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Tag: Cara Garbatella

Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella
L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Così all’improvviso, come un colpo di scure, Claudio Petrucci 58 anni a dicembre ci ha lasciati sabato 29 novembre. Una morte improvvisa che ci coglie di sorpresa, che lascia un infinito segno d’impotenza. Claudio un amico, in passato ha anche collaborato con Cara Garbatella, ha una storia comune alla maggioranza dei ragazzi del quartiere: un’infanzia ed un’adolescenza tra i lotti, la Chiesoletta, alla colonia estiva di Torvaianica, la Villetta. Due grandi passioni: il calcio e l’automobilismo, il tutto non reso banale ma approfondito elaborato e analizzato.
Ricordiamo i suoi articoli su Cara Garbatella, su questi argomenti, riusciva sempre a cogliere questioni sociali umane e personali, dove tra le righe era facile afferrare la sua ironia.
In quegli articoli esce tutto se stesso, denuncia sociale su come si vive lo sport, e un grande amore verso suo figlio Lorenzo, sempre ispiratore dei suoi articoli (ricordiamo con quanto orgoglio descriveva le tante vittorie del suo “campioncino di go kart”).
Amava questi sports ai quali legava anche una grossa passione per la Roma. Nell’infinita tristezza di questa perdita nel ritrovarsi tra amici in una sorta di grande freddo, nel ricordare viaggi, serate e giornate a dividere e condividere momenti, tra emozioni e sorrisi traspariva il suo modo di essere: allegro, il suo vivere le cose con entusiasmo, ed una infinita generosità. La chiesa di San Filippo Neri gremita di amici e parenti, il giorno del suo funerale è stata la risposta eloquente di quanto fosse amato ed apprezzato, la bara avvolta da fiori giallorossi che testimoniavano la sua fede calcistica, un ritorno in quella Chiesa a due passi da quel campo polveroso dell’oratorio dove ha iniziato a tirare i primi calci al pallone.
E’ inevitabile che in questo momento il pensiero va alla sua compagna di sempre, quasi un binomio “Flora e Claudio” a suo figlio Lorenzo, a mamma Renata, alla sorella Roberta. Un forte abbraccio nel ricordo di un amico che non c’è più. Ciao Claudio.

Giancarlo Proietti

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Jazz d inverno

Jazz d’inverno appuntamento mensile, per tenere un filo di collegamento con il Garbatella Jazz Festival.

L’ingresso, come sempre, è libero, dalle 20 si potrà cenare (è gradita la prenotazione) e sarà aperto il bar.
Per prenotazioni e informazioni 3319496348 – 3280580162
la redazione di Cara Garbatella

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Saranno unificati i mercati rionali di Via Odescalchi e Raimondi Garibaldi di Gianni Floris

Saranno unificati i mercati rionali di Via Odescalchi e Raimondi Garibaldi

mercato-via-rosa-raimondi-garibaldidi Gianni Floris

Il mercato di Via Rosa Raimondi Garibaldi e quello di Via Odescalchi verranno unificati e trasferiti sul nuovo plateatico realizzato in Via Guarnieri Carducci. Lo comunica l’assessora al Commercio e vice presidente del Municipio Anna Rita Marocchi.
“Il progetto di riordino è finalmente partito dopo l’acquisizione da parte del Municipio dell’area privata adiacente, dove è stato realizzato un vasto PUP. Il recupero di questa zona è un passo fondamentale che l’Amministrazione municipale ha fortemente inserito nel programma di governo. Si tratta di un traguardo che il mio Assessorato è lieto di aver raggiunto, grazie anche al dialogo con i sindacati e con gli operatori, che hanno collaborato alla possibilità di procedere all’unificazione di due mercati che per anni sono stati una spina nel fianco del Municipio, per quanto riguarda soprattutto la sicurezza e l’igiene.
Il recupero di questa zona, che comprende anche l’allestimento di un parco attrezzato, sarà l’occasione per realizzare un’opera innovativa in grado di accogliere 40 operatori commerciali. Stiamo pensando di dotare la struttura di un “box speciale”, un punto di accoglienza e di primo soccorso anche infermieristico, in modo da avere una piccola attenzione anche ai tanti bambini, anziani, mamme e per tutti coloro che quotidianamente frequenteranno il mercato e il parco. Con il riordino dei due mercati tentiamo di combattere il problema del degrado e soprattutto dell’abusivismo, nell’ottica di rilanciare l’attività commerciale al di fuori di quei box in lamiera che per anni hanno deturpato quegli angoli

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Festa per la Cultura un doloroso stop La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro. In contrapposizione, il 14 giugno,

Festa per la Cultura un doloroso stop

La protesta dell’Associazione Controchiave, storica organizzatrice della popolare manifestazione di giugno alla Garbatella: non ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro.
In contrapposizione, il 14 giugno, per le vie del quartiere, un corteo musicale, colorato e festoso.

festa-della-cultura-a-GarbatellaPer tanti anni il nostro giornale ha dedicato attenzione e spazio a quello che senza dubbio, da venti anni a questa parte, è stato l’evento culturale più importante della Garbatella: la Festa della Cultura. Lo scorso anno il corpo dei vigili urbani ha stimato, in occasione della Festa, una presenza di 30.000 persone nelle strade e nelle piazze del quartiere, un grande risultato. La festa è stata sempre caratterizzata da una presenza sempre più numerosa di artisti e di pubblico. L’iniziativa, che fin dalla sua prima edizione è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave, nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di Festa della musica. Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di Festa per la cultura.
Per anni questa festa ha dimostrato che cultura, musica e arte non sono rappresentate solo dai grandi eventi o giudicati soltanto da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si senta protagonista.
Quest’anno dopo un lungo travaglio l’Associazione Controchiave ha deciso di non dare inizio a quella che doveva essere la ventunesima edizione. Abbiamo colto la delusione e spesso anche il non comprendere tale scelta da parte di moltissime persone. Per questo motivo di seguito pubblichiamo il comunicato della Associazione Controchiave, sperando di chiarire le motivazioni di tale scelta. (G.P.)

culture-prideL’hanno definita “cultura di prossimità”, intendendo forse dire ‘residuale’ rispetto alla cultura con la C maiuscola, quella del Grande Evento, quella elitaria e omologante degli spazi ‘istituzionali’. Questo temine non ci piace. A noi piace rivolgerci al più “lontano”. Al più lontano sociala chi non se la può permettere. Al più lontano geograficamente, perché é proprio nei quartieri e nelle periferie che nascono progetti multietnici e di integrazione. Ma soprattutto al più lontano temporalmente, perché vuole costruire qualcosa di solido e duraturo per le generazioni future! Noi pensiamo – da vent’anni – che tutto questo non si costruisca con un’ Estate Romana o una Notte Bianca, ma con progetti culturali che partano dalla base.
La Festa per la Cultura per 20 anni ha fieramente resistito allo smantellamento di ogni politica culturale per la città, ha resistito al “deserto apparecchiato” per tutti noi, realizzando, ogni anno, per un giorno all’anno, la sua utopia concreta: strade e piazze liberate e riempite di musica, arte, persone e idee condivise. Ma tutto questo, di fatto, non interessa l’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, che ha rigettato la nostra richiesta di partecipazione al bando dei festival di particolare interesse per la vita culturale della città. Il rigetto dell’iniziativa è avvenuto in quanto la Festa risulta non conforme all’idea di festival che alberga nelle stanze dove si decide quale deve essere lo scenario culturale di questa città.
Così, quest’anno, il secondo sabato di giugno, alla Garbatella, si è potuto parcheggiare ovunque, come sempre, guardare la televisione, come sempre, cenare a casa, come sempre, non fare tardi, come sempre, come sempre in un quartiere normale. Ma non c’è rassegnazione bensì voglia di rilanciare le motivazioni che alimentano la Festa.
Per questo, contro il processo di smantellamento di ogni politica culturale per la città, il 14 giugno non ci sono stati palchi e piazze liberate, non c’è stata la Festa per la Cultura come l’abbiamo sempre conosciuta, ma ugualmente il popolo della festa è sceso in piazza, nonostante le pessime condizioni climatiche, ed ha animato una parata musicale, colorata, festosa, insieme agli artisti. alle organizzazioni del territorio, agli operatori culturali, alle associazioni e a tutti i cittadini i che in questi anni hanno creduto in quello che la Festa per la Cultura, almeno per un giorno all’anno, ha rappresentato.
Il 14 giugno, in contrapposizione, abbiamo fatto la ” Non Festa per la Cultura” che ha chiamato a raccolta tutte le realtà che in questi anni hanno attraversato la Festa, per levare la propria voce in suo sostegno, con un corteo musicale, colorato e festoso che ha attraversato le vie della Garbatella, ribadendo con forza chenon permetteremo a nessuno di zittire l’arte e la cultura. Sia chiaro che si sta parlando di volontà politica e della contrapposta richiesta dei cittadini di diventare protagonisti dello sviluppo socio-culturale della città. Per questo vogliamo dire che non è solo per la crisi economica che la Festa non si è fatta. Ma perché dopo vent’anni la festa non ha:

  1. Uno spazio polivalente a lei  dedicato, incubatore artistico per i protagonisti delle strade e delle piazze, in grado di poter progettare le feste future;
  2. Un cantiere permanente per alimentare nel tempo quanto di meglio la Festa produce;
  3. Una voce di spesa, anche minima, nel bilancio capitolino, destinata a finanziare almeno i normali costi amministrativo-logistici necessari per la sua realizzazione;
  4. Iter specifici per agevolare le collaborazioni utili alla Festa, come quelle con le Municipalizzate (AMA, ATAC, ACEA);
  5. Convenzioni con spazi artistici del territorio (teatri, auditorium, arene, ecc…).

La Festa ha, intorno a sé, solo deserto. Per salvarla, per continuare a proporre un modello di sviluppo culturale, noi quel deserto lo abbiamo voluto attraversare proprio nel giorno in cui la Festa avrebbe dovuto svolgersi.

