Skip to main content

Tag: vita comune e storia locale

Garbatella-Jazz-Festival-Foto-2013

Foto Garbatella Jazz Festival 2013

Testaccio
Joe Henderson project
Testaccio
Joe Henderson project
Testaccio
Joe Henderson project

Carlo Conti Trio Carlo Conti Trio Carlo Conti Trio
Testaccio
Standards e canzoni da film
Testaccio
Standards e canzoni da film
Testaccio
Standards e canzoni da film
Testaccio
Standards e canzoni da film
Leandro Guffanti e
Giulia Sassone Quartet
Leandro Guffanti e
Giulia Sassone Quartet
Leandro Guffanti e
Giulia Sassone Quartet

Le foto sono di Gianluca DI STEFANO

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Garbatella-Jazz-Festival-GJF-settembre-2013

L’Associazionegarbajazzfestival2013

in collaborazione con:

Presenta la 9° Edizione del Garbatella Jazz Festival
Presso la Villetta di Via Francesco Passino 26

Giovedì 26 settembre 2013garbatella-jazz-festival-settembre-2013
ore 20.30

La Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
JOE HENDERSON PROJECTLaboratorio diretto da Antonello Sorrentino

ore 22.00

CARLO CONTI TRIO
Carlo Contisassofoni
Vincenzo Florio
contrabbasso
Armando Sciommeribatteria


Venerdì 27 settembre
ore 20.30

La Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
Laboratorio Piano jazz Trio diretto da Carlo Cittadini
“Standards e Canzoni da film” 

ore 22.00

JAZZ NO LIMITS QUARTET di Marcello Rosa
Marcello Rosatrombone
Paolo Tombolesipianoforte
Stefano Cantaranocontrabbasso
Ettore Fioravantibatteria


Sabato 28 settembre
ore 20.30

La Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
ANGELO MAZZOTTI TRIOOMAGGIO A CHARLIE PARKER

ore 22.00

LEANDRO GUFFANTIGIULIA SALSONE QUARTET
Leandro Guffanti sassofoni
Giulia Salsonechitarra
Pino Sallusticontrabbasso
Alessandro Marzibatteria

Direttore Artistico:Pino Sallusti
Responsabile Organizzativo: Giancarlo Proietti – Cell. 328 0580162

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lettere-luglio-2013

Invivibili le aree adibite ai cani
E’ la prima volta che vi scrivo per segnalare al Servizio Comunale Giardini lo stato di abbandono delle zone adibite ai cani sia nel parco di Via Pullino che in quello di Via Persico. Se non fosse per poche persone che si preoccupano di pulire e mantenere ordine, ovviamente a loro spese, i due parchi sarebbero invivibili.
Non può intervenire il Municipio per sollecitare il Servizio Giardini?
Avrà intenzione di occuparsi di questo problema?
Romina Colonna

“Prigionieri” in Via Sant’Adautto
Abito in Via Sant’Adautto, la strada senza uscita di quel pezzetto della Garbatella storica che una volta era anche collegato con Piazza Brin dal romantico ponticello di legno che sovrastava Via delle Sette Chiese. Protesto perché, ormai da moltissimo tempo, l’intasamento di Viale Leonardo da Vinci in prossimità di un parcheggio sotterraneo i cui lavori sono sospesi, provoca il blocco totale della mia strada. Faccio notare che da Via Sant’Adautto c’è un solo modo per uscire: quando si blocca Viale Leonardo da Vinci e di conseguenza il tratto di Via delle Sette Chiese nel quale confluisce la mia strada noi di Via Sant’Adautto restiamo prigionieri.
Sandro Secchiaroli

Circonvallazione: aggressione da pittbull
Voglio segnalare la terza aggressione ricevuta da parte di un cane meticcio pittbull di proprieta’ non ben dichiarata ma condotto da persone in condizioni fisiche dubbie, note al Commissariato Colombo. Martedì 4 giugno mi trovavo a passeggiare con il mio cane nei pressi del liceo Socrate, quando sono sopraggiunte due persone, un uomo e una donna, con al guinzaglio il suddetto cane che ha iniziato a ringhiare. Alla prima strattonata il conducente del cane ha fatto cadere il guinzaglio a terra. Il cane si e’ avventato sul mio e lo ha preso per il collo. Io, nel tentativo di difenderlo, sono stato morso a un dito. Non ho sporto
denuncia immediatamente, date le mie condizioni che richiedevano un intervento immediato al pronto soccorso. Qui mi hanno chiesto di verificare se il cane fosse vaccinato. Mi sono presentato al Commissariato giovedì 6 perché volevo presentare denuncia ma l’ufficio mi ha informato che, non trattandosi di azione penale, era competenza dei vigili, che sono stati chiamati da loro stessi. I vigili sono venuti, hanno detto “bisognerebbe andare lì e vedere”, ma io non so se ciò è stato fatto, ne tanto meno mi hanno chiesto di stilare un racconto preciso dell’accaduto. Venerdì mi sono dovuto recare al Policlinico su richiesta del CTO per verificare se era necessario fare l’antirabbica. Mi hanno detto che la rabbia è stata debellata nel Lazio. Hanno fatto la segnalazione al canile della Muratella e mi hanno anche detto che, se il cane dovesse morire in questi dieci giorni, bisognerebbe analizzarne la carcassa per verificare se era portatore di rabbia e in quel caso dovrei sottopormi alla profilassi antirabbica. Noi non possiamo andare a verificare lo stato del cane e ci aspettiamo che le istituzioni competenti facciano questo. Nel frattempo ho dovuto sostenere spese mediche e veterinarie per le quali non sarò mai rimborsato. Ci chiediamo: come mai persone che gestiscono un cane del genere non vengano controllate e non venga verificato lo stato di salute dell’animale.
Lettera firmata

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Roberto Natale

E’ con immensa costernazione che il circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Garbatella e Cara Garbatella hanno appreso della morte di Roberto, trentaduenne, figlio del nostro compagno di lotta Tonino Natale, al quale vogliamo bene perché lo abbiamo avuto sempre disinteressatamente vicino nel difendere le ragioni di principio del nostro impegno e perché non ha mai lesinato le proprie forze nella lotta, insieme alle istituzioni locali, per i diritti dei cittadini con disabilità. Tonino, i tuoi compagni ti sono vicini in questo momento tragico.
Non sei solo; vorremmo che il nostro grandissimo affetto potesse almeno aiutarti a sedare il dolore.

Tonino, Gabriella, Francesca, Alessia, la Villetta ti stringe in un unico abbraccio.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Garbatella vista da Duilio Appetecchia

Garbatella vista da Duilio Appetecchia

Ancora una volta la Villetta di Via Passino ha ospitato un evento culturale: dal 3 al 5 luglio la mostra dei dipinti di Duilio Appetecchia, artista cresciuto alla Garbatella, anche se parte della sua vita e delle sue esperienze artistiche sono state all’estero.
Il nostro giornale si è già interessato a lui, pubblicando un’intervista nel numero di giugno 2005.

Le sue opere, fin dall’adolescenza, esprimono l’apprezzamento per la vita, la cultura e l’amicizia.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il concorso “Noi e Dante”dell’Istituto statale Caravaggio Due dei premiati sono ragazzi della Garbatella

Il concorso “Noi e Dante”dell’Istituto statale Caravaggio

Due dei premiati sono ragazzi della Garbatella

“Noi e Dante”, cioè Dante rivissuto con gli occhi di un giovane di oggi: questo è stato il tema del concorso che gli studenti dell’Istituto superiore statale Caravaggio, a Tormarancia, si sono trovati ad affrontare. Concorso che si è concluso a fine anno scolastico con l’assegnazione ai primi classificati di tre borse di studio. I vincitori sono tre ragazzi, due della Garbatella e uno di Tormarancia: prima, Irene Jodice (Garbatella); secondo, Andrea Lo Giudice (Tormarancia); terza, Ilaria Proietti Mercuri (Garbatella). Le motivazioni: Jodice, “per aver colto lo spirito della Commedia di Dante come grande allegoria del peccato e della salvezza ed averla elaborata nella modernità”; Lo Giudice, “per le capacità immaginifiche e la familiarità con le avanguardie artistiche, unite all’abile fusione tra discipline scientifiche, umanistiche e pratiche”; Ilaria Proietti, “per l’uso spregiudicato del vernacolo che l’autrice fa aderire perfettamente alla metrica dantesca e alla attualità”.

A noi è piaciuto particolarmente il lavoro di Ilaria, che ci è sembrato adatto alle pagine di “Cara Garbatella”. Aggiungiamo quindi un nostro premio, la pubblicazione.

