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Tag: Cara Garbatella

Situazione critica alla parrocchia di Santa Galla Una cova di gabbiani blocca i lavori del campanile

Situazione critica alla parrocchia di Santa Galla
Una cova di gabbiani blocca i lavori del campanile

Acosa è dovuta la presenza di impalcature addossate al campanile della chiesa di Santa Galla? Tranquilli. Non sono i presupposti dell’istallazione di un traliccio di Radio Maria alla ricerca di qualche anima pia che le lasci in eredità qualche immobile. Il campanile della Parrocchia di Santa Galla è ormai da tempo in situazione critica.

La copertura del tetto è divenuta malferma a causa della vetustà e della presenza di alcune crepe e fessure che ne rendono indispensabile il riassesto. A questi motivi è legata la presenza dell’infrastruttura che dal mese di marzo orna il campanile. Negli anni recenti, sotto la giurisdizione dei vari parroci che si sono avvicendati, sono stati effettuati degli interventi che si sono dimostrati però solo dei palliativi. chiesa-santa-galla

Oramai la situazione si è talmente complicata che non esistono alternative ad un intervento radicale, immediato ed efficacie. Perché allora il traliccio è ancora immobile al suo posto ed i lavori procedono col contagocce? Dicevamo che il problema è legato alla staticità del campanile per cui si è deciso di far ricorso al lavoro di alcune maestranze di riconosciuta esperienza che hanno iniziato la loro attività tra marzo e aprile.

Una sorpresa c’è stata quando, durante le ispezioni preparatorie, si è riscontrata la presenza sul tetto del campanile di un nido di gabbiani in cova, la cui presenza è stata segnalata dalla LIPU. La segnalazione ha provocato una momentanea interruzione dei lavori, con grave danno economico per la parrocchia, per via dell’alto costo dell’affitto delle incastellature metalliche. In particolare, si è dovuto risolvere la contestazione di un costruttore che aveva eseguito in passato altri lavori a Santa Galla e che si riteneva in diritto di vedersi assegnati i lavori. Per ripicca, non ha trovato niente di meglio se non denunciare la presenza della coppia di gabbiani in riproduzione alla Lega per la protezione degli uccelli, che ha immediatamente diffidato la parrocchia a continuare l’esecuzione dei lavori …

Qualche buontempone, nel frattempo, ha proposto una soluzione “omeopatica” per risolvere l’impasse: noleggiare cioè la famosa coppia di falchi “aria e vento”, nella speranza che un loro passaggio sfrattasse i gabbiani dal tetto. (L.T.)

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Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

di Fabrizio Calistri

Era il 22 giugno 2012, esattamente un anno fa quando veniva inaugurato il cavalcaferrovia della Circonvallazione Ostiense, successivamente dedicato alla memoria di Settimia Spizzichino. La struttura, sicuramente molto bella, moderna, innovativa, dal forte impatto architettonico, era stata presentata anche come parte di un più ampio progetto, al momento del tutto eluso, che aveva come scopo il tentativo di creare percorsi ciclabili anche nel nostro quartiere.

Durante la cerimonia di inaugurazione venne ricordato dal presidente della Commissione ambiente Andrea De Priamo che la creazione della ciclabile sul Cavalcaferrovia costituiva segnale importante, poiché “… per noi rappresenta soltanto l’inizio, poiché con l’approvazione del piano quadro intendiamo far diventare Roma una città veramente ciclabile…”.ponte-garbatella

Sappiamo tutti come è andata a finire. La giunta del Sindaco Alemanno ha terminato il suo mandato non facendo seguire con i fatti tante e tante belle parole. Speriamo che il nuovo sindaco, Marino, sappia fare qualcosa di concreto per la ciclomobiltà quotidiana, ossia per tutti quei cittadini che usano la bicicletta non come svago domenicale, ma come mezzo di spostamento quotidiano, come d’altronde avviene in tutte le capitali europee degne di questo nome.
In particolare, secondo il progetto originario, dalla zona Marconi, dov’è presente la dorsale del Tevere, attraverso il ponte della Scienza, si doveva creare un collegamento con la dorsale della Colombo. Tale collegamento prevedeva il passaggio sia attraverso l’area del Gazometro che quella degli ex Mercati Generali e che, passando sopra il Ponte Settimia Spizzichino, con un ultimo tratto di ciclabile sulla Circonvallazione Ostiense raggiungesse la Colombo. Di tutto questo progetto cosa ci troviamo
oggi? Molto poco e forse le due opere più costose, di cui una ancora da inaugurare, che rimangono lì, scollegate dal resto, perche mancano i tracciati intermedi.
E’ vero che il cavalcavia sulla ferrovia alleggerisce il traffico automobilistico e “decongestiona” via Pellegrino Matteucci, ma per la ciclomobilità, rimane una cattedrale nel deserto. Tutto farebbe pensare a una sconfitta anche per il nostro presidente Catarci che fortemente si era battuto per far realizzare il tratto ciclabile sul Cavalcaferrovia, ma forse la conferma elettorale potrebbe fornire l’occasione per completare e mettere in opera quello che è stato più volte promesso.

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Municipio VIII(ex XI): la nuova Giunta Municipale

Municipio VIII (ex XI): la nuova Giunta Municipale

La Giunta, rinnovata completamente, è composta da:
Andrea Catarci, Presidente
Anna Rita Marocchi, Vicepresidente e Assessora al Commercio, al Bilancio, al Personale e al Decentramento nonché
alla trasparenza e alle politiche di genere alla uguaglianza della popolazione
Paola Angelucci, Assessora ai Lavori Pubblici, alla mobilità e allo sviluppo della rete ciclo-pedonale nonché alle politiche
scolastiche
Massimo Miglio, Assessore all’Urbanistica, decoro urbano, contrasto all’abusivismo e al riordino della cartellonistica
pubblicitaria
Dino Gasparri, Assessore alle politiche Sociali, della Salute, della Formazione, del lavoro e del reddito;
Emiliano Antonetti, Assessore Politiche ambientali e del verde pubblico, per la cura e la diffusione di aree ludiche e
ricreative, per i rifiuti per le energie rinnovabili e per l’agricoltura
Claudio Marotta, Assessore alle Politiche culturali, interculturali e di memoria storica, giovanili, per l’adolescenza e
l’infanzia, della partecipazione e per la valutazione di servizi pubblici e trasformazioni urbane, per la tutela dei Beni
Comuni e per l’altra economia e nuovi servizi e nuovi diritti di cittadinanza.

L’elenco degli eletti in Consiglio Municipale

Liste a sostegno del Presidente Eletto Andrea Catarci:
PD 8 consiglieri:
Antonella Melito, Umberto Sposato, Luca Gasperini, Alessandra Aluigi, Stefano Pugelli, Federico Raccio, Floriana D’Elia, Flavio Conia
SEL 4 consiglieri:
Amedeo Ciaccheri, Marcello Duranti, Gabriella Angela Magnano San Lio, Massimo Cartella
Lista Civica Marino 3 consiglieri:
Eleonora Talli, Alessio Catoni, Valerio Massimo Geronaldi

Candidato Presidente Baccarelli
PDL 2 Consiglieri:
Simone Foglio, Maurizio Buonincontro
Lista Civica Alemanno 1 Consigliere:
Franco Federici
Fratelli d’Italia 1 Consigliere:
Glauco Rosati

Candidato Presidente per il M5S Carlo Caffarotti
Movimento 5 Stelle 1 Consigliere:
Valentina Vivarelli

Candidato Presidente Lista Civica Marchini Davide Bastiani
Lista Civica Marchini 1 Consigliere:
Roberto Falasca

I candidati Presidenti non eletti Andrea Baccarelli, Carlo Cafarotti e Davide Bastiani andranno a completare l’elenco dei 24 Consiglieri del Municipio VIII.

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Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana

Il voto amministrativo del 9 e 10 giugno nella Capitale e nel Municipio
Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana
Andrea Catarci rieletto presidente del Municipio col 69% dei voti. Alla Garbatella la lista di Sel si afferma con il 14 %