L’Associazione culturale Controchiave

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

 

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Padre Guido-Garbatella: un binomio inscindibile

Nell’aprile scorso, a 87 anni, ci ha lasciati il “prete” che per cinquant’anni ha rappresentato l’anima dell’oratorio dei Filippini. Intere generazioni gli sono grate per la sua paterna infaticabile opera di cultura e di amore. Ai funerali una generale commossa partecipazione

padre-guido-87-anni-8-marzoPadre Guido, Garbatella: un binomio inscindibile. Così scrivevamo qualche anno fa sulle pagine di questo giornale. E questo è stato tangibile il 24 aprile scorso, il giorno del suo funerale. Una folla immensa, il popolo della Garbatella che ha riempito la chiesa di San Filippo e l’antistante parco, ha partecipato commossa all’ultimo saluto. Il prete, chiamato così dalle varie generazioni dei ragazzi dell’oratorio, se n’era andato due giorni prima in un caldo giorno primaverile, a poco più di un mese dal suo ottantasettesimo compleanno.
La sala del teatrino dell’oratorio per due giorni era stata meta di centinaia di persone che hanno voluto omaggiare la salma esposta, mentre i ragazzi più giovani continuavano a giocare nel polveroso campetto di calcio proprio come si era raccomandato padre Guido. Per due giorni, all’oratorio e fuori ai giardinetti, si sono rincontrate intere generazioni, ragazzi, ragazze, uomini e donne, che in molti casi, dato il tempo trascorso, avevano anche difficoltà a riconoscersi. Tutti parlavano un unico linguaggio fatto di ricordi, le partite, la scuola, la magica colonia di Tor Vaianica, una crescita, una maturazione e una forte nostalgia che spesso sfociava in una grossa emozione. E il fulcro, il punto d’unione, il centro di questa comunità era lui, padre Guido.
Tempo fa il “nostro sacerdote” ci raccontava di come, dopo qualche anno di presenza nel nostro quartiere, si interrogava sul suo modo di essere prete.
Diceva: “Passo, la mattina, 5 ore a scuola o, nei mesi estivi, al mare, a guardare questi ragazzi, il pomeriggio all’oratorio a guardarli giocare, parlare; tutto qui è portare avanti la mia missione?”. Il tempo gli ha dato la risposta, vedere questi ragazzi che a distanza di anni avevano il loro punto di riferimento proprio lì, il saluto al prete prima di partire militare, il celebrare matrimoni, battesimi, condivisione vera di gioie e dolori, il cercare un consiglio, un colloquio come si fa con un vero padre dava un senso alla sua scelta. Questo era padre Guido, il suo insegnamento fatto di poche parole e di fatti concreti, l’insegnamento della libertà nel rispetto della persona, dell’autonomia, il trasmettere la voglia di viaggiare, di conoscere, l’amore per il mare, il vento, la montagna, l’amore per la natura: queste le preghiere che ha insegnato.
Di lui in questi anni abbiamo scritto molte cose, sappiamo che amava ricevere sempre l’ultimo numero di Cara Garbatella. E con la sua grossa onestà intellettuale, che talune volte rasentava la rigidità, non ci risparmiava costruttive critiche.
Vogliamo continuare il nostro omaggio a padre Guido riportando qui di seguito qualche brano di alcune delle tante lettere giunte in redazione, brani dei sui diari e brevi cenni di articoli dedicatigli in passato, proprio per sottolineare quanta gente ha amato la sua opera e la sua capacità di far sentire unico ogni ragazzo e ogni ragazza che ha vissuto questa esperienza.
Giancarlo Proietti

padre-guido“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo “nome d’arte”. Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido. Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe. Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia il tempo libero dei loro figli e nipoti. Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio. Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.
Fabrizio Mastrantonio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicità dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancia. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d’infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle sì che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui lì stava, lui lì ha voluto aspettarci. Il corpo inerte nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone così come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.
Massimiliano Smeriglio

Padre Guido non ambiva piacere  a tutti. Ai discorsi complicati e lunghi preferiva poche e semplici parole. Caparbiamente portava avanti dei progetti folli, attirandosi critiche ed inimicizie da ogni parte. Ma tutto quello che faceva, diceva, pensava e sentiva era finalizzato ad un grande obiettivo, fare del bene agli altri…
…Padre Guido ha dipinto la sua vita come un’opera d’arte, ne è uscito fuori un capolavoro dal valore inestimabile. Al suo penultimo compleanno lui diceva che la sua vita era come un quadro, in quel quadro c’eravamo tutti noi. Vuoi perché gli abbiamo impastato i colori, o a volte lasciando qualche ditata sulla vernice fresca, comunque sia andata penso che, sì, avesse proprio ragione . Quel quadro lo abbiamo dipinto insieme a lui, e cavolo, ne è valsa veramente la pena! Forse è proprio per questo che quando lo ammiriamo rimaniamo colpiti dalla sua bellezza, felici per ciò che abbiamo imparato e tristi per ciò che non tornerà più, ma immensamente grati per tutto ciò che il nostro caro Padre Guido ci ha insegnato.
Consapevoli che a guidarci ancora e sempre sarà il segno che ci ha lasciato.
Fulvia Subania

padre-guidoSe i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà domani?” è perché ho sempre descritto loro quel che Padre Guido ha descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un  gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’Orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”. Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che, osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio  so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!”
La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.
Grazie di cuore.
Stefano Mastrantonio

Imiei rapporti con padre Guido risalgono al 1982, al tempo in cui incominciai sistematicamente ad occuparmi della Garbatella e dei suoi abitanti sulla “Gazzetta” , il benemerito giornale locale che era diretto da Gianni Rivolta.
Apprezzava le mie “scoperte” sulla storia, la geografia, i personaggi del quartiere, mi dava idee e suggerimenti, mi raccontava aneddoti, mi ringraziò commosso quando, nel febbraio del 2005. gli feci avere una delle prime copie del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense”. La lettera che mi scrisse e che conservo si concludeva con queste parole: “La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente”.
Ecco, padre Guido sapeva elaborare quel “qualcosa” tratta dall’esperienza di vita e soprattutto quel “qualcosa” sapeva dispensarla.
Cosmo Barbato

Ho saputo della sua morte solo al ritorno da Londra, dove ero in vacanza durante la chiusura della scuola a Pasqua.
La prima sensazione è stata un senso di colpa per non esserci stato, lì con tanti altri amici, ex compagni ed ex colleghi di scuola, a dare l’ultimo saluto a Padre Guido.
Non ho provato dolore ed è stato strano accorgermene, ma un gran senso di pace e di serenità, lui che per tanti anni ci ha insegnato a rispettare la vita e non temere la morte, se n’ è andato in pace, come era naturale che fosse. Ho meditato a lungo prima di scrivere qualcosa su di lui, non volevo fosse il solito necrologio di circostanza.

Se andate in giro sulla rete troverete centinaia di storie e aneddoti sulla sua vita e la sua “militanza” di prete di quartiere qui alla Garbatella.
Potrei ricordarne tanti anch’io, sia da alunno, sia da professore del Cesare Baronio.
Qui voglio invece ricordare padre Guido come il sacerdote atipico che è sempre stato, quello che portava gli alunni a copiare sul quaderno le parolacce scritte sui muri, per demistificarne il senso ribellistico e proibito, quello che a messa non parlava mai dell’inferno ma preferiva trarre dalla natura lo spunto dei suoi discorsi. Nel suo insegnamento il messaggio evangelico più schietto partiva sempre dalla grande lezione spiritualista della natura.
Padre Guido è stato per me il prete che ci faceva costruire il sestante e il barometro a scuola ma ci insegnava anche che c’è qualcosa al di là della realtà visibile.
Padre Guido è stato per me l’uomo delle stelle. Da ragazzi  spesso ci portava a guardare il firmamento, quando a Roma il cielo non era ancora velato dalle luci delle insegne luminose che oggi deturpano la città e tutt’intorno alla Garbatella c’era ancora la campagna.
Ricordo come fosse ora il miracolo della nostra galassia stagliata contro il nero cristallino del cielo di tramontana. Un’emozione che nessuna parola potrà mai descrivere, nessuno schermo Hd-3D riprodurre, il senso profondo di essere parte di quello spettacolo meraviglioso.
E poi ci insegnava i trucchi del mestiere: come distinguere un pianeta da una stella, dove trovare Aldebaran, Vega, Orione e Cassiopea. Ma soprattutto ci spiegava come orientarci con le stelle e non solo in senso geografico: al di là dell’astronomia, Padre Guido ci indicava come trovare noi stessi…” quando un giorno sarete grandi, e magari vi sentirete smarriti, guardate lassù. Lì troverete tutte le risposte ai vostri dubbi”.
Sono diventato grande e anch’io mi sono smarrito, più di una volta in questa vita.
Grazie a lui ho saputo alzare lo sguardo al firmamento e ritrovare la Via
Grazie padre Guido, ciao!

tratto dalla sua ultima lettera ai parrocchiani:

“….vedo appiattirsi sempre più lo standard (abusivamente) imposto dalle macchine o dai computer che praticamente ignorano il ritmo vero della vita sul Pianeta Terra che annualmente, ruotando attorno al sole, ci propone il susseguirsi delle stagioni e la spiritualità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno che ogni anno propongono un anello nuovo (pensate ai cerchi annuali del tronco nelle piante)…”

Fabio Mariotti

Grazie padre Guido per averci fatto vedere quel brutto campo dell’Oratorio più bello dello stadio Olimpico, quei bigliardini sempre malandati come la più bella sala da giochi, e quel pezzo di spiaggia a via Bengasi dove centinaia e centinaia di ragazzi devono ogni tanto tornare per respirare un po’ di nostalgia.
Grazie per averci insegnato a viaggiare, a vedere le stelle, a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente.
Giancarlo Proietti

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.
Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.
Massimo Mongai

Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balìa dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?

(dal Diario dell’Oratorio di Padre Guido)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Discussa in Municipio la condizione dei disabili Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato di Eraldo Saccinto

Discussa in Municipio la condizione dei disabili

Per essi è praticamente impossibile trovare lavoro: l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato

di Eraldo Saccinto

L’Assessorato alle Politiche Sociali assieme alla Presidenza del nostro Municipio hanno organizzato lunedì 9 giugno presso la Sala Consiliare l’iniziativa (Dis)Abili al lavoro. Si è discusso in modo concreto di una tematica fortemente attuale sia dal punto di vista umano che sociale e riguarda tutti noi, oltre a chi vive personalmente tali situazioni.
Sicuramente il tema della disoccupazione e della mancanza di lavoro, in particolare per i giovani, è drammatico, ma lo è ancora di più per chi vive una condizione di disabilità.
In
Italia l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego e i disoccupati iscritti alle liste di collocamento obbligatorio sono 750 mila, secondo dati 2013 del  Ministero del Welfare. Da noi, il lavoro per i disabili è una missione (quasi) impossibile.accessibile
La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver imposto “a tutti i datori di lavoro l’adozione di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili” come previsto dalla normativa comunitaria. “Nella vita quotidiana di tante persone che soffrono non è cambiato niente”, ha esordito il Presidente Catarci, “La Commissione ha comunicato che è ancora in corso la procedura di osservazione del nostro Paese per verificare l’efficacia della legge 93/2013 nel garantire la piena inclusione dei disabili nel mondo del lavoro”, ha affermato Ileana Argentin, per anni Assessore al Comune di Roma ed ora membro della Commissione Affari Sociali della Camera. “Preso atto dell’immobilismo italiano denunciato da Lorenzo Torto, ho invitato il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a dare seguito con urgenza alle disposizioni della Corte”, ha aggiunto la parlamentare Chiara Gribaudo. E anche la recessione influisce in modo pesante perché le aziende in crisi possono sospendere gli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99.
“In questo modo si calcola che circa il 25% dei posti previsti per i disabili rimane non assegnato, tanto nel settore pubblico quanto nel privato”, ha sottolineato nel suo intervento il Consigliere regionale Riccardo Agostini. “E così il disagio aumenta: ormai quasi quotidianamente mi arrivano lettere e telefonate di disabili disperati per la ricerca di lavoro, la solitudine e la paura per il futuro”, stigmatizza Fausto Giancaterina, per anni alla guida della macchina amministrativa sociale del Comune di Roma. “Il cammino per superare gli ostacoli che impediscono il pieno rispetto dei diritti di chi vive quotidianamente la propria disabilità è ancora lungo ma sicuramente va fatto insieme per dargli più forza e sostegno” chiarisce nell’intervento di conclusione Dino Gasparri, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio VIII. L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti vi  sono il collocamento mirato, da cui deriva l’istituto delle assunzioni obbligatorie, e gli incentivi per le assunzioni di persone diversamente abili, misure finalizzate a rimuovere gli ostacoli e assicurare a tutti l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili.
Queste tematiche vengono trattate anche da “SuperAbile”, il Contact Center dell’Inail che integra il portale con informazioni e documenti costantemente aggiornati, e mette a disposizione il servizio gratuito di consulenza telefonica attraverso il call center 800.810.810.

