L’Appia Antica continua a regalarci delle scoperte eccezionali. A pochi passi da dove nel 2023, fu ritrovata un’antica statua di Ercole, in questi giorni degli scavi archeologici, condotti dall’Università di Ferrara, al civico 39 della via Appia Antica, hanno portato alla luce un mosaico “insolito”.
L’ornamento musivo, composto da tessere bianche e nere, è databile tra la fine del II secolo e gli inizi del III secolo d.C. e presenta una decorazione che non trova molti confronti a Roma, poiché unisce un classico motivo a girali con elementi geometrici a doppia T che incorniciano campi figurati, il tutto racchiuso in una cornice a semicerchi.
Cos’è il progetto “Appia39”
Diretto dalla professoressa Rachele Dubbini e dal dottor Fabio Turchetta e iniziato nel 2022, il progetto “Appia39” coniuga l’esigenza del lavoro sul campo per gli studenti di archeologia con le nuove prospettive dell’archeologia pubblica, attraverso un’esperienza immersiva per la cittadinanza.
È possibile infatti, visitare lo scavo ed osservare da vicino il lavoro degli archeologi e i progressi, guidati dagli addetti ai lavori o provare realmente il lavoro dell’archeologo.
Altre informazioni sono disponibili sul sito del progetto e sulla pagina Instagram @appiantica39
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Da Porta Ostiensis a Porta San Paolo
Come la Porta Appia, l’odierna Porta San Paolo è la meglio conservata della cinta aureliana. Da qui partiva la via Ostiense, che conduceva al porto di Ostia, da cui prendeva il nome, per poi essere cristianizzata in “Porta San Paolo” dovuto alla vicinanza della basilica dedicata all’Apostolo delle Genti.
Nella sua maestosità è possibile distinguere diverse fasi costruttive:
Prima fase: la porta presentava due ingressi, inquadrati da torri a pianta semicircolare
Seconda fase: nel periodo di Massenzio (306-312) vennero aggiunti due muri a tenaglia, con la controporta, anch’essa dotata di due fornici in travertino e vennero foderate le torri.
Terza fase: con l’imperatore Onorio (395-423), come nelle altre porte delle mura, i fornici di ingresso e della controporta vennero ridotti da due ad uno e le torri rialzate.
È qui che, durante la Guerra Greco-Gotica (535-553), il re ostrogoto Totila nell’autunno del 549, dopo aver posto sotto assedio Roma per la terza volta, riuscì a conquistarla grazie a un nuovo tradimento dei guardiani, che aprirono i battenti di Porta San Paolo al suo esercito.
Già dal V secolo e almeno fino al XV, come abbiamo già visto per Porta San Sebastiano, le porte aureliane erano concesse in appalto o vendute a privati per la riscossione del pedaggio per il relativo transito di merci e persone.
Granatieri a Porta San Paolo, foto tratta da “Trent’anni di vita italiana” di Pietro Caprioli
La Battaglia di Porta San Paolo
La sera del 9 settembre 1943, mentre le truppe tedesche marciavano sulla via Ostiense pronte ad occupare la Capitale, la 21ª Divisione fanteria “Granatieri di Sardegna” si spostò verso il centro, ingaggiando duri combattimenti alle Tre Fontane), attorno alla Collina dell’Esposizione (attuale quartiere EUR), al Forte Ostiense ed infine asserragliandosi a Porta San Paolo, che divenne un baluardo difensivo della Resistenza, protetta da barricate e carcasse di veicoli.
In aiuto dei granatieri accorsero numerosi civili armati alla meglio, i reparti della legione territoriale Carabinieri di Roma, il Reggimento Lancieri di Montebello, il I squadrone del Reggimento Genova Cavalleria, alcuni reparti della divisione Sassari, lo squadrone guidato dal tenente Maurizio Giglio e i paracadutisti del X Reggimento Arditi.
