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Tag: appuntamenti

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

di Leopoldo Tondelli

memorial-agostino-di-bartolomeiIl 24 maggio si è svolto all’Oratorio San Filippo Neri il consueto torneo di calcio, riservato quest’anno ai nati nel 2005-2006, “Memorial Agostino Di Bartolomei” cui hanno partecipato quattro squadre: il Tre Fontane, il G. Castello, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Il torneo si è disputato a girone all’italiana con partite di due tempi di 10 minuti, dirette con la consueta competenza e passione da Gianni Tomei. La vittoria è andata alla squadra del Tre Fontane, la piazza d’onore invece al G. Castello. Si sono classificate al 3° e 4° è posto, rispettivamente, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Agli incontri ha partecipato un buon numero di spettatori che hanno così riproposto (come d’altronde anche per il torneo invernale riservato alle vecchie glorie, disputatosi quest’inverno) il clima della “Chiesoletta”.

Era assente Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, che ha premiato la squadra vincitrice tramite un collegamento telefonico. IL Torneo e stato organizzato all’interno della Festa di San Filippo Neri compatrono di Roma, grazie all’impegno del comitato organizzativo della Festa, diretto da fratel Francesco e da padre Matteo, direttore dell’Oratorio.

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La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella Il mese di maggio tra preghiere e tradizione di Leopoldo Tondelli

La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella

Il mese di maggio tra preghiere e tradizione

di Leopoldo Tondelli

La storia del mese mariano inizia nel medioevo per cristianizzare le feste pagane in onore dell’inizio della bella stagione,
unendo i temi del risveglio della natura alla devozione della Vergine. Questa pratica religiosa si estese nei secoli in tutta Italia e si istituzionalizzò grazie al gesuita Dionisi con il suo libretto “Mese di Maria”, pubblicato nel 1725 a Verona, dove si suggeriva di compiere le pratiche devozionali anche in casa o al lavoro, davanti ad un altarino della Madonna.

mese-di-maggio-a-garbatellaA questo libretto ne seguirono altri con il risultato di diffondere la pratica in tutta Europa ed anche nelle Americhe. Pio XII sancì la devozione del popolo cristiano e di Roma in particolare, come richiesta di protezione a Maria da parte dei suoi fedeli e devoti. Qui da noi nel 1946 la Parrocchia di San Francesco Saverio, con Don Giuseppe Generali in particolare, volle istituire la recita del Rosario nei lotti della Garbatella, alla presenza della statua della ” Madonna Pellegrina” anche come ringraziamento per la fine della guerra.

Tra l’altro in quel periodo, malgrado i tanti problemi che assillavano la gente, si tornava alla normalità e spesso, specialmente nelle serate estive, i giovani si ritrovavano nei cortili sia per ballare che per stare insieme e frequentarsi dopo la giornata di lavoro. Non a caso in quel periodo nascevano storie sentimentali fra i ragazzi dello stesso lotto che finivano il più delle volte a “giuste nozze”.

Tornando alla cerimonia religiosa, fu da sempre organizzata con la recita del Rosario. Alla fine della preghiera si eseguiva una piccola processione nel cortile con delle candele accese. intonando il canto Andrò a vederla un dì. L’evento fino a qualche tempo fa era molto sentito e vi era una vera e propria gara tra i lotti per chi organizzava meglio l’accoglienza alla Madonna Pellegrina: vi era la tradizione di esporre dalle finestre coperte e drappi, come arazzi, con delle luci. Delle candele accese collocate sopra i muretti rendevano l’atmosfera molto suggestiva perché, coincidendo il Rosario con il tramonto, regalavano ai lotti l’aspetto di presepi.

Oggi il culto è meno sentito rispetto al passato (anche l’orario è stato anticipato alle 19), sia perché sono scarse le persone disposte a organizzare l’accoglienza, sia per i numerosi impegni di lavoro, soprattutto delle madri. Ma la tradizione è ancora viva. Anche per chi non è praticante può essere un’occasione per stare insieme, lasciando per una sera le normali attività . Il parroco Don Luciano ed i collaboratori della parrocchia di Piazza Sauli si adoperano attivamente per tenere in vita questa tradizione.

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Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Il Municipio Roma VIII (ex XI), al fine di contrastare il fenomeno del disagio abitativo e l’emergenza sfratti sul territorio municipale, ha istituito lo “Sportello per il Disagio Abitativo”, affidandone la gestione al “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera”. Il comitato, presieduto da Giovanna Arcangeli, si batte da anni contro la speculazione immobiliare, in particolare contro l’Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, una delle tante Casse e Fondazioni presenti nel nostro Paese, che si trovano a gestire un patrimonio immobiliare di non poco conto: circa 120mila unità, delle quali 90mila ad uso abitativo di cui il 60 per cento è situato nella Capitale. disagio-abitativo

Quello dell’Enpaia è un caso eclatante, visto che ora molti degli inquilini di una parte degli stabili in suo possesso sono già sotto sfratto. Il motivo: l’opposizione al rinnovo del canone di locazione, scaduto a fine 2009, lievitato dell’80-90 per cento rispetto al precedente accordo sindacale, malgrado si tratti di edilizia economica e popolare. Un aggravio di costi impossibile da sostenere, viste le condizioni socio-economiche in cui versa buona parte degli inquilini dei palazzi in questione. Il 19 marzo 2010 il Consiglio del Municipio ha approvato all’unanimità una mozione per tentare di impedire all’Enpaia di applicare i nuovi contratti di locazione che prevedono aumenti indiscriminati del canone, per scongiurare il rischio di una nuova e grave crisi abitativa.

Nel territorio del Municipio VIII esiste un patrimonio immobiliare appartenente ad enti previdenziali pubblici ora privatizzati, la cui funzione sociale doveva essere quella di dare una soluzione abitativa, attraverso la destinazione dei loro fondi per l’acquisto di beni immobili ad uso residenziale. Il patrimonio di questi enti è stato costituito con le agevolazioni legate alla normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica, il cui scopo era quello di favorire le classi
sociali disagiate.

Il Municipio VIII è impegnato nella difesa e nell’assistenza dei cittadini più disagiati, non solo dei senza casa, degli sfrattati e dei mal alloggiati ma anche nella salvaguardia delle diverse centinaia di assegnatari delle case popolari appartenenti alle grandi proprietà assicurative, agli enti previdenziali, alle Poste. Il “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera” è impegnato innanzitutto contro l’ondata di sfratti che si sta abbattendo sugli inquilini delle abitazioni dell’Enpaia, chiedendo un affitto a prezzo che non sia di libero mercato ma rispettoso della normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica.

Per chiunque abbia necessità, lo sportello, al piano terra dell’androne principale di Via Benedetto Croce 50, è aperto al pubblico ogni secondo mercoledì del mese dalle ore 9.30 alle 12.30 e ogni quarto venerdì del mese dalle 15.00 alle 18.00. Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’ Associazione culturale Controchiave

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Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’Associazione culturale Controchiave Festa per la cultura: Garbatella in piazza

Festa per la cultura: Garbatella in piazza

di Giancarlo Proietti

festa-della-culturaIl 15 giugno si è svolta alla Garbatella la ventesima edizione della Festa per la Cultura. Anche quest’anno grande successo di pubblico. L’iniziativa, fin dalla sua prima edizione, è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave. La festa nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di “Festa della musica”. festa-cultura-a-garbatella

Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di “Festa per la cultura”. Le cinque piazze (Piazza Sauli, Piazza Masdea, Piazza da Montecroce, Piazza Montecorvino, Piazza Longobardi) e le adiacenti vie che le collegano sono state interamente chiuse al traffico ed allestite come luoghi in grado di ospitare gruppi musicali, teatrali, di danza, di artisti di strada. Le piazze, le strade, i vicoli, sono stati gremiti di gente fino a notte fonda. La festa è stata aperta da Claudio Romanelli, segretario generale e figura storica dell’Associazione Controchiave, alla Villetta, con il saggio di musica del Municipio Roma VIII Controtempo.

Prima di dare inizio alla manifestazione Claudio ha voluto ricordare Raimondo Nitoglia, prematuramente scomparso, che è stato uno dei fondatori dell`Associazione Controchiave. Fin dall`inizio Raimondo portò all`interno di questa realtà la sua esperienza di `manipolatore di luci`, con la sua capacità, quasi magica, di creare scenografie di luci, con i pochi mezzi che sempre caratterizzano gli spettacoli autoprodotti. A mano a mano che si avvicinava la sera anche altri luoghi del quartiere si sono animati di musica e colori con l’estate finalmente arrivata. Da anni questo momento dimostra che cultura, musica e arte non sono solo rappresentati dai grandi eventi o giudicati solo da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si sente protagonista. Appuntamento alla ventunesima edizione.

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La morte di Antonio Angelucci, un veterano della Villetta e della Garbatella Uccio, scrittore di muri

La morte di Antonio Angelucci, un veterano della Villetta e della Garbatella

Uccio, scrittore di muri

Uccio, Antonio Angelucci, 81 anni, un figlio della Garbatella nel pieno senso della parola, un veterano di quella Villetta di Via Passino nella uccioquale, dal 1944 in poi, si sono formati centinaia e centinaia di uomini liberi, di propugnatori di una società più giusta, ci ha lasciati il 17 maggio scorso dopo che una malattia crudele per lungo tempo l’aveva costretto in casa. Quattro giorni dopo è stato solennemente ricordato proprio in quella Villetta che era la sua seconda casa.
Uccio prima della pensione per lunghi anni aveva lavorato alla spedizione dell’Unità, un’attività che lo aveva fatto sentire un privilegiato e della quale andava fiero. Alla commemorazione l’intervento più sentito, più rappresentativo della personalità di Uccio – tra le tante testimonianze che sono state portate – è stato quello del giornalista Claudio D’Aguanno, che riportiamo integralmente a seguire. Cara Garbatella si associa alle belle parole di D’Aguanno ed esprime nel contempo la più affettuosa solidarietà alla figlia di Uccio, l’ assessora municipale Paola, ai cari nipoti Matteo e Tommaso e a Giuliana, la compagna che gli è stata vicino fino all’ultimo respiro.

<<“Il bar di via Passino era una specie di scamuffa, sala d’aspetto d’una stazione scalcinata di periferia. Nella geografia del quartiere era noto come “ai zozzoni” e con il “lunik” della “nanetta” e il “bar delle catene” se la batteva alla grande per il primato in quella che Giorgio e Uccio avevano battezzato la top ten della esclusiva guida Michelin della Garbatella. Ai suoi tavoli si fermava volentieri la gente del cinema, quella di passaggio, chi abitava i cortili dei lotti. “Er Maccarello”, il padre del pugile ammazzato una sera d’ottobre a Tor Marancia in una “chicago” di revolverate, ce lo trovavi sempre con il suo repertorio da ambulante in pronta vendita: accendini scarichi e orologi scrausi in cassetta nonché ombrelli al braccio ma solo quando il cielo imbruttiva incazzoso. Un altro cassettaro era il sor Paolo, in perenne
concorrenza col Faciolo del Columbus, e bazzicava il cinema “dei preti” al San Francesco vendendo mostaccioli, fusaglie e pescetti di liquirizia, caramelle colorate o gallette marcate “unrra”, generi alimentari ramazzati da fondi di magazzino di dubbia provenienza. Aveva conosciuto tempi migliori il sor Paolo e lui te li raccontava, ogni volta aggiungendo capitoli inediti, e ti diceva di quando per Garbatella potevi incontrare Pasolini o qualche altro gran scrittore “che mo’ nun me ricordo” e dentro per i lotti giravano film Maria Bosè, Maurizio Arena o Totò con Marcellino. Lui, allora, c’aveva una rete di pischelli da mandare a spasso con le cassette al collo e vantava una sorta di monopolio di preservativi a basso costo, residui di chissà quale fornitura militare, profilattici Olla di precaria resistenza eppure d’imbarazzanti dimensioni. Uccio, Antonio Angelucci
“Io ero uno dei co.co.co. assunti dal sor Paolo, “raccontava Uccio”, c’ho avuto sempre il tempo indeterminato nel senso che sapevo quando cominciavo a vende ma no quando staccavo. La zona mia poi era larga. Andava dalla “via dei culi scoperti”, i pratoni dove le coppiette s’infrattavano a ridosso della collina dove poi t’hanno costruito il CTO lì alla Villa di Lucina, fino all’uscita del cinema Garbatella, oppure attorno ai campi di pallone la domenica sul Lungotevere a Ponte Marconi. Un altro mio lavoro era da Donna Amabilia che di mestiere faceva la tabaccara a Piazza Pantera. Del tutto franca da regole di mercato vendeva a simpatia assecondando più il suo umore ballerino o il solletico della gelosia che la preoccupazione dei soldi in cassa. A Maria la “moretta” per esempio aveva dato l’interdetto. Accecata dalla prepotente bellezza giovanile della ragazza, Donna Amabilia aveva deciso che per lei non c’erano profumi, non c’erano saponette o spille, non c’era merce. Bottega chiusa e amen. In compenso per altri, soprattutto se ragazzotti paini o adulti d’un certo peso, si lasciava andare, di nascosto del marito, in generose donazioni di sorrisi e sigarette sfuse, di caffè offerti con allungo di sambuca o altro ancora al banco impiastrato del “bar degli zozzoni”.>>

Questo pezzo non l’ho scritto io. L’ha scritto Uccio. Suo il racconto, suo il ritmo delle parole, sua l’arguzia e la capacità di far vivere i personaggi più diversi uno accanto l’altro, di collocarli sullo sfondo d’un lotto oppure, un attimo dopo, dentro qualche evento importante, accanto magari a Togliatti o al Papa, facendoli cioè diventare protagonisti d’una storia grande, d’una “Macondo”, viva e irridente, come appunto è la Garbatella che conosciamo e amiamo.

