L’Appia Antica continua a regalarci delle scoperte eccezionali. A pochi passi da dove nel 2023, fu ritrovata un’antica statua di Ercole, in questi giorni degli scavi archeologici, condotti dall’Università di Ferrara, al civico 39 della via Appia Antica, hanno portato alla luce un mosaico “insolito”.
L’ornamento musivo, composto da tessere bianche e nere, è databile tra la fine del II secolo e gli inizi del III secolo d.C. e presenta una decorazione che non trova molti confronti a Roma, poiché unisce un classico motivo a girali con elementi geometrici a doppia T che incorniciano campi figurati, il tutto racchiuso in una cornice a semicerchi.
Cos’è il progetto “Appia39”
Diretto dalla professoressa Rachele Dubbini e dal dottor Fabio Turchetta e iniziato nel 2022, il progetto “Appia39” coniuga l’esigenza del lavoro sul campo per gli studenti di archeologia con le nuove prospettive dell’archeologia pubblica, attraverso un’esperienza immersiva per la cittadinanza.
È possibile infatti, visitare lo scavo ed osservare da vicino il lavoro degli archeologi e i progressi, guidati dagli addetti ai lavori o provare realmente il lavoro dell’archeologo.
Altre informazioni sono disponibili sul sito del progetto e sulla pagina Instagram @appiantica39
La storia di Rosa Fedele, la 336esima vittima dell’eccidio nazifascista alle Fosse Ardeatine
A distanza di 80 anni rimangono ancora delle ombre sulle vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Delle 335 persone trucidate dalla folle ritorsione dei nazifascisti, dopo l’azione partigiana di via Rasella per mano dei Gap, otto corpi rimangono ancora da identificare e anche sulla 336 esima vittima “Fedele Rasa”, probabilmente ferita a morte all’esterno delle cave da parte di un soldato tedesco di guardia nei dintorni, permangono dubbi ed incertezze.
“C’è qualcosa che è ancora ignorato, nel grande eccidio delle Cave Ardeatine – precisa lo scrittore e cronista giudiziario Cesare de Simone nel libro Roma città prigioniera (Ed. Mursia 1994). In realtà, gli uccisi dai tedeschi furono 336, e quel trecentotrentaseiesimo è una donna di 74 anni, si chiamava Fedele Rasa.
Spulciando i registri del pronto soccorso dell’ospedale del Littorio (oggi San Camillo) nel registro degli Ingressi donne dell’anno 1944, al numero 2976 si conferma: «24 marzo, ore 17, Fedele Rasa, 74, fu Andrea, nata a Gaeta (Littoria), abitante al Campo sfollati Villaggio Breda, scompenso cardiaco provocato da ferita d’arma da fuoco deceduta il 25 marzo ore 2, giorni di degenza 1. La donna è rimasta colpita da un colpo di fucile sparato da soldato tedesco mentre faceva erba sul prato di via delle Sette Chiese prospiciente la via Ardeatina» (1)
Il vero nome della donna e la testimonianza
E qui cominciano gli interrogativi. Fedele è un nome inusuale per una donna, Rasa un cognome molto poco diffuso: si chiamava veramente così la malcapitata? Tramite l’anagrafe abbiamo scoperto che il vero nome della donna è Rosa Fedele, nata a Gaeta l’11 febbraio 1862 (2). Oltre al nome e al cognome, anche l’età riportata risulta sbagliata, al momento del decesso non aveva 74 ma 82 anni.
A sostegno della versione di De Simone c’è anche un testimone diretto. Infatti Adelio Canali, abitante della Garbatella e per decenni segretario della locale sezione della Democrazia Cristiana, in un suo libro di memorie (3) e in una recente intervista ci lascia una credibile dichiarazione:
“Il pomeriggio del 24 marzo 1944, mentre mi trovavo con la mia famiglia in zona via delle Sette Chiese, mi ero allontanato per giocare avvicinandomi alle cave ardeatine. Sulla sommità della collinetta vidi una signora anziana, io ero nascosto dietro le fratte, scorsi poco lontano un milite tedesco armato. Impaurito da quella vista mi diedi a gambe levate per tornare dai miei. Mentre correvo udii distintamente un colpo di arma da fuoco. Qualche giorno dopo seppi che quella signora era poi deceduta all’ospedale.”
Molto probabilmente la donna vista da Adelio era proprio la nostra Rosa Fedele che si trovava per sua sfortuna in quei paraggi in quel giorno sventurato. È legittimo sollevare un ulteriore interrogativo. Perché una donna di 82 anni che dimorava al Campo Breda (4) sulla Casilina quel giorno si trovava nei pressi delle Fosse Ardeatine, a circa 20 km di distanza dalla sua residenza? Per questa domanda non abbiamo risposte certe. Possiamo solo supporre che Rosa Fedele, viste le disumane condizioni cui erano sottoposti gli sfollati al Campo Breda, fosse fuggita e avesse trovato rifugio nella zona, per esempio presso i frati salesiani che davano ricovero a sfollati e sbandati all’interno delle Catacombe dai San Callisto: questa è però solo una nostra congettura non suffragata da prove concrete.
