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Autore: Redazione

Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

di Annalisa Pullara

Da quest’anno l’Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha una sua scuola calcio! A volerla e a crederci per primo è stato Stefano Boratta, ottimista anche quando, inizialmente, le iscrizioni sembravano non arrivare.san-filippo-neri-scuola-calcio
E’ stato lui che, durante il primo incontro con solo cinque genitori, ha detto: “Partiamo lo stesso e vediamo che succede; io sono fiducioso!”. E la sua fiducia è stata ripagata: ogni mercoledì, infatti, sono dodici i piccoli calciatori, e tra loro anche due bambine, che corrono fieri per il campo con tanta voglia di imparare. Si sentono dei “campioni” e magari qualcuno lo diventerà davvero, ma ciò che più conta è che questi bambini, grazie al lavoro degli istruttori e di tutto il personale tecnico, stanno imparando, insieme alle regole del calcio, anche delle importanti regole di vita: divertirsi sempre, rispettarsi e aiutarsi reciprocamente, vivere il calcio come una competizione pulita e sana.
Domenica 18 novembre la “neonata” squadra Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha debuttato in casa incontrando la Selva Dei Pini Pomezia, di fronte a un pubblico numeroso di amici e parenti, che ha popolato, come non si vedeva da tempo, il vecchio porticato dell’Oratorio. I nostri piccoli grandi calciatori, per niente intimoriti dalle avverse condizioni del terreno di gioco, reso fangoso e con qualche pozzanghera a causa delle piogge notturne, ci si sono tuffati dentro anima e corpo con tutto il loro entusiasmo. La voglia di giocare e divertirsi e, in un attimo, quel campetto si è trasformato, per tutti, nel campo più bello del mondo! Tre tempi da quindici minuti durante i quali gli atleti si sono battuti con determinazione, dando vita ad una partita avvincente, mai noiosa e ricca di goal: 16 in tutto (per questa prima volta ci piace riportare il risultato finale così, sommando le reti di entrambe le squadre).
Per l’occasione un tifoso speciale, e chi lo conosce sa che non sarebbe potuto mancare per niente al mondo: Padre Guido. Ha voluto essere presente per il
calcio d’inizio, col suo sorriso dolce e rassicurante che per tutti i presenti, ma soprattutto per i vecchi e nostalgici frequentatori della Chiesoletta, ha rappresentato più di mille parole.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

Abbiamo, alla Garbatella, in Largo delle Sette Chiese 25, il nuovo Consultorio familiare, che sostituisce quello inadeguato di Via Montuori, sotto la scuola Cesare Battisti. Una vittoria democratica, merito innanzitutto delle battaglie delle donne. Il 6 novembre scorso l’inaugurazione, con la partecipazione di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, di Antonio Paone, direttore della ASL RM C, di Andrea Catarci, presidente del Municipio, di Alberto Attanasio, vice presidente e assessore municipale ai LLPP e di Antonio Bertolini, delegato municipale alla Sanità.
Prende forma e vita una realtà pubblica e istituzionale capace di offrire servizi fondamentali per i cittadini in locali adeguati e confortevoli per utenti e operatori. Il nuovo Consultorio propone prevenzione e assistenza sanitaria, psicologica e sociale per le donne, le coppie in crisi o in difficoltà socio-economiche, per le vaccinazioni dei piccoli e per la famiglia nel suo insieme.
L’intervento di ristrutturazione del fabbricato, che già ospita gli uffici tecnici e un presidio del servizio anagrafico, ha profondamente modificato l’edificio, restituendo una nuova struttura più funzionale, sicura e gradevole.
In un comunicato, il consigliere delegato alla Sanità, Bertolini, sottolinea che la nuova localizzazione del Consultorio, proposta alla ASL RM C dal nostro Municipio, rappresenta una scelta culturale di attenzione per il servizio pubblico, in particolare per un servizio sanitario e sociale integrato ritenuto insostituibile che, con la sua offerta dedicata non solo alle donne, va a incidere in termini di interesse sulla intera popolazione.
Il Consultorio offre servizi con competenze multidisciplinari tra cui: informazioni e assistenza per una procreazione responsabile e divulgazione delle conoscenze idonee ad una sessualità consapevole e per promuovere o prevenire la gravidanza; per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile con supporto psicologico e sociale; per la tutela della salute della donna e del concepimento; per l’assistenza e l’informazione sulla sterilità e sulle tecniche di procreazione assistita; per le indicazioni sull’affidamento familiare e sulle procedure per l’adozione.
Nel momento attuale, mentre non vengono incrementati ma spesso vengono ridotti i servizi territoriali, rendendo difficili percorsi di salute accettabili, la realizzazione del nuovo Consultorio rappresenta una controtendenza che va sicuramente perseguita da chi, come noi, conclude Bertolini, crede fortemente nei servizi pubblici territoriali.

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In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross

Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

Il 5 dicembre si è inaugurata, nella Sala del consiglio municipale in Via Benedetto Croce 50, la mostra fotografica AltaGarbatella, in occasione della presentazione del calendario 2013 del nostro Municipio. La mostra resterà aperta fino al 19 dicembre, dopo di che si trasferirà, dal 22 dicembre al 12 gennaio, nell’Enoteca Giansanti, in Via Ostiense 34, dove il venerdì e il sabato il locale resterà aperta fino a tardi con degustazioni e musica dal vivo.
E’ stato il presidente dophotocrossdel Municipio a proporre all’Associazione fotografica DoPhotoCrossè di preparare il calendario per il 2013 dedicato alla Garbatella. Il progetto si è dimostrato molto interessante e ha richiesto uno studio del quartiere molto approfondito. Innanzitutto l’incontro dei fotografi, Bruna Marsili e Venanzio Cellitti, con gli architetti dell’Osservatorio sul moderno di Roma, Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, autori del libro “La Garbatella, il moderno attraverso Roma”, libro dal quale è nato lo spunto per il calendario.
Quindi è nato il progetto “mirato” su palazzi e scorci significativi dal punto di vista architettonico storico e culturale. Nessuna foto infatti è casuale.
La particolarità delle foto è quella che le immagini sono state scattate dall’alto: fotografare dai terrazzi condominiali e, quando non si è potuto, dalle finestre dei privati. Si è trattato di un vero viaggio nel quartiere. Ha preso il via un allegro passaparola tra gli abitanti alla ricerca delle vedute migliori. Insomma, raccontano i fotografi dell’associazione, la gente ha iniziato a chiamare amici, cognate o suoceri, pur di trovare l’affaccio migliore sul palazzo che volevano fotografare. Il quartiere ripreso dall’alto ha preso pian piano forma. Ogni palazzo, sempre ammirato dalla strada, dai terrazzi ha assunto un senso architettonico e un significato storico. Inoltre, quei palazzi, ai nostri occhi hanno improvvisamente cominciato a vivere. Con le storie della gente che ci vive La DoPhotoCrossè è una libera associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili, nata dall’idea di fotografare con la procedura del cross processing.
La tecnica consiste nel fare le foto con pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale delle immagini dai toni cromatici “starati” ma assolutamente suggestivi. I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu. Le foto di questo calendario sono state scattate dai terrazzi e dalle finestre del quartiere della Garbatella e realizzate con una fotocamera ZenzaBronica, usando pellicole diapositive medio formato, di sensibilità 50 ISO e sviluppate con il procedimento del cross processing.
Scattare in cross processing è una sperimentazione continua: il risultato è sempre piacevolmente imprevedibile.

 

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Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

Incontro con il Maestro Franco Zaniol, tenore di fama internazionale

Da Via delle Sette Chiese al Metropolitan di New York

di Carolina Zincone

Appuntamento al Bar del Cappuccino di Piazza Augusto Albini, qui alla Garbatella. Ore 16,30. Spacco il minuto, ma quel signore elegante che legge il giornale seduto al tavolino è arrivato prima di me. Mi presento, si presenta: come “un grande di questo quartiere”. Io non so bene da dove cominciare, anche perché di musica lirica ci capisco poco, mi accingo per la prima volta ad utilizzare un telefono come registratore e nel bar la musica è alta. Per fortuna ha pensato a tutto lui, Franco Zaniol, tenore di fama internazionale nato in Via delle Sette Chiese.
Appena tornato da una delle continue tournée che lo vedono spaziare dall’Australia agli Stati Uniti passando per il Giappone, ha trovato il tempo di mettere insieme un bel pò di materiale sulla sua brillante carriera, affinché io potessi attingere liberamente.
Sembra un uomo soddisfatto, ma si sente, nei suoi racconti, un po’ di rammarico: per aver fatto tanto per tante persone sparse per il mondo, ma non abbastanza forse, per il suo popolo, quello della Garbatella.
Il nostro è un quartiere che può vantare personaggi importanti, peccato che in un certo senso se li sia fatti sfuggire.
Da piccolo, Franco si guadagnava la paghetta dando una mano al papà, che nel 1926 era diventato il primo barbiere della Garbatella. Ma non passò molto tempo prima che, da studente del Conservatorio allievo di Mario Del Monaco, cominciasse a vincere borse di studio che lo portarono lontano da qui. Nel 1973, solo uno su cento poté andare alla Scala a studiare col Maestro Pastorino, e quell’uno fu Franco Zaniol. Per risparmiare faceva il pendolare da Lissone, e per arrotondare lavorava come commesso in un negozio di abbigliamento chic chiamato Le Diable (Il diavolo!). L’anno dopo ci
fu il premio RAI “Nati per la lirica”.
Ma la vera svolta avvenne nel ’76, quando vinse il Concorso Internazionale Verdi al Teatro di Parma. Purtroppo, proprio quando sembrava che non potesse fermarlo più nessuno e a pochi giorni da un importante appuntamento con il Metropolitan di New York, Zaniol ebbe un brutto incidente stradale.
Così brutto che, a causa del trauma, per un anno e mezzo perse la parola, la sua voce. E se non fosse stato per l’insistenza della famiglia, la storia di un grande tenore si sarebbe conclusa così, con Franco Zaniol che non voleva più cantare. maestro-zeniol
Invece riprese, e come. Zaniol ricorda tutto e ci tiene a fare i nomi di tutti i Maestri con cui ha lavorato o che ha avuto l’onore di sostituire, come José Carreras e Pavarotti, che per via di un’influenza dovette cedergli i panni del Duca di Mantova nel Rigoletto. Parla dei palcoscenici che ha calpestato, dei premi che ha vinto, di quei lunghi 12 minuti d’applauso che si conquistò con il duetto di Otello.
Ci tiene, soprattutto, a parlare del lavoro di beneficienza, che, dopo grandi prestazioni in Italia – dove ancora si ricordano il concerto lirico del 1995 al Centro culturale Aldo Moro di Cordenons per il reparto di ginecologia oncologica di Aviano e quello con Katia Ricciarelli per la Fondazione anti-leucemia, ma anche la sua partecipazione a Telethon 2001 – adesso svolge soprattutto all’estero.
“Perché qui in Italia, diciamoci la verità, di cultura ce n’è poca. E alla Garbatella pochissima”, afferma con rammarico il Maestro, che pure continua a chiamare il nostro quartiere la “piccola Parigi”.
E’ perché qui da noi in cultura si investe poco che lui ormai sta più in Canada che in Italia. Si legge di Zaniol su “Il cittadino canadese” – il giornale  italiano primo in Québec e in Canada: del tenore romano che ha deciso di dedicare la sua carriera a “migliorare l’immagine dell’Italia nel mondo”, cantando. Per questo nel 2002 Zaniol volle incontrare il Ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, al quale parlò dei suoi progetti per aiutare la comunità italiana in Canada e da cui ricevette utili patrocini. Ma è qui alla Garbatella che Zaniol vorrebbe farsi (ri)conoscere, è qui che i vecchietti di sempre lo fermano per strada per chiedergli di poter riascoltare la sua bella voce prima che sia troppo tardi.
E’ qui che ha cantato, a Santa Galla, dove le persone stavano pure fuori per quanto era piena la sala, e al Palladium, nel 2000. Ma sono passati 12 anni. E se n’è dovuto andare lo storico farmacista di Via Fincati, Fabio Fabi, perché il tenore fosse invitato a cantare una messa solenne nella Chiesa di San Francesco Saverio, tre settimane fa.
Quanto bisogno ci sarebbe, invece, qui da noi, di bei concerti e di una bella scuola di canto. Una scuola capace di far cantare, insieme, i giovani e gli anziani, i vecchi e i bambini.
E’ il 4 dicembre, il nostro Presidente del Consiglio, su invito del Ministro Riccardi, ha appena celebrato la conclusione dell’ “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni”. Per farlo, si è felicitato con vecchie glorie dello spettacolo italiano come Gina Lollobrigida e Pippo Baudo, ai quali non piace affatto essere definiti vecchi ma che rivendicano il fatto di essere molto attivi. Da ogni parte, si è insistito sull’importanza che siano abbattute le barriere tra le generazioni, che siano sfatati i miti per cui gli anziani tolgono il lavoro ai giovani.
Entrambi hanno il diritto di vivere una vita dignitosa, di essere rallegrati da una romanza. Lasciamo stare tutto quel Brecht che ci viene propinato e che né i nostri ragazzi né gli anziani dei lotti, giustamente, vanno a vedere! – dice Zaniol. Chissà per quanti anni ancora girerà il mondo lui, altro che invecchiamento attivo, il suo! La speranza è che a casa nostra, qui alla Garbatella, torni presto con un programma, con una delle tante idee che gli frullano per la mente e che lui, in realtà, ha sempre pensato per la sua gente.

