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Tag: Cara Garbatella

Commozione per la morte della partigiana Neda Solic

Commozione per la morte della partigiana Neda Solic

Se n’è andata uno degli ultimi protagonisti e testimoni della Resistenza, nostra concittadina: la partigiana Neda Solic, novantenne, che nel corso della sua esistenza si era distinta per coraggio ed abnegazione ai valori fondanti della democrazia.
Attiva nella Resistenza in Croazia, sua terra di origine, continuò la lotta nelle marche e infine a Roma. Qui conobbe nel 1944 l’orrore delle celle naziste di Via Tasso. La sua testimonianza fu fondamentale per risalire all’identità della quattordicesima vittima della strage nazista della Storta sulla Via Cassia il giorno della liberazione di Roma. Si trattava dell’ufficiale Gabor Adler, alias John Armstrong, agente segreto britannico.
Neda lo aveva incontrato a Via Tasso mentre i tedeschi si affrettavano a trasferire i prigionieri al Nord, sotto l’incalzare delle truppe Alleate.
Tra i quattordici martiri della Storta c’erano anche Bruno Buozzi, cofondatore della Cgil, e il nostro Libero De Angelis, medaglia d’argento.
Leda ha poi militato ininterrottamente nei partiti della sinistra, animando negli anni passati le iniziative della Villetta, storicamente luogo simbolo della lotta partigiana, finché gli anni e la salute glielo hanno permesso.
Cara Garbatella la ricorda con commozione e la indica alle nuove generazioni come esempio di coraggio e di coerenza. Alla famiglia le più sentite condoglianze.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Bancarelle abusive

Bancarelle abusive

Numerose segnalazioni e lamentele giungono da parte di negozianti e anche da comuni cittadini riguardo alle bancarelle abusive presenti nelle strade della Garbatella.
Questo annoso problema non è circoscritto solo al nostro quartiere ma anche in tutto il municipio e sicuramente all’intera città. Servirebbero maggiori controlli e trovare infine una soluzione. Sui marciapiedi della Circonvallazione Ostiense ci sono spazi occupati da venditori ambulanti abusivi, spazi che potrebbero essere utilizzati come piste ciclabili. Il problema si presenta anche in zone limitrofe al nostro territorio, quali Porta San Paolo nelle vicinanze della sede ACEA e ancora a San Paolo vicino alla stazione della metropolitana. In una nota il Presidente del municipio Catarci ricorda: “Le postazioni commerciali abusive invadono non solo il centro storico ma anche i nostri quartieri e le zone archeologiche del nostro territorio.
E’ il caso della basilica di San Paolo e del Parco Archeologico dell’Appia Antica, per non parlare poi della Circonvallazione Ostiense, di Via Caffaro, di Via Baldovinetti, Via Duccio di Boninsegna e la stazione metro San Paolo, strade prese letteralmente d’assalto dagli ambulanti abusivi o irregolarmente posizionati.
Si devono assicurare controlli e verifiche, continua Catarci, per contrastare tale attività, una attività che si era consolidata durante i cinque anni della giunta Alemanno”.
Questo problema, come anche la questione del commercio a rotazione, ha bisogno di un coinvolgimento più ampio, dove i municipi venissero messi a conoscenza di decisioni già assunte, scavalcati e svuotati del proprio ruolo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Sotto una botola un ipogeo pagano

Sotto una botola un ipogeo pagano

Da un vecchio numero di Cara Garbatella sono venuto a conoscenza della presenza di una struttura ipogea, più precisamente un colombario pagano, nel terreno pertinente al liceo di Via della Sette Chiese 259. Prima di recarmi direttamente presso l’Istituto, sapreste fornirmi qualche informazione in più o indirizzarmi a qualche fonte di informazione?

Alessio Lo Conte
Associazione Roma Sotterranea

Di quell’ipogeo demmo una prima notizia nel settembre del 1988, in un articolo pubblicato in un periodico che usciva nell’ambito dell’XI Circoscrizione.
Raccontavamo che, nello scavo delle fondamenta del fabbricato del liceo di Via delle Sette Chiese, ci si imbatté in un ambiente funerario ipogeo. Data la vicinanza con le Catacombe di Domitilla si pensò che fosse un prolungamento del notissimo cimitero sotterraneo cristiano. Si decise quindi di avvisare per competenza il Pontificio istituto di archeologia cristiana. Si calarono nel sottoterra il compianto archeologo padre Umberto Fasola e il fossore Fiorenza, per costatare però che si trattava di un ipogeo pagano, quindi non di loro pertinenza.
Nel  frattempo, poiché in superficie si disponeva di sufficiente spazio, si decise di spostare di qualche metro l’edificazione della scuola, in modo da evitare il probabile blocco dei lavori e per non compromettere un eventuale futuro scavo. Da quanto mi risulta, ci si limitò a coprire l’ingresso dell’ipogeo con una botola di metallo, senza che si procedesse a una sua vera ispezione. Che io sappia, quella botola da allora non è stata mai riaperta. Si trova in posizione arretrata sulla destra della facciata dell’edificio scolastico, in un’area piuttosto degradata.  (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Nel Municipio Roma VIII la cultura riparte dai diritti di Giancarlo Proietti

Nel Municipio Roma VIII la cultura riparte dai diritti
di Giancarlo Proietti

Riparte la Cultura nel municipio Roma VIII. Dopo gli ultimi anni di impoverimento sulle risorse culturali, la nuova Giunta del nostro municipio ha promosso un avviso pubblico per la realizzazione di attività culturali dal titolo “Cultura ReStart”.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’assessore Claudio Marotta e dal presidente Andrea Catarci, intende promuovere l’arte e la cultura quali strumenti per rafforzare la democrazia e diffondere i diritti nel nostro territorio.
L’iniziativa si inserisce nel calendario di eventi che l’assessora alla Cultura di Roma Capitale Flavia Barca ha voluto realizzare per vivacizzare i territori dei quindici municipi romani e per rafforzare la coesione sociale e territoriale nel periodo delle festività di fine anno.
Roma VIII è stato uno dei pochi municipi ad aver realizzato un bando pubblico per destinare le risorse messe a disposizione dall’amministrazione capitolina.
L’associazionismo che si è aggiudicato la gara sarà impegnato a realizzare programmi culturali che promuovano il diritto al gioco dei bambini e degli adolescenti; il diritto alla libertà e alla cittadinanza di donne, uomini, arti e saperi; il diritto all’amore della popolazione LGBTQ (acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender); il diritto all’inclusione e al welfare delle fasce di popolazione con fragilità sociale; il diritto alla città e al “buen vivir” e alle pratiche di sostenibilità e rigenerazione urbana e ambientale.
“Abbiamo deciso di ripartire da un avviso pubblico- afferma l’assessore alla cultura del municipio, marotta – perché Roma ha bisogno di politiche pubbliche per voltare pagina dopo la cupa stagione della Giunta Alemanno. Stimolare una gara fra le associazioni ha dato i suoi frutti. La partecipazione è stata straordinaria: abbiamo raccolto 23 proposte progettuali a cui hanno partecipato oltre 50 associazioni del territorio. Questo è un segnale di estrema vivacità del nostro tessuto associativo e un ulteriore invito a rafforzare la battaglia che stiamo conducendo per avere dei fondi destinati direttamente al municipio per programma politiche di lungo respiro per le attività culturali”.
“Quando abbiamo i mezzi – aggiunge il presidente Catarci – cerchiamo progetti di qualità, ma anche trasparenza e partecipazione. In questo caso abbiamo optato per un avviso pubblico e una commissione tecnica per vagliare i progetti. Sarà decisa la nostra volontà di destinare risorse alla cultura sul bilancio 2014, anche se abbiamo realizzato eventi di qualità a costo zero per il municipio: l’ultimo esempio è la presentazione del libro di Erri De Luca con cui abbiamo riempito il Palladium.”
maggiori informazioni sulle iniziative del nostro territorio – che si svolgeranno tra il 22 dicembre 2013 e il 6 gennaio 2014 – sono reperibili sul sito istituzionale del municipio Roma VIII.

