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Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia
Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

L’appuntamento per la festa è mercoledì 17 dicembre a partire dalle 16,00.
casa-famigliaQuest’anno si festeggiano i dieci anni di attività della Casa Famiglia “Casa Nostra di preparazione al dopo di noi”. La Casa Famiglia per la preparazione al dopo di noi è una struttura residenziale per disabili aduli che si inserisce tra gli interventi ad alta integrazione socio-sanitaria per la presenza di un équipe multidisciplinare formata dagli operatori del Servizio sociale municipale e del Servizio disabili adulti della ASL RMC Distretto 11. La Casa Famiglia è inserita in un progetto che vuole offrire la possibilità alle persone disabili, che abbiano la necessità o il desiderio di uscire dal proprio nucleo familiare di origine, di sperimentare in modo graduale l’inserimento in un gruppo di convivenza.
Il progetto, in continuità con il Servizio per l’autonomia e l’integrazione sociale della persona disabile (SAISH), prevede interventi quali l’assistenza domiciliare e le attività di socializzazione In tal modo consente di raggiungere una maggiore autonomia personale, nonché l’attivazione di un servizio di sollievo e sostegno alla famiglia.
La Festa di Casa Nostra,, che si svolgerà presso la Sala consiliare municipale di Via Benedetto Croce 50, è organizzata dall’Assessorato alle Politiche sociali e dai Servizi sociali del Municipio VIII, dalle Associazioni Amici di Sant’Egidio, ANAFI, Hagape 2000, La Gabbianella, Obiettivo Uomo e Terra d’orto Onlus. Prevede la partecipazione dei ragazzi del Municipio che prenderanno parte attiva alla festa, rappresentando alcuni spettacoli teatrali, canterini e danzanti. Saranno trasmessi foto e filmati che rappresentano la vita quotidiana delle comunità municipali. Durante la giornata sarà aperto nei corridoi del Municipio un mercatino nel quale saranno esposti e venduti articoli preparati dai laboratori delle Associazioni. Al termine della giornata i ragazzi offriranno un rinfresco preparato da loro e dai loro genitori.
Arrivederci al pomeriggio del 17!

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

vincenzo-patriziIl Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi

L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

di Antonella Di Grazia

E’ una tradizione tutta italiana quella del Presepe. Come dicevamo in un precedente articolo del nostro giornale, proviene dal culto dei larii dalla tradizione etrusca e latina, culto degli antenati che vegliavano sul buon andamento della famiglia.La loro epifania avveniva tramite una serie di statuette di terracotta che venivano colorate o vestite in occasione dei saturnalia ed in particolare della festa del “Sol Invictus”, che celebrava il solstizio (sol status) di inverno e che cadeva di solito tra il 21 ed il 27 dicembre. Gli appartenenti alla stessa gens li scambiavano assieme a dei doni, i sigilla, a dei dolci tipici e a verdura fritta, a memoria dei familiari defunti. In questa occasione, il compito dei bimbi, era quello di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto (ager) nel quale si rappresentava il loro ambiente in miniatura. In epoca più vicina alla nostra, è stato San Francesco d’Assisi che, come si sa, ha realizzato a Greccio la prima rappresentazione figurata della Natività, riprendendo la descrizione del Vangelo di Luca, collocando la nascita del Bambino Gesù in una mangiatoia.
Quest’anno, per rinverdire la tradizione, abbiamo visitato il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi, costruito integralmente a mano e visitabile presso i locali di Via Prospero Alpino 62. Quest’opera rinverdisce l’antica arte presepiale.
L’opera è stata realizzata con materiali  semplici, come vuole la tradizione, ma l’estrema attenzione ai particolari e la minuzia dei dettagli lo rendono un piccolo capolavoro, un vero e proprio squarcio sulla realtà di una volta. Un tuffo nel passato attraverso vie sterrate e tetti con tegole cadenti, in memoria di un paese povero e semplice che accolse la nascita del Salvatore. Il presepe ha visto la luce per la prima volta nel lontano 1992 e da quel momento, ogni anno è stato ricostruito nel cortile del palazzo nel quale il maestro è portiere. Il presepe, è stato realizzato interamente a mano da Mastro Vincenzo il quale ha fatto della ricerca dei personaggi, dei luoghi e della ricostruzione dei panorami una vera e propria ragione di vita.


Una passione unica: basti pensar che per questa opera sono state utilizzate statue di gesso e muschio originale, rivestimenti in corteccia e sughero, ricchissimo di dettagli, proprio come potete vedere dalle foto che pubblichiamo. Sono di splendida manifattura tutti i dettagli che costituiscono il presepe: lampade, fontane, archi, ogni piccolo componente dà all’opera la sua unicità, poiché ogni dettaglio è frutto di una appassionata ricerca.
Osservando da varie angolature le luci ed il muschio di questo presepe non si può che essere avvolti dal calore dello spirito natalizio, per il quale potete concedervi un attimo di pausa, uno sguardo per ricordare un tempo lontano, un tempo di tradizioni, un abbraccio al significato della vita, al senso di serenità interiore e di amore per il prossimo che ogni cristiano sente quando vede quel bambino adagiato in una mangiatoia di una grotta spoglia.
L’opera, sarà visitabile gratuitamente a partire dai primi giorni di dicembre, fino alla fine del mese di febbraio, il Presepe rimarrà visitabile a richiesta direttamente in portineria durante gli orari di apertura della stessa. Al termine della visita lasciate nel libro firma dei visitatori il vostro ringraziamento per l’opera o una vostra idea.

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Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del

Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del racconto è lo stesso degli anni precedenti, Giovannino, però cresciuto negli anni fino a diventare quasi un adolescente pieno di curiosità e di interrogativi spesso senza risposta. Maria è autrice di una serie di romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’anno scorso ha rieditato il suo, a nostro avviso, più bel romanzo, Il Confinato, che è la storia della persecuzione fascista del padre. E’ inoltre una delle più apprezzate traduttrici di testi letterari stranieri e un’infaticabile organizzatrice culturale. (C.B.)

candleGiovannino nella terra degli uomini

E piove e piove e diluvia…
Tutta la notte vento grandine fulmini tuoni e acqua, acqua a rovesci, giù che Dio la manda… Ma perché Dio manda sulla terra tutti questi guai, mamma? Catastrofi, terremoti, cicloni, guerre… Lui che è onnipotente, perché non impedisce tutto questo? perché lascia che in tante parti del mondo la gente si ammazzi, muoia di miseria, di fame, di malattie terribili… Perché? Non bestemmiare, Giovannino, Dio non c’entra.
Quando vedo tutto quello che succede, non posso fare a meno di chiedermelo, mamma … Dio non ha colpa, Giovannino. La colpa è degli uomini, della dissennatezza, dell’avidità, dell’idiozia e della malafede degli uomini. A scuola non te le spiegano queste cose? Non ne parlate?
Sì, sì, qualche volta. Però nessuno risponde alla mia domanda. Se Dio è così buono e giusto e misericordioso, perché non fa qualcosa per fermare i disastri?
Siamo noi che dobbiamo fermarci, Giovannino. Noi tutti in generale e noi nel nostro piccolo. Se gli uomini si uccidono, se le montagne franano, se in una notte d’inferno il fango seppellisce interi paesi, cancellando tutto: case, strade, fabbriche, terreni c’è sempre una ragione, una spiegazione.
Nulla accade per caso. Rifletti, Giovannino, rifletti. Di chi credi sia la colpa se il nostro pianeta è malato?
Queste sono le domande che devi farti e che devi fare ai tuoi professori.
Oggi il prof di italiano ci ha fatto vedere un filmato e ha detto che dobbiamo fare qualcosa per aiutare la gente che ha perso tutto a causa dell’alluvione. In classe pensiamo di aprire una sottoscrizione… Molti compagni della terza si sono offerti volontari per andare a spalare il fango. Io e altri della seconda volevamo unirci a loro ma non ci hanno voluto. Dicono che c’è ancora pericolo di frane e noi siamo troppo piccoli e saremmo solo di impaccio… Non è giusto, io non sono piccolo, ho tredici anni… Quasi. Ad agosto, Giovannino, ad agosto. Però hai ragione, non sei piccolo e sei un bravo ragazzo. Anche i tuoi compagni sono bravi ma, vedi, i problemi non si risolvono con le elemosine e con i volontari. Ci vuole ben altro!

paesaggio-natalizio

Che cosa ci vuole, mamma? Che cosa, che cosa! Beato te, Giovannino. Te le devo dire io che cosa? Prima di tutto bisogna fare in modo che le disgrazie non accadano, ecco. E poi bisogna muoversi prima, alle prime avvisaglie. Non come all’Aquila. Ai primi segnali. Altro che scavare le macerie con le mani e fare chiacchiere, trovare scuse e bla bla bla. Bisogna fare in modo che le città non crollino, che le montagne restino dove sono sempre state, che i fiumi siano protetti da argini sicuri, non di cartapesta, che le strade non si allaghino per colpa dei tombini intasati, che i ponti e le dighe non cedano, che le baracche della povera gente non si schiantino al primo soffio come le casette dei tre porcellini della favola che ti raccontava la nonna da piccolo, che non basti un po’ di vento e un po’ d’acqua a buttar giù tutto. Bisogna che le cose siano fatte per bene, con onestà prima, invece di correre ai ripari in qualche modo dopo, quando è troppo tardi. Capisci, Giovannino?
Invece ogni volta è lo stesso, ogni volta… Ma cosa si può fare contro la furia della natura, mamma… Già. La natura è infuriata, e si vendica, è vero. Ma la colpa è nostra, delle violenze che le abbiamo fatto e continuiamo a farle, ovunque, in tutto il mondo. La colpa è sempre dell’uomo. L’inquinamento… il surriscaldamento… la desertificazione. l’edilizia selvaggia… Prendi ad esempio quel tratto di costa che vediamo quando andiamo a trovare gli zii al mare. Ce l’hai presenti tutti quei palazzoni bianchi, quegli alberghi di lusso, quelle ville da milionari… ? Be’ una volta non c’erano. Una volta, quand’ero ragazza io, lì c’erano alberi, boschi, vigneti, pascoli… Ora la montagna è scomparsa. Tutto devastato per fare posto a quelle costruzioni inutili. Questo era soltanto un esempio, ma è uguale dappertutto, non solo nel Sud, dappertutto… Dai, mamma, però non sarebbe
figo vivere in una di quelle belle ville? Tu che hai sempre sognato una casetta al mare!
Hai detto bene: una casetta. Un posticino tranquillo, un mare pulito, il sole, la quiete: cose che non esistono più…  Be’ almeno una vacanza in uno di quei posti ti piacerebbe, no? Pensa che meraviglia, col mare davanti, la piscina. Quando sarò grande e guadagnerò, ti ci porterò io, mamma Ma va, ma va… Quella non è roba per noi. E non è nemmeno tanto bella, secondo me. E poi, smettiamola di parlare di ville, di piscine, di lussi mentre c’è chi non ha nemmeno un tetto sulla testa… Tempi neri, Giovannino, tempi neri. Piove sul bagnato, come si dice? allo strappato gli mozzica il cane, caro mio… La TV ha detto che domani il tempo migliorerà e le scuole riapriranno.
Quasi quasi mi dispiace. È così bello la mattina starmene a letto, a dormire, poltrire… Non capisco perché a scuola non ci si può andare di pomeriggio.  Non parlare così, fannullone. Prendi esempio da tuo padre che si rompe la schiena a tirar su case per gli altri, mattone su mattone. E ringraziamo Dio se ancora rimedia qua e là qualche lavoretto e può portare la settimana a casa, con tutta la gente a spasso che non ha nemmeno un piatto di minestra da mettere in tavola… I cantieri sono tutti fermi. Si pensa solo a costruire opere inutili che servono solo a qualcuno che ha tanti soldi per farne ancora di più… Be’, inutili o no, se qualcuno costruisce, per me va bene. Almeno la gente lavora, il babbo guadagna, porta i soldi a casa e coi soldi possiamo comprarci tutto quello che desideriamo.
Io per Natale il regalo che voglio l’ho già deciso. Ah, si? E sarebbe? Un tablet. Al babbo gliel’ho detto e lui è d’accordo. Un che? Un tablet, mamma, un iPad. Quasi tutti i miei compagni ce l’hanno. È fantastico! Ho già visto quello che voglio: uno con 4 GB di memoria… la fotocamera doppia…un display da otto pollici… Fighissimo! Non vedo l’ora che viene Natale.
Ciò di cui hai bisogno, e subito, non sono queste diavolerie che hai in testa tu. Ti ci vogliono scarpe pesanti, un giubbotto nuovo, altro che storie! Babbo me l’ha promesso. Non è un a diavoleria, è una cosa utile. Ti puoi collegare a Internet, chattare… Non hai idea di quello che ci si può fare.
Non ce l’ho, infatti, e non mi interessa un fico secco. Mi sembri un marziano con tutte quelle sigle, quei numeri… Per conto mio, puoi levartelo dalla testa. Quanto a tuo padre, mi sentirà, vedrai… Cose da pazzi. Tu bada a studiare, piuttosto, che mica mi è piaciuto tanto quel cinque in storia… Proprio in storia, da te non me l’aspettavo! La storia è la cosa più importante, perché parla di noi, ci fa capire chi siamo. Su, su vai a lavarti le mani e datti una pettinata che il babbo sta per tornare e la cena è pronta. Muoviti, Giovannino, non fartelo dire due volte.