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Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Ma l’Oratorio, fondato da padre Melani, era nato 27 anni prima.
Quei locali sono un’ex vaccheria della antica proprietà Nicolai donata ai padri Filippini dalla famiglia Santambrogio.
Accanto, la mitica “Chiesoletta” dei SS. Isidoro ed Eurosia

di Enrico Recchi

Proprio il mese di dicembre di 60 anni fa, il 21 dicembre 1952 per l’esattezza, veniva inaugurata solennemente la Chiesa di San Filippo Neri in Eurosia.
La chiesa andava a colmare l’assenza di una parrocchia in quella nuova parte della Garbatella, costituita dalle case dell’INCIS (le abitazioni per gli impiegati dello Stato).osfn-padre-alfredo-melani
Esistevano già altre chiese nel quartiere: San Francesco Saverio a Piazza Sauli e, sulla Circonvallazione Ostiense, Santa Galla. Ma in quella parte della Garbatella, che vedeva nascere una grande arteria stradale, come la Cristoforo Colombo, non ce n’erano. I Padri Filippini operavano già dal 1925 nella zona ed avevano instaurato un buon rapporto con tutta la popolazione a prescindere dalle idee politiche. La loro attività con i ragazzi della Garbatella era già apprezzata da quasi un trentennio ed anche con le famiglie di chi frequentava l’Oratorio c’era una relazione costruttiva. A differenza di quello che era accaduto a Testaccio dove al loro arrivo i Salesiani erano stati accolti a sassate.
Nel 1952 esistevano già l’Istituto Cesare Baronio, che aveva iniziato l’attività didattica nel 1944 (poi ospitò per un certo tempo anche il liceo scientifico Borromini e ora l’università San Pio V), ed esisteva la “Chiesoletta”, ovvero la piccola chiesa restaurata dal grande architetto Valadier per conto del facoltoso proprietario monsignor Nicolò Maria Nicolai, incapace però per le sue ridotte dimensioni ad accogliere tutta la gente che si andava ad insediare nei nuovi edifici. La nuova chiesa venne costruita con il sostanziale contributo della famiglia Bradley, Thomas e Irene, di New York, che aveva visto partire per la guerra ben cinque figli. I genitori, alla partenza dei figli, avevano fatto il voto di sostenere le spese per la costruzione di tante chiese per quanti figli fossero tornati sani e salvi dal conflitto. Per loro e nostra fortuna tornarono tutti e cinque e fu così che i Bradley pagarono le spese per costruire una chiesa in ciascun continente.
Per l’Europa, grazie all’intervento di mons. Montini (futuro Paolo VI), la scelta venne indirizzata verso l’Italia e Roma, e quindi verso il progetto di San Filippo Neri alla Garbatella.
Era quello un periodo di grande fervore edilizio: nel 1951 veniva inaugurato un grande tratto del Raccordo Anulare, veniva aperta la Colombo fino all’EUR ed il prolungamento fino ad Ostia e veniva avviato un consistente programma di costruzione di case.
Quindi quella domenica di 60 anni fa, il 21 dicembre, festa di S.Tommaso Apostolo, alle ore 16, alla presenza del sindaco di Roma Rebecchini, del cardinale vicario di Roma Micara, naturalmente di mons. Montini, di padre Caresana della casa madre dei Filippini di Santa Maria in Vallicella e di padre Melani, il parroco dell’epoca. Padre Guido sarebbe arrivato solo l’anno successivo.
La chiesa già funzionante non era stata completata: mancava il campanile (che venne costruito nel 1955), un adeguato arredamento ed alcune rifiniture. Queste carenze, presto colmate, non impedirono ai padri Filippini, all’Oratorio, alla nuova chiesa di rafforzare il loro ruolo come polo sociale all’interno della comunità della Garbatella.

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Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Ci ha lasciato Elisabetta Di Renzo esempio d’impegno politico e cura della famiglia

Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Anche Elisabetta ci ha lasciati, avrebbe compiuto 90 anni il prossimo gennaio. In un primo freddo pomeriggio di dicembre l’abbiamo salutata nella chiesa di San Francesco Saverio insieme ai figli Roberto, Gianni e Sandra, ai parenti e agli amici che l’hanno conosciuta in questa lunga vita. Una vita piena, vissuta tra la cura della famiglia e l’impegno politico e sociale nel quartiere.
Elisabetta Di Renzo è una delle figure femminili che hanno lasciato il segno alla Garbatella.
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Ce la ricordiamo negli anni Settanta con le donne della Villetta e della sezione socialista nelle lotte per i decreti delegati e la democrazia nella scuola. E poi ancora in prima fila nella campagna per il divorzio e la Legge 194, che sfociò nell’apertura del consultorio familiare di Via Montuori e la sua gestione da parte dell’Assemblea delle donne.
A noi Elisabetta piace ricordarla così, con quel viso dolce e una grande carica di passione civile, che esprimeva nei suoi interventi. Non andava mai fuori le righe, ma era sempre critica e determinata, alcune volte anche scomoda per gli ortodossi dirigenti locali del Pci. Insomma era una combattente dai modi gentili e amabili, ma allo stesso tempo sapeva essere acuta nel dibattito politico e intransigente nei principi.
Fin da giovane si era avvicinata all’Udi (Unione donne italiane), l’organismo che nel primo dopoguerra raccoglieva le militanti più impegnate del Pci, del Psi e della Democrazia cristiana.
Aveva seguito Giglia Tedesco, Marisa Rodano, Nadia Spano, Leda Colombini, dirigenti nazionali del partito comunista, nella campagna elettorale per la Costituente e per estendere il voto alle donne.
Insieme a Felicetta Greco, Vera Polimanti, Vanda Della Ciana, Concetta Rizza, Neda Solic e le altre donne comuniste della Garbatella era stata sempre in prima fila nelle delegazioni all’Iacp o al Comune di Roma per protestare contro l’aumento dei fitti delle case popolari, per rivendicare
l’erogazione dell’acqua, per risolvere il problema degli sfollati che occupavano la Cesare Battisti e consentire ai bambini del quartiere di tornare a scuola. Non si risparmiava, insieme alle altre donne, nella preparazione dei pasti caldi in Villetta e nel sostegno agli uomini che facevano gli scioperi alla rovescia. Era un modo di lottare fattivamente contro la disoccupazione e rivendicare il lavoro, imbracciando pale e picconi per la sistemazione delle strade e dei marciapiedi, cumuli di terra per anni rimasti incompiuti .La sua famiglia venne alla Garbatella al lotto 28 alla fine degli anni Venti. La mamma gestiva un banco di verdura al mercato rionale, che in passato si faceva a Piazza Pantero Pantera. Sposò Mario Pistilli, un operaio edile comunista, protagonista delle lotte popolari e democratiche nella città e alla Garbatella, con cui andò ad abitare al lotto 60, nella zona degli Alberghi. Oggi noi tutti la ricordiamo con affetto e la porteremo sempre nel cuore.

Gianni Rivolta

 

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Per la sicurezza di Via A.Macinghi Strozzi

Per la sicurezza di Via A.Macinghi Strozzi

Una delibera del Municipio con l’invito al Comune perché si provveda a eliminare in quella strada una reale situazione di pericolo

Nel numero scorso abbiamo dato spazio all’iniziativa di un cittadino, il signor Stefano Guicciardi, il quale si era fatto promotore di una raccolta di firme, denunciando la pericolosità dell’immissione di pedoni e macchine da Via Filippo Tolli nella Via Alessandra Macinghim Strozzi, strada a scorrimento veloce, con la richiesta dell’istituzione di un semaforo.
La pericolosità di quell’incrocio, denunciato molte volte anche da Cara Garbatella, veniva ribadita inoltre dalla missiva del signor Mario Capezza, pubblicata nello stesso numero nella rubrica delle Lettere. Il Municipio il 7 novembre ha risposto a Legambiente, che aveva sostenuto la raccolta firme del signor Guicciardi, comunicando che provvederà con interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’attraversamento pedonale, condizionando l’intervento all’approvazione del bilancio comunale. Ci auguriamo che il Comune provveda al più presto a fornire i mezzi per mettere in sicurezza quel punto cruciale della viabilità del quartiere, nell’interesse di tutti i cittadini che, a piedi o in auto, devono fare necessariamente quel percorso per recarsi dalla Garbatella storica alla zona della Regione e della Colombo. Qui di seguito ospitiamo volentieri la lettera di ringraziamento che il signor Guiccirdi ci ha indirizzato.

macinghi-strozziSono davvero grato della disponibilità di Cara Garbatella a perorare la causa della mia iniziativa a rendere sicuro l’incrocio di Via Filippo Tolli nella frequentatissima Via Alessandra Macinghi Strozzi, supportandomi nella raccolta firme per l’istallazione di un semaforo. In realtà, attraverso l’aiuto degli amici di Legambiente, nonché di abitanti ed esercenti del quartiere, siamo riusciti a raccogliere oltre 500 firme in meno di due settimane e questo ci ha permesso di inoltrare al Municipio una lettera, allegandovi il risultato della petizione, chiedendo di intervenire con urgenza per garantire la sicurezza dell’incrocio (come ribadiva anche il lettore Mario Capezza nell’ultimo numero di Cara Garbatella) e del relativo attraversamento pedonale.
A quanto pare il Municipio ha ascoltato questa richiesta giacché, come potete leggere voi stessi nel documento allegato, ha dichiarato che procederà con interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’attraversamento pedonale condizionando tali interventi all’approvazione del bilancio del Comune di Roma. Il caso ha voluto che la lettera sia pervenuta in data 7 novembre, il giorno stesso dell’attesa e sofferta approvazione del bilancio comunale.
In poche parole, forse ce l’abbiamo fatta. Forse non avremo il semaforo, ma più probabilmente un attraversamento pedonale rialzato, una sorta di dosso artificiale.
La speranza è che l’intervento permetta anche di modificare la struttura dei marciapiedi dell’incrocio, impedendo fisicamente alle macchine di parcheggiare
in corrispondenza dell’incrocio togliendo completamente la visibilità a chi si affaccia a piedi o in macchina su Via Macinghi Strozzi.
Detto ciò, grazie ancora di cuore per la disponibilità. Se mai vorrete ancora aiutarmi, datemi eventualmente una mano nel sollecitare a mantenere l’impegno promesso e soprattutto divulgando (a cose fatte) la disponibilità del Municipio.

