitato Andrea Pace al sax, ed il solito grande successo di pubblico. Negli ultimi anni, Pino Sallusti, contrabbassista e noto musicista del palcoscenico del jazz romano e nazionale, sposando appieno lo spirito degli organizzatori, ha dato un maggior spessore alla manifestazione occupandosi in prima persona di tutta la parte artistica.
In occasione della decima edizione, che si terrà alla Villetta il 25, 26 e 27 settembre, abbiamo rivolto delle brevi domande a Pino.

pino-sallustiQual è lo spirito che ha spinto un musicista a collaborare in modo così attivo con questa manifestazione?
Lo spirito che mi spinge è l’amore che provo per il jazz, ma anche la straordinaria disponibilità di tutti gli addetti all’organizzazione e alla gestione del Festival. Non è sempre tutto così scontato: se non avessi trovato questa situazione non credo che avrei accettato di occuparmi della direzione artistica della rassegna.
Proprio perché sono un musicista, so quanto è importante per un artista trovarsi in un posto dove sa che può “giocare in casa”, usando un termine calcistico.

Come si presenta oggi il panorama del jazz romano?
Il panorama jazzistico romano in questo momento mi sembra particolarmente interessante, ci sono molte formazioni di giovani che offrono, oltre alla perizia tecnica, progetti veramente originali, ci sono spazi autogestiti dove è possibile ascoltare ottima musica (e la Villetta è uno di questi) e c’è molta interazione tra musicisti di diverse generazioni che crea uno scambio di esperienze notevole.

Che importanza ha nell’ambito dell’ambiente musicale romano il Garbatella Jazz festival?
Direi che il GJF, anche se ha una durata limitata ai tre giorni di fine settembre più l’anteprima estiva, sta conquistando una buona posizione nell’ambito delle rassegne romane.
Lo dico sia per l’affluenza di pubblico e per le richieste che ho da parte dei musicisti che vogliono partecipare alla rassegna, ma anche perché credo si sia capito che non è una vetrina di “copertina”, ma un avvenimento culturale.

Qual è, secondo te, il segreto del successo di pubblico e di critica della manifestazione?
Credo che le ragioni del successo del Festival vadano cercate in prima analisi dall’accoglienza della Villetta e poi dalla qualità dei concerti, che personalmente scelgo in base alla bellezza della proposta (chiaramente scelta molto individuale ma che sino ad oggi ha funzionato) a prescindere dalla risonanza mediatica dei nomi. Non sono da sottovalutare anche i gruppi che aprono i concerti, da un paio di anni provenienti dai laboratori della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, che hanno sempre dato un’ottima impressione.

Decima edizione, a poco più di due mesi mesi dalla manifestazione puoi svelarci le sorprese che ci saranno per festeggiare questo traguardo?
Questa decima edizione sarà dedicata ai contrabbassisti, con formazioni in cui questi strumentisti abbiano una figura predominante nella composizione e nell’arrangiamento dei brani.
Avremo, il 25 settembre, il trio Corvini-Ferrazza-Vantaggio che, per l’occasione, proporrà l’ultimo lavoro discografico; il 26 il Thematico Quartet di Luca Pirozzi e l’ultima sera, il 27, il mio settetto, il Pino Sallusti Group. In quanto alle sorprese, se le svelo ora che sorprese sarebbero?

