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Autore: Redazione

Buon compleanno a Carlo Orelli

Buon compleanno a Carlo Orelli
Il 23 dicembre il cittadino più anziano del Municipio Roma XI compirà 110 anni. Il periodico “Cara Garbatella” porge i suoi più sentiti auguri a Carlo Orelli, classe 1894, e gli augura altri 110 di questi giorni.

Buon compleanno a Carlo Orelli
Il 23 dicembre il cittadino più anziano del Municipio Roma XI compirà 110 anni. Il periodico “Cara Garbatella” porge i suoi più sentiti auguri a Carlo Orelli, classe 1894, e gli augura altri 110 di questi giorni.

Frammenti d’Argentina al Caffè Tucano
Con 23 fotografie esposte, Giulio Michienzi ha inaugurato giovedì 28 ottobre la mostra “Frammenti d’Argentina”. Le immagini presentate ritraggono i vari volti del paese sudamericano attraverso un’accurata scelta dei soggetti: i simboli del paese si combinano con i suoi aspetti paesaggistici ed umani. Il progetto nasce da un doppio viaggio compiuto dal fotografo in Patagonia e nelle regioni del nord a cavallo del 2000. La mostra potrà essere visitata per tutto il mese di novembre e per i primi giorni di dicembre al Caffè Tucano, in Via Roberto de’ Nobili 3/b, locale che frequentemente apre la sua porta a giovani artisti.

Spazio Emmaus anche alla Garbatella
Sabato 13 novembre si è aperto nel cuore della Garbatella, in Via G. Pullino 6, un nuovo spazio Emmaus. L’iniziativa si lega all’esperienza realizzata dal movimento internazionale Emmaus nei suoi 50 anni di attività con i mercatini dell’usato solidale. Un nuovo modo di vivere consapevole e responsabile della limitatezza delle risorse, tramite il riuso di abiti e oggetti usati e destinando gli sforzi all’attivazione di programmi di solidarietà. Emmaus è un movimento laico internazionale che è presente oggi nel mondo con oltre 350 sedi. Per informazioni rivolgersi a Isabella Massafra 3496454546

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Dicembre 2004

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Terza edizione del Premio Fantasia

Terza edizione del Premio Fantasia La terza edizione del Premio Fantasia di Garbatella vedrà tra i premiati di quest’anno anche Giancarlo Proietti quale direttore editoriale di Cara Garbatella. Il premio Fantasia fu ideato dall’ Associazione Il tempo ritrovato, che opera nel territorio dal 1990 per promuovere la cultura e la tutela …..

Terza edizione del Premio Fantasia La terza edizione del Premio Fantasia di Garbatella vedrà tra i premiati di quest’anno anche Giancarlo Proietti quale direttore editoriale di Cara Garbatella. Il premio Fantasia fu ideato dall’ Associazione Il tempo ritrovato, che opera nel territorio dal 1990 per promuovere la cultura e la tutela delle radici storiche della Garbatella. I premiati riceveranno il riconoscimento il 18 dicembre prossimo dalle mani del presidente del Municipio Roma XI, Massimiliano Smeriglio, nel corso di una cerimonia che si svolgerà nella Sala consiliare di Via Benedetto Croce 50.

Scuola dei bimbi: la grata bianca no!
Bellissima la ristrutturazione della Scuola dei bimbi di Piazza Nicola Longobardi. Peccato che la cronica penuria di fondi che angustia i comuni non abbia consentito per ora di completare il restauro all’esterno dell’edificio. Spero che la pressione dei cittadini, auspicata dallo stesso XI Municipio, valga a sbloccare la situazione. Ma intanto chiedo che venga subito eliminata quella brutta grata verniciata di bianco che chiude la seconda finestra che affaccia su Via Magnaghi: sulla bella muratura ocra è un vero pugno nell’occhio.
Mirella E.

Dopo “I muri della vergogna”
La condanna delle scritte sui muri, criticate come atto di vandalismo negli ultimi due numeri di Cara Garbatella, non mi trova d’accordo. Io credo che la gente abbia necessità di sfogare pubblicamente la propria rabbia o anche solo i propri sentimenti in campo politico o sportivo o anche semplicemente amoroso, così come mi sembra naturale che voglia dichiarare la propria esistenza, attraverso l’espressione della sua firma o sigla, in questa società livellatrice. L’unico mezzo è scrivere sui muri. Il rispetto verso gli altri? Ma chi ha rispetto verso le mie esigenze?
Leonardo Setti

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Approvo senza riserve la critica ai vandalismi che deturpano i muri della nostra straordinaria città. Per ragioni di lavoro viaggio molto all’estero. Posso assicurare che il disordine che si nota a Roma e in qualche altra città d’Italia non esiste altrove. Concordo quindi con l’appello di Veltroni: non imbrattiamo la nostra bella città e particolarmente il nostro invidiatissimo quartiere. Aggiungo: cerchiamo di portare rispetto verso chi si sforza di rendere pulito e gradevole l’ambiente. So che c’è pure chi giustifica questa “necessità” di gridare il proprio pensiero come fosse un atto liberatorio, per non sentirsi frustrati: mi permetto di dissentire da questi cattivi e arroganti maestri.
Ivo Scardamaglia

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Ha prevalso la mozione di Mussi e Berlinguer

Congresso Ds aGarabatella

Ha prevalso la mozione di Mussi e Berlinguer

In preparazione del congresso nazionale dei Democratici di sinistra, in programma per i primi del prossimo febbraio al Palazzo dei congressi dell’Eur, si è tenuto nei giorni scorsi alla Villetta il congresso della Sezione Ds della Garbatella, una delle più attive e importanti in campo cittadino, anche per numero di iscritti, in un quartiere dove il partito è largamente di maggioranza relativa. Le quattro mozioni in competizione sono state presentate da personalità al …..

Congresso Ds aGarabatella

Ha prevalso la mozione di Mussi e Berlinguer

In preparazione del congresso nazionale dei Democratici di sinistra, in programma per i primi del prossimo febbraio al Palazzo dei congressi dell’Eur, si è tenuto nei giorni scorsi alla Villetta il congresso della Sezione Ds della Garbatella, una delle più attive e importanti in campo cittadino, anche per numero di iscritti, in un quartiere dove il partito è largamente di maggioranza relativa. Le quattro mozioni in competizione sono state presentate da personalità al più alto livello: rispettivamente dall’on. Livia Turco, ex ministro per le Pari opportunità (mozione n. 1 della maggioranza, guidata dal segretario Fassino); dall’on.Fabio Mussi, uno degli attuali vicepresidenti della Camera e ex capogruppo dei Ds a Montecitorio (mozione n. 2, primo firmatario lo stesso Mussi); da Giorgio Mele, membro della direzione Ds (mozione n. 3, primi firmatari Cesare Salvi e lo stesso Mele); dall’on. Fulvia Bandoli, membro della direzione Ds, responsabile dell’area ambiente (mozione n. 4, presentata dagli ecologisti Ds, prima firmataria la stessa Bandoli).
Dopo un lungo e appassionato dibattito durato due giorni, il voto ha registrato la netta prevalenza della mozione Mussi-Berlinguer col 70,5% seguita dalla mozione Fassino col 28,4. La mozione bandoli ha ottenuto 1 voto e 1 elettore si è astenuto.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Dicembre 2004

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E ora scende in campo Roma Club Garbatella

E ora scende in campo Roma Club Garbatella

Salutata come la realizzazione di un “sogno”, nasce la squadra del Roma Club Garbatella guidata da Gaetano Mantini, la quale scende in campo nell’ambito del calcio giovanile romano regionale. …..

E ora scende in campo Roma Club Garbatella

Salutata come la realizzazione di un “sogno”, nasce la squadra del Roma Club Garbatella guidata da Gaetano Mantini, la quale scende in campo nell’ambito del calcio giovanile romano regionale.
Giocherà le sue partite domenicali presso l’impianto comunale “Città Futura” di Via dell’Arcadia. Lo annuncia soddisfatto il presidente che da tempo, insieme con altri appassionati, si batteva per organizzare i tanti ragazzi della Garbatella desiderosi di emulare, nell’ambito di una tifoseria sana, i campioni loro idoli. Mantini promette: questa squadra è un primo passo.

 

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Daniele Bonessio 16 anni debutto in serie A Basket

Daniele Bonessio 16 anni debutto in serie A Basket

di Gianni Rivolta

Capitani coraggiosi crescono. Per Daniele Bonessio, 16 anni, promessa del basket giovanile nazionale, i sogni sono diventati realtà. Quest’anno il “biondino” della Garbatella veste la maglia della Virtus Roma, la squadra di serie A della Capitale. Lo ha voluto fortemente il presidente Claudio Toti, insieme al giovane Giacomo Chiminiello del San Paolo, per rinverdire il parquet di viale Tiziano. Quelli della Virtus Roma, infatti, …..

Daniele Bonessio 16 anni debutto in serie A Basket

di Gianni Rivolta

Capitani coraggiosi crescono. Per Daniele Bonessio, 16 anni, promessa del basket giovanile nazionale, i sogni sono diventati realtà. Quest’anno il “biondino” della Garbatella veste la maglia della Virtus Roma, la squadra di serie A della Capitale. Lo ha voluto fortemente il presidente Claudio Toti, insieme al giovane Giacomo Chiminiello del San Paolo, per rinverdire il parquet di viale Tiziano. Quelli della Virtus Roma, infatti, stanchi dell’emorragia di campioncini verso Bologna e Treviso, puntano al rilancio del settore giovanile guidato da Gigi Satolli, uno degli assistenti del coach Bucchi, per aspirare alle finali nazionali.
Quando lo vidi la prima volta era poco più di un “pupo”, ma già sgambettava sotto canestro nel “pallone” del Coni alle Tre Fontane. Daniele negli intervalli della serie C, rubava i palloni a quelli del Città Futura e inanellava accaniti 1 contro 1 con qualche suo pari età, sotto gli occhi soddisfatti della mamma Loredana e del prof. Carpenzano, coach della prima squadra.

Erano i tempi della Gazzetta dell’Undicesima e lo sport locale era pane per i nostri denti. Per qualche anno lo persi di vista. Poi lo rividi al Circo Massimo tagliare il traguardo tra i primi ragazzi della scuola media, in una gara di corsa campestre dei Giochi della Gioventù. Lui già così alto e pesante arrivare davanti ai “calcettari” leggeri e nervosi, ma già così forte, resistente, determinato. Negli anni seguenti, continuai ad ammirarlo sotto il pallone dell’Eur, devastante playmaker del Pool Eurobasket Roma, dove giocava mio nipote Valentino. Anni di sudore e fondamentali per uno come lui che non disdegnava il calcio, la pallanuoto (vicecampione d’Italia con la Lazio nella categoria Ragazzi) e il titolo regionale Propaganda. Ma è nelle finali nazionali di Verona del 2002 che Bonessio infila 42 punti contro la Scavolini Pesaro e stupisce il Basket che conta.
Infine l’anno scorso lo incrociai al Primo Levi, scuola del Tintoretto, dove Daniele frequenta la terza liceo scientifico. L’occasione era quella di una partita di basket dei campionati studenteschi. E il biondino terribile, già convocato da Gaetano Gebbia in Nazionale Allievi, 198 cm per 97 chili di peso, mangiava palloni in testa ai malcapitati ragazzi del Socrate, un liceo che ha sempre avuto una grande tradizione cestistica a livello studentesco. Ma Daniele era già di un altro pianeta. Strappava palloni sotto canestro, portava avanti la squadra e condannava da tutte le posizioni.
Ora Daniele, per la gioia di papà Nando, professore di Educazione Fisica, si allena fianco a fianco con Edney, Sconochini, Tonolli e Righetti, le stelle del basket della Capitale, che per Daniele erano, fino a ieri, dei miti irraggiungibili. E il 31 ottobre tocca il cielo con un dito. All’età di 16 anni esordisce in serie A contro Jesi.