Stefano Guicciardi

 

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Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Dedicato alla memoria dell’unica donna sopravvissuta tra 1022 ebrei razziati nel ghetto e deportati dai tedeschi nel 1943. Tornata libera, dedicò la sua vita a lottare contro gli orrori di ogni razzismo

Si chiamerà Settimia Spizzichino il ponte fantastico della Circonvallazione Ostiense: inaugurato il 3 dicembre. L’ha deciso la Giunta capitolina il 16 novembre scorso, nel 74° anniversario dell’emanazione delle infami leggi razziali del 1938. Settimia fu l’unica donna, insieme ad altri 15 deportati, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, tra i 1022 ebrei rastrellati dai tedeschi con la complicità dei fascisti a Roma il 16 ottobre 1943. Settimia aveva ponte-settimia-spizzichinopoco più di 22 anni quando fu presa nella zona del vecchio ghetto. Il suo calvario si svolse prevalentemente nel campo di Auschwitz-Birkenau.
Al suo ritorno in patria venne ad abitare da noi, alla Garbatella, e fu la più ostinata testimone con i suoi racconti degli orrori patiti dai prigionieri dei campi. La notte del rastrellamento, ha raccontato Settimia poco prima della morte, non abbiamo avvertito spari né rumori assordanti. C’era un silenzio di tomba, un silenzio particolare.
Alla chiusura dei negozi la sera del 15 ottobre venne a trovarci mio fratello Pacifico. Mamma ebbe come un presentimento: vattene via, vattene a casa tua. Il silenzio si interruppe prima dell’alba con dei passi pesanti, rumorosi. Erano i passi dei soldati di Hitler che, gridando ordini come iene, avevano circondato tutte le vie di accesso al ghetto. Era cominciata la razzia, in un contesto di voci, di richiami, di implorazioni.
In quel freddo autunno del ’43, quel sabato 16 ottobre, Roma era sotto la cappa dell’occupazione tedesca , della fame e dell’incerto domani.
La comunità israelitica si sentiva in parte rassicurata dopo aver consegnato, al comando della Gestapo di Via Tasso, martedì 28 settembre, 50 chilogrammi di oro che i tedeschi avevano preteso. Con Settimia furono presi la madre Grazia, le due sorelle Ada e Giuditta con la figlia Rossana di 18 mesi: solo Settimia fece ritorno.
Fino all’ultimo ha voluto ricordare e raccontare la terribile esperienza di Auchwitz, dimostrando che il tempo che passa non può essere un alibi per dimenticare, né abbassare la guardia di fronte a qualsivoglia episodio di razzismo.
A Settimia, oltre al ponte della Garbatella, a Roma è intitolata anche una strada nel XX Municipio, zona Tomba di Nerone: il 26 luglio di quest’anno alcuni degni epigoni dei carnefici che la deportarono ne rimossero, per sfregio, la targa toponomastica.
Recentemente, un sito WEB neonazista l’ha definita una “oligomiracolata” nei campi di sterminio.
A 12 anni dalla sua scomparsa, la dedica a suo nome del ponte fantastico della Circonconvallazione la ricorda nel quartiere che l’ha amata e dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

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ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze

Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

Lo stato di manutenzione delle case popolari della Garbatella rappresenta molto bene la situazione in cui si è ridotta l’ATER. La Regione Lazio, che gestisce direttamente l’Azienda territoriale di Edilizia Residenziale, e che in questi anni di governo di centro destra è stata non solo incurante delle necessità primarie dei cittadini, ma l’ha lasciata anche senza guida per due anni circa non nominando un presidente e un Consiglio d’amministrazione in grado di gestirla. Dopo roboanti proclami dell’assessore alla casa Buontempo, che sbandierava risanamento e pulizia, niente di buono è successo. Né per quanto riguarda l’emergenza abitativa, né per l’aspetto della cura e manutenzione dei fabbricati. Addirittura il presidente dell’ATER di Roma Prestagiovanni afferma che i canoni di locazione sono troppo bassi e che l’Azienda spenderebbe in manutenzione per ogni appartamento più di quanto incassa!
ATER-senza-vergognaForse il presidente dell’ATER dovrebbe ricordare a tutti che la Polverini e la sua Giunta non hanno proprio messo in bilancio, e quindi non hanno erogato, fondi per le case popolari e che per “coprire” questa mancanza lui stesso ha compiuto una scelta devastante: usare i fondi propri dell’ATER, derivanti da affitti e vendite, per pagare le ditte che avevano già eseguito lavori precedenti ed aspettavano di essere saldati dalla Regione inadempiente.
E’ per questo che gli inquilini delle case popolari della Garbatella e di tutte le altre zone della città si sono visti recapitare lettere in cui si comunica l’impossibilità di garantire alcun intervento di manutenzione.
Ma non è finita qui, perché oltre al danno c’è la beffa relativa all’aspetto amministrativo: Per esempio per le volture, per i nuovi contratti, per le morosità, ecc., nonostante l’incremento di personale, l’ATER non consente ai propri uffici, a causa dell’applicazione di norme burocratiche inattuali, di procedere più celermente con le pratiche, penalizzando ancora una volta gli inquilini e gli stessi lavoratori ATER, producendo solo ritardi inconcepibili e aumento degli affitti. Con quest’ATER, gestita maldestramente da un Consiglio d’amministrazione a maggioranza di centrodestra, siamo ritornati al passato più buio per le case popolari. Il fondo del barile è stato toccato, ora basta. Chiedetelo a Carmela come si vive da mesi e mesi con il soffitto puntellato con i tubi innocenti perché a rischio crollo, o a Simona, giovane invalida al 100% prigioniera in casa perché senza ascensore, o a Mario che abita sotto un terrazzo fradicio e ancora pieno di eternit.
L’inverno è arrivato, le manutenzioni si fanno più urgenti. Anche se la Giunta regionale è caduta, bisogna chiedere subito di destinare fondi per la manutenzione, in una situazione già critica che potrebbe diventare drammatica nei prossimi mesi.

Dobbiamo

  1. collaborare tutti per monitorare le manutenzioni eseguite in questi anni e denunciare ciò che non è stato fatto bene o è rimasto inevaso;
  2. chiedere con una vertenza di quartiere di procedere con i mancati interventi già segnalati, ultimare quelli iniziati per evitare il totale degrado degli edifici più antichi e prevenire interventi più impegnativi per gli immobili di più recente costruzione.


Quando Prestagiovanni afferma che “rischiamo di dover chiudere l’Azienda, perché vendiamo a un quinto, un sesto e in certi casi pure a un decimo del valore di mercato”, rispondiamo che i soldi dovrebbe chiederli a chi con il denaro pubblico ha fatto feste, comprato suv e pagato cene a ostriche e champagne e non agli inquilini in regola, che da sempre pagano quanto dovuto, che hanno tutti i requisiti richiesti dall’ATER. Forse chi gestisce l’ATER non sa che queste case si reggono in piedi solo grazie alla cura e all’amore di chi ci abita. Poiché tutti abbiamo il diritto di vivere in posti dignitosi, queste case gliele dovrebbero proprio regalare.

Paola Angelucci
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà al Municipio XI
Sportello casa e territorio alla Villetta – S.E.L. via Passino, 26
Martedì ore 18-19 cell. 3393959674

 

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Un regalo buono che fa bene

Un regalo buono che fa bene

di Orietta Vidali

Anche quest’anno, in prossimità delle festività natalizie, le Associazioni Altrevie e Cara Garbatella promuovono la campagna “Un regalo buono che fa bene”. Giunta ormai alla sua settima edizione, l’iniziativa prevede la vendita di olio extra-vergine di oliva dop della Sabina, il cui ricavato viene destinato a fini di solidarietà.
L’olio sarà disponibile presso i locali del Centro Anziani di Via Pullino (accanto alla fermata Metro Garbatella) grazie all’aiuto prezioso di Francesco Giacquinto e Mario Di Martino, gli infaticabili animatori del Centro. Per quanto riguarda la finalità della campagna di solidarietà,anche quest’anno si rinnova la collaborazione con l’Associazione ULAIA ArteSud che da anni opera nei campi palestinesi in Libano.un-regalo-buono-che-fa-bene

Abbiamo chiesto a Claudio Bocci, presidente di Altrevie, i motivi di questa scelta.
“Già lo scorso anno abbiamo collaborato  con ULAIA ArteSud e raccolto fondi per aiutare bambini e giovani palestinesi che vivono una situazione di grande disagio in Libano.
Da oltre 40 anni decine di migliaia di profughi espulsi dalle loro terre in Palestina vivono o, meglio, sono sopportati, nel ‘Paese dei cedri’. Il Libano poggia su una Costituzione a base etnica e religiosa e la concessione dei diritti civili alla popolazione palestinese avrebbe come conseguenza di alterare il peso delle diverse comunità che vivono in Libano con riflessi importanti sugli equilibri politici interni”.

Immagino che le difficoltà maggiori le soffrano i più deboli.
“Sì, e in particolare i bambini che incontrano molti problemi a frequentare regolarmente la scuola; l’educazione primaria è assicurata grazie ad una rete di organizzazioni non governative che si fanno carico di assicurare l’istruzione e, insieme, di tramandare le tradizioni e la cultura d’origine. Per questo abbiamo deciso di dare un piccolo segno di solidarietà e abbiamo destinato le somme raccolte al piccolo Hamad Eiyadi che oggi ha 12 anni e vive nel campo di Beddawi nella zona di Tripoli del Libano e che ci è stato segnalato da ULAIA ArteSud perché il papà e colpito da una grave malattia”.

So che l’anno scorso avete visitato i campi profughi palestinesi in Libano e che avete incontrato Hamad.
“E’stato davvero emozionante trascorrere un’intera settimana a conoscere ed approfondire una realtà difficile ma carica di dignità e contraddistinta da decine di volontari che hanno a cuore l’educazione dei più giovani e che coltivano la speranza al ritorno nella terra d’origine.
L’incontro con Hamad e con la sua famiglia poi è stato commovente: siamo stati accolti dalla giovane mamma e dai piccoli fratelli con grande calore e amicizia e siamo usciti con la consapevolezza di aver ricevuto molto di più di quanto abbiamo dato”.

 

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Nuove minacce pendono sul CTO

L’11 dicembre si è svolta una affollata manifestazione nel quartiere

Nuove minacce pendono sul CTO

Cinque ospedali romani in pericolo. Ferma protesta del nostro Municipio che si associa alla mobilitazione sindacale

Si profila un ulteriore ridimensionamento dell’ospedale della Garbatella, già ridotto prevalentemente alla specializzazione ortopedico-traumatologica, privato del pronto soccorso e praticamente funzionante come un poliambulatorio. Nei tagli degli ospedali romani previsti dal piano del Commissario straordinario alla Sanità Enrico Bondi, incaricato dal governo di procedere al risanamento delle aziende in crisi, dovrebbe rientrare anche il CTO, con i suoi residui 144 posti letto e i suoi circa 500 operatori. Dopo le notizie filtrate, riguardanti il ridimensionamento e l’accorpamento di diversi nosocomi romani, è scattata subito la protesta dei segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil. In un comunicato congiunto si legge: “Dopo i tagli della Giunta Polverini e quelli alla sanità privata, il commissario vuole procedere alla chiusura di alcuni ospedali pubblici senza alcuna motivazione. Queste decisioni sono democraticamente inammissibili e inaccettabili sia nel metodo che nel merito”. Gli ospedali coinvolti nel piano Bondi, oltre al CTO, sono il San Filippo Neri, lo Spallanzani, il Forlanini, l’Eastman, l’Oftalmico. “Siamo molto preoccupati per il nostro futuro – dichiara il caposala della chirurgia oncologica del San Filippo – ma prima di chiudere bisogna creare servizi alternativi e potenziare l’assistenza nel territorio”. Preoccupante la dichiarazione del segretario della Fials Sanità di Roma: “Bisogna riorganizzare l’assistenza se si vuole evitare la bancarotta.

C’è troppa inappropriatezza nelle prescrizioni di tanti medici, ma il deficit è più pesante di quello che dicono in Regione perché nei bilanci mancano i soldi che tanti ospedali devono dare ai fornitori”.
In un comunicato congiunto il presidente del nostro Municipio Catarci e il delegato alla sanità Bertolini criticano i tagli lineari del Commissario governativo “che stanno minando la già precaria sostenibilità del sistema sanitario regionale”. Vista la riduzione dei posti letto è necessario pianificare lo sviluppo della rete territoriale con poliambulatori e residenze sanitarie assistenziali.

“Invece – si legge nel comunicato – si prevede di chiudere gli ospedali tra cui il CTO. L’ospedale della Garbatella deve invece essere rilanciato a vantaggio di tutta la Regione in chiave ortopedica-traumatologica, rispondendo alle richieste dell’INAIL di trasferire qui i suoi centri di eccellenza”. Il Municipio si associa alla mobilitazione dell’11 dicembre promossa dalle sigle sindacali, dalle associazione e da tutto il mondo della Sanità sotto la sede della Regione, per difendere il diritto alla sanità sancito dalla nostra Carta costituzionale.

 

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Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

 Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

un-racconto-di-nataleAncora una volta la scrittrice Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza, ho voluto dedicare ai nostri piccoli lettori un racconto scritto apposta per Cara Garbatella. Una prosa semplice, intrisa di partecipazione, che rivela tutto l’impegno sociale che ha ispirato la sua vita di combattente e di scrittrice. Glie ne siamo grati. Maria dedicò il suo primo romanzo, “Il confinato”, al padre, maestro elementare, spedito con la famiglia al confino per il suo antifascismo. Seguirono altri romanzi, “Tutto d’un fiato”, “Matrioska, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e numerose raccolte di poesie.
Recentemente ha dato alle stampe un nuovo romanzo, “Per amore e per odio”, a carattere fortemente auto-biografico. Dice che ne ha un altro in preparazione. E’ molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali ed è un’apprezzata traduttrice di opere straniere.


