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Tag: Municipio VIII

Arrivederci-padre-guido

Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri alla Garbatella è morto ieri a poco più di un mese del suo ottantasettesimo compleanno.

In quanti ricorderemo Padre Guido? A migliaia, ed ognuno di noi con un ricordo personale senza dubbio. ”Il prete” come lo abbiamo sempre chiamato, il prete per antonomasia era lui e per tutti è stato letteralmente e realmente un padre.

E’ venuto fra noi nel 1957, giovane meneghino purosangue e come lui stesso disse a suo tempo scelse di diventare subito “garbatellese fra i garbatellesi”, in un quartiere che allora, alla fine degli anni ’50 era considerato uno dei quartieri a rischio dove spesso riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era un problema, dove alcuni nuclei famigliari rasentavano la povertà. Proprio in quegli anni padre Guido si avvicinava ai giovani portando una sorta di Vangelo, non raccontato ma vissuto, proseguendo all’interno dell’oratorio il grande lavoro di Padre Melani, altro indimenticabile sacerdote che ha dedicato la sua vita alla Garbatella.

In una intervista di poco tempo fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.”

Cosa ha fatto per noi il prete? Tante cose, dalle squadre dei “microbi” nel campetto dell’oratorio fino alla “colonia” a Torvajanica, dalle lezioni di catechismo allo spazio per far suonare i “complessini” negli anni ‘60, dai bigliardini rabberciati alle lezioni di vita e di astronomia, fino all’organizzazione dei viaggi a Capo Nord. Ci ha insegnato a viaggiare, a vedere le stelle a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente. Troppo ha fatto per stare qui a fare un elenco.

Padre Guido era un sacerdote ed è stato un buon cristiano, un ottimo cristiano, e come uomo un uomo semplice quanto eccezionale. Starlo a raccontare è quasi impossibile come sa benissimo chi lo ha conosciuto. Per raccontarlo in modo degno dovremmo mettere insieme tutti i nostri ricordi, per quanti siano troppi, migliaia, uno per ognuno di noi.

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.

Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.

Massimo Mongai e Giancarlo Proietti

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addio-Padre-Guido

Vorremmo ricevere il vostro pensiero sulla scomparsa di Padre Guido, chiunque voglia scrivere qualcosa è pregato di farlo tramite il nostro modulo sarà   nostra cura pubblicarlo, naturalmente potrete inviare il vostro pensiero anche in forma anonima.

A pochi giorni dal nostro ultimo articolo (auguri-padre-guido) su P. Guido, oggi pomeriggio è partito per il suo ultimo viaggio.

Da domani mattina 23 aprile dalle ore 9,30 del mattino fino alle ore 10,30 di giovedì sarà possibile dargli un ultimo saluto nel teatrino del suo amato oratorio.

La messa sarà celebrata alle ore 11,30 il giorno 24 aprile nella Parrocchia di San Filippo Neri.

La redazione di Cara Garbatella

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Stop alle macchine nelle aeree pedonali

Stop alle macchine nelle aeree pedonali

Sono stufa di vedere l’area pedonale dei giardinetti alla Chiesoletta occupati abusivamente da un sacco di macchine (ormai una media costante di una decina. In parecchi passano davanti alla chiesa e ai negozi per sbucare prima in piazza s Eurosia, con pericolo per anziani e bambini che vorrebbero scorrazzare liberamente in bicicletta. Capisco che sia difficile trovare parcheggio: ma noi che lo cerchiamo con pazienza anche lontano, cosa siamo, cretini?
Ho già segnalato la cosa ai vigili urbani, con le solite inutili risposte dicircostanza. Inoltre la maleducazione della gente riempie il nostro bel parco di cartacce ovunque; aggiungi le scritte su fontanelle e panchine, le erbacce sui cigli dei marciapiedi… Dovè il Municipio? Se non ci sono i soldi, ce lo facciano sapere ufficialmente, e magari ci organizziamo
Maria Donelli

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

 

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Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

A 70 anni dal bombardamento della Maternità della Garbatella del 7 marzo 1944, l’Associazione culturale “Il tempo ritrovato” ha commemorato le vittime di quell’atto di guerra, mamme e bambini, con una passeggiata storica nella zona dell’ex Albergo Bianco di Piazza Biffi che ospitava quella struttura. Quella istituzione benefica nel 1931 era stata visitata ed elogiata da Gandhi in un suo viaggio a Roma. Nell’occasione, l’Associazione ha rinnovato la richiesta di dedicare il nuovo Consultorio familiare di Largo delle Sette Chiese ad Elisabetta Di Renzo, che molto lottò, insieme a tante altre donne del quartiere, per la sua realizzazione. Lo scorso anno l’assessora municipale alla Cultura e alle pari opportunità Carla Di Veroli propose di accogliere la proposta di “Il tempo ritrovato” con una mozione che fu votata all’unanimità.

Giovanna Mirella Arcidiacono
Presidente dell’Associazione culturale “Il tempo ritrovato”

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Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Il Premio Fantasia di Garbatella dell’Associazione culturale “Il Tempo Ritrovato” ha voluto concludere un percorso di ricerca culturale sul territorio iniziato dal 1990, anno in cui è nata l’associazione.
Il premio come ogni anno è dedicato al pittore, maestro Carlo Acciari.
Questi i premiati:

  • Ernesto Nassi, presidente ANPI Roma, settore storico;
  • Cristiano Bartolomei e la sua Brigata Garbatella, settore volontariato;
  • Fabio Corallini in arte Matisse, mimo ed illusionista, settore arte;
  • Renato Di Benedetto, cantautore,settore arte;
  • Rossana Di Lorenzo,settore arte-cinema;
  • FlorianaMariani, settore fotografia;
  • PaolaMarini – MARILAB, settore lavoro;
  • Paolo Moccia, attore e cantante, settore arte;
  • Marco Pizzichillo, papà fantastico, settore famiglia;
  • FabioVona, cantautore.

L’associazione ha promosso, a differenza degli altri anni, un’iniziativa molto intima quasi una “Garbatella segreta” dedicata agli artisti del quartiere a suo avviso poco tenuti in considerazioni
da quella cultura che cade sempre dall’alto. L’intenzione è quella di partecipare alla costruzione della piazza della cultura che va costruendosi tra il Palladium e gli ex bagni pubblici. Il premio è stato finanziato dall’Associazione e senza alcuno sponsor e consiste in una riproduzione di un quadro del Maestro Acciari donato proprio con l’intento di continuare a promuovere l’arte pittorica e non solo sul territorio per i giovani del quartiere, oltre a un quaderno che documenta alcuni momenti di vita del pittore garbatellano nel suo studio ed in altre iniziative dell’Associazione. Abbinato al premio quest’anno è stato allegato il calendario di fotografia e poesia “Garbatella giocando si impara” (foto di Francesco Piastra e poesie di Mirella Arcidiacono), il tutto contenuto dentro la sporta magica di cotone con la riproduzione del volto della Garbatella.Prima del premio, che è stato proclamato come sempre al Teatro in Portico, è stato presentato il libro di ricerca fotografica di Enzo Gori sulla Circonvallazione Ostiense “La nostra via”, edizioni Palombi.
Il Premio è stato inserito per l’ultima volta nei festeggiamenti di Buon Compleanno Garbatella. Dal prossimo anno sarà Garbatella. Europa Festival della fantasia, dedicandosi esclusivamente al mondo dell’infanzia ed ai suoi diritti.

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A Via Ostiense 106 il nuovo Caffè Alzheimer “Amici miei” Riceviamo dalla prof. Luisa Bartorelli e volentieri pubblichiamo. La prof. Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, è una delle maggiori esperte sul tema dell’Alzheimer in

A Via Ostiense 106 il nuovo Caffè Alzheimer “Amici miei”

Riceviamo dalla prof. Luisa Bartorelli e volentieri pubblichiamo.
La prof. Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, è una delle maggiori esperte sul tema dell’Alzheimer in Italia.

Un nuovo Caffè Alzheimer ha iniziato la sua attività a due passi dalla Garbatella, in Via Ostiense 106. E’ davvero una bella notizia! Perché questo Caffè, condotto dall’Associazione  Alzheimer Uniti Roma, è uno spazio speciale che nasce e funziona con intenti di amicizia e solidarietà, aperto ai malati di Alzheimer e ai loro familiari.alzheimer
Queste persone, che provano molto spesso una sensazione di disagio nel confrontarsi con la “normalità” del contesto sociale, trovano nei Caffè Alzheimer un ambiente adeguato, un posto per loro: un luogo di completa accettazione e di accoglienza per le persone disorientate nella demenza e per i familiari che li assistono e che devono sostenerli.
L’intento è proprio di far uscire le famiglie dall’isolamento sociale che spesso le contraddistingue, offrendo momenti di aggregazione, di comprensione e di condivisione, lasciando ad altre strutture e ad altri luoghi i compiti più specifici delle cure. Il Caffè è uno spazio caldo e accogliente, dove le famiglie possono bere un caffè, un tè, consumare un dolce, ascoltare musica, conversare amabilmente, coinvolti tutti in semplici e piacevoli attività di intrattenimento, gratuitamente. Sono sempre presenti a gestire gli incontri una psicologa e una volontaria esperta.
In altri Caffè, aperti dall’Associazione Alzheimer Uniti in quartieri diversi, il consolidamento del clima di accettazione e di conoscenza reciproca ha avuto un tale impatto positivo che i familiari si incontrano spesso anche al di fuori del Caffè. Azioni di sollievo che percorrono la società e progressivamente, ne siamo certi, la rendono più accogliente e più disponibile a considerare i problemi dell’altro.

Vi aspettiamo !

