[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Una guida per pellegrini – Dopo aver soggiornato e visitato Roma per lungo tempo, il frate agostiniano inglese John Capgrave pubblica The Solace of Pilgrimes, una guida della città per tutti coloro che avevano intenzione di intraprendere un pellegrinaggio a Roma, in particolar modo per il Giubileodel 1450.
Nel suo resoconto, Capgrave fornisce diverse informazioni interessanti che riguardano il territorio dell’Ottavo Municipio.
Dettaglio della mappa di Roma di Pietro del Massaio (1469-71)
Le indulgenze a San Paolo
Una delle ragioni per cui i cristiani provenienti da ogni parte d’Europa intraprendevano un viaggio così lungo e pericoloso erano le indulgenze, le quali garantivano l’accorciamento o remissione totale del tempo che l’anima avesse dovuto trascorrere in Purgatorio a causa dei peccati commessi in vita.
Tra le tante disponibili nelle varie chiese della città, eccone alcune che il frate inglese elenca nella basilica di San Paolo fuori le Mura:
ventotto anni con remissione di un terzo dei peccati, se si entrava nella basilica, dal portone occidentale, vicino alla reliquia della testa dell’Apostolo delle Genti;
mille anni di sconto della pena, da trascorrere in Purgatorio, se ci si recava nella basilica il giorno dedicato a San Paolo (29 giugno);
mille anni di sconto nell’anniversario della Conversione di San Paolo (25 gennaio);
quarant’anni nel giorno dei Santi Innocenti Martiri (28 dicembre);
settemila anni con remissione di un terzo dei peccati nell’anniversario della consacrazione della basilica (18 novembre).
Per approfondire
J. Capgrave, The Solace of Pilgrimes: Rome 1450. Capgrave’s Jubilee Guide (traduzione e commento di P.J. Lucas).
Boxe – Ha il marchio della Garbatella il pugilato di Giovanni De Carolis, l’ultimo italiano ad avere conquistato un titolo mondiale. Era il 2016 quando diventava campione dei supermedi per la World Boxing Association. La boxe l’aveva scoperta molto tempo prima alla Circonvallazione Ostiense. Era entrato in palestra per fare un po’ di esercizio fisico. Il maestro era Roberto Chiacchierini. Non so cosa l’abbia colpito, il fatto è che la passione lo ha subito travolto. Sono passati ventisei anni da quel giorno e De Carolis è ancora presente nel pugilato con testa, cuore e corpo.
Quella passione con il tempo si è trasformata in lavoro. Da vent’anni Giovanni si allena alla Montagnola nella palestra Team Boxe Roma XI, con gli stessi maestri. Luigi Ascani detto Gigi e Italo Mattioli, nato al Quadraro ma cresciuto e tuttora residente alla Garbatella. Un matrimonio sportivo di lungo corso.
Giovanni De Carolis si allena con Italo Mattioli e Luigi Ascani. Foto di Dario Torromeo
Giovanni De Carolis è un pugile con un’ottima tecnica, nelle serate migliori si esprime su alti livelli. È vero, perché renda al massimo nulla deve andare storto. È da sempre convinto che sia la mente a decidere il risultato dei match, il corpo ne è responsabile in una percentuale molto più bassa.
Contro Vincent Feigenbutz, il 9 gennaio del 2016, è stato tutto perfetto. L’altro boxava in casa, era imbattuto (21-0), aveva un contratto con Sauerland. Uno degli organizzatori più importanti d’Europa. Insomma, a crederci erano in pochi. Per fortuna i tre che stavano sul ring o all’angolo erano convinti che sarebbe stata una notte magica. Giovanni, Italo e Gigi erano certi che avrebbero realizzato l’impresa, offrendo agli spettatori della Baden Arena di Offenburg, in Germania, lo spettacolo di una grande sorpresa. Detto, fatto. Vittoria per kot all’undicesima ripresa. Mondiale in tasca.
“Siamo partiti con un sogno che era poco più grande di un granello di sabbia, siamo tornati a casa con un castello” confessa Giovanni con vena romantica.
Esordio da dilettante a 18 anni, prima non poteva perché la mamma glielo aveva vietato. Debutto nel professionismo a 23 con pochi incontri e un’esperienza tutta da costruire.
De Carolis all’Allianz Cloud di Milano, 13 maggio 2022
Nella sua storia c’è anche un momento drammatico. La vittoria contro Daniele Scardina il 13 maggio 2022 è arrivata per kot al quinto round. Tardi, l’arbitro avrebbe dovuto fermare prima il match.
Per un pugile l’ultimo combattimento è sempre il prossimo. È stato così anche per De Carolis. Gli amici avevano provato a indagare.
“Giovanni ti sei ritirato?” gli chiedevano.
“Sto alla finestra, aspetto l’offerta giusta” rispondeva.
Poi un giorno di ottobre, quest’anno, è arrivato il mio turno.
“Me lo hai chiesto al telefono, ci ho pensato su per qualche ora. Poi mi sono detto. Giovà, hai quarant’anni, e dillo! Ho finito. Ecco, te lo dico, mi ritiro.”
E così è sceso dal ring l’ultimo italiano campione del mondo. Un pugile serio, uno che si è sempre preparato con grande scrupolo. Uno che ha capito che non si può battere il tempo che passa. La reattività diminuisce, la velocità cala, i tempi di recupero si allungano. E vedi che non riesci più a fare quello che prima ti veniva così facile. È semplicemente arrivato il momento di chiudere, e lui l’ha fatto.
È già cominciata una nuova avventura.
Da sinistra: Luigi Ascani, Giovanni De Carolis, Italo Mattioli
“Lavoro sempre nel pugilato. Organizzo eventi. Cerco di costruire una struttura che dia continuità all’attività pugilistica. I rapporti internazionali, che nel corso degli anni ho intrecciato con personaggi importanti. mi potrebbero consentire di allestire qualcosa di bello per i pugili italiani. Voglio seguirli nel modo in cui avrei voluto essere seguito io quando avevo 20 anni. Vorrei farli combattere con grandi avversari anche in Italia. Da qui a cinque anni spero di riuscire a realizzare questo programma. Struttura, marketing, promozione, organizzazione, preparatori, allenatori per potersi esprimere al massimo. È un sogno, ci credo. Proverò a realizzarlo.”
La De Carolis Promotions gestisce una società che cura l’attività di giovani talenti, li segue in ogni aspetto della carriera, con la speranza che qualcuno di quei ragazzi riesca a imitare Giovanni. Il 14enne che ha scoperto il pugilato alla Garbatella e che diciannove anni dopo, con un maestro della Garbatella all’angolo, è diventato campione del mondo.
La storia continua, non perdiamolo di vista.
L’Appia Antica continua a regalarci delle scoperte eccezionali. A pochi passi da dove nel 2023, fu ritrovata un’antica statua di Ercole, in questi giorni degli scavi archeologici, condotti dall’Università di Ferrara, al civico 39 della via Appia Antica, hanno portato alla luce un mosaico “insolito”.
L’ornamento musivo, composto da tessere bianche e nere, è databile tra la fine del II secolo e gli inizi del III secolo d.C. e presenta una decorazione che non trova molti confronti a Roma, poiché unisce un classico motivo a girali con elementi geometrici a doppia T che incorniciano campi figurati, il tutto racchiuso in una cornice a semicerchi.
Cos’è il progetto “Appia39”
Diretto dalla professoressa Rachele Dubbini e dal dottor Fabio Turchetta e iniziato nel 2022, il progetto “Appia39” coniuga l’esigenza del lavoro sul campo per gli studenti di archeologia con le nuove prospettive dell’archeologia pubblica, attraverso un’esperienza immersiva per la cittadinanza.
È possibile infatti, visitare lo scavo ed osservare da vicino il lavoro degli archeologi e i progressi, guidati dagli addetti ai lavori o provare realmente il lavoro dell’archeologo.
Altre informazioni sono disponibili sul sito del progetto e sulla pagina Instagram @appiantica39
L’appuntamento è previsto per il 14 ottobre alla sala del Carroccio in Campidoglio
Prosegue il ciclo di presentazioni del libro di Giorgio Guidoni “La verità sull’eccidio del Ponte di Ferro”. Il nuovo appuntamento è alle ore 16.00 del prossimo 14 ottobre presso la sala del Carroccio in piazza del Campidoglio. L’evento, organizzato dall’associazione culturale Cara Garbatella, vedrà l’intervento di Valeria Baglio, capogruppo PD all’assemblea Capitolina, di Gabriele Ranzato ex professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Pisa ed altri storici. Il dibattito sarà moderato da Gianni Rivolta, giornalista, scrittore e direttore di Cara Garbatella.