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Alla Garbatella si cantava: Correte scappate arriva lo squadrone… Un vecchio coro un bel po’ bullista

Ricorre spesso allo Stadio Olimpico durante le partite della Roma un motivetto che viene cantato per indicare la supremazia  …

Alla Garbatella si cantava: Correte scappate arriva lo squadrone…

Un vecchio coro un bel po’ bullista

di Leopoldo Tondelli

Ricorre spesso allo Stadio Olimpico durante le partite della Roma un motivetto che viene cantato per indicare la supremazia della squadra giallorossa: Correte scappate arriva lo squadrone giallorosso-giallorosso. Questo coro lo si può ascoltare anche nel noto 45 giri di Antonello Venditti nel lato b che si intitola Derby e che era cantato dai primi gruppi di ultras negli anni Settanta.
Ma pochi ricordano che questo canto era ripreso da un ritornello che cantavano i ragazzi della Garbatella negli anni Trenta-Quaranta e oltre nelle loro scorribande nei quartieri limitrofi, come San Saba,  Tormarancia, Testaccio, l’Aventino, per rimarcare una supremazia non sportiva ma di bande le cui scaramucce terminavano spesso con le famose deplorevoli sassaiole.
La musica era la stessa e le parole recitavano così: Correte scappate arriva lo squadrone di Garbatella-di Garbatella: Garbatella è quella cosa che si chiama prepotenza, ecco qua tutta la lenza che c’ha voja da menà.
Se sente mormorà: Chi sono questi qua? Noi semo della Garbatella e ce sapemo fa.
Erano quelli gli anni nei quali fare il bagno alla marrana era come passare oggi un pomeriggio in piscina e dove i ragazzetti spesso si comportavano come nel film di Castellani “Sotto il sole di Roma” o nei romanzi di Pasolini come “Ragazzi di vita “. Quel coretto ci dice come già da allora il nostro quartiere evidenziasse, attraverso queste forme di complicità (anche se non sempre positive, come in questo caso), la reale socialità che si andava realizzando nei lotti delle case popolari.

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Tre magiche serate a fine settembre nel giardino della Villetta Garbatella Jazz Festival Nono anno, nuovo successo di Benedetto Mercuri

Il 26, 27 e 28 settembre, come di consueto da nove anni, la musica jazz è tornata a risuonare tra le stradine della Garbatella. Nel giardino della Villetta in Via Francesco …

Tre magiche serate a fine settembre nel giardino della Villetta Garbatella Jazz Festival
Nono anno, nuovo successo

di Benedetto Mercuri

Il 26, 27 e 28 settembre, come di consueto da nove anni, la musica jazz è tornata a risuonare tra le stradine della Garbatella. Nel giardino della Villetta in Via Francesco Passino 26 quest’anno la rassegna ha ospitato nella prima serata il trio di Carlo Conti con Vincenzo Florio al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria: una formazione rigorosamente pianoless che riesce innanzitutto ad esaltare la duplice natura del sax di Conti, un sound diventato ormai inconfondibile. Pura intimità, da un lato, sfrenata esuberanza, dall’altro.
La seconda sera si è esibito “Jazz no limit”, il quartetto di marcello Rosa con Paolo Tombolesi al pianoforte, Stefano Cantarano al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria.
Lo stile di Rosa, lo storico trombonista italiano, inconfondibile, attinge con grande profondità e consapevolezza al jazz tradizionale, ma non è esente da guizzi improvvisi nella modernità e da distensioni creative di grande determinazione e carattere.
Ha chiuso la rassegna, sabato 28 settembre, Leandro Guffanti e Giulia Salsone Quartet (Leandro Guffanti, sassofoni; Giulia Salsone, chitarra; Pino Sallusti, contrabbasso; Alessandro marzi, batteria). La serata ha fatto vivere l’incontro tra due musicisti con la voglia di sperimentare e confrontarsi, attraversando confini musicali ampi ma ben radicati, quali la musica argentina e quella europea con la naturale attitudine all’improvvisazione ereditata dal jazz.garbatella-jazz-festival
I concerti delle tre serate sono stati introdotti dalle esibizioni dei Laboratori di improvvisazione jazz della Scuola Popolare di musica di Testaccio. In questo ambito i giovani musicisti del Polo didattico-culturale di Testaccio, alcuni dei quali possono essere considerati talenti, hanno potuto esprimere tutte le loro qualità ed hanno fatto intravedere le loro potenzialità artistiche. Renata Collalti, sax soprano; Stefano Baldisseri, tastiere; Roberto martina, chitarra; Giuliano Stacchetti, basso elettrico; Andrea Bongiovanni, batteria; Andrea Gesano, pianoforte; Giorgio Sena, pianoforte; Giampiero Camera, contrabbasso; Giorgio Russomanno, batteria; Luca Zadra, batteria; Angelo A. mazzotti, voce; Andrea Gesano, piano,; Giampiero Camera, contrabbasso: meritano tutti una citazione per impegno e gusto musicale, mentre la sassofonista Renata Collalti sembra proprio che voglia far parlare di sé in futuro, se continua a progredire agli attuali livelli.
Garbatella Jazz Festival, come è ormai consuetudine, ha potututo aver luogo grazie alla direzione artistica di Pino Sallusti ed al (quasi) decennale impegno dei volontari dell’Associazione “Cara Garbatella” che con il loro lavoro hanno reso possibile tutto ciò, mantenendo la prerogativa che da sempre caratterizza questa rassegna, quella di offrire gratuitamente un prodotto culturale di qualità. Il pubblico li ha premiati con una vasta partecipazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Inaugurato un anno fa e mai aperto il parco di Via Capitan Bavastro dedicato al navigatore ligure che nel 1300 scoprì le isole Canarie Ancora chiuso il giardino “Lanzarotto Malocello”

Inaugurato un anno fa e mai aperto il parco di Via Capitan Bavastro dedicato al navigatore ligure che nel 1300 scoprì le isole Canarie
Ancora chiuso il giardino “Lanzarotto Malocello”

L’area verde tra la Colombo, Via Palos e Via Rodrigo de Triana è intitolata a Lanzarotto (o Lazarotto o Lanzerotto) malocello, il navigatore ligure di Varazze che scoprì le isole Canarie nel 1312 e che lasciò il suo nome a Lanzarote, una delle principali isole dell’arcipelago spagnolo. Il nostro giardino rimane sul lato destro della carreggiata percorrendo la Colombo in direzione Eur, subito dopo Via marco Polo, ed è caratterizzato giardino-lanzarotto-malocelloda un vistoso ponte di ferro, il cui nome sembra essere “Ponte delle Colonne d’Ercole” (Lanzarotto, nel 1300, fu tra i primi ad aveva superato le mitiche Colonne d’Ercole).
L’inaugurazione, che risale a oltre un anno fa, nel mese di ottobre del 2012, avvenne senza la presenza di alcun rappresentante del municipio in polemica con la Giunta Alemanno, la quale decise di intitolare la nuova costruzione senza condividere e discutere la scelta con l’Ente territoriale preposto. Quest’area era un tempo degradata, vi giaceva una carbonaia ed una rivendita di gas metano oltre ad un vecchio rudere dismesso memoria di un tentativo di costruzione risalente agli anni cinquanta. ponte-della-garbatella
E’  stata resa giardino dai palazzinari come compensazione per la costruzione delle case di Via Bartolomeo Diaz. Questo parco però, seppur inaugurato da molti mesi, rimane incomprensibilmente chiuso. Per poter riuscire a capire quali sono i motivi di questa mancata apertura abbiamo intervistato il Presidente del municipio VIII (ex XI) Andrea Catarci.”Il giardino Lanzarotto maloncello fu oggetto nel 2012 di una iniziativa dell’allora Sindaco Alemanno, che venne ad inaugurare, con tanto di cerimoniale, la targa toponomastica che intitolava l’area  verde al navigatore ligure del XIV secolo, ma a detta manifestazione non fece seguito l’effettiva apertura al pubblico in quanto l’area, realizzata dal Consorzio Papareschi Ostiense, non era stata ancora immessa in possesso da Roma Capitale e tantomeno consegnata al Servizio Giardini. Ora che questo passaggio è stato compiuto, i cittadini rimangono perplessi, stupiti ed amareggiati dal fatto che ancora è impedita loro la fruizione dell’area”. Prosegue Catarci: “Abbiamo chiesto all’Assessore all’Ambiente ed alla competente Direzione territoriale al Verde ed al Decoro l’apertura immediata al pubblico del Parco in questione. Qualora l’impedimento fosse dettato dalla presenza nell’area di un manufatto adibito a circolo bocciofilo ed alla sua gestione, proponiamo l’affidamento, anche in forma temporanea, attraverso un bando pubblico, ad una delle associazioni presenti sul territorio”. (E. S.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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L’album Panini dei calciatori, una volta gioco di strada dei ragazzi

