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“Giornate di sollievo nella Casa famiglia di Vale” Inaugurata il 25 febbraio scorso a Piazza dei Navigatori

“Giornate di sollievo nella Casa famiglia di Vale”

Inaugurata il 25 febbraio scorso a Piazza dei Navigatori

di Eraldo Saccinto

Nell’ambito degli interventi e servizi sociali promossi a sostegno delle persone con disabilità, sin dall’anno 2004 nel nostro Municipio è attivo il progetto “Casa famiglia per la preparazione al dopo di noi Casa Nostra”, finanziato con i fondi della Legge 328/00. Il progetto è rivolto a persone con disabilità in età adulta, dai 25 ai 55 anni, suddivisi in otto gruppi, di quattro utenti per ogni gruppo, che frequentano la casa famiglia per sei settimane l’anno e si caratterizza come un percorso propedeutico all’inserimento definitivo in casa famiglia, che comprende l’attuazione di programmi personalizzati mirati a una maggiore autonomia, nonché a un sollievo alle famiglie. Tramite tale progettualità si vuole rispondere alle preoccupazioni e alle angosce delle famiglie per il futuro dei propri figli, condividendo con loro la necessità di trovare nuove soluzioni e possibili alternative all’istituzionalizzazione.
Il progetto “Casa Nostra”, primo esempio di casa-famiglia territoriale, coinvolge direttamente gli utenti nella costruzione e realizzazione di un proprio progetto di vita: infatti, nel tempo, l’esigenza di autonomia dei ragazzi utenti, la sua straordinaria riuscita, ha spinto verso la realizzazione di ulteriori piccole residenze familiari (con un massimo di 6 posti), al fine di poter proseguire il percorso di integrazione sociale nel contesto di vita dei partecipanti grazie alla vicinanza ai propri congiunti. All’interno del progetto di residenzialità le famiglie assumono un ruolo fondamentale, perché si attivano nella ricerca di nuove e diverse soluzioni, destinando a tale scopo risorse immobiliari di proprietà; infatti, nell’anno 2009, grazie alla generosità di una famiglia, è stata aperta nel territorio municipale la Casa Famiglia “Casa di Franco” per sei persone disabili, le quali hanno precedentemente frequentato “Casa Nostra” nel loro percorso di preparazione.
Sulla base di questa esperienza altamente positiva, altre due famiglie hanno messo a disposizione appartamenti di proprietà da destinare alla realizzazione di case famiglia, stipulando con la Cooperativa Hagape 2000 un contratto di comodato d’uso. Dopo una lunga serie di vicissitudini burocratiche, infine è arrivata la sospirata autorizzazione al funzionamento da parte del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute, all’apertura di due nuove case famiglia: la “Casa di Vale” nella zona di Piazza dei Navigatori, destinata a sei persone con disabilità intellettiva di livello medio e medio-grave e la “Casa di Lanfranco”, nell’area di Via dell’Accademia Peloritana, destinata a quattro persone con disabilità intellettiva, che presentano una buona autonomia personale e sociale, e possibilmente già inserite in percorsi di inclusione lavorativa.
Il progetto “Giornate di sollievo nella Casa famiglia di Vale” è promosso dal nostro Municipio in collaborazione con la Cooperativa Hagape2000 e l’Associazione Il cuore di Cristiano onlus. La struttura ospiterà giovani adulti con disabilità intellettiva, che nei fine settimana potranno sperimentare e condividere una esperienza di vita collettiva presso la “Casa di Vale”. “Tale iniziativa prevede l’attuazione di programmi personalizzati mirati allo sviluppo e al mantenimento delle autonomie personali e sociali in ambito domestico, nonché attività di socializzazione e condivisione” . “Il Municipio intende in questo modo implementare e migliorare le azioni a sostegno delle persone con disabilità e delle loro famiglie attraverso la realizzazione di un progetto davvero innovativo”, hanno dichiarato il Presidente del Municipio, Andrea Catarci e l’Assessore municipale alle Politiche Sociali, Bernardino Gasparri, durante l’inaugurazione alla quale ha partecipato l’Assessora alle Politiche sociali di Roma Capitale, Francesca Danese

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La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

L’edificio centrale del complesso era un casino di caccia di monsignor Filippo Sergardi, un facoltoso prelato senese affermatosi agli inizi del ‘500 presso la Curia romana.
Si ritiene che sia opera di un architetto della scuola di Raffaello. Potrebbe trattarsi di Baldassarre Peruzzi, l’autore della celebre villa Farnesina

di Cosmo Barbato

La “Casa dei bimbi”, il più bell’edificio della Garbatella posto al centro del quartiere, scenografico fondale di Piazza Nicola Longobardi, da quasi novant’anni accoglie le tante generazioni di bambini che si sono succedute dal settembre 1927, quando fu inaugurata. Il suo autore?
Innocenzo Sabbatinini, l’architetto di molti tra i più pregevoli edifici della ex borgata oggi quartiere. La scuola, più nota come la “Scoletta”, fu dedicata a Luigi Luzzatti, ex presidente del Consiglio, ex ministro delle Finanze ma soprattutto autore di quella benefica legge che nel 1903 istituiva le Case popolari, punto di riferimento per la fondazione nel 1920 anche della Garbatella.
Luzzatti, originario da una facoltosa famiglia ebrea veneziana, era deceduto proprio in quell’anno. Con la dedicazione alla sua figura di una scuola dell’infanzia si volle esprimere un particolare segno di gratitudine e insieme di speranza per la sua apprezzata opera di carattere sociale.
Non tutta la “Scoletta” però è opera di Sabbatini. C’era una pregevole preesistenza risalente addirittura ai primi anni del 1500. Anno più anno meno, stiamo parlando di 500 anni fa. Ci riferiamo alla parte centrale del complesso, un edificio che si presenta al pianterreno con un portico arcuato a tre luci sorretto da colonne e sopra, al primo piano, con un loggiato spartito da sei colonnine che sostengono una piattabanda.
Sabbatini però aveva avuto l’incarico di realizzare un edificio destinato ad asilo, abbastanza ampio per ospitare i bambini della nuova borgata che si andava rapidamente popolando.
Decise dunque di aggiungere a sinistra dell’edificio cinquecentesco una lunga ala su Via Magnaghi e un’altra a destra, altrettanto lunga, partendo da una cupoletta ribassata, su Via Rocco da Cesinale. Ne risultò una falsa simmetrica armonia con il nobile preesistente edificio centrale, ricalcandone liberamente lo stile. In tal modo, quella che in origine era stata ideata come una villa di campagna si trasformava in un vasto complesso a forma di U, recante nel lato posteriore un ampio cortile che si apriva su un grande giardino digradante verso la molto più tarda Via Ignazio Persico, giù giù fino alla valle dell’Almone, oggi “sepolto” sotto la Circonvallazione Ostiense.
L’edificio originario, quello centrale, era stato il casino di caccia di un facoltoso monsignore oriundo di Montalcino, nel Senese. Si chiamava Filippo Sergardi, membro di una famiglia che vantava qualche quarto di nobiltà ma che a Siena aveva conquistato una preminente posizione sociale in ambiente borghese grazie alle proprietà immobiliari e alle ricche attività commerciali. Fu accolto senza problemi nell’alta società romana all’epoca di Leone X Medici, il secondogenito di Lorenzo il Magnifico, eletto papa nel 1513. I banchieri fiorentini colsero l’occasione per calare in massa su Roma: la situazione che si era creata faceva intravedere l’opportunità di consistenti affari con la Camera Apostolica. In sottordine calarono i senesi, tra i quali primeggiava il ricco banchiere Agostino Chigi, anch’egli soprannominato il Magnifico, che coi suoi capitali  finanziò l’inestinguibile sete di denaro della sede papale. Filippo Sergardi, amico del Chigi, a Roma fece carriera divenendo chierico di Camera e segretario dei Brevi del papa, protonotaro apostolico e infine decano della reverenda Camera Apostolica. La fortuna, accompagnata da un’intensa attività immobiliare, continuò anche dopo la morte nel 1521 di Leone X, seguita, dopo il breve papato di Adriano VI, dall’elezione nel 1523 di Clemente VII: ancora un papa Medici, figlio naturale del fratello di Lorenzo, Giuliano, quello assassinato durante la Congiura dei Pazzi. Siamo poco prima del 1527, l’anno funesto in cui Roma subirà il tremendo saccheggio dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi luterani agli ordini dell’imperatore cattolico Carlo V.
Ma come appariva allora il territorio dell’attuale Garbatella? pozzo-della-scoletta
Prevalentemente come un’arida landa collinosa irta di sterpaglie spontanee abbarbicate a un terreno tufaceo di origine vulcanica, attraversata dalla “Via per San Bastiano” (che si chiamerà poi Via delle Sette Chiese), un tragitto tra la basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano, un percorso di età romana tra l’Ostiense e l’Appia riutilizzato dai pellegrini in visita ai luoghi sacri di Roma. Solo alla fine di quel secolo, il 1500, l’antica strada riacquisterà la sua importanza, quando rientrerà nel percorso dei grandi pellegrinaggi alle sette maggiori basiliche romane istituiti da San Filippo Neri. Il territorio, noto allora col nome di “Colli di San Paolo”, era destinato al pascolo brado ma presentava anche alcune zone verdi per la presenza di corsi d’acqua, soprattutto l’Almone, l’affluente del Tevere che oggi scorre intubato sotto la Circonvallazione Ostiense. Numerose anche le sorgenti, come quelle che sgorgano a valle della Torre delle Vigne (l’attuale Tormarancia), tutti luoghi di fertili produzioni agricole ma spesso anche di perniciosa malaria. Quasi inesistenti gli insediamenti umani, ad eccezione di qualche raro casale e, poco prima dell’affluenza dell’Almone nel Tevere, di un mulino di proprietà dei monaci di San Paolo, la “Moletta”, l’unico a Roma autorizzato alla rimolitura delle semole, un espediente abusivamente praticato da mugnai con pochi scrupoli per ricavare farine di bassa qualità.
C’erano innumerevoli ruderi sparsi nel territorio, particolarmente nell’area del San Michele, e c’erano alcuni tra i più importanti cimiteri sotterranei, sorti nei primi anni del cristianesimo e abbandonati quando Roma non fu più in grado di garantire la sicurezza del suburbio, tanto che di molti di essi si era perduta perfino la memoria, ad eccezione della catacomba di San Sebastiano che fu sempre visitata, perché si riteneva che vi fossero stati traslati nel III secolo i corpi degli apostoli Pietro e Paolo.
Nel territorio affioravano resti di antiche ville romane che fornivano materiali di spoglio. Appunto sui resti di una villa del I secolo d.C. Filippo Sergardi decise di impiantare in posizione panoramica il proprio casino di caccia. Ne utilizzò le fondazioni e ricavò dallo scavo diversi marmi lavorati che, insieme ad altri raccolti nella zona, furono posti ad ornamento del casino e dell’annesso grande parco. La villa, con la facciata che guardava verso la Via delle Sette Chiese, presentava sul retro lo stesso
motivo del portico ma, in alto, al posto della loggia, presentava una parete in cui si aprivano tre finestre.
Di là si godeva una bella vista sulla Valle dell’Almone. Diciamo che, in posizione più modesta, il Sergardi aveva ideato una villa che ricordava quella ben più famosa, nota col nome di Farnesina, che il suo amico Agostino Chigi si era fatto costruire da Baldassarre Peruzzi nel Trastevere, accanto al Fiume, nel luogo di una preesistente villa di Agrippa, l’amico e collaboratore di Augusto.
Chi fu l’architetto della Villa Sergardi? Era attiva a Roma in quegli anni un’importante scuola d’arte che faceva capo al grande Raffaello e che si avvaleva di illustri collaboratori, come il Peruzzi, Giulio Romano, Sebastiano Del Piombo e tanti altri.
Non abbiamo documenti in proposito,  ma da una comparazione stilistica sorge il fondato sospetto che da quella scuola raffaellesca sia stato partorito il progetto della vigna fuori Porta San Paolo trasmessa poi per testamento da Filippo Sergardi al nipote Fabio e da questi al successore Curzio e da quest’ultimo venduta come Vigna fuor porta S.Paolo nel luogo detto monte della Bagniara a tal Lorenzo Bonincontri il 13 gennaio 1621. Molto legati alla loro città d’origine, i Sergardi non si stabilirono a Roma ma tornarono a Siena, non senza aver spogliato la villa e il parco della maggior parte dei marmi antichi che avevano raccolto (per la verità alcuni rimasero qui, ma nel tempo, dopo la guerra, sono scomparsi, ad eccezione di un bel frammento di bassorilievo rappresentante storie di Mercurio, murato nel retro dell’edificio).
Non meraviglierebbe quindi che il Sergardi si sia giovato dell’opera di qualcuno degli illustri architetti della scuola raffaellesca con i quali aveva peraltro dimestichezza e addirittura amicizia. Ad esempio, al Peruzzi commissionò, per la chiesa romana di Santa Maria della Pace, la ”Presentazione della Vergine al Tempio”. Dallo stesso Raffaello acquistò un capolavoro, la “Madonna col Bambino e San Giovannino”, detto poi “La bella giardiniera” (forse per il vestito da contadina della Vergine o dello sfondo fiorito del quadro). Fu un acquisto dettato non proprio da amore per l’arte, tanto che poco dopo rivendette il quadro al re di Francia, Francesco I, che lo destinò al Louvre.
la-scoletta-della-garbatellaFu il Peruzzi a progettare anche la sua villa? Oppure Giulio Romano, autore di quella splendida Villa Lante che domina Roma dall’alto del Giannicolo? C’entra nel progetto la Scuola di Raffaello? Potrebbe darsi, tanto è leggiadro quell’edificio centrale della nostra “Casa dei bimbi”.
Sabbatini col suo intervento lo rispettò. Lo preservò pur ampliandolo e cambiandogli destinazione d’uso. Ebbe anche l’accortezza di salvare sotto una lastra di vetro un lacerto di affresco che rintracciò in uno degli ambienti poi adibito a deposito dei cassoni dell’acqua.
Numerosi furono i proprietari che si alternarono nel possesso della villa. Più di recente, una carta del 1845 la indica come Villa Polverosi (attribuzione piuttosto dubbia).
Uno dei proprietari, non sappiamo chi, appose su un pozzo che si trova nel retro la data del 1868. Una carta dell’Istituto geografico militare del 1877 la indica come Villa Rosetti o Roselli; un’altra ancora, quella del Kilpert del 1881, indica ancora Villa Roselli e infine nel 1906 l’Istituto cartografico italiano la cita come Villa Torlonia, salvo una citazione chiaramente errata dell’Istituto geografico militare del 1924 che replica ancora Villa Rosselli.
Furono dunque i Torlonia gli ultimi proprietari della villa passata poi all’Istituto delle case popolari. Ma gli ultimi suoi abitanti furono una famiglia di affittuari dei Torlonia, gli Scialanga, allevatori di greggi originari di Amatrice. Poi arrivarono i bambini del quartiere e con loro per molti anni le “Figlie della carità”, le suore “Cappellone” che gestivano l’asilo.