Con questa ricerca l’autore ha finalmente fatto chiarezza su un episodio della storiografia della Resistenza romana ritenuto dubbio. Si tratta del presunto eccidio delle dieci popolane, uccise il 7 aprile 1944 da parte di militi nazisti sul Ponte dell’Industria, noto ai romani come Ponte di Ferro. Il primo a citare l’episodio fu il giornalista Cesare De Simone in un suo testo del 1994. Benché non ci fossero riscontri documentali, il racconto fu accolto come reale e portò all’installazione di una stele commemorativa con i nomi delle vittime a ridosso della balaustra del ponte, dove ogni anno si svolge una cerimonia celebrativa con la presenza delle autorità.
La ricerca di Guidoni, incentrata sui nomi e cognomi citati da De Simone, porta in rilievo la storia delle dieci donne, anzi di nove e un uomo, e stabilisce una verità storica sconcertante. Pur essendo tutte delle patriote con un preciso ruolo nella lotta contro il nazifascismo, nessuna è stata coinvolta in quell’episodio perché decedute anni dopo e in altri frangenti.
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Nel 1976 il giornalista Osvaldo Pagani intervistò e trascrisse le memorie della signora Fedora Sandelli nel libro L’orgasmo del regime. La Sandelli si occupava di ricerca e di istruzione di ragazze da avviare alla prostituzione di alto bordo e nel 1934, venne incaricata, attraverso un tramite di Mussolini, di allietare le ore libere delle personalità politiche durante la visita di Hitler a Venezia.
Il compito venne svolto con successo e perciò alla donna venne affidato un nuovo incarico, stavolta direttamente dal Duce stesso nel suo studio a Palazzo Venezia: l’allestimento di un circolo riservato esclusivamente ai gerarchi del regime fascista.
La villa dei piaceri
La prima cosa da cercare fu la location. Fedora all’inizio pensava ad una villa a Lavinio o Torvajanica, ma “Carmelo” (nome fittizio usato dalla Sandelli per il tramite del Duce) disse che “certi personaggi possono contare solo su qualche mezz’ora di tempo libero”, per cui bisognava rimanere nella fascia romana ed aveva già adocchiato alcune soluzioni sull’Appia Antica e sulla Cassia.
Fedora, dopo diversi sopralluoghi, decise di acquistare una vecchia villa in stile ottocentesco “quasi a metà dell’Appia Antica […] ad una decina di minuti verso l’interno”. Dopo aver sistemato e rinnovato un po’ l’arredamento, vennero fatti colloqui per trovare le ragazze e stabiliti gli orari (dalle 18 alle 2 di notte) e i prezzi:
500 lire prestazione semplice
1000 lire da mezz’ora ad oltre un’ora
1300 lire trattenimento oltre mezzanotte
2000 lire da mezzanotte in poi.
L’inaugurazione e gli ospiti fissi
La grande inaugurazione avvenne il 23 marzo del 1935 e vennero tutti i grandi nomi del regime, tranne Mussolini: Galeazzo Ciano, Ettore Muti (di cui abbiamo parlato nell’articolo su Porta San Sebastiano), Giuseppe Bottai, Roberto Farinacci e tanti altri. Anche Italo Balbo, nelle occasioni in cui si trovava nella Capitale, anche se raramente, usufruiva dei servizi. Ospiti fissi erano il Conte Ciano, Muti, Bottai e molti ufficiali della milizia, funzionari del partito e del Ministero degli Esteri.
Ascesa e caduta
Festini, cene galanti, feste di compleanno, orge, il tutto innaffiato con fiumi di champagne… questa era la vita nella villa a cui nel corso del tempo si aggiunsero anche le SS ed Hermann Goering tra gli altri. Tutto cominciò a scemare con l’entrata in guerra, poi la caduta del fascismo e l’armistizio e pochi giorni dopo l’8 Settembre, la signora Fedora lasciò e chiuse per sempre la villa dei piaceri.
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Nello scorso articolo, abbiamo parlato di vie e piazzali spariti o che hanno cambiato nome, ma non sono i soli ad essere scomparsi durate i cambiamenti urbanistici dei quartieri del Municipio Roma VIII.
Vicolo Ampliato
Era situato a Tor Marancia, corrispondeva al tratto di strada attualmente denominato via di SantaPetronilla, una zona che fino agli anni Cinquanta era tutta un’area campestre. Il vicolo era affiancato da una via omonima, ed entrambi furono soppressi nel 1955, più o meno quando si conclusero le edificazioni delle attuali case popolari.
Il nome derivava non dalla sua dimensione, ma dalla vicinanza e dalle memorie epigrafiche del Cubicolo di Ampliato nelle Catacombe di Domitilla.
Vicolo Tamariceto
Iniziava da fuori Porta San Paolo (anche se in alcuni documenti è posto fra la Garbatella e il Fosso di Grotta Perfetta) e prendeva nome da una zona ricca di tamerici, piante spontanee mediterranee e coltivate per ornamento.
Tamariceto – Tamarix
Vicolo della Caffarella
Aveva principio da Porta San Sebastiano e si snodava costeggiando la tenuta della famiglia Caffarelli, da cui il toponimo.
Dinastia di cui si hanno notizie fin dal 1186, anche se la loro ascesa si ebbe nel XVI secolo quando ottennero il titolo di duchi. Il loro patrimonio terriero era tale da possedere tenute e casali che si estendevano da Roma ad Ardea, lungo le vie Appia e Ardeatina, all’interno dell’agro romano.
Vicolo della Caffarelletta
Andava dal vicolo della Caffarella e si inoltrava nella campagna verso una piccola tenuta dipendente dalla Tenuta della Caffarella.
Per approfondire
Carpaneto Giorgio, I vicoli di Roma
La foto in evidenza ritrae il vicolo della Caffarella nel 1930 ed è tratta dal sito Roma Ieri Oggi.
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
A Roma durante il regime fascista furono intitolate una strada e un piazzale ad Adolf Hitler, tracciati che esistono tuttora, ma ovviamente con un nome diverso. Dove si trovavano?
La stazione Ostiense
Nel 1937 si decise di costruire un nuovo scalo ferroviario imponente, nell’area occupata da campi presso via della Travicella per la visita di stato del Cancelliere tedesco che avvenne il 6 maggio 1938. La stazione però era molto al di là dall’essere completata e si decise di costruire una stazione monumentale provvisoria (costituita quasi per intero da un impalcato portante rivestito con pannelli riproducenti le fattezze del marmo) progettata dall’architetto Roberto Narducci.
La costruzione della scenografia venne commentata anche da Pasquino con queste parole:
«Povera Roma mia de travertino
te sei vestita tutta de cartone
pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino
venuto da padrone! »
Il viale ed il piazzale
Con il terreno di riporto venne alzato un terrapieno sul quale vennero impostati il viale fiancheggiato da pini ed il piazzale antistante la stazione. Per omaggiare il suo collega dittatore, Mussolini volle dedicare entrambi ad Adolf Hitler. Dopo la guerra, i due nomi furono cambiati in piazzale dei Partigiani e viale delle Cave Ardeatine (in ricordo dell’eccidio delle Fosse Ardeatine): una damnatio memoriae perfetta.
Piazzale dei Partigiani
Per approfondire
Borden W. Painter, Mussolini’s Rome: rebuilding the Eternal City
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Continuiamo la storia della Porta Appia, riprendendo dall’epoca medievale.
Tasse e gabelle
Tutte le porte delle Mura Aureliane, almeno fino al XV secolo, venivano concesse in appalto o vendute a privati cittadini per la riscossione del pedaggio per il relativo transito: negli “Statuti delle gabelle di Roma” di Sigismondo Malatesta (1888) è riportato un bando del 1467 che specifica le modalità di vendita all’asta delle porte cittadine per un periodo di un anno; in un altro documento datato 1474 veniamo a sapere che il prezzo d’appalto per le porte Latina e Appia insieme era pari a “fiorini 39, sollidi 31, den. 4 per sextaria” (cioè ogni sei mesi). Le quantità di gride, editti e minacce che venivano emessi contro gli abusi dei riscossori dimostra quanto questi arrotondassero i loro guadagni provenienti dal transito in modo illecito.
Porta trionfale
Sotto il suo fornice, la nostra porta ha visto passare due ingressi trionfali. Il 5 aprile 1536, in occasione della visita dell’imperatore Carlo V, Antonio da Sangallo trasformò la porta in un vero e proprio arco di trionfo, ornandola di statue, colonne e fregi e l’avvenimento è ricordato in un’iscrizione sopra l’arco che, con un’adulazione un po’ eccessiva, paragona Carlo V a Scipione l’Africano: “CARLO V ROM. IMP. AUG. III. AFRICANO”. Qualche anno più tardi, il 4 dicembre 1571, Porta San Sebastiano fu di nuovo ricoperta di apparati scenografici per il corteo trionfale in onore di Marcantonio Colonna, il vincitore della Battaglia di Lepanto.