La Battaglia di Porta San Paolo ebbe inizio il 10 Settembre. A fianco dei granatieri trovò la morte Maurizio Cecati, diciassettenne, forse il primo caduto nella lotta di Liberazione.
Ai combattimenti partecipò il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini che si pose a capo di uno dei primi gruppi combattenti della Resistenza, anche utilizzando come munizioni delle pietre.
L’eroica difesa durò fino alle ore 17:00: l’accordo della resa di Roma era già stato firmato alle ore 16:00 dal generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, mentre i combattimenti ancora infuriavano.
Museo via Ostiense
Il Museo della Via Ostiense
Realizzato nel 1954, il Museo della Via Ostiense conserva materiali provenienti dal territorio compreso tra Roma e Ostia. Vanno segnalati tre arcosoli, dipinti provenienti da una tomba del III secolo ritrovata presso la Basilica di San Paolo, numerosi calchi di iscrizioni e cippi funerari. Nella torre orientale vi sono resti di affreschi databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, decorazioni di una cappella della comunità bizantina. Ad oggi, purtroppo è chiuso al pubblico.
Per approfondire
Coarelli F., Guida Archeologica di Roma
Piscitelli E., Storia della resistenza romana
Roatta M., Memoria sulla difesa di Roma, relazione all’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore Esercito, Brindisi, 18 gennaio 1944
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Nel 1976 il giornalista Osvaldo Pagani intervistò e trascrisse le memorie della signora Fedora Sandelli nel libro L’orgasmo del regime. La Sandelli si occupava di ricerca e di istruzione di ragazze da avviare alla prostituzione di alto bordo e nel 1934, venne incaricata, attraverso un tramite di Mussolini, di allietare le ore libere delle personalità politiche durante la visita di Hitler a Venezia.
Il compito venne svolto con successo e perciò alla donna venne affidato un nuovo incarico, stavolta direttamente dal Duce stesso nel suo studio a Palazzo Venezia: l’allestimento di un circolo riservato esclusivamente ai gerarchi del regime fascista.
La villa dei piaceri
La prima cosa da cercare fu la location. Fedora all’inizio pensava ad una villa a Lavinio o Torvajanica, ma “Carmelo” (nome fittizio usato dalla Sandelli per il tramite del Duce) disse che “certi personaggi possono contare solo su qualche mezz’ora di tempo libero”, per cui bisognava rimanere nella fascia romana ed aveva già adocchiato alcune soluzioni sull’Appia Antica e sulla Cassia.
Fedora, dopo diversi sopralluoghi, decise di acquistare una vecchia villa in stile ottocentesco “quasi a metà dell’Appia Antica […] ad una decina di minuti verso l’interno”. Dopo aver sistemato e rinnovato un po’ l’arredamento, vennero fatti colloqui per trovare le ragazze e stabiliti gli orari (dalle 18 alle 2 di notte) e i prezzi:
500 lire prestazione semplice
1000 lire da mezz’ora ad oltre un’ora
1300 lire trattenimento oltre mezzanotte
2000 lire da mezzanotte in poi.
L’inaugurazione e gli ospiti fissi
La grande inaugurazione avvenne il 23 marzo del 1935 e vennero tutti i grandi nomi del regime, tranne Mussolini: Galeazzo Ciano, Ettore Muti (di cui abbiamo parlato nell’articolo su Porta San Sebastiano), Giuseppe Bottai, Roberto Farinacci e tanti altri. Anche Italo Balbo, nelle occasioni in cui si trovava nella Capitale, anche se raramente, usufruiva dei servizi. Ospiti fissi erano il Conte Ciano, Muti, Bottai e molti ufficiali della milizia, funzionari del partito e del Ministero degli Esteri.
Ascesa e caduta
Festini, cene galanti, feste di compleanno, orge, il tutto innaffiato con fiumi di champagne… questa era la vita nella villa a cui nel corso del tempo si aggiunsero anche le SS ed Hermann Goering tra gli altri. Tutto cominciò a scemare con l’entrata in guerra, poi la caduta del fascismo e l’armistizio e pochi giorni dopo l’8 Settembre, la signora Fedora lasciò e chiuse per sempre la villa dei piaceri.