Ho conosciuto Uccio più di 40 anni fa. Non avevo ancora 20 anni ma, a differenza di Paul Nizan che arrivò a ripudiarla come bella età, credo che quella età e quel periodo – a cavallo tra il ’68 e i primi anni ’70 – siano tra i più straordinari e belli in assoluto.

Con Uccio, che aveva 20 anni più di me, e con Giovanni Zarfati detto Zarafat, che mi superava d’una buona quindicina, andammo in vacanza in Calabria. Una storia strana a ripensarci oggi. Quale ventenne andrebbe oggi in vacanza con due adulti. Ma soprattutto quale genitore manderebbe il proprio figlio non maggiorenne (allora si votava a 21 anni) con due signori per di più sconosciuti. Fatto sta che partii per la Calabria con questa coppia strana di personaggi letterari. Zarafat somigliava a Sancho Panza e Uccio poteva benissimo prestare il volto a Don Quijote de la Mancha. A questa calata poi s’aggiunsero altri di Garbatella: Aldo e Mirella, Paolo e Roberta, Vittorio, Giampiero e tanti altri. Ma, al di là dell’appello dei ricordi su chi c’era e chi no, il segno di quella vacanza fu senz’altro dato da Uccio. La sua arguzia ben si combinava con la grassa ironia, di tradizione giudaica romanesca, di Giovanni. E tutti e due sapevano come parlare delle cose più diverse, come dire di questioni serie con leggerezza, come sfottere anche la compostezza marxista leninista di chi tra noi aveva fatto scelte più che militanti.

Uccio è stato per me il primo maestro di scrittura che ho incontrato. Senza citare Freud, mi ha trasmesso il significato più vero del “motto di spirito”, di quella capacità di battuta che è atto liberatorio, sintesi creativa, sorridente capacità critica.

uccio-durante-una-manifestazione-a-romaUccio mi ha insegnato che si possono sempre fare cose nuove con le parole. E che le parole possono essere dette, espresse in battute, lasciate libere di andare a leggere o anche di rimanere impresse sui muri e sui cartelloni. Uccio è stato un grande scrittore di muri. Quando l’ho incrociato aveva smesso di preparare miscele fatte di impiastri di nerofuno e catrame per rendere indelebili slogan e parole d’ordine da lasciare nei punti più visibili e che nessuno potesse cancellare. La sua carriera di spennellatore di muri la faceva risalire ai giorni della visita di Ridgway, “il generale peste”, massacratore della guerra di Corea, venuto a Roma nel giugno del 1952 e accolto da forti manifestazioni di protesta.

Poi via via, la sua arte di strada s’era evoluta negli anni ’60 fino a che, per decisione di partito, aveva abbandonato le scritte indelebili sulle facciate di case per dedicarsi a striscioni, cartelloni ed altro, verniciati ed attaccati con colla per rispettare il decoro urbano del quartiere. Ma, qualunque fosse il mezzo usato, il segno della sua capacità comunicativa sapeva sempre come percorrere le strade di questo quartiere, di questa “Macondo” strana, forte e gentile, che è la Garbatella. E Uccio nella storia di questo territorio, lunga ormai quasi cent’anni, merita un posto particolare e merita ben più d’un racconto veloce seppure coccolato da riferimenti storici.

Di lui, che ricordo col sacco in spalla e con il sorriso dei giorni buoni, mi vengono ora incontro i suoi ultimi istanti narrati qui dalla figlia Paola. E inevitabilmente in questo piccolo comizio letterario a lui dedicato mi viene in soccorso una frase presa dal capolavoro di Garcia Marquez: “Arcadio trovò ridicolo il formalismo della morte. In realtà non gli importava la morte ma la vita, e per questo la sensazione che provò quando pronunciarono la sentenza non fu una sensazione di paura ma di nostalgia”. Ecco, sulla sua assenza di paura e sulla sua nostalgia per la vita, ora chiudo.

Fai buon viaggio Uccio. Bagaglio leggero e passo veloce. Che la strada dove ti sei incamminato, piena dei racconti che ci hai regalato, ti sia lieve e colma del nostro affetto.

 

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Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti

Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

di Gianni Rivolta

Ifamiliari chiedevano da tempo che si raccogliessero in un unico ricordo tutti i partigiani e i patrioti comunisti della Garbatella. Così, il 4 giugno scorso, nella ricorrenza della Liberazione di Roma, alla Villetta è stata scoperta una targa con un lungo elenco di nomi incisi sul marmo, targa-alla-villetta-selAll’iniziativa del Municipio e del suo presidente Andrea Catarci hanno risposto in tanti. Tra i cittadini non potevano mancare i figli e i nipoti di quegli antifascisti che, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, prima che le colonne alleate arrivassero in città, con le armi in pugno diedero l’assalto alla sede del Fascio della Garbatella in Via Passino 26. Da quel giorno la Villetta è stata la casa dei comunisti del quartiere ed ancora oggi rappresenta un luogo d’incontro e di riflessione della Sinistra romana.

In quel lungo elenco dei partigiani comunisti c’erano tutti i componenti del nucleo di Garbatella della VII Zona del Pci, che si era costituita nei giorni seguenti l’8 settembre 1943. In ordine Armando Bartolucci detto “il Manciola”, Mario Bernardi, Elio Brini, Giuseppe Cinelli (martire alle Fosse Ardeatine), Andrea Coltellacci, Silvio Coltellacci, Lamberto Cristiani, Garibaldi Dobici, Giuseppe Lombardi, Orlando Lombardi, Gastone Mazzoni, Maceo Moretti, Libero Natalini, Alberto Polimanti, Mario Polimanti, Spartaco Proietti, Maria Teresa Regard (componente dei Gap centrali che continuò la sua militanza politica nella sezione comunista della Garbatella), Reval Romani, Amleto Rossi e Filippo Veneri.

La VII Zona era costituita, secondo le carte lasciate da Roberto Forti, comandante romano dei Gap insieme a Trombadori, da 278 unità di Ostiense, Garbatella, San Paolo, San Saba, Testaccio e Acilia. I patrioti e i partigiani combattenti erano organizzati in due battaglioni guidati da un direttivo politico-militare formato da Giuseppe Regis (comandante militare), dal commissario politico Giovanni Valdarchi (che sostituì Salvatore Petronari arrestato l’8 ottobre 1943 e fucilato a Forte Bravetta il 20 gennaio del ’44), dal suo vice Giuseppe Lombardi e dal leader degli operai delle Officine del gas Virgilio Bologna.

In coda a quel lungo elenco di resistenti si è voluto ricordare anche gli antifascisti che operarono nella rete clandestina del partito comunista negli anni Trenta, che sfidarono la repressione fascista del Tribunale speciale e subirono il carcere e il confino: Giuseppe Menenti, Alberto Pallone e Renato Pini.

Nell’autunno del 1928, in seguito all’arresto di Giuseppe Amoretti e di Anna Bessone (quest’ultima arrestata in un appartamento di Via Panisperna con due valigie piene di documenti, tra cui le istruzioni della Centrale, materiale di propaganda e i fondi del III ufficio del Pci), furono fermati tutti i membri del Comitato federale di Roma: Daniele Bellanti, Fernando Nuccitelli, Enrico Ciarniello del Comitato giovani comunisti, Renato Pini, un muratore originario di Bologna che abitava al lotto 32 della Garbatella, Ariosto Gabrielli Caposettore di Testaccio e altri militanti.

Renato Pini fu condannato al confino all’isola di Ponza. Quando tornò alla Garbatella nel 1931 continuò l’attività sovversiva e un anno dopo decise di espatriare. Da Zurigo passò in Francia e poi nel 1938 attraversò l’oceano e andò a risiedere a New York nel quartiere del Bronx. E’ rimasta di Renato una folta corrispondenza con la madre Teresa, alla Garbatella, con cui ebbe uno strettissimo rapporto.

Giuseppe Menenti abitava in via Francesco Saverio Cabrini al lotto 32. Già nel 1928 faceva parte della quinta cellula territoriale comunista del VII Settore (Garbatella-Testaccio), quella delle Officine del Gas, di cui divenne segretario. Giuseppe era in contatto con Fernando Nuccitelli, uno dei maggiori organizzatori del partito a Roma. Lo incontrava spesso nella bottiglieria di Via Macerata dove Giuseppe ritirava il materiale di propaganda e veniva istruito sul nuovo metodo clandestino di organizzazione, “a catena “.

Alberto Pallone venne ad abitare all’Albergo rosso della Garbatella solo dopo la guerra. La sua vita fu un’avventura. Per sfuggire alla repressione fascista nel suo paese (Sgurgola) nel 1925, con il fratello Elio, fuggì in Francia e poi in Canada. Le note della polizia politica fino al 1936 lo seguono negli Stati Uniti, dove fu attivo nell’organizzazione di cellule comuniste tra Detroit, Cleveland e nel Bronx a New York. Ma un comunista come lui, come tanti altri da ogni parte del mondo, non seppe resistere al richiamo della Spagna rossa. Così nel 1937 Alberto è ad Albacete e nei mesi seguenti a
combattere nelle Brigate internazionali.

Dopo la sconfitta della Repubblica democratica spagnola rientrò in Francia, dove fu imprigionato nel campo di concentramento di Vernet fino al 1942. Riconsegnato alla gendarmeria italiana al confine con la Francia, venne portato in carcere a Frosinone. Lo aspettavano cinque anni di confino a Ventotene, dove rimase fino al 28 agosto del 1943, quando fu liberato un mese dopo la caduta di Mussolini. Finalmente fece ritorno a casa e dopo il matrimonio si trasferì con la moglie agli Alberghi suburbani della Garbatella.

Nel dopoguerra fece una instancabile opera di organizzazione e di diffusione della stampa comunista nel quartiere popolare dell’Icp, guadagnandosi la stima dei dirigenti della sezione Garbatella e di tutti i compagni della Villetta.

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Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

di Fabrizio Calistri

Era il 22 giugno 2012, esattamente un anno fa quando veniva inaugurato il cavalcaferrovia della Circonvallazione Ostiense, successivamente dedicato alla memoria di Settimia Spizzichino. La struttura, sicuramente molto bella, moderna, innovativa, dal forte impatto architettonico, era stata presentata anche come parte di un più ampio progetto, al momento del tutto eluso, che aveva come scopo il tentativo di creare percorsi ciclabili anche nel nostro quartiere.