Casa di Ettore Muti (Archivio Fotografico Vasari)
La casa del gerarca
Pensando di meritare un alloggio degno della sua levatura ed incarico, Ettore Muti, il segretario del Partito Nazionale Fascista, decise di venire a vivere proprio all’interno della porta. Tra il 1941 e il 1943 la sistemazione di Porta San Sebastiano ad uso abitativo venne affidata all’architetto Luigi Moretti (tra i suoi altri edifici ricordiamo la Casa della Gioventù Italiana del Littorio a Trastevere, che oggi ospita la Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté). Dopo l’8 settembre 1943, la casa di Muti venne saccheggiata.
Il Museo delle Mura
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la porta viene riaperta al pubblico dal Comune che diede anche inizio alla stesura di un progetto per la realizzazione di un Museo delle Mura. Nel corso degli anni, però, e attraverso alterne vicende una parte dei locali fu adibita ad alloggio di servizio per il custode e la sua famiglia.
Il resto degli ambienti nel 1960 fu ceduto in uso al Ministero della Pubblica Istruzione perché vi installasse un Ufficio speciale dell’Appia Antica e poi un Museo della via Appia, ma il previsto Ufficio non entrò mai in funzione.
Il Comune tornò in possesso del monumento nel 1970; l’anno dopo la Ripartizione Antichità e Belle Arti vi allestì un piccolo Museo delle Mura: le aperture al pubblico erano limitate alla domenica e dopo qualche anno, purtroppo, si tornò di nuovo alla chiusura totale. Si deve attendere il 1984 per vedere la definitiva riapertura e sistemazione interna della porta, in occasione della mostra “Roma sotterranea”.
Nel 1989 è stato ufficialmente istituito il Museo delle Mura di Roma con Deliberazione del Consiglio Comunale, secondo la Legge Regionale del 1975.
Per visitare il Museo delle Mura consulta il sito istituzionale
[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]
Tra le porte che si aprono nei 19 km circa che costituivano la cinta muraria fatta innalzare dall’imperatore Aureliano (270-275) per difendere Roma, la meglio conservata e la più grande è la Porta Appia, denominata poi nella metà del XV secolo “Porta San Sebastiano”.
Una stratigrafia muraria
Prendetevi del tempo e tornate (o andate per la prima volta) a guardate la porta con attenzione e potrete notare ben cinque fasi costruttive:
La porta di Aureliano, due fornici gemelli si aprivano tra due torri (come le altre più importati della cinta). Sopra di essi, un secondo piano con finestre ad arco.
Con il primo rifacimento, le torri vengono ampliate, inglobando quelle precedenti, assumendo una pianta a forma di cavallo e con un rialzamento di un piano. Come controporta, venne utilizzato il preesistente arco, detto “di Druso”.
L’imperatore Onorio (401-402) aggiunge basamenti quadrati rivestiti di marmo.
Successivamente, ci sono alcune sistemazioni interne.
Infine le torri e il corpo intermedio vengono rialzati di un ulteriore piano.
San Michele il guerriero
Entrando nella porta e volgendo lo sguardo sullo stipite di sinistra, noterete un angelo che infilza un drago con una lancia affiancato da quest’epigrafe in latino:
«Nell’anno del Signore 1327, indizione XI, mese di settembre, penultimo giorno, nella festa di San Michele, entrò in città gente straniera e fu sconfitta dal popolo romano proprio qui. Giacomo de’ Ponziani, capo del rione.»
L’evento qui ricordato è la vittoriosa battaglia sostenuta dai Romani guidato da Giacomo Ponziani (la famiglia di Ceccolella, ossia Santa Francesca Romana) il 29 settembre (festa di San Michele) del 1327 contro il re di Napoli Roberto d’Angiò.
Ma le storie che ha in serbo la Porta Appia non sono ancora finite…
Innestato su una cava di pozzolana, il nome di questo cimitero deriva con ogni probabilità dalla matrona romana che aveva donato il terreno alla comunità cristiana. Le sepolture più antiche risalgono al IV secolo e qui erano stati sepolti i martiri Felice e Adautto.
Questi due santi compaiono per la prima volta nel carme che fece redigere papa Damaso (366-384), che durante il suo pontificato intervenne nel monumentalizzare le tombe dei martiri, favorendone il culto e la devozione.
In questo componimento, Damaso ci informa solamente che i due martiri erano fratelli e che ebbero una sepoltura comune, mentre più informazioni ce le fornisce la leggendaria Passio Ss. Felici et Adaucti (VII secolo): Felice era un presbitero che fu condannato alla decapitazione sotto il regno di Diocleziano (303). Mentre veniva condotto sul luogo dell’esecuzione un fedele sconosciuto professò la propria fede cristiana e fu ucciso con lui; non conoscendo il suo nome fu chiamato Adautto (dal latino adiectus, ‘aggiunto’).
Non dicere ille secrita a bboce
Il graffito
Nella basilichetta semiipogea fatta scavare da papa Giovanni I (523-526) si trova la tomba della defunta Turtura decorata con un affresco rappresentante la donna con Felice e Adautto davanti a Maria con il Bambino e proprio sulla cornice del dipinto si legge il nostro graffito.
Datato intorno al IX secolo, un anonimo pellegrino ha lasciato questa avvertenza Non dicere ille secrita a bboce (‘Non pronunciare parole segrete ad alta voce’). Ci sono diverse interpretazioni sul significato di tale ammonimento, ma l’importanza di questo graffito risiede nel fatto di essere una delle più antiche testimonianze del volgare italiano.
Ingresso Catacombe nel Parco Giovannipoli
Visita delle Catacombe
Le Catacombe di Commodilla sono chiuse al pubblico, annualmente sono organizzate dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, delle aperture straordinarie; in alternativa è possibile richiedere una visita guidata di gruppo, consultando le modalità riportate nel sito ufficiale.
È stato raccontata alla stampa proprio sotto le audaci coperture a volta costruite nel 1928, la prossima destinazione dell’ex deposito Atac in via Alessandro Severo nel quartiere San Paolo.
L’occasione è stata quella dell’evento dal titolo “Roma si muove: Infrastrutture, Sostenibilità, Innovazione”. Organizzato ed allestito nei vasti padiglioni dello storico deposito dei tram. Il sindaco Roberto Gualtieri, insieme all’assessore alla mobilità Eugenio Patanè hanno quindi fatto il punto sulle politiche della mobilità che l’amministrazione ha messo in attuazione per lo sviluppo della città.
«Abbiamo posto le basi per quelli che oggi sono dei cantieri» ha detto il sindaco Gualtieri «ma presto ci sarà finalmente un trasporto pubblico migliore. Oltre ad ripristinare e sostituire i binari dei treni e delle metropolitane, abbiamo comprato più di 1.000 autobus, 121 tram e 53 treni della metropolitana».
Insomma è un impegno continuo, quello necessario a raggiungere l’obiettivo di trasformare Roma, partendo proprio dalla rivoluzione dei trasporti.
Patané: un Patto per la Mobilità
«La città deve avere una visione della mobilità e deve confermarla e sostenerla nel lungo periodo» ha spiegato l’assessore Patané «perché le trasformazioni in questo settore hanno bisogno di tempi lunghi e per farlo c’è la necessità che questa visione sia condivisa. Ecco perché vogliamo cambiare passo e stipulare un Patto per la Mobilità che coinvolga tutti i principali attori che hanno interesse alla nostra città: tutte le istituzioni, tutte le forze politiche, tutte le organizzazioni sindacali, tutte le associazioni di categoria».
E un segno di questa impostazione è proprio la memoria approvata dalla Giunta Capitolina che definisce la riconversione dell’ex deposito Atac di San Paolo: lo storico edificio, esteso per 16.000 metri quadrati nel quartiere San Paolo, non verrà privatizzato come si temeva, ma trasformato in un centro civico dedicato alla mobilità e diventerà una struttura al servizio della comunità.
«L’obiettivo» ha detto l’assessore Patanè «è quello di creare un luogo identitario per la città: “La Casa della Mobilità“ sarà un punto di connessione tra passato, presente e futuro, un luogo che racconterà la storia dei trasporti romani e che guarda al futuro con la formazione dei nuovi professionisti del settore”.
Soddisfazione nelle parole del Presidente Ciaccheri
E soddisfazione ha espresso il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri, che ha partecipato all’evento. «Una buona notizia quella del passaggio in Giunta dell`indirizzo di Roma Capitale per l`importante progetto pubblico sull’ex deposito Atac di San Paolo» ha infatti dichiarato il presidente Ciaccheri, sottolineando come negli anni diverse mobilitazioni dal basso hanno reclamato la difesa di questo spazio pubblico. «Anche a loro va oggi il mio ringraziamento» ha ribadito «perché senza l`attivazione dal basso e il lavoro fatto per portare dentro funzioni di comunità come il Farmer’s market San Paolo, forse la storia sarebbe andata diversamente».
Il progetto di riconversione prevede quindi una strutturazione molto articolata degli ampi spazi a disposizione.
All’interno del nuovo polo troveranno una nuova sede l’assessorato alla mobilità, il dipartimento e la III Commissione consiliare della mobilità sostenibile e dei trasporti.