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Via delle Sette Chiese scivola nel degrado – di Cosmo Barbato

Via delle Sette Chiese scivola nel degrado

Via delle Sette Chiese, la storica via che ha costituito la dorsale urbanistica lungo la quale si è sviluppata, a partire dagli anni Venti del secolo scorso, la borgata, oggi quartiere, della Garbatella, per la sua storicità, per la funzione di raccordo che per secoli ha svolto tra importantissime strade che si dipartono da Roma (due le principali, l’Ostiense e l’Appia), infine per l’apporto religioso che ne giustifica il nome, meritava la riqualificazione tentata un decina di anni fa per renderla almeno nell’apparenza visibile nei suoi quasi 4 chilometri di percorso da San Paolo a San Sebastiano, ormai irreparabilmente spezzettati.
Ce ne occupammo a suo tempo, quando furono inaugurati i restauri, elogiando le scelte felici (vedi il bell’ingresso alla Vigna Serafini dalla quale si accede alla catacomba di Commodilla) e criticando severamente gli errori commessi. Quegli errori appaiono più evidenti oggi, a distanza di tempo, quando la strada va rapidamente scivolando nel degrado, accompagnato dalla totale assenza di ordinaria manutenzione. via-delle-sette-chiese
In campo urbanistico, quando si pone mano a un progetto delicato, l’autore non si deve abbandonare all’idea di come vorrebbe in astratto che risultasse l’opera a cui ha messo mano. Deve tener conto della sua praticabilità innanzitutto in funzione del cittadino utente, poi della praticità della sua manutenzione e infine della possibilità di durata nel tempo. Tutte cose che erano carenti nel progetto e che ora hanno ridotto Via delle Sette Chiese a una grave condizione di degrado. Ci riferiamo ad esempio alle aiuole che in larghi tratti della strada avrebbero dovuto incoraggiare la prevista pedonalizzazione, divenute ormai dei contenitori di disordinati cespugli inselvatichiti; oppure a quelle brutte e inutili aiuolette strette e lunghe ai margini dei marciapiedi che, nel tratto Largo delle Sette Chiese-Piazza Sant’Eurosia, oltretutto ostacolano il transito dei pedoni divenendo contenitori di sporcizia. Il resto del degrado lo assicura l’assenza di manutenzione: bordure arboree rinsecchite o abbattute, aiuole non curate. Senza contare i lavori di risanamento a suo tempo non completati, come nel breve tratto Piazza Oderico da Pordenone-Via C.Colombo dove, per ottenere il restauro del bellissimo portale del casino Nicolai, infestato da piante parassite, dovemmo lanciare noi una campagna e dovette intercedere il compianto Padre Guido presso i proprietari; o come in Largo Bompiani dove fu dato sì una degna sistemazione al giardino contenuto nella rotatoria ma non fu restaurato il bel monumento alla Resistenza che ne orna il centro.
Via delle Sette Chiese, sconvolta nell’incongrua urbanizzazione seguita allo sviluppo della Garbatella e soprattutto al suo taglio per la creazione della Via Imperiale (la Via Cristoforo Colombo), meritava un po’ più di rispetto nella fase in cui ci si era proposto il lodevole compito di ridare almeno visibilità virtuale al suo lungo e affascinante percorso:
basterebbero le quattro grandi catacombe – Commodilla, Domitilla, San Callisto, San Sebastiano, oltre al mausoleo delle Ardeatine – per meritare una maggior attenzione a un così importante bene comune che invece sta andando in malora. Pur nelle attuali ristrettezze economiche che travagliano le nostre amministrazioni, un impegno almeno per arrestare il degrado della nostra storica strada va reclamato. Per il quartiere è anche una questione di dignità. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici di Fabrizio Caristi

Riducendo la velocità delle auto migliorano le condizioni di vita degli utenti della strada e dei residenti

Garbatella “Zona 30”? Vantaggi e benefici

di Fabrizio Caristi

All’inizio degli anni Venti del secolo scorso nasceva la Garbatella, un agglomerato urbano che è stato indicato come modello di città giardino. Un modello da molti ammirato, esaltato e persino copiato. L’essere stato un modello ha costituito un vanto per molte amministrazioni cittadine e locali. Oggi, a circa 100 anni dalla nascita, si propone l’opportunità di essere di nuovo un modello. Un modello per una nuova vivibilità urbana, un modello che consenta ai suoi abitanti di riappropriarsi degli spazi e delle strade del quartiere. Il modello si chiama zona 30. Molti si chiederanno che cos’è una zona 30?zona-30
Una “Zona 30” è un’area della rete stradale urbana dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari invece dei consueti 50 previsti dal codice stradale in ambito urbano. Molto più
complesso è l’aspetto applicativo. Ma andiamo con ordine. I suoi punti fondamentali sono la sicurezza e la multifunzionalità, criteri che potrebbero essere sinteticamente riassunti con un semplice slogan: “la strada non è solo lo spazio delle automobili, ma anche della vita di quartiere”.
Ma vediamo vantaggi e benefici che ne avremmo: Per ciclisti e pedoni: minore mortalità in caso di incidenti. Questo è sicuramente il punto più importante di tutti: ogni anno, 35.000 persone in Europa muoiono a seguito di incidenti stradali, e 1,5 milioni rimangono gravemente feriti. L’Italia contribuisce in gran parte a queste cifre, con 5.000 morti e 300.000 feriti all’anno. Quasi un quarto delle vittime di incidenti stradali sono pedoni e ciclisti.
Fra i fattori che aumentano la pericolosità delle strade, la velocità delle automobili ha il ruolo più importante; Per quanto riguarda i pedoni, le cifre sono impressionanti e parlano
da sole: se una macchina investe un pedone a 65 km/h, lo uccide nel 90% dei casi; se lo investe a 50 km/h, lo uccide nel 20% dei casi; se lo investe a 30 km/h, lo uccide nel 3% dei casi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un rapporto sulla sicurezza pedonale, ribadisce l’importanza di introdurre limiti a 30 km/h nelle città.
Più volte il nostro giornale ha segnalato, anche su indicazione dei lettori, la pericolosità di alcune strade che “tagliano” la Garbatella, Via Macinghi Strozzi su tutte.
In altre capitali europee, per esempio a Londra, si è visto che dopo l’introduzione in alcuni quartieri di zone con limiti a 30 km/h, c’è stata una riduzione in media del 46% nel numero di persone uccise o gravemente ferite in seguito a incidenti; Per i residenti: maggiore vivibilità delle strade. Nelle zone a 30 il rumore prodotto dal traffico si riduce di circa il 40%. Come ricordato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione a un alto rumore di fondo disturba la qualità del sonno, provoca malattie cardiovascolari e disturbi nel comportamento. Più in generale, se le macchine vanno piano si può camminare e pedalare con maggiore serenità, o lasciare i bambini più liberi di girare da soli per il quartiere.
Per la collettività, minori costi sanitari. La riduzione del numero di morti e feriti gravi, oltre a essere positiva in sé, si traduce anche in minori costi per l’assistenza sanitaria.
Minore inquinamento: la riduzione della velocità di punta delle auto comporta minori accelerazioni, una velocità media più costante, un traffico più scorrevole: ciò si traduce in una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico; Per chi usa l’automobile, minori costi di gestione. Una minore velocità di punta vuol dire anche una significativa riduzione dell’uso del carburante (del 12% secondo alcuni studi tedeschi), sicuramente apprezzabile oggi che il prezzo della benzina è al suo massimo storico.
Tutte queste cifre portano chiaramente a un’importante conclusione: l’introduzione delle zone 30 non è una misura che favorisca un gruppo ai danni di un altro; essa va a vantaggio di tutti gli utenti della strada e di tutta la società in generale. Altri spunti di riflessione potrebbero essere stimolati con alcuni esempi. Chi è passato per Via Caffaro, magari di sabato mattina, l’avrà vista completamente congestionata! Auto in doppia fila, altre che girano alla ricerca di un prezioso posto in doppia fila, altre che finito quanto dovevano, cercano di lasciare il parcheggio e sono sequestrate da chi ha parcheggiato in doppia fila. Qualcuno potrà obbiettare: ma cosa c’entra questo con l’andare a 30 all’ora? C’entra eccome!
Perché in una zona 30 la gente è più propensa a lasciare la macchina e a spostarsi a piedi o magari in bici, non creando inutili ingorghi, perdite di tempo e nevrastenie.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Il Premio Simpatia in Campidoglio all’inventore del Bibliomotocarro Dopo la cerimonia l’incontro alla Garbatella con gli alunni della Cesare Battisti. Libri, musica e fantasia

Il Premio Simpatia in Campidoglio all’inventore del Bibliomotocarro

Dopo la cerimonia l’incontro alla Garbatella con gli alunni della Cesare Battisti. Libri, musica e fantasia

di Laura Pertica

Il maestro Antonio La Cava, dopo aver ricevuto in Campidoglio lo storico Premio Simpatia 2014 (la cerimonia si è svolta nella sala della Protomoteca il 29 maggio), ha voluto incontrare gli alunni di una scuola elementare di Roma per intrattenerli con il suo “Bibliomotocarro”.
bibliomotecarroIl maestro La Cava, in pensione dopo 42 anni di insegnamento, ha avuto una idea geniale: ha comprato un’Ape usata, l’ha modificata e trasformata in una viaggiante casetta colorata con tettuccio e comignolo, l’ha riempita di libri e l’ha chiamata Bibliomotocarro.
Con la sua biblioteca itinerante gira per i paesi della sua Basilicata, i bambini lo aspettano con gioia, prendono in prestito i libri, il maestro inizia a leggere qualche storia e si crea un’ atmosfera magica. La Cava si ritiene un maestro di strada e la sua missione è stata sempre quella di divulgare l’amore per la lettura e per la scrittura: la sua è una testimonianza quasi eroica che merita attenzione e riconoscimento, per questo ha ricevuto il romano Premio Simpatia!
Il giorno dopo la cerimonia della premiazione ha raggiunto la scuola elementare Cesare Battisti nel cuore della Garbatella e con il suo simpatico veicolo-biblioteca ha intrattenuto gli alunni delle prime e delle seconde insieme alle maestre ed alla dirigente scolastica. Esperienza entusiasmante, i bambini hanno ascoltato con vivo interesse le storie che il maestro ha raccontato, accompagnate da filmati realizzati da altri bambini. Ne è nato un momento di grande gioco creativo da cui sono poi scaturiti dei bellissimi disegni che i bambini in seguito hanno eseguito in classe.
Il maestro è rimasto affascinato dalla Garbatella, le strade, le case particolari e il calore della gente! Si è poi fermato davanti all’oratorio do San Filippo Neri, dove ha incontrato altri bambini intrattenendosi con loro e esibendo il suo Bibliomotocarro dal quale promanavano musiche divertenti che acuivano la curiosità dei passanti.
Il sogno del maestro? Tornare a Roma, ed in particolare alla Garbatella e alla scuola elementare Cesare Battisti, per realizzare un progetto di lettura e scrittura creativa con gli alunni e le maestre.
Arrivederci a presto, maestro La Cava, e grazie per le belle emozioni che ha regalato ai nostri ragazzi.

