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Tag: Municipio VIII

Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana

Il voto amministrativo del 9 e 10 giugno nella Capitale e nel Municipio
Il 63% per Marino ha segnato una svolta nella politica romana
Andrea Catarci rieletto presidente del Municipio col 69% dei voti. Alla Garbatella la lista di Sel si afferma con il 14 %

di Natale Di Schiena

Con il voto del 9 e 10 giugno si è chiusa la fase delle elezioni amministrative a Roma e in Italia, riaffermando la necessità di un profondo cambiamento nella politica  del Paese che è stato bloccato dopo le elezioni di maggio con la formazione del governo delle larghe intese.
campidoglio-10-giugno-2013Occorreva un governo politico che portasse i delusi al voto e quindi rafforzasse l’ampiezza e la qualità della democrazia. La formazione di alleanze di centrosinistra, opposte al blocco moderato, ha permesso, in tutti gli enti locali in cui si votava, la realizzazione di una vittoria che dovrebbe avviare una fase di grandi novità che potrebbero portare alla nascita del governo di cambiamento.
Roma ha introdotto un elemento dirompente con la vittoria di Marino al 63%, vittoria che ha segnato la fine di un periodo amaro per la città, in cui corruzione, distruzione dell’ambiente, rapina del territorio, liquidazione e privatizzazione dei servizi sociali erano stati gli elementi caratteristici della Giunta Alemanno, la quale ha riportato indietro di decenni la Capitale, riducendola al livello di un borgo privo di storia. La sconfitta clamorosa di Alemanno é stata raggiunta dopo grandi lotte e vaste mobilitazioni che, su tutte le questioni, hanno tenuto alta la tensione sociale e vivo l’interesse, perché il ruolo nazionale e internazionale di Roma non fosse messo in discussione da un’amministrazione “scellerata”, che è riuscita ad isolarsi a tal punto dalla città da non trovare nessun cavaliere in grado di difenderla.
Abbiamo battuto Alemanno in campo aperto, nonostante le provocazioni, non ultima quella del 4 giugno ultimo scorso quando, in occasione dell’anniversario della Liberazione di Roma e mentre nella nostra sezione di Sel veniva scoperta una targa in omaggio ai partigiani della VII Zona militare del Pci, è venuto da queste parti a cercare “rogna”. Non abbiamo esaudito il suo desiderio, che era la implicita testimonianza di un uomo sconfitto e sul viale del tramonto; ma gli abbiamo ricordato a parole che noi eravamo gli eredi morali di quei partigiani che la notte del 3 giugno del 1944 occuparono la Villetta e misero in fuga i tedeschi e i traditori fascisti.giunta-viii-municipio-benedetto-croce
Da noi i ballerini di Alemanno, che sono povera cosa, debbono fare i conti con il 69% raggiunto al Municipio da Catarci, una percentuale che è espressione del lavoro politico unitario, ma anche della forza di Sel che ha raggiunto il 12% nelle municipali con percentuali del 14% nell’area della Garbatella. Tutto questo è il prodotto di un lavoro intelligente di tutte le nostre forze che da anni lavorano per collegare le battaglie quotidiane (lotta per la casa, il lavoro per tutti e per i giovani in particolare, la difesa della sanità, l’adeguamento delle iniziative istituzionali alle esigenze dei cittadini) a quelle più generali di difesa ed incremento dei diritti singoli e collettivi.
Abbiamo le forze in campo per questo progetto, oppure è solo una speranza? Credo sia vero il fatto che una piccola forza diventa importante se ascolta la propria gente che ha bisogno del cambiamento per poter vivere. Noi dobbiamo capire gli altri e al tempo stesso dobbiamo difendere noi stessi proponendo obbiettivi raggiungibili con iniziative costanti a cui partecipino tutti e in cui tutti discutano, sapendo che in questa difficile fase dobbiamo costruire un’agorà che raccolga, selezioni e sperimenti progetti utili alla collettività. Sarò un vecchio romantico ma credo che non troveremo avversari a questo modo di intendere l’azione politica. Penso che dovremo li Municipi e nel resto del Paese.
Mi sembra che l’andamento del voto, compreso il tema dell’astensionismo che è diffuso, sia segnale di un malessere che forze politiche come quelle di sinistra non colgono abbastanza. Sottolinea la necessità di un gruppo dirigente di donne e uomini impegnati nel lavoro con altruismo, senza mai pensare all’individuale tornaconto. Ho provato emozione e nostalgia quando alla Villetta abbiamo  scoperto la targa in memoria dei partigiani combattenti della Garbatella perché, dopo la conclusione della guerra, tornarono umilmente ma con orgoglio al proprio lavoro, senza nulla pretendere.

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Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato

Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato
Firmato il protocollo d’intesa Regione-Inail-Asl Roma C.
L’ospedale agirà non solo per gli incidenti sul lavoro ma a favore di tutti coloro che siano vittime di incidenti traumatici

di Massimo Marletti

24 maggio 2013. Firmato, dopo un anno e mezzo di stallo, il protocollo d’intesa tra l’Inail (Istituto Nazionale Assistenza Infortuni sul Lavoro) e la Regione Lazio che cambia il futuro dell’ospedale della Garbatella. Per qualcuno una sorta di ritorno al passato, per molti una possibilità di rilancio … per-il-cto-rinasce-la-speranza-di-un-felice-ritorno-al-passatoPartiamo subito da una premessa, doverosa. L’accordo sottoscritto tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e, in rappresentanza della Asl Roma C, Antonio Paone, è di una importanza straordinaria. Dopo anni di agonia, dopo 18 mesi di firme e non firme da parte della precedente Giunta di centrodestra, la sigla dell’accordo mette fine ad una questione che rischiava di trasformarsi in una telenovela, premia la caparbietà della lotta di tutti quei lavoratori che si sono battuti contro la chiusura lenta ma inesorabile dell’ospedale, rilancia le possibilità di rinascita di una realtà che ha ancora molto da offrire alla comunità.

Onore e merito a chi è l’artefice di questo protocollo, Regione, Azienda ed Inail. Di più, grazie a tutti quei lavoratori del Cto, cittadini, forze sindacali e politiche che in questa battaglia hanno creduto ed alla fine hanno vinto.
Tralasciando una lettura più puntuale dell’accordo, che è bene ricordare sarà oggetto di ulteriori protocolli tra Asl ed Inail, finalmente, dopo anni d’incertezze, possiamo affermare che si porta a compimento quel processo di riconversione dell’Ospedale Andrea Alesini destinato a diventare un centro di eccellenza nella cura delle persone colpite da eventi traumatici, rivolto a tutti quei cittadini che ne avessero bisogno dentro e fuori i confini della Regione Lazio. Un polo integrato sanitario, all’avanguardia negli interventi di traumatologia, protesica e riabilitazione.croce-rossa
Rilevanti sono gli investimenti finanziari da parte dell’Inail per trasformare l’attuale struttura dell’ospedale. La centrale romana del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio si trasferisce nell’ospedale della Garbatella, dove una struttura per l’assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera funzionerà anche in regime assistenziale.
Appare evidente, cosa che accade sempre in tutti gli accordi, che ci troviamo davanti ad una fase iniziale del progetto. Ancora siamo alle prime battute riguardo i rapporti economici ed organizzativi tra i due Enti: Regione e Inail. Ed è proprio per questo che è importante partire con il piede giusto. Intanto una considerazione: sarebbe riduttivo, alla luce dell’accordo appena siglato, pensare al Cto come ad un centro di eccellenza extra regionale che mantenga un carattere di nicchia, ovvero per i soli traumi da lavoro. Crediamo, di contro, che debbano essere valorizzati due passaggi, uno contenuto nell’accordo stesso e l’altro ben specificato nell’allegato all’accordo, la dove meglio si delinea la sfera di attività del nuovo ospedale: Polo integrato sanitario, ovvero finalizzato all’ erogazione delle prestazioni a favore della collettività per la cura, la riabilitazione e l’assistenza protesica (versante Inail), ma allo stesso tempo valorizzazione e potenziamento del ruolo dell’ospedale come centro di eccellenza per la cura di soggetti vittime di eventi traumatici per tutti i cittadini, dentro e fuori il territorio regionale (versante Servizio Sanitario Nazionale/Regione).
È evidente che le incertezze, gli anni di abbandono hanno prodotto i loro effetti negativi sulla tenuta dell’ospedale. Pur tuttavia non stiamo all’anno zero. Esistono servizi che, pur nelle difficoltà, producono buona sanità e condizioni tali da rappresentare un volano per il rilancio dell’ospedale.
E non ci riferiamo alla sola orto-traumatologia. Si pensi per esempio alla Unità Spinale Unipolare, unica nel Centro Sud, che può assumere un ruolo formidabile nella nuova riorganizzazione.
La stessa struttura dell’ospedale, dal punto di vista della sua conservazione, ancora tiene. Basti pensare all’eliporto, agibile , che assume un valenza straordinaria se si pensa alla gestione immediata del trauma. Malgrado una dirigenza amministrativa e sanitaria a dir poco imbarazzante, i lavoratori, dal primario al vecchio portantino, hanno tenuto in piedi la baracca. Se ancora il Cto esiste, lo si deve solo ed unicamente a loro. Da qui dobbiamo partire per conquistare tutto ciò che è delineato ma non è scontato su quel protocollo appena siglato. Il punto di attacco è la modifica dell’attuale ruolo marginale che oggi il Cto ha nella rete dell’emergenza traumatica. Tale posizione va radicalmente cambiata adeguandola al ruolo di alta specializzazione che si appresta ad avere.salviamo-sanita-pubblica
L’attuale pronto soccorso, oggi solo ortopedico, dotato di un posto di primo intervento per quelle specialità non ortopediche, va modificato, riportandolo a quello che era prima dell’avvento della Giunta Polverini, anche con qualcosa in più. Contestualmente vanno riaperte 24 ore su 24 le specialità di chirurgia generale, anestesia e rianimazione, medicina di urgenza, neurochirurgia ed urologia, in chiave Unità spinale e politrauma, ambulanze collegate direttamente con il settore di accettazione, aree attrezzate per la stabilizzazione respiratoria e circolatoria dei pazienti, laboratorio d’urgenza e centro trasfusionale e, con esigui investimenti, riattivazione delle due sale operatorie fuori uso da molti anni e attigue all’attuale pronto soccorso. Ripristinare quell’equipe dedicata al politrauma. Molte di queste cose già ci sono. Si tratta solo di investirci sopra e di farle funzionare. Tutto questo non è di facile applicazione, alla luce della situazione riguardante la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale e delle difficoltà legate al piano di rientro del deficit. È del tutto evidente (concordiamo con quanti nella Cgil aziendale dicono) che nessuno in questa azienda muoverà un dito se quanto è stato scritto nel protocollo non venisse formalizzato sotto forma di decreto commissariale. Ad un accordo straordinario, perche tali sono le potenzialità di questo protocollo, deve corrispondere un input straordinario a valenza regionale. Tutto questo per favorire trasparenza, evitare interpretazioni distorte ed ottenere, da subito, il massimo in termini di prestazioni e vantaggi per la collettività.
Benvenuto sia l’accordo, perché ferma il lento declino e salva l’ospedale dal disastro. Ora avanti tutta, senza esitazioni.