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Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Vi ho conosciuto entrando nel locale “Pizza e supplì” in Piazza Damiano Sauli e trovando una copia di “Cara Garbatella” in esposizione. Ho letto l’articolo di Enrico Recchi sul pavimento mosaicato di Piazza Sauli e concordo con lui sulla pubblicità indiretta alla Garbatella fatta dal film “Caro diario” di Nanni Moretti. Ho trascorso a Roma venti mesi di servizio civile (sono obiettore di coscienza) nel 1988-89 e non ero mai stato alla Garbatella, che era per me, allora, solo una fermata della Metro. Su insistenza di mia moglie, e sempre grazie al film di Moretti, ho finalmente potuto conoscere la struttura urbana del quartiere.
Una volta usciti dalla metropolitana, l’impatto affascinante con l’esile struttura del ponte cavalca ferrovia ha attirato l’attenzione, ma poi solo palazzi e strade quasi ortogonali. Ci siamo incamminati per qualche centinaio di metri un po’ delusi. La signora che veniva verso di noi, sul marciapiede, doveva essere di sicuro del posto. L’intuizione di mia moglie era giusta, le ha così chiesto dove fossero le case storiche del quartiere, i primi  insediamenti. ‘Ah, anche voi siete qui per i Cesaroni?’. e mia moglie: ‘No, signora, siamo qui per Nanni Moretti!’. La signora non comprende, ma con molta gentilezza ci indica la direzione. Rasentiamo a sinistra un parco pubblico con un mercatino delle pulci e vediamo di fronte a noi i primi lotti con le tabelle dei numeri, delle portinerie, tutte con i fasci littori scalpellati… Eravamo in un pezzo di Roma che ci mancava. Bellissime le villette, ben strutturate le strade, diversificati i modelli e le impostazioni di ogni abitazione: i comignoli, le fioriere sotto alcune finestre, le recinzioni, le scalinate, i cancelli, gli infissi in legno originali. Ogni particolare esterno meticolosamente studiato. Abbiamo provato ad immaginare gli interni, ma con poco successo. Oltrepassati gli archi in mattoni rossi, si è aperta davanti a noi la piazza che ci ha immediatamente ricordato le piazze metafisiche di De Chirico. La chiesa (purtroppo chiusa) e la scuola con le quattro aquile che avranno sicuramente terrorizzato generazioni di bambini di prima elementare. La piazza mostrava la tranquillità dell’ora di pranzo. Seduti su uno dei sedili in marmo notiamo l’insegna “Pizza e Supplì”
e un signore con il grembiule bianco sulla soglia, l’immagine ci fa ben sperare.
Entriamo, ordiniamo due tranci di pizza e due supplì. Sono ottimi, li gustiamo con devozione mentre notiamo su un tavolino ‘Cara Garbatella’. Chiediamo quanto costa e ci viene risposto che è a distribuzione gratuita. C’è tempo per chiedere com’era la piazza. “Non era così prima, questa l’hanno fatta un po’ di anni fa, prima c’era un giardinetto con il prato…” . “Ma, dico, la sovrintendenza dei beni culturali non dovrebbe tutelare anche le peculiarità urbanistiche dei luoghi in cui viviamo? A quanto pare no, se il Municipio ha deciso di modificare e trasformare l’impostazione originaria della piazza”. Mentre usciamo notiamo i mosaici di sassolini, un’insegna sfondata del totocalcio, saracinesche di esercizi chiusi da tempo. Chiediamo ad un passante del teatro Palladium.
Scendiamo la dolce discesa, il teatro è ora edificio universitario, più in là attira la nostra attenzione il bel portone dei Bagni pubblici e i manifesti che raccontano la lotta per la biblioteca di quartiere. Ritorniamo sui nostri passi, un caffè, un’occhiata alle bancarelle del mercatino e rientriamo nelle chiazze d’ombra dei palazzi anni ‘50 e ‘60. Dopo una triste riflessione sull’involuzione delle abitazioni, moderni alveari in opposizione alle umane condizioni delle villette anni 20, riprendiamo la metropolitana e ringraziamo Nanni Moretti per averci portato in una zona di Roma che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta dai turisti e, probabilmente, anche dai romani.

