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Tag: martiri

A San Paolo una delle più antiche attestazioni del volgare italiano

[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]

“Non pronunciare parole segrete ad alta voce!”

Quella che avete appena letto è una strana avvertenza ritrovata nella Catacomba di Commodilla, sita in via delle Sette Chiese 42, all’interno del Parco Giovannipoli.

La Catacomba di Commodilla

Innestato su una cava di pozzolana, il nome di questo cimitero deriva con ogni probabilità dalla matrona romana che aveva donato il terreno alla comunità cristiana. Le sepolture più antiche risalgono al IV secolo e qui erano stati sepolti i martiri Felice e Adautto.

Questi due santi compaiono per la prima volta nel carme che fece redigere papa Damaso (366-384), che durante il suo pontificato intervenne nel monumentalizzare le tombe dei martiri, favorendone il culto e la devozione.

In questo componimento, Damaso ci informa solamente che i due martiri erano fratelli e che ebbero una sepoltura comune, mentre più informazioni ce le fornisce la leggendaria Passio Ss. Felici et Adaucti (VII secolo): Felice era un presbitero che fu condannato alla decapitazione sotto il regno di Diocleziano (303). Mentre veniva condotto sul luogo dell’esecuzione un fedele sconosciuto professò la propria fede cristiana e fu ucciso con lui; non conoscendo il suo nome fu chiamato Adautto (dal latino adiectus, ‘aggiunto’).

Non dicere ille secrita a bboce

Il graffito

Nella basilichetta semiipogea fatta scavare da papa Giovanni I (523-526) si trova la tomba della defunta Turtura decorata con un affresco rappresentante la donna con Felice e Adautto davanti a Maria con il Bambino e proprio sulla cornice del dipinto si legge il nostro graffito.

Datato intorno al IX secolo, un anonimo pellegrino ha lasciato questa avvertenza Non dicere ille secrita a bboce (‘Non pronunciare parole segrete ad alta voce’). Ci sono diverse interpretazioni sul significato di tale ammonimento, ma l’importanza di questo graffito risiede nel fatto di essere una delle più antiche testimonianze del volgare italiano.

Ingresso Catacombe nel Parco Giovannipoli

Visita delle Catacombe

Le Catacombe di Commodilla sono chiuse al pubblico, annualmente sono organizzate dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, delle aperture straordinarie; in alternativa è possibile richiedere una visita guidata di gruppo, consultando le modalità riportate nel sito ufficiale.

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Identificati i resti di un altro martire delle Fosse Ardeatine: quelli dell’ebreo tedesco Heinz Eric Tuchman

Nello scorso mese di luglio sono stati identificati con certezza i resti di un altro dei Martiri delle Fosse Ardeatine. Grazie al lavoro di studiosi e tecnici, con l’ausilio di moderni mezzi scientifici dell’Arma dei Carabinieri, i resti anonimi di una delle 335 vittime dell’eccidio del 24 marzo 1944 hanno ora un nome certo.

Un ulteriore risultato, dopo quello del riconoscimento di Marian Reicher nella scorsa primavera.

Il personaggio di questa triste vicenda è l’ebreo tedesco di Magdeburgo Heinz Eric Tuchman. Grazie alla comparazione del DNA tratto dai resti di chi è stato vigliaccamente assassinato con quello del nipote Jeremy, che vive a Londra, si è finalmente risolto a distanza di 76 anni un altro enigma legato al barbaro eccidio.

Particolare soddisfazione è stata espressa dal Comandante dei RIS di Roma, Colonello Schiavone, che ha spiegato come il risultato è stato raggiunto partendo dal profilo del cromosoma Y , quello paterno, delle ossa conservate nel Mausoleo, confrontato con un campione della saliva del nipote. Dalla valutazione antropometrica dei resti senza nome conservati alle Fosse Ardeatine già si sapeva che si trattava di un uomo tra i 35 e i 55 anni, alto circa 1 metro e 70. Questi dati messi assieme all’esame del DNA hanno quindi consentito di dare un nome anche ai resti di Heinz Eric Tuchman.

Enrico Recchi

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