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COMUNICATO-STAMPA-Hot-Club-de-Zazz-presenta-i-Trovatori-Aspettando-il-Garbatella-Jazz-Festival-2013-sulle-note-rivisitate-in-chiave-gipsy-swing-di-G.-Verdi

COMUNICATO STAMPA Hot Club de Zazz presenta i Trovatori Aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 sulle note rivisitate in chiave gipsy swing di G.Verdi

COMUNICATO STAMPA

 Hot Club de Zazz presenta i Trovatori

Aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 sulle note rivisitate in chiave gipsy swing di G.Verdi

5 luglio 2013
La Villetta – Via Francesco Passino n. 26, Roma
dalle ore 20,30
Ingresso gratuito – Bar e cucina

Roma, 10 giugno 2013 – Torna il jazz a La Villetta con un assaggio di quello che sarà il Garbatella Jazz Festival 2013, la cui nona edizione si svolgerà nella tradizionale location di Via Passino a fine settembre.

La serata del 5 luglio, organizzata dalle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie in collaborazione con Polisportiva G. castello, ospiterà il gruppo Hot Club de Zazz, che con “i Trovatori” presenterà una rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune  indimenticabili melodie del “Trovatoredi Giuseppe Verdi. L’idea è di Nicola Puglielli, gli arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il quintetto Hot Club de Zazz (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, per un concerto di circa 90 minuti, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca, quella del “Trovatore”, appunto, che si basa sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore,  responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi degli eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ ”orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Il concerto presenta una sfida ambiziosa: quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo. Hot Club de Zazz è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario della nascita di G. Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del Trovatore, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.

HOT CLUB DE ZAZZ: formazione musicale creata a Roma nel 2002 e  ispirata alla musica di Django Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia).  In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut,  3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale

ASCOLTO DEMO streaming:

Ultimi importanti concerti di HOT CLUB DE ZAZZ

  • 18/04/2010: Roma, CASA DEL JAZZ, “La Casa del Jazz compie 5 anni !”, Dedicato a Django Reinhardt
  • 08/10/2010: Roma, RAI, RADIO TRE, “LA STANZA DELLA MUSICA”, diretta live
  • 10/10/2010: Bologna, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, FESTIVAL 2010 “INCORDE”
  • 39/07/2012: Albano Laziale, Anfiteatro Flaviano, 1° ANFITEATRO FESTIVAL

Info Xavier Rigaut: rigaut@libero.it
333.8274894

Ufficio Stampa
Francesca Vitalini
francesca.vitalini@gmail.com
339.339.0878

 

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UCCIO

UCCIOUno degli “anziani” della Villetta di Via Passino e insieme un autentico “personaggio” del quartiere, Antonio Angelucci, più noto come Uccio, ci ha lasciati venerdì 17 maggio. Da tempo era infermo nella sua modesta casa di Via Rubino, attorniato dai cimeli della sua lunga vita di combattente per una società più giusta e più morale. Un’infanzia difficile nella casa di Piazza Pantera, difficile come ai suoi tempi era la vita più o meno di tutti i bambini della Garbatella, reduce da cento lavori precari faticosamente seppe riscattarsi dalla sua indigente condizione fino ad entrare a lavorare nello staff del quotidiano “Paese Sera” come addetto alla distribuzione del giornale. Una sistemazione particolarmente felice per lui: una condizione economica sufficiente per vivere e il piacere di lavorare per un grande giornale democratico, allora all’avanguardia nella politica dell’emancipazione di Roma e del Paese. Uccio se ne andato in silenzio, assistito dalla figlia Paola, combattiva consigliera del nostro Municipio e candidata al prossimo Consiglio municipale. A lei, agli amati nipoti e alla sua gentile compagna Giuliana un pensiero di solidarietà. A loro, depositari dell’eredità moraledi Uccio, il nostro grazie. In tutti coloro che l’hanno conosciuto rimarrà il ricordo della sua integerrima personalità, della sua passione politica e anche delle sue fulminanti battute in grado di bruciare il più serioso discorso.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Lettere – Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Abito in Via Guglielmo Massaia, nelle case dei postelegrafonici. Sono molto anziano e ricordo che al civico 65 abitava la famiglia Felici, di cui ero amico. Il primo figlio, Giuseppe, studente richiamato alle armi, partecipò alla difesa di Roma a Porta San Paolo e poi fece il partigiano nei GAP romani finché, individuato dai tedesche, si trasferì in Sabina da dove la famiglia era oriunda. Qui continuò la sua intensa attività partigiana, finché fu ferito in combattimento e fucilato a Rieti il 9

aprile 1944. Il padre, Angelo, arrestato dai tedeschi e deportato in Germania, morì poco tempo dopo il suo rientro in Italia per le sofferenze patite. So che a Giuseppe fu conferita la medaglia d’oro al valor militare, credo l’unica medaglia d’oro assegnata a un cittadino della Garbatella. Non sarebbe opportuno che almeno una lapide, sulla casa in cui abitò, ricordasse il sacrificio di Giuseppe Felici? E’ questo l’appello che faccio al nostro Municipio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Gianluigi Colapricco

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Lettere – L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

A distanza di circa quattro mesi dalla comunicazione con cui il Presidente del Municipio XI ci informava che avrebbero provveduto con soluzioni strutturali (semaforo? dossi?) “non appena saranno disponibili le necessarie risorse finanziarie”, il caso ha voluto che lo stesso giorno, all’alba, il Sindaco Alemanno rendesse pubblica proprio l’approvazione del bilancio comunale. Da allora sono passati oltre quattro mesi e non si è avuta alcuna notizia in merito.

A scopo scaramantico evidenzio che già 4 anni fa ed esattamente il 7 novembre 2008 il Municipio XI aveva affrontato la questione approvando un’analoga proposta di risoluzione per la messa in sicurezza del medesimo incrocio. Anche all’epoca sembrava cosa fatta … e invece … Le elezioni si sono svolte, si approssimano le comunali, di promesse ne abbiamo sentite tante, ma sarebbe bello sperare che una volta tanto qualcuno ci dimostri che alle parole possano seguire i fatti, se non altro per spiegare ai 500 firmatari della petizione e agli abitanti dell’intero quartiere il motivo del ritardo o dell’impossibilita` di rispettare l’impegno assunto.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Stefano Guicciardi

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Brevi – In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

Il 69° anniversario dell’eccidio della Fosse Ardeatine è stato ricordato nel quartiere con una significativa cerimonia che si è svolta venerdì 22 marzo, con appuntamento alle 9 in Piazza Eugenio Biffi. La Presidenza del Municipio, il suo Assessorato alle Politiche giovanili e il Centro giovanile Tetris hanno proposto una mattinata da dedicare alla strage nazista del 24 marzo 1944 attraverso un percorso immaginario e fisico che si è concluso alle 12,30 al Mausoleo della Via Ardeatina. L’itinerario si è svolto attraverso un percorso che ha toccato i luoghi dove avevano abitato i tre martiri della Ardeatine del nostro quartiere: Via Percoto, dove stava Enrico Mancini; e Via Antonio Rubino, dove abitarono e furono catturati dai tedeschi, con la collaborazione di un fascista, i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli. Ricordiamo anche gli altri figli del quartiere caduti nella Resistenza: Libero De Angelis, medaglia d’argento, prelevato il giorno prima della Liberazione insieme ad altri tredici compagni dalle prigioni di Via Tasso, e fucilato al 14° km della Via Cassia in località La Storta; e Giuseppe Felici, medaglia d’oro, catturato e fucilato a Rieti. Hanno aderito alla manifestazione l’Associazione partigiani di Roma, l’ANED, l’ANFIM, il Centro di documentazione ebraica, l’Associazione “I nipoti della Shoah”, il Centro giovanile TETRIS e il Centro Linkiostro.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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12ma edizione del premio Fantasia di Garbatella

12ma edizione del premio Fantasia di Garbatella

Giunto alla 12ma edizione, il premio Fantasia di Garbatella, promosso dall’Associazione Il tempo ritrovato, ha concluso le molte manifestazioni del Buon compleanno Garbatella che si sono tenute presso il teatro In Portico alla Circonvallazione Ostiense. Qui, come cornice del premio, si è avuta la bella mostra fotografica di Francesco Piastra. Il premio Fantasia di Garbatella è dedicato al maestro Carlo Acciari: erano presenti la sorella, il fratello ed i figli del pittore che ha dipinto il quartiere per circa 60 anni e che ha donato all’Associazione un quadro, la cui riproduzione costituisce il premio.
Quel dono voleva promuovere la diffusione dell’arte tra le nuove generazioni. Questi i premiati 2013: Mirko Guastatore, ballerino; Francesca Cicchinelli, mezzosoprano e cuoca di Casetta rossa; Andrea Furbini, poeta romanesco; Francesco Giansanti, autore di molte canzoni romane; Claudio Fabi, autore, regista e attore di commedie romane; Roberto Bussaglia, cantante di canzoni romane; Anna Rossini, bidella della scuola d’infanzia “La coccinella”; Paolo Masini, genitore, membro della Commissione scuola del Comune; Marco Baldini, conduttore radiodjei; Franco Pasqualetti, giornalista di Leggo; Daniel Dell’Ariccia, conduttore di Undiciradoiweb; Francesco Giaquinto, presidente del Centro anziani di Via Pullino; Althea Cominiello, campionessa di pugilato; Corrado Croce, attore, erede di Checco Durante; Rita Cellucci, da 35 anni impiegata di Marilab.