Uno spazio significativo sarà destinato all’archivio di Atac, ricco di preziosi documenti e fotografie.
Poi, un elemento qualificante e innovativo, sarà la costituzione dal Centro di formazione dedicato alla preparazione dei futuri operatori del trasporto pubblico.
Un altro aspetto significativo del polo civico sarà il museo dedicato alla mobilità, dove mezzi pubblici restaurati saranno esposti come delle vere e proprie opere d’arte.
Ma, come dicevamo, il nuovo polo civico di San Paolo offrirà anche spazi dedicati a eventi pubblici. Una sala polifunzionale ospiterà convegni e iniziative culturali, diventando un punto di riferimento per la comunità.
In aggiunta, il progetto prevede la realizzazione di un’arena all’aperto, che sarà a disposizione della comunità per eventi e momenti di aggregazione. Uno spazio teatrale ideale per concerti, performance artistiche e attività ricreative.
Insomma, l’intenzione della Giunta capitolina e della maggioranza di centro sinistra è quella di fare dell’ex deposito Atac un vero e proprio punto di riferimento per il quartiere, per il municipio e per tutta la città.
Passaggio di consegne questa mattina al Tribunale per la Stampa. Dopo cinque anni il giornalista e
scrittore Gianni Rivolta lascia la direzione del magazine online Cara Garbatella nelle mani di
Giuliano Marotta.
“Cara Redazione, dopo quasi cinque anni lascio la direzione di Cara Garbatella online a Giuliano Marotta – scrive in un messaggio Rivolta – Auguro buon lavoro a lui e a tutti voi. Naturalmente non scomparirò del tutto, intanto perché rimango responsabile del giornale cartaceo, ma rimarrò a disposizione per consigli e chiarimenti”. Giuliano Marotta, 39 anni, giornalista pubblicista, collabora con Cara Garbatella dal 2020, nelle sue
parole traspare trepidazione per questo nuovo incarico: “Spero di essere all’altezza del compito, non sarà facile sostituire Gianni. Per me questo è un grande incentivo a migliorarmi come individuo, emozione che spero di trasmettere anche alle persone che mi circonderanno in questo percorso”.
Cara Garbatella negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento dell’informazione per gli
abitanti dell’Ottavo Municipio e una fonte attendibile sulla storia del territorio, meriti premiati
grazie al costante lavoro della Redazione, coordinata da Gianni Rivolta e dal direttore editoriale Giancarlo Proietti.
Al nuovo direttore Giuliano Marotta, ora il compito di affrontare le prossime sfide e raggiungere
traguardi ambiziosi nell’informazione locale, a lui i migliori auguri da parte di tutta Cara Garbatella.
Edito dalla Red Star Press il testo di Giuliano Marotta e Luca Canali
Da molti romani Tor Marancia è considerata solo come un lembo di terra che si trova al lato opposto della Cristoforo Colombo rispetto alla Garbatella. Un quartiere raccontato spesso attraverso stereotipi e luoghi comuni, che lo vogliono poco interessante, decentrato, privo di luoghi di interesse e senza alcuna attrattiva. Questo può sembrare Tor Marancia a uno sguardo disinteressato e superficiale, e solo chi vive le sue strade quotidianamente può riuscire a cogliere la sua bellezza, la ricchezza che risiede nelle molteplici storie e soggettività che il libro Tor Marancia – Storia di un quartiere popolare di Roma cerca di raccontare attraverso le sue pagine.
Edito dalla Red Star Press, la casa editrice che ha sede proprio lungo viale di Tor Marancia, il volume è stato scritto a quattro mani, dall’archeologo Luca Canali e dal giornalista Giuliano Marotta.
Intervista a uno degli autori
Proprio quest’ultimo ci ha raccontato in una breve intervista come è nata l’idea di questo libro: «Sono uno dei fondatori dell’Associazione di promozione sociale Parco della Torre di Tormarancia, che svolge attività culturali nel quartiere dalla fine del 2017. La nostra storia nasce proprio ai piedi della Torre medievale che da sempre si ergeva all’interno di uno dei parchi che eravamo soliti frequentare. Un giorno guardando quella torre, ci rendemmo conto che nessuno di noi conosceva la sua storia, così come non c’era una versione univoca rispetto al motivo che aveva portato a chiamare Tor Marancia quella borgata soprannominata Sciangai».
«Così – prosegue Marotta – mossi dalla curiosità abbiamo iniziato le prime ricerche partendo dalla torre e dal toponimo ricercando nelle biblioteche, negli archivi pubblici e privati, andando a parlare con chiunque fosse disposto a condividere i propri ricordi, fino ad avere un patrimonio consistente di libri, giornali, foto e testimonianze. Dopo qualche anno – conclude Marotta – ho deciso che era giunto il momento di divulgare questi miei approfondimenti, e di omaggiare un quartiere che, seppur ricco di storia, non aveva mai goduto della fama e dell’interesse dei quartieri ad esso vicini».
Viale di Tor Marancia, inizio anni Cinquanta
Oltre mille anni di storia
Il libro, diviso in quattro capitoli, ripercorre la storia di Tor Marancia con una scansione cronologica. Ogni capitolo è arricchito da una vasta galleria fotografica, con volti di persone, luoghi perduti e immagini inedite sia colori che in bianco e nero. I primi due capitoli, scritti dall’archeologo Luca Canali, raccontano le origini del quartiere dall’età Repubblicana, fino alla scoperta delle antiche ville romane con gli scavi che i Savoia perpetrarono nel territorio.
Gli altri due capitoli, elaborati da Giuliano Marotta, pubblicista e redattore di Cara Garbatella, narrano la storia dell’ultimo secolo di Tor Marancia, approfondendo argomenti poco conosciuti come la nascita della Borgata Sciangai, la Resistenza e le bande armate, la lotta per un’abitazione dignitosa e quindi la costruzione delle case popolari, l’edificazione della chiesa, della scuola e degli edifici istituzionali come il Sant’Alessio e il San Michele.
Una parte è dedicata anche all’arte, alla letteratura e al cinema, con un elenco impressionate di circa cento film girati a Tor Marancia, oltre alla vita di alcuni attori più o meno famosi. A chiudere il libro si trova il racconto dell’attualità e dei grandi lavori urbanistici in atto, che cambieranno inevitabilmente il volto e l’animo del quartiere.
Il libro vanta una copertina illustrata dall’artista Federico Russo, che elaborando una foto di Marcello Sallustri, ritrae un gelataio circondato da alcuni bambini tra le baracche di Sciangai nel 1953. Alle loro spalle si elevano in modo armonioso due balene, come a protezione di una storia che non va dimenticata, mandato che finalmente grazie a questo libro può essere onorato.
A rovistare tra le carte smarrite nel più fondo dei cassetti, spesso un sollievo per la memoria e altrettanto spesso un tormento per l’anima, ci sono fogli che più di altri hanno la capacità di scuotere lo sguardo e di marcare meglio le rughe sul volto. Giornali e foto di fine secolo, appunti buttati via di un libro mai chiuso, note messe da parte.
Quel 30 maggio del ’94 era un lunedì senza calcio in vista ormai dei Mondiali USA e quella che mi ritrovo tra le mani è una copia d’un ingiallito Paese Sera. Il quotidiano romano aveva conosciuto tempi migliori e allora tentava l’ennesimo rilancio. Aveva ridotto il formato ma non lo stile e nella sua qualità comunicativa metteva insieme tante cose. Eppure tra notizie e clamori è solo lo sconcerto per quel maledetto colpo di 38 quello che mi rincorre forte tra le righe stampate. “Sciagurato come un autogol, inaspettato come un cartellino rosso immeritato, fulminante come uno di quei calci piazzati, così poco rispettosi delle barriere, che soltanto lui sapeva realizzare.” Così l’attacco del pezzo a tutta pagina sulla partita finita male di Agostino.
Su tanta stampa più o meno specializzata, anche di ottima letteratura, le metafore si sposavano con l’emozione e il rumore dell’ultima sconfitta rendeva mesto anche il ricordo più bello. A me invece era venuto naturale andare a cercare tra le strade di Garbatella e Tor Marancia il ragazzo incontrato al Liceo, l’avversario di tante sfide vissute “al gran sole carico d’amore” dell’oratorio, il centrale del Borromini nel torneo del 72, quello di noi che s’allenava con De Sisti al Tre Fontane, il formidabile capitano dello scudetto, l’atleta protagonista di tanti momenti felici e meno felici.
