Skip to main content

Tag: Cara Garbatella

A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

Abbiamo, alla Garbatella, in Largo delle Sette Chiese 25, il nuovo Consultorio familiare, che sostituisce quello inadeguato di Via Montuori, sotto la scuola Cesare Battisti. Una vittoria democratica, merito innanzitutto delle battaglie delle donne. Il 6 novembre scorso l’inaugurazione, con la partecipazione di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, di Antonio Paone, direttore della ASL RM C, di Andrea Catarci, presidente del Municipio, di Alberto Attanasio, vice presidente e assessore municipale ai LLPP e di Antonio Bertolini, delegato municipale alla Sanità.
Prende forma e vita una realtà pubblica e istituzionale capace di offrire servizi fondamentali per i cittadini in locali adeguati e confortevoli per utenti e operatori. Il nuovo Consultorio propone prevenzione e assistenza sanitaria, psicologica e sociale per le donne, le coppie in crisi o in difficoltà socio-economiche, per le vaccinazioni dei piccoli e per la famiglia nel suo insieme.
L’intervento di ristrutturazione del fabbricato, che già ospita gli uffici tecnici e un presidio del servizio anagrafico, ha profondamente modificato l’edificio, restituendo una nuova struttura più funzionale, sicura e gradevole.
In un comunicato, il consigliere delegato alla Sanità, Bertolini, sottolinea che la nuova localizzazione del Consultorio, proposta alla ASL RM C dal nostro Municipio, rappresenta una scelta culturale di attenzione per il servizio pubblico, in particolare per un servizio sanitario e sociale integrato ritenuto insostituibile che, con la sua offerta dedicata non solo alle donne, va a incidere in termini di interesse sulla intera popolazione.
Il Consultorio offre servizi con competenze multidisciplinari tra cui: informazioni e assistenza per una procreazione responsabile e divulgazione delle conoscenze idonee ad una sessualità consapevole e per promuovere o prevenire la gravidanza; per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile con supporto psicologico e sociale; per la tutela della salute della donna e del concepimento; per l’assistenza e l’informazione sulla sterilità e sulle tecniche di procreazione assistita; per le indicazioni sull’affidamento familiare e sulle procedure per l’adozione.
Nel momento attuale, mentre non vengono incrementati ma spesso vengono ridotti i servizi territoriali, rendendo difficili percorsi di salute accettabili, la realizzazione del nuovo Consultorio rappresenta una controtendenza che va sicuramente perseguita da chi, come noi, conclude Bertolini, crede fortemente nei servizi pubblici territoriali.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross

Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

Il 5 dicembre si è inaugurata, nella Sala del consiglio municipale in Via Benedetto Croce 50, la mostra fotografica AltaGarbatella, in occasione della presentazione del calendario 2013 del nostro Municipio. La mostra resterà aperta fino al 19 dicembre, dopo di che si trasferirà, dal 22 dicembre al 12 gennaio, nell’Enoteca Giansanti, in Via Ostiense 34, dove il venerdì e il sabato il locale resterà aperta fino a tardi con degustazioni e musica dal vivo.
E’ stato il presidente dophotocrossdel Municipio a proporre all’Associazione fotografica DoPhotoCrossè di preparare il calendario per il 2013 dedicato alla Garbatella. Il progetto si è dimostrato molto interessante e ha richiesto uno studio del quartiere molto approfondito. Innanzitutto l’incontro dei fotografi, Bruna Marsili e Venanzio Cellitti, con gli architetti dell’Osservatorio sul moderno di Roma, Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, autori del libro “La Garbatella, il moderno attraverso Roma”, libro dal quale è nato lo spunto per il calendario.
Quindi è nato il progetto “mirato” su palazzi e scorci significativi dal punto di vista architettonico storico e culturale. Nessuna foto infatti è casuale.
La particolarità delle foto è quella che le immagini sono state scattate dall’alto: fotografare dai terrazzi condominiali e, quando non si è potuto, dalle finestre dei privati. Si è trattato di un vero viaggio nel quartiere. Ha preso il via un allegro passaparola tra gli abitanti alla ricerca delle vedute migliori. Insomma, raccontano i fotografi dell’associazione, la gente ha iniziato a chiamare amici, cognate o suoceri, pur di trovare l’affaccio migliore sul palazzo che volevano fotografare. Il quartiere ripreso dall’alto ha preso pian piano forma. Ogni palazzo, sempre ammirato dalla strada, dai terrazzi ha assunto un senso architettonico e un significato storico. Inoltre, quei palazzi, ai nostri occhi hanno improvvisamente cominciato a vivere. Con le storie della gente che ci vive La DoPhotoCrossè è una libera associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili, nata dall’idea di fotografare con la procedura del cross processing.
La tecnica consiste nel fare le foto con pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale delle immagini dai toni cromatici “starati” ma assolutamente suggestivi. I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu. Le foto di questo calendario sono state scattate dai terrazzi e dalle finestre del quartiere della Garbatella e realizzate con una fotocamera ZenzaBronica, usando pellicole diapositive medio formato, di sensibilità 50 ISO e sviluppate con il procedimento del cross processing.
Scattare in cross processing è una sperimentazione continua: il risultato è sempre piacevolmente imprevedibile.

 

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

Incontro con il Maestro Franco Zaniol, tenore di fama internazionale

Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

di Carolina Zincone

Appuntamento al Bar del Cappuccino di Piazza Augusto Albini, qui alla Garbatella. Ore 16,30. Spacco il minuto, ma quel signore elegante che legge il giornale seduto al tavolino è arrivato prima di me. Mi presento, si presenta: come “un grande di questo quartiere”. Io non so bene da dove cominciare, anche perché di musica lirica ci capisco poco, mi accingo per la prima volta ad utilizzare un telefono come registratore e nel bar la musica è alta. Per fortuna ha pensato a tutto lui, Franco Zaniol, tenore di fama internazionale nato in Via delle Sette Chiese.
Appena tornato da una delle continue tournée che lo vedono spaziare dall’Australia agli Stati Uniti passando per il Giappone, ha trovato il tempo di mettere insieme un bel pò di materiale sulla sua brillante carriera, affinché io potessi attingere liberamente.
Sembra un uomo soddisfatto, ma si sente, nei suoi racconti, un po’ di rammarico: per aver fatto tanto per tante persone sparse per il mondo, ma non abbastanza forse, per il suo popolo, quello della Garbatella.
Il nostro è un quartiere che può vantare personaggi importanti, peccato che in un certo senso se li sia fatti sfuggire.
Da piccolo, Franco si guadagnava la paghetta dando una mano al papà, che nel 1926 era diventato il primo barbiere della Garbatella. Ma non passò molto tempo prima che, da studente del Conservatorio allievo di Mario Del Monaco, cominciasse a vincere borse di studio che lo portarono lontano da qui. Nel 1973, solo uno su cento poté andare alla Scala a studiare col Maestro Pastorino, e quell’uno fu Franco Zaniol. Per risparmiare faceva il pendolare da Lissone, e per arrotondare lavorava come commesso in un negozio di abbigliamento chic chiamato Le Diable (Il diavolo!). L’anno dopo ci
fu il premio RAI “Nati per la lirica”.
Ma la vera svolta avvenne nel ’76, quando vinse il Concorso Internazionale Verdi al Teatro di Parma. Purtroppo, proprio quando sembrava che non potesse fermarlo più nessuno e a pochi giorni da un importante appuntamento con il Metropolitan di New York, Zaniol ebbe un brutto incidente stradale.
Così brutto che, a causa del trauma, per un anno e mezzo perse la parola, la sua voce. E se non fosse stato per l’insistenza della famiglia, la storia di un grande tenore si sarebbe conclusa così, con Franco Zaniol che non voleva più cantare. maestro-zeniol
Invece riprese, e come. Zaniol ricorda tutto e ci tiene a fare i nomi di tutti i Maestri con cui ha lavorato o che ha avuto l’onore di sostituire, come José Carreras e Pavarotti, che per via di un’influenza dovette cedergli i panni del Duca di Mantova nel Rigoletto. Parla dei palcoscenici che ha calpestato, dei premi che ha vinto, di quei lunghi 12 minuti d’applauso che si conquistò con il duetto di Otello.
Ci tiene, soprattutto, a parlare del lavoro di beneficienza, che, dopo grandi prestazioni in Italia – dove ancora si ricordano il concerto lirico del 1995 al Centro culturale Aldo Moro di Cordenons per il reparto di ginecologia oncologica di Aviano e quello con Katia Ricciarelli per la Fondazione anti-leucemia, ma anche la sua partecipazione a Telethon 2001 – adesso svolge soprattutto all’estero.
“Perché qui in Italia, diciamoci la verità, di cultura ce n’è poca. E alla Garbatella pochissima”, afferma con rammarico il Maestro, che pure continua a chiamare il nostro quartiere la “piccola Parigi”.
E’ perché qui da noi in cultura si investe poco che lui ormai sta più in Canada che in Italia. Si legge di Zaniol su “Il cittadino canadese” – il giornale  italiano primo in Québec e in Canada: del tenore romano che ha deciso di dedicare la sua carriera a “migliorare l’immagine dell’Italia nel mondo”, cantando. Per questo nel 2002 Zaniol volle incontrare il Ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, al quale parlò dei suoi progetti per aiutare la comunità italiana in Canada e da cui ricevette utili patrocini. Ma è qui alla Garbatella che Zaniol vorrebbe farsi (ri)conoscere, è qui che i vecchietti di sempre lo fermano per strada per chiedergli di poter riascoltare la sua bella voce prima che sia troppo tardi.
E’ qui che ha cantato, a Santa Galla, dove le persone stavano pure fuori per quanto era piena la sala, e al Palladium, nel 2000. Ma sono passati 12 anni. E se n’è dovuto andare lo storico farmacista di Via Fincati, Fabio Fabi, perché il tenore fosse invitato a cantare una messa solenne nella Chiesa di San Francesco Saverio, tre settimane fa.
Quanto bisogno ci sarebbe, invece, qui da noi, di bei concerti e di una bella scuola di canto. Una scuola capace di far cantare, insieme, i giovani e gli anziani, i vecchi e i bambini.
E’ il 4 dicembre, il nostro Presidente del Consiglio, su invito del Ministro Riccardi, ha appena celebrato la conclusione dell’ “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni”. Per farlo, si è felicitato con vecchie glorie dello spettacolo italiano come Gina Lollobrigida e Pippo Baudo, ai quali non piace affatto essere definiti vecchi ma che rivendicano il fatto di essere molto attivi. Da ogni parte, si è insistito sull’importanza che siano abbattute le barriere tra le generazioni, che siano sfatati i miti per cui gli anziani tolgono il lavoro ai giovani.
Entrambi hanno il diritto di vivere una vita dignitosa, di essere rallegrati da una romanza. Lasciamo stare tutto quel Brecht che ci viene propinato e che né i nostri ragazzi né gli anziani dei lotti, giustamente, vanno a vedere! – dice Zaniol. Chissà per quanti anni ancora girerà il mondo lui, altro che invecchiamento attivo, il suo! La speranza è che a casa nostra, qui alla Garbatella, torni presto con un programma, con una delle tante idee che gli frullano per la mente e che lui, in realtà, ha sempre pensato per la sua gente.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Ci ha lasciato Elisabetta Di Renzo esempio d’impegno politico e cura della famiglia

Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Anche Elisabetta ci ha lasciati, avrebbe compiuto 90 anni il prossimo gennaio. In un primo freddo pomeriggio di dicembre l’abbiamo salutata nella chiesa di San Francesco Saverio insieme ai figli Roberto, Gianni e Sandra, ai parenti e agli amici che l’hanno conosciuta in questa lunga vita. Una vita piena, vissuta tra la cura della famiglia e l’impegno politico e sociale nel quartiere.
Elisabetta Di Renzo è una delle figure femminili che hanno lasciato il segno alla Garbatella.
elisabetta-di-renzo
Ce la ricordiamo negli anni Settanta con le donne della Villetta e della sezione socialista nelle lotte per i decreti delegati e la democrazia nella scuola. E poi ancora in prima fila nella campagna per il divorzio e la Legge 194, che sfociò nell’apertura del consultorio familiare di Via Montuori e la sua gestione da parte dell’Assemblea delle donne.
A noi Elisabetta piace ricordarla così, con quel viso dolce e una grande carica di passione civile, che esprimeva nei suoi interventi. Non andava mai fuori le righe, ma era sempre critica e determinata, alcune volte anche scomoda per gli ortodossi dirigenti locali del Pci. Insomma era una combattente dai modi gentili e amabili, ma allo stesso tempo sapeva essere acuta nel dibattito politico e intransigente nei principi.
Fin da giovane si era avvicinata all’Udi (Unione donne italiane), l’organismo che nel primo dopoguerra raccoglieva le militanti più impegnate del Pci, del Psi e della Democrazia cristiana.
Aveva seguito Giglia Tedesco, Marisa Rodano, Nadia Spano, Leda Colombini, dirigenti nazionali del partito comunista, nella campagna elettorale per la Costituente e per estendere il voto alle donne.
Insieme a Felicetta Greco, Vera Polimanti, Vanda Della Ciana, Concetta Rizza, Neda Solic e le altre donne comuniste della Garbatella era stata sempre in prima fila nelle delegazioni all’Iacp o al Comune di Roma per protestare contro l’aumento dei fitti delle case popolari, per rivendicare
l’erogazione dell’acqua, per risolvere il problema degli sfollati che occupavano la Cesare Battisti e consentire ai bambini del quartiere di tornare a scuola. Non si risparmiava, insieme alle altre donne, nella preparazione dei pasti caldi in Villetta e nel sostegno agli uomini che facevano gli scioperi alla rovescia. Era un modo di lottare fattivamente contro la disoccupazione e rivendicare il lavoro, imbracciando pale e picconi per la sistemazione delle strade e dei marciapiedi, cumuli di terra per anni rimasti incompiuti .La sua famiglia venne alla Garbatella al lotto 28 alla fine degli anni Venti. La mamma gestiva un banco di verdura al mercato rionale, che in passato si faceva a Piazza Pantero Pantera. Sposò Mario Pistilli, un operaio edile comunista, protagonista delle lotte popolari e democratiche nella città e alla Garbatella, con cui andò ad abitare al lotto 60, nella zona degli Alberghi. Oggi noi tutti la ricordiamo con affetto e la porteremo sempre nel cuore.

Gianni Rivolta

 

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Dedicato alla memoria dell’unica donna sopravvissuta tra 1022 ebrei razziati nel ghetto e deportati dai tedeschi nel 1943. Tornata libera, dedicò la sua vita a lottare contro gli orrori di ogni razzismo

Si chiamerà Settimia Spizzichino il ponte fantastico della Circonvallazione Ostiense: inaugurato il 3 dicembre. L’ha deciso la Giunta capitolina il 16 novembre scorso, nel 74° anniversario dell’emanazione delle infami leggi razziali del 1938. Settimia fu l’unica donna, insieme ad altri 15 deportati, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, tra i 1022 ebrei rastrellati dai tedeschi con la complicità dei fascisti a Roma il 16 ottobre 1943. Settimia aveva ponte-settimia-spizzichinopoco più di 22 anni quando fu presa nella zona del vecchio ghetto. Il suo calvario si svolse prevalentemente nel campo di Auschwitz-Birkenau.
Al suo ritorno in patria venne ad abitare da noi, alla Garbatella, e fu la più ostinata testimone con i suoi racconti degli orrori patiti dai prigionieri dei campi. La notte del rastrellamento, ha raccontato Settimia poco prima della morte, non abbiamo avvertito spari né rumori assordanti. C’era un silenzio di tomba, un silenzio particolare.
Alla chiusura dei negozi la sera del 15 ottobre venne a trovarci mio fratello Pacifico. Mamma ebbe come un presentimento: vattene via, vattene a casa tua. Il silenzio si interruppe prima dell’alba con dei passi pesanti, rumorosi. Erano i passi dei soldati di Hitler che, gridando ordini come iene, avevano circondato tutte le vie di accesso al ghetto. Era cominciata la razzia, in un contesto di voci, di richiami, di implorazioni.
In quel freddo autunno del ’43, quel sabato 16 ottobre, Roma era sotto la cappa dell’occupazione tedesca , della fame e dell’incerto domani.
La comunità israelitica si sentiva in parte rassicurata dopo aver consegnato, al comando della Gestapo di Via Tasso, martedì 28 settembre, 50 chilogrammi di oro che i tedeschi avevano preteso. Con Settimia furono presi la madre Grazia, le due sorelle Ada e Giuditta con la figlia Rossana di 18 mesi: solo Settimia fece ritorno.
Fino all’ultimo ha voluto ricordare e raccontare la terribile esperienza di Auchwitz, dimostrando che il tempo che passa non può essere un alibi per dimenticare, né abbassare la guardia di fronte a qualsivoglia episodio di razzismo.
A Settimia, oltre al ponte della Garbatella, a Roma è intitolata anche una strada nel XX Municipio, zona Tomba di Nerone: il 26 luglio di quest’anno alcuni degni epigoni dei carnefici che la deportarono ne rimossero, per sfregio, la targa toponomastica.
Recentemente, un sito WEB neonazista l’ha definita una “oligomiracolata” nei campi di sterminio.
A 12 anni dalla sua scomparsa, la dedica a suo nome del ponte fantastico della Circonconvallazione la ricorda nel quartiere che l’ha amata e dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Un regalo buono che fa bene

Un regalo buono che fa bene

di Orietta Vidali

Anche quest’anno, in prossimità delle festività natalizie, le Associazioni Altrevie e Cara Garbatella promuovono la campagna “Un regalo buono che fa bene”. Giunta ormai alla sua settima edizione, l’iniziativa prevede la vendita di olio extra-vergine di oliva dop della Sabina, il cui ricavato viene destinato a fini di solidarietà.
L’olio sarà disponibile presso i locali del Centro Anziani di Via Pullino (accanto alla fermata Metro Garbatella) grazie all’aiuto prezioso di Francesco Giacquinto e Mario Di Martino, gli infaticabili animatori del Centro. Per quanto riguarda la finalità della campagna di solidarietà,anche quest’anno si rinnova la collaborazione con l’Associazione ULAIA ArteSud che da anni opera nei campi palestinesi in Libano.un-regalo-buono-che-fa-bene

Abbiamo chiesto a Claudio Bocci, presidente di Altrevie, i motivi di questa scelta.
“Già lo scorso anno abbiamo collaborato  con ULAIA ArteSud e raccolto fondi per aiutare bambini e giovani palestinesi che vivono una situazione di grande disagio in Libano.
Da oltre 40 anni decine di migliaia di profughi espulsi dalle loro terre in Palestina vivono o, meglio, sono sopportati, nel ‘Paese dei cedri’. Il Libano poggia su una Costituzione a base etnica e religiosa e la concessione dei diritti civili alla popolazione palestinese avrebbe come conseguenza di alterare il peso delle diverse comunità che vivono in Libano con riflessi importanti sugli equilibri politici interni”.

Immagino che le difficoltà maggiori le soffrano i più deboli.
“Sì, e in particolare i bambini che incontrano molti problemi a frequentare regolarmente la scuola; l’educazione primaria è assicurata grazie ad una rete di organizzazioni non governative che si fanno carico di assicurare l’istruzione e, insieme, di tramandare le tradizioni e la cultura d’origine. Per questo abbiamo deciso di dare un piccolo segno di solidarietà e abbiamo destinato le somme raccolte al piccolo Hamad Eiyadi che oggi ha 12 anni e vive nel campo di Beddawi nella zona di Tripoli del Libano e che ci è stato segnalato da ULAIA ArteSud perché il papà e colpito da una grave malattia”.

So che l’anno scorso avete visitato i campi profughi palestinesi in Libano e che avete incontrato Hamad.
“E’stato davvero emozionante trascorrere un’intera settimana a conoscere ed approfondire una realtà difficile ma carica di dignità e contraddistinta da decine di volontari che hanno a cuore l’educazione dei più giovani e che coltivano la speranza al ritorno nella terra d’origine.
L’incontro con Hamad e con la sua famiglia poi è stato commovente: siamo stati accolti dalla giovane mamma e dai piccoli fratelli con grande calore e amicizia e siamo usciti con la consapevolezza di aver ricevuto molto di più di quanto abbiamo dato”.

 

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

C’è un altro campione italiano alla Garbatella

Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

L’esempio di un ragazzo bravo nello sport e insieme promosso a scuola

di Claudio Cima

Sì, un altro campione, perché il nostro quartiere è da sempre fucina di cmpioni dello sport e dello spettacolo. Essere campioni è una cosa strana, da una parte è molto rara, dall’altra, quando li vedi da vicino, ti rendi conto che sono persone tranquille come noi. Non conta se guadagnano milioni o no. Sono persone che hanno raggiunto un obiettivo, che nella loro specialità hanno saputo essere campioni. Significa essere i più bravi, e difficilmente si è i più bravi se non si è sofferto tanto per diventarlo.

lorenzo-petrucciLorenzo Petrucci, 16 anni, da sempre appassionato di motori e pilota di Kart, ha finalmente coronato il suo sogno ed ha vinto il Campionato italiano Easykart nella classe 125 Master.

Detto così, scritto con queste poche parole, sembra quasi una citazione di altri tempi, un piccolo trafiletto che lascia il tempo che trova. Invece non è così. Chi vi scrive ha avuto la possibilità di vivere direttamente la lunga avventura che ha portato il nostro giovane concittadino a coronare il suo sogno di sempre, raggiungendo un obiettivo che solo due anni fa sembrava impossibile. Nel 2012, Lorenzo, dopo due stagioni ai vertici, si presenta con l’obiettivo di vincere: una gara, il campionato, qualsiasi cosa, ma vincere, dare un senso ai sacrifici che la sua famiglia e lui da sei lunghi anni fanno per consentirgli di sognare di essere Schumacher o Alonso, di frequentare con la fantasia le mitiche piste di tutto il mondo.