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In Via Persico un impedimento pedonale

In Via Persico un impedimento pedonale

via-ignazio-persico-garbatellaHo pensato ad uno scherzo da parte del Municipio la prima volta che ho notato in Via Ignazio Persico, di fronte all’entrata del parco pubblico, uno scivolo pedonale, segnalato da ringhierine, tra il marciapiede e la carreggiata sulla quale, proprio in prossimità dello scivolo, c’è il parcheggio a spina, regolarmente delimitato da segnaletica orizzontale. Il sorriso si è subito spento quando ho pensato a quali difficoltà affrontano disabili in carrozzina, nonni con i passeggini, non vedenti e tutti coloro per i quali allontanarsi da quel punto per scendere dal marciapiede è un problema. Si invita l’ufficio competente del Municipio ad un sopralluogo per provvedere a rimuovere l’impedimento.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Per i 90 anni di nonno Angelino

Per i 90 anni di nonno Angelino


Il 18 febbraio 1923 nasce a Roma, per l’esattezza a Porta Metronia, Angelo Bruni detto “Angelino” e, con i suoi, si trasferisce, quando era molto piccolo, nello storico quartiere della Garbatella. E’ curioso notare che il mio amato nonno compie 90 anni proprio il giorno in cui, tre anni prima, viene fondata la Garbatella! Forse da questo nasce il mio amore per questo quartiere che porto sempre nel mio cuore. Tornando a mio nonno, egli cresce in una famiglia numerosa in un piccolo appartamento nell’Albergo Rosso, ed inizia a lavorare molto giovane per aiutare i genitori ed i fratelli più piccoli. Nel suo cammino si troverà davanti gli anni duri della guerra che non risparmieranno neanche lui: nel fiore della sua gioventù viene chiamato alle armi, imbarcato e diretto verso l’Africa. nonno-angelinoMi racconta sempre il perché della sua paura per il mare, dovuta al fatto che la nave sulla quale viaggiava viene bombardata e affondata, e lui terrorizzato cerca di salire sulle strutture più su che può mentre la nave si inabissa.
Con i suoi racconti riesce a portarmi con lui in quei momenti, quando alfine cade in acqua, perde i sensi e viene salvato da un soldato americano, di cui conserva una foto, ingiallita dal tempo, dietro la quale c’è una nitida dedica a lui!
Operaio dell’ Ottica Meccanica (OMI), spesso mi racconta le battaglie e le occupazioni che lui e gli altri operai hanno affrontato per far valere i loro diritti.
E mi racconta l’incontro in fabbrica con mia nonna Nanda, dal quale sboccerà un amore fortissimo che li tiene legati ancora oggi dopo 65 anni di matrimonio.
Loro hanno trasmesso a mia madre i veri valori della famiglia che lei ha riversato su di me e mio fratello.
Grande sportivo, appassionato sia di boxe che di ciclismo (conosce alla perfezione la vita di Fausto Coppi), ama anche i grandi artisti nel campo della musica leggera, come Claudio Villa e, da buon romano, Alvaro Amici. Ottiene anche molti consensi nelle sale da ballo dove si diletta nei più svariati balli tra cui uno spettacolare tango argentino. Dotato di una spiccata romanità, oggi ha raggiunto un importante traguardo della sua vita: 90 anni! Sono orgogliosa di averlo vicino, così come i figli Roberto e Daniela, la nuora Fabiana, il genero Aleandro, e gli altri nipoti Alessandro, Noemi, Roberto e la piccola pronipote Aurora. Attraverso questa lettera ho cercato di descrivere una persona che mi ha insegnato qualcosa di veramente prezioso: l’amore incondizionato di un uomo per la sua famiglia! Spero che tenendomi per mano continui ad accompagnarmi nel cammino della vita, incoraggiandomi ad affrontare le mie paure, come faceva quando ero piccola, mentre imparavo a restare in equilibrio sulla bicicletta e lui mi sosteneva per non farmi cadere. Auguri nonno!

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

tua nipote Cristina

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A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

Si è svolta il 21 marzo alla Garbatella, presso la Casa delle imprese in viale G. Massaia, la prima festa della Primavera organizzata dalla CNA di Roma, per promuovere e far conoscere ai cittadini romani le realtà faticosamente produttive della media e piccola impresa. nonché le realtà artigianali che con impegno e tenacia affrontano la dura realtà della crisi economica che attraversa ogni settore;
una festa all’insegna della fiducia e orientata alla qualità dei prodotti, forse non troppo noti ma che rappresentano piccole realtà di assoluta eccellenza nostrana. La festa ,che si è protratta anche nelle prime ore del pomeriggio, è stata decisamente partecipata: a voler dimostrare che la qualità sa sempre interessare i cittadini attenti alla autenticità e genuinità dei prodotti.
Per l’occasione è stato presentato da Erino Colombi, presidente della Cna di Roma, un itinerario da percorrere in un’ora e mezza nel quartiere, a cura di Gianni Rivolta: “Passeggiando per la Garbatella, un’emozione da vivere”. Ci muoveremo attraverso circa dodici punti che ritengo siano i più interessanti dal punto di vista storico e architettonico – ha detto Rivolta, giornalista, storico e curatore della cartina del percorso.
Chi vorrà percorrerlo conoscerà botteghe artigiane e itinerari gastronomici di grande interesse di un quartiere che da decenni affascina i romani e non solo. Di qui è passato Gandhi, qui hanno tratto fonte di ispirazione registi come Pasolini e Moretti, attori come Sordi e Montesano. Con questa cartina – ha concluso Rivolta – desidero accompagnare gli appassionati, i turisti, i semplici curiosi di un itinerario tra la storia.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

(O.O.)

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Un’autorimessa di qualità di Orietta Vidali

Un’autorimessa di qualità

di Orietta Vidali

Schiavi d’Abruzzo è un piccolo paese ai confini con il Molise da cui provengono, storicamente, moltissimi tassisti romani e tanti operatori professionali collegati alla gestione delle automobili. Per questo non ci sorprende l’origine di Antonio Tucci, titolare dell’Autorimessa Troiano II ubicata in Via Prospero Alpino 74, angolo Circonvallazione Ostiense, di fronte alla ex Manifattura Tabacchi. garage-troiano
L’autorimessa ha da sempre puntato sulla qualità dei servizi e sull’attenzione ai clienti che confermano l’affabilità e la disponibilità di Antonio e dei suoi collaboratori.
In un’area di 5.000 mq, con i suo 250 posti auto e aperto 24 ore su 24, in effetti, il garage Troiano permette non soltanto il parcheggio per qualsiasi tipo di veicolo, dalle auto ai camper, ma anche una serie di servizi che vanno da un accurato lavaggio a mano, al grafitaggio e al cambio d’olio. Nello sforzo di risolvere il più possibile i problemi ai suoi clienti l’autorimessa è dotata anche di un servizio di autofficina che fornisce il tagliando completo, piccole riparazioni, pasticche freni, revisioni e ricarica aria condizionata.
L’orientamento al cliente non si limita ai cittadini di Garbatella ma si estende alla rinnovata vitalità dei nuovi insediamenti economici che hanno riqualificato l’Air Terminal: la linea ferroviaria ‘Italo’ e la magnifica casa del gusto ‘Eataly’. Sconti particolari sono riservati ai possessori del biglietto del treno veloce che fa scalo alla Stazione Ostiense a cui è offerto, se richiesto, anche l’accompagnamento in stazione!
“Svolgiamo il nostro lavoro con cura e passione – ci dice Antonio Tucci – e questo, in un’attività di servizio, è molto apprezzato dai nostri clienti che registrano una differenza rispetto ad esperienze precedenti”.
Una visita al garage Troiano II può avvenire anche in maniera virtuale visitando il moderno sito internet http//garagetroiano2.altervista.org.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense Per il risanamento del fiume Almone

Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense
Per il risanamento del fiume Almone