E l’incredulità di allora ci mette meno di un attimo a tornare a galla. Rileggo la commozione di Danilo o di Gigi cresciuti con lui alla De Nicola. Rivedo lo stupore di Padre Guido e l’affetto, pieno di rabbia tenera e commossa, dei suoi compagni di scuola. “Agostino triste? Forse il mondo del pallone, con cui ha avuto a che fare, era triste – sbotta Carmine Tortorella detto Ciro – lui era di una serietà unica e di un’umiltà sconvolgente.” Per Corrado Mezzanotte “Una scelta terribile la sua ma più di lui colpevole l’affollata solitudine in cui l’avevano confinato. Infelice – insiste – l’ambiente che non ha saputo tenerselo. Io ricordo il suo piacere nel far correre la palla, il suo estro, la sua semplicità piena e generosa.”
Ecco, trent’anni dopo, il segno di quell’esistenza unica e particolare trovare ancora le sue parole più vere. “Il calcio è talento ma è gioco collettivo e va fatto con divertimento. Il calcio è lealtà verso l’avversario. E’ rispetto delle regole. Il calcio è semplicità!” Proprio così appuntava Agostino in un suo manuale pubblicato dopo la sua morte. E quanta ricchezza in quella rivendicazione di “semplicità”!
Ora sono le frasi di un figlio ormai adulto a venirmi incontro: “No, non facciamo di lui un santino – scrive Luca Di Bartolomei – Ago va ricordato non celebrato. E va ricordato tutto. Affinché sia monito di amore, di cura e di perseveranza. Perché la vita è ciclica e sta a tutti noi impegnarci per riconoscere i momenti di difficoltà e la fragilità di chi ci è vicino. Essere empatici, mostrare gentilezza, essere aperti è un investimento e ripaga sempre. È così che in questi trent’anni, insieme, siamo riusciti a far tornare mio padre fra le strade della sua città. Con gioia e senza più malinconia.”
Nota
Nei prossimi giorni vedrà la luce una piccola associazione che ne porterà il nome. Ci saranno azioni concrete in suo nome: un murale restaurato al liceo Caravaggio, iniziative varie, borse di studio sportive per ragazzi del quartiere.
Traguardi prestigiosi per la Capitolina Scherma. Sono in categoria A2 le squadre di fioretto femminile e maschile. Terzo gradino del podio nella Coppa Italia Master.
di Fabrizio Fagiani
Grandi prestazioni per le squadre di fioretto della Capitolina Scherma nei Campionati italiani assoluti di Piacenza e per gli individuali di Coppa Italia Master. L’Associazione sportiva dilettantesca, che dal 2008 sta diffondendo la pratica della scherma nel Municipio VIII, sta conseguendo sempre nuovi e importanti risultati.
«E sì, sono state grandi emozioni» ci ha raccontato Beatrice Salvati, presidente dell’associazione «perché siamo una realtà sportiva che è riuscita a crescere in questi anni grazie soprattutto ad una immensa passione per la scherma e alla determinazione e allo spirito di sacrificio che ci hanno animato fin dall’inizio della nostra avventura».
La Capitolina Scherma ha in affidamento il Centro sportivo municipale nell’Istituto comprensivo Salvatore Pincherle e nella Scuola elementare Principe di Piemonte.
«La nostra missione» ci ha specificato la presidente Salvati «è quella di diffondere la passione per lo sport nei bambini più piccoli, già in età pre-scolare, insieme all’impegno di rendere accessibile la pratica sportiva alle persone diversamente abili e agli anziani, anche attraverso l’utilizzo degli specifici voucher che Roma Capitale assegna alle famiglie disagiate».
E poi, naturalmente, c’è l’attività agonistica di tante e tanti giovani e meno giovani atlete e atleti che raggiungono sempre più importanti risultati sportivi, come quelli ottenuti partecipando agli ultimi Campionati italiani assoluti e nella Coppa Italia Master 2023-24.
Piacenza, 21-24 Marzo 2024 – Campionati Italiani a squadre serie A2-B1-B2, serie C di FM, serie C1 di Spm-Spf – Foto: Trifiletti Andrea / Bizzi Team
«A Piacenza, con una prova appassionante, le nostre ragazze della squadra del fioretto hanno ottenuto la conferma nella seconda massima serie nazionale» ci ha raccontato ancora Beatrice Salvati «e a seguire, il giorno dopo, grande protagonista della gara è stata la squadra dei ragazzi che con un vero exploit conquistano il podio ottenendo così di diritto la conquista della serie A2. Eccezionale è stato poi il nostro maestro Gabriele Anfora che ha seguito le nostre squadre a fondo pedana»
Il prossimo appuntamento agonistico è per i Campionati Italiani Master individuali e a squadre che si svolgeranno a Verona all’inizio di giugno, alla fine dei quali ci sarà la premiazione delle vincitrici della Coppa Italia Master 2023-24, dove ha conquistato il podio per il fioretto l’atleta Claudia Altamura.
Per la promozione della pratica sportiva sono invece numerose le manifestazioni pubbliche svolte nelle piazze e nei parchi del nostro municipio durante le quali la Capitolina Scherma ha montato le sue pedane per dimostrare che tirare di scherma è veramente uno sport per tutti e ha un grande valore formativo.
«E noi crediamo che la pratica sportiva diffusa nel territorio del Municipio svolga una funzione sociale fondamentale» ha ribadito la presidente Salvati «sia per la sua valenza educativa sia per la capacità di alimentare un solido senso di comunità locale».
Servizi per pensionati e cittadini a via Ignazio Persico
“Spi può fare” è il motto col quale la Cgil dei pensionati, il 30 maggio scorso, ha inaugurato la nuova sede a Garbatella. Da quella storica di via Percoto, il Sindacato si era trasferito circa cinque anni fa in via Padre Reginaldo Giuliani e ora definitivamente in via Ignazio Persico 8-12.
“Il motivo del trasferimento – racconta la responsabile Caterina Serra – è sia quello di avere un locale più spazioso e soprattutto quello di collocarsi nel cuore del quartiere e dei lotti popolari, per essere più visibili e vicini agli utenti. I servizi che mettiamo a disposizione sono usufruiti, non solo da persone anziane, anche da giovani e da utenti provenienti da altre zone. Della città. Le necessità sociali alle quali la Cgil cerca di rispondere, provengono un po’ da tutte le fasce di età e per motivi economici”.
Al taglio del nastro si sono susseguiti gli interventi di Donatella Onofri, Alessandra Romano, Natale Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio e Amedeo Ciaccheri presidente dell’VIII Municipio. Erano presenti anche Antonio Mastromattei, direttore del Distretto 8 della ASL Roma 2 ed il consigliere comunale Nando Bonessio. “Avevo i pantaloni corti quando incontrai la prima volta Giuseppe Di Vittorio – ha raccontato Dante un iscritto di 97 anni, autore del famoso presepe animato della Chiesa di Santa Galla – mi misi a piangere perché parlava delle vere condizioni di vita dei contadini”.
Ad operare, in collaborazione con la Camera del lavoro, ci sono volontari che vengono specializzati per fornire i servizi fiscali e previdenziali ora arricchiti da uno sportello sociale, collegato ai PUA del territorio. In sede i cittadini potranno usufruire dei facilitatori sociali per aiutare nell’ottenere bonus, integrazioni alle pensioni minime (si ottengono dall’Inps) solo su richiesta, lo Spid e successiva assistenza per il suo utilizzo. Possono accedere agli sportelli sia gli iscritti a tariffe scontate che i non iscritti, senza agevolazione tariffaria.
Per informazioni chiamare il 065110845 o il 0673100700
[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 2]
Un anno fa Eraldo Saccinto, il presidente di Cara Garbatella, dopo due settimane di terapia intensiva all’ospedale San Camillo, se ne andava per sempre e ci lasciava soli. Avevamo tutti sperato in una guarigione definitiva dopo un importante intervento chirurgico al cuore e una lunga riabilitazione. Non è stato così, ma è come sia rimasto sempre tra noi.
Come definire Eraldo? Era un signore nel vero senso della parola, una persona educata, sobria, affidabile che non amava mettersi in mostra. Anche nel lavoro in Municipio ha sempre ricoperto ruoli di fiducia nelle segreterie degli assessorati perché era un uomo su cui si poteva contare, competente, che lavorava sodo dietro le quinte.
Ecco come lo ricordava un anno fa il presidente Amedeo Ciaccheri: “Purtroppo dobbiamo dare una terribile notizia per tutta la comunità municipale: è scomparso Eraldo Saccinto, storico dipendente e colonna del Municipio Roma VIII. Da anni un caposaldo dell’Amministrazione comunale, si è occupato di politiche sociali nel corso degli ultimi vent’anni. Stroncato da una malattia che repentinamente lo ha strappato alla famiglia, il Municipio VIII non dimenticherà mai un esempio di professionalità e sensibilità per tutta la comunità territoriale, soprattutto per le fasce più deboli. Saremo al fianco della famiglia, in particolare della moglie e del figlio, in questo momento così doloroso e per il futuro.”
Eraldo aveva 62 anni, da undici era Presidente dell’associazione Cara Garbatella e con noi aveva condiviso i progetti del giornale on line e del rilancio del cartaceo, su cui ha scritto per anni informando i cittadini sulle realizzazioni del Municipio VIII.