 

 

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Tutti invitati a costruire la biografia di Garbatella

Impegnativo progetto di studio delle scuole Battisti e Alonzi

Tutti invitati a costruire la biografia di Garbatella

di Alessandra De Luca

È meglio studiare la storia del XX secolo come un susseguirsi di fatti disposti in ordine strettamente cronologico, oppure è meglio sentirne il vivo racconto dalle donne e dagli uomini che ne sono stati investiti o anche solo sfiorati?
Questo è ciò su cui da tempo si interrogano gli storici e gli addetti alla formazione. Da questo interrogativo è partito un lungo processo di studio e di elaborazione condotto dagli insegnanti del 45° circolo didattico, …..

Impegnativo progetto di studio delle scuole Battisti e Alonzi

Tutti invitati a costruire la biografia di Garbatella

di Alessandra De Luca

È meglio studiare la storia del XX secolo come un susseguirsi di fatti disposti in ordine strettamente cronologico, oppure è meglio sentirne il vivo racconto dalle donne e dagli uomini che ne sono stati investiti o anche solo sfiorati?
Questo è ciò su cui da tempo si interrogano gli storici e gli addetti alla formazione. Da questo interrogativo è partito un lungo processo di studio e di elaborazione condotto dagli insegnanti del 45° circolo didattico, culminato recentemente in una interessante proposta di lavoro rivolta alle classi quinte dei plessi Cesare Battisti e Aurelio Alonzi. Il progetto “La Storia siamo noi (nessuno si senta escluso)” già dal titolo sostiene una convinzione di fondo: lo studio di quest’ultimo secolo di storia non può limitarsi alla lettura di un manuale, poiché da questo non trova realizzazione il fine più nobile della conoscenza storica e, cioè, il coniugare il passato con il presente. Ciascun uomo, ciascuna vita ordinaria contribuisce a fare la Storia, ciascuna biografia privata contribuisce a determinare la biografia di un quartiere, di una città, ogni storia personale lascia una traccia che contribuisce alla storia del pubblico e del globale. La Storia è il luogo dove le storie si incontrano.
Nasce da questa profonda convinzione l’esigenza di un nuovo modo di studiare la Storia: non più la commemorazione dei grandi eventi ma un modo per dare riconoscimento alle nostre vite ordinarie, non più un susseguirsi di fatti ma uno strumento attraverso il quale scoprire la percezione di sé nel presente vissuto. Il progetto consiste in una lettura delle trasformazioni avvenute nel XX secolo dal punto di vista storico, politico, sociale, culturale ed artistico a partire dalla concreta realtà del comprensorio urbano Garbatella-Ostiense-Testaccio. L’argomento sarà affrontato sotto molteplici punti di vista, come quello dell’ambiente e del territorio nel corso del secolo, con particolare attenzione all’urbanistica e all’architettura, dei cambiamenti avvenuti nel mondo del lavoro a partire dalle testimonianze di archeologia industriale presenti nella zona, delle trasformazioni nella vita quotidiana, negli usi e nelle abitudini individuali e sociali degli abitanti, dei cambiamenti nel modo di fare scuola.
Alla realizzazione di questo progetto verranno coinvolte tutte quelle entità che sono produttrici di memoria, a cominciare dalla scuola: gli insegnanti, nel loro lavoro di tutti i giorni, non solo mandano avanti la loro missione formativa, ma creano e conservano le tracce della vita che si svolge all’interno dell’istituzione scolastica. Si tratterà poi di ricostruire gli eventi storici attraverso il contributo delle associazioni culturali che operano nel territorio, inclusa Cara Garbatella, e delle testimonianze dirette degli abitanti del quartiere.
Ne scaturirà in questo modo una nuova Storia, quella connotata dalla dimensione del racconto e della verosimiglianza dei fatti. Non mancheranno inoltre i riferimenti alle attuali prospettive di sviluppo che verranno analizzati tramite incontri con gli amministratori locali e con l’analisi del Nuovo Piano Regolatore.
Come si vede da questo fitto piano di lavoro, sono tantissimi i fili sconosciuti e invisibili della vita dell’uomo che nel legarsi ed intrecciarsi tra loro danno luogo ai fatti della Storia. Il progetto del 45° circolo didattico si propone di districare con pazienza questo intreccio di esperienze, di strutturarle in modo sistematico e di metterle infine a disposizione di tutti. È intenzione dei promotori, infatti, raccogliere i risultati della ricerca in una pubblicazione scritta e in un Cd-rom contenente il documentario filmato ed illustrato di questo straordinario lavoro.

 

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Una “Pigotta” per vaccinare un bimbo

Una “Pigotta” per vaccinare un bimbo

In occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia, indetta il 20 novembre dall’Unicef, i consiglieri municipali di maggioranza Antonio Bertolini e Carla Di Veroli hanno proposto un ordine del giorno che impegna il Presidente, la Giunta e il Consiglio del Municipio Roma XI a porre al centro …..

 

Una “Pigotta” per vaccinare un bimbo

In occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia, indetta il 20 novembre dall’Unicef, i consiglieri municipali di maggioranza Antonio Bertolini e Carla Di Veroli hanno proposto un ordine del giorno che impegna il Presidente, la Giunta e il Consiglio del Municipio Roma XI a porre al centro di tutte le iniziative la tutela dei diritti dell’infanzia. L’Unicef, Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha preso per il periodo natalizio una importante iniziativa tesa a svolgere una grande campagna di vaccinazione di massa nel terzo mondo, per combattere morbillo, polio, tbc, pertosse, difterite e tetano: sei malattie che uccidono ogni anno quasi due milioni di bambini. Vaccinare un bimbo contro tutte queste malattie costa circa 20 Euro. Per raccogliere i fondi che consentano l’operazione, l’Unicef si appoggia a migliaia di volontari, coinvolgendo scuole, famiglie, il mondo della terza età, i luoghi di lavoro. In quest’ambito solidaristico si colloca la proposta dei nostri due consiglieri municipali. L’Unicef, come riconoscimento delle offerte, ricambia con una divertente bambola di pezza cui è stato imposto il nome di Pigotta. Il Municipio ne dovrebbe “adottare” 29.

 

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Ancora uno sgombero di un palazzo dissestato

Evacuate 52 famiglie in via della Villa di Lucina

Ancora uno sgombero di un palazzo dissestato

di Cosmo Barbato

La notizia è drammatica ma non inusuale. Alla garbatella, nel tardo pomeriggio del 19 novembre, in Via della Villa di Lucina 26 sono state evacuate in fretta 52 famiglie da uno stabile da tempo tenuto sotto osservazione per manifesti segni di dissesto. I Vigili del fuoco, chiamati perché c’erano porte che non si aprivano e per il distacco di calcinacci, avevano giudicato l’edificio pericolante e ne avevano disposto l’immediato sgombero. La dolorosa operazione, non del tutto inattesa ma comunque sopravvenuta con imprevista urgenza, è stata …..

Evacuate 52 famiglie in via della Villa di Lucina

Ancora uno sgombero di un palazzo dissestato

di Cosmo Barbato

La notizia è drammatica ma non inusuale. Alla garbatella, nel tardo pomeriggio del 19 novembre, in Via della Villa di Lucina 26 sono state evacuate in fretta 52 famiglie da uno stabile da tempo tenuto sotto osservazione per manifesti segni di dissesto.Mahatma
I Vigili del fuoco, chiamati perché c’erano porte che non si aprivano e per il distacco di calcinacci, avevano giudicato l’edificio pericolante e ne avevano disposto l’immediato sgombero. La dolorosa operazione, non del tutto inattesa ma comunque sopravvenuta con imprevista urgenza, è stata condotta con la partecipazione dell’assessore all’urbanistica del Comune, Roberto Morassut, e del presidente del Municipio, Massimiliano smeriglio, i quali, oltre a garantire un’assistenza abitativa di emergenza, hanno anche riproposto l’interessamento del Comune nel risanamento dello stabile dissestato.
Parlavamo di notizia non inusuale. Il dissesto di quell’edificio è infatti solo l’ultimo dei tanti che hanno colpito, in modo talvolta irreparabile, vari fabbricati costruiti in diverse zone della Garbatella e del Municipio XI tra la fine degli anni 50 e 60, negli anni cioè di quello che fu definito “il secondo sacco di Roma” operato da palazzinari senza scrupoli che agirono impunemente, giovandosi dell’omertà e talvolta della compiacenza delle amministrazioni comunali.
Ma veniamo a noi, innanzitutto localizzando le aree dove si sono verificati i dissesti che in alcuni casi hanno comportato l’abbattimento di interi palazzi. Una delle “zone molli” dove si sono registrati gli episodi di maggiore gravità è proprio quella di Via della Villa di Lucina, con tutte le strade vicine: Viale Giustiniano, Via Costantino, Via Tito, Via Galba, Via Alessandro Severo. Un’altra “zona molle”, questa in ambito tormarancia, si trova intorno a Piazza Lotto e riguarda un tratto di Via Sartorio, l’ultimo tratto di Viale di Tormarancia e le vie Belloni, Caffi, Arcioni, Sorbi. Una terza area a rischio è quella che si svolge tra la Circonvallazione Ostiense e la linea delle Ferrovie dello Stato: comprende Piazza Giovanni da Verrazzano, Via della Moletta, Piazza Pecile, Via Pigafetta, Via Benzoni, Via Alpino, Via Capitan Bavastro, Via Usodimare, Via Traversi, Via Citerni, Via Candeo, Via Ciamarra e qualche altra strada minore.
In tutti e tre i casi, dal punto di vista geologico la causa dei dissesti è dovuta alla azione di altrettanti corsi d’acqua o marrane che fino a pochi decenni fa scorrevano verso il Tevere a cielo aperto e che ora sono stati immessi in condotti sotterranei. Per spiegare perché da noi si sono formate queste tre “zone molli” dovremo fare un primo passo indietro di almeno quattrocentomila anni, quando tutta una vasta zona del Lazio centrale fu sconvolta dall’insorgenza dell’enorme Vulcano Laziale, del quale Monte Cavo e i laghi di Albano e di Nemi sono piccole testimonianze. Per millenni e in fasi successive il vulcano eruttò miliardi di metri cubi di detriti roventi che formarono le rocce piroclastiche, cioè i tufi, che ricoprirono le preesistenti compatte argille grigie plioceniche su un immenso territorio di cui Roma e il circondario sono solo un piccolo settore. La lava basaltica invece, eruttata in tempi successivi, non raggiunse il territorio di Roma: l’ultimo lembo si arrestò (e si può ancora vedere) all’altezza della tomba di Cecilia Metella sull’Appia Antica.
Questa immensa coltre tufacea, spessa a seconda delle zone fino a 60-70 metri e anche più, nel tempo fu profondamente incisa in più punti da corsi d’acqua che, provenienti da una quantità di piccole e medie sorgenti che si andarono formando, si indirizzavano verso il Tevere. Lentamente il territorio si sagomò con una successione di larghi fondi valle paludosi che dividevano settori della coltre tufacea. Questi ultimi, separati tra di loro dai corsi d’acqua, finirono con l’apparire come scoscese colline. Si formarono così i sette colli di Roma. Partendo da quelli più prossimi a noi, troviamo il Campidoglio separato dal Palatino dalla Valle del Velabro, il Palatino separato dall’Aventino dalla Valle Murcia (l’area del Circo Massimo). Analogamente l’Aventino è separato dalla Garbatella dalla Valle dell’Almone e la Garbatella dalla Montagnola dalla Marrana di Grottaperfetta. Questi fiumicelli per secoli hanno sì inciso profondamente i tufi, ma hanno anche accumulato lungo i loro larghi letti residui incoerenti, detriti alluvionali, sabbie, torbe, materiali “molli”. Quando poi sono stati intubati, a quei terreni è venuto meno anche il sostegno della pressione dell’acqua di infiltrazione. Costruire su quei terreni è molto rischioso a meno che le fondazioni non raggiungano le compatte argille grigie che costituiscono il fondo originario. Dove invece non era stata intaccata la spessa coltre dei tufi non esistono problemi: la maggior parte della Garbatella storica, costruita sui cosiddetti Colli di San Paolo, è infatti ben piantata. Ma l’ingordigia di costruttori senza scrupoli in molti casi al limite dell’irresponsabilità, complici controllori pubblici infingardi, spalmarono quelle “zone molli” di palazzoni e di palazzine che avevano piedi fragili. Alcuni di quegli edifici dovettero essere abbattuti (toccò perfino a una parrocchia e a un paio di palazzi dell’Iacp); molti sono stati consolidati a caro prezzo e quasi sempre a spese degli incolpevoli acquirenti dopo che i costruttori erano “svaniti”; alcuni sono ancora in attesa di interventi di risanamento. Abbiamo citato una serie di strade dove, nelle “zone molli”, le case hanno subìto dissesti. Precisiamo che vi hanno operato anche molti costruttori onesti, che non hanno lesinato ferro, cemento e adeguate palificazioni, andando a posare in profondità le fondazioni degli edifici: per fortuna sono la maggioranza. Alla comunità resta l’onere, anche a distanza di tanti anni, di soccorrere i malcapitati residenti che hanno dovuto lasciare provvisoriamente o definitivamente le loro abitazioni. Compete anche di risanare tantissime strade che, poggiate su quei terreni “molli”, lentamente sprofondano, creando dislivelli con i marciapiedi e con gli ingressi di portoni e negozi. Il caso più eclatante è in Via Capitan Bavastro, dove la strada in un punto è scesa addirittura di 160 centimetri, tant’è che, per raggiungere il livello dei portoni, si sono dovute improntare delle scalette.
Dire che, nel caso di Via della Villa di Lucina e delle altre zone sinistrate, la responsabilità dei cedimenti sia da attribuire alla instabilità dei terreni è una bugia, anzi un’ipocrisia. Infatti anche in quelle “zone molli” i fabbricati costruiti a regola d’arte non hanno registrato dissesti. La responsabilità dunque è esclusivamente di quei costruttori che, sulla pelle della gente, hanno voluto risparmiare. E ancor più delle autorità capitoline che, in quegli anni di speculazione selvaggia, non hanno voluto vedere lo scempio che veniva consumato a danno della città.