La strenna di Giovannino

di Maria Jatosti

Mamma, che ci mettiamo sotto?
Dai, Giovannino, qualche cosa ci inventeremo, su passami le palline, aiutami, non stare lì imbambolato.
Però è troppo piccolo, te lo dicevo io che era meglio quello più grande.
Ma no Giovannino, vedrai com’è bello quand’è finito. Piuttosto sbrighiamoci, tra poco torna il babbo.
Sarà stanco morto e avrà fame.
Speriamo che oggi sia andata bene, che abbia tirato su un po’ di mance.
Peccato che non sono potuto andare con lui.
Con questa pioggia! Non angustiarti Giovannino. E poi, se te ne andavi anche tu chi badava a Mariolina mentre io ero a lavorare?
Poverina, ha anche un po’ di febbre.
Non è niente, sono i dentini. Il fatto è che ci fa un freddo boia qua dentro.
Ma i termosifoni quando li accendiamo?
Ancora un po’ di pazienza, Giovannino. Il riscaldamento è di nuovo aumentato e bisogna risparmiare, lo sai. Dai, passami quel festone, no, quello lì, quello dorato. Ecco fatto. Che te ne pare, non è proprio un bell’albero di Natale?
Non fa la sua figura?
Per me ci manca ancora qualcosa. Scendo a comprare altre palline dai cinesi?la-strenna-di-giovannino
Comprare, comprare… eh, Giovannino …
Dai cinesi costano poco.
Ma no, e poi dove vai con quest’acqua!
Sempre per strada, sempre a scappare … Sai cosa possiamo fare invece? prendiamo dei pezzetti di carta stagnola o colorata e li pieghiamo così, ecco, come un fiocchetto o una specie di caramella. Guarda, fai come me. Bravo, Giovannino. Visto che bello?
A volte basta un po’ di fantasia.
La fantasia, Giovannino, non si compra. Su su, sbrighiamoci. Il babbo sarà contento quando lo vedrà.
Da quanto tempo Giovannino non vedeva il babbo contento. Quando tornava era sempre troppo stanco per parlare. Se la mamma gli chiedeva com’era andata col nuovo lavoro, rispondeva con una sorta di grugnito, poi accendeva la TV e se ne stava in silenzio, le mani sulle ginocchia a fissare lo schermo fino a quando non gli si annebbiava lo sguardo.
Dopo la chiusura della fabbrica il babbo aveva cambiato cento lavori.
Una settimana da una parte, tre giorni da un’altra, pochi denari in nero che scivolavano dalle mani alle tasche e finivano subito. Dalla fresa, dal tornio, dalla catena di montaggio era passato alla cazzuola e alla calcina del muratore, poi alla pialla del falegname, alla ramazza dello spazzino, “operatore ecologico”, come si dice ora, fino a quando non lo avevano preso come aiuto pizzaiolo, cameriere e uomo delle pulizie. Nella grande pizzeria era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene dopo aver spento le luci e tirato giù le saracinesche.
Il posto era provvisorio e la paga scarsa, ma c’era di buono che poteva portarsi via ogni sera i resti del banco: qualche supplì, qualche crocchetta, uno o due tranci di pizza.
Quello era il lavoro più bello per Giovannino. Il babbo era riuscito a infilarci anche lui qualche volta come fattorino volante per la consegna a domicilio. Berretto arancione e bicicletta, via Giovannino pedalare per le strade del quartiere e intascare qualche spicciolo rotondo dai clienti. La mattina dopo era stanco e a scuola non ci andava. Pazienza se salti qualche giorno, diceva la mamma. Sei bravo e recupererai in fretta. Ora sei grande e devi aiutare la baracca, questo è importante. Poi si vedrà, diceva contando le monetine.
Bravo Giovannino.

Pioveva da giorni. L’Italia, diceva la tivù, era mezzo allagata e coperta di fango, specialmente al centro e le corse di Giovannino in
bicicletta per le consegne a domicilio erano sospese. Ma Giovannino a casa non ci poteva stare, scappava appena poteva. La mamma ai fornelli, Mariolina addormentata nella culla, si infilò il giubbotto e sgattaiolò fuori.
Giovannino, dove vai? Ti ho sentito sai… Fuori è un inferno.
Vado a portare qualcosa alla bambina del supermercato, mamma.
Torno subito.
Ah, bravo Giovannino. Prendi anche quel pacco che è lì accanto alla porta. L’hai preso?
Sì, mamma.
C’è dentro una coperta. È vecchia e sdrucita, ma calda. Quella povera creatura morirà di freddo là fuori. Che coraggio mandare per strada i bambini! Che mondo! È un pò pesante. Ce la fai, Giovannino?
Sì, sì, mamma, ce la faccio, disse Giovannino tirando su la grossa busta.
Bravo. Torna subito a casa. E copriti bene, mi raccomando, e stà attento a dove metti i piedi, cammina lungo i muri, e non dimenticare l’ombrello.
Piove che Dio la manda, poveri noi… Giovannino! L’ombrello, l’ombrello … !
Chissà dove aveva la mente quel figlio, sempre svagato, sempre con la testa fra le nuvole!
La voce si perse nella tromba delle scale.

maria-jatosti-la-strenna-di-giovanninoC’era aria di festa nel quartiere.
Le strade erano lustre, le vetrine scintillavano di luci, nel passo affrettato e sul volto teso sotto gli ombrelli era riflessa l’agitazione febbrile della vigilia. Giovannino si tirò il cappuccio sul naso e proseguì a balzelloni, badando alle pozzanghere e ai rivoli. La busta della mamma infilata al braccio, entrò nel bazar. La “cosa”, una mantellina di plastica rossa col cappuccio e la figura di Topolino sul dorso, era sempre lì: orgogliosa e fiammante come una bandiera. La commessa la tirò giù, la piegò, fece un bel pacchetto col fiocco e glielo porse in cambio di un mucchietto di monete, spiccioli messi via giorno dopo giorno: le mance che Giovannino aveva conservato senza dire niente a nessuno.
Stringendo gelosamente al petto con le mani scivolose di pioggia il suo segreto, il suo bel regalo di Natale, il mento puntato contro la pioggia, Giovannino se ne andò felice: Hania lo aspettava all’angolo del supermercato, infreddolita, sepolta sotto un mucchio di cenci grondanti.
Col cuore che gli batteva la grancassa, Giovannino fendette il muro della folla frettolosa e scrutò l’angolo, vide il mucchio di cenci, ma Hania non c’era.
Dov’è Hania? chiese impaziente. Dagli stracci emerse il volto di una donna, la bocca dissestata come un buco nero, gli occhi curiosi. Dopo un attimo di silenzio fece un gesto di diniego col capo, senza dire nulla.
Dov’è Hania? ripeté Giovannino, ansioso. Stesso gesto, stesso silenzio. Giovannino sfilò dal braccio la busta della mamma. Buon Natale, disse posandola ai piedi della vecchia che, con dita adunche la fece scomparire senza guardarla, sotto il banchetto su cui era seduta.
È una coperta. È calda … Per ripararti …,  disse Giovannino.
Grazie grazie Dio ti benedica, biascicò la donna nel buio della bocca, senza guardarlo. Continuava a fissare lo sguardo nel vuoto, davanti a sé, e a ripetere come un disco rotto: grazie grazie grazie Dio ti benedica, grazie grazie Dio ti benedica …
Giovannino, immobile davanti a lei, continuava a tenere il suo prezioso pacco contro il petto. Non sapeva che cosa fare. Era confuso, deluso.
La pioggia gocciava dal cappuccio, correva sulle guance, come lacrime.
Lo colse un brivido di freddo. Volse le spalle e si mise a correre. Andò a rifugiarsi sotto la tettoia di un bar rutilante di luci e suoni. Fuori, sulla soglia, un albero gigantesco, alto almeno due volte lui, calcolò Giovannino, tendeva i rami di un colore acceso, innaturale, tutti carichi di lucine intermittenti rosse e blu e di palline e ninnoli e dolciumi.
Dall’interno del bar e tutt’attorno venivano voci eccitate, festose e lo schioccare di risa e lo scatto di ombrelli che si aprivano e chiudevano e il canto delle campane che annunciavano la funzione e lo scrosciare della pioggia che scrosciava, il frusciare del vento che portava il suono delle ciaramelle: tu scendi dalle stelle o Dio del cielo …
Giovannino stordito, stregato non riusciva a staccarsi da quello spettacolo.

Alice, cosa fai, vieni via … La voce lo riscosse dall’incantesimo.
Sentì la presenza, ne fu sfiorato, ne intravide il riflesso nella vetrina. La bambina era lì e sorrideva incantata. Giovannino prese il pacco e, bruscamente, con forza, lo diede alla bambina Alice. Vide la sua sorpresa. un attimo, poi scappò senza voltarsi indietro.
Corse leggero, tenendosi muro muro come gli aveva raccomandato la mamma nell’uscire di casa. Tanto tempo fa, così gli parve. L’allegria, l’eccitazione, gli erano scivolate di colpo dalle spalle e si sentiva improvvisamente molto stanco.

Oh, eccoti finalmente, Giovannino! Dove sei stato?
Guardati qui, sei zuppo fradicio, ti ammalerai, accidenti! Ti avevo detto di prendere l’ombrello … Ma come devo fare con te! Come se non avessi abbastanza pensieri! Sei proprio un incosciente! Che cos’hai nella testa, me lo dici?
Giovannino abbassò il capo.
Taceva.
Andiamo, sciocchino, non è niente. Non sono arrabbiata con te. È che a volte mi saltano i nervi. Su, vieni qui, spogliati che ti asciugo … E adesso che fai, piangi? Questa è bella!
È la pioggia … disse Giovannino affondando la testa nel seno della mamma per nascondere le lacrime.
A poco a poco la carezza ruvida delle sue mani frettolose che lo strofinavano, lo accarezzavano, lo fece precipitare in una sorta di malinconia dolce, di trasognatezza. Giovannino avrebbe voluto che quel momento non finisse mai. Avrebbe voluto addormentarsi nel calore che emanava dal corpo della mamma e sognare, immaginare un mondo di bambini felici con una mamma amorevole e serena, una casa calda, un babbo che lavora. Un mondo senza Hanie.
Ecco fatto, disse la mamma strappandolo alle sue fantasticherie.
Oddio come s’è fatto tardi, tra poco torna il babbo. Su, andiamo ad apparecchiare. Ho preparato una bella cenetta. Il babbo sarà contento. C’è perfino il panettone che mi hanno regalato al lavoro. Sarà un buon Natale anche per noi, vedrai Giovannino, vedrai.

Natale 2012

 

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Una lezione di democrazia le primarie alla Garbatella

Una lezione di democrazia le primarie alla Garbatella

Nostra intervista a Natale Di Schiena, segretario di SEL alla Villetta. Grande lavoro dei volontari.
Straordinaria l’affluenza delle donne. 2446 i cittadini che si sono recati ai seggi. Al ballottaggio l’80% per Bersani.

di Giancarlo Proietti

primarie-italia-bene-comune.pngIl 25 novembre e il 2 dicembre straordinaria affluenza di donne, uomini e ragazzi davanti ai quattro seggi, presenti nel nostro quartiere per votare ai due turni delle primarie del centro sinistra. Due giornate di vera democrazia, una risposta a quella che viene definita l’antipolitica.

Grande lavoro dei volontari provenienti sia dalla sede del Partito Democratico di Via Ansaldo che dalla sede di Sinistra Ecologia e Libertà della Villetta, ma anche una serie di volontari appartenenti alle associazioni e al mondo civile, che hanno permesso le operazioni di voto e il successivo scrutinio.

Tutti in fila, donne con carrozzine, bambini più o meno pazienti che aspettavano il turno dei propri genitori, invalidi non deambulanti accompagnati a votare dai figli. Non è mancata la presenza di alcuni amici a quattro zampe, un clima di festa, la festa della partecipazione e del coinvolgimento.
Noi abbiamo deciso di rivolgere due veloci domande ad uno dei protagonisti di questo evento, Natale Di Schiena, segretario di Sinistra Ecologia e Libertà della Villetta, storica sede della sinistra romana.

Come sono andate le primarie alla Garbatella e quali le risposte dei cittadini?