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“La Tenuta delle Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani” Il nuovo libro di Gianni Rivolta, storico collaboratore di Cara Garbatella

“La Tenuta delle Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani”

Il nuovo libro di Gianni Rivolta, storico collaboratore di Cara Garbatella

di Giancarlo Proietti

Torna nelle librerie Gianni Rivolta con un nuovo approfondimento storico sul territorio.
A distanza di tre anni dall’ultimo lavoro editoriale sui partiti politici nel primo dopoguerra nell’area Ostiense-Garbatella, il nostro collaboratore esce con una appassionante ricerca sulla “Tenuta delle Tre Fontane, dal medioevo agli orti urbani”, edito dalla Iacobelli. La presentazione del libro, domenica 29 marzo presso gli Orti Urbani di Largo Virgilio Maroso (zona adiacente via Ballarin) in occasione delle “Domeniche ecologiche”, promosse dall’Associazione Orti Urbani Tre Fontane e da Italia Nostra in collaborazione con l’VIII Municipio.
La pubblicazione di 108 pagine, ricca di fotografie e documenti d’epoca, ricostruisce nei secoli la testimonianza di fede dei vari ordini religiosi che fin dall’antichità abitarono il monastero delle Tre Fontane e l’opera caparbia dei monaci Trappisti, i quali alla fine dell’Ottocento riuscirono a vincere la malaria, che nei mesi estivi flagellava la comunità religiosa con decine di morti per le febbri perniciose. A quei tempi ben si guardavano i romani e i pellegrini dal frequentare quella zona insalubre talmente infestata da moscerini e zanzare che veniva chiamata “la Tomba di Roma”. D’estate si spopolava anche dei braccianti avventizi chiamati per i lavori agricoli stagionali.
Le Tre Fontane è una località situata a tre chilometri da Porta San Paolo nelle vicinanze dell’Eur, sulla sinistra della via Laurentina.
L’abbazia omonima, circondata ancora oggi da boschi di eucalipti, per secoli è stato il centro religioso e produttivo di tutta la zona circostante, dove la tradizione vuole sia stato
decapitato l’apostolo Paolo e dove furono edificate le chiese di San Vincenzo e Anastasio, Santa Maria Scala Coeli e San Paolo.
L’autore, grazie alla ricerca d’archivio ha ricostruitola storia secolare della Tenuta agricola a partire dalle antiche carte del catasto Alessandrino (1660),che per la prima volta rappresentavano con sufficiente esattezza l’estensione, la proprietà, i confinanti e i fossi che l’attraversavano, per finire con la cartografia degli inizi del Novecento, quando metà della Tenuta fu venduta (1914) ed espropriata in parte da Mussolini in vista dell’Esposizione universale del 1942.
Si trattava fin dal Seicento di una vasta porzione di territorio agricolo, di circa 485 ettari, in parte occupato da cave di pozzolana e di selce, dove oggi sorgono i moderni quartieri di Ottavocolle-Serafico-Laurentino, Colle di Mezzo, parte della Cecchignola e dell’Eur.
Ancora una volta attraverso la storia locale Gianni Rivolta apre gli orizzonti su quelli che furono i passaggi salienti della storia nazionale: l’età napoleonica e la prima Repubblica romana (1798-99), la giurisdizione dello Stato Pontificio, il ruolo delle colonie penali e il dibattito sulla bonifica dell’agro romano dopo l’Unità d’Italia, i grandi progetti del Fascismo (l’E42), i giorni cruenti della battaglia della Montagnola, che videro granatieri dell’esercito italiano e civili sbarrare la strada ai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’urbanizzazione degli anni Sessanta e Settanta con la formazione dei nuovi quartieri residenziali, che hanno cancellato anche gli ultimi segni dell’antica Tenuta agricola ( le case coloniche, la scuola ecc…).
Ma la narrazione storica mette i piedi nel piatto anche nell’attualità, nella cronaca quotidiana.
L’occasione è data dal braccio di ferro tra Municipio Roma VIII, sostenuto da comitati di cittadini, e i costruttori romani sulla salvaguardia del Fosso delle Tre Fontane, l’antico corso d’acqua che rappresentava il confine tra la Tenuta omonima e i terreni dei marchesi Ceribelli, oggi in parte coperto e minacciato dalla massiccia edificazione dell’Intervento edilizio denominato I60, 400 mila metri cubi di cemento da costruire tra via di Grottaperfetta e via Ballarin.
Infine con il racconto della straordinaria esperienza dell’Associazione orti urbani Tre Fontane, che ha visto un gruppo di cittadini bonificare e coltivare ad uso familiare una grande porzione di territorio lasciato all’abbandono e all’incuria, Gianni Rivolta riannoda i fili tra passato e presente, tra la vocazione agricola dell’antica Tenuta e quella in corso di questa importante testimonianza civica.

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Lo stracciarolo e la raccolta porta a porta d’altri tempi Alla Garbatella, Leone lo stracciarolo, col suo sgangherato triciclo, era un autentico personaggio

 Lo stracciarolo e la raccolta porta a porta d’altri tempi

Alla Garbatella, Leone lo stracciarolo, col suo sgangherato triciclo, era un autentico personaggio

di Enrico Recchi

stracciaroloE’ di qualche tempo fa l’articolo che si poteva leggere sulla cronaca di Roma di alcuni quotidiani, che raccontava come in alcune zone della periferia romana (Ottavia e Palmarola) la gente avesse raccolto firme e presentato una petizione in municipio per protestare contro il chiasso prodotto dai furgoncini privati che passano più volte al giorno in giro per le strade di quelle borgatee che, armati del classico nastro registrato e del megafono, ricordano agli abitanti che: “Donne è arrivato lo stracciarolo…”, disturbando la quiete pubblica.
No, niente di tutto questo: niente furgoncino, niente voce registrata, niente megafono. Ricordo benissimo che ancora nei primi anni ’70 passava per le vie del nostro quartiere un personaggio storico e davvero antico: “Leone lo stracciarolo”, che con la sua bicicletta trasformata in un triciclo, con un piano di trasporto anteriore, lanciava con la sua voce stentorea il suo grido di battaglia, lento e forte allo stesso tempo: “STRACCIAROLO” con l’ultima “o” che si allungava per poi perdersi nella pedalata.
Forse io ero piccolo , ma a me sembrava un omone forzuto, coi baffi e bei muscoli. In canottiera nei mesi caldi, pedalava per tutta la Garbatella (e forse oltre?), in genere di prima mattina a raccogliere quello che agli altri non serviva più. E come ben sapete alla Garbatella ci sono tante salite (…e discese) quindi era assai dura.
Le donne di casa allora portavano giù quella sedia, o quel mobiletto vecchio e malandato e non più utilizzabile oppure il fagotto annodato che racchiudeva vestiti vecchi (a volte questo innocuo sacco veniva lanciato dalle finestre o dai balconi). Lo stracciarolo raccoglieva tutto, metallo (ottone, rame), vecchi oggetti rotti, bottiglie di vetro (la plastica ancora non ci aveva sommerso). Qualche “pischello” più sveglio raccoglieva le bottiglie per proprio conto per poi cederle al “robbivecchi” (con due B in romanesco) per qualche lira da spendere in figurine, giornaletti, pescetti di liquirizia o, per i più accorti, nell’acquisto del biglietto per il cinema.
Quando a casa non c’era più la possibilità di riparare un paio di pantaloni o una camicia, né quella di passarli ad un fratello o cugino più piccolo, la madre diceva: “Questo lo mettiamo nel sacco degli stracci che poi quando passa Leone glielo diamo”.
Lo stracciarolo poi cercava, appunto tra gli stracci raccolti, qualcosa che ancora potesse avere valore per essere rivenduta. Se invece quei capi di vestiario erano davvero in condizioni disperate allora venivano venduti a ditte specializzate nel recupero dei tessuti e nella cardatura degli stessi attraverso complessi processi industriali. Il cardato, ovvero la materia prima derivante da vecchi tessuti, veniva lavorato fino ad ottenere il tessuto rigenerato.
Parliamo di una professione vera e propria, antica e ben radicata nella romanità, tanto da essere celebrata anche in un sonetto del Belli (“Lo stracciarolo” marzo 1834).
Altro che raccolta differenziata! Era addirittura “Porta a Porta”. Ieri come oggi c’era chi sopravviveva recuperando materiali e cose scartati da altri. Ma lo stracciarolo era un precursore del riciclo e del recupero, una figura di tempi andati quando non si parlava ancora né di ecologia né di raccolta differenziata.