 

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Quel 13 dicembre del 1931 in un cinegiornale d’attualità Il “Mahatma” Gandhi venne alla Garbatella

Quel 13 dicembre del 1931 in un cinegiornale d’attualità Il “Mahatma” Gandhi venne alla Garbatella

di Gianni Rivolta

Quando uscì dal portone della Maternità in piazza Biffi con quel codazzo di notabili e cappelloni, la gente della Garbatella pensò all’arrivo di qualche rappresentante della Casa reale o a qualche capo di Stato. Non era così.
In quel 13 dicembre del 1931 quell’ometto esile, vestito con un lenzuolo bianco e un paio di sandali ai piedi completamente nudi, era nientedimeno che il Mahatma Gandhi, il grande condottiero del popolo indiano, …..

Quel 13 dicembre del 1931 in un cinegiornale d’attualità Il “Mahatma” Gandhi venne alla Garbatella

di Gianni Rivolta

Quando uscì dal portone della Maternità in piazza Biffi con quel codazzo di notabili e cappelloni, la gente della Garbatella pensò all’arrivo di qualche rappresentante della Casa reale o a qualche capo di Stato. Non era così.
In quel 13 dicembre del 1931 quell’ometto esile, vestito con un lenzuolo bianco e un paio di sandali ai piedi completamente nudi, era nientedimeno che il Mahatma Gandhi, il grande condottiero del popolo indiano, la bandiera della non violenza e della battaglia per l’indipendenza dall’Impero britannico.
E che ci faceva Gandhi all’Albergo Bianco della Garbatella? Durante la sua permanenza a Roma, che durò solo due giorni, “la grande anima”, infatti, visitò anche gli Alberghi dei poveri, il Nido e la Maternità dell’Onmi.Mahatma
C’è da ritenere che l’appuntamento nel quartiere popolare fosse stato programmato, considerando il comitato di accoglienza composto dalle massime autorità dell’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia e dello Icp. Forse Gandhi, di ritorno dall’Inghilterra dove, su invito dei Sindacati, aveva visitato alcune città giardino e molte scuole e servizi per l’infanzia della classe operaia, ritenne interessante vedere gli Alberghi suburbani della Garbatella e il servizio della Maternità: uno dei fiori all’occhiello del regime fascista nel campo dell’assistenza alle partorienti e alle famiglie. O forse, ma ciò è veramente improbabile, durante gli spostamenti a Roma, potrebbe essere stato impressionato da quei grandi edifici ai confini della campagna, e quindi potrebbe aver espresso il desiderio di saperne di più. In questo senso le cronache dei giornali dell’epoca non sono molto precise.
D’altra parte anche la visita stessa di Gandhi a Roma non era stata prevista. Tornando dall’Inghilterra, dove il leader del Partito del Congresso, aveva partecipato alla Conferenza di Londra sull’India, conclusasi con un nulla di fatto, decise di prendersi qualche giorno di riposo in Svizzera, tra una conferenza e l’altra a Losanna. L’anno precedente l’India era stata scossa dalla marcia del sale: una disubbidienza di massa contro la tassa imposta dagli inglesi, che penalizzava le famiglie più povere.Mahatma
A seguito di numerose manifestazioni che sconvolsero il paese, Gandhi fu arrestato insieme alla moglie e a 50 mila indiani. Il 25 gennaio del 1931 fu liberato in seguito ad un accordo: il governo inglese avrebbe modificato le leggi sul monopolio del sale e avrebbe liberato tutti i detenuti politici; il Partito del Congresso, invece, si sarebbe impegnato a partecipare alla Conferenza della Tavola Rotonda a Londra. Cosa che Gandhi fece. E nell’occasione ritenne di visitare la Svizzera e la città di Roma, prima di fare ritorno in patria.
In un primo momento dalla Svizzera avrebbe dovuto raggiungere Venezia per imbarcarsi per l’India sul piroscafo “Pilsna”, sul quale aveva già fatto prenotare alcuni posti ponte per se stesso e i suoi familiari e cabine di terza classe per il seguito. Anche in quell’occasione Gandhi non si smentiva. Il posto ponte non gli dava diritto ad alcun conforto, a nessun giaciglio né vitto. Il Mahatma, infatti, coerentemente con i propri principi, viveva con una grande sobrietà e una dignitosa povertà, si alimentava esclusivamente con latte di capra, verdure crude, datteri e uva. A Venezia, però Gandhi non ci andò.
Alle 20,35 di venerdì 11 dicembre il treno proveniente da Losanna con a bordo Gandhi entrò, invece, alla stazione Centrale di Milano. Qui il vagone fu attaccato al direttissimo Domodossola, che l’avrebbe portato nella Capitale su un convoglio di prima classe messo a disposizione dal governo italiano. In un primo momento, Gandhi, avrebbe voluto salire sul vagone di terza classe che aveva prenotato. Solo dopo le insistenze del personale delle ferrovie accettò l’offerta della carrozza con cuscini e divani di velluto rosso e merletti bianchi.
La variazione del programma di viaggio fece inorgoglire i “gandhisti” che abitavano a Roma e che si affrettarono la mattina presto sui binari della stazione. Ad attenderlo alle 8,30 non c’erano, tuttavia, solo i suoi seguaci. Il barone Fassini si era proposto di ospitarlo nella sua villa sulla Tiburtina, ma Gandhi aveva già preso un impegno col generale italiano Moris (Morris?) che era stato per tanti anni in India. Quindi ringraziò ed attese l’automobile del generale. Insieme al figlio Revadas e alla fedele segretaria, la signora Mirabal Slade, attraversarono Roma per raggiungere una villa a Monte Mario. Le nove persone del seguito con 42 colli di bagaglio alloggiarono all’Albergo Ginevra nei pressi della stazione.
La giornata rigida convinse il leader indiano a rimanere in casa dove fece una colazione a base di latte di capra, verdure crude senza condimento, limoni col sale e finocchi, una prelibatezza che non aveva mai mangiato. Solo nel primo pomeriggio, dopo aver filato all’arcolaio, con un paio di mutandine bianche addosso e il classico lenzuolo a mo’ di vestito visitò la scuola Montessori e i Musei Vaticani. In giornata fu ricevuto a Palazzo Vidoni da Mussolini, che gli concesse appena 20 minuti. Qui fu accolto anche dal segretario del Partito nazionale fascista Starace e dal segretario amministrativo Marinelli.
Il giorno dopo, insieme all’ex console italiano in India commendator Scarpa, si recò in visita alla palestra di via Sannio e alla “Caio Duilio” dell’Opera Nazionale Balilla a Trastevere, e infine all’Orto Botanico. È rimasta famosa sulle riviste dell’epoca una sua foto con i giovani fascisti di Trastevere, mentre in un documentario dell’Istituto Luce è testimoniata la sua visita alla Maternità della Garbatella.
Ma Gandhi aveva anche la grande curiosità di ammirare le vestigia dei monumenti della Roma Imperiale. Così nel pomeriggio si recò al Palatino, al Colosseo, al Foro Romano e alle Terme di Caracalla e non disdegnò di partecipare allo stadio della Rondinella alla partita di rugby tra Roma e Napoli.
Tornato a casa per l’ora della preghiera serale, ricevette la visita della principessa Maria di Savoia e quindi ritornò alla stazione Termini, dove alle 22.40 sarebbe partito per Brindisi. La mattina dopo alle 11 arrivò nella città pugliese in tempo per imbarcarsi sul piroscafo “Pilsna”, che in 17 giorni l’avrebbe riportato in India.

 

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Aperto in Via Giulio Rocco un centro di multicultura: Motamot non solo libri…

Aperto in Via Giulio Rocco un centro di multicultura: Motamot non solo libri…

È nata Motamot, nuova libreria interamente dedicata alla promozione e diffusione della multiculturalità. La libreria Motamot (in francese mot à mot significa parola per parola) è in Via Giulio Rocco, 37-39 accanto alla Terza Università e a pochi passi dalla Via Ostiense. L’idea è venuta a sei donne che, grazie al finanziamento del Comune di Roma su progetti di riqualificazione di territori decentrati, hanno realizzato questa impresa con il chiaro intento di promuovere la multiculturalità non solo attraverso la vendita di libri appartenenti ad autori da tutto il mondo, ma anche attraverso eventi speciali come presentazioni, esposizioni e seminari. Tra le tante iniziative c’è anche quella del “Libro scambiato”: grazie alla sottoscrizione di una tessera annuale, è possibile scambiare un proprio libro con un altro usato, da scegliere nel settore del libero scambio della libreria.