Il “Caffè Amici Miei”, Via Ostiense 106, presso la Fondazione Di Liegro,
è aperto il 2° e 4° lunedì del mese, dalle ore 16.30 alle 18.30.

www.alzheimeruniti.it

www.alz.org

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“La nostra via”, cioè la Circonvallazione

“La nostra via”, cioè la Circonvallazionela-nostra-via

“La nostra via” è il titolo di un libro fotografico di Enzo Gori, il pasticcere della Circonvallazione Ostiense che, oltre a produrre notoriamente degli ottimi dolci, cura da anni una eccezionale raccolta di immagini di come eravamo e di come siamo, particolarmente mirata allo sviluppo della sua strada, la Circonvallazione, la grande arteria moderna sotto la quale scorre intubato il fiume Almone, un affluente del Tevere. Il libro, edito da Palombi Editori, ha come sottotitolo “Storia della Circonvallazione Ostiense: dalla Valle dell’Almone a Campidoglio Due”. Contiene soltanto una minima parte del materiale fotografico raccolto da Gori.
Particolarmente interessanti sono le aerofotografie scattate nel tempo, che mostrano il graduale sviluppo della Circonvallazione, ma anche i particolari  degli edifici in costruzione, nonché le numerose foto di ambiente. Il libro si conclude con l’immagine fantastica del Ponte cavalcaferrovia Settimia Spizzichino, di Eataly e di Campidoglio Due e con un omaggio a molti dei colleghi commercianti di Gori che esercitano sulla Circonvallazione, dei quali sono riportate le foto scattate nei loro negozi. (C.B.)

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Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominat

Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio

Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense

Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominata “Horti Serviliani”

di Fulvio De Pascale, Presidente dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

Nell’ormai lontano 2001 l’Associazione Insieme per Ostiense ebbe modo di organizzare due “domeniche ecologiche” che allora erano finanziate dal Ministero dell’Ambiente attraverso il Comune di Roma ed il Municipio Roma XI. In occasione di una delle due domeniche, mediante un’intesa operativa con la Soprintendenza Archeologica di Roma e la Rete Ferroviaria Italiana, riuscimmo a far aprire per qualche ora e a far visitare, in via del tutto eccezionale, un sito archeologico del tutto sconosciuto al pubblico che si trova tuttora sotto terra in un sottopassaggio della Stazione Ferroviaria Ostiense che allora collegava l’ex Air Terminal Ostiense con i vari binari, successivamente chiuso per motivi di igiene e sicurezza. In questo sito si trovano ben conservati alcuni manufatti che, secondo gli studi effettuati, risalgono al 1° o 2° secolo d.C., con absidi; successivamente nei pressi sorse una piccola necropoli e poi nel 4° secolo alcune opere idrauliche con una fontana ed una piccola cisterna.
Secondo alcuni studi più recenti condotti dalla dott.ssa Barbara Roggio, illustrati nel libro “Archeologia e GIS: uno studio diacronico delle trasformazioni dell’area Ostiense di Roma”, si è anche ipotizzato che questi manufatti possano far parte di una prestigiosa residenza denominata “Horti Serviliani” e che comunque la zona fuori le Mura Aureliane che ora comprende l’Ostiense e la Garbatella non fosse soltanto un suburbio desolato dedicato solo alle sepolture (come peraltro emerso anche negli scavi avvenuti anni fa negli ex Magazzini Generali ora Scuola Antincendi di Via del Commercio col ritrovamento di sepolcri solo di bambini inumati in una particolare modalità). Purtroppo negli anni travagliati che ha vissuto l’ex Air Terminal Ostiense fino all’odierna ristrutturazione avvenuta nel 2012 si sono perse le testimonianze dell’area archeologica e ciò anche su Internet dove fino al 2007 era possibile consultare un sito dal titolo “Area archeologica Convivium”.
Colgo quindi l’occasione per suggerire al Municipio Roma VIII di farsi promotore presso Eataly, le Ferrovie dello Stato e la Soprintendenza Archeologica di Roma al fine che, tramite il passaggio ancora esistente nel piano interrato tra la sede di Eataly ed il citato sottopassaggio ferroviario, venga reso possibile l’accesso e la fruizione e la relativa valorizzazione del sito archeologico. Spero che Eataly, che ha già dato luogo a diverse fruttuose collaborazioni a fini culturali sia con il Comune di Roma sia con altre entità pubbliche e private, non voglia perdere l’occasione di valorizzare i resti dell’abitazione più antica del quartiere Ostiense, che si trovano solo a qualche metro di distanza dalle proprie strutture.

 

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Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Via Padre Semeria, la strada che sfocia nella Colombo più o meno all’altezza del poderoso rudere di una antica cisterna romana, ha restituito in passato non pochi antichi reperti di prevalente origine funeraria. Ce ne raccontava padre Alfredo Melani, il sacerdote degli oratoriani di San Filippo Neri, vero pioniere della Garbatella, scomparso già da parecchi anni, che era arrivato all’oratorio e alla chiesoletta fin dal 1925. Padre Melani si prese diligentemente la briga di raccogliere quei reperti che gli portavano i ragazzi (olle cinerarie, alcune lapidi, qualche scultura e delle monete) in una vetrina-museo posta all’interno dell’Istituto Cesare Baronio.scavo-garbatella
Uno scavo sistematico fu condotto poi dalla Soprintendenza quando iniziarono, alla fine degli anni 30 del secolo scorso, i lavori per la costruzione della Colombo, ovvero della Via Imperiale. Ma non tutta la Via Padre Semeria era sta indagata. Restava da scavare un’area prospiciente la Colombo che avrebbe dovuto ospitare un edificio dell’Istituto Postelegrafonici. I lavori preliminari per l’erezione del fabbricato iniziarono nel 1996 ma furono subito interrotti: emersero infatti un centinaio di sepolture del I-III secolo d.C., tra cui una che appariva singolarmente piombata e sigillata, come accadeva in antico quando la tomba conteneva il corpo di una persona cui si attribuiva qualche potere malefico: fu subito chiamata la tomba della strega.
In seguito i lavori furono definitivamente interrotti quando l’istituto di previdenza dei postelegrafonici fu liquidato e inglobato nell’Inps: di quell’edificio ipotizzato non c’era più bisogno. Per anni quella vasta area è rimasta sconvolta dallo sterro, luogo di degrado e di scarico abusivo di materiali, nonché sito per abboccamenti sessuali di prostitute e di transessuali. Alla fine si è deciso di salvaguardare l’area semplicemente reinterrando le sepolture, come spesso accade quando, per mancanza di fondi e per non eccelso valore dei reperti, si decide di lasciarli sottoterra, in tal modo custoditi meglio che se fossero lasciati all’aperto. (C.B.)

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Assalto dei ladri agli uffici municipali Violata una finestra. Manomessi i sistemi di sorveglianza. Sventrata la cassaforte. 3000 euro il bottino

Assalto dei ladri agli uffici municipali

Violata una finestra. Manomessi i sistemi di sorveglianza.
Sventrata la cassaforte. 3000 euro il bottino

La cassaforte sventrata a colpi di mola a disco e mazza, gli uffici municipali passati al setaccio. Assalto dei ladri al Municipio VIII: cercavano probabilmente soldi. La banda ha avuto tutto il tempo di agire, presumibilmente nella notte tra sabato 22 e domenica 23 febbraio. Il Municipio è dotato di impianto d’allarme e di circuito per le videoriprese che sono stati accuratamente messi fuori uso. Vista la particolare collocazione dei locali del Municipio, il manufatto è un corpo a se stante ad una certa distanza dalle aree abitate di Via Benedetto Croce, tanto che nessuno dei vicini si è svegliato per il rumore che i malviventi hanno certamente fatto per entrare nel corpo municipale violando una finestra al piano terra e demolendo un muro di tramezzo tra l’area di accoglienza dei servizi sociali e i locali della cassa. Il Municipio è stato chiuso attorno alle 15 di sabato 23. A seguire, l’attivazione degli impianti antiintrusione.
Il blitz è scattato, secondo i primi accertamenti, nella seconda parte della nottata.
Alcuni passanti hanno notato due auto parcheggiate nei pressi del Municipio: forse proprio i mezzi con cui la banda ha raggiunto l’obiettivo e poi è fuggita. I ladri hanno forzato una delle finestre al pianterreno e si sono trovati in una stanza adibita a colloquio di accoglienza dei servizi sociali, qui hanno rovistato, senza trovare niente, dopo di che hanno perforato, demolendone una parte, il muro che separa l’ambiente dalla cassa. A quel punto è iniziato il lungo e rumoroso lavoro per aprire il blindato. I malviventi hanno agito sulla parte posteriore della cassaforte, prima segando la parete di acciaio con una mola a disco (restano ancora i segni evidenti dei vari tentativi di taglio), poi abbattendo una parete di sicurezza in cemento con una mazza.
Quindi hanno messo le mani sul bottino: circa 3000 euro. Con ogni probabilità i malviventi credevano di trovare una somma più elevata, ma alcune somme particolarmente importanti erano state spostate il giorno prima attraverso la società di trasporto valori che esegue periodicamente questo servizio per la cassa del Municipio.
L’assalto alla cassa del Municipio è stato scoperto la mattina di lunedi 24, quando sono entrati in servizio gli impiegati. Immediato l’allarme ai carabinieri.
Per tutta la mattinata di lunedì il Municipio è stato chiuso. Poi l’apertura al pubblico è ripresa, a eccezione che per l’Anagrafe, chiusa tutto il giorno. È stato necessario, prima di riattivare i servizi, rimuovere l’enorme quantità di polvere e detriti di mattoni prodotta dai banditi.
L’edificio del Municipio non è così vetusto ed è protetto da un impianto antifurto e da uno di videosorveglianza sulle porte principali. Durante l’orario di apertura il Municipio è tenuto sotto controllo dai vigili urbani e da alcuni addetti alla vigilanza interna: una precauzione che tuttavia non è bastata per scongiurare il colpo, effettuato durante la chiusura per il week-end. (E.S.)

 

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Campidoglio Due Ci siamo finalmente? Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018 di Eraldo Saccinto

Campidoglio Due
Ci siamo finalmente?

Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio 2, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella.

Campidoglio Due

Ci siamo finalmente?

Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio 2, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella.