Innanzitutto c’è stata una significativa partecipazione di popolo.
Non è un’affermazione retorica, ma la constatazione che nelle file affollate c’erano molti strati sociali, culturali e generazionali presenti nel nostro territorio. La partecipazione è stata vasta e le persone venivano a votare con la consapevolezza di una scelta già maturata e questo è stato un notevole contributo di democrazia, perché ciascuno ha scelto secondo un personale convincimento: ciò ha prodotto un’autonomia degli elettori dai gruppi dirigenti, pur essendo una votazione nettamente caratterizzata sul terreno politico.

Ma il voto come è andato?

Ho capito, vuoi i numeri ed hai ragione. Il voto della Garbatella al primo turno si è articolato nei seguenti seggi (tra parentesi i votanti):

  • Bar Dollaro (842); italia-bene-comune
  • Pullino (376);
  • Villetta (652);
  • Guido Rossa (576).

In tutto 2446 cittadini hanno votato alle primarie per il primo turno.

I voti sono stati così attribuiti:

  • Bar Dollaro: Bersani 398 (47,27%); Vendola 245 (29,10%); Renzi 168 (19,95%);
  • Pullino: Bersani 188 (50%); Vendola 110 (29,26%); Renzi 67 (17,82%);
  • Villetta: Bersani 272 (41,78%); Vendola 252 (38,71%); Renzi 111 (17,05%);
  • Guido Rossa: Bersani 285 (49,48%); Vendola 173 (30,05%); Renzi 98 (17,01%).

Al ballottaggio la forza di Bersani rispetto a Renzi è stata quella dell’80%, nonostante una fisiologica diminuzione dei votanti.

Come vedi, è il risultato di una grande forza, con una nostra presenza capace di condizionare il futuro della vicenda politica in Municipio e nel resto del Paese.
Le nostre opinioni debbono costituire parte centrale della battaglia del futuro centrosinistra a livello nazionale e a quello locale, dove il nostro contributo deve essere in grado di porre le questioni del lavoro, dell’ambiente, della scuola e dei diritti delle persone.
Conosciamo l’articolazione politica nel centrosinistra, ma il nostro ruolo deve essere quello di una forza che, pur avendo la consapevolezza del proprio peso politico ed organizzativo, pensa ad un centrosinistra che, richiamandosi alla Costituzione repubblicana, non possa non indicare in essa un riferimento politico e morale capace di guidare un governo che si ponga l’obiettivo di giustizia e libertà per tutti, soprattutto per coloro che vivono del proprio lavoro.
Costituzione, democrazia, libertà e lotta per il cambiamento debbono costituire i punti di intervento di un nuovo centrosinistra più forte ed omogeneo rispetto al passato. Quindi le mediazioni non dovranno essere molte. Subito intanto il voto sul conflitto di interessi, sulla riforma della giustizia e soprattutto sull’istituto della prescrizione che evita la galera a troppi delinquenti, che non finiscono mai di ostacolare il funzionamento delle istituzioni dello Stato. Colpire la criminalità organizzata in modo diffuso a Roma, e nel Lazio in particolare, deve essere un
altro punto di una nuova piattaforma di governo.

 

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ogm

ogm - orchestra multietnica garbatella

Sei straniero e suoni uno strumento musicale? Allora vieni a suonare con noi nell’Orchestra della Garbatella Multietnica!

Dopo il suo primo concerto a giugno 2012, la OGM sta continuando ad arricchire il suo repertorio, rivisitando in chiave etnica le canzoni popolari romane ed è entrata a far parte del coordinamento nazionale delle bande e orchestre multietniche italiane.

Contatti
Telefono: 3494277098 (Riccardo)
Email: orchestragarbatellamultietnica@gmail.com
facebookSu Facebook: Orchestra Garbatella Multietnica

articolo pubblicato su cara Garbatella il 10 luglio 2012

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988 20 anni di volantini e tatse-bao 

Padre Guido

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988
20 anni di  volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella.
Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e  similmente in Italia.
Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatse-bao.

Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue, che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella.

E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà. Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore:  fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio. Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.

Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.

Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più  o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente. Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila. E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.

Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante. Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.

Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultraspecificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno. E con quelle parole.

Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Sudio”…

Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero. E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale. Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google …

                                                                                                                      Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

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Natale 2012 Olio della Sabina

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In occasione delle prossime festività,promuove l’iniziativa di solidarietà:

 

UN REGALO BUONO CHE FA BENE

 

un-regalo-buono-che-fa-bene

Olio Extra-Vergine di oliva  DOP della SABINA

 

PER BORSE DI STUDIO DA DESTINARE

A RAGAZZI PALESTINESI

DEI CAMPI PROFUGHI IN LIBANO

 

L’olio è prodotto dall’Azienda Agricola CAMPISANO di Palombara Sabina www.vittoriocampisano.it e posto in vendita in confezioni regalo:
 sabina-dop

 PREZZI

                    • 2 bottiglie da lt. 1 a  € 20,00
                    • Lattina da lt. 3 a € 25,00
                    • Lattina da lt. 5 a € 40,00
Le prenotazione si raccolgono agli indirizzi e-mail: am.procacci@alice.it nataliacodispoti@yahoo.it
PER SAPERNE DI PIU’
Nei territori della Sabina, tra Roma e Rieti, si produce l’olio Sabina Dop, antichissimo olio extravergine di oliva ottenuto dalle varieta’ di olive Carboncella, Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Salviana e Rosciola. L’olio Sabina Dop ha un colore giallo oro dai riflessi verdi, il suo sapore e’ aromatico e l’acidità massima è pari allo 0,60%.
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Lettere novembre 2012

Lettere

Affascinante Garbatella

Voglio solo dirvi quanto mi piace il vostro periodico e complimentarmi con la redazione tutta. In verità amo in maniera viscerale la Garbatella, pur vivendo ai margini della zona storica, ossia alla Circonvallazione Ostiense. Quando però mi chiedono dove abito, rispondo con orgoglio “alla Garbatella”. E di fatto la Garbatella si espande e vive pure oltre i suoi confini geografici. Per molto tempo ho vissuto il quartiere solo attraverso le vostre pagine, ora lo sto scoprendo di persona, sempre guidata dai vostri articoli. Il fatto è che ora sono in pensione e ho il tempo per vivere delle cose che non avevo prima apprezzato, in primo luogo il dialogo con le persone vicine di casa ed i negozianti che prima neppure conoscevo.
Poi le passeggiate per le vie della Garbatella, con la testa all’insù a guardare i particolari delle case che hanno qualcosa di fantastico: è come immergersi in una dimensione atemporale, essere sospesi tra passato e presente, oppure passeggiare nel bel mezzo di una favola, e ti aspetti che,voltando l’angolo, spunti Biancaneve, i sette nani, o altro. Ed è vero che girando l’angolo comunque vedi altre meraviglie, le strade, le case, i giardini, i pr ofumi, gli odori della vita quotidiana. Che quartiere meraviglioso, che isola di pace nella nostra Roma distante e caotica. Grazie Cara Garbatella per avermi guidata in questa scoperta di bellezza e di condivisione del quotidiano nella sua più profonda realtà

Maria Teresa Grano

C’è stato un tempo non tanto lontano nel quale chi abitava alla Garbatella quasi si vergognava di dichiararlo. La borgata era simbolo di povertà, sia pure immersa in un disegno urbanistico e in un’architettura semplici ma accurati e per molti versi geniali. Poi c’è stata la “scoperta” della Garbatella, meta di visitatori che quotidianamente vengono a vederla, un quartiere che ispira lettere come questa che volentieri pubblichiamo …

 

Lettere

 

Nasce il comitato Ostiense-Garbatella

Cara Garbatella,
con il vostro gentile aiuto volevamo far sapere a tutti gli abitanti della zona che, finalmente, è nato il Comitato di quartiere Ostiense/Garbatella. Il Comitato abbraccia tutta la zona che dalla Via Ostiense, angolo Via Pellegrino Matteucci, arriva alla Cristoforo Colombo, estendendosi dalla Garbatella fino a San Paolo. Non si tratta della solita aggregazione con fini non sempre chiari. E’ nato da un’idea di alcune donne stanche di assistere al lento degrado dei loro quartieri, di vedere la sfiducia, la delusione, la rabbia degli abitanti nell’assistere impotenti a quanto accade attorno a loro. I problemi sono noti a tutti: viabilità, parcheggi, trascuratezza, pulizia, mancanza di aree verdi e tanto altro. Queste donne si sono messe in testa che qualcosa si può fare rimboccandosi le maniche e che, aiutate da coloro che non hanno ancora perso del tutto la speranza, la situazione può cambiare. Non s’illudono di risolvere tutto, lo sanno benissimo, vogliono solo essere una voce del quartiere, un tramite che permetta alle istituzioni di venire a conoscenza più rapidamente delle criticità e di essere di aiuto nel trovare le soluzioni migliori. Il Comune potrà dire di non avere i fondi a disposizione; si potrà sempre rispondere che: una maggiore presenza di vigili urbani non costa molto; a spazzare più a fondo non costa molto; mettere più cestini per le strade non costa molto; a piantare qualche albero in più non costa molto; a curare di più i giardini che ci sono non costa molto; a costruire nuovi palazzi si creerebbe caos, pericolo e renderebbe invivibili queste zone. Ci vuole solo buon senso e voglia di fare.Chiediamo in cambio l’appoggio della gente (“Più siamo, meglio stiamo”!). Sino a oggi possiamo contare sul sostegno di duecento iscritti, ma siano determinate ad andare avanti. Perciò chi intende iscriversi può contrattare il 3335352674 o scrivere un’e-mail a comitatoostiensegarbatella@hotmail.it. Troveranno Simonetta, Anna Maria, Carolina, Claudia, Emanuela e Graziella disposte ad ascoltarli.

Il Comitato di quartiere Ostiense-Garbatella

 

Lettere

 

L’ing. Massimo e non Marcello

In Cara Garbatella di luglio, nel pur pregevole articolo “Piazza Brin elevata a patrimonio culturale”, l’autore prende il solito rossolano abbaglio. Il progettista della Garbatella, unitamente a Gustavo Giovannoni, fu l’ing. Massimo Piacentini (poi direttore generale dell’Iacp nel secondo dopoguerra) e non il suo procugino più famoso Marcello. Dare a Cesare quel ch’è di Cesare.

Claudio Lo Jacono

Lettere

 

Selvaggi a Via Passino

Non è stato ancora inaugurato (misteri della burocrazia politica!) il mercato coperto di Via Passino che già sulle sue mura esterne si sono accaniti i selvaggi graffitari con scritte e disegni tracciati a pennello o con lo spray e con l’issare sulla facciata una bandiera rossa, come simbolo di un’occupazione simbolica di parte. Sporcare una parete, anche quelle pregiate in laterizio, sembra un’arrogante pretesa di chi crede di esprimere in tal modo un messaggio trasgressivo che non può trovare comprensione tra i cittadini ma può solo provocare riprovazione e rigetto. Non è certo questo il modo per conquistare solidarietà e simpatie. Forse ai selvaggi farsi accettare dagli altri diversi da loro non interessa. Sono troppo tronfi della loro prepotente arroganza. Spiace costatare che la selvaggia deturpazione dell’edificio del mercato reca esplicitamente pure una firma: il Centro sociale La Strada.

Mariano Dentice e Giuseppina Villa

Lettere

 

Via A.M.Strozzi: appello al Municipi

Più volte su Cara Garbatella è stata segnalata la pericolosità della immissione delle auto da Via Filippo Tolli nella velocissima Via Macinghi Strozzi. Esiste sì la segnalazione del pericolo con un lampeggiatore giallo che però non induce nessuno a moderare la velocità. Tra l’altro è pure parzialmente coperto da i rami di un albero. In quell’incrocio si sono già verificati numerosi incidenti. Malgrado le richieste dei cittadini, raccolte a volte anche dal vostro giornale, non si interviene radicalmente. Circa un anno fa, per evitare che le auto parcheggino agli angoli dell’incrocio, sono stati modificati i marciapiedi. Non è bastato. E poi le auto spesso vanno a parcheggiare fin sopra i marciapiedi. Comunque la visibilità di chi transita su quell’incrocio è estremamente limitata. Mi appello a questo punto al Municipio, che sicuramente conosce il problema. Lì serve un semaforo che regoli il traffico e nel contempo limiti la velocità delle auto che percorrono Via Macinghi Strozzi. Spero di avere una risposta tramite Cara Garbatella.

Simone Denigro

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Notize brevi novembre 2012

Brevi


Postazione del 118 presso il Municipio

Dal 10 agosto, presso la sede del nostro Municipio, è operativa con mezzi di soccorso una postazione ARES 118. Da settembre poi si sono insediate anche le associazioni territoriali di protezione civile Millenium e Prociv Arci Brigata Garbatella con il proprio personale. In questo modo si concilieranno la vocazione dell’ARES 118 di garantire i livelli essenziali di soccorso sanitario nei tempi minimi di intervento con una postazione utile per le realtà associative di emergenza territoriale e di protezione civile.