L’album Panini dei calciatori, una volta gioco di strada dei ragazzi

Da più di cinquant’anni figurine che passione

di Enrico Recchi

Se è vero che tutti gli italiani almeno una volta hanno dato calci ad un pallone ed hanno giocato in qualche squadra (o almeno ci hanno provato), chi in un campo di erba  chi nei “giardinetti” chi all’oratorio (alla Garbatella, quasi tutti, al San Filippo Neri), è altrettanto vero che tutti i ragazzini, dagli anni 60 del secolo scorso ad oggi, hanno fatto la collezione delle figurine dei calciatori.
album-calciatori-paniniPer fortuna ancora oggi si gioca con le figurine dei calciatori. Il primo album Panini “Grande Raccolta Figurine dei Calciatori” uscì nel 1961. Aveva in copertina il grande Niels Liedholm (allora mezz’ala del milan, poi anche allenatore della Roma con cui vinse lo scudetto nel 1983) ritratto in un colpo di testa.
Poi per molte altre edizioni, negli anni successivi, ebbe in copertina Carlo Parola, difensore centrale della Juventus, ripreso in una proverbiale rovesciata.
Così come il gioco delle lattine o altri giochi, anche questo era una modo per identificarsi con gli eroi dello sport, con quei grandi campioni del calcio che avevano a volte nomi difficili ed impronunciabili, se stranieri, a volte facce dure ed arcigne, altre visi come i nostri, semplici e bonari.
Si aspettava sempre con impazienza l’uscita dell’album Panini che coincideva con l’inizio della scuola (oggi avviene di solito tra la fine di novembre e i primi di dicembre) e poi si cominciava a rimediare qualche lira per comperare uno o due pacchetti, oppure si aspettava la domenica, giornata nella quale i nonni “sganciavano” qualcosina da spendere all’edicola. lamberto-boranga
Per i ragazzini degli anni 60 comperare 5 pacchetti di figurine tutti assieme era un evento raro. Oggi invece si va in edicola e si compera direttamente una scatola da 100 pacchetti ed ecco là che è finito tutto il bello della ricerca, dello scambio, del gioco.
Sì, del gioco, perché una volta finiti i soldi a disposizione e quindi la possibilità di comperare figurine esistevano soltanto altri due modi per cercare di terminare l’album: o scambiarle con gli amici (ce l’ho, ce l’ho, m’amanca…) oppure cercare di vincere le figurine giocandole nei vari giochi esistenti. Anche perché spesso, per poter ottenere con uno scambio una figurina “rara”, bisognava offrirne molte. Quindi tutti i ragazzini collezionisti cercavano di avere a disposizione una buona scorta di figurine per poter tentare un venditore con un numero consistente. “Se vuoi Boranga (introvabile portiere di riserva della Fiorentina nel 1966) me ne devi dare 30…”. Si scendeva quindi sotto casa con le tasche dei calzoncini belle gonfie perché dentro c’erano i doppioni pronti per essere contrattati con gli amici della combriccola.
I giochi erano diversi. C’era il semplice e classico pari e dispari, da fare uno contro uno, decidendo prima la posta in palio: 1, 2, o 3 figurine.
C’era poi il “battimano”: un giocatore metteva una figurina sul marciapiede e l’altro metteva la sua accanto alla prima e, battendo la mano sul bordo, doveva cercare di far saltare la sua figurina facendola finire sopra la prima in modo da coprirla. Anche qui tante varianti e tante tecniche nel posizionamento del palmo. La mano non andava tenuta “piatta”, così si sarebbe mossa poca aria e ci si sarebbe fatti molto male (una forte manata a terra). Bisognava invece tenerla a coppa, con il pollice un po’ retratto in modo da aumentare la massa d’aria e meglio direzionarla. Questo gioco si poteva fare solo per strada: a casa era
assolutamente vietato sui pavimenti, figuriamoci sui tavolini. I colpi delle mani risuonavano assieme alle grida di giubilo di chi vinceva.
Stessa cosa si poteva fare con la bocca anziché con la mano. Ovvero ci si sdraiava a terra e con la testa poggiata sul marciapiede si soffiava per cercare di far sollevare la propria figurina con cui coprire quella dell’avversario.
La tecnica si realizzava in quello che non era propriamente un soffio, ma (azzardo una definizione) “una fuoruscita del proprio respiro con uno sbuffo”. Non era un’operazione facile e solo i più esperti ci riuscivano, perché se si soffiava troppo forte la figurina volava via, invece doveva sollevarsi quel tanto che bastava per sovrapporsi all’altra.
Per facilitare il volo ad effetto della figurina si provvedeva ad arcuarne i lembi in modo che quasi “dondolasse” a terra e quindi più docilmente raggiungesse l’obiettivo.
C’era poi il “muretto”, cioè le figurine a caduta. Questo gioco si poteva fare anche in più persone. Si cercava un muretto alto un metro o poco più e poi da quell’altezza si lasciavano cadere le figurine a terra, una alla volta una per ogni contendente, alternando nel gioco i vari partecipanti. A terra, mano a mano si formava un tappeto di figurine ed il primo che riusciva a fare cadere la sua coprendone un’altra già a terra (ma era sufficiente che toccasse) prendeva tutto il bottino.
Infine le figurine non erano autoadesive ma si attaccavano sull’album con la colla. Dotazione importante era infatti la “Coccoina”, la mitica colla all’odore di mandorla nel suo barattolino d’alluminio con il porta pennellino centrale.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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“Illuminiamo Commodilla” per tutelare il Parco

“Illuminiamo Commodilla” per tutelare il Parco

Si è tenuto giovedì 31 ottobre la festa di Halloween “Illuminiamo Commodilla” organizzata dal Comitato Parco Giovannipoli e Casetta Rossa con l’obiettivo di sollecitare le amministrazioni verso le opere di manutenzione straordinaria di cui necessità il Parco, a partire dal ripristino dell’illuminazione venuta a mancare a seguito del furto di rame avvenuto a fine agosto. Alle 17 da Casetta Rossa è partito il corteo di bimbi in maschera che ha attraversato il quartiere per arrivare al Parco Commodilla alle 18, dove sono state accese le zucche trasformate in lanterne e che simbolicamente hanno sostituito l’illuminazione del Parco.
Le zucche, intagliate nel corso di un laboratorio tenutosi a Casetta Rossa la domenica precedente che ha visto la partecipazione di oltre 70 bambini, sono state infatti posizionate intorno ai lampioni. Sotto la luce arancione sono state consegnate le oltre 350 firme dell’appello
“Illuminiamo Commodilla”, attraverso il quale i cittadini chiedono al Comune di farsi carico delle opere di manutenzione straordinaria di cui necessita il Parco: ripristino illuminazione; sistemazione fontanelle; rimozione palme colpite dal punteruolo rosso; sistemazione canale di scolo; cure per la siepe.
Per l’occasione sono stati invitati Paolo Masini, Assessore ai Lavori pubblici e alla Riqualificazione delle periferie e Andrea Catarci, Presidente del municipio VIII.
Obiettivo è non lasciare al degrado il Parco Commodilla, bene comune di tutti gli abitanti del municipio.

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Volontari della solidarietà in parrocchia a Santa Galla