 

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Viaggio nella nostalgia della comunità ucraina di Roma

Siamo andati per un servizio giornalistico e l’emozione ci ha travolti più di quanto ci aspettassimo Tatiana e Svetlana
dall’Italia con amore

Viaggio nella nostalgia della comunità ucraina di Roma

di Alessandra De Luca e Pasquale Navarra

Come a Garbatella tutti sanno, la fermata della metropolitana e l’area degli ex Mercati generali sono i luoghi dove ogni domenica si ritrova l’intera comunità ucraina della nostra città. Comunità composta in grandissima parte da donne. La prima domenica di novembre siamo andati per un po’ in mezzo a loro per conoscere meglio questa realtà grande ma non ancora abbastanza visibile. …..

Siamo andati per un servizio giornalistico e l’emozione ci ha travolti più di quanto ci aspettassimo Tatiana e Svetlana
dall’Italia con amore

Viaggio nella nostalgia della comunità ucraina di Roma

di Alessandra De Luca e Pasquale Navarra

Come a Garbatella tutti sanno, la fermata della metropolitana e l’area degli ex Mercati generali sono i luoghi dove ogni domenica si ritrova l’intera comunità ucraina della nostra città. Comunità composta in grandissima parte da donne.
La prima domenica di novembre siamo andati per un po’ in mezzo a loro per conoscere meglio questa realtà grande ma non ancora abbastanza visibile.
La mattinata nuvolosa e fredda ci è apparsa come una di quelle magistrali immagini in bianco e nero che raffigurano la realtà in modo eccelso.
Abbiamo camminato tra questa folla di donne di quasi tutte le età; alcune leggevano tutto d’un fiato i giornali del loro paese, mentre molte altre, schierate su due file, esibivano fogli rabberciati sui quali era scritto, in italiano ed in cirillico: Cerco lavoro o Cerco lavoro ad ore ho esperienza o ancora Cerco lavoro badante telefono 328… Tutte, sia le giovani sia quelle più avanti nell’età, mostravano un sorriso tenero e sincero, anche se generato dal bisogno. Avvertiamo qualcosa, che è più di una spontanea solidarietà, quando assistiamo al colloquio fra una donna e l’autista di uno dei tanti furgoni preposti al trasporto dei pacchi destinati ad ogni angolo dell’Ucraina, alle famiglie di queste donne. Pacchi su pacchi che emanano l’amore ed in alcuni casi lo struggimento con cui vengono preparati ed inviati. Abbiamo anche voluto trattenerci di fronte ad un gruppo di donne e uomini che banchettavano; ci è piaciuto rubare un po’ dell’allegria genuina con la quale avevano solidamente ricostruito il loro paese in due metri quadri.

Poco dopo aver ripreso a camminare ci siamo trovati di fronte a due donne che discorrevano fra loro e ci siamo detti con lo sguardo che era finalmente l’ora di iniziare le nostre interviste. Una bionda e l’altra bruna, le due donne si mostrano presto ben disposte e cordiali. Svetlana, la bionda, ha trentasei anni e molta dolcezza nella voce; Tatiana, la bruna, ha quarant’anni e in un primo momento ostenta modi più guardinghi, coronati da due occhi penetranti; poi si rassicura e così anche lei inizia a rispondere volentieri alle nostre domande. Parlano entrambe un buon italiano, non solo perché sono a Roma una da tre anni e l’altra da cinque, ma anche perché sono entrambe laureate e da ragazze, a scuola, avevano già acquisito le tecniche di apprendimento delle lingue straniere. Sono di due città diverse (e distanti fra loro) dell’Ucraina: Svetlana è di Lvov (Leopoli), Tatiana è di Nadvirna. I loro nomi non sono di fantasia, ci hanno infatti autorizzati a trascriverli.
Svetlana raggiunge con comodità il luogo di appuntamento domenicale, poiché vive in un appartamento a San Paolo, dove è “badante” di un’anziana; Tatiana, invece, abita al Labaro insieme ad una connazionale e lavora “ad ore”, cioè ogni giorno attraversa coi mezzi pubblici buona parte di Roma per andare a fare le pulizie in qualche appartamento. Quando chiediamo loro qualche informazione in più sui pacchi che abbiamo visto pronti per la spedizione in Ucraina, ci dicono che contengono soprattutto giocattoli o vestitini per i figli, camicie per i mariti, qualche oggetto carino. Il prezzo per l’invio di un pacco è 1 euro e 55 centesimi al chilo; per l’invio di denaro c’è da pagare una tariffa pari al 5% della somma. Anche loro due hanno qualcuno in Ucraina: Svetlana un marito e tre figli, Tatiana una figlia, ma è legalmente separata dal marito.
Svetlana: Non c’è lavoro quasi per nessuno, in Ucraina. Nemmeno mio marito lavora. Sono io a mantenere tutti. Fino a un po’ di anni fa era diverso: un lavoro, una casa, erano dati a tutti, si poteva anche risparmiare. Poi, invece, sono spariti anche i depositi bancari!… Quando c’era ancora l’Unione Sovietica tutti avevamo delle sicurezze, la vita era meno difficile…
Tatiana: Adesso si è quasi tutti poveri, in Ucraina. È stato perso anche il diritto all’assistenza gratuita, se non paghi non ti curano in ospedale. Anche per l’istruzione c’è stato un peggioramento; prima lo Stato investiva molto di più sulla scuola. Io ero anche insegnante di… di lettere, come si dice in italiano… Mi lascio andare ad una frase apparentemente ad effetto e le dico: “Insomma, è arrivato tanto libero mercato, così tanto che la democrazia è solo qualcosa di simbolico…”.
Afferrano subito il concetto di queste parole. Svetlana, infatti, mi risponde: “Sì, è così… È successo questo, più o meno…”. Poi fa uno sguardo intenso, dando l’impressione che tanti pensieri le siano confluiti tutti insieme. Chiediamo se vanno almeno una volta l’anno nel loro Paese, per stare un po’ con i familiari. Tatiana: Io sono potuta andare una volta sola, negli ultimi due anni. Adesso è meno facile, perché se si parte si rischia di non poter più tornare, per le leggi nuove sul permesso di soggiorno…
Svetlana: Sì, è tanto difficile, adesso. Io sono due anni che non vado a vedere i miei. I tempi per il rinnovo del permesso di soggiorno sono troppo lunghi, questa legge che c’è adesso è troppo restrittiva… Ma i miei figli, mio marito, mi mancano…
Ed a questo punto Svetlana si interrompe bruscamente, emette un singhiozzo, si volta e piange sommessamente. Non è facile per noi intervistatori evitare di manifestare la commozione che ci è stata inevitabilmente trasmessa, ma ci riusciamo. Diamo però un abbraccio discreto a questa donna che evidenzia quanta barbarie è insita nella legge sull’immigrazione “Bossi-Fini”; che ricorda quali sono i valori forti ai quali non si deve rinunciare. Quando Svetlana riprende a parlare i suoi occhi chiari sembrano essere più grandi. “Sì, è molto più difficile per noi, adesso, andare a passare anche solo qualche giorno nel nostro Paese” ci dice. “Non possiamo mai farlo “fuori programma”, perciò anche se succede qualche problema a casa nostra non è possibile partire subito…”. Mi chiedo se è il caso di porre una certa domanda, loro intuiscono e così mi liberano dall’imbarazzo: Svetlana: Più della metà delle famiglie di noi donne che stiamo qui sono rovinate. La lontananza per così tanto tempo fa finire i matrimoni. E ai figli manca il punto di riferimento della madre. Tatiana: È successo a tante che conosciamo: dopo anni passati così lontano i loro affetti si sono rotti… C’è da accettare anche questo, per poter vivere.
Le due donne conoscono abbastanza la storia, quindi annuiscono quando diciamo loro che una volta gli ucraini eravamo noi, cioè molti italiani che andarono a lavorare in numerose parti del mondo. E aggiungiamo che oggi sembra che ciò si sia dimenticato. Sembra si sia dimenticato quanto le situazioni di discriminazione subite da molti extracomunitari somigliano a quelle subite da molti italiani, anche appena al di là del confine (la Svizzera, un esempio per tutti). Ma, al di là di questo, Svetlana e Tatiana affermano con piacere che negli italiani hanno sempre riscontrato un certo spirito di accoglienza e che quindi non sono mai state vittime di episodi di xenofobia. Tatiana ci dice anche: “Io, sinceramente, non so come la prenderei se anche nel mio Paese venissero a vivere molti stranieri. Chissà, forse anche l’Ucraina farà un giorno questa esperienza… Quel che mi sembra certo è che i ricchi sono difficilmente solidali con i poveri, in qualunque parte del mondo…”.
Svetlana ci spiega poi quale sentimento provano verso il loro Paese: “Noi desideriamo tornare, prima o poi, a vivere in Ucraina. Questa è una differenza che abbiamo con stranieri di altre nazionalità, che per la maggior parte vogliono restare per sempre qui. Noi no, noi vorremmo restare in Italia solo il tempo necessario per guadagnare quanto basta per tornare a vivere nel nostro Paese.”
E Tatiana rafforza il pensiero della sua amica: “Nel nostro Paese siamo nate e cresciute bene, è lì che ci siamo formate, è lì, nonostante tutto, la nostra dimensione, dalla quale non ci possiamo sradicare.”
Salutiamo con un abbraccio queste due donne che stanno vivendo con grande coraggio il futuro che non si sarebbero mai aspettate e proseguiamo ancora un po’ il nostro giro tra questa comunità. Ma non chiediamo a nessun’altra di concederci interviste, poiché Svetlana e Tatiana hanno già detto praticamente tutto.
Passiamo ancora tra le due ali di donne che espongono, in doppia lingua, le loro richieste di lavoro. Vediamo ancora sorrisi e sguardi che sanno restare tranquilli. Torneremo presto ad occuparci di loro e delle problematiche attinenti. Questa è la cronaca fedele di una mattinata trascorsa, per Cara Garbatella, fra la comunità ucraina di Roma.

 

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È nata una regina

È nata una regina

Piazza Biffi, la sera della inaugurazione della sua nuova elegante veste, ha trovato anche un appassionato cantore, un indigeno (abita nella piazza, nell’Albergo Bianco), pensionato, 68 anni, ex dipendente dei Mercati generali, …..

È nata una regina

Piazza Biffi, la sera della inaugurazione della sua nuova elegante veste, ha trovato anche un appassionato cantore, un indigeno (abita nella piazza, nell’Albergo Bianco), pensionato, 68 anni, ex dipendente dei Mercati generali, poeta per diletto. Era emozionatissimo quando, rivolto a Veltroni, ha letto i suoi versi; più emozionato ancora quando, alla fine, la folla lo ha subissato di applausi. “Piazza Eugenio Biffi, è nata una regina”: questo è il titolo che Nicola Di Gennaro ha dato alla sua poesia.

Fin da bambino,
uscendo dal mio portone,
scendendo quei gradini antistanti,
attraversando questa piazza,
sognavo,
sognavo di vederla un giorno
distinguersi da tutte le altre.
Che diventasse vera, di razza.
Ora come rosa di prima mattina,
miracolosamente sbocciata,
regina di Garbatella
degnamente sei diventata.
Una felice mano ti ha inventata,
a ferro di cavallo disegnata,
sovrastata da colori nostrani,
i colori di noi italiani.
Nel vederti anche il cuore
del più scettico sobbalza
e con me ti applaude
oh regina di Garbatella.
Nel tuo ventre, decine di auto
fanno in silenzio comunella
e mentre passa un pantalone
oppure una gonnella
io ti guardo incantato.
Mamma mia, quanto sei bella

 

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Una rotonda a Piazza O. da Pordenone

Una rotonda a Piazza O. da Pordenone

Dopo la richiesta di intervento sul traffico in Piazza Oderico da Pordenone, pubblicata sul nostro numero di ottobre, apprendiamo che l’XI Municipio si appresta ad affrontare radicalmente la questione, a partire dalle prime settimane del 2005. …..