Durante la cerimonia di inaugurazione venne ricordato dal presidente della Commissione ambiente Andrea De Priamo che la creazione della ciclabile sul Cavalcaferrovia costituiva segnale importante, poiché “… per noi rappresenta soltanto l’inizio, poiché con l’approvazione del piano quadro intendiamo far diventare Roma una città veramente ciclabile…”.ponte-garbatella

Sappiamo tutti come è andata a finire. La giunta del Sindaco Alemanno ha terminato il suo mandato non facendo seguire con i fatti tante e tante belle parole. Speriamo che il nuovo sindaco, Marino, sappia fare qualcosa di concreto per la ciclomobiltà quotidiana, ossia per tutti quei cittadini che usano la bicicletta non come svago domenicale, ma come mezzo di spostamento quotidiano, come d’altronde avviene in tutte le capitali europee degne di questo nome.
In particolare, secondo il progetto originario, dalla zona Marconi, dov’è presente la dorsale del Tevere, attraverso il ponte della Scienza, si doveva creare un collegamento con la dorsale della Colombo. Tale collegamento prevedeva il passaggio sia attraverso l’area del Gazometro che quella degli ex Mercati Generali e che, passando sopra il Ponte Settimia Spizzichino, con un ultimo tratto di ciclabile sulla Circonvallazione Ostiense raggiungesse la Colombo. Di tutto questo progetto cosa ci troviamo
oggi? Molto poco e forse le due opere più costose, di cui una ancora da inaugurare, che rimangono lì, scollegate dal resto, perche mancano i tracciati intermedi.
E’ vero che il cavalcavia sulla ferrovia alleggerisce il traffico automobilistico e “decongestiona” via Pellegrino Matteucci, ma per la ciclomobilità, rimane una cattedrale nel deserto. Tutto farebbe pensare a una sconfitta anche per il nostro presidente Catarci che fortemente si era battuto per far realizzare il tratto ciclabile sul Cavalcaferrovia, ma forse la conferma elettorale potrebbe fornire l’occasione per completare e mettere in opera quello che è stato più volte promesso.

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Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana

Il voto amministrativo del 9 e 10 giugno nella Capitale e nel Municipio
Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana
Andrea Catarci rieletto presidente del Municipio col 69% dei voti. Alla Garbatella la lista di Sel si afferma con il 14 %

di Natale Di Schiena

Con il voto del 9 e 10 giugno si è chiusa la fase delle elezioni amministrative a Roma e in Italia, riaffermando la necessità di un profondo cambiamento nella politica  del Paese che è stato bloccato dopo le elezioni di maggio con la formazione del governo delle larghe intese.
campidoglio-10-giugno-2013Occorreva un governo politico che portasse i delusi al voto e quindi rafforzasse l’ampiezza e la qualità della democrazia. La formazione di alleanze di centrosinistra, opposte al blocco moderato, ha permesso, in tutti gli enti locali in cui si votava, la realizzazione di una vittoria che dovrebbe avviare una fase di grandi novità che potrebbero portare alla nascita del governo di cambiamento.
Roma ha introdotto un elemento dirompente con la vittoria di Marino al 63%, vittoria che ha segnato la fine di un periodo amaro per la città, in cui corruzione, distruzione dell’ambiente, rapina del territorio, liquidazione e privatizzazione dei servizi sociali erano stati gli elementi caratteristici della Giunta Alemanno, la quale ha riportato indietro di decenni la Capitale, riducendola al livello di un borgo privo di storia. La sconfitta clamorosa di Alemanno é stata raggiunta dopo grandi lotte e vaste mobilitazioni che, su tutte le questioni, hanno tenuto alta la tensione sociale e vivo l’interesse, perché il ruolo nazionale e internazionale di Roma non fosse messo in discussione da un’amministrazione “scellerata”, che è riuscita ad isolarsi a tal punto dalla città da non trovare nessun cavaliere in grado di difenderla.
Abbiamo battuto Alemanno in campo aperto, nonostante le provocazioni, non ultima quella del 4 giugno ultimo scorso quando, in occasione dell’anniversario della Liberazione di Roma e mentre nella nostra sezione di Sel veniva scoperta una targa in omaggio ai partigiani della VII Zona militare del Pci, è venuto da queste parti a cercare “rogna”. Non abbiamo esaudito il suo desiderio, che era la implicita testimonianza di un uomo sconfitto e sul viale del tramonto; ma gli abbiamo ricordato a parole che noi eravamo gli eredi morali di quei partigiani che la notte del 3 giugno del 1944 occuparono la Villetta e misero in fuga i tedeschi e i traditori fascisti.giunta-viii-municipio-benedetto-croce
Da noi i ballerini di Alemanno, che sono povera cosa, debbono fare i conti con il 69% raggiunto al Municipio da Catarci, una percentuale che è espressione del lavoro politico unitario, ma anche della forza di Sel che ha raggiunto il 12% nelle municipali con percentuali del 14% nell’area della Garbatella. Tutto questo è il prodotto di un lavoro intelligente di tutte le nostre forze che da anni lavorano per collegare le battaglie quotidiane (lotta per la casa, il lavoro per tutti e per i giovani in particolare, la difesa della sanità, l’adeguamento delle iniziative istituzionali alle esigenze dei cittadini) a quelle più generali di difesa ed incremento dei diritti singoli e collettivi.
Abbiamo le forze in campo per questo progetto, oppure è solo una speranza? Credo sia vero il fatto che una piccola forza diventa importante se ascolta la propria gente che ha bisogno del cambiamento per poter vivere. Noi dobbiamo capire gli altri e al tempo stesso dobbiamo difendere noi stessi proponendo obbiettivi raggiungibili con iniziative costanti a cui partecipino tutti e in cui tutti discutano, sapendo che in questa difficile fase dobbiamo costruire un’agorà che raccolga, selezioni e sperimenti progetti utili alla collettività. Sarò un vecchio romantico ma credo che non troveremo avversari a questo modo di intendere l’azione politica. Penso che dovremo li Municipi e nel resto del Paese.
Mi sembra che l’andamento del voto, compreso il tema dell’astensionismo che è diffuso, sia segnale di un malessere che forze politiche come quelle di sinistra non colgono abbastanza. Sottolinea la necessità di un gruppo dirigente di donne e uomini impegnati nel lavoro con altruismo, senza mai pensare all’individuale tornaconto. Ho provato emozione e nostalgia quando alla Villetta abbiamo  scoperto la targa in memoria dei partigiani combattenti della Garbatella perché, dopo la conclusione della guerra, tornarono umilmente ma con orgoglio al proprio lavoro, senza nulla pretendere.

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Garbatella-Jazz-Festival-GJF-2013

in collaborazione con:altrevie-logo

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Rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune  indimenticabili melodie del “TROVATOREdi Giuseppe Verdi, basata su un’idea di Nicola Puglielli, con arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il quintetto “Hot Club de Zazz” (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca –  (Durata del concerto: ca. 90 minuti).

La storia del “Trovatore” è basata sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore,  responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi di eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ ”orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Un’opera con zingari, fuoco e musica? Un destino o una scommessa, quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo?

“Hot Club de Zazz” è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del Trovatore, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.

Hot-Club-de-Zazz-95

HOT CLUB DE ZAZZ

Roberto Nicoletti (g)
Nicola Puglielli (g)
Pino Sallusti (b)
Xavier Rigaut (hca)
Luca Pagliani (g)

[(g): chitarra – (b): contrabbasso – (hca): armonica cromatica]

 

ASCOLTO DEMO streaming:

Tacea La Notte Placida… / Quanto Narrasti Di Turbamento… / Di Tale Amore Che Dirsi… (8’06’’)
Stride La Vampa… (3’34’’)
Di Quella Pira… (4’20’’)

HOT CLUB DE ZAZZ, formazione musicale creata a Roma nel 2002 e  ispirata alla musica di Django Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia).

In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut,  3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale.

 Ultimi importanti concerti di HOT CLUB DE ZAZZ
18/04/2010: Roma, CASA DEL JAZZ, “La Casa del Jazz compie 5 anni !”, Dedicato a Django Reinhardt
08/10/2010: Roma, RAI, RADIO TRE, “LA STANZA DELLA MUSICA”, diretta live
10/10/2010: Bologna, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, FESTIVAL 2010 “INCORDE”
39/07/2012: Albano Laziale, Anfiteatro Flaviano, 1° ANFITEATRO FESTIVAL


Hot-Club-de-Zazz-71

HOT CLUB DE ZAZZ: Xavier Rigaut (hca); Nicola Puglielli, Luca Pagliani, Roberto Nicoletti (g); Pino Sallusti (b);

Un incastro di ritmi e melodie nello spirito del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953) con un quintetto acustico formato da tre chitarre, un’armonica cromatica e un contrabbasso. L’energia e la leggerezza dello swing tsigano ‘manush’ aprono nuove possibilità di riscoprire le grandi arie melodiche della musica europea, tra lirica e canzone popolare, con l’anima gioiosa del ballo.


Xavier-RIGAUT

Xavier RIGAUT (armonica cromatica, voce)

Nato a Parigi il 6 marzo 1963, si trasferisce a Roma nel 1987.
Armonicista jazz, cantante poliglotte, ricercatore e organizzatore di eventi.  Attratto dalla libertà creativa e dalla forza ritmica della musica di Django Reinhardt, fonda nel 2002 la formazione HOT CLUB DE ZAZZ  che inizia la sua attività concertistica nel 2003 per festeggiare – con tanto “gypsy swing” – il grande musicista zingaro, 50 anni dopo la sua scomparsa.

 

Nicola-PUGLIELLI

Nicola PUGLIELLI (chitarra)

Nato a Roma il 14 Aprile 1962. E’ chitarrista e compositore, vive a Roma. Nei suoi concerti e Cd si incrociano cultura classica, improvvisazione Jazz e tradizione europea. Sia in solo che in gruppo riesce a rivalutare il ruolo della chitarra nel Jazz. Ha collaborato con musicisti di fama internazionale (K. Lightsey, S. Nistico, M. Urbani, G. Tommaso) e con diverse orchestre (Acc. S. Cecilia di Roma, Roma Sinfonietta), oltre che con importanti compositori (N. Piovani, L.Bacalov), suonando in prestigiosi Festival e Rassegne, in Italia e all’estero. Diplomato in Chitarra e in Jazz. Insegna Chitarra presso l’I.C. “Virgilio” di Roma e Chitarra Jazz al Conservatorio “F.Morlacchi” di Perugia..

Discografia:“In the middle” e “Viaggio ConCorde”.

Roberto-NICOLETTI

Roberto NICOLETTI (chitarra)

Nato a Roma il 22 novembre 1960, ha studiato al Berklee College of Music di Boston.
Dal 1979 insegna chitarra jazz e improvvisazione presso il CIAC (Roma) e la Scuola  Popolare di Musica di Testaccio (Roma) dove ricopre attualmente la carica di presidente. Ha suonato in Italia e all’estero con formazioni composte da vari musicisti italiani e stranieri.

Discografia : “Tracks”, Movie Jazz Quartet  (Domani Musica, 1998 )

 

 

 Luca-PAGLIANILuca PAGLIANI (chitarra)

Nato a Roma il 5 agosto 1963, diplomatosi in chitarra classica nel 1991 sotto la guida di Senio Diaz, si è perfezionato con Alirio Diaz e Oscar Ghiglia. Ha studiato la chitarra jazz con Massimo Ruoco, Eddy Palermo, Tony Akermann e Jim Hall.  Suona in varie formazioni dal duo all’ottetto di chitarre.

Discografia : “Overcrossing”, Luca Pagliani & Pino Furestiere (Equipe, 1999)

 

 

 

Pino-SALLUSTI

Pino SALLUSTI (contrabbasso)

Nato a Roma il 19 marzo 1957 e autodidatta, ha suonato con Eddie Henderson, George Coleman, Gary Bartz, Harry “Sweets” Edison, Jimmy Owens, Ernie Wilkins, Bobby Watson, Steve Grossman, Mike Mainieri, George Garzone, Bob Gullotti, Bruce Foreman, Oscar Klein, Ralph Sutton, Peanuts Hucko, Massimo Urbani, Franco D’Andrea, Tullio De Piscopo, Giulio Capiozzo, Marcello Rosa, Romano Mussolini, Pino Massara, Nicola Arigliano, Maurizio Giammarco, Dado Moroni, Bruno Tommaso ecc.. Ha collaborato inoltre come solista nelle orchestre sinfoniche del Lazio e del Molise e nell’orchestra “Sinfonietta”.