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Stasera ci vediamo al Hey Hop! La birreria di fronte al Palladium

 Stasera ci vediamo al Hey Hop! La birreria di fronte al Palladium

di Irene Iodice

Il 25 ottobre 2013 apre qui a Garbatella (Piazza Bartolomeo Romano 4 – Palladium) una nuova birreria: Hey Hop! Un nome divertente e allegro, un gioco di parole creato dal richiamo alla canzone “Hey Ho, let’s go” dei Ramones e dalla parola Hop, in italiano luppolo (uno tra i principali componenti della birra). Ed infatti, il logo del locale è rappresentato proprio con il fiore del luppolo.
Questo beershop nasce dall’idea di Dario e Giordano, grandi amanti della birra artigianale, la cui passione viene prima dallo stomaco e poi dalla testa. Con l’intento di proporre una loro selezione di birre, hanno occupato lo spazio, in precedenza di un’ enoteca, e lo hanno modernizzato al punto tale che adesso si presta alla più svariata clientela, dal ragazzo di 20 anni all’adulto di 50.
Sull’onda di questo amore per la birra, infatti, questo locale è diventato un punto di riferimento e un centro di aggregazione soprattutto per i giovani, che possono passare le loro serate in compagnia, ascoltando musica e bevendo una buona birra.
Abbiamo messo alla prova la conoscenza di Giordano e Dario a proposito di birra con un gioco: “La birra che consiglieresti a…”

•Obama: “Bhè, una Black IPA”
•Papa: “La San Bernardus Tripel o una Birra Trappista, le birre dei monaci”
•Regina Elisabetta: “Mmmm…una Bitter”

Oltre al consumo delle birre conosciute, ormai è in voga una vera passione per la birra artigianale: esistono infatti in commercio moltissimi kit, a prezzi economici, per poter realizzare la birra in casa. In questo modo tutti possono accedere, anche se con tempi d’attesa piuttosto lunghi, alla birra dei loro sogni: bionda, rossa, scura, malto, doppio malto, fruttata.
Il lavoro di Dario e Giordano non si ferma solo alla vendita delle birre.
Hanno infatti realizzato artigianalmente ben due birre, con la prospettiva di poter proseguire con invenzioni sempre diverse per persone sempre diverse!
Quindi stasera, ci vediamo lì!

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Di nuovo viva a Garbatella la passione per il pugilato Dopo i grandi campioni del passato si affaccia una nuova leva grazie al lavoro di due valorosi tecnici, Ascani e Mattioli

Di nuovo viva a Garbatella la passione per il pugilato

Dopo i grandi campioni del passato si affaccia una nuova leva grazie al lavoro di due valorosi tecnici, Ascani e Mattioli

di Adelio Canali

Passati in rassegna nel numero scorso di Cara Garbatella i campioni del passato, vissuti alla Garbatella, da circa dieci anni la “Nobile arte” è tornata sul nostro territorio grazie a due valorosi tecnici: Gigi Ascani e Italo Mattioli.
Non era facile reclutare aspiranti pugili tra i giovani di oggi, poco inclini al sacrificio, ma la grande passione dei due tecnici ha fatto in modo che si verificasse il miracolo, perché una volta individuati i soggetti adatti a praticare uno degli sport più antichi, Ascani e Mattioli sono riusciti a fare sentire ai futuri campioni una attenzione di tipo familiare, curandone gli aspetti di comportamento generali, oltre a quelle prerogative che solo chi ha praticato questa disciplina sportiva conosce.
Quella volontà di “essere qualcuno” nel mondo duro e affascinante del ring, la stessa volontà che servì a Mario D’Agata, pugile sordomuto, per conquistare la corona dei pesi gallo.
Ora sembra che questa voglia di intraprendere la strada verso il successo stia dando i suoi frutti. Inquadrati nella Team Boxe Roma XI, le giovani speranze hanno fatto la loro prima apparizione alla Garbatella, sul quadrato allestito in Piazza Damiano Sauli e Piazza Benedetto Brin. Il numero dei praticanti si è poi accresciuto e nei locali adibiti a palestra, reperiti alla Montagnola, oltre al settore giovanile si sono affermati a Roma, in Italia e all’estero, dilettanti “elite” e “senior”, provenienti non solo dal nostro territorio, ma anche da altri quartieri di Roma e da località della Provincia, come Civitavecchia, Nettuno, Fiano Romano.
Recentemente la a.s.d. Team Boxe Roma XI ha potuto godere di una grande soddisfazione come due pugili passati al professionismo: Giovanni De Carolis, che ha conquistato il titolo intercontinentale IBF nei super medi e Damiano Falcinelli che ha vinto il suo primo incontro per ko tecnico al 2° round.
In definitiva, ora le prospettive sono buone ma, per sorreggere la volontà e lo spirito di sacrificio di tecnici e atleti, servono risorse e strutture adeguate che non possono gravare solo sulle spalle degli interessati; si rende indispensabile una certa considerazione da parte delle istituzioni preposte, come di soggetti privati che possano assumere il ruolo di sponsor.
L’VIII Municipio, attraverso i suoi due ultimi presidenti, Smeriglio e Catarci, si è adoperato nel limite del possibile, ma le necessità sono sempre più impellenti. Occorre risvegliare anche l’interesse per questo sport recuperando quel folto gruppo di appassionati, sempre presenti agli appuntamenti che si concludevano alla fine di ogni anno con la tradizionale “chiusura di San Silvestro”, che si teneva presso il Palazzo dello Sport.
E’ una scommessa che dobbiamo vincere per onorare la memoria dei nostri grandi campioni del passato, vissuti alla Garbatella

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Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini

La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

di Gianluca Di Stefano

 marie-joanneIncontriamo Marie-Jeanne Tomasi alla Villetta di Via Passino, dove sta completando le riprese del suo docufilm su Pasolini.
Abbiamo già avuto modo di incontrarla e di conoscerla proprio qui alla Villetta in occasione di una cena con proiezione del film “Mamma Roma” durante la quale Marie-Jeanne ha avuto modo di girare alcune scene intervistando e parlando con le persone intervenute.
Chiediamo alla regista francese, anzi córsa come ci tiene a sottolineare, come mai abbia scelto la Villetta come luogo per girare alcune scene e lei ci racconta in un perfetto italiano caratterizzato da quel rotacismo tipico della lingua francese, di come, qualche mese prima, girando per la Garbatella, si fosse imbattuta nella foto che ritrae Pasolini che proprio qui alla Villetta presentava il suo “Mamma Roma”.
Poiché covava già l’idea di questo film su Pasolini, e “Mamma Roma” è sicuramente tra i suoi film preferiti, ha immediatamente immaginato di girare qui alcune scene del suo film.
A questo punto la domanda è ovvia. Cosa spinge una regista córsa a girare un film su Pasolini e “Mamma Roma”? E qui ci racconta la sua storia e la sua scoperta del cinema avvenuta negli anni ’70 quando, durante un viaggio in Italia è venuta in contatto coi film di Rossellini, Fellini, Bertolucci ed ha capito che quello era il cinema che
non avevano avuto in Corsica. Lei non si riconosceva nel cinema francese.
Ma nel cinema italiano di quell’epoca.
Ci dice: “In Italia, in quel tempo accadevano cose incredibili e ogni mese c’era l’attesa per l’ultimo lavoro dell’uno o dell’altro regista. L’incontro con‘Mamma Roma’, poi, è stato qualcosa di magico. Come il libro che si tiene sul comodino, in francese si dice livre de chevet,e che ogni tanto dobbiamo sbirciare per rileggerne un passo, una frase, una pagina.‘ Mamma Roma’ è stato questo per me per diversi anni. Amavo già Pasolini ed adoravo Anna Magnani e qui ci sono tutti e due al massimo della loro espressività.
Pasolini poi. La sua morte. Come è stato ammazzato. Si può dire che abbia dedicato tutta la vita alla sua arte … dopo aver visto le cose che ha visto ed aver capito cosa stava succedendo, avrebbe potuto dedicarsi ad altro, dipingere forse, ma lui ha continuato senza porsi dubbi perché quella era la sua arte. Quella era la sua vita. Pasolini è stato un grande intellettuale e un grande poeta e come tutti i grandi poeti non appartiene a qualcuno, ad un paese. Appartiene a tutti”.
E la Magnani?
“La Magnani è fantastica …. per il mio film sono andata ad intervistare Luca Magnani … quando sono entrata in quella casa ho avuto la sensazione di entrare nella casa di un’amica … mi sembrava di vederla…. quando mi ritrovo a parlare di lei e di Pasolini alla mia amica, mi viene fatto notare che ne parlo come se io avessi un’altra famiglia”.
Scusaci il provincialismo – Marie-Jeanne è molto alla mano, ormai ci diamo del tu – ma cosa ci dici di Roma e della Garbatella?
“Amo Roma … a Roma mi sento a
casa … mi piace perdermi nei vicoli, farmi catturare dalla città. Roma mi prende. Nel 600 le guardie del papa erano còrse ed almeno 150 famiglie abitavano a Trastevere. Nella chiesa di San Crisogono vi sono seppelliti diversi còrsi. Poi mi sento molto vicina al dialetto romano … voi dite aho, noi ahio … io mi sento molto più vicina al popolo romano che a quello francese … con quello non c’entro proprio niente.
Garbatella l’ho scoperta relativamente di recente ma mi trovo molto bene qui, mi ricorda molto la mia città Sartène. Sartène è sempre stata di sinistra ed era caratterizzata da una classe molto ricca ed una molto povera …. ricordo una storia che si raccontava …una volta un ricco tornando dalla campagna sul suo calesse prese a bordo un povero che camminava sul bordo della strada. Dopo pochi metri lo fece scendere. Alla richiesta di spiegazioni, il ricco disse: ‘ma non lo sai che il bene dei poveri dura poco? ‘“. Questo accadeva a Sartène neanche tanti anni fa”.
Torniamo al tuo lavoro. A che punto sei? Sei soddisfatta?
“Domani farò le ultime riprese (ndr: questa intervista è stata fatta in gennaio) poi inizierò il montaggio.  Durante le riprese,anche ‘a microfono spento’ ho sentito tante cose che mi hanno aiutato a conoscere meglio sia Pasolini che la Magnani e, se possibile, a farmeli apprezzare ancora di più. Ascoltare le testimonianze di chi li ha conosciuti mi ha fatto scoprire particolari poco noti della loro vita.
Questo film lo sto facendo con amore e con passione e sono certa che al momento del montaggio scoprirò ancora tante altre cose”.
Per chiudere, quando potremo vedere il tuo lavoro?
“Non so ancora quando verrà trasmesso in Corsica ma sicuramente potremo vederlo in Villetta appena la temperatura ci permetterà di condividerlo con tutti gli amici della Garbatella qui all’aperto, dove Pasolini presentò il suo’Mamma Roma’ “.
Ci contiamo.