Oggi ci lascia soli alla vigilia del Garbatella Jazz Festival, una sua creatura. Come faremo a non vederlo più alla cassa del bar, servizio che da anni amava fare e a cui non voleva mai rinunciare? Caro Eraldo ci mancherai e ci stringiamo con affetto intorno alla tua famiglia, a tua moglie Antonella, a tuo figlio Antonio e a tuo fratello Gabriele.
A rovistare tra le carte smarrite nel più fondo dei cassetti, spesso un sollievo per la memoria e altrettanto spesso un tormento per l’anima, ci sono fogli che più di altri hanno la capacità di scuotere lo sguardo e di marcare meglio le rughe sul volto. Giornali e foto di fine secolo, appunti buttati via di un libro mai chiuso, note scritte e messe da parte. Quel 30 maggio del ’94 era un lunedì senza calcio o meglio di quelli a campionato ormai spento e archiviato.
L’Inter s’era salvata dalla retrocessione per un punto, l’Atalanta scendeva in B, il Milan di Capello dopo il titolo t’aveva pure travolto il Barcellona in Coppa campioni mentre la Roma di Mazzone proprio per un ics patteggiato coi nerazzurri a San Siro era finita settima: “mia adorata –scriveva allora Victor Cavallo– sono stanco e ho bisogno dei tuoi capelli e di una campagna acquisti che mi ridia speranze di coppa Uefa”. La tensione pallonara ormai era però tutta rivolta altrove e in attesa dei Mondiali.
Quel pezzo su Paese Sera
È proprio una copia d’un ingiallito Paese Sera quella che recupero e che mi si accartoccia tra le mani. Quotidiano romano che aveva conosciuto tempi migliori il giornale allora tentava l’ennesimo rilancio. Aveva ridotto il formato ma non lo stile e nella sua qualità comunicativa la cronaca cittadina si alternava a quella globale, un massacro in Ruanda stava nella pagina accanto alle udienze per la banda della Magliana, notizie made in Usa si confondevano con veloci incursioni nei quartieri di periferia. Berlusconi aveva appena formato il suo governo e lo smarrimento della sinistra istituzionale era compensato dal vigore dei movimenti di opposizione.
Eppure di tante cose è solo lo sconcerto per quel maledetto colpo di 38 quello che mi rincorre forte tra le righe stampate. “Sciagurato come un autogol, inaspettato come un cartellino rosso immeritato, fulminante come uno di quei calci piazzati, così poco rispettosi delle barriere, che soltanto lui sapeva realizzare.” Così l’attacco del pezzo a tutta pagina sulla partita finita male di Agostino.
Il ragazzo del Borromini
Su tanta stampa più o meno specializzata, anche di ottima letteratura sportiva, le metafore si sposavano con l’emozione e il rumore dell’ultima sconfitta rendeva mesto anche il ricordo più bello. A me invece era venuto naturale andare a cercare tra le strade di Garbatella e Tor Marancia il ragazzo incontrato al Liceo, l’avversario di tante sfide vissute “al gran sole carico d’amore” dell’oratorio o tra la polvere sudata del “campo del palo”, il centrale del Borromini nel torneo del 72, quello di noi che s’allenava con De Sisti al Tre Fontane, il formidabile capitano dello scudetto, l’atleta protagonista di tanti momenti felici e meno felici.
E l’incredulità di allora ci mette meno di un attimo a tornare a galla. Rileggo la commozione di Danilo o di Gigi cresciuti con lui alla De Nicola. Rivedo lo stupore di Padre Guido che ancora non sapeva spiegarsi “quella multa di 30 lire” che gli aveva appioppato in una partita “categoria microbi”.
E l’affetto, pieno di rabbia tenera e commossa, dei suoi compagni di scuola. “Agostino triste? Forse il mondo del pallone, con cui ha avuto a che fare, era triste. Lui era di una serietà unica e di un’umiltà sconvolgente –sbotta Carmine Tortorella detto Cino- pensa che per il Roma Junior Club lasciò a me la fascia di capitano, proprio a me che rispetto a lui ero una sega totale e fisicamente valevo meno della metà.” Per Corrado Mezzanotte “Una scelta sconvolgente la sua ma più di lui colpevole l’affollata solitudine in cui l’avevano confinato. Ma quale campione dal destino segnato! Infelice è l’ambiente che non ha saputo tenerselo. Io ricordo il suo piacere nel far correre la palla, il suo estro, la sua semplicità piena e generosa.”
Ecco, trent’anni dopo, il segno di un’esistenza unica e particolare trovare ancora le sue note più vere. “Il calcio è talento ma è gioco collettivo. E’ sport e agonismo ma va fatto con divertimento. Il calcio è lealtà verso l’avversario. E’ rispetto delle regole. E’ rispetto verso l’arbitro e guardialinee. Il calcio è semplicità!” Proprio così appuntava Agostino in un suo manuale pubblicato dopo la sua morte. E quanta ricchezza anche in quella sola rivendicazione di “semplicità”!
Le dichiarazioni del figlio Luca
Ora sono le frasi di un figlio ormai adulto a venirmi incontro: “No, non facciamo di lui un santino – scrive Luca Di Bartolomei- Ago va ricordato non celebrato. E va ricordato tutto. Affinchè sia monito di amore, di cura e di perseveranza.
Perché la vita è ciclica e sta a tutti noi impegnarci per riconoscere i momenti di difficoltà e la fragilità di chi è intorno a noi. Essere empatici, mostrare gentilezza, essere aperti è un investimento e ripaga sempre. E’ così che in questi trent’anni insieme siamo riusciti a far tornare mio padre fra le strade della sua città. Con gioia e senza più malinconia.”
Nei prossimi giorni vedrà la luce una piccola associazione che ne porterà il nome. Ci saranno azioni concrete in suo nome e borse di studio sportive per ragazzi del quartiere. Così Agostino oggi è ancora tra noi e, chiude Luca, “il coraggio non ruggisce sempre, piuttosto a volte è un fiato sottile che dice riproverò domani”
Ormai è un appuntamento classico di metà primavera per le scuole di Roma VIII. Da scrivere in agenda. La Coppa Ago riscoperta e riportata in vita da Massimo Pelliccia è la sfida che, nel nome di capitan Di Bartolomei, ogni anno torna a far correre il pallone sul campo verde di via Costantino.
E’ la competizione, semplice e forte nel suo statuto, dove in palio non c’è la proprietà di un trofeo ma la sua presa in custodia e, forse anche per questo, quella più adatta al gioco della memoria e all’incontro tra le diverse generazioni.
Il Liceo Socrate vincitore della Coppa Ago 2024
Edizione numero sei questa del 2024. Tre, al solito, le squadre in campo: i campioni uscenti del Liceo Socrate, gli eterni sfidanti del Liceo Caravaggio, la new entry del Liceo Majorana di Spinaceto sceso dalle nostre parti a contrastare l’egemonia dei liceali della Garbatella.Ma le intenzioni non sempre vanno d’accordo con i risultati e il responso delle gare ancora una volta ha premiato i ragazzi del Socrate guidati in panchina dalla terna Pes Magistro D’Alessandro.
Netto il punteggio delle partite che li ha visti dominare sui rivali. Tripletta di Catanoso più Peri e D’Antoni nel match d’apertura con i blu del Majorana che trovano con il capitano Scarpetti il gol della bandiera.Punteggio tennistico invece, 6 a 0, nella chiusura di giornata ai danni del Caravaggio con doppiette di uno scatenato Catanoso e Pasquini più Pavinato e Ventura.
Nella partita di mezzo, tra Majorana e Caravaggio, il pari e patta al termine dei minuti regolamentari ha portato le due squadre a giocarsela ai rigori.Gli errori dal dischetto degli amaranto di Tor Marancia hanno fatto la differenza dando così ai blu di Iorio e Cirillo quella vittoria tenacemente negata nei minuti regolamentari dai ragazzi allenati da Antelmi e Silvestri.
il bomber Catanoso in azione
Al termine della competizione l’esplosione, con invasione di campo, della torcida del Socrate ha salutato il quinto successo, quarto consecutivo, dei liceali garbatellardi accompagnando pure con olè la consegna dei premi.
Diverse le presenze degne di nota e piacevolmente confuse sugli spalti tra le tifoserie più accese: Luca Di Bartolomei e Gabriele D’Urbano, il “fedelissimo” del torneo Carlo Firmani Preside del Socrate, l’immancabile Prof.ssa Fiorella De Benedictis del Caravaggio, qualche compagno sparso delle sfide “al campo del palo” come Enrico Tubili per anni stimato prof di matematica al Socrate, Enzo Del Poggetto del Roma Club Eur Torrino “Federica Del Poggetto”, Agnese ed Emma Petrucci con la loro mamma Beatrice ovvero la famiglia dell’indimenticato ex docente del Caravaggio Fabio Petrucci “uno del nucleo storico” della Coppa Ago al quale, da questa edizione, è intitolato il Premio fair play.
