Un secolo di Padri Filippini. Tutta la storia nel libro in distribuzione da ottobre
Cento anni di presenza sul territorio. Cento anni in cui i Padri Filippini hanno contribuito alla formazione, allo sviluppo della Garbatella e alla crescita umana e spirituale del quartiere. Tutto ciò emerge con forza nel libro “Padri Filippini. Cento anni di fede, operosità e carità” scritto a più mani, che sarà presentato sabato 5 ottobre alle ore 18.00 presso la Chiesa Parrocchiale San Filippo Neri. Nella prefazione di Padre Rocco Camillò, Preposito della Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma, c’è tutto il senso di questo lavoro: “… il cuore che parla al cuore è, alla fine, il segreto dell’umanità.”
La storia inizia con San Filippo Neri, fiorentino di nascita, romano di adozione. Ordinato sacerdote e 36 anni, ne aveva 60 quando nel 1575 Papa Gregorio XIII promulgò la Bolla che riconosceva la Congregazione dell’Oratorio assegnandole una chiesa fatiscente: Santa Maria in Vallicella. Il tempio fu ricostruito integralmente e rinominato Chiesa Nuova, ancora oggi presente a due passi da Piazza Navona. Proprio nel 1575, durante le celebrazioni del Giubileo, San Filippo Neri promosse il pellegrinaggio lungo quella via, che dalla basilica di San Paolo fuori le mura conduceva alle catacombe di San Sebastiano e ancora oggi porta il nome di via delle Sette Chiese.

Lungo questa strada, in un contesto di piena campagna, nel 1818 Monsignor Nicola Maria Nicolai, un ricco e colto prelato, erigeva per i contadini della sua tenuta una chiesetta intitolata ai Santi Isidoro ed Eurosia, rispettivamente patrono degli agricoltori e protettrice dai fulmini.
Nel 1889 la chiesetta e gli edifici ad essa collegati furono acquistati da padre Generoso Calenzio, Preposito della Congregazione di Roma. Su richiesta di Papa Pio XI, che aveva contribuito con un supporto economico e con l’impegno assiduo di padre Cesare Nanni, proprio 100 anni fa i Padri dell’Oratorio affidarono a questa piccola proprietà la loro azione pastorale. La storia di questo luogo, che ha accolto decine di migliaia di ragazzi della zona, ha virtualmente inizio il giorno di Natale del 1924. A maggio di quell’anno il cavaliere Luigi Santambrogio donò all’Opera Filippina 1.700 mq di terreno con fondo rustico con vaccheria adiacente alla chiesa rurale dei Santi Isidoro ed Eurosia. Padre Luigi Botton, trasferito alla Garbatella proprio in quell’anno, trasformò quei locali in Cappella ove celebrò la messa di mezzanotte.
In quel periodo il quartiere Garbatella si stava sviluppando, la cura delle anime era affidata alla Basilica di San Paolo, nella zona non erano presenti altre parrocchie. Negli anni Trenta del secolo scorso l’azione pastorale del quartiere si intensificò grazie a padre Alfredo Melani e padre Alessandro Daelli. La piccola chiesa, i locali e gli spazi adiacenti erano diventati per tutti la “Chiesoletta”.
Durante la guerra i padri aiutarono la popolazione in tutti i modi possibili. Nei nove mesi in cui Roma fu occupata dai nazisti, molti giovani renitenti alla leva ed ebrei sfuggiti ai rastrellamenti trovarono rifugio clandestino all’interno della struttura tanto che in seguito i sacerdoti ricevettero il titolo di Giusti tra le Nazioni. Nel 1940 la Congregazione deliberò l’inizio dell’attività di una scuola media. Vennero adattati i locali adiacenti la Chiesoletta e il 6 novembre 1944 ebbero inizio le lezioni. Nel 1948 fu edificato l’edificio come lo vediamo oggi: la scuola media fu intitolata al venerabile Cardinale Cesare Baronio. In quel periodo svolgevano la loro opera, oltre a quelli dei sacerdoti già nominati, padre Giuseppe De Libero, padre Armando Raglioni, padre Antonio Bordonali, padre Gaetano Angilella.

