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Autore: Redazione

Garbatella Jazz Festival 2010 Gran successo della sesta edizione

Organizzato dalle associazioni “Cara Garbatella” e “Altrevie”

Garbatella Jazz Festival 2010
Gran successo della sesta edizione

La manifestazione ha assunto negli anni popolarità e prestigio cittadini. Tre serate ad alto livello e dense di pubblico alla Villetta di Via Passino.

di Benedetto Mercuri

 

Lino Patruno, Luca Velotti, Gianni Sanjust, Red Pellini: sono solo alcuni degli artisti saliti sul palco della rassegna jazzistica che si svolge da sei anni, al cospetto dei due pini secolari che sovrastano un casale del XVII secolo al centro, o quasi, della Garbatella.
Anche quest’anno, e non poteva essere altrimenti, il 23, 24 e 25 settembre si è svolto il “Garbatella Jazz Festival”, la rassegna, che é arrivata alla sesta edizione, ha avuto luogo, come avviene tradizionalmente, alla “Villetta” di Via Passino 26, sede dell’Associazione culturale “Cara Garbatella”.
Nell’edizione di quest’anno, negli intenti degli organizzatori si sono voluti mettere a confronto modi diversi di suonare ed ascoltare jazz, nonché evidenziare differenti dialettiche che si possono sviluppare tra artista e pubblico. Nella prima serata i protagonisti sono stati Andrea Beneventano al piano e Nicola Puglielli alle chitarre nella originale formazione “Duality”: con i contrappunti e le variazioni improntati dal Duo si è potuto apprezzare un progetto di jazz acustico dove ognuno è solista ed accompagnatore, dove conta il come più del cosa suonare, dove l´improvvisazione stessa si anima di una sincera passione per la composizione, lasciando così costantemente il pubblico con il fiato sospeso in attesa di nuove invenzioni sonore.
Nella seconda serata ha tenuto la scena del Festival, nel palco coperto a causa dei frequenti scrosci di pioggia, il “Maurizio Giammarco Jazz3” con Marcello Di Leonardo alla batteria, Francesco Puglisi al contrabbasso e ovviamente Maurizio Giammarco ai sax: con questi “Jazz3”, il famoso sassofonista non solo ha proposto i brani più recenti della sua produzione ma, al contrario di quanto accadeva nelle sue formazioni precedenti, ha gettato anche uno sguardo retrospettivo su tutto il suo passato di compositore e di appassionato di jazz, cogliendo l’occasione per ripescare qualche tesoro nascosto o dimenticato della letteratura del jazz o, più che altro, dall’archivio delle proprie memorie musicali.Ha chiuso la manifestazione la piccola Big Band capitanata da Pino Sallusti, appunto “Pino Sallusti Group”, che comprende Claudio Corvini alla tromba, Massimiliano Filosi al sax alto, Marco Conti al sax tenore, Marco Guidolotti al sax baritono, Andrea Frascaroli al piano, Pino Sallusti al contrabbasso e Gianni Di Renzo alla batteria.
La sezione ritmica, potente e coinvolgente, si avvale della solidità fornita dalla venticinquennale collaborazione tra Pino Sallusti e Gianni Di Renzo ed è arricchita dalla qualità armonica di Andrea Frascaroli.
I solisti, tutti noti nel panorama jazzistico nazionale, in questa densa formazione hanno sempre saputo rendere differenti, all’orecchio dell’ascoltatore, le timbriche delle composizioni in base alla pertinenza del brano, creando di volta in volta l’effetto alternato di una big band come pure di una small band.
Il progetto di Pino Sallusti si sviluppa in sonorità hard bop e non tralascia brillanti e trascinanti escursioni in ambito modern jazz.
Le tre serate sono state aperte dal concerto dei “Dasa Quartetto”, formazione attiva con l’attuale organico da alcuni anni, che ha presentato un repertorio volto prevalentemente al jazz, proponendo anche una serie di brani di propria composizione. Il quartetto é composto da Antonio Ricciardi al piano, Alessandro Ionescu alla chitarra, Dario Ambrosiani al basso e Sauro Giovanetti alla batteria: in questa occasione la formazione si è avvalsa della collaborazione della vocalist Maria Antonietta Bombardieri. Protagonista di tutto il festival come sempre è stata la cornice scenica costituita dal quartiere nonché la partecipazione molto fitta e sentita di quanti sono accorsi nelle tre serate, nonostante le frequenti minacce del tempo.
La rassegna si è svolta anche quest’anno, come nelle edizioni precedenti, con ingresso gratuito ai concerti e, soprattutto, grazie al lavoro ed all’impegno volontario delle persone che fanno capo ad “Altrevie” e “Cara Garbatella”, le due Associazioni culturali che nel tempo sono state e continuano ad essere il soggetto propulsivo ed organizzativo della manifestazione. Quest’anno poi a tale impegno si è aggiunto il contributo determinante di Pino Sallusti in qualità di direttore artistico.
La rassegna, annuale, che ha come scopo dichiarato la diffusione e lo sviluppo della cultura musicale, ha acquisito una rilevanza cittadina, e forse anche più che cittadina, che si evince chiaramente sia dalla qualità degli artisti che si esibiscono, sia dalla partecipazione del pubblico ormai da tempo non più esclusivamente di quartiere (nelle tre serate tra il pubblico si è sentito parlare frequentemente in inglese).

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Novembre 2010

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Indignazione a Garbatella per lo scempio del CTO

Proteste contro la politica liquidatoria della Giunta Polverini

Indignazione a Garbatella per lo scempio del CTO

Chiusura del Pronto soccorso medico. Drastica riduzione dei posti letto. Soppressione di interi reparti come la neuro, la rianimazione, l’Unità spinale. Verso la liquidazione dell’ospedale di un quartiere di anziani. Le gravi responsabilità fin dai tempi della Giunta Storace

di Massimo Marletti
Coordinamento iscritti CGIL del CTO

Igiorni scorsi, dopo le notizie diffuse dalla stampa cittadina circa il progressivo imminente smantellamento del CTO, si è svolta per le strade del quartiere una manifestazione di protesta a cui hanno partecipato, oltre a centinaia di cittadini, le istituzioni locali, le forze politiche democratiche, le organizzazioni sindacali, i centri anziani e praticamente tutte le associazioni presenti sul territorio. La battaglia per la salvaguardia di questa fondamentale struttura sanitaria è in atto da mesi e noi ne abbiamo dato puntualmente notizia ai cittadini. Ora siamo arrivati alla conclusione dell’attacco al CTO, che fa seguito alla chiusura del  poliambulatorio di Piazza Pecile, che già tanti disagi ha arrecato alla popolazione.
Riprendiamo il discorso ripercorrendo le varie tappe che hanno portato all’attuale stato di grave crisi che si risolverà, se non corretta, con una pesante riduzione della assistenza sanitaria.
Il 26 febbraio 2007 la Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per il Lazio, nella seduta dedicata alla Ausl Roma C (iniziativa fortemente voluta dalla dottoressa Paccapelo per accertare la reale situazione amministrativo-contabile della Asl dopo gli scandali che avevano travolto i vecchi dirigenti di centrodestra di Via dell’Arte) accertò perdite di gestione di circa 235 milioni di euro, un patrimonio negativo netto di 665 milioni di euro, un ammontare di debiti pari a 2 miliardi di euro.
Nella stessa seduta, la medesima Sezione Regionale, oltre a segnalare la grave situazione, esortava il Presidente della Giunta Regionale ad adottare misure correttive imposte dalla gravità della situazione (Delibera 30/2007). Dieci i miliardi di euro lasciati in eredità da Storace alla neoeletta Giunta.
La Ausl Roma C, grazie alle allegre gestioni degli anni precedenti trascorse tra finte inaugurazioni, progetti di finanza, scandali vari tra cui la vicenda di lady Asl, partecipò con un buon 30% sul totale. Una breve considerazione: per quanti sforzi si possano fare, trovo difficile tenere una sorta di equidistanza nel giudizio verso gli schieramenti che si sono alternati in questi ultimi dieci anni.
Ammetto che questo è un mio limite che molte volte mi si fa notare, anche in ambito CGIL. Nel caso specifico però, da una parte esiste una Giunta, quella di centrodestra, ed una Direzione Strategica Aziendale che dopo aver fatto man bassa nella gestione 2000/2005, coprendosi di scandali, oggi pensa di risolvere la questione tagliando l’assistenza e scaricando il peso delle proprie nefandezze ed incapacità sui cittadini. Dall’altra una Giunta ed una Amministrazione, quella di centrosinistra, che tante colpe ha e che, specificamente nel nostro territorio, si è dimostrata poco coraggiosa, deficitaria dal punto di vista della politica sanitaria, molto sbilanciata sul versante amministrativo, poco incisiva su quello del cambiamento. Pur con tutti questi limiti, però l’Amministrazione di centrosinistra, negli anni 2005/2010, sul territorio dei Municipi 6/9/11/12, due cose sicuramente non ha fatto: non ha lasciato ulteriori buchi, anzi, parecchi ne ha coperti; non ha tagliato nel nostro territorio, a differenza della precedente, posti letto né ucciso servizi vitali per noi. E questo, per la gente normale che si alza e va a lavorare, per il pensionato o la casalinga che lavora in casa e va al mercato, non è cosa di poco conto.
Fatta questa breve premessa veniamo alla manovra Polverini (il Decreto 80) e agli effetti disastrosi che, se approvata senza modifiche, avrà nei confronti del nostro quartiere, e non solo.
Secondo il piano regionale, quello nuovo, 71 sono i posti letto che vengono tagliati al CTO. Un po’ di chiarezza sui numeri. Nel 2000 i posti letto erano 420, diventati seccamente 328 a fine 2005. Il D.G.R. n.149 del 6/3/2007, per effetto della manovra economica legata al piano di rientro voluta dal Governo a seguito del debito accumulato negli anni precedenti, prevedeva per l’ospedale CTO una ulteriore riduzione di posti letto, ricoveri ordinari per acuti, da 328 a 240. Come questi posti letto da 240 siano diventati oggi 215 rimane un mistero. Né più né meno come rimane un mistero l’aver scoperto, nella nostra dotazione organica, 5 posti di ostetricia e ginecologia.
Tutto questo per dire che in realtà i posti letto effettivi per il CTO erano, al momento dell’emanazione del decreto Polverini, 240 e non 215 e che quindi a quei 71 soppressi vanno aggiunti ulteriori 25 posti letto che si erano persi tra un carteggio e l’altro, portando a 96 il taglio effettivo per il nostro ospedale.
Ritorniamo però al punto. Malgrado l’energica sforbiciata, l’ipotesi di ridefinizione per l’ospedale CTO (presentata dalla Direzione Strategica dell’Azienda a giugno del 2007 all’Assessore alla Sanità e al Direttore dell’Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio in piena legislatura di Centrosinistra) manteneva integre le sue caratteristiche: Centro Traumatologico Zonale saldamente ancorato al territorio e ricompreso nel circuito dell’emergenza. Oggi, alla luce di questa ultima manovra, il panorama è radicalmente mutato.
Appare evidente, per lo meno ai cosiddetti addetti ai lavori, che la questione centrale non è data solo dai tagli di ben oltre le 71 unità. E questo con buona pace della governatrice Polverini che in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe ricontrattato con il Governo il piano di rientro e aveva giurato che al CTO non si sarebbe chiuso neanche un posto letto, e come questi vengono operati e gli effetti che produrranno nel territorio sia a livello di municipi che a livello cittadino e regionale.
Nel dettaglio:

  • 20 posti di Neurochirurgia vengonosoppressi , praticamente tutto ilreparto;
  • 16 posti di Unità SpinaleUnipolare che sparisce e si trasformain semplice reparto di riabilitazione;
  •  31 posti tra Breve osservazione eMedia intensità che spariscono perandare da un’altra parte;
  • 8 posti di Rianimazione, l’interoreparto. Rimangono solo 6 posti diterapia intensiva;
  • ed a corollario dell’intera operazionesi abolisce il Pronto SoccorsoMedico, lasciando solo quelloOrtopedico, vera e propria assurdità,per aprirne un altro presso il CampusBiomedico di Trigoria ( il CTO con isuoi 35.000 accessi l’anno non andavabene?), sparisce il Centro TraumatologicoZonale che viene dato alSant’Eugenio, anche se lo stessoperde definitivamente il Dea disecondo livello.