 

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25 aprile 2015: “Sport e memoria” Nel 70° anniversario della Liberazione, nuova edizione della manifestazione della Polisportiva “G.Castello”, per non dimenticare il passato e capire il presente

25 aprile 2015: “Sport e memoria”
Nel 70° anniversario della Liberazione, nuova edizione della manifestazione della Polisportiva “G.Castello”, per non dimenticare il passato e capire il presente

di Enzo D’Arcangelo

La Polisportiva “G. Castello” organizza anche quest’anno una nuova edizione della manifestazione “XXV Aprile: Sport e Memoria”, nel 70° anniversario della Liberazione del nostro Paese dalla tirannia nazifascista. A fronte dei continui tentativi di cancellare questa ricorrenza, riteniamo importante riproporre una riflessione sui valori stessi su cui si fonda la nostra Repubblica nata dalla Resistenza.
Fortemente convinti che sono i giovani che devono fare propri i valori della democrazia, della libertà, della solidarietà e della giustizia, indipendentemente dalla fede religiosa e
dalle ideologie politiche, a 10 anni dal viaggio ad Auschwitz della Polisportiva, in un periodo di pesante crisi sia economica che sociale vogliamo contribuire con le nostre iniziative a tenere viva la “memoria” degli eventi, dei luoghi, ossia della storia e dei suoi insegnamenti.
“Sport e Memoria” ha riscosso sempre un notevole successo: grazie alla pluralità degli eventi organizzati, ai valori trasmessi, al fair play che lo contraddistingue e alle centinaia di giovani che vi hanno partecipato ogni anno, é diventata un momento di incontro significativo nel panorama sportivo romano.
Anche quest’anno sono previsti molti incontri, dai tornei di minivolley e pallavolo, a quelli di calcio giovanile, alle esibizioni di ginnastica ritmica e arti marziali, ai tornei di dama e scacchi, il tutto a fare da cornice al Trofeo Liberazione di atletica, organizzato il collaborazione con la Polisportiva Popolare Roma 6 Villa Gordiani, in programma allo Stadio
della Farnesina e diventato ormai uno degli appuntamenti più prestigiosi di tutta la stagione atletica laziale.
Gli altri luoghi della manifestazione “XXV aprile sport e memoria  2015” sono quelli soliti della Polisportiva nel Municipio Roma VII: la palestre di Via Sannio (minivolley, pallavolo, arti marziali, ginnastica ritmica) – che la G. Castello dovrà lasciare definitivamente a fine giugno a causa delle note vicende legate alla gestione del bando-truffa ordito da Alemanno e Cochi e che l’Amministrazione Marino non ha ritenuto doveroso annullare nonostante le numerose irregolarità denunciate – e nel Municipio Roma VIII la palestre della Scuola Peano (dove si terrà il torneo di Tennis Tavolo), l’impianto di Via A. Severo (calcio giovanile) e la Villetta di Via Passino dove il tutto si concluderà domenica 26 con un torneo di dama e scacchi, in collaborazione proprio con Cara Garbatella.
Sicuri che anche quest’anno molti saranno i giovani che aderiranno alle varie iniziative, invitiamo tutti i lettori e i cittadini a contribuire con la loro presenza, i loro valori e le loro idee al successo della manifestazione.

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Sempre più degrado nel nostro quartiere

Lettera | Sempre più degrado nel nostro quartiere

Carissima Redazione,
in risposta alla telefonata intercorsa con Eraldo Saccinto vostro collaboratore, circa il degrado del nostro quartiere, vedasi i cassonetti non svuotati, le immondizie in strada e sui marciapiedi, gli square centrali della Circonvallazione Ostiense, il marciapiede con fermate del bus, si largo ma che la kasbah di bancarelle lo hanno ristretto talmente ai pedoni ridotto in un budello tale e quale ad un suk.
In Via Caffaro, inoltre, l’ultimo tratto di 100 metri dove esistono un supermercato, un ufficio postale e ben tre banche è da Natale che non viene pulito, l’immondizia e le deiezioni canine imperano. La mancanza di vigilanza degli organi preposti e il degrado imperano. Tutto questo a 200 metri da Campidoglio 2. Essendo un quartiere frequentato da molti turisti europei e non, c’è proprio da vergognarsi! Allego a queste lamentele di un comune cittadino una pagina di un altro giornale di quartiere l’“Urlo” con dichiarazioni veramente sconcertanti da parte dei vari amministratori dell’VIII Municipio.
Borsetti

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JAZZ ALLA VILLETTA VENERDI’ 17 APRILE

jazz-alla-villettaCara Garbatella in collaborazione con Polisportiva Castello La Villetta

PRESENTANO

J A Z Z   A L L A   V I L L E T T A

VENERDI’ 17 APRILE

Dalle ORE 20,00 Cena spazio Bar

Per prenotazioni 338 0580162 – 331 9496348

A seguire Massimo Pirone TRIO in concerto

Massimo Pirone – trombone

Steve Cantarano – contrabbasso

Massimiliano De Luca – batteria

INGRESSO GRATUITO

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La Tenuta delle Tre Fontane dal Medioevo agli Orti urbani

tenuta-delle-tre-fontaneLa Tenuta  delle Tre Fontane dal Medioevo agli Orti urbani

Il nuovo libro di Gianni Rivolta

Torna nelle librerie Gianni Rivolta con un nuovo approfondimento storico sul territorio. A distanza di tre anni dall’ultimo lavoro editoriale, il nostro collaboratore esce con un’appassionante ricerca sulla “Tenuta delle Tre Fontane, dal medioevo agli orti urbani”, edito dalla Iacobelli.

Il libro sarà presentato domenica 29 marzo alle ore 11,30 presso gli Orti Urbani di Largo Virgilio Maroso (zona adiacente via Ballarin) in occasione delle “Domeniche ecologiche”, promosse dall’Associazione Orti Urbani Tre Fontane e da Italia Nostra in collaborazione con l’VIII Municipio. Saranno presenti  Andrea Catarci presidente dell’VIII Municipio di Roma, Claudio Marotta assessore alle Politiche Culturali ed altri rappresentanti del territorio.

Orti Urbani | Largo Virgilio Maroso

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Garbatella, i 95 anni del rione di Roma

Garbatella, i 95 anni del rione di Roma

Festa in piazza Brin con il presidente dell’VIII Municipio, Catarci: “Abbiamo chiesto al Comune un piano di manutenzione straordinaria del quartiere”

di VALENTINA LUPIA

Garbatella foto storicaQuasi un secolo di Garbatella, 95 anni per l’esattezza.A festeggiare il compleanno, oggi, è lo storico quartiere capitolino, di cui si conosce la data di nascita precisa grazie alla targa – considerata dai residenti come la “prima pietra” – che Vittorio Emanuele III depose il 18 febbraio del lontano 1920 a piazza Benedetto Brin. Dove oggi alla presenza di cittadini, scolaresche e personaggi storici della zona, l’esibizione della banda della polizia locale di Roma Capitale ha aperto il carnet d’iniziative previste per festeggiare il 95º compleanno del quartiere. Tra gli appuntamenti in cartellone, questo pomeriggio verrà consegnato il premio “Nonna Garbatella”, mentre venerdì alle 17 all’oratorio San Filippo Neri sarà allestita una mostra sul calcio capitolino, dal titolo “I ricordi nel cassetto”. E ancora, domenica 22 al teatro Palladium (piazza Bartolomeo Romano 8) saranno di scena le radio: dalle ore 11 sarà aperta al pubblico una mostra di pezzi storici, mentre sono in cartellone dalle 17 una serie di commedie musicali, senza dimenticare le attività dell’Officina Pier Paolo Pasolini, inaugurata alla fine del 2014 in nome dell’artista che scelse Garbatella come scenografia di numerosi suoi film.

Per questo e per altri motivi “le mura di Garbatella trasudano storia”, ha spiegato questa mattina il presidente dell’VIII municipio Andrea Catarci, che – alla presenza dell’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli – ha colto l’occasione per “chiedere un piano straordinario di manutenzione e riqualificazione del quartiere, affinché si possano vivere altri cento anni di Garbatella”. Per far questo “non
servono piccoli ritocchi di restyling – prosegue il minisindaco – ma un impegno concreto e congiunto di tutte le istituzioni e gli enti del territorio, dalla Regione al Comune, fino all’Ater e all’Ama”, con l’obiettivo di “continuare a offrire ai cittadini giardini e spazi pubblici dignitosi e belle strutture edilizie e abitative”. Tutti elementi che “dopo 95 anni cominciano ad essere messi a dura prova dallo scorrere del tempo”, conclude Catarci.

 

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Una responsabilità comune: le nuove povertà

Abbiamo il piacere di invitarti all’iniziativa promossa dalla Presidenza e dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Municipio RM VIII sul seguente tema “Una responsabilità comune, le nuove povertà: progetti, percorsi e proposte per una solidarietà attiva e condivisa” che si terrà il 27 Febbraio p.v. presso la Sala Consiliare del Municipio VIII in Via Benedetto Croce, 50.
Parteciperanno Francesca Danese, Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale, Mons. Enrico Feroci Direttore della Caritas Diocesana di Roma e rappresentanti delle realtà locali.
Durante il convegno saranno presentati anche dati riguardanti l’attuale situazione delle “nuove povertà” del nostro territorio.
Certi della tua partecipazione, inviamo i più cordiali saluti e pertanto arrivederci a Venerdi 27 …

L’Assessore alle Politiche Sociali                                         Il Presidente
Bernardino Gasparri                                                          Andrea Catarci

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SPORT DI CITTADINANZA NEL MUNICIPIO ROMA VIII In collaborazione con “CARA GARBATELLA” TROFEO di SCACCHI e DAMA 22 febbraio 2015

torneo-di-scacchi-e-dama

SPORT DI CITTADINANZA NEL MUNICIPIO ROMA VIII
In collaborazione con “CARA GARBATELLA”
TROFEO di SCACCHI e DAMA

scarica la brochure

7 turni di gioco – 10 minuti a giocatore per finire
APERTO A TUTTI, TESSERATI E NON!
SCACCHI GIGANTI-FESTA del GIOCO

Domenica 22 Febbraio 2015- h 9:00-13:00
“LA VILLETTA” Via F. Passino 26 Roma
La partecipazione implica il consenso alla pubblicazione dei propri dati (cognome, nome,
punteggio di merito, categoria, provincia e risultati ottenuti) e di eventuali fotografie e video
sui siti Internet www.uisp.it/scacchi www.quattrotorri.it www.gcastello.org
Per i minori, tale consenso è implicitamente fornito dai genitori con l’iscrizione al torneo.