La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. Evidentemente il progetto preliminare, che comunque costò all’Amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta, che pensò di farlo ripartire in projectfinancing, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione. Poi non si è fatto più nulla per cinque anni. Adesso con l’Amministrazione Marino, è il vicesindaco Nieri che ha annunciato l’inizio dei lavori per la fine dell’anno in corso con termine nel 2018. L’aggiudicazione definitiva del bando sembra sia cosa fatta. Un appalto integrato, progettazione e realizzazione, che vale 193 milioni di euro e che sarà affittato a Roma Capitale per 25 anni, dopodichè la proprietà passerà alla città. I numeri: 134.700 metri quadrati, 53.300 di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi al quartiere. Il programma comprende la ristrutturazione dell’area della ex Manifattura Tabacchi, per un totale di 33.000 metri quadrati, 2 mila di parcheggi a raso, piazze e spazi pedonali. campidoglio-due
Il nuovo polo sarà servito dai treni che si fermano alla stazione Ostiense, dalla linea B del metrò e dalla Roma-Ostia.Grazie all’eliminazione della spesa per gli affitti passivi, il risparmio sarà di quasi 19 milioni di euro l’anno. Un ulteriore vantaggio dovrebbe provenire dell’accorpamento delle sedi, per cui minori spostamenti e servizi comuni per tutti i dipendenti, mentre per i cittadini ci sarà un unico punto di riferimento. E’ addirittura previsto che ogni passaggio di questa operazione sia stabilito insieme all’VIII Municipio e attraverso percorsi comuni di partecipazione.
Nei nuovi edifici il cittadino entrerà dalla Circonvallazione Ostiense e si troverà dentro uno spazio dotato di sottopassi e sovrappassi in modo da consentire di entrare e uscire da uffici e servizi fino ad arrivare al Piazzale dei Partigiani, oltre la ferrovia. Piazze, percorsi sotterranei, giardini pensili, terrazzamenti, cortili interni e un ponte pedonale. Poi una grande scalinata di marmo e al centro la ciminiera della vecchia manifattura Tabacchi che diventa il simbolo, il segno.
Nuovi uffici per 4.350 impiegati per liberare gli antichi palazzi del Colle e renderli un museo della città unico al mondo. E su tutto il bianco candore del travertino, a ricordare la Roma razionalista, la Roma dell’Eur e della città universitaria della Sapienza. Ma anche l’Arce Capitolina come cittadella istituzionale: un unicum di slarghi, spazi pubblici, architetture e monumenti. Nel Campidoglio 2 ci saranno anche archeologia e arte contemporanea. Per non perdere il senso della maestosità e della importanza del luogo, il progetto prevede di segnare lo spazio con l’esposizione di lapidi e effigi di epoca romana che arriveranno dal Lapidario capitolino. I reperti arriveranno anche dal Macro e dagli artisti in esso ospitati. Il travertino ricorderà la lezione del razionalismo romano e il restauro dell’ex manifattura valorizzerà il cortile, che diventerà la prima di una sequenza di piazze, con la sua alta ciminiera. Lì ci saranno servizi di quartiere: caffetteria, auditorium, museo, che si aggiungeranno a un asilo nido, una palestra, una scuola”. Nel grande slargo davanti a Eataly, dalla parte opposta, il parcheggio verrà interrato e tutta la piazza pedonalizzata. Ci sarà un centro civico pubblico e poi una grande scalinata, che vuole ricordare quella del Campidoglio.

 

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Dopo l’incendio che ha colpito a fine dicembre il Centro sociale di Via Passino La solidarietà popolare farà rinascere La Strada A circa tre mesi dall’incendio ripetuto che ha colpito i locali di Via Passino 24, sede del Centro sociale La Strada, da anni

Dopo l’incendio che ha colpito a fine dicembre il Centro sociale di Via Passino

La solidarietà popolare farà rinascere La Strada

A circa tre mesi dall’incendio ripetuto che ha colpito i locali di Via Passino 24, sede del Centro sociale La Strada, da anni attivo nel territorio della Garbatella e del Municipio, incontriamo Amedeo Ciaccheri, attivista del Centro sociale e oggi Consigliere municipale

A quasi tre mesi dagli incendi, è stata fatta luce sulla dinamica di quanto accaduto al Centro sociale?
Gli attentati che hanno colpito il csoa La Strada, a cavallo delle giornate dello scorso Natale, hanno ancora oggi una dinamica oscura. Da parte delle inchieste ufficiali non sono uscite novità di nessun tipo; è però ancora oggi chiaro per noi che gli eventi incendiari di quelle giornate hanno una matrice dolosa, molto probabilmente non legata agli ambienti dell’estrema destra romana che, nei vent’anni di storia del Centro sociale, si è resa protagonista più volte di aggressioni e tentati attacchi, anche incendiari. La dinamica degli eventi ci porta però ancora oggi a pensare che chi ha voluto colpire lo spazio, le attività, la comunità stretta attorno a La Strada l’abbia fatto a fini intimidatori.
Per questo abbiamo parlato di atteggiamento mafioso; c’è chi, con interessi più o meno grandi, si sente toccato dall’iniziativa sociale e politica del Centro sociale e ha provato così a metterla in crisi.

Qual è stata la reazione del quartiere e delle altre realtà sociali?
La reazione è stato un momento straordinario, nel vero senso della parola; per quanto immediatamente feriti dalle due aggressioni fortissime ricevute e dalla devastazione dello stabile, abbiamo potuto contare su un fatto: quello che diciannove anni di storia hanno costruito in questo territorio e in questa città è stato più forte delle fiamme. Solidarietà e vicinanza è arrivata immediatamente da una miriade di realtà romane, italiane e internazionali, e anche per questo, dopo il secondo attentato, abbiamo deciso di convocare un grande corteo per le strade della Garbatella. Un momento di mobilitazione di massa, che non è raro vedere alla Garbatella, ma che quel giorno è riuscito a materializzare la solidarietà in tremila corpi, bambini e bambine, anziani, spazi sociali, associazioni, abitanti del quartiere, che hanno sfilato per la Garbatella, in un corteo arrabbiato ma gioioso, per ribadire che questa nostra comunità è grande e forte e non accetta né accetterà mai intimidazioni o aggressioni.

Negli spazi della Strada vivevano da tempo numerosi progetti fortemente radicati nel quartiere, come la Scuola Popolare Piero Bruno: al momento dove svolgono le loro attività?
Per quanto ancora impossibilitati dall’utilizzare gli spazi del centro sociale, alcune attività del centro sociale hanno ricevuto immediato sostegno dalla comunità territoriale; sostegno concreto, ospitalità fisica per continuare a lavorare nel quartiere. Ad esempio infatti la Scuola Popolare Piero Bruno può oggi contare dell’ospitalità dell’Agenzia Diritti Nuova Cittadinanza e svolgere le sue attività infrasettimanali negli spazi dell’ex Incubatore Inverso. incendio-la-strada.jpg

Da subito è partita la campagna “Ricostruiamo la Strada”, che ha già ha visto numerose iniziative partecipate da tutta la città: come procede?
Una campagna straordinaria anche questa che sta portando La Strada in giro per la città e per l’Italia: abbiamo infatti concentrato le nostre energie nell’organizzare alcuni grandi eventi nel territorio del nostro Municipio, ma abbiamo subito costruito grazie alla disponibilità di decine di associazioni, centri sociali, artisti, e tanti altri un fitto calendario di eventi, a cui spesso neanche noi riusciamo a stare dietro. Tantissime iniziative, in cui si racconta il lavoro decennale del Centro sociale, il suo protagonismo culturale a Roma, e che sono riuscite a raccogliere continue generose sottoscrizioni a favore del collettivo della Strada. Queste iniziative, assieme alla campagna che sta andando avanti con donazioni bancarie, è riuscita a darci la possibilità a immaginare da subito un percorso di ricostruzione materiale e immateriale del centro sociale e delle sua attività sociali e politiche.

Quando dovrebbero iniziare i lavori per la ricostruzione?
Dopo la necessaria bonifica dello stabile in gran parte carbonizzato, nelle scorse settimane abbiamo visto iniziare i lavori di ripristino della praticabilità degli spazi di via Passino 24 da parte del Comune di Roma, proprietario dello stabile, che è intervenuto con grande velocità per ripristinare le strutture dello stabile fortemente danneggiate dall’incendio e che avevano messo in crisi la struttura stessa del Mercato Coperto di Via Passino. I lavori dovrebbero concludersi verso Maggio prossimo. Il collettivo del Centro sociale ha da subito esplicitato la richiesta di un
intervento del Comune di Roma, proprietario dello spazio, consci del danno che era stato arrecato non solo a noi, ma a tutta la comunità della Garbatella, e del pericolo presente in uno stabile così gravemente danneggiato.

La Strada a ottobre festeggerà 20 anni di occupazione, la rivedremo aperta?
Se, come deve essere, i lavori strutturali vedranno prima dell’estate una piena realizzazione, noi saremo di sicuro capaci di restituire al territorio lo spazio per il ventennale del Centro sociale. Stiamo già oggi cominciando a lavorare all’organizzazione di queste giornate di festa e aggregazione; ma anche se lo spazio del Centro sociale non sarà completamente disponibile,
festeggeremo comunque assieme, con uno e più grandi eventi; La Strada è sicuramente uno spazio fisico, che deve tornare al più presto disponibile, ma è anche una materialità fatta di donne e uomini che non si sono mai fermati, neanche un secondo, e che oggi più di ieri sono intenzionati ad andare avanti per cambiare il volto di questo mondo.