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Nello scorso articolo, abbiamo parlato di vie e piazzali spariti o che hanno cambiato nome, ma non sono i soli ad essere scomparsi durate i cambiamenti urbanistici dei quartieri del Municipio Roma VIII.
Vicolo Ampliato
Era situato a Tor Marancia, corrispondeva al tratto di strada attualmente denominato via di SantaPetronilla, una zona che fino agli anni Cinquanta era tutta un’area campestre. Il vicolo era affiancato da una via omonima, ed entrambi furono soppressi nel 1955, più o meno quando si conclusero le edificazioni delle attuali case popolari.
Il nome derivava non dalla sua dimensione, ma dalla vicinanza e dalle memorie epigrafiche del Cubicolo di Ampliato nelle Catacombe di Domitilla.
Vicolo Tamariceto
Iniziava da fuori Porta San Paolo (anche se in alcuni documenti è posto fra la Garbatella e il Fosso di Grotta Perfetta) e prendeva nome da una zona ricca di tamerici, piante spontanee mediterranee e coltivate per ornamento.
Tamariceto – Tamarix
Vicolo della Caffarella
Aveva principio da Porta San Sebastiano e si snodava costeggiando la tenuta della famiglia Caffarelli, da cui il toponimo.
Dinastia di cui si hanno notizie fin dal 1186, anche se la loro ascesa si ebbe nel XVI secolo quando ottennero il titolo di duchi. Il loro patrimonio terriero era tale da possedere tenute e casali che si estendevano da Roma ad Ardea, lungo le vie Appia e Ardeatina, all’interno dell’agro romano.
Vicolo della Caffarelletta
Andava dal vicolo della Caffarella e si inoltrava nella campagna verso una piccola tenuta dipendente dalla Tenuta della Caffarella.
Per approfondire
Carpaneto Giorgio, I vicoli di Roma
La foto in evidenza ritrae il vicolo della Caffarella nel 1930 ed è tratta dal sito Roma Ieri Oggi.
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Continuiamo la storia della Porta Appia, riprendendo dall’epoca medievale.
Tasse e gabelle
Tutte le porte delle Mura Aureliane, almeno fino al XV secolo, venivano concesse in appalto o vendute a privati cittadini per la riscossione del pedaggio per il relativo transito: negli “Statuti delle gabelle di Roma” di Sigismondo Malatesta (1888) è riportato un bando del 1467 che specifica le modalità di vendita all’asta delle porte cittadine per un periodo di un anno; in un altro documento datato 1474 veniamo a sapere che il prezzo d’appalto per le porte Latina e Appia insieme era pari a “fiorini 39, sollidi 31, den. 4 per sextaria” (cioè ogni sei mesi). Le quantità di gride, editti e minacce che venivano emessi contro gli abusi dei riscossori dimostra quanto questi arrotondassero i loro guadagni provenienti dal transito in modo illecito.
Porta trionfale
Sotto il suo fornice, la nostra porta ha visto passare due ingressi trionfali. Il 5 aprile 1536, in occasione della visita dell’imperatore Carlo V, Antonio da Sangallo trasformò la porta in un vero e proprio arco di trionfo, ornandola di statue, colonne e fregi e l’avvenimento è ricordato in un’iscrizione sopra l’arco che, con un’adulazione un po’ eccessiva, paragona Carlo V a Scipione l’Africano: “CARLO V ROM. IMP. AUG. III. AFRICANO”. Qualche anno più tardi, il 4 dicembre 1571, Porta San Sebastiano fu di nuovo ricoperta di apparati scenografici per il corteo trionfale in onore di Marcantonio Colonna, il vincitore della Battaglia di Lepanto.