***

La pioggia non smise di cadere. I fiumi non cessarono di esondare, le colline continuarono a smottare, città paesi e villaggi finirono sott’acqua. I meteorologi annunciavano altre perturbazioni. I giornali strillavano al cataclisma. Giovannino dormiva un po’ di più la mattina e continuava a fare domande che non trovavano risposta. Il babbo non faceva che andare e venire senza pace: il cantiere era chiuso per il maltempo e occorreva adattarsi a cento lavori diversi per rimediare qualche spicciolo. In casa la mamma era sempre più preoccupata e la mattina lo svegliava borbottando: Piove, diceva. Non ha smesso neanche un minuto. Altri trenta centimetri sono caduti. Alzati, Giovannino, su. Vestiti e scaldati il latte. Io esco a fare un po’ di spesa. Devo sbrigarmi, prima che venga il diluvio.
– Ci vado io a fare la spesa, – disse Giovannino, e, senza neppure lavarsi, si preparò in fretta, prese la lista e uscì di corsa. – Giovannino, l’ombrello, dove avrai la testa! gli gridò dietro la mamma inseguendolo sul pianerottolo. babbo-natale
E fa’ presto: sta per scatenarsi il finimondo! Appena fuori, Giovannino si sentì leggero. C’era, nonostante tutto, un’aria di festa. Il Natale era alle sue prove generali. Avvolti nella plastica trasparente gli alberelli fuori delle botteghe cinesi aspettavano di essere decorati; le vetrine strizzavano l’occhio ai clienti; sotto un ombrellone bianco una bancarella esponeva una miriade di futilità luccicanti: Tutto a un Euro, Tre pezzi due Euro; la pioggia tamburellava sulla selva variopinta di ombrelli facendo una musica allegra. Una signora lo salutò: Ciao Giovannino, fa’ presto, sta per scatenarsi il finimondo!
Le stesse parole della mamma, pensò Giovannino divertito mentre attraversava lo stradone zigzagando tra le macchine. Immerso nella grande giostra del supermercato, tutto adorno e sfavillante di stelline e festoni, muovendosi sicuro tra gli scaffali si sentiva euforico. Gli altoparlanti rovesciavano slogan e canzoni.
Il ritmo e le parole lo dirigevano, gli davano la carica: “Nella terra degli uomini, dove tutto è possibile, dove suona la musica, dove un sogno si popola, dove il sangue si mescola, e ti senti una favola…” Con la sporta pesante, la voce di Jovanotti nella mente leggera, Giovannino riprese la strada di casa.
All’angolo, da un fagotto colorato di stracci, gli sorrise una faccia nera come la liquirizia e il suo cuore si popolò di sogni. ” Nella terra degli uomini, trovi un posto anche per chi, ti sorride da un angolo.” Tutto gli sembrava possibile, anche lo squarcio di luce – un’idea di sole – comparso all’improvviso nel piombo del cielo.

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Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje di Enrico Recchi

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje

di Enrico Recchi

Parlare del “fusajaro” significa davvero andare a sfogliare il libro dei ricordi perché, se di “callarostari” (dei quali abbiamo parlato nel precedente numero di Cara Garbatella) se ne vedono ancora in giro, il fusajaro oggigiorno è completamente scomparso dai nostri panorami cittadini.
Come dice il nome stesso, il fusajaro vendeva le fusaie chiamate in italiano lupini. Il lupino è un legume parente del fagiolo con una pianta alta circa un metro e mezzo i cui fiori dopo la fecondazione formano i legumi. A proposito ci sono i lupini da fiore, che formano delle inflorescenze colorate e bellissime.cartoccio-di-fusaie
Pianta antichissima il cui nome scientifico probabilmente deriva dal greco lype=amaro, per il sapore del seme crudo, era nota già agli antichi Egizi ben 4000 anni fa e venne descritta da Plinio che osservò come le sue foglie seguano il corso del sole proprio come fa il fiore del girasole.
Da sempre le fusaie sono state considerate un alimento non particolarmente pregiato, una volta, appunto, venduto agli angoli delle strade dai venditori ambulanti o al  cinema assieme ai mostaccioli. Invece i nutrizionisti ci dicono che questo legume ha un contenuto in proteine che rivaleggia con quello della carne ed è superiore a quello delle uova.
Certo se oggi andassimo a chiedere ad un bambino che cos’è una fusaia (oppure un lupino) dubito che potremmo trovare qualcuno che possa dare una risposta corretta. Di sicuro quel bambino ci potrebbe parlare correntemente di merendine.
Fino a una trentina di anni fa invece comperare un “cartoccio di fusaje” era un modo comune per i ragazzini della Garbatella (e non solo) di investire pochi spiccioli in uno stuzzichino in attesa del pasto o per spezzare i giochi in strada.
Quanti di noi ricordano colloqui di questo tenore con la mamma: “A ma’, io scenno qua sotto in Chiesoletta” “Guarda che tra poco se magna…” ” Vabbè, ‘na mezzoretta” “Sì ma nun te rovinà la cena dar fusajaro!”
Già perché il venditore ambulante di fusaje, precursore dei tempi, rispetto al callarostaro aveva una offerta assai più ampia che comprendeva non solo le fusaje ma anche olive, sia quelle verdi grandi che le olive nere al forno, oppure bruscolini e, andando ancora più indietro nel tempo, le carrube.
Certo tutto dipendeva dalla disponibilità in “saccoccia” ovvero da quanti soldi si possedevano. Una volta accertato che c’erano sì e no 10 lire, si decideva di spegnere i languorini dello stomaco con un cartoccio di fusaje con una bella spruzzata di sale in cima, tanto poi si poteva fare una bella bevuta alla fontanella. Infatti quando il cartoccio, rigorosamente di carta paglia gialla, era pronto con le fusaje dentro, arrivava l’immancabile domanda: “Ce lo voj er sale?”. “E come! Sì, che ce lo vojo”, e giù una abbondante spruzzata di sale che scendeva da un corno.
Anche se, in ogni caso, le fusaje già avevano subito il procedimento che le rendeva gradevoli al palato: ovvero erano state bollite e messe in salamoia per eliminare il sapore amaro originario.
“Er fusajaro” arrivava, a piedi o in bicicletta, trasportando tutto il suo armamentario di vendita: i sacchi con le fusaje, quelli con i bruscolini, i secchi con le olive, i mestoli, la carta per i cartocci, ecc. Come per il callarostaro, le postazioni strategiche erano davanti alla scuola Cesare Battisti, al cinema Garbatella o al Columbus. Era senz’altro un lavoro modesto, fatto in genere da un vecchietto con molta semplicità. Tanto semplice che col passare del tempo e con la perdita di attrazione delle fusaje oramai passate di moda, quella stessa parola diventò sinonimo di pressapochismo e quindi l’epiteto “fusajaro” andava a colpire il malcapitato di turno che poteva essere il compagno di giochi che aveva sbagliato o il compagno di squadra che s’era mangiato un gol o l’arbitro (un bersaglio sempre molto amato) che aveva negato il rigore.

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I novant’anni del maestro Pradella

I novant’anni del maestro Pradella

maestro-pradellaAuguri di Cara Garbatella al direttore d’orchestra ed emerito nostro concittadino Massimo Pradella, che in questi giorni festeggia i suoi novant’anni. La sua lunga carriera cominciò come allievo al Conservatorio di Pesaro che frequentava abitando ad Ancona. Nel 1938 la madre, Lina Senigaglia, raffinata pianista, ebrea, con le leggi razziali dovette chiudere la scuola di musica che conduceva insieme al fratello Giorgio, violinista.
Ad Ancona per loro tirava una brutta aria, sicché la famiglia qualche tempo dopo colse al volo una opportunità di trasferimento del padre, dipendente dello Stato, e venne a stare a Roma, dove gli assegnarono un appartamento dell’Incis a Piazza Oderico da Pordenone. Massimo proseguì gli studi presso l’Accademia di Santa Cecilia, dove si diplomò in pianoforte, in violino, in composizione e in direzione d’orchestra. Visse in clandestinità i mesi dell’occupazione tedesca, protetto dalla solidarietà del quartiere. Subito dopo la Liberazione di Roma andò volontario nel Corpo volontari della libertà, il ricostituito esercito italiano che operò a fianco degli Alleati. Il primo importante esordio all’estero, a Berlino, nel 1951, come direttore d’orchestra.
Poi arrivarono i grossi incarichi: direttore stabile dell’orchestra della Rai di Torino e poi della Alessandro Scarlatti di Napoli. Intanto portava il suo talento in giro per il mondo, accompagnato dai più quotati solisti.
Tuttora, coi suoi novant’anni, continua a lavorare con la musica e per la musica, tenendo dei corsi a un pubblico giovanile: Recentemente ha portato la sua esperienza di intellettuale vissuto a suo tempo in un’ex borgata romana in un convegno su “Roma poveraccia”. Ora sta di casa a Piazza Vittorio ma sempre con la Garbatella nel ricordo, come quando girava il mondo o quando abitava a Torino o a Napoli. La Garbatella gli ricambia questo affetto.

(C.B.)

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Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga. Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

di Antonella Macrelli

Lo yoga attraverso le sue varie tecniche e pratiche aiuta a ristabilire l’equilibrio fisico e mentale e a sviluppare maggiore consapevolezza. Lo yoga è flessibilità fisica ma prima ancora mentale ed è particolarmente adatto ai bambini, proposto a scuola, nelle modalità e nei linguaggi adatti alla loro età. Nel 2008 il Ministero dell’Istruzione ha firmato un protocollo con la Confederazione nazionale yoga per promuovere lo sviluppo dello yoga nelle scuole, riconoscendone l’alto valore formativo.giocayoga
Ciò rappresenta una sorta di legittimazione ufficiale per l’inserimento di percorsi dedicati allo yoga in ambito scolastico con il fine di aiutare lo sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi e aiutarli al tempo stesso a migliorare le capacità di apprendimento e l’atmosfera scolastica in genere.
Alla luce di questa iniziativa, da quest’anno, nella scuola primaria Cesare Battisti, è stato avviato un nuovo percorso formativo dedicato allo yoga.
Ma perché lo yoga a scuola? Yoga e scuola possono trovare una speciale sinergia; con lo Yoga si sperimenta una nuova possibilità educativa, che sostiene e al tempo stesso prepara l’insegnamento scolastico: l’autoeducazione. Non si tratta di imparare una nuova materia, ma di creare una base solida, uno spazio di accoglienza, che trasforma le situazioni di disagio a partire dalla riscoperta delle risorse personali, un luogo dove fioriscono la concentrazione e la creatività.
Lo yoga, praticato attraverso il gioco, dà ai bambini la possibilità di liberarsi dagli stress e di ritrovare la serenità in un clima senza competizione che li fa sentire sicuri di sé e delle loro capacità. Con lo Yoga i ragazzi imparano a rilassarsi nel profondo, creando le condizioni per lasciare fiorire le proprie risorse e potenzialità.
Diventando agili e robusti, imparano a muoversi come una rana o un uccello, imitano la forma di un ponte, di una ruota o di un albero, tendono e rilassano i muscoli come fanno gli animali, superano la possibile noia rendendo gli esercizi un gioco creativo, divertente e nel quale possono dare sfogo alla loro fantasia.
La classe campione, una seconda, ha risposto molto bene alla proposta educativa. I bambini attendono con piacere il momento dedicato allo yoga che vede l’ora così scansionata. Si inizia in un’atmosfera serena, scandita da un breve suono dei cembali, per poi passare ad una lettura che racconta episodi sulla vita del Buddha da bambino. Vengono successivamente proposte le sequenze di asana (posizioni), facili e divertenti, accompagnate dal pranayama (respirazione), il gioco e il rilassamento…quest’ultimo molto  richiesto.
Lo yoga per i bambini è diventato un gioco per muoversi insieme, stimolare la fantasia e la voglia di sperimentare. Stare insieme non basta, si può stare insieme con gioia e serenità, scoprendo che le diversità arricchiscono, anziché dividere.