Volontari della solidarietà in parrocchia a Santa Galla

di Antonella Di Grazia

Come un silenzioso esercito di angeli custodi si muovono i gruppi di volontari che operanonel nostro quartiere. Si compongono di persone che, senza clamore, si dedicano ad attività in favore di famiglie povere o meno abbienti, degli anziani, dei diversamente abili e delle realtà della emarginazione proprie dell’attuale momento sociale.
Nel quartiere è sempre più forte l’esigenza di operare su questo fronte, perché l’ondata crescente di problemi economici e sociali, la recessione e i rincari di tutto, con gli stipendi e le pensioni sempre più povere, la mancanza di occupazione e di stabilità economica, sta portando un aumento significativo delle emergenze di base, ovvero quelle alimentari.Volontari-della-solidarietà-in-parrocchia-a-Santa-Galla
In questo scenario socialmente triste, l’aiuto immediato, mirato, in alcuni casi può fare la differenza. Tra i luoghi dove si ospitano alcuni di questi meravigliosi eserciti c’è Santa Galla, Qui i volontari assistono i più bisognosi presso i saloni della Parrocchia, baluardo alla povertà più estrema ed alle necessità contingenti di una vita stentata. Questo volontariato ha radici lontane ed è fatto di persone che di proprio mettono a disposizione degli altri il loro tempo e le loro risorse e si inserisce in un quadro sempre più complesso di interventi a sostegno dei bisognosi residenti nel quartiere.
L’idea di una solidarietà concreta, sempre presente nella realtà della Parrocchia, dedicata ad una Santa che ha fatto della carità il suo fine teleologico, si rafforza nel periodo in cui era parroco Don Franco Amatori, nel 1995, con l’attivazione del primo servizio del Centro di ascolto. Segue a breve distanza il servizio della Cena all’Ostiense, scadenzato ad ogni seconda domenica del mese, nel quale vengono forniti pasti, preparati nei locali della Parrocchia e distribuiti ai senza fissa dimora nei pressi della Stazione. L’obiettivo è quello di portare da un lato sollievo alle famiglie con difficoltà economiche, dall’altro far fronte ai bisogni alimentari nelle situazioni d’emergenza, inoltre coadiuvare con l’opera di volontariato
gli enti locali preposti (municipio, Comune, etc.), favorire la socializzazione e l’integrazione nella collettività dei meno abbienti, costruire una rete di servizi, di sinergie di idee e risorse umane.
A distanza di 18 anni, pur essendo cambiati i parroci, i servizi si sono mantenuti costanti nel tempo e sono stati garantiti dall’impegno delle persone della Comunità attraverso l’organizzazione volontaria. Proprio il concetto di carità, così radicato nella cultura parrocchiale, si esprime al meglio nel lavoro che effettuano i volontari del Centro di ascolto, che identificano attraverso una rigorosa rilevazione sul territorio le persone che possono essere aiutate con un piccolo aiuto alimentare che può permettere di risparmiare le poche risorse a disposizione per impiegarle in altri settori del vivere. Accertata con una serie di colloqui la necessità del sostegno, nel rispetto della privacy e della dignità della persona, si prende in carico la richiesta per la distribuzione degli alimenti.
Nell’anno in corso la capacità ricettiva è stata di circa una trentina di persone. Il ricambio ovvero l’eleggibilità al sostegno e la conseguente possibilità per nuove persone di poter essere assistite è purtroppo bassa, visto il contesto e le necessità che l’incombente crisi impone. Di più, nonostante la buona volontà non si può, Bisogna infatti tener conto del fatto che i pacchi alimentari sono frutto di un lungo e faticoso lavoro, una fantastica catena di montaggio e di solidarietà che inizia con il reperimento degli alimenti. La raccolta avviene quattro volte l’anno, tre volte presso i supermercati della Garbatella e una in Parrocchia, in occasione della festività della Santa il 5 ottobre, grazie al buon cuore ed alla solidarietà delle persone del quartiere e dei volontari che contribuiscono alla raccolta. I principali alimenti provenienti dalla raccolta sono olio, pasta, riso, pomodori, caffè, zucchero, alimenti in scatola, marmellate e biscotti. Dopo aver ordinato per alimento le scorte, si procede con l’allestimento dei pacchi, circa sessanta al mese, ed alla loro distribuzione sulla base di un calendario che viene comunicato privatamente di volta in volta.
Anche la Caritas contribuisce al servizio inviando alla Parrocchia alimenti sulla base delle proprie disponibilità, soprattutto fornendo latte e biscotti a mesi e prodotti alterni.
Il Gruppo volontari opera presso la Parrocchia Santa Galla, al numero 195 della Circonvallazione Ostiense.
I numeri di telefono sono i seguenti 06 5744854 e 06 5742141.

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Troppi atti di teppismo e di disturbo: una denuncia di “Il tempo ritrovato”

Troppi atti di teppismo e di disturbo: una denuncia di “Il tempo ritrovato”

Al Presidente dell’VIII Municipio Andrea Catarci
Al Comando dell’VIII gruppo (già XI) dei Vigili Urbani
Ai Carabinieri della Garbatella e di San Paolo
Alla Polizia di Stato del Commissariato Colombo

L’associazione culturale “Il tempo ritrovato” riceve diverse segnalazioni da parte di commercianti e abitanti del quartiere Garbatella e San Paolo di atti di teppismo e di disturbo da parte di persone che bevono e spaccano bottiglie. Alcuni commercianti lamentano l’arroganza di queste persone per lo più straniere che poi vanno a bivaccare e a depositare rifiuti organici dentro i parchi dove giocano i bambini.
Uno dei parchi presi di mira è quello “Caduti del mare” di Piazza Albini: sarebbe il caso che venisse custodito e chiuso la sera. Nei giorni scorsi ad uno dei commercianti alcuni stranieri (forse rumeni) invitati ad uscire si sono rivoltati in modo violento.
C’è da segnalare che a Largo Leonardo da Vinci dormono e defecano poveri cristi senza fissa dimora. I tre piccoli parchi di Via Giustiano Imperatore sono spesso frequentati da persone che lasciano bottiglie e quant’altro.
Due di questi parchi credo siano assegnati ai proprietari dei garage sottostanti.
Inoltre negli ultimi tempi si sono verificati furti nei negozi di Via Costantino, Via Rosa Raimondi Garibaldi e via Giacinto Pullino e non tutti sono stati denunciati alle forze dell’ordine (mi chiedo quale sia il motivo nel non denunciarne).
Si chiede di verificare con sopralluoghi. Inoltre bisognerebbe controllare i negozi che vendono birre e quant’altro a minori, perché l’alcolismo giovanile è in aumento. Inutile poi vietare di vendere alcolici ai giovani se fuori dalle discoteche e pub si trovano camper di ristoro che vendono dette bevande.

Giovanna mirella Arcidiacono
Presidente dell’Associazione “Il tempo ritrovato”

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Vandalismi sui beni comuni Due gravi episodi accaduti questa estate nel nostro quartiere

Vandalismi sui beni comuni
Due gravi episodi accaduti questa estate nel nostro quartiere

Questa estate due episodi hanno turbato la sensibilità dei cittadini della Garbatella, due fatti di cronaca che hanno rivelato un’aria, un’atmosfera malata che affligge aree del nostro quartiere, come tante altre zone di Roma, che rivelano un malessere prevalentemente giovanile e non solo.
Ci riferiamo all’episodio dei quattro ragazzi, allievi del Liceo Socrate, giustamente bocciati agli scrutini, che hanno pensato il 13 luglio di vendicarsi andando di notte a punire con il fuoco la propria scuola e ci riferiamo inoltre a quanto accaduto pochi giorni dopo il 26 agosto nel Parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, dove sono state segate una sessantina di giovani piante messe di recente a dimora (alcune dagli alunni della scuola elementare Battisti), per infoltire di verde quella vasta area da poco acquisita dal Comune.
Tra la gente del quartiere abbiamo registrato meraviglia e sdegno ma anche comprensione e rassegnazione di fronte a una prepotenza diffusa da parte di pochi o di molti che ritengono di poter disporre a piacimento di cose materiali e immateriali che costituiscono patrimonio comune. Uno-dei-tanti-alberi-martoriati-da-una-barbara-violenza-al-parco-antistante-la-Regione
Colpire la propria scuola è come infierire sulla propria madre, sui propri genitori, significa umiliare l’istituzione che ci fa diventare grandi, che ci apre la mente alla conoscenza. E’ quel che è accaduto al Socrate. Qualcosa di analogo è accaduto al parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, dove si sta tentando di infoltire di piante un’ampia squallida area ai margini del palazzo della Regione e dove è in corso con successo l’esperimento degli orti di città gestiti dagli anziani, iniziativa questa che serve validamente ad innalzare il tono dei nostri concittadini più avanti d’età, espulsi dal ciclo produttivo e quindi meno motivati ad affrontare la vita, ma ancora in grado di svolgere un’utile attività che li faccia sentire vivi e soddisfatti di sé.
Quegli atti di vandalismo hanno fatto il paio con tanti altri fatti più o meno gravi, magari meno vistosi semplicemente perché quotidiani, ai quali siamo abituati o, peggio, rassegnati.
Per esempio, è oramai considerato normale che qualcuno sporchi e deturpi i muri delle nostre case con scritte e pseudo murali. E’ normale che all’uscita da locali di intrattenimento si infrangano in terra intenzionalmente o per noncuranza bottiglie di vetro. L’elenco potrebbe continuare all’infinito con l’aggiunta che molti nostri concittadini non sentono il dovere di difendere i beni comuni messi a libera disposizione, i quali vengono spesso definiti con sufficienza beni di nessuno.
Niente può risarcire la comunità offesa da forme di vandalismo come quelle citate. Senza contare il danno che quel cattivo esempio produce sulle nuovissime generazioni. Sia netta la presa di distanza della pubblica opinione in questi casi. Bene hanno fatto il Sindaco marino e il Presidente del municipio Catarci a recarsi immediatamente sui posti ad esprimere riprovazione e nel contempo solidarietà alla cittadinanza. Noi ci auguriamo che fatti di tale gravità non abbino più a verificarsi nel nostro quartiere.
Il 21 novembre scorso, in occasione della Festa dell’Albero 2013, col patrocinio di Legambiente, i ragazzi delle scuole del quartiere Vivaldi, Battisti e Alonzi hanno messo a dimora, nell’area verde fatta oggetto in precedenza degli atti di vandalismo, trenta nuovi alberi donati dalla Regione, a parziale risarcimento del danno subito dal parco. (C.B.)