Casa di Ettore Muti (Archivio Fotografico Vasari)
La casa del gerarca
Pensando di meritare un alloggio degno della sua levatura ed incarico, Ettore Muti, il segretario del Partito Nazionale Fascista, decise di venire a vivere proprio all’interno della porta. Tra il 1941 e il 1943 la sistemazione di Porta San Sebastiano ad uso abitativo venne affidata all’architetto Luigi Moretti (tra i suoi altri edifici ricordiamo la Casa della Gioventù Italiana del Littorio a Trastevere, che oggi ospita la Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté). Dopo l’8 settembre 1943, la casa di Muti venne saccheggiata.
Il Museo delle Mura
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la porta viene riaperta al pubblico dal Comune che diede anche inizio alla stesura di un progetto per la realizzazione di un Museo delle Mura. Nel corso degli anni, però, e attraverso alterne vicende una parte dei locali fu adibita ad alloggio di servizio per il custode e la sua famiglia.
Il resto degli ambienti nel 1960 fu ceduto in uso al Ministero della Pubblica Istruzione perché vi installasse un Ufficio speciale dell’Appia Antica e poi un Museo della via Appia, ma il previsto Ufficio non entrò mai in funzione.
Il Comune tornò in possesso del monumento nel 1970; l’anno dopo la Ripartizione Antichità e Belle Arti vi allestì un piccolo Museo delle Mura: le aperture al pubblico erano limitate alla domenica e dopo qualche anno, purtroppo, si tornò di nuovo alla chiusura totale. Si deve attendere il 1984 per vedere la definitiva riapertura e sistemazione interna della porta, in occasione della mostra “Roma sotterranea”.
Nel 1989 è stato ufficialmente istituito il Museo delle Mura di Roma con Deliberazione del Consiglio Comunale, secondo la Legge Regionale del 1975.
Per visitare il Museo delle Mura consulta il sito istituzionale
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Tra le porte che si aprono nei 19 km circa che costituivano la cinta muraria fatta innalzare dall’imperatore Aureliano (270-275) per difendere Roma, la meglio conservata e la più grande è la Porta Appia, denominata poi nella metà del XV secolo “Porta San Sebastiano”.
Una stratigrafia muraria
Prendetevi del tempo e tornate (o andate per la prima volta) a guardate la porta con attenzione e potrete notare ben cinque fasi costruttive:
La porta di Aureliano, due fornici gemelli si aprivano tra due torri (come le altre più importati della cinta). Sopra di essi, un secondo piano con finestre ad arco.
Con il primo rifacimento, le torri vengono ampliate, inglobando quelle precedenti, assumendo una pianta a forma di cavallo e con un rialzamento di un piano. Come controporta, venne utilizzato il preesistente arco, detto “di Druso”.
L’imperatore Onorio (401-402) aggiunge basamenti quadrati rivestiti di marmo.
Successivamente, ci sono alcune sistemazioni interne.
Infine le torri e il corpo intermedio vengono rialzati di un ulteriore piano.
San Michele il guerriero
Entrando nella porta e volgendo lo sguardo sullo stipite di sinistra, noterete un angelo che infilza un drago con una lancia affiancato da quest’epigrafe in latino:
«Nell’anno del Signore 1327, indizione XI, mese di settembre, penultimo giorno, nella festa di San Michele, entrò in città gente straniera e fu sconfitta dal popolo romano proprio qui. Giacomo de’ Ponziani, capo del rione.»
L’evento qui ricordato è la vittoriosa battaglia sostenuta dai Romani guidato da Giacomo Ponziani (la famiglia di Ceccolella, ossia Santa Francesca Romana) il 29 settembre (festa di San Michele) del 1327 contro il re di Napoli Roberto d’Angiò.
Ma le storie che ha in serbo la Porta Appia non sono ancora finite…
Se è vero che tutte le strade portano a Roma, non è scontato che questi antichi tracciati possano fregiarsi del titolo di patrimoni dell’umanità. È ciò che è accaduto all’Appia Antica, l’antica via che collegava Roma a Brindisi. Il verdetto positivo del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Nuova Delhi, è arrivato il 29 luglio dopo un lungo iter di sopralluoghi e valutazioni. Tutto inizia nel maggio 2022, su iniziativa dell’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini, che propone la candidatura del sito.