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI:
338-3682544 oiatafullapompa@gmail.com

In caso di esaurimento dei posti,
solo la prenotazione assicura la partecipazione.
I presenti alle h. 9.30 sono automaticamente prenotati.

ISCRIZIONI AI TORNEI:
euro 7 (euro 5 per i prenotati):.
ESORDIENTI, JUNIORES, OVER 65:
euro 4 (euro 2 per i prenotati)
Per i giocatori al loro primo torneo,
nell’iscrizione è compresa la tessera (OMAGGIO!).

CALENDARIO DI GIOCO:
Ore 10:00 – SORTEGGIO; TORNEI di SCACCHI e DAMA ITALIANA
ANIMAZIONI LUDICHE – GIOCO LIBERO di OTHELLO e “GO”,

Ore 12.45 – PREMIAZIONE
PREMI TORNEI di SCACCHI e DAMA ITALIANA:
COPPA e PREMI IN NATURA per i primi 3 assoluti;
COPPA e PREMIO IN NATURA
per il PRIMO CLASSIFICATO di OGNI FASCIA
(di ETA’ o di PUNTEGGIO).

FASCE di ETA’
Anno: 1999-00; 2001-02; 2003-04;
2005-06; n. dal 2007.

FASCE di PUNTEGGIO ELO FIDE/FID/UISP:
Punteggio SCACCHI: fino a 1440 (Esordienti);
1441-1499; 1500-1699; 1700-1899.
Punteggio DAMA ITALIANA: fino a 1440 (Esordienti);
1441-1999; 2000-2499; 2500-2999.

Per quanto non contemplato nel presente avviso,
valgono le norme del Regolamento Internazionale
UISP, FIDE e FID vigenti al momento dello svolgimento
del torneo.

L’ISCRIZIONE alla manifestazione comporta
l’ACCETTAZIONE TOTALE E INCONDIZIONATA
DEL PRESENTE BANDO-REGOLAMENTO
e di eventuali MODIFICHE che dovessero rendersi
necessarie per il buon esito della manifestazione.

scacchiera

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25 gennaio 2015 Parrocchia San Filippo Neri in Eurosia – Progetto Rossano

progettoRossano25 gennaio 2015
Parrocchia San Filippo Neri in Eurosia

Orari: sabato dalle 16,00 alle 18,00 | per appuntamenti dalle 10,00 alle 18,00 cell. 3202885404

Il 25 gennaio nella parrocchia S. Filippo Neri alla fine della messa delle 11:30 è stato inaugurato il Progetto Rossano.
Si tratta di uno Sportello di Ascolto che si avvalerà di psicologi e frornirà a tutti coloro che lo vogliano assistenza socio sanitaria e legale a titolo completamente gratuito. La parrocchia ricordando il suo centenario, si è generosamente offerta nel darci un posto per i nostri incontri che si svolgeranno nella massima riservatezza.
Questo progetto nasce per la richiesta di aiuto che molti non hanno il coraggio di fare per vergogna o per paura di essere giudicati. Ma con me molti aprono il loro cuore perchè sono una di loro, combatto da anni contro le varie dipendenze e ho perso mio figlio per overdose in una squallida comunità di recupero.

Progetto RossanoIl progetto Rossano non essendo ne di destra ne di sinistra porterà avanti solo la politica della VITA, per questo non si servirà di una sola struttura per quanto riguarda la riabilitazione di ogni dipendenza, ma solo di centri che risponderanno ai requisiti di massima serietà con persone motivate veramente.
Come per esempio oltre alla nostra associazione ALTER ONLUS, CASA XENIA di STEFANO LACHIN che ha creato la sua struttura nella meravigliosa vallata di Belluno tutto con le proprie forze.
Questo vale anche per i nostri volontari PROFESSIONALITA’, SERIETA’ e AMORE  sara’ il nostro motto.

Sarà disponibile il libro Sempre e Comunque Aletti editore, il ricavato andrà completamente al PROGETTO ROSSANO

Nerina Marchione

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Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma

Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Sono quasi dieci anni che la Fiera di Roma dalla Via Cristoforo Colombo si è trasferita nella zona Portuense. Da dieci anni quell’ampia superficie di territorio del nostro Municipio, che nel tempo ha fatto gola a non pochi costruttori romani, è stata preservata dalla speculazione grazie soprattutto alla resistenza dei cittadini residenti nelle zone limitrofe. Forse è prossimo il momento dello sblocco di quella insostenibile situazione di stallo. Recentemente il Comune ha presentato una proposta di variante che prevede la definizione dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze, le loro singole dimensioni e l’individuazione dei servizi e in generale lo sviluppo plano-volumetrico. Il Municipio ha espresso parere favorevole alla proposta, subordinatamente ad alcune precise condizioni. Abbiamo chiesto al Presidente Andrea Catarci di illustrarci, insieme alla proposta della Giunta comunale, le condizioni di salvaguardia espresse dal nostro Municipio.

La Fiera di Roma di Via Cristoforo Colombo ha chiuso i battenti nel 2005, trasferendo le proprie attività. Da allora i preziosi sette ettari di superficie sono stati lasciati all’abbandono, utilizzati alternativamente per ospitare emergenze sociali o per ammassare cassonetti e materiali di risulta. La proprietà, Investimenti spa, che ha come principali azionisti la Camera di Commercio, la Regione Lazio e Roma Capitale, in ogni occasione ha manifestato le proprie intenzioni di massimizzare i profitti proponendo l’edificazione di cubature spropositate, scontrandosi sempre con il Municipio, i comitati e le realtà associative del territorio, determinati nel ridurre i pesi urbanistici e nel richiedere un aumento dei servizi pubblici e dell’utilità sociale dell’operazione.
Ad oggi la partita è ancora tutta da giocare, visto che dopo nove anni non c’è ancora un progetto di riqualificazione, a seguito dei fallimenti delle iniziative prospettate dalle ex Giunte, soprattutto quella a guida Alemanno, bocciata per l’eccessiva colata di cemento prevista.
La palla è passata alla Giunta Marino che, nel tentativo di sbloccare l’insostenibile situazione di stallo, ha recentemente presentato una proposta di variante, il “Piano di utilizzazione delle aree della Via Cristoforo Colombo da Porta Ardeatina a Via delle Tre Fontane – Ambito n. 2: Risistemazione della Fiera di Roma“.
In essa si ribadisce la scelta di procedere a demolire e ricostruire, ritenendo un’operazione di riuso dell’edificato esistente onerosa ed impraticabile, rinviando tuttavia l’individuazione di quello che si definisce Strumento Urbanistico Attuativo, cioè la definizione puntuale dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze e le loro singole dimensioni, l’individuazione dei servizi e più in generale lo sviluppo plano-volumetrico.
Il Municipio ha espresso un parere favorevole alla proposta, subordinato però ad alcune fondamentali condizioni.
Il parere non è stato determinato dalla riduzione delle superfici destinate all’edificazione, che c’è ma è ancora insufficiente: infatti, la Superficie Utile Lorda è pari a 75.000 metri quadri, meno dei 91.315 della precedente proposta ma ancora troppi, persino di più dell’attuale superficie edificata, indicata in mq. 67.000 (Conferenza dei Servizi L.46/89 e Deliberazione di C.C. n. 132/97). Il motivo principale del Sì consiste invece nella presenza, nel contenuto del documento, di una delle indicazioni “storiche” dell’Ente municipale, avanzata ripetutamente ma mai accolta in passato: il vincolo a reperire gli standard urbanistici solo all’interno dell’area e non all’esterno, come era nelle precedenti ipotesi progettuali.
In tal modo si ottiene un miglioramento in termini di:

  1. incremento delle superfici destinate a servizi pubblici;
  2. aumento del verde, in particolare con la realizzazione di un parco pubblico attrezzato nella fascia parallela alla Colombo;
  3. aumento dei parcheggi pubblici.

In generale, gli spazi pubblici reperiti all’interno dell’area passano dal clamoroso “zero” delle precedentiproposte a 32.500 metri quadri, circala metà della superficie destinata all’edificazione.
Altro dato incoraggiante, infine, quello che lascia alla partecipazione degli attori territoriali la definizione del progetto di riqualificazione vero e proprio, in particolare con la possibilità di declinare in forma collettiva e condivisa il documento da mettere alla base del futuro Concorso.
Il Municipio ha accompagnato il parere con dodici condizioni, terreno di lavoro nel prossimo futuro, che toccano molteplici aspetti e si concentrano in particolare sulla sostenibilità dell’operazione nel contesto territoriale. Alcune sono di particolare impatto:

  1. con riferimento all’aspetto dimensionale, si ritiene fondamentale ridurre ancora le superfici edificabili, attestandosi al di sotto di quelle attualmente esistenti;
  2. per la parte residenziale, che può raggiungere fino a un massimo dell’80% della Superficie Utile Lorda totale, si propone che essa venga equamente distribuita tra case per il mercato libero e di edilizia residenziale pubblica, in modo da contribuire a contrastare il dramma dell’emergenza abitativa;
  3. con riferimento al sistema della mobilità, si vincola l’operazione alla realizzazione, preventiva, della linea tramviaria cosiddetta “ex Fiera”, annunciata dalla Giunta  capitolina e richiesta dal Municipio fin dal 2006, che da Viale Marconi collega Viale Giustiniano Imperatore e Viale Colombo fino al centro;
  4. con riferimento alla tempistica, si rende obbligatoria la contestuale realizzazione delle opere pubbliche e private, al fine di scongiurare quanto accaduto nella vicina  Piazza dei Navigatori, con conseguenze nefaste che si ripercuotono tutt’ora nello stesso quadrante cittadino, dove delle prime opere pubbliche, non c’è traccia.