(Ha collaborato Giuliano Marotta)
Certificato di nascita e atto di morte di Fedele Rosa
Note
Purtroppo non sono più disponibili i registri di ingresso donne al pronto soccorso citati da De Simone, né al San Camillo (ex Littorio) né al San Giovanni (altro ospedale citato da De Simone nel suo racconto), di conseguenza non abbiamo potuto confermare le indicazioni da lui fornite. Visti però i riscontri documentali, la testimonianza diretta, la dovizia di particolari forniti possiamo ritenere il suo racconto veritiero.
Rosa Fedele di Andrea e Antonia Loreta Di Biase. Sposata il 13 agosto1887 con Vincenzo Albano, rimasta vedova il 10 febbraio 1930, abitava in via Indipendenza 461 a Gaeta. Il certificato di morte recuperato all’anagrafe di Roma (foto 1) riporta che Rosa Fedele di razza ariana (sic!) morì nella notte del 25 marzo 1944 alle ore 2 presso l’Ospedale Littorio (attuale San Camillo).
La Breda di Torre Gaia, situata al km 14 della via Casilina, era uno stabilimento destinato alla fabbricazione di armi automatiche di medio e grosso calibro, fortemente voluto da Mussolini dopo la vittoriosa campagna militare per la conquista dell’Africa Orientale. Nel 1943 erano stati allestiti nell’area sia un Campo per Sfollati sia un vero e proprio Campo d’Internamento, quest’ultimo creato all’interno della fabbrica d’armi. Qui venivano instradati uomini abili al lavoro e giovani rastrellati a Roma e dintorni. La vigilanza era affidata agli agenti della P.A.I. (Polizia dell’Africa Italiana) e ad alcuni contingenti della Wehrmacht con la supervisione delle terribili SS. Le condizioni di vita dei profughi e degli internati erano terribili. Nel periodo fine 1943 inizi 1944 molti abitanti di Gaeta e delle zone, che si trovavano sulla linea del fronte Gustav, furono sfollati a Roma nel Villaggio Breda.
Cicoriare presso la Basilica di San Paolo (foto di Tripoli Benedetti)
“La fiera delle Falsità” presentato a Casetta rossa
L’eccidio delle Fosse Ardeatine, tra memoria e falsità, continua a distanza di ottant’anni ad interrogare storici e cittadini. Su questi temi il 18 aprile è stato presentato a Casetta Rossa La fiera delle falsità, edizioni Donzelli. Il libro è un dialogo tra Lutz Klinkhammer, Vicedirettore dell’Istituto storico germanico in Italia e Alessandro Portelli, uno dei padri fondatori della storia orale, già professore ordinario di Letteratura angloamericana all’Università degli studi di Roma ed autore de “L’Ordine è già stato eseguito”.
L’incontro introdotto da Maya Vetri, assessora alla cultura del Municipio VIII e coordinato da Annabella Gioia, membro del direttivo IRSIFAR, ha approfondito molti aspetti della percezione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, cercando di evidenziare le tante mistificazioni che ancora oggi vengono diffuse e di indirizzare sul binario dell’onestà intellettuale il racconto dell’accaduto.
Memoria Collettiva
Il testo affronta il tema della distorsione della memoria collettiva sulla più grande strage patita dalla città di Roma il 24 marzo 1944. Una questione che è ancora in bilico tra la consapevolezza che la Resistenza fu un’opposizione inevitabile per liberare l’Italia dall’odiosa occupazione nazifascista e revisionismo storico da parte di coloro che non hanno fatto i conti con il passato e che tentano ancora oggi di mettere in discussione il valore fondante della lotta di liberazione. Tutti gli aspetti che hanno portato, a 80 anni dall’evento, a questa falsa percezione di ciò che avvenne, sono trattati nei capitoli del libro.
Bombardamenti “amici”
Uno dei temi toccati durante l’evento è stato quello dei bombardamenti “amici” da parte delle truppe alleate, che fu oggetto di una percezione erronea sia da parte di chi sganciava le bombe non conoscendo la situazione di Roma “Città Aperta”, sia da parte dei cittadini della Capitale che subivano il fuoco di chi doveva liberarli dall’occupante nazista.
Le forme della violenza
Altro tema trattato è stato quello delle forme della violenza usate. Una “violenza calda” fu quella perpetrata dalle milizie che si trovavano sul territorio, che in un primo momento volevano fucilare tutti i civili rastrellati nei paraggi di via Rasella. Una “violenza fredda”, decisa dagli apparati politici per instillare nell’opinione pubblica false credenze.
Memoria e Storia
La discussione si è poi orientata sul rapporto tra memoria, tipicamente il modo in cui le singole persone ricordano e interpretano gli eventi, e storia, che sinteticamente è un racconto degli eventi trascorsi basato su evidenze documentali.
Menzogne e propaganda
Successivamente si è parlato della menzogna propagandata a più riprese secondo la quale i partigiani sarebbero stati a conoscenza del fatto che alla loro azione sarebbe seguita una feroce rappresaglia,
accompagnata dall’ulteriore falso storico che i nazisti avrebbero affisso manifesti chiedendo ai partigiani responsabili dell’attentato di costituirsi.