L’Associazione di volontariato “Comitato per il Parco della Caffarella” e l’Associazione culturale “Humus” hanno presentato i giorni scorsi uno splendido volumetto di 112 pagine intitolato “Il sacro Almone da fiume a discarica”, nel quale si riassume la storia del fiume Almone dal mito alla storia romana a quella medioevale a quella preindustriale fino a quella dei nostri giorni che lo vede ridotto a lurida fogna.
Il volume si inquadra in una campagna rivolta alla società Acea Ato2 e alla Regione Lazio perché si provveda finalmente al risanamento delle acque dell’Almone, il terzo affluente del Tevere.
Si chiede di reinserire l’Almone tra i fiumi soggetti a monitoraggio, sospeso dal 2004;
di provvedere a bonificare l’alveo del fiume da rifiuti solidi;
di chiudere al transito delle auto le aree soggette a discarica;
di perseguire i reati ambientali;
di far depurare dall’Acea Ato2 tutte le acque reflue dei Comuni dei Castelli romani, di Ciampino e dei quartieri Quarto miglio e Statuario;
di spostare le aree di autodemolizione dal perimetro del Parco dell’Appia Antica.
Come ricordano i nostri nonni, l’Almone, nel territorio della Garbatella, scorreva a cielo aperto lungo il percorso della attuale Circonvallazione Ostiense, proveniente appunto dalla Valle della Caffarella e sotto passando l’Appia Antica all’altezza del ristorante Quo Vadis. Nel nostro territorio, dove l’Almone spesso si impantanava, si veniva ad approvvigionarsi di rane, da portare nelle magre tavole o da vendere per rimediare qualche spicciolo.
Poi il fiume procedeva verso il Tevere, alimentando all’altezza dell’Ostiense la centrale termoelettrica Montemartini, oggi museo archeologico.
Infine, con la costruzione della Colombo e con l’estendersi della Garbatella lungo l’asse della Circonvallazione, il fiume “scomparve”, inghiottito da un condotto sotterraneo che giace a 17 metri sotto il piano stradale. L’Almone oggi si interra in un “incile” che si trova ai
margini del Parco Scott, dove arriva già inquinato dagli scarichi incontrollati che si riversano lungo il suo percorso dalla base dei Castelli romani e nel quale confluisce anche la grossa cloaca del Quarto Miglio.
In tali condizioni di inquinamento il fiume non poteva più affluire nel Tevere. Così è stato semplicemente deviato nel grande collettore di sinistra del Tevere, diretto al depuratore, il quale però, ricevendo una eccessiva massa d’acqua (acque del fiume e acque nere), non è in grado di svolgere agevolmente la sua funzione di depurazione.
Per informazioni sulla campagna di risanamento dell’Almone ci si può rivolgere al Comitato per il Parco della Caffarella tel/fax 067803513, www.caffarella.it

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(C.B.)

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Tra passione e cultura sportiva Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassion

Tra passione e cultura sportiva
Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio
Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassionante

di Leopoldo Tondelli

Qual è la motivazione che spinge un campione di calcio all’apice della sua carriera a porre per iscritto su brogliacci di carta degli appunti riguardanti le regole della disciplina?
La voglia di prepararsi un futuro da post calciatore come allenatore? La semplice passione per un gioco che pratica da bambino?
agostino-di-bartolomei-cara-garbatellaLeggendo il libro postumo di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma, Campione d’Italia 1982-83, patrocinato dal figlio Luca, scopriamo che diverse possono essere le risposte a questa domanda, non solo rapportate al calcio degli anni settanta-ottanta, ma soprattutto riferite al calcio dei nostri giorni. Il libro dimostra una sorprendente attualità nel rappresentare da parte dell’uomo-calciatore la sua visione volta a tutelare questo sport, che in questi due ultimi decenni si è modificato non solo nelle sue regole (il libro infatti tiene conto delle modifiche apportate negli ultimi anni al regolamento del gioco che è stato quindi aggiornato rispetto alla versione originaria) ma anche nella sua organizzazione e soprattutto nella partecipazione sempre più virtuale dei suoi tifosi.
Il lavoro infatti svela anche la formazione culturale dell’uomo Di Bartolomei (diplomato nel nostro Liceo scientifico Borromini e studente universitario iscritto alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza). Non a caso il libro contiene un capitolo dedicato all’origine del gioco del calcio, sottolineando l’importanza della storia dello sport nelle dinamiche sociali ed istituzionali di diverse epoche storiche, ma anche l’importanza umana (frequentante da adolescente l’Oratorio di San Filippo Neri del nostro quartiere, sotto la guida umana e spirituale di Padre Guido). Nell’Oratorio assimilò alcune regole di vita comportamentali che trasferì nel calcio professionistico e negli stadi: come quella di protestare con l’arbitro in modo sempre pacato, tenendo le braccia dietro la schiena, perché prima funzione del capitano è quella di essere un esempio positivo per i compagni di squadra e per i tifosi. agostino-di-bartolomei-cara-garbatella
Infatti il suo decalogo del calcio contiene suggerimenti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche comportamentali, appunto come il rispetto nei confronti dell’arbitro e degli avversari nonché suggerimenti nella cura del proprio corpo. Il libro è sorprendentemente piacevole da leggere, malgrado contenga semplici regole e indicazioni tecniche. Alla fine del volume sono pubblicate interviste a Nils Liedholm, a Giampiero Boniperti e a Sandro Ciotti che svelano in modo definitivo lo scopo di trasmettere soprattutto al giovane lettore una adeguata educazione sportiva, da un campione che portava in quegli anni la fascia da capitano al braccio completamente bianca, con un messaggio culturale da trasmettere, che cioè la fascia è una istituzione sportiva, che deve essere bianca, in quanto neutra, come devono essere tutte le istituzioni.
Il libro completa, quindi, la storia umana di Di Bartolomei, illustrata dal film di 11 metri, diretto da
Francesco Del Grosso, presentato lo scorso anno al Festival di Roma, insieme ad un precedente libro di Giovanni Bianconi uscito in due edizioni, dal titolo “L’ultima partita”, Vittoria e sconfitta di Agostino Di Bartolomei, edizioni Fandango, nel quale si ricordava la carriera di calciatore, le sue vittorie, le sconfitte ed il conseguente distacco da Roma, la sua città.
Egli, nel trasferirsi a Milano, trasmise ai milanesi una diversa immagine del romano, non sbruffone o superficiale, ma di ragazzo, sì introverso, ma affidabile, serio, che lo vide protagonista negli anni della “Milano da bere” fino all’arrivo di Berlusconi alla guida del Milan.
A proposito di cinema, il nostro Agostino è il giocatore della Roma più citato nei film della “commedia all’italiana” degli anni settanta-ottanta, così da consacrarlo, in quel periodo, come giocatore più amato e popolare della Roma, malgrado non avesse mai indossato la maglia della nazionale maggiore.

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Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella Tormarancia o Tormarancio?

Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella
Tormarancia o Tormarancio?

di Cosmo Barbato

tormaranciaCominciamo col demolire una credenza consolidata. La Tormarancia attuale non è quella “originale”, nel senso che è esistita un’altra Tormarancia, situata non tanto vicino alla nostra ma nella stessa tenuta, crollata o distrutta non sappiamo quando, forse nel XIV secolo, della quale però si sono ritrovate poderose tracce di fondazione all’interno del Parco di Tormarancia.
Il nome di Tormarancia si trasferì nel tempo all’attuale torre, la più importante tra quelle superstiti del circondario. Da quell’imprecisato momento in poi la nostra torre, indicata nella cartografia antica come Tor delle vigne, cominciò a chiamarsi Tormarancia: raccolse cioè il nome della distrutta consorella maggiore.tormarancia-anni-quaranta
Da questo punto in poi, quando parliamo di Tormarancia, ci riferiamo alla torre che svetta sulla collinetta che si affianca al bel Viale di Tormarancia. “Maschio o femmina”?
Si può disquisire del “sesso” di una torre? La toponomastica moderna si è già pronunciata: “femmina”, stando al nome del Viale.
La cartografia antica chiama la nostra torre, almeno fino al 1453, Tor delle vigne, pare per via della fertilità del territorio: vi sgorgano infatti tre sorgenti ed è attraversata dal Fosso di Tor Carbone, oggi in parte ricoperto (per anni le sue frequenti esondazioni allagavano Shangai, la misera borgata oggi scomparsa, che si era andata formando nella seconda metà degli anni Venti del secolo scorso).
In una carta del 1480 appare per la prima volta il nome di Tormarancia riferito alla Tor delle vigne e da quel momento in poi sempre così, “Tormarancia” e mai “Tormarancio” (fatta eccezione per un modo di dire popolaresco degli anni 30/40 del secolo scorso dei vecchi abitanti di Shangai: “Tor marancio” o addirittura “Tor m’arrangio”, con riferimento alla vita precaria che si conduceva nella borgata). Tormarancia è anche il toponimo che riporta il massimo studioso della Campagna romana, Giuseppe Tomassetti (1910/1926).
Dello stesso avviso è anche un altro ricercatore, Giovanni M. De Rossi, nel suo “Torri medioevali della campagna romana”(1981). “Lo stradario di Roma” di Benedetto Blasi (1922) cita Tormarancia. Lo stesso fa Sergio Delli nel suo monumentale “Le strade di Roma” (1989). Viene definita Tenuta di Tormarancia la porzione di territorio aggregato di recente al Parco dell’Appia Antica. E Tormarancia si chiamava la tenuta di 232 ettari alla quale, tanto la prima torre quanto la nostra, facevano la guardia. Ma perché quel “marancia”?
mappa-tormaranciaUna prima osservazione: “marancia”, come aggettivo del sostantivo femminile “torre”, non poteva che essere femminile anch’esso.
Si è appurato che in antico, cioè nel III secolo dopo Cristo, proprietaria del fondo fosse la famiglia senatoria dei Numisi, che ha lasciato nel territorio non poche importanti testimonianze archeologiche, oggi quasi tutte esposte ai Musei Vaticani. Si è immaginato che quella grande proprietà sia pervenuta successivamente a un ricco liberto di nome Amaranthus. Sicché dal suo nome la tenuta si chiamò inizialmente “praedium Amaranthianum”, cioè “Fondo di Amaranto”. Quando, nel 1200, fu eretta la prima torre così come anche la nostra (probabilmente dai potenti Conti di Tuscolo), nel tempo l’aggettivo “Amaranthianum” riferito al fondo si trasferì alla torre, passando ovviamente al femminile.
Le torri avevano una funzione giurisdizionale, cioè ribadivano il possesso su una proprietà (come mettere il cappello su una sedia). Ma avevano anche una funzione semaforica: nella
campagna romana, dopo l’incursione saracena giunta dal mare del IX secolo che colpì le basiliche di San Pietro e di San Paolo, poste fuori delle mura, si andò creando un sistema di torri di segnalazione con fuochi (di notte) e con fumi (di giorno) per allertare la città nel caso di un nuovo sbarco o di una delle frequenti scorrerie arabe lungo la costa. La nostra torre ha base quadrata di 6 metri per lato. E’ posta in cima a una collina a 800 metri dalla Via Ardeatina e a poco di più dall’Ostiense.
Alta 15 metri, poteva essere in grado di segnalare con le numerose altre torri dislocate lungo l’Ardeatina e l’Appia Antica. L’ipotesi della derivazione dal nome della tenuta (e quindi della torre) da quello del liberto Amaranthus è tutt’altro che provata, però finora sembra la più plausibile.
Scartata un’altra che farebbe riferimento al colore rossiccio (con qualche forzatura, amaranto) dei blocchetti di tufo con i quali è costruita la torre, come quasi tutti gli edifici medioevali coevi di Roma e della Campagna romana.
Lunga è la storia della nostra torre.
Nel tempo fu dei Bottoni, dei Leni, dei Tebaldi. Nel 1470 un Tebaldi vendette parte della tenuta all’ospedale di Santa Santorun (l’attuale San Giovanni) e 18 anni dopo un Leni vendette allo stesso ospedale un’altra parte della tenuta. In precedenza, sotto il papa Nicolò V (1447/1455), la torre dovette subire un restauro, a giudicare da una piccola lapide oggi scomparsa recante il monogramma del pontefice: PPNV, cioè Papa Nicolò V. I romani, interpretando sarcasticamente quella sigla, peraltro riportata in tutte le opere edificate o restaurate in quegli anni, la lessero come “Poco Pane Niente Vino”, alludendo al fiscalismo di quel pontefice.
Agli inizi dell’800 poi la grande proprietà fu acquistata da una facoltosa nobildonna, Marianna di Savoia contessa di Chablais, figlia di Vittorio Amedeo III re di Sardegna, che la utilizzò proficuamente come cava di pozzolana, come fertile tenuta agricola e, non ultimo, come campo di importanti scavi archeologici.
In conclusione, torniamo al “sesso” della nostra torre. Che sia esistito o no quel liberto Amaranthus, che avrebbe trasmesso il suo nome alla tenuta e alla torre, certo è che quel “marancia” è la contrazione dell’aggettivo “amaranziana” relativo al sostantivo “torre”: femminile il sostantivo, necessariamente femminile l’aggettivo.