Una rotonda a Piazza O. da Pordenone

Dopo la richiesta di intervento sul traffico in Piazza Oderico da Pordenone, pubblicata sul nostro numero di ottobre, apprendiamo che l’XI Municipio si appresta ad affrontare radicalmente la questione, a partire dalle prime settimane del 2005.
La richiesta aveva preso il via dalle rimostranze dai comitati di due Lotti, uno Incis e l’altro Ipost, che affacciano sulla piazza. L’intervento prevede la realizzazione di una rotonda che permetta la canalizzazione del flusso veicolare, in modo da evitare gli ingorghi che si formano in continuazione, per la confluenza nella piazza di ben sei strade, per la densità dei mezzi che quotidianamente la percorrono, per la vicinanza di edifici pubblici quali la Regione, l’Università San Pio V e Teleregione. Verrà salvato il pino che orna la piazza dalla parte di Viale Massaia. Dovrà invece essere abbattuto quello che sta dalla parte di Via Raimondi Garibaldi, perché fortemente inclinato. La piazza verrà però risarcita con un altro pino che sarà posto a dimora al centro della rotonda. Apprendiamo che è in corso di studio anche la soluzione del problema della pericolosità della immissione di Via Filippo Tolli in Via Macinghi Strozzi, anch’essa denunciata nel nostro articolo di ottobre su sollecitazione di un comitato di Lotto. Forse potremo essere più precisi nel prossimo numero.

 

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Garbatella si pavoneggia a Piazza Eugenio Biffi

Inaugurati dal sindaco Veltroni il parcheggio e la ristrutturazione

Garbatella si pavoneggia a Piazza Eugenio Biffi

di Cosmo Barbato

Tutto è bene quel che finisce bene e non c’è dubbio che la lunga e faticosa opera di costruzione del parcheggio interrato e di ristrutturazione di Piazza Eugenio Biffi meglio di così non poteva finire. La sistemazione è splendida, una benefica strenna di Natale per i residenti, che se la sono davvero meritata per la loro pluriennale pazienza e per i disagi di traffico che soprattutto essi, ma anche gli automobilisti che in quel punto hanno un passaggio obbligato, hanno patito per un …..

Inaugurati dal sindaco Veltroni il parcheggio e la ristrutturazione

Garbatella si pavoneggia a Piazza Eugenio Biffi

di Cosmo Barbato

Tutto è bene quel che finisce bene e non c’è dubbio che la lunga e faticosa opera di costruzione del parcheggio interrato e di ristrutturazione di Piazza Eugenio Biffi meglio di così non poteva finire. La sistemazione è splendida, una benefica strenna di Natale per i residenti, che se la sono davvero meritata per la loro pluriennale pazienza e per i disagi di traffico che soprattutto essi, ma anche gli automobilisti che in quel punto hanno un passaggio obbligato, hanno patito per un tempo così prolungato. Se ne è scusato il sindaco Veltroni alla festosa inaugurazione di martedì 23 novembre quando, nel suo breve discorso, ha citato una delle cause del prolungarsi dei lavori: il ritrovamento, nel corso degli scavi, di un ponticello medioevale, una preziosa testimonianza del passato che si è voluto rispettare e salvare.
Ora che l’opera è sotto gli occhi di tutti, col tempo si dimenticherà la sua laboriosa gestazione. Non c’è stato solo il ponte a ritardare i lavori – ci ha spiegato il progettista arch. Frangipane – ma anche un faticosissimo scavo impostoci dalla Soprintendenza in orizzontale, e poi le acque sorgive che non riuscivamo a stagnare e i reiterati allagamenti della fossa provocati da violenti temporali. Quel pomeriggio Veltroni, accompagnato dall’assessore ai trasporti Di Carlo e dal presidente del Municipio Smeriglio, aveva già inaugurato un altro parcheggio a pochi passi, in Via Padre Semeria.

 

I parcheggi – ha spiegato il sindaco – oltre a liberare le strade dalle auto, con la vendita dei box rappresentano una fonte di autofinanziamento che consente di porre mano ad altre opere pubbliche, per esempio, qui da noi, per risanare l’area stradale della Circonvallazione: una risorsa importante, dunque, vista la politica governativa di lesina dei trasferimenti finanziari ai comuni e alla capitale in particolare.
La piazza si presenta come un salotto, un vero luogo di aggregazione e di incontro con le sue grandi panchine di travertino e il suo fazzoletto di verde. Elegante la pavimentazione dei marciapiedi esterni con cubetti di porfido. Eccezionale il sistema di illuminazione.Lodevole il recupero e la sistemazione del ponticello medioevale posto a suo ornamento. Sul modo in cui è stato collocato e sulla sua conservazione avanziamo però qualche riserva. Il ponte, costruito con poveri materiali di risulta, fu rinvenuto nel corso dello scavo a una profondità di sei o sette metri. In passato – difficile precisare quando, sicuramente molti secoli fa – aveva consentito di superare a piedi asciutti un fosso che scorreva dalla zona dove adesso c’è la Regione lungo l’asse dell’attuale Viale Massaia per gettarsi nel fiume Almone, che a sua volta è un affluente di sinistra del Tevere (scorre ancora, ma intubato, sotto la circonvallazione Ostiense). l’almone in tempi geologici aveva scavato l’ampia valle che si estende tra l’Aventino e le colline della Garbatella. Soggetto a violente e ricorrenti alluvioni, un po’ per volta aveva ricolmato la valle che aveva scavato, seppellendo anche il punto di confluenza del fosso o con esso il nostro ponticello.
Il ponte dunque, pur se è un manufatto di scarso valore materiale, testimonia la presenza dell’Almone, fiume sacro per i romani fin dai tempi arcaici, oggi purtroppo degradato alla condizione di fogna. Nelle sue acque allora limpide avvenivano riti di purificazione legati al culto della dea Cibele, ritenuta la madre degli dei. In tempi più recenti aveva irrigato fertili orti e aveva mosso le macine di molti mulini. Fino a una sessantina d’anni fa scorreva a cielo aperto: le donne ci lavavano i panni e i ragazzi ci si rinfrescavano d’estate.
Il ponticello è quindi un cimelio ed è stato meritevole averlo salvato, peraltro con un’operazione assai complessa: ingabbiato in una struttura d’acciaio è stato rimosso dal sito originario e innalzato al livello della piazza.
Perché le nostre riserve?
Innanzitutto ci piace poco la sua collocazione che lo vede immerso in una sorta di catino rettangolare che in parte limita la vista delle sue fondazioni (peraltro in questa fossa abbiamo visto stagnare acqua piovana). Avremmo preferito che tutto il manufatto, fondazioni comprese, fosse stato evidenziato in una posizione più scenografica su un piccolo piedistallo. Riteniamo poi indispensabile e urgente un intervento di consolidamento delle sue vecchie e poco coese murature che, poste all’aria aperta, mostrano già segni di sgretolamento. Meglio sarebbe anche, come auspica lo stesso progettista della piazza, che la Soprintendenza predisponesse una leggera struttura trasparente di protezione. A parte queste riserve, non possiamo che compiacerci per la splendida sistemazione della piazza. Nel corso dell’inaugurazione il presidente del Municipio Smeriglio ha tenuto a renderne merito anche all’assessore municipale all’urbanistica, Alberto Attanasio: ci associamo. auguriamoci adesso che i cittadini sappiano salvaguardare questo nuovo prezioso arredo del quartiere.

 

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“Rifugio antiaereo” per non dimenticare

“Rifugio antiaereo” per non dimenticare

di Paola Angelucci

Garbatella, Lotto 32 un triangolo di case e giardini tra Via A.Rubino, Via F.S.Cabrini e Via G. de Jacobis che si affaccia con il suo angolo acuto sulla “romantica” Piazza G. da Triora.
Per me è un luogo abituale e familiare, lì abita mio padre; qualche tempo fa, passeggiando nel cortile del lotto con i miei bambini, mi sono accorta della presenza di una scritta, ormai scolorita dal tempo e dal deterioramento dell’intonaco del muro su cui è impressa, ma ancora forte e chiara in tutta la sua drammaticità e umanità: “Rifugio antiaereo” con accanto disegnato uno stilizzato e feroce bombardiere americano. …..

“Rifugio antiaereo” per non dimenticare

di Paola Angelucci

Garbatella, Lotto 32 un triangolo di case e giardini tra Via A.Rubino, Via F.S.Cabrini e Via G. de Jacobis che si affaccia con il suo angolo acuto sulla “romantica” Piazza G. da Triora.
Per me è un luogo abituale e familiare, lì abita mio padre; qualche tempo fa, passeggiando nel cortile del lotto con i miei bambini, mi sono accorta della presenza di una scritta, ormai scolorita dal tempo e dal deterioramento dell’intonaco del muro su cui è impressa, ma ancora forte e chiara in tutta la sua drammaticità e umanità: “Rifugio antiaereo” con accanto disegnato uno stilizzato e feroce bombardiere americano.
Subito la mente torna indietro di sessanta anni, la guerra, il vero terrore quello delle bombe.Guardo i miei figli e penso ai tanti altri bambini come loro costretti a bloccare il loro gioco e spezzare le loro emozioni per ritornare a vivere nell’orrore e correre in quel rifugio che poi altro non era che anguste cantinette scavate nella terra sotto le case. Il dolore che induce quella scalcinata scritta mi porta a ribadire un forte e chiaro “No alla guerra senza se e senza ma” e a unirmi ad un sentire comune di chi crede che un altro mondo si possa costruire anche attraverso un grande valore: la memoria, personale, pubblica, politica. La memoria crea sensibilità, coscienza, cultura, tutte cose che la società del consumo e del profitto a tutti i costi in cui viviamo cerca di eliminare dalle nostre menti, soprattutto da quelle dei bambini e dei ragazzi. Per questo è importante il restauro e la conservazione di una scritta come questa del Lotto 32; le ultime tracce grafiche di quella tragedia ancora presenti nel nostro quartiere non devono essere perse. Chiedo alla giunta del Municipio XI un intervento speciale su quella immagine, affinché un frammento di memoria, fruibile da tutti, possa aiutarci a costruire pace e civiltà.

 

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Nell’ex sede dei vigili mettiamoci il Consultorio

La palazzina di via degli Armatori, ora in ristrutturazione, sarebbe una sede dignitosa 

Nell’ex sede dei vigili mettiamoci il Consultorio

di Francesca Vitalini

Il piccolo presidio di Vigili urbani che era rimasto a lavorare in Via degli Armatori n. 13 dopo l’inaugurazione della sede di Via Ballarin n. 103 ha definitivamente lasciato lo stabile in vista dell’inizio dei lavori nella palazzina.
Alberto Attanasio, Assessore all’Urbanistica del Municipio Roma XI, comunica al giornale “Cara Garbatella” che ha preso avvio la prima fase dei lavori, nella quale saranno impiegati circa 500.000 euro per riqualificare una struttura cittadina ormai fatiscente. A questa prima fase  …..