Da quanto detto, appare evidente che ci troviamo davanti ad una vera e propria operazione chirurgica, a tagli mirati.
Dopo dieci anni di tentativi, siamo di fronte alla spallata finale, ad una sorte di chiusura del cerchio. Togliere al CTO il Pronto soccorso (perché di questo si tratta), la Neuro, la Rianimazione, i posti di Breve Osservazione, cacciare l’Unità Spinale facendola finire al Policlinico Umberto Primo, togliere con un gioco di prestigio il Centro Traumatologico Zonale, vuol dire sradicarlo dal territorio, farne un’altra cosa. Significa che, a dispetto di una popolazione che si fa sempre più anziana, gli utenti, su tutto ciò che riguarda le urgenze, saranno costretti a rivolgersi presso altre strutture (in altre parole l’ospedale CTO esce dal circuito dell’emergenza); vuol dire sottoporli ad odissee interminabili, rendendo inevitabilmente critiche, più di quello che già oggi sono, altre realtà. Vedi per esempio il Pronto Soccorso del Sant’Eugenio o quello del San Giovanni.
La soppressione di un Pronto Soccorso medico e di tutte quelle specialità legate al circuito dell’emergenza sarà foriero, da qui a un paio d’anni, di ulteriori assestamenti con probabili ulteriori chiusure di reparti.
Penso ad una Chirurgia Generale, ad una Urologia, alle stesse Divisioni ortopediche. Penso, anche se nessuno ne parla, ai probabili effetti negativi che si avranno in termini di organizzazione del lavoro, di dotazioni organiche da rivedere, di conferme di posto di lavoro specialmente per il personale precario e delle cooperative. Più che ad un nuovo Rizzoli ( celebre ospedale ortopedico emiliano) se proprio mi si prospetta uno scenario possibile, vedo questo nostro ospedale sempre più proiettato verso una trasformazione in RSA o ad una sorta di Clinica Geriatrica per lungodegenti, staccato dal territorio, magari dotato di una pista per l’atterraggio di elicotteri ed un Angiografo per la radiologia interventistica.
Spero di sbagliare. Contro questa prospettiva, estremamente penalizzante e contro cui la CGIL ha sempre combattuto, portando soluzioni alternative al problema ed un proprio progetto, sacrosanta ci sembra la mobilitazione delle forze politiche ed istituzionali, delle associazioni, dei circoli degli anziani, di singoli cittadini, del sindacato confederale e primo fra tutti quello dei pensionati. Giuste le iniziative di lotta che si stanno svolgendo a livello territoriale.
A dispetto dei tanti pifferai magici che girano oggi per la Asl, raccontandoci bellissime storie su come questo glorioso ospedale finirà, noi abbiamo idee chiare. E queste nostre idee viaggiano in termini diametralmente opposti a quanto questa Giunta Regionale dice e ci propone. Democraticamente lotteremo contro questo disgraziato decreto. Lo faremo insieme ai partiti, alle Istituzioni, alle associazioni, a tutti coloro che vogliono bene a questo pezzo di storia del Quartiere e della città di Roma.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Novembre 2010

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Domande mal poste


Domande mal poste

Spettabile redazione, leggo sul vostro numero di dicembre lo Speciale dedicato alla Sanità del nostro Municipio. Come mai tanto scalpore e meraviglia da parte vostra per la quasi certa chiusura dei locali ASL di Piazza Pecile? Dove eravate quando fu chiusa la sede ASL di Largo delle Sette Chiese? Perché tale chiusura passò sotto silenzio? Allarghiamo il discorso anche alla sede del Municipio XI, di Largo delle Sette Chiese: quando riaprirà? Sono più le volte che gli operai non lavorano che quelle che lavorano. Possibile che non vi sia nessuno preposto alla vigilanza e al controllo? Perché non restituire al Municipio anche i locali  abusivamente occupati dal Centro sociale la Strada, che erano l’ archivio del nostro Municipio?
Dove eravate allora voi? Anche questo passò sotto silenzio. Perché tanto clamore per la ventilata chiusura del CTO? Dove eravate voi quando venne chiuso il San Giacomo?
Un lettore

Domande mal poste se rivolte a un giornale di quartiere, il cui compito è quello di informare e di denunciare quel che non funziona nell’organizzazione della
vita pubblica nell’area di propria competenza. Esattamente quel che abbiamo fatto, nei nostri sette anni di vita e anche oggi, pubblicando la lettera del nostro
anonimo lettore.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

 

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Lettere febbraio 2010


Segnalazioni al Municipio

Abito a Via delle Sette Chiese. Pur sforzandomi di apprezzare il restauro intrapreso nel tentativo di valorizzare l’antica strada, non posso fare a meno di segnalare alcune incongruenze. Nel tratto Largo delle Sette Chiese – Piazza Sant’Eurosia le strette aiuole che corrono lungo i marciapiedi sono diventate per mancanza di manutenzione ricettacolo di sporcizia o di cespugli incolti. In tal modo, oltre ad essere antiestetiche, contribuiscono a rendere difficoltoso il passaggio dei pedoni. Non sarebbe più opportuno chiudere quelle inutili aiuole con delle lastre di basalto, uniformandole al resto del marciapiede? E ancora. Non sarebbe ora di correggere quello spigolo di marciapiede all’incrocio con Via Borri, contro il quale continuano a sbattere le macchine, danneggiandosi e spostando le pietre del ciglio?
Dante Tersigni

Da mesi un tratto di Via delle Sette Chiese, poco prima della Clinica Concordia, è ristretto a causa di un transennamento ricavato per consentire i movimenti dei mezzi pesanti che erano addetti alla ristrutturazione dell’edificio comunale che gli sta di fronte. I lavori nell’edificio ormai da tempo sono stati interrotti, ma il transennamento della strada è rimasto in piedi senza che abbia più motivo di esistere, creando intralcio alla circolazione.
Marta Buzzoli

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

 

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Dedicato a Carlo Acciari il nono Premio Fantasia

Dedicato a Carlo Acciari il nono Premio FantasiaCarlo Acciari

Sarà dedicato alla memoria del pittore Carlo Acciari, recentemente scomparso, la nona edizione del tradizionale Premio Fantasia, organizzato dall’Associazione “Il tempo ritrovato”, che si concluderà il prossimo 15 febbraio con una cerimonia nel Teatro “In portico” alla Circonvallazione Ostiense. La morte dell’artista, molto noto nel quartiere, aveva provocato una vasta generale emozione. Dalla Associazione è stata avanzata la proposta di intitolare a Carlo Acciari la scalinata che sovrasta la fontana di Carlotta (già dedicata al missionario del XVII secolo Angelo Orsucci) da lui tante volte dipinta, come nel bel quadro che fa da sfondo alla sala consiliare del nostro Municipio. Una proposta questa alla quale aderisce volentieri Cara Garbatella.
Quest’anno il Premio Fantasia è particolarmente dedicato al mondo dell’infanzia e all’adolescenza. I vincitori: Federica Crocetti, studentessa, autrice di un video sulla Garbatella; Laura Monaco, autrice del libro “Finestre sulla Garbatella”; Maurizio Francisci, professore di sostegno alla “Alessandro Severi”; Marina Tiberi, della elementare “Alonzi”; Pierangela Di Bella, Michela Vitulano e Clelia Porchetti, maestre della “Malaspina”; Cristina Mussa, dirigente scolastica; Ivana Emiliani, maestra di “La Coccinella”; Claudia Della Valle, coordinatrice della “Scoletta”; La compagnia degli attori “I Masnadieri”; Barbara Tupini, presidente dell’Assoc.Sportello Famiglia; Dante Pica, novantenne artigiano inventore di un presepe meccanico; Domenico Sacco, poeta e scrittore; Marco Olivieri, dirigente delle elementari “Battisti” e “Alonzi”; Maria Rita Parsi, psicoterapeuta dell’infanzia; L’antico Bar dei romanisti di Via Fincati; Anna Maria Felici Paoloni, catechista di Santa Galla.

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Scompare il pedagogista prof. Carlo Piantoni

Scompare il pedagogista prof. Carlo Piantoni

Si è spento nei primi giorni dello scorso dicembre il prof. Carlo Piantoni, pedagogo e docente universitario, membro emerito del Gruppo di Studio e Ricerca per la promozione dell’educazione artistica dell’UNESCO, esperto dell’uso delle immagini e dei linguaggi non verbali. E’ noto per le sue numerose pubblicazioni sull’educazione all’immagine e per l’ attività svolta nel campo della qualificazione e dell’aggiornamento degli insegnanti. Prof. Carlo Piantoni
Piantoni iniziò la sua opera di maestro nell’immediato dopoguerra tra mille difficoltà in uno sperduto villaggio dell’Umbria. Il fatto di risiedere sul posto, tra i contadini e i braccianti, gli offre la possibilità di effettuare una preziosa esperienza umana.. Nel ’60 il maestro terrà settanta lezioni al famosissimo corso televisivo “Non è mai troppo tardi”.
Quindi, dopo una breve parentesi di insegnamento in una borgata romana, venne chiamato al Centro didattico per la Scuola elementare. Nel 1969 l’UNESCO lo inserì nel gruppo per la promozione dell’educazione artistica in Italia. Poi, dopo sette anni di permanenza al Centro didattico, il maestro si fece distaccare in una scuola speciale dove guidò una sperimentazione per il recupero dei bambini disabili mediante i linguaggi non verbali. Dopo una serie di incarichi negli anni, venne chiamato a far parte della Commissione per i nuovi programmi della scuola elementare. Ha diretto il Centro segno e immagine per l’educazione grafica e visiva. Piantoni, abitava nel nostro quartiere, in Via Costantino. Per chi, come chi scrive, ha avuto l’onore di conoscerlo, rimarrà per sempre nella memoria per la semplicità amichevole e per la simpatia, legati ad una non comune capacità immaginifica.
Scompare con lui una delle figure più rappresentative della pedagogia e della didattica italiana, un punto di riferimento per tantissimi operatori della scuola, per i genitori e per gli alunni di ogni età e classe, un punto di riferimento ed una grande risorsa per il territorio. (E.S.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

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L’Oratorio San Filippo Neri festeggia 75 anni di attività