Ner mezzo der cammin della mia vita
me ritrovai ‘sto libro fra le dita,
sicuro m’avrebbe demolita!
Più de mille pagine de rime,
solo a guardà er titolo m’opprime!
Ma ‘n curiosita chiaramente
‘n cominciai a legge’ attentamente…
‘Sto Dante nell’inferno se trovava,
creato da Lucifero
che pe’ poco nun se spaccava!
Anfatti, da n’accesa discussione,
nostro signore l’ha scaraventato ner burone.
Intanto l’Alighieri tormentato
scrisse dell’inferno come si nce fossi mai stato.
Qua, artro che bestemmiatori, violenti e ruffiani,
c’avemo Berlusconi, Grillo e Bersani!
Nell’ottavo cerchio i ladri
staveno legati da serpenti,
oggi spaparanzati ‘n parlamento tutti contenti.
Il nostro poeta, dopo aver attraversato
le viscere dell’emisfero australe,
fa ‘n sarto ar Purgatorio
pena purificazione totale.
Fa ‘n saluto a Giotto e a Corso Donati,
becca poi papa Adriano ‘n mezzo agli avari.
“Resistetti ar pontificato pe’ poco più de ‘n mese!”
esclamò Adriano il Ligurese,
“Aaah! Allora è ‘n vizio de voi Papi,
ma che so’ tutti ‘sti abdicati?!”
Ma adesso miei signori ariva ‘r bello,
anfatti ‘n avorta giunti ‘n Paradiso
Dante pare tornato quasi ‘n pischello,
vede Beatrice e je se illuminano l’occhi,
ma nun s’azzitta e parla parla
mica ce prova a baciarla!
Intanto che la guardava er core je tremava,
dentro ar petto c’aveva n ‘macello
che manco ar derby Roma-Lazio
ce starebbe quer bordello.
Lei imbarazzata che pensava:
“Ma che c’avrai tanto da guardà?
Le donne mica staranno solo nell’aldilà!
Anzi, sulla terra so pure più belle,
rifatte, e piene de botulino,
c’hanno più canotti loro de n’bagnino!”.
Ora mio caro Dante te lo devo proprio da di’,
per carità, come poeta sei la perfezione,
ma pure in amore
fattela venì quarche illuminazione!

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie di Enrico Recchi

Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni

Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie

di Enrico Recchi

Molti giochi dei bambini spesso altro non sono che l’imitazione di quel che fanno gli adulti, specie se si tratta di campioni dello sport. Negli anni 50/60 del secolo scorso ragazzini della Garbatella che avessero una vera bicicletta e che potessero atteggiarsi a “campioni dello sport” ce ne sarà stato solo qualcuno. Tutti gli altri giocavano alle “lattine”.

gara-con-i-tappiSi trattava di un gioco sociale, quindi da fare in gruppo. Di poco costo i mezzi necessari al gioco: un tappo in lattina di bibita e un marciapiede e poi la fantasia, ingrediente sempre insostituibile. Con un gessetto, ma bastava anche un sasso chiaro, si disegnava la pista a terra. Due linee parallele a distanza di circa 15 centimetri si sviluppavano sul marciapiede, con curve, magari un ponte fatto con una tavoletta di legno, rettilinei, salite, se possibile, ed infine il traguardo. In genere il più bravo a disegnare riceveva l’incarico di fare il percorso.

Era proprio così che i ragazzini dei lotti si ergevano a campioni delle due ruote e potevano celebrare i veri campioni che intanto si cimentavano nel “Giro d’Italia”o nel “Tour de France”.

In genere questi giochi avevano la loro stagionalità, proprio come i veri sport. Per disegnare la pista sul marciapiede c’era bisogno della bella stagione, non doveva piovere. E quindi si cominciava a giocare a “lattine” in primavera e si continuava fino alla fine dell’estate. Naturalmente era necessaria la lattina, ovvero il tappo di latta di una bibita. All’epoca i tappi di plastica erano del tutto sconosciuti, quindi tappi di latta ce ne erano tanti. L’abilità era nel reperire una lattina che avesse tutti i dentini integri, senza “slabbrature”, ovvero non danneggiati durante l’apertura della bottiglia, né che avesse ammaccature nella parte centrale. Si procedeva quindi alla pulitura della lattina togliendo quella sottile pellicola di gomma che era all’interno. Poi i più “scafati” riempivano la lattina di cera, in modo da appesantirla per dargli stabilità. In quel periodo trovare candele in casa non era difficile.

Certo oggi i ragazzini avrebbero qualche difficoltà. Per ultimo il tocco che distingueva. Si collocava nella parte interna della lattina, come abbiamo detto riempita di cera, l’immagine del campione amato: Coppi e Bartali e poi più avanti Magni, Adorni, Gimondi, Motta e per gli esterofili Anquetil, Altig, per finire con Eddy Merckx.

Era chiaro che il dualismo sempre esistito tra i vari campioni della bicicletta era il “sale” che animava i vari gruppi di contendenti che, seppure in calzoni corti, scimmiottavano le discussioni sentite in famiglia dai parenti: “E no! Gimondi è meglio di Motta!!!”. L’immagine del campione veniva ritagliata da qualche giornale oppure presa dalle figurine delle raccolte per ragazzi. Una volta costruito il circuito in miniatura si iniziava la gara stabilendo con una conta l’ordine di partenza. I gruppi più organizzati stilavano proprio una classifica giorno per giorno, proprio come avviene al “Giro d’Italia”, per poi proseguire il giorno successivo con la tappa seguente.

Chiaramente il giorno dopo della pista disegnata poteva rimanere poco sul marciapiede, allora si ripassavano i segni ancora esistenti o si disegnava un nuovo percorso. Così ci si sdraiava a terra e presa la mira si colpiva la lattina con le dita, messe in varie posture a seconda delle teorie e delle capacità personali. L’importante era che con la “schicchera” si mandasse la lattina avanti il più possibile senza farla uscire dal percorso, altrimenti si sarebbe subita una penalità. La lattina ben levigata viaggiava sul marciapiede che era una meraviglia!

Vinceva chi arrivava per primo al traguardo dopo aver fatto il numero di giri stabiliti. La passione per questo gioco continuava anche durante l’estate, quando le piste venivano disegnate sulle spiaggia prendendo, in genere, un bambino più piccolo per i piedi e trascinandolo sull’arenile, in modo che con il didietro di segnasse sulla sabbia la pista. Non venivano utilizzate le lattine, che non potevano scorrere sulla sabbia, ma delle biglie di plastica con all’interno l’immagine del campione del ciclismo ma anche della Formula 1.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

di Leopoldo Tondelli

memorial-agostino-di-bartolomeiIl 24 maggio si è svolto all’Oratorio San Filippo Neri il consueto torneo di calcio, riservato quest’anno ai nati nel 2005-2006, “Memorial Agostino Di Bartolomei” cui hanno partecipato quattro squadre: il Tre Fontane, il G. Castello, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Il torneo si è disputato a girone all’italiana con partite di due tempi di 10 minuti, dirette con la consueta competenza e passione da Gianni Tomei. La vittoria è andata alla squadra del Tre Fontane, la piazza d’onore invece al G. Castello. Si sono classificate al 3° e 4° è posto, rispettivamente, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Agli incontri ha partecipato un buon numero di spettatori che hanno così riproposto (come d’altronde anche per il torneo invernale riservato alle vecchie glorie, disputatosi quest’inverno) il clima della “Chiesoletta”.

Era assente Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, che ha premiato la squadra vincitrice tramite un collegamento telefonico. IL Torneo e stato organizzato all’interno della Festa di San Filippo Neri compatrono di Roma, grazie all’impegno del comitato organizzativo della Festa, diretto da fratel Francesco e da padre Matteo, direttore dell’Oratorio.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella Il mese di maggio tra preghiere e tradizione di Leopoldo Tondelli

La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella

Il mese di maggio tra preghiere e tradizione

di Leopoldo Tondelli

La storia del mese mariano inizia nel medioevo per cristianizzare le feste pagane in onore dell’inizio della bella stagione,
unendo i temi del risveglio della natura alla devozione della Vergine. Questa pratica religiosa si estese nei secoli in tutta Italia e si istituzionalizzò grazie al gesuita Dionisi con il suo libretto “Mese di Maria”, pubblicato nel 1725 a Verona, dove si suggeriva di compiere le pratiche devozionali anche in casa o al lavoro, davanti ad un altarino della Madonna.

mese-di-maggio-a-garbatellaA questo libretto ne seguirono altri con il risultato di diffondere la pratica in tutta Europa ed anche nelle Americhe. Pio XII sancì la devozione del popolo cristiano e di Roma in particolare, come richiesta di protezione a Maria da parte dei suoi fedeli e devoti. Qui da noi nel 1946 la Parrocchia di San Francesco Saverio, con Don Giuseppe Generali in particolare, volle istituire la recita del Rosario nei lotti della Garbatella, alla presenza della statua della ” Madonna Pellegrina” anche come ringraziamento per la fine della guerra.

Tra l’altro in quel periodo, malgrado i tanti problemi che assillavano la gente, si tornava alla normalità e spesso, specialmente nelle serate estive, i giovani si ritrovavano nei cortili sia per ballare che per stare insieme e frequentarsi dopo la giornata di lavoro. Non a caso in quel periodo nascevano storie sentimentali fra i ragazzi dello stesso lotto che finivano il più delle volte a “giuste nozze”.