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Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

di Enrico Recchi

Nanni Moretti andò alla scoperta della Garbatella nella calda estate del 1993 e la portò alla ribalta col film “Caro Diario”. Come se prima d’allora la Garbatella non fosse esistita, molta gente prese finalmente contatto col nostro quartiere e rimase ammaliata dalla bellezza degli scorci, dalle piazze silenziose e dalle scoperte che si possono fare ad ogni angolo durante una passeggiata.
Vogliamo raccontare proprio uno di questi “angoli nascosti”, che poi sono sotto gli occhi di tutti, ma che a volte passano inosservati ai più. Parliamo dei mosaici che si trovano sui marciapiedi di Piazza Damiano Sauli. Quanti li conoscono e ci hanno mai fatto caso? Si trovano dalla parte degli esercizi commerciali, a destra e a sinistra degli archi che segnano la confluenza di Via G. B. Magnaghi nella piazza.
Sono mosaici realizzati con piccoli sassi naturali, quelli che a Roma vengono comunemente chiamati “breccole”, assemblati a formare dei disegni. Non è ben definito il periodo nel quale l’uomo utilizzò per la prima volta questa tecnica decorativa, ma già nell’antica Mesopotamia, nel 3000 a.C., venivano creati dei mosaici per pavimentare le strade con pietre di diverse tonalità. Quest’arte raggiunse poi livelli d’arte nel periodo ellenistico e di straordinaria bellezza nell’antica Roma (tra i tanti esempi che si possono menzionare ricordiamo lo stupendo pavimento a mosaico che si può ammirare nella Sala della Rotonda dei Musei Vaticani, proveniente dalle terme di Otricoli, o il Mosaico delle Colombe dei Musei Capitolini, o quello celebre di Alessandro Magno da Pompei, o quello altrettanto celebre del Nilo da Palestriana.. Famosi i mosaici del periodo paleocristiano e successivamente quelli medioevali. La provenienza del termine “mosaico” non è sicura.
Per alcuni deriva dall’arabo muzauwaq che vuol dire “decorazione”, per altri potrebbe derivare dal greco musaikòn, “opera paziente degna delle Muse”.
Durante il ventennio fascista il mosaico ebbe nuovo splendore a richiamare, assieme ad altri elementi decorativi, il collegamento con la Roma dell’antichità. Ed i mosaici andarono a decorare pareti di edifici, come quelli di Prampolini e Depero all’EUR in Viale della Civiltà Romana, o viali e strade d’accesso, come quelli che portano allo stadio Olimpico, o – più vicino a noi – la pavimentazione della stazione Ostiense. mosaico-piazza-sauli.
Quelli della Garbatella sono assai più semplici sia dal punto di vista tecnico che cromatico ma, proprio come i mosaici antichi, utilizzano pietre che, quando sono piccole,  rendono il nome di tessere, mentre qui sono di media grandezza, sistemate su una superficie di cemento fresco di fondo, in modo da formare un disegno. La fattura dei disegni, come del resto il materiale “povero” utilizzato, non fa pensare all’intervento di un artista di nome, ma piuttosto al desiderio magari di un capomastro di abbellire in qualche  modo quei marciapiedi con del materiale “avanzato” da un’altra costruzione. Ricordiamo, a proposito, che la scuola “Cesare Battisti” (intitolata in precedenza al quadrumviro fascista “Michele Bianchi”) venne ultimata nel 1930 e la Chiesa di San Francesco Saverio  nel 1933. Nel caso dei nostri mosaici, voglio pensare all’intuizione di una persona semplice ma d’ingegno, che magari è rimasta ad abitare proprio in zona, un degno abitante della Garbatella. (Forse qualcuno dei più anziani del quartiere ha qualche ricordo storico a questo proposito).
I disegni sono contenuti in cornici a formare dei riquadri. Le pietre sono delle diverse tonalità del beige, del grigio e del nero. Il disegno floreale è quello ripetuto più volte. Ma ci sono anche un’aquila (a ricordare la Roma imperiale: altre sono presenti anche sulla facciata della scuola) ed un fascio littorio. Curiosa invece la presenza di un serpente dal corpo lungo e sinuoso.
Se l’aquila ed il fascio hanno un riferimento storico, qual è il significato del serpente?
Chissà. Purtroppo, come per tante altre cose, anche questi mosaici sono stati abbandonati all’incuria. Alcune pietre mancano ed in altre zone l’erbetta è cresciuta copiosa a coprire i disegni.
Ma nonostante tutto i mosaici mantengono il loro fascino: si possono ammirare magari prendendo un caffè dal vicino bar di Claudio e Fabrizio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

 

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Commozione per la morte della partigiana Neda Solic

Commozione per la morte della partigiana Neda Solic

Se n’è andata uno degli ultimi protagonisti e testimoni della Resistenza, nostra concittadina: la partigiana Neda Solic, novantenne, che nel corso della sua esistenza si era distinta per coraggio ed abnegazione ai valori fondanti della democrazia.
Attiva nella Resistenza in Croazia, sua terra di origine, continuò la lotta nelle marche e infine a Roma. Qui conobbe nel 1944 l’orrore delle celle naziste di Via Tasso. La sua testimonianza fu fondamentale per risalire all’identità della quattordicesima vittima della strage nazista della Storta sulla Via Cassia il giorno della liberazione di Roma. Si trattava dell’ufficiale Gabor Adler, alias John Armstrong, agente segreto britannico.
Neda lo aveva incontrato a Via Tasso mentre i tedeschi si affrettavano a trasferire i prigionieri al Nord, sotto l’incalzare delle truppe Alleate.
Tra i quattordici martiri della Storta c’erano anche Bruno Buozzi, cofondatore della Cgil, e il nostro Libero De Angelis, medaglia d’argento.
Leda ha poi militato ininterrottamente nei partiti della sinistra, animando negli anni passati le iniziative della Villetta, storicamente luogo simbolo della lotta partigiana, finché gli anni e la salute glielo hanno permesso.
Cara Garbatella la ricorda con commozione e la indica alle nuove generazioni come esempio di coraggio e di coerenza. Alla famiglia le più sentite condoglianze.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Bancarelle abusive

Bancarelle abusive

Numerose segnalazioni e lamentele giungono da parte di negozianti e anche da comuni cittadini riguardo alle bancarelle abusive presenti nelle strade della Garbatella.
Questo annoso problema non è circoscritto solo al nostro quartiere ma anche in tutto il municipio e sicuramente all’intera città. Servirebbero maggiori controlli e trovare infine una soluzione. Sui marciapiedi della Circonvallazione Ostiense ci sono spazi occupati da venditori ambulanti abusivi, spazi che potrebbero essere utilizzati come piste ciclabili. Il problema si presenta anche in zone limitrofe al nostro territorio, quali Porta San Paolo nelle vicinanze della sede ACEA e ancora a San Paolo vicino alla stazione della metropolitana. In una nota il Presidente del municipio Catarci ricorda: “Le postazioni commerciali abusive invadono non solo il centro storico ma anche i nostri quartieri e le zone archeologiche del nostro territorio.
E’ il caso della basilica di San Paolo e del Parco Archeologico dell’Appia Antica, per non parlare poi della Circonvallazione Ostiense, di Via Caffaro, di Via Baldovinetti, Via Duccio di Boninsegna e la stazione metro San Paolo, strade prese letteralmente d’assalto dagli ambulanti abusivi o irregolarmente posizionati.
Si devono assicurare controlli e verifiche, continua Catarci, per contrastare tale attività, una attività che si era consolidata durante i cinque anni della giunta Alemanno”.
Questo problema, come anche la questione del commercio a rotazione, ha bisogno di un coinvolgimento più ampio, dove i municipi venissero messi a conoscenza di decisioni già assunte, scavalcati e svuotati del proprio ruolo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Sotto una botola un ipogeo pagano

Sotto una botola un ipogeo pagano

Da un vecchio numero di Cara Garbatella sono venuto a conoscenza della presenza di una struttura ipogea, più precisamente un colombario pagano, nel terreno pertinente al liceo di Via della Sette Chiese 259. Prima di recarmi direttamente presso l’Istituto, sapreste fornirmi qualche informazione in più o indirizzarmi a qualche fonte di informazione?

Alessio Lo Conte
Associazione Roma Sotterranea

Di quell’ipogeo demmo una prima notizia nel settembre del 1988, in un articolo pubblicato in un periodico che usciva nell’ambito dell’XI Circoscrizione.
Raccontavamo che, nello scavo delle fondamenta del fabbricato del liceo di Via delle Sette Chiese, ci si imbatté in un ambiente funerario ipogeo. Data la vicinanza con le Catacombe di Domitilla si pensò che fosse un prolungamento del notissimo cimitero sotterraneo cristiano. Si decise quindi di avvisare per competenza il Pontificio istituto di archeologia cristiana. Si calarono nel sottoterra il compianto archeologo padre Umberto Fasola e il fossore Fiorenza, per costatare però che si trattava di un ipogeo pagano, quindi non di loro pertinenza.
Nel  frattempo, poiché in superficie si disponeva di sufficiente spazio, si decise di spostare di qualche metro l’edificazione della scuola, in modo da evitare il probabile blocco dei lavori e per non compromettere un eventuale futuro scavo. Da quanto mi risulta, ci si limitò a coprire l’ingresso dell’ipogeo con una botola di metallo, senza che si procedesse a una sua vera ispezione. Che io sappia, quella botola da allora non è stata mai riaperta. Si trova in posizione arretrata sulla destra della facciata dell’edificio scolastico, in un’area piuttosto degradata.  (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Appuntamento all’Ambretta

Appuntamento all’Ambretta

Vi scrivo dall’Ambretta, l’enocipolibroteca alla Garbatella. Da domenica 1° dicembre è partito un progetto a cui teniamo molto, l’Ambra Sud.
Dalla prima domenica di dicembre tutte le partite della Roma verranno proiettate al Teatro Ambra alla Garbatella. L’ingresso è gratuito e riservato a tutti i clienti dell’Ambretta, il locale contiguo al Teatro, dove si possono degustare aperitivi, coffee break e brunch dedicati alla Roma nei giorni delle partite, al prezzo di euro 10. Speriamo che questo evento possa diventare un appuntamento fisso per gli abitanti della Garbatella. Riteniamo che potrebbe essere interessante far conoscere l’iniziativa anche ai vostri lettori.