Ma da allora è stata fatta molta strada. Molta strada per le istituzioni, che nel 2023 depositano un dossier con i requisiti del sito, in parte stilato dalla Soprintendenza Capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi VII e VIII di Roma. Molta strada anche per Sanjin Mihelic, delegato del Icomos (International Council of Monuments and Sites), che lo scorso settembre ha percorso i tratti di maggior interesse dell’antica via. Una missione di valutazione, la sua, che ha concluso l’iter di candidatura.
(Foto di Alessia Samaritani)
Via Appia, una storia millenaria
L’Appia Antica non è solo un viaggio nello spazio – 540 chilometri di tracciato, quattro regioni attraversate – ma soprattutto nel tempo. Costruita alla fine del IV secolo a. C. per volere del censore Appio Claudio Cieco, la via che collegava Roma e l’antica Capua venne progressivamente allungata man mano che la conquista romana procedeva nel sud Italia, fino a Brindisi. In questo modo la Regina Viarum, nata come collegamento militare, divenne un importante canale di comunicazione che da Brindisi legava Roma alle rotte orientali. E da adesso tornerà ad essere percorsa in lungo e in largo, come attrazione archeologica e naturalistica riconosciuta a livello mondiale. L’ennesima bellezza italiana, sì, che però in questo caso affonda le sue radici a Roma, e in particolar modo nel Municipio VIII, dove si estende oltre il 70 per cento dell’omonimo parco regionale.
Un patrimonio mondiale che cambia il volto di un Municipio
Come cambierà adesso il volto del Municipio VIII? “La nomina dell’Appia Antica come patrimonio mondiale è un’ottima notizia per due motivi – ha commentato Monica Rossi, presidente della Commissione Cultura – Da una parte indica un notevole lavoro di squadra tra organi nazionali, regionali e locali sul campo della cultura, e poi si tratta di un ottimo punto di partenza per rilanciare il turismo in questo quadrante di Roma”.
(Foto di Alessia Samaritani)
In vista dell’aumento del turismo, la delibera del Ministero della Cultura “Caput Mundi” riserva parte dei fondi Pnrr alla riqualificazione di siti interni al parco, tra cui la basilica di San Sebastiano, il Parco degli Acquedotti e la villa Capo di Bove. Anche il progetto “Urbs dalla città alla campagna romana” mira a restaurare i luoghi di interesse dell’antica via, come ricorda il direttore del parco Simone Quilici in un’intervista a La Repubblica. “Il Comune di Roma ha avviato il cantiere per il Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici” spiega Quilici in quell’occasione. Si tratta di un percorso ciclabile di oltre 50 chilometri che collegherà i siti centrali e quelli periferici di Roma: in altre parole, sarà possibile pedalare dal Colosseo al Mausoleo di Cecilia Metella. È partito inoltre un progetto di regolamentazione della mobilità sull’Appia Antica, tramite l’introduzione di una zona a traffico limitato.
Due mostre per celebrare l’Appia
Ma al di là dei turisti, l’Appia Antica affascina anche fotografi e artisti. Fino al 1° dicembre la villa Capo di Bove ospita una mostra fotografica che reca la firma del leccese Andrea Franzetta, inviato del National Geographic. Spostandosi al Casale di Santa Maria Nova, fino al 13 ottobre è allestita l’esposizione L’Appia è moderna, a cura di Claudia Conforti, Roberto Dulio, Simone Quilici e Ilaria Sgarbozza. In questo caso non solo fotografie, ma anche disegni, dipinti, e perfino illustrazioni e manifesti pubblicitari restituiscono una visione atipica della via, ponendo in particolare rilievo le trasformazioni del secolo scorso.