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La lenta riqualificazione degli ex Mercati Generali Nella “Città dei giovani” pronto il Centro Anziani

La lenta riqualificazione degli ex Mercati Generali

Nella “Città dei giovani” pronto il Centro Anziani

di Eraldo Saccinto

La riqualificazione degli ex Mercati Generali è finalmente partita. La prima struttura completata nella nuova “Città dei Giovani” è il costituendo nuovo Centro anziani. Un segno significativo: la prima consegna alla collettività è un servizio pubblico e non un nuovo punto commerciale.
Da programma, in effetti, era prevista innanzi tutto la ristrutturazione dell’area destinata alla ristorazione, ma l’apertura di Eataly ha fatto rinviare il progetto. La consegna inizia con la porzione del manufatto che insiste su Via Negri, nella quale sono stati ristrutturate le stanze che comprenderanno il futuro Centro anziani. L’edificio occupa una superficie di circa 500 mq, disposti su due piani. Questi spazi rappresentano, di fatto, l’unico segno che il cantiere degli ex-Mercati Generali esiste. Aldilà della ristrutturazione del manufatto, che perlomeno all’apparenza sembra realizzato secondo tutti i dettami della razionalità, dell’estetica, del buon gusto e della funzionalità, uno sguardo dal primo piano si perde sul passato, su un’area che riporta alla memoria gli anni nei quali in quegli spazi si muoveva il più grande mercato di Roma ma sui quali il segno del tempo e dell’incuria ha lasciato melanconiche scorie di degrado.
citta-dei-giovaniIl Centro, dicevamo, si sviluppa su due piani, serviti da un ascensore e un vano scale, dispone inoltre di due uffici, due laboratori di circa 20 mq., due sale di 60 mq. ciascuna, locali igienici inclusi quelli accessibili ai disabili. Gli spazi a disposizione sono distribuiti in parte al piano terra (circa 100 mq.) e in parte al primo piano (380 mq.). I locali sono stati parzialmente arredati ed è già presente l’impianto di condizionamento. Si stima che il costo per la realizzazione sia stato di circa 500 mila euro. Per circa 18 anni gli anziani della zona, una settantina, avevano utilizzato l’ex sede del Partito Socialista di Via del Gazometro 3, di proprietà dell’ATER. Avevano ristrutturato i locali e ne pagavano le utenze quando improvvisamente nel 2012 il manufatto era stato sigillato da incaricati dell’Ente, suscitando le proteste degli anziani e del Municipio, accorso per denunciare la condizione. Gli anziani si sono quindi trasferiti in un modulo abitativo attrezzato, poco più di un container, messo a disposizione dal Municipio e sito sulla Via Ostiense, nel quale permarranno sino all’inaugurazione, con conseguente trasferimento, nella nuova struttura di Via Negri.

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Il bell’edificio degli ex Bagni custodirà la storia del territorio Qui il Centro di documentazione e l’archivio dei quartieri dell’VIII Municipio. L’importante contributo della stampa locale, a cominciare da “Cara Garbatella”. L’archivio fotografico e l’a

Il bell’edificio degli ex Bagni custodirà la storia del territorio

Qui il Centro di documentazione e l’archivio dei quartieri dell’VIII Municipio.
L’importante contributo della stampa locale, a cominciare da “Cara Garbatella”.
L’archivio fotografico e l’abbondante editoria di saggi e di tesi di laurea. Garbatella nel cinema e nei documentari. I protagonisti dell’Antifascismo e della Resistenza

di Gianni Rivolta

Centocinquantatre voti: tante sono state le adesioni al progetto del Centro di Documentazione e Archivio storico dei quartieri dell’VIII Municipio nella giornata che ha concluso il percorso
partecipativo popolare, iniziato con l’occupazione simbolica dell’edificio degli ex Bagni pubblici alla Garbatella.
L’ambizione del gruppo che ha lavorato per settimane ad un primo documento di base, arricchito in tanti confronti tra i partecipanti, è quello di costituire un archivio storico sul territorio del Municipio a disposizione dei cittadini e degli studiosi, che possa essere consultato anche dai giovani studenti con diversi prodotti multimediali. Per questo attorno al progetto si è espresso con vivacità non solo l’interesse di ricercatori e storici, ma anche quello di giovani registi e operatori culturali.
Preliminare sarà la raccolta e la sistematizzazione di tutto ciò che è stato prodotto ed è ora in possesso di fondi privati o in tanti istituti pubblici.
A partire dalla stampa locale: da Numeroundici e la Gazzetta dell’Undicesima a “Cara Garbatella”, Magma, C:O:R:E:, Municipio XI, alla pagina locale del Messaggero Quartieri.
Un altro centro di interesse sarà sicuramente l’editoria. In questi ultimi anni sono stati scritti vari testi di storia locale e diverse guide ragionate, che hanno completato le tantissime tesi e gli studi di architettura sul quartiere Iacp della Garbatella.
garbatella-ex-bagniUn archivio fotografico già esistente, corroborato dalle immagini familiari conservate nei cassetti, consentirebbe di ricostruire anche visivamente la storia e il costume degli abitanti: dai pionieri della Città giardino edificata nel 1920 intorno a piazza Benedetto Brin agli inquilini degli Alberghi suburbani di piazza Michele da Carbonara.
Documentari, spezzoni di film e prodotti audiovisivi vari sono stati proiettati in occasione di iniziative specifiche, ma altra cosa sarebbe poterne disporre a pieno titolo all’interno dell’Archivio e della Biblioteca comunale.
Gli ambiti temporali della ricerca documentaristica partono dal Settecento. Dai proprietari terrieri dell’epoca, le loro case di campagna e le vigne coltivate sui Colli di San Paolo, per attraversare la nascita della Borgata Giardino Concordia alla Garbatella e il fascismo nel quartiere popolare.
Di sicuro interesse storico sarà ricostruire le vite degli Arditi del popolo, che nel battaglione Garbatella, San Paolo, Ostiense si opposero nel 1921 all’escalation della violenza fascista nella Capitale nei confronti dei giornali socialisti e cattolici, delle Leghe sindacali e delle cooperative in occasione delle adunate e dei congressi del PNF. Così come importante sarà riannodare i fili sottili della rete clandestina delle cellule sovversive negli anni Trenta, attraversate da arresti e condanne al confino comminate dal Tribunale speciale, fino alla costituzione, durante la resistenza romana, dei gruppi armati comunisti, delle brigate socialiste Matteotti, del partito d’Azione e di Bandiera rossa, i comunisti eretici, che avevano una forte presenza nelle borgate proletarie come Tormarancia.
E poi a seguire la ricostruzione, dopo la Liberazione, della breve e stentata vita del Cln di rione, dei partiti politici che lo composero (Pci, Psi, Pd’Azione, Dc) e di quelli che l’avversarono (Pri, Bandiera rossa e gli anarchici). Infine la copiosa collezione dei materiali ciclostilati, stampati e diffusi negli anni Settanta consentirebbe di analizzare una intera stagione di proteste studentesche sfociate nelle lotte per la casa e il carovita nelle borgate e nei quartieri popolari della città, fino agli anni della “sovversione armata”.

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L’anteprima di giugno e fra 3 mesi il Garbatella Jazz Festival n° 10 Cinque domande a Pino Sallusti, direttore artistico dell’annuale manifestazione alla Villetta: qual è il segreto del successo dell’iniziativa delle associazioni Altrevie e Cara Garbatell

L’anteprima di giugno e fra 3 mesi il Garbatella Jazz Festival n° 10

Cinque domande a Pino Sallusti, direttore artistico dell’annuale manifestazione alla Villetta: qual è il segreto del successo dell’iniziativa delle associazioni Altrevie e Cara Garbatella.

di Giancarlo Proietti

Era l’estate del 2005 quando, quasi per gioco, Claudio Bocci dell’associazione Altrevie, proponeva di utilizzare lo spazio della Villetta per una tre giorni di jazz in collaborazione con Cara Garbatella.
garbatella-jazz-festival-10edizioneLa risposta di pubblico si rivelò oltre la più rosea della aspettative, gli organizzatori rimasero increduli davanti a tale successo.
Il Garbatella jazz festival, così chiamato dagli organizzatori, venne riproposto negli anni successivi con un crescendo successo di pubblico e di critica. Sono passati 9 anni e, sull’entusiasmo della grande partecipazione popolare, quest’anno si è arrivati alla decima edizione. Da tre anni oltre a Cara Garbatella e all’associazione Altrevie collabora all’iniziativa la Polisportiva Giovanni Castello.
Il lavoro, svolto sempre da volontari, e lo spirito raccolto dai musicisti di una proposta di jazz non di élite ma un jazz per tutti, ha permesso, in uno dei rarissimi casi nel panorama romano, se non addirittura nazionale, di dare musica di qualità gratuita per il pubblico con l’assenza quasi totale di contributi pubblici (tranne in due edizioni, dove ci fu un piccolo contributo da parte della Provincia).
L’intento delle associazioni che lavorano su questo progetto è di dare un piccolo apporto alla carenza di proposta culturale che viviamo in questo momento storico. Esiste la difficoltà reale di una progettazione culturale a livello cittadino e nazionale dove, in un momento di crisi, è la prima cosa ad essere tagliata.
Spesso una certa politica vede la cultura come distribuzione di fondi, non come processo di sviluppo culturale ed economico.
Da qualche anno la tre giorni di jazz, che si svolge alla fine di settembre, è preceduta da una giornata chiamata appunto: Anteprima jazz festival. Quest’anno l’Anteprima si è svolta il 27 giugno ed ha avuto come protagonista il trio di Nicola Puglielli, che ha ospitato Andrea Pace al sax, ed il solito grande successo di pubblico. Negli ultimi anni, Pino Sallusti, contrabbassista e noto musicista del palcoscenico del jazz romano e nazionale, sposando appieno lo spirito degli organizzatori, ha dato un maggior spessore alla manifestazione occupandosi in prima persona di tutta la parte artistica.
In occasione della decima edizione, che si terrà alla Villetta il 25, 26 e 27 settembre, abbiamo rivolto delle brevi domande a Pino.

pino-sallustiQual è lo spirito che ha spinto un musicista a collaborare in modo così attivo con questa manifestazione?
Lo spirito che mi spinge è l’amore che provo per il jazz, ma anche la straordinaria disponibilità di tutti gli addetti all’organizzazione e alla gestione del Festival. Non è sempre tutto così scontato: se non avessi trovato questa situazione non credo che avrei accettato di occuparmi della direzione artistica della rassegna.
Proprio perché sono un musicista, so quanto è importante per un artista trovarsi in un posto dove sa che può “giocare in casa”, usando un termine calcistico.