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Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali Giunchi, Bianchini, Nuvoloni… La Garbatella fucina di pugili

Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali
Giunchi, Bianchini, Nuvoloni … La Garbatella fucina di pugili

di Adelio Canali

Alla Garbatella sono vissuti tre grandi pugili di livello mondiale: Leo Giunchi, Mario Bianchini e Alvaro Nuvoloni. Giunchi nacque in Russia nel 1895 ma divenne subito romano d’adozione.
Conosceva varie lingue e nei colloqui dimostrava una vasta cultura. E’ stato uno degli artefici della nascita del pugilato in Italia. Debuttò a 19 anni, nel 1919, come peso leggero nella squadra laziale che affrontava una rappresentativa americana.
Giunchi_Bianchini_NuvoliniVinse per abbandono dell’avversario alla 3° ripresa. Sempre in quell’anno divenne campione Regionale e successivamente conquistò il titolo Italiano dilettanti a Milano battendo Mario Bosisio. Partecipò alle Olimpiadi di Anversa nel 1920, ma dovette interrompere l’occasione perché colpito dalla “spagnola” che in quel periodo mieteva numerose vittime. Si confermò campione d’Italia dilettanti nel 1920 e 1921. Poiché i suoi incontri erano un vero spettacolo di scherma e potenza, dietro consiglio dell’organizzatore romano Pasquale Iovinelli, passò al professionismo, battendo ai punti Romolo Parboni. Dopo alcuni incontri vinti in Francia, nel 1923 tornò in Italia per dominare in 15 riprese quel terribile picchiatore che fu Pietro Bianchi. Partì per gli Stati Uniti dove divenne l’allenatore preferito del Campione del mondo dei pesi Welter Mickey Walker.
Sostenne circa 300 combattimenti in Italia, Francia, Belgio, Stati Uniti e Inghilterra, perdendone solo sette, dei quali quattro alla fine della carriera che si concluse nel 1928.
Lo conobbi quando, ormai avanti con l’età, veniva all’A.S. Audace, in Via Frangipane, come massaggiatore della squadra Campione d’Italia di sollevamento pesi di cui faceva parte. A volte capitava che la sera prendessimo insieme il tram per tornare alla Garbatella, lui abitava all’Albergo Bianco e in quelle occasioni ebbi modo di saperne di più sulla nascita della boxe a Roma.Nino-Benvenuti
All’inizio degli anni ’70, facevo parte del Comitato Attività Professionisti (C.A.P.) della Federazione Pugilistica Italiana e ricordo un particolare commovente riguardo il personaggio.
Quando ormai era vecchio e malato, andò a fargli visita Enrico Urbinati, ex campione d’Europa dei pesi mosca, che in quel periodo prestava servizio in Federazione. Mentre ero in riunione entrò nella sala e accostandosi con voce commossa mi disse che aveva visto Leo; capii subito che l’incontro tra i due vecchi campioni doveva essere stato particolarmente emozionante.
Mario Bianchini nacque in Via delle Botteghe Oscure e seguì le orme dei fratelli Fernando e Armando, che si erano già distinti nel mondo del pugilato. Iniziò nel 1927 una carriera dilettantistica, che lo porterà ad essere considerato tra i migliori “puri” di tutti i tempi. Dopo il campionato Italiano dei pesi leggeri vinto nel 1930, sempre in quell’anno conquistò a Budapest il titolo Europeo. Come capitano della squadra azzurra raggiunse il record (ancora imbattuto) di 47 presenze in Nazionale. Vinse il “guanto d’oro” a New York e conquistò la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Nel 1936 passò al professionismo, militando nella categoria superiore dei welter. Il 26/1/1938 divenne campione d’Italia, battendo a Roma Amedeo Dejana.
Aveva un meraviglioso gioco di gambe e un sinistro secco e preciso. Incontrò pugili di livello, in Argentina e in Europa. La sfortuna lo colpì quando al rientro dagli U.S.A., in occasione della rivincita concessa all’astro nascente Perticaroli, alla 3° ripresa dell’incontro che si tenne l’8/3/1939, si verificò l’incidente che lo costrinse al ritiro dall’attività.
Fondò, successivamente, la Società Sportiva “Bertini” e, alla Garbatella, la “Spartaco Proietti” dove, insieme al maestro Barbanti, dedicava le sue cure alle giovani promesse del quartiere, tra le quali emerse il figlio Enzo che nel 1948 vinse il Campionato Regionale dilettanti dei pesi gallo. L’amico Enzo Bruschi, allora Presidente dell’A.S. “Audace” e arbitro internazionale di pugilato, dopo aver chiesto al Comune di Roma che una strada della zona residenziale “Roma 70” venisse intitolata a Mario, così concluse un suo articolo su “Boxe Ring” del giugno 1985: “Non è retorica, ma se vi trovate a passare per quella Via che l’amore e l’amicizia hanno voluto, sappiate che Mario Bianchini non era solo un pugile, era un campione ed era soprattutto un galantuomo, di quelli che fanno onore all’intera società”.
Altro pugile sfortunato fu Alvaro Nuvoloni. Nato a Tormarancia ma cresciuto all’Albergo Bianco della Garbatella, era una vera e propria macchina da pugni, con doti di grande incassatore. Divenne campione d’Italia dei pesi gallo, battendo Falcinelli a Verona il 4/10/1950. Il 15/9/1951, difese il titolo a Cagliari contro Zuddas. I suoi combattimenti entusiasmavano la platea. Rimasero famosi due dei suoi incontri. Il 20/6/1950 affrontò a Barcellona Luis Romero per il titolo europeo. Portò avanti un incontro entusiasmante e, sicuro della vittoria, chiuse le ultime riprese aggiungendo colpi su colpi.
Tutto fu inutile perché venne derubato della vittoria e il risultato destò clamore su tutta la stampa sportiva. L’altro combattimento da ricordare avvenne il 21/10/1950, quando a Johannesburg incontrò il Campione del mondo Vic Toowel. Anche in  quell’occasione la sua brillante condotta di gara venne punita da un verdetto casalingo. Al ritorno portò con sé una pellicola 16 m/m, ripresa dai suoi accompagnatori: venne da me perché sapeva che avevo il proiettore adatto e al bar di Socrate, insieme a tutti gli amici, avemmo l’opportunità di visionare l’entusiasmante incontro. Ma la Garbatella dimostrò di essere  una vera fucina di grandi pugili.
Possiamo ricordare: Walter Malatesta, peso massimo, campione d’Italia dilettanti nel 1929; Domenico Di Stefano, che vinse a Novara nel 1940 il titolo italiano dei pesi welter nei dilettanti; Ettore Mortale, peso leggero, sostenne in Italia e in Francia 27 combattimenti, tra i quali quelli che lo videro vincitore contro Aldo Spoldi, campione d’Europa (Roma 19/8/1934) e l’altro contro Bruno Bisterzo, anch’egli campione d’Europa (Teatro Puccini di Milano il 28/1/1941).
Altri pugili degni di nota: De Paolis, che partecipò al torneo internazionale dei pesi massimi a Vienna nel 1947, poi Giuliano Catini, Cristolini e De Placidi.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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L E T T E R A – Pedibus e Bicibus: prove di civiltà

LETTERA
Pedibus e Bicibus: prove di civiltà

Qual è la prima cosa che deve fare un genitore per educare i propri figli? Secondo noi che – sulla spinta degli attivisti del Csoa La Strada – abbiamo contribuito a realizzare i progetti pedibus e bicibus, è il buon esempio.pedibus
Siamo tutti genitori di bambini della Cesare Battisti e tutti i giorni della settimana portiamo in nostri figli a scuola a piedi o in bicicletta e siamo tutti più felici, i bambini e noi.
Contenti perché i nostri figli socializzano (ai pedibus e ai bicibus partecipano bambini di età e classi differenti), si riappropriano dei propri spazi e del loro quartiere; i negozianti e le persone che ci vedono passare ci sorridono (più ai bambini, ovviamente) e spesso, soprattutto quando passiamo in bici, fanno anche il tifo. È un’esperienza bellissima che è servita e serve alla crescita dei bambini ma anche alla nostra, perché giorno dopo giorno capiamo quanto sia importante per i nostri figli sperimentare la propria autonomia.
Sulla scia del nostro progetto si sono organizzati anche pedibus scuola Alonzi e bicibus scuola Principe di Piemonte. Quando nel settembre 2013 cominciammo con il pedibus (che raccoglie i bambini alle fermate sparse lungo il percorso partendo da un capolinea) mio figlio Jacopo mi chiese perché dovevamo fare un giro così lungo per andare a scuola visto che abitiamo a circa un minuto a piedi dalla Cesare Battisti; oggi se gli dico domani niente pedibus o bicibus è più efficace di una punizione.
Oggi sono loro a chiederlo e a volerlo! Ah, dimenticavo: nessuno di noi è mai in ritardo al lavoro, anche se arriviamo a scuola senza un’automobile! (Pedibus Cesare Battisti, tutti i
martedì e giovedì ore 8,00 partenza da Piazza Albini – Bicibus Cesare Battisti, tutti i mercoledì ore 8,00 partenza Piazza Albini).

Marcello Conte
Pedi/bicibus Cesare Battisti

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Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio

Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Ad un mese dall’istituzione del nuovo orario decentrato, il Municipio Roma VIII, che ha avviato da lunedì 3 novembre l’orario prolungato di apertura degli sportelli anagrafici, tira le prime somme. Durante questi giorni, infatti, ci si può presentare negli Uffici di Via Benedetto Croce 50 dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 19,00 per richiedere la carta d’identità, i certificati, i cambi di domicilio e residenza e tutti gli altri atti demografici.nuovi-orari
In un momento in cui alla Pubblica Amministrazione viene chiesta flessibilità e innovazione il Municipio VIII anticipa i tempi, cercando di mantenere l’equilibrio tra rispetto dei diritti dei lavoratori e quello per i cittadini utenti. “Si è cercato – ha dichiarato il Presidente Catarci – di anticipare, venendo incontro alle esigenze di orario dei cittadini, ciò che è presente nel nuovo contratto decentrato, oggi ancora sotto la lente di ingrandimento dei sindacati, ma che dovrebbe prevedere il prolungamento dell’orario su tutto il territorio di Roma Capitale.
Grazie in particolare alla disponibilità dei dipendenti del Municipio, si sta offrendo un servizio aggiuntivo verificando al contempo quali azioni si dovranno poi sviluppare in tutta la città”.
C’è da dire che, in questi primi giorni di sperimentazione, l’afflusso nel periodo di allungamento dell’apertura fino alle 19,00 non ha registrato proprio la ressa: singoli cittadini,
alla spicciolata, hanno usufruito di questa agevolazione, forse anche per la scarsa pubblicità che questa iniziativa ha sinora avuto. Questo però non è il periodo nel quale di solito ci sia un forte traffico negli uffici anche durante le normali giornate lavorative.
Il clou è nei mesi primaverili ed in particolare in quelli estivi. Questa sperimentazione serve come rodaggio che si è pensato di allungare anche al mese di dicembre, data la concomitanza con le feste natalizie ed il maggior tempo disponibile per i cittadini. Se da un lato si cerca di rinforzare le prestazioni della macchina amministrativa offrendo un nuovo modo di fare servizio, dall’altro bisognerebbe cercare di integrare gli stipendi del personale coinvolto, veramente ridotti ai minimi storici. Sono infatti attesi nuovi sviluppi degli effetti del decreto Salva Roma anche sulla condizione dei dipendenti comunali. Dal primo gennaio, con un mese di dilazione ottenuto sull’onda della manifesta contrarietà dei lavoratori, dovrebbe entrare in vigore il contratto decentrato, che prevede proprio la riorganizzazione di turni e di gestione del posto di lavoro e il taglio del salario accessorio, che
d’ora in avanti sarà elargito solo come “premio” legato alla produttività. Non proprio il viatico migliore per l’inizio di questa sperimentazione.

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Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella
L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Così all’improvviso, come un colpo di scure, Claudio Petrucci 58 anni a dicembre ci ha lasciati sabato 29 novembre. Una morte improvvisa che ci coglie di sorpresa, che lascia un infinito segno d’impotenza. Claudio un amico, in passato ha anche collaborato con Cara Garbatella, ha una storia comune alla maggioranza dei ragazzi del quartiere: un’infanzia ed un’adolescenza tra i lotti, la Chiesoletta, alla colonia estiva di Torvaianica, la Villetta. Due grandi passioni: il calcio e l’automobilismo, il tutto non reso banale ma approfondito elaborato e analizzato.
Ricordiamo i suoi articoli su Cara Garbatella, su questi argomenti, riusciva sempre a cogliere questioni sociali umane e personali, dove tra le righe era facile afferrare la sua ironia.
In quegli articoli esce tutto se stesso, denuncia sociale su come si vive lo sport, e un grande amore verso suo figlio Lorenzo, sempre ispiratore dei suoi articoli (ricordiamo con quanto orgoglio descriveva le tante vittorie del suo “campioncino di go kart”).
Amava questi sports ai quali legava anche una grossa passione per la Roma. Nell’infinita tristezza di questa perdita nel ritrovarsi tra amici in una sorta di grande freddo, nel ricordare viaggi, serate e giornate a dividere e condividere momenti, tra emozioni e sorrisi traspariva il suo modo di essere: allegro, il suo vivere le cose con entusiasmo, ed una infinita generosità. La chiesa di San Filippo Neri gremita di amici e parenti, il giorno del suo funerale è stata la risposta eloquente di quanto fosse amato ed apprezzato, la bara avvolta da fiori giallorossi che testimoniavano la sua fede calcistica, un ritorno in quella Chiesa a due passi da quel campo polveroso dell’oratorio dove ha iniziato a tirare i primi calci al pallone.
E’ inevitabile che in questo momento il pensiero va alla sua compagna di sempre, quasi un binomio “Flora e Claudio” a suo figlio Lorenzo, a mamma Renata, alla sorella Roberta. Un forte abbraccio nel ricordo di un amico che non c’è più. Ciao Claudio.

Giancarlo Proietti

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Jazz d inverno

Jazz d’inverno appuntamento mensile, per tenere un filo di collegamento con il Garbatella Jazz Festival.