Discografia :  “Leucasia” (Pino Sallusti, feat. Mike Manieri, George Garzone) -“Colors”,”Night of Dreams” (Pino Sallusti feat Gary Bartz e Jimmy Owens. ) – “Ipotetico” (Silent Circus feat. George Garzone) –  “Live at Supino Jazz Festival 1987”, Live at the Blue Lab”  (Massimo Urbani) -“Handprints” (Worldream) -“Remembering Gil”,“Blues in the sky”,“The best live” (Sergio Coppotelli) – “Worldreams” (Federico Laterza) – “Così è…” (Galliano Prosperi) – “Northern light” (Paul Linge) – “Tango!” (Garua Tango Ensemble) – “Four in Monk” (Andrea Gomellini feat. EddieHenderson) – “Così è se…” (Galliano Prosperi) – “Uomini di terra” (Pasquale Innarella)


INFO          Xavier Rigaut          rigaut@libero.it          cell (+39) 333.8274894

 

 

 

 

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Un’autorimessa di qualità di Orietta Vidali

Un’autorimessa di qualità

di Orietta Vidali

Schiavi d’Abruzzo è un piccolo paese ai confini con il Molise da cui provengono, storicamente, moltissimi tassisti romani e tanti operatori professionali collegati alla gestione delle automobili. Per questo non ci sorprende l’origine di Antonio Tucci, titolare dell’Autorimessa Troiano II ubicata in Via Prospero Alpino 74, angolo Circonvallazione Ostiense, di fronte alla ex Manifattura Tabacchi. garage-troiano
L’autorimessa ha da sempre puntato sulla qualità dei servizi e sull’attenzione ai clienti che confermano l’affabilità e la disponibilità di Antonio e dei suoi collaboratori.
In un’area di 5.000 mq, con i suo 250 posti auto e aperto 24 ore su 24, in effetti, il garage Troiano permette non soltanto il parcheggio per qualsiasi tipo di veicolo, dalle auto ai camper, ma anche una serie di servizi che vanno da un accurato lavaggio a mano, al grafitaggio e al cambio d’olio. Nello sforzo di risolvere il più possibile i problemi ai suoi clienti l’autorimessa è dotata anche di un servizio di autofficina che fornisce il tagliando completo, piccole riparazioni, pasticche freni, revisioni e ricarica aria condizionata.
L’orientamento al cliente non si limita ai cittadini di Garbatella ma si estende alla rinnovata vitalità dei nuovi insediamenti economici che hanno riqualificato l’Air Terminal: la linea ferroviaria ‘Italo’ e la magnifica casa del gusto ‘Eataly’. Sconti particolari sono riservati ai possessori del biglietto del treno veloce che fa scalo alla Stazione Ostiense a cui è offerto, se richiesto, anche l’accompagnamento in stazione!
“Svolgiamo il nostro lavoro con cura e passione – ci dice Antonio Tucci – e questo, in un’attività di servizio, è molto apprezzato dai nostri clienti che registrano una differenza rispetto ad esperienze precedenti”.
Una visita al garage Troiano II può avvenire anche in maniera virtuale visitando il moderno sito internet http//garagetroiano2.altervista.org.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Il “Socrate” quando c’è! Progetto teatro a scuola Andato in scena ad aprile “L’amore quando c’era” con la partecipazione della classe IV A del Liceo della Garbatella

Il “Socrate” quando c’è! Progetto teatro a scuola
Andato in scena ad aprile “L’amore quando c’era” con la partecipazione della classe IV A del Liceo della Garbatella

Interessante progetto scolasticoteatrale è quello iniziato da un gruppo di studenti del “Socrate”,
il Liceo classico della Garbatella, promosso dell’attore Daniele Coscarella.
l'amore-quando-c'era-i-ragazzi-del-socrateI ragazzi si sono preparati e hanno messo in scena nel mese di aprile uno spettacolo tratto dal libello di Chiara Gamberale “L’amore quando c’era”. Grazie all’aiuto dei professori e alla disponibilità della scuola, è stato possibile per i giovani liceali partecipare ad un progetto artistico totalmente autofinanziato. Infatti, a causa dei noti tagli verso la pubblica istruzione, ormai da tempo le scuole italiane hanno poche possibilità di ricevere finanziamenti per laboratori come questo. La giovane e ormai nota scrittrice, ex alunna del liceo stesso, si è offerta di privilegiare l’Accademia dei Cento e la scuola romana del suo testo, da cui appunto prende ispirazione lo spettacolo.
La storia messa in scena narra dell’amore finito, come si può facilmente intuire dal titolo, di Amanda e Tommaso. Amanda, interpretata dall’attrice Eva Milella, è proprio un’insegnante delle scuole superiori. Gli studenti hanno avuto infatti il compito di rappresentare sul palcoscenico la classe della giovane donna. Nello specifico, i ragazzi si sono incontrati per molte settimane per esercitare la dizione, la coordinazione e ovviamente la recitazione. Il tutto è avvenuto grazie alla supervisione e ai preziosi consigli di Coscarella, protagonista stesso della rappresentazione nel ruolo di Tommaso. Ogni alunno ha avuto la possibilità di ottenere una parte all’interno dello
spettacolo, di partecipare alla parte tecnica, occupandosi della scenografia, delle luci o dell’editoria.
Complimenti quindi a chi ha ideato il progetto e soprattutto a questi giovani socratini, non soltanto dediti alla traduzione delle tragedie classiche ma anche interpreti della drammaturgia contemporanea!
Lo spettacolo si è tenuto all’Accento Teatro Roma dal 4 al 14 Aprile 2013.
Cast
Tommaso : Daniele Coscarella
Amanda : Eva Milella
I ragazzi della classe IV sezione A del Liceo Socrate (nella foto)
Regia : Pascal La Delfa
Scene : Alessandra Ricci, Elettra Marta Massimilla

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

20 anni di volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella. Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e similmente in Italia. Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatsebao.
Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue , che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella. E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà.
Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore: fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio.
Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.
Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.
Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente.

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Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila.
E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.
Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante.
Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.
Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultra specificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno.
E con quelle parole. Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Studio”…
“Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero.
E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale.
Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google…

Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Brevi e Lettere di dicembre 2012

Brevi

 

  • Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato
  • Al Palladium contro la distrofia
  • Iniziative per i diritti dell’infanzia
  • Occupazione giovanile: Forum alla Villetta

  • Piazza Sauli reclama manutenzione
  • Non siamo  selvaggi, siamo ribelli!

Brevi

Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato

Lunedì 12 novembre è stato inaugurato il giardino attrezzato di Via Galba. Catarci, presidente del Municipio, ha affermato che in realtà la struttura era pronta già da parecchi mesi, ma che “abbiamo dovuto attendere del tempo prima di inaugurarla poiché l’impresa che ha realizzato i lavori non ha ricevuto i compensi, e ora la ditta rischia di chiudere i battenti”.
Il giardino (con skate park, teleferica, campo polivalente, campi da ping pong) è stato realizzato dopo aver partecipato a un bando della Regione. “Non possiamo tollerare – ha aggiunto Catarci – che un’impresa che doveva essere pagata fin dal novembre dell’anno scorso rischi la chiusura per l’inaffidabilità dell’assessorato al Bilancio della Regione”.
All’inaugurazione era presente anche il direttore della Confederazione nazionale artigiani di Roma, Lorenzo Taviani, il quale in questi giorni ha lanciato l’allarme sulle numerose imprese ridotte sul lastrico dal mancato pagamento da parte degli Enti locali, principalmente Regione Lazio e Roma Capitale.

Brevi

al Palladium contro la distrofiaAl Palladium contro la distrofia

Il 7 dicembre, al teatro Palladium, si è svolto il tredicesimo appuntamento dello spettacolo di Natale degli ufficiali giudiziari della Corte di appello di Roma: una divertente commedia contro la distrofia di Duchenne e Beker. L’iniziativa si è svolta quest’anno a finanziare una borsa di dottorato in Fisiologia dello scompenso presso l’Università cattolica del Sacro Cuore. La commedia musicale “Messico e fragole” (autori Buontempi-Livrizzi-Buccella, musiche di Marco Silvi, interprete la compagnia “La favola di Ernesto” ) è ambientata nella casa borghese di un quartiere romano dove, dopo 10 anni trascorsi in Messico, torna il dottor Bonomo, medico volontario dell’associazione “Duchenne in the world”. Con l’occasione è stato consegnato il “Premio Claudio Bimbo” che, da 6 anni, viene assegnato a persona che si è contraddistinta nell’impegno conto la patologia.

Brevi

Iniziative per i diritti dell’infanzia

Alla vigilia della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, il 19 novembre si è svolta presso la Sala consiliare del Municipio XI l’iniziativa “Un ponte magico tra genitori-insegnanti-istituzioni”, promossa dall’associazione “Il tempo ritrovato” con la collaborazione dell’ “Opificio delle fate” di Via Giustiniano Imperatore 75. Hanno partecipato gli assessori municipali Beccari e Di Veroli, il consigliere provinciale Pecioli, il garante per i diritti regionali dell’infanzia Alvaro, la vicepresidente della consulta regionale femminile Germini, la psicologa Giannone e le maestre della scuola materna “La giostra”. Ha introdotto il dibattito Mirella Arcidiacono dando la parola alle bambine e ai bambini, evidenziando che la convenzione firmata nel 1991 dall’Italia sia poco adottata nelle scuole. Peciola, Beccari, Di Veroli e Alvaro si sono impegnati, ciascuno per le rispettive competenze, a salvaguardare e incrementare i diritti dei bambini. Prossimo appuntamento il 17 dicembre all’ “Opificio delle fate” per la presentazione del progetto G come Garbatella, G come Giocare, G come Genitori. I bambini sono invitati in quella occasione a consegnare personalmente le letterine di Natale. Info su www.garbatella.org

Brevi

 

il-mercato-del-lavoro-nella-provincia-di-romaOccupazione giovanile: Forum alla Villetta

Da qualche tempo si riunisce alla Villetta, con il coordinamento di Enzo D’arcangelo, un Forum di ragazzi universitari che esplorano ed analizzano il mondo del lavoro giovanile e le offerte del mercato. Il Forum ha organizzato, giovedì 13 dicembre, il primo incontro pubblico per discutere del mercato del lavoro nella provincia di Roma.
Invitiamo tutti  a prendere contatto col Forum, data l’importanza del tema, nonché a coinvolgere i ragazzi che conoscete e che sono interessati ai temi dell’occupazione: nel prosieguo potrebbero anche partecipare alla ricerca ed alle attività del Forum.
Al dibattito di giovedì hanno partecipato con i ragazzi del Forum: Enzo D’arcangelo, Gloria Orioni, Lorenzo Chiappetta, Lorenzo Tagliavanti, Massimo Smeriglio e Natale Di Schiena.

Lettere

Piazza Sauli reclama manutenzione

La manutenzione corrente delle strade del quartiere, si sa, lascia molto a desiderare: colpa della crisi, si risponde, mancano i soldi. Ma almeno la piazza centrale della Garbatella, Piazza Damiano Sauli, quella su cui affacciano la chiesa di San Francesco Saverio e il grande edificio delle scuole elementari, vogliamo tenerla in ordine, a dispetto di tutti i vandalismi che l’hanno nel tempo colpita?
La balaustra anteriore di travertino e mattoni (un elemento murario troppo fragile in verità) è in parte demolito; le fioriere anteriori anch’esse non esistono più; la pulizia della piazza è molto trascurata. Vi ricordate la campagna comunale delle “cento piazze”? Tra quelle cento rientrava anche Piazza Sauli. Poi, si sa, il tempo porta all’oblio. Peccato.

Saverio Ingrascì

Lettere

Non siamo selvaggi, siamo ribelli!

Apprendiamo con stupore della pubblicazione sul numero di novembre di Cara Garbatella di una lettera firmata da due lettori che accusa gli attivisti del CSOA La Strada di essere i responsabili dell’abbandono e del degrado del mercato coperto del nostro quartiere. La nostra storia parla chiaro: da due decenni siamo impegnati nella difesa dei beni comuni e nella tutela del patrimonio pubblico.
Negli ultimi anni il Centro sociale è stato tra i protagonisti nella vittoriosa campagna per l’acqua pubblica, è stato in prima fila nella lotta contro la svendita del deposito ATAC di San Paolo, è stato al fianco di tante e tanti cittadini a cui veniva negato il diritto all’abitare. Tutto questo pagando anche sulla pelle delle nostre compagne e compagni il duro prezzo della repressione, subendo arresti e decine di denunce.
Allo stesso modo abbiamo operato nella vicenda relativa al mercato coperto.
Credendo negli strumenti della partecipazione democratica, abbiamo preso parte dal principio al Contratto di quartiere che avrebbe dovuto ridisegnare il
futuro del mercato. Contratto che poi non è stato osservato dalle autorità capitoline, in virtù di promesse e progetti sempre disattesi. Da allora il CSOA soffre lo stato di degrado in cui versa la struttura. Proprio per questo, e in sintonia con il nostro passato, negli ultimi mesi abbiamo promosso una raccolta firme che intimasse alle istituzioni cittadine di restituire il mercato al quartiere, rispettando la vocazione commerciale della struttura. Inoltre, da vent’anni il CSOA è una struttura che promuove partecipazione, socialità e cultura verso i giovani di tutto il Municipio XI. E’ uno dei pochi luoghi che combatte il degrado sociale, offrendo a centinaia di giovani, che attraversano ogni settimana i nostri locali, spazi e strumenti per esprimere la propria creatività. Così a fianco del degrado del mercato, appaiono i murales – di cui siamo autori – che fioriscono in Via Passino e nei suoi dintorni. Murales divenuti ad oggi un simbolo di riconoscimento del nostro quartiere e della sua identità ribelle e partigiana!
Per concludere vogliamo informare i due mittenti della suddetta lettera che quel “covo di selvaggi” – che è in Via Passino 24 – è anche una doposcuola gratuito, una trattoria popolare, la redazione del giornale Core, sede di una ciclofficina ad accesso libero, luogo di diversi laboratori musicali e teatrali, uno spazio a disposizione della associazione di quartiere e ancora molto altro. Insomma, siamo uno dei beni comuni della comunità della Garbatella.