Come si presenta oggi il panorama del jazz romano?
Il panorama jazzistico romano in questo momento mi sembra particolarmente interessante, ci sono molte formazioni di giovani che offrono, oltre alla perizia tecnica, progetti veramente originali, ci sono spazi autogestiti dove è possibile ascoltare ottima musica (e la Villetta è uno di questi) e c’è molta interazione tra musicisti di diverse generazioni che crea uno scambio di esperienze notevole.

Che importanza ha nell’ambito dell’ambiente musicale romano il Garbatella Jazz festival?
Direi che il GJF, anche se ha una durata limitata ai tre giorni di fine settembre più l’anteprima estiva, sta conquistando una buona posizione nell’ambito delle rassegne romane.
Lo dico sia per l’affluenza di pubblico e per le richieste che ho da parte dei musicisti che vogliono partecipare alla rassegna, ma anche perché credo si sia capito che non è una vetrina di “copertina”, ma un avvenimento culturale.

Qual è, secondo te, il segreto del successo di pubblico e di critica della manifestazione?
Credo che le ragioni del successo del Festival vadano cercate in prima analisi dall’accoglienza della Villetta e poi dalla qualità dei concerti, che personalmente scelgo in base alla bellezza della proposta (chiaramente scelta molto individuale ma che sino ad oggi ha funzionato) a prescindere dalla risonanza mediatica dei nomi. Non sono da sottovalutare anche i gruppi che aprono i concerti, da un paio di anni provenienti dai laboratori della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, che hanno sempre dato un’ottima impressione.

Decima edizione, a poco più di due mesi mesi dalla manifestazione puoi svelarci le sorprese che ci saranno per festeggiare questo traguardo?
Questa decima edizione sarà dedicata ai contrabbassisti, con formazioni in cui questi strumentisti abbiano una figura predominante nella composizione e nell’arrangiamento dei brani.
Avremo, il 25 settembre, il trio Corvini-Ferrazza-Vantaggio che, per l’occasione, proporrà l’ultimo lavoro discografico; il 26 il Thematico Quartet di Luca Pirozzi e l’ultima sera, il 27, il mio settetto, il Pino Sallusti Group. In quanto alle sorprese, se le svelo ora che sorprese sarebbero?

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Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Vi ho conosciuto entrando nel locale “Pizza e supplì” in Piazza Damiano Sauli e trovando una copia di “Cara Garbatella” in esposizione. Ho letto l’articolo di Enrico Recchi sul pavimento mosaicato di Piazza Sauli e concordo con lui sulla pubblicità indiretta alla Garbatella fatta dal film “Caro diario” di Nanni Moretti. Ho trascorso a Roma venti mesi di servizio civile (sono obiettore di coscienza) nel 1988-89 e non ero mai stato alla Garbatella, che era per me, allora, solo una fermata della Metro. Su insistenza di mia moglie, e sempre grazie al film di Moretti, ho finalmente potuto conoscere la struttura urbana del quartiere.
Una volta usciti dalla metropolitana, l’impatto affascinante con l’esile struttura del ponte cavalca ferrovia ha attirato l’attenzione, ma poi solo palazzi e strade quasi ortogonali. Ci siamo incamminati per qualche centinaio di metri un po’ delusi. La signora che veniva verso di noi, sul marciapiede, doveva essere di sicuro del posto. L’intuizione di mia moglie era giusta, le ha così chiesto dove fossero le case storiche del quartiere, i primi  insediamenti. ‘Ah, anche voi siete qui per i Cesaroni?’. e mia moglie: ‘No, signora, siamo qui per Nanni Moretti!’. La signora non comprende, ma con molta gentilezza ci indica la direzione. Rasentiamo a sinistra un parco pubblico con un mercatino delle pulci e vediamo di fronte a noi i primi lotti con le tabelle dei numeri, delle portinerie, tutte con i fasci littori scalpellati… Eravamo in un pezzo di Roma che ci mancava. Bellissime le villette, ben strutturate le strade, diversificati i modelli e le impostazioni di ogni abitazione: i comignoli, le fioriere sotto alcune finestre, le recinzioni, le scalinate, i cancelli, gli infissi in legno originali. Ogni particolare esterno meticolosamente studiato. Abbiamo provato ad immaginare gli interni, ma con poco successo. Oltrepassati gli archi in mattoni rossi, si è aperta davanti a noi la piazza che ci ha immediatamente ricordato le piazze metafisiche di De Chirico. La chiesa (purtroppo chiusa) e la scuola con le quattro aquile che avranno sicuramente terrorizzato generazioni di bambini di prima elementare. La piazza mostrava la tranquillità dell’ora di pranzo. Seduti su uno dei sedili in marmo notiamo l’insegna “Pizza e Supplì”
e un signore con il grembiule bianco sulla soglia, l’immagine ci fa ben sperare.
Entriamo, ordiniamo due tranci di pizza e due supplì. Sono ottimi, li gustiamo con devozione mentre notiamo su un tavolino ‘Cara Garbatella’. Chiediamo quanto costa e ci viene risposto che è a distribuzione gratuita. C’è tempo per chiedere com’era la piazza. “Non era così prima, questa l’hanno fatta un po’ di anni fa, prima c’era un giardinetto con il prato…” . “Ma, dico, la sovrintendenza dei beni culturali non dovrebbe tutelare anche le peculiarità urbanistiche dei luoghi in cui viviamo? A quanto pare no, se il Municipio ha deciso di modificare e trasformare l’impostazione originaria della piazza”. Mentre usciamo notiamo i mosaici di sassolini, un’insegna sfondata del totocalcio, saracinesche di esercizi chiusi da tempo. Chiediamo ad un passante del teatro Palladium.
Scendiamo la dolce discesa, il teatro è ora edificio universitario, più in là attira la nostra attenzione il bel portone dei Bagni pubblici e i manifesti che raccontano la lotta per la biblioteca di quartiere. Ritorniamo sui nostri passi, un caffè, un’occhiata alle bancarelle del mercatino e rientriamo nelle chiazze d’ombra dei palazzi anni ‘50 e ‘60. Dopo una triste riflessione sull’involuzione delle abitazioni, moderni alveari in opposizione alle umane condizioni delle villette anni 20, riprendiamo la metropolitana e ringraziamo Nanni Moretti per averci portato in una zona di Roma che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta dai turisti e, probabilmente, anche dai romani.

Gianni Belluscio

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L’uomo delle stelle di Fabio Mariotti

Ho saputo della sua morte solo al ritorno da Londra, dove ero in vacanza durante la chiusura della scuola a Pasqua.
La prima sensazione è stata un senso di colpa per non esserci stato, lì con tanti altri amici, ex compagni ed ex colleghi di scuola, a dare l’ultimo saluto a Padre Guido.
Non ho provato dolore ed è stato strano accorgermene, ma un gran senso di pace e di serenità, lui che per tanti anni ci ha insegnato a rispettare la vita e non temere la morte, se n’ è andato in pace, come era naturale che fosse. Ho meditato a lungo prima di scrivere qualcosa su di lui, non volevo fosse il solito necrologio di circostanza.

Se andate in giro sulla rete troverete centinaia di storie e aneddoti sulla sua vita e la sua “militanza” di prete di quartiere qui alla Garbatella.
Potrei ricordarne tanti anch’io, sia da alunno, sia da professore del Cesare Baronio.
Qui voglio invece ricordare padre Guido come il sacerdote atipico che è sempre stato, quello che portava gli alunni a copiare sul quaderno le parolacce scritte sui muri, per demistificarne il senso ribellistico e proibito, quello che a messa non parlava mai dell’inferno ma preferiva trarre dalla natura lo spunto dei suoi discorsi. Nel suo insegnamento il messaggio evangelico più schietto partiva sempre dalla grande lezione spiritualista della natura.
Padre Guido è stato per me il prete che ci faceva costruire il sestante e il barometro a scuola ma ci insegnava anche che c’è qualcosa al di là della realtà visibile.
Padre Guido è stato per me l’uomo delle stelle. Da ragazzi  spesso ci portava a guardare il firmamento, quando a Roma il cielo non era ancora velato dalle luci delle insegne luminose che oggi deturpano la città e tutt’intorno alla Garbatella c’era ancora la campagna.
Ricordo come fosse ora il miracolo della nostra galassia stagliata contro il nero cristallino del cielo di tramontana. Un’emozione che nessuna parola potrà mai descrivere, nessuno schermo Hd-3D riprodurre, il senso profondo di essere parte di quello spettacolo meraviglioso.
E poi ci insegnava i trucchi del mestiere: come distinguere un pianeta da una stella, dove trovare Aldebaran, Vega, Orione e Cassiopea. Ma soprattutto ci spiegava come orientarci con le stelle e non solo in senso geografico: al di là dell’astronomia, Padre Guido ci indicava come trovare noi stessi…” quando un giorno sarete grandi, e magari vi sentirete smarriti, guardate lassù. Lì troverete tutte le risposte ai vostri dubbi”.
Sono diventato grande e anch’io mi sono smarrito, più di una volta in questa vita.
Grazie a lui ho saputo alzare lo sguardo al firmamento e ritrovare la Via
Grazie padre Guido, ciao!

tratto dalla sua ultima lettera ai parrocchiani:

“….vedo appiattirsi sempre più lo standard (abusivamente) imposto dalle macchine o dai computer che praticamente ignorano il ritmo vero della vita sul Pianeta Terra che annualmente, ruotando attorno al sole, ci propone il susseguirsi delle stagioni e la spiritualità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno che ogni anno propongono un anello nuovo (pensate ai cerchi annuali del tronco nelle piante)…”

Fabio Mariotti

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La tonaca che decise di vestire

Padre-Guido-Foto-G_BelmonteLa tonaca che decise di vestire più di cinquanta anni fa non gli consentì di godere della gioia della paternità. Ma Guido Chiaravalli, padre Guido, di figli ne adottò a centinaia, figli putativi, secondo la regola degli oratoriani di San Filippo Neri, la famiglia cui aveva scelto di appartenere per amore. A un certo punto, alla Garbatella, per lungo tempo borgata di frontiera, ragazze e ragazzi di almeno tre generazioni  lo riconobbero come personaggio tutelare e gli si affidarono come ci si affida a chi sai che non ti deluderà, anche quando, invece che di una buona parola o di una carezza, ti gratificherà di un rabbuffo.