Conclusioni
In conclusione, la mistificazione operata da membri del governo in carica in relazione ai componenti del battaglione Bozen (obiettivo dell’attentato di via Rasella) e le accuse mosse ai partigiani, propongono una narrazione finalizzata alla costruzione di una memoria collettiva basata su un falso storico.
Il professor Alessandro Barbero e centinaia tra studentesse, studenti e docenti, hanno affollato le mura del Teatro Palladium alla Garbatella nella mattinata di mercoledì 27 febbraio. Un’occasione più unica che rara, quella che si è presentata alle ragazze e ai ragazzi del triennio del Liceo Peano di Via Morandini, in zona Laurentina.
Il professor Barbero
Specializzato in storia del Medioevo, è uno dei professori più autorevoli, ma soprattutto più conosciuti e popolari nell’Italia degli ultimi anni. Ordinario all’Università del Piemonte Orientale, può vantare, oltre che un’altissima carriera accademica e produzione saggistica, di essere una vera e propria star di internet e dei social network. Grazie alla divulgazione delle sue lezioni e video-conferenze sulle piattaforme digitali, la voce di Barbero ha raccontato, e racconta tuttora, i passaggi fondamentali della Storia europea – e non solo – a giovani e meno giovani.
Un’opportunità da non perdere
L’iniziativa nasce proprio in virtù della grande popolarità di Barbero. Alcune studentesse e studenti, infatti, sono riusciti ad entrare in contatto con il Professore strappando la sua disponibilità ad un incontro dal vivo: grazie alla collaborazione con il Municipio VIII e alla Fondazione Teatro Palladium, la scuola ha ottenuto la possibilità di svolgere l’evento all’interno del Teatro, permettendo, così, a molte classi del triennio di partecipare. Una grande opportunità, che l’intera comunità scolastica non si è fatta sfuggire.
Foto tratta dal profilo Facebook del Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri.
Domande e risposte al Teatro Palladium
A meno di un mese da un’importante commemorazione per il territorio come quella delle Fosse ardeatine, con il Professor Barbero, gli studenti hanno potuto dialogare apertamente intorno ai temi della guerra e delle guerre, e del rapporto che queste hanno con l’informazione. “Guerre attuali e virtuali. Lo storico Alessandro Barbero dialoga con gli studenti del Liceo Peano“, questo il titolo della giornata. Una mattinata che difficilmente dimenticheranno, a discutere insieme intorno ad una lettura storica degli eventi del presente, necessaria per capire le radici profonde dei conflitti attualmente in corso, ma anche le differenze e le similitudini nella percezione e nel racconto dei conflitti di oggi e di ieri.
Storia orale – La memoria è un valore enorme per un territorio dalla storia lunga e complessa come quello dell’ottavo Municipio. Imparare a raccogliere, elaborare e restituire testimonianze private e collettive sono gli obiettivi che l’Aiso (Associazione Italiana di Storia Orale) si pone nella prima Scuola di storia orale e public history nel paesaggio metropolitano di Roma che si svolgerà nel quartiere di Tor Marancia dal 17 al 19 giugno.
Il programma dei tre giorni
Il programma prevede lezioni interdisciplinari, geoesplorazioni e laboratori. I temi principali che i formatori e le formatrici coinvolte affronteranno saranno: la storia della borgata Tor Marancia “Sciangai” dalle origini al dopoguerra; la campagna in città da cui siamo circondati; le politiche urbane e riqualificazione delle periferie tra anni Novanta e nuovo Millennio, la storia delle Fosse Ardeatine e tanti altri argomenti che a partire da Tor Marancia coinvolgono tutta la città.
L’obiettivo è fornire ai e alle partecipanti strumenti per leggere la città e i suoi quartieri in prospettiva storica, utilizzando (anche) le fonti orali. Saranno intervistate circa quindici persone del quartiere, dai più anziani ai più giovani, da chi a Tor Marancia ci è nato e a chi ci è arrivato dopo un lungo viaggio. Ognuna racconterà la propria vita, il rapporto con il territorio e le sue passioni. A partire dalle interviste raccolte e avvalendosi di altri materiali documentali messi a disposizione dagli organizzatori, i partecipanti sono poi invitati a creare dei prodotti culturali da restituire alla comunità territoriale ospitante.
Istituto Sant’Alessio Margherita di Savoia negli anni ’50
Come iscriversi
Per l’iscrizione c’è tempo fino al 3 giugno, è previsto un tetto massimo di 25 iscrizioni, di cui 5 riservate per utenti del S. Alessio. Le iscrizioni verranno accolte in ordine di candidatura fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per tutte le altre informazioni vi consigliamo di visitare il sito dell’Aiso. L’evento si svolgerà all’interno dell’Istituto Sant’Alessio e al Parco della Torre. Promosso da Aiso vede la collaborazione dell’Associazione Parco della Torre di Tormarancia, del Circolo Gianni Bosio e l’Asp Sant’Alessio, con il patrocinio del Municipio Roma VIII
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