Gianni Belluscio

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L’uomo delle stelle di Fabio Mariotti

Ho saputo della sua morte solo al ritorno da Londra, dove ero in vacanza durante la chiusura della scuola a Pasqua.
La prima sensazione è stata un senso di colpa per non esserci stato, lì con tanti altri amici, ex compagni ed ex colleghi di scuola, a dare l’ultimo saluto a Padre Guido.
Non ho provato dolore ed è stato strano accorgermene, ma un gran senso di pace e di serenità, lui che per tanti anni ci ha insegnato a rispettare la vita e non temere la morte, se n’ è andato in pace, come era naturale che fosse. Ho meditato a lungo prima di scrivere qualcosa su di lui, non volevo fosse il solito necrologio di circostanza.

Se andate in giro sulla rete troverete centinaia di storie e aneddoti sulla sua vita e la sua “militanza” di prete di quartiere qui alla Garbatella.
Potrei ricordarne tanti anch’io, sia da alunno, sia da professore del Cesare Baronio.
Qui voglio invece ricordare padre Guido come il sacerdote atipico che è sempre stato, quello che portava gli alunni a copiare sul quaderno le parolacce scritte sui muri, per demistificarne il senso ribellistico e proibito, quello che a messa non parlava mai dell’inferno ma preferiva trarre dalla natura lo spunto dei suoi discorsi. Nel suo insegnamento il messaggio evangelico più schietto partiva sempre dalla grande lezione spiritualista della natura.
Padre Guido è stato per me il prete che ci faceva costruire il sestante e il barometro a scuola ma ci insegnava anche che c’è qualcosa al di là della realtà visibile.
Padre Guido è stato per me l’uomo delle stelle. Da ragazzi  spesso ci portava a guardare il firmamento, quando a Roma il cielo non era ancora velato dalle luci delle insegne luminose che oggi deturpano la città e tutt’intorno alla Garbatella c’era ancora la campagna.
Ricordo come fosse ora il miracolo della nostra galassia stagliata contro il nero cristallino del cielo di tramontana. Un’emozione che nessuna parola potrà mai descrivere, nessuno schermo Hd-3D riprodurre, il senso profondo di essere parte di quello spettacolo meraviglioso.
E poi ci insegnava i trucchi del mestiere: come distinguere un pianeta da una stella, dove trovare Aldebaran, Vega, Orione e Cassiopea. Ma soprattutto ci spiegava come orientarci con le stelle e non solo in senso geografico: al di là dell’astronomia, Padre Guido ci indicava come trovare noi stessi…” quando un giorno sarete grandi, e magari vi sentirete smarriti, guardate lassù. Lì troverete tutte le risposte ai vostri dubbi”.
Sono diventato grande e anch’io mi sono smarrito, più di una volta in questa vita.
Grazie a lui ho saputo alzare lo sguardo al firmamento e ritrovare la Via
Grazie padre Guido, ciao!

tratto dalla sua ultima lettera ai parrocchiani:

“….vedo appiattirsi sempre più lo standard (abusivamente) imposto dalle macchine o dai computer che praticamente ignorano il ritmo vero della vita sul Pianeta Terra che annualmente, ruotando attorno al sole, ci propone il susseguirsi delle stagioni e la spiritualità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno che ogni anno propongono un anello nuovo (pensate ai cerchi annuali del tronco nelle piante)…”

Fabio Mariotti

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iniziative-alla-villetta

iniziative-alla-villettaIniziative alla Villetta

via Passino 26, 
via degli Armatori 6,   Roma
Alcune delle iniziative previste nell’ambito dell’estate 2014 alla Villetta
Vi ricordo che l’ingresso è gratuito, ed è previsto per chi vuole cena e posto di ristoro ,Birra, cocktail ecc.
Vi aspettiamo

free-jazzVenerdì 20 giugno ore 20,30 Concerto
Pasquale Innarella Quartet
dalle 20.00 è possibile cenare
Dalle 18.00 è possibile vedere la partita Italia Costarica
Pasquale Innarella sax tenore, alto e soprano.
Francesco Lo Cascio vibrafono.
Pino Sallusti contrabbasso
Roberto Altamura batteria.