I miei rapporti con padre Guido risalgono al 1982, al tempo in cui incominciai sistematicamente ad occuparmi della Garbatella e dei suoi abitanti sulla “Gazzetta” , il benemerito giornale locale che era diretto  da Gianni Rivolta. Apprezzava le mie “scoperte” sulla storia, la geografia, i personaggi del quartiere, mi dava idee e suggerimenti, mi raccontava aneddoti, mi ringraziò commosso  quando, nel febbraio del 2005. gli feci avere una delle prime copie del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense” . La  lettera che mi scrisse e che conservo si concludeva con queste parole: “La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente”. Ecco, padre Guido sapeva elaborare quel “qualcosa” tratta dall’esperienza di vita e soprattutto quel “qualcosa” sapeva dispensarla.

Prima che si ammalasse, aveva posto mano a completare uno studio sulla Garbatella. Aveva raccolto parecchio materiale. A me aveva chiesto un contributo sulle torri che costellano la campagna romana, partendo da quella più vicina a noi, la Tormarancia. Sicuramente tra le sue carte si trovano i testi non pubblicati del suo lavoro, cui si dedicava (quando non doveva andare a trovare qualche ammalato) pressoché tutti i pomeriggi nella stanzetta che gli avevano messo a disposizione,  posta di fianco all’ingresso della Chiesoletta.

Cosmo Barbato

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PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno.

PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno. Senza soffrire più di quanto avesse già sofferto. In fondo è giusto così.

Alla Garbatella, il quartiere popolare di Roma che per i miei gusti sta diventando troppo di moda, lo conoscevamo così. Era IL PRETE, lo scrivo in maiuscolo perché in quella che oserei chiamare “qualifica” c’era il rispetto di tutti.

Era arrivato a Roma nel 1956, aveva solo 27 anni. Veniva da Milano, da una famiglia benestante. Arrivava in una città che cercava di alzare la testa dopo la guerra. Nel 1954 la Rai aveva cominciato a trasmettere in bianco e nero. Un solo canale, un’audience pazzesca. La gente aveva scoperto un aiuto tecnologico che l’aiutava a comunicare. Gli abbonati al telefono sfioravano i due milioni, il doppio rispetto al 1950, il quadruplo rispetto al periodo del conflitto bellico. Pio XII era il capo della Chiesa, tempo due anni e sarebbe arrivato Giovanni XXIII.

ImmaginePadre Guido. Pochi conoscevano il suo cognome, Chiaravalli. Tutti conoscevano lui. Una presenza importante in un rione che faticava a trovare la sua dimensione. Era zona di confine la Garbatella. Una strada, la Cristoforo Colombo, a separarla da Tormarancia che quelli più grandi di me chiamavano Shanghai. E non era certo un complimento. Le sassaiole, all’epoca i malandrini delle due parti si affrontavano così, erano all’ordine del giorno. E quel clima di mini violenza rischiava di trasferirsi alla Chiesoletta, il regno sotto il governo del PRETE.

Uomo di cultura, generoso. Uomo d’azione e di parole. Aveva preso di petto la situazione ed era entrato nel cuore del problema. Un prete tra la gente, uno di quelli che pensi possano esistere soltanto nei libri o nei film di una volta. Un prete di frontiera in un rione difficile.

Era un conservatore convinto, ma anche uno che sapeva essere moderno nei fatti. Era stato lui ad aprire la scuola Cesare Baronio e l’Oratorio, la Chiesoletta appunto, alle donne. Detta così fa scappare un sorriso. Ma bisogna fare un salto indietro, tornare a quell’inizio anni Sessanta quando non era poi tanto semplice imporre una presenza mista.

Aveva le sue regole e pretendeva che tutti le rispettassero. Per chi sgarrava la punizione era a salire, nel rispetto della colpa riconosciuta.

“Raccogli cento pezzi di carta.”
  E ti era andata bene.

“Togli cento i sassi dal campo.”
  Ancora bene.

“Vai fuori dall’Oratorio e non tornare per dieci giorni.”
  Dovevi averla combinata proprio grossa.

Ricordo con affetto e nostalgia le mille partite di calcio giocate su un campetto fatto di sassi e polvere, un terreno in discesa. Il sorteggio a inizio gara serviva per scegliere la porta di sopra o la porta di sotto. E dovevi stare attento a dove calciavi il pallone.

Se tiravi troppo alto nella porta di sotto e il pallone finiva nell’arena del cinema Columbus la tua squadra pagava con una punizione a due. Il tiro diventava diretto se la palla finiva in piazza Sant’Eurosia dove era più difficile recuperarla. Era rigore senza moviola, né discussioni se lo sventurato di turno calciava sopra i tetti dell’Oratorio e la sfera finiva ai Giardinetti. Se poi avevi la dannata sfortuna di mandare la palla nella trattoria all’aperto sul lato grande del campo, al di là del muro, la partita era persa. L’oste non restituiva mai il pallone e di soldi per ricomprarlo non ce n’erano.

Uno di noi pretendeva spesso di tirare i calci di rigore. Ma aveva, diciamo, poca sensibilità nei piedi. Colpiva e il pallone si impennava, alto, alto, sempre più alto. Si era guadagnato sul campo il soprannome di Gagarino, in onore di Jurij Gagarin: il primo uomo a volare nello spazio il 12 aprile del 1961.
“L’altra sera durante una partita, il piccolo Filippini di nove anni è stato colpito da una pallonata in pieno naso ed ha perso conoscenza. Mentre gli presto le cure del caso, dopo un po’ riapre gli occhi, mi guarda assorto e poi serio serio mi fa una domanda.
-Sono morto, Padre Guido?
“Senti… vai in Chiesa e guarda a che punto stanno.”
-A Padre Gui’, mo stanno all’orabrenobis…”

(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

ImmagineMicrobi, Atomi. Erano i piccolini che si cimentavano negli infiniti tornei di calcio mentre i loro compagni erano impegnati in interminabili sfide a bigliardino. Altri preferivano il gioco dei calcinculo, una giostra in cui volando alto e in precario equilibrio su dei seggiolini di metallo cercavi di raggiungere il ragazzino che ti stava davanti. Un ottimo metodo per procurarti infortuni a catena, soprattutto perché in Chiesoletta il calcinculo era a distanza ravvicinata da due muri. Non c’era giorno che Padre Guido non facesse il suo ingresso al CTO con un bambino piangente e dolorante.
Partite di calcio in cui lui tifava sempre per i più deboli.
“Al pareggioooo!” urlava da sotto il colonnato dell’Oratorio. Non gli importava molto se la squadra a cui rivolgeva l’incitamento fosse sei o sette gol sotto.
E a partita finita tutti alla fontanella a bere. Lunghe file di assetati. Ci sarebbe stata la rivoluzione se non fosse intervenuto lui.
“Uno, due, tre, quattro cinque, sei. Hai finito, lascia il posto a un tuo compagno.”
Era arrivato nella Chiesa di San Filippo Neri da Milano. Ed era subito diventato uno di noi. Uno che voleva farci conoscere il mondo. Ai miei tempi il viaggio lontano era quello che d’estate ci portava ogni giorno a Torvaianica. Spiaggia libera, corse, ancora pallone, nuoto solo quando arrivava il permesso, merenda e di nuovo tutti dentro il pullman mentre Padre Guido faceva l’appello per accertarsi che nessuno si fosse dimenticato di tornare a casa.
“Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balia dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Mia figlia Alessia è stata più fortunata. Per lei si è aperta l’Europa. Monaco di Baviera, la Norvegia, Capo Nord. L’accompagnavo alla Stazione Termini di notte. Zaino enorme in spalla e pochi soldi in tasca. IL PRETE non ammetteva deroghe. Il lusso era conoscere posti nuovi, non certo dove si dormiva o quello che si mangiava. Il cibo era scarso, le notti le trascorrevano sul pavimento di chiese ospitali. E di giorno si camminava fino all’esaurimento. Ma credo che nessuno di quei ragazzi abbia mai maledetto quei momenti. Ognuno di loro ne conserva il ricordo nel profondo del cuore.
ImmagineInsegnava al Baronio. Le lezioni le teneva all’aria aperta. Voleva che si studiassero le stelle di sera, che si guardassero gli insetti nelle calde giornate d’estate, i pianeti erano meno misteriosi se guardati quaggiù dalla Terra piuttosto che studiati sulle fredde pagine dei libri. A contatto con quella natura che gli studenti dovevano impare a conoscere, ecco quale era l’insegnamento del PRETE. Erano lezioni di scienze e di vita quelle che impartiva.
“Sto mostrando le stelle con il canocchiale ad alcuni allievi. Ettore Melluzzi, cinque anni, mi chiede che faccio. Gli indico Giove che risplende vicinissimo. Mi risponde: E che ce fà lassù?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Padre Guido ha sempre cercato di comunicarci un concetto.
“Dobbiamo incontrarci in libertà.”
Usava la parola come il mezzo più diretto per cercare di capire e poi risolvere i nostri problemi.
“Sono sempre stato a contatto con la vita” ripeteva.
Ed oggi che ci ha lasciato nel sonno, quasi non volesse disturbare, ce lo ritroviamo ancora accanto. Se ne è andato a 87 anni, quasi sessanta dei quali passati nelle strade della Garbatella. Aveva un modo speciale di comunicare con la gente. Ti guardava fisso negli occhi attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali con la montatura di plastica, li riattacava nei modi più strani fino a quando non stavano più insieme. Gesticolava con le mani, questo lo aveva preso da noi romani, e strizzava i muscoli della faccia quasi volesse farsi più piccolo per entrare nella nostra testa.
 Era un uomo di cultura, ma non faceva pesare questo dono. La usava per entrare in contatto con chi non aveva avuto la fortuna di studiare.
La tonaca lisa, consumata da quanto la portava addosso senza sentire mai il bisogno di indossarne una nuova. E negli ultimi tempi una vecchia coperta arancione che gli riscaldava le gambe mentre, spinto dal badante, girava sulla sedia a rotelle per i giardini davanti alla chiesa San Filippo Neri.