Giulia Gini

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Nel Municipio Roma VIII la cultura riparte dai diritti di Giancarlo Proietti

Nel Municipio Roma VIII la cultura riparte dai diritti
di Giancarlo Proietti

Riparte la Cultura nel municipio Roma VIII. Dopo gli ultimi anni di impoverimento sulle risorse culturali, la nuova Giunta del nostro municipio ha promosso un avviso pubblico per la realizzazione di attività culturali dal titolo “Cultura ReStart”.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’assessore Claudio Marotta e dal presidente Andrea Catarci, intende promuovere l’arte e la cultura quali strumenti per rafforzare la democrazia e diffondere i diritti nel nostro territorio.
L’iniziativa si inserisce nel calendario di eventi che l’assessora alla Cultura di Roma Capitale Flavia Barca ha voluto realizzare per vivacizzare i territori dei quindici municipi romani e per rafforzare la coesione sociale e territoriale nel periodo delle festività di fine anno.
Roma VIII è stato uno dei pochi municipi ad aver realizzato un bando pubblico per destinare le risorse messe a disposizione dall’amministrazione capitolina.
L’associazionismo che si è aggiudicato la gara sarà impegnato a realizzare programmi culturali che promuovano il diritto al gioco dei bambini e degli adolescenti; il diritto alla libertà e alla cittadinanza di donne, uomini, arti e saperi; il diritto all’amore della popolazione LGBTQ (acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender); il diritto all’inclusione e al welfare delle fasce di popolazione con fragilità sociale; il diritto alla città e al “buen vivir” e alle pratiche di sostenibilità e rigenerazione urbana e ambientale.
“Abbiamo deciso di ripartire da un avviso pubblico- afferma l’assessore alla cultura del municipio, marotta – perché Roma ha bisogno di politiche pubbliche per voltare pagina dopo la cupa stagione della Giunta Alemanno. Stimolare una gara fra le associazioni ha dato i suoi frutti. La partecipazione è stata straordinaria: abbiamo raccolto 23 proposte progettuali a cui hanno partecipato oltre 50 associazioni del territorio. Questo è un segnale di estrema vivacità del nostro tessuto associativo e un ulteriore invito a rafforzare la battaglia che stiamo conducendo per avere dei fondi destinati direttamente al municipio per programma politiche di lungo respiro per le attività culturali”.
“Quando abbiamo i mezzi – aggiunge il presidente Catarci – cerchiamo progetti di qualità, ma anche trasparenza e partecipazione. In questo caso abbiamo optato per un avviso pubblico e una commissione tecnica per vagliare i progetti. Sarà decisa la nostra volontà di destinare risorse alla cultura sul bilancio 2014, anche se abbiamo realizzato eventi di qualità a costo zero per il municipio: l’ultimo esempio è la presentazione del libro di Erri De Luca con cui abbiamo riempito il Palladium.”
maggiori informazioni sulle iniziative del nostro territorio – che si svolgeranno tra il 22 dicembre 2013 e il 6 gennaio 2014 – sono reperibili sul sito istituzionale del municipio Roma VIII.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Alla Garbatella si cantava: Correte scappate arriva lo squadrone… Un vecchio coro un bel po’ bullista

Ricorre spesso allo Stadio Olimpico durante le partite della Roma un motivetto che viene cantato per indicare la supremazia  …

Alla Garbatella si cantava: Correte scappate arriva lo squadrone…

Un vecchio coro un bel po’ bullista

di Leopoldo Tondelli

Ricorre spesso allo Stadio Olimpico durante le partite della Roma un motivetto che viene cantato per indicare la supremazia della squadra giallorossa: Correte scappate arriva lo squadrone giallorosso-giallorosso. Questo coro lo si può ascoltare anche nel noto 45 giri di Antonello Venditti nel lato b che si intitola Derby e che era cantato dai primi gruppi di ultras negli anni Settanta.
Ma pochi ricordano che questo canto era ripreso da un ritornello che cantavano i ragazzi della Garbatella negli anni Trenta-Quaranta e oltre nelle loro scorribande nei quartieri limitrofi, come San Saba,  Tormarancia, Testaccio, l’Aventino, per rimarcare una supremazia non sportiva ma di bande le cui scaramucce terminavano spesso con le famose deplorevoli sassaiole.
La musica era la stessa e le parole recitavano così: Correte scappate arriva lo squadrone di Garbatella-di Garbatella: Garbatella è quella cosa che si chiama prepotenza, ecco qua tutta la lenza che c’ha voja da menà.
Se sente mormorà: Chi sono questi qua? Noi semo della Garbatella e ce sapemo fa.
Erano quelli gli anni nei quali fare il bagno alla marrana era come passare oggi un pomeriggio in piscina e dove i ragazzetti spesso si comportavano come nel film di Castellani “Sotto il sole di Roma” o nei romanzi di Pasolini come “Ragazzi di vita “. Quel coretto ci dice come già da allora il nostro quartiere evidenziasse, attraverso queste forme di complicità (anche se non sempre positive, come in questo caso), la reale socialità che si andava realizzando nei lotti delle case popolari.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Tre magiche serate a fine settembre nel giardino della Villetta Garbatella Jazz Festival Nono anno, nuovo successo di Benedetto Mercuri

Il 26, 27 e 28 settembre, come di consueto da nove anni, la musica jazz è tornata a risuonare tra le stradine della Garbatella. Nel giardino della Villetta in Via Francesco …

Tre magiche serate a fine settembre nel giardino della Villetta Garbatella Jazz Festival
Nono anno, nuovo successo

di Benedetto Mercuri

Il 26, 27 e 28 settembre, come di consueto da nove anni, la musica jazz è tornata a risuonare tra le stradine della Garbatella. Nel giardino della Villetta in Via Francesco Passino 26 quest’anno la rassegna ha ospitato nella prima serata il trio di Carlo Conti con Vincenzo Florio al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria: una formazione rigorosamente pianoless che riesce innanzitutto ad esaltare la duplice natura del sax di Conti, un sound diventato ormai inconfondibile. Pura intimità, da un lato, sfrenata esuberanza, dall’altro.
La seconda sera si è esibito “Jazz no limit”, il quartetto di marcello Rosa con Paolo Tombolesi al pianoforte, Stefano Cantarano al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria.
Lo stile di Rosa, lo storico trombonista italiano, inconfondibile, attinge con grande profondità e consapevolezza al jazz tradizionale, ma non è esente da guizzi improvvisi nella modernità e da distensioni creative di grande determinazione e carattere.
Ha chiuso la rassegna, sabato 28 settembre, Leandro Guffanti e Giulia Salsone Quartet (Leandro Guffanti, sassofoni; Giulia Salsone, chitarra; Pino Sallusti, contrabbasso; Alessandro marzi, batteria). La serata ha fatto vivere l’incontro tra due musicisti con la voglia di sperimentare e confrontarsi, attraversando confini musicali ampi ma ben radicati, quali la musica argentina e quella europea con la naturale attitudine all’improvvisazione ereditata dal jazz.garbatella-jazz-festival
I concerti delle tre serate sono stati introdotti dalle esibizioni dei Laboratori di improvvisazione jazz della Scuola Popolare di musica di Testaccio. In questo ambito i giovani musicisti del Polo didattico-culturale di Testaccio, alcuni dei quali possono essere considerati talenti, hanno potuto esprimere tutte le loro qualità ed hanno fatto intravedere le loro potenzialità artistiche. Renata Collalti, sax soprano; Stefano Baldisseri, tastiere; Roberto martina, chitarra; Giuliano Stacchetti, basso elettrico; Andrea Bongiovanni, batteria; Andrea Gesano, pianoforte; Giorgio Sena, pianoforte; Giampiero Camera, contrabbasso; Giorgio Russomanno, batteria; Luca Zadra, batteria; Angelo A. mazzotti, voce; Andrea Gesano, piano,; Giampiero Camera, contrabbasso: meritano tutti una citazione per impegno e gusto musicale, mentre la sassofonista Renata Collalti sembra proprio che voglia far parlare di sé in futuro, se continua a progredire agli attuali livelli.
Garbatella Jazz Festival, come è ormai consuetudine, ha potututo aver luogo grazie alla direzione artistica di Pino Sallusti ed al (quasi) decennale impegno dei volontari dell’Associazione “Cara Garbatella” che con il loro lavoro hanno reso possibile tutto ciò, mantenendo la prerogativa che da sempre caratterizza questa rassegna, quella di offrire gratuitamente un prodotto culturale di qualità. Il pubblico li ha premiati con una vasta partecipazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Il 5 novembre, a un mese dalla sua tragica scomparsa Alla Villetta il ricordo del regista Carlo Lizzani di Gianni Rivolta

La sala della riunioni della Villetta di Via Passino era gremita di gente lo scorso 5 novembre per ricordare la figura di Carlo Lizzani, a un mese dalla sua tragica morte. …