Si comincia a Pavia, dove 4 mesi prima si è conclusa la stagione 2011, e subito è pole position, con un quarto posto finale che sa di beffa per una serie di vicissitudini superflue da narrare; si prosegue con Siena, dove arriva la prima prestigiosa vittoria, con un vantaggio di quasi dieci secondi sul suo avversario dell’anno; si prosegue con Viterbo, Lignano Sabbiadoro, Cervia, Pomposa, Corridonia, fino ad Ottobiano (PV) sede del doppio appuntamento finale al quale Lorenzo giunge, a metà settembre, con un buon vantaggio sugli inseguitori e con un doppio secondo posto.

In totale controllo, conclude vittoriosamente il campionato. Il bilancio è eccezionale: tre vittorie, due secondi, un terzo e tre quarti posti, un campionato regionale vinto già a giugno ed il Campionato italiano conquistato a settembre, in attesa del Mondiale di ottobre. Tutto questo oramai è storia, rimangono però vive le emozioni vissute, la scoperta che si può essere campioni anche essendo promossi a scuola, che si possono battere anche
avversari di 30 o 35 anni, che la passione, la serietà, la dedizione non hanno nazionalità o età, sono caratteristiche che si hanno dentro o non si hanno.
Io che lo conosco da quando è nato vorrei trasferire a tutti gli abitanti della Garbatella l’orgoglio di avere tra noi un Campione italiano. Chissà, magari fra 10 anni lo vedremo in tv alla guida di un’auto da corsa di colore rosso con il numero 58, sì, lo stesso di Simoncelli, il nome che fortemente Lorenzo ha preteso di avere sul suo Kart rosso nella stagione 2012 in ricordo del grande SIC cui si sono ispirati lui e altri quattro ragazzi, anche loro Campioni italiani, che nelle varie categorie del Karting si sono imposti tutti con il numero 58 sulla carena.

Sembra una favola, sembrano lontani decenni i momenti nei quali Lorenzo aveva come obiettivo quello  di rientrare nei primi 30 classificati e disputare una finale. Ora è lui l’uomo da battere, e lui si porta dentro tutta la storia e l’orgoglio della sua città e del suo quartiere: suo nonno, suo padre, sua madre e lui, tutti sono nati alla Garbatella, che non è solo il quartiere dei Cesaroni, ma anche il quartiere dove sono nati Maurizio Arena, Enrico Montesano, Agostino Di Bartolomei e ora anche Lorenzo Petrucci.

Il numero 515 è il canale  dove SKY ha trasmesso in diretta il 21 ottobre 2012 la gara finale del campionato mondiale Easykart. Lorenzo è in pista con il numero 58, a Pavia, con la voglia di sentire la vicinanza del suo quartiere, quello che tanto ama. La categoria è la 125 Master e lui è il Campione italiano. Sul Kart reca i nomi di due sponsor, uno è lo scudetto della Roma, l’altro è la scritta “Nonno Remino”, il nonno che lo ha lasciato a novembre del 2009 e  al quale Lorenzo dedica tutte le sue vittorie.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

nik-nicola-di-gennaroMa davvero te ne sei andato così, Nik, senza dir niente? Non ho mai scritto un “coccodrillo” in vita mia, ed eccomi qua a farlo per te, urgentemente, perché la voglia di ricordarti è tanta e il rimpianto per non averti potuto salutare forte. Mi torna in mente il nostro primo incontro al Bar Biffi: dove altro avrei potuto conoscere un personaggio come te, se non alla Garbatella?

Era il dicembre del 2008 e dovevo farti un’intervista  da pubblicare su Cara Garbatella. In quell’occasione mi avevi spiegato com’era nata la tua poesia, mentre lavoravi ai Mercati generali. Da allora non avevi più smesso e, una volta in pensione, ti eri “erudito mejo”, dedicandole ancora più tempo.

Parlavi, parlavi, parlavi … e recitavi le tue poesie, che ricordavi tutte a memoria. Poi raccontavi tutto quello che avevi combinato nella vita, insieme a tutto ciò che avresti ancora voluto fare: i tuoi progetti, l’idea di scrivere l’ “autobiografia” del tuo cane Erik e tanto altro. Anche se un po’ di paura del fututo ce l’avevi e ti commuovevi da solo al pensiero che a un certo punto questa vita dovesse finire. Per questo avevi scritto “Volto di nonno”, perché quella fine un po’ la sentivi arrivare. Ma intanto la vita te la godevi, gli amici, i parenti, la tua Garbatella. Quel posto un po’ magico dove eri approdato, mi dicevi, dopo la fatidica notte del bombardamento di San Lorenzo, dove vivevi, nel luglio del ’43.

“Apro il rubinetto – mi spiegavi – e le parole mi scorrono. Se a volte mi blocco e non scrivo per un po’ di tempo è perché non vedo la luce”. La luce che volevi vedere era quella di una pubblicazione che racchiudesse tutte le tue poesie. E chissà che tra poco tu non possa vederla. Sicuramente ti canterebbe De Gregori. Ora già vedi tutto più chiaro che qui.

Ti è sempre piaciuto vedere e cantare le cose belle, ma la tua sensibilità ti faceva vedere anche quelle brutte. Mi avevi fatto notare un egoismo nuovo, che non ti piaceva. “Prendi la questione degli extracomunitari”, mi avevi detto. “Non eravamo pure noi extracomunitari quando smucinavamo nella monnezza?”.

Era il tuo modo di fare politica, anche se dicevi che la politica non ti interessava. Ti interessavano le cose, le persone. Ti affezionavi e facevi affezionare. E per restare in contatto ti eri tenuto al passo coi tempi, dilettandoci coi tuoi sms in rima. Ricordo i tuoi auguri: “Felice Natale a te e famiglia. Fatti sentire, un accidenti che ti piglia!”. E ricordo la promessa di vederci dopo Pasqua, perché avevi un regalo da darmi. Non abbiamo mantenuto la promessa: io non ti ho ancora chiamato e tu te ne sei già andato. Quando toccò ad Alberto Sordi scrivesti che per lui, “donatore e portatore del sorriso/c’è un solo posto, il Paradiso”. Potremmo dire lo stesso per te, ringraziandoti per tutto quello che ci hai dato e per questa poesia che una volta ci hai dedicato:

Carolina Zincone

“Cara Garbatella,
quel giornalino tanto caro”

Era ora, finalmente,
che a qualcuno gli venisse in mente.
Di creare un giornale di quartiere,
pieno delle sue e nostre storie,
storie un po’ tristi,
colorate, vere.
In queste storie, tutti ci rivediamo,
di come era, di come eravamo;
storie che ai nostri figli tramandiamo.
Storie ormai passate, ma non dimenticate,
progetti di un futuro sempre migliore,
sempre più bello, più sicuro.
Oggi sfogliando avidamente
questo (piccolo) grande giornalino
quante cose mi tornano in mente.
Mi portano indietro, risentir bambino.
Accanto a tanti amici, che non ci sono più.
Pazienza, Cara Garbatella, adesso ci sei tu.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

radio

“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

Gli ascoltatori di 11radio non potevano dare migliore dimostrazione di come funziona una rete sociale in una città che troppo spesso vede i propri spazi verdi schiacciati dal cemento. Sabato 22 settembre al Parco Don Alberione, un parco lungo via Giustiniano Imperatore conosciuto più per le polemiche di degrado che per la sua centralità nella zona San Paolo, si è svolta “On Air, 11Radio in festa” . E’ stata così lanciata la nuova stagione radiofonica del Network della Comunicazione Sociale dell’XI Municipio, “ma non solo” dice Federico Valerio, responsabile del progetto “l’evento del 22 è stato anche l’occasione per festeggiare il gemellaggio fra XI Municipio e San Carlo, paese dell’Emilia colpito dal recente terremoto, di cui 11Radio è stata promotrice insieme alla Prociv Arci Brigata Garbatella e che ha ribadito ancora una volta la forte componente solidale presente tra gli abitanti del nostro territorio”.

A partire dal pomeriggio fino a mezza notte, fra musica, spettacoli sportivi, stand e disegnatori di fumetti, più di 1000 persone hanno inaugurato la ripartenza delle trasmissioni e incontrato gli abitanti di San Carlo, giunti in pullman dall’Emilia; “San Carlo non molla”, lo slogan della serata, campeggiava su tantissime magliette con raffigurato un centurione romano (con la scritta “11Radio”) nell’atto di sorreggere il mondo fratturato.

Fra gli stand diversi negozianti del territorio che hanno aderito alla campagna lanciata dalla radio “Commercianti Contro il Terremoto”, ma anche tante associazioni e, in prima fila, i cittadini del Comitato Inquilini sfrattati dall’ENPAIA. “Abbiamo ritenuto fondamentale” continua Valerio “dare uno spazio centrale agli abitanti del Municipio che stanno subendo la più grave delle ingiustizie. Abbiamo voluto ricordare che nel nostro territorio, pur senza terremoti, c’è chi rischia di perdere la casa e che a loro va rivolta, adesso, la nostra attenzione e solidarietà di concittadini”.

Durante la serata il sindaco di San Carlo ha ringraziato la cittadinanza insieme con il presidente del Municipio Andrea Catarci, l’assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari, il consigliere della Provincia di Roma Gianluca Peciola e la capogruppo di SEL nel XI Municipio Paola Angelucci.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Totalmente insufficienti i fondi stanziati dall’Amministrazione centrale.
Grido d’allarme dell’assessore municipale Beccari Se n’è andato Nik, cantore della Garbatella Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato.

di Eraldo Saccinto

Il nostro Municipio, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti dal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL RM/C e con le istituzioni scolastiche, al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza.

gli-alunni-diversamente-abili-senza-assistenza-scolasticaIl servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.

L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di ragazzi inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche, e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del Municipio. Lo stanziamento che l’Amministrazione centrale, in relazione alla spesa per l’assistenza scolastica di base, ci ha assegnato, risente pesantemente dei tagli imposti agli Enti locali, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado dall’inizio dell’anno ad oggi di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome. Per cui gli importi risultano del tutto inadeguati, soprattutto rispetto alle esigenze del servizio ed alle richieste provenienti dal territorio.

Ancor più significativo appare il limite dello stanziamento ove si consideri, la necessità di un adeguamento delle tariffe orarie spettanti agli operatori. La stima della spesa, per l’anno scolastico corrente, rapportata al previsto numero di alunni interessati e rapportata alle tariffe orarie aggiornate, secondo gli accordi di settore porta a quantificare delle necessità di bilancio che dovrebbero essere di gran lunga maggiori rispetto a quelle messe in campo. Né può pensarsi, in un contesto caratterizzato dalla generale contrazione delle risorse e delle disponibilità, ad aggiustamenti o compensazioni tutte interne al bilancio municipale, se non a rischio di pregiudicare l’offerta sociale complessiva del Municipio, nonché gli standard e i livelli di sviluppo e di coerenza dei servizi.