di Natale Di Schiena

Con il voto del 9 e 10 giugno si è chiusa la fase delle elezioni amministrative a Roma e in Italia, riaffermando la necessità di un profondo cambiamento nella politica  del Paese che è stato bloccato dopo le elezioni di maggio con la formazione del governo delle larghe intese.
campidoglio-10-giugno-2013Occorreva un governo politico che portasse i delusi al voto e quindi rafforzasse l’ampiezza e la qualità della democrazia. La formazione di alleanze di centrosinistra, opposte al blocco moderato, ha permesso, in tutti gli enti locali in cui si votava, la realizzazione di una vittoria che dovrebbe avviare una fase di grandi novità che potrebbero portare alla nascita del governo di cambiamento.
Roma ha introdotto un elemento dirompente con la vittoria di Marino al 63%, vittoria che ha segnato la fine di un periodo amaro per la città, in cui corruzione, distruzione dell’ambiente, rapina del territorio, liquidazione e privatizzazione dei servizi sociali erano stati gli elementi caratteristici della Giunta Alemanno, la quale ha riportato indietro di decenni la Capitale, riducendola al livello di un borgo privo di storia. La sconfitta clamorosa di Alemanno é stata raggiunta dopo grandi lotte e vaste mobilitazioni che, su tutte le questioni, hanno tenuto alta la tensione sociale e vivo l’interesse, perché il ruolo nazionale e internazionale di Roma non fosse messo in discussione da un’amministrazione “scellerata”, che è riuscita ad isolarsi a tal punto dalla città da non trovare nessun cavaliere in grado di difenderla.
Abbiamo battuto Alemanno in campo aperto, nonostante le provocazioni, non ultima quella del 4 giugno ultimo scorso quando, in occasione dell’anniversario della Liberazione di Roma e mentre nella nostra sezione di Sel veniva scoperta una targa in omaggio ai partigiani della VII Zona militare del Pci, è venuto da queste parti a cercare “rogna”. Non abbiamo esaudito il suo desiderio, che era la implicita testimonianza di un uomo sconfitto e sul viale del tramonto; ma gli abbiamo ricordato a parole che noi eravamo gli eredi morali di quei partigiani che la notte del 3 giugno del 1944 occuparono la Villetta e misero in fuga i tedeschi e i traditori fascisti.giunta-viii-municipio-benedetto-croce
Da noi i ballerini di Alemanno, che sono povera cosa, debbono fare i conti con il 69% raggiunto al Municipio da Catarci, una percentuale che è espressione del lavoro politico unitario, ma anche della forza di Sel che ha raggiunto il 12% nelle municipali con percentuali del 14% nell’area della Garbatella. Tutto questo è il prodotto di un lavoro intelligente di tutte le nostre forze che da anni lavorano per collegare le battaglie quotidiane (lotta per la casa, il lavoro per tutti e per i giovani in particolare, la difesa della sanità, l’adeguamento delle iniziative istituzionali alle esigenze dei cittadini) a quelle più generali di difesa ed incremento dei diritti singoli e collettivi.
Abbiamo le forze in campo per questo progetto, oppure è solo una speranza? Credo sia vero il fatto che una piccola forza diventa importante se ascolta la propria gente che ha bisogno del cambiamento per poter vivere. Noi dobbiamo capire gli altri e al tempo stesso dobbiamo difendere noi stessi proponendo obbiettivi raggiungibili con iniziative costanti a cui partecipino tutti e in cui tutti discutano, sapendo che in questa difficile fase dobbiamo costruire un’agorà che raccolga, selezioni e sperimenti progetti utili alla collettività. Sarò un vecchio romantico ma credo che non troveremo avversari a questo modo di intendere l’azione politica. Penso che dovremo li Municipi e nel resto del Paese.
Mi sembra che l’andamento del voto, compreso il tema dell’astensionismo che è diffuso, sia segnale di un malessere che forze politiche come quelle di sinistra non colgono abbastanza. Sottolinea la necessità di un gruppo dirigente di donne e uomini impegnati nel lavoro con altruismo, senza mai pensare all’individuale tornaconto. Ho provato emozione e nostalgia quando alla Villetta abbiamo  scoperto la targa in memoria dei partigiani combattenti della Garbatella perché, dopo la conclusione della guerra, tornarono umilmente ma con orgoglio al proprio lavoro, senza nulla pretendere.

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Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato

Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato
Firmato il protocollo d’intesa Regione-Inail-Asl Roma C.
L’ospedale agirà non solo per gli incidenti sul lavoro ma a favore di tutti coloro che siano vittime di incidenti traumatici

di Massimo Marletti

24 maggio 2013. Firmato, dopo un anno e mezzo di stallo, il protocollo d’intesa tra l’Inail (Istituto Nazionale Assistenza Infortuni sul Lavoro) e la Regione Lazio che cambia il futuro dell’ospedale della Garbatella. Per qualcuno una sorta di ritorno al passato, per molti una possibilità di rilancio … per-il-cto-rinasce-la-speranza-di-un-felice-ritorno-al-passatoPartiamo subito da una premessa, doverosa. L’accordo sottoscritto tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e, in rappresentanza della Asl Roma C, Antonio Paone, è di una importanza straordinaria. Dopo anni di agonia, dopo 18 mesi di firme e non firme da parte della precedente Giunta di centrodestra, la sigla dell’accordo mette fine ad una questione che rischiava di trasformarsi in una telenovela, premia la caparbietà della lotta di tutti quei lavoratori che si sono battuti contro la chiusura lenta ma inesorabile dell’ospedale, rilancia le possibilità di rinascita di una realtà che ha ancora molto da offrire alla comunità.

Onore e merito a chi è l’artefice di questo protocollo, Regione, Azienda ed Inail. Di più, grazie a tutti quei lavoratori del Cto, cittadini, forze sindacali e politiche che in questa battaglia hanno creduto ed alla fine hanno vinto.
Tralasciando una lettura più puntuale dell’accordo, che è bene ricordare sarà oggetto di ulteriori protocolli tra Asl ed Inail, finalmente, dopo anni d’incertezze, possiamo affermare che si porta a compimento quel processo di riconversione dell’Ospedale Andrea Alesini destinato a diventare un centro di eccellenza nella cura delle persone colpite da eventi traumatici, rivolto a tutti quei cittadini che ne avessero bisogno dentro e fuori i confini della Regione Lazio. Un polo integrato sanitario, all’avanguardia negli interventi di traumatologia, protesica e riabilitazione.croce-rossa
Rilevanti sono gli investimenti finanziari da parte dell’Inail per trasformare l’attuale struttura dell’ospedale. La centrale romana del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio si trasferisce nell’ospedale della Garbatella, dove una struttura per l’assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera funzionerà anche in regime assistenziale.
Appare evidente, cosa che accade sempre in tutti gli accordi, che ci troviamo davanti ad una fase iniziale del progetto. Ancora siamo alle prime battute riguardo i rapporti economici ed organizzativi tra i due Enti: Regione e Inail. Ed è proprio per questo che è importante partire con il piede giusto. Intanto una considerazione: sarebbe riduttivo, alla luce dell’accordo appena siglato, pensare al Cto come ad un centro di eccellenza extra regionale che mantenga un carattere di nicchia, ovvero per i soli traumi da lavoro. Crediamo, di contro, che debbano essere valorizzati due passaggi, uno contenuto nell’accordo stesso e l’altro ben specificato nell’allegato all’accordo, la dove meglio si delinea la sfera di attività del nuovo ospedale: Polo integrato sanitario, ovvero finalizzato all’ erogazione delle prestazioni a favore della collettività per la cura, la riabilitazione e l’assistenza protesica (versante Inail), ma allo stesso tempo valorizzazione e potenziamento del ruolo dell’ospedale come centro di eccellenza per la cura di soggetti vittime di eventi traumatici per tutti i cittadini, dentro e fuori il territorio regionale (versante Servizio Sanitario Nazionale/Regione).
È evidente che le incertezze, gli anni di abbandono hanno prodotto i loro effetti negativi sulla tenuta dell’ospedale. Pur tuttavia non stiamo all’anno zero. Esistono servizi che, pur nelle difficoltà, producono buona sanità e condizioni tali da rappresentare un volano per il rilancio dell’ospedale.
E non ci riferiamo alla sola orto-traumatologia. Si pensi per esempio alla Unità Spinale Unipolare, unica nel Centro Sud, che può assumere un ruolo formidabile nella nuova riorganizzazione.
La stessa struttura dell’ospedale, dal punto di vista della sua conservazione, ancora tiene. Basti pensare all’eliporto, agibile , che assume un valenza straordinaria se si pensa alla gestione immediata del trauma. Malgrado una dirigenza amministrativa e sanitaria a dir poco imbarazzante, i lavoratori, dal primario al vecchio portantino, hanno tenuto in piedi la baracca. Se ancora il Cto esiste, lo si deve solo ed unicamente a loro. Da qui dobbiamo partire per conquistare tutto ciò che è delineato ma non è scontato su quel protocollo appena siglato. Il punto di attacco è la modifica dell’attuale ruolo marginale che oggi il Cto ha nella rete dell’emergenza traumatica. Tale posizione va radicalmente cambiata adeguandola al ruolo di alta specializzazione che si appresta ad avere.salviamo-sanita-pubblica
L’attuale pronto soccorso, oggi solo ortopedico, dotato di un posto di primo intervento per quelle specialità non ortopediche, va modificato, riportandolo a quello che era prima dell’avvento della Giunta Polverini, anche con qualcosa in più. Contestualmente vanno riaperte 24 ore su 24 le specialità di chirurgia generale, anestesia e rianimazione, medicina di urgenza, neurochirurgia ed urologia, in chiave Unità spinale e politrauma, ambulanze collegate direttamente con il settore di accettazione, aree attrezzate per la stabilizzazione respiratoria e circolatoria dei pazienti, laboratorio d’urgenza e centro trasfusionale e, con esigui investimenti, riattivazione delle due sale operatorie fuori uso da molti anni e attigue all’attuale pronto soccorso. Ripristinare quell’equipe dedicata al politrauma. Molte di queste cose già ci sono. Si tratta solo di investirci sopra e di farle funzionare. Tutto questo non è di facile applicazione, alla luce della situazione riguardante la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale e delle difficoltà legate al piano di rientro del deficit. È del tutto evidente (concordiamo con quanti nella Cgil aziendale dicono) che nessuno in questa azienda muoverà un dito se quanto è stato scritto nel protocollo non venisse formalizzato sotto forma di decreto commissariale. Ad un accordo straordinario, perche tali sono le potenzialità di questo protocollo, deve corrispondere un input straordinario a valenza regionale. Tutto questo per favorire trasparenza, evitare interpretazioni distorte ed ottenere, da subito, il massimo in termini di prestazioni e vantaggi per la collettività.
Benvenuto sia l’accordo, perché ferma il lento declino e salva l’ospedale dal disastro. Ora avanti tutta, senza esitazioni.