CSOA La Strada

I due lettori, Mariano Dentice e Giuseppina Villa, in una lettera pubblicata nel numero scorso avevano denunciato che le murature esterne del non ancora inaugurato mercato coperto, compreso le pregiate pareti a cortina, erano state deturpate con scritte e che inoltre era stata issata in cima all’edificio una bandiera rossa. I due lettori attribuivano questi fatti al Centro sociale La Strada.

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Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

di Annalisa Pullara

Da quest’anno l’Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha una sua scuola calcio! A volerla e a crederci per primo è stato Stefano Boratta, ottimista anche quando, inizialmente, le iscrizioni sembravano non arrivare.san-filippo-neri-scuola-calcio
E’ stato lui che, durante il primo incontro con solo cinque genitori, ha detto: “Partiamo lo stesso e vediamo che succede; io sono fiducioso!”. E la sua fiducia è stata ripagata: ogni mercoledì, infatti, sono dodici i piccoli calciatori, e tra loro anche due bambine, che corrono fieri per il campo con tanta voglia di imparare. Si sentono dei “campioni” e magari qualcuno lo diventerà davvero, ma ciò che più conta è che questi bambini, grazie al lavoro degli istruttori e di tutto il personale tecnico, stanno imparando, insieme alle regole del calcio, anche delle importanti regole di vita: divertirsi sempre, rispettarsi e aiutarsi reciprocamente, vivere il calcio come una competizione pulita e sana.
Domenica 18 novembre la “neonata” squadra Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha debuttato in casa incontrando la Selva Dei Pini Pomezia, di fronte a un pubblico numeroso di amici e parenti, che ha popolato, come non si vedeva da tempo, il vecchio porticato dell’Oratorio. I nostri piccoli grandi calciatori, per niente intimoriti dalle avverse condizioni del terreno di gioco, reso fangoso e con qualche pozzanghera a causa delle piogge notturne, ci si sono tuffati dentro anima e corpo con tutto il loro entusiasmo. La voglia di giocare e divertirsi e, in un attimo, quel campetto si è trasformato, per tutti, nel campo più bello del mondo! Tre tempi da quindici minuti durante i quali gli atleti si sono battuti con determinazione, dando vita ad una partita avvincente, mai noiosa e ricca di goal: 16 in tutto (per questa prima volta ci piace riportare il risultato finale così, sommando le reti di entrambe le squadre).
Per l’occasione un tifoso speciale, e chi lo conosce sa che non sarebbe potuto mancare per niente al mondo: Padre Guido. Ha voluto essere presente per il
calcio d’inizio, col suo sorriso dolce e rassicurante che per tutti i presenti, ma soprattutto per i vecchi e nostalgici frequentatori della Chiesoletta, ha rappresentato più di mille parole.

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A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

Abbiamo, alla Garbatella, in Largo delle Sette Chiese 25, il nuovo Consultorio familiare, che sostituisce quello inadeguato di Via Montuori, sotto la scuola Cesare Battisti. Una vittoria democratica, merito innanzitutto delle battaglie delle donne. Il 6 novembre scorso l’inaugurazione, con la partecipazione di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, di Antonio Paone, direttore della ASL RM C, di Andrea Catarci, presidente del Municipio, di Alberto Attanasio, vice presidente e assessore municipale ai LLPP e di Antonio Bertolini, delegato municipale alla Sanità.
Prende forma e vita una realtà pubblica e istituzionale capace di offrire servizi fondamentali per i cittadini in locali adeguati e confortevoli per utenti e operatori. Il nuovo Consultorio propone prevenzione e assistenza sanitaria, psicologica e sociale per le donne, le coppie in crisi o in difficoltà socio-economiche, per le vaccinazioni dei piccoli e per la famiglia nel suo insieme.
L’intervento di ristrutturazione del fabbricato, che già ospita gli uffici tecnici e un presidio del servizio anagrafico, ha profondamente modificato l’edificio, restituendo una nuova struttura più funzionale, sicura e gradevole.
In un comunicato, il consigliere delegato alla Sanità, Bertolini, sottolinea che la nuova localizzazione del Consultorio, proposta alla ASL RM C dal nostro Municipio, rappresenta una scelta culturale di attenzione per il servizio pubblico, in particolare per un servizio sanitario e sociale integrato ritenuto insostituibile che, con la sua offerta dedicata non solo alle donne, va a incidere in termini di interesse sulla intera popolazione.
Il Consultorio offre servizi con competenze multidisciplinari tra cui: informazioni e assistenza per una procreazione responsabile e divulgazione delle conoscenze idonee ad una sessualità consapevole e per promuovere o prevenire la gravidanza; per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile con supporto psicologico e sociale; per la tutela della salute della donna e del concepimento; per l’assistenza e l’informazione sulla sterilità e sulle tecniche di procreazione assistita; per le indicazioni sull’affidamento familiare e sulle procedure per l’adozione.
Nel momento attuale, mentre non vengono incrementati ma spesso vengono ridotti i servizi territoriali, rendendo difficili percorsi di salute accettabili, la realizzazione del nuovo Consultorio rappresenta una controtendenza che va sicuramente perseguita da chi, come noi, conclude Bertolini, crede fortemente nei servizi pubblici territoriali.

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ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze

Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

Lo stato di manutenzione delle case popolari della Garbatella rappresenta molto bene la situazione in cui si è ridotta l’ATER. La Regione Lazio, che gestisce direttamente l’Azienda territoriale di Edilizia Residenziale, e che in questi anni di governo di centro destra è stata non solo incurante delle necessità primarie dei cittadini, ma l’ha lasciata anche senza guida per due anni circa non nominando un presidente e un Consiglio d’amministrazione in grado di gestirla. Dopo roboanti proclami dell’assessore alla casa Buontempo, che sbandierava risanamento e pulizia, niente di buono è successo. Né per quanto riguarda l’emergenza abitativa, né per l’aspetto della cura e manutenzione dei fabbricati. Addirittura il presidente dell’ATER di Roma Prestagiovanni afferma che i canoni di locazione sono troppo bassi e che l’Azienda spenderebbe in manutenzione per ogni appartamento più di quanto incassa!
ATER-senza-vergognaForse il presidente dell’ATER dovrebbe ricordare a tutti che la Polverini e la sua Giunta non hanno proprio messo in bilancio, e quindi non hanno erogato, fondi per le case popolari e che per “coprire” questa mancanza lui stesso ha compiuto una scelta devastante: usare i fondi propri dell’ATER, derivanti da affitti e vendite, per pagare le ditte che avevano già eseguito lavori precedenti ed aspettavano di essere saldati dalla Regione inadempiente.
E’ per questo che gli inquilini delle case popolari della Garbatella e di tutte le altre zone della città si sono visti recapitare lettere in cui si comunica l’impossibilità di garantire alcun intervento di manutenzione.
Ma non è finita qui, perché oltre al danno c’è la beffa relativa all’aspetto amministrativo: Per esempio per le volture, per i nuovi contratti, per le morosità, ecc., nonostante l’incremento di personale, l’ATER non consente ai propri uffici, a causa dell’applicazione di norme burocratiche inattuali, di procedere più celermente con le pratiche, penalizzando ancora una volta gli inquilini e gli stessi lavoratori ATER, producendo solo ritardi inconcepibili e aumento degli affitti. Con quest’ATER, gestita maldestramente da un Consiglio d’amministrazione a maggioranza di centrodestra, siamo ritornati al passato più buio per le case popolari. Il fondo del barile è stato toccato, ora basta. Chiedetelo a Carmela come si vive da mesi e mesi con il soffitto puntellato con i tubi innocenti perché a rischio crollo, o a Simona, giovane invalida al 100% prigioniera in casa perché senza ascensore, o a Mario che abita sotto un terrazzo fradicio e ancora pieno di eternit.
L’inverno è arrivato, le manutenzioni si fanno più urgenti. Anche se la Giunta regionale è caduta, bisogna chiedere subito di destinare fondi per la manutenzione, in una situazione già critica che potrebbe diventare drammatica nei prossimi mesi.

Dobbiamo

  1. collaborare tutti per monitorare le manutenzioni eseguite in questi anni e denunciare ciò che non è stato fatto bene o è rimasto inevaso;
  2. chiedere con una vertenza di quartiere di procedere con i mancati interventi già segnalati, ultimare quelli iniziati per evitare il totale degrado degli edifici più antichi e prevenire interventi più impegnativi per gli immobili di più recente costruzione.


Quando Prestagiovanni afferma che “rischiamo di dover chiudere l’Azienda, perché vendiamo a un quinto, un sesto e in certi casi pure a un decimo del valore di mercato”, rispondiamo che i soldi dovrebbe chiederli a chi con il denaro pubblico ha fatto feste, comprato suv e pagato cene a ostriche e champagne e non agli inquilini in regola, che da sempre pagano quanto dovuto, che hanno tutti i requisiti richiesti dall’ATER. Forse chi gestisce l’ATER non sa che queste case si reggono in piedi solo grazie alla cura e all’amore di chi ci abita. Poiché tutti abbiamo il diritto di vivere in posti dignitosi, queste case gliele dovrebbero proprio regalare.

Paola Angelucci
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà al Municipio XI
Sportello casa e territorio alla Villetta – S.E.L. via Passino, 26
Martedì ore 18-19 cell. 3393959674

 

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Un regalo buono che fa bene

Un regalo buono che fa bene

di Orietta Vidali

Anche quest’anno, in prossimità delle festività natalizie, le Associazioni Altrevie e Cara Garbatella promuovono la campagna “Un regalo buono che fa bene”. Giunta ormai alla sua settima edizione, l’iniziativa prevede la vendita di olio extra-vergine di oliva dop della Sabina, il cui ricavato viene destinato a fini di solidarietà.
L’olio sarà disponibile presso i locali del Centro Anziani di Via Pullino (accanto alla fermata Metro Garbatella) grazie all’aiuto prezioso di Francesco Giacquinto e Mario Di Martino, gli infaticabili animatori del Centro. Per quanto riguarda la finalità della campagna di solidarietà,anche quest’anno si rinnova la collaborazione con l’Associazione ULAIA ArteSud che da anni opera nei campi palestinesi in Libano.un-regalo-buono-che-fa-bene

Abbiamo chiesto a Claudio Bocci, presidente di Altrevie, i motivi di questa scelta.
“Già lo scorso anno abbiamo collaborato  con ULAIA ArteSud e raccolto fondi per aiutare bambini e giovani palestinesi che vivono una situazione di grande disagio in Libano.
Da oltre 40 anni decine di migliaia di profughi espulsi dalle loro terre in Palestina vivono o, meglio, sono sopportati, nel ‘Paese dei cedri’. Il Libano poggia su una Costituzione a base etnica e religiosa e la concessione dei diritti civili alla popolazione palestinese avrebbe come conseguenza di alterare il peso delle diverse comunità che vivono in Libano con riflessi importanti sugli equilibri politici interni”.

Immagino che le difficoltà maggiori le soffrano i più deboli.
“Sì, e in particolare i bambini che incontrano molti problemi a frequentare regolarmente la scuola; l’educazione primaria è assicurata grazie ad una rete di organizzazioni non governative che si fanno carico di assicurare l’istruzione e, insieme, di tramandare le tradizioni e la cultura d’origine. Per questo abbiamo deciso di dare un piccolo segno di solidarietà e abbiamo destinato le somme raccolte al piccolo Hamad Eiyadi che oggi ha 12 anni e vive nel campo di Beddawi nella zona di Tripoli del Libano e che ci è stato segnalato da ULAIA ArteSud perché il papà e colpito da una grave malattia”.