Tornando alla cerimonia religiosa, fu da sempre organizzata con la recita del Rosario. Alla fine della preghiera si eseguiva una piccola processione nel cortile con delle candele accese. intonando il canto Andrò a vederla un dì. L’evento fino a qualche tempo fa era molto sentito e vi era una vera e propria gara tra i lotti per chi organizzava meglio l’accoglienza alla Madonna Pellegrina: vi era la tradizione di esporre dalle finestre coperte e drappi, come arazzi, con delle luci. Delle candele accese collocate sopra i muretti rendevano l’atmosfera molto suggestiva perché, coincidendo il Rosario con il tramonto, regalavano ai lotti l’aspetto di presepi.

Oggi il culto è meno sentito rispetto al passato (anche l’orario è stato anticipato alle 19), sia perché sono scarse le persone disposte a organizzare l’accoglienza, sia per i numerosi impegni di lavoro, soprattutto delle madri. Ma la tradizione è ancora viva. Anche per chi non è praticante può essere un’occasione per stare insieme, lasciando per una sera le normali attività . Il parroco Don Luciano ed i collaboratori della parrocchia di Piazza Sauli si adoperano attivamente per tenere in vita questa tradizione.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Il Municipio Roma VIII (ex XI), al fine di contrastare il fenomeno del disagio abitativo e l’emergenza sfratti sul territorio municipale, ha istituito lo “Sportello per il Disagio Abitativo”, affidandone la gestione al “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera”. Il comitato, presieduto da Giovanna Arcangeli, si batte da anni contro la speculazione immobiliare, in particolare contro l’Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, una delle tante Casse e Fondazioni presenti nel nostro Paese, che si trovano a gestire un patrimonio immobiliare di non poco conto: circa 120mila unità, delle quali 90mila ad uso abitativo di cui il 60 per cento è situato nella Capitale. disagio-abitativo

Quello dell’Enpaia è un caso eclatante, visto che ora molti degli inquilini di una parte degli stabili in suo possesso sono già sotto sfratto. Il motivo: l’opposizione al rinnovo del canone di locazione, scaduto a fine 2009, lievitato dell’80-90 per cento rispetto al precedente accordo sindacale, malgrado si tratti di edilizia economica e popolare. Un aggravio di costi impossibile da sostenere, viste le condizioni socio-economiche in cui versa buona parte degli inquilini dei palazzi in questione. Il 19 marzo 2010 il Consiglio del Municipio ha approvato all’unanimità una mozione per tentare di impedire all’Enpaia di applicare i nuovi contratti di locazione che prevedono aumenti indiscriminati del canone, per scongiurare il rischio di una nuova e grave crisi abitativa.

Nel territorio del Municipio VIII esiste un patrimonio immobiliare appartenente ad enti previdenziali pubblici ora privatizzati, la cui funzione sociale doveva essere quella di dare una soluzione abitativa, attraverso la destinazione dei loro fondi per l’acquisto di beni immobili ad uso residenziale. Il patrimonio di questi enti è stato costituito con le agevolazioni legate alla normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica, il cui scopo era quello di favorire le classi
sociali disagiate.

Il Municipio VIII è impegnato nella difesa e nell’assistenza dei cittadini più disagiati, non solo dei senza casa, degli sfrattati e dei mal alloggiati ma anche nella salvaguardia delle diverse centinaia di assegnatari delle case popolari appartenenti alle grandi proprietà assicurative, agli enti previdenziali, alle Poste. Il “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera” è impegnato innanzitutto contro l’ondata di sfratti che si sta abbattendo sugli inquilini delle abitazioni dell’Enpaia, chiedendo un affitto a prezzo che non sia di libero mercato ma rispettoso della normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica.

Per chiunque abbia necessità, lo sportello, al piano terra dell’androne principale di Via Benedetto Croce 50, è aperto al pubblico ogni secondo mercoledì del mese dalle ore 9.30 alle 12.30 e ogni quarto venerdì del mese dalle 15.00 alle 18.00. Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’ Associazione culturale Controchiave

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’Associazione culturale Controchiave Festa per la cultura: Garbatella in piazza

Festa per la cultura: Garbatella in piazza

di Giancarlo Proietti

festa-della-culturaIl 15 giugno si è svolta alla Garbatella la ventesima edizione della Festa per la Cultura. Anche quest’anno grande successo di pubblico. L’iniziativa, fin dalla sua prima edizione, è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave. La festa nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di “Festa della musica”. festa-cultura-a-garbatella

Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di “Festa per la cultura”. Le cinque piazze (Piazza Sauli, Piazza Masdea, Piazza da Montecroce, Piazza Montecorvino, Piazza Longobardi) e le adiacenti vie che le collegano sono state interamente chiuse al traffico ed allestite come luoghi in grado di ospitare gruppi musicali, teatrali, di danza, di artisti di strada. Le piazze, le strade, i vicoli, sono stati gremiti di gente fino a notte fonda. La festa è stata aperta da Claudio Romanelli, segretario generale e figura storica dell’Associazione Controchiave, alla Villetta, con il saggio di musica del Municipio Roma VIII Controtempo.

Prima di dare inizio alla manifestazione Claudio ha voluto ricordare Raimondo Nitoglia, prematuramente scomparso, che è stato uno dei fondatori dell`Associazione Controchiave. Fin dall`inizio Raimondo portò all`interno di questa realtà la sua esperienza di `manipolatore di luci`, con la sua capacità, quasi magica, di creare scenografie di luci, con i pochi mezzi che sempre caratterizzano gli spettacoli autoprodotti. A mano a mano che si avvicinava la sera anche altri luoghi del quartiere si sono animati di musica e colori con l’estate finalmente arrivata. Da anni questo momento dimostra che cultura, musica e arte non sono solo rappresentati dai grandi eventi o giudicati solo da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si sente protagonista. Appuntamento alla ventunesima edizione.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La morte di Antonio Angelucci, un veterano della Villetta e della Garbatella Uccio, scrittore di muri

La morte di Antonio Angelucci, un veterano della Villetta e della Garbatella

Uccio, scrittore di muri

Uccio, Antonio Angelucci, 81 anni, un figlio della Garbatella nel pieno senso della parola, un veterano di quella Villetta di Via Passino nella uccioquale, dal 1944 in poi, si sono formati centinaia e centinaia di uomini liberi, di propugnatori di una società più giusta, ci ha lasciati il 17 maggio scorso dopo che una malattia crudele per lungo tempo l’aveva costretto in casa. Quattro giorni dopo è stato solennemente ricordato proprio in quella Villetta che era la sua seconda casa.
Uccio prima della pensione per lunghi anni aveva lavorato alla spedizione dell’Unità, un’attività che lo aveva fatto sentire un privilegiato e della quale andava fiero. Alla commemorazione l’intervento più sentito, più rappresentativo della personalità di Uccio – tra le tante testimonianze che sono state portate – è stato quello del giornalista Claudio D’Aguanno, che riportiamo integralmente a seguire. Cara Garbatella si associa alle belle parole di D’Aguanno ed esprime nel contempo la più affettuosa solidarietà alla figlia di Uccio, l’ assessora municipale Paola, ai cari nipoti Matteo e Tommaso e a Giuliana, la compagna che gli è stata vicino fino all’ultimo respiro.