Il 5 novembre, a un mese dalla sua tragica scomparsa

Alla Villetta il ricordo del regista Carlo Lizzani

di Gianni Rivolta

La sala della riunioni della Villetta di Via Passino era gremita di gente lo scorso 5  novembre per ricordare la figura di Carlo Lizzani, a un mese dalla sua tragica morte. Ad organizzare la celebrazione dell’ultimo grande regista del Neorealismo italiano è stata l’Associazione Cara Garbatella, in collaborazione con Altre Vie e la Polisportiva Castello. in-ricordo-di-carlo-lizzaniAl tavolo degli oratori si sono alternate figure di rilievo del mondo del cinema, insieme al figlio di Lizzani, Francesco, docente di filosofia in un liceo romano e ormai da diversi anni abitante alla Garbatella. E’ stato proprio Francesco ad aprire la riunione leggendo un ritaglio di un vecchio articolo del “messaggero” del 1954 in occasione dell’uscita nelle sale
di “Cronache di poveri amanti”, conservato gelosamente dal padre nel quale in prima pagina, a conferma del clima “maccartista”di quegli anni, si bollavano come “comunisti” gran parte dei registi e degli attori dell’epoca. E se su Lizzani e su De Santis e per un certo periodo sull’attore Raf Vallone non si sbagliavano, avevano dato come venduti a Stalin e all’ideologia marxista anche Vittorio De Sica e Pietro Germi, noto sostenitore dei “piselli”saragattiani e certamente un anticomunista.
In quegli anni di caccia alla streghe, infatti, la manovra della Democrazia Cristiana fu quella di attribuire al Partito Comunista un’egemonia totale sulla cultura e in particolare sul mondo del cinema. Il Pci, attraverso i suoi uomini, avrebbe subdolamente e pericolosamente fatto passare il messaggio marxista nella popolazione italiana. Dopo Francesco Lizzani ha preso la parola Giuliano montaldo che ha ricordato il suo debutto come attore nel 1951 nel primo film di Carlo Lizzani “Acthung Banditi”.
Il regista ultraottantenne non si è risparmiato in aneddoti sulla sua prima esperienza con Lizzani e sulla straordinaria sottoscrizione popolare fatta tra i portuali e i cittadini, che permise di finanziare con “azioni di 500 lire” la Cooperativa Produttori Cinematografici e la produzione della pellicola sulla resistenza operaia di Genova durante l’occupazione nazifascista.
La figura del giovane universitario Lizzani iscritto al Cineguf alla fine degli anni Trenta e poi critico cinematografico sulla rivista “Cinema”, diretta da Vittorio mussolini, è stata ben tratteggiata dal contributo del giornalista e critico Enzo Natta.
Franco mariotti, collaboratore di Carlo Lizzani, quando tra il 1979 e il 1982 fu direttore del Festival del Cinema di Venezia, oggi segretario del sindacato giornalisti cinematografici, e il prof. Marco Maria Gazzano, docente di Cinema all’Università Roma Tre, hanno sottolineato nei loro interventi l’ecletticità della figura di Carlo. Lizzani, infatti, non è stato solo un regista, ma un intellettuale completo, critico e saggista, sceneggiatore con Vergano, De Santis e Rossellini, documentarista in “Viaggio al sud” del 1949, “La muraglia
cinese” del 1958, Africa nera e Africa rossa del 1978. La sua “Storia del Cinema Italiano”, tradotta in diverse lingue, rimane un’ opera fondamentale per studiare la cinematografia italiana dalla fine dell’Ottocento agli anni Novanta del secolo scorso, così come la sua ultima opera autobiografica del 2007 “Il mio lungo viaggio nel secolo breve”.
Il segretario della sezione di “Sinistra, ecologia e libertà” di Via Passino, Natale Di Schiena, ha concluso la serata mettendo in luce il contributo del partigiano Carlo Lizzani alla Resistenza romana, la sua collaborazione ai gap centrali del Pci, accanto ad Antonello Trombadori, Carlo Salinari e Franco Calamandrei. Una cena sociale e la proiezione di “Acthung Banditi”, organizzato dal cineforum della Villetta, ha concluso la serata.
ma l’omaggio a Carlo Lizzani, in queste ultime settimane, ha attraversato tutta la città. Il 27 novembre alle ore 21 il Teatro Palladium in occasione del XIX Convegno internazionale di studi cinematografici ad opera del Dipartimento comunicazione e spettacolo dell’Università Roma Tre ha ospitato la proiezione di un’opera inedita di Vito Zagarrio e una pellicola dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio su Carlo Lizzani: infine Giuliana De Sio ha commentato dal vivo una sintesi di “Cattiva” del 1991, in cui l’attrice interpreta il ruolo di protagonista, col quale vincerà il suo secondo David di Donatello. Erano presenti anche Giuliano montaldo, marco muller e Francesco Lizzani.
Alla Casa del Cinema il 2 dicembre alle 18,30 è stato proiettato “Non eravamo solo ladri di biciclette…..Il Neorealismo”, l’ultimo lavoro di Carlo Lizzani, dal quale è stato tratto anche il libro omonimo. Nell’opera sono presenti le interviste a Bernardo Bertolucci, Umberto Eco,
Paolo e Vittorio Taviani, Francesco Interlenghi (interprete di “Sciuscià”), Antonella Lualdi, Enzo Staiola (il bambino di “Ladri di biciclette” ed abitante della Garbatella), martin Scorsese e Gabriel Garcia marquez.
Ad organizzare la celebrazione dell’ultimo grande regista del Neorealismo italiano è stata l’Associazione Cara Garbatella, in collaborazione con Altre Vie e la Polisportiva Castello. Al tavolo degli oratori si sono alternate figure di rilievo del mondo del cinema, insieme al figlio di Lizzani, Francesco, docente di filosofia in un liceo romano e ormai da diversi anni abitante alla Garbatella. E’ stato proprio Francesco ad aprire la riunione leggendo un ritaglio di un vecchio articolo del “messaggero” del 1954 in occasione dell’uscita nelle sale di “Cronache di poveri amanti”, conservato gelosamente dal padre nel quale in prima pagina, a conferma del clima “maccartista”di quegli anni, si bollavano come “comunisti” gran parte dei registi e degli attori dell’epoca. E se su Lizzani e su De Santis e per un certo periodo sull’attore Raf Vallone non si sbagliavano, avevano dato come venduti a Stalin e all’ideologia marxista anche Vittorio De Sica e Pietro Germi, noto sostenitore dei “piselli”saragattiani e certamente un anticomunista.
In quegli anni di caccia alla streghe, infatti, la manovra della Democrazia Cristiana fu quella di attribuire al Partito Comunista un’egemonia totale sulla cultura e in particolare sul mondo del cinema. Il Pci, attraverso i suoi uomini, avrebbe subdolamente e pericolosamente fatto passare il messaggio marxista nella popolazione italiana.
Dopo Francesco Lizzani ha preso la parola Giuliano montaldo che ha ricordato il suo debutto come attore nel 1951 nel primo film di Carlo Lizzani “Acthung Banditi”. Il regista ultraottantenne non si è risparmiato in aneddoti sulla sua prima esperienza con Lizzani e sulla straordinaria sottoscrizione popolare fatta tra i portuali e i cittadini, che permise di finanziare con “azioni di 500 lire” la Cooperativa Produttori Cinematografici e la produzione della pellicola sulla resistenza operaia di Genova durante l’occupazione nazifascista.
La figura del giovane universitario Lizzani iscritto al Cineguf alla fine degli anni Trenta e poi critico cinematografico sulla rivista “Cinema”, diretta da Vittorio mussolini, è stata ben tratteggiata dal contributo del giornalista e critico Enzo Natta.
Franco mariotti, collaboratore di Carlo Lizzani, quando tra il 1979 e il 1982 fu direttore del Festival del Cinema di Venezia, oggi segretario del sindacato giornalisti cinematografici, e il prof. marco maria Gazzano, docente di Cinema all’Università Roma Tre, hanno sottolineato nei loro interventi l’ecletticità della figura di Carlo. Lizzani, infatti, non è stato solo un regista, ma un intellettuale completo,  critico e saggista, sceneggiatore con Vergano, De Santis e Rossellini, documentarista in “Viaggio al sud” del 1949, “La muraglia
cinese” del 1958, Africa nera e Africa rossa del 1978. La sua “Storia del Cinema Italiano”, tradotta in diverse lingue, rimane un’opera fondamentale per studiare la cinematografia italiana dalla fine dell’Ottocento agli anni Novanta del secolo scorso, così come la sua ultima opera autobiografica del 2007 “Il mio lungo viaggio nel secolo breve”.
Il segretario della sezione di “Sinistra, ecologia e libertà” di Via Passino, Natale Di Schiena, ha concluso la serata mettendo in luce il contributo del partigiano Carlo Lizzani alla Resistenza romana, la sua collaborazione ai gap centrali del Pci, accanto ad Antonello Trombadori, Carlo Salinari e Franco Calamandrei. Una cena sociale e la proiezione di “Acthung Banditi”, organizzato dal cineforum della Villetta, ha concluso la serata.
ma l’omaggio a Carlo Lizzani, in queste ultime settimane, ha attraversato tutta la città. Il 27 novembre alle ore 21 il Teatro Palladium in occasione del XIX Convegno internazionale di studi cinematografici ad opera del Dipartimento comunicazione e spettacolo dell’Università Roma Tre ha ospitato la proiezione di un’opera inedita di Vito Zagarrio e una pellicola dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio su Carlo Lizzani: infine Giuliana De Sio ha commentato dal vivo una sintesi di “Cattiva” del 1991, in cui l’attrice interpreta il ruolo di protagonista, col quale vincerà il suo secondo David di Donatello. Erano presenti anche Giuliano montaldo, marco muller e Francesco Lizzani.
Alla Casa del Cinema il 2 dicembre alle 18,30 è stato proiettato “Non eravamo solo ladri di biciclette…..Il Neorealismo”, l’ultimo lavoro di Carlo Lizzani, dal quale è stato tratto anche il libro omonimo. Nell’opera sono presenti le interviste a Bernardo Bertolucci, Umberto Eco,
Paolo e Vittorio Taviani, Francesco Interlenghi (interprete di “Sciuscià”), Antonella Lualdi, Enzo Staiola (il bambino di “Ladri di biciclette” ed abitante della Garbatella), martin Scorsese e Gabriel Garcia Marquez. 

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Il Presepe artigianale

Il Presepe artigianale

il-presepe-artigianaleCi piace ricordare che, in occasione delle festività natalizie, nel nostro quartiere c’è un giovane artigiano “presepista” che ormai da decenni allestisce nella sua abitazione un presepe artigianale.
Il presepe è stato ideato tanti anni fa e alla prima realizzazione, ogni anno vengono aggiunti personaggi, paesaggi e scorci caratteristici.
Il materiale che viene utilizzato è tutto di riciclo.
Il presepe sarà allestito dal 24 dicembre 2013 fino a tutto il mese di febbraio 2014 presso la sua abitazione dove sarà lieto di ricevere tutti gli amanti dei presepi e di coloro che sono interessati a questa forma di arte.