Chissà cosa avrebbe detto di quei vandali che l’altro giorno hanno distrutto, incendiandola, una piccola giostra dove i bambini del quartiere si divertivano ogni giorno.
Padre Guido era una strana sorta di conservatore. Amava il sociale. Voleva che tutto fosse fatto in nome e per il gruppo. Mi ricordo che tanti anni fa assieme ad alcuni ex ragazzi dell’Oratorio volevamo donare una somma destinata a ristrutturare i locali. Lui si era rifiutato.
“Facciamolo con le nostre mani, non con i nostri soldi.”
Mi ricordo che molti anni fa, per lavoro, mi capitava spesso di incrociare Agostino Di Bartolomei, anche lui frequentatore da ragazzo del campo di calcio della Chiesoletta. La prima cosa che mi chiedeva era: “Come sta Padre Guido?”. Era il filo che ci univa. Un lungo filo che ha unito migliaia di ragazzi della Garbatella che nella Chiesoletta avevano trovato negli anni della gioventù il loro centro del mondo.
Ora Padre Guido Chiaravalli, nel giorno della morte il nome va scritto per intero, non è più tra noi. Ma se faremo come ci ha insegnato e ogni sera alzeremo gli occhi verso il cielo, tra le stelle potrebbe capitarci di vedere lui. Anche chi non crede, non può non riconoscergli il merito di averci lasciato in eredità un dono inestimabile. Il ricordo di una brava persona. Come tutti i preti, in minuscolo, di questo mondo dovrebbero essere.

http://dartortorromeo.com

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Padre-Guido-Stefano-Mastrantonio

Se i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà  domani?”

E’ perché ho sempre descritto loro quel che Padre guido ha  descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”

Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!” La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.

Grazie di cuore.

Stefano Mastrantonio

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Er-prete-Fabrizio-mastrantonio

“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo nome d’arte.

Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido.
Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe.
Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia, il tempo libero dei loro figli e nipoti.
Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio.
Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.

Fabrizio Mastrantonio

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Arrivederci-padre-guido

Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri alla Garbatella è morto ieri a poco più di un mese del suo ottantasettesimo compleanno.

In quanti ricorderemo Padre Guido? A migliaia, ed ognuno di noi con un ricordo personale senza dubbio. ”Il prete” come lo abbiamo sempre chiamato, il prete per antonomasia era lui e per tutti è stato letteralmente e realmente un padre.

E’ venuto fra noi nel 1957, giovane meneghino purosangue e come lui stesso disse a suo tempo scelse di diventare subito “garbatellese fra i garbatellesi”, in un quartiere che allora, alla fine degli anni ’50 era considerato uno dei quartieri a rischio dove spesso riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era un problema, dove alcuni nuclei famigliari rasentavano la povertà. Proprio in quegli anni padre Guido si avvicinava ai giovani portando una sorta di Vangelo, non raccontato ma vissuto, proseguendo all’interno dell’oratorio il grande lavoro di Padre Melani, altro indimenticabile sacerdote che ha dedicato la sua vita alla Garbatella.

In una intervista di poco tempo fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.”

Cosa ha fatto per noi il prete? Tante cose, dalle squadre dei “microbi” nel campetto dell’oratorio fino alla “colonia” a Torvajanica, dalle lezioni di catechismo allo spazio per far suonare i “complessini” negli anni ‘60, dai bigliardini rabberciati alle lezioni di vita e di astronomia, fino all’organizzazione dei viaggi a Capo Nord. Ci ha insegnato a viaggiare, a vedere le stelle a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente. Troppo ha fatto per stare qui a fare un elenco.

Padre Guido era un sacerdote ed è stato un buon cristiano, un ottimo cristiano, e come uomo un uomo semplice quanto eccezionale. Starlo a raccontare è quasi impossibile come sa benissimo chi lo ha conosciuto. Per raccontarlo in modo degno dovremmo mettere insieme tutti i nostri ricordi, per quanti siano troppi, migliaia, uno per ognuno di noi.

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.

Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.

Massimo Mongai e Giancarlo Proietti

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“La nostra via”, cioè la Circonvallazione

“La nostra via”, cioè la Circonvallazionela-nostra-via

“La nostra via” è il titolo di un libro fotografico di Enzo Gori, il pasticcere della Circonvallazione Ostiense che, oltre a produrre notoriamente degli ottimi dolci, cura da anni una eccezionale raccolta di immagini di come eravamo e di come siamo, particolarmente mirata allo sviluppo della sua strada, la Circonvallazione, la grande arteria moderna sotto la quale scorre intubato il fiume Almone, un affluente del Tevere. Il libro, edito da Palombi Editori, ha come sottotitolo “Storia della Circonvallazione Ostiense: dalla Valle dell’Almone a Campidoglio Due”. Contiene soltanto una minima parte del materiale fotografico raccolto da Gori.
Particolarmente interessanti sono le aerofotografie scattate nel tempo, che mostrano il graduale sviluppo della Circonvallazione, ma anche i particolari  degli edifici in costruzione, nonché le numerose foto di ambiente. Il libro si conclude con l’immagine fantastica del Ponte cavalcaferrovia Settimia Spizzichino, di Eataly e di Campidoglio Due e con un omaggio a molti dei colleghi commercianti di Gori che esercitano sulla Circonvallazione, dei quali sono riportate le foto scattate nei loro negozi. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

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Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominat

Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio

Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense

Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominata “Horti Serviliani”

di Fulvio De Pascale, Presidente dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

Nell’ormai lontano 2001 l’Associazione Insieme per Ostiense ebbe modo di organizzare due “domeniche ecologiche” che allora erano finanziate dal Ministero dell’Ambiente attraverso il Comune di Roma ed il Municipio Roma XI. In occasione di una delle due domeniche, mediante un’intesa operativa con la Soprintendenza Archeologica di Roma e la Rete Ferroviaria Italiana, riuscimmo a far aprire per qualche ora e a far visitare, in via del tutto eccezionale, un sito archeologico del tutto sconosciuto al pubblico che si trova tuttora sotto terra in un sottopassaggio della Stazione Ferroviaria Ostiense che allora collegava l’ex Air Terminal Ostiense con i vari binari, successivamente chiuso per motivi di igiene e sicurezza. In questo sito si trovano ben conservati alcuni manufatti che, secondo gli studi effettuati, risalgono al 1° o 2° secolo d.C., con absidi; successivamente nei pressi sorse una piccola necropoli e poi nel 4° secolo alcune opere idrauliche con una fontana ed una piccola cisterna.
Secondo alcuni studi più recenti condotti dalla dott.ssa Barbara Roggio, illustrati nel libro “Archeologia e GIS: uno studio diacronico delle trasformazioni dell’area Ostiense di Roma”, si è anche ipotizzato che questi manufatti possano far parte di una prestigiosa residenza denominata “Horti Serviliani” e che comunque la zona fuori le Mura Aureliane che ora comprende l’Ostiense e la Garbatella non fosse soltanto un suburbio desolato dedicato solo alle sepolture (come peraltro emerso anche negli scavi avvenuti anni fa negli ex Magazzini Generali ora Scuola Antincendi di Via del Commercio col ritrovamento di sepolcri solo di bambini inumati in una particolare modalità). Purtroppo negli anni travagliati che ha vissuto l’ex Air Terminal Ostiense fino all’odierna ristrutturazione avvenuta nel 2012 si sono perse le testimonianze dell’area archeologica e ciò anche su Internet dove fino al 2007 era possibile consultare un sito dal titolo “Area archeologica Convivium”.
Colgo quindi l’occasione per suggerire al Municipio Roma VIII di farsi promotore presso Eataly, le Ferrovie dello Stato e la Soprintendenza Archeologica di Roma al fine che, tramite il passaggio ancora esistente nel piano interrato tra la sede di Eataly ed il citato sottopassaggio ferroviario, venga reso possibile l’accesso e la fruizione e la relativa valorizzazione del sito archeologico. Spero che Eataly, che ha già dato luogo a diverse fruttuose collaborazioni a fini culturali sia con il Comune di Roma sia con altre entità pubbliche e private, non voglia perdere l’occasione di valorizzare i resti dell’abitazione più antica del quartiere Ostiense, che si trovano solo a qualche metro di distanza dalle proprie strutture.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

 

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Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Via Padre Semeria, la strada che sfocia nella Colombo più o meno all’altezza del poderoso rudere di una antica cisterna romana, ha restituito in passato non pochi antichi reperti di prevalente origine funeraria. Ce ne raccontava padre Alfredo Melani, il sacerdote degli oratoriani di San Filippo Neri, vero pioniere della Garbatella, scomparso già da parecchi anni, che era arrivato all’oratorio e alla chiesoletta fin dal 1925. Padre Melani si prese diligentemente la briga di raccogliere quei reperti che gli portavano i ragazzi (olle cinerarie, alcune lapidi, qualche scultura e delle monete) in una vetrina-museo posta all’interno dell’Istituto Cesare Baronio.scavo-garbatella
Uno scavo sistematico fu condotto poi dalla Soprintendenza quando iniziarono, alla fine degli anni 30 del secolo scorso, i lavori per la costruzione della Colombo, ovvero della Via Imperiale. Ma non tutta la Via Padre Semeria era sta indagata. Restava da scavare un’area prospiciente la Colombo che avrebbe dovuto ospitare un edificio dell’Istituto Postelegrafonici. I lavori preliminari per l’erezione del fabbricato iniziarono nel 1996 ma furono subito interrotti: emersero infatti un centinaio di sepolture del I-III secolo d.C., tra cui una che appariva singolarmente piombata e sigillata, come accadeva in antico quando la tomba conteneva il corpo di una persona cui si attribuiva qualche potere malefico: fu subito chiamata la tomba della strega.
In seguito i lavori furono definitivamente interrotti quando l’istituto di previdenza dei postelegrafonici fu liquidato e inglobato nell’Inps: di quell’edificio ipotizzato non c’era più bisogno. Per anni quella vasta area è rimasta sconvolta dallo sterro, luogo di degrado e di scarico abusivo di materiali, nonché sito per abboccamenti sessuali di prostitute e di transessuali. Alla fine si è deciso di salvaguardare l’area semplicemente reinterrando le sepolture, come spesso accade quando, per mancanza di fondi e per non eccelso valore dei reperti, si decide di lasciarli sottoterra, in tal modo custoditi meglio che se fossero lasciati all’aperto. (C.B.)