L’Oratorio San Filippo Neri festeggia 75 anni di attività

di Leopoldo Tondelli

L’Oratorio San Filippo Neri, che nel 2010 festeggia 75 anni di attività, è collegato da tutti gli abitanti della Garbatella alla “Chiesoletta”, la chiesetta adiacente l’Oratorio, dedicata a San Isidoro, santo spagnolo protettore delle campagne, e a Sant’Eurosia, protettrice dalla grandine. Padre Generoso Calenzio (come ricorda Padre Guido Chiaravalli in un suo scritto pubblicato per i cinquant’anni dell’Oratorio) la volle salvare, alla fine del XIX secolo, dal distruttivo abbandono in cui si trovava. La lapide all’ingresso dell’Oratorio ricorda poi che il signor Luigi Santambrogio, subentrato alla sua proprietà, “i locali e il terreno adiacente a servizio spirituale del nascente quartiere umilmente offrì”. La storia dell’Oratorio si intreccia in modo indissolubile con quella del quartiere, non soltanto perché quasi tutti gli abitanti della Garbatella e dei quartieri vicini hanno frequentato da bambini le vecchie strutture, ma soprattutto per il fatto che l’Oratorio ha sempre, tramite i suoi sacerdoti, adempiuto alle aspettative ed alle esigenze sociali della zona, soddisfacendole e spesso anche anticipandole.Padre Guido Chiaravalli
Il “pioniere” Padre Alfredo Melani, che era giunto alla Garbatella nel 1935, si recava nei lotti e tramite il suono di un campanaccio radunava i ragazzi per portarli all’Oratorio cercando di aggregarli non solo per una finalità religiosa, ma per impartire loro anche una educazione scolastica (non a caso la scuola media “Cesare Baronio” iniziò la propria attività proprio all’interno dell’Oratorio nel lontano 1944) ma anche sportiva, in un momento storico nel quale l’attività fisica non era considerata ancora un’esigenza primaria, fondando la società sportiva Astro (Associazione sportiva tra ragazzi dell’Oratorio) con la finalità principale della pratica sportiva all’interno di un progetto di socializzazione ed aggregazione, organizzando tornei.
Il gioco del calcio adempie pienamente a questo compito perché la pratica agonistica svolta all’Oratorio contiene un sistema di regole codificate, complementari allo stesso gioco. Infatti, sotto la direzione di Padre Guido Chiaravalli, vengono interrotti i campionati esterni per organizzare tornei interni dotati di alcune regole particolari: “Il Capitano non può battere i rigori e le punizioni, perché essendo di solito il più bravo o il più grande deve esercitare la sua funzione ‘super partes’ fra i compagni non abusando del suo ‘status’ ma usarlo per mettersi al servizio dei compagni”.
Padre Guido cerca di introdurre una certa responsabilizzazione “collettiva” sanzionando con ammonizioni le squadre che non indossano maglie di uno stesso colore, l’obbligo del lucchetto per chiudere lo spogliatoio per evitare furti, la perdita di un punto in classifica dopo aver sommato dieci ammonizioni, l’essere in regola con il pagamento dell’iscrizione al campionato e l’obbligo morale di far giocare anche i meno bravi della squadra. Padre Guido Chiaravalli
Alcune consuetudini sono rimaste impresse nella memoria di tutti: per esempio, il giro d’onore al suono della campanella prima delle finali sia per il primo che per il terzo posto. In finale in caso di parità (la partita dura un’ora, mezz’ora a tempo) si tirano subito i calci di rigore: prima tutta una squadra poi l’altra. In caso di ulteriore parità calciano solo i giocatori che hanno segnato il rigore. I premi non sono più trofei come le coppe, ma materiale sportivo acquistato da Foresi a San Giovanni. La L’Oratorio San Filippo Neri festeggia 75 anni di attività squadra prima classificata vince le magliette, i secondi i calzoncini, i terzi i calzettoni, il miglior attacco i numeri grandi da apporre sulle maglie, la miglior difesa i numeri piccoli da apporre sui calzoncini. I campionati sono suddivisi in tornei con la denominazione: mini-atomi, atomi, microbi, pulcini, giovani.
L’Oratorio ha anche un merito particolare: quello di distinguere l’attività sportiva dal semplice gioco. Infatti da sempre i ragazzini passavano – e lo fanno ancora – diverse ore al gioco del sasso e a quello del passo volante. Le punizioni per chi contravveniva alle regole, oltre a quella massima dell’espulsione, erano quelle di raccogliere dieci cartacce nel cortile o gettare dieci secchi d’acqua nel gabinetto. Sanzioni che avevano lo scopo, per chi le riceveva, di imparare l’umiltà: questa pratica provvedeva dunque ad un’educazione che non era esclusivamente religiosa ma che doveva “preparare alla vita”.
L’apertura alle ragazze modificherà anche le attività. Si pratica la pallavolo oltre al calcio ed al basket nel nuovo campo di cemento polifunzionale ove prima vi era l’arena del cinema Columbus, e prende piede anche il tennis in un momento in cui questo sport diviene popolare. Si sviluppano negli anni settanta altre attività: oltre alla colonia marina a Torvaianica, inizieranno i viaggi in Italia ed in Europa con lo zaino in spalla, spostandosi anche con l’autostop, con la cassa dei soldi in comune, con i ragazzi più grandi quali accompagnatori. Lo spirito è sempre quello della socializzazione, ma stavolta in una ottica anche “culturale” che è quella di far conoscere l’Europa in un periodo storico in cui si inizia a votare per il Parlamento Europeo.
Infine, tra le molteplice attività, oltre all’organizzazione di spettacoli teatrali, significativa mi sembra quella di dare ospitalità a diversi gruppi musicali fra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli ottanta, da far meritare all’oratorio di San Filippo Neri, forse, la palma di essere stato il primo centro sociale in chiave attuale a Roma.
L’Oratorio è stato anche un set cinematografico di film importanti: come “Mamma mia che impressione” con Alberto Sordi, “Caro Diario” di Nanni Moretti. Il complesso Baronio fece da sfondo alle storie dei due fidanzatini Lucia Bosè e Renato Salvatori nelle “Ragazze di Piazza di Spagna”. E recentemente è stato utilizzato in alcune puntate dei “Cesaroni”. Il nostro augurio per i 75 anni dell’Oratorio: poter sempre comprendere le esigenze dei giovani.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

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Una medaglia d’oro alla polisportiva Yubikai

Una medaglia d’oro alla polisportiva Yubikai

Intervista a Massimo Lucidi, maestro di arti marziali e gestore della palestra Yubikai

di Ottavio Ono

La storica palestra di arti marziali della Garbatella, che vanta una presenza ultra trentennale nel nostro quartiere, gestita già da molti anni da Massimo Lucidi, ha ospitato Pino Maddaloni campione olimpico di Judo alle olimpiadi di Sydney del 2006. E’ un caso?
Pino è uno dei nostri ragazzi, un atleta che ha avuto e ci ha dato l’opportunità di crescere sotto l’aspetto sportivo agonistico ad alti livelli. Noi abbiamo offerto il nostro supporto nel periodo in cui lui si preparava per le Olimpiadi, dove ha conquistato la medaglia d’oro. Oggi Pino allena un gruppo di giovani agonisti ed in questo clima di scambio è stata inserita anche un’altra società, l’ Akiyama di Settimo Torinese. Con Pierangelo Tognolo e Pino Maddaloni ci siamo incontrati sulla stessa traiettoria educativa, quella di coltivare la crescita e la formazione educativa dei giovani, attraverso lo sport, che è forza ed energia. Abbiamo sempre cercato di migliorare la nostra condizione atletica e anche quella degli altri.Pino Maddaloni
Magari un/a ragazzo/a viene qui e sogna di diventare una velina o di apparire in televisione. Cosa diresti?
Direi che ognuno di noi ha un sogno nel cassetto, vuole diventare velina o vuole diventare un personaggio di “Amici”. Bene, non lo bocciamo, ma c’è da lavorare. Ed è fondamentale ricordare che campioni si nasce, forti atleti si diventa: un percorso è sempre legato all’impegno, alla costanza. C’è chi nasce geneticamente fortunato e chi invece si deve costruire, chiaramente essendo molto umili e lavorando tanto. Senza questa consapevolezza penso che non ci siano cose che si possano raggiungere, in tutti i campi, dal lavoro allo sport.
Leggo su “Visto” di novembre che hai rilasciato un intervista molto bella, diverse pagine, molte fotografie a colori, dal titolo “Alla Garbatella sono più famoso dei Cesaroni”. Ce la puoi riassumere?
Un settimanale nazionale si è occupato di noi e la giornalista Mirella Dosi ha catturato gli elementi più legati allo sport, all’agonismo e alle attività giovani, ma ha anche verificato che questa è una polisportiva multietnica e colorata, ragazzi iraniani, etiopi, cubani, thailandesi, cine, dove si costruisce anche integrazione-Garbatella non è solo i Cesaroni, è un quartiere importante con una grossa storia, noi ne siamo una piccola parte. Iniziando da mio padre, mio fratello e ora da me ci siamo mossi con intenti unici e molto semplici: creare una sorta di isola felice dove anche i sogni servono a mettere i piedi per terra, per assaporare la vera realtà della vita fatta di fatica, di impegno.
Che cosa insegna il Tatami e che cosa lascia, a parte il frastuono dei colpi?
Il Tatami è una piattaforma particolare. Entri in un altro universo, in un’altra atmosfera; le regole danno un forte tono alla concentrazione necessaria a sostenere sensazioni forti violente faticose e con una grossa soddisfazione ti accorgi che hai passato un’ora ad imparare e ad affrontare cose nuove, insieme agli altri.
Diresti ai bambini di frequentare questo mondo e soprattutto il tuo che mi sembra di capire sia un mondo un po’ a parte…?
I bambini devono essere interessati con la curiosità dei bambini e devono partecipare a questo gioco, che è il Judo che è il Karaté, con un sistema divertente. Quindi noi facciamo giocare i nostri bambini con l’idea di farli crescere da atleti, ma rispettando sempre quello che il bambino ama più di tutto, il divertimento, il
gioco. Giocare per imparare, combattendo. Questo sicuramente funziona, tant’è che i bambini qui alla YubiKai sono tanti.
I tuoi progetti e il tuo futuro? Siamo un gruppo di persone che si impegnano e quando serve una mano ci siamo. E anche se una giornata sia di 24 ore, noi cerchiamo di farla diventare di 25, se serve. Lavoriamo con tanta umiltà e forza: lo staff di Yubikai è così e anche i politici sanno che cosa rappresentiamo, per questo ci sono stati molto vicini. Forse è il momento di fare un piccolo sforzo, per aiutarci a realizzare il nostro sogno, dare uno spazio a tutti moltiplicato per cinque.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010

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Dal Municipio

Dal Municipio

Forse va a Via Pigafetta la Asl di Piazza Pecile

Una commissione congiunta tra la ASL RMC, il Presidente del Municipio XI Andrea Catarci e il Consigliere delegato alla sanità municipale Antonio Bertolini ha esaminato la pesante situazione venutasi a creare con la parziale inagibilità dell’edificio che ospita l’ambulatorio di Piazza Pecile, al fine di individuare rapidamente soluzioni alternative. Un comunicato del Municipio dice che di alternative ne sono state individuate due: la prima, la più rispondente a dare risposte efficaci specie alla popolazione più anziana della Garbatella e dell’ Ostiense, consiste nello spostare gli uffici e i servizi all’interno di un edificio disponibile in Via Pigafetta, vicino a Piazza Pecile; la seconda, utilizzando i nuovi locali presso l’IPAB del San Michele a Piazza Tosti o presso la nuova sede direzionale ASL RMC di via Primo Carnera per la parte amministrativa, collocando gli ambulatori presso il CTO, insieme agli ambulatori ospedalieri utilizzando finalmente le strutture 12 ore al giorno. “Si auspica che la ASL RMC trovi rapidamente soluzioni strutturali, vista la già debole situazione dei servizi sanitari territoriali esistente ancora prima della inagibilità di Piazza Pecile. Il sistema è infatti insufficiente a dare risposte ad una domanda sanitaria crescente, che è ulteriormente minata da quei tagli dei posti letto del CTO a cui ci siamo e continueremo fortemente ad opporci” – conclude il comunicato di Catarci e Bertolini.