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UCCIO

UCCIOUno degli “anziani” della Villetta di Via Passino e insieme un autentico “personaggio” del quartiere, Antonio Angelucci, più noto come Uccio, ci ha lasciati venerdì 17 maggio. Da tempo era infermo nella sua modesta casa di Via Rubino, attorniato dai cimeli della sua lunga vita di combattente per una società più giusta e più morale. Un’infanzia difficile nella casa di Piazza Pantera, difficile come ai suoi tempi era la vita più o meno di tutti i bambini della Garbatella, reduce da cento lavori precari faticosamente seppe riscattarsi dalla sua indigente condizione fino ad entrare a lavorare nello staff del quotidiano “Paese Sera” come addetto alla distribuzione del giornale. Una sistemazione particolarmente felice per lui: una condizione economica sufficiente per vivere e il piacere di lavorare per un grande giornale democratico, allora all’avanguardia nella politica dell’emancipazione di Roma e del Paese. Uccio se ne andato in silenzio, assistito dalla figlia Paola, combattiva consigliera del nostro Municipio e candidata al prossimo Consiglio municipale. A lei, agli amati nipoti e alla sua gentile compagna Giuliana un pensiero di solidarietà. A loro, depositari dell’eredità moraledi Uccio, il nostro grazie. In tutti coloro che l’hanno conosciuto rimarrà il ricordo della sua integerrima personalità, della sua passione politica e anche delle sue fulminanti battute in grado di bruciare il più serioso discorso.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Lettere – Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Abito in Via Guglielmo Massaia, nelle case dei postelegrafonici. Sono molto anziano e ricordo che al civico 65 abitava la famiglia Felici, di cui ero amico. Il primo figlio, Giuseppe, studente richiamato alle armi, partecipò alla difesa di Roma a Porta San Paolo e poi fece il partigiano nei GAP romani finché, individuato dai tedesche, si trasferì in Sabina da dove la famiglia era oriunda. Qui continuò la sua intensa attività partigiana, finché fu ferito in combattimento e fucilato a Rieti il 9

aprile 1944. Il padre, Angelo, arrestato dai tedeschi e deportato in Germania, morì poco tempo dopo il suo rientro in Italia per le sofferenze patite. So che a Giuseppe fu conferita la medaglia d’oro al valor militare, credo l’unica medaglia d’oro assegnata a un cittadino della Garbatella. Non sarebbe opportuno che almeno una lapide, sulla casa in cui abitò, ricordasse il sacrificio di Giuseppe Felici? E’ questo l’appello che faccio al nostro Municipio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Gianluigi Colapricco

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Lettere – L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

A distanza di circa quattro mesi dalla comunicazione con cui il Presidente del Municipio XI ci informava che avrebbero provveduto con soluzioni strutturali (semaforo? dossi?) “non appena saranno disponibili le necessarie risorse finanziarie”, il caso ha voluto che lo stesso giorno, all’alba, il Sindaco Alemanno rendesse pubblica proprio l’approvazione del bilancio comunale. Da allora sono passati oltre quattro mesi e non si è avuta alcuna notizia in merito.

A scopo scaramantico evidenzio che già 4 anni fa ed esattamente il 7 novembre 2008 il Municipio XI aveva affrontato la questione approvando un’analoga proposta di risoluzione per la messa in sicurezza del medesimo incrocio. Anche all’epoca sembrava cosa fatta … e invece … Le elezioni si sono svolte, si approssimano le comunali, di promesse ne abbiamo sentite tante, ma sarebbe bello sperare che una volta tanto qualcuno ci dimostri che alle parole possano seguire i fatti, se non altro per spiegare ai 500 firmatari della petizione e agli abitanti dell’intero quartiere il motivo del ritardo o dell’impossibilita` di rispettare l’impegno assunto.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Stefano Guicciardi

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Brevi – E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è cro

E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia

Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal …

E’ crollato il pino di Piazza Sant’EurosiaUno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal

marciume, come hanno costatato i tecnici del Servizio Giardini. Ci sembra il caso di fare un’indagine sulle condizioni di salute degli altri due alberi.
Se ne va così un altro dei bei pini della Garbatella. Ricordiamo con nostalgia quelli maestosi di Piazza Oderico da Pordenone, ultimo residuo della tenuta di mons. Nicolai. Avevano ispirato il nome anche al vicino chiosco del “Bar due pini”, ora ribattezzato “Casina Liberty”. Se ne andarono a distanza di tempo uno dopo l’altro, il primo fatto morire per consentire la costruzione di una palazzina, l’altro per atti vandalici e per scarsa manutenzione. I pini più antichi del quartiere, anche se notevolmente malmessi, sono i due giganti che fanno ombra alla Villetta di Via Passino. Dovrebbero avere più di un secolo e mezzo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Brevi – In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

Il 69° anniversario dell’eccidio della Fosse Ardeatine è stato ricordato nel quartiere con una significativa cerimonia che si è svolta venerdì 22 marzo, con appuntamento alle 9 in Piazza Eugenio Biffi. La Presidenza del Municipio, il suo Assessorato alle Politiche giovanili e il Centro giovanile Tetris hanno proposto una mattinata da dedicare alla strage nazista del 24 marzo 1944 attraverso un percorso immaginario e fisico che si è concluso alle 12,30 al Mausoleo della Via Ardeatina. L’itinerario si è svolto attraverso un percorso che ha toccato i luoghi dove avevano abitato i tre martiri della Ardeatine del nostro quartiere: Via Percoto, dove stava Enrico Mancini; e Via Antonio Rubino, dove abitarono e furono catturati dai tedeschi, con la collaborazione di un fascista, i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli. Ricordiamo anche gli altri figli del quartiere caduti nella Resistenza: Libero De Angelis, medaglia d’argento, prelevato il giorno prima della Liberazione insieme ad altri tredici compagni dalle prigioni di Via Tasso, e fucilato al 14° km della Via Cassia in località La Storta; e Giuseppe Felici, medaglia d’oro, catturato e fucilato a Rieti. Hanno aderito alla manifestazione l’Associazione partigiani di Roma, l’ANED, l’ANFIM, il Centro di documentazione ebraica, l’Associazione “I nipoti della Shoah”, il Centro giovanile TETRIS e il Centro Linkiostro.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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In Via Persico un impedimento pedonale

In Via Persico un impedimento pedonale

via-ignazio-persico-garbatellaHo pensato ad uno scherzo da parte del Municipio la prima volta che ho notato in Via Ignazio Persico, di fronte all’entrata del parco pubblico, uno scivolo pedonale, segnalato da ringhierine, tra il marciapiede e la carreggiata sulla quale, proprio in prossimità dello scivolo, c’è il parcheggio a spina, regolarmente delimitato da segnaletica orizzontale. Il sorriso si è subito spento quando ho pensato a quali difficoltà affrontano disabili in carrozzina, nonni con i passeggini, non vedenti e tutti coloro per i quali allontanarsi da quel punto per scendere dal marciapiede è un problema. Si invita l’ufficio competente del Municipio ad un sopralluogo per provvedere a rimuovere l’impedimento.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Per i 90 anni di nonno Angelino

Per i 90 anni di nonno Angelino


Il 18 febbraio 1923 nasce a Roma, per l’esattezza a Porta Metronia, Angelo Bruni detto “Angelino” e, con i suoi, si trasferisce, quando era molto piccolo, nello storico quartiere della Garbatella. E’ curioso notare che il mio amato nonno compie 90 anni proprio il giorno in cui, tre anni prima, viene fondata la Garbatella! Forse da questo nasce il mio amore per questo quartiere che porto sempre nel mio cuore. Tornando a mio nonno, egli cresce in una famiglia numerosa in un piccolo appartamento nell’Albergo Rosso, ed inizia a lavorare molto giovane per aiutare i genitori ed i fratelli più piccoli. Nel suo cammino si troverà davanti gli anni duri della guerra che non risparmieranno neanche lui: nel fiore della sua gioventù viene chiamato alle armi, imbarcato e diretto verso l’Africa. nonno-angelinoMi racconta sempre il perché della sua paura per il mare, dovuta al fatto che la nave sulla quale viaggiava viene bombardata e affondata, e lui terrorizzato cerca di salire sulle strutture più su che può mentre la nave si inabissa.
Con i suoi racconti riesce a portarmi con lui in quei momenti, quando alfine cade in acqua, perde i sensi e viene salvato da un soldato americano, di cui conserva una foto, ingiallita dal tempo, dietro la quale c’è una nitida dedica a lui!
Operaio dell’ Ottica Meccanica (OMI), spesso mi racconta le battaglie e le occupazioni che lui e gli altri operai hanno affrontato per far valere i loro diritti.
E mi racconta l’incontro in fabbrica con mia nonna Nanda, dal quale sboccerà un amore fortissimo che li tiene legati ancora oggi dopo 65 anni di matrimonio.
Loro hanno trasmesso a mia madre i veri valori della famiglia che lei ha riversato su di me e mio fratello.
Grande sportivo, appassionato sia di boxe che di ciclismo (conosce alla perfezione la vita di Fausto Coppi), ama anche i grandi artisti nel campo della musica leggera, come Claudio Villa e, da buon romano, Alvaro Amici. Ottiene anche molti consensi nelle sale da ballo dove si diletta nei più svariati balli tra cui uno spettacolare tango argentino. Dotato di una spiccata romanità, oggi ha raggiunto un importante traguardo della sua vita: 90 anni! Sono orgogliosa di averlo vicino, così come i figli Roberto e Daniela, la nuora Fabiana, il genero Aleandro, e gli altri nipoti Alessandro, Noemi, Roberto e la piccola pronipote Aurora. Attraverso questa lettera ho cercato di descrivere una persona che mi ha insegnato qualcosa di veramente prezioso: l’amore incondizionato di un uomo per la sua famiglia! Spero che tenendomi per mano continui ad accompagnarmi nel cammino della vita, incoraggiandomi ad affrontare le mie paure, come faceva quando ero piccola, mentre imparavo a restare in equilibrio sulla bicicletta e lui mi sosteneva per non farmi cadere. Auguri nonno!