Il dato riferito agli attuali manufatti abusivi realizzati dall’ex Fiera e oggetto di condono edilizio presenti all’interno dell’area, pari ad una superficie di circa metri quadri 13.660, che sono considerati come facenti parte dell’attuale consistenza edilizia, appare quantomeno lacunoso.
Essi sono oggetto di verifiche da parte del Municipio, sia in termini di volume che di superficie, nonché relativamente alle destinazioni d’uso. Chissà che già su questa strada non arrivino interessanti novità, utili a limitare le volumetrie previste… Se da un lato la risistemazione dell’ex Fiera non può essere rimandata all’infinito, dall’altro non può neanche essere finalizzata all’obiettivo prioritario di far cassa, per coprire parte del buco economico accumulato dalla nuova Fiera. La valorizzazione va perseguita prioritariamente in termini di vantaggi socio-urbanistici per la collettività, poi sotto il profilo economico e finanziario. Procedere ad una cementificazione intensiva, peraltro, rischierebbe di far saltare definitivamente l’equilibrio della zona – già ampiamente compromesso da altre devastanti scelte, come il già citato Accordo di Programma della vicina Piazza dei Navigatori – e la funzionalità di un’arteria indispensabile come la Colombo.
Il Municipio non ha mai agito con l’obiettivo di mantenere un intollerabile status quo nell’imponente complesso e tantomeno intende farlo oggi, in presenza di un punto di partenza più accettabile di quelli passati.
Allo stesso modo, però, come in passato, non è disposto a fare regali a Investimenti spa. Insieme alle centinaia di persone che con passione e competenza hanno profuso impegno ed idee negli anni, si continua a perseguire l’obiettivo di arrivare ad un progetto sostenibile ed all’insegna del Bene comune, ovvero fondato sull’interesse pubblico, nella consapevolezza di aver ottenuto qualche risultato tangibile, ma che ancora tanta è la strada da fare.

Andrea Catarci
Presidente del Municipio Roma VIII

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Un regalo buono che fa bene Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Un regalo buono che fa bene

Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Anche quest’anno le Associazioni culturali Cara Garbatella e Altrevie promuovono una iniziativa di solidarietà che, con l’aiuto dell’Associazione Culturale Ulaia ArteSud, è finalizzata a raccogliere fondi per borse di studio da destinare a bambini e ragazzi palestinesi che vivono nei campi profughi in Libano. Come di consueto, le associazioni raccoglieranno le prenotazioni di confezioni-regalo di ottimo olio extra-vergine di oliva dop e di bottiglie di eccellente vino del Lazio al prezzo di € 18,00.
Il ricavato della vendita dei buoni prodotti della nostra tradizione enogastronomica si aggiungerà al ricavato della consueta Tombola di solidarietà che l’Associazione Altrevie promuove, con il patrocinio del Municipio VIII, domenica 21 dicembre alle ore 20, presso il Centro Anziani di Via Pullino.
Si  tratta di un appuntamento entrato ormai nella tradizione in cui, come di consueto, il montepremi della tombola è formato da piccoli e grandi doni che i partecipanti porteranno con sé già confezionati; oggetti spesso anche di un certo valore comperati per l’occasione o, spesso, trovati frugando nei cassetti di casa.
“Rinnoviamo anche quest’anno – dice Fabio Muzi, tra i fondatori dell’Associazione Altrevie – la nostra festa, che è anche un’occasione per riflettere sul disagio di intere generazioni di bambini e ragazzi palestinesi che vivono in Libano e a cui non sono riconosciuti i più elementari diritti di cittadinanza”.
La festa, a cui sono invitati tutti i cittadini del quartiere, si terrà domenica 21 dicembre alle ore 19,30 nei locali del Centro Anziani di Via Pullino 97 (Metro Garbatella). Le prenotazioni del ‘regalo buono che fa bene’ si raccolgono inviando un’email all’indirizzo altrevie@gmail.com. Il programma completo delle attività dell’Associazione può essere consultato sul sito www.altrevie.it o sulla pagina di facebook.

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Via Magnaghi è più pulita

Via Magnaghi è più pulita

E’ ora di apportare cambiamenti in questo quartiere, renderlo anche a misura di bambino.
Ed è proprio per questo che, alle 10 di giovedì 10 dicembre, è nata la seconda iniziativa di riqualificazione del gruppo Facebook “Sei de Garbatella se…” ,volta a migliorare la condizione di Via G.B.Magnaghi, un viale limitrofo ad una delle scuole più conosciute del quartiere, la Casa dei Bimbi.
In questo evento sono coinvolti in prima persona proprio i nostri piccoli cittadini del domani, i bambini cioè che ogni giorno percorrono quella strada degradata per entrare nella loro scuola. Con la collaborazione della Coordinatrice e delle Insegnanti del plesso divengono parte attiva del progetto patrocinato dal Municipio VIII, creando disegni e addobbi che servono per abbellire la via.
Noi, volontari del decoro, svolgiamo i seguenti lavori di riqualificazione: pulizia del viale, taglio dell’erba, pulizia dei muri, rimozione delle affissioni abusive e decorazione della strada. Speriamo con tutto il cuore di poter dare uno scossone a questo quartiere e di coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile.

Gruppo Facebook
Sei de Garbatella se…
Carol Sbarrini 339.162.44.64
Valentina Frassanito 346.793.40.3

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La scultura di Largo delle Sette Chiese In stato di abbandono monumento alla Resistenza

La scultura di Largo delle Sette Chiese
In stato di abbandono monumento alla Resistenza

E’ un’opera moderna quanto meno discussa, che ha denimonumento-resistenzagratori ma anche parecchi estimatori: parliamo del monumento alla Resistenza che orna una delle rotonde di Largo delle Sette Chiese, un’opera in acciaio inossidabile e cemento ideata dall’architetto Cesare Esposito per celebrare il trentennale della Resistenza romana (1944-1974). La scultura nel 2007 corse il rischio di un suo spostamento, mentre era in corso la risistemazione della piazza e di parte della Via delle Sette Chiese. Intervenne in sua difesa anche il sindaco di allora, Valter Veltroni.
L’opera, discussa ma pregevole, restò al suo posto come gli abitanti della Garbatella si sono abituati a vederla, al centro di un’ampia aiuola che fu ricoperta di graziosi cespuglietti verdi-cenerini.
Completata la buona sistemazione, nessuno è più intervenuto per un minimo di manutenzione della scultura e del bel giardinetto che gli era stato creato intorno.
Risultato, l’opera è diventata un immondezzaio e il giardinetto è stato lasciato a inselvatichire, tanto che ha attecchito perfino una pianta infestante, un ailanto, albero originario dell’Estremo Oriente, che sta invadendo a tappeto tutto il nostro verde pubblico e privato: ora è alto due metri ma se non lo si taglia è destinato a crescere a dismisura. Lo stato di abbandono, che tra l’altro non riguarda solo il monumento alla Resistenza ma tutti i frammenti di verde dell’intera storica via, non è un’offesa solo all’opera di un artista, ma soprattutto a ciò che vuole ricordare e celebrare, in un quartiere che ha avuto una grande partecipazione alla lotta di liberazione e che ospita il sacrario delle Fosse Ardeatine. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

di Laura Iacoangeli

iniziative-alla-villettaE’ “La Povera Cecija che piagne er su marì…”: sulle note di una canzone popolare romana si presenta Sgarbatello, Coro di musica popolare della Villetta condotto da Nora Tigges. Nato nel 2012, vanta già ben 26 persone! Ma questa è solo una delle tante attività e associazioni presenti alla Villetta, luogo di aggregazione, condivisione e bene comune a Garbatella, non più solo sede storica politica ma anche luogo di memoria, conoscenza e mutualismo, di trasformazione, creazione e gioco, nella speranza di offrire al territorio uno spazio in più, anche solo per leggere, studiare e realizzare!
Sabato 8 novembre sono state presentate tutte, sono tante e sono belle!
Tra le associazioni abbiamo conosciuto la Cooperativa ‘Frontiere’ per la promozione dell’intercultura attraverso prodotti multimediali, turismo responsabile e corsi di formazione.
Motore del progetto è il sito collettivo di reportage e informazione su frontierenews.it.
‘Binario 15’ associazione di volontariato che promuove i diritti di migranti e organizza nei fine settimana attività educative e di orientamento rivolte a giovani afgani.
Le associazioni Polis onlus e M.A.Te11 che svolgono corsi gratuiti di italiano per migranti.
Da ormai 4 anni, tutti i lunedì sera con grande successo Cara Garbatella presenta il cineforum, proiettando film che spesso non hanno avuto il loro giusto spazio nelle sale.
Dopo i grandi successi del Garbatella Jazz festival, i rappresentanti della storica associazione stanno valutando la possibilità di continuare anche nel periodo invernale, con i concerti all’interno della Villetta. Il tutto chiaramente in tono minore, visto gli spazi ridotti.
E poi corsi di teatro per bambini o adulti con l’associazione ‘Gocce di arte’, laboratori teatrali, sala prove per spettacoli.
Per quanto riguarda la musica, oltre al coro, corsi di chitarra, danze popolari salentine, corsi di tamburello. Ci si rilassa e si crea energia con i corsi di Hatha yoga.
Ma si sa, la cosa che ci accomuna tutti e ci piace fare in compagnia…è bere e mangiare! E qui si fa con l’osteria popolare, ottima cucina, piatti abbondanti, oltre all’organizzazione
di feste.
Tutto a prezzi popolari, per la voglia di stare insieme alla portata di tutti, con lezioni di prova gratuiti. Insomma un posto nella splendida cornice della Garbatella storica che ci offre il bookcrossing, cultura, solidarietà, diritti, socialità…e allora perché non partecipare?

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Il welfare del Municipio VIII si rinforza Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

Il welfare del Municipio VIII si rinforza
Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

di Eraldo Saccinto

Rinnovato il protocollo di intesa tra il Municipio VIII e l’Associazione Psicologi per i Popoli – Regione Lazio – Onlus. L’associazione continuerà l’opera di supporto psicologico a favore di persone italiane e straniere residenti nel territorio del Municipio, dando sollievo a coloro che vivono in condizioni di profondo disagio psicologico legato ad eventi traumatici quali sfratto, perdita del lavoro, lutti, etc., e a favore di persone anziane vittime di violenze psichiche o fisiche. Hanno firmato il protocollo di intesa Bernardino Gasparri, assessore alle politiche sociali del Municipio e Giovanni Vaudo, presidente dell’Associazione Psicologi per i Popoli. L’associazione è costituita da psicologi volontari impegnati nel campo della solidarietà e delle emergenze nazionali e internazionali, che ha come proprie finalità la promozione e la tutela dei diritti umani in ambiti multiculturali ed interetnici, nonché quella di operare in situazioni di emergenza attraverso le azioni e gli strumenti propri della psicologia.psicologi
Secondo il protocollo, a partire dall’inizio di febbraio si arricchirà l’impianto di welfare locale del Municipio col nuovo apporto di psicologi volontari.
Ha commentato l’assessore Gasparri: “Dalle situazioni sempre più critiche che siamo costretti a fronteggiare è emersa la necessità di avvalersi di professionisti che non solo forniscano un supporto psicologico nel momento in cui il cittadino viene letteralmente investito da eventi traumatici emergenziali, ma coadiuvino gli operatori dei nostri Servizi nel processo d’aiuto nel contesto dell’evento traumatico o nella fase immediatamente successiva.
Questo accordo ha riempito esattamente questo vuoto”.
L’Associazione Psicologi, attraverso propri psicologi volontari e su segnalazione del Servizio sociale del Municipio, realizzerà i seguenti interventi: incontri con gli assistenti sociali, contestualmente o successivamente alle situazioni emergenziali, finalizzati a supportare l’operatore nell’individuazione degli opportuni interventi di carattere generale o specifico; incontri con persone italiane e straniere che vivono una situazione di emergenza, al fine di orientare le stesse verso percorsi psicologici più sistematici e strutturati; incontri e seminari a tema da realizzarsi presso i Centri anziani del Municipio, previo accordo con i presidenti dei Centri medesimi. Gli incontri o seminari riguarderanno temi cruciali della vita dell’anziano e potranno, eventualmente, anche essere finalizzati alla creazione di una rete di automutuo aiuto tra gli anziani medesimi.
Al fine di realizzare i suddetti interventi, laddove gli stessi non si potessero attuare nei luoghi di volta in volta concordati con il Servizio sociale o i presidenti dei Centri anziani, il Municipio mette a disposizione dell’Associazione un locale presso il Servizio di segretariato sociale/P.U.A. da utilizzarsi nei giorni e negli orari da concordare di volta in volta.
Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al Punto unico di accesso di Via Benedetto Croce 50, ai numeri di telefono 06.696.11.670\1\2, oppure personalmente durante i normali orari di ricevimento.