Trasferiti Igiene mentale e Assistenza domiciliare
Nuova sede per due vitali servizi sanitari nel distretto XI della ASL RMC. Il CIM (Centro di igiene mentale) e il CAD (Centro assistenza domiciliare ) sono stati trasferiti in locali più idonei al pubblico, presso l’Istituto San Michele, entrando da Via Casal De Merode 8, “palazzina Liuzzi”, secondo piano. Il Municipio XI ha perseguito con tenacia questi trasferimenti trovando risposte, insieme alla Direzione della ASL RMC, a problematiche logistiche più volte rappresentate nelle Consulte municipali. Il Centro di igiene mentale è la struttura destinata alla profilassi e cura delle malattie mentali; mentre il Centro per l’assistenza domiciliare ha il compito di definire il piano d’intervento assistenziale nel quale le prestazioni sanitarie sono garantite dalla ASL e quelle assistenziali dai Servizi sociali municipali. “I locali preesistenti erano in pessime condizioni di manutenzione e non erano qualificati all’accoglienza dell’utenza né decorosi per il lavoro del personale. Ora si
disporrà di ampi e nuovi locali”, dichiara l’Assessore alle politiche sociali del Muncipio, Andrea Beccari. Inoltre, nel continuare ad assicurare al CTO servizi utili per la popolazione, al fine di mantenerlo attivo con il suo Pronto Soccorso, al 5° piano si è trasferita tutta la Reumatologia ed una parte della Endocrinologia del Sant’ Eugenio.

XI: Punto unico di accesso ai servizi socio-sanitari
Il Segretariato Socio-sanitario del Municipio si è trasformato in PUA, Punto Unico di Accesso. Presso la nuova istituzione saranno a disposizione dei cittadini, insieme agli assistenti sociali del Municipio, anche infermieri della ASL RMC. Il servizio nasce da un protocollo di intesa tra Municipio e ASL RMC – Distretto XI, coerentemente con gli indirizzi nazionali e regionali, con lo scopo di garantire un servizio socio-sanitario sempre più efficace e vicino ai bisogni dei cittadini.
Il Punto Unico è istituito presso la sede di Via Benedetto Croce 50 alla Montagnola. Esso nasce con l’obiettivo di costituire un punto di riferimento per la presa in carico dei bisogni sociali e sanitari della cittadinanza, per facilitare l’accesso ai servizi sociali e sanitari del territorio, per semplificare i percorsi necessari all’attivazione degli interventi e delle prestazioni, per accogliere, ascoltare, informare e orientare il cittadino, supportandolo nell’utilizzo appropriato dei servizi esistenti ed infine per effettuare una prima valutazione integrata dei suoi bisogni socio-sanitari. Al PUA il cittadino può rivolgersi per essere aiutato ad orientarsi nella rete dei servizi, pubblici e privati, disponibili sul territorio, che meglio possono rispondere al suo bisogno, per avere informazioni sui servizi sociali e sanitari esistenti, sui giorni e gli orari di apertura al pubblico, sugli interventi erogati e sulle modalità di accesso alle singole prestazioni e per reperire la modulistica necessaria per accedere alle prestazioni sociali e sanitarie. “Finalmente, anziché vedersi ‘rimbalzati’ da un servizio all’altro, i cittadini del Municipio XI potranno avvalersi di un unico punto di accoglienza per essere ascoltati, ricevere informazioni sulle prestazioni e avviare la presa in carico integrata sul versante sociale e sanitario”, dichiara Andrea Catarci, Presidente del Municipio. “Vorremmo sottolineare – aggiunge Andrea Beccari, Assessore alle Politiche sociali del Municipio – l’ottima collaborazione tra Regione Lazio, con l’azienda sanitaria RMC, e Municipio XI, nella comune preoccupazione di garantire un servizio sociosanitario sempre più efficace e vicino ai bisogni dei cittadini. Va evidenziata, infine, l’intelligenza e la professionalità che gli operatori dei servizi sanitari e sociali del Municipio hanno dimostrato nel percorso di conoscenza e integrazione propedeutico alla istituzione del PUA”. Il PUA è aperto il martedì dalle 9.00 alle 12.00 ed il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00.

Riaperto il parcheggio della Metro Garbatella
Il 13 gennaio scorso è stato finalmente riaperto il parcheggio accanto alla stazione Metro di Via Pullino. Sull’argomento dal Municipio è stato emesso un polemico comunicato firmato dal Presidente Catarci e dall’Assessore ai Lavori pubblici Attanasio nel quale si critica “il disinteresse reiterato dell’Assessore alla Mobilità del Comune, Sergio Marchi”, sottolineando che quel parcheggio è rimasto chiuso per oltre un anno e mezzo per consentire la realizzazione di un Progetto del Piano Urbano Parcheggi (PUP). “Finalmente – conclude il comunicato – si conclude una vicenda che ha creato più di un danno ai residenti e ai tanti cittadini che si servono della Metro. La tenacia del Municipio ha permesso di ridurre i tempi e di restituire alla cittadinanza l’indispensabile parcheggio”.

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Intitolata a Guido Rossa la nuova sede del PD della Garbatella

Intitolata a Guido Rossa la nuova sede del PD della Garbatella

 

Il Partito Democratico della Garbatella ha trovato finalmente casa. Giovedì 4 febbraio alle ore 18, infatti , è stato inaugurato a Via Luigi Ansaldo il nuovo circolo del quartiere popolare, a pochi passi dalla sede degli avversari del Pdl. La sede, piccola ma ben ristrutturata, può contare su un bel saloncino per le riunioni plenarie, un’altra saletta,una cucina e un bel giardino antistante utilizzabile nella bella stagione. “La prima volta che siamo entrati qui- ha detto Federico Raccio, segretario del circolo nella sala stracolma di iscritti e simpatizzanti,- abbiamo trovato una stella a cinque punte sul muro e abbiamo pensato di intitolarlo a Guido Rossa, l’operaio comunista assassinato dalle Br”.
Con l’apertura dei nuovi locali, dove negli anni Ottanta c’era “La volpe e l’uva”, un’enoteca molto conosciuta in quell’epoca, il maggior partito della Garbatella mette le radici in un territorio che lo ha sempre premiato nelle scadenze elettorali. Alla nascita del nuovo partito, il Pd aveva dovuto lasciare ai”mussiani”, oggi Sinistra e Libertà, la sede storica della “Villetta” a via Passino e si era dovuto accontentare di un piccolo locale a via delle Sette Chiese, messo a disposizione da un iscritto. In questi anni, dunque, tra mille difficoltà aveva mantenuto i contatti con gli iscritti e gli elettori tramite un sito web e appoggiandosi provvisoriamente ad un’associazione culturale del quartiere. Alla cerimonia, oltre al consigliere regionale Enzo Foschi, sono intervenuti Sabina Rossa, parlamentare del PD figlia di Guido Rossa, Di Berardino, responsabile della Cgil di Roma sud e Marco Miccoli per la federazione romana del PD. (G.R.)

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Riapre “Il Tucano” il pub della birra

Riapre “Il Tucano” il pub della birra

di Guido Barbato

Siamo felici di annunciare che ha riaperto la birreria forse più antica del nostro quartiere. E’ un luogo per il quale hanno transitato generazioni di adolescenti.
Per tutti gli anni ’80 e ’90 è stato un punto di aggregazione importante per quei giovani che amavano la birra e l’atmosfera rilassata e informale tipica dei pub. Negli anni si era trasformata in sala da tè e poi circa tre anni fa aveva chiuso.
Ad ottobre 2009 tre ragazzi hanno deciso di riaprirla riportandola al vecchio stile: tipica birreria per il dopocena, ma con la possibilità anche di mangiare taglieri di affettati e formaggi, panini e dolci. I coniugi Francesca e Adriano, insieme all’amica di sempre Vanessa, hanno deciso di tornare alle origini. Avendo vissuto in Costarica hanno trovato appropriato anche mantenere il nome originale, loro che, innamorati del Sud America, hanno a lungo vissuto a contatto con i tucani veri. Adriano, che di mestiere fa il ristrutturatore, ha in prima persona rinnovato il locale, privilegiando colori ed elementi di arredo ispirati alla natura latino-americana. Oggi offrono birre alla spina chiara, rossa e doppio malto, un vasto assortimento di birre in bottiglia, comprese alcune italiane artigianali, vini, superalcolici e cocktail in particolare. Francesca infatti è specializzata nel settore, avendo lavorato per anni nei locali estivi sulle spiagge romane. In estate, sempre in omaggio al Sud America, progettano di servire anche frullati di frutta esotica. Non mancano comunque, nel rispetto della clientela degli ultimi anni, anche tè, tisane e cioccolate calde. Trasmettono musica su un grande televisore e offrono un ampio assortimento di giochi da tavolo.
Prossimamente offriranno con regolarità anche musica dal vivo. Il pub si trova in via Roberto DeNobili 3b, subito dopo piazza Giovanni da Triora e l’ormai  eleberrimo
Roma club noto a tutti come “bar dei Cesaroni”. E’ aperto dal martedì al sabato dalle 17,30 all’una di notte.

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Due “Raffaello” molto simili: uno scambio di immagini

Due “Raffaello” molto simili: uno scambio di immagini

Nello scorso numero di dicembre 2009, nell’illustrare il servizio di Cosmo Barbato dedicato a Filippo Sergardi, il nobile senese committente nel 1500 della villa di campagna trasformata nel 1927 nella Scuola dei bimbi (la “Scoletta”) di Piazza Nicola Longobardi, abbiamo pubblicato l’immagine di un quadro di Raffaello rappresentante la Vergine con il Bambino e San Giovannino.
La pubblicazione illustrava la notizia che il Sergardi ai suoi tempi aveva acquistato da Raffaello una tavola rappresentante un soggetto analogo, appunto la Vergine con il Bambino e San Giovannino, detta anche “La bella giardiniera”, che aveva poi rivenduto a Francesco I di Francia, quadro che oggi è esposto al Louvre.
Dobbiamo una doverosa correzione. Il quadro pubblicato in dicembre, che qui vediamo riprodotto a sinistra, non è “La bella giardiniera”, pur se gli somiglia molto, ma “La madonna del cardellino”, esposto agli Uffizi di Firenze; mentre “La bella giardiniera” è quello che qui pubblichiamo a destra e che, venduto dal Sergardi a Francesco I di Francia, è esposto oggi nel famoso museo parigino!

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“Quelle foto sbagliate”

“Quelle foto sbagliate”

Oltre che dal “Messaggero” e da “La Tribuna” del 19 febbraio 1920, l’avvenimento della fondazione della “Borgata Giardino Concordia” sui Colli di San Paolo in località Garbatella fu riportato da “Il Popolo romano”, da “Il Piccolo Giornale d’Italia” e con un ampio servizio corredato da fotografie dalla “Illustrazione Italiana” del 7 marzo 1920 e dalla rivista di Paolo Orlando “Roma Marittima” del 29 febbraio. Una delle due foto erroneamente attribuite alla fondazione della Garbatella . In realtà si tratta di altra cerimonia avvenuta nello stesso 1920
Le uniche immagini del giorno della fondazione sono dunque quelle riportate da queste pubblicazioni dell’epoca e quelle conservate, per testimoniare la presenza del Re, dall’archivio fotografico dell’Istituto Luce.
Purtroppo in precedenti lavori editoriali, in articoli di quotidiani e pagine web sono state abbinate alla fondazione della Garbatella due belle immagini che rappresentano il Re Vittorio Emanuele III, in compagnia di vari notabili, su un palco mentre si cala una prima pietra. Ma queste foto non hanno nulla a che vedere con l’avvenimento del 18 febbraio in località Garbatella. Probabilmente chi le ha trovate è stato tratto in inganno dall’anno, il 1920, dal Re e dalla cerimonia.
Gli ingredienti essenziali c’erano tutti. Ma ciò non basta. Infatti le due foto in questione si riferiscono ad altri episodi simili. Una rappresenta la posa della prima pietra per le case degli impiegati del Ministero dell’Interno tra Via San Quintino e Via Statilia l’11 luglio 1920, l’altra l’inaugurazione delle case degli impiegati dello Stato a Villa Lancellotti su Via Salaria il mese dopo e precisamente l’8 agosto (in entrambe le foto le persone ritratte indossano abiti estivi).
Tutto ciò è verificabile dalla consultazione dell’archivio dell’Istituto Luce (Fondo Pastorel) e dall’incrocio con gli articoli pubblicati sul “Messaggero” dell’epoca (1).
Inoltre nelle foto “sbagliate”,ad ulteriore prova della loro non autenticità, non compaiono accanto al Re i personaggi che lo accompagnavano quel 18 febbraio 1920, in primo luogo Paolo Orlando, presidente dell’Ente per lo sviluppo marittimo e industriale di Roma, e il presidente dell’Istituto Case Popolari di Roma, il commendator Magaldi. (G.R.)