So che l’anno scorso avete visitato i campi profughi palestinesi in Libano e che avete incontrato Hamad.
“E’stato davvero emozionante trascorrere un’intera settimana a conoscere ed approfondire una realtà difficile ma carica di dignità e contraddistinta da decine di volontari che hanno a cuore l’educazione dei più giovani e che coltivano la speranza al ritorno nella terra d’origine.
L’incontro con Hamad e con la sua famiglia poi è stato commovente: siamo stati accolti dalla giovane mamma e dai piccoli fratelli con grande calore e amicizia e siamo usciti con la consapevolezza di aver ricevuto molto di più di quanto abbiamo dato”.

 

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Natale 2012 Olio della Sabina

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In occasione delle prossime festività,promuove l’iniziativa di solidarietà:

 

UN REGALO BUONO CHE FA BENE

 

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Olio Extra-Vergine di oliva  DOP della SABINA

 

PER BORSE DI STUDIO DA DESTINARE

A RAGAZZI PALESTINESI

DEI CAMPI PROFUGHI IN LIBANO

 

L’olio è prodotto dall’Azienda Agricola CAMPISANO di Palombara Sabina www.vittoriocampisano.it e posto in vendita in confezioni regalo:
 sabina-dop

 PREZZI

                    • 2 bottiglie da lt. 1 a  € 20,00
                    • Lattina da lt. 3 a € 25,00
                    • Lattina da lt. 5 a € 40,00
Le prenotazione si raccolgono agli indirizzi e-mail: am.procacci@alice.it nataliacodispoti@yahoo.it
PER SAPERNE DI PIU’
Nei territori della Sabina, tra Roma e Rieti, si produce l’olio Sabina Dop, antichissimo olio extravergine di oliva ottenuto dalle varieta’ di olive Carboncella, Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Salviana e Rosciola. L’olio Sabina Dop ha un colore giallo oro dai riflessi verdi, il suo sapore e’ aromatico e l’acidità massima è pari allo 0,60%.

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Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

di Enrico Recchi

Nei numeri scorsi abbiamo passato in rassegna i giochi con i quali i ragazzi si divertivano nelle strade del quartiere. Un altro dei giochi “di una volta” che praticavano i bambini era il cosiddetto “picchio” altrimenti conosciuto come trottola da lancio. Si trattava di una piccola trottola di legno, della grandezza e della forma di una cipolla. Lungo il suo corpo conico, ovvero lungo la superficie obliqua del picchio, venivano intagliate delle scanalature che servivano per consentire di avvolgere lo strumento con lo spago necessario per il lancio. All’estremità inferiore invece veniva inserito un perno metallico indispensabile perché il picchio, una volta lanciato, restasse in equilibrio girando velocemente su se stesso.

il-picchioAnche qui la produzione e l’esecuzione del pezzo erano tutte artigianali. Provvidenziale, a volte, si rivelava l’intervento di un adulto, il papà o uno zio, che avessero dimestichezza coi lavori manuali e attrezzi a disposizione per la lavorazione della trottolina.

Trovato il pezzo di legno giusto, lo si riduceva alle dimensioni di un cipollotto. Poi con la fresa (per chi ce l’aveva) o con altro strumento metallico (un coltellino, una raspa) si intagliava delicatamente il legno per fare le scanalature. Infine si inseriva il perno metallico che, in mancanza di un elemento adeguato, veniva sostituito dalla punta di un chiodo. Tutto fatto? Nossignore, questa era solo la parte, potremmo definirla, progettuale. Restava poi l’applicazione, la pratica, cioè le tecniche di lancio. Sì, perché, dopo aver avvolto lo spago intorno al picchio, l’ estremità del filo andava tenuta tra le dita della mano, ed il picchio veniva lanciato verso il basso. La trottola, liberata dallo spago, iniziava il suo movimento rotatorio fino a che la spinta non si esauriva e il picchio si fermava coricandosi su di un lato. C’era chi teneva lo spago tra mignolo e anulare, chi usava anulare e medio, chi era specializzato con altre dita. E lì nascevano i raffronti sulle varie tecniche da usare per ottenere un buon lancio.

Infatti la maestria stava nel fare un lancio che permettesse alla trottola di girare il più a lungo possibile. Quindi contava il tempo che il picchio girava, oppure la distanza che, scorrendo in terra, riusciva a percorrere. I “maestri” del picchio riuscivano poi a fare anche esercizi di virtuosismo, raccogliendo il picchio in mano da terra, senza interromperne le evoluzioni, per poi depositarlo a terra di nuovo mentre il picchio continuava a girare.

In un recente passato c’è stato anche un timido ritorno di questo gioco. La trottola, che si chiamava “Beyblade” naturalmente era più tecnologica, di materiali più leggeri e resistenti. A volte capitava che il lancio fosse sbagliato e la trottolina, invece di mettersi a girare su se stessa, andasse a colpire qualcosa o qualcuno. Naturalmente determinante era il luogo dove si lanciava. Gli ampi e ben asfaltati marciapiedi erano l’ideale. Quando pioveva, per non bagnarsi, non era però consigliabile giocare in casa. Mi spiego meglio. Il pavimento di casa, in mattonelle o meglio ancora di marmo, era un buon terreno di lancio. Ma guai a fare un lancio sbagliato che andasse a colpire una parete o peggio il mobile o la vetrinetta con gli oggetti esposti. Fuggi fuggi generale e accorato appello al “si salvi chi può!”.

I più grandicelli poi in strada si cimentavano in un gioco più pesante, lo “Spaccapicchio”. Si giocava in due. Consisteva nel colpire col lancio del proprio picchio quello dell’avversario che già girava. Se il lancio era sufficientemente vigoroso, si riusciva a colpire e a spaccava l’altro trottolino. Perciò si munivano i picchi di una robusta punta acuminata, possibilmente d’acciaio o di ferro artigianalmente temperato. E spesso il gioco si concludeva con una lite.

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Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Totalmente insufficienti i fondi stanziati dall’Amministrazione centrale.
Grido d’allarme dell’assessore municipale Beccari Se n’è andato Nik, cantore della Garbatella Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato.

di Eraldo Saccinto

Il nostro Municipio, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti dal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL RM/C e con le istituzioni scolastiche, al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza.

gli-alunni-diversamente-abili-senza-assistenza-scolasticaIl servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.

L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di ragazzi inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche, e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del Municipio. Lo stanziamento che l’Amministrazione centrale, in relazione alla spesa per l’assistenza scolastica di base, ci ha assegnato, risente pesantemente dei tagli imposti agli Enti locali, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado dall’inizio dell’anno ad oggi di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome. Per cui gli importi risultano del tutto inadeguati, soprattutto rispetto alle esigenze del servizio ed alle richieste provenienti dal territorio.

Ancor più significativo appare il limite dello stanziamento ove si consideri, la necessità di un adeguamento delle tariffe orarie spettanti agli operatori. La stima della spesa, per l’anno scolastico corrente, rapportata al previsto numero di alunni interessati e rapportata alle tariffe orarie aggiornate, secondo gli accordi di settore porta a quantificare delle necessità di bilancio che dovrebbero essere di gran lunga maggiori rispetto a quelle messe in campo. Né può pensarsi, in un contesto caratterizzato dalla generale contrazione delle risorse e delle disponibilità, ad aggiustamenti o compensazioni tutte interne al bilancio municipale, se non a rischio di pregiudicare l’offerta sociale complessiva del Municipio, nonché gli standard e i livelli di sviluppo e di coerenza dei servizi.

Non sono difficili da immaginare le ripercussioni sui bambini, il loro disagio e la ferita che ciò ha prodotto sulle famiglie. Il Municipio, in particolare, l’assessore alle Politiche Sociali Andrea Beccari, ha organizzato una serie di incontri con gli operatori, con le famiglie, con le rappresentanze sindacali, dai quali è scaturita la necessità di rivolgere una precisa richiesta di impegno all’Amministrazione centrale, in relazione alle integrazioni finanziarie necessarie a realizzare un concetto di integrazione scolastica quanto meno dignitoso. Il bilancio però non è approvato e la minaccia è quella di dover sopprimere servizi sociali che non possono essere tagliati. “Nel nostro Municipio, ci confida l’Assessore Beccari, c’è il rischio di blocco del servizio di assistenza agli studenti disabili per l’assenza di fondi. L’abbiamo già segnalato ma nessuna risposta è mai arrivata! Nelle casse del nostro Municipio ci sono a malapena i soldi per arrivare a fine mese.

E poi saremo costretti a lasciare  senza sostegno i 112 alunni con disabilità che frequentano la scuola dell’obbligo. Dal prossimo mese questi bambini non potranno più andare a scuola essendo l’Aec una figura indispensabile che quasi sempre divide il parco ore scolastiche del bambino disabile con l’insegnante di sostegno. Poiché la scure si sta abbattendo anche sui docenti (molte famiglie hanno già avuto la brutta notizia che ai loro figli verranno ridotte le ore di sostegno) gli Aec diventano essenziali. Lo sappiamo bene. –  aggiunge l’assessore – Gli assistenti nelle nostre scuole sono 52, di cui uno solo è dipendente comunale.

Quindi tutto il servizio è a carico del Municipio. Se non si interverrà – ci confida Beccari – inserendo nella manovra economica la cifra mancante di circa 125.000 euro, saremo costretti a ridurre questo delicato servizio, eludendo il rispetto di uno dei principi fondamentali della Costituzione: il diritto allo studio”.

Aggravato dal fatto che si tratta di scuola dell’obbligo.

 

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Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

L’ottava edizione della ormai affermata manifestazione

Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

Tre serate di ottima musica a fine settembre nel giardino della Villetta di Via Passino. Quest’anno privilegiato il jazz donna.

di Benedetto Mercuri

pino-sallustiQualcuno avrebbe potuto pensare alla classicacrisi del settimo anno, invece per l’ottava volt, e più che nel passato, una folla numerosissima di appassionati è tornata a calpestare il giardino della Villetta di via Passino, il 27, 28 e 29 settembre alla Garbatella, cornice ideale per ascoltare ottima musica. Sarà per le scelte del direttore artistico Pino Sallusti di fare esibire tre belle e piuttosto brave ragazze, sarà stato per il tempo che invitava ancora
a passare una serata all’aperto, o forse perché l’esperienza aiuta a migliorare l’organizzazione, ma tanta gente come quest’anno non si era mai vista nelle tre serate del Garbatella Jazz Festival.

Ad inaugurare la rassegna giovedì 27 settembre alle 22.00 è stata Nina Pedersen “Songs from the Top of the World”, gruppo composto da: Nina Jori Pedersen (voce), Aldo Bassi (tromba), Enrico Zanisi (pianoforte), Carlo Cossu (violino), Luca Pirozzi (basso), Massimo Carrano (percussioni). Il gruppo è stato preceduto alle 20,30 dalla Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta J.Henderson Project, classe di Impro3 tenuta da Antonello Sorrentino.

Venerdì 28 settembre, invece, a calcare il palco della Villetta è stato, alle 22.00, Alice Claire Ranieri Quartet, composto da Alice Claire Ranieri (voce), Andrea Frascaroli (piano e arrangiamenti), Stefano Cesare (contrabbasso), Gianni Di Renzo (batteria), preceduto dalla classe di ImproTrioJazz tenuta da Carlo Cittadini della Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta Trio in Jazz.

garbatella-jazz-festivalInfine, sabato 29 settembre, è stata la volta di Carmen Falato “Cayo Hueso” con Carmen Falato (sax e voce), Paolo Tombolesi (piano), Pino Sallusti (basso elettrico e contrabbasso), Marco Rovinelli (batteria), Reinaldo Hernandes Ramirez (tumbadora). Ancora una volta è la Scuola Popolare di Musica di Testaccio ad inaugurare la serata con il progetto “Starships On Approach”, composizioni originali per quartetto jazz, coordinato da Paolo Cintio.

Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri e Carmen Falato, ognuna secondo il proprio stile, hanno sicuramente offerto delle performanches di livello in una rassegna dedicata quest’anno al jazz donna: questo anche grazie alla collaborazione di musicisti molto validi. E’ parsa piuttostoriuscita anche la collaborazione con la Scuola Popolare di Musica di Testaccio la quale, attraverso i propri laboratori di improvvisazione jazz, ha presentato dei giovani musicisti, sicuramente preparati. Magari di qualcuno di loro, chissà, fra qualche anno si sentirà parlare. Il resto, e non è poco, lo hanno fatto i volontari dell’Associazione Cara Garbatella i quali , come ogni anno, con il loro impegno, per mesi, hanno reso possibile la realizzazione del Garbatella Jazz Festival, mantenendo la prerogativa che da sempre caratterizza questa rassegna, quella di offrire gratuitamente un prodotto culturale di qualità.

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Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Nel grande complesso cimiteriale alle porte della Garbatella

Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Personaggio molto discusso, morì martire nel 222, lapidato durante una rivolta anticristiana del popolo di Trastevere.
Fautore di una politica di tolleranza, si scontrò col rigore del primo antipapa Sant’Ippolito.

di Cosmo Barbato

callisto-primoIl San Callisto, il papa cui è intitolata la grande e venerata catacomba che si trova tra l’Appia  Antica, la Via Ardeatina e la Via delle Sette Chiese, alle porte della Garbatella, fu martire e quindi è santo, ma non si può dire che fu “uno stinco di santo”, stando ai giudizi severi che hanno lasciato su di lui eminenti scrittori cristiani che non lo amarono e lo bollarono come “uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l’errore”. Fu comunque personaggio di notevole spessore nella storia del cristianesimo delle origini.

Callisto fu il sedicesimo vescovo di Roma, cioè il sedicesimo papa dopo San Pietro. Occupò il soglio pontificio per cinque anni, tra il 217 e il 222, un periodo relativamente breve che però incise profondamente nella comunità cristiana che andava affermandosi tra periodi di tolleranza e di persecuzioni e tra non pochi disaccordi nel suo seno. Romano del Trastevere, era di origini servili, era stato cioè schiavo di un padrone, Aurelio Carpoforo, un facoltoso liberto di Commodo, l’imperatore che regnò tra il 180 e il 192 figlio degenere del grande Marco Aurelio.

Fu avviato alla nuova religione proprio dal suo padrone cristiano, che prese a ben volerlo, lo affrancò e gli donò anche un capitale che gli permise di esercitare la sua vocazione per gli affari aprendo un banco di cambiavalute non lontano dal Circo Massimo, nella zona dove più tardi sorgeranno le Terme di Caracalla. Ma Callisto si lanciò in operazioni avventate, dilapidando il denaro ricevuto e probabilmente appropriandosi anche di capitali dell’ex padrone. Sta di fatto che a un certo punto dovette abbandonare precipitosamente il banco, inseguito dai clienti cui aveva sottratto denaro.

Fu beccato però a Porto, dove cercava di imbarcarsi per una qualsiasi direzione pur di sfuggire ai tanti creditori truffati. Tra questi, anche il suo ex padrone, Carpoforo, che lo ridusse nuovamente in schiavitù e lo destinò alla macina finché non avesse risarcito il denaro sottratto. Ma Callisto era nato con la camicia: ben presto il padrone lo perdonò, rinunciando anche al risarcimento delle somme perdute. Tornato libero, Callisto, che presumeva di possedere il bernoccolo degli affari, riprese la sua attività finanziaria, dedicandosi anche al prestito usuraio. Nell’ambito di questa nuova proficua attività commise però un errore che gli fu fatale. Un giorno, a caccia di un debitore ebreo insolvente, irruppe di sabato nella sinagoga interrompendo una cerimonia religiosa.

Fatto gravissimo questo, secondo la legge romana, qualunque fosse la religione offesa. Callisto, denunciato dalla comunità ebraica, fu arrestato, frustato e condannato ai lavori forzati (ad metalla) nelle miniere della Sardegna. Ma il futuro papa era nato proprio con la camicia. Nel periodo della sua
detenzione ci fu un’amnistia per i cristiani deportati in Sardegna (l’isola “malsana” era normale luogo di pena per i colpevoli di gravi reati, tra i quali, in alcuni periodi, era annoverata la professione della fede cristiana).

catacombo-callisto-iL’atto di clemenza era stato ottenuto dal papa Vittore I tramite i buoni uffici di Marcia, l’amante cristiana dell’imperatore Commodo. Callisto non era incluso nell’elenco degli amnistiati, fornito dallo stesso papa, che lo riteneva un tipo poco raccomandabile: e poi, Callisto non era stato condannato per motivi religiosi, bensì per reati comuni. Ma Callisto riuscì a introdursi furtivamente tra gli amnistiati al momento dell’imbarco. Quando Vittore se lo trovò a Roma fece buon viso a cattivo gioco ma cercò di toglierselo di torno, assegnandolo a un compito di scarsa importanza ad Anzio.

Nel 199, morto Vittore, fu eletto papa Zefirino, il quale, facendo affidamento proprio nello spirito intraprendente di Callisto e volendo premiare i buoni risultati dell’incarico affidatogli ad Anzio dal suo predecessore, lo richiamò a Roma nominandolo suo segretario. Nella nuova veste di arcidiacono, egli prese in mano l’amministrazione della comunità e nel contempo divenne il suggeritore della politica di tolleranza verso quei cristiani che, nei periodi di persecuzione, avevano abiurato (erano i cosiddetti lapsi), sostenendo la loro riammissione in seno alla Chiesa, in dura polemica con l’influente prete Ippolito. Questi, assertore di un intransigente rigorismo dogmatico, detestava Callisto.

Quando nel 217, morto Zefirino, Callisto fu eletto papa, Ippolito, che in realtà aspirava al soglio pontificio, gli si contrappose energicamente, riuscendo a sua volta a farsi eleggere papa da una fazione dissidente: fu il primo antipapa della storia, riconosciuto però come santo per aver in seguito testimoniato col martirio la sua fede cristiana. La lotta di Ippolito non conobbe tregua: egli considerava Callisto un permissivo nei confronti di adulteri e prostitute che avessero fatto pubblica penitenza, verso il matrimonio di diaconi, di preti e di vescovi. Callisto in realtà aveva una visione più aperta e in definitiva più consona al messaggio di perdonanza e di amore cristiano.

Già sotto il pontificato di Zefirino, Callisto aveva avuto l’incarico di unificare i cimiteri in parte sotterranei di proprietà del clero cristiano sorti in quell’area tra l’Appia e l’Ardeatina a partire dal II secolo. Sfruttando le sue capacità imprenditoriali e il suo senso degli affari, esercitato anche nel proprio interesse, egli acquistò nuovi terreni adiacenti, creando quell’enorme complesso che poi si allargò ulteriormente nei secoli successivi, al quale lasciò il suo nome ma non le sue spoglie, come vedremo. La catacomba comprende, oltre alla parte callistiana, le cripte di Lucina, il cimitero di Santa Soteride, il cimitero di Balbina e quello di Basileo. Inoltre, nel sopraterra, si trovano numerosi edifici, cappelle e basiliche. Complessivamente nell’area trovarono sepoltura sedici papi del III e del IV secolo: Ponziano, Antérote, Fabiano, Lucio I, Stefano I, Sisto II, Dionigi, Felice I, Eutichiano, Gaio, Eusebio, Milziade, Zefirino, Cornelio, Marco, Damaso. Quell’enorme complesso situato lungo la Regina viarum sta lì a testimoniare la relativa autonomia di cui godeva la comunità cristiana tranne che nei periodi di persecuzioni e al tempo stesso rappresentava una solida dimostrazione del prestigio che i cristiani erano riusciti a conquistare nella capitale dell’impero.

Callisto morì martire il 14 ottobre del 222 sotto Severo Alessandro. Ma non fu vittima del potere imperiale, ché anzi quell’imperatore, come del resto il suo predecessore Eliogabalo, fu ben disposto verso i cristiani, bensì sarebbe stato vittima del popolo di Trastevere. Ci sono due versioni che parlano di una violenta rivolta popolare che si concluse con l’assassinio del papa. Entrambe testimoniano dell’intolleranza del popolo minuto verso i cristiani. La prima fa scaturire la caccia al cristiano da un prodigio che si sarebbe verificato durante una cerimonia religiosa pagana: un fulmine sarebbe caduto su un altare sacrificale uccidendo alcuni sacerdoti.

santa-ceciliaL’episodio sarebbe stato interpretato dalla folla come un segno dell’ira di Giove per la profanazione della religione dei padri compiuta dagli adepti della nuova religione che andava diffondendosi. Sarebbero stati i trasteverini a cercare una vendetta, invadendo la casa del vescovo Callisto  situata nella loro regione e precipitandolo a testa in giù nel pozzo di casa, coprendo poi il corpo di sassi. L’altra versione racconta invece della reazione dei trasteverini alla concessione ai cristiani, da parte dell’imperatore Eliogabalo, di un’area pubblica, occupata da una taberna meritoria destinata ai soldati veterani.
Quest’area, sulla quale sorse poi una cappella e più tardi la grande basilica di Santa Maria in Trastevere, era particolarmente venerata dai cristiani per via di un fenomeno che vi si era verificato nell’anno 38 a.C. e di cui era rimasta memoria: lo sgorgare di una fonte d’olio (più probabilmente acqua inquinata proveniente dal pessimo acquedotto Alsietino, che alimentava la vicina Naumachia di Augusto). Quel fenomeno era stato interpretato dalla numerosa comunità ebraica che viveva nel Trastevere come preannuncio del prossimo arrivo di un Messia e successivamente dalla comunità cristiana, che da quella ebraica derivava, come una profezia dell’avvento di Gesù. Il trasferimento di un edificio pubblico dedicato ai veterani a una comunità che non godeva di buona fama e simpatia scatenò, al tempo di Severo Alessandro, successore dell’imperatore Eliogabalo, una reazione di rigetto che si sarebbe conclusa con l’assassinio a furor di popolo del capo di quella comunità. Dove c’era la presunta casa del papa sorse poi la chiesa di San Callisto, non lontana da Santa Maria in Trastevere. Adiacente alla chiesa di San Callisto si conserva ancora una vera del pozzo in cui il pontefice sarebbe stato precipitato e lapidato.

pozzo-san-callistoSecondo una variante, la casa e il pozzo non sarebbero quelli di Callisto, ma del capo dei suoi persecutori, Ponziano, Comunque sia, la tradizione testimonia della diffidenza che le classi popolari nutrivano verso i cristiani, che invece avevano fatto proseliti nelle classi più agiate: la nuova religione rompeva l’equilibrio che si era consolidato tra il popolo e gli dei. Perché Callisto non trovò sepoltura nel cimitero che aveva contribuito ad apprestare a favore della crescente comunità cristiana?

Probabilmente per l’ostracismo verso la sua persona della fazione avversa che lo aveva combattuto fin dal periodo precedente alla sua assunzione al papato: non godeva di buona fama. Le sue spoglie tuttavia furono raccolte in una modesta catacomba intitolata a uno sconosciuto Calepodio che si trova al III miglio dell’Aurelia Antica, poco prima dell’attuale Piazza Carpegna. Nello stesso cimitero molto più tardi, nel 352, trovò sepoltura un altro importante papa, Giulio I, ma non in catacomba, bensì in un edificio sopra terra. Giulio fu il pontefice che regnò tra il 337 e il 352 e che diede inizio all’edificazione della basilica di Santa Maria in Trastevere, la prima a Roma dedicata al culto della Madonna.

La catacomba di San Callisto, oltre a chilometri di gallerie e alle memorie storiche della Chiesa delle origini, contiene epigrafi, sarcofagi, affreschi. Qui si trovava anche la tomba venerata di Santa Cecilia, che fu traslata nel IX secolo nella basilica a lei intitola anch’essa nel Trastevere. Nel corso dei restauri della chiesa in previsione del Giubileo del 1600, fu rintracciata l’urna di legno di cipresso che conteneva il suo corpo che apparve piegato su un fianco,
come lo rappresentò nel marmo Stefano Maderno nella mirabile scultura che si conserva sotto il ciborio di Arnolfo della chiesa trasteverina.

Nella catacomba di San Callisto, nella cripta che originariamente accolse il corpo venerato della giovane martire, si conserva una copia della scultura del Maderno. Insieme alla attigua cripta dei papi è uno dei luoghi più visitati e venerati dai pellegrini e dai fedeli.