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Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

Si celebrano i 10 anni della Casa Famiglia
Iniziativa del Municipio a sostegno della struttura residenziale per disabili adulti

L’appuntamento per la festa è mercoledì 17 dicembre a partire dalle 16,00.
casa-famigliaQuest’anno si festeggiano i dieci anni di attività della Casa Famiglia “Casa Nostra di preparazione al dopo di noi”. La Casa Famiglia per la preparazione al dopo di noi è una struttura residenziale per disabili aduli che si inserisce tra gli interventi ad alta integrazione socio-sanitaria per la presenza di un équipe multidisciplinare formata dagli operatori del Servizio sociale municipale e del Servizio disabili adulti della ASL RMC Distretto 11. La Casa Famiglia è inserita in un progetto che vuole offrire la possibilità alle persone disabili, che abbiano la necessità o il desiderio di uscire dal proprio nucleo familiare di origine, di sperimentare in modo graduale l’inserimento in un gruppo di convivenza.
Il progetto, in continuità con il Servizio per l’autonomia e l’integrazione sociale della persona disabile (SAISH), prevede interventi quali l’assistenza domiciliare e le attività di socializzazione In tal modo consente di raggiungere una maggiore autonomia personale, nonché l’attivazione di un servizio di sollievo e sostegno alla famiglia.
La Festa di Casa Nostra,, che si svolgerà presso la Sala consiliare municipale di Via Benedetto Croce 50, è organizzata dall’Assessorato alle Politiche sociali e dai Servizi sociali del Municipio VIII, dalle Associazioni Amici di Sant’Egidio, ANAFI, Hagape 2000, La Gabbianella, Obiettivo Uomo e Terra d’orto Onlus. Prevede la partecipazione dei ragazzi del Municipio che prenderanno parte attiva alla festa, rappresentando alcuni spettacoli teatrali, canterini e danzanti. Saranno trasmessi foto e filmati che rappresentano la vita quotidiana delle comunità municipali. Durante la giornata sarà aperto nei corridoi del Municipio un mercatino nel quale saranno esposti e venduti articoli preparati dai laboratori delle Associazioni. Al termine della giornata i ragazzi offriranno un rinfresco preparato da loro e dai loro genitori.
Arrivederci al pomeriggio del 17!

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Il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

vincenzo-patriziIl Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi

L’opera di San Francesco rivive in Via Prospero Alpino 62

di Antonella Di Grazia

E’ una tradizione tutta italiana quella del Presepe. Come dicevamo in un precedente articolo del nostro giornale, proviene dal culto dei larii dalla tradizione etrusca e latina, culto degli antenati che vegliavano sul buon andamento della famiglia.La loro epifania avveniva tramite una serie di statuette di terracotta che venivano colorate o vestite in occasione dei saturnalia ed in particolare della festa del “Sol Invictus”, che celebrava il solstizio (sol status) di inverno e che cadeva di solito tra il 21 ed il 27 dicembre. Gli appartenenti alla stessa gens li scambiavano assieme a dei doni, i sigilla, a dei dolci tipici e a verdura fritta, a memoria dei familiari defunti. In questa occasione, il compito dei bimbi, era quello di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto (ager) nel quale si rappresentava il loro ambiente in miniatura. In epoca più vicina alla nostra, è stato San Francesco d’Assisi che, come si sa, ha realizzato a Greccio la prima rappresentazione figurata della Natività, riprendendo la descrizione del Vangelo di Luca, collocando la nascita del Bambino Gesù in una mangiatoia.
Quest’anno, per rinverdire la tradizione, abbiamo visitato il Presepe artigianale del maestro Vincenzo Patrizi, costruito integralmente a mano e visitabile presso i locali di Via Prospero Alpino 62. Quest’opera rinverdisce l’antica arte presepiale.
L’opera è stata realizzata con materiali  semplici, come vuole la tradizione, ma l’estrema attenzione ai particolari e la minuzia dei dettagli lo rendono un piccolo capolavoro, un vero e proprio squarcio sulla realtà di una volta. Un tuffo nel passato attraverso vie sterrate e tetti con tegole cadenti, in memoria di un paese povero e semplice che accolse la nascita del Salvatore. Il presepe ha visto la luce per la prima volta nel lontano 1992 e da quel momento, ogni anno è stato ricostruito nel cortile del palazzo nel quale il maestro è portiere. Il presepe, è stato realizzato interamente a mano da Mastro Vincenzo il quale ha fatto della ricerca dei personaggi, dei luoghi e della ricostruzione dei panorami una vera e propria ragione di vita.


Una passione unica: basti pensar che per questa opera sono state utilizzate statue di gesso e muschio originale, rivestimenti in corteccia e sughero, ricchissimo di dettagli, proprio come potete vedere dalle foto che pubblichiamo. Sono di splendida manifattura tutti i dettagli che costituiscono il presepe: lampade, fontane, archi, ogni piccolo componente dà all’opera la sua unicità, poiché ogni dettaglio è frutto di una appassionata ricerca.
Osservando da varie angolature le luci ed il muschio di questo presepe non si può che essere avvolti dal calore dello spirito natalizio, per il quale potete concedervi un attimo di pausa, uno sguardo per ricordare un tempo lontano, un tempo di tradizioni, un abbraccio al significato della vita, al senso di serenità interiore e di amore per il prossimo che ogni cristiano sente quando vede quel bambino adagiato in una mangiatoia di una grotta spoglia.
L’opera, sarà visitabile gratuitamente a partire dai primi giorni di dicembre, fino alla fine del mese di febbraio, il Presepe rimarrà visitabile a richiesta direttamente in portineria durante gli orari di apertura della stessa. Al termine della visita lasciate nel libro firma dei visitatori il vostro ringraziamento per l’opera o una vostra idea.

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Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del

Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del racconto è lo stesso degli anni precedenti, Giovannino, però cresciuto negli anni fino a diventare quasi un adolescente pieno di curiosità e di interrogativi spesso senza risposta. Maria è autrice di una serie di romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’anno scorso ha rieditato il suo, a nostro avviso, più bel romanzo, Il Confinato, che è la storia della persecuzione fascista del padre. E’ inoltre una delle più apprezzate traduttrici di testi letterari stranieri e un’infaticabile organizzatrice culturale. (C.B.)

candleGiovannino nella terra degli uomini

E piove e piove e diluvia…
Tutta la notte vento grandine fulmini tuoni e acqua, acqua a rovesci, giù che Dio la manda… Ma perché Dio manda sulla terra tutti questi guai, mamma? Catastrofi, terremoti, cicloni, guerre… Lui che è onnipotente, perché non impedisce tutto questo? perché lascia che in tante parti del mondo la gente si ammazzi, muoia di miseria, di fame, di malattie terribili… Perché? Non bestemmiare, Giovannino, Dio non c’entra.
Quando vedo tutto quello che succede, non posso fare a meno di chiedermelo, mamma … Dio non ha colpa, Giovannino. La colpa è degli uomini, della dissennatezza, dell’avidità, dell’idiozia e della malafede degli uomini. A scuola non te le spiegano queste cose? Non ne parlate?
Sì, sì, qualche volta. Però nessuno risponde alla mia domanda. Se Dio è così buono e giusto e misericordioso, perché non fa qualcosa per fermare i disastri?
Siamo noi che dobbiamo fermarci, Giovannino. Noi tutti in generale e noi nel nostro piccolo. Se gli uomini si uccidono, se le montagne franano, se in una notte d’inferno il fango seppellisce interi paesi, cancellando tutto: case, strade, fabbriche, terreni c’è sempre una ragione, una spiegazione.
Nulla accade per caso. Rifletti, Giovannino, rifletti. Di chi credi sia la colpa se il nostro pianeta è malato?
Queste sono le domande che devi farti e che devi fare ai tuoi professori.
Oggi il prof di italiano ci ha fatto vedere un filmato e ha detto che dobbiamo fare qualcosa per aiutare la gente che ha perso tutto a causa dell’alluvione. In classe pensiamo di aprire una sottoscrizione… Molti compagni della terza si sono offerti volontari per andare a spalare il fango. Io e altri della seconda volevamo unirci a loro ma non ci hanno voluto. Dicono che c’è ancora pericolo di frane e noi siamo troppo piccoli e saremmo solo di impaccio… Non è giusto, io non sono piccolo, ho tredici anni… Quasi. Ad agosto, Giovannino, ad agosto. Però hai ragione, non sei piccolo e sei un bravo ragazzo. Anche i tuoi compagni sono bravi ma, vedi, i problemi non si risolvono con le elemosine e con i volontari. Ci vuole ben altro!