(1) Vedi pag. 4 del “Messaggero” dell’ 11 luglio 1920: ” Oggi alle 15 con l’intervento del Re avrà luogo la posa della prima pietra delle costruzioni edilizie della Cooperativa fra impiegati al Ministero degli Interni nel cantiere posto tra Via San Quintino e Via Statilia”. Le foto che testimonia l’avvenimento sono i codici FP02FP00000126-130 dell’archivio Istituto Luce Fondo Pastorel. E ancora. “Messaggero” dell’8 agosto 1920: articolo dal titolo “Le case degli impiegati a Villa Lancellotti, la posa della prima pietra”. “Ieri alle ore 11, nella già Villa Lancellotti sulla Via Salaria, a duecento metri dal Viale della Regina, Re Vittorio Emanuele posava la prima pietra delle case della Cooperativa degli impiegati dello Stato”.
La foto interessata è il codice FP02FP00000145 del Fondo Pastorel.

 

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Uno sfregio alla fontana di Carlotta

Uno sfregio alla fontana di Carlotta

E’ stata trafugata da ignoti vandali la palina posta vicino alla fontana di Carlotta in Piazza Ricoldo da Montecroce, illustrante la storia di quell’angolo caratteristico del nostro quartiere. L’atto vandalico si associa ad azioni simili con cui scritte senza senso hanno deturpato tutte le altre paline turistiche che erano state poste in vari angoli del quartiere, rendendole illeggibili.
Si è fatto interprete dello sdegno generale l’Associazione “Il tempo ritrovato” che ricorda come quell’angolo della Garbatella abbia subìto altri oltraggi in un recente
passato: la bruciatura delle panchine, l’imbrattamento di un eucaliptus e dello stesso volto della storica fontana.L’Associazione denuncia l’irresponsabile azione di chi non ama il quartiere, rivolgendosi al Sindaco, al Presidente del Municipio, all’Assessore alla cultura e ai Carabinieri, per la salvaguardia dei beni culturali.

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Due restauri mancati: maledetta burocrazia

Due restauri mancati: maledetta burocrazia

Sono anni che segnalavamo l’opportunità di restaurare la pietra di fondazione della Garbatella, murata in Piazza Benedetto Brin, danneggiata dal tempo e dagli immancabili vandali.
Avevamo anche proposto i nomi di alcuni scultori che volontariamente si sarebbero assunti l’onere del restauro. Ci fu obbiettato che quell’intervento era di pertinenza dell’Istituto per il restauro, il quale prima o poi sarebbe intervenuto. Siamo arrivati alle celebrazioni del 90°, ma l’elefantiaca macchina burocratica ancora non ha provveduto a fare quel che si sarebbe potuto realizzare già da anni. Lo stesso rammarico esprimiamo anche per il festone di stucco, …..

Due restauri mancati: maledetta burocrazia

Sono anni che segnalavamo l’opportunità di restaurare la pietra di fondazione della Garbatella, murata in Piazza Benedetto Brin, danneggiata dal tempo e dagli immancabili vandali.
Avevamo anche proposto i nomi di alcuni scultori che volontariamente si sarebbero assunti l’onere del restauro. Ci fu obbiettato che quell’intervento era di pertinenza dell’Istituto per il restauro, il quale prima o poi sarebbe intervenuto. Siamo arrivati alle celebrazioni del 90°, ma l’elefantiaca macchina burocratica ancora non ha provveduto a fare quel che si sarebbe potuto realizzare già da anni. Lo stesso rammarico esprimiamo anche per il festone di stucco, crollato a Piazza Bartolomeo Bonomelli, che recava la scritta “La Garbatella” sotto l’effige di una testa di donna. Qui l’intervento di ripristino spetta all’Istituto case popolari, proprietario dello stabile. In entrambi i casi il Municipio si è attivato per richiedere prima e accelerare poi gli interventi, scontrandosi con un muro di insipienza burocratica, che non capisce quanto sia importante per una comunità preservare le tracce della propria tradizione. (C.B.)

 

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18 febbraio 1920 Miracolo a Roma

18 febbraio 1920 Miracolo a Roma

Nicola Di Gennaro, conosciuto da i nostri lettori per aver già collaborato con la redazione, ha voluto rendere omaggio con la sua musa ai 90 anni del nostro  quartiere

Auguri a te cara Garbatella,
auguri di vero cuore
da tutta le gente di quartiere.
Oggi festeggi i tuoi 90 anni
ed io nei miei pensieri
ti rivedo nei tuoi veri panni,
quando sorgevi niente male
nel mezzo di tanto verde
della nostra cara Capitale.
Nascevi come
una rosa profumata,
piena di splendore e di bontà
come eri stata predestinata.
Auguri cara Garbatella,
auguri da tutti i nostri cuori
di vederti sempre sugli allori.

Nicola Di Gennaro

 

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Il tecnocrate che volle la borgata “Concordia”

L’ing. Paolo Orlando e il suo sogno di creare un porto-canale parallelo al Tevere

Il tecnocrate che volle la borgata “Concordia”

di Gianni Rivolta

Sulla nascita della Garbatella si raccontano tante storie, quasi sempre infondate e imprecise. Nell’opinione pubblica è prevalsa l’idea che la ex Borgata sia stata un’invenzione urbanistica del Fascismo, per altri, invece, un esperimento dei socialisti utopisti di fine Ottocento. La verità è più complessa. Innanzitutto la Garbatella non è un unico corpo urbanistico e quindi non può essere trattata complessivamente.
E’ un laboratorio di tipologie edilizie e di stili, progettato da diversi architetti e realizzato quasi completamente tra il 1920 e il 1930. I suoi lotti residenziali, costruiti in varie fasi, vanno dalle casette economiche della Borgata Giardino “Concordia”, nata intorno a piazza Brin nel 1920-21 quando ancora il fascismo era solo un movimento politico, alle case rapide (1924), ai villini (1925), ai grandi contenitori degli Alberghi Suburbani (1927-30), alle case padiglione per i baraccati inaugurati personalmente da Mussolini, agli edifici dei servizi come il cinema teatro Garbatella (oggi Teatro Palladium) e i Bagni pubblici. …..

L’ing. Paolo Orlando e il suo sogno di creare un porto-canale parallelo al Tevere

Il tecnocrate che volle la borgata “Concordia”

di Gianni Rivolta

Sulla nascita della Garbatella si raccontano tante storie, quasi sempre infondate e imprecise. Nell’opinione pubblica è prevalsa l’idea che la ex Borgata sia stata un’invenzione urbanistica del Fascismo, per altri, invece, un esperimento dei socialisti utopisti di fine Ottocento. La verità è più complessa. Innanzitutto la Garbatella non è un unico corpo urbanistico e quindi non può essere trattata complessivamente.
E’ un laboratorio di tipologie edilizie e di stili, progettato da diversi architetti e realizzato quasi completamente tra il 1920 e il 1930. I suoi lotti residenziali, costruiti in varie fasi, vanno dalle casette economiche della Borgata Giardino “Concordia”, nata intorno a piazza Brin nel 1920-21 quando ancora il fascismo era solo un movimento politico, alle case rapide (1924), ai villini (1925), ai grandi contenitori degli Alberghi Suburbani (1927-30), alle case padiglione per i baraccati inaugurati personalmente da Mussolini, agli edifici dei servizi come il cinema teatro Garbatella (oggi Teatro Palladium) e i Bagni pubblici.Il Re Vittorio Emanuele, alla destra l'ing. Paolo Orlando, presidente dell'Ente Autonomo, l'on Giovannino Amici, segretario alla Presidenza della Camera, e alla sinistra il gr.uff. Vincenzo Magaldi, presidente dell'Istituto per le Case Popolari di Roma
La Borgata Giardino “Concordia”, oggi Garbatella, non sarebbe sorta se non fosse stata voluta fortemente nel primo decennio del Novecento da Paolo Orlando (1), un tecnocrate di una potente famiglia di origine siciliana, trasferitosi nella Capitale, dove divenne dapprima consigliere comunale di opposizione durante la Giunta Nathan ( 1907-13 ) e poi Assessore all’Agro romano e all’Annona col sindaco Prospero Colonna ( 1914-19), di cui era grandissimo amico. La costruzione di un piccolo borgo di casette economiche situato sui Colli di San Paolo per gli operai dell’Ostiense e le maestranze del porto fluviale era un piccolo tassello di un grande disegno di sviluppo della zona industriale di Roma sulla sponda sinistra del Tevere.
Fu lui a coinvolgere fin dal 1910 l’Istituto case popolari e qualche anno più tardi gli architetti Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini che disegnarono il piano regolatore della zona. Ma chi era Paolo Orlando? Nato nel 1852 e settimo di nove figli, si laureò presto in Ingegneria al Politecnico di Milano e si appassionò fin da subito ai problemi della navigazione delle acque interne e allo sviluppo industriale-commerciale e marittimo di Roma, dove si trasferì dopo gli studi per intraprendere la carriera politica.
Fu la sua caparbietà e la sua tenacia a vincere gli innumerevoli ostacoli che le amministrazioni centrali e comunali frapposero negli anni allo sviluppo dell’area industriale dell’Ostiense.
Il suo chiodo fisso era dunque quello di realizzare uno sbocco della Capitale sul mar Tirreno e, attraverso un canale navigabile, far transitare materie prime e manufatti per le fabbriche dell’Ostiense e del Portuense, che erano cresciute nel primo decennio del Novecento. Il suo era un disegno ambizioso. L’Orlando, a capo di alcuni comitati ed enti, coinvolse banche ed aziende private, che in quell’operazione intravedevano grossi vantaggi economici, per realizzare un porto fluviale a valle della Basilica di San Paolo, un collegamento ferroviario Roma-Ostia e un borgo operaio sui Colli di San Paolo.
I primi progetti di Paolo Orlando risalgono al 1887 e al 1889. Dapprima aveva localizzato un porto a Fiumicino, poi a Maccarese e nel 1896 propose la realizzazione al Valco San Paolo di un bacino collegato al mare. Due anni dopo lo perfezionò prevedendo lo scalo interno di impianti portuali e ferroviari. Il bacino mercantile avrebbe dovuto avere una larghezza di 63 metri e una profondità di 8 metri e mezzo, sufficienti per il pescaggio e il passaggio a doppia fila dei piroscafi. Costo complessivo dell’opera 59 milioni di lire.
Il canale al fondo doveva essere largo 16 metri. Il progetto originario prevedeva una diramazione sulla sponda sinistra del Tevere in corrispondenza del canale di Dragone. I tempi di realizzazione delle opere a “carte approvate” furono stabiliti in 8 anni per il porto, 5 per il canale e 2 per la ferrovia. Ma i vari governi che si succedettero non furono propensi ad accettare le proposte dell’Orlando, che nel 1904 fondò il Comitato nazionale pro Roma marittima del Porto di Roma e la navigazione del Tevere e del Nera, in pratica un gruppo di pressione sullo Stato e sulle altre amministrazioni pubbliche con l’obiettivo di sostenere con investimenti ed infrastrutture lo sviluppo dell’area industriale San Paolo-Ostiense e di collegare Roma al mare per un suo rinascimento economico e produttivo.
Del Comitato facevano parte oltre alla Banca Commerciale Italiana, l’Anglo romana gas, la società Romana trams e omnibus, la Mulini e Pastifici Pantanella, l’Acqua Marcia, la Generale Immobiliare per lavori di utilità pubblica ed agricola, la ditta armatrice Navigazione generale Italiana e più di 700 soci. Le stesse aziende due anni dopo costituirono con l’Orlando la Società “Marina di Roma”.
Ma quando tutto sembrava andare per il verso giusto, dopo tante parole e tante promesse, nel 1911 i finanziamenti, che erano stati predisposti per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia, furono dirottati verso opere pubbliche al Nord del paese. Paolo Orlando rimase a bocca asciutta, ma non si perse d’animo e dopo qualche anno si rimise al lavoro a capo dello Smir.
Nel 1919, infatti, viene istituito l’Ente autonomo per lo Sviluppo Marittimo ed Industriale di Roma, di cui divenne presidente. Ma la vita di questo organismo, che sarebbe stato fondamentale per lo sviluppo industriale della zona sud della Capitale, fu breve e contraddittoria. Infatti, tra progetti e rinvii, verrà liquidato dopo pochi anni, nel 1923, anche se per statuto sarebbe dovuta durare settant’anni.
Politicamente Paolo Orlando era un moderato di idee liberali legato a certi gruppi industriali, ai cattolici e alla finanza vicina al Vaticano. Era amico del Medici del Vascello, collegato ai nazionalisti, che sostenne nelle elezioni politiche per la Camera dei deputati. Esponente della Lega Navale, portavoce degli industriali romani, presidente dell’Associazione pro quartiere San Paolo. Era un iscritto all’Associazione antibolscevica, non aveva quindi nessuna simpatia per quello che era successo in Russia e tanto meno per i socialisti italiani.
Ma in certa borghesia nostrana, come in quella anglosassone e tedesca, era viva l’idea di costruire case decorose per le famiglie degli operai in luoghi ameni e salubri, lontano dalle grandi aree urbane inquinate dagli opifici manifatturieri. Tutto il movimento delle Città Giardino, ispirato dai socialisti utopisti Robert Owen, William Morris, Ebenezer Howard, si mosse per decenni in questa direzione. Il Sobborgo Giardino Garbatella, quello dei primi 5 lotti sorti nel 1920 intorno a Piazza Benedetto Brin, ne è un esempio unico per estensione e stili compositi, fatto salvo l’insediamento della Città Giardino Aniene a Montesacro, costruita nello stesso anno ma per il ceto impiegatizio.
Piccoli insediamenti furono realizzati al nord specialmente attorno ai cotonifici e agli arsenali come il Villaggio Crespi sull’Adda, le case operaie del cotonificio Poma a Miagliaro, il quartiere operaio dell’arsenale marittimo di La Spezia, a Napoli il Rione Carelli a Posillipo, a Palermo il Quartiere Giardino Littorio e alcuni piccoli esperimenti a Milano sorti tra il 1909 e il 1923: i villaggi-giardino Campo dei Fiori, Baravalle, Breda, Tiepolo,”Milanino”, il sobborgo operaio dell’Unione cooperativa opera del ferroviere Luigi Buffoni, che nel 1886 si riproponeva di aiutare la classe media nei suoi bisogni abitativi.
Seguendo l’esempio delle città giardino inglesi aspirava a costruire case igieniche ed economiche di tipo piccolo in stile liberty ed eclettico (2).
Paolo Orlando divenne senatore del regno nel 1934 e, chiusa l’infelice esperienza romana, tornò a Livorno. Morì il 3 settembre 1943 a Rapallo nella villa dove si era ritirato allo scoppio della guerra mondiale.