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

tua nipote Cristina

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A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

Si è svolta il 21 marzo alla Garbatella, presso la Casa delle imprese in viale G. Massaia, la prima festa della Primavera organizzata dalla CNA di Roma, per promuovere e far conoscere ai cittadini romani le realtà faticosamente produttive della media e piccola impresa. nonché le realtà artigianali che con impegno e tenacia affrontano la dura realtà della crisi economica che attraversa ogni settore;
una festa all’insegna della fiducia e orientata alla qualità dei prodotti, forse non troppo noti ma che rappresentano piccole realtà di assoluta eccellenza nostrana. La festa ,che si è protratta anche nelle prime ore del pomeriggio, è stata decisamente partecipata: a voler dimostrare che la qualità sa sempre interessare i cittadini attenti alla autenticità e genuinità dei prodotti.
Per l’occasione è stato presentato da Erino Colombi, presidente della Cna di Roma, un itinerario da percorrere in un’ora e mezza nel quartiere, a cura di Gianni Rivolta: “Passeggiando per la Garbatella, un’emozione da vivere”. Ci muoveremo attraverso circa dodici punti che ritengo siano i più interessanti dal punto di vista storico e architettonico – ha detto Rivolta, giornalista, storico e curatore della cartina del percorso.
Chi vorrà percorrerlo conoscerà botteghe artigiane e itinerari gastronomici di grande interesse di un quartiere che da decenni affascina i romani e non solo. Di qui è passato Gandhi, qui hanno tratto fonte di ispirazione registi come Pasolini e Moretti, attori come Sordi e Montesano. Con questa cartina – ha concluso Rivolta – desidero accompagnare gli appassionati, i turisti, i semplici curiosi di un itinerario tra la storia.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

(O.O.)

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Un’autorimessa di qualità di Orietta Vidali

Un’autorimessa di qualità

di Orietta Vidali

Schiavi d’Abruzzo è un piccolo paese ai confini con il Molise da cui provengono, storicamente, moltissimi tassisti romani e tanti operatori professionali collegati alla gestione delle automobili. Per questo non ci sorprende l’origine di Antonio Tucci, titolare dell’Autorimessa Troiano II ubicata in Via Prospero Alpino 74, angolo Circonvallazione Ostiense, di fronte alla ex Manifattura Tabacchi. garage-troiano
L’autorimessa ha da sempre puntato sulla qualità dei servizi e sull’attenzione ai clienti che confermano l’affabilità e la disponibilità di Antonio e dei suoi collaboratori.
In un’area di 5.000 mq, con i suo 250 posti auto e aperto 24 ore su 24, in effetti, il garage Troiano permette non soltanto il parcheggio per qualsiasi tipo di veicolo, dalle auto ai camper, ma anche una serie di servizi che vanno da un accurato lavaggio a mano, al grafitaggio e al cambio d’olio. Nello sforzo di risolvere il più possibile i problemi ai suoi clienti l’autorimessa è dotata anche di un servizio di autofficina che fornisce il tagliando completo, piccole riparazioni, pasticche freni, revisioni e ricarica aria condizionata.
L’orientamento al cliente non si limita ai cittadini di Garbatella ma si estende alla rinnovata vitalità dei nuovi insediamenti economici che hanno riqualificato l’Air Terminal: la linea ferroviaria ‘Italo’ e la magnifica casa del gusto ‘Eataly’. Sconti particolari sono riservati ai possessori del biglietto del treno veloce che fa scalo alla Stazione Ostiense a cui è offerto, se richiesto, anche l’accompagnamento in stazione!
“Svolgiamo il nostro lavoro con cura e passione – ci dice Antonio Tucci – e questo, in un’attività di servizio, è molto apprezzato dai nostri clienti che registrano una differenza rispetto ad esperienze precedenti”.
Una visita al garage Troiano II può avvenire anche in maniera virtuale visitando il moderno sito internet http//garagetroiano2.altervista.org.

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Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense Per il risanamento del fiume Almone

Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense
Per il risanamento del fiume Almone

L’Associazione di volontariato “Comitato per il Parco della Caffarella” e l’Associazione culturale “Humus” hanno presentato i giorni scorsi uno splendido volumetto di 112 pagine intitolato “Il sacro Almone da fiume a discarica”, nel quale si riassume la storia del fiume Almone dal mito alla storia romana a quella medioevale a quella preindustriale fino a quella dei nostri giorni che lo vede ridotto a lurida fogna.
Il volume si inquadra in una campagna rivolta alla società Acea Ato2 e alla Regione Lazio perché si provveda finalmente al risanamento delle acque dell’Almone, il terzo affluente del Tevere.
Si chiede di reinserire l’Almone tra i fiumi soggetti a monitoraggio, sospeso dal 2004;
di provvedere a bonificare l’alveo del fiume da rifiuti solidi;
di chiudere al transito delle auto le aree soggette a discarica;
di perseguire i reati ambientali;
di far depurare dall’Acea Ato2 tutte le acque reflue dei Comuni dei Castelli romani, di Ciampino e dei quartieri Quarto miglio e Statuario;
di spostare le aree di autodemolizione dal perimetro del Parco dell’Appia Antica.
Come ricordano i nostri nonni, l’Almone, nel territorio della Garbatella, scorreva a cielo aperto lungo il percorso della attuale Circonvallazione Ostiense, proveniente appunto dalla Valle della Caffarella e sotto passando l’Appia Antica all’altezza del ristorante Quo Vadis. Nel nostro territorio, dove l’Almone spesso si impantanava, si veniva ad approvvigionarsi di rane, da portare nelle magre tavole o da vendere per rimediare qualche spicciolo.
Poi il fiume procedeva verso il Tevere, alimentando all’altezza dell’Ostiense la centrale termoelettrica Montemartini, oggi museo archeologico.
Infine, con la costruzione della Colombo e con l’estendersi della Garbatella lungo l’asse della Circonvallazione, il fiume “scomparve”, inghiottito da un condotto sotterraneo che giace a 17 metri sotto il piano stradale. L’Almone oggi si interra in un “incile” che si trova ai
margini del Parco Scott, dove arriva già inquinato dagli scarichi incontrollati che si riversano lungo il suo percorso dalla base dei Castelli romani e nel quale confluisce anche la grossa cloaca del Quarto Miglio.
In tali condizioni di inquinamento il fiume non poteva più affluire nel Tevere. Così è stato semplicemente deviato nel grande collettore di sinistra del Tevere, diretto al depuratore, il quale però, ricevendo una eccessiva massa d’acqua (acque del fiume e acque nere), non è in grado di svolgere agevolmente la sua funzione di depurazione.
Per informazioni sulla campagna di risanamento dell’Almone ci si può rivolgere al Comitato per il Parco della Caffarella tel/fax 067803513, www.caffarella.it

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(C.B.)

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Tra passione e cultura sportiva Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassion

Tra passione e cultura sportiva
Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio
Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassionante

di Leopoldo Tondelli

Qual è la motivazione che spinge un campione di calcio all’apice della sua carriera a porre per iscritto su brogliacci di carta degli appunti riguardanti le regole della disciplina?
La voglia di prepararsi un futuro da post calciatore come allenatore? La semplice passione per un gioco che pratica da bambino?
agostino-di-bartolomei-cara-garbatellaLeggendo il libro postumo di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma, Campione d’Italia 1982-83, patrocinato dal figlio Luca, scopriamo che diverse possono essere le risposte a questa domanda, non solo rapportate al calcio degli anni settanta-ottanta, ma soprattutto riferite al calcio dei nostri giorni. Il libro dimostra una sorprendente attualità nel rappresentare da parte dell’uomo-calciatore la sua visione volta a tutelare questo sport, che in questi due ultimi decenni si è modificato non solo nelle sue regole (il libro infatti tiene conto delle modifiche apportate negli ultimi anni al regolamento del gioco che è stato quindi aggiornato rispetto alla versione originaria) ma anche nella sua organizzazione e soprattutto nella partecipazione sempre più virtuale dei suoi tifosi.
Il lavoro infatti svela anche la formazione culturale dell’uomo Di Bartolomei (diplomato nel nostro Liceo scientifico Borromini e studente universitario iscritto alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza). Non a caso il libro contiene un capitolo dedicato all’origine del gioco del calcio, sottolineando l’importanza della storia dello sport nelle dinamiche sociali ed istituzionali di diverse epoche storiche, ma anche l’importanza umana (frequentante da adolescente l’Oratorio di San Filippo Neri del nostro quartiere, sotto la guida umana e spirituale di Padre Guido). Nell’Oratorio assimilò alcune regole di vita comportamentali che trasferì nel calcio professionistico e negli stadi: come quella di protestare con l’arbitro in modo sempre pacato, tenendo le braccia dietro la schiena, perché prima funzione del capitano è quella di essere un esempio positivo per i compagni di squadra e per i tifosi. agostino-di-bartolomei-cara-garbatella
Infatti il suo decalogo del calcio contiene suggerimenti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche comportamentali, appunto come il rispetto nei confronti dell’arbitro e degli avversari nonché suggerimenti nella cura del proprio corpo. Il libro è sorprendentemente piacevole da leggere, malgrado contenga semplici regole e indicazioni tecniche. Alla fine del volume sono pubblicate interviste a Nils Liedholm, a Giampiero Boniperti e a Sandro Ciotti che svelano in modo definitivo lo scopo di trasmettere soprattutto al giovane lettore una adeguata educazione sportiva, da un campione che portava in quegli anni la fascia da capitano al braccio completamente bianca, con un messaggio culturale da trasmettere, che cioè la fascia è una istituzione sportiva, che deve essere bianca, in quanto neutra, come devono essere tutte le istituzioni.
Il libro completa, quindi, la storia umana di Di Bartolomei, illustrata dal film di 11 metri, diretto da
Francesco Del Grosso, presentato lo scorso anno al Festival di Roma, insieme ad un precedente libro di Giovanni Bianconi uscito in due edizioni, dal titolo “L’ultima partita”, Vittoria e sconfitta di Agostino Di Bartolomei, edizioni Fandango, nel quale si ricordava la carriera di calciatore, le sue vittorie, le sconfitte ed il conseguente distacco da Roma, la sua città.
Egli, nel trasferirsi a Milano, trasmise ai milanesi una diversa immagine del romano, non sbruffone o superficiale, ma di ragazzo, sì introverso, ma affidabile, serio, che lo vide protagonista negli anni della “Milano da bere” fino all’arrivo di Berlusconi alla guida del Milan.
A proposito di cinema, il nostro Agostino è il giocatore della Roma più citato nei film della “commedia all’italiana” degli anni settanta-ottanta, così da consacrarlo, in quel periodo, come giocatore più amato e popolare della Roma, malgrado non avesse mai indossato la maglia della nazionale maggiore.

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Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella Tormarancia o Tormarancio?

Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella
Tormarancia o Tormarancio?

di Cosmo Barbato

tormaranciaCominciamo col demolire una credenza consolidata. La Tormarancia attuale non è quella “originale”, nel senso che è esistita un’altra Tormarancia, situata non tanto vicino alla nostra ma nella stessa tenuta, crollata o distrutta non sappiamo quando, forse nel XIV secolo, della quale però si sono ritrovate poderose tracce di fondazione all’interno del Parco di Tormarancia.
Il nome di Tormarancia si trasferì nel tempo all’attuale torre, la più importante tra quelle superstiti del circondario. Da quell’imprecisato momento in poi la nostra torre, indicata nella cartografia antica come Tor delle vigne, cominciò a chiamarsi Tormarancia: raccolse cioè il nome della distrutta consorella maggiore.tormarancia-anni-quaranta
Da questo punto in poi, quando parliamo di Tormarancia, ci riferiamo alla torre che svetta sulla collinetta che si affianca al bel Viale di Tormarancia. “Maschio o femmina”?
Si può disquisire del “sesso” di una torre? La toponomastica moderna si è già pronunciata: “femmina”, stando al nome del Viale.
La cartografia antica chiama la nostra torre, almeno fino al 1453, Tor delle vigne, pare per via della fertilità del territorio: vi sgorgano infatti tre sorgenti ed è attraversata dal Fosso di Tor Carbone, oggi in parte ricoperto (per anni le sue frequenti esondazioni allagavano Shangai, la misera borgata oggi scomparsa, che si era andata formando nella seconda metà degli anni Venti del secolo scorso).
In una carta del 1480 appare per la prima volta il nome di Tormarancia riferito alla Tor delle vigne e da quel momento in poi sempre così, “Tormarancia” e mai “Tormarancio” (fatta eccezione per un modo di dire popolaresco degli anni 30/40 del secolo scorso dei vecchi abitanti di Shangai: “Tor marancio” o addirittura “Tor m’arrangio”, con riferimento alla vita precaria che si conduceva nella borgata). Tormarancia è anche il toponimo che riporta il massimo studioso della Campagna romana, Giuseppe Tomassetti (1910/1926).
Dello stesso avviso è anche un altro ricercatore, Giovanni M. De Rossi, nel suo “Torri medioevali della campagna romana”(1981). “Lo stradario di Roma” di Benedetto Blasi (1922) cita Tormarancia. Lo stesso fa Sergio Delli nel suo monumentale “Le strade di Roma” (1989). Viene definita Tenuta di Tormarancia la porzione di territorio aggregato di recente al Parco dell’Appia Antica. E Tormarancia si chiamava la tenuta di 232 ettari alla quale, tanto la prima torre quanto la nostra, facevano la guardia. Ma perché quel “marancia”?
mappa-tormaranciaUna prima osservazione: “marancia”, come aggettivo del sostantivo femminile “torre”, non poteva che essere femminile anch’esso.
Si è appurato che in antico, cioè nel III secolo dopo Cristo, proprietaria del fondo fosse la famiglia senatoria dei Numisi, che ha lasciato nel territorio non poche importanti testimonianze archeologiche, oggi quasi tutte esposte ai Musei Vaticani. Si è immaginato che quella grande proprietà sia pervenuta successivamente a un ricco liberto di nome Amaranthus. Sicché dal suo nome la tenuta si chiamò inizialmente “praedium Amaranthianum”, cioè “Fondo di Amaranto”. Quando, nel 1200, fu eretta la prima torre così come anche la nostra (probabilmente dai potenti Conti di Tuscolo), nel tempo l’aggettivo “Amaranthianum” riferito al fondo si trasferì alla torre, passando ovviamente al femminile.
Le torri avevano una funzione giurisdizionale, cioè ribadivano il possesso su una proprietà (come mettere il cappello su una sedia). Ma avevano anche una funzione semaforica: nella
campagna romana, dopo l’incursione saracena giunta dal mare del IX secolo che colpì le basiliche di San Pietro e di San Paolo, poste fuori delle mura, si andò creando un sistema di torri di segnalazione con fuochi (di notte) e con fumi (di giorno) per allertare la città nel caso di un nuovo sbarco o di una delle frequenti scorrerie arabe lungo la costa. La nostra torre ha base quadrata di 6 metri per lato. E’ posta in cima a una collina a 800 metri dalla Via Ardeatina e a poco di più dall’Ostiense.
Alta 15 metri, poteva essere in grado di segnalare con le numerose altre torri dislocate lungo l’Ardeatina e l’Appia Antica. L’ipotesi della derivazione dal nome della tenuta (e quindi della torre) da quello del liberto Amaranthus è tutt’altro che provata, però finora sembra la più plausibile.
Scartata un’altra che farebbe riferimento al colore rossiccio (con qualche forzatura, amaranto) dei blocchetti di tufo con i quali è costruita la torre, come quasi tutti gli edifici medioevali coevi di Roma e della Campagna romana.
Lunga è la storia della nostra torre.
Nel tempo fu dei Bottoni, dei Leni, dei Tebaldi. Nel 1470 un Tebaldi vendette parte della tenuta all’ospedale di Santa Santorun (l’attuale San Giovanni) e 18 anni dopo un Leni vendette allo stesso ospedale un’altra parte della tenuta. In precedenza, sotto il papa Nicolò V (1447/1455), la torre dovette subire un restauro, a giudicare da una piccola lapide oggi scomparsa recante il monogramma del pontefice: PPNV, cioè Papa Nicolò V. I romani, interpretando sarcasticamente quella sigla, peraltro riportata in tutte le opere edificate o restaurate in quegli anni, la lessero come “Poco Pane Niente Vino”, alludendo al fiscalismo di quel pontefice.
Agli inizi dell’800 poi la grande proprietà fu acquistata da una facoltosa nobildonna, Marianna di Savoia contessa di Chablais, figlia di Vittorio Amedeo III re di Sardegna, che la utilizzò proficuamente come cava di pozzolana, come fertile tenuta agricola e, non ultimo, come campo di importanti scavi archeologici.
In conclusione, torniamo al “sesso” della nostra torre. Che sia esistito o no quel liberto Amaranthus, che avrebbe trasmesso il suo nome alla tenuta e alla torre, certo è che quel “marancia” è la contrazione dell’aggettivo “amaranziana” relativo al sostantivo “torre”: femminile il sostantivo, necessariamente femminile l’aggettivo.