<<“Il bar di via Passino era una specie di scamuffa, sala d’aspetto d’una stazione scalcinata di periferia. Nella geografia del quartiere era noto come “ai zozzoni” e con il “lunik” della “nanetta” e il “bar delle catene” se la batteva alla grande per il primato in quella che Giorgio e Uccio avevano battezzato la top ten della esclusiva guida Michelin della Garbatella. Ai suoi tavoli si fermava volentieri la gente del cinema, quella di passaggio, chi abitava i cortili dei lotti. “Er Maccarello”, il padre del pugile ammazzato una sera d’ottobre a Tor Marancia in una “chicago” di revolverate, ce lo trovavi sempre con il suo repertorio da ambulante in pronta vendita: accendini scarichi e orologi scrausi in cassetta nonché ombrelli al braccio ma solo quando il cielo imbruttiva incazzoso. Un altro cassettaro era il sor Paolo, in perenne
concorrenza col Faciolo del Columbus, e bazzicava il cinema “dei preti” al San Francesco vendendo mostaccioli, fusaglie e pescetti di liquirizia, caramelle colorate o gallette marcate “unrra”, generi alimentari ramazzati da fondi di magazzino di dubbia provenienza. Aveva conosciuto tempi migliori il sor Paolo e lui te li raccontava, ogni volta aggiungendo capitoli inediti, e ti diceva di quando per Garbatella potevi incontrare Pasolini o qualche altro gran scrittore “che mo’ nun me ricordo” e dentro per i lotti giravano film Maria Bosè, Maurizio Arena o Totò con Marcellino. Lui, allora, c’aveva una rete di pischelli da mandare a spasso con le cassette al collo e vantava una sorta di monopolio di preservativi a basso costo, residui di chissà quale fornitura militare, profilattici Olla di precaria resistenza eppure d’imbarazzanti dimensioni. Uccio, Antonio Angelucci
“Io ero uno dei co.co.co. assunti dal sor Paolo, “raccontava Uccio”, c’ho avuto sempre il tempo indeterminato nel senso che sapevo quando cominciavo a vende ma no quando staccavo. La zona mia poi era larga. Andava dalla “via dei culi scoperti”, i pratoni dove le coppiette s’infrattavano a ridosso della collina dove poi t’hanno costruito il CTO lì alla Villa di Lucina, fino all’uscita del cinema Garbatella, oppure attorno ai campi di pallone la domenica sul Lungotevere a Ponte Marconi. Un altro mio lavoro era da Donna Amabilia che di mestiere faceva la tabaccara a Piazza Pantera. Del tutto franca da regole di mercato vendeva a simpatia assecondando più il suo umore ballerino o il solletico della gelosia che la preoccupazione dei soldi in cassa. A Maria la “moretta” per esempio aveva dato l’interdetto. Accecata dalla prepotente bellezza giovanile della ragazza, Donna Amabilia aveva deciso che per lei non c’erano profumi, non c’erano saponette o spille, non c’era merce. Bottega chiusa e amen. In compenso per altri, soprattutto se ragazzotti paini o adulti d’un certo peso, si lasciava andare, di nascosto del marito, in generose donazioni di sorrisi e sigarette sfuse, di caffè offerti con allungo di sambuca o altro ancora al banco impiastrato del “bar degli zozzoni”.>>

Questo pezzo non l’ho scritto io. L’ha scritto Uccio. Suo il racconto, suo il ritmo delle parole, sua l’arguzia e la capacità di far vivere i personaggi più diversi uno accanto l’altro, di collocarli sullo sfondo d’un lotto oppure, un attimo dopo, dentro qualche evento importante, accanto magari a Togliatti o al Papa, facendoli cioè diventare protagonisti d’una storia grande, d’una “Macondo”, viva e irridente, come appunto è la Garbatella che conosciamo e amiamo.

Ho conosciuto Uccio più di 40 anni fa. Non avevo ancora 20 anni ma, a differenza di Paul Nizan che arrivò a ripudiarla come bella età, credo che quella età e quel periodo – a cavallo tra il ’68 e i primi anni ’70 – siano tra i più straordinari e belli in assoluto.

Con Uccio, che aveva 20 anni più di me, e con Giovanni Zarfati detto Zarafat, che mi superava d’una buona quindicina, andammo in vacanza in Calabria. Una storia strana a ripensarci oggi. Quale ventenne andrebbe oggi in vacanza con due adulti. Ma soprattutto quale genitore manderebbe il proprio figlio non maggiorenne (allora si votava a 21 anni) con due signori per di più sconosciuti. Fatto sta che partii per la Calabria con questa coppia strana di personaggi letterari. Zarafat somigliava a Sancho Panza e Uccio poteva benissimo prestare il volto a Don Quijote de la Mancha. A questa calata poi s’aggiunsero altri di Garbatella: Aldo e Mirella, Paolo e Roberta, Vittorio, Giampiero e tanti altri. Ma, al di là dell’appello dei ricordi su chi c’era e chi no, il segno di quella vacanza fu senz’altro dato da Uccio. La sua arguzia ben si combinava con la grassa ironia, di tradizione giudaica romanesca, di Giovanni. E tutti e due sapevano come parlare delle cose più diverse, come dire di questioni serie con leggerezza, come sfottere anche la compostezza marxista leninista di chi tra noi aveva fatto scelte più che militanti.

Uccio è stato per me il primo maestro di scrittura che ho incontrato. Senza citare Freud, mi ha trasmesso il significato più vero del “motto di spirito”, di quella capacità di battuta che è atto liberatorio, sintesi creativa, sorridente capacità critica.

uccio-durante-una-manifestazione-a-romaUccio mi ha insegnato che si possono sempre fare cose nuove con le parole. E che le parole possono essere dette, espresse in battute, lasciate libere di andare a leggere o anche di rimanere impresse sui muri e sui cartelloni. Uccio è stato un grande scrittore di muri. Quando l’ho incrociato aveva smesso di preparare miscele fatte di impiastri di nerofuno e catrame per rendere indelebili slogan e parole d’ordine da lasciare nei punti più visibili e che nessuno potesse cancellare. La sua carriera di spennellatore di muri la faceva risalire ai giorni della visita di Ridgway, “il generale peste”, massacratore della guerra di Corea, venuto a Roma nel giugno del 1952 e accolto da forti manifestazioni di protesta.

Poi via via, la sua arte di strada s’era evoluta negli anni ’60 fino a che, per decisione di partito, aveva abbandonato le scritte indelebili sulle facciate di case per dedicarsi a striscioni, cartelloni ed altro, verniciati ed attaccati con colla per rispettare il decoro urbano del quartiere. Ma, qualunque fosse il mezzo usato, il segno della sua capacità comunicativa sapeva sempre come percorrere le strade di questo quartiere, di questa “Macondo” strana, forte e gentile, che è la Garbatella. E Uccio nella storia di questo territorio, lunga ormai quasi cent’anni, merita un posto particolare e merita ben più d’un racconto veloce seppure coccolato da riferimenti storici.

Di lui, che ricordo col sacco in spalla e con il sorriso dei giorni buoni, mi vengono ora incontro i suoi ultimi istanti narrati qui dalla figlia Paola. E inevitabilmente in questo piccolo comizio letterario a lui dedicato mi viene in soccorso una frase presa dal capolavoro di Garcia Marquez: “Arcadio trovò ridicolo il formalismo della morte. In realtà non gli importava la morte ma la vita, e per questo la sensazione che provò quando pronunciarono la sentenza non fu una sensazione di paura ma di nostalgia”. Ecco, sulla sua assenza di paura e sulla sua nostalgia per la vita, ora chiudo.

Fai buon viaggio Uccio. Bagaglio leggero e passo veloce. Che la strada dove ti sei incamminato, piena dei racconti che ci hai regalato, ti sia lieve e colma del nostro affetto.

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

I giorni scorsi uno dei due pini ultracentenari del giardino della Villetta di Via Passino è stato fatto letteralmente a pezzi. Si è dovuto abbattere perché una ferita che si era formata alla sua base si era trasformata in un cancro penetrante. Il resto lo avevano fatto le termiti, che si erano avventate sul legno in disfacimento, divorandolo. Si è proceduto quindi per eutanasia, prima che rovinasse sul fabbricato. Era troppo grande per poterlo abbatter di un sol colpo: hanno dovuto demolirlo un pezzo alla volta, lasciando in terra solo un mozzicone di tronco alto un metro, un piccolo monumento alla sua passata grandezza.

di Carolina Zincone


Caro Pino, eri davvero così pericolante e pericoloso?

Noi ti pensiamo bello e anche un po’ eroico. Partigiano delle nostre
battaglie, da sempre. Un compagno, in tutti i sensi. Perché da lassù ne hai viste tante, ma secondo noi hai anche un po’ tifato, per le cose giuste. Mica come gli olmi che piacciono tanto ai papi! Tu sarai stato piantato – come molti pini – ma non sappiamo da chi.

Immaginiamo il perché: un tempo si pensava che il tuo profumo curasse le malattie, sicuramente la “mal aria”. E mentre stavi lì, più di cent’anni fa, ad ombreggiare una casetta di campagna, ti sei visto nascere intorno un quartiere che avrebbe fatto la storia di Roma, la Garbatella. Hai visto arrivare architetti rinomati che studiavano ogni cantuccio per fare del tuo habitat naturale una città giardino a misura d’uomo. Riuscendoci. Hai visto arrivare abitanti del centro storico, operai alle prese con il porto fluviale, donne e bambini che conquistavano i propri spazi condividendoli, come si fa da queste parti.

pino-malato-alla-villettaHai visto la guerra, hai sentito le bombe. Eri sicuramente con i partigiani della Settima Zona del Partito comunista che il 3 giugno del ’44 fecero irruzione nel tuo giardino per occupare quella che era diventata la sede del Gruppo rionale fascista “Mario Sonzini”. Sei stato fiero del fatto che quel luogo, casa tua, divenisse il centro di aggregazione di chi svolgeva il lavoro politico tra la popolazione, reclutando i giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà che avrebbero imbracciato le armi in aiuto dei partigiani del nord. Non ti erano mai piaciuti quei tipi in camicia nera, non potevi dimenticare i volti degli ebrei portati via dal tuo quartiere, le lacrime della famiglia Cinelli che piangeva i suoi figli, martiri delle Fosse Ardeatine. Per questo ti sei commosso quando la sezione del partito venne poi intitolata al più piccolo dei due, Giuseppe, operaio ai mercati generali e comandante partigiano responsabile di zona.