(1) Nacque il 6 aprile del 1852. Suo padre Luigi apparteneva ad una famiglia che a Palermo possedeva una officina meccanica, che produceva materiali per la costruzione di macchine agricole e mulini. I fratelli Orlando, Luigi, Salvatore, Giuseppe e Paolo avevano aderito alle insurrezioni antiborboniche del 1837 e del 1848 e simpatizzavano per la Giovane Italia di Mazzini. Costretti all’esilio, Luigi si stabilì a Genova, dove divenne imprenditore. Insieme al fratello Giuseppe in pochi anni si impose nel campo della cantieristica navale, tanto che il Cavour propose loro la direzione degli stabilimenti Ansaldo. Nel 1866 gli Orlando si trasferirono a Livorno dove diedero vita ai Cantieri.

(2) Da ” Regionalismo a Roma. Tipi e linguaggi: il caso Garbatella”, di Francesca Romana Stabile. Editrice Librerie Dedalo, Roma 2001.

 

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Quel 18 febbraio 1920 nasceva il quartiere giardino

Speciale

Quel 18 febbraio 1920 nasceva il quartiere giardino

di Cosmo Barbato

Un inizio di settimana freddo ma limpido e assolato, quel 18 febbraio 1920. Nei giorni precedenti gruppi di operai avevano frettolosamente spianato e livellato il largo che sarebbe diventato più tardi la Piazza Benedetto Brin, per accogliere le carrozze e le auto degli invitati a una solenne cerimonia. Altri operai avevano allestito un grosso palco di legno ricoperto con teli di velluto color cremisi orlati d’oro e, al suo fianco, un paranco che recava in sospensione un parallelepipedo di marmo, pronto per essere depositato su un muretto appena rialzato, la base dello stipite di un arco. La cerimonia era prevista per le 11. Si trattava della posa della prima pietra di un nuovo insediamento abitativo, una borgata operaia staccata dal resto della città, che occuperà i primi Colli di San Paolo lungo l’asse di Via delle Sette Chiese, l’antica strada romana che dalla Basilica Ostiense conduce a quella di San Sebastiano sull’Appia Antica, già famosa come percorso penitenziale tra le sette maggiori basiliche romane istituito alla fine del ‘500 da San Filippo Neri.

Speciale

Quel 18 febbraio 1920 nasceva il quartiere giardino

di Cosmo Barbato

Un inizio di settimana freddo ma limpido e assolato, quel 18 febbraio 1920. Nei giorni precedenti gruppi di operai avevano frettolosamente spianato e livellato il largo che sarebbe diventato più tardi la Piazza Benedetto Brin, per accogliere le carrozze e le auto degli invitati a una solenne cerimonia. Altri operai avevano allestito un grosso palco di legno ricoperto con teli di velluto color cremisi orlati d’oro e, al suo fianco, un paranco che recava in sospensione un parallelepipedo di marmo, pronto per essere depositato su un muretto appena rialzato, la base dello stipite di un arco. La cerimonia era prevista per le 11. Si trattava della posa della prima pietra di un nuovo insediamento abitativo, una borgata operaia staccata dal resto della città, che occuperà i primi Colli di San Paolo lungo l’asse di Via delle Sette Chiese, l’antica strada romana che dalla Basilica Ostiense conduce a quella di San Sebastiano sull’Appia Antica, già famosa come percorso penitenziale tra le sette maggiori basiliche romane istituito alla fine del ‘500 da San Filippo Neri.
Alle 10,30 si forma un corteo di macchine, di carrozze e, a piedi, di signori in abito da cerimonia e di signore imbacuccate nelle loro pellicce, che arrivano risalendo il tratto di Via delle Sette Chiese dalla Via Ostiense (unico accesso allora dalla città ai Colli di San Paolo). Alle 11 in punto giunge, accolto dalle note della marcia reale intonata da una fanfara, sua maestà il re Vittorio Emanuele III, a bordo di una lunga auto, accomgen.Cittadini.
Ad accoglierlo una moltitudine di personalità. Innanzitutto, l’ing.Paolo Orlando, presidente dello SMIR (l’Ente per lo sviluppo marittimo e industriale di Roma), che in quel giorno vede realizzarsi una parte importante del programma a cui egli si è dedicato fin dal 1909: creare un porto fluviale subito a valle della Basilica di San Paolo collegato a un canale navigabile parallelo al Tevere che congiunga il mare di Ostia con l’area industriale Ostiense. La nascita del nuovo insediamento infatti contribuisce a creare indispensabili infrastrutture: la borgata è destinata a dare alloggio, oltre che agli operai della sottostante recente zona industriale, anche agli operatori del porto, il quale però non vedrà mai la luce (il progetto, pur elaborato nei dettagli, verrà definitivamente scartato due anni dopo, giudicato troppo costoso per le deboli finanze postbelliche e inopportuno per altre considerazioni).
Dopo i discorsi di cerimonia, viene calata col paranco la prima pietra, che il re alletta con la rituale cucchiaiata di malta posata con la cazzuola. Al suo interno era stata posata una pergamena per ricordare l’evento, firmata dal re e dalle altre personalità convenute. L’epigrafe dice: Per la mano augusta di S.M. il Re Vittorio Emanuele III l’Ente autonomo per lo sviluppo marittimo e industriale e l’Istituto delle Case popolari di Roma con la collaborazione delle Cooperative di lavoro ad offrire quieta e sana stanza agli artefici del rinascimeto economico della Capitale questo aprico quartiere fondato oggi XVIII Febbraio MCMXX In considerazione dei torbidi movimenti politici in atto in Italia e a Roma in quel periodo, presenziano la cerimonia una folto numero di carabinieri e di agenti, molti di questi ultimi in borghese (siamo negli anni del dopoguerra con la disoccupazione dilagante e le fabbriche occupate).
Al re viene illustrata la pianta del primo insediamento progettato dagli architetti Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni: una piccola  città-giardino comprendente cinque lotti per un totale di 190 alloggi sistemati in 44 unità abitative, destinate a occupare una superficie di poco più di trentacinque ettari (il resto del quartiere si svilupperà in tempi successivi).
Seguono vari discorsi: il ministro dei Lavori pubblici Edoardo Pantano, il presidente delle Case popolari Vincenzo Magaldi, l’archeologo Rodolfo Lanciani a nome del sindaco Apolloni. Il palco è affollato di personalità: le più in vista sono almeno trenta, tra politici, militari, capitani d’industria e banchieri. Nell’epigrafe non si fa alcun cenno al nome del nuovo insediamento: segno che sull’argomento c’erano perplessità. Si sa tuttavia che avrebbe dovuto chiamarsi Concordia, come annota nel suo diario lo stesso ingegner Orlando, “in contrasto al presente marasma sociale e per l’auspicio all’avvenire felice”. Ma quel tratto dei Colli di San Paolo è già popolarmente indicato col nome di Garbatella, di incerta origine. Si è detto che potrebbe riferirsi a una particolare coltivazione della vite “a garbata” praticata in una grande tenuta che aveva occupato parte della zona, di proprietà di un potente monsignore, Nicolò Maria Nicolai. Più credibile è l’ipotesi che, lungo la prima parte della Via delle Sette Chiese o nelle sue adiacenze, una garbata e compiacente ostessa gestisse un’osteria con alloggio, destinata ai pellegrini, ai cacciatori e a chi si volesse procurare in una località fuori mano incontri galanti. In tempi recenti di questa signora Garbatella è stato ipotizzato anche il nome e della sua osteria anche una possibile localizzazioni. Si sarebbe chiamata Maria, stando all’insegna di un locale, ritratto in un olio dell’Ottocento, che pare localizzato alle spalle della cosiddetta rupe di San Paolo. Più probabile si chiamasse Clementina, stando alle ricerche effettuate dalla Terza Università nei  “registri delle anime” di San Paolo dei primi decenni dell’Ottocento: Clementina Eusebi vedova di Giambattista Cascapera che nel 1841 subentrò con i figli nella gestione sulla Via Ostiense, sotto la collina del nuovo insediamento, di un locale a quel tempo noto come Osteria della Garbatella. Ma si trattava di un toponimo già esistente o del soprannome che si era conquistato l’ospitale ostessa?
Comunque sia, quel nome popolare, dal sapore plebeo, prevalse su quello di Concordia. Né riuscì a scalzarlo quello di Remuria, suggerito nel 1937 dalla smania retorica della toponomastica fascista di nobilitare i nomi di alcuni quartieri romani, attingendo nel nostro caso a una leggenda che localizzerebbe sulle colline a sud dell’Aventino piuttosto che proprio sull’Aventino la città che Remo avrebbe voluto fondare in contrapposizione alla Roma di Romolo sul Palatino.
Alle 11,45 di quel 18 febbraio 1920 la cerimonia era conclusa (le cronache della stampa dell’epoca stranamente anticipano tutto di un’ora). Da quel giorno la costruzione dei 44 edifici dei primi lotti della nuova borgata procedette rapidamente e negli anni successivi si estese progressivamente a tutto il territorio collinare retrostante, in seguito invadendo anche la valle del fiume Almone, la zona della Circonvallazione Ostiense confinante con l’Aventino, congiungendosi quindi alla città.
Quei primi cinque lotti del quartiere, portati ad esempio nella letteratura specializzata di un’urbanistica e di un’architettura avanzatissime sul piano sia estetico che funzionale, furono oggetto nel 1960 di un vile tentativo di speculazione da parte dell’Istituto case popolari in accordo col Banco di Santo Spirito, per la costruzione di villette a favore dei dirigenti bancari. Di conseguenza furono abbattuti due lotti e mezzo, trasferendo i residenti in squallidi palazzoni di nuova costruzione in lontane periferie. La decisa reazione del quartiere tentò di fermare il piccone, ma soprattutto fu l’intervento degli antichi proprietari, che avevano donato quel suolo per l’edificazione di case popolari, a bloccare la speculazione.
Dopo di che, per trent’anni le aree abbattute restarono abbandonate al più assoluto degrado. Poi nel 1990 le amministrazioni democratiche le trasformarono in giardini e più tardi, una parte, in un comodo parcheggio. Della originaria vocazione marinara del quartiere rimane testimonianza in buona parte della toponomastica, ispirata da quei propugnatori del porto fluviale che poi non fu realizzato: strade e piazze sono infatti intitolate a navigatori, costruttori navali, cartografi, scrittori del mare, armatori, capitani d’industria cantieristica. A cominciare dalla bella scenografica piazza da cui ebbe inizio il quartiere e dove è murata la pietra di fondazione: Piazza Benedetto Brin, dedicata al primo ministro della marina del Regno d’Italia, ingegnere, costruttore delle corazzate Duilio e Italia.