Foto di gruppo della Coppa Ago 2024
Nelle parole di Massimo Pelliccia il commento finale della giornata: “Questo torneo è nato per caso, per un ritrovamento fortuito, ma non è dovuto al caso il fatto che continui ad esistere. Senza sponsor e col solo sostegno organizzativo del Municipio, la coppa Ago è un piccolo miracolo di volontariato sportivo attorno a cui sta crescendo l’attaccamento delle scuole di zona. Abbiamo richieste di nuove partecipazioni e vedremo dal prossimo anno come rispondere.”
Per Amedeo Ciaccheri presidente di Roma VIII il torneo è un “bene comune” da proteggere e rilanciare sempre più: “Quest’anno –ha poi sottolineato l’ex alunno del Socrate- sono trent’anni dalla scomparsa di Agostino e ci sono tante idee che girano tra di noi.
Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (entrambi Socrate) premiati ex aequo
Fortemente voluto dal figlio Luca c’è il progetto di un’associazione in suo nome e di borse di studio per consentire a ragazzi meritevoli di studiare e fare sport insieme. Agostino Di Bartolomei non è un solo ricordo del passato ma una spinta sempre nuova ad andare avanti e crescere assieme nei valori che erano i suoi: quelli della correttezza, dell’impegno, della solidarietà.”
Formazioni, tabellini, marcatori e nomi della Coppa Ago 2024
Vincitore Coppa Ago 2024 Liceo Classico e Scientifico Statale Socrate
Premio miglior calciatore ex aequo Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (Socrate)
Premio Fair Play “Fabio Petrucci” Daniel Angeli (Caravaggio)
Menzione speciale a Gaia Fintini e Ludovica Alunni del Liceo Caravaggio per aver realizzato, rispettivamente, il servizio fotografico e la locandina della manifestazione.
Le squadre di tre Licei, il sole che batte sul campo di pallone, striscioni e cori, il tifo sugli spalti e il trofeo Roma Junior Club 1972 di nuovo in palio. E’ l’edizione 2024 della Coppa Ago in onda lunedì 13, calcio d’inizio ore 9, sul rettangolo verde di via Costantino 5. Edizione questa numero sei che conferma, dopo gli anni grigi del covid, la forza dell’affetto portato al capitano dai ragazzi con i docenti delle scuole coinvolte, il positivo sostegno di tutto il Municipio di Roma VIII e in particolare del suo presidente Amedeo Ciaccheri, l’impegno di tante persone unite nel ricordo di Agostino ragazzo, cresciuto tra Tor Marancia e Garbatella tra campi sterrati e d’Oratorio.
A sinistra: la squadra del Borromini al RJC 1972. A destra: Coppa Ago 2023 Ubaldo Righetti consegna la Coppa RJC 1972 a Sofia Bosman del Liceo Socrate
“La memoria –si ripete spesso nei quartieri popolari- è un ingranaggio collettivo” e la tradizione di questo torneo, il suo racconto, lo conferma. Ma senza la passione e la competenza di Massimo Pelliccia questa coppa non avrebbe mai ripreso luce. È stata infatti sua la riscoperta del trofeo dimenticato, finito abbandonato e dismesso in un corridoio secondario del Liceo Caravaggio, ultimo domicilio conosciuto del Borromini, l’istituto superiore frequentato da Agostino nei suoi anni giovani.
Ed è sempre a Massimo Pelliccia, con il concorso attivo di Luca Di Bartolomei, che si deve l’invenzione del torneo e la forma che ha preso nel tempo. Doveva essere, quello del 2016, appuntamento unico e irripetibile. Una partita secca tra Liceo Socrate e l’Artistico Caravaggio sul campo ex OMI di via Giangiacomo con formazione vincitrice pronta a riconsegnare alla famiglia Di Bartolomei la coppa ritrovata. “E’ una coppa che appartiene a voi studenti –commenta però sulla scena, al momento delle premiazioni, Luca Di Bartolomei- E’ vostra. Rimettetela in palio ogni anno che viene e sempre nel nome di Agostino”.
Agostino Di Bartolomei durante un allenamento con la Roma al campo delle Tre Fontane. (Foto inedita, archivio Cara Garbatella)
Di qui la felice epifania d’una competizione che sempre Massimo Pelliccia si preoccupa ogni volta di rinnovare e organizzare. La formula viene da sé: tre scuole convocate, girone semplice all’italiana, partite secche e classifica scritta da scontri diretti e differenza reti. E chi vince festeggia tra gli olè, tiene la coppa in bacheca per un anno per poi, quasi una Rimet di quartiere, rimetterla in concorso la volta successiva.
Quella di quest’anno è appunto l’edizione numero sei. In quelle passate oltre le due scuole d’esordio si sono viste correre anche le maglie orange dell’Itis Armellini, istituto tecnico di buone tradizioni calcistiche, quest’anno sostituito dal Liceo Majorana. Una volta l’ha spuntata il Caravaggio e ben quattro sono stati i successi del Liceo Socrate. Il regolamento prevede che tra gli undici schierati a lottare su ogni pallone ci sia la presenza di una giocatrice. L’anno scorso fu Sofia Bosman del Liceo Socrate, con la fascia di capitana al braccio, a sollevare il trofeo.
Non mancheranno comunque come sempre le presenze romaniste ad arricchire il richiamo della competizione. Dopo i volti di Odoacre Chierico, di Paolo Alberto Faccini, di Ubaldo Righetti e di Giulia Anzalone, questa volta toccherà a Franco Peccenini premiare i vincitori. E toccherà soprattutto alla straordinaria verve di Federica Cicchinelli del “Roma Club Fornaci Agostino Di Bartolomei”, ormai compagna di ventura e salda collaboratrice del torneo, accompagnare questa edizione verso il suo esito più positivo, festa piena di sport e di colori giallorossi.
Programma della giornata – Lunedì 13 maggio
Ore 8:00 Ritrovo al Campo G. Fiorini di via Costantino 5
Ore 8:30 Accesso del pubblico. Presentazione della manifestazione da parte di Massimo Pelliccia.
Saluto di un docente per ognuna delle tre scuole.
Il Liceo Socrate riconsegna la Coppa Ago vinta nella scorsa edizione.
Ore 9:00 Inizio partite.
Ore 12:00 Cerimonia di premiazione a cura di Massimo Pelliccia, Amedeo Ciaccheri, Federica Cicchinelli e l’ospite d’onore Franco Peccenini
Grande prestazione delle squadre di fioretto della Capitolina Scherma nei Campionati italiani assoluti di Piacenza. L’Associazione sportiva dilettantesca, che dal 2008 sta diffondendo la pratica della scherma nel Municipio VIII, ha raggiunto un importante traguardo.
«E sì, è stata una grande emozione» ci ha raccontato Beatrice Salvati, presidente dell’associazione «perché siamo una realtà sportiva che è riuscita a crescere in questi anni grazie soprattutto ad una grande passione per la scherma e alla determinazione e allo spirito di sacrificio che ci hanno animato fin dall’inizio della nostra avventura».
La Capitolina Scherma ha in affidamento il Centro sportivo municipale nell’Istituto comprensivo Salvatore Pincherle e nella Scuola elementare Principe di Piemonte.
Le parole di Beatrice Salvati
«La nostra missione» ha specificato Beatrice Salvati «è quella di diffondere la passione per lo sport nei bambini piccoli già in età pre-scolare insieme all’impegno di rendere accessibile la pratica sportiva alle persone diversamente abili e agli anziani, anche attraverso l’utilizzo degli specifici voucher che Roma Capitale assegna alle famiglie in difficoltà economiche».
E poi, naturalmente, c’è l’attività agonistica di tante e tanti giovani e meno giovani atlete e atleti che raggiungono sempre più importanti risultati sportivi, come quelli ottenuti partecipando a questi ultimi Campionati italiani assoluti.
A Piacenza la Capitolina Scherma si è presentata nel fioretto con una squadra femminile composta da Caterina De Stefano, Agnese Scarascia Mugnozza, Flaminia Gambino e Claudia Altamura e una quadra maschile formata da Massimo Inches, Simone Sbracia, Federico Colamarco e Giancarlo Scarascia Mugnozza.
Piacenza, 21-24 Marzo 2024 Campionati Italiani a squadre serie A2-B1-B2, serie C di FM, serie C1 di SPM-SPF Foto: TRIFILETTI Andrea / Bizzi Team
La bella prova della squadra femminile e l’exploit di quella maschile, promossa in serie A2 .
«Subito protagoniste le nostre ragazze in A2, autrici di un buon girone e che con la vittoria per 45-39 sul Club Scherma Rapallo, hanno ottenuto la conferma nella seconda massima serie nazionale» ci ha raccontato la presidente Salvati «purtroppo per poche stoccate non sono riuscite ad entrare nelle prime otto, perdendo l’assalto dei quarti 42-38 contro il Circolo della Spada Vicenza.