Previo contatto telefonico n. 06 5747669 – cell. 329 8875546 – Sig.
Vincenzo Patrizi – Via Prospero Alpino n.62 – 00154 ROMA

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Inaugurato un anno fa e mai aperto il parco di Via Capitan Bavastro dedicato al navigatore ligure che nel 1300 scoprì le isole Canarie Ancora chiuso il giardino “Lanzarotto Malocello”

Inaugurato un anno fa e mai aperto il parco di Via Capitan Bavastro dedicato al navigatore ligure che nel 1300 scoprì le isole Canarie
Ancora chiuso il giardino “Lanzarotto Malocello”

L’area verde tra la Colombo, Via Palos e Via Rodrigo de Triana è intitolata a Lanzarotto (o Lazarotto o Lanzerotto) malocello, il navigatore ligure di Varazze che scoprì le isole Canarie nel 1312 e che lasciò il suo nome a Lanzarote, una delle principali isole dell’arcipelago spagnolo. Il nostro giardino rimane sul lato destro della carreggiata percorrendo la Colombo in direzione Eur, subito dopo Via marco Polo, ed è caratterizzato giardino-lanzarotto-malocelloda un vistoso ponte di ferro, il cui nome sembra essere “Ponte delle Colonne d’Ercole” (Lanzarotto, nel 1300, fu tra i primi ad aveva superato le mitiche Colonne d’Ercole).
L’inaugurazione, che risale a oltre un anno fa, nel mese di ottobre del 2012, avvenne senza la presenza di alcun rappresentante del municipio in polemica con la Giunta Alemanno, la quale decise di intitolare la nuova costruzione senza condividere e discutere la scelta con l’Ente territoriale preposto. Quest’area era un tempo degradata, vi giaceva una carbonaia ed una rivendita di gas metano oltre ad un vecchio rudere dismesso memoria di un tentativo di costruzione risalente agli anni cinquanta. ponte-della-garbatella
E’  stata resa giardino dai palazzinari come compensazione per la costruzione delle case di Via Bartolomeo Diaz. Questo parco però, seppur inaugurato da molti mesi, rimane incomprensibilmente chiuso. Per poter riuscire a capire quali sono i motivi di questa mancata apertura abbiamo intervistato il Presidente del municipio VIII (ex XI) Andrea Catarci.”Il giardino Lanzarotto maloncello fu oggetto nel 2012 di una iniziativa dell’allora Sindaco Alemanno, che venne ad inaugurare, con tanto di cerimoniale, la targa toponomastica che intitolava l’area  verde al navigatore ligure del XIV secolo, ma a detta manifestazione non fece seguito l’effettiva apertura al pubblico in quanto l’area, realizzata dal Consorzio Papareschi Ostiense, non era stata ancora immessa in possesso da Roma Capitale e tantomeno consegnata al Servizio Giardini. Ora che questo passaggio è stato compiuto, i cittadini rimangono perplessi, stupiti ed amareggiati dal fatto che ancora è impedita loro la fruizione dell’area”. Prosegue Catarci: “Abbiamo chiesto all’Assessore all’Ambiente ed alla competente Direzione territoriale al Verde ed al Decoro l’apertura immediata al pubblico del Parco in questione. Qualora l’impedimento fosse dettato dalla presenza nell’area di un manufatto adibito a circolo bocciofilo ed alla sua gestione, proponiamo l’affidamento, anche in forma temporanea, attraverso un bando pubblico, ad una delle associazioni presenti sul territorio”. (E. S.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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L’album Panini dei calciatori, una volta gioco di strada dei ragazzi

L’album Panini dei calciatori, una volta gioco di strada dei ragazzi

Da più di cinquant’anni figurine che passione

di Enrico Recchi

Se è vero che tutti gli italiani almeno una volta hanno dato calci ad un pallone ed hanno giocato in qualche squadra (o almeno ci hanno provato), chi in un campo di erba  chi nei “giardinetti” chi all’oratorio (alla Garbatella, quasi tutti, al San Filippo Neri), è altrettanto vero che tutti i ragazzini, dagli anni 60 del secolo scorso ad oggi, hanno fatto la collezione delle figurine dei calciatori.
album-calciatori-paniniPer fortuna ancora oggi si gioca con le figurine dei calciatori. Il primo album Panini “Grande Raccolta Figurine dei Calciatori” uscì nel 1961. Aveva in copertina il grande Niels Liedholm (allora mezz’ala del milan, poi anche allenatore della Roma con cui vinse lo scudetto nel 1983) ritratto in un colpo di testa.
Poi per molte altre edizioni, negli anni successivi, ebbe in copertina Carlo Parola, difensore centrale della Juventus, ripreso in una proverbiale rovesciata.
Così come il gioco delle lattine o altri giochi, anche questo era una modo per identificarsi con gli eroi dello sport, con quei grandi campioni del calcio che avevano a volte nomi difficili ed impronunciabili, se stranieri, a volte facce dure ed arcigne, altre visi come i nostri, semplici e bonari.
Si aspettava sempre con impazienza l’uscita dell’album Panini che coincideva con l’inizio della scuola (oggi avviene di solito tra la fine di novembre e i primi di dicembre) e poi si cominciava a rimediare qualche lira per comperare uno o due pacchetti, oppure si aspettava la domenica, giornata nella quale i nonni “sganciavano” qualcosina da spendere all’edicola. lamberto-boranga
Per i ragazzini degli anni 60 comperare 5 pacchetti di figurine tutti assieme era un evento raro. Oggi invece si va in edicola e si compera direttamente una scatola da 100 pacchetti ed ecco là che è finito tutto il bello della ricerca, dello scambio, del gioco.
Sì, del gioco, perché una volta finiti i soldi a disposizione e quindi la possibilità di comperare figurine esistevano soltanto altri due modi per cercare di terminare l’album: o scambiarle con gli amici (ce l’ho, ce l’ho, m’amanca…) oppure cercare di vincere le figurine giocandole nei vari giochi esistenti. Anche perché spesso, per poter ottenere con uno scambio una figurina “rara”, bisognava offrirne molte. Quindi tutti i ragazzini collezionisti cercavano di avere a disposizione una buona scorta di figurine per poter tentare un venditore con un numero consistente. “Se vuoi Boranga (introvabile portiere di riserva della Fiorentina nel 1966) me ne devi dare 30…”. Si scendeva quindi sotto casa con le tasche dei calzoncini belle gonfie perché dentro c’erano i doppioni pronti per essere contrattati con gli amici della combriccola.
I giochi erano diversi. C’era il semplice e classico pari e dispari, da fare uno contro uno, decidendo prima la posta in palio: 1, 2, o 3 figurine.
C’era poi il “battimano”: un giocatore metteva una figurina sul marciapiede e l’altro metteva la sua accanto alla prima e, battendo la mano sul bordo, doveva cercare di far saltare la sua figurina facendola finire sopra la prima in modo da coprirla. Anche qui tante varianti e tante tecniche nel posizionamento del palmo. La mano non andava tenuta “piatta”, così si sarebbe mossa poca aria e ci si sarebbe fatti molto male (una forte manata a terra). Bisognava invece tenerla a coppa, con il pollice un po’ retratto in modo da aumentare la massa d’aria e meglio direzionarla. Questo gioco si poteva fare solo per strada: a casa era
assolutamente vietato sui pavimenti, figuriamoci sui tavolini. I colpi delle mani risuonavano assieme alle grida di giubilo di chi vinceva.
Stessa cosa si poteva fare con la bocca anziché con la mano. Ovvero ci si sdraiava a terra e con la testa poggiata sul marciapiede si soffiava per cercare di far sollevare la propria figurina con cui coprire quella dell’avversario.
La tecnica si realizzava in quello che non era propriamente un soffio, ma (azzardo una definizione) “una fuoruscita del proprio respiro con uno sbuffo”. Non era un’operazione facile e solo i più esperti ci riuscivano, perché se si soffiava troppo forte la figurina volava via, invece doveva sollevarsi quel tanto che bastava per sovrapporsi all’altra.
Per facilitare il volo ad effetto della figurina si provvedeva ad arcuarne i lembi in modo che quasi “dondolasse” a terra e quindi più docilmente raggiungesse l’obiettivo.
C’era poi il “muretto”, cioè le figurine a caduta. Questo gioco si poteva fare anche in più persone. Si cercava un muretto alto un metro o poco più e poi da quell’altezza si lasciavano cadere le figurine a terra, una alla volta una per ogni contendente, alternando nel gioco i vari partecipanti. A terra, mano a mano si formava un tappeto di figurine ed il primo che riusciva a fare cadere la sua coprendone un’altra già a terra (ma era sufficiente che toccasse) prendeva tutto il bottino.
Infine le figurine non erano autoadesive ma si attaccavano sull’album con la colla. Dotazione importante era infatti la “Coccoina”, la mitica colla all’odore di mandorla nel suo barattolino d’alluminio con il porta pennellino centrale.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

maria-jatostiLa scrittrice Maria Jatosti, concittadina della Garbatella per tutti gli anni della sua giovinezza, ancora una volta ha voluto regalare ai nostri piccoli lettori un racconto di Natale, ispirato dai ricordi del tempo passato trascorso tra di noi. Recentemente è stato rieditato con grande successo il suo primo romanzo, “Il confinato”, dedicato alla storia drammatica di suo padre, maestro elementare, spedito con la sua famiglia a un duro confino per il suo irriducibile antifascismo. Seguirono molti altri romanzi, raccolte di poesie, testi teatrali, sceneggiature e anche un libro di filastrocche per i bambini. Apprezzata traduttrice di opere straniere, è da sempre molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali. (C.B.)