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Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi i

Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella
A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi impiantò la sua splendida villa di campagna e la sua sperimentale “Tenuta dai 12 cancelli”.
Con la “Chiesoletta” di Sant’Eurosia ci ha lasciato un segno della sua intensa esistenza

di Enrico Recchi

Nicolò Maria Nicolai è per la maggior parte degli abitanti della Garbatella un nome sconosciuto o appena sentito nominare.
/tomba-monsignor-nicolaiQualcuno però conosce il casale che porta il suo nome e che, dall’alto della collinetta posta tra Via delle Sette Chiese, la Colombo e Via di Villa Belardi, al confine del nostro quartiere, ancora domina la zona dove oggi è l’Università San Pio V.
Ma nella storia del nostro quartiere monsignor Nicolai è stato un personaggio molto importante. Se ne è già parlato su “Cara Garbatella” in diversi articoli di Cosmo Barbato nei numeri passati, ma stavolta cerchiamo di andare un pochino più a fondo nella conoscenza di questo alto prelato della Curia romana e di spiegare come e perché la sua attività ha influito sul nostro quartiere.
Dunque, Nicola Maria Nicolai nasce a Roma nel 1756 e viene sin da giovanetto avviato alla carriera ecclesiastica. Siamo nella Roma di papa Clemente XIV Ganganelli, dominata dall’aristocrazia cattolica, dai cardinali e dalle loro beghe, con il Papa che deve affrontare il problema della soppressione dell’Ordine dei Gesuiti, fortemente richiesta da alcuni sovrani europei, Ordine che sarebbe stato poi ricostituito solo nel 1814.
Appassionato di studi classici ma interessato anche alle scienze, il nostro era ben dotato di ingegno e perspicacia, in un mondo dove chi era ben introdotto e capace aveva la possibilità di conquistare posizioni nella società romana, soprattutto se vestiva l’abito talare. Nicolai ben presto ricevette riconoscimenti per il suo operato ed incarichi che ne testimoniano le capacità. Fu Commissario generale della Camera Apostolica, organo importante nell’amministrazione finanziaria dello Stato della Chiesa, per circa 50 anni. portale-nicolai
Ma è sotto Gregorio XVI (1831-1846) – il pontefice contro cui scaglia le sue frecciate poetiche G.G.Belli – che Nicolai si afferma nel clero romano e, senza però arrivare alla porpora cardinalizia, raggiunge la carica di Ministro dell’Agricoltura dello Stato Pontificio.
Ma questa non era la sola occupazione di Nicolai. Si interessava anche di archeologia ed infatti fu presidente della “Pontificia Accademia di Archeologia”, nonché presidente dell’Accademia dei Lincei, scrivendo un libro sulla Basilica di San Paolo che fu di grande aiuto per gli architetti che la riedificarono dopo il catastrofico incendio che la distrusse nel
luglio 1823.
Ma la sua vera passione erano le scienze agrarie ed i suoi diversi campi di applicazione, spaziando così dalla rielaborazione del Catasto dei terreni e dalla conseguente riforma tributaria allo studio delle tecniche di coltivazione. Si interessò tra l’altro dell’introduzione dell’eucalipto nelle zone paludose, dopo aver accertato la sua utilità nelle opere di bonifica,
precorrendo di molto la piantumazione di eucalipti effettuata sistematicamente nel ventennio fascista nelle aree della Pianura Pontina.
Coordinò anche la ristrutturazione del porto di Civitavecchia che era il porto principale dello Stato Pontificio.
Nel periodo in cui ricoprì la carica di Ministro dell’Agricoltura prese a cuore lo stato di abbandono in cui versava la campagna romana in quegli anni. La maggior parte delle proprietà terriere erano controllate da una inerte nobiltà. Intere tenute e vasti appezzamenti venivano lasciati incolti o affidati alla discutibile gestione di fattori, mentre i contadini, la manodopera, vivevano nella povertà assoluta, in condizioni igieniche miserevoli con conseguenze nefaste sul tasso di sopravvivenza infantile e sulle aspettative di vita in generale.
la-chiesoletta-di-sant-eurosiaTra i vari scritti di monsignor Nicolai, l’opera che ci interessa maggiormente è “Memorie, leggi e osservazioni sulle campagne e sull’annona di Roma” del 1803, perché in questo suo studio troviamo alcune annotazioni che riguardano anche la futura Garbatella e zone limitrofe e ci aiutano a capire come si presentasse all’epoca il territorio su cui poi sarebbe sorto il nostro quartiere. Propose anche la cosiddetta “Tassa di migliorazione”, una tassa cioè che veniva imposta a coloro che lasciavano i propri terreni incolti, mentre non gravava su chi li faceva coltivare industriosamente e proficuamente.
La stesura del Nuovo Catasto comportò un immane lavoro di rilevazione e di riporto di informazioni secondo criteri più esatti è più moderni, attraverso la rielaborazione di tutti i dati già fatti raccogliere sotto Papa Pio VI (1775-1799). Dall’opera riusciamo ad avere un quadro d’insieme delle campagne che circondavano Roma, delle varie proprietà, dello stato delle strade che conducevano a queste proprietà e, non ultimo, dei vari monumenti che si trovavano lungo il percorso. E il monsignore fece applicare con estrema attenzione i principi da lui propugnati nella sua splendida tenuta che si trovava appunto alla Garbatella, che naturalmente all’epoca non aveva questo nome, ma era indicata genericamente come Colli di San Paolo. Nicolai era fiero del suo “arboreto”, nel quale sperimentò molte specie fruttifere. casale-santambrogio
La proprietà sarebbe passata solo più tardi alla famiglia milanese dei Santambrogio, che avrebbero poi donato la “Chiesoletta”, l’attigua Vaccheria (poi trasformata in Oratorio) e alcuni terreni circostanti ai Padri Filippini. Quindi il già citato casale, con la tenuta che lo circondava, era la villa di campagna del Nicolai, che in città abitava nei pressi di Largo Argentina. Della proprietà Nicolai resta ben evidente una delle entrate alla tenuta, un magnifico portale posto su Via delle Sette Chiese all’altezza dell’Università San Pio V.
La sua passione per le scienze agrarie lo portò anche ad elaborare un calendario rustico, antesignano di quelli odierni di Barbanera e Frate Indovino, con l’indicazione di tutti i lavori che andavano svolti in campagna mese per mese secondo il susseguirsi delle stagioni. Come detto, proprio grazie ai libri scritti da Nicolai siamo a conoscenza di molti dettagli che riguardano quella che allora era la campagna intorno a Roma e che oggi fa pienamente parte della città.
Il nostro quartiere all’epoca chiaramente non esisteva e tutta l’area era raggiungibile solo grazie alla Via Ostiense. Quindi Nicolai, per questo settore, parte appunto da Porta San Paolo, dove inizia la Via Ostiense, mettendo subito in evidenza come la zona fosse infestata da aria malsana ed il terreno fosse spesso inondato dalle esondazioni del vicino Tevere.
Le vigne, la cui coltivazione era preponderante nella zona, beneficiavano però delle alluvioni del fiume, perché la terra, come dice Nicolai, veniva “ingrassata” dai depositi fluviali. Per fortuna quei terreni, che molto più tardi avrebbero costituito gli spazi su cui sarebbe stata edificata la Garbatella, erano in parte protetti dallo “sperone” tufaceo delle colline di San Paolo.
Alcuni toponimi ancora esistenti nel nostro quartiere (Via di Vigna Pozzi, Vigna Serafini) ci portano a pensare che i vigneti fossero largamente diffusi in un’area con scarsa presenza dell’uomo. Qualche casale qua e là si distingueva nel panorama, assieme ad alcune torri di avvistamento, residui medioevali, come la Tormarancia, chiamata appunto anche Torre delle Vigne. Quindi in un’area essenzialmente agricola spiccava la presenza di una piccola chiesa settecentesca, quella che sarebbe poi diventata la “Chiesoletta” dedicata ai Santi Isidoro ed Eurosia, il primo agricoltore e protettore dei contadini e la seconda protettrice contro tempeste, fulmini e grandinate, i massimi flagelli per l’agricoltura.
Nicolai dedicò particolari attenzioni alla chiesa di Sant’Eurosia (chissà perché Sant’ Isidoro viene spesso dimenticato), per risparmiare ai suoi contadini il lungo percorso fino alla Basilica di San Paolo per ascoltare la messa domenicale. La fornì di una campana (oggi è la più piccola della parrocchia di San Filippo Neri), pagò i successivi restauri affidati all’opera del suo amico, il grande architetto Giuseppe Valadier, che gli ammodernò anche il casale in cima alla collina.
La tenuta di Nicolai era particolarmente grande, o almeno così sembrava ai pochi abitanti della zona e agli agricoltori che vi lavoravano, da essere chiamata “Tenuta dei 12 cancelli”.
Usciti dalla Porta San Paolo, la prima tenuta censita dal Nicolai era quella dei “Prati di San Paolo”, confinante con l’omonima basilica ed il monastero, proprietà dei monaci benedettini. Larga parte della tenuta era lasciata a pascolo per il bestiame e a fieno, anche perché, avendo un livello inferiore in alcuni punti a quello del fiume, era soggetta alle frequenti “escrescenze della marrana detta del Ponticello di San Paolo” (forse il ponticello sull’Ostiense da dove inizia la Via Laurentina), e quindi non conveniva coltivarla. Gli allagamenti venivano chiamati “rigurgiti del terreno”, un modo assai colorito che rende bene l’idea della fuoriuscita dell’acqua di origine fluviale dalla terra. Le altre proprietà che si incontrano lungo la Via Ostiense appartenevano ai principi Borghese, al marchese Serlupi o erano di pertinenza di ordini ecclesiastici o di chiese. Sempre Nicolai ci racconta che erano presenti in zona cave di pozzolana, delle quali sono state ritrovate recentemente sicuri resti nei lavori di scavo nelle catacombe di Santa Tecla in Via Silvio D’Amico. Più avanti sull’Ostiense venivano incontrati terreni definiti “mezzagne”, cioè con molti sassi o tufi scoperti o poca terra, scarsamente utili allo sviluppo dei semi ed in genere, proprio per questo, destinati a pascolo. Ancora oltre, sulla Via Ostiense e sulle sue diramazioni, ritroviamo tenute con nomi che ci ricordano località a noi note: Tenuta del Grottone (Via Valle del Grottone zona “I Granai”), Tenuta delle Tre Fontane, Tenuta di Tor di Valle ed ancora più in là, sempre sulla Ostiense, la Tenuta di Mostacciano, la Tenuta di Vallerano ecc.
E mentre i valori dei terreni agricoli crescevano, sia per la trasformazione delle rendite agricole in rendite urbane sia per la speculazione, la Garbatella restava ancora terreno non individuato dagli speculatori, da quelli che nel futuro lontano sarebbero stati chiamati palazzinari.
A Nicolai il Comune di Roma ha dedicato una strada, non alla Garbatella però, ma nella periferia di San Basilio. Insigne il suo monumento funebre in stile neoclassico dello scultore Giuseppe Fabris: si trova in centro, nella bella chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, in Via dei Banchi Vecchi.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