Brevi


Va in tv il bel giardino di un Lotto di Garbatella

Il 6 ottobre, su La7, a mezzogiorno, ospite della trasmissione “L’erba del vicino…”, il Lotto di Via Roberto de’ Nobili 5 ha mostrato il suo magico giardino, che ora grandi e piccoli curano con amore. E’ stata un’iniziativa dell’Associazione “Il tempo ritrovato”.

Brevi

 


Storie di donne come in un racconto

Il 10 settembre, nella sala del Municipio, l’Associazione “Il tempo ritrovato” ha presentato il progetto “La storia è donna”, episodi da tramutare in racconto e fiaba per le nuove generazioni. Si è iniziato con la storia delle cinque donne cadute l’8 settembre del 1943 nella battaglia della Montagnola; si è proseguito con la storia di Iole Zedde, la sedicenne uccisa da un soldato tedesco alla Stazione Ostiense; si è concluso con quella di Maria Rosaria Lopez, uccisa il 29 settembre 1975 nella tragica nota vicenda del delitto del Circeo.

Brevi

 

Mercatino a Santa Galla

Le donne del “Club della lana”hanno organizzato un mercatino di beneficenza presso la Parrocchia di Santa Galla. Non le solite chincaglierie – viene precisato – bensì scarpe, giacchetti, scarpe da notte e tanti altri manufatti rigorosamente fatti a mano con amore e passione dalle donne del Club, che offrono il proprio lavoro per beneficenza. Il ricavato serve ad aiutare nel quartiere tanta famiglie in difficoltà. Mercatino attivo sabato 4 novembre dalle 17 allwv19,30 e domenica 5 dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 19,30.

Brevi

“Eventi romani” a Piazza Sauli

Eventi Romani è una Associazione culturale che ha tra le proprie finalità quella di organizzare eventi culturali, mostre e gallerie d’arte nonché mostre mercato di artigianato ed antiquariato per finanziarsi. Al momento operiamo sul territorio capitolino, ma successivamente la nostra associazione potrebbe estendere i propri orizzonti.
Il primo evento nel quartiere Garbatella si è svolto il 21 ottobre in Piazza Damiano Sauli, con una mostra mercato di vario genere: dall’artigianato, alla bigiotteria e al collezionismo nonché l’esposizione di mobili, il vintage e per finire la possibilità per il visitatore di assaggiare, assaporare e acquistare prodotti tipici regionali.
La manifestazione si ripeterà ogni terza domenica del mese: per il 2012, oltre all’appuntamento del 21 ottobre, si replicherà il 18 novembre e il 16 dicembre. Nel 2013 si riprenderà da gennaio sempre ogni terza domenica del mese.
Per informazioni 3281858774.

Brevi


CTO: rafforzare la sua vocazione sanitaria

In un comunicato del presidente di Roma XI, Catarci, e del delegato municipale alla Sanità, dottor Antonio Bertolini, si legge che sono sconosciute al Municipio sia le dinamiche che hanno portato la Asl RmC a prendere in affitto i locali di Via Primo Carnera (a Roma 70) per la propria sede amministrativa, sia le considerazioni per cui se ne sta valutando l’eventuale acquisto.
Nel comunicato si vuole inoltre riaffermare, in coerenza con la pluriennale battaglia condotta in difesa del CTO, che l’eventuale destinazione ad uffici dell’ospedale della Garbatella costituirebbe la pietra tombale sulla sua vocazione sanitaria.
Abbiamo difeso, si legge nel comunicato, il Punto di Primo Soccorso, il Poliambulatorio, l’Unità spinale e tutti i reparti rimasti operativi e siamo favorevoli all’ipotesi del ritorno dell’INAIL presso la struttura con il mantenimento delle altre realtà.

Tanti auguri a mamma Franceca e papà Amilcare da
parte di tutta la redazione di Cara Garbatella per la
nascita della splendida Anais 

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Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

di Enrico Recchi

Nei numeri scorsi abbiamo passato in rassegna i giochi con i quali i ragazzi si divertivano nelle strade del quartiere. Un altro dei giochi “di una volta” che praticavano i bambini era il cosiddetto “picchio” altrimenti conosciuto come trottola da lancio. Si trattava di una piccola trottola di legno, della grandezza e della forma di una cipolla. Lungo il suo corpo conico, ovvero lungo la superficie obliqua del picchio, venivano intagliate delle scanalature che servivano per consentire di avvolgere lo strumento con lo spago necessario per il lancio. All’estremità inferiore invece veniva inserito un perno metallico indispensabile perché il picchio, una volta lanciato, restasse in equilibrio girando velocemente su se stesso.

il-picchioAnche qui la produzione e l’esecuzione del pezzo erano tutte artigianali. Provvidenziale, a volte, si rivelava l’intervento di un adulto, il papà o uno zio, che avessero dimestichezza coi lavori manuali e attrezzi a disposizione per la lavorazione della trottolina.

Trovato il pezzo di legno giusto, lo si riduceva alle dimensioni di un cipollotto. Poi con la fresa (per chi ce l’aveva) o con altro strumento metallico (un coltellino, una raspa) si intagliava delicatamente il legno per fare le scanalature. Infine si inseriva il perno metallico che, in mancanza di un elemento adeguato, veniva sostituito dalla punta di un chiodo. Tutto fatto? Nossignore, questa era solo la parte, potremmo definirla, progettuale. Restava poi l’applicazione, la pratica, cioè le tecniche di lancio. Sì, perché, dopo aver avvolto lo spago intorno al picchio, l’ estremità del filo andava tenuta tra le dita della mano, ed il picchio veniva lanciato verso il basso. La trottola, liberata dallo spago, iniziava il suo movimento rotatorio fino a che la spinta non si esauriva e il picchio si fermava coricandosi su di un lato. C’era chi teneva lo spago tra mignolo e anulare, chi usava anulare e medio, chi era specializzato con altre dita. E lì nascevano i raffronti sulle varie tecniche da usare per ottenere un buon lancio.

Infatti la maestria stava nel fare un lancio che permettesse alla trottola di girare il più a lungo possibile. Quindi contava il tempo che il picchio girava, oppure la distanza che, scorrendo in terra, riusciva a percorrere. I “maestri” del picchio riuscivano poi a fare anche esercizi di virtuosismo, raccogliendo il picchio in mano da terra, senza interromperne le evoluzioni, per poi depositarlo a terra di nuovo mentre il picchio continuava a girare.

In un recente passato c’è stato anche un timido ritorno di questo gioco. La trottola, che si chiamava “Beyblade” naturalmente era più tecnologica, di materiali più leggeri e resistenti. A volte capitava che il lancio fosse sbagliato e la trottolina, invece di mettersi a girare su se stessa, andasse a colpire qualcosa o qualcuno. Naturalmente determinante era il luogo dove si lanciava. Gli ampi e ben asfaltati marciapiedi erano l’ideale. Quando pioveva, per non bagnarsi, non era però consigliabile giocare in casa. Mi spiego meglio. Il pavimento di casa, in mattonelle o meglio ancora di marmo, era un buon terreno di lancio. Ma guai a fare un lancio sbagliato che andasse a colpire una parete o peggio il mobile o la vetrinetta con gli oggetti esposti. Fuggi fuggi generale e accorato appello al “si salvi chi può!”.

I più grandicelli poi in strada si cimentavano in un gioco più pesante, lo “Spaccapicchio”. Si giocava in due. Consisteva nel colpire col lancio del proprio picchio quello dell’avversario che già girava. Se il lancio era sufficientemente vigoroso, si riusciva a colpire e a spaccava l’altro trottolino. Perciò si munivano i picchi di una robusta punta acuminata, possibilmente d’acciaio o di ferro artigianalmente temperato. E spesso il gioco si concludeva con una lite.

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Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

C’è un altro campione italiano alla Garbatella

Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

L’esempio di un ragazzo bravo nello sport e insieme promosso a scuola

di Claudio Cima

Sì, un altro campione, perché il nostro quartiere è da sempre fucina di cmpioni dello sport e dello spettacolo. Essere campioni è una cosa strana, da una parte è molto rara, dall’altra, quando li vedi da vicino, ti rendi conto che sono persone tranquille come noi. Non conta se guadagnano milioni o no. Sono persone che hanno raggiunto un obiettivo, che nella loro specialità hanno saputo essere campioni. Significa essere i più bravi, e difficilmente si è i più bravi se non si è sofferto tanto per diventarlo.

lorenzo-petrucciLorenzo Petrucci, 16 anni, da sempre appassionato di motori e pilota di Kart, ha finalmente coronato il suo sogno ed ha vinto il Campionato italiano Easykart nella classe 125 Master.

Detto così, scritto con queste poche parole, sembra quasi una citazione di altri tempi, un piccolo trafiletto che lascia il tempo che trova. Invece non è così. Chi vi scrive ha avuto la possibilità di vivere direttamente la lunga avventura che ha portato il nostro giovane concittadino a coronare il suo sogno di sempre, raggiungendo un obiettivo che solo due anni fa sembrava impossibile. Nel 2012, Lorenzo, dopo due stagioni ai vertici, si presenta con l’obiettivo di vincere: una gara, il campionato, qualsiasi cosa, ma vincere, dare un senso ai sacrifici che la sua famiglia e lui da sei lunghi anni fanno per consentirgli di sognare di essere Schumacher o Alonso, di frequentare con la fantasia le mitiche piste di tutto il mondo.

Si comincia a Pavia, dove 4 mesi prima si è conclusa la stagione 2011, e subito è pole position, con un quarto posto finale che sa di beffa per una serie di vicissitudini superflue da narrare; si prosegue con Siena, dove arriva la prima prestigiosa vittoria, con un vantaggio di quasi dieci secondi sul suo avversario dell’anno; si prosegue con Viterbo, Lignano Sabbiadoro, Cervia, Pomposa, Corridonia, fino ad Ottobiano (PV) sede del doppio appuntamento finale al quale Lorenzo giunge, a metà settembre, con un buon vantaggio sugli inseguitori e con un doppio secondo posto.

In totale controllo, conclude vittoriosamente il campionato. Il bilancio è eccezionale: tre vittorie, due secondi, un terzo e tre quarti posti, un campionato regionale vinto già a giugno ed il Campionato italiano conquistato a settembre, in attesa del Mondiale di ottobre. Tutto questo oramai è storia, rimangono però vive le emozioni vissute, la scoperta che si può essere campioni anche essendo promossi a scuola, che si possono battere anche
avversari di 30 o 35 anni, che la passione, la serietà, la dedizione non hanno nazionalità o età, sono caratteristiche che si hanno dentro o non si hanno.
Io che lo conosco da quando è nato vorrei trasferire a tutti gli abitanti della Garbatella l’orgoglio di avere tra noi un Campione italiano. Chissà, magari fra 10 anni lo vedremo in tv alla guida di un’auto da corsa di colore rosso con il numero 58, sì, lo stesso di Simoncelli, il nome che fortemente Lorenzo ha preteso di avere sul suo Kart rosso nella stagione 2012 in ricordo del grande SIC cui si sono ispirati lui e altri quattro ragazzi, anche loro Campioni italiani, che nelle varie categorie del Karting si sono imposti tutti con il numero 58 sulla carena.

Sembra una favola, sembrano lontani decenni i momenti nei quali Lorenzo aveva come obiettivo quello  di rientrare nei primi 30 classificati e disputare una finale. Ora è lui l’uomo da battere, e lui si porta dentro tutta la storia e l’orgoglio della sua città e del suo quartiere: suo nonno, suo padre, sua madre e lui, tutti sono nati alla Garbatella, che non è solo il quartiere dei Cesaroni, ma anche il quartiere dove sono nati Maurizio Arena, Enrico Montesano, Agostino Di Bartolomei e ora anche Lorenzo Petrucci.

Il numero 515 è il canale  dove SKY ha trasmesso in diretta il 21 ottobre 2012 la gara finale del campionato mondiale Easykart. Lorenzo è in pista con il numero 58, a Pavia, con la voglia di sentire la vicinanza del suo quartiere, quello che tanto ama. La categoria è la 125 Master e lui è il Campione italiano. Sul Kart reca i nomi di due sponsor, uno è lo scudetto della Roma, l’altro è la scritta “Nonno Remino”, il nonno che lo ha lasciato a novembre del 2009 e  al quale Lorenzo dedica tutte le sue vittorie.