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Traffico caotico intorno a Eataly e a Casa Italo A un anno dall’inaugurazione del grande negozio alimentare all’Ostiense e della fermata del treno Italy restano irrisolti molti problemi di viabilità. Le proposte dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

Traffico caotico intorno a Eataly e a Casa Italo
A un anno dall’inaugurazione del grande negozio alimentare all’Ostiense e della fermata del treno Italy restano irrisolti molti problemi di viabilità. Le proposte dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

di Fulvio De Pascale
dell’Associazione “Insieme per L’Ostiense”

E’ passato oltre un anno da quando si è avuta in piazzale 12 ottobre 1492 l’inaugurazione di Eataly e insieme di Casa Italo, con il binario 16 della Stazione Ferroviaria Ostiense utilizzato come fermata del Treno Italo. La precedente amministrazione comunale guidata eatalyda Gianni Alemanno è stata più volte sollecitata dall’Associazione Insieme per Ostiense con proposte concrete e suggerimenti, tesi a risolvere le varie problematiche del piazzale, sia sotto il profilo della viabilità e dei parcheggi, sia della sicurezza e del futuro dei previsti insediamenti degli uffici comunali. Alla fine nessuno ha fornito risposte e i vari interlocutori hanno lasciato del tutto insoluti i problemi scaricando le responsabilità su altri dipartimenti della stessa Amministrazione o sulla Polizia municipale o sul municipio. Ora ci si augura che con la nuova Amministrazione comunale guidata da Ignazio Marino possano essere affrontate e risolte nei giusti tempi le criticità: avevamo proposto l’estensione della sosta tariffata al piazzale e  il posizionamento di dissuasori per evitare la sosta selvaggia in punti
nevralgici (infatti a volte capita che anche con il parcheggio di Eataly semivuoto c’è qualcuno che preferisce la sosta selvaggia).
Avevamo anche proposto di verificare la possibilità di sostituire l’incrocio tra Via matteucci, Via Benzoni e Piazzale 12 ottobre 1492 con una mega rotatoria che liberebbe dal caos l’incrocio di Via matteucci.
Alla base di tutto credo che ci sia da parte della nuova Amministrazione comunale la necessità di riportare al più presto tutti a rispettare le regole più elementari di convivenza e civiltà: per esempio, a qualsiasi ora è possibile vedere auto, camion e autobus che, provenendo dal Terminal Ostiense, al semaforo girano a sinistra su via Benzoni, nonostante ci sia da sempre il segnale che si può andare solo dritti verso Via Ostiense, tagliando la strada a chi viene dalla parte opposta; oppure auto parcheggiate in sosta selvaggia sugli spartitraffico che bloccano per molto tempo il passaggio di autobus turistici; e ancora auto che occupano i posti riservati ai taxi o salgono sui marciapiedi o entrano contromano nel parcheggio riservato a Casa Italo e poi occupano gli spazi pedonali.
Tutto ciò senza alcuna sanzione. A questo aggiungiamo che ormai da anni le strisce blu e bianche su Via matteucci e strade limitrofe sono disegnate per terra ma non sono presidiate di giorno e ancora meno di notte nei venerdì e sabato in cui la sosta dovrebbe essere controllata fino alle 3 del mattino dagli ausiliari del traffico dell’Atac. eataly
Credo sia inevitabile auspicare che un posto fisso della Polizia municipale monitorizzi ciò che accade. A tutto  questo poi aggiungiamo le varie denunce presentate da persone che, dirette a Eataly, si sono viste chiedere denaro da improvvisati parcheggiatori abusivi. C’è chi abbozza e paga per evitare guai; altri, come si può leggere specie sulle notizie locali on-line, hanno chiamato le forze dell’ordine e fatto arrestare gli estorsori. Per la sosta selvaggia è stato richiesto l’intervento della Polizia municipale sia dai singoli che dal municipio, ma gli interventi sono stati, causa (dicono) carenza di personale e di fondi, sporadici e finora del tutto infruttuosi.
Auspichiamo infine che il Comune cancelli il progetto della Giunta Alemanno di far costruire i nuovi insediamenti per gli uffici Comunali ai costruttori a loro spese e poi pagare loro l’affitto. Il cuore dell’operazione Campidoglio 2, ideata ai tempi di Veltroni e morassut, era proprio quella di costruire la nuova sede degli uffici comunali con le proprie forze, con dismissioni e mutui, nell’ottica di risparmiare sugli affitti. Quale buon padre di famigli, dopo aver comperato un terreno per costruire la sua nuova casa, prenderebbe poi la decisione di farsela costruire a spese dei palazzinari per pagargli l’affitto?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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A rischio l’assistenza scolastica per gli alunni diversamente abili Grido d’allarme del Presidente del Municipio Catarci e dell’Assessore Gasparri. Primi successi della nuova Giunta: il Comune garantisce i fondi almeno per quest’anno

A rischio l’assistenza scolastica per gli alunni diversamente abili
Grido d’allarme del Presidente del Municipio Catarci e dell’Assessore Gasparri.
Primi successi della nuova Giunta: il Comune garantisce i fondi almeno per quest’anno

Il municipio VIII, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti
A-rischio-l'assistenza-scolastica-per-gli-alunni-diversamente-abilidal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL Rm/C e con le istituzioni scolastiche al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza. Il servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.
L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di alunni inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del municipio.
A causa delle impostazioni date al bilancio dall’Amministrazione Alemanno, l’assistenza scolastica di base nel nostro municipio sta ancora risentendo pesantemente dei tagli allora imposti, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado, durante il suo mandato, di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome.
La Giunta municipale, in particolare il Presidente Andrea Catarci e l’Assessore alle Politiche Sociali Dino Gasparri, si sono spesi personalmente col Sindaco Ignazio marino e con gli Assessori competenti per poter reperire le necessarie risorse finanziarie affinché si possa provvedere alla necessaria copertura economica,
tale da evitare una interruzione di prestazioni di primaria importanza che danneggerebbe in modo irreparabile la rete di servizi sociali erogati attualmente dal nostro municipio.
La loro missione sembra aver avuto un primo successo. Infatti, perlomeno per l’anno in corso, i fondi sono stati trovati e la copertura oraria per i ragazzi è stata assicurata.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Lettere-luglio-2013

Invivibili le aree adibite ai cani
E’ la prima volta che vi scrivo per segnalare al Servizio Comunale Giardini lo stato di abbandono delle zone adibite ai cani sia nel parco di Via Pullino che in quello di Via Persico. Se non fosse per poche persone che si preoccupano di pulire e mantenere ordine, ovviamente a loro spese, i due parchi sarebbero invivibili.
Non può intervenire il Municipio per sollecitare il Servizio Giardini?
Avrà intenzione di occuparsi di questo problema?
Romina Colonna

“Prigionieri” in Via Sant’Adautto
Abito in Via Sant’Adautto, la strada senza uscita di quel pezzetto della Garbatella storica che una volta era anche collegato con Piazza Brin dal romantico ponticello di legno che sovrastava Via delle Sette Chiese. Protesto perché, ormai da moltissimo tempo, l’intasamento di Viale Leonardo da Vinci in prossimità di un parcheggio sotterraneo i cui lavori sono sospesi, provoca il blocco totale della mia strada. Faccio notare che da Via Sant’Adautto c’è un solo modo per uscire: quando si blocca Viale Leonardo da Vinci e di conseguenza il tratto di Via delle Sette Chiese nel quale confluisce la mia strada noi di Via Sant’Adautto restiamo prigionieri.
Sandro Secchiaroli

Circonvallazione: aggressione da pittbull
Voglio segnalare la terza aggressione ricevuta da parte di un cane meticcio pittbull di proprieta’ non ben dichiarata ma condotto da persone in condizioni fisiche dubbie, note al Commissariato Colombo. Martedì 4 giugno mi trovavo a passeggiare con il mio cane nei pressi del liceo Socrate, quando sono sopraggiunte due persone, un uomo e una donna, con al guinzaglio il suddetto cane che ha iniziato a ringhiare. Alla prima strattonata il conducente del cane ha fatto cadere il guinzaglio a terra. Il cane si e’ avventato sul mio e lo ha preso per il collo. Io, nel tentativo di difenderlo, sono stato morso a un dito. Non ho sporto
denuncia immediatamente, date le mie condizioni che richiedevano un intervento immediato al pronto soccorso. Qui mi hanno chiesto di verificare se il cane fosse vaccinato. Mi sono presentato al Commissariato giovedì 6 perché volevo presentare denuncia ma l’ufficio mi ha informato che, non trattandosi di azione penale, era competenza dei vigili, che sono stati chiamati da loro stessi. I vigili sono venuti, hanno detto “bisognerebbe andare lì e vedere”, ma io non so se ciò è stato fatto, ne tanto meno mi hanno chiesto di stilare un racconto preciso dell’accaduto. Venerdì mi sono dovuto recare al Policlinico su richiesta del CTO per verificare se era necessario fare l’antirabbica. Mi hanno detto che la rabbia è stata debellata nel Lazio. Hanno fatto la segnalazione al canile della Muratella e mi hanno anche detto che, se il cane dovesse morire in questi dieci giorni, bisognerebbe analizzarne la carcassa per verificare se era portatore di rabbia e in quel caso dovrei sottopormi alla profilassi antirabbica. Noi non possiamo andare a verificare lo stato del cane e ci aspettiamo che le istituzioni competenti facciano questo. Nel frattempo ho dovuto sostenere spese mediche e veterinarie per le quali non sarò mai rimborsato. Ci chiediamo: come mai persone che gestiscono un cane del genere non vengano controllate e non venga verificato lo stato di salute dell’animale.
Lettera firmata

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Roberto Natale

E’ con immensa costernazione che il circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Garbatella e Cara Garbatella hanno appreso della morte di Roberto, trentaduenne, figlio del nostro compagno di lotta Tonino Natale, al quale vogliamo bene perché lo abbiamo avuto sempre disinteressatamente vicino nel difendere le ragioni di principio del nostro impegno e perché non ha mai lesinato le proprie forze nella lotta, insieme alle istituzioni locali, per i diritti dei cittadini con disabilità. Tonino, i tuoi compagni ti sono vicini in questo momento tragico.
Non sei solo; vorremmo che il nostro grandissimo affetto potesse almeno aiutarti a sedare il dolore.