Il giorno dopo è stata la volta dei nostri ragazzi in B1, grandi protagonisti della gara. Infatti hanno concluso il girone con tutte vittorie e solo poche stoccate ricevute, classificandosi in testa dopo il primo turno. L’ottimo risultato ottenuto ha consentito di saltare la prima diretta e vincere in scioltezza l’assalto con il Club Scherma Bentegodi per 45-36 entrando nei primi quattro, ottenendo così di diritto il pass per la serie A2.
Purtroppo hanno perso 45-44 la semifinale ma si sono rifatti subito dopo vincendo la finale 3º-4º posto contro il Circolo Scherma Firenze Raggetti con il risultato di 45-34. Complimenti a tutti quanti ed al nostro maestro Gabriele Anfora che ha seguito le nostre squadre a fondo pedana».
“Quelle dieci donne, ricordate sulla stele sul Ponte dell’Industria, non trovarono la morte lì il 7 aprile del 1944 per mano dei tedeschi” ha assicurato Giorgio Guidoni nell’incontro su “L’eccidio del Ponte di ferro tra tradizione e verità storica” del 6 febbraio scorso alla Casa della Memoria e della Storia, organizzato dall’Istituto Ferruccio Parri e dall’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar).
“Tra l’altro, ripercorrendo le vite di queste donne ho scoperto che una, Clorinda Farsetti classe 1929, è ancora in vita, un’altra era stata scambiata con un uomo e un’altra ancora era una bambina di quattro anni.
Gran parte di loro erano comunque delle patriote ed ebbero un ruolo nella Resistenza contro gli occupanti tedeschi, ma morirono in altri frangenti, prima o dopo quel fatidico 7 aprile 1944”- rinforza l’autore del volume “La verità sull’eccidio del ponte di Ferro”, edito dall’associazione culturale Cara Garbatella.
Le affermazioni di Cesare De Simone
L’episodio era stato citato per la prima volta, cinquant’anni esatti dopo l’accaduto, dallo scrittore e giornalista Cesare De Simone nel 1994 nella sua pubblicazione “Roma città prigioniera – i 271 giorni dell’occupazione nazista: 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944”.
De Simone fu il primo a denunciare l’uccisione, da parte delle forze di occupazione tedesche, di dieci donne inermi sorprese ad assaltare un forno presso il Ponte dell’Industria all’Ostiense.
Nonostante De Simone, che pure elencò puntualmente i nomi e i cognomi delle vittime, non avesse prodotto documenti a supporto delle sue affermazioni, l’efferatezza del presunto evento sconvolse l’opinione pubblica, generando un’accettazione incondizionata del racconto.
A partire dal 1997, anno dell’apposizione della stele commemorativa nei pressi del ponte, infatti, rappresentanti del Comune di Roma, del Municipio VIII e dell’Ambasciata di Germania, ogni 7 aprile, hanno periodicamente reso omaggio alle vittime con una cerimonia commemorativa.
Gli intervenuti alla Casa della Memoria
Al tavolo della Casa della memoria si sono alternati storici e ricercatori di primo piano. “Studio e ricerca del passato sono fondamentali per comprendere il nostro presente, perché la Storia è sempre contemporanea” ha affermato Miguel Gotor, assessore alla Cultura del Comune di Roma che ha aperto i lavori introducendo il contesto temporale dell’avvenimento. La parola è poi passata a Paola Carucci, presidente dell’Irsifar, che ha riassunto i punti salienti dello studio di Guidoni, sollevando diversi dubbi sulla veridicità dell’evento. Dubbi ripresi nel successivo intervento dal professore di Storia Contemporanea Gabriele Ranzato.
Nel suo testo “La Liberazione di Roma”, edito nel 2019, l’autore aveva già avanzato forti perplessità sulla veridicità dell’accaduto, in virtù del fatto che negli archivi e sulla stampa clandestina non era stato possibile reperire alcun tipo di documentazione a supporto del racconto di De Simone.
Tra l’altro nemmeno i parenti delle presunte vittime, anche dopo la Liberazione, hanno mai rivendicato i corpi di quelle donne. Per gli stessi motivi, e per la scarsa attendibilità degli elementi del contesto, in base al principio di verosimiglianza, magistralmente evocato durante l’incontro, Ranzato ha affermato che “è arrivato il momento di riconsiderare questa commemorazione”.
A conclusione dell’incontro il presidente dell’Istituto Parri, Paolo Pezzino, ha dichiarato: “Finalmente oggi, alla luce del nuovo studio appena pubblicato, possiamo affermare che quel fatto non è mai accaduto. Provvederemo pertanto a cancellarlo dall’elenco degli episodi dubbi presenti nel nostro atlante delle stragi nazifasciste perpetrate in Italia nel periodo 1943-1945”.
Domenica 10 dicembre raccolta gratuita rifiuti ingombranti nell’area di parcheggi sottostante al ponte Spizzichino verso l’Ostiense. La raccolta è dedicata solo ad utenze domestiche. Rifiuti accettati: oggetti in legno, metallo ingombranti (divani, materassi), apparecchiature elettriche ed elettroniche, lampade, batterie auto, pile, vernici solventi, olio vegetale, toner. Non sono accettati rifiuti inerti, calcinacci, olio motore.
Rilascio delle carte di identità
Sabato 16 dicembre dalle ore 15.00 alle ore 21.00 apertura straordinaria per rilascio delle carte di identità elettroniche alla cittadinanza residente nel Municipio Roma VIII. Per prenotare l’appuntamento (fino ad esaurimento posti) chiamare il giorno 11/12/2023 dalle ore 14.45 alle ore 16.45 i numeri 0669611410 – 0669611661.
Una serie Tv in onda su Rai 1, un libro, due parchi in VIII municipio. Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le due ragazze della Montagnola, vittime del tragico fatto del 1975, passato alla cronaca nera come il “massacro del Circeo, a distanza di 48 anni continuano a parlarci e a interrogarci.
Da martedì 14 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Rai trasmetterà la serie tv Circeo, diretta dal regista e sceneggiatore Andrea Molaioli, con gli attori Greta Scarano, Ambrosia Caldarelli, Angelo Spagnoletti, Benedetta Cimatti, Guglielmo Poggi, Pia Lanciotti ed Enrico Ianniello.
Due giorni dopo, il 16 novembre, alle ore 18,00 l’associazione Il Tempo Ritrovato presenterà all’hub culturale Moby Dick, nell’edificio degli ex Bagni pubblici della Garbatella in via Edgardo Ferrati, il libro “Io sono l’uomo nero”, scritto dalla giornalista di radio Rai 2 Ilaria Amenta.
Il libro narra dei diari inediti di Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo, e di come la giornalista ne sia venuta in possesso. Nelle sue pagine si racconta, inoltre, la visita che l’autrice ha fatto, insieme a Roberto Colasanti, fratello di Donatella, ai parchi dell’ottavo municipio dedicati alle due ragazze prima che lo scrivesse.Durante la presentazione del libro la scrittrice dialogherà con il pubblico.
“Rosaria e Donatella ci parlano in silenzio – confida Mirella Arcidiacono presidentessa dell’associazione Il Tempo Ritrovato – basta calpestare il terreno di quei due giardini e guardare i murali a loro dedicati, dipinti dallo street artist romano Paolo Gojo Colasanti. E quello che è scritto sulla targa è chiarissimo – Combattente per la giustizia – ”
A dicembre sempre a Moby Dick si terrà la seconda edizione del tavolo della sorellanza, dove saranno lette alcune poesie di Donatella Colasanti. La prima si realizzò il 24 novembre 2022, pochi giorni dopo lo stupro di una giovane donna, che avvenne a via Valignano alla Garbatella. Il tavolo della sorellanza cerca di coinvolgere più associazioni e istituzioni possibili per prevenire ogni tipo di violenza.
È uscito da qualche giorno nelle librerie “Lo sguardo acuto del cinema”, un nuovo lavoro di Serena D’Arbela, moglie del partigiano Primo De Lazzari. Dopo la raccolta di poesie “Anche il niente è bugiardo” la scrittrice della Garbatella (abita in via Rosa Raimondi Garibaldi), ha voluto indagare il mondo del cinema, quello impegnato. Si tratta di una raccolta di recensioni di film che parlano di guerra, olocausto, nazismo, fascismo, Resistenza, intolleranza, discriminazione, donna, vita e libertà, lavoro, emigrazione, terrorismo, mafia, eutanasia, temi sui quali l’autrice si propone di stimolare una riflessione e una discussione. Insomma il cinema non è solo mero intrattenimento, può offrire di più a chi sa andare oltre le immagini e identificarsi con personaggi e fatti di oggi e della Storia. Le recensioni sono state pubblicate anche su Patria Indipendente, periodico della Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
(“Lo sguardo acuto del cinema” di Serena D’Arbela, Bordeaux edizioni euro 24,00)
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