La palazzina di via degli Armatori, ora in ristrutturazione, sarebbe una sede dignitosa 

Nell’ex sede dei vigili mettiamoci il Consultorio

di Francesca Vitalini

Il piccolo presidio di Vigili urbani che era rimasto a lavorare in Via degli Armatori n. 13 dopo l’inaugurazione della sede di Via Ballarin n. 103 ha definitivamente lasciato lo stabile in vista dell’inizio dei lavori nella palazzina.
Alberto Attanasio, Assessore all’Urbanistica del Municipio Roma XI, comunica al giornale “Cara Garbatella” che ha preso avvio la prima fase dei lavori, nella quale saranno impiegati circa 500.000 euro per riqualificare una struttura cittadina ormai fatiscente. A questa prima fase 
ne seguirà una seconda, nella quale saranno impiegati fondi della Provincia per un totale di 700.000 euro circa. L’obiettivo del Municipio Roma XI è quello di restituire al quartiere uno stabile posto in una posizione centrale nella vita quotidiana di Garbatella. La giunta municipale ha proposto di adibire i circa 900 metri quadrati dell’edificio ad uso pubblico, realizzando lì un polo civico, ossia un contenitore di servizi per il cittadino. Con una delibera discussa a metà novembre, la giunta ha infatti suggerito di decentrare le funzioni municipali e di utilizzare la palazzina di Via degli Armatori come sede di servizi. Lo stabile potrebbe raccogliere gli uffici del settore tecnico o urbanistico o giovanile (Informagiovani, Centro orientamento al lavoro, Osservatorio al lavoro) o interculturale. In questo modo, l’edificio sarà il quarto polo di servizi per il cittadino del Municipio Roma XI, dopo Via Benedetto Croce, Via Ballarin e la sede dei Mercati generali. La Giunta municipale si riunirà a metà dicembre per l’approvazione definitiva del progetto e per stabilire l’uso più confacente per lo stabile. Nel frattempo, come periodico “Cara Garbatella”, ci rivolgiamo alla Giunta comunale per proporre lo spostamento del Consultorio familiare di Via Montuori in Via degli Armatori: ci sarà spazio nello stabile ristrutturato per un servizio molto utile alle cittadine e ai cittadini e ora ubicato in una sede fatiscente? Speriamo in una risposta affermativa.

 

 

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Lo stato dei lavori al mercato di Via Passino

Lo stato dei lavori al mercato di Via Passino

Intervista al Presidente dell’ XI Municipio

di Eraldo Saccinto

Il mercato coperto di Via Passino è stato spostato dalla sua sede istituzionale di Via Passino a quella provvisoria di Via di Santa Galla. L’articolo apparso sullo scorso numero del nostro giornale, riguardo l’ipotesi di un ulteriore trasloco dei box, ha innescato una forte polemica. Ci è sembrato doveroso sentire qual è lo stato dei lavori, dando voce alle istituzioni, nella persona di Massimiliano Smeriglio, Presidente dell’XI Municipio, perché, come dice il Sindaco di Roma Walter Veltroni, i cittadini devono conoscere i segni della nuova Roma che crescerà. …..

Lo stato dei lavori al mercato di Via Passino

Intervista al Presidente dell’ XI Municipio

di Eraldo Saccinto

Il mercato coperto di Via Passino è stato spostato dalla sua sede istituzionale di Via Passino a quella provvisoria di Via di Santa Galla. L’articolo apparso sullo scorso numero del nostro giornale, riguardo l’ipotesi di un ulteriore trasloco dei box, ha innescato una forte polemica. Ci è sembrato doveroso sentire qual è lo stato dei lavori, dando voce alle istituzioni, nella persona di Massimiliano Smeriglio, Presidente dell’XI Municipio, perché, come dice il Sindaco di Roma Walter Veltroni, i cittadini devono conoscere i segni della nuova Roma che crescerà.

 

Quale è lo stato dei lavori? Cosa è stato fatto e cosa è ancora da fare? Quando è prevista la chiusura dei cantieri?
L’intervento sul mercato è realizzato con due differenti finanziamenti: il primo di circa 750.000 euro, di competenza del Municipio, ha riguardato gli impianti del mercato; il secondo, nell’ambito del Contratto di Quartiere Garbatella, di circa 1.600.000 euro, è di competenza del Dipartimento XIX del Comune di Roma. Gli interventi finanziati con i fondi del Municipio sono stati ultimati; per quelli coperti dai fondi del Dipartimento XIX sta per svolgersi la gara. Si prevede la fine dei lavori entro Giugno 2006.
Esiste una concomitanza con lo sviluppo dei lavori legati a Campidoglio2 e al riuso dello spazio dei Mercati generali?
No. Non esiste un nesso diretto, sono finanziamenti che hanno iter diversificati; ma ad unirli esiste una volontà politica di pianificare al meglio questo tipo d’interventi strategici che cambieranno profondamente il quartiere.

Quali sono i rapporti col Comune nella gestione del progetto e il livello di coordinamento con gli altri enti (Ente Poste, Regione, etc.) coinvolti nel progetto?
Il progetto è emanazione diretta dell’Assessorato alle Periferie, che ne gestisce, quindi, il coordinamento; i nostri rapporti con l’assessore Luigi Nieri sono ottimi, e questo è stato un eccellente presupposto per un’efficace collaborazione.

Potrebbe esserci un impatto legato al mancato rinnovo dei fondi della legge per “Roma Capitale”?
No. Perché il progetto è legato al Contratto di Quartiere e i fondi necessari sono già stati destinati alla realizzazione delle opere previste.
Il nuovo mercato si caratterizzerà per una serie di nuovi servizi, si parla di un ufficio postale, di un ristorante e dell’apertura di un “Mercato dell’altra economia”. Quali di questi saranno realizzati?
Nel mercato, oltre agli interventi di ristrutturazione e riassetto dei banchi per la vendita, si prevede anche una rifunzionalizzazione dei servizi. Nel complesso commerciale è inoltre prevista la realizzazione dell’ufficio postale, di un parcheggio ad uso degli utenti del mercato e di uno sportello dell’amministrazione, nonché la realizzazione di un ballatoio per le attività culturali e collaterali alle attività commerciali. È previsto inoltre uno spazio dedicato al mercato dell’altra economia.

I Parcheggi attualmente esistenti sembrano essere insufficienti. Si parla di nuovi posti macchina, quali sono le iniziative adottate?
Sì. Stiamo progettando un parcheggio pertinenziale del Mercato, di due piani interrati, sotto via Montuori, che verrà realizzato con gli oneri concessori, ottenuti dal PUP di Via Padre Semeria.

Quali sono le attività di coordinamento tra le istituzioni (XI Municipio, AMA, ACEA, etc.)? Come sono recepite e mediate le richieste dei commercianti?
Abbiamo attivato un tavolo permanente di confronto con gli esercenti. È già nell’agenda delle prossime settimane, un incontro, alla presenza dell’assessore al Commercio Valentini, che presenterà nuovamente il progetto agli operatori, ripensato anche sulla base delle loro esigenze.

Da parte dei commercianti, si vede con un certo fastidio la presenza del Centro Sociale vicino agli spazi adibiti alla vendita, tanto che, intervistati, molti di questi manifestano il loro dissapore in modo eclatante. Sono previsti degli interventi in questo contesto?
Il Centro Sociale La Strada è stato formalmente assegnato, quindi gode, in punta di diritto, dei medesimi diritti/doveri degli operatori commerciali del mercato. Credo ci sia bisogno di rispetto reciproco nel saper valorizzare ruoli e funzioni di ognuno.

 

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Regali che fanno bene

Regali che fanno bene

Per le prossime festività natalizie, le Associazioni Culturali Altrevie e Cara Garbatella promuovono alcune iniziative dirette a sostenere l’attività di assistenza del reparto oncologico del Sant’Eugenio. Grazie alla disponibilità di un produttore di Farfa in Sabina, sarà possibile acquistare, ad un prezzo speciale, confezioni di olio extravergine di oliva …..

Regali che fanno bene

Per le prossime festività natalizie, le Associazioni Culturali Altrevie e Cara Garbatella promuovono alcune iniziative dirette a sostenere l’attività di assistenza del reparto oncologico del Sant’Eugenio.
Grazie alla disponibilità di un produttore di Farfa in Sabina, sarà possibile acquistare, ad un prezzo speciale, confezioni di olio extravergine di oliva di alta qualità, il cui ricavato andrà a finanziare il reparto ospedaliero guidato dal Prof. Mauro Antimi e l’Associazione Casagrande Sgaramelli da anni impegnata nell’attività di assistenza extra-ospedaliera. Le prenotazioni si ricevono presso la Villetta di Via Passino 26 o via internet agli indirizzi giancarlo.proietti@tin.it e orietta.acna@tin.it. Il prodotto confezionato con due bottiglie potrà essere ritirato alla Villetta venerdì 17 e sabato 18 dicembre dalle 16 alle 19. Domenica 19 dicembre alle ore 19 in Via Caffaro 10 è stata organizzata una tombola di solidarietà. Tutti sono invitati a frugare nei cassetti di casa e selezionare un oggetto che può far parte dei premi. A seguire un concerto di musica mediterranea con il gruppo TERRAMARIS.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Dicembre 2004

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Spese moderate per il Natale 2004

Abbiamo interrogato commercianti e clienti

Spese moderate per il Natale 2004

di Antonella Di Grazia

Puntuale all’appuntamento arriva il Natale. Anche alla Garbatella e dintorni è stato annunciato con molto anticipo, come ormai accade di norma, con luminarie, colori sfavillanti, esibizione di leccornie, promozioni, offerte di pagamenti dilazionati. Al mercato di Santa Galla, nei Supermercati ma anche nei numerosi negozi di frutta e verdura che vanno sorgendo nel quartiere la spesa si mantiene contenuta, sia per volume che per prezzi, a parte talune “fughe” che a nostro parere non trovano giustificazioni. Per la carne e anche per il pesce chi dispone di un freezer di una certa capacità ha persino pensato ben di fare qualche riserva, per paura di restare “strangolato” a ridosso delle feste. …..