Da allora sotto la tua chioma ne sono successe di tutti i colori. Sei stato visitato da tanti nomi illustri: due per tutti, Di Vittorio e Pasolini. La Villetta è rimasta il punto di riferimento e di incontro dei militanti di sinistra, il loro luogo di discussione, distinzione e, alle volte, divisione. Storica la spaccatura maturata tra l’89 e il 91, con la fine del PCI: da un lato il Pds, dall’altro Rifondazione. In mezzo – si diceva in città parlando delle avventure della Garbatella – il filo spinato. Tu da che parte stavi veramente, Pino?

Sembra che adesso la Villetta si sia ricompattata nelle mani di un piccolo grande partito che in questo Municipio fa furore, mentre di te rimane un grande ceppo, di quelli coi cerchi concentrici che svelano l’età, la storia, le peripezie. I bimbi che ti consideravano irraggiungibile adesso possono raggiungere la vetta, quelli che non ti conoscevano fantasticano su quanto dovevi essere grande, anziano e saggio. Noi, sotto agli occhi beffardi delle piccole vedette appollaiate, balliamo la milonga e continuiamo ad arrovellarci, pensando al mondo che hai visto e forse vedi tu, ora da ancor più in alto.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti

Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

di Gianni Rivolta

Ifamiliari chiedevano da tempo che si raccogliessero in un unico ricordo tutti i partigiani e i patrioti comunisti della Garbatella. Così, il 4 giugno scorso, nella ricorrenza della Liberazione di Roma, alla Villetta è stata scoperta una targa con un lungo elenco di nomi incisi sul marmo, targa-alla-villetta-selAll’iniziativa del Municipio e del suo presidente Andrea Catarci hanno risposto in tanti. Tra i cittadini non potevano mancare i figli e i nipoti di quegli antifascisti che, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, prima che le colonne alleate arrivassero in città, con le armi in pugno diedero l’assalto alla sede del Fascio della Garbatella in Via Passino 26. Da quel giorno la Villetta è stata la casa dei comunisti del quartiere ed ancora oggi rappresenta un luogo d’incontro e di riflessione della Sinistra romana.

In quel lungo elenco dei partigiani comunisti c’erano tutti i componenti del nucleo di Garbatella della VII Zona del Pci, che si era costituita nei giorni seguenti l’8 settembre 1943. In ordine Armando Bartolucci detto “il Manciola”, Mario Bernardi, Elio Brini, Giuseppe Cinelli (martire alle Fosse Ardeatine), Andrea Coltellacci, Silvio Coltellacci, Lamberto Cristiani, Garibaldi Dobici, Giuseppe Lombardi, Orlando Lombardi, Gastone Mazzoni, Maceo Moretti, Libero Natalini, Alberto Polimanti, Mario Polimanti, Spartaco Proietti, Maria Teresa Regard (componente dei Gap centrali che continuò la sua militanza politica nella sezione comunista della Garbatella), Reval Romani, Amleto Rossi e Filippo Veneri.

La VII Zona era costituita, secondo le carte lasciate da Roberto Forti, comandante romano dei Gap insieme a Trombadori, da 278 unità di Ostiense, Garbatella, San Paolo, San Saba, Testaccio e Acilia. I patrioti e i partigiani combattenti erano organizzati in due battaglioni guidati da un direttivo politico-militare formato da Giuseppe Regis (comandante militare), dal commissario politico Giovanni Valdarchi (che sostituì Salvatore Petronari arrestato l’8 ottobre 1943 e fucilato a Forte Bravetta il 20 gennaio del ’44), dal suo vice Giuseppe Lombardi e dal leader degli operai delle Officine del gas Virgilio Bologna.

In coda a quel lungo elenco di resistenti si è voluto ricordare anche gli antifascisti che operarono nella rete clandestina del partito comunista negli anni Trenta, che sfidarono la repressione fascista del Tribunale speciale e subirono il carcere e il confino: Giuseppe Menenti, Alberto Pallone e Renato Pini.

Nell’autunno del 1928, in seguito all’arresto di Giuseppe Amoretti e di Anna Bessone (quest’ultima arrestata in un appartamento di Via Panisperna con due valigie piene di documenti, tra cui le istruzioni della Centrale, materiale di propaganda e i fondi del III ufficio del Pci), furono fermati tutti i membri del Comitato federale di Roma: Daniele Bellanti, Fernando Nuccitelli, Enrico Ciarniello del Comitato giovani comunisti, Renato Pini, un muratore originario di Bologna che abitava al lotto 32 della Garbatella, Ariosto Gabrielli Caposettore di Testaccio e altri militanti.

Renato Pini fu condannato al confino all’isola di Ponza. Quando tornò alla Garbatella nel 1931 continuò l’attività sovversiva e un anno dopo decise di espatriare. Da Zurigo passò in Francia e poi nel 1938 attraversò l’oceano e andò a risiedere a New York nel quartiere del Bronx. E’ rimasta di Renato una folta corrispondenza con la madre Teresa, alla Garbatella, con cui ebbe uno strettissimo rapporto.

Giuseppe Menenti abitava in via Francesco Saverio Cabrini al lotto 32. Già nel 1928 faceva parte della quinta cellula territoriale comunista del VII Settore (Garbatella-Testaccio), quella delle Officine del Gas, di cui divenne segretario. Giuseppe era in contatto con Fernando Nuccitelli, uno dei maggiori organizzatori del partito a Roma. Lo incontrava spesso nella bottiglieria di Via Macerata dove Giuseppe ritirava il materiale di propaganda e veniva istruito sul nuovo metodo clandestino di organizzazione, “a catena “.

Alberto Pallone venne ad abitare all’Albergo rosso della Garbatella solo dopo la guerra. La sua vita fu un’avventura. Per sfuggire alla repressione fascista nel suo paese (Sgurgola) nel 1925, con il fratello Elio, fuggì in Francia e poi in Canada. Le note della polizia politica fino al 1936 lo seguono negli Stati Uniti, dove fu attivo nell’organizzazione di cellule comuniste tra Detroit, Cleveland e nel Bronx a New York. Ma un comunista come lui, come tanti altri da ogni parte del mondo, non seppe resistere al richiamo della Spagna rossa. Così nel 1937 Alberto è ad Albacete e nei mesi seguenti a
combattere nelle Brigate internazionali.

Dopo la sconfitta della Repubblica democratica spagnola rientrò in Francia, dove fu imprigionato nel campo di concentramento di Vernet fino al 1942. Riconsegnato alla gendarmeria italiana al confine con la Francia, venne portato in carcere a Frosinone. Lo aspettavano cinque anni di confino a Ventotene, dove rimase fino al 28 agosto del 1943, quando fu liberato un mese dopo la caduta di Mussolini. Finalmente fece ritorno a casa e dopo il matrimonio si trasferì con la moglie agli Alberghi suburbani della Garbatella.

Nel dopoguerra fece una instancabile opera di organizzazione e di diffusione della stampa comunista nel quartiere popolare dell’Icp, guadagnandosi la stima dei dirigenti della sezione Garbatella e di tutti i compagni della Villetta.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Situazione critica alla parrocchia di Santa Galla Una cova di gabbiani blocca i lavori del campanile

Situazione critica alla parrocchia di Santa Galla
Una cova di gabbiani blocca i lavori del campanile

Acosa è dovuta la presenza di impalcature addossate al campanile della chiesa di Santa Galla? Tranquilli. Non sono i presupposti dell’istallazione di un traliccio di Radio Maria alla ricerca di qualche anima pia che le lasci in eredità qualche immobile. Il campanile della Parrocchia di Santa Galla è ormai da tempo in situazione critica.

La copertura del tetto è divenuta malferma a causa della vetustà e della presenza di alcune crepe e fessure che ne rendono indispensabile il riassesto. A questi motivi è legata la presenza dell’infrastruttura che dal mese di marzo orna il campanile. Negli anni recenti, sotto la giurisdizione dei vari parroci che si sono avvicendati, sono stati effettuati degli interventi che si sono dimostrati però solo dei palliativi. chiesa-santa-galla

Oramai la situazione si è talmente complicata che non esistono alternative ad un intervento radicale, immediato ed efficacie. Perché allora il traliccio è ancora immobile al suo posto ed i lavori procedono col contagocce? Dicevamo che il problema è legato alla staticità del campanile per cui si è deciso di far ricorso al lavoro di alcune maestranze di riconosciuta esperienza che hanno iniziato la loro attività tra marzo e aprile.