Non sono difficili da immaginare le ripercussioni sui bambini, il loro disagio e la ferita che ciò ha prodotto sulle famiglie. Il Municipio, in particolare, l’assessore alle Politiche Sociali Andrea Beccari, ha organizzato una serie di incontri con gli operatori, con le famiglie, con le rappresentanze sindacali, dai quali è scaturita la necessità di rivolgere una precisa richiesta di impegno all’Amministrazione centrale, in relazione alle integrazioni finanziarie necessarie a realizzare un concetto di integrazione scolastica quanto meno dignitoso. Il bilancio però non è approvato e la minaccia è quella di dover sopprimere servizi sociali che non possono essere tagliati. “Nel nostro Municipio, ci confida l’Assessore Beccari, c’è il rischio di blocco del servizio di assistenza agli studenti disabili per l’assenza di fondi. L’abbiamo già segnalato ma nessuna risposta è mai arrivata! Nelle casse del nostro Municipio ci sono a malapena i soldi per arrivare a fine mese.

E poi saremo costretti a lasciare  senza sostegno i 112 alunni con disabilità che frequentano la scuola dell’obbligo. Dal prossimo mese questi bambini non potranno più andare a scuola essendo l’Aec una figura indispensabile che quasi sempre divide il parco ore scolastiche del bambino disabile con l’insegnante di sostegno. Poiché la scure si sta abbattendo anche sui docenti (molte famiglie hanno già avuto la brutta notizia che ai loro figli verranno ridotte le ore di sostegno) gli Aec diventano essenziali. Lo sappiamo bene. –  aggiunge l’assessore – Gli assistenti nelle nostre scuole sono 52, di cui uno solo è dipendente comunale.

Quindi tutto il servizio è a carico del Municipio. Se non si interverrà – ci confida Beccari – inserendo nella manovra economica la cifra mancante di circa 125.000 euro, saremo costretti a ridurre questo delicato servizio, eludendo il rispetto di uno dei principi fondamentali della Costituzione: il diritto allo studio”.

Aggravato dal fatto che si tratta di scuola dell’obbligo.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Nel grande complesso cimiteriale alle porte della Garbatella

Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Personaggio molto discusso, morì martire nel 222, lapidato durante una rivolta anticristiana del popolo di Trastevere.
Fautore di una politica di tolleranza, si scontrò col rigore del primo antipapa Sant’Ippolito.

di Cosmo Barbato

callisto-primoIl San Callisto, il papa cui è intitolata la grande e venerata catacomba che si trova tra l’Appia  Antica, la Via Ardeatina e la Via delle Sette Chiese, alle porte della Garbatella, fu martire e quindi è santo, ma non si può dire che fu “uno stinco di santo”, stando ai giudizi severi che hanno lasciato su di lui eminenti scrittori cristiani che non lo amarono e lo bollarono come “uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l’errore”. Fu comunque personaggio di notevole spessore nella storia del cristianesimo delle origini.

Callisto fu il sedicesimo vescovo di Roma, cioè il sedicesimo papa dopo San Pietro. Occupò il soglio pontificio per cinque anni, tra il 217 e il 222, un periodo relativamente breve che però incise profondamente nella comunità cristiana che andava affermandosi tra periodi di tolleranza e di persecuzioni e tra non pochi disaccordi nel suo seno. Romano del Trastevere, era di origini servili, era stato cioè schiavo di un padrone, Aurelio Carpoforo, un facoltoso liberto di Commodo, l’imperatore che regnò tra il 180 e il 192 figlio degenere del grande Marco Aurelio.

Fu avviato alla nuova religione proprio dal suo padrone cristiano, che prese a ben volerlo, lo affrancò e gli donò anche un capitale che gli permise di esercitare la sua vocazione per gli affari aprendo un banco di cambiavalute non lontano dal Circo Massimo, nella zona dove più tardi sorgeranno le Terme di Caracalla. Ma Callisto si lanciò in operazioni avventate, dilapidando il denaro ricevuto e probabilmente appropriandosi anche di capitali dell’ex padrone. Sta di fatto che a un certo punto dovette abbandonare precipitosamente il banco, inseguito dai clienti cui aveva sottratto denaro.

Fu beccato però a Porto, dove cercava di imbarcarsi per una qualsiasi direzione pur di sfuggire ai tanti creditori truffati. Tra questi, anche il suo ex padrone, Carpoforo, che lo ridusse nuovamente in schiavitù e lo destinò alla macina finché non avesse risarcito il denaro sottratto. Ma Callisto era nato con la camicia: ben presto il padrone lo perdonò, rinunciando anche al risarcimento delle somme perdute. Tornato libero, Callisto, che presumeva di possedere il bernoccolo degli affari, riprese la sua attività finanziaria, dedicandosi anche al prestito usuraio. Nell’ambito di questa nuova proficua attività commise però un errore che gli fu fatale. Un giorno, a caccia di un debitore ebreo insolvente, irruppe di sabato nella sinagoga interrompendo una cerimonia religiosa.

Fatto gravissimo questo, secondo la legge romana, qualunque fosse la religione offesa. Callisto, denunciato dalla comunità ebraica, fu arrestato, frustato e condannato ai lavori forzati (ad metalla) nelle miniere della Sardegna. Ma il futuro papa era nato proprio con la camicia. Nel periodo della sua
detenzione ci fu un’amnistia per i cristiani deportati in Sardegna (l’isola “malsana” era normale luogo di pena per i colpevoli di gravi reati, tra i quali, in alcuni periodi, era annoverata la professione della fede cristiana).

catacombo-callisto-iL’atto di clemenza era stato ottenuto dal papa Vittore I tramite i buoni uffici di Marcia, l’amante cristiana dell’imperatore Commodo. Callisto non era incluso nell’elenco degli amnistiati, fornito dallo stesso papa, che lo riteneva un tipo poco raccomandabile: e poi, Callisto non era stato condannato per motivi religiosi, bensì per reati comuni. Ma Callisto riuscì a introdursi furtivamente tra gli amnistiati al momento dell’imbarco. Quando Vittore se lo trovò a Roma fece buon viso a cattivo gioco ma cercò di toglierselo di torno, assegnandolo a un compito di scarsa importanza ad Anzio.

Nel 199, morto Vittore, fu eletto papa Zefirino, il quale, facendo affidamento proprio nello spirito intraprendente di Callisto e volendo premiare i buoni risultati dell’incarico affidatogli ad Anzio dal suo predecessore, lo richiamò a Roma nominandolo suo segretario. Nella nuova veste di arcidiacono, egli prese in mano l’amministrazione della comunità e nel contempo divenne il suggeritore della politica di tolleranza verso quei cristiani che, nei periodi di persecuzione, avevano abiurato (erano i cosiddetti lapsi), sostenendo la loro riammissione in seno alla Chiesa, in dura polemica con l’influente prete Ippolito. Questi, assertore di un intransigente rigorismo dogmatico, detestava Callisto.

Quando nel 217, morto Zefirino, Callisto fu eletto papa, Ippolito, che in realtà aspirava al soglio pontificio, gli si contrappose energicamente, riuscendo a sua volta a farsi eleggere papa da una fazione dissidente: fu il primo antipapa della storia, riconosciuto però come santo per aver in seguito testimoniato col martirio la sua fede cristiana. La lotta di Ippolito non conobbe tregua: egli considerava Callisto un permissivo nei confronti di adulteri e prostitute che avessero fatto pubblica penitenza, verso il matrimonio di diaconi, di preti e di vescovi. Callisto in realtà aveva una visione più aperta e in definitiva più consona al messaggio di perdonanza e di amore cristiano.

Già sotto il pontificato di Zefirino, Callisto aveva avuto l’incarico di unificare i cimiteri in parte sotterranei di proprietà del clero cristiano sorti in quell’area tra l’Appia e l’Ardeatina a partire dal II secolo. Sfruttando le sue capacità imprenditoriali e il suo senso degli affari, esercitato anche nel proprio interesse, egli acquistò nuovi terreni adiacenti, creando quell’enorme complesso che poi si allargò ulteriormente nei secoli successivi, al quale lasciò il suo nome ma non le sue spoglie, come vedremo. La catacomba comprende, oltre alla parte callistiana, le cripte di Lucina, il cimitero di Santa Soteride, il cimitero di Balbina e quello di Basileo. Inoltre, nel sopraterra, si trovano numerosi edifici, cappelle e basiliche. Complessivamente nell’area trovarono sepoltura sedici papi del III e del IV secolo: Ponziano, Antérote, Fabiano, Lucio I, Stefano I, Sisto II, Dionigi, Felice I, Eutichiano, Gaio, Eusebio, Milziade, Zefirino, Cornelio, Marco, Damaso. Quell’enorme complesso situato lungo la Regina viarum sta lì a testimoniare la relativa autonomia di cui godeva la comunità cristiana tranne che nei periodi di persecuzioni e al tempo stesso rappresentava una solida dimostrazione del prestigio che i cristiani erano riusciti a conquistare nella capitale dell’impero.

Callisto morì martire il 14 ottobre del 222 sotto Severo Alessandro. Ma non fu vittima del potere imperiale, ché anzi quell’imperatore, come del resto il suo predecessore Eliogabalo, fu ben disposto verso i cristiani, bensì sarebbe stato vittima del popolo di Trastevere. Ci sono due versioni che parlano di una violenta rivolta popolare che si concluse con l’assassinio del papa. Entrambe testimoniano dell’intolleranza del popolo minuto verso i cristiani. La prima fa scaturire la caccia al cristiano da un prodigio che si sarebbe verificato durante una cerimonia religiosa pagana: un fulmine sarebbe caduto su un altare sacrificale uccidendo alcuni sacerdoti.

santa-ceciliaL’episodio sarebbe stato interpretato dalla folla come un segno dell’ira di Giove per la profanazione della religione dei padri compiuta dagli adepti della nuova religione che andava diffondendosi. Sarebbero stati i trasteverini a cercare una vendetta, invadendo la casa del vescovo Callisto  situata nella loro regione e precipitandolo a testa in giù nel pozzo di casa, coprendo poi il corpo di sassi. L’altra versione racconta invece della reazione dei trasteverini alla concessione ai cristiani, da parte dell’imperatore Eliogabalo, di un’area pubblica, occupata da una taberna meritoria destinata ai soldati veterani.
Quest’area, sulla quale sorse poi una cappella e più tardi la grande basilica di Santa Maria in Trastevere, era particolarmente venerata dai cristiani per via di un fenomeno che vi si era verificato nell’anno 38 a.C. e di cui era rimasta memoria: lo sgorgare di una fonte d’olio (più probabilmente acqua inquinata proveniente dal pessimo acquedotto Alsietino, che alimentava la vicina Naumachia di Augusto). Quel fenomeno era stato interpretato dalla numerosa comunità ebraica che viveva nel Trastevere come preannuncio del prossimo arrivo di un Messia e successivamente dalla comunità cristiana, che da quella ebraica derivava, come una profezia dell’avvento di Gesù. Il trasferimento di un edificio pubblico dedicato ai veterani a una comunità che non godeva di buona fama e simpatia scatenò, al tempo di Severo Alessandro, successore dell’imperatore Eliogabalo, una reazione di rigetto che si sarebbe conclusa con l’assassinio a furor di popolo del capo di quella comunità. Dove c’era la presunta casa del papa sorse poi la chiesa di San Callisto, non lontana da Santa Maria in Trastevere. Adiacente alla chiesa di San Callisto si conserva ancora una vera del pozzo in cui il pontefice sarebbe stato precipitato e lapidato.

pozzo-san-callistoSecondo una variante, la casa e il pozzo non sarebbero quelli di Callisto, ma del capo dei suoi persecutori, Ponziano, Comunque sia, la tradizione testimonia della diffidenza che le classi popolari nutrivano verso i cristiani, che invece avevano fatto proseliti nelle classi più agiate: la nuova religione rompeva l’equilibrio che si era consolidato tra il popolo e gli dei. Perché Callisto non trovò sepoltura nel cimitero che aveva contribuito ad apprestare a favore della crescente comunità cristiana?