Abbiamo interrogato commercianti e clienti

Spese moderate per il Natale 2004

di Antonella Di Grazia

Puntuale all’appuntamento arriva il Natale. Anche alla Garbatella e dintorni è stato annunciato con molto anticipo, come ormai accade di norma, con luminarie, colori sfavillanti, esibizione di leccornie, promozioni, offerte di pagamenti dilazionati. Al mercato di Santa Galla, nei Supermercati ma anche nei numerosi negozi di frutta e verdura che vanno sorgendo nel quartiere la spesa si mantiene contenuta, sia per volume che per prezzi, a parte talune “fughe” che a nostro parere non trovano giustificazioni. Per la carne e anche per il pesce chi dispone di un freezer di una certa capacità ha persino pensato ben di fare qualche riserva, per paura di restare “strangolato” a ridosso delle feste.
In uno dei più grossi supermercati della Garbatella ci dicono che i clienti a fine novembre avevano già fatto scorta di panettoni e zamponi (quelli a prezzi più convenienti), ma anche di quarti di abbacchio e di tagli pregiati di carne.
Le giornate natalizie sono tradizionalmente dedicate ai valori della famiglia. Si ha piacere di ritrovarsi insieme a condividere quell’atmosfera di serenità che vorremmo mantenere vivida nei nostri cuori, sperando che anche il più bisognoso degli uomini almeno in quei giorni trovi quella solidarietà che come specie dovrebbe contraddistinguerci. Anche se poi le nostre attività in questo periodo sono volte soprattutto agli acquisti.
Vediamo allora che cosa si registra nei mercati. Una recente indagine effettuate dal Centro Agroalimentare Romano tra i primi di ottobre e la metà di novembre ha verificato consistenti cali dei prezzi all’ingrosso soprattutto nel settore ortofrutta. Cali che sono arrivati a sfiorare il 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Orbene, girando tra i banchi dei mercati, nei negozi di ortofrutta e nei supermercati del quartiere il ribasso dei prezzi, si direbbe ovvia conseguenza della situazione del mercato a monte, appare latitante. Provate a chiedere a chi il costo della frutta, della verdura, della carne lo sperimenta quotidianamente: vi assicurerà che spende tanto quanto spendeva in precedenza ed anche di più. La giustificazione fornita dai commercianti?
Invariabilmente il peso delle imposte, l’aumento delle spese di trasporto, la costosa manutenzione del punto vendita, il margine operativo sempre più esiguo e alla fine, si può essere certi, l’introduzione dell’Euro, fonte di tutti i mali. Il settore agroalimentare è solo un esempio.
Per mantenere sotto controllo i prezzi, il presidente del Codacons propone di istituire il doppio cartellino, contenente il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio. Qualcuno più radicale ripropone lo sciopero della spesa come quello effettuato il 17 settembre: obbiettivo però non il blocco dei prezzi ma la loro discesa. Dalla parte dei commercianti, molti esperti si mostrano preoccupati per gli aumenti delle tariffe di luce, gas, acqua, rifiuti e telefoni. Su questi aumenti, chi potrebbe istituzionalmente intervenire fa ben poco, così come ben poco o niente fu fatto sul sistema dei controlli nel momento critico del passaggio dalla Lira all’Euro. Allora tutto si risolse nel mantenere per un paio di mesi il cartellino con il doppio prezzo in Lira e in Euro. Poi più nulla, se non l’esortazione alle massaie di vagliare attentamente i prezzi sui banchi o nei negozi prima di mettere mano al portafoglio. E intanto i prezzi aumentavano e si formavano cartelli che neutralizzavano la concorrenza. Dovette intervenire anche il Presidente Ciampi per invocarne un generale abbassamento.
Per fare fronte alle oggettive difficoltà del momento molte imprese commerciali del nostro Municipio hanno aderito a “Roma Spendebene”, una delle iniziative del Comune, in accordo con le organizzazioni rappresentative dei commercianti: essa propone un paniere di largo consumo col quale mantenere i prezzi sotto controllo, che si lega a una richiesta presentata in questi giorni alla Presidenza del Consiglio, tesa ad istituire una serie di attività finalizzate all’equiparazione al carovita dei prezzi al consumo.
Il prossimo Natale, stando ai pareri raccolti nel quartiere sia presso i commercianti che presso i clienti, non sarà un’orgia di bengodi. Per certi motivi, meglio così, diciamo noi. Si aspettano spese oculate, utilitaristiche, anche se non potremo sottrarci al richiamo della sirena consumistica. Si avverte però preoccupazione, più per il futuro che per l’immediato. Auguri!

 

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Lettere…sull’acqua

Lettere…sull’acqua

Giovanni Presutti

Lettere…sull’acqua Abito in Via Guglielmo Massaia e lavoro nella zona dell’Eur. Tutte le mattine lavorative, per recarmi in ufficio, prendo il 714 alla fermata della Via Cristoforo Colombo all’altezza di Piazza dei Navigatori. Se capita che abbia piovuto, in quel punto, data la sistematica occlusione delle fogne, si forma sotto il marciapiede un grosso accumulo d’acqua. Risultato: l’acqua, spruzzata …..

 

Lettere…sull’acqua

Giovanni Presutti

Lettere…sull’acqua Abito in Via Guglielmo Massaia e lavoro nella zona dell’Eur. Tutte le mattine lavorative, per recarmi in ufficio, prendo il 714 alla fermata della Via Cristoforo Colombo all’altezza di Piazza dei Navigatori. Se capita che abbia piovuto, in quel punto, data la sistematica occlusione delle fogne, si forma sotto il marciapiede un grosso accumulo d’acqua. Risultato: l’acqua, spruzzata dalle auto che sulla Colombo marciano a velocità elevata, finisce addosso a coloro che aspettano il bus. Questa storia dura da anni, inutilmente segnalata anche ai vigili che un giorno a settimana stazionano nella piazza. Personalmente mi sono rassegnato e, quando piove, mi reco a prendere l’autobus alla fermata successiva. Ma non ho perduto la speranza?

 

Melissa Pezza

Quando piove, avete mai provato a prendere un autobus in direzione del centro alla fermata della Colombo all’altezza della Circonvallazione Ostiense? Proprio sotto il marciapiede si forma un lago, perché le caditoie stradali sono tutte otturate. Per salvare da un bagno i viaggiatori in attesa, in quei frangenti i conducenti dei bus, se si accorgono in tempo dell’inconveniente, spesso fanno la fermata dieci metri prima. Abitando alla Circonvallazione, devo necessariamente prendere un mezzo a quella fermata per recarmi al lavoro. Per favore, provate voi a chiedere che facciano una manutenzione.

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I muri della vergogna

I muri della vergogna

di Alessandra De Luca

Celebrata eppure trascurata, ammirata eppure ferita, la bellezza proclamata della Garbatella, con le sue case pastellate d’arancio e di ocra, assorte solo nel silenzio notturno, appare sempre sul punto di farsi sopraffare dal suo aspetto più oscuro e incoffessabile, quello che ci restituisce l’immagine di un quartiere umiliato dal deposito di rifiuti e di escrementi di animali, deturpato da scritte su muri e cancellate, maleodorante persino nelle aree più frequentate, abbandonato alle soste selvagge di auto e motorini. …..

I muri della vergogna

di Alessandra De Luca

Celebrata eppure trascurata, ammirata eppure ferita, la bellezza proclamata della Garbatella, con le sue case pastellate d’arancio e di ocra, assorte solo nel silenzio notturno, appare sempre sul punto di farsi sopraffare dal suo aspetto più oscuro e incoffessabile, quello che ci restituisce l’immagine di un quartiere umiliato dal deposito di rifiuti e di escrementi di animali, deturpato da scritte su muri e cancellate, maleodorante persino nelle aree più frequentate, abbandonato alle soste selvagge di auto e motorini.
Un quartiere dove allarmante è la consuetudine di alcuni al disprezzo delle regole, alle violazioni dei diritti di convivenza cittadina e all’indifferenza per i beni comuni.

 

Particolarmente intollerabile è il fenomeno delle scritte selvagge, non solo in questo quartiere, ma in tutta la città. Sono tantissimi gli scriventi che ai tradizionali supporti cartacei preferiscono lasciare traccia di sé sui muri: razzisti, innamorati, tifosi e militanti di ogni schieramento. Tutti accomunati dalla stessa pulsione originaria e irrefrenabile, quella di esorcizzare la solitudine e riaffermare la propria esistenza troppo svalorizzata dal contesto urbano. L’accalcarsi di dichiarazioni di odio, amore e passione su monumenti, vetrine, marciapiedi e persino su cartelli segnaletici, ha portato la città a forme di degrado così insopportabili da costringere il Comune di Roma a correre ai ripari. Il sindaco Veltroni, particolarmente sensibile ai problemi di decoro urbano, ha puntato su una campagna di sensibilizzazione avente come obiettivo primario quello di responsabilizzare i cittadini, informare, educare al senso civico e di appartenenza, e punire severamente chi trasgredisce. Partendo dall’idea che “è meglio educarli da piccoli”, il sindaco cerca di affrontare quest’impresa rivolgendosi direttamente ai bambini.
A loro scrive una coloratissima lettera che fa recapitare sui banchi il primo giorno di scuola. In questa Veltroni lancia un appello a tutti i bambini a non sporcare la città, a mantenerla come una cosa delicata e preziosa e li coinvolge in un lavoro di squadra con il Comune nel tentativo di trasmettere il corretto comportamento agli adulti, quelli che per distrazione, maleducazione o trascuratezza non si curano troppo dell’ambiente. I bambini, dunque, sono i più importanti soggetti attivi e responsabili della comunità civile, e da questi si è inteso partire per una forte azione culturale volta a favorire la riqualificazione dei quartieri di tutta la città. Accrescere la coscienza civile e l’interesse dei cittadini è un’impresa, senza alcun dubbio, irta di difficoltà, ma potrebbe sembrare meno impossibile se solo si riuscisse a scalfire, una volta per tutte, l’accezione dello spazio pubblico come “terra di nessuno” e a sostituirla con quella di “estensione ideale della propria casa”. Sovente su giornali e riviste si insiste sul mito del vivere in armonia, si danno suggerimenti su come rendere sempre accoglienti gli ambienti, come ricercare il relax ed il silenzio rigenerante, di quali colori attorniarsi o che tipo di illuminazione adottare. Basterebbe riuscire a stimolare questo stesso amore per i dettagli, questa stessa attitudine alla ricerca della forma del piacere anche all’esterno, a ciò che è fuori le pareti domestiche, alle strade, alle piazze ai giardini, agli spazi in cui le persone si incontrano, scambiano opinioni e condividono passioni ed esperienze. La casa, quella che accoglie e restituisce il piacere di vivere, diventa il proprio quartiere, la propria città.

 

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La storia di Cicci passero trovatello

La storia di Cicci passero trovatello

di Francesca Vitalini

La storia che sto per raccontare si svolge a Roma nella prima metà degli anni ’40. Vi precedo avvertendovi che non si tratta di un racconto di guerra, anche se è ambientata in quegli anni, ma di una storia semplice e quotidiana, narratami da Uccio (al quale dico grazie), che vede in primo piano il rapporto tra uomo ed animale. Vediamo di cosa si tratta… In un giorno di tarda primavera, …..

La storia di Cicci passero trovatello

di Francesca Vitalini

La storia che sto per raccontare si svolge a Roma nella prima metà degli anni ’40. Vi precedo avvertendovi che non si tratta di un racconto di guerra, anche se è ambientata in quegli anni, ma di una storia semplice e quotidiana, narratami da Uccio (al quale dico grazie), che vede in primo piano il rapporto tra uomo ed animale. Vediamo di cosa si tratta… In un giorno di tarda primavera, però, fece uno strano incontro: dall’alto dell’eucalipto cadde tra le sue mani un piccolo passero che non aveva ancora imparato a volare. I tentativi di ricongiungerlo alla madre fallirono e, così, la signora Anna decise di adottarlo. Da brava mamma escogitò un metodo sicuro per nutrirlo. Ogni volta che l’uccellino cinguettava, la nostra protagonista preparava una pappa di latte e mollica. Dopo aver amalgamato bene gli ingredienti, s’infilava una piccola porzione del preparato in bocca per alimentarlo. Come se si fosse trovato con la sua vera mamma, l’uccellino sfilava la pappa dalle labbra della signora Anna finché non era sazio.
La nostra protagonista provvide anche alla preparazione di un riparo per quell’esserino: cucì insieme vari pezzi di stoffa e di lana e formò con questi tessuti un piccolo nido, che il passerotto sembrò gradire. I giorni passavano e non soltanto l’uccellino si era ambientato perfettamente alla nuova situazione, ma anche Anna e la sua famiglia gradirono sempre di più la presenza di quell’ospite inaspettato. L’affezione per il passerotto li spinse anche a trovargli un nome: Cicci.Luchino Visconti
Il passerotto non rimase un uccellino implume. Dopo qualche tempo che si trovava nella sua nuova famiglia imparò a svolazzare per la casa. La conquista dell’aria di Cicci preoccupò un pochino Anna e i suoi figli che cominciarono a domandarsi per quanto tempo ancora l’amato passerotto sarebbe rimasto con loro. Durante i primi tentativi di volo, però, il timore sembrò vano perché Cicci, anche con la finestra aperta, preferiva l’interno delle mura domestiche all’esterno. Solo in un secondo tempo l’uccellino guadagnò il cielo aperto, ma anche in questo caso non abbandonò la famiglia che l’aveva curato così attentamente. Una volta, infatti, volò fuori dalla finestra e nell’apprensione generale, compì un primo giro intorno al vecchio albero del giardino, ne fece un altro eeee…ed ecco che tornò sulla spalla della signora Anna!
Il tempo passava e Cicci divenne un vero componente della famiglia. Tutte le mattine, infatti, si alzava molto presto (capitò anche che accompagnò il marito della signora Anna a lavoro, rimanendo accoccolato in una tasca della sua giacca per gran parte della giornata!) ed usciva dalla finestra portando con sé alcuni fili di lana colorata del suo nido e ogni tardo pomeriggio ritornava a casa con il suo ” giocattolo”, entrando da dove era uscito. Se la finestra era chiusa non si dava per vinto: beccava il vetro finché qualcuno non apriva.
La vita quotidiana della famiglia, così, trascorreva tranquillamente con un componente in più. Un giorno, però, mentre la signora Anna versava la minestra bollente nei piatti dei suoi cari, Cicci perse l’equilibrio mentre volava e… pluff , cadde dentro il pentolone. La caduta non fu senza conseguenze perché all’uccellino caddero molte delle penne che aveva e si ritrovò ustionato per gran parte del corpo. La signora Anna, atterrita, non perse tempo. Arrivò con i mezzi pubblici fino ai Monti di Creta per farsi prescrivere dagli stupefatti medici di quell’ospedale dermatologico una cura adeguata. Cicci se la cavò e, così come terminano le favole, visse felice e contento con la sua famiglia. Le storie semplici procurano un sottile piacere all’ascoltatore e al narratore, soprattutto se raccontano fatti quotidiani felici ai quali non danno grande peso gli strumenti tradizionali d’informazione. Esse aprono un piccolo spiraglio di serenità negli eventi di doloroso orrore che giornalmente si verificano e fanno riscoprire che lo spirito di solidarietà dell’uomo può emergere anche in situazioni difficili, così come lo erano gli anni del secondo conflitto mondiale in Italia.