 

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Adottiamo il Parco di Commodilla

Adottiamo il Parco di Commodilla

Cerchiamo volontari per adottare il parco delle Catacombe di Commodilla. Conosci il parco delle Catacombe di Commodilla che si trova tra Via Giovannipoli e Via delle Sette Chiese? Come avrai notato, ultimamente è sporco e abbandonato, ormai è divenuto terra di nessuno alla mercè di qualunque incivile ne voglia fare scempio. Fino a pochi mesi fa era un parco pulito e fruibile.
Bambini e cani avevano trovato una convivenza civile, ora invece è impraticabile tra cestini traboccanti di immondizia, vetri rotti e mille altri tipi di rifiuti.garbatella-parco-di-commodilla
Vogliamo riprenderci il parco per renderlo di nuovo pulito e sicuro.

Stiamo organizzando un gruppo di volontari. Abbiamo già preso contatto con il Comune e con Legambiente, che è disposta ad aiutarci, ma ci servono cittadini volenterosi che, come noi, credano nella cittadinanza attiva. Se vuoi aiutarci o avere maggiori informazioni contattaci tramite:

Utenza Facebook: Parco Comodillaparco-commodilla
Gruppo Facebook Salvare Comodilla
Indirizzo: e-mail salvarecomodilla@yahoo.it

Pubblichiamo volentieri la lettera di questi volenterosi cittadini. Ricordiamo che Cara Garbatella aveva già denunciato tempo fa lo stato di abbandono del Parco di Commodilla, segnalando tra l’altro il pericoloso debordo della ghiaia sulle zone pavimentate con lastre di pietra e l’otturamento delle caditoie dell’acqua piovana e di quelle delle due fontanelle presenti. Non ultimo, segnaliamo la presenza dei monconi di due palme distrutte dall’infestazione del punteruolo rosso. In un altro articolo segnalavamo anche la presenza nel Parco di una pianta rara, originaria dell’Australia, il Brachichiton discolor, detto anche “albero bottiglia”, un’essenza che si ricopre in estate di una immensa fioritura cremisi.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli” Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della colle

Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli”
Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della collettività”

di Enrico Recchi

No, state tranquilli, non è il seguito del fortunato romanzo di Richard Adams del 1972 “La Collina dei conigli”. In zona di confine con il nostro quartiere c’è un piccolo spazio verde che è diventato il “Parco dei conigli”. Parliamo dell’area libera da costruzioni, in leggera pendenza, che si incontra in Via Tiberio Imperatore, subito dopo l’edificio della Scuola Media “Alessandro Severo”. L’area non è stata mai utilizzata se non come passaggio pedonale per chi abita nelle case della Cooperativa Ferrotranvieri che sorgono sulla Collina Volpi.
conigli-a-collina-volpiUn bel giorno, lo scorso anno, improvvisamente, qualcuno ha pensato di liberare (un termine chic, per dire che se ne è voluto disfare) una coppia di conigli da appartamento. Passare dalla condizione di animale domestico a quella di animale libero non deve essere stato facile per le piccole bestie, ma le attenzioni degli abitanti della zona e soprattutto dei bambini e l’evidente assenza di volpi e altri predatori ne hanno favorito l’ambientamento. L’area, che viene periodicamente ripulita dalle erbacce e dai rovi a cura del Comune e che è stata anche recintata, è diventata così un parco spontaneo all’aperto, dove i conigli hanno scavato le loro tane e hanno prolificato, nonostante qualche furtarello che comunque non ha influito seriamente sulla crescita del loro numero.
Se l’aumento del numero dei conigli non ha potuto seguire lo schema studiato dal pisano Fibonacci (il più noto studioso del fenomeno della riproduzione dei conigli secondo uno schema matematico, che visse tra il XII ed il XIII secolo), la loro presenza si è in ogni caso radicata e, possiamo dire, “istituzionalizzata”, se è vero che sono comparsi avvisi che indicano gli alimenti che i conigli possono mangiare e ciò che invece è deleterio per la loro salute, oltre ad ammonimenti a non appropriarsi delle bestiole che sono un bene della collettività.
Oramai la loro presenza, via via sempre più numerosa, è diventata una sorta di attrazione della zona. Specialmente il pomeriggio nelle giornate calde si vedono frotte di bambini che si avvicinano guardinghi e sospettosi (loro ancor più che le piccole bestiole avvezze alla presenza umana) con in mano una carotina o un cespo di lattuga, sotto l’occhio vigile di genitori o nonni, per riprendere contatto con una realtà, quella degli animali da cortile, oramai lontana dalla nostra attuale cultura.
Fino a poco tempo fa c’era in giro per Roma la figura della “gattara”, in genere una donna anziana che portava da mangiare alle colonie dei gatti randagi un tempo numerose nelle nostre strade (ma che fine hanno fatto i gatti randagi? Se ne vedono pochissimi). Oggi invece sono i conigli a ricevere le attenzioni amorevoli di animalisti grandi e piccoli. Un altro segno dei tempi che cambiano?

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Non siamo più XI

Non siamo più XI
Una delibera del Consiglio comunale ha ridisegnato la mappa dei municipi di Roma con una riduzione da 19 a 15. L’operazione prevede l’accorpamento dei territori o di parte dei territori di numerosi municipi. Il nostro municipio rimane integro, però cambia di numerazione: da XI diventa VIII. La decisione dell’assemblea capitolina è stata presa a maggioranza: 32 voti a favore, 4 contrari, 4 astenuti.