L’ingresso, come sempre, è libero, dalle 20 si potrà cenare (è gradita la prenotazione) e sarà aperto il bar.
Per prenotazioni e informazioni 3319496348 – 3280580162
la redazione di Cara Garbatella

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un regalo buono che fa bene

In occasione delle prossime festività, promuove l’iniziativa di solidarietà:

UN REGALO BUONO CHE FA BENE

  • Una confezione-regalo di tre bottiglie di:
  • OLIO EXTRA-VERGINE DI OLIVA SABINA DOP
  • VINO ROSSO IGT
  • VINO BIANCO IGT
  • Prezzo totale € 18,00

Il ricavato sarà destinato a borse di studio a favore di ragazzi palestinesi nei campi profughi in Libano

Confezione 3 bottiglie
Le prenotazioni si raccolgono agli indirizzi email:

am.procacci@alice.it
livia.omiccioli@comune.roma.it

www.altrevie.it                        www.caragarbatella.it

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Il mercato coperto tra cibi ed arte La struttura di Via Passino ha ospitato l’evento artistico e culturale Terra Madre

Il mercato coperto tra cibi ed arte La struttura di Via Passino ha ospitato l’evento artistico e culturale Terra Madre

di Ilaria Proietti

Frutta, verdura, formaggi, salumi e arte. Sì, proprio arte! Il mercato rionale coperto di Garbatella, in Via Francesco Passino, ha infatti ospitato dal giorno 18 al 26 Ottobre durante l’orario del Farmer’s Market, l’evento culturale Terra Madre. Un viaggio artistico che mira a richiamare i temi della natura. Gli artisti coinvolti sono vari, così come le opere che si possono trovare passeggiando all’interno del mercato.
Quadri, mosaici, piccole sculture, fotografie. I colori e i soggetti dei quadri, che ricordano il mondo naturale, si mischiano agli odori del mercato.
Un’esposizione particolare, lontana dalle solite mostre dove bisogna assolutamente ricordarsi di mettere il silenzioso al cellulare, qui la confusione delle voci si accavalla a quella delle grida dei venditori. Chi dice: “Guarda che bel quadro”, e chi invece chiede un etto di salame.
Per le opere che si possono ammirare sono state utilizzate varie tecniche, dipinto su vetro, olio su tela, gesso e colori acrilici, fili di ferro e tubi di plastica, bassorilievi in legno o pietra. Oltre alle diverse composizioni, il programma comprende anche altri eventi, tra cui la presentazione di uno spettacolo teatrale e di alcuni libri. Non mancano poi i laboratori, sia artistico che botanico.
L’obiettivo dell’iniziativa, oltre a quello di far riscoprire al cittadino l’interesse per il territorio in cui vive, si propone anche di avvicinare il pubblico a una cultura artistica. E quale ambiente migliore del mercato può ospitare un evento di questo genere. Il mercato che sin dagli inizi, nell’antica Roma, veniva costruito sull’agorà, centro di commercio, cultura e politica per i nostri antenati.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

 

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Proteste sullo stato di abbandono di alcuni parchi

LETTERA

Proteste sullo stato di abbandono di alcuni parchi

Ci giungono molte lamentele sullo stato di abbandono di alcuni parchi, ma ultimamente le richieste di attenzione sull’area cani di via Ignazio Persico, si sono moltiplicate. Siamo andati a fare un sopralluogo, effettivamente abbiamo trovato un parco abbandonato a sè stesso.

“L’ultima volta che ho portato il cane al parco ho addirittura trovato una siringa e un coltello! Ora basta! Le cose più pulite lì dentro sono le feci dei cani!” Questa è una delle ultime lamentele che abbiamo ricevuto da parte di una signora che da anni frequenta l’area cani del parco “Cavallo Pazzo”, situato in Via Ignazio Persico. Le richieste dei cittadini per far pulire il  parco sono tantissime, ma soprattutto si sentono da anni.
protesteEscrementi, cartacce, vetri e bottiglie, buste dell’immondizia lasciate lì. Lo sporco che si può trovare camminando all’interno del “Parco Vecchio”, come lo  chiamano i ragazzi della Garbatella, è spaventoso.
Ma dal momento che sono stati trovati buste con cibi avariati, sicuramente siringhe ci dicono anche un coltello, non si parla più di sporcizia, bensì di pericolo, sia per gli animali che per le persone. La notte il parco rimane aperto, mentre quello adiacente viene chiuso. Spesso si trovano preservativi buttati di fianco alla panchina, o come già detto, siringhe usate.
Da tempo è stato preso in gestione dai ragazzi di Casetta Rossa. Inizialmente sembrava avessero preso a cuore il parco dei nostri amici a 4 zampe. In pochi giorni infatti hanno rivestito buona parte dell’area da una rete metallica più sicura di quella precedente, da cui spesso i cani più piccoli riuscivano ad uscire. Ma da allora ha subito un degrado esponenziale, alcune volte anche per responsabilità degli usufruitori. Chiediamo ai responsabili di vigilare, di prendersi maggiore cura di quell’area, pulendo, tagliando l’erba e chiudendola la sera.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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Dall’Olanda alla Garbatella Scambio di esperienze con creativi, artisti, operatori di un centro culturale di Amsterdam

Dall’Olanda alla Garbatella

Scambio di esperienze con creativi, artisti, operatori di un centro culturale di Amsterdam

di Fabio Muzi

Iun ideale gemellaggio con il centro culturale Parkhuis de Zwjiger di Amsterdam, martedì 30 settembre il nostro quartiere ha  ospitato una folta delegazione di artisti, creativi ed operatori culturali provenienti dall’Olanda interessati a studiare il “laboratorio Garbatella”, uno straordinario mix di coesione ed integrazione sociale e di vivacità culturale, rappresentato dalle numerose associazioni e realtà culturali che animano il territorio. La giornata di lavoro è stata coordinata da Claudio Bocci dell’associazione culturale Altrevie e dall’addetto Culturale dell’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma, Bas Ernst, con l’obiettivo di approfondire i processi urbani e sociali delle “città in transizione”, con particolare riferimento al ruolo delle industrie creative nello sviluppo delle città.

Dall’Olanda alla Garbatella

Scambio di esperienze con creativi, artisti, operatori di un centro culturale di Amsterdam

di Fabio Muzi

Iun ideale gemellaggio con il centro culturale Parkhuis de Zwjiger di Amsterdam, martedì 30 settembre il nostro quartiere ha  ospitato una folta delegazione di artisti, creativi ed operatori culturali provenienti dall’Olanda interessati a studiare il “laboratorio Garbatella”, uno straordinario mix di coesione ed integrazione sociale e di vivacità culturale, rappresentato dalle numerose associazioni e realtà culturali che animano il territorio. La giornata di lavoro è stata coordinata da Claudio Bocci dell’associazione culturale Altrevie e dall’addetto Culturale dell’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma, Bas Ernst, con l’obiettivo di approfondire i processi urbani e sociali delle “città in transizione”, con particolare riferimento al ruolo delle industrie creative nello sviluppo delle città.
L’incontro si è tenuto presso lo spazio di coworking Millepiani ed è stato aperto dalla proiezione del docu film “Felicemente il crisi” che ha raccontato l’esperienza di social design sperimentata
sabato 10 e domenica 11 maggio scorsi quando i cittadini della Garbatella sono stati chiamati a votare nel “seggio delle emozioni”, un insolito seggio elettorale per mappare e raccontare il quartiere attraverso le storie e i sentimenti delle persone.
E’  seguito l’intervento di Massimo Alluli e Gabriele Guazzo di Cittalia, la struttura di ricerca dell’ANCI-Associazione Nazionali Comuni Italiani, a cui il Direttore del Parkhuis de Zwjiger, Egbert Fransen, ha conferito la targa di City Embassy di Amsterdam. Il riconoscimento nasce due anni fa nella città olandese con l’obiettivo di arrivare entro il 2016 – anno in cui l’Olanda avrà la presidenza di turno dell’Unione Europea-, ad un network che colleghi tutte le capitali del Continente per definire strategie comuni di crescita ed innovazione.
A Gianni Rivolta e Giancarlo Proietti di Cara Garbatella è stato affidato il compito di rievocare, con l’ausilio di rari materiali audiovisivi dell’Istituto Luce, la storia e la memoria del quartiere illustrandone le fasi salienti della edificazione della “città giardino” e della originale architettura delle abitazioni e degli edifici di servizio. Al termine, la delegazione di operatori olandesi è stata accompagnata in visita al quartiere seguendo l’itinerario dei luoghi-simbolo della Garbatella: il pincetto di Piazza Brin, la fontana Carlotta, la scoletta di Piazza Nicola Longobardi, la monumentale scenografia di Piazza  Damano Sauli, il Palladium e la Villetta, a cui si è aggiunto il tocco di contemporaneo delle opere di street art di Sten & Lex sulla facciata del palazzo all’angolo di Via Caffaro. La visita si è conclusa con una tappa al Ristoro degli Angeli dove la geniale Elisabetta ha servito piatti della tradizione rivisitati in chiave creativa.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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Dedicato ad Elisabetta Di Renzo il Consultorio Familiare della Garbatella

Dedicato ad Elisabetta Di Renzo il Consultorio Familiare della Garbatella

U abbandono di alcuni parchi n consultorio familiare dedicato a una donna.
Lunedì 13 ottobre, in largo delle Sette Chiese, si è svolta la cerimonia di intitolazione del Consultorio Familiare della Garbatella. “Per la prima volta a Roma un consultorio prende il nome di una persona, anziché semplicemente il nome della via in cui si trova. Elisabetta Di Renzo si è sempre battuta per la tutela della salute delle madri e dei loro figli, partecipando attivamente all’interno dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane) per l’affermazione dei diritti delle donne”.

Dedicato ad Elisabetta Di Renzo il Consultorio Familiare della Garbatella

U abbandono di alcuni parchi n consultorio familiare dedicato a una donna.
Lunedì 13 ottobre, in largo delle Sette Chiese, si è svolta la cerimonia di intitolazione del Consultorio Familiare della Garbatella. “Per la prima volta a Roma un consultorio prende il nome di una persona, anziché semplicemente il nome della via in cui si trova. Elisabetta Di Renzo si è sempre battuta per la tutela della salute delle madri e dei loro figli, partecipando attivamente all’interno dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane) per l’affermazione dei diritti delle donne”.
Lo dichiarano il presidente del Municipio Roma VIII, Andrea Catarci, presente alla cerimonia anche Massimiliano Smeriglio, vicepresidente Regione Lazio, ed altri rappresentanti istituzionali. Presenti anche gli studenti della scuola media inferiore Macinghi Strozzi. Elisabetta Di Renzo arrivò a Roma dalla Puglia nel 1928, aveva soltanto quattro anni e per i primi tempi tutta la famiglia abitò dalle parti di Via Ottaviano dentro un negozio, poi ebbe casa alla Garbatella. Elisabetta scomparsa due anni fa è una donna che ha lasciato il segno alla Garbatella. Sposò Mario Pistilli, un operaio edile comunista, protagonista delle lotte popolari e democratiche nella città e alla Garbatella, con cui andò ad abitare al lotto 60, nella zona degli Alberghi. Sempre impegnata socialmente e politicamente, ma anche sempre attenta alla famiglia.
Militante comunista e dell’U.D.I., grande protagonista delle battaglie degli anni settanta in prima fila nella campagna per il divorzio e l’aborto, che sfociò nell’apertura del consultorio familiare di Via Montuori. Socia onoraria dell’associazione Il Tempo Ritrovato, che ha voluto fortemente questo riconoscimento perché è stata una donna che ha dato molto alla nostra comunità.(P.G.)

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A.S.T.R.O. – Una Storia di calcio di 50 anni fa

A.S.T.R.O. – Una Storia di calcio di 50 anni fa

La lettera che ci scrive Salvatore Reitano è un regalo straordinario, pieno d’affetto verso il calcio d’una volta e di buona memoria per la Garbatella di cinquanta anni fa. E’ un messaggio che viene da Atri in terra d’Abruzzo, luogo dove Salvatore è “migrato” tanto tempo fa e dove attualmente risiede. Atri è una stupenda cittadina del teramano piena d’arte e di storia, immersa in uno scenario disegnato da calanchi rugosi e dolci colline generose di buon vino. Anche per questo, per le sue affinità con il nostro “aprico quartiere”, fa ancora più piacere ricevere un racconto partito al di là degli Appennini e capace di rievocare le stagioni felici di quell’incredibile squadra che fu l’ASTRO.
Risalgono forse ad un paginone del dicembre 1950, dedicato dal Corriere dello Sport alla Garbatella, i primi squilli di notorietà della società nata in Chiesoletta e arrivata in pochi anni a sfiorare la promozione in serie C. Nelle formazioni riportate dal quotidiano brillano i nomi di Cometto, Ricci, Costantino, Barbanti oltre ai giovanissimi Francalancia, Fabbri, Diacci, Acciari e Mandrè e tanti altri. Nel mio libro Fuori i secondi, come giustamente nota Salvatore, ho raccontato solo una frazione di quell’esperienza eccezionale, incitato soprattutto dalla narrazione dell’allenatore Fernando Barbanti, figlio di Edoardo maestro di boxe. Barbanti, incontrandomi, m’aveva dato una foto della squadra del campionato ’54, quella “protetta” dallo sguardo tosto di Alvaro Nuvoloni, e m’aveva appunto regalato le gesta di Lupi detto Picchiola, di Fabbri “er Cicala”, di “kid” Desidera e di Diacci “gungadin” assieme all’esaltazione dei dribbling di Provenzani “il migliore di tutti -secondo l’allenatore- capace di farsi tutto il campo in slalom e d’entrare dentro con tutto il pallone”.
Una fetta importante di quella storia m’è tornata da poco in mente rileggendo appunti scritti da Padre Guido che in uno dei suoi quaderni d’autore era capace anche di carezzare quegli anni del dopoguerra, difficili e aspri, con note piene di ironia e vitalità. “Era stato Padre Melani -scrive nel suo In Chiesoletta- sempre originale quando si tratta di interpretare qualcosa di San Filippo a trovare un nome adatto per il nascente gruppo sportivo dell’Oratorio. Associazione Sportiva tra Ragazzi dell’Oratorio cioè A.S.T.R.O. con la stella a otto punte di San Filippo sul gagliardetto verde. La cosa piaceva e la bandiera venne inaugurata al campo San Paolo ma i nemici, con la tipica sboccata prontezza romanesca, con un bell’accento sull’ultima vocale, espressero subito il loro pensiero. Da allora la cosa ogni tanto raffiora. In una finale di cartello il dirigente Mustafà organizzò il coro dei sostenitori dell’Under. Metà ritmava Astro con l’accento sulla O e metà aggiungeva ‘Nzi. L’effetto era notevole e alle mie rimostranze mi sentii rispondere: ‘mbè che male famo? Mo’ manco se po’ dì ‘nzì?’. Un ‘vai fuori dall’Oratorio’ concluse la faccenda”.
A tutta questa carrellata di nomi e di fatti, di imprese agonistiche o di squarci di vita cresciuta sul campetto storto della Chiesoletta, ora si aggiunge la memoria di Salvatore Reitano. La sua lettera arriva a completare il racconto e, come già detto, è un regalo prezioso. Pubblicarla è un onore così come ricevere da lui le sue buone intenzioni e i suoi progetti.
Salvatore infatti coltiva l’idea di dedicare in quel di Atri una giornata pubblica allo sport popolare, al calcio di una volta, al ricordo ma soprattutto alla difesa e al rilancio dei valori del più sano agonismo. Cara Garbatella non può che seguire con favore questa idea dicendosi pronta, sin da subito, ad una buona trasferta tra le colline teramane, magari sulle note del noto canto ultrà: “superiamo gli ostacoli, maciniamo chilometri, con la Roma (e Garbatella) in fondo al cuor..”