Proseguono i lavori nella porzione della tenuta di Tor Marancia che affaccia su piazza Lante, ma le proteste dei residenti già si fanno sentire. Gli interventi, giudicati troppo dannosi per la biodiversità del parco, sono iniziati lo scorso ottobre e continuano interessando la zona Afa1, che verrà dotata di sentieri pedonali, una zona per i bambini e un’area cani, quest’ultima in corrispondenza dell’ingresso di via dei Numisi.
Perplessità dei residenti
Un gruppo di abitanti della zona ritiene che volto del parco sta cambiando completamente. Lungo via Belloni, della folta vegetazione presente fino a qualche mese fa non rimane più nulla, a causa degli interventi di bonifica preliminari. Il perimetro dell’Afa 1 è stato infatti identificato come “area con forte presenza di vegetazione infestante.” Ne consegue che molti alberi e arbusti sono stati abbattuti, suscitando stupore se non vera e propria indignazione nei residenti.
All’altezza di via Francesco Belloni, la scorsa estateAll’altezza di via Francesco Belloni, lo scorso dicembre
“Parlare di specie infestanti nei parchi naturali è improprio” ci ha raccontato Mario, un biologo che abita da quelle parti. “Per specie infestante si intende una pianta inutile all’obiettivo per cui il terreno è predisposto” ha continuato, “le specie infestanti sono le erbacce che crescono nei campi coltivati, per esempio, o le piante che danneggiano le infrastrutture. Ma in un parco naturale non esistono specie infestanti.”
Il biologo ha proseguito spiegando che nei parchi le specie dannose sono chiamate aliene invasive, come i fichi d’India e gli ailanti, che non sempre sono stati colpiti da questi interventi di bonifica. “Sono invece stati distrutti habitat preziosissimi e abbattute piante autoctone come ginestre, olmi, pruni, allori e rovi, questi ultimi una vera e propria miniera di biodiversità, fondamentale per la composizione della macchia mediterranea. È impensabile che un’area naturale così ricca venga privata in questo modo del suo valore ambientale, per essere ridotta a un semplice giardino come ce ne sono tanti, senza alcun valore naturalistico.”
Aironi presenti nel parco fino all’estate scorsa
La tenuta di Tor Marancia si distingueva per una biodiversità sorprendente, davvero eccezionale per un parco naturale inserito in una cornice urbana. “Erano presenti falchi, merli, civette, volpi, tassi, istrici e altre specie selvatiche” ci ha assicurato Mario, “mentre adesso stanno avanzando cornacchie, ratti e scarafaggi, animali attirati dalla presenza umana. Le specie selvatiche, insomma, sono scomparse.” Fino allo scorso dicembre, nell’aria prospiciente via Belloni erano ancora presenti ciclamini selvatici, “una specie che cresce solo in condizioni di quasi totale oscurità” ha spiegato Mario. “Sono una testimonianza importante perché dimostrano come questa zona fosse completamente ricoperta di vegetazione, mentre adesso è una spianata di detriti ed erba secca.”
Ciclamini selvatici
Ma il problema principale è che essendo una riserva naturale, già parte del parco regionale dell’Appia Antica, la tenuta di Tor Marancia è soggetta a una stretta regolamentazione. Per l’abbattimento degli alberi la domanda deve essere presentata all’Ente forestale competente. “Bisognerebbe valutare l’abbattimento albero per albero, mentre loro sono arrivati con le ruspe, distruggendo terreno e vegetazione” ha raccontato il residente. Per capire meglio, un gruppo di cittadini ha richiesto l’accesso agli atti, senza ottenerlo. Al momento stanno preparando un esposto ai carabinieri forestali, al quale allegheranno una relazione sulla biodiversità compromessa firmata da un professore dell’Università Roma Tre.