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Anche a casa nostra invasione di pappagalli Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nost

Anche a casa nostra invasione di pappagalli
Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nostri passerotti

Psittacula krameriNon bastavano i gabbiani e le cornacchie, ci voleva anche l’esotico. La Garbatella, come del resto Roma e più o meno tutte le città italiane, è invasa dai pappagalli.
Da noi ce ne sono in tutte le zone verdi, dal parco di Via Pullino, a quello di Via Magnaghi, a Piazza Brin, al parco di Commodilla e, ai margini del quartiere, nel grande parco Schott, nel parco Fao sulla Colombo, alla Caffarella. Non conoscendo i confini, si sono istallati anche nei parchi privati. Insomma, dovunque c’è verde. Non li spaventa nemmeno il traffico: hanno occupato perfino i rami dei platani della Circonvallazione. Anche se nascosti dal fogliame, se ne avverte la presenza dal loro verso, una specie di stridio che non ha niente a che vedere col cinguettio dei nostri passerotti. In più, ai passerotti, come a tutti gli altri uccelli di piccole dimensioni, contendono il territorio e naturalmente il cibo. Non hanno attecchito al parco davanti all’Oratorio di San Filippo Neri, probabilmente perché qui sono fortemente contrastati dalla numerosa colonia dei piccioni che vi si è istallata.
I pappagalli non sono uccelli migratori, come i merli, i pettirossi, gli storni. No, sono stanziali.
Originari dell’America meridionale, hanno trovato un ambiente a loro adatto nel nostro Paese, comprati da appassionati dell’esotico e poi sfuggiti dalle gabbie oppure liberati quando i compratori si erano stancati di accudirli (come succede d’estate, quando si va in vacanza, abbandonando il cane o il gatto di casa).
Tre sono le specie di pappagalli che sono venuti a stare da noi: il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), il Parrocchetto monaco (Myiopsitta monacus) e l’Amazone dalla fronte blu (Amazona aestiva). Il più diffuso è il Parrocchetto dal collare, facile da riconoscere per il colore del piumaggio verde brillante e con il collare arancione e nero e le zampette grigie, proveniente originariamente dall’Argentina, ma che ormai ha conquistato il diritto di nidificare anche in Italia. Insomma non è più un clandestino. Sono, i nostri, tempi di globalizzazione e di emigrazione, per gli uomini ma, a quanto pare, anche per gli animali. Si pensi a tutte le razze di cani esotici, di pesci per gli acquari, di gatti, di tartarughe d’acqua ma pure di animali per la nostra alimentazione importati in Italia. Non sappiamo se la Lega intenda organizzare contro i pappagalli, questi uccelli “stranieri”, ronde di cacciatori, non riconoscendo loro lo ius soli, cioè il diritto di cittadinanza ai parrocchetti nati in Italia.
Piuttosto potrebbe condurre una guerra, questa sì santa, contro il “Punteruolo rosso”, il terribile coleottero arrivato qui dall’Estremo Oriente, che sta distruggendo tutte le palme dei nostri giardini.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

(C.B.)

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Primarie del centro sinistra per candidato a sindaco di Roma. Anche alla Garbatella “stavince” Ignazio Marino

Primarie del centro sinistra per candidato a sindaco di Roma.
Anche alla Garbatella “stavince” Ignazio Marino

Si è votato domenica 7 aprile nei quattro seggi alla Garbatella, allestiti dai volontari di Roma Bene Comune per scegliere tra i sei candidati del centro sinistra per le elezioni a sindaco del 26 e 27 maggio. Buona partecipazione popolare, con un risultato che non lascia dubbi.
Marino ha ottenuto il 71%, David Sassoli il 14,4%, Gemma Azuni 5,8%, Paolo Gentiloni il 4%, Patrizia Prestipino 2,8%, Mattia Di Tommaso 1,1%.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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XI: Catarci candidato unico di “Roma bene comune”

XI: Catarci candidato unico di “Roma bene comune”

La coalizione di centro sinistra “Roma bene comune” ha proposto come unico candidato alla presidenza dell’XI Municipio (ora VIII) il presidente uscente Andrea Catarci. Non c’è stata competizione con l’altra ex candidata alle primarie, la Presidente del Consiglio municipale Valeria Baglio, peraltro proveniente dalla stessa esperienza di governo, la quale ha preso atto dell’orientamento della coalizione.
A lei è stato espresso il ringraziamento per la sensibilità dimostrata, nell’interesse generale del territorio, della città e della coalizione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Catarci, la persona giusta alla guida del Municipio

Catarci, la persona giusta alla guida del Municipio
Il suo forte radicamento per continuare a risolvere i problemi del territorio.
La battaglia per realizzare il reale decentramento dei municipi dal Campidoglio

Basta fare due passi a piedi a San Paolo, alla Garbatella o alla Montagnola insieme ad Andrea Catarci per capire perché è la persona giusta per continuare a guidare il Municipio.
Se questa istituzione, la più vicina ai cittadini, può infatti essere considerata l’interfaccia della pubblica amministrazione, la migliore risposta sono le persone che conoscono il territorio, la sua storia, il tessuto sociale e produttivo dei quartieri. Anche perché se le ultime elezioni hanno mandato un messaggio chiaro alla politica è che non funzionano più alchimie, decisioni prese tra pochi, candidature calate dall’alto. Contano le persone.
andrea-catarci-protesta-porta-san-paoloAndrea Catarci è cresciuto politicamente in questa zona di Roma, è qui che ha iniziato a fare politica dopo gli anni dell’università, è qui che ha dato dimostrazione di essere una risorsa per il centro sinistra, di essere utile.
Capiamoci, le possibilità di dare risposte concrete alle esigenze e ai problemi dei cittadini è solo in minima parte di pertinenza dei municipi.
Colpa di un decentramento che a Roma, differentemente da altre capitali europee come Londra o Parigi, nessuno ha avuto la capacità e la volontà di portare a compimento. Lo dico per esperienza personale: spesso i presidenti di Municipio pagano responsabilità non loro, in particolare quando la capacità di ricezione in Campidoglio è bassa o nulla come negli ultimi 5 anni. Questo però non ha fermato Andrea Catarci nelle sue battaglie per il territorio.
Gli esempi sono tanti, l’ultima quella in difesa  del Cto che il commissario regionale Bondi aveva di fatto condannato a chiusura. Ma anche la questione dell’ex Fiera di Roma, partita questa ancora tutta da giocare, sulla quale bisognerà fare in modo che gli appetiti speculativi non abbiano la meglio sull’esigenza enorme, nel nostro Municipio come in tutta Roma, di spazi aggregativi e culturali.
Quella della lotta alla speculazione e agli sprechi è un vero cardine dell’idea comune che abbiamo di città, come nel caso dell’Appia Antica, patrimonio comune sfregiato dall’abusivismo edilizio o come nel caso del Valco San Paolo, con le piscine costruite per i Mondiali di nuoto del 2009 lasciate in stato di abbandono. Il contrario della nostra idea, che nel Municipio è ben visibile: come nel progetto degli orti urbani, che ha portato alla riqualificazione dell’area attigua alla Regione Lazio sulla Via Cristoforo Colombo o la creazione del centro di aggregazione giovanile Roma 70. Forme di partecipazione e condivisione nella metropoli, come la scelta di proseguire sulla strada del bilancio partecipato, che già avevamo avviato durante la mia presidenza.
Un Municipio che, nonostante resistenze e veti incrociati, è riuscito ad istituire i registri delle Unioni civili e del Testamento biologico, iniziative non solo simboliche, ma dall’impatto politico e culturale avanzato, in anni di regressione della città.
L’attuale Presidente dell’XI Municipio (oggi VIII) ha svolto anche, su temi di interesse comune, un ruolo di opposizione all’Amministrazione Alemanno. Uno per tutti, la privatizzazione di Acea, vera e propria battaglia campale che solo la compattezza di un fronte largo, esteso dai movimenti, fino a partiti e associazioni, ha consentito di vincere. E Andrea c’era, dall’inizio.
Ora abbiamo la possibilità di incidere, dando a Roma e ai municipi la migliore guida possibile, passando da un’opposizione dura all’amministrazione di Alemanno&co a una guida virtuosa della Capitale, imprimendo alla città una svolta che è rimasta a metà negli anni del centro sinistra.
Per portare avanti questo progetto ambizioso servono persone preparate e capaci, ecco perché non ho nessun dubbio su chi debba essere il Presidente del Municipio.

Massimiliano Smeriglio

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Cinque anni di impegno e passione della Giunta guidata da Andrea Catarci

Nostra intervista al candidato della coalizione “Italia bene comune” a Presidente dell’XI Municipio
Cinque anni di impegno e passione della Giunta guidata da Andrea Catarci

Presidente Catarci, siamo quasi al termine della consiliatura dell’XI (ora VIII) Municipio. Che cosa è successo in questi cinque anni?
andrea-catarci-fosse_ardeatineSono stati cinque anni condotti tra opposizione al centro destra capitolino e buon governo locale,  attuati con strumenti creativi e inconsueti per un’Amministrazione. Il lavoro sugli aspetti legati alla cura del territorio, sia in termini di servizi alla persona che di manutenzione urbana, è stato reso oltremodo complicato dalle politiche del Sindaco Alemanno, che ha negato le indispensabili risorse economiche ed ha mandato in sofferenza istituti scolastici, parchi, strade ed assistenza, come abbiamo ripetutamente denunciato.

