Si è riunito martedì 12 settembre all’VIII Municipio il primo appuntamento del tavolo municipale sulla mobilità sostenibile. Alla presenza del presidente Amedeo Ciaccheri, con l’assessore municipale alla Mobilità, Luca Gasperini hanno partecipato il Comitato Mobilità Sostenibile VIII Municipio, Legambiente Garbatella, Salvaiciclisti e Fiab Ruota Libera. Il tavolo per la mobilità si è costituito per programmare azioni congiunte tra associazioni locali e amministrazione municipale sul tema della sicurezza stradale e della promozione della cultura della mobilità sostenibile a partire dal tema della ciclabilità.
Nel corso della discussione è emersa la necessità di rivedersi e di calendarizzare quindi i prossimi incontri. Il prossimo appuntamento in Municipio è per mercoledì 11 ottobre.
La soddisfazione dei vertici dell’VIII Municipio
“Abbiamo condiviso – ha commentato il presidente Ciaccheri – lo stato dell’arte su alcune operazioni infrastrutturali importanti quale la ciclabile su via Ostiense e tutto questo avviene in preparazione della Settimana della Mobilità [dal 16 al 23 settembre n.d.r.] che si svolgerà in tutta Roma”.
“Anche l’VIII Municipio – prosegue Ciaccheri – darà seguito ad appuntamenti diffusi per la condivisione dei progetti programmati dall’amministrazione locale insieme all’amministrazione centrale su strade scolastiche, ciclabilità e promozione di interventi di qualità sullo spazio pubblico che si aggiungono alla promozione sociale già avviata a partire dal progetto ‘Nonni paletta’”.
“Il tavolo è andato molto bene – ha dichiarato l’assessore municipale Luca Gasperini – perché ha avuto grosso riscontro tra le associazioni del territorio e insieme abbiamo definitivo la programmazione di progetti di promozione sul territorio per implementare la cultura della mobilità alternativa agli autoveicoli e sostenere un programma diffuso di promozione culturale proprio sul tema della sicurezza stradale”.
Salvaciclisti invita la cittadinanza a mobilitarsi
L’associazione Salvaiciclisti, rappresentata al tavolo da Alessandra Grasso, ha chiesto di affrontare con scrupolo proprio l’argomento della sicurezza stradale e di intervenire sulle cosiddette strade scolastiche e sulla salvaguardia delle strisce pedonali e delle fermate dei bus spesso occupate da auto in sosta. Per i prossimi appuntamenti ha auspicato la presenza della Polizia Locale e dei Mobility Manager del territorio. Il Mobility Manager di un’azienda ha il compito di analizzare le esigenze di mobilità dei dipendenti ed individuare soluzioni puntuali ed efficaci. Ha in pratica l’obbiettivo di ridurre l’uso dei mezzi di trasporto individuali a favore dei trasporti collettivi, ma anche di favorire la diffusione di mezzi di trasporto a minimo impatto ambientale.
Nel frattempo – proprio in occasione della Settimana Europea della Mobilità – Salvaciclisti organizza per domenica 17 settembre una biciclettata per i sette colli della città eterna, al grido “Fuori Roma dal fossile!”
Per una città libera dall’inquinamento dell’aria causato dal carburante fossile – si legge nella loro pagina Facebook – per promuovere la mobilità attiva e per restituire spazio alle persone e scoprire i famosi sette colli!
Ad ogni partecipante sarà consegnata una cartolina da vidimare ad ogni tappa/colle. L’arrivo sarà di nuovo a Piramide, dove verrà distribuito un simbolico ricordo della partecipazione a questa importante giornata. L’appuntamento è a partire dalle ore 10:00 presso il gazebo in via del Campo Boario (Piramide).