Le dichiarazioni dell’assessore municipale all’Ambiente Mannarino
Non si è fatta attendere la risposta delle istituzioni. Come spiega l’assessore all’Ambiente del Municipio VIII Mannarino, le zone Afa sono porzioni di parco che gli interventi in corso mirano a rendere giù accessibili. “La gestione della tenuta avviene in collaborazione col Comune di Roma e richiede la partecipazione dei cittadini che avranno il compito di usufruirne nel pieno rispetto dell’ambiente.” Dopo l’apertura dell’Afa2 e Afa3 due anni fa, i lavori in corso mirano a riqualificare i 6 ettari e mezzo che si estendono da via di Tor Marancia a via Ardeatina, a ridosso di via Aristide Sartorio. “Il nostro obiettivo” ha proseguito Mannarino, “è di aprire il parco alla cittadinanza, permettendo di poterne usufruire in piena sicurezza.” Il progetto è stato presentato dal presidente Ciaccheri lo scorso 21 novembre, presso l’Istituto di San Michele, in un incontro pubblico che ha visto la partecipazione di associazioni ambientaliste come Italia Nostra e Legambiente.
Prosegue la restituzione al pubblico di aree verdi all’interno della Tenuta di Tor Marancia, dopo la recente apertura del versante di Grotta Perfetta, sono stati recuperati dai privati ulteriori 6 ettari e mezzo di terreno tra piazza Lante e via dei Numisi. Pertanto, nei prossimi giorni, si avvieranno i lavori per attrezzare l’area, denominata Afa 1 (ambito funzionale di attuazione), di arredi da giardino, spazi ludici, attrezzi ginnici, area cani e piazzole pavimentate che si svilupperanno anche lungo l’asse di via Belloni fino all’incrocio con via Sorbi.
Questa parte della Tenuta conserva al suo interno anche un patrimonio archeologico importante, un aspetto poco considerato ma che andrebbe recuperato e valorizzato.
La durata dei lavori prevista è di nove mesi, intanto, il Municipio e il Comune di Roma stanno lavorando anche al recupero dei casali interni alla Tenuta, in cui si prevede la realizzazione di un punto informativo e di una fattoria didattica.
Dopo le dodici fatiche e altre colorite vicende che l’hanno visto protagonista, il mito di Ercole non smette di stupirci e la forza delle sue imprese è oggi ancora più viva, grazie al rinvenimento della marmorea statua avvenuto recentemente al Parco Scott, nel quartiere Ardeatino.
Era il 25 gennaio quando, durante l’esecuzione di alcuni lavori di manutenzione alla rete fognaria, a pochi metri dal sepolcro di Priscilla, fu ritrovata questa antica statua alta circa due metri. A fugare ogni dubbio sul fatto che si trattasse proprio di una raffigurazione dell’Eroe greco furono i dettagli che la arricchivano: una clava impugnata nella mano e della pelle di leone a copertura del capo.
Un ritrovamento di notevole rilievo, sia per importanza storica, sia per il buono stato di conservazione.
Dopo un primo restauro e pulizia a cura dell’ente del Parco Archeologico dell’Appia Antica, la statua dell’Ercole di Parco Scott è già visibile al pubblico.
Per ammirarla bisogna recarsi, entro il 1° maggio, alla cisterna che si trova all’interno della Villa dei Quintili, dove è allestito un cantiere per i lavori archeologici. La statua è visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 9:00 alle ore 18.00. L’accesso, previo pagamento del biglietto, è possibile sia da via Appia Nuova 1092 che da via Appia Antica 251.
In occasione della Festa della Liberazione del 25 aprile, l’ingresso sarà gratuito.
In seguito, si procederà a un ulteriore restauro e a uno studio più dettagliato per capire datazione ed origine.
Anche per questa stagione estiva i volontari del Comitato di Quartiere Grotta Perfetta gestiranno il punto informativo allestito nella Tenuta Tor Marancia sul versante di viale Londra nel quartiere di Rinnovamento.
Tutte le domeniche sino al 18 giugno, dalle ore 10:00 alle ore 13:00 sarà l’occasione, per quei cittadini che ancora non lo hanno fatto, di conoscere la porzione del Parco denominata Afa 2 (ambito funzionale di attuazione) e per scoprire la storia e la natura della Tenuta di Tor Marancia: duecento ettari di campagna romana che dal 2002 sono sotto tutela ambientale e facenti parte del Parco Regionale dell’Appia Antica.