L’albero di Giovannino

di Maria Jatosti

L’estate era finita da poco e già incombeva l’autunno.
Un’estate lunga tra la città e qualche scappata in campagna, al paese dei nonni, nella casa con il tetto di tegole, il gelso ombroso, gli ulivi e il grande fico carico di frutti dolcissimi.
l-albero-di-giovannino-di-maria-jatostiA Giovannino piaceva andare dai nonni. Nonno Nicola conosceva il nome di tutti gli alberi e di tutte le piante e di tutti gli uccelli e sapeva tante storie che raccontava aggiungendo ogni volta nuovi particolari, di ricordi veri o inventati. Per il 90° compleanno, alla fine di agosto, erano venuti gli zii, i cugini, e degli amici con il violino e la fisarmonica e la mamma di Giovannino, che aveva una bella voce intonata, aveva cantato vecchie canzoni. La nonna che era stata ai fornelli tutta la mattina mise in tavola il pollo con i peperoni e un fiasco di vino buono delle colline.
Per i nipoti più giovani c’erano in frigo la cocacola e il gelato. Che bella festa era stata! Dopo pranzo i grandi avevano giocato a carte, parlato di politica, raccontato storielle mentre la nonna e la mamma rigovernavano coi gatti tutti attorno alle caviglie ad aspettare gli avanzi. Giovannino e i cugini erano saliti in cima al colle da dove si vedeva la città distesa in lontananza, oltre la grande vallata immersa in una luce azzurra.
Con la buona stagione il lavoro non era mancato. “Il peggio è passato, diceva il babbo, il cantiere ha riaperto e per un po’ stiamo tranquilli.
Quando arriverà l’inverno, vedremo. In qualche modo si farà”. “L’importante è la salute”, commentava contenta la mamma. Diceva sempre così: l’importante è la salute. Forse perché lei di salute non ne aveva troppa. Con tutto quel correre di qua e di là, badare a chi stava peggio di lei, sgobbare a ore in case d’altri, lavare scale, stirare camicie, rattoppare, e poi pensare a lui, Giovannino, e al babbo, fare in modo che tutto filasse liscio in casa e ci fosse sempre un pasto caldo in tavola, che alla sera non ce la faceva a tenere gli occhi aperti e si addormentava con l’ago e il filo in mano sui calzini bucati.
“molla lì e vattene a letto, diceva papà marcello. Sei stanca morta”.
“Noo, ho chiuso gli occhi solo un momento”. “Almeno mettiti gli occhiali. Dove ce li hai gli occhiali?
E tu Giovannino, va’ a dormire, che la mattina ci vuole il cannone. E non fare giorno a leggere, come al solito. Spegni la luce, che costa. Su, da bravo”.
“Domenica si va dai nonni, papà?”.
“Vediamo. Se non piove”.
Erano iniziate le piogge. “Ci risiamo, diceva il babbo. Appena comincia a piovere questo paese si sbriciola, affonda, va in malora”. Leggeva il giornale, guardava la tivù e si faceva sangue cattivo. “Hai sentito in Sardegna che disastro. Povera gente… Per non parlare di quegli altri, quei disperati che vengono da lontano e il mare se li inghiotte…
Donne, bambini…”.
“C’è troppa ingiustizia nel mondo.
A chi troppo e a chi niente, commentava la mamma sfaccendando. L’ha detto anche il papa…”.
“Già. Che bravo questo papa Francesco! un vero cristiano. E’ la legge che non funziona. Non funziona niente. E adesso questa storia dell’albero…”.
In quei giorni si faceva un gran parlare nel condominio. Il babbo era tornato dalla riunione straordinaria tutto agitato e accalorato. La mamma fece fatica a calmarlo e a fargli raccontare che cosa era successo.
“E’ successo… è successo che sono diventati matti. Bisogna fermarli…
ma te lo immagini! Vogliono buttare giù l’albero e anche le panchine vogliono togliere, spianare tutto, via la ghiaia, una bella colata di asfalto…
Io ci ho provato a farli ragionare e qualcuno era con me, ma la maggioranza…
Insomma si è votato e…”.
Le finestre si aprono come occhi vigili sul cortile del condominio, delimitato ai lati dalle quattro palazzine color ocra disposte a semicerchio e sul fronte della strada, una viuzza angusta e popolosa del vecchio quartiere a sud della metropoli, tra un muretto
e una cancellata di ferro. Al centro si erge un gigantesco cedro del Libano. La sua cima ondeggia
al vento quasi a sfiorare gli ultimi piani, mentre le braccia frondose, un po’ affaticate dagli anni, pendono malinconicamente all’ingiù, quasi a lambire le tre panchine di legno dove l’estate si attardano in cerca d’ombra anziani inquilini, a leggere il giornale e aspettare il fresco. Tra i suoi rami strillano frotte di parrocchetti sfuggiti alla colonia che si annida nel vicino parco. A Giovannino piace quel chiasso, gli mette allegria. Si sforza di guardare nel fitto dei rami ma non riesce a individuare la fonte di quella gazzarra. Una volta, da piccolo, ci ha perso un palloncino, lassù, e ha immaginato che uno di quei misteriosi abitanti lo avesse trattenuto con il becco.
“Calmati e spiegati, lo incalzò la mamma. Racconta…”.
“C’è poco da spiegare. Vogliono spianare tutto per fare posto alle macchine, capisci?
Un parcheggio, è questo
che si sono messi in testa di fare.
Via l’albero, via le panchine, le piante, la ghiaia: solo asfalto e macchine.
E’ uno schifo!”.
Dobbiamo fare qualcosa, pensava Giovannino con una gran pena nel cuore.
Da giorni cadeva una pioggia sottile fitta fitta e gelida che penetrava nelle ossa. Nel condominio i caloriferi non erano ancora accesi e in casa si battevano i denti e i piedi e la sera ci si infilava subito sotto le coperte.
“Pensa a quei poveretti che non hanno nemmeno una casa, diceva la mamma e tossiva da schiantarsi il petto”.
“mettiti a letto. Vuoi prenderti una polmonite?”, diceva il babbo.
“ma no, ma no. Non è niente. E’ solo un po’ di freddo, ma mi copro ben bene e vado a lavorare”.
“Sei matta? Stai in casa, al caldo”. “Al caldo! Ci fa più freddo dentro che fuori. Giovannino, piuttosto, dove sei? Sbrigati. Farai tardi a scuola”.
A scuola quella mattina Giovannino e i compagni aiutarono il prof di italiano a fissare un cartone con lo scotch contro il vetro rotto del finestrone . “Questa è fatta, disse il prof. Ora parliamo di Dante. Aprite il libro a pagina cinquantotto”. Prima di andarsene, il prof, che era
giovane e simpatico, disse: “Perché non facciamo qualcosa per questo Natale, qui nel nostro quartiere?
Fatevi venire un’idea…Pensate qualcosa…”. Giovannino pensava pensava e gli venne in mente l’albero che volevano tagliare. A casa non si parlava d’altro.
Gli uomini con la ruspa, mormorava la gente, erano pronti. Aspettavano solo l’ordine di esecuzione.
Bisognerebbe fare qualcosa per fermarli, aveva detto il babbo. ma Giovannino sapeva che nulla avrebbe impedito ai nemici di portare via l’albero, il vecchio albero con la sua ombra, il suo concerto di abitanti invisibili, il suo palloncino scomparso tra i rami, Pensava e aveva il cuore stretto. La notte sognò un’invasione di macchine da guerra. Arrivavano rombando, travolgevano giù il muretto, il cancello, entravano in cortile e abbattevano tutto ciò che trovavano al passaggio e al posto del grande cedro lasciavano una buca come una ferita aperta.
Bisogna fermare il nemico, decise. Quella mattina a scuola raccontò al prof e ai compagni la storia del suo albero. Il prof lo ascoltò e disse: “Uccidere un albero è un delitto.
Dobbiamo impedirlo. mobilitiamo il quartiere, facciamo una festa”.
I ragazzi approvarono con entusiasmo e si misero al lavoro. Fu coniato lo slogan: “Difendiamo la Natura. Salviamo il nostro Albero” e fu dato proprio a Giovannino, che ci sapeva fare coi pennelli, il compito di disegnare un grande striscione colorato da attaccare lungo il muretto, di qua e di là dal cancello. Da quel momento, come nelle favole tutto andò bene. Alla festa vennero personaggi importanti, e tutti parlarono di natura, dei diritti dei bambini ad avere i loro spazi, il loro verde, e tante altre cose che non la finivano più e la gente era stufa e voleva godersi la bella e inaspettata giornata di sole che sembrava benedire la festa dopo tanta pioggia.
C’erano le mamme e i papà vestiti a festa. C’erano anche i genitori di Giovannino, impettiti, orgogliosi, felici. Quella sera la mamma non sembrava stanca, non tossiva più, le splendevano gli occhi, rideva e parlava, gli faceva domande sulla scuola, lo accarezzava e, Giovannino se n’era accorto da come tirava su col naso, sfogliando il suo album da disegno, si era commossa. Anche il babbo era contento. “Bravo, Giovannino, bravo, gli aveva detto, un po’ brusco, senza guardarlo. E’ stata proprio una bella festa, io e la mamma siamo fieri di te.
Sai cosa facciamo? Visto che è tornato il sole e sono iniziate le tue vacanze, andiamo per qualche giorno dai nonni, accendiamo il camino e facciamo un bell’albero di Natale.
Vedrai, Giovannico, il peggio è passato, presto comincerà un anno nuovo e le cose miglioreranno, ne sono sicuro… miglioreranno…”. A quel punto aveva cominciato a raccontargli del suo lavoro, delle difficoltà e dell’ingiustizia del mondo…. “marcello!, venne la voce della mamma dalla cucina, mandalo a letto quel figliolo. Sarà stanco, poverino…”.
Giovannino era stanco ma non si era sentito mai tanto felice. Il gesto ruvido del babbo nell’arruffargli i capelli, la commozione della mamma, gli elogi dei professori e dei compagni, ma soprattutto la felicità sui volti della gente, la gioia dei bambini che si stringevano attorno all’albero canoro, abbracciando il grosso tronco rugoso in un festoso girotondo, il coro, la musica, i discorsi dei politici… Tutto si confuse nella sua mente, e il sonno scese sulle sue palpebre, caldo come una promessa di felicità.

Natale 2013.

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