Probabilmente per l’ostracismo verso la sua persona della fazione avversa che lo aveva combattuto fin dal periodo precedente alla sua assunzione al papato: non godeva di buona fama. Le sue spoglie tuttavia furono raccolte in una modesta catacomba intitolata a uno sconosciuto Calepodio che si trova al III miglio dell’Aurelia Antica, poco prima dell’attuale Piazza Carpegna. Nello stesso cimitero molto più tardi, nel 352, trovò sepoltura un altro importante papa, Giulio I, ma non in catacomba, bensì in un edificio sopra terra. Giulio fu il pontefice che regnò tra il 337 e il 352 e che diede inizio all’edificazione della basilica di Santa Maria in Trastevere, la prima a Roma dedicata al culto della Madonna.

La catacomba di San Callisto, oltre a chilometri di gallerie e alle memorie storiche della Chiesa delle origini, contiene epigrafi, sarcofagi, affreschi. Qui si trovava anche la tomba venerata di Santa Cecilia, che fu traslata nel IX secolo nella basilica a lei intitola anch’essa nel Trastevere. Nel corso dei restauri della chiesa in previsione del Giubileo del 1600, fu rintracciata l’urna di legno di cipresso che conteneva il suo corpo che apparve piegato su un fianco,
come lo rappresentò nel marmo Stefano Maderno nella mirabile scultura che si conserva sotto il ciborio di Arnolfo della chiesa trasteverina.

Nella catacomba di San Callisto, nella cripta che originariamente accolse il corpo venerato della giovane martire, si conserva una copia della scultura del Maderno. Insieme alla attigua cripta dei papi è uno dei luoghi più visitati e venerati dai pellegrini e dai fedeli.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Gravi problemi di viabilità nell’area intorno a Eataly

Gravi problemi di viabilità nell’area intorno a Eataly

Criticità esistenti a Via Matteucci, Via Benzoni e Piazzale 12 ottobre 1492. I disagi e le proposte degli abitanti della zona. Le iniziative dell’associazione “Insieme per l’Ostiense”

di Fulvio De Pascale per l’associazione insieme per l’Ostiense

eatalyIl 5 giugno, a nome dell’Associazione Insieme per Ostiense, avevamo scritto una lettera indirizzata al sindaco, all’assessore alla Mobilità Aurigemma e al presidente e al vicepresidente del Municipio Roma XI, in previsione dell’apertura di Eataly dentro l’ex Terminal Ostiense, chiedendo che venissero presi provvedimenti idonei ad evitare il caos per la viabilità ed i parcheggi. Nella missiva erano state evidenziate le criticità già esistenti sia relative al semaforo all’incrocio con Via Matteucci, Via Benzoni e Piazzale 12 ottobre 1492 e l’utilizzo dei parcheggi su tutto il piazzale citato, sia circa i molto scarsi controlli dell’Atac sulla sosta tariffata su Via Matteucci.

Qualche giorno dopo fummo ricevuti dall’assessore  Aurigemma: sia a lui che ai suoi collaboratori evidenziammo di nuovo le criticità e chiedemmo se era possibile allargare la carreggiata all’incrocio Matteucci-Benzoni provenendo da Via Ostiense in modo da agevolare la svolta a destra su Via Benzoni anche in presenza delle auto parcheggiate in zona rimozione. Ci fu evidenziato che per i problemi inerenti il semaforo citato esistevano già dei divieti e quindi bisognava rivolgersi alla Polizia di Roma Capitale per la loro applicazione. Mentre, per un’eventuale previsione della sosta tariffata anche sul piazzale, dovevano essere effettuati dei rilievi, ma eventuali provvedimenti dell’amministrazione avrebbero avuto tempi mediolunghi.

Inutile dire che, dall’inaugurazione di Eataly, il traffico è aumentato in maniera esponenziale specie sulla direttrice Via Ostense – Via Matteucci (è stato festeggiato già in luglio il milione di visitatori a Eataly) e che si è creato il caos al semaforo di Via Matteucci il cui verde dura 40 secondi alternato al rosso (con possibilità di svolta a destra su Via Benzoni con durata 30 secondi). Pur essendo presente da anni il divieto di sosta con zona rimozione dal civico 128 di Via Matteucci fino all’angolo, le violazioni non solo non sono state mai represse in maniera idonea ma spesso alcuni veicoli sostano anche in seconda fila.

eataly-dueTutto ciò comporta per chi abita in quel punto il disturbo continuo del suono dei clacson dei veicoli che, provenendo da Via Ostiense e diretti a Via Benzoni, trovando la corsia impegnata, non riescono agevolmente a girare a destra. Sono stati anche spediti brevi filmati di ciò che accadeva sia alla Polizia municipale sia all’Assessorato alla Mobilità. La Presidenza del Municipio Roma XI il 9 agosto ha sollecitato l’XI Gruppo della Polizia municipale ad intervenire essendo stati anche manomessi sia la segnaletica che il semaforo. Prima la Polizia urbana ci ha risposto che non aveva computer idonei a visionare i filmati, poi a fine agosto ci ha confermato di aver fatto i controlli e di essere intervenuta, ma in base a quanto consente l’organico a disposizione.

In conclusione attualmente la situazione è peggiorata ulteriormente perché la freccia verde che si accendeva col semaforo rosso e permetteva la svolta a destra non funziona più (non sappiamo se per guasto o per scelta del Comune) e così dal caos siamo passati al delirio: c’è chi passa col rosso, chi suona, chi impreca, ecc. Allora è da chiedersi:

  • È possibile che nella Capitale si possa aprire un esercizio commerciale così importante e grande e l’Amministrazione comunale non preveda controlli ed un presidio permanente di vigili, e non vengano chiesti controlli di polizia o carabinieri?
  • E’ possibile che, nonostante variabitanti di Via Matteucci e ViaBenzoni si lamentino e forniscano lasoluzione del problema al semaforo (piccolo  spostamento della linea dimezzeria per consentire il transitoverso Via Benzoni, nonostante lasosta dei mezzi in divieto di sostazonarimozione) a nessuna venga inmente di venire a vedere e risolveredefinitivamente il problema, magariprevedendo una grande rotatoria cheelimini l’incrocio ed il relativo semaforo?
  • Possibile che nessuno si preoccupi del fatto non siano state ripristinatele strisce e la segnaletica orizzontaleall’incrocio né le corsie di preselezione,considerando i rischi per ipedoni diretti anche verso i trenidella NTV?
  • Visto l’assoluto disinteresse dimostratoin questi mesi dall’Amministrazionecomunale sulla vicenda, c’èda chiedersi che succederà quando,per l’incrocio di Via Matteucci-Via Benzoni, passeranno anche lemigliaia di dipendenti comunali e gliutenti diretti verso gli uffici in allestimento di Campidoglio 2.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Raccolta firme per la sicurezza di Via Alessandra Macinghi Strozzi

Raccolta firme per la sicurezza di Via Alessandra Macinghi Strozzi

Sono un abitante del quartiere Garbatella che, stanco di dover rischiare la propria vita e quella delle proprie bimbe per attraversare Via Macinghi Strozzi, angolo Via Tolli, e dopo avere assistito in questo punto a numerosi incidenti, ha deciso di avviare una raccolta di firme per convincere il Comune e il Municipio XI a trovare una soluzione al problema.
macinghi-strozziSi tratta dello stesso tema che sollevato da Cara Garbatella in data 9 luglio scorso: vedi http://www.caragarbatella.it/index.php/2004/54-ottobre-2004/599 (“Piazza Oderico da Pordenone e Via Macinghi Strozzi, a rischio la sicurezza stradale”) Visto che l’impegno del comitato di Lotto non ha sortito effetti, ho pensato che solo coinvolgendo un maggior numero di abitanti (ed elettori) potesse sensibilizzare le istituzioni preposte ad intervenire. A tale proposito volevo segnalare che sono riuscito a convincere gli organizzatori della festa di Legambiente (svoltasi dal 13 al 16 settembre presso il parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi) ad ospitare presso uno degli stand la raccolta delle firme.

Se non dovessero bastare le firme ottenute durante questo evento, proseguirò nella raccolta delle sottoscrizioni anche grazie all’interesse e al supporto che sto riscontrando in tutti i cittadini abitanti nei numerosi palazzi presenti nelle zone limitrofe ad ambo i lati di Via Macinghi Strozzi.

Una volta raccolto un numero sufficiente di firme (mi sono prefissato un minimo di circa 500) provvederò ad allegare le stesse a una lettera da inoltrare a tutti i responsabili presso il Comune di Roma e l’XI Municipio affinché adottino con urgenza provvedimenti concreti, quali ad esempio l’installazione di un semaforo a richiesta.Non so se vorrete supportarmi nella battaglia che sto conducendo pubblicizzando questa petizione sul vostro sito. Io in ogni caso vado avanti e magari tra meno di un anno riuscirò ad evitare che qualche altra persona lasci le penne in quel punto maledetto. A fianco la nota che tenta di spiegare le ragioni della petizione.