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Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi i

Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella
A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi impiantò la sua splendida villa di campagna e la sua sperimentale “Tenuta dai 12 cancelli”.
Con la “Chiesoletta” di Sant’Eurosia ci ha lasciato un segno della sua intensa esistenza

di Enrico Recchi

Nicolò Maria Nicolai è per la maggior parte degli abitanti della Garbatella un nome sconosciuto o appena sentito nominare.
/tomba-monsignor-nicolaiQualcuno però conosce il casale che porta il suo nome e che, dall’alto della collinetta posta tra Via delle Sette Chiese, la Colombo e Via di Villa Belardi, al confine del nostro quartiere, ancora domina la zona dove oggi è l’Università San Pio V.
Ma nella storia del nostro quartiere monsignor Nicolai è stato un personaggio molto importante. Se ne è già parlato su “Cara Garbatella” in diversi articoli di Cosmo Barbato nei numeri passati, ma stavolta cerchiamo di andare un pochino più a fondo nella conoscenza di questo alto prelato della Curia romana e di spiegare come e perché la sua attività ha influito sul nostro quartiere.
Dunque, Nicola Maria Nicolai nasce a Roma nel 1756 e viene sin da giovanetto avviato alla carriera ecclesiastica. Siamo nella Roma di papa Clemente XIV Ganganelli, dominata dall’aristocrazia cattolica, dai cardinali e dalle loro beghe, con il Papa che deve affrontare il problema della soppressione dell’Ordine dei Gesuiti, fortemente richiesta da alcuni sovrani europei, Ordine che sarebbe stato poi ricostituito solo nel 1814.
Appassionato di studi classici ma interessato anche alle scienze, il nostro era ben dotato di ingegno e perspicacia, in un mondo dove chi era ben introdotto e capace aveva la possibilità di conquistare posizioni nella società romana, soprattutto se vestiva l’abito talare. Nicolai ben presto ricevette riconoscimenti per il suo operato ed incarichi che ne testimoniano le capacità. Fu Commissario generale della Camera Apostolica, organo importante nell’amministrazione finanziaria dello Stato della Chiesa, per circa 50 anni. portale-nicolai
Ma è sotto Gregorio XVI (1831-1846) – il pontefice contro cui scaglia le sue frecciate poetiche G.G.Belli – che Nicolai si afferma nel clero romano e, senza però arrivare alla porpora cardinalizia, raggiunge la carica di Ministro dell’Agricoltura dello Stato Pontificio.
Ma questa non era la sola occupazione di Nicolai. Si interessava anche di archeologia ed infatti fu presidente della “Pontificia Accademia di Archeologia”, nonché presidente dell’Accademia dei Lincei, scrivendo un libro sulla Basilica di San Paolo che fu di grande aiuto per gli architetti che la riedificarono dopo il catastrofico incendio che la distrusse nel
luglio 1823.
Ma la sua vera passione erano le scienze agrarie ed i suoi diversi campi di applicazione, spaziando così dalla rielaborazione del Catasto dei terreni e dalla conseguente riforma tributaria allo studio delle tecniche di coltivazione. Si interessò tra l’altro dell’introduzione dell’eucalipto nelle zone paludose, dopo aver accertato la sua utilità nelle opere di bonifica,
precorrendo di molto la piantumazione di eucalipti effettuata sistematicamente nel ventennio fascista nelle aree della Pianura Pontina.
Coordinò anche la ristrutturazione del porto di Civitavecchia che era il porto principale dello Stato Pontificio.
Nel periodo in cui ricoprì la carica di Ministro dell’Agricoltura prese a cuore lo stato di abbandono in cui versava la campagna romana in quegli anni. La maggior parte delle proprietà terriere erano controllate da una inerte nobiltà. Intere tenute e vasti appezzamenti venivano lasciati incolti o affidati alla discutibile gestione di fattori, mentre i contadini, la manodopera, vivevano nella povertà assoluta, in condizioni igieniche miserevoli con conseguenze nefaste sul tasso di sopravvivenza infantile e sulle aspettative di vita in generale.
la-chiesoletta-di-sant-eurosiaTra i vari scritti di monsignor Nicolai, l’opera che ci interessa maggiormente è “Memorie, leggi e osservazioni sulle campagne e sull’annona di Roma” del 1803, perché in questo suo studio troviamo alcune annotazioni che riguardano anche la futura Garbatella e zone limitrofe e ci aiutano a capire come si presentasse all’epoca il territorio su cui poi sarebbe sorto il nostro quartiere. Propose anche la cosiddetta “Tassa di migliorazione”, una tassa cioè che veniva imposta a coloro che lasciavano i propri terreni incolti, mentre non gravava su chi li faceva coltivare industriosamente e proficuamente.
La stesura del Nuovo Catasto comportò un immane lavoro di rilevazione e di riporto di informazioni secondo criteri più esatti è più moderni, attraverso la rielaborazione di tutti i dati già fatti raccogliere sotto Papa Pio VI (1775-1799). Dall’opera riusciamo ad avere un quadro d’insieme delle campagne che circondavano Roma, delle varie proprietà, dello stato delle strade che conducevano a queste proprietà e, non ultimo, dei vari monumenti che si trovavano lungo il percorso. E il monsignore fece applicare con estrema attenzione i principi da lui propugnati nella sua splendida tenuta che si trovava appunto alla Garbatella, che naturalmente all’epoca non aveva questo nome, ma era indicata genericamente come Colli di San Paolo. Nicolai era fiero del suo “arboreto”, nel quale sperimentò molte specie fruttifere. casale-santambrogio
La proprietà sarebbe passata solo più tardi alla famiglia milanese dei Santambrogio, che avrebbero poi donato la “Chiesoletta”, l’attigua Vaccheria (poi trasformata in Oratorio) e alcuni terreni circostanti ai Padri Filippini. Quindi il già citato casale, con la tenuta che lo circondava, era la villa di campagna del Nicolai, che in città abitava nei pressi di Largo Argentina. Della proprietà Nicolai resta ben evidente una delle entrate alla tenuta, un magnifico portale posto su Via delle Sette Chiese all’altezza dell’Università San Pio V.
La sua passione per le scienze agrarie lo portò anche ad elaborare un calendario rustico, antesignano di quelli odierni di Barbanera e Frate Indovino, con l’indicazione di tutti i lavori che andavano svolti in campagna mese per mese secondo il susseguirsi delle stagioni. Come detto, proprio grazie ai libri scritti da Nicolai siamo a conoscenza di molti dettagli che riguardano quella che allora era la campagna intorno a Roma e che oggi fa pienamente parte della città.
Il nostro quartiere all’epoca chiaramente non esisteva e tutta l’area era raggiungibile solo grazie alla Via Ostiense. Quindi Nicolai, per questo settore, parte appunto da Porta San Paolo, dove inizia la Via Ostiense, mettendo subito in evidenza come la zona fosse infestata da aria malsana ed il terreno fosse spesso inondato dalle esondazioni del vicino Tevere.
Le vigne, la cui coltivazione era preponderante nella zona, beneficiavano però delle alluvioni del fiume, perché la terra, come dice Nicolai, veniva “ingrassata” dai depositi fluviali. Per fortuna quei terreni, che molto più tardi avrebbero costituito gli spazi su cui sarebbe stata edificata la Garbatella, erano in parte protetti dallo “sperone” tufaceo delle colline di San Paolo.
Alcuni toponimi ancora esistenti nel nostro quartiere (Via di Vigna Pozzi, Vigna Serafini) ci portano a pensare che i vigneti fossero largamente diffusi in un’area con scarsa presenza dell’uomo. Qualche casale qua e là si distingueva nel panorama, assieme ad alcune torri di avvistamento, residui medioevali, come la Tormarancia, chiamata appunto anche Torre delle Vigne. Quindi in un’area essenzialmente agricola spiccava la presenza di una piccola chiesa settecentesca, quella che sarebbe poi diventata la “Chiesoletta” dedicata ai Santi Isidoro ed Eurosia, il primo agricoltore e protettore dei contadini e la seconda protettrice contro tempeste, fulmini e grandinate, i massimi flagelli per l’agricoltura.
Nicolai dedicò particolari attenzioni alla chiesa di Sant’Eurosia (chissà perché Sant’ Isidoro viene spesso dimenticato), per risparmiare ai suoi contadini il lungo percorso fino alla Basilica di San Paolo per ascoltare la messa domenicale. La fornì di una campana (oggi è la più piccola della parrocchia di San Filippo Neri), pagò i successivi restauri affidati all’opera del suo amico, il grande architetto Giuseppe Valadier, che gli ammodernò anche il casale in cima alla collina.
La tenuta di Nicolai era particolarmente grande, o almeno così sembrava ai pochi abitanti della zona e agli agricoltori che vi lavoravano, da essere chiamata “Tenuta dei 12 cancelli”.
Usciti dalla Porta San Paolo, la prima tenuta censita dal Nicolai era quella dei “Prati di San Paolo”, confinante con l’omonima basilica ed il monastero, proprietà dei monaci benedettini. Larga parte della tenuta era lasciata a pascolo per il bestiame e a fieno, anche perché, avendo un livello inferiore in alcuni punti a quello del fiume, era soggetta alle frequenti “escrescenze della marrana detta del Ponticello di San Paolo” (forse il ponticello sull’Ostiense da dove inizia la Via Laurentina), e quindi non conveniva coltivarla. Gli allagamenti venivano chiamati “rigurgiti del terreno”, un modo assai colorito che rende bene l’idea della fuoriuscita dell’acqua di origine fluviale dalla terra. Le altre proprietà che si incontrano lungo la Via Ostiense appartenevano ai principi Borghese, al marchese Serlupi o erano di pertinenza di ordini ecclesiastici o di chiese. Sempre Nicolai ci racconta che erano presenti in zona cave di pozzolana, delle quali sono state ritrovate recentemente sicuri resti nei lavori di scavo nelle catacombe di Santa Tecla in Via Silvio D’Amico. Più avanti sull’Ostiense venivano incontrati terreni definiti “mezzagne”, cioè con molti sassi o tufi scoperti o poca terra, scarsamente utili allo sviluppo dei semi ed in genere, proprio per questo, destinati a pascolo. Ancora oltre, sulla Via Ostiense e sulle sue diramazioni, ritroviamo tenute con nomi che ci ricordano località a noi note: Tenuta del Grottone (Via Valle del Grottone zona “I Granai”), Tenuta delle Tre Fontane, Tenuta di Tor di Valle ed ancora più in là, sempre sulla Ostiense, la Tenuta di Mostacciano, la Tenuta di Vallerano ecc.
E mentre i valori dei terreni agricoli crescevano, sia per la trasformazione delle rendite agricole in rendite urbane sia per la speculazione, la Garbatella restava ancora terreno non individuato dagli speculatori, da quelli che nel futuro lontano sarebbero stati chiamati palazzinari.
A Nicolai il Comune di Roma ha dedicato una strada, non alla Garbatella però, ma nella periferia di San Basilio. Insigne il suo monumento funebre in stile neoclassico dello scultore Giuseppe Fabris: si trova in centro, nella bella chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, in Via dei Banchi Vecchi.