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Assalto dei ladri agli uffici municipali Violata una finestra. Manomessi i sistemi di sorveglianza. Sventrata la cassaforte. 3000 euro il bottino

Assalto dei ladri agli uffici municipali

Violata una finestra. Manomessi i sistemi di sorveglianza.
Sventrata la cassaforte. 3000 euro il bottino

La cassaforte sventrata a colpi di mola a disco e mazza, gli uffici municipali passati al setaccio. Assalto dei ladri al Municipio VIII: cercavano probabilmente soldi. La banda ha avuto tutto il tempo di agire, presumibilmente nella notte tra sabato 22 e domenica 23 febbraio. Il Municipio è dotato di impianto d’allarme e di circuito per le videoriprese che sono stati accuratamente messi fuori uso. Vista la particolare collocazione dei locali del Municipio, il manufatto è un corpo a se stante ad una certa distanza dalle aree abitate di Via Benedetto Croce, tanto che nessuno dei vicini si è svegliato per il rumore che i malviventi hanno certamente fatto per entrare nel corpo municipale violando una finestra al piano terra e demolendo un muro di tramezzo tra l’area di accoglienza dei servizi sociali e i locali della cassa. Il Municipio è stato chiuso attorno alle 15 di sabato 23. A seguire, l’attivazione degli impianti antiintrusione.
Il blitz è scattato, secondo i primi accertamenti, nella seconda parte della nottata.
Alcuni passanti hanno notato due auto parcheggiate nei pressi del Municipio: forse proprio i mezzi con cui la banda ha raggiunto l’obiettivo e poi è fuggita. I ladri hanno forzato una delle finestre al pianterreno e si sono trovati in una stanza adibita a colloquio di accoglienza dei servizi sociali, qui hanno rovistato, senza trovare niente, dopo di che hanno perforato, demolendone una parte, il muro che separa l’ambiente dalla cassa. A quel punto è iniziato il lungo e rumoroso lavoro per aprire il blindato. I malviventi hanno agito sulla parte posteriore della cassaforte, prima segando la parete di acciaio con una mola a disco (restano ancora i segni evidenti dei vari tentativi di taglio), poi abbattendo una parete di sicurezza in cemento con una mazza.
Quindi hanno messo le mani sul bottino: circa 3000 euro. Con ogni probabilità i malviventi credevano di trovare una somma più elevata, ma alcune somme particolarmente importanti erano state spostate il giorno prima attraverso la società di trasporto valori che esegue periodicamente questo servizio per la cassa del Municipio.
L’assalto alla cassa del Municipio è stato scoperto la mattina di lunedi 24, quando sono entrati in servizio gli impiegati. Immediato l’allarme ai carabinieri.
Per tutta la mattinata di lunedì il Municipio è stato chiuso. Poi l’apertura al pubblico è ripresa, a eccezione che per l’Anagrafe, chiusa tutto il giorno. È stato necessario, prima di riattivare i servizi, rimuovere l’enorme quantità di polvere e detriti di mattoni prodotta dai banditi.
L’edificio del Municipio non è così vetusto ed è protetto da un impianto antifurto e da uno di videosorveglianza sulle porte principali. Durante l’orario di apertura il Municipio è tenuto sotto controllo dai vigili urbani e da alcuni addetti alla vigilanza interna: una precauzione che tuttavia non è bastata per scongiurare il colpo, effettuato durante la chiusura per il week-end. (E.S.)

 

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Campidoglio Due Ci siamo finalmente? Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018 di Eraldo Saccinto

Campidoglio Due
Ci siamo finalmente?

Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio 2, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella.

Campidoglio Due

Ci siamo finalmente?

Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio 2, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella.

La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. Evidentemente il progetto preliminare, che comunque costò all’Amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta, che pensò di farlo ripartire in projectfinancing, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione. Poi non si è fatto più nulla per cinque anni. Adesso con l’Amministrazione Marino, è il vicesindaco Nieri che ha annunciato l’inizio dei lavori per la fine dell’anno in corso con termine nel 2018. L’aggiudicazione definitiva del bando sembra sia cosa fatta. Un appalto integrato, progettazione e realizzazione, che vale 193 milioni di euro e che sarà affittato a Roma Capitale per 25 anni, dopodichè la proprietà passerà alla città. I numeri: 134.700 metri quadrati, 53.300 di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi al quartiere. Il programma comprende la ristrutturazione dell’area della ex Manifattura Tabacchi, per un totale di 33.000 metri quadrati, 2 mila di parcheggi a raso, piazze e spazi pedonali. campidoglio-due
Il nuovo polo sarà servito dai treni che si fermano alla stazione Ostiense, dalla linea B del metrò e dalla Roma-Ostia.Grazie all’eliminazione della spesa per gli affitti passivi, il risparmio sarà di quasi 19 milioni di euro l’anno. Un ulteriore vantaggio dovrebbe provenire dell’accorpamento delle sedi, per cui minori spostamenti e servizi comuni per tutti i dipendenti, mentre per i cittadini ci sarà un unico punto di riferimento. E’ addirittura previsto che ogni passaggio di questa operazione sia stabilito insieme all’VIII Municipio e attraverso percorsi comuni di partecipazione.
Nei nuovi edifici il cittadino entrerà dalla Circonvallazione Ostiense e si troverà dentro uno spazio dotato di sottopassi e sovrappassi in modo da consentire di entrare e uscire da uffici e servizi fino ad arrivare al Piazzale dei Partigiani, oltre la ferrovia. Piazze, percorsi sotterranei, giardini pensili, terrazzamenti, cortili interni e un ponte pedonale. Poi una grande scalinata di marmo e al centro la ciminiera della vecchia manifattura Tabacchi che diventa il simbolo, il segno.
Nuovi uffici per 4.350 impiegati per liberare gli antichi palazzi del Colle e renderli un museo della città unico al mondo. E su tutto il bianco candore del travertino, a ricordare la Roma razionalista, la Roma dell’Eur e della città universitaria della Sapienza. Ma anche l’Arce Capitolina come cittadella istituzionale: un unicum di slarghi, spazi pubblici, architetture e monumenti. Nel Campidoglio 2 ci saranno anche archeologia e arte contemporanea. Per non perdere il senso della maestosità e della importanza del luogo, il progetto prevede di segnare lo spazio con l’esposizione di lapidi e effigi di epoca romana che arriveranno dal Lapidario capitolino. I reperti arriveranno anche dal Macro e dagli artisti in esso ospitati. Il travertino ricorderà la lezione del razionalismo romano e il restauro dell’ex manifattura valorizzerà il cortile, che diventerà la prima di una sequenza di piazze, con la sua alta ciminiera. Lì ci saranno servizi di quartiere: caffetteria, auditorium, museo, che si aggiungeranno a un asilo nido, una palestra, una scuola”. Nel grande slargo davanti a Eataly, dalla parte opposta, il parcheggio verrà interrato e tutta la piazza pedonalizzata. Ci sarà un centro civico pubblico e poi una grande scalinata, che vuole ricordare quella del Campidoglio.

 

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Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

di Enrico Recchi

Nanni Moretti andò alla scoperta della Garbatella nella calda estate del 1993 e la portò alla ribalta col film “Caro Diario”. Come se prima d’allora la Garbatella non fosse esistita, molta gente prese finalmente contatto col nostro quartiere e rimase ammaliata dalla bellezza degli scorci, dalle piazze silenziose e dalle scoperte che si possono fare ad ogni angolo durante una passeggiata.
Vogliamo raccontare proprio uno di questi “angoli nascosti”, che poi sono sotto gli occhi di tutti, ma che a volte passano inosservati ai più. Parliamo dei mosaici che si trovano sui marciapiedi di Piazza Damiano Sauli. Quanti li conoscono e ci hanno mai fatto caso? Si trovano dalla parte degli esercizi commerciali, a destra e a sinistra degli archi che segnano la confluenza di Via G. B. Magnaghi nella piazza.
Sono mosaici realizzati con piccoli sassi naturali, quelli che a Roma vengono comunemente chiamati “breccole”, assemblati a formare dei disegni. Non è ben definito il periodo nel quale l’uomo utilizzò per la prima volta questa tecnica decorativa, ma già nell’antica Mesopotamia, nel 3000 a.C., venivano creati dei mosaici per pavimentare le strade con pietre di diverse tonalità. Quest’arte raggiunse poi livelli d’arte nel periodo ellenistico e di straordinaria bellezza nell’antica Roma (tra i tanti esempi che si possono menzionare ricordiamo lo stupendo pavimento a mosaico che si può ammirare nella Sala della Rotonda dei Musei Vaticani, proveniente dalle terme di Otricoli, o il Mosaico delle Colombe dei Musei Capitolini, o quello celebre di Alessandro Magno da Pompei, o quello altrettanto celebre del Nilo da Palestriana.. Famosi i mosaici del periodo paleocristiano e successivamente quelli medioevali. La provenienza del termine “mosaico” non è sicura.
Per alcuni deriva dall’arabo muzauwaq che vuol dire “decorazione”, per altri potrebbe derivare dal greco musaikòn, “opera paziente degna delle Muse”.
Durante il ventennio fascista il mosaico ebbe nuovo splendore a richiamare, assieme ad altri elementi decorativi, il collegamento con la Roma dell’antichità. Ed i mosaici andarono a decorare pareti di edifici, come quelli di Prampolini e Depero all’EUR in Viale della Civiltà Romana, o viali e strade d’accesso, come quelli che portano allo stadio Olimpico, o – più vicino a noi – la pavimentazione della stazione Ostiense. mosaico-piazza-sauli.
Quelli della Garbatella sono assai più semplici sia dal punto di vista tecnico che cromatico ma, proprio come i mosaici antichi, utilizzano pietre che, quando sono piccole,  rendono il nome di tessere, mentre qui sono di media grandezza, sistemate su una superficie di cemento fresco di fondo, in modo da formare un disegno. La fattura dei disegni, come del resto il materiale “povero” utilizzato, non fa pensare all’intervento di un artista di nome, ma piuttosto al desiderio magari di un capomastro di abbellire in qualche  modo quei marciapiedi con del materiale “avanzato” da un’altra costruzione. Ricordiamo, a proposito, che la scuola “Cesare Battisti” (intitolata in precedenza al quadrumviro fascista “Michele Bianchi”) venne ultimata nel 1930 e la Chiesa di San Francesco Saverio  nel 1933. Nel caso dei nostri mosaici, voglio pensare all’intuizione di una persona semplice ma d’ingegno, che magari è rimasta ad abitare proprio in zona, un degno abitante della Garbatella. (Forse qualcuno dei più anziani del quartiere ha qualche ricordo storico a questo proposito).
I disegni sono contenuti in cornici a formare dei riquadri. Le pietre sono delle diverse tonalità del beige, del grigio e del nero. Il disegno floreale è quello ripetuto più volte. Ma ci sono anche un’aquila (a ricordare la Roma imperiale: altre sono presenti anche sulla facciata della scuola) ed un fascio littorio. Curiosa invece la presenza di un serpente dal corpo lungo e sinuoso.
Se l’aquila ed il fascio hanno un riferimento storico, qual è il significato del serpente?
Chissà. Purtroppo, come per tante altre cose, anche questi mosaici sono stati abbandonati all’incuria. Alcune pietre mancano ed in altre zone l’erbetta è cresciuta copiosa a coprire i disegni.
Ma nonostante tutto i mosaici mantengono il loro fascino: si possono ammirare magari prendendo un caffè dal vicino bar di Claudio e Fabrizio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

 

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