Stefano Guicciardi

PETIZIONE

Per garantire la sicurezza dei pedoni in prossimità dell’incrocio tra Via Macinghi Strozzi, Via Anna Maria Taigi e Via Filippo Tolli. Questo incrocio rappresenta un passaggio obbligato per tutti coloro che intendono recarsi a piedi presso:

  • i giardini pubblici Monsignor De Nobles
  • l’oratorio San Filippo Neri
  • la parrocchia di Via delle Sette Chiese
  • il mercato ortofrutticolo di Via Rosa Raimondi Garibaldi
  • il parco pubblico di Via Rosa Raimondi Garibaldi
  • l’Istituto Cesare Baronio
  • l’Università San Pio V
  • la Regione

Si tratta di un flusso di persone elevatissimo, soprattutto bambini e anziani, quotidianamente esposte al rischio di essere investite a causa dell’elevata velocità dei veicoli che percorrono Via Macinghi Strozzi, un tratto di strada che per circa 800 metri risulta privo di semafori. Come testimoniano i numerosi incidenti avvenuti negli anni, anche recentemente, le strisce pedonali non rappresentano una soluzione adeguata per garantire la sicurezza dei pedoni, anche per via delle macchine spesso parcheggiate in prossimità del suddetto incrocio o addirittura sopra le strisce. Per evitare ulteriori vittime, si richiede pertanto al Comune di Roma e al Municipio XI di intervenire con urgenza con l’installazione di un semaforo a chiamata in prossimità di questo incrocio o alternativamente con dossi artificiali lungo Via Macinghi Strozzi o qualsivoglia sistema di rallentamento della velocità ad effetto ottico, acustico o vibratorio compatibile con le normative vigenti.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

dalla Redazione

Siamo alla fine dell’anno ed è tempo di tirare le somme, di misurare cioè quel che si è realizzato rispetto a quanto programmato.
Un rendiconto con una marcia in più quando parliamo di interventi tesi a migliorare la vita della comunità nella quale viviamo. Molti sono stati gli interventi di manutenzione edilizia, altri stanno partendo, per una spesa complessiva di oltre 6 milioni di euro. Nella tipologia degli interventi si va dalla manutenzione straordinaria per l’adeguamento alla legge 626/94 della Scuola Cesare Battisti e della Leonardo Da Vinci, ai lavori di riqualificazione e ristrutturazione degli istituti superiori e la manutenzione straordinaria di alcuni edifici in Via Costantino e in Via delle Sette Chiese.

portale-monsignor-nicolaiPer quel che riguarda la manutenzione stradale, un intervento importante è stato il rifacimento dei marciapiedi di Viale Guglielmo Massaia, dove sono state ripristinate le alberature, e quello di Via Prospero Alpino, prodromo degli interventi per Campidoglio 2. Aggiungiamo la nuova asfaltatura di Via Rosa Guarnieri Carducci in cui è stato rifatto lo square, di Via Girolamo Benzoni, di Via della Moletta e di Via Palos. Sono stati, inoltre, effettuati interventi di manutenzione straordinaria in strade e marciapiedi di Piazza Longobardi, Piazza Pantera, Via Roberto De Nobili, Via Fincati, Vicolo della Garbatella, Via Guglielmotti, Via Magnaghi, Via Ignazio Persico e Circonvallazione Ostiense, nel tratto dei negozi compreso tra Via Usodimare e Via di S.Galla.

Inoltre sta per essere avviato l’appalto per la manutenzione straordinaria di alcune delle strade più interne della Circonvallazione Ostiense tra cui Via Usodimare, Via Citerni, Via Candeo, Via Frediani e Via Camperio. E’ poi programmato un intervento di riqualificazione dell’area di Via Benzoni che riguarderà l’abbattimento del rudere presente in quella strada, residuo dei bomba rda – menti del ’44, e l’edificazione di nuovi manufatti, per un totale di circa 5000 metri cubi, come prescritto dal nuovo Piano Regolatore.

Sono state inoltre avviate le procedure preliminari che porteranno alla riqualificazione di Piazza Pecile. Per ciò che concerne invece i lavori a Piazza Oderico da Pordenone, è opportuno un approfondimento. La piazza è un nodo in cui converge il traffico che entra e esce dalla Garbatella. Da un lato da Via Massaia, dall’altro da Via Macinghi Strozzi, da Via Genocchi e da Via Rosa Raimondi Garibaldi. E’, in termini tecnici, una intersezione a cinque braccia non semaforizzata, dove mancano canalizzazioni e segnaletica adeguate, per cui la circolazione è spesso lenta e, soprattutto, poco sicura. Attualmente sono consentite tutte le manovre, anche quelle verso Via di Villa Belardi e Via delle Sette Chiese. Regolare l’intersezione con un semaforo non è stato possibile: sarebbe stato necessario, infatti, impedire alcune manovre di svolta, ovvero istituire una regolazione a quattro fasi semaforiche, che avrebbe ulteriormente complicato il deflusso.

lavori-alla-garbatellaCon la soluzione individuata, cioè la rotatoria compatta, si è in grado di limitare la velocità dei veicoli in entrata, incanalando le manovre su una apposita corsia. Saranno conseguentemente sistemati gli spazi pedonali e i passi carrabili laterali. L’intero intervento è stato coordinato con il progetto previsto dal “Contratto di quartiere Garbatella”. La riorganizzazione di Piazza Oderico da Pordenone è un esempio di attuazione dei piani del traffico del “Piano Generale del Traffico Urbano”, che puntano alla riduzione dei livelli di inquinamento, alla riduzione dell’incidentalità e al miglioramento delle condizioni di circolazione.

In tutto questo bailamme di attività, progettate ed eseguite, si trova anche qualche nota fuori posto, e riguarda principalmente la disastrosa situazione dell’antico ponticello di Piazza Biffi e l’incuria dimostrata verso il portale di Via delle Sette Chiese, ai quali il nostro giornale ha già dedicato più di un intervento. Il primo è un manufatto, recuperato durante l’operazione di scavo per il parcheggio sotterraneo, ed è ancora in attesa di un intervento di consolidamento e di una barriera di protezione. L’altro è l’unico superstite dei dodici accessi dell’enorme tenuta settecentesca di monsignor Nicolai (su di esso è quasi certo che ci fu l’intervento del grande architetto Valadier): si trova sulla recinzione della “Libera Università San Pio V”, trascurato e assediato da piante infestanti. Tempo fa, per interessamento di padre Guido Chiaravalli, su di esso fu eseguito un superficiale intervento. Occorre invece un vero restauro e una messa in sicurezza. 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

“Dalla Villetta ai Gazometri”

E’ uscito a fine ottobre il nuovo libro di Gianni Rivolta

“Dalla Villetta ai Gazometri”

di Giancarlo Proietti

Una ricerca storica incrociata con la vita nei nostri quartieri nei primi anni del dopoguerra. La presentazione alla Garbatella l’8 novembre al Teatro Ambra di Piazza Giovanni da Triora La storia dei partiti politici e le lotte popolari nel primo dopoguerra nella zona industriale di Roma e nei quartieri Iacp di Garbatella e Testaccio-San Saba. E’ questo l’argomento del nuovo libro di Gianni Rivolta, che si apre con la presentazione di Massimiliano Smeriglio e una suggestiva testimonianza di Cosmo Barbato e che verrà presentato il prossimo 8 novembre alle ore 16,30 presso il Teatro Ambra, in Piazza Giovanni da Triora 15, alla Garbatella.
dalla-villetta-ai-gazometriSi tratta di una ricerca storica, i cui protagonisti sono i facchini dei Mercati generali, i macellai del Mattatoio, gli operai dell’Ottica meccanica, i gassisti delle Officine di San Paolo, gli edili e le donne dei quartieri popolari, mossi da grandi speranze di cambiamento e di giustizia sociale, impegnati strenuamente in quegli anni dopo la Liberazione di Roma nelle battaglie contro la disoccupazione, il carovita e per i miglioramenti contrattuali. Ad organizzare questi uomini e queste donne furono la Camera del lavoro, i sindacati e i giovani partiti usciti dalla Resistenza: il nuovo Pci di Togliatti, la Democrazia cristiana, il Psi e il Partito d’Azione, ma anche le forze che per la pregiudiziale antimonarchica non avevano aderito al Comitato di Liberazione nazionale come il Partito Repubblicano e il Movimento comunista d’Italia, meglio conosciuto come “Bandiera Rossa” dal nome del giornale omonimo.
Ancora una volta Gianni Rivolta, come aveva fatto nei “Ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella” (ed. Cara Garbatella 2006), ripercorrendo le vicende di questi quartieri sulla riva sinistra del Tevere e l’impegno politico dei suoi abitanti, racconta la storia della città di Roma e i passaggi salienti della vita nazionale, dalle prime elezioni amministrative per il Campidoglio nel novembre del ’46 a quelle per la Costituente, dal referendum Monarchia-Repubblica fino al 18 aprile del 1948. In più di 200 pagine, corredate da inedite foto d’archivio, l’autore ci conduce per mano in quei quattro anni della vita politica romana, densi di avvenimenti straordinari.dalla-villetta-ai-gazometri

Tra le righe del testo non c’è spazio per la retorica, tant’è che vengono narrati anche episodi tragici e scomodi come l’uccisione di Angela Novelli, colpita sul terrazzo del lotto 2 in Via della Garbatella da un proiettile sparato dalle colonne alleate mentre imboccavano Via delle Sette Chiese o l’omicidio in Villetta di Martino Malù due giorni dopo la Liberazione. A sparare sul militante del Pci, scambiato per un ladro, da una finestra del primo piano della Villetta, fu il mitra di un partigiano, di cui non si saprà mai l’identità. E ancora le storie drammatiche dei vecchi confinati allontanati dal Pci come quella del maestro Jatosti o del capopolo della borgata di Shangai Pippo De Cupiis, detto “Marsaletta”.

Emergono in queste pagine testimonianze orali di grande valore storico, ma anche rari documenti d’archivio. E’ il caso della relazione di scioglimento della Settima zona dei Gap del Pci, stilata dal commissario politico Giovanni Valdarchi, l’organigramma completo dei patrioti lasciato nel fondo di Roberto Forti alla Fondazione Gramsci, l’occupazione di Bandiera Rossa della Scuola dei Bimbi, i verbali del Cln Garbatella, gli articoli dell’Unità del giugno ’45 sulla commovente e prematura morte di Spartaco Proietti, già comunista clandestino negli anni Trenta e la visita di Cino Moscatelli, il mitico comandante partigiano del Nord, alle Officine del Gas di Via Ostiense.

La sommossa di popolo dopo l’attentato a Togliatti del 1948 e un’appendice con l’assalto missino alla Villetta nel 1950 chiudono la nuova ricerca di Gianni Rivolta, che costituisce un altro importante tassello dell’identità di questi quartieri e dei suoi abitanti, che hanno dato un contributo straordinario allo sviluppo della vita democratica nella città di Roma.

(Dalla Villetta ai Gazometri – Partiti politici e movimenti popolari nel dopoguerra tra Garbatella e Ostiense, Iacobelli editore, euro 15,00)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Campidoglio 2 – Si riparte?

Campidoglio 2 – Si riparte?

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio Due, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella. La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. manifattura-tabacchiEvidentemente, il progetto preliminare, che comunque costò all’amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta. Ora, l’intervento riparte, sarà realizzato in projectfinancing, col duplice obiettivo, ottimizzare l’attività attraverso il risparmio sugli affitti e di riqualificare l’area urbana interessata, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione.