 

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Tante le firme per il referendum sulla procreazione assistita

Tante le firme per il referendum sulla procreazione assistita

di Antonella Di Grazia

Le leggi, in uno Stato laico, non dovrebbero essere lo strumento attraverso cui far prevalere una scelta etica o ideologica su un’altra, soprattutto in materie delicate come quella della procreazione, sulla quale possono esistere punti di vista radicalmente opposti e pur tutti legittimi.
La legge 40 sulla riproduzione medicalmente assistita, approvata pochi mesi fa, è una legge ingiusta e crudele che, pur di imporre una opzione etica parziale, ha notevolmente ridotto i nostri spazi di libertà. …..

Tante le firme per il referendum sulla procreazione assistita

di Antonella Di Grazia

Le leggi, in uno Stato laico, non dovrebbero essere lo strumento attraverso cui far prevalere una scelta etica o ideologica su un’altra, soprattutto in materie delicate come quella della procreazione, sulla quale possono esistere punti di vista radicalmente opposti e pur tutti legittimi.
La legge 40 sulla riproduzione medicalmente assistita, approvata pochi mesi fa, è una legge ingiusta e crudele che, pur di imporre una opzione etica parziale, ha notevolmente ridotto i nostri spazi di libertà.
Scopo della legge avrebbe dovuto essere quello di disciplinare la materia in maniera saggia, considerando la fecondazione in vitro non come un terreno di scontro ideologico ma al livello di un servizio sanitario da regolamentare solo al fine di tutelare salute e diritti di coppie e nascituri. Per ovviare a questa mostruosità legale, l’unica via di uscita è apparsa quella di indire una mobilitazione per la raccolta di almeno mezzo milione di firme, necessarie per richiedere un referendum. Nel corso dell’estate, quando si è cominciato a spiegare capillarmente il contenuto malvagio della legge e a raccogliere le firme, c’è stato chi ha sostenuto che fosse sufficiente solo limitarsi a modificarne gli aspetti più aberranti. Ma l’insoddisfazione crescente per le conseguenze derivanti dall’applicazione della legge, verificate dopo la sua entrata in vigore nel febbraio scorso, è andata via via crescendo. La massiccia adesione al progetto referendario è il segno, da un lato, dell’efficacia della campagna d’informazione che i comitati promotori hanno condotto in questi mesi e, dall’altro, proprio dell’effetto drammatico che l’applicazione della legge ha già prodotto: conseguenze che già migliaia di coppie hanno scontato sulla propria pelle.
Il traguardo delle oltre 700mila firma raccolte rappresenta dunque un successo aldilà di ogni previsione. E questo non è solo il giudizio degli organizzatori. Un risultato storico, soprattutto se si considerano i tempi ristretti della raccolta, condotta a pieno ritmo solo a settembre. Mese nel quale c’è stata una valanga di adesioni, al punto che i banchetti per la raccolta non arrivavano a soddisfare la richiesta di chi voleva firmare. Tutto ciò conferma quanto il tema sia avvertito e sentito dall’opinione pubblica e quanto, fino a un certo momento, sia stato sottovalutato dalla politica.
Alla Garbatella, così come nel resto del Municipio, sono stati soprattutto i giorni 10, 11, 12 e 17, 18, 19 settembre, sei giornate di straordinaria mobilitazione, i più proficui per la raccolta. Qui da noi i tavoli sono stati stabilmente tenuti nei punti più affollati della Garbatella, al mercato della Circonvallazione, di fronte ai supermercati oltre alle varie sezioni dei Ds del Municipio. Una menzione particolare merita l’impegno profuso nella serata del 18 settembre in cui a Roma si è celebrata la “Notte bianca”: per quella occasione è stato effettuato un presidio straordinario davanti al Palladium, dove si svolgeva una delle manifestazioni in programma. Il risultato: 700mila firme raccolte a livello nazionale. Il Municipio XI, di cui Garbatella è parte, ha contribuito al successo con 2500 firme che, assieme alle altre raccolte a Roma, per un totale di circa 30mila, sono state depositate giovedì 30 settembre presso la Cassazione che ha un mese per controllarne la regolarità.

 

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Altrevie e Cara Garbatella associazioni apparentate

Altrevie e Cara Garbatella associazioni apparentate

di Orietta Vidali

Il nostro quartiere si caratterizza per la presenza di numerose e vitali associazioni culturali di cui “Cara Garbatella” ha dato regolarmente conto nelle sue colonne. Tra queste spicca l’Associazione Culturale Altrevie, che ha sede presso il Centro di Via Caffaro 10 e che da anni promuove un articolato programma di iniziative che vanno dalle visite guidate storico-archeologiche ad incontri di introduzione all’ascolto della musica classica, dalle escursioni in montagna a concerti di musica etnica e jazz. …..

Altrevie e Cara Garbatella associazioni apparentate

di Orietta Vidali

Il nostro quartiere si caratterizza per la presenza di numerose e vitali associazioni culturali di cui “Cara Garbatella” ha dato regolarmente conto nelle sue colonne. Tra queste spicca l’Associazione Culturale Altrevie, che ha sede presso il Centro di Via Caffaro 10 e che da anni promuove un articolato programma di iniziative che vanno dalle visite guidate storico-archeologiche ad incontri di introduzione all’ascolto della musica classica, dalle escursioni in montagna a concerti di musica etnica e jazz.
“La nostra convinzione – dice Claudio Bocci, presidente dell’Associazione – è che la cultura sia non soltanto uno straordinario strumento di arricchimento personale, ma anche un modo di comprendere la realtà che ci circonda, di entrare in contatto con altre culture e, in ultima analisi, di contribuire a ridurre i livelli di conflitto”. Anche per questo, negli ultimi anni, Altrevie ha assunto un profilo di più marcato impegno civile sui temi della pace, della difesa della democrazia e della laicità delle istituzioni, promuovendo una serie di incontri con intellettuali e con varie personalità impegnate socialmente.Da quest’anno tale interessante progetto culturale sarà condiviso anche con l’Associazione Culturale Cara Garbatella, per definire programmi e proposte nell’intento di rafforzare l’offerta culturale nel nostro quartiere e di coinvolgere il maggior numero di cittadini. “Sono particolarmente soddisfatto per tale collaborazione – dichiara Fabio Muzi, socio e sponsor assicurativo di Altrevie – perché sono nato in questo quartiere e ho vissuto le mie esperienze “culturali” nell’osteria ormai scomparsa del “Sor Lello”, mio padre, ubicata in Via Rocco da Cesinale”.L’obbiettivo di questo accordo è duplice: creare condizioni perché questa collaborazione possa allargarsi ad altre associazioni del quartiere e costruire un “polo culturale” aperto ai cittadini residenti che vogliano contribuire con le loro proposte allo sviluppo di ulteriori iniziative.I programmi delle attività potranno essere ritirati nelle sedi delle due associazioni o visitando i siti www.altrevie.it oppure www.caragarbatella.org. Ecco il programma di ottobre di Altrevie. Contiene l’elenco delle manifestazioni già tenute e di quelle in corso di realizzazione.

 

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Uno scambio di posto pagato con la vita

L’ atto di generosità del Partigiano Libero De Angalis

Uno scambio di posto pagato con la vita

di Cosmo Barbato

Scena di fucilazione: uno dei disegni della serie ‘ Gott mit uns’ eseguita dal pittore Renato Guttuso nel 1944 e pubblicata poco dopo la liberazione di Roma. Ricorda in modo impressionante la strage della Storta. Su “Cara Garbatella” del mese di giugno abbiamo rievocato la figura della medaglia d’argento Libero De Angelis, nel sessantesimo anniversario della sua fucilazione alle porte di Roma da parte dei tedeschi in fuga, avvenuta proprio nel giorno della liberazione, il 4 giugno del ’44. …..

L’ atto di generosità del Partigiano Libero De Angalis

Uno scambio di posto pagato con la vita

di Cosmo Barbato

Scena di fucilazione: uno dei disegni della serie ‘ Gott mit uns’ eseguita dal pittore Renato Guttuso nel 1944 e pubblicata poco dopo la liberazione di Roma. Ricorda in modo impressionante la strage della Storta. Su “Cara Garbatella” del mese di giugno abbiamo rievocato la figura della medaglia d’argento Libero De Angelis, nel sessantesimo anniversario della sua fucilazione alle porte di Roma da parte dei tedeschi in fuga, avvenuta proprio nel giorno della liberazione, il 4 giugno del ’44.
Nel breve ricordo di quel giovane eroe figlio della Garbatella (aveva 22 anni, era stato protagonista di spericolate azioni partigiane, aveva taciuto pur sotto le torture nelle prigioni di Via Tasso), facevamo cenno all’episodio culminante della sua vita, un suo estremo atto di generosità che ne aveva fatalmente determinato la morte.
Su questo episodio alcuni lettori, che abitano intorno a Via Giovanni da Capistrano (dove al Lotto 28 c’è la casa popolare un tempo abitata dalla famiglia De Angelis), i quali avevano conosciuto Libero o che ne sentirono parlare, ci hanno chiesto maggiori particolari.
Noi li raccogliemmo anni fa dalla viva voce di un testimone diretto, l’ing.Luciano Ficca, che era stato suo compagno di cella a Via Tasso nonché involontario coprotagonista dell’episodio che culminò con la morte del nostro eroe.
De Angelis, arrestato il 3 aprile quasi certamente per una delazione, fu subito tradotto presso il famigerato comando della Gestapo. Probabilmente quella stessa delazione portò anche alla scoperta di un deposito di armi e di munizioni che erano state nascoste dalle formazioni socialiste e comuniste in un cunicolo del Lotto 12 di Piazza Bartolomeo Romano, dove c’è il Teatro Palladium. I tedeschi sapevano che egli era depositario di segreti riguardanti non solo l’organizzazione della resistenza romana ma anche una sua delicata operazione di intelligence a favore degli Alleati, in relazione allo sbarco di Anzio, avvenuto il 21 gennaio, e alla successiva formazione di quella contrastatissima testa di ponte (in proposito, egli riceverà un riconoscimento ufficiale dall’OSS, il servizio segreto