Un’area incontaminata che costeggia diversi quartieri del Municipio Roma VIII, con diversi ingressi accessibili e punti informativi, come quello di viale Londra, che è stato inaugurato nel giugno del 2018.
Oltre alla possibilità di informarsi sulle iniziative organizzate dal CdQ, ci si potrà iscrivere o rinnovare la Carta Amici del Parco, una tessera annuale, che dà diritto a partecipare alle visite guidate dei programmi primavera e autunno, ad ottenere riduzioni su eventi e altre attività per i più piccoli svolte dalle associazioni e altri soggetti; a sconti presso tutte le strutture amiche e ad avere subito in omaggio una guida turistica del parco.
Un sabato mattina d’inaugurazioni nel quartiere Tor Marancia/Ardeatino. Al Parco della Torre, un cospicuo numero di abitanti ha assistito alla cerimonia di presentazione degli ultimi lavori eseguiti.
Nuovi arredi urbani, nuove altalene, una nuova staccionata e soprattutto la sostituzione del campo da bocce con tavoli di legno e due postazioni in cemento predisposte per il gioco degli scacchi. Oltre all’area verde e a quella ludica, anche le mura dell’antica torre medievale sono state ripulite.
A seguire il progetto, insieme alla presidenza e all’assessorato municipale, anche il consigliere municipale al decoro Roberto Falasca: “È una giornata importante, siamo soddisfatti per la riuscita del lavoro; questo è l’unico giardino pubblico all’interno del quartiere e un punto di partenza per visitare il Parco dell’Appia Antica– conclude Falasca – Abbiamo la fortuna di avere una torre ancora in buono stato, un bene culturale che va valorizzato; questa giornata è anche un passo avanti in direzione della riapertura della Torre”.
L’antica Torre Marancia fu di San Tommaso, infatti, da circa vent’anni ha l’ingresso murato e non è accessibile; nell’estate del 2019 l’associazione Parco della Torre, l’Isem, l’Ottavo Municipio e la Sovrintendenza Culturale, hanno compiuto un sopralluogo eseguendo delle valutazioni per la ristrutturazione e per trovare uno scopo al bene archeologico affinché possa tornare a vivere. Alcuni cittadini di zona nel frattempo, previa autorizzazione, hanno preso in carico l’apertura e la chiusura del parco, che seguirà gli orari comunali vigenti.
Parco della Torre di Tor Marancia
Un nuovo campo da basket in via Malfante
Il secondo taglio di nastro si è tenuto in via Malfante, dietro Piazza Navigatori. Dove c’era un canneto infestante oggi c’è un colorato campo da basket con decine di giovani scalpitanti che tentano di centrare un canestro.
L’area era stata assegnata nel 2008 a dei privati per farne un punto verde qualità, poi la concessione è stata revocata e lo spazio è caduto in abbandono. Alla fine del 2020 si stabilì di locare sul posto un’isola ecologica, ma questa proposta fu bocciata dal Municipio che preferì mettere in evidenza le istanze degli abitanti del territorio.
“Lo avevamo promesso e lo abbiamo mantenuto – dichiara l’assessore municipale alle politiche ambientali Michele Centorrino – Il progetto realizzato in house dal nostro Ufficio manutenzione del verde, ha portato a termine i lavori per questo splendido playground, inoltre la realizzazione di un ingresso sul parcheggio lato via Malfante e uno su via Eusebio Chini, una robusta recinzione perimetrale, la bonifica del canneto, la piantumazione di alberi e arbusti, percorso interno in terreno stabilizzato, panchine e una rastrelliera per le bici – conclude l’assessore – Un altro vuoto urbano trova la sua funzione, un’altra area strappata al degrado e messa in disposizione della cittadinanza che può finalmente fruirne”.
Inaugurazione playgound via Malfante
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