A dicembre del 1952, grazie alla donazione dei coniugi statunitensi Thomas e Irene Bradley, fu istituita la parrocchia con il suo edificio. Su indicazione di Monsignor Montini fu intitolata a “San Filippo Neri in Eurosia”, nome che sintetizzava tutta la storia dell’opera filippina alla Garbatella.
A partire da quella data, negli ultimi 72 anni, la parrocchia è stata centro di formazione e di spiritualità, di attività caritative e culturali. Due Papi la visitarono, Paolo VI nel 1967 e Giovanni Paolo II nel 1986; quest’ultimo sintetizzò con efficacia la missione dell’oratorio: “Un ponte tra la Chiesa e la strada”.
Alla fine degli anni Cinquanta entrò in campo padre Guido Chiaravalli che lasciò un’impronta fondamentale per la scuola e l’Oratorio ricreativo. Milanese di nascita ma, come san Filippo Neri, romano di adozione, incarnò una figura di riferimento per più di 50 anni e per tante generazioni di adolescenti. I ragazzi della zona consideravano l’Oratorio come un luogo dove era dolce approdare. Tra quelle mura c’era la rappresentazione della vita di un’intera borgata. C’era la povertà di tanti, depredati nel secondo dopoguerra del pane e di un lavoro dignitoso, la rinascita lenta del ceto medio, la contestazione giovanile, l’amore per il calcio, la Roma, la Lazio, Agostino Di Bartolomei, i ricordi del cinema di Totò, Alberto Sordi e Maurizio Arena.
Nelle stagioni più disperate l’Oratorio della Chiesoletta era una vera e propria casa rifugio per chi non aveva né ricovero né casa.
Il 22 aprile 2014 morì Padre Guido, da allora tutta la comunità lo ricorda con profondo affetto. Lui che sapeva guardare il mondo con gli occhi di un bambino e la mente di un uomo. Lui che al vespro invitava i ragazzi ad alzare gli occhi al cielo per cercare il dono divino. Lui che ha lasciato in eredità alla Garbatella un dono inestimabile, il ricordo di una persona vera, di una brava persona, capace di amare il prossimo, praticando il bene con i fatti concreti. La sua eredità è stata raccolta da Padre Matteo-Mathew Pallathukuzhy, originario dell’India, che oggi è il responsabile dell’Oratorio.
(I Padri Filippini.Cento anni di fede, operosità e carità, edito dalla Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma-Garbatella. Autori: Mario De Laurentiis, Marco Marcelli,Emma Motta, Maria Scapati e Dario Torromeo).
(Si ringraziano Emma Motta e Dario Torromeo per le informazioni fornite).
[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 5]















C’è una mappa di Roma del 1469 che, oltre a raffigurare i più importanti monumenti all’interno delle Mura Aureliane, riporta, unica nel suo genere, particolari inediti della zona dell’Agro Ostiense. È una mappa di Pietro del Massaio, pittore, cartografo e miniatore, vissuto tra il 1420 e il 1480. Questa carta, il cui originale si trova presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, era stata già utilizzata per un nostro precedente articolo sulla Moletta e sul fiume Almone e sin da allora un elemento aveva stuzzicato la nostra curiosità. Ci riferiamo all’illustrazione di una colonna sulla cui sommità è posta una croce, dislocata tra la Piramide Cestia e la Moletta, poco distante dal ponticello di via Ostiense che permetteva di oltrepassare il fiume Almone (foto 1). Poiché il cartografo si era preso la briga di riportarla accanto a monumenti di notevole importanza giunti fino ai nostri giorni, la stele doveva avere una sua importanza precipua. Che cosa commemorava questa colonna? Dove si trova ora? In questo breve articolo cercheremo di far luce su questi aspetti ancora sconosciuti. Per iniziare la ricerca ci viene in aiuto la didascalia riportata da Del Massaio accanto alla colonna, che recita: “AB HAC CRUCE S. PAULO PURA DEFUNCTU MULIER REDDIDIT”.
La frase, liberamente tradotta, significa: “Presso questa croce, dopo la morte di San Paolo, una pia donna restituì”. L’espressione si riferisce a un miracolo testimoniato da Plautilla, una giovane vedova vissuta nel I secolo D.C., convertitasi al Cristianesimo dopo aver assistito alle prediche degli Apostoli e successivamente battezzata da San Pietro. Plautilla incontrò San Paolo mentre veniva condotto al martirio. Il Santo chiese alla donna un velo per bendarsi gli occhi al momento dell’esecuzione, promettendole di restituirglielo. La colonna testimoniava il luogo in cui San Paolo, dopo esser stato decapitato, restituì miracolosamente il velo a Plautilla. L’erudito Michelangelo Lualdi descrive questo episodio nel suo testo del 1650 “L’origine della Christiana Religione nell’Occidente”, aggiungendo il particolare dell’ubicazione della casa della donna: si trovava in via Ostiense, nel luogo in cui fu successivamente costruita la chiesa di San Salvatore della Porta. Di questa piccola chiesa troviamo un’importante testimonianza in un dipinto di Achille Pinelli, figlio del più noto Bartolomeo, che la immortalò in un suo acquerello del 1834 (foto 2). In questo realistico dipinto, ricco di particolari, non vi è tuttavia traccia della colonna, forse intenzionalmente lasciata fuori dal campo visivo. In un’altra incisione del 1747 dell’architetto Giuseppe Vasi è invece chiaramente visibile, in prossimità della Piramide e della Porta Ostiense, una porzione della chiesa e la colonna segnalata originariamente da Del Massaio (foto 3). Anche nella famosa mappa di Roma di Giovan Battista Nolli del 1748 sono raffigurate la chiesa e in sua prossimità la colonna con croce (particolare-foto 4). Non si conosce con precisione quando la colonna sia stata eretta, mentre della piccola chiesa si hanno tracce a partire dal 1300, anno in cui è citata nel codice di Torino tra quelle abbandonate. Nei libri delle Indulgenze del secolo successivo la Ecclesia S. Salvatoris extra portam è citata tra gli oratori visitabili dai pellegrini (1). Sia la chiesa sia la colonna con croce sfortunatamente non arriveranno ai nostri giorni. Durante il periodo della Repubblica Romana, più precisamente nei giorni dell’assedio e riconquista di Roma da parte dell’esercito francese a inizio luglio 1849, entrambe furono abbattute e mai più ricostruite. Da allora si è persa traccia di questi monumenti storici ed oggi, nella trafficata via Ostiense, non rimane alcun ricordo di questo leggendario evento miracoloso.
Marcello raccontaci di te, delle tue origini, delle tue passioni.





