paesaggio-natalizio

Che cosa ci vuole, mamma? Che cosa, che cosa! Beato te, Giovannino. Te le devo dire io che cosa? Prima di tutto bisogna fare in modo che le disgrazie non accadano, ecco. E poi bisogna muoversi prima, alle prime avvisaglie. Non come all’Aquila. Ai primi segnali. Altro che scavare le macerie con le mani e fare chiacchiere, trovare scuse e bla bla bla. Bisogna fare in modo che le città non crollino, che le montagne restino dove sono sempre state, che i fiumi siano protetti da argini sicuri, non di cartapesta, che le strade non si allaghino per colpa dei tombini intasati, che i ponti e le dighe non cedano, che le baracche della povera gente non si schiantino al primo soffio come le casette dei tre porcellini della favola che ti raccontava la nonna da piccolo, che non basti un po’ di vento e un po’ d’acqua a buttar giù tutto. Bisogna che le cose siano fatte per bene, con onestà prima, invece di correre ai ripari in qualche modo dopo, quando è troppo tardi. Capisci, Giovannino?
Invece ogni volta è lo stesso, ogni volta… Ma cosa si può fare contro la furia della natura, mamma… Già. La natura è infuriata, e si vendica, è vero. Ma la colpa è nostra, delle violenze che le abbiamo fatto e continuiamo a farle, ovunque, in tutto il mondo. La colpa è sempre dell’uomo. L’inquinamento… il surriscaldamento… la desertificazione. l’edilizia selvaggia… Prendi ad esempio quel tratto di costa che vediamo quando andiamo a trovare gli zii al mare. Ce l’hai presenti tutti quei palazzoni bianchi, quegli alberghi di lusso, quelle ville da milionari… ? Be’ una volta non c’erano. Una volta, quand’ero ragazza io, lì c’erano alberi, boschi, vigneti, pascoli… Ora la montagna è scomparsa. Tutto devastato per fare posto a quelle costruzioni inutili. Questo era soltanto un esempio, ma è uguale dappertutto, non solo nel Sud, dappertutto… Dai, mamma, però non sarebbe
figo vivere in una di quelle belle ville? Tu che hai sempre sognato una casetta al mare!
Hai detto bene: una casetta. Un posticino tranquillo, un mare pulito, il sole, la quiete: cose che non esistono più…  Be’ almeno una vacanza in uno di quei posti ti piacerebbe, no? Pensa che meraviglia, col mare davanti, la piscina. Quando sarò grande e guadagnerò, ti ci porterò io, mamma Ma va, ma va… Quella non è roba per noi. E non è nemmeno tanto bella, secondo me. E poi, smettiamola di parlare di ville, di piscine, di lussi mentre c’è chi non ha nemmeno un tetto sulla testa… Tempi neri, Giovannino, tempi neri. Piove sul bagnato, come si dice? allo strappato gli mozzica il cane, caro mio… La TV ha detto che domani il tempo migliorerà e le scuole riapriranno.
Quasi quasi mi dispiace. È così bello la mattina starmene a letto, a dormire, poltrire… Non capisco perché a scuola non ci si può andare di pomeriggio.  Non parlare così, fannullone. Prendi esempio da tuo padre che si rompe la schiena a tirar su case per gli altri, mattone su mattone. E ringraziamo Dio se ancora rimedia qua e là qualche lavoretto e può portare la settimana a casa, con tutta la gente a spasso che non ha nemmeno un piatto di minestra da mettere in tavola… I cantieri sono tutti fermi. Si pensa solo a costruire opere inutili che servono solo a qualcuno che ha tanti soldi per farne ancora di più… Be’, inutili o no, se qualcuno costruisce, per me va bene. Almeno la gente lavora, il babbo guadagna, porta i soldi a casa e coi soldi possiamo comprarci tutto quello che desideriamo.
Io per Natale il regalo che voglio l’ho già deciso. Ah, si? E sarebbe? Un tablet. Al babbo gliel’ho detto e lui è d’accordo. Un che? Un tablet, mamma, un iPad. Quasi tutti i miei compagni ce l’hanno. È fantastico! Ho già visto quello che voglio: uno con 4 GB di memoria… la fotocamera doppia…un display da otto pollici… Fighissimo! Non vedo l’ora che viene Natale.
Ciò di cui hai bisogno, e subito, non sono queste diavolerie che hai in testa tu. Ti ci vogliono scarpe pesanti, un giubbotto nuovo, altro che storie! Babbo me l’ha promesso. Non è un a diavoleria, è una cosa utile. Ti puoi collegare a Internet, chattare… Non hai idea di quello che ci si può fare.
Non ce l’ho, infatti, e non mi interessa un fico secco. Mi sembri un marziano con tutte quelle sigle, quei numeri… Per conto mio, puoi levartelo dalla testa. Quanto a tuo padre, mi sentirà, vedrai… Cose da pazzi. Tu bada a studiare, piuttosto, che mica mi è piaciuto tanto quel cinque in storia… Proprio in storia, da te non me l’aspettavo! La storia è la cosa più importante, perché parla di noi, ci fa capire chi siamo. Su, su vai a lavarti le mani e datti una pettinata che il babbo sta per tornare e la cena è pronta. Muoviti, Giovannino, non fartelo dire due volte.

***

La pioggia non smise di cadere. I fiumi non cessarono di esondare, le colline continuarono a smottare, città paesi e villaggi finirono sott’acqua. I meteorologi annunciavano altre perturbazioni. I giornali strillavano al cataclisma. Giovannino dormiva un po’ di più la mattina e continuava a fare domande che non trovavano risposta. Il babbo non faceva che andare e venire senza pace: il cantiere era chiuso per il maltempo e occorreva adattarsi a cento lavori diversi per rimediare qualche spicciolo. In casa la mamma era sempre più preoccupata e la mattina lo svegliava borbottando: Piove, diceva. Non ha smesso neanche un minuto. Altri trenta centimetri sono caduti. Alzati, Giovannino, su. Vestiti e scaldati il latte. Io esco a fare un po’ di spesa. Devo sbrigarmi, prima che venga il diluvio.
– Ci vado io a fare la spesa, – disse Giovannino, e, senza neppure lavarsi, si preparò in fretta, prese la lista e uscì di corsa. – Giovannino, l’ombrello, dove avrai la testa! gli gridò dietro la mamma inseguendolo sul pianerottolo. babbo-natale
E fa’ presto: sta per scatenarsi il finimondo! Appena fuori, Giovannino si sentì leggero. C’era, nonostante tutto, un’aria di festa. Il Natale era alle sue prove generali. Avvolti nella plastica trasparente gli alberelli fuori delle botteghe cinesi aspettavano di essere decorati; le vetrine strizzavano l’occhio ai clienti; sotto un ombrellone bianco una bancarella esponeva una miriade di futilità luccicanti: Tutto a un Euro, Tre pezzi due Euro; la pioggia tamburellava sulla selva variopinta di ombrelli facendo una musica allegra. Una signora lo salutò: Ciao Giovannino, fa’ presto, sta per scatenarsi il finimondo!
Le stesse parole della mamma, pensò Giovannino divertito mentre attraversava lo stradone zigzagando tra le macchine. Immerso nella grande giostra del supermercato, tutto adorno e sfavillante di stelline e festoni, muovendosi sicuro tra gli scaffali si sentiva euforico. Gli altoparlanti rovesciavano slogan e canzoni.
Il ritmo e le parole lo dirigevano, gli davano la carica: “Nella terra degli uomini, dove tutto è possibile, dove suona la musica, dove un sogno si popola, dove il sangue si mescola, e ti senti una favola…” Con la sporta pesante, la voce di Jovanotti nella mente leggera, Giovannino riprese la strada di casa.
All’angolo, da un fagotto colorato di stracci, gli sorrise una faccia nera come la liquirizia e il suo cuore si popolò di sogni. ” Nella terra degli uomini, trovi un posto anche per chi, ti sorride da un angolo.” Tutto gli sembrava possibile, anche lo squarcio di luce – un’idea di sole – comparso all’improvviso nel piombo del cielo.

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Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje di Enrico Recchi

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje

di Enrico Recchi

Parlare del “fusajaro” significa davvero andare a sfogliare il libro dei ricordi perché, se di “callarostari” (dei quali abbiamo parlato nel precedente numero di Cara Garbatella) se ne vedono ancora in giro, il fusajaro oggigiorno è completamente scomparso dai nostri panorami cittadini.
Come dice il nome stesso, il fusajaro vendeva le fusaie chiamate in italiano lupini. Il lupino è un legume parente del fagiolo con una pianta alta circa un metro e mezzo i cui fiori dopo la fecondazione formano i legumi. A proposito ci sono i lupini da fiore, che formano delle inflorescenze colorate e bellissime.cartoccio-di-fusaie
Pianta antichissima il cui nome scientifico probabilmente deriva dal greco lype=amaro, per il sapore del seme crudo, era nota già agli antichi Egizi ben 4000 anni fa e venne descritta da Plinio che osservò come le sue foglie seguano il corso del sole proprio come fa il fiore del girasole.
Da sempre le fusaie sono state considerate un alimento non particolarmente pregiato, una volta, appunto, venduto agli angoli delle strade dai venditori ambulanti o al  cinema assieme ai mostaccioli. Invece i nutrizionisti ci dicono che questo legume ha un contenuto in proteine che rivaleggia con quello della carne ed è superiore a quello delle uova.
Certo se oggi andassimo a chiedere ad un bambino che cos’è una fusaia (oppure un lupino) dubito che potremmo trovare qualcuno che possa dare una risposta corretta. Di sicuro quel bambino ci potrebbe parlare correntemente di merendine.
Fino a una trentina di anni fa invece comperare un “cartoccio di fusaje” era un modo comune per i ragazzini della Garbatella (e non solo) di investire pochi spiccioli in uno stuzzichino in attesa del pasto o per spezzare i giochi in strada.
Quanti di noi ricordano colloqui di questo tenore con la mamma: “A ma’, io scenno qua sotto in Chiesoletta” “Guarda che tra poco se magna…” ” Vabbè, ‘na mezzoretta” “Sì ma nun te rovinà la cena dar fusajaro!”
Già perché il venditore ambulante di fusaje, precursore dei tempi, rispetto al callarostaro aveva una offerta assai più ampia che comprendeva non solo le fusaje ma anche olive, sia quelle verdi grandi che le olive nere al forno, oppure bruscolini e, andando ancora più indietro nel tempo, le carrube.
Certo tutto dipendeva dalla disponibilità in “saccoccia” ovvero da quanti soldi si possedevano. Una volta accertato che c’erano sì e no 10 lire, si decideva di spegnere i languorini dello stomaco con un cartoccio di fusaje con una bella spruzzata di sale in cima, tanto poi si poteva fare una bella bevuta alla fontanella. Infatti quando il cartoccio, rigorosamente di carta paglia gialla, era pronto con le fusaje dentro, arrivava l’immancabile domanda: “Ce lo voj er sale?”. “E come! Sì, che ce lo vojo”, e giù una abbondante spruzzata di sale che scendeva da un corno.
Anche se, in ogni caso, le fusaje già avevano subito il procedimento che le rendeva gradevoli al palato: ovvero erano state bollite e messe in salamoia per eliminare il sapore amaro originario.
“Er fusajaro” arrivava, a piedi o in bicicletta, trasportando tutto il suo armamentario di vendita: i sacchi con le fusaje, quelli con i bruscolini, i secchi con le olive, i mestoli, la carta per i cartocci, ecc. Come per il callarostaro, le postazioni strategiche erano davanti alla scuola Cesare Battisti, al cinema Garbatella o al Columbus. Era senz’altro un lavoro modesto, fatto in genere da un vecchietto con molta semplicità. Tanto semplice che col passare del tempo e con la perdita di attrazione delle fusaje oramai passate di moda, quella stessa parola diventò sinonimo di pressapochismo e quindi l’epiteto “fusajaro” andava a colpire il malcapitato di turno che poteva essere il compagno di giochi che aveva sbagliato o il compagno di squadra che s’era mangiato un gol o l’arbitro (un bersaglio sempre molto amato) che aveva negato il rigore.

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