Il manifesto di Salvaiciclisti per l’iniziativa del 17 settembre
Sono
pochi quelli della mia generazione che l’hanno visto correre “in diretta” e men
che meno quelli che aspettavano le sue fughe sul bordo d’una strada. Ancora
rare, sul finire degli anni ’50, le tivvù con le loro casalinghe Domeniche Sportive
in chiaroscuro. E sin troppo avaro, di quei tempi, il bilancio di casa per
permettersi trasferte da tifosi. Eppure se c’è un nome che rimanda indietro nel
tempo gli “under 70” come me è quello di Fausto Coppi. Non è il solo. Altri
eroi accompagnavano allora la fine dell’infanzia quando, tra i banchi di scuola
e i campetti arsi di periferia, le imprese delle nostre sfide quotidiane si
maritavano con il racconto delle gesta di qualche campione tramandate a voce alta
da adulti fomentati. E così, crescendo, toccavamo il pallone nelle infinite partite
di strada o d’oratorio, citando Ghiggia o Schiaffino o Selmosson mentre
lanciavamo cannonate a rete nel nome di Piedone Manfredini oppure tiravamo di
boxe parlando già di Cassius Clay che, all’epoca, il Muhammad Alì ancora non
c’era. Ma nelle corse in bicicletta, a dispetto dei tappi a corona, le lattine con
la faccia di Pambianco o Gimondi o Massignan, che mandavamo avanti a schicchere
nervose nei nostri giri d’Italia disegnati sull’asfalto, era tutto un inseguire
la gloria di quel Fausto Coppi quando ci capitava di spingere le leve della
bici in gare furiose all’ultima pedalata.
Dentro
casa del resto, dove in più famiglie si coabitava, la foto del mito era al di
sopra d’ogni discussione. Ce l’aveva messa il fratello di mia madre, lo zio
Pietro laziale e sempre un po’ fascista, ma stava bene anche a mio padre, ex
contadino e a modo suo comunista. Mio padre Armando, nato nella parte ciociara
di quella Terra di Lavoro che estendeva i propri mandamenti sul corso del Liri,
ci teneva a rivendicare l’amore per la sua Bianchi con cui aveva scorrazzato da
giovane per vie di campagna e che, diceva, l’aveva fedelmente aspettato al rientro
dalla prigionia d’Africa. Anche l’offesa bellica era un punto che lo legava al corridore
di Castellania e dunque, nonostante la politica, non c’era alcun derby biciclettaro
tra le mura domestiche e del resto solo una fede democristiana e pure un sacco
perbenista avrebbe mai fatto dire a qualcuno di casa o delle vicinanze che il
Bartali Gino era più forte e che pure Magni gli aveva già fatto mangiar la
polvere.
Tutto
questo lungo ricordo personale insomma è il primo effettaccio che mi fa l’avere
tra le mani un libro come Alfabeto Fausto Coppi edito per i tipi Ediciclo e da
poco rintracciabile sugli scaffali. L’hanno scritto correndo in coppia, come
s’usava al Trofeo Baracchi del secolo passato, Gino Cervi e Giovanni
Battistuzzi due ottime penne coadiuvate dalla matita picassiana del disegnatore
Riccardo Guasco e con la ragguardevole presenza, sulla ammiraglia della
squadra, d’una introduzione firmata Adriano Sofri capace di dare il proprio benefico
contributo di vitamine letterarie alla lunga corsa che fila per oltre trecento
pagine. Una nota in swing la mette anche un artista “casciavitt” di nome
Claudio Sanfilippo che con il suo Volo riprende in versi un articolo della Anna
Maria Ortese rapita dall’Airone celeste in una tappa di montagna. Non ci sono foto,
né in bianco e nero né a colori Agfa, che lo rincorrono sui tornanti delle Alpi
coi flash sparati in faccia alla fatica d’una tappa appena conclusa. Eppure gli
scatti di Breviglieri o Petrelli, la neve dello Stelvio con quel W FAUSTO a
caratteri cubitali o il duello con Robic sull’Alpe d’Huez oppure i 192
chilometri in solitaria alla Cuneo Pinerolo del ‘49 o la maglia iridata sul
podio di Lugano con la Giulia Occhini in Locatelli affianco, ci sono in questo
straordinario libro con un sacco di altre immagini. Ci sono infatti nelle
parole e nelle pagine, spesso “liberamente ispirate” a interviste e memorie
d’epoca, che i due autori rielaborano con grande capacità narrativa.
Questo
Alfabeto va dalla A di Airone alla Z di Zingaro passando per la F di Furto e la
Q di Quello là che è poi il modo con cui il piemontese schivo chiamava
l’esuberante rivale toscano quando non lo sopportava. Ed è un libro tutto da
leggere e godere. Un testo che percorre una felice epoca sportiva ma, assieme, racconto
di storia patria e di costume sociale, in grado di far capire e meglio d’altri
il clima non tutto epico di quell’Italia del dopoguerra, paese dai molti
contrasti e dalla doppia morale, dove ci stava che se eri adultero svelato e impenitente
rovina famiglie t’attendeva la scomunica pubblica e magari, ma solo per la
donna fedifraga, perfino la galera. In quell’Italia là appunto, ancora alla
vigilia del boom, lo scontro tra madonnari “ultrà della diccì” da un lato e
comunisti sfegatati per l’Urss dall’altro s’alimentava di match quotidiani passando
pure per lo sport delle due ruote dove era inevitabile che al cattolicissimo
Bartali portato in processione dalle parrocchie gli operai di Sesto o i
proletari delle zone rosse opponessero l’inquieto, fragile ma più forte, “Fostò”.