Tonino, Gabriella, Francesca, Alessia, la Villetta ti stringe in un unico abbraccio.

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Garbatella vista da Duilio Appetecchia

Garbatella vista da Duilio Appetecchia

Ancora una volta la Villetta di Via Passino ha ospitato un evento culturale: dal 3 al 5 luglio la mostra dei dipinti di Duilio Appetecchia, artista cresciuto alla Garbatella, anche se parte della sua vita e delle sue esperienze artistiche sono state all’estero.
Il nostro giornale si è già interessato a lui, pubblicando un’intervista nel numero di giugno 2005.

Le sue opere, fin dall’adolescenza, esprimono l’apprezzamento per la vita, la cultura e l’amicizia.

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Hot Club de Zazz presenta i Trovatori Il 5 luglio alla Villetta, aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 di settembre, sulle note rivisitate in chiave gipsy swing del “Trovatore” di Giuseppe Verdi

Hot Club de Zazz presenta i Trovatori

Il 5 luglio alla Villetta, aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 di settembre, sulle note rivisitate in chiave gipsy swing del “Trovatore” di Giuseppe Verdi

hot-club-de-zazTorna il jazz alla Villetta con un assaggio di quello che sarà il Garbatella Jazz Festival 2013, la cui nona edizione si svolgerà nella tradizionale location di Via Passino a fine settembre. L’appuntamento per l’assaggio è il 5 luglio, alla Villetta, dalle 20,30 (ingresso libero, bar e cucina).

La serata del 5 luglio, organizzata dalle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie in collaborazione con la Polisportiva G. castello, ospiterà il gruppo Hot Club de Zazz, che con “i Trovatori” presenterà una rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune indimenticabili melodie del “Trovatore” di Giuseppe Verdi. L’idea è di Nicola Puglielli, gli arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il Quintetto Hot Club de Zazz (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, per un concerto di circa 90 minuti, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca, quella del “Trovatore”, appunto, che si basa sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore, responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi degli eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ “orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Il concerto presenta una sfida ambiziosa: quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo.

Hot Club de Zazz è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del “Trovatore”, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.Hot Club de Zazz: formazione musicale creata a Roma nel 2002 e ispirata alla musica di Django  Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia). In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut, 3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale.

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Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie di Enrico Recchi

Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni

Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie

di Enrico Recchi

Molti giochi dei bambini spesso altro non sono che l’imitazione di quel che fanno gli adulti, specie se si tratta di campioni dello sport. Negli anni 50/60 del secolo scorso ragazzini della Garbatella che avessero una vera bicicletta e che potessero atteggiarsi a “campioni dello sport” ce ne sarà stato solo qualcuno. Tutti gli altri giocavano alle “lattine”.

gara-con-i-tappiSi trattava di un gioco sociale, quindi da fare in gruppo. Di poco costo i mezzi necessari al gioco: un tappo in lattina di bibita e un marciapiede e poi la fantasia, ingrediente sempre insostituibile. Con un gessetto, ma bastava anche un sasso chiaro, si disegnava la pista a terra. Due linee parallele a distanza di circa 15 centimetri si sviluppavano sul marciapiede, con curve, magari un ponte fatto con una tavoletta di legno, rettilinei, salite, se possibile, ed infine il traguardo. In genere il più bravo a disegnare riceveva l’incarico di fare il percorso.

Era proprio così che i ragazzini dei lotti si ergevano a campioni delle due ruote e potevano celebrare i veri campioni che intanto si cimentavano nel “Giro d’Italia”o nel “Tour de France”.

In genere questi giochi avevano la loro stagionalità, proprio come i veri sport. Per disegnare la pista sul marciapiede c’era bisogno della bella stagione, non doveva piovere. E quindi si cominciava a giocare a “lattine” in primavera e si continuava fino alla fine dell’estate. Naturalmente era necessaria la lattina, ovvero il tappo di latta di una bibita. All’epoca i tappi di plastica erano del tutto sconosciuti, quindi tappi di latta ce ne erano tanti. L’abilità era nel reperire una lattina che avesse tutti i dentini integri, senza “slabbrature”, ovvero non danneggiati durante l’apertura della bottiglia, né che avesse ammaccature nella parte centrale. Si procedeva quindi alla pulitura della lattina togliendo quella sottile pellicola di gomma che era all’interno. Poi i più “scafati” riempivano la lattina di cera, in modo da appesantirla per dargli stabilità. In quel periodo trovare candele in casa non era difficile.

Certo oggi i ragazzini avrebbero qualche difficoltà. Per ultimo il tocco che distingueva. Si collocava nella parte interna della lattina, come abbiamo detto riempita di cera, l’immagine del campione amato: Coppi e Bartali e poi più avanti Magni, Adorni, Gimondi, Motta e per gli esterofili Anquetil, Altig, per finire con Eddy Merckx.

Era chiaro che il dualismo sempre esistito tra i vari campioni della bicicletta era il “sale” che animava i vari gruppi di contendenti che, seppure in calzoni corti, scimmiottavano le discussioni sentite in famiglia dai parenti: “E no! Gimondi è meglio di Motta!!!”. L’immagine del campione veniva ritagliata da qualche giornale oppure presa dalle figurine delle raccolte per ragazzi. Una volta costruito il circuito in miniatura si iniziava la gara stabilendo con una conta l’ordine di partenza. I gruppi più organizzati stilavano proprio una classifica giorno per giorno, proprio come avviene al “Giro d’Italia”, per poi proseguire il giorno successivo con la tappa seguente.

Chiaramente il giorno dopo della pista disegnata poteva rimanere poco sul marciapiede, allora si ripassavano i segni ancora esistenti o si disegnava un nuovo percorso. Così ci si sdraiava a terra e presa la mira si colpiva la lattina con le dita, messe in varie posture a seconda delle teorie e delle capacità personali. L’importante era che con la “schicchera” si mandasse la lattina avanti il più possibile senza farla uscire dal percorso, altrimenti si sarebbe subita una penalità. La lattina ben levigata viaggiava sul marciapiede che era una meraviglia!

Vinceva chi arrivava per primo al traguardo dopo aver fatto il numero di giri stabiliti. La passione per questo gioco continuava anche durante l’estate, quando le piste venivano disegnate sulle spiaggia prendendo, in genere, un bambino più piccolo per i piedi e trascinandolo sull’arenile, in modo che con il didietro di segnasse sulla sabbia la pista. Non venivano utilizzate le lattine, che non potevano scorrere sulla sabbia, ma delle biglie di plastica con all’interno l’immagine del campione del ciclismo ma anche della Formula 1.

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Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

di Leopoldo Tondelli

memorial-agostino-di-bartolomeiIl 24 maggio si è svolto all’Oratorio San Filippo Neri il consueto torneo di calcio, riservato quest’anno ai nati nel 2005-2006, “Memorial Agostino Di Bartolomei” cui hanno partecipato quattro squadre: il Tre Fontane, il G. Castello, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Il torneo si è disputato a girone all’italiana con partite di due tempi di 10 minuti, dirette con la consueta competenza e passione da Gianni Tomei. La vittoria è andata alla squadra del Tre Fontane, la piazza d’onore invece al G. Castello. Si sono classificate al 3° e 4° è posto, rispettivamente, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Agli incontri ha partecipato un buon numero di spettatori che hanno così riproposto (come d’altronde anche per il torneo invernale riservato alle vecchie glorie, disputatosi quest’inverno) il clima della “Chiesoletta”.