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Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

dalla Redazione

Siamo alla fine dell’anno ed è tempo di tirare le somme, di misurare cioè quel che si è realizzato rispetto a quanto programmato.
Un rendiconto con una marcia in più quando parliamo di interventi tesi a migliorare la vita della comunità nella quale viviamo. Molti sono stati gli interventi di manutenzione edilizia, altri stanno partendo, per una spesa complessiva di oltre 6 milioni di euro. Nella tipologia degli interventi si va dalla manutenzione straordinaria per l’adeguamento alla legge 626/94 della Scuola Cesare Battisti e della Leonardo Da Vinci, ai lavori di riqualificazione e ristrutturazione degli istituti superiori e la manutenzione straordinaria di alcuni edifici in Via Costantino e in Via delle Sette Chiese.

portale-monsignor-nicolaiPer quel che riguarda la manutenzione stradale, un intervento importante è stato il rifacimento dei marciapiedi di Viale Guglielmo Massaia, dove sono state ripristinate le alberature, e quello di Via Prospero Alpino, prodromo degli interventi per Campidoglio 2. Aggiungiamo la nuova asfaltatura di Via Rosa Guarnieri Carducci in cui è stato rifatto lo square, di Via Girolamo Benzoni, di Via della Moletta e di Via Palos. Sono stati, inoltre, effettuati interventi di manutenzione straordinaria in strade e marciapiedi di Piazza Longobardi, Piazza Pantera, Via Roberto De Nobili, Via Fincati, Vicolo della Garbatella, Via Guglielmotti, Via Magnaghi, Via Ignazio Persico e Circonvallazione Ostiense, nel tratto dei negozi compreso tra Via Usodimare e Via di S.Galla.

Inoltre sta per essere avviato l’appalto per la manutenzione straordinaria di alcune delle strade più interne della Circonvallazione Ostiense tra cui Via Usodimare, Via Citerni, Via Candeo, Via Frediani e Via Camperio. E’ poi programmato un intervento di riqualificazione dell’area di Via Benzoni che riguarderà l’abbattimento del rudere presente in quella strada, residuo dei bomba rda – menti del ’44, e l’edificazione di nuovi manufatti, per un totale di circa 5000 metri cubi, come prescritto dal nuovo Piano Regolatore.

Sono state inoltre avviate le procedure preliminari che porteranno alla riqualificazione di Piazza Pecile. Per ciò che concerne invece i lavori a Piazza Oderico da Pordenone, è opportuno un approfondimento. La piazza è un nodo in cui converge il traffico che entra e esce dalla Garbatella. Da un lato da Via Massaia, dall’altro da Via Macinghi Strozzi, da Via Genocchi e da Via Rosa Raimondi Garibaldi. E’, in termini tecnici, una intersezione a cinque braccia non semaforizzata, dove mancano canalizzazioni e segnaletica adeguate, per cui la circolazione è spesso lenta e, soprattutto, poco sicura. Attualmente sono consentite tutte le manovre, anche quelle verso Via di Villa Belardi e Via delle Sette Chiese. Regolare l’intersezione con un semaforo non è stato possibile: sarebbe stato necessario, infatti, impedire alcune manovre di svolta, ovvero istituire una regolazione a quattro fasi semaforiche, che avrebbe ulteriormente complicato il deflusso.

lavori-alla-garbatellaCon la soluzione individuata, cioè la rotatoria compatta, si è in grado di limitare la velocità dei veicoli in entrata, incanalando le manovre su una apposita corsia. Saranno conseguentemente sistemati gli spazi pedonali e i passi carrabili laterali. L’intero intervento è stato coordinato con il progetto previsto dal “Contratto di quartiere Garbatella”. La riorganizzazione di Piazza Oderico da Pordenone è un esempio di attuazione dei piani del traffico del “Piano Generale del Traffico Urbano”, che puntano alla riduzione dei livelli di inquinamento, alla riduzione dell’incidentalità e al miglioramento delle condizioni di circolazione.

In tutto questo bailamme di attività, progettate ed eseguite, si trova anche qualche nota fuori posto, e riguarda principalmente la disastrosa situazione dell’antico ponticello di Piazza Biffi e l’incuria dimostrata verso il portale di Via delle Sette Chiese, ai quali il nostro giornale ha già dedicato più di un intervento. Il primo è un manufatto, recuperato durante l’operazione di scavo per il parcheggio sotterraneo, ed è ancora in attesa di un intervento di consolidamento e di una barriera di protezione. L’altro è l’unico superstite dei dodici accessi dell’enorme tenuta settecentesca di monsignor Nicolai (su di esso è quasi certo che ci fu l’intervento del grande architetto Valadier): si trova sulla recinzione della “Libera Università San Pio V”, trascurato e assediato da piante infestanti. Tempo fa, per interessamento di padre Guido Chiaravalli, su di esso fu eseguito un superficiale intervento. Occorre invece un vero restauro e una messa in sicurezza. 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

 

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“Dalla Villetta ai Gazometri”

E’ uscito a fine ottobre il nuovo libro di Gianni Rivolta

“Dalla Villetta ai Gazometri”

di Giancarlo Proietti

Una ricerca storica incrociata con la vita nei nostri quartieri nei primi anni del dopoguerra. La presentazione alla Garbatella l’8 novembre al Teatro Ambra di Piazza Giovanni da Triora La storia dei partiti politici e le lotte popolari nel primo dopoguerra nella zona industriale di Roma e nei quartieri Iacp di Garbatella e Testaccio-San Saba. E’ questo l’argomento del nuovo libro di Gianni Rivolta, che si apre con la presentazione di Massimiliano Smeriglio e una suggestiva testimonianza di Cosmo Barbato e che verrà presentato il prossimo 8 novembre alle ore 16,30 presso il Teatro Ambra, in Piazza Giovanni da Triora 15, alla Garbatella.
dalla-villetta-ai-gazometriSi tratta di una ricerca storica, i cui protagonisti sono i facchini dei Mercati generali, i macellai del Mattatoio, gli operai dell’Ottica meccanica, i gassisti delle Officine di San Paolo, gli edili e le donne dei quartieri popolari, mossi da grandi speranze di cambiamento e di giustizia sociale, impegnati strenuamente in quegli anni dopo la Liberazione di Roma nelle battaglie contro la disoccupazione, il carovita e per i miglioramenti contrattuali. Ad organizzare questi uomini e queste donne furono la Camera del lavoro, i sindacati e i giovani partiti usciti dalla Resistenza: il nuovo Pci di Togliatti, la Democrazia cristiana, il Psi e il Partito d’Azione, ma anche le forze che per la pregiudiziale antimonarchica non avevano aderito al Comitato di Liberazione nazionale come il Partito Repubblicano e il Movimento comunista d’Italia, meglio conosciuto come “Bandiera Rossa” dal nome del giornale omonimo.
Ancora una volta Gianni Rivolta, come aveva fatto nei “Ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella” (ed. Cara Garbatella 2006), ripercorrendo le vicende di questi quartieri sulla riva sinistra del Tevere e l’impegno politico dei suoi abitanti, racconta la storia della città di Roma e i passaggi salienti della vita nazionale, dalle prime elezioni amministrative per il Campidoglio nel novembre del ’46 a quelle per la Costituente, dal referendum Monarchia-Repubblica fino al 18 aprile del 1948. In più di 200 pagine, corredate da inedite foto d’archivio, l’autore ci conduce per mano in quei quattro anni della vita politica romana, densi di avvenimenti straordinari.dalla-villetta-ai-gazometri

Tra le righe del testo non c’è spazio per la retorica, tant’è che vengono narrati anche episodi tragici e scomodi come l’uccisione di Angela Novelli, colpita sul terrazzo del lotto 2 in Via della Garbatella da un proiettile sparato dalle colonne alleate mentre imboccavano Via delle Sette Chiese o l’omicidio in Villetta di Martino Malù due giorni dopo la Liberazione. A sparare sul militante del Pci, scambiato per un ladro, da una finestra del primo piano della Villetta, fu il mitra di un partigiano, di cui non si saprà mai l’identità. E ancora le storie drammatiche dei vecchi confinati allontanati dal Pci come quella del maestro Jatosti o del capopolo della borgata di Shangai Pippo De Cupiis, detto “Marsaletta”.

Emergono in queste pagine testimonianze orali di grande valore storico, ma anche rari documenti d’archivio. E’ il caso della relazione di scioglimento della Settima zona dei Gap del Pci, stilata dal commissario politico Giovanni Valdarchi, l’organigramma completo dei patrioti lasciato nel fondo di Roberto Forti alla Fondazione Gramsci, l’occupazione di Bandiera Rossa della Scuola dei Bimbi, i verbali del Cln Garbatella, gli articoli dell’Unità del giugno ’45 sulla commovente e prematura morte di Spartaco Proietti, già comunista clandestino negli anni Trenta e la visita di Cino Moscatelli, il mitico comandante partigiano del Nord, alle Officine del Gas di Via Ostiense.

La sommossa di popolo dopo l’attentato a Togliatti del 1948 e un’appendice con l’assalto missino alla Villetta nel 1950 chiudono la nuova ricerca di Gianni Rivolta, che costituisce un altro importante tassello dell’identità di questi quartieri e dei suoi abitanti, che hanno dato un contributo straordinario allo sviluppo della vita democratica nella città di Roma.

(Dalla Villetta ai Gazometri – Partiti politici e movimenti popolari nel dopoguerra tra Garbatella e Ostiense, Iacobelli editore, euro 15,00)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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Campidoglio 2 – Si riparte?

Campidoglio 2 – Si riparte?

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio Due, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella. La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. manifattura-tabacchiEvidentemente, il progetto preliminare, che comunque costò all’amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta. Ora, l’intervento riparte, sarà realizzato in projectfinancing, col duplice obiettivo, ottimizzare l’attività attraverso il risparmio sugli affitti e di riqualificare l’area urbana interessata, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione.

Tant’è, comunque, l’appalto è stato aggiudicato finalmente all’Impresa Astaldi Spa. L’ha annunciato l’assessore al Patrimonio e Casa di Roma Capitale, Lucia Funari, in una nota nella quale si sottolinea che “la realizzazione di Campidoglio Due permetterà la razionalizzazione del sistema delle sedi e degli uffici centrali dell’Amministrazione Capitolina, ottimizzando il funzionamento della macchina amministrativa oggi eccessivamente frammentata, riqualificando fortemente la qualità dei servizi e il rapporto con il cittadino”.

Lo spostamento degli uffici riguarderà gran parte della struttura amministrativa capitolina, mentre solo alcuni settori continueranno ad occupare le sedi attuali, in particolare quelle che si trovano tra il Colle Capitolino e Via Petroselli, secondo una strategia di delocal izzazione dalle aree più centrali e di accorpamento degli uffici lanciata dalla Giunta Veltroni. manifattura-tabacchi-due

Nello storico sito del Campidoglio saranno mantenuti gli organi politici e le funzioni di rappresentanza dell’Amministrazione, mentre nella nuova sede saranno concentrate le funzioni amministrative, tecniche e di relazione con il pubblico. Nel nuovo polo saranno accorpati uffici e dipartimenti per un totale di 4350 addetti. La realizzazione di Campidoglio Due prevede nuove edificazioni per un totale di 134.700 mq: 53.300 mq di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi alla cittadinanza. Il programma prevede la ristrutturazione dell’ex Manifattura Tabacchi, la sua urbanizzazione, la realizzazione di parcheggi, verde pubblico, piazze e spazi pedonali.

L’investimento previsto da parte dei privati per la realizzazione del progetto è di circa 193 milioni di euro, da realizzarsi a fronte di un canone annuale di offerta di 15 milioni di euro per un periodo di 25 anni. Il progetto sarà ultimato in circa 2 anni e mezzo ed il risparmio previsto è di circa 30 milioni di euro l’anno.

La realizzazione di Campidoglio Due, con la trasformazione delle aree dove sarà ospitata il nuovo polo, e le connessioni con quelle circostanti, saranno occasione di ricucitura dei diversi settori e motore della riqualificazione di un’area che, nonostante la sua posizione centrale e la sua alta accessibilità, risulta oggi disgregata e isolata. Il contesto territoriale presenta infatti un mix particolarmente complesso, in cui a funzioni alte – quali Università, uffici direzionali, sedi di rappresentanza – si affiancano realtà di quartieri con una forte identità locale – come Garbatella, San Saba, Testaccio – aree industriali dismesse e in corso di trasformazione quali l’ex Mattatoio, l’area Italgas, ex Mercati Generali, ex Manifattura Tabacchi – ed elementi storici e paesistici quali il Parco dell’Appia Antica, il Tevere e le Mura Aureliane.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

 

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