Tant’è, comunque, l’appalto è stato aggiudicato finalmente all’Impresa Astaldi Spa. L’ha annunciato l’assessore al Patrimonio e Casa di Roma Capitale, Lucia Funari, in una nota nella quale si sottolinea che “la realizzazione di Campidoglio Due permetterà la razionalizzazione del sistema delle sedi e degli uffici centrali dell’Amministrazione Capitolina, ottimizzando il funzionamento della macchina amministrativa oggi eccessivamente frammentata, riqualificando fortemente la qualità dei servizi e il rapporto con il cittadino”.

Lo spostamento degli uffici riguarderà gran parte della struttura amministrativa capitolina, mentre solo alcuni settori continueranno ad occupare le sedi attuali, in particolare quelle che si trovano tra il Colle Capitolino e Via Petroselli, secondo una strategia di delocal izzazione dalle aree più centrali e di accorpamento degli uffici lanciata dalla Giunta Veltroni. manifattura-tabacchi-due

Nello storico sito del Campidoglio saranno mantenuti gli organi politici e le funzioni di rappresentanza dell’Amministrazione, mentre nella nuova sede saranno concentrate le funzioni amministrative, tecniche e di relazione con il pubblico. Nel nuovo polo saranno accorpati uffici e dipartimenti per un totale di 4350 addetti. La realizzazione di Campidoglio Due prevede nuove edificazioni per un totale di 134.700 mq: 53.300 mq di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi alla cittadinanza. Il programma prevede la ristrutturazione dell’ex Manifattura Tabacchi, la sua urbanizzazione, la realizzazione di parcheggi, verde pubblico, piazze e spazi pedonali.

L’investimento previsto da parte dei privati per la realizzazione del progetto è di circa 193 milioni di euro, da realizzarsi a fronte di un canone annuale di offerta di 15 milioni di euro per un periodo di 25 anni. Il progetto sarà ultimato in circa 2 anni e mezzo ed il risparmio previsto è di circa 30 milioni di euro l’anno.

La realizzazione di Campidoglio Due, con la trasformazione delle aree dove sarà ospitata il nuovo polo, e le connessioni con quelle circostanti, saranno occasione di ricucitura dei diversi settori e motore della riqualificazione di un’area che, nonostante la sua posizione centrale e la sua alta accessibilità, risulta oggi disgregata e isolata. Il contesto territoriale presenta infatti un mix particolarmente complesso, in cui a funzioni alte – quali Università, uffici direzionali, sedi di rappresentanza – si affiancano realtà di quartieri con una forte identità locale – come Garbatella, San Saba, Testaccio – aree industriali dismesse e in corso di trasformazione quali l’ex Mattatoio, l’area Italgas, ex Mercati Generali, ex Manifattura Tabacchi – ed elementi storici e paesistici quali il Parco dell’Appia Antica, il Tevere e le Mura Aureliane.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lettere


Violenze sugli animali

Sono una volontaria responsabile di un’oasi felina, che ospita una trentina di gatti e due cani, gestita a mia spese alla Garbatella in Via Guglielmotti. Ho scritto alle autorità comunali e ai giornali romani per denunciare maltrattamenti verso gatti e gattini lapidati a morte, gattini tolti alle madri prima dei prescritti 60 giorni, chiusura dei passaggi per l’accudimento e la distribuzione di cibo agli animali. Ho indicato che le violenze sugli animali sono stati costatati nella zona della Metro Garbatella. Chiedo un intervento urgente a difesa della legge per la tutela del diritto degli animali.
Tina Labricciosa


Per “Porci romani” denuncia a Garbatella

Alla Garbatella due nostri concittadini, Paolo Moccia e Simonetta Greco, hanno sporto formale denuncia contro il big della Lega Umberto Bossi per l’infelice frase pronunciata il 26 settembre a Lazzate in Lombardia nel corso di una manifestazione per Miss Padania: come è noto, l’antico acronimo SPQR, che significa “Il senato e il popolo romano”, era stato letto polemicamente dal dirigente leghista come “Sono Porci Questi Romani”. I due nostri concittadini, nell’esposto presentato il 28 settembre presso il Commissariato “Colombo”, denunciano i reati di ingiuria e diffamazione “considerando noi e le nostre famiglie persone gravemente offese” in base agli articoli 594 e 595 del codice penale. Le scuse presentate successivamente da Bossi e la riappacificazione con Alemanno e la Polverini a base di trippa e polenta – hanno dichiarato – non bastano a cancellare la volgare offesa.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

di Fulvio De Pascale
Associazione Insieme per Ostiense

 

Nell’ultimo periodo ci siamo abituati, in qualità di utenti, a registrare solo aumenti di tariffe e tagli nell’erogazione dei servizi. Quindi assume ancora maggior rilievo l’inaugurazione, avvenuta il 20 novembre, del centro polivalente per bambini all’interno del giardino di Via Pellegrino Matteucci. L’edificio, previsto nel progetto del giardino, era lì pronto, ma era rimasto chiuso dal luglio 2008, prima per la mancanza del collegamento idrico e fognario, poi per problemi burocratici e di carenza di risorse.
Circa un anno fa l’Associazione Insieme per Ostiense ha raccolto con una petizione oltre 400 firme di abitanti del quartiere Ostiense, chiedendo la rimozione degli ostacoli burocratici e a maggio 2010 si è tenuto un incontro decisivo tra l’Assessora alla Cultura del Municipio XI Carla Di Veroli e l’Assessore all’Ambiente del Comune De Lillo. Ad ottobre finalmente l’edificio è stata dato in carico al Municipio XI. A quel punto, pur nella ristrettezza economica del momento, il Municipio è riuscito a decentrare dalla Ludoteca municipale Ludomagicabù di Via dei Lincei alcune disponibilità orarie, creando così una succursale, permettendo ai bambini dai 5 ai 10 anni ed ai loro genitori di avere un nuovo servizio con spazio per giochi, animazioni e laboratori espressivi.
“Ludomagicadue” (così è stata denominata) è aperta il lunedì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 18 e le attività sono gratuite. Negli altri giorni vi si potranno
svolgere feste di compleanno su prenotazione con il pagamento di un ticket.
E’ stato previsto che, su richiesta dei genitori, Ludomagicadue potrà essere aperto anche in orario antimeridiano nei giorni feriali di chiusura delle scuole. I citati centri polivalenti sono gestiti dall’ATI Arciragazzi Comitato di Roma/Coop.Oltre, con un progetto della legge 285.97. Per informazioni ci si può rivolgere al numero 06.41 73 356.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La targa ricordo del pittore Acciari

Carlo Acciari

La targa ricordo del pittore Acciari

Una targa ricordo del pittore Carlo Acciari sarà probabilmente affissa lungo la scalinata di Via Orsucci, tante volte ritratta dall’artista scomparso. Ci sono infatti  difficoltà ad affiggerla di fianco alla cantina di Via Roberto de Nobili 27, dove il pittore teneva il suo studio. L’Associazione “Il tempo ritrovato” aveva proposto di  musealizzare quel locale e di affiggere nei pressi la targa, ma sono sorte difficoltà con la proprietà Ater e con la sua destinazione d’uso. Tra l’alto quella cantina ha subito ben tre tentativi di occupazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il presepe meccanico Pica alla Circonvallazione

Il presepe meccanico Pica alla Circonvallazione

di Antonella Di Grazia

E’ una tradizione tutta italiana quella del presepe, che proviene dalla tradizione etrusca e latina. Per la precisione dal culto dei larii, gli antenati che vegliavano sul buon andamento della famiglia. La loro epifania avveniva tramite una statuetta di terracotta che in occasione della festa del Sol Invictus, celebrata tra il 21 ed il 27 di dicembre, i parenti si scambiavano assieme a dei doni, i sigilla, a memoria dei familiari defunti. In questa occasione il compito dei bambini era quello di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto nel quale si rappresentava un ambiente bucolico in miniatura. In epoca più vicina alla nostra, è stato San Francesco d’Assisi che nel 1223 ha realizzato a Greccio la prima rappresentazione figurata della Natività.Presepe Meccanico Pica
Nell’accezione cristiana, presepe significa mangiatoia e indica la greppia, nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita.
Anche quest’anno, rinverdendo la tradizione, la Parrocchia di Santa Galla sta organizzando l’allestimento del presepe artigianale, che sarà collocato nei locali dell’oratorio, adiacenti al Teatro “In Portico”. Il presepe, è stato realizzato interamente dal mastro artigiano Dante Pica. Per questa opera, il maestro Pica è stato insignito quest’anno del rinomato “Premio Fantasia di Garbatella”, dedicato dall’Associazione Culturale “Il Tempo Ritrovato” proprio al prezioso lavoro di artigianato per il presepe meccanico, che riesce a far rivivere, in modo gioioso, gli antichi e gli attuali mestieri. L’opera, sarà visitabile liberamente secondo il seguente calendario: a partire dall’8 dicembre, tutti i sabati e le domeniche del mese inclusi i giorni di Natale e di Santo Stefano, la mattina tra le ore 11,30 e le 13 e il pomeriggio tra le 15 e le 19.
A partire dal 24 dicembre e fino al 6 gennaio il presepe rimarrà visitabile nei giorni festivi secondo gli orari precedentemente indicati e nei giorni feriali tra le 15 e le 19.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

“Anniversario” Auguri a Giulio e Rosina

Giulio e Rosina

“Anniversario” Auguri a Giulio e Rosina

Il giorno 8 ottobre u.s. Rosina e Giulio insieme alle figlie, nipoti, pronipoti e amici hanno festeggiato le “nozze di diamante” celebrate nella “Chiesa di S. Francesco
Saverio”.
La coppia che da circa quaranta anni vive nel nostro quartiere partecipa attivamente a tutte le iniziative promosse alla Garbatella.
Tante felicitazioni e congratulazioni a loro e ai loro famigliari per aver raggiunto questo traguardo insieme.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Novembre 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Picchio, nizza, fionda e i giochi dei ragazzi di quarant’anni fa