Era assente Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, che ha premiato la squadra vincitrice tramite un collegamento telefonico. IL Torneo e stato organizzato all’interno della Festa di San Filippo Neri compatrono di Roma, grazie all’impegno del comitato organizzativo della Festa, diretto da fratel Francesco e da padre Matteo, direttore dell’Oratorio.

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La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella Il mese di maggio tra preghiere e tradizione di Leopoldo Tondelli

La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella

Il mese di maggio tra preghiere e tradizione

di Leopoldo Tondelli

La storia del mese mariano inizia nel medioevo per cristianizzare le feste pagane in onore dell’inizio della bella stagione,
unendo i temi del risveglio della natura alla devozione della Vergine. Questa pratica religiosa si estese nei secoli in tutta Italia e si istituzionalizzò grazie al gesuita Dionisi con il suo libretto “Mese di Maria”, pubblicato nel 1725 a Verona, dove si suggeriva di compiere le pratiche devozionali anche in casa o al lavoro, davanti ad un altarino della Madonna.

mese-di-maggio-a-garbatellaA questo libretto ne seguirono altri con il risultato di diffondere la pratica in tutta Europa ed anche nelle Americhe. Pio XII sancì la devozione del popolo cristiano e di Roma in particolare, come richiesta di protezione a Maria da parte dei suoi fedeli e devoti. Qui da noi nel 1946 la Parrocchia di San Francesco Saverio, con Don Giuseppe Generali in particolare, volle istituire la recita del Rosario nei lotti della Garbatella, alla presenza della statua della ” Madonna Pellegrina” anche come ringraziamento per la fine della guerra.

Tra l’altro in quel periodo, malgrado i tanti problemi che assillavano la gente, si tornava alla normalità e spesso, specialmente nelle serate estive, i giovani si ritrovavano nei cortili sia per ballare che per stare insieme e frequentarsi dopo la giornata di lavoro. Non a caso in quel periodo nascevano storie sentimentali fra i ragazzi dello stesso lotto che finivano il più delle volte a “giuste nozze”.

Tornando alla cerimonia religiosa, fu da sempre organizzata con la recita del Rosario. Alla fine della preghiera si eseguiva una piccola processione nel cortile con delle candele accese. intonando il canto Andrò a vederla un dì. L’evento fino a qualche tempo fa era molto sentito e vi era una vera e propria gara tra i lotti per chi organizzava meglio l’accoglienza alla Madonna Pellegrina: vi era la tradizione di esporre dalle finestre coperte e drappi, come arazzi, con delle luci. Delle candele accese collocate sopra i muretti rendevano l’atmosfera molto suggestiva perché, coincidendo il Rosario con il tramonto, regalavano ai lotti l’aspetto di presepi.

Oggi il culto è meno sentito rispetto al passato (anche l’orario è stato anticipato alle 19), sia perché sono scarse le persone disposte a organizzare l’accoglienza, sia per i numerosi impegni di lavoro, soprattutto delle madri. Ma la tradizione è ancora viva. Anche per chi non è praticante può essere un’occasione per stare insieme, lasciando per una sera le normali attività . Il parroco Don Luciano ed i collaboratori della parrocchia di Piazza Sauli si adoperano attivamente per tenere in vita questa tradizione.

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Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Il Municipio Roma VIII (ex XI), al fine di contrastare il fenomeno del disagio abitativo e l’emergenza sfratti sul territorio municipale, ha istituito lo “Sportello per il Disagio Abitativo”, affidandone la gestione al “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera”. Il comitato, presieduto da Giovanna Arcangeli, si batte da anni contro la speculazione immobiliare, in particolare contro l’Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, una delle tante Casse e Fondazioni presenti nel nostro Paese, che si trovano a gestire un patrimonio immobiliare di non poco conto: circa 120mila unità, delle quali 90mila ad uso abitativo di cui il 60 per cento è situato nella Capitale. disagio-abitativo

Quello dell’Enpaia è un caso eclatante, visto che ora molti degli inquilini di una parte degli stabili in suo possesso sono già sotto sfratto. Il motivo: l’opposizione al rinnovo del canone di locazione, scaduto a fine 2009, lievitato dell’80-90 per cento rispetto al precedente accordo sindacale, malgrado si tratti di edilizia economica e popolare. Un aggravio di costi impossibile da sostenere, viste le condizioni socio-economiche in cui versa buona parte degli inquilini dei palazzi in questione. Il 19 marzo 2010 il Consiglio del Municipio ha approvato all’unanimità una mozione per tentare di impedire all’Enpaia di applicare i nuovi contratti di locazione che prevedono aumenti indiscriminati del canone, per scongiurare il rischio di una nuova e grave crisi abitativa.

Nel territorio del Municipio VIII esiste un patrimonio immobiliare appartenente ad enti previdenziali pubblici ora privatizzati, la cui funzione sociale doveva essere quella di dare una soluzione abitativa, attraverso la destinazione dei loro fondi per l’acquisto di beni immobili ad uso residenziale. Il patrimonio di questi enti è stato costituito con le agevolazioni legate alla normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica, il cui scopo era quello di favorire le classi
sociali disagiate.

Il Municipio VIII è impegnato nella difesa e nell’assistenza dei cittadini più disagiati, non solo dei senza casa, degli sfrattati e dei mal alloggiati ma anche nella salvaguardia delle diverse centinaia di assegnatari delle case popolari appartenenti alle grandi proprietà assicurative, agli enti previdenziali, alle Poste. Il “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera” è impegnato innanzitutto contro l’ondata di sfratti che si sta abbattendo sugli inquilini delle abitazioni dell’Enpaia, chiedendo un affitto a prezzo che non sia di libero mercato ma rispettoso della normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica.

Per chiunque abbia necessità, lo sportello, al piano terra dell’androne principale di Via Benedetto Croce 50, è aperto al pubblico ogni secondo mercoledì del mese dalle ore 9.30 alle 12.30 e ogni quarto venerdì del mese dalle 15.00 alle 18.00. Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’ Associazione culturale Controchiave

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Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’Associazione culturale Controchiave Festa per la cultura: Garbatella in piazza

Festa per la cultura: Garbatella in piazza

di Giancarlo Proietti

festa-della-culturaIl 15 giugno si è svolta alla Garbatella la ventesima edizione della Festa per la Cultura. Anche quest’anno grande successo di pubblico. L’iniziativa, fin dalla sua prima edizione, è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave. La festa nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di “Festa della musica”. festa-cultura-a-garbatella

Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di “Festa per la cultura”. Le cinque piazze (Piazza Sauli, Piazza Masdea, Piazza da Montecroce, Piazza Montecorvino, Piazza Longobardi) e le adiacenti vie che le collegano sono state interamente chiuse al traffico ed allestite come luoghi in grado di ospitare gruppi musicali, teatrali, di danza, di artisti di strada. Le piazze, le strade, i vicoli, sono stati gremiti di gente fino a notte fonda. La festa è stata aperta da Claudio Romanelli, segretario generale e figura storica dell’Associazione Controchiave, alla Villetta, con il saggio di musica del Municipio Roma VIII Controtempo.

Prima di dare inizio alla manifestazione Claudio ha voluto ricordare Raimondo Nitoglia, prematuramente scomparso, che è stato uno dei fondatori dell`Associazione Controchiave. Fin dall`inizio Raimondo portò all`interno di questa realtà la sua esperienza di `manipolatore di luci`, con la sua capacità, quasi magica, di creare scenografie di luci, con i pochi mezzi che sempre caratterizzano gli spettacoli autoprodotti. A mano a mano che si avvicinava la sera anche altri luoghi del quartiere si sono animati di musica e colori con l’estate finalmente arrivata. Da anni questo momento dimostra che cultura, musica e arte non sono solo rappresentati dai grandi eventi o giudicati solo da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si sente protagonista. Appuntamento alla ventunesima edizione.

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L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

I giorni scorsi uno dei due pini ultracentenari del giardino della Villetta di Via Passino è stato fatto letteralmente a pezzi. Si è dovuto abbattere perché una ferita che si era formata alla sua base si era trasformata in un cancro penetrante. Il resto lo avevano fatto le termiti, che si erano avventate sul legno in disfacimento, divorandolo. Si è proceduto quindi per eutanasia, prima che rovinasse sul fabbricato. Era troppo grande per poterlo abbatter di un sol colpo: hanno dovuto demolirlo un pezzo alla volta, lasciando in terra solo un mozzicone di tronco alto un metro, un piccolo monumento alla sua passata grandezza.

di Carolina Zincone


Caro Pino, eri davvero così pericolante e pericoloso?

Noi ti pensiamo bello e anche un po’ eroico. Partigiano delle nostre
battaglie, da sempre. Un compagno, in tutti i sensi. Perché da lassù ne hai viste tante, ma secondo noi hai anche un po’ tifato, per le cose giuste. Mica come gli olmi che piacciono tanto ai papi! Tu sarai stato piantato – come molti pini – ma non sappiamo da chi.