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Adottiamo il Parco di Commodilla

Adottiamo il Parco di Commodilla

Cerchiamo volontari per adottare il parco delle Catacombe di Commodilla. Conosci il parco delle Catacombe di Commodilla che si trova tra Via Giovannipoli e Via delle Sette Chiese? Come avrai notato, ultimamente è sporco e abbandonato, ormai è divenuto terra di nessuno alla mercè di qualunque incivile ne voglia fare scempio. Fino a pochi mesi fa era un parco pulito e fruibile.
Bambini e cani avevano trovato una convivenza civile, ora invece è impraticabile tra cestini traboccanti di immondizia, vetri rotti e mille altri tipi di rifiuti.garbatella-parco-di-commodilla
Vogliamo riprenderci il parco per renderlo di nuovo pulito e sicuro.

Stiamo organizzando un gruppo di volontari. Abbiamo già preso contatto con il Comune e con Legambiente, che è disposta ad aiutarci, ma ci servono cittadini volenterosi che, come noi, credano nella cittadinanza attiva. Se vuoi aiutarci o avere maggiori informazioni contattaci tramite:

Utenza Facebook: Parco Comodillaparco-commodilla
Gruppo Facebook Salvare Comodilla
Indirizzo: e-mail salvarecomodilla@yahoo.it

Pubblichiamo volentieri la lettera di questi volenterosi cittadini. Ricordiamo che Cara Garbatella aveva già denunciato tempo fa lo stato di abbandono del Parco di Commodilla, segnalando tra l’altro il pericoloso debordo della ghiaia sulle zone pavimentate con lastre di pietra e l’otturamento delle caditoie dell’acqua piovana e di quelle delle due fontanelle presenti. Non ultimo, segnaliamo la presenza dei monconi di due palme distrutte dall’infestazione del punteruolo rosso. In un altro articolo segnalavamo anche la presenza nel Parco di una pianta rara, originaria dell’Australia, il Brachichiton discolor, detto anche “albero bottiglia”, un’essenza che si ricopre in estate di una immensa fioritura cremisi.

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Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli” Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della colle

Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli”
Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della collettività”

di Enrico Recchi

No, state tranquilli, non è il seguito del fortunato romanzo di Richard Adams del 1972 “La Collina dei conigli”. In zona di confine con il nostro quartiere c’è un piccolo spazio verde che è diventato il “Parco dei conigli”. Parliamo dell’area libera da costruzioni, in leggera pendenza, che si incontra in Via Tiberio Imperatore, subito dopo l’edificio della Scuola Media “Alessandro Severo”. L’area non è stata mai utilizzata se non come passaggio pedonale per chi abita nelle case della Cooperativa Ferrotranvieri che sorgono sulla Collina Volpi.
conigli-a-collina-volpiUn bel giorno, lo scorso anno, improvvisamente, qualcuno ha pensato di liberare (un termine chic, per dire che se ne è voluto disfare) una coppia di conigli da appartamento. Passare dalla condizione di animale domestico a quella di animale libero non deve essere stato facile per le piccole bestie, ma le attenzioni degli abitanti della zona e soprattutto dei bambini e l’evidente assenza di volpi e altri predatori ne hanno favorito l’ambientamento. L’area, che viene periodicamente ripulita dalle erbacce e dai rovi a cura del Comune e che è stata anche recintata, è diventata così un parco spontaneo all’aperto, dove i conigli hanno scavato le loro tane e hanno prolificato, nonostante qualche furtarello che comunque non ha influito seriamente sulla crescita del loro numero.
Se l’aumento del numero dei conigli non ha potuto seguire lo schema studiato dal pisano Fibonacci (il più noto studioso del fenomeno della riproduzione dei conigli secondo uno schema matematico, che visse tra il XII ed il XIII secolo), la loro presenza si è in ogni caso radicata e, possiamo dire, “istituzionalizzata”, se è vero che sono comparsi avvisi che indicano gli alimenti che i conigli possono mangiare e ciò che invece è deleterio per la loro salute, oltre ad ammonimenti a non appropriarsi delle bestiole che sono un bene della collettività.
Oramai la loro presenza, via via sempre più numerosa, è diventata una sorta di attrazione della zona. Specialmente il pomeriggio nelle giornate calde si vedono frotte di bambini che si avvicinano guardinghi e sospettosi (loro ancor più che le piccole bestiole avvezze alla presenza umana) con in mano una carotina o un cespo di lattuga, sotto l’occhio vigile di genitori o nonni, per riprendere contatto con una realtà, quella degli animali da cortile, oramai lontana dalla nostra attuale cultura.
Fino a poco tempo fa c’era in giro per Roma la figura della “gattara”, in genere una donna anziana che portava da mangiare alle colonie dei gatti randagi un tempo numerose nelle nostre strade (ma che fine hanno fatto i gatti randagi? Se ne vedono pochissimi). Oggi invece sono i conigli a ricevere le attenzioni amorevoli di animalisti grandi e piccoli. Un altro segno dei tempi che cambiano?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Anche a casa nostra invasione di pappagalli Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nost

Anche a casa nostra invasione di pappagalli
Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nostri passerotti

Psittacula krameriNon bastavano i gabbiani e le cornacchie, ci voleva anche l’esotico. La Garbatella, come del resto Roma e più o meno tutte le città italiane, è invasa dai pappagalli.
Da noi ce ne sono in tutte le zone verdi, dal parco di Via Pullino, a quello di Via Magnaghi, a Piazza Brin, al parco di Commodilla e, ai margini del quartiere, nel grande parco Schott, nel parco Fao sulla Colombo, alla Caffarella. Non conoscendo i confini, si sono istallati anche nei parchi privati. Insomma, dovunque c’è verde. Non li spaventa nemmeno il traffico: hanno occupato perfino i rami dei platani della Circonvallazione. Anche se nascosti dal fogliame, se ne avverte la presenza dal loro verso, una specie di stridio che non ha niente a che vedere col cinguettio dei nostri passerotti. In più, ai passerotti, come a tutti gli altri uccelli di piccole dimensioni, contendono il territorio e naturalmente il cibo. Non hanno attecchito al parco davanti all’Oratorio di San Filippo Neri, probabilmente perché qui sono fortemente contrastati dalla numerosa colonia dei piccioni che vi si è istallata.
I pappagalli non sono uccelli migratori, come i merli, i pettirossi, gli storni. No, sono stanziali.
Originari dell’America meridionale, hanno trovato un ambiente a loro adatto nel nostro Paese, comprati da appassionati dell’esotico e poi sfuggiti dalle gabbie oppure liberati quando i compratori si erano stancati di accudirli (come succede d’estate, quando si va in vacanza, abbandonando il cane o il gatto di casa).
Tre sono le specie di pappagalli che sono venuti a stare da noi: il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), il Parrocchetto monaco (Myiopsitta monacus) e l’Amazone dalla fronte blu (Amazona aestiva). Il più diffuso è il Parrocchetto dal collare, facile da riconoscere per il colore del piumaggio verde brillante e con il collare arancione e nero e le zampette grigie, proveniente originariamente dall’Argentina, ma che ormai ha conquistato il diritto di nidificare anche in Italia. Insomma non è più un clandestino. Sono, i nostri, tempi di globalizzazione e di emigrazione, per gli uomini ma, a quanto pare, anche per gli animali. Si pensi a tutte le razze di cani esotici, di pesci per gli acquari, di gatti, di tartarughe d’acqua ma pure di animali per la nostra alimentazione importati in Italia. Non sappiamo se la Lega intenda organizzare contro i pappagalli, questi uccelli “stranieri”, ronde di cacciatori, non riconoscendo loro lo ius soli, cioè il diritto di cittadinanza ai parrocchetti nati in Italia.
Piuttosto potrebbe condurre una guerra, questa sì santa, contro il “Punteruolo rosso”, il terribile coleottero arrivato qui dall’Estremo Oriente, che sta distruggendo tutte le palme dei nostri giardini.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

(C.B.)