Il quartetto propone brani jazz di Pasquale Innarella strutturati ed eseguiti nel linguaggio della new thing e del jazz contemporaneo, di conseguenza nel repertorio convivono brani tonali e brani modali, canzoni e free jazz.
Il sound del gruppo è caratterizzato dall’impasto timbrico tra il sax tenore dal suono grumoso e materico di Innarella e dal timbro dolce ed aulico del vibrafono di Francesco Lo Cascio.Il tutto sostenuto dalla fantasiosa e puntuale batteria di Roberto Altamura  e dal contrabbasso solido e possente di Pino Sallusti.

 
zoran-il-mio-nipote-scemoDomenica 22 giugno ore 21,30 Film
Zoran Il mio nipote scemo
dalle 20.00 è possibile cenare

Una commedia punteggiata da siparietti che si beve e lascia nel finale in bocca un sapore amabile e rotondo
Regia di Matteo Oleotto con Giuseppe Battiston, Il regista sarà presente

 

 

 

ciclistiGiovedì 26 giugno ore 21,30 Cineforum ciclisti
dalle 20.00 è possibile cenare

Pedalando sullo schermo: Cinema, viaggio e bicicletta, organizzato dall’associazione Cicloinverso: cultura e ciclabilità, con il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana e dell’Università Tor Vergata e la collaborazione di Cinemaitaliano.info. Proiezione del film Bologna – Londra in bici, incontro con la regista e con lo scrittore  Marco Palladini

Venerdì 27 giugno  ore 20,30 CARA GARBATELLA
anteprima GarbatellaJazzFestival
dalle 20.00 è possibile cenare

10 anni di ottimo jazz alla Villetta per l’anteprima:

Nicola Puglieri trio
Nicola Puglieri Chitarra
Gerardo Bartoccini Contrabbasso
Armando Sciommeri Batteria
Ospite Andrea Pace Sax tenore

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La tonaca che decise di vestire

Padre-Guido-Foto-G_BelmonteLa tonaca che decise di vestire più di cinquanta anni fa non gli consentì di godere della gioia della paternità. Ma Guido Chiaravalli, padre Guido, di figli ne adottò a centinaia, figli putativi, secondo la regola degli oratoriani di San Filippo Neri, la famiglia cui aveva scelto di appartenere per amore. A un certo punto, alla Garbatella, per lungo tempo borgata di frontiera, ragazze e ragazzi di almeno tre generazioni  lo riconobbero come personaggio tutelare e gli si affidarono come ci si affida a chi sai che non ti deluderà, anche quando, invece che di una buona parola o di una carezza, ti gratificherà di un rabbuffo.

I miei rapporti con padre Guido risalgono al 1982, al tempo in cui incominciai sistematicamente ad occuparmi della Garbatella e dei suoi abitanti sulla “Gazzetta” , il benemerito giornale locale che era diretto  da Gianni Rivolta. Apprezzava le mie “scoperte” sulla storia, la geografia, i personaggi del quartiere, mi dava idee e suggerimenti, mi raccontava aneddoti, mi ringraziò commosso  quando, nel febbraio del 2005. gli feci avere una delle prime copie del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense” . La  lettera che mi scrisse e che conservo si concludeva con queste parole: “La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente”. Ecco, padre Guido sapeva elaborare quel “qualcosa” tratta dall’esperienza di vita e soprattutto quel “qualcosa” sapeva dispensarla.

Prima che si ammalasse, aveva posto mano a completare uno studio sulla Garbatella. Aveva raccolto parecchio materiale. A me aveva chiesto un contributo sulle torri che costellano la campagna romana, partendo da quella più vicina a noi, la Tormarancia. Sicuramente tra le sue carte si trovano i testi non pubblicati del suo lavoro, cui si dedicava (quando non doveva andare a trovare qualche ammalato) pressoché tutti i pomeriggi nella stanzetta che gli avevano messo a disposizione,  posta di fianco all’ingresso della Chiesoletta.

Cosmo Barbato

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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