Ecco,
di tanti risvolti tratta questo dizionario illustrato chiamando perfino in
scena un inesauribile parterre di protagonisti:
Togliatti e De Gasperi con Pio XII, un giovanissimo Rivera e un Silvio Piola a
fine carriera, il fratello Serse e la mamma Angiolina, la Dama Bianca e la moglie
Bruna, Isa Barzizza e Rita Hayworth, il Biagio Cavanna col mago Pinella, banditi
come Sante Pollastri o il Bruno della “lìgera” e via scorrendo. E’ lungo più
d’un kolossal hollywoodiano l’elenco ma tra tanti un posto nei titoli di coda
lo prende anche un figlio della Garbatella di nome Marcello Spadolini. Il
racconto che lo cita si chiama Chiosco e nel titolo si riferisce al “baretto
della Sora Rosa” che sulla strada di Grottaferrata, di domenica 27 maggio 1945,
vede passare i pedalatori iscritti alla Coppa Salvioni. La corsa è aperta a
tutti e al via, “MotoVelodromo Appio ore 7 e 06” precisa svizzero il cronista
dell’epoca, si ritrovano in ventitrè tra professionisti accasati e irriducibili
indipendenti assieme ai puri dilettanti. C’è Bartali che corre su una Legnano
con la maglia della Ss Tempora Bettolle e c’è Coppi tesserato per la Sc Lazio
in sella alla Nulli, c’è la speranza di Torpignattara il dilettante Spartaco
Rosati prossimo protagonista al Gran Premio della Liberazione e c’è Elio Bertocchi
un prof in maglia giallorossa. Marcello Spadolini è il capofila degli
indipendenti, campione di tante corse minori, che con la maglia rossoverde della
MATER bici Pangrazi s’era già con onore sobbarcato in solitaria il Giro del ’40;
proprio quello vinto dal debuttante Coppi alla vigilia della disgraziatissima
entrata in guerra annunciata dal Benito mascellone al balcone di Piazza Venezia.
Oggi, con le macerie della sconfitta tutte sparse in giro, Marcello è sul
percorso che fila verso i Castelli e col campionissimo condivide i colori
laziali ma per lui l’asfalto bruciato spingendo sul 49×16 non è mica lo stesso.
E’ comunque lui, come da copione, a cercare di dare la scossa e a filare via sulla
salita di Grottaferrata in compagnia di Bertocchi. Ed è sempre lui a cercare di
spronare il giallorosso a giocarsela come un derby del cupolone. Nel racconto
di Cervi e Battistuzzi gli sforzi del nostro appaiono ormai inutili e già
risucchiati dall’azione di Coppi che sfrecciando davanti al Chiosco della Sora
Rosa, con tutti i Scaroccia padre e figli schierati a tifare, avrebbe poi battuto
tutti sul traguardo di Castelgandolfo. E “per una macchina” soprattutto Quello
là.
Spadolini
in quell’occasione finì quinto, pure dietro al Bertocchi, ma primo degli
indipendenti. La Coppa Salvioni di quel maggio del ’45 fu importante ed ebbe il
merito di sancire il rientro del campionissimo capace di smaltire con un
successo rinfrancante la ruggine d’una inattività prolungata. Nel libro il
campione del lotto 12, “l’uomo che fugge” come lo chiamavano all’epoca, corre
al fianco dell’Airone, “l’uomo solo al comando” non ancora “dio stordito dalla
sua forza”. E questo è pure un motivo in più per leggere e godere d’un Alfabeto
Fausto Coppi testo prezioso e forte dalla prima all’ultima pagina, dal primo
all’ultimo tornante.
[Il libro ALFABETO
FAUSTO COPPI scritto da Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi sarà presentato alla
Fiera della piccola editoria “Più libri più liberi” e, in anteprima romana a
Casetta Rossa, ne parleranno assieme agli autori il giornalista Rai Stefano
Rizzato e Claudio D’Aguanno. Appuntamento venerdì 6 dicembre ore 18 a Casetta
Rossa in Via G. B. Magnaghi 14]
Claudio D’Aguanno
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