 

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716, il bus che si chiama desiderio


716, il bus che si chiama desiderio

Non so se dipenda dalla congestione del traffico o da eventuale scarsezza dei mezzi impiegati su una linea così importante qual è quella del 716 o da difetti  organizzativi: sta di fatto che spesso alle fermate si è costretti ad attese estenuanti, salvo poi, per colmo della beffa, che arrivino due e perfino tre vetture una
appresso all’altra. Inutile chiedere spiegazioni ai conducenti: ricevi solo risposte sgarbate.

Lettera firmata


716, il bus che si chiama desiderio

Non so se dipenda dalla congestione del traffico o da eventuale scarsezza dei mezzi impiegati su una linea così importante qual è quella del 716 o da difetti  organizzativi: sta di fatto che spesso alle fermate si è costretti ad attese estenuanti, salvo poi, per colmo della beffa, che arrivino due e perfino tre vetture una
appresso all’altra. Inutile chiedere spiegazioni ai conducenti: ricevi solo risposte sgarbate.

Lettera firmata

 


Allagamenti alla Circonvallazione

Sette esercizi commerciali compresi tra i numeri civici 201 e 211 della Circonvallazione Ostiense e la Parrocchia di Santa Galla lamentano come “vera emergenza”
gli allagamenti che puntualmente si verificano in quel tratto di strada ogni volta che ci sia un acquazzone anche di modesta entità. Un problema questo – si legge in un segnalazione scritta all’Ufficio Tecnico del Municipio – che si protrae ormai da tempo a causa del malfunzionamento delle caditoie stradali.

E.G.

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Il mercato infinito di Via Passino


Il mercato infinito di Via Passino

Ho letto con vivo interesse, nel numero di luglio, il resoconto dell’incontro organizzato dalla sezione DS tra cittadini e operatori commerciali con gli amministratori del Municipio e rappresentanti del Comune, a proposito del ritardo dei lavori di ristrutturazione del mercato di Via Passino.
Trovo stupefacente apprendere che, per un’opera iniziata tre anni fa, si preveda oggi una ultimazione, salvo imprevisti, tra altri due anni, perché “gli uffici tecnici del Comune hanno impiegato parecchio tempo, più di quello stimato, prima di dare l’assenso sul via ai lavori”. Adesso è stato dato il via? Perché solo “fra qualche mese” si potrà procedere ad indire una nuova gara per il completamento delle opere?
Visto  che l’edificio di Via Passino, pur necessitando di ristrutturazione, tuttavia era in grado di continuare a ospitare il mercato, mi domando perché fu fatto sgombrare con tanto anticipo, quando ancora non erano completati i progetti e non erano definiti i finanziamenti. …..

Il mercato infinito di Via Passino

 

Ho letto con vivo interesse, nel numero di luglio, il resoconto dell’incontro organizzato dalla sezione DS tra cittadini e operatori commerciali con gli amministratori del Municipio e rappresentanti del Comune, a proposito del ritardo dei lavori di ristrutturazione del mercato di Via Passino.
Trovo stupefacente apprendere che, per un’opera iniziata tre anni fa, si preveda oggi una ultimazione, salvo imprevisti, tra altri due anni, perché “gli uffici tecnici del Comune hanno impiegato parecchio tempo, più di quello stimato, prima di dare l’assenso sul via ai lavori”. Adesso è stato dato il via? Perché solo “fra qualche mese” si potrà procedere ad indire una nuova gara per il completamento delle opere?
Visto  che l’edificio di Via Passino, pur necessitando di ristrutturazione, tuttavia era in grado di continuare a ospitare il mercato, mi domando perché fu fatto sgombrare con tanto anticipo, quando ancora non erano completati i progetti e non erano definiti i finanziamenti.
Se tutto andrà bene, cosa di cui dubito visto i precedenti, per ristrutturare il mercato alla fine ci saranno voluti cinque anni. Un bel record! Leggo inoltre che non sarà possibile realizzare un parcheggio negli ambienti sotterranei “per motivi di natura tecnica e di sicurezza e non per favorire il Centro Sociale La Strada”.
Eppure nel progetto iniziale il parcheggio sotterraneo era stato previsto: possibile che non fossero state eseguite preventivamente indagini? La soluzione del parcheggio prevista adesso in Via Montuori sembra alquanto limitativa sia per ridotta capienza sia per scarsa agibilità (Via Montuori è una strada senza uscita). Non è possibile rimuovere le cause “di natura tecnica e di sicurezza” per rendere realizzabile il parcheggio come previsto?
E veniamo alla presenza, in una parte dell’edificio, del Centro Sociale, che dal resoconto dell’incontro apprendo essere “assegnatario di quello spazio”.
Molti operatori del mercato ma anche molti utenti ritengono incompatibile la coabitazione fianco a fianco di due strutture tanto diverse, considerando la delicatezza delle problematiche di un mercato alimentare. Le riserve non si riferiscono solo all’aspetto esteriore dello stabile, peraltro ridotto in condizioni indecenti proprio dagli “assegnatari”, quanto all’uso continuo dei locali interrati per attività di discoteca, con i conseguenti strascichi che questo genere di intrattenimento comporta. I motivi “di natura tecnica e di sicurezza” invocati per escludere quei locali interrati dall’uso di parcheggio non sono validi anche per l’uso di discoteca?

Ester Laterza

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Al Centro per anziani fragili attività quotidiane nel parco

“La Casetta” attua una terapia per aiutare i soggetti più deboli

Al Centro per anziani fragili attività quotidiane nel parco

Chi sono e che cosa fanno tanti anziani comodamente seduti all’aperto nel parco davanti a Sant’Eurosia? Sono i “vecchietti” del nostro quartiere utenti del Centro diurno per anziani fragili “La Casetta”, una via di mezzo tra il centro anziani e una struttura residenziale, gestito dalla Cooperativa sociale La Sponda, che hanno affrontato due giorni di vita all’aperto. Il 21 e 22 settembre scorso sono state due giornate “tipo” trascorse svolgendo tutte le attività quotidiane, assistiti dagli operatori del centro: esecuzione di lavori di fine artigianato, ginnastica dolce, lettura collettiva del giornale, pranzo all’aperto.
Perché un gruppo di signore e signori di una certa età sceglie di rendere pubblica la propria vita? La risposta che loro stessi hanno …..

“La Casetta” attua una terapia per aiutare i soggetti più deboli

Al Centro per anziani fragili attività quotidiane nel parco

Chi sono e che cosa fanno tanti anziani comodamente seduti all’aperto nel parco davanti a Sant’Eurosia? Sono i “vecchietti” del nostro quartiere utenti del Centro diurno per anziani fragili “La Casetta”, una via di mezzo tra il centro anziani e una struttura residenziale, gestito dalla Cooperativa sociale La Sponda, che hanno affrontato due giorni di vita all’aperto. Il 21 e 22 settembre scorso sono state due giornate “tipo” trascorse svolgendo tutte le attività quotidiane, assistiti dagli operatori del centro: esecuzione di lavori di fine artigianato, ginnastica dolce, lettura collettiva del giornale, pranzo all’aperto.
Perché un gruppo di signore e signori di una certa età sceglie di rendere pubblica la propria vita? La risposta che loro stessi hanno dato, che è lo scopo dell’iniziativa, è stata questa: uscire dall’isolamento del domicilio, non solo quello privato da cui ogni mattina escono per recarsi al Centro diurno, ma andare oltre
qualsiasi muro che tenga gli anziani separati dal resto della vita, che permetta loro di rendersi visibili. In questi due giorni in piazza c’è stata la volontà di riconquistare un territorio che era stato loro, per dimostrare, anche a se stessi, che ognuno di noi è fonte di ricchezza e di risorse per tutta la vita.
E’ stato bello vedere con quanto entusiasmo e piacere gli anziani ritrovavano insieme la dignità fisica e morale, prima un po’ timidamente, poi sempre più contenti di non nascondere le loro rughe, le loro mani tremanti e il passo incerto.
Gli operatori professionali, per esempio la musicoterapeuta e la psicologa specialista in R.O.T., orientamento alla realtà per la cura dell’Alzimher, raccontano che il loro lavoro non è solo ricreativo, ma è finalizzato a rimettere in moto meccanismi umani ormai sopiti da vite difficili, con gravi problemi fisici, isolamento familiare, depressione; è un modo per non avere paura della vecchiaia e far riemergere orgoglio e dignità. Il Centro “La Casetta” è un luogo dove molti anziani particolarmente fragili ritrovano un’affettività forse mai avuta, il gusto di festeggiare compleanni ormai dimenticati. Nel percorso del gruppo di lavoro c’è la realizzazione di un film-documento: “Le solite storie”, cioè le storie di vita dei vecchi che s’intrecciano alla storia del loro territorio, la Garbatella. Riscoprirsi parte di una comunità di quartiere è dare valore alle loro esistenze, alla loro memoria storica ed individuale, tutti insieme perché nessuno sia escluso, perché nessuno si senta solo. (P.A.)