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Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

nik-nicola-di-gennaroMa davvero te ne sei andato così, Nik, senza dir niente? Non ho mai scritto un “coccodrillo” in vita mia, ed eccomi qua a farlo per te, urgentemente, perché la voglia di ricordarti è tanta e il rimpianto per non averti potuto salutare forte. Mi torna in mente il nostro primo incontro al Bar Biffi: dove altro avrei potuto conoscere un personaggio come te, se non alla Garbatella?

Era il dicembre del 2008 e dovevo farti un’intervista  da pubblicare su Cara Garbatella. In quell’occasione mi avevi spiegato com’era nata la tua poesia, mentre lavoravi ai Mercati generali. Da allora non avevi più smesso e, una volta in pensione, ti eri “erudito mejo”, dedicandole ancora più tempo.

Parlavi, parlavi, parlavi … e recitavi le tue poesie, che ricordavi tutte a memoria. Poi raccontavi tutto quello che avevi combinato nella vita, insieme a tutto ciò che avresti ancora voluto fare: i tuoi progetti, l’idea di scrivere l’ “autobiografia” del tuo cane Erik e tanto altro. Anche se un po’ di paura del fututo ce l’avevi e ti commuovevi da solo al pensiero che a un certo punto questa vita dovesse finire. Per questo avevi scritto “Volto di nonno”, perché quella fine un po’ la sentivi arrivare. Ma intanto la vita te la godevi, gli amici, i parenti, la tua Garbatella. Quel posto un po’ magico dove eri approdato, mi dicevi, dopo la fatidica notte del bombardamento di San Lorenzo, dove vivevi, nel luglio del ’43.

“Apro il rubinetto – mi spiegavi – e le parole mi scorrono. Se a volte mi blocco e non scrivo per un po’ di tempo è perché non vedo la luce”. La luce che volevi vedere era quella di una pubblicazione che racchiudesse tutte le tue poesie. E chissà che tra poco tu non possa vederla. Sicuramente ti canterebbe De Gregori. Ora già vedi tutto più chiaro che qui.

Ti è sempre piaciuto vedere e cantare le cose belle, ma la tua sensibilità ti faceva vedere anche quelle brutte. Mi avevi fatto notare un egoismo nuovo, che non ti piaceva. “Prendi la questione degli extracomunitari”, mi avevi detto. “Non eravamo pure noi extracomunitari quando smucinavamo nella monnezza?”.

Era il tuo modo di fare politica, anche se dicevi che la politica non ti interessava. Ti interessavano le cose, le persone. Ti affezionavi e facevi affezionare. E per restare in contatto ti eri tenuto al passo coi tempi, dilettandoci coi tuoi sms in rima. Ricordo i tuoi auguri: “Felice Natale a te e famiglia. Fatti sentire, un accidenti che ti piglia!”. E ricordo la promessa di vederci dopo Pasqua, perché avevi un regalo da darmi. Non abbiamo mantenuto la promessa: io non ti ho ancora chiamato e tu te ne sei già andato. Quando toccò ad Alberto Sordi scrivesti che per lui, “donatore e portatore del sorriso/c’è un solo posto, il Paradiso”. Potremmo dire lo stesso per te, ringraziandoti per tutto quello che ci hai dato e per questa poesia che una volta ci hai dedicato:

Carolina Zincone

“Cara Garbatella,
quel giornalino tanto caro”

Era ora, finalmente,
che a qualcuno gli venisse in mente.
Di creare un giornale di quartiere,
pieno delle sue e nostre storie,
storie un po’ tristi,
colorate, vere.
In queste storie, tutti ci rivediamo,
di come era, di come eravamo;
storie che ai nostri figli tramandiamo.
Storie ormai passate, ma non dimenticate,
progetti di un futuro sempre migliore,
sempre più bello, più sicuro.
Oggi sfogliando avidamente
questo (piccolo) grande giornalino
quante cose mi tornano in mente.
Mi portano indietro, risentir bambino.
Accanto a tanti amici, che non ci sono più.
Pazienza, Cara Garbatella, adesso ci sei tu.

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“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

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“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

Gli ascoltatori di 11radio non potevano dare migliore dimostrazione di come funziona una rete sociale in una città che troppo spesso vede i propri spazi verdi schiacciati dal cemento. Sabato 22 settembre al Parco Don Alberione, un parco lungo via Giustiniano Imperatore conosciuto più per le polemiche di degrado che per la sua centralità nella zona San Paolo, si è svolta “On Air, 11Radio in festa” . E’ stata così lanciata la nuova stagione radiofonica del Network della Comunicazione Sociale dell’XI Municipio, “ma non solo” dice Federico Valerio, responsabile del progetto “l’evento del 22 è stato anche l’occasione per festeggiare il gemellaggio fra XI Municipio e San Carlo, paese dell’Emilia colpito dal recente terremoto, di cui 11Radio è stata promotrice insieme alla Prociv Arci Brigata Garbatella e che ha ribadito ancora una volta la forte componente solidale presente tra gli abitanti del nostro territorio”.

A partire dal pomeriggio fino a mezza notte, fra musica, spettacoli sportivi, stand e disegnatori di fumetti, più di 1000 persone hanno inaugurato la ripartenza delle trasmissioni e incontrato gli abitanti di San Carlo, giunti in pullman dall’Emilia; “San Carlo non molla”, lo slogan della serata, campeggiava su tantissime magliette con raffigurato un centurione romano (con la scritta “11Radio”) nell’atto di sorreggere il mondo fratturato.

Fra gli stand diversi negozianti del territorio che hanno aderito alla campagna lanciata dalla radio “Commercianti Contro il Terremoto”, ma anche tante associazioni e, in prima fila, i cittadini del Comitato Inquilini sfrattati dall’ENPAIA. “Abbiamo ritenuto fondamentale” continua Valerio “dare uno spazio centrale agli abitanti del Municipio che stanno subendo la più grave delle ingiustizie. Abbiamo voluto ricordare che nel nostro territorio, pur senza terremoti, c’è chi rischia di perdere la casa e che a loro va rivolta, adesso, la nostra attenzione e solidarietà di concittadini”.

Durante la serata il sindaco di San Carlo ha ringraziato la cittadinanza insieme con il presidente del Municipio Andrea Catarci, l’assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari, il consigliere della Provincia di Roma Gianluca Peciola e la capogruppo di SEL nel XI Municipio Paola Angelucci.

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Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Gli alunni diversamente abili senza assistenza scolastica

Totalmente insufficienti i fondi stanziati dall’Amministrazione centrale.
Grido d’allarme dell’assessore municipale Beccari Se n’è andato Nik, cantore della Garbatella Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato.

di Eraldo Saccinto

Il nostro Municipio, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti dal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL RM/C e con le istituzioni scolastiche, al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza.

gli-alunni-diversamente-abili-senza-assistenza-scolasticaIl servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.

L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di ragazzi inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche, e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del Municipio. Lo stanziamento che l’Amministrazione centrale, in relazione alla spesa per l’assistenza scolastica di base, ci ha assegnato, risente pesantemente dei tagli imposti agli Enti locali, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado dall’inizio dell’anno ad oggi di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome. Per cui gli importi risultano del tutto inadeguati, soprattutto rispetto alle esigenze del servizio ed alle richieste provenienti dal territorio.

Ancor più significativo appare il limite dello stanziamento ove si consideri, la necessità di un adeguamento delle tariffe orarie spettanti agli operatori. La stima della spesa, per l’anno scolastico corrente, rapportata al previsto numero di alunni interessati e rapportata alle tariffe orarie aggiornate, secondo gli accordi di settore porta a quantificare delle necessità di bilancio che dovrebbero essere di gran lunga maggiori rispetto a quelle messe in campo. Né può pensarsi, in un contesto caratterizzato dalla generale contrazione delle risorse e delle disponibilità, ad aggiustamenti o compensazioni tutte interne al bilancio municipale, se non a rischio di pregiudicare l’offerta sociale complessiva del Municipio, nonché gli standard e i livelli di sviluppo e di coerenza dei servizi.

Non sono difficili da immaginare le ripercussioni sui bambini, il loro disagio e la ferita che ciò ha prodotto sulle famiglie. Il Municipio, in particolare, l’assessore alle Politiche Sociali Andrea Beccari, ha organizzato una serie di incontri con gli operatori, con le famiglie, con le rappresentanze sindacali, dai quali è scaturita la necessità di rivolgere una precisa richiesta di impegno all’Amministrazione centrale, in relazione alle integrazioni finanziarie necessarie a realizzare un concetto di integrazione scolastica quanto meno dignitoso. Il bilancio però non è approvato e la minaccia è quella di dover sopprimere servizi sociali che non possono essere tagliati. “Nel nostro Municipio, ci confida l’Assessore Beccari, c’è il rischio di blocco del servizio di assistenza agli studenti disabili per l’assenza di fondi. L’abbiamo già segnalato ma nessuna risposta è mai arrivata! Nelle casse del nostro Municipio ci sono a malapena i soldi per arrivare a fine mese.

E poi saremo costretti a lasciare  senza sostegno i 112 alunni con disabilità che frequentano la scuola dell’obbligo. Dal prossimo mese questi bambini non potranno più andare a scuola essendo l’Aec una figura indispensabile che quasi sempre divide il parco ore scolastiche del bambino disabile con l’insegnante di sostegno. Poiché la scure si sta abbattendo anche sui docenti (molte famiglie hanno già avuto la brutta notizia che ai loro figli verranno ridotte le ore di sostegno) gli Aec diventano essenziali. Lo sappiamo bene. –  aggiunge l’assessore – Gli assistenti nelle nostre scuole sono 52, di cui uno solo è dipendente comunale.

Quindi tutto il servizio è a carico del Municipio. Se non si interverrà – ci confida Beccari – inserendo nella manovra economica la cifra mancante di circa 125.000 euro, saremo costretti a ridurre questo delicato servizio, eludendo il rispetto di uno dei principi fondamentali della Costituzione: il diritto allo studio”.

Aggravato dal fatto che si tratta di scuola dell’obbligo.

 

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Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

L’ottava edizione della ormai affermata manifestazione

Quanta gente al Garbatella Jazz Festival

Tre serate di ottima musica a fine settembre nel giardino della Villetta di Via Passino. Quest’anno privilegiato il jazz donna.

di Benedetto Mercuri

pino-sallustiQualcuno avrebbe potuto pensare alla classicacrisi del settimo anno, invece per l’ottava volt, e più che nel passato, una folla numerosissima di appassionati è tornata a calpestare il giardino della Villetta di via Passino, il 27, 28 e 29 settembre alla Garbatella, cornice ideale per ascoltare ottima musica. Sarà per le scelte del direttore artistico Pino Sallusti di fare esibire tre belle e piuttosto brave ragazze, sarà stato per il tempo che invitava ancora
a passare una serata all’aperto, o forse perché l’esperienza aiuta a migliorare l’organizzazione, ma tanta gente come quest’anno non si era mai vista nelle tre serate del Garbatella Jazz Festival.

Ad inaugurare la rassegna giovedì 27 settembre alle 22.00 è stata Nina Pedersen “Songs from the Top of the World”, gruppo composto da: Nina Jori Pedersen (voce), Aldo Bassi (tromba), Enrico Zanisi (pianoforte), Carlo Cossu (violino), Luca Pirozzi (basso), Massimo Carrano (percussioni). Il gruppo è stato preceduto alle 20,30 dalla Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta J.Henderson Project, classe di Impro3 tenuta da Antonello Sorrentino.

Venerdì 28 settembre, invece, a calcare il palco della Villetta è stato, alle 22.00, Alice Claire Ranieri Quartet, composto da Alice Claire Ranieri (voce), Andrea Frascaroli (piano e arrangiamenti), Stefano Cesare (contrabbasso), Gianni Di Renzo (batteria), preceduto dalla classe di ImproTrioJazz tenuta da Carlo Cittadini della Scuola Popolare di Musica di Testaccio che presenta Trio in Jazz.

garbatella-jazz-festivalInfine, sabato 29 settembre, è stata la volta di Carmen Falato “Cayo Hueso” con Carmen Falato (sax e voce), Paolo Tombolesi (piano), Pino Sallusti (basso elettrico e contrabbasso), Marco Rovinelli (batteria), Reinaldo Hernandes Ramirez (tumbadora). Ancora una volta è la Scuola Popolare di Musica di Testaccio ad inaugurare la serata con il progetto “Starships On Approach”, composizioni originali per quartetto jazz, coordinato da Paolo Cintio.

Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri e Carmen Falato, ognuna secondo il proprio stile, hanno sicuramente offerto delle performanches di livello in una rassegna dedicata quest’anno al jazz donna: questo anche grazie alla collaborazione di musicisti molto validi. E’ parsa piuttostoriuscita anche la collaborazione con la Scuola Popolare di Musica di Testaccio la quale, attraverso i propri laboratori di improvvisazione jazz, ha presentato dei giovani musicisti, sicuramente preparati. Magari di qualcuno di loro, chissà, fra qualche anno si sentirà parlare. Il resto, e non è poco, lo hanno fatto i volontari dell’Associazione Cara Garbatella i quali , come ogni anno, con il loro impegno, per mesi, hanno reso possibile la realizzazione del Garbatella Jazz Festival, mantenendo la prerogativa che da sempre caratterizza questa rassegna, quella di offrire gratuitamente un prodotto culturale di qualità.

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Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Nel grande complesso cimiteriale alle porte della Garbatella

Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Personaggio molto discusso, morì martire nel 222, lapidato durante una rivolta anticristiana del popolo di Trastevere.
Fautore di una politica di tolleranza, si scontrò col rigore del primo antipapa Sant’Ippolito.

di Cosmo Barbato

callisto-primoIl San Callisto, il papa cui è intitolata la grande e venerata catacomba che si trova tra l’Appia  Antica, la Via Ardeatina e la Via delle Sette Chiese, alle porte della Garbatella, fu martire e quindi è santo, ma non si può dire che fu “uno stinco di santo”, stando ai giudizi severi che hanno lasciato su di lui eminenti scrittori cristiani che non lo amarono e lo bollarono come “uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l’errore”. Fu comunque personaggio di notevole spessore nella storia del cristianesimo delle origini.

Callisto fu il sedicesimo vescovo di Roma, cioè il sedicesimo papa dopo San Pietro. Occupò il soglio pontificio per cinque anni, tra il 217 e il 222, un periodo relativamente breve che però incise profondamente nella comunità cristiana che andava affermandosi tra periodi di tolleranza e di persecuzioni e tra non pochi disaccordi nel suo seno. Romano del Trastevere, era di origini servili, era stato cioè schiavo di un padrone, Aurelio Carpoforo, un facoltoso liberto di Commodo, l’imperatore che regnò tra il 180 e il 192 figlio degenere del grande Marco Aurelio.

Fu avviato alla nuova religione proprio dal suo padrone cristiano, che prese a ben volerlo, lo affrancò e gli donò anche un capitale che gli permise di esercitare la sua vocazione per gli affari aprendo un banco di cambiavalute non lontano dal Circo Massimo, nella zona dove più tardi sorgeranno le Terme di Caracalla. Ma Callisto si lanciò in operazioni avventate, dilapidando il denaro ricevuto e probabilmente appropriandosi anche di capitali dell’ex padrone. Sta di fatto che a un certo punto dovette abbandonare precipitosamente il banco, inseguito dai clienti cui aveva sottratto denaro.

Fu beccato però a Porto, dove cercava di imbarcarsi per una qualsiasi direzione pur di sfuggire ai tanti creditori truffati. Tra questi, anche il suo ex padrone, Carpoforo, che lo ridusse nuovamente in schiavitù e lo destinò alla macina finché non avesse risarcito il denaro sottratto. Ma Callisto era nato con la camicia: ben presto il padrone lo perdonò, rinunciando anche al risarcimento delle somme perdute. Tornato libero, Callisto, che presumeva di possedere il bernoccolo degli affari, riprese la sua attività finanziaria, dedicandosi anche al prestito usuraio. Nell’ambito di questa nuova proficua attività commise però un errore che gli fu fatale. Un giorno, a caccia di un debitore ebreo insolvente, irruppe di sabato nella sinagoga interrompendo una cerimonia religiosa.

Fatto gravissimo questo, secondo la legge romana, qualunque fosse la religione offesa. Callisto, denunciato dalla comunità ebraica, fu arrestato, frustato e condannato ai lavori forzati (ad metalla) nelle miniere della Sardegna. Ma il futuro papa era nato proprio con la camicia. Nel periodo della sua
detenzione ci fu un’amnistia per i cristiani deportati in Sardegna (l’isola “malsana” era normale luogo di pena per i colpevoli di gravi reati, tra i quali, in alcuni periodi, era annoverata la professione della fede cristiana).

catacombo-callisto-iL’atto di clemenza era stato ottenuto dal papa Vittore I tramite i buoni uffici di Marcia, l’amante cristiana dell’imperatore Commodo. Callisto non era incluso nell’elenco degli amnistiati, fornito dallo stesso papa, che lo riteneva un tipo poco raccomandabile: e poi, Callisto non era stato condannato per motivi religiosi, bensì per reati comuni. Ma Callisto riuscì a introdursi furtivamente tra gli amnistiati al momento dell’imbarco. Quando Vittore se lo trovò a Roma fece buon viso a cattivo gioco ma cercò di toglierselo di torno, assegnandolo a un compito di scarsa importanza ad Anzio.

Nel 199, morto Vittore, fu eletto papa Zefirino, il quale, facendo affidamento proprio nello spirito intraprendente di Callisto e volendo premiare i buoni risultati dell’incarico affidatogli ad Anzio dal suo predecessore, lo richiamò a Roma nominandolo suo segretario. Nella nuova veste di arcidiacono, egli prese in mano l’amministrazione della comunità e nel contempo divenne il suggeritore della politica di tolleranza verso quei cristiani che, nei periodi di persecuzione, avevano abiurato (erano i cosiddetti lapsi), sostenendo la loro riammissione in seno alla Chiesa, in dura polemica con l’influente prete Ippolito. Questi, assertore di un intransigente rigorismo dogmatico, detestava Callisto.

Quando nel 217, morto Zefirino, Callisto fu eletto papa, Ippolito, che in realtà aspirava al soglio pontificio, gli si contrappose energicamente, riuscendo a sua volta a farsi eleggere papa da una fazione dissidente: fu il primo antipapa della storia, riconosciuto però come santo per aver in seguito testimoniato col martirio la sua fede cristiana. La lotta di Ippolito non conobbe tregua: egli considerava Callisto un permissivo nei confronti di adulteri e prostitute che avessero fatto pubblica penitenza, verso il matrimonio di diaconi, di preti e di vescovi. Callisto in realtà aveva una visione più aperta e in definitiva più consona al messaggio di perdonanza e di amore cristiano.

Già sotto il pontificato di Zefirino, Callisto aveva avuto l’incarico di unificare i cimiteri in parte sotterranei di proprietà del clero cristiano sorti in quell’area tra l’Appia e l’Ardeatina a partire dal II secolo. Sfruttando le sue capacità imprenditoriali e il suo senso degli affari, esercitato anche nel proprio interesse, egli acquistò nuovi terreni adiacenti, creando quell’enorme complesso che poi si allargò ulteriormente nei secoli successivi, al quale lasciò il suo nome ma non le sue spoglie, come vedremo. La catacomba comprende, oltre alla parte callistiana, le cripte di Lucina, il cimitero di Santa Soteride, il cimitero di Balbina e quello di Basileo. Inoltre, nel sopraterra, si trovano numerosi edifici, cappelle e basiliche. Complessivamente nell’area trovarono sepoltura sedici papi del III e del IV secolo: Ponziano, Antérote, Fabiano, Lucio I, Stefano I, Sisto II, Dionigi, Felice I, Eutichiano, Gaio, Eusebio, Milziade, Zefirino, Cornelio, Marco, Damaso. Quell’enorme complesso situato lungo la Regina viarum sta lì a testimoniare la relativa autonomia di cui godeva la comunità cristiana tranne che nei periodi di persecuzioni e al tempo stesso rappresentava una solida dimostrazione del prestigio che i cristiani erano riusciti a conquistare nella capitale dell’impero.

Callisto morì martire il 14 ottobre del 222 sotto Severo Alessandro. Ma non fu vittima del potere imperiale, ché anzi quell’imperatore, come del resto il suo predecessore Eliogabalo, fu ben disposto verso i cristiani, bensì sarebbe stato vittima del popolo di Trastevere. Ci sono due versioni che parlano di una violenta rivolta popolare che si concluse con l’assassinio del papa. Entrambe testimoniano dell’intolleranza del popolo minuto verso i cristiani. La prima fa scaturire la caccia al cristiano da un prodigio che si sarebbe verificato durante una cerimonia religiosa pagana: un fulmine sarebbe caduto su un altare sacrificale uccidendo alcuni sacerdoti.

santa-ceciliaL’episodio sarebbe stato interpretato dalla folla come un segno dell’ira di Giove per la profanazione della religione dei padri compiuta dagli adepti della nuova religione che andava diffondendosi. Sarebbero stati i trasteverini a cercare una vendetta, invadendo la casa del vescovo Callisto  situata nella loro regione e precipitandolo a testa in giù nel pozzo di casa, coprendo poi il corpo di sassi. L’altra versione racconta invece della reazione dei trasteverini alla concessione ai cristiani, da parte dell’imperatore Eliogabalo, di un’area pubblica, occupata da una taberna meritoria destinata ai soldati veterani.
Quest’area, sulla quale sorse poi una cappella e più tardi la grande basilica di Santa Maria in Trastevere, era particolarmente venerata dai cristiani per via di un fenomeno che vi si era verificato nell’anno 38 a.C. e di cui era rimasta memoria: lo sgorgare di una fonte d’olio (più probabilmente acqua inquinata proveniente dal pessimo acquedotto Alsietino, che alimentava la vicina Naumachia di Augusto). Quel fenomeno era stato interpretato dalla numerosa comunità ebraica che viveva nel Trastevere come preannuncio del prossimo arrivo di un Messia e successivamente dalla comunità cristiana, che da quella ebraica derivava, come una profezia dell’avvento di Gesù. Il trasferimento di un edificio pubblico dedicato ai veterani a una comunità che non godeva di buona fama e simpatia scatenò, al tempo di Severo Alessandro, successore dell’imperatore Eliogabalo, una reazione di rigetto che si sarebbe conclusa con l’assassinio a furor di popolo del capo di quella comunità. Dove c’era la presunta casa del papa sorse poi la chiesa di San Callisto, non lontana da Santa Maria in Trastevere. Adiacente alla chiesa di San Callisto si conserva ancora una vera del pozzo in cui il pontefice sarebbe stato precipitato e lapidato.

pozzo-san-callistoSecondo una variante, la casa e il pozzo non sarebbero quelli di Callisto, ma del capo dei suoi persecutori, Ponziano, Comunque sia, la tradizione testimonia della diffidenza che le classi popolari nutrivano verso i cristiani, che invece avevano fatto proseliti nelle classi più agiate: la nuova religione rompeva l’equilibrio che si era consolidato tra il popolo e gli dei. Perché Callisto non trovò sepoltura nel cimitero che aveva contribuito ad apprestare a favore della crescente comunità cristiana?

Probabilmente per l’ostracismo verso la sua persona della fazione avversa che lo aveva combattuto fin dal periodo precedente alla sua assunzione al papato: non godeva di buona fama. Le sue spoglie tuttavia furono raccolte in una modesta catacomba intitolata a uno sconosciuto Calepodio che si trova al III miglio dell’Aurelia Antica, poco prima dell’attuale Piazza Carpegna. Nello stesso cimitero molto più tardi, nel 352, trovò sepoltura un altro importante papa, Giulio I, ma non in catacomba, bensì in un edificio sopra terra. Giulio fu il pontefice che regnò tra il 337 e il 352 e che diede inizio all’edificazione della basilica di Santa Maria in Trastevere, la prima a Roma dedicata al culto della Madonna.

La catacomba di San Callisto, oltre a chilometri di gallerie e alle memorie storiche della Chiesa delle origini, contiene epigrafi, sarcofagi, affreschi. Qui si trovava anche la tomba venerata di Santa Cecilia, che fu traslata nel IX secolo nella basilica a lei intitola anch’essa nel Trastevere. Nel corso dei restauri della chiesa in previsione del Giubileo del 1600, fu rintracciata l’urna di legno di cipresso che conteneva il suo corpo che apparve piegato su un fianco,
come lo rappresentò nel marmo Stefano Maderno nella mirabile scultura che si conserva sotto il ciborio di Arnolfo della chiesa trasteverina.

Nella catacomba di San Callisto, nella cripta che originariamente accolse il corpo venerato della giovane martire, si conserva una copia della scultura del Maderno. Insieme alla attigua cripta dei papi è uno dei luoghi più visitati e venerati dai pellegrini e dai fedeli.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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