Dall’Oratorio dei Filippini ricordi del decano padre Guido Chiaravalli

Picchio, nizza, fionda e i giochi dei ragazzi di quarant’anni fa

Signor direttore, ho letto con vivo interesse la dotta  disquisizione del signor Recchi sulla “mazzafionda”, pubblicata nel numero di giugno di Cara Garbatella. Mi ha fatto rivivere quella stagione di quaranta anni fa quando, al termine della scuola, qualche piccolo gruppo andava a “pesca” (di ranocchie) nella marrana di Grottaperfetta, dove ora vi sono le vie di Tiberio, Giustiniano, Costantino imperatori, oppure a caccia di uccellini.
Andavano in due o tre con la fionda infilata nei calzoni posteriormente per evitare incontri non graditi (guardie ecc.).
Un buon luogo di caccia era la rupe di San Paolo sul versante di Via Giovannipoli. Ho notato il silenzio del signor Recchi sull’alternativo bersaglio in caso di insuccesso venatorio. E’ bene che un’idea del genere non si diffondi.Oratorio San Filippo Neri - Chiesoletta
Nell’impeccabile descrizione del signor Recchi si parla del bosso e del frassino, ma alla Garbatella non vi è reperibilità di tali piante. E’ opportuno invece portare attenzione sui ligustri presenti nei Lotti. La forcella si divarica simmetricamente ed è un buon legno. Sarebbe bene che qualche “tecnico” (di età almeno sessantenne) descrivesse i giochi del “picchio” e della “nizza”. Occorre rivolgersi ai nonni perché vi è alle spalle un salto generazionale. Giochi intelligenti, come le biglie, scomparsi, purtroppo sostituiti, come il gioco nelle piazze, dall’abuso dei mezzi virtuali che rubano la bella socialità di allora.
Un gioco invece ormai impossibile col traffico attuale era quello dei “carrettini” o “pattini”. Iniziava anche esso con le vacanze. Dopo una “passata” dai meccanici per rimediare due cuscinetti piccoli e uno grande, all’Oratorio che forniva gli attrezzi sembrava di essere a Maranello in una catena di montaggio. Il problema maggiore era trovare il legno adatto. Una pista di prova la offriva Via Lorenzo da Brindisi ma il meglio era Via Massaia con lo scarso traffico di allora. Una volta in Via Tosi traslocavano ed avevano smontato dei mobili riservandosi di prenderli successivamente. Sparirono alcuni pezzi. Il proprietario preoccupato della cosa venne all’Oratorio a cercarli, ma non li trovò. Era veramente inquieto. Ne parlai agli agenti del CIO (Centro investigativo Oratorio) specializzato nel recupero palloni, scarpe ed anche qualche strumento musicale. Lui aveva promesso una buona ricompensa.
“Radio scarpa” entrò in azione e si venne a sapere che li avevano presi alcuni ragazzi di Via Giovannipoli per fare una capanna sulla rupe. La mancia venne pagata.
Era il mondo dei ragazzetti (e ragazzette) di allora. Non si finirebbe di raccontarlo. Un mondo che è bello non si perda. Fine anni cinquanta. Era stato donato per la Colonia un canotto gonfiabile Pirelli. Era uno dei primi e lo avevano mandato da Milano. A turno a Torvaianica lo pagaiavano: una cosa ambita. La sera, al rientro, lo si lavava con cura e lo si appendeva ad asciugare. Una mattina era scomparso. Costernazione. Assemblea. La traccia: l’ha preso certamente un ragazzo del quartiere.
Passare la voce. Arriva una ragazzina: questa mattina due del mio Lotto sono andati al mare col trenino per il Lido con un canotto.. Piano di recupero: a turno due controlleranno i trenini in arrivo. Non accade nulla. Aspettare. La sera mentre il sottoscritto era a cena una scampanellata. I due compari erano stati pedinati sino alla Garbatella ed in un cortile erano assediati da una massa vociante. Se la squagliarono infuriati e la mattina dopo il canotto rientrò in servizio.
Padre Guido Chiaravalli

Ringraziamo padre Guido per la preziosa testimonianza che ha voluto affidare a Cara Garbatella. Cogliamo l’occasione per augurare un buon tornato a padre Guido, era stato indisposto per un periodo di tempo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Novembre 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Domande mal poste


Domande mal poste

Spettabile redazione, leggo sul vostro numero di dicembre lo Speciale dedicato alla Sanità del nostro Municipio. Come mai tanto scalpore e meraviglia da parte vostra per la quasi certa chiusura dei locali ASL di Piazza Pecile? Dove eravate quando fu chiusa la sede ASL di Largo delle Sette Chiese? Perché tale chiusura passò sotto silenzio? Allarghiamo il discorso anche alla sede del Municipio XI, di Largo delle Sette Chiese: quando riaprirà? Sono più le volte che gli operai non lavorano che quelle che lavorano. Possibile che non vi sia nessuno preposto alla vigilanza e al controllo? Perché non restituire al Municipio anche i locali  abusivamente occupati dal Centro sociale la Strada, che erano l’ archivio del nostro Municipio?
Dove eravate allora voi? Anche questo passò sotto silenzio. Perché tanto clamore per la ventilata chiusura del CTO? Dove eravate voi quando venne chiuso il San Giacomo?
Un lettore

Domande mal poste se rivolte a un giornale di quartiere, il cui compito è quello di informare e di denunciare quel che non funziona nell’organizzazione della
vita pubblica nell’area di propria competenza. Esattamente quel che abbiamo fatto, nei nostri sette anni di vita e anche oggi, pubblicando la lettera del nostro
anonimo lettore.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Dedicato a Carlo Acciari il nono Premio Fantasia

Dedicato a Carlo Acciari il nono Premio FantasiaCarlo Acciari

Sarà dedicato alla memoria del pittore Carlo Acciari, recentemente scomparso, la nona edizione del tradizionale Premio Fantasia, organizzato dall’Associazione “Il tempo ritrovato”, che si concluderà il prossimo 15 febbraio con una cerimonia nel Teatro “In portico” alla Circonvallazione Ostiense. La morte dell’artista, molto noto nel quartiere, aveva provocato una vasta generale emozione. Dalla Associazione è stata avanzata la proposta di intitolare a Carlo Acciari la scalinata che sovrasta la fontana di Carlotta (già dedicata al missionario del XVII secolo Angelo Orsucci) da lui tante volte dipinta, come nel bel quadro che fa da sfondo alla sala consiliare del nostro Municipio. Una proposta questa alla quale aderisce volentieri Cara Garbatella.
Quest’anno il Premio Fantasia è particolarmente dedicato al mondo dell’infanzia e all’adolescenza. I vincitori: Federica Crocetti, studentessa, autrice di un video sulla Garbatella; Laura Monaco, autrice del libro “Finestre sulla Garbatella”; Maurizio Francisci, professore di sostegno alla “Alessandro Severi”; Marina Tiberi, della elementare “Alonzi”; Pierangela Di Bella, Michela Vitulano e Clelia Porchetti, maestre della “Malaspina”; Cristina Mussa, dirigente scolastica; Ivana Emiliani, maestra di “La Coccinella”; Claudia Della Valle, coordinatrice della “Scoletta”; La compagnia degli attori “I Masnadieri”; Barbara Tupini, presidente dell’Assoc.Sportello Famiglia; Dante Pica, novantenne artigiano inventore di un presepe meccanico; Domenico Sacco, poeta e scrittore; Marco Olivieri, dirigente delle elementari “Battisti” e “Alonzi”; Maria Rita Parsi, psicoterapeuta dell’infanzia; L’antico Bar dei romanisti di Via Fincati; Anna Maria Felici Paoloni, catechista di Santa Galla.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Una medaglia d’oro alla polisportiva Yubikai

Una medaglia d’oro alla polisportiva Yubikai

Intervista a Massimo Lucidi, maestro di arti marziali e gestore della palestra Yubikai

di Ottavio Ono

La storica palestra di arti marziali della Garbatella, che vanta una presenza ultra trentennale nel nostro quartiere, gestita già da molti anni da Massimo Lucidi, ha ospitato Pino Maddaloni campione olimpico di Judo alle olimpiadi di Sydney del 2006. E’ un caso?
Pino è uno dei nostri ragazzi, un atleta che ha avuto e ci ha dato l’opportunità di crescere sotto l’aspetto sportivo agonistico ad alti livelli. Noi abbiamo offerto il nostro supporto nel periodo in cui lui si preparava per le Olimpiadi, dove ha conquistato la medaglia d’oro. Oggi Pino allena un gruppo di giovani agonisti ed in questo clima di scambio è stata inserita anche un’altra società, l’ Akiyama di Settimo Torinese. Con Pierangelo Tognolo e Pino Maddaloni ci siamo incontrati sulla stessa traiettoria educativa, quella di coltivare la crescita e la formazione educativa dei giovani, attraverso lo sport, che è forza ed energia. Abbiamo sempre cercato di migliorare la nostra condizione atletica e anche quella degli altri.Pino Maddaloni
Magari un/a ragazzo/a viene qui e sogna di diventare una velina o di apparire in televisione. Cosa diresti?
Direi che ognuno di noi ha un sogno nel cassetto, vuole diventare velina o vuole diventare un personaggio di “Amici”. Bene, non lo bocciamo, ma c’è da lavorare. Ed è fondamentale ricordare che campioni si nasce, forti atleti si diventa: un percorso è sempre legato all’impegno, alla costanza. C’è chi nasce geneticamente fortunato e chi invece si deve costruire, chiaramente essendo molto umili e lavorando tanto. Senza questa consapevolezza penso che non ci siano cose che si possano raggiungere, in tutti i campi, dal lavoro allo sport.
Leggo su “Visto” di novembre che hai rilasciato un intervista molto bella, diverse pagine, molte fotografie a colori, dal titolo “Alla Garbatella sono più famoso dei Cesaroni”. Ce la puoi riassumere?
Un settimanale nazionale si è occupato di noi e la giornalista Mirella Dosi ha catturato gli elementi più legati allo sport, all’agonismo e alle attività giovani, ma ha anche verificato che questa è una polisportiva multietnica e colorata, ragazzi iraniani, etiopi, cubani, thailandesi, cine, dove si costruisce anche integrazione-Garbatella non è solo i Cesaroni, è un quartiere importante con una grossa storia, noi ne siamo una piccola parte. Iniziando da mio padre, mio fratello e ora da me ci siamo mossi con intenti unici e molto semplici: creare una sorta di isola felice dove anche i sogni servono a mettere i piedi per terra, per assaporare la vera realtà della vita fatta di fatica, di impegno.
Che cosa insegna il Tatami e che cosa lascia, a parte il frastuono dei colpi?
Il Tatami è una piattaforma particolare. Entri in un altro universo, in un’altra atmosfera; le regole danno un forte tono alla concentrazione necessaria a sostenere sensazioni forti violente faticose e con una grossa soddisfazione ti accorgi che hai passato un’ora ad imparare e ad affrontare cose nuove, insieme agli altri.
Diresti ai bambini di frequentare questo mondo e soprattutto il tuo che mi sembra di capire sia un mondo un po’ a parte…?
I bambini devono essere interessati con la curiosità dei bambini e devono partecipare a questo gioco, che è il Judo che è il Karaté, con un sistema divertente. Quindi noi facciamo giocare i nostri bambini con l’idea di farli crescere da atleti, ma rispettando sempre quello che il bambino ama più di tutto, il divertimento, il
gioco. Giocare per imparare, combattendo. Questo sicuramente funziona, tant’è che i bambini qui alla YubiKai sono tanti.
I tuoi progetti e il tuo futuro? Siamo un gruppo di persone che si impegnano e quando serve una mano ci siamo. E anche se una giornata sia di 24 ore, noi cerchiamo di farla diventare di 25, se serve. Lavoriamo con tanta umiltà e forza: lo staff di Yubikai è così e anche i politici sanno che cosa rappresentiamo, per questo ci sono stati molto vicini. Forse è il momento di fare un piccolo sforzo, per aiutarci a realizzare il nostro sogno, dare uno spazio a tutti moltiplicato per cinque.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Visita la nostra galleria fotografica sulla Garbatella
Jazz | Foto Antiche | Foto Moderne


I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
ACCEDI