Claudio D’Aguanno

 

Mi chiamo Salvatore Reitano, ho 75 anni, sono nato a Roma, dove ho vissuto fino al 1983. Dopo mi sono trasferito, per motivi di lavoro, in Abruzzo dove tuttora vivo. Tempo fa, leggendo il libro di D’Aguanno, Fuori i secondi, a pag.67, con grande stupore e piacere, nel capitolo “Pane, calcio, amore e Garbatella” ho trovato menzionata, con ricchezza di particolari,
la squadra dove io ho giocato nel 1958, l’Astro. Sono tornato indietro nel tempo di più’ di 50 anni ed ho rivissuto i bei momenti della mia vita giovanile e sportiva.
A quell’epoca avevo 18 anni. Mi aveva portato alla Garbatella un mio compagno del liceo Virgilio, Eugenio Petrecca, perché la sua squadra aveva bisogno di un attaccante. Mi fece il provino l’allenatore, Sig. Capobianco, che mi fece esordire subito nella domenica successiva fuori casa, con la Petriana. Al campo dei Brasiliani, all’Aurelio, Astro 3 Petriana 0. Due gol dell’esordiente Reitano! Il massimo della gioia!
Quell’anno facemmo un ottimo campionato fino ad arrivare alle finali provinciali, che perdemmo ad opera del Don Orione, uno squadrone (vi giocavano Di Gregorio e Corazza poi passati al Lanerossi Vicenza).
Ricordo alcune squadre con cui giocammo: Ostiense, SPES, ENAOLI, Nuova SPES, Petriana, Salus, S. Marinella. Si giocava di domenica mattina sui campi periferici romani, quasi tutti in terra battuta o pozzolana. I pali delle porte erano quadrati, il pallone con il laccio pesantissimo, le scarpe con i tacchetti o le barrette di cuoio e i cui chiodi ti bucavano i piedi, non c’erano
parastinchi, le docce quasi sempre malfunzionanti.
L’ASTRO del 1958 era composta da quasi tutti ragazzi che lavoravano, molti ai Mercati Generali all’Ostiense.
Soltanto io e Petrecca eravamo studenti. L’allenatore (allora non esisteva il “mister”) Capobianco, un ex arbitro, era un vero maestro di calcio e di vita; non tollerava bestemmie, slealtà e maleducazione. Esigeva il rispetto tra noi e verso gli avversari. Era proprio una brava persona! Mi ricordo che durante una partita sul campo del Don Orione, il centromediano avversario mi colpiva spesso, a gioco fermo, per provocarmi. Alla fine del primo tempo, durante l’intervallo lo rincorsi fino agli spogliatoi per vendicarmi.
Capobianco mi fermo’, mi mise la testa sotto l’acqua, era d’inverno e faceva freddo, e per punirmi non mi fece giocare la domenica seguente.
Io abitavo al Trionfale e per andare ad allenarmi, appena tornato da scuola, un panino e via, prendevo la mia sacca blu (non avevamo i borsoni di oggi), vi infilavo scarpe, calzoncini, maglia e i libri per studiare. Aspettavo in via Leone IV il tram 23 che mi portava al capolinea della Basilica di S. Paolo. Là dovevo attendere un bus periferico, il 223, che passava ad orario ed arrivava alla Cecchignola.
Scendevo sulla Colombo, l’attraversavo ed arrivavo al nostro campo, quello del Laurentino, situato dietro la chiesa della Montagnola. Finito l’allenamento, andavo a studiare a casa di Cesare Perani, sulla Colombo, o di Maurizio Spena, vicino a Largo Sette Chiese. La domenica mattina si giocava e se si doveva andare fuori casa, si dovevano prendere 3 o 4 mezzi pubblici, i cui biglietti poi venivano rimborsati. Ero giovane e felice, non mi pesava alcun sacrificio, non avvertivo fatica né stanchezza perché la passione per il pallone e per la squadra era più forte di ogni cosa.
Ultimamente scorrendo internet, ho trovato il nome della squadra inserito in un articolo su XI Municipio, periodico del quartiere Garbatella, che ora ha cessato le pubblicazioni.
In questo articolo, a firma Claudio D’Aguanno, vengono riportate tre foto dell’ASTRO. Una di queste foto è relativa all’anno 1958, ma non vi si fa alcun riferimento al sottoscritto, forse perché l’estensore dell’articolo non ha avuto referenti che potessero fornirgli notizie certe in merito. Quella foto io l’ho conservata e raffigura: in piedi da sinistra, Magri, Franceschi, Spitoni, Giabbai, Bartolucci, Alboni; in ginocchio: Moroni, Filzi, Reitano, Petrecca, Tarquini. La maglia era bianca, con fascia rossa, calzettoni e pantaloncini rossi. Poi c’è la foto del mio goal fatto lo stesso giorno, 9 Febbraio 1958, Astro 1 Salus 1. Aver dato nome a quelle persone, penso sia doveroso, oltre che per completezza di informazione, anche per dar corpo e risalto ad un bel ricordo di vita sportiva.
Chissà se qualcuno ci si riconoscerà e rivivrà le stesse emozioni che mi hanno colpito e che mi hanno indotto a tornare indietro nel tempo con la memoria per più di mezzo secolo e provare intense e piacevoli sensazioni, anche se velate da un po’ di nostalgia. Mi auguro che questa mia piccola testimonianza di sport e di vita possa interessare tante persone della Garbatella che hanno conosciuto e amato quella squadra.
Forza ASTRO, continua a vivere con noi.
Salvatore Reitano

Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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Eletto il nuovo Presidente della Consulta Municipale sulla Disabilità La ex Presidente Natili Bruschi aveva rassegnato le dimissioni per problemi personali di Eraldo Saccinto

Eletto il nuovo Presidente della Consulta Municipale sulla Disabilità

La ex Presidente Natili Bruschi aveva rassegnato le dimissioni per problemi personali

di Eraldo Saccinto

Presente l’Assessore bernardino Gasparri, il Rappresentante per il Sindaco nel quadrante ASL/RM C Antonio Bertolini ed alcuni componenti del Consiglio Municipale, ad un anno di distanza dalla precedente, si è tenuta il 29 Settembre l’elezione per il Presidente della Consulta per la Disabilità del Municipio RM VIII. “Faccio i miei auguri a Antonio Pelagatti, eletto nuovo Presidente della Consulta”. Ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Sociali del Municipio Dino Gasparri, a margine della seduta della Consulta municipale per i problemi della disabilità che il 29 Settembre u.s. ha rinnovato l’incarico di Presidente. “In questi anni – ha aggiunto l’Assessore – abbiamo lavorato a stretto contatto con la Consulta, sin dalla fase di predisposizione degli atti programmatici.

Eletto il nuovo Presidente della Consulta Municipale sulla Disabilità

La ex Presidente Natili Bruschi aveva rassegnato le dimissioni per problemi personali

di Eraldo Saccinto

Presente l’Assessore bernardino Gasparri, il Rappresentante per il Sindaco nel quadrante ASL/RM C Antonio Bertolini ed alcuni componenti del Consiglio Municipale, ad un anno di distanza dalla precedente, si è tenuta il 29 Settembre l’elezione per il Presidente della Consulta per la Disabilità del Municipio RM VIII. “Faccio i miei auguri a Antonio Pelagatti, eletto nuovo Presidente della Consulta”. Ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Sociali del Municipio Dino Gasparri, a margine della seduta della Consulta municipale per i problemi della disabilità che il 29 Settembre u.s. ha rinnovato l’incarico di Presidente. “In questi anni – ha aggiunto l’Assessore – abbiamo lavorato a stretto contatto con la Consulta, sin dalla fase di predisposizione degli atti programmatici. presidenteconsultapopolare
Perché il contributo della Consulta è indispensabile per mettere in campo risposte appropriate, che siano il frutto dell’analisi dei bisogni”. “Si è trattato di un lavoro con il quale sul tema della disabilità, abbiamo cercato di dare sistematicità agli interventi. Un lavoro che, nonostante l’azzeramento delle risorse sul sociale, non ci ha permesso solo, ad esempio, di proteggere e salvaguardare in comune accordo col Municipio, iniziative importanti come quelle per il trasporto dei disabili e i soggiorni estivi o di aumentarle come nel caso dei prodotti per il diabete giovanile. Ma ci ha condotti anche a formulare per la prima volta un Piano municipale sull’Alzheimer, così come sull’assistenza domiciliare. Una serie di investimenti sul sociale che, secondo il modello dell’integrazione, consentono di garantire risposte più appropriate”.
“Questa assemblea elettiva cade in un momento molto delicato, ma gli interventi dei rappresentanti delle diverse associazioni hanno dimostrato che c’è lo spirito giusto per portare avanti anche per i prossimi tre anni nel nostro Municipio le istanze del mondo della disabilità”. Lo ha dichiarato il neo-eletto Antonio Pelagatti.
La Consulta è un organo statutario del Municipio VIII, istituito con Delibera Municipale nel 2000. È formata dai rappresentanti di associazioni che operano a vario titolo in favore delle persone con disabilità e delle famiglie che ne hanno cura. Tra i suoi compiti in tema di disabilità: esprime il proprio parere sui programmi e sulle politiche municipali; formula proposte di interventi che favoriscano l’integrazione sociale; promuove la divulgazione di informazioni; formula proposte di attività di studio e ricerca. “A causa della riduzione dei fondi gli ultimi anni sono stati sempre più complicati – ha aggiunto il Presidente Pelagatti – ma abbiamo trovato nell’assessorato alle Politiche Sociali del Municipio durante questi anni un interlocutore presente, con il quale abbiamo cercato di tutelare il diritto all’assistenza dei disabili.
Molte sono le iniziative messe in campo, sulle quali mi auguro ci possa essere una continuità anche nella presente consigliatura municipale. In particolare, mi auguro che si possa portare a compimento quell’impostazione innovativa, che si è data sulla questione del dopo di noi. Come Consulta faremo in modo che i lavori vengano portati avanti, – ha concluso – per non dover ricominciare da zero e disperdere il buon lavoro che abbiamo fatto in questi mesi su una delle questioni che sta maggiormente a cuore alle famiglie delle persone con disabilità”. Oltre al nuovo presidente, la Consulta ha rinnovato l’incarico alla Vice-Presidente Sig.ra Irene Bruschi e la Segretaria Cesarina Pinna. Al termine dell’assemblea agli eletti sono giunti gli auguri di buon lavoro del Presidente del Municipio VIII Andrea Catarci.

 

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Atletico Garbatella: sogno, passione impegno! Festeggiata la nuova società di calcio a Piazza Damiano Sauli ad un anno dalla nascita

Atletico Garbatella: sogno, passione impegno!

Festeggiata la nuova società di calcio a Piazza Damiano Sauli ad un anno dalla nascita

Una sera d’estate dello scorso anno, dalla volontà di un gruppo di giovani, spinti da passione per il calcio e da un forte senso di appartenenza e amore verso il proprio quartiere, territorio popolare e ricco di storia, ma in trasformazione, nasce l’Atletico Garbatella.

atletico-garbatellaAtletico Garbatella: sogno, passione impegno!

Festeggiata la nuova società di calcio a Piazza Damiano Sauli ad un anno dalla nascita

Una sera d’estate dello scorso anno, dalla volontà di un gruppo di giovani, spinti da passione per il calcio e da un forte senso di appartenenza e amore verso il proprio quartiere, territorio popolare e ricco di storia, ma in trasformazione, nasce l’Atletico Garbatella.squadra-atletico-garbatella
La nuova squadra è piaciuta moltissimo, da subito, per l’innato talento calcistico che l’ha portata nel giro di un solo campionato dalla terza alla seconda categoria. L’Atletico Garbatella non è la solita squadra di quartiere, non punta solo alla partita della domenica, ma ha il sogno, più ambizioso, di essere punto di riferimento per molti ragazzi del territorio proponendo loro i veri valori dello sport, uno stile di vita diverso, lontano dai soliti cliché; il suo calcio va oltre, come dimostra il premio istituito dall’Atletico per valorizzare le ragazze ed i ragazzi del territorio, dedicato al giovane che si distingue per meriti di studio oltre che per i successi sportivi, l’azionariato popolare per sostenere la squadra tutti insieme e altri interventi sociali. Un esempio tra tutti è stato la ripulitura degli storici muri di cinta della scuola Cesare Battisti imbrattati da certe scritte fatte da alcuni sostenitori; dopo un confronto interno, tutta la tifoseria ha convenuto che il vero calcio è anche rispetto per l’intera comunità, così eccoli, insieme e consapevoli, armati di vernice e pennello e amore per il loro quartiere.
A piazza Sauli, quartier generale dei numerosissimi tifosi, il 4 ottobre si è svolta una bella e vivace festa per augurare alla squadra una stagione ricca di successi; durante la serata la dirigenza dell’Atletico Garbatella ha voluto premiare i sostenitori, che tanto hanno contribuito ad infondere forza e fiducia ai loro giocatori del cuore, offrendo loro una targa come riconoscenza di fedeltà al “dodicesimo uomo in campo”: i tifosi.
Un grandissimo in bocca al lupo alla giovane squadra della Garbatella che, con il suo motto “Sogno, passione, impegno”, è vincente dentro e fuori dal campo.Per chi volesse seguire gli allenamenti, può recarsi in via Costantino campo G. Fiorini, il martedì e il venerdì dalle 20.00 alle 21.30.