Immaginiamo il perché: un tempo si pensava che il tuo profumo curasse le malattie, sicuramente la “mal aria”. E mentre stavi lì, più di cent’anni fa, ad ombreggiare una casetta di campagna, ti sei visto nascere intorno un quartiere che avrebbe fatto la storia di Roma, la Garbatella. Hai visto arrivare architetti rinomati che studiavano ogni cantuccio per fare del tuo habitat naturale una città giardino a misura d’uomo. Riuscendoci. Hai visto arrivare abitanti del centro storico, operai alle prese con il porto fluviale, donne e bambini che conquistavano i propri spazi condividendoli, come si fa da queste parti.

pino-malato-alla-villettaHai visto la guerra, hai sentito le bombe. Eri sicuramente con i partigiani della Settima Zona del Partito comunista che il 3 giugno del ’44 fecero irruzione nel tuo giardino per occupare quella che era diventata la sede del Gruppo rionale fascista “Mario Sonzini”. Sei stato fiero del fatto che quel luogo, casa tua, divenisse il centro di aggregazione di chi svolgeva il lavoro politico tra la popolazione, reclutando i giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà che avrebbero imbracciato le armi in aiuto dei partigiani del nord. Non ti erano mai piaciuti quei tipi in camicia nera, non potevi dimenticare i volti degli ebrei portati via dal tuo quartiere, le lacrime della famiglia Cinelli che piangeva i suoi figli, martiri delle Fosse Ardeatine. Per questo ti sei commosso quando la sezione del partito venne poi intitolata al più piccolo dei due, Giuseppe, operaio ai mercati generali e comandante partigiano responsabile di zona.

Da allora sotto la tua chioma ne sono successe di tutti i colori. Sei stato visitato da tanti nomi illustri: due per tutti, Di Vittorio e Pasolini. La Villetta è rimasta il punto di riferimento e di incontro dei militanti di sinistra, il loro luogo di discussione, distinzione e, alle volte, divisione. Storica la spaccatura maturata tra l’89 e il 91, con la fine del PCI: da un lato il Pds, dall’altro Rifondazione. In mezzo – si diceva in città parlando delle avventure della Garbatella – il filo spinato. Tu da che parte stavi veramente, Pino?

Sembra che adesso la Villetta si sia ricompattata nelle mani di un piccolo grande partito che in questo Municipio fa furore, mentre di te rimane un grande ceppo, di quelli coi cerchi concentrici che svelano l’età, la storia, le peripezie. I bimbi che ti consideravano irraggiungibile adesso possono raggiungere la vetta, quelli che non ti conoscevano fantasticano su quanto dovevi essere grande, anziano e saggio. Noi, sotto agli occhi beffardi delle piccole vedette appollaiate, balliamo la milonga e continuiamo ad arrovellarci, pensando al mondo che hai visto e forse vedi tu, ora da ancor più in alto.

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Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti

Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

di Gianni Rivolta

Ifamiliari chiedevano da tempo che si raccogliessero in un unico ricordo tutti i partigiani e i patrioti comunisti della Garbatella. Così, il 4 giugno scorso, nella ricorrenza della Liberazione di Roma, alla Villetta è stata scoperta una targa con un lungo elenco di nomi incisi sul marmo, targa-alla-villetta-selAll’iniziativa del Municipio e del suo presidente Andrea Catarci hanno risposto in tanti. Tra i cittadini non potevano mancare i figli e i nipoti di quegli antifascisti che, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, prima che le colonne alleate arrivassero in città, con le armi in pugno diedero l’assalto alla sede del Fascio della Garbatella in Via Passino 26. Da quel giorno la Villetta è stata la casa dei comunisti del quartiere ed ancora oggi rappresenta un luogo d’incontro e di riflessione della Sinistra romana.

In quel lungo elenco dei partigiani comunisti c’erano tutti i componenti del nucleo di Garbatella della VII Zona del Pci, che si era costituita nei giorni seguenti l’8 settembre 1943. In ordine Armando Bartolucci detto “il Manciola”, Mario Bernardi, Elio Brini, Giuseppe Cinelli (martire alle Fosse Ardeatine), Andrea Coltellacci, Silvio Coltellacci, Lamberto Cristiani, Garibaldi Dobici, Giuseppe Lombardi, Orlando Lombardi, Gastone Mazzoni, Maceo Moretti, Libero Natalini, Alberto Polimanti, Mario Polimanti, Spartaco Proietti, Maria Teresa Regard (componente dei Gap centrali che continuò la sua militanza politica nella sezione comunista della Garbatella), Reval Romani, Amleto Rossi e Filippo Veneri.

La VII Zona era costituita, secondo le carte lasciate da Roberto Forti, comandante romano dei Gap insieme a Trombadori, da 278 unità di Ostiense, Garbatella, San Paolo, San Saba, Testaccio e Acilia. I patrioti e i partigiani combattenti erano organizzati in due battaglioni guidati da un direttivo politico-militare formato da Giuseppe Regis (comandante militare), dal commissario politico Giovanni Valdarchi (che sostituì Salvatore Petronari arrestato l’8 ottobre 1943 e fucilato a Forte Bravetta il 20 gennaio del ’44), dal suo vice Giuseppe Lombardi e dal leader degli operai delle Officine del gas Virgilio Bologna.

In coda a quel lungo elenco di resistenti si è voluto ricordare anche gli antifascisti che operarono nella rete clandestina del partito comunista negli anni Trenta, che sfidarono la repressione fascista del Tribunale speciale e subirono il carcere e il confino: Giuseppe Menenti, Alberto Pallone e Renato Pini.

Nell’autunno del 1928, in seguito all’arresto di Giuseppe Amoretti e di Anna Bessone (quest’ultima arrestata in un appartamento di Via Panisperna con due valigie piene di documenti, tra cui le istruzioni della Centrale, materiale di propaganda e i fondi del III ufficio del Pci), furono fermati tutti i membri del Comitato federale di Roma: Daniele Bellanti, Fernando Nuccitelli, Enrico Ciarniello del Comitato giovani comunisti, Renato Pini, un muratore originario di Bologna che abitava al lotto 32 della Garbatella, Ariosto Gabrielli Caposettore di Testaccio e altri militanti.

Renato Pini fu condannato al confino all’isola di Ponza. Quando tornò alla Garbatella nel 1931 continuò l’attività sovversiva e un anno dopo decise di espatriare. Da Zurigo passò in Francia e poi nel 1938 attraversò l’oceano e andò a risiedere a New York nel quartiere del Bronx. E’ rimasta di Renato una folta corrispondenza con la madre Teresa, alla Garbatella, con cui ebbe uno strettissimo rapporto.

Giuseppe Menenti abitava in via Francesco Saverio Cabrini al lotto 32. Già nel 1928 faceva parte della quinta cellula territoriale comunista del VII Settore (Garbatella-Testaccio), quella delle Officine del Gas, di cui divenne segretario. Giuseppe era in contatto con Fernando Nuccitelli, uno dei maggiori organizzatori del partito a Roma. Lo incontrava spesso nella bottiglieria di Via Macerata dove Giuseppe ritirava il materiale di propaganda e veniva istruito sul nuovo metodo clandestino di organizzazione, “a catena “.

Alberto Pallone venne ad abitare all’Albergo rosso della Garbatella solo dopo la guerra. La sua vita fu un’avventura. Per sfuggire alla repressione fascista nel suo paese (Sgurgola) nel 1925, con il fratello Elio, fuggì in Francia e poi in Canada. Le note della polizia politica fino al 1936 lo seguono negli Stati Uniti, dove fu attivo nell’organizzazione di cellule comuniste tra Detroit, Cleveland e nel Bronx a New York. Ma un comunista come lui, come tanti altri da ogni parte del mondo, non seppe resistere al richiamo della Spagna rossa. Così nel 1937 Alberto è ad Albacete e nei mesi seguenti a
combattere nelle Brigate internazionali.

Dopo la sconfitta della Repubblica democratica spagnola rientrò in Francia, dove fu imprigionato nel campo di concentramento di Vernet fino al 1942. Riconsegnato alla gendarmeria italiana al confine con la Francia, venne portato in carcere a Frosinone. Lo aspettavano cinque anni di confino a Ventotene, dove rimase fino al 28 agosto del 1943, quando fu liberato un mese dopo la caduta di Mussolini. Finalmente fece ritorno a casa e dopo il matrimonio si trasferì con la moglie agli Alberghi suburbani della Garbatella.

Nel dopoguerra fece una instancabile opera di organizzazione e di diffusione della stampa comunista nel quartiere popolare dell’Icp, guadagnandosi la stima dei dirigenti della sezione Garbatella e di tutti i compagni della Villetta.

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