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Carbonara e amatricina ma anche il vero kouskous

Pot-pourri: il ristorante-pizzeria italo-egiziano di Via Roberto de Nobili

Carbonara e amatricina ma anche il vero kouskous

di Guido Barbato

Alla Garbatella è un’istituzione più che un semplice ristorante-pizzeria. E’ il Potpourri, locale italo-egiziano situato in Via Roberto de Nobili 8, nel cuore della Garbatella storica, ad un passo dalla fontana di Carlotta. Questo antico punto di ristoro e di incontro per gli abitanti del quartiere si sviluppa in due sale, nei locali seminterrati di una delle palazzine del Lotto 31, quasi mimetizzato nell’architettura circostante. Vi si accede scendendo ripide scalette. Se non fosse per l’insegna che vi campeggia sopra passerebbe del tutto inosservato.
Ma già arrivando (è sabato pomeriggio) notiamo il personale del locale che, dalla …..

Pot-pourri: il ristorante-pizzeria italo-egiziano di Via Roberto de Nobili

Carbonara e amatricina ma anche il vero kouskous

di Guido Barbato

Alla Garbatella è un’istituzione più che un semplice ristorante-pizzeria. E’ il Potpourri, locale italo-egiziano situato in Via Roberto de Nobili 8, nel cuore della Garbatella storica, ad un passo dalla fontana di Carlotta. Questo antico punto di ristoro e di incontro per gli abitanti del quartiere si sviluppa in due sale, nei locali seminterrati di una delle palazzine del Lotto 31, quasi mimetizzato nell’architettura circostante. Vi si accede scendendo ripide scalette. Se non fosse per l’insegna che vi campeggia sopra passerebbe del tutto inosservato.
Ma già arrivando (è sabato pomeriggio) notiamo il personale del locale che, dalla strada, chiacchiera amichevolmente con un gruppo di residenti, chi di passaggio, chi affacciato alle finestre. La sensazione è quella di un luogo e di un gruppo di persone profondamente integrato e radicato nel tessuto sociale. Degli “amici” più che dei commercianti, per chi ci vive vicino.
Il locale nasce come tradizionale osteria romana per la mescita del vino e si trasforma poi in pizzeria. Nel 1990 lo rileva l’attuale gestore, Abdel Menam El Sayed, da tutti chiamato confidenzialmente “Giorgio”. E’ un signore di mezza età dall’aspetto gentile e affabile il nostro “oste”, tipicamente arabo, nella fisionomia e nei modi, riservati ma estremamente ospitali. Ci racconta di essere andato via dall’Egitto, dove studiava ingegneria, nell’estate del 1973, all’età di ventidue anni, alla vigilia della guerra arabo-israeliana del Kippur, preoccupato e spaventato dal clima prebellico che si respirava, desideroso di poter progettare la propria vita e un futuro sereno lontano dai dolori della guerra.
Dal ’73 all’89 svolge svariati lavori e sposa una italiana dalla quale ha un figlio. Nel ’90 rileva il ristorante da un amico italiano e inizia la nuova attività, come dice lui “per passione, perché se una cosa la fai solo per soldi non ti riesce bene, ti deve piacere!”. Il Potpourri è un locale che rispecchia l’animo e la storia di Giorgio. E’ arredato semplicemente e conserva l’atmosfera del ritrovo popolare. Il forno a legna a vista domina la prima sala creando un’atmosfera quasi familiare. Le decorazioni alle pareti fanno onore al nome del ristorante: sono un mix di quadri contemporanei, artigianato italiano ed egiziano, fotografie di famiglia e di gruppi di clienti, alcuni dei quali famosi.
Anche il menù è in sintonia con questo spirito: di tutto un po’, senza esagerazioni e piatti troppo sofisticati o innovativi. Pizze innanzitutto, quelle tradizionali, realizzate a piacere del cliente, ma prevalentemente a pasta sottile come si usa a Roma. Poi un assortimento di antipasti, primi, secondi e contorni della autentica cucina romana e laziale, compreso il pesce. Infine dal mondo arabo e nordafricano troviamo kouskous kebab, shawarma, falafel, e salse varie a base di semi di sesamo.
Onestissimi i prezzi, anche delle bevande. Insomma è un locale concepito e gestito per essere accessibile e godibile da tutti. Infatti anche la clientela è un “fritto misto”. Si ritrovano qui giovani della terza università e pensionati del quartiere, intere famiglie e gruppi di amici, coppie giovanissime e quelle meno giovani, personaggi del mondo accademico e extracomunitari. Gli amministratori e i politici dell’XI Municipio poi sono di casa e occasionalmente ci si può incontrare anche qualche esponente del mondo politico e culturale romano o addirittura nazionale.
Il locale è aperto a pranzo e a cena, escluso il lunedì. I momenti più vivaci sono però, oltre all’inevitabile sabato sera, anche la domenica a pranzo, e il venerdì sera per l’appuntamento fisso con gli stornelli romani dal vivo.
Si ha insomma l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di più di un semplice posto di ristoro: un luogo di aggregazione e di scambio tra mondi diversi, tra strati sociali eterogenei. Ci è parso di vedere realizzata quell’integrazione etnica e culturale che tanto viene auspicata da politici e sociologi ma che spesso rimane un sogno di difficile attuazione.
E nel suo piccolo, “un egiziano a Roma”, riesce in ciò che di questi tempi sembra più difficile e urgente da realizzare: il dialogo e la vicinanza fra mondi diversi.
Sarà un caso che questa piccola ma importante operazione sia riuscita ad un personaggio che ha impostato la sua esistenza a partire dal rifiuto della guerra, ma comunque ci sembra una coincidenza che merita qualche attenzione. Di certo non è un caso che per mesi Potpourri ha innalzato l’arcobaleno della pace.

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Palazzi pericolanti: demolizione in corso

Palazzi pericolanti: demolizione in corsoRossana Di Lorenzo

 

Con la demolizione, iniziata nel mese di agosto, dello stabile pericolante di Via Alessandro Severo, ha preso concretamente il via il progetto di riqualificazione  ‘Giustiniano Imperatore’, che farà sorgere nuovi edifici al posto di quelli attuali, privi di abitabilità e ad alto rischio di crollo. Entro la fine del 2008 i vecchi inquilini potranno rientrare nelle loro abitazioni ricostruite ex novo e assegnate a prezzo concordato. L’abbattimento dei due stabili di Via Alessandro Severo e di Via di Villa Lucina, che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, avviene in assoluta sicurezza per gli operai del cantiere, dato che la ditta incaricata dei lavori utilizza per i passi più rischiosi dell’operazione di abbattimento un robot demolitore telecomandatodemolizione in corso.

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I registi la cercavano per la sua “romanità”

Intervista con l’ attrice Rossana Di Lorenzo

I registi la cercavano per la sua “romanità”

di Francesca Vitalini

Io c’ho sempre avuto un grosso trasporto pe’ ‘sto quartiere. Io amo proprio il quartiere, perché qui se respira la romanità. Chi si presenta è Rossana Di Lorenzo, classe 1938, attrice tra gli anni ’70 e ’90, autentico personaggio della Garbatella, il quartiere nel quale ha vissuto fin dall’infanzia.
Ed è proprio la “romanità” che balza agli occhi osservando Rossana, perché il dialetto, i suoi modi schietti e il suo fisico statuario rientrano in quell’immagine di romana che è stata consacrata dai media. Non è un caso, quindi, che siano state queste caratteristiche ad essere notate dai registi a partire dagli anni ’70. …..

Intervista con l’ attrice Rossana Di Lorenzo

I registi la cercavano per la sua “romanità”

di Francesca Vitalini

Io c’ho sempre avuto un grosso trasporto pe’ ‘sto quartiere. Io amo proprio il quartiere, perché qui se respira la romanità. Chi si presenta è Rossana Di Lorenzo, classe 1938, attrice tra gli anni ’70 e ’90, autentico personaggio della Garbatella, il quartiere nel quale ha vissuto fin dall’infanzia.Rossana Di Lorenzo
Ed è proprio la “romanità” che balza agli occhi osservando Rossana, perché il dialetto, i suoi modi schietti e il suo fisico statuario rientrano in quell’immagine di romana che è stata consacrata dai media. Non è un caso, quindi, che siano state queste caratteristiche ad essere notate dai registi a partire dagli anni ’70.
La nostra intervistata inaugura la sua carriera di attrice con il film “Il presidente del Borgorosso Football Club” di Luigi Filippo D’Amico, lavorando al fianco di Alberto Sordi.
“Me credevo che fosse ‘no scherzo perché io so’ venuta dal niente”, ricorda. “M’ha telefonato un amico che lavorava fisso co’ Sordi ed abitava qui, sulla salitella pe’ andà a piazza Brin, e m’ha detto che Sordi cercava ‘na persona e voleva me…Io nun ce pensavo pe’ niente al cinema …, ma era vero, proprio Sordi me cercava”.
Nel 1970, quindi, Rossana gira il suo primo film, ma in qualche modo era già conosciuta nell’ambiente perché nei rotocalchi di quegli anni compare in fotografia a fianco di Maurizio Arena, suo fratello, attore neorealista e poi anche regista.
“Sordi m’aveva visto sui giornali, lui voleva ‘na faccia romana … così me chiama pe’ telefono, ride come solo lui sa fa’ e me domanda ‘Come va Contessa?’ e così vado a fa’ il provino in Emilia Romagna, dove stava, con mio figlio che allora aveva sei o sette anni”. Da quel momento Rossana Di Lorenzo comincia a lavorare nel mondo del cinema e, sebbene abbia recitato in diciannove film, ancora adesso indugia a parlare di sé come attrice. ” Pe’ me, onestamente, me riesce difficile parlare de me”, svela, “perché io so’ sempre, pe’ tutti, e ne so’ fiera, la sorella de Maurizio Arena”. Si mette dunque modestamente in secondo piano, pur se la nostra protagonista nel suo curriculum può vantare di aver lavorato con registi del calibro di Ettore Scola, di Mauro Bolognini, di Vittorio Gassman, di Luciano Salce di Mario Monicelli e di aver recitato al fianco del già citato Alberto Sordi, di Anthony Quinn, di Ugo Tognazzi, di Alain Delon, di Carlo Verdone, di Monica Vitti.
Ma quello che colpisce di Rossana è proprio la sua semplicità. Dopo aver lavorato per circa dieci anni nel mondo del cinema (e aver rifiutato una proposta di Fellini per “Amarcord”!) Rossana Di Lorenzo decide di abbandonare le scene per qualche tempo. Rispolvera la sua licenza da erborista ed apre un negozietto a Roma, sulla Portuense. La decisione nasce da un insieme di fattori: “Mio fratello è morto presto e ha lasciato un figlio di otto anni, io ne avevo uno di sedici, mamma era anziana … dovevo curarli, non potevo girare tanto per i film, sono stata anche in Africa, a Parigi in America, ma non è possibile quando c’hai ‘na responsabilità perché prima di tutto vie’ la famiglia”. Rossana lavora lì per tredici anni ma l’ambiente diventa inevitabilmente claustrofobico per chi è abituato a spazi più ampi.
Così, dopo la telefonata di Ettore Scola per “Ballando, ballando”, decide di rientrare nel mondo del cinema. Lavora, poi, anche in televisione in ” Subbuglio” con Magalli e a teatro nello spettacolo del ’97 dal titolo “Soap” con il nipote Pino Insegno. Interpreta, poi, anche il personaggio di Sora Garbatella per alcune iniziative di quartiere organizzate dall’associazione culturale “Il tempo ritrovato”.
Dalla metà degli anni ’90 decide di smettere di lavorare nel cinema, anche se è ancora contattata dai registi. “Cara Garbatella” la saluta e la ringrazia per l’intervista, rimarcando la sua simpatia genuina e la spontaneità con la quale parla del suo passato cinematografico, che tenta più di celare che di ostentare.

 

 

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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