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XI: Catarci candidato unico di “Roma bene comune”

XI: Catarci candidato unico di “Roma bene comune”

La coalizione di centro sinistra “Roma bene comune” ha proposto come unico candidato alla presidenza dell’XI Municipio (ora VIII) il presidente uscente Andrea Catarci. Non c’è stata competizione con l’altra ex candidata alle primarie, la Presidente del Consiglio municipale Valeria Baglio, peraltro proveniente dalla stessa esperienza di governo, la quale ha preso atto dell’orientamento della coalizione.
A lei è stato espresso il ringraziamento per la sensibilità dimostrata, nell’interesse generale del territorio, della città e della coalizione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

20 anni di volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella. Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e similmente in Italia. Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatsebao.
Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue , che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella. E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà.
Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore: fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio.
Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.
Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.
Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente.

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Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila.
E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.
Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante.
Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.
Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultra specificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno.
E con quelle parole. Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Studio”…
“Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero.
E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale.
Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google…

Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Brevi e Lettere di dicembre 2012

Brevi

 

  • Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato
  • Al Palladium contro la distrofia
  • Iniziative per i diritti dell’infanzia
  • Occupazione giovanile: Forum alla Villetta

  • Piazza Sauli reclama manutenzione
  • Non siamo  selvaggi, siamo ribelli!

Brevi

Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato

Lunedì 12 novembre è stato inaugurato il giardino attrezzato di Via Galba. Catarci, presidente del Municipio, ha affermato che in realtà la struttura era pronta già da parecchi mesi, ma che “abbiamo dovuto attendere del tempo prima di inaugurarla poiché l’impresa che ha realizzato i lavori non ha ricevuto i compensi, e ora la ditta rischia di chiudere i battenti”.
Il giardino (con skate park, teleferica, campo polivalente, campi da ping pong) è stato realizzato dopo aver partecipato a un bando della Regione. “Non possiamo tollerare – ha aggiunto Catarci – che un’impresa che doveva essere pagata fin dal novembre dell’anno scorso rischi la chiusura per l’inaffidabilità dell’assessorato al Bilancio della Regione”.
All’inaugurazione era presente anche il direttore della Confederazione nazionale artigiani di Roma, Lorenzo Taviani, il quale in questi giorni ha lanciato l’allarme sulle numerose imprese ridotte sul lastrico dal mancato pagamento da parte degli Enti locali, principalmente Regione Lazio e Roma Capitale.

Brevi

al Palladium contro la distrofiaAl Palladium contro la distrofia

Il 7 dicembre, al teatro Palladium, si è svolto il tredicesimo appuntamento dello spettacolo di Natale degli ufficiali giudiziari della Corte di appello di Roma: una divertente commedia contro la distrofia di Duchenne e Beker. L’iniziativa si è svolta quest’anno a finanziare una borsa di dottorato in Fisiologia dello scompenso presso l’Università cattolica del Sacro Cuore. La commedia musicale “Messico e fragole” (autori Buontempi-Livrizzi-Buccella, musiche di Marco Silvi, interprete la compagnia “La favola di Ernesto” ) è ambientata nella casa borghese di un quartiere romano dove, dopo 10 anni trascorsi in Messico, torna il dottor Bonomo, medico volontario dell’associazione “Duchenne in the world”. Con l’occasione è stato consegnato il “Premio Claudio Bimbo” che, da 6 anni, viene assegnato a persona che si è contraddistinta nell’impegno conto la patologia.

Brevi

Iniziative per i diritti dell’infanzia

Alla vigilia della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, il 19 novembre si è svolta presso la Sala consiliare del Municipio XI l’iniziativa “Un ponte magico tra genitori-insegnanti-istituzioni”, promossa dall’associazione “Il tempo ritrovato” con la collaborazione dell’ “Opificio delle fate” di Via Giustiniano Imperatore 75. Hanno partecipato gli assessori municipali Beccari e Di Veroli, il consigliere provinciale Pecioli, il garante per i diritti regionali dell’infanzia Alvaro, la vicepresidente della consulta regionale femminile Germini, la psicologa Giannone e le maestre della scuola materna “La giostra”. Ha introdotto il dibattito Mirella Arcidiacono dando la parola alle bambine e ai bambini, evidenziando che la convenzione firmata nel 1991 dall’Italia sia poco adottata nelle scuole. Peciola, Beccari, Di Veroli e Alvaro si sono impegnati, ciascuno per le rispettive competenze, a salvaguardare e incrementare i diritti dei bambini. Prossimo appuntamento il 17 dicembre all’ “Opificio delle fate” per la presentazione del progetto G come Garbatella, G come Giocare, G come Genitori. I bambini sono invitati in quella occasione a consegnare personalmente le letterine di Natale. Info su www.garbatella.org

Brevi

 

il-mercato-del-lavoro-nella-provincia-di-romaOccupazione giovanile: Forum alla Villetta

Da qualche tempo si riunisce alla Villetta, con il coordinamento di Enzo D’arcangelo, un Forum di ragazzi universitari che esplorano ed analizzano il mondo del lavoro giovanile e le offerte del mercato. Il Forum ha organizzato, giovedì 13 dicembre, il primo incontro pubblico per discutere del mercato del lavoro nella provincia di Roma.
Invitiamo tutti  a prendere contatto col Forum, data l’importanza del tema, nonché a coinvolgere i ragazzi che conoscete e che sono interessati ai temi dell’occupazione: nel prosieguo potrebbero anche partecipare alla ricerca ed alle attività del Forum.
Al dibattito di giovedì hanno partecipato con i ragazzi del Forum: Enzo D’arcangelo, Gloria Orioni, Lorenzo Chiappetta, Lorenzo Tagliavanti, Massimo Smeriglio e Natale Di Schiena.

Lettere

Piazza Sauli reclama manutenzione

La manutenzione corrente delle strade del quartiere, si sa, lascia molto a desiderare: colpa della crisi, si risponde, mancano i soldi. Ma almeno la piazza centrale della Garbatella, Piazza Damiano Sauli, quella su cui affacciano la chiesa di San Francesco Saverio e il grande edificio delle scuole elementari, vogliamo tenerla in ordine, a dispetto di tutti i vandalismi che l’hanno nel tempo colpita?
La balaustra anteriore di travertino e mattoni (un elemento murario troppo fragile in verità) è in parte demolito; le fioriere anteriori anch’esse non esistono più; la pulizia della piazza è molto trascurata. Vi ricordate la campagna comunale delle “cento piazze”? Tra quelle cento rientrava anche Piazza Sauli. Poi, si sa, il tempo porta all’oblio. Peccato.

Saverio Ingrascì

Lettere

Non siamo selvaggi, siamo ribelli!

Apprendiamo con stupore della pubblicazione sul numero di novembre di Cara Garbatella di una lettera firmata da due lettori che accusa gli attivisti del CSOA La Strada di essere i responsabili dell’abbandono e del degrado del mercato coperto del nostro quartiere. La nostra storia parla chiaro: da due decenni siamo impegnati nella difesa dei beni comuni e nella tutela del patrimonio pubblico.
Negli ultimi anni il Centro sociale è stato tra i protagonisti nella vittoriosa campagna per l’acqua pubblica, è stato in prima fila nella lotta contro la svendita del deposito ATAC di San Paolo, è stato al fianco di tante e tanti cittadini a cui veniva negato il diritto all’abitare. Tutto questo pagando anche sulla pelle delle nostre compagne e compagni il duro prezzo della repressione, subendo arresti e decine di denunce.
Allo stesso modo abbiamo operato nella vicenda relativa al mercato coperto.
Credendo negli strumenti della partecipazione democratica, abbiamo preso parte dal principio al Contratto di quartiere che avrebbe dovuto ridisegnare il
futuro del mercato. Contratto che poi non è stato osservato dalle autorità capitoline, in virtù di promesse e progetti sempre disattesi. Da allora il CSOA soffre lo stato di degrado in cui versa la struttura. Proprio per questo, e in sintonia con il nostro passato, negli ultimi mesi abbiamo promosso una raccolta firme che intimasse alle istituzioni cittadine di restituire il mercato al quartiere, rispettando la vocazione commerciale della struttura. Inoltre, da vent’anni il CSOA è una struttura che promuove partecipazione, socialità e cultura verso i giovani di tutto il Municipio XI. E’ uno dei pochi luoghi che combatte il degrado sociale, offrendo a centinaia di giovani, che attraversano ogni settimana i nostri locali, spazi e strumenti per esprimere la propria creatività. Così a fianco del degrado del mercato, appaiono i murales – di cui siamo autori – che fioriscono in Via Passino e nei suoi dintorni. Murales divenuti ad oggi un simbolo di riconoscimento del nostro quartiere e della sua identità ribelle e partigiana!
Per concludere vogliamo informare i due mittenti della suddetta lettera che quel “covo di selvaggi” – che è in Via Passino 24 – è anche una doposcuola gratuito, una trattoria popolare, la redazione del giornale Core, sede di una ciclofficina ad accesso libero, luogo di diversi laboratori musicali e teatrali, uno spazio a disposizione della associazione di quartiere e ancora molto altro. Insomma, siamo uno dei beni comuni della comunità della Garbatella.

CSOA La Strada

I due lettori, Mariano Dentice e Giuseppina Villa, in una lettera pubblicata nel numero scorso avevano denunciato che le murature esterne del non ancora inaugurato mercato coperto, compreso le pregiate pareti a cortina, erano state deturpate con scritte e che inoltre era stata issata in cima all’edificio una bandiera rossa. I due lettori attribuivano questi fatti al Centro sociale La Strada.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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