(P.A.)

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Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Autunno profumo di castagne

di Enrico Recchi

Con questo primo articolo vogliamo raccontare i mestieri e le professioni di quelle persone che animavano la vita e le strade della Garbatella e che oggi non ci sono più o che hanno assunto caratteristiche tanto diverse da renderli proprio diversi per chi li ha conosciuti e li ricordava in un certo modo. Siamo in autunno e quindi cosa c’è di meglio che parlare del frutto principe di questo periodo, ovvero la castagna e del “callarostaro” cioè il venditore ambulante di castagne arrosto.

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Autunno profumo di castagne

di Enrico Recchi

Con questo primo articolo vogliamo raccontare i mestieri e le professioni di quelle persone che animavano la vita e le strade della Garbatella e che oggi non ci sono più o che hanno assunto caratteristiche tanto diverse da renderli proprio diversi per chi li ha conosciuti e li ricordava in un certo modo. Siamo in autunno e quindi cosa c’è di meglio che parlare del frutto principe di questo periodo, ovvero la castagna e del “callarostaro” cioè il venditore ambulante di castagne arrosto.callarostaro
L’origine del nome non è chiara, c’è chi fa risalire l’etimo alla città di Kastania nell’antica regione greca della Tessaglia e chi invece lo riconduce a “Kastanis” nella Turchia dove secondo Plinio erano presenti vasti boschi di castagno. In ogni caso già Ippocrate nel IV sec. a.C. parlava di “noci piatte” e delle loro proprietà.
Oggi questa figura alla Garbatella non esiste più e si incontra solo nelle strade del centro e la stragrande maggioranza dei venditori è costituita da cittadini del Bangladesh, che le castagne al loro paese non sapevano neanche che esistessero ma che per necessità hanno imparato in fretta come si “governano” e si cuociono.
Una volta, invece, diciamo fino a 10/15 anni fa i “callarostari” che s’incontravano per strada, alla Grabatella fino a 20/25 anni fa, non erano di Roma anzi per la maggior parte si trattava di gente della provincia di Viterbo o dell’Abruzzo che scendeva a Roma per fare proprio questo mestiere per l’autunno/inverno.
L’attrezzatura non si comprava ma in genere era fatta artigianalmente o dal venditore stesso o da un fabbro.  Il callarostaro come tutti gli ambulanti era organizzato per trasportare tutto l’occorrente utile per allestire il punto vendita. A volte si serviva di una carrozzina da bambini modificata, a volte di una bicicletta con un piano da trasporto applicato (triciclo) ma spesso caricava tutto sulle spalle. L’attrezzatura era essenziale ed insostituibile: il braciere con i piedini e i bordi rialzati dove mettere il carbone che fungeva da fornelletto, la griglia forata che andava sopra il braciere a debita distanza perché le castagne si cuocessero lentamente senza bruciarsi, la paletta per rivoltare e prendere le castagne, il coltello per inciderle, il sacco con le castagne e quello col carbone, la scorta di carta paglia per fare i cartocci per i clienti.
La sua presenza naturalmente era annunciata dal profumo che veniva dalle castagne sul fornelletto e che si diffondeva in giro, e già salendo da Via Lorenzo da Brindisi si poteva capire se “er callarostaro” era appostato ai giardinetti di S. Eurosia. Infatti, come tutti gli ambulanti anche lui aveva i suoi posti strategici per posizionarsi. I giardinetti davanti S. Filippo Neri e il cinema “Columbus” erano ideali: la domenica per la funzione religiosa e i pomeriggi per gli spettacoli al cinema.
L’unico possibile “competitor”, come si direbbe oggi, era il “fusajaro” di cui parleremo un’altra volta. E così si chiedeva “Un cartoccio de castagne…Sì, però damme pure quelle grosse, nun me dà solo quelle piccole…”.

 

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Garbatella Jazz Festival, 10 edizioni tanto successo

Garbatella Jazz festival, un grande successo! E’ un appuntamento che tornerà.” Così terminava l’articolo che raccontava la prima edizione del Garbatella Jazz nel 2005, da allora dieci edizioni nella splendida cornice della Villetta. E’ diventata la manifestazione di eccellenza di fine estate nel nostro quartiere.

Anche l’edizione 2014 ha fatto registrare una grande afflluenza di pubblico

Dal 2005 al 2014 all’ombra della Villetta nei primi giorni di autunno, viene presentato dalle Associazioni Cara Garbatella e Altrevie una rassegna musicale di grande livello. Il resoconto di questa esperienza attraverso la voce dei protagonisti.

di Giancarlo Proietti

Garbatella Jazz festival, un grande successo! E’ un appuntamento che tornerà.” Così terminava l’articolo che raccontava la prima edizione del Garbatella Jazz nel 2005, da allora dieci edizioni nella splendida cornice della Villetta. E’ diventata la manifestazione di eccellenza di fine estate nel nostro quartiere.

garbatella-jazz-festivalnina-pedersenTutto nasce nella tarda primavera del 2005, su un progetto di Claudio Bocci, presidente dell’associazione Altrevie, coadiuvato da Marcello Minuti primo direttore artistico della manifestazione, i due sottopongono all’associazione  Cara Garbatella l’idea, che in breve tempo prende forma. Con l’esperienza di altre iniziative analoghe le due associazioni lavorano per la realizzazione del primo festival. Il 23, 24, e 25 settembre 2005 si dà via a questa esperienza. Negli anni successivi la rassegna avrà un successo che nessuno immaginava, al di là delle più rosee aspettative.pino-sallusti

In questi anni la manifestazione ha avuto una sua evoluzione, ma sono rimasti dei punti fermi, il lavoro degli associati del tutto volontario dà al festival una atmosfera che è difficile respirare in altri circuiti, le caratteristiche del quartiere, la bravura dei musicisti, quel piano a coda sullo sfondo della Villetta, i manifesti unici che pubblicizzano la rassegna, sempre curati attentamente da dieci edizioni dalla professionalità di Carmela  fanno tutto il resto.

In questi anni, tranne nel 2008 dove c’è stato un piccolo contributo della Provincia, la manifestazione si è sempre autofinanziata con il lavoro di volontari, convinti di cercare di sanare nel nostro piccolo la richiesta di cultura, partecipazione, aggregazione che da troppo tempo è carente nel nostro circuito urbano. Ad oggi siamo gli unici a Roma ma probabilmente anche oltre i confini della nostra metropoli a produrre in modo del tutto gratuito una manifestazione Jazz a tale livello.

Nel decennale di tale ricorrenza, vorremmo cercare di ricordare i momenti salienti che hanno fatto di questa manifestazione il fiore all’occhiello delle associazioni ideatrici.

GJF20052005 alla prima edizione si fiuta immediatamente che la cosa avrà successo. Marcello Minuti porta sul palco Luca Velotti con il suo quartetto, Red Pellini e Antonella Aprea nelle due serate successive sempre in quartetto. I tre concerti sono stati introdotti da una deliziosa jam session del trio delle Satin Dolls. E non sono mancate le grandi sorprese, si alternano sul palco in una sorta di ospiti d’onore prima: Lino Patruno che ha suonato e inciso dischi con alcuni dei grandi maestri della storia del jazz come Bill Coleman, Dick Cary, Jimmy McPartland, Eddie Miller e altri, e recita in un intervento tutto l’apprezzamento per questo tipo di iniziative. Dopo, la visita della coppia comica Lillo e Greg che con una breve esibizione hanno deliziato il pubblico. L’espressione incredula degli organizzatori viene descritta in una simpatica lettera giunta in redazione. Si capisce subito che il Garba Jazz Festival, chiamato così dagli organizzatori avrà vita lunga.

Si replica nel 2006 questa volta a metà ottobre. “Che swing nella Città Giardino, Grande successo del Garbatella Jazz Festival sotto i pini della Villetta” con questi toni giustamente trionfalistici si apriva l’articolo di Gianni Rivolta sul nostro periodico. Per la seconda edizione la direzione artistica è sempre affidata a Marcello Minuti che ci ripropone alcuni artisti già conosciuti al pubblico della Villetta ma questa volta Red Pellini in quintetto, Aprea e Velotti insieme nello stesso quintetto sono i protagonisti della seconda serata. Si chiude la terza serata con Sanjust Collatina Bolignari in un sestetto molto apprezzato dal pubblico.

Sempre alla metà del mese di ottobre 2007 prende inizio la terza edizione. “Posti in piedi alla Villetta” è il titolo dell’articolo comparso su Cara Garbatella che ci racconta questa edizione. Oltre agli ormai collaudati Velotti e Pellini coadiuvati da due quintetti, fa il suo esordio al Garbatella Jazz un dirompente Max Paiella musicista ed intrattenitore, famose le sue divertenti performance alla trasmissione radiofonica il ruggito del coniglio, Paiella ha deliziato il pubblico con un vasto repertorio di pezzi classici e non. Ospite della serata uno spassoso Greg che l’ha animata con un momento comico. Questa volta le tre serate sono state precedute da un trio che negli anni a venire sarà di casa nel palcoscenico della Villetta, Antonio Ricciardi al piano, Sauro Giovannetti alla batteria, e Dario Ambrosini al basso.

Siamo nel 2008 quest’anno la tre giorni per l’unica volta in dieci anni si trasforma in una due giorni. Le molteplici iniziative tenute durante l’estate, alcuni motivi di carattere economico hanno portato a questa scelta. Minuti dopo tre anni lascia la direzione artistica a Giusy de Angelis. Una novità caratterizza questa edizione, i due concerti saranno anticipati da due films. La prima serata dopo la proiezione del film “Ascensore verso il patibolo” di Luis Male si è esibito il gruppo FM Trio che ha eseguito brani originali e standard. Il sabato nella giornata conclusiva dopo la proiezione del film “Radio days” di Woody Allen il Freedom Jazz Trio ha deliziato il numerosissimo pubblico con composizioni di Theorius Monk.

2009 quinta edizione il successo della rassegna diventa consuetudine. Riguardando gli articoli di quegli anni gli aggettivi si moltiplicano: “Gran Successo”, “Eccezionale evento alla Villetta” “Posti in piedi alla Villetta” e così via. A questo successo gli organizzatori insieme alla direzione artistica affidata ancora una volta a Giusi de Angelis non potevano che riportare la rassegna come nelle precedenti edizioni a tre giorni. Il Daza Jazz Quartet con Antonio Ricciardi al piano, Sauro Giovannetti alla batteria, Dario Ambrosini al basso, Alessandro Ionesco alla chitarra ha accompagnato la performance degli altri gruppi per tre serate. Un ringraziamento particolare va a questi musicisti che per molte edizioni hanno condiviso con gli organizzatori lo spirito che ha dettato le caratteristiche del festival. Strappa applausi Marco Fratini dotato contrabbassista che con il suo quartetto esegue brani originali e altri tratti dal repertorio di David Brubeck e Duke Ellington nella prima serata di rassegna. In seconda serata fa per la prima volta la comparsa al Garbatella Jazz festiva Pino Sallusti, che negli anni futuri diventerà una figura fondamentale nell’ambito della rassegna. Insieme al suo sestetto esalta il pubblico con esecuzione in ambito Modern Jazz con composizioni originali, ma anche con omaggi ai grandi del Jazz.

GJF2010Si cambia, Pino Sallusti chiamato a recitare il ruolo di Direttore artistico impone una marcia in più al Festival 2010. A fare da cornice alla sesta edizione un simpatico manifesto che ritrae un giovanissimo batterista jazz elaborato sempre dalla creativa Carmela. Pronto a collaborare il gruppo di Antonio Ricciardi, che nella prima serata insieme al duo acustico di Andera Benaventano al piano e Nicola Puglielli alla chitarra diletteranno il pubblico in una Villetta sempre più affollata. Nella seconda serata ha tenuto la scena del festival, nel palco coperto a causa dei frequenti scrosci di pioggia, Maurizio Giammarco con il suo gruppo Jazz3. Il famoso sassofonista ha proposto i brani più recenti della sua produzione, e nel finale anche uno sguardo retrospettivo su il suo passato di compositore appassionato di jazz. Chiude la manifestazione Pino Sallusti Group, la sezione ritmica molto coinvolgente si avvale della solidità fornita dalla venticinquennale collaborazione di Pino con il batterista Gianni di Renzo, gli altri musicisti tutti noti nel panorama jazzistico nazionale hanno fatto il resto.

Nel 2011 le tre serate, sempre rigorosamente con ingresso gratuito, si svolgono dal 29 settembre al 1° ottobre. Oltre la musica, ogni sera volontari si alternano per cucinare, servire ai tavoli, sistemare, ma in questi anni la parte da leone l’ha fatta Alessandra con i suoi irresistibili dolci, insuperabile il tiramisù. Ma torniamo al jazz, il 29 apre la serata il trio “Emitime”, Roberto Donadi chitarra, Mauro Nota contrabbasso, Sauro Giovannetti batteria, in seconda serata salgono sul palco il quartetto di Andrea Gomellini alla chitarra, Claudio Corvini alla tromba, Luca Pirozzi al contrabasso, Andrea Nunzi alla batteria.

Nella seconda giornata entra in scena per la prima volta un personaggio che parteciperà in maniera attiva e concreta alle iniziative dell’associazione Cara Garbatella Pasquale Innarella, musicista Irpino. Con il suo sassofono e il resto del quartetto composto da Francesco Lo Cascio al vibrafono, Silvia Bolognesi al contrabbasso e Roberto Altamura alla batteria, regala al numeroso pubblico momenti unici con il suo modo di interpretare il jazz fuori dagli schemi. Iannarella è considerato una figura di primo piano della scena romana d’avanguardia. Si crea immediatamente un feeling tra l’artista irpino e gli organizzatori, il modo di interpretare tutto questo è lo stesso, e per dirlo alla Innarella: viva “il jazz per tutti”. Ad aprire la terza serata spetta all’ormai collaudato Dasa quartetto, Antonio Ricciardi al pianoforte, Alessandro Ionescu alla chitarra, Dario Ambrosini al basso e Sauro Giovannetti alla batteria. A seguire Eddy Palermo bossa jazz Trio con la voce di Claudia Marss. Per chi ama la musica brasiliana e in particolare la bossa nova il concerto del trio composto da Eddy Palermo alla chitarra, Pino Sallusti al contrabbasso e Gianni di Renzo alla batteria, rappresenta un appuntamento imperdibile. Una citazione a parte merita Claudia Marss cantante e compositrice, conosciuta per la sua voce duttile ed espressiva. Il 2011 segna anche l’anno della collaborazione con Radio Popolare che con i suoi spot diffonde l’iniziativa su tutto il suo circuito radiofonico.

GJF2012Nel 2012 c’è una novità, oltre la consueta tre giorni che si svolge all’inizio dell’autunno, il festival si arricchisce di un ulteriore evento chiamato anteprima del Garbatella jazz festival, una sola giornata di musica che coincide con la prima decade di luglio.

Per il primo anno non poteva mancare l’apporto di Pasquale Innarella che ci propone in una calda serata di luglio il suo ultimo lavoro “Uomini di terra”. E’ un’opera che oltre a proporre un alto livello musicale mette in risalto anche una lettura politica e di impegno sociale. L’uomo della terra è Giuseppe Di Vittorio, storico sindacalista e dirigente del Partito Comunista negli anni cinquanta; Rocco Scotellaro al quale è dedicato il secondo brano del disco, è stato politico e letterato lucano, impegnato in tutta la sua attività a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei contadini meridionali, sottoposti a condizioni disumane. Si sente forte l’omaggio di Pasquale alla sua terra. Ad affiancare l’esperienza dell’organizzazione del festival da questa edizione è presente anche la Polisportiva Castello, storica associazione sportiva caratterizzata dall’impegno sociale presente da più di quaranta anni nella nostra città.

L’altra metà del jazz è il tema della tre giorni autunnale. Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri e Carmen Falato ognuna con il proprio stile hanno offerto una performance di altissimo livello in una rassegna quest’anno dedicata al jazz donna. Il livello è stato alto anche grazie alla collaborazione di musicisti molto validi che hanno accompagnato nelle tre serate la voce delle artiste. Riuscita, anche la collaborazione con la scuola popolare di musica di Testaccio, attraverso laboratori d’improvvisazione. Prezioso e fondamentale il lavoro svolto in questi anni da Francesca Vitalini, sempre puntuale e precisa nel pubblicizzare con il suo ufficio stampa la rassegna.

2013, nona edizione, per il secondo anno consecutivo si parte con l’anteprima estiva. Gli Hot Club De Zazz, composti da un quintetto con Xavier Rigaout armonica e voce, Nicola Puglielli , Roberto Nicoletti e Luca Pagliani alle chitarre, e il nostro Pino Sallusti al contrabbasso, ci presentano il Trovatore. Un libero adattamento in gipsy swing dell’opera il trovatore di Giuseppe Verdi, in occasione del bicentenario della nascita. Un sax dorato su uno sfondo nero rappresenta il logo della nona edizione, sempre opera della creatività di Carmela Gianbattista, professionista dell’immagine ma volontaria di Cara Garbatella a tutti gli effetti. Nel giardino della Villetta la serata ha ospitato in prima serata il trio di Carlo Conti con Vincenzo Florio al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria. La seconda sera si è esibito “Jazz no limit”, il quartetto di Marcello Rosa con Paolo Tombolesi al pianoforte, Stefano Cantarano al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria. Chiude la rassegna 2013 un quartetto con Leonardo Guffanti ai sassofoni, Giulia Salsone alla chitarra, Pino Sallusti al Contrabbasso, Alessandro Marzi alla batteria, un incontro tra musica argentina europea con improvvisazioni ereditate dal jazz.

 

GJF20142014 Decima edizione, grande festa:

punto di arrivo, momento di riflessione

Il 27 giugno è la data fissata per l’anteprima della decima edizione. A salire sul palco è Nicola Puglielli virtuoso chitarrista, accompagnato da Gerardo Bartocci al contrabbasso, e Armando Sciommeri alla batteria. La band si esibisce da diversi anni, con un repertorio di standard scelti e brani di Puglielli.

La decima edizione è stata dedicata ai contrabbassisti, con formazioni in cui questi strumentisti hanno un ruolo predominante. Nonostante il tempo incerto, nella prima giornata il trio Corvini, Ferrazza, Vantaggio è stato apprezzato da un pubblico attento. Al centro della serata come ovvio il contrabbasso del giovane Jacopo Ferrazza che a soli 25 anni vanta collaborazioni con molti musicisti affermati. Nella seconda giornata è il contrabbasso di Luca Pirozzi a guidare il Thematico Quartet con Michael Rosen sax, Enrico Zanisi pianoforte, Alessandro Paternesi batteria. Il gruppo nei suoi brani intreccia melodia e improvvisazione.

La giornata conclusiva ha messo al centro il contrabbasso di Pino Sallusti, con la suo collaudata band composta da Tiziano Ruggeri tromba, Carlo Conti sax alto, Marco Conti sax tenore, Elvio Ghigliordini sax baritono, Andrea Beneventano piano, Gianni Di Renzo batteria. Il gruppo composto tutto da musicisti già affermati nel panorama jazzistico internazionale, eseguono brani originali non disdegnando omaggi ai grandi del Jazz.

A fare da spalla, nella prima e nella terza serata, la scuola popolare di musica di Testaccio. L’apertura è toccata ad un originale e gradito duo: Maria Rosaria De Medici alla Voce e Luca Chiaraluce alla chitarra, il sabato i Sei per Sextet si sono esibiti davanti ad un pubblico numerosissimo. A fare da spalla in seconda serata Tamia quartet con Alberto Ruggeri al sax, Tommaso Castellani al pianoforte, Benedetto Mercuri al contrabbasso, Roberto Ghersi alla batteria, gruppo nato nel 2013 ma con musicisti che hanno molti anni d’esperienza che ha proposto gradevoli brani di standard jazz.

La soddisfazione è tanta per gli addetti ai lavori, per i tanti volontari che da dieci anni producono tutto questo, un risultato eccezionale. La Villetta appare stretta a questa iniziativa che in questi anni ha portato migliaia di presenze. Il pensiero di allargare i confini, uscire da quel magico giardino c’è stato, ma subito rientrato perché un punto che dà originalità alla manifestazione è proprio la Villetta per quello che rappresenta. Settanta anni di storia politica, personaggi della cultura che hanno varcato quel cancello, Pasolini, Visconti, le molteplici iniziative culturali, fanno sì che il luogo per eccellenza per continuare questa esperienza è proprio lì, in quello che è stato ed è tutt’ora un luogo di riferimento non solo per la Garbatella ma anche oltre i confini del nostro territorio. Dieci anni, tempo di bilanci per gli organizzatori. C’è il rammarico di non aver trovato la possibilità di legare un progetto culturale continuativo al successo del festival. Dieci anni fa gli organizzatori pensavano che tale evento doveva essere un punto di partenza non un punto di arrivo come purtroppo è stato fino ad oggi. Troppo spesso le istituzioni non hanno capito questo, limitando il proprio intervento a qualche sporadica sovvenzione, non prevedendo un progetto culturale a lungo respiro. Sempre più carente nel nostro Paese la voglia di investire in cultura. Non è sostenibile che dei volontari si prendano l’onere di questo. Cara Garbatella e le altre associazioni hanno gettato la “provocazione”, qualcuno non l’ha colta.

Grazie ai volontari E’ un appuntamento che tornerà.

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Giornata di festa per un futuro di pace La Comunità di Sant’Egidio e Cara Garbatella hanno dato vita ad un manifestazione per raccogliere fondi per le popolazioni in guerra

Giornata di festa per un futuro di pace
La Comunità di Sant’Egidio e Cara Garbatella hanno dato vita ad un manifestazione per raccogliere fondi per le popolazioni in guerra

Roma città violenta? Terza guerra mondiale a pezzetti? Sabato 20 settembre a Garbatella a La Villetta abbiamo voluto affermare in tanti che l’unico futuro possibile è la pace. Comunità di Sant’Egidio e Caragarbatella hanno dato vita ad una manifestazione per la raccolta fondi per le popolazioni in guerra, in Siria e in Iraq. Numerosi i giovani universitari della comunità, che a Garbatella animano la Scuola della pace raccogliendo oltre 40 bambini del quartiere e provenienti dalla Nigeria, Marocco, Filippine, Egitto, Brasile, Argentina, Bangladesh e Romania.

Giornata di festa per un futuro di pace
La Comunità di Sant’Egidio e Cara Garbatella hanno dato vita ad un manifestazione per raccogliere fondi per le popolazioni in guerra

Roma città violenta? Terza guerra mondiale a pezzetti? Sabato 20 settembre a Garbatella a La Villetta abbiamo voluto affermare in tanti che l’unico futuro possibile è la pace. Comunità di Sant’Egidio e Caragarbatella hanno dato vita ad una manifestazione per la raccolta fondi per le popolazioni in guerra, in Siria e in Iraq. Numerosi i giovani universitari della comunità, che a Garbatella animano la Scuola della pace raccogliendo oltre 40 bambini del quartiere e provenienti dalla Nigeria, Marocco, Filippine, Egitto, Brasile, Argentina, Bangladesh e Romania. Tutti insieme hanno abbattuto nel mitico gioco del tiro al bersaglio i barattoli dell’indifferenza, violenza, rassegnazione, prepotenza. Educare alla pace è la mission di questa straordinaria realtà, in una città che rassegnata assiste a violenze e omicidi negli ultimi giorni.
Il lavoro per la pace della Comunità di Sant’Egidio inizia ad essere più conosciuto dopo la firma della pace tra il governo mozambicano e la guerriglia il 4 ottobre 1992 nell’antico monastero trasteverino, da cui abbiamo preso il nome.
Sono tante ormai le paci di Sant’Egidio, ultima quella a Mindanao con l’accordo firmato a gennaio 2014 tra il Governo delle Filippine e il Moro Islamic Liberation Front per l’autonomia del Bangsamoro. Il 7 settembre durante l’ultimo incontro per il dialogo interreligioso di sant’Egidio Zygmunt Bauman dichiarava: “Il dialogo è l’arte umana più difficile, ma necessaria al vivere! Gli umani non amano essere contrastati, ma affermare le proprie idee. Il dialogo è l`arte più importante per mantenere la pace nel pianeta”. Troppe le guerre in corso nel mondo! L’Iraq con le molteplici minoranze perseguitate e la Siria destano forti preoccupazioni. Papa Francesco ha parlato di guerra mondiale a pezzi, e ricordando le vittime della Prima Guerra Mondiale ha affermato che l’uomo è stato capace di tante morti perché ha pensato “a me che importa?”. Sì, ogni guerra inizia dal pensare a me che importa dell’altro? Di chi soffre? Allora diciamo che il lavoro per la pace è un cantiere aperto a tutti! Fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, mai lasciare solo chi soffre, questa è la radice della pace. La pace inizia dal rispetto del senza dimora che abbiamo sotto casa, e che se ha una roulotte il vero reato è togliergliela e lasciarlo sul marciapiede, come avviene in questi giorni. Meno male che a concludere la festa ci sono le note dei Giovani per la Pace, adolescenti della comunità che scrivono testi e musica per un mondo nuovo, senza ipocrisia né violenza ma più umano e più pacifico!

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La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazione Ostiense non erano mai state aperte al pubblico

La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina
Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazione Ostiense non erano mai state aperte al pubblico

Finalmente si è arrivati al momento dell’apertura dei Parchi Malocello e Malaspina, situati tra la Circonvallazione Ostiense e la ferrovia. Le due aree verdi, realizzate a margine delle edificazioni nella zona, malgrado fossero state completate da tempo sono rimaste interdette alla cittadinanza per una lunga trafila burocratica. Il danno, da quell’ottobre 2012 in cui si è tenuta la cerimonia di …..

La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina
Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazione Ostiense non erano mai state aperte al pubblico

Finalmente si è arrivati al momento dell’apertura dei Parchi Malocello e Malaspina, situati tra la Circonvallazione Ostiense e la ferrovia. Le due aree verdi, realizzate a margine delle edificazioni nella zona, malgrado fossero state completate da tempo sono rimaste interdette alla cittadinanza per una lunga trafila burocratica. Il danno, da quell’ottobre 2012 in cui si è tenuta la cerimonia di intitolazione, si è man mano trasformato in beffa. Esse sono rimaste chiuse e non fruibile, nonostante da allora abbiano fatto bella mostra aree gioco attrezzate per i bambini, panchine nuove, vialetti, spazi verdi, il manufatto adibito a circolo bocciofilo. Il parco è ricompreso nell’area verde tra viale Colombo, Via Palos e via Rodrigo de Triana, intitolata a Lanzarotto Malocello, il navigatore che scoprì le Canarie e che diede il suo nome ad una delle principali isole dell’arcipelago. parco-malocello
Rimane sul lato destro della carreggiata percorrendo la Colombo in direzione Eur, subito dopo via Marco Polo, ed è caratterizzata da un vistoso ponte di ferro, il cui nome sembra essere “Ponte delle colonne d’Ercole”.
L’inaugurazione, avvenuta oltre un anno fa, nel mese di Ottobre del 2012, si realizzò senza la presenza di alcun rappresentante del Municipio in polemica con la Giunta Alemanno la quale decise di intitolare la nuova costruzione senza condividere e discutere la scelta con l’ente territoriale preposto. Quest’area era un tempo degradata, vi giaceva una carbonaia ed una rivendita di gas metano oltre ad un vecchio rudere dismesso memoria di un tentativo di costruzione risalente agli anni cinquanta, è stata resa giardino dai palazzinari come compensazione per la costruzione delle case di Via Bartolomeo Diaz. C’è da dire, come espresso in un precedente articolo del giornale, che per fare un collaudo c’è voluto talmente tanto tempo che i navigatori cui è intestato il parco avrebbero fatto una decina di volte il giro del mondo! La manifestazione ha registrato una notevole affluenza di pubblico, svoltosi alla presenza di Autorità municipali tra cui il Presidente del Municipio Andrea Catarci, l’Assessore ai LL.PP. Paola Angelucci e l’Assessore all’Ambiente Emiliano Antonetti, dell’Avv. Alfonso Licata Presidente del “Comitato Promotore per le celebrazioni del settimo centenario della scoperta di Lanzarote e delle Isole Canarie da parte del navigatore italiano Lanzarotto Malocello (1312-2012)”. Finalmente si è concluso l’iter burocratico e tecnico necessario per consentirne l’apertura ed ai cittadini del quartiere è stata restituita l’area verde. Nel corso della cerimonia gli intervenuti hanno espresso all’unisono la grande soddisfazione per questo atteso risultato che testimonia il costante impegno sociale e culturale profuso dal Municipio e dal Comitato Malocello. “Nel gioire per la consegna alla collettività, non possiamo che rinnovare l’impegno a trasformare radicalmente quella macchina politico-amministrativa capitolina che dà ripetuti segnali di eclatante inefficienza” ha dichiarato il Presidente del Municipio Roma VIII, Andrea Catarci.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014

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Nel nostro municipio il centro antiviolenza per le donne Un patto di genere per la crescita culturale della comunità La tanto attesa apertura dei parchi Malocello e Malaspina Inaugurate più di un anno fa’, le due aree verdi al ridosso della Circonvallazio

Nel nostro municipio il centro antiviolenza per le donne
Un patto di genere per la crescita culturale della comunità

di Anna Rita Marocchi Assessora alle Pari Opportunità del Municipio Roma VII

Il fenomeno della violenza alle donne pare non abbia confini economici, culturali, sociali. Può accadere (e accade) in India o tra le pareti di un condominio di lusso di una città dell’Occidente. In fondo, la “prigioniera” di Proust, Albertine, stava in casa e ciò non procurava all’autore particolare gioia, se non quella di averla sottratta agli altri.
Dunque la violenza emerge nel mondo opulento e in quello più arretrato, motivata da origini o premesse differenti, ma in ogni caso rappresenta …..

Nel nostro municipio il centro antiviolenza per le donne
Un patto di genere per la crescita culturale della comunità

di Anna Rita Marocchi Assessora alle Pari Opportunità del Municipio Roma VII

Il fenomeno della violenza alle donne pare non abbia confini economici, culturali, sociali. Può accadere (e accade) in India o tra le pareti di un condominio di lusso di una città dell’Occidente. In fondo, la “prigioniera” di Proust, Albertine, stava in casa e ciò non procurava all’autore particolare gioia, se non quella di averla sottratta agli altri.
Dunque la violenza emerge nel mondo opulento e in quello più arretrato, motivata da origini o premesse differenti, ma in ogni caso rappresenta una prevaricazione del gesto sulla parola: questo avviene sempre di più quando si perde la capacità di guardare dentro di sé e quindi quando si rompe il meccanismo della elaborazione dei disagi profondi. Si tratta di un deficit non solo culturale, ma soprattutto psichico. Non si motiverebbe altrimenti la trasversalità sociale della violenza. Quando l’apparato emotivo non ce la fa a verbalizzarsi scivola più facilmente nel gesto violento, come unica forma espressiva che riesce a manifestare.
Quel gesto che segna la vita di una donna per sempre! il casale rosa
La violenza contro le donne si delinea dunque come un evento a forte impatto sociale, anche in considerazione del fatto che presenta un’altissima incidenza di “sommerso” e che
dunque quelle che vengono rappresentate e raccontate sono solo una parte delle violenze che effettivamente si verificano.
Un elemento allarmante è costituito dal netto prevalere della violenza intrafamiliare su altri tipi di violenza, e questo ci fa temere che oltre alle donne ci sia un numero considerevole di minori esposti ad un disagio, che non coinvolge solo la donna ma si estende anche ai figli che rischiano di crescere in un ambiente familiare connotato da questa forma di devianza sociale.
Nel Municipio Roma VIII abbiamo finalmente ottenuto la possibilità di avere un Centro antiviolenza senza non poche difficoltà da parte di tanti.
Un Servizio in più è un’opportunità in più che oggi il nostro Municipio può dare alle donne; uno spazio utile per combattere la violenza e gli abusi su di loro e sui propri bambini.
Il “Casale Rosa” di Via di Grotta Perfetta 610 apre le porte ad un servizio di grande valore umano e sociale: un servizio antiviolenza SOS Donna H24, che Roma Capitale mette a
disposizione attraverso il nostro territorio perché le donne in ogni momento possono essere accolte nelle situazioni di maggior debolezza da professioniste esperte.
William Shakespeare scriveva: “Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che le avete tarpato, per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una donna!
Ecco, oggi noi vogliamo continuare con grande impegno politico e tanta passione un percorso senza più ritorno: quello di dire basta alla violenza sulle donne!
E lo faremo partendo con una importante azione di sensibilizzazione che richiama la sensibilità di ognuno affinché si possa esprimere in ogni occasione la solidarietà alle vittime di violenza ed alle loro famiglie proponendo di leggere ad ogni iniziativa pubblica il seguente appello:  Sono oltre 1000 in Italia le donne vittime di violenza dall’inizio dell’anno.
Vogliamo che si interrompa questa strage silenziosa.
Chiediamo alle donne e agli uomini, soprattutto agli uomini, di dire basta al femminicidio. Se ne fermi una ci fermi tutte.
E di lanciare attraverso il sito internet istituzionale il seguente appello: Ogni violenza fatta ad una donna è violenza contro tutte le donne.
Le Istituzioni, a tutti i livelli, sono chiamate ad impegnarsi con grande sforzo al fine di contrastare ogni forma di violenza contro le donne.
Un impegno che deve condurre un cambiamento nel contesto sociale e culturale facendo emergere dal sommerso il fenomeno dell’aggressività, del maltrattamento e del sopruso, adottando ogni misura volta alla sua prevenzione.
Nel Municipio Roma VIII abbiamo iniziato a sviluppare, con il supporto decisivo delle Associazioni, un piano di azioni finalizzato a condividere i princìpi di una buona cultura del rispetto, con il coinvolgimento delle scuole, dei centri anziani e delle famiglie. In questo contesto costruttivo ci apprestiamo a pianificare le attività per arrivare preparati alla seconda giornata del Rispetto del prossimo 20 maggio 2015.
Inoltre proseguiremo a sviluppare l’azione politica per difendere e sviluppare i diritti delle persone, soprattutto delle donne, scrivendo la “Carta dei Servizi per la parità di genere e Popolazione lgbtq”.
Un lavoro non semplice, se vogliamo superare la semplice declinazione dell’offerta di servizi, in una logica di diritti acquisiti per una facile fruizione da parte dei cittadini.
La Carta dei servizi dovrà diventare una sorta di patto condiviso tra chi i servizi offre e chi i servizi fruisce, perché la garanzia dei diritti, soprattutto quelli alla persona, deve rappresentare il frutto (maturo) di un percorso generalizzato di presa di coscienza nella consapevolezza di sé, coniugata alla dimensione sociale.

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TASI, la pagano anche gli inquilini ATER Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici

TASI, la pagano anche gli inquilini ATER
Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici

di Eraldo Saccinto

ICI, IMU, TASI, TARI, IUC sono tutte sigle sotto le quali si celano le tasse sulla casa. La nuova Tasi è uno dei meccanismi più farraginosi nella storia della Repubblica, infatti ha mandando in tilt gli uffici amministrativi, i Caf e i patronati di Roma e provincia. La nuova tassa ha un nome piuttosto enigmatico, Tasi infatti stà a significare Tassa sui Servizi Comunali Indivisibili, e mentre Tassa sui Servizi Comunali potrebbe avere un senso, qualcuno prima o poi ci spiegherà che significa questo Indivisibili, di matematica memoria.

TASI, la pagano anche gli inquilini ATER
Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici

di Eraldo Saccinto

ICI, IMU, TASI, TARI, IUC sono tutte sigle sotto le quali si celano le tasse sulla casa. La nuova Tasi è uno dei meccanismi più farraginosi nella storia della Repubblica, infatti ha mandando in tilt gli uffici amministrativi, i Caf e i patronati di Roma e provincia. La nuova tassa ha un nome piuttosto enigmatico, Tasi infatti stà a significare Tassa sui Servizi Comunali Indivisibili, e mentre Tassa sui Servizi Comunali potrebbe avere un senso, qualcuno prima o poi ci spiegherà che significa questo Indivisibili, di matematica memoria.
La TASI è solo uno degli elementi che compongono la nuova IUC cioè la Imposta Unica Comunale la quale, introdotta nella Legge di Stabilità 2014, ingloba tasse e tributi dovuti in relazione alla casa (ex IMU), alla produzione di rifiuti (ex TARI) e ai servizi comunali indivisibili (la TASI, appunto). La vera novità di quest’anno è che questa tassa la paga anche chi abita in una casa popolare, in edilizia residenziale pubblica.
Questo perché gli immobili dell’ATER sono stati assoggettati all’applicazione dell’aliquota ordinaria prevista dalla disciplina sull’IMU per le abitazioni secondarie ed i cespiti assimilati. L’ATER, proprietaria a Roma di circa 44mila appartamenti destinati a uso abitativo, è tenuta a versare ogni anno nelle casse del Comune la relativa quota di tasse. A differenza della vecchia disciplina sull’ICI che assimilava gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP al regime di favore dell’abitazione principale, la normativa attuale prevede invece l’applicazione dell’aliquota ordinaria cui sono assoggettate le seconde case e le altre categorie di immobili. E’ vero che per questi immobili prevede il riconoscimento di una detrazione di 200 euro a famiglia, ma non consente l’ulteriore riduzione per i figli a carico. Il meccanismo di prelievo sarebbe potuto, peraltro, diventare ancora più oneroso se il Governo non avesse rinunciato alla propria quota di riserva. In buona sostanza, l’ATER deve versare a Roma Capitale la propria quota TASI per gli immobili ex IACP del territorio romano, rivalendosi poi sui conduttori degli immobili. Quindi, anche gli inquilini residenti nelle abitazioni ATER e del Comune della Garbatella, ovvero coloro che detengono in uso, a qualsiasi titolo, beni di proprietà di Roma Capitale sono stati costretti al versamento dell’imposta entro il 16 Ottobre. Aldilà della mostruosità amministrativa e sociale, per la quale si chiede a persone residenti in alloggi di edilizia pubblica il pagamento di una tassa su una casa che non è la loro e nella quale vivono, per la stragrande maggior parte dei casi, perché hanno un reddito che non permette di vivere in ben altre dimore, il problema è consistito nel fatto che questi inquilini, fino all’ultimo momento non hanno saputo cosa fare. La circolare di chiarimento, emessa tra l’altro a ridosso della data ultima per il pagamento, precisava che i fabbricati di abitazione civile destinati ad alloggi sociali avrebbero pagato il 20% del 2,5 per mille, la stessa circolare chiariva inoltre che gli alloggi assegnati dall’ATER avrebbero pagato il 20% dello 0,8 per mille. Un dilemma per quanti avrebbero voluto pagare le tasse in tempo e non sono riusciti a capire a quale aliquota fare riferimento. D’altronde l’ATER, non ha fornito ulteriori chiarimenti, né indicato una via per uscire da questo ginepraio, con l’ovvia conseguenza che ciò ha comportato inevitabilmente ritardi e, nella peggiore delle ipotesi, multe agli inquilini. L’unica nota positiva è che la Tasi non si paga se l’importo complessivo su base annua è al di sotto dei 12 euro. C’è da dire che mentre, anche in questo momento di crisi, pagano i soliti noti, un decreto del Ministero dell’Economia del 26 giugno scorso definisce il regime IMU e TASI per le attività svolte in immobili della Chiesa cattolica, esenzione totale. Così come per le cliniche convenzionate e per le scuole private, a patto che le rette non superino i 600 euro al mese.’10.

 

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