Malgrado ciò siamo riusciti lo stesso a gestire con le cifre risibili a disposizione le maggiori criticità, nonché a mantenere quasi sempre standard decenti. In generale, nella resistenza ad Alemanno e nel continuo muro contro muro, l’impegno e la passione si sono rafforzati mese dopo mese, insieme al senso di responsabilità sociale verso la collettività. Allo stesso tempo, nei cinque anni che si avviano alla conclusione, numerose sono state le azioni in cui si è sostanziata un’altra idea di città, su molteplici ambiti: allargamento di diritti sociali e civili, tutela e valorizzazione del patrimonio, contrapposizione agli interessi dei Poteri Forti, creatività nell’elaborare risposte innovative, sostegno ai processi di partecipazione e progettazione dal basso. abuso-parco-dell-appia

E’ ora il tempo di passare dalla resistenza al progetto, su Roma e per Roma. E’ora di guardare al futuro, guardando la ripartenza nel dopo-Alemanno attraverso progetti di recupero, riqualificazione, valorizzazione sostenibile dell’ambiente urbano, sviluppo economico e occupazionale, allargamento dei diritti civili, memoria storica, cultura, sport, potenziamento del welfare locale, restituendo il senso di un cambiamento realizzabile in poco tempo. Perché Roma è in crisi conclamata, economica, sociale e culturale, ma ha dentro di sé le risorse per uscire presto dall’attuale declino. 

Presidente Catarci, quali sono stati i principali risultati raggiunti dalla sua Giunta municipale?
Parliamo di cose concrete: abbiamo tutelato l’Appia Antica e contrastato l’abusivismo edilizio e speculativo in aree di straordinaria valenza storica e paesaggistica;

presidente-catarci-parco-serafiniabbiamo garantito l’interesse pubblico nei processi di trasformazione dell’Air terminal e lo stesso si intende fare all’ex Deposito Atac e all’ex Fiera, perché non si deve delegare lo sviluppo del territorio ai gruppi imprenditoriali;

abbiamo riqualificato il territorio con la demolizione e la ricostruzione di edifici, come a Viale Giustiniano Imperatore, perché bisogna impedire il consumo di suolo e ripensare gli spazi integrando rinnovamento edilizio e qualità della vita;

abbiamo riconvertito luoghi degradati reperendo creativamente le risorse necessarie come per il giardino di Via Galba a San Paolo e utilizzando la Street Art come all’Ostiense; abbiamo adeguato le sedi per i servizi municipali, per migliorare l’accoglienza e la relazione con la popolazione;

abbiamo elaborato un progetto dal basso per l’area dell’ex Fiera con comitati, associazioni e singoli cittadini, perché consideriamo la partecipazione alle grandi scelte un’opzione strategica;

abbiamo istituito i Registri dei Testamenti Biologici e delle Unioni Civili per allargare nel nostro Municipio la sfera delle libertà personali e dei diritti; abbiamo realizzato tratti di piste ciclabili e promosso l’uso di mezzi alternativi all’auto, per incoraggiare una mobilità sostenibile;

abbiamo assunto direttamente la gestione di un’area verde, il Parco Cavallo Pazzo; abbiamo sperimentato forme innovative di comunicazione istituzionale, usando maxi-schermi per contrastare lo scempio di decine di migliaia di cartelloni e riguadagnare così decoro; abbiamo rinnovato la memoria storica, ogni anno alle Fosse Ardeatine, alla Montagnola e in altri luoghi-simbolo;

abbiamo dato nuovo vigore alla rete di realtà culturali e sportive con programmi gestiti collettivamente come Natale di Sport e Buon Compleanno Garbatella, investendo sull’associazionismo.

E ancora, abbiamo contribuito all’esito positivo della vertenza sulle case di Via Pincherle con il Comitato inquilini ed il sindacato Asia, perché consideriamo l’emergenza e il disagio abitativo ai primi posti della nostra agenda; abbiamo avviato un centro di prossimità per profughi Afghani, per
sostenere l’integrazione di richiedenti asilo; abbiamo dotato il Consultorio di una nuova sede, per riprendere il cammino sui temi dell’autodeterminazione femminile;

abbiamo adibito gli spazi inutilizzati di una scuola a Montagnola per le attività di portatori di handicap; abbiamo sviluppato progetti-pilota sul carcere, per il reinserimento di detenuti, ex detenuti e ‘colpevoli nati’; abbiamo difeso l’ospedale Cto insieme alle forze sindacali e alle categorie professionali, perché non ci arrendiamo a veder cancellato il diritto alla salute.

Qualcosa senz’altro mi sfugge. Però, pur nella soddisfazione di tante cose avviate e compiute nel
complicato contesto, la città sta messa male, così male che non si può essere soddisfatti.

Perché?
Perché Roma sta soffrendo troppo per la grave crisi economica ed occupazionale. Sconta la  mancanza di politiche di sviluppo e di sostegno al lavoro e all’impresa, sconta un’urbanistica servile e senza idee, l’assenza di un’adeguata opera di manutenzione, sconta servizi sociali che si stanno riducendo ad elemosine più che a prestazioni professionali. E, ancora, è peggiorata la mobilità, il senso civico, il decoro e la sicurezza cittadina, la cultura, lo sport. Persino il progetto di Roma Capitale, in mani dilettanti, non riesce nemmeno ad alzare lo sguardo all’area vasta del territorio circostante che contiene porti e aeroporti, né a comprendere l’ovvia necessità dei Comuni metropolitani e del dialogo con tutti i Comuni, pure il più piccolo. E’ evidente, poi, che non si può continuare a stare senza un bilancio approvato nei tempi dovuti, cioè nei primi mesi dell’anno, né è tollerabile che non si paghi chi lavora per l’Amministrazione, come purtroppo avviene. La soluzione di queste criticità sta nel porre fine alla fase di devastazione che porta il nome di Alemanno. Quando Roma viene così maltrattata chi la ama non può essere soddisfatto del suo operato.

Quali altre criticità si dovranno affrontare?
Oltre a quelle generali sopra richiamate, ci sono poi le grandi problematiche territoriali: si chiamano ex Fiera, Polo natatorio Valco San Paolo, ex deposito Atac, Piano di Piazza dei Navigatori, albergo-cantiere di Viale Giustiniano Imperatore, edificazione I60 a Grottaperfetta. C’è poi l’incompiuta Città dei Giovani al posto degli ex Mercati generali e soprattutto la mancata realizzazione del Parco di Tormarancia, atteso con impazienza; c’è, infine, la necessità di un riequilibrio del sistema della mobilità, sia nelle zone ad alto tasso di trasformazione come l’Ostiense che in quelle meno dinamiche.
Insomma, c’è un gran lavoro davanti …

Qual è oggi la situazione del Mercato coperto della Garbatella, che ha visto le prime iniziative nei giorni scorsi? Ci pare di capire, girando per il mercato all’aperto in Via di Santa Galla che, da parte di alcuni degli operatori, non ci sia proprio l’intenzione di rientrare a Via Passino …
I lavori in Via Passino sono in gran parte completati. Continuano però ad esserci, come segnalato a più riprese dal Municipio, evidenti carenze all’impianto elettrico, continua a mancare l’ascensore, così come i magazzini di stoccaggio merci. I due manufatti al centro della struttura sono ancora allo stato grezzo. Ma non è per questo che non si è riaperto.
La realtà è che alla Giunta Alemanno interessa poco o nulla delle sorti del Mercato e degli equilibri territoriali. E’ da quasi un anno che il Municipio sottolinea i restanti lavori di cui necessita la struttura, suggerendo di realizzare gli interventi, mentre si programma il rientro degli operatori, per sbrigarsi dopo tanti anni di attesa.
Ma non si è mosso nulla, neanche quando abbiamo approvato un atto ufficiale in Consiglio municipale per accelerare la riapertura ed uscire dall’impasse. E’ vero, poi, che gli operatori commerciali che sono attualmente nella sede impropria di Via di Santa Galla non vogliono lasciare quella zona. Oltre a stare lì da circa dieci anni ed aver consolidato una rete di clienti, sanno pure di stare in un pezzo di territorio in radicale riqualificazione, dove hanno già visto la luce importanti attività economiche come Eataly e Casa Italo, nuovi complessi residenziali come Parco Ostiense, imponenti infrastrutture come il Ponte sulla ferrovia che ha preso il nome di Settimia Spizzichino.
Nei prossimi anni arriveranno gli uffici di Roma Capitale  con 4.500 dipendenti e tutto il resto previsto nel progetto Campidoglio 2. Ovvio che, dal punto di vista della competitività, tale contesto aiuta.
L’atteggiamento degli operatori è comprensibile, tanto che il Municipio dal 2007 ha sollecitato le due Giunte comunali che si sono succedute a realizzare per loro un ulteriore mercato alla vicina Via Capitan Bavastro (indicando l’area destinata a servizi di quartiere che può essere finalizzata allo scopo). Ma l’atteggiamento del Sindaco e dell’assessore competente Bordoni è assolutamente incomprensibile: a parole hanno detto sì al mercato aggiuntivo, poi non lo hanno finanziato. Però hanno comunque destinato la struttura di Via Passino ad altri scopi, decidendo di collocarci il Farmer’s Market che stava a Testaccio. In questo ginepraio di azioni contraddittorie se ne sono fregati dei bisogni della cittadinanza, sintetizzabili nella riapertura di uno storico ritrovo commerciale e sociale nel cuore della Garbatella.
Così come se ne sono fregati dei bisogni degli operatori interessati, ai quali non viene prefigurato alcun futuro.

Per finire, che ne sarà dell’area dell’ex Fiera?
E’ una grande partita aperta e l’imponente corteo popolare di poche settimane fa ha fatto capire a tutti quanto il territorio non sia disposto ad restare spettatore passivo. Deve vincere l’utilità sociale, l’equilibrio territoriale e cittadino, la lungimiranza. Non la speculazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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