Una sorpresa c’è stata quando, durante le ispezioni preparatorie, si è riscontrata la presenza sul tetto del campanile di un nido di gabbiani in cova, la cui presenza è stata segnalata dalla LIPU. La segnalazione ha provocato una momentanea interruzione dei lavori, con grave danno economico per la parrocchia, per via dell’alto costo dell’affitto delle incastellature metalliche. In particolare, si è dovuto risolvere la contestazione di un costruttore che aveva eseguito in passato altri lavori a Santa Galla e che si riteneva in diritto di vedersi assegnati i lavori. Per ripicca, non ha trovato niente di meglio se non denunciare la presenza della coppia di gabbiani in riproduzione alla Lega per la protezione degli uccelli, che ha immediatamente diffidato la parrocchia a continuare l’esecuzione dei lavori …

Qualche buontempone, nel frattempo, ha proposto una soluzione “omeopatica” per risolvere l’impasse: noleggiare cioè la famosa coppia di falchi “aria e vento”, nella speranza che un loro passaggio sfrattasse i gabbiani dal tetto. (L.T.)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Tre cori a Santa Galla non solo per le funzioni

Tre cori a Santa Galla non solo per le funzioni

Scriveva Sant’Agostini nella sua Regola: “Nel rivolgervi a Dio con salmi o inni mettete il massimo impegno perché il vostro cuore sia tutto preso da ciò che pronunciate con la voce. Quanto al canto attenetevi alle norme che ne prevedono coro-santa-gallal’uso ed evitate di cantare tutto quello che non è stato composto per il canto”. Alla Parrocchia di Santa Galla queste regole sono seguite con estremo rigore e per poterle applicare nella maniera più ampia possibile ci si è dotati della presenza di tre cori per poter conciliare al meglio le tante presenze che animano solitamente le funzioni sacre.

I cori della Parrocchia sono: il Coro di Santa Galla vero e proprio, che segue la celebrazione della funzione domenicale delle 10,30 e le principali cerimonie parrocchiali; il coro della “Resurrezione”, che deve il nome alla partecipazione alle celebrazioni funebri e a cui appartiene la gran parte dei veterani di Santa Galla, coro questo gestito direttamente da Don Matteo Castellina che coordina anche gli altri cori della Parrocchia; infine il coro dei “Giovani” che ravviva la celebrazione domenicale delle 12. Non esistono vincoli, entrare nel coro è molto semplice, non vi sono limiti di età o di genere anche se prevale quello femminile.

L’unico obbligo vero e serio è quello delle prove, costanti e molto impegnative. Hanno inizio nei primi giorni di settembre in accordo col calendario liturgico e si interrompono con la pausa estiva ai primi di luglio. Gli impegni sono diversificati in tre momenti differenti della settimana. Citiamone uno per tutti, quello del coro liturgico delle 10,30.

Le prove si tengono con qualsiasi tempo, tutti i venerdì sera dalle ore 21 in poi. Nelle ricorrenze più importanti dell’anno (quali il Concerto di Natale, che Santa Galla tiene il 6 gennaio, e la Pasqua o gli eventi esterni cui il coro viene frequentemente invitato) si aggiungono le prove del mercoledì.

La cosa bella di questi cori è che nonostante tutto non esistono posizioni privilegiate, aldilà di alcune costruzioni musicali riservate alla voce di solisti. (L.T.)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

Garbatella, ciclomobilità ma soltanto sulla carta

di Fabrizio Calistri

Era il 22 giugno 2012, esattamente un anno fa quando veniva inaugurato il cavalcaferrovia della Circonvallazione Ostiense, successivamente dedicato alla memoria di Settimia Spizzichino. La struttura, sicuramente molto bella, moderna, innovativa, dal forte impatto architettonico, era stata presentata anche come parte di un più ampio progetto, al momento del tutto eluso, che aveva come scopo il tentativo di creare percorsi ciclabili anche nel nostro quartiere.

Durante la cerimonia di inaugurazione venne ricordato dal presidente della Commissione ambiente Andrea De Priamo che la creazione della ciclabile sul Cavalcaferrovia costituiva segnale importante, poiché “… per noi rappresenta soltanto l’inizio, poiché con l’approvazione del piano quadro intendiamo far diventare Roma una città veramente ciclabile…”.ponte-garbatella

Sappiamo tutti come è andata a finire. La giunta del Sindaco Alemanno ha terminato il suo mandato non facendo seguire con i fatti tante e tante belle parole. Speriamo che il nuovo sindaco, Marino, sappia fare qualcosa di concreto per la ciclomobiltà quotidiana, ossia per tutti quei cittadini che usano la bicicletta non come svago domenicale, ma come mezzo di spostamento quotidiano, come d’altronde avviene in tutte le capitali europee degne di questo nome.
In particolare, secondo il progetto originario, dalla zona Marconi, dov’è presente la dorsale del Tevere, attraverso il ponte della Scienza, si doveva creare un collegamento con la dorsale della Colombo. Tale collegamento prevedeva il passaggio sia attraverso l’area del Gazometro che quella degli ex Mercati Generali e che, passando sopra il Ponte Settimia Spizzichino, con un ultimo tratto di ciclabile sulla Circonvallazione Ostiense raggiungesse la Colombo. Di tutto questo progetto cosa ci troviamo
oggi? Molto poco e forse le due opere più costose, di cui una ancora da inaugurare, che rimangono lì, scollegate dal resto, perche mancano i tracciati intermedi.
E’ vero che il cavalcavia sulla ferrovia alleggerisce il traffico automobilistico e “decongestiona” via Pellegrino Matteucci, ma per la ciclomobilità, rimane una cattedrale nel deserto. Tutto farebbe pensare a una sconfitta anche per il nostro presidente Catarci che fortemente si era battuto per far realizzare il tratto ciclabile sul Cavalcaferrovia, ma forse la conferma elettorale potrebbe fornire l’occasione per completare e mettere in opera quello che è stato più volte promesso.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Municipio VIII(ex XI): la nuova Giunta Municipale

Municipio VIII (ex XI): la nuova Giunta Municipale

La Giunta, rinnovata completamente, è composta da:
Andrea Catarci, Presidente
Anna Rita Marocchi, Vicepresidente e Assessora al Commercio, al Bilancio, al Personale e al Decentramento nonché
alla trasparenza e alle politiche di genere alla uguaglianza della popolazione
Paola Angelucci, Assessora ai Lavori Pubblici, alla mobilità e allo sviluppo della rete ciclo-pedonale nonché alle politiche
scolastiche
Massimo Miglio, Assessore all’Urbanistica, decoro urbano, contrasto all’abusivismo e al riordino della cartellonistica
pubblicitaria
Dino Gasparri, Assessore alle politiche Sociali, della Salute, della Formazione, del lavoro e del reddito;
Emiliano Antonetti, Assessore Politiche ambientali e del verde pubblico, per la cura e la diffusione di aree ludiche e
ricreative, per i rifiuti per le energie rinnovabili e per l’agricoltura
Claudio Marotta, Assessore alle Politiche culturali, interculturali e di memoria storica, giovanili, per l’adolescenza e
l’infanzia, della partecipazione e per la valutazione di servizi pubblici e trasformazioni urbane, per la tutela dei Beni
Comuni e per l’altra economia e nuovi servizi e nuovi diritti di cittadinanza.

L’elenco degli eletti in Consiglio Municipale

Liste a sostegno del Presidente Eletto Andrea Catarci:
PD 8 consiglieri:
Antonella Melito, Umberto Sposato, Luca Gasperini, Alessandra Aluigi, Stefano Pugelli, Federico Raccio, Floriana D’Elia, Flavio Conia
SEL 4 consiglieri:
Amedeo Ciaccheri, Marcello Duranti, Gabriella Angela Magnano San Lio, Massimo Cartella
Lista Civica Marino 3 consiglieri:
Eleonora Talli, Alessio Catoni, Valerio Massimo Geronaldi

Candidato Presidente Baccarelli
PDL 2 Consiglieri:
Simone Foglio, Maurizio Buonincontro
Lista Civica Alemanno 1 Consigliere:
Franco Federici
Fratelli d’Italia 1 Consigliere:
Glauco Rosati

Candidato Presidente per il M5S Carlo Caffarotti
Movimento 5 Stelle 1 Consigliere:
Valentina Vivarelli

Candidato Presidente Lista Civica Marchini Davide Bastiani
Lista Civica Marchini 1 Consigliere:
Roberto Falasca

I candidati Presidenti non eletti Andrea Baccarelli, Carlo Cafarotti e Davide Bastiani andranno a completare l’elenco dei 24 Consiglieri del Municipio VIII.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato

Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato
Firmato il protocollo d’intesa Regione-Inail-Asl Roma C.
L’ospedale agirà non solo per gli incidenti sul lavoro ma a favore di tutti coloro che siano vittime di incidenti traumatici

di Massimo Marletti

24 maggio 2013. Firmato, dopo un anno e mezzo di stallo, il protocollo d’intesa tra l’Inail (Istituto Nazionale Assistenza Infortuni sul Lavoro) e la Regione Lazio che cambia il futuro dell’ospedale della Garbatella. Per qualcuno una sorta di ritorno al passato, per molti una possibilità di rilancio … per-il-cto-rinasce-la-speranza-di-un-felice-ritorno-al-passatoPartiamo subito da una premessa, doverosa. L’accordo sottoscritto tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e, in rappresentanza della Asl Roma C, Antonio Paone, è di una importanza straordinaria. Dopo anni di agonia, dopo 18 mesi di firme e non firme da parte della precedente Giunta di centrodestra, la sigla dell’accordo mette fine ad una questione che rischiava di trasformarsi in una telenovela, premia la caparbietà della lotta di tutti quei lavoratori che si sono battuti contro la chiusura lenta ma inesorabile dell’ospedale, rilancia le possibilità di rinascita di una realtà che ha ancora molto da offrire alla comunità.

Onore e merito a chi è l’artefice di questo protocollo, Regione, Azienda ed Inail. Di più, grazie a tutti quei lavoratori del Cto, cittadini, forze sindacali e politiche che in questa battaglia hanno creduto ed alla fine hanno vinto.
Tralasciando una lettura più puntuale dell’accordo, che è bene ricordare sarà oggetto di ulteriori protocolli tra Asl ed Inail, finalmente, dopo anni d’incertezze, possiamo affermare che si porta a compimento quel processo di riconversione dell’Ospedale Andrea Alesini destinato a diventare un centro di eccellenza nella cura delle persone colpite da eventi traumatici, rivolto a tutti quei cittadini che ne avessero bisogno dentro e fuori i confini della Regione Lazio. Un polo integrato sanitario, all’avanguardia negli interventi di traumatologia, protesica e riabilitazione.croce-rossa
Rilevanti sono gli investimenti finanziari da parte dell’Inail per trasformare l’attuale struttura dell’ospedale. La centrale romana del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio si trasferisce nell’ospedale della Garbatella, dove una struttura per l’assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera funzionerà anche in regime assistenziale.
Appare evidente, cosa che accade sempre in tutti gli accordi, che ci troviamo davanti ad una fase iniziale del progetto. Ancora siamo alle prime battute riguardo i rapporti economici ed organizzativi tra i due Enti: Regione e Inail. Ed è proprio per questo che è importante partire con il piede giusto. Intanto una considerazione: sarebbe riduttivo, alla luce dell’accordo appena siglato, pensare al Cto come ad un centro di eccellenza extra regionale che mantenga un carattere di nicchia, ovvero per i soli traumi da lavoro. Crediamo, di contro, che debbano essere valorizzati due passaggi, uno contenuto nell’accordo stesso e l’altro ben specificato nell’allegato all’accordo, la dove meglio si delinea la sfera di attività del nuovo ospedale: Polo integrato sanitario, ovvero finalizzato all’ erogazione delle prestazioni a favore della collettività per la cura, la riabilitazione e l’assistenza protesica (versante Inail), ma allo stesso tempo valorizzazione e potenziamento del ruolo dell’ospedale come centro di eccellenza per la cura di soggetti vittime di eventi traumatici per tutti i cittadini, dentro e fuori il territorio regionale (versante Servizio Sanitario Nazionale/Regione).
È evidente che le incertezze, gli anni di abbandono hanno prodotto i loro effetti negativi sulla tenuta dell’ospedale. Pur tuttavia non stiamo all’anno zero. Esistono servizi che, pur nelle difficoltà, producono buona sanità e condizioni tali da rappresentare un volano per il rilancio dell’ospedale.
E non ci riferiamo alla sola orto-traumatologia. Si pensi per esempio alla Unità Spinale Unipolare, unica nel Centro Sud, che può assumere un ruolo formidabile nella nuova riorganizzazione.
La stessa struttura dell’ospedale, dal punto di vista della sua conservazione, ancora tiene. Basti pensare all’eliporto, agibile , che assume un valenza straordinaria se si pensa alla gestione immediata del trauma. Malgrado una dirigenza amministrativa e sanitaria a dir poco imbarazzante, i lavoratori, dal primario al vecchio portantino, hanno tenuto in piedi la baracca. Se ancora il Cto esiste, lo si deve solo ed unicamente a loro. Da qui dobbiamo partire per conquistare tutto ciò che è delineato ma non è scontato su quel protocollo appena siglato. Il punto di attacco è la modifica dell’attuale ruolo marginale che oggi il Cto ha nella rete dell’emergenza traumatica. Tale posizione va radicalmente cambiata adeguandola al ruolo di alta specializzazione che si appresta ad avere.salviamo-sanita-pubblica
L’attuale pronto soccorso, oggi solo ortopedico, dotato di un posto di primo intervento per quelle specialità non ortopediche, va modificato, riportandolo a quello che era prima dell’avvento della Giunta Polverini, anche con qualcosa in più. Contestualmente vanno riaperte 24 ore su 24 le specialità di chirurgia generale, anestesia e rianimazione, medicina di urgenza, neurochirurgia ed urologia, in chiave Unità spinale e politrauma, ambulanze collegate direttamente con il settore di accettazione, aree attrezzate per la stabilizzazione respiratoria e circolatoria dei pazienti, laboratorio d’urgenza e centro trasfusionale e, con esigui investimenti, riattivazione delle due sale operatorie fuori uso da molti anni e attigue all’attuale pronto soccorso. Ripristinare quell’equipe dedicata al politrauma. Molte di queste cose già ci sono. Si tratta solo di investirci sopra e di farle funzionare. Tutto questo non è di facile applicazione, alla luce della situazione riguardante la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale e delle difficoltà legate al piano di rientro del deficit. È del tutto evidente (concordiamo con quanti nella Cgil aziendale dicono) che nessuno in questa azienda muoverà un dito se quanto è stato scritto nel protocollo non venisse formalizzato sotto forma di decreto commissariale. Ad un accordo straordinario, perche tali sono le potenzialità di questo protocollo, deve corrispondere un input straordinario a valenza regionale. Tutto questo per favorire trasparenza, evitare interpretazioni distorte ed ottenere, da subito, il massimo in termini di prestazioni e vantaggi per la collettività.
Benvenuto sia l’accordo, perché ferma il lento declino e salva l’ospedale dal disastro. Ora avanti tutta, senza esitazioni.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

UCCIO

UCCIOUno degli “anziani” della Villetta di Via Passino e insieme un autentico “personaggio” del quartiere, Antonio Angelucci, più noto come Uccio, ci ha lasciati venerdì 17 maggio. Da tempo era infermo nella sua modesta casa di Via Rubino, attorniato dai cimeli della sua lunga vita di combattente per una società più giusta e più morale. Un’infanzia difficile nella casa di Piazza Pantera, difficile come ai suoi tempi era la vita più o meno di tutti i bambini della Garbatella, reduce da cento lavori precari faticosamente seppe riscattarsi dalla sua indigente condizione fino ad entrare a lavorare nello staff del quotidiano “Paese Sera” come addetto alla distribuzione del giornale. Una sistemazione particolarmente felice per lui: una condizione economica sufficiente per vivere e il piacere di lavorare per un grande giornale democratico, allora all’avanguardia nella politica dell’emancipazione di Roma e del Paese. Uccio se ne andato in silenzio, assistito dalla figlia Paola, combattiva consigliera del nostro Municipio e candidata al prossimo Consiglio municipale. A lei, agli amati nipoti e alla sua gentile compagna Giuliana un pensiero di solidarietà. A loro, depositari dell’eredità moraledi Uccio, il nostro grazie. In tutti coloro che l’hanno conosciuto rimarrà il ricordo della sua integerrima personalità, della sua passione politica e anche delle sue fulminanti battute in grado di bruciare il più serioso discorso.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Garbatella-Jazz-Festival-GJF-2013

in collaborazione con:altrevie-logo

i-trovatori

Rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune  indimenticabili melodie del “TROVATOREdi Giuseppe Verdi, basata su un’idea di Nicola Puglielli, con arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il quintetto “Hot Club de Zazz” (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca –  (Durata del concerto: ca. 90 minuti).

La storia del “Trovatore” è basata sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore,  responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi di eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ ”orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Un’opera con zingari, fuoco e musica? Un destino o una scommessa, quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo?

“Hot Club de Zazz” è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del Trovatore, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.

Hot-Club-de-Zazz-95

HOT CLUB DE ZAZZ

Roberto Nicoletti (g)
Nicola Puglielli (g)
Pino Sallusti (b)
Xavier Rigaut (hca)
Luca Pagliani (g)

[(g): chitarra – (b): contrabbasso – (hca): armonica cromatica]

 

ASCOLTO DEMO streaming:

Tacea La Notte Placida… / Quanto Narrasti Di Turbamento… / Di Tale Amore Che Dirsi… (8’06’’)
Stride La Vampa… (3’34’’)
Di Quella Pira… (4’20’’)

HOT CLUB DE ZAZZ, formazione musicale creata a Roma nel 2002 e  ispirata alla musica di Django Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia).

In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut,  3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale.

 Ultimi importanti concerti di HOT CLUB DE ZAZZ
18/04/2010: Roma, CASA DEL JAZZ, “La Casa del Jazz compie 5 anni !”, Dedicato a Django Reinhardt
08/10/2010: Roma, RAI, RADIO TRE, “LA STANZA DELLA MUSICA”, diretta live
10/10/2010: Bologna, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, FESTIVAL 2010 “INCORDE”
39/07/2012: Albano Laziale, Anfiteatro Flaviano, 1° ANFITEATRO FESTIVAL


Hot-Club-de-Zazz-71

HOT CLUB DE ZAZZ: Xavier Rigaut (hca); Nicola Puglielli, Luca Pagliani, Roberto Nicoletti (g); Pino Sallusti (b);

Un incastro di ritmi e melodie nello spirito del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953) con un quintetto acustico formato da tre chitarre, un’armonica cromatica e un contrabbasso. L’energia e la leggerezza dello swing tsigano ‘manush’ aprono nuove possibilità di riscoprire le grandi arie melodiche della musica europea, tra lirica e canzone popolare, con l’anima gioiosa del ballo.


Xavier-RIGAUT

Xavier RIGAUT (armonica cromatica, voce)

Nato a Parigi il 6 marzo 1963, si trasferisce a Roma nel 1987.
Armonicista jazz, cantante poliglotte, ricercatore e organizzatore di eventi.  Attratto dalla libertà creativa e dalla forza ritmica della musica di Django Reinhardt, fonda nel 2002 la formazione HOT CLUB DE ZAZZ  che inizia la sua attività concertistica nel 2003 per festeggiare – con tanto “gypsy swing” – il grande musicista zingaro, 50 anni dopo la sua scomparsa.

 

Nicola-PUGLIELLI

Nicola PUGLIELLI (chitarra)

Nato a Roma il 14 Aprile 1962. E’ chitarrista e compositore, vive a Roma. Nei suoi concerti e Cd si incrociano cultura classica, improvvisazione Jazz e tradizione europea. Sia in solo che in gruppo riesce a rivalutare il ruolo della chitarra nel Jazz. Ha collaborato con musicisti di fama internazionale (K. Lightsey, S. Nistico, M. Urbani, G. Tommaso) e con diverse orchestre (Acc. S. Cecilia di Roma, Roma Sinfonietta), oltre che con importanti compositori (N. Piovani, L.Bacalov), suonando in prestigiosi Festival e Rassegne, in Italia e all’estero. Diplomato in Chitarra e in Jazz. Insegna Chitarra presso l’I.C. “Virgilio” di Roma e Chitarra Jazz al Conservatorio “F.Morlacchi” di Perugia..

Discografia:“In the middle” e “Viaggio ConCorde”.

Roberto-NICOLETTI

Roberto NICOLETTI (chitarra)

Nato a Roma il 22 novembre 1960, ha studiato al Berklee College of Music di Boston.
Dal 1979 insegna chitarra jazz e improvvisazione presso il CIAC (Roma) e la Scuola  Popolare di Musica di Testaccio (Roma) dove ricopre attualmente la carica di presidente. Ha suonato in Italia e all’estero con formazioni composte da vari musicisti italiani e stranieri.

Discografia : “Tracks”, Movie Jazz Quartet  (Domani Musica, 1998 )

 

 

 Luca-PAGLIANILuca PAGLIANI (chitarra)

Nato a Roma il 5 agosto 1963, diplomatosi in chitarra classica nel 1991 sotto la guida di Senio Diaz, si è perfezionato con Alirio Diaz e Oscar Ghiglia. Ha studiato la chitarra jazz con Massimo Ruoco, Eddy Palermo, Tony Akermann e Jim Hall.  Suona in varie formazioni dal duo all’ottetto di chitarre.

Discografia : “Overcrossing”, Luca Pagliani & Pino Furestiere (Equipe, 1999)

 

 

 

Pino-SALLUSTI

Pino SALLUSTI (contrabbasso)

Nato a Roma il 19 marzo 1957 e autodidatta, ha suonato con Eddie Henderson, George Coleman, Gary Bartz, Harry “Sweets” Edison, Jimmy Owens, Ernie Wilkins, Bobby Watson, Steve Grossman, Mike Mainieri, George Garzone, Bob Gullotti, Bruce Foreman, Oscar Klein, Ralph Sutton, Peanuts Hucko, Massimo Urbani, Franco D’Andrea, Tullio De Piscopo, Giulio Capiozzo, Marcello Rosa, Romano Mussolini, Pino Massara, Nicola Arigliano, Maurizio Giammarco, Dado Moroni, Bruno Tommaso ecc.. Ha collaborato inoltre come solista nelle orchestre sinfoniche del Lazio e del Molise e nell’orchestra “Sinfonietta”.

Discografia :  “Leucasia” (Pino Sallusti, feat. Mike Manieri, George Garzone) -“Colors”,”Night of Dreams” (Pino Sallusti feat Gary Bartz e Jimmy Owens. ) – “Ipotetico” (Silent Circus feat. George Garzone) –  “Live at Supino Jazz Festival 1987”, Live at the Blue Lab”  (Massimo Urbani) -“Handprints” (Worldream) -“Remembering Gil”,“Blues in the sky”,“The best live” (Sergio Coppotelli) – “Worldreams” (Federico Laterza) – “Così è…” (Galliano Prosperi) – “Northern light” (Paul Linge) – “Tango!” (Garua Tango Ensemble) – “Four in Monk” (Andrea Gomellini feat. EddieHenderson) – “Così è se…” (Galliano Prosperi) – “Uomini di terra” (Pasquale Innarella)


INFO          Xavier Rigaut          rigaut@libero.it          cell (+39) 333.8274894

 

 

 

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lettere – Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Appello al Municipio: ricordiamo Felici

Abito in Via Guglielmo Massaia, nelle case dei postelegrafonici. Sono molto anziano e ricordo che al civico 65 abitava la famiglia Felici, di cui ero amico. Il primo figlio, Giuseppe, studente richiamato alle armi, partecipò alla difesa di Roma a Porta San Paolo e poi fece il partigiano nei GAP romani finché, individuato dai tedesche, si trasferì in Sabina da dove la famiglia era oriunda. Qui continuò la sua intensa attività partigiana, finché fu ferito in combattimento e fucilato a Rieti il 9

aprile 1944. Il padre, Angelo, arrestato dai tedeschi e deportato in Germania, morì poco tempo dopo il suo rientro in Italia per le sofferenze patite. So che a Giuseppe fu conferita la medaglia d’oro al valor militare, credo l’unica medaglia d’oro assegnata a un cittadino della Garbatella. Non sarebbe opportuno che almeno una lapide, sulla casa in cui abitò, ricordasse il sacrificio di Giuseppe Felici? E’ questo l’appello che faccio al nostro Municipio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Gianluigi Colapricco

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lettere – L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

L’incrocio Via Tolli-Via Macinghi Strozzi

A distanza di circa quattro mesi dalla comunicazione con cui il Presidente del Municipio XI ci informava che avrebbero provveduto con soluzioni strutturali (semaforo? dossi?) “non appena saranno disponibili le necessarie risorse finanziarie”, il caso ha voluto che lo stesso giorno, all’alba, il Sindaco Alemanno rendesse pubblica proprio l’approvazione del bilancio comunale. Da allora sono passati oltre quattro mesi e non si è avuta alcuna notizia in merito.

A scopo scaramantico evidenzio che già 4 anni fa ed esattamente il 7 novembre 2008 il Municipio XI aveva affrontato la questione approvando un’analoga proposta di risoluzione per la messa in sicurezza del medesimo incrocio. Anche all’epoca sembrava cosa fatta … e invece … Le elezioni si sono svolte, si approssimano le comunali, di promesse ne abbiamo sentite tante, ma sarebbe bello sperare che una volta tanto qualcuno ci dimostri che alle parole possano seguire i fatti, se non altro per spiegare ai 500 firmatari della petizione e agli abitanti dell’intero quartiere il motivo del ritardo o dell’impossibilita` di rispettare l’impegno assunto.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Stefano Guicciardi

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Brevi – E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è cro

E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia

Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal …

E’ crollato il pino di Piazza Sant’EurosiaUno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal

marciume, come hanno costatato i tecnici del Servizio Giardini. Ci sembra il caso di fare un’indagine sulle condizioni di salute degli altri due alberi.
Se ne va così un altro dei bei pini della Garbatella. Ricordiamo con nostalgia quelli maestosi di Piazza Oderico da Pordenone, ultimo residuo della tenuta di mons. Nicolai. Avevano ispirato il nome anche al vicino chiosco del “Bar due pini”, ora ribattezzato “Casina Liberty”. Se ne andarono a distanza di tempo uno dopo l’altro, il primo fatto morire per consentire la costruzione di una palazzina, l’altro per atti vandalici e per scarsa manutenzione. I pini più antichi del quartiere, anche se notevolmente malmessi, sono i due giganti che fanno ombra alla Villetta di Via Passino. Dovrebbero avere più di un secolo e mezzo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Visita la nostra galleria fotografica sulla Garbatella
Jazz | Foto Antiche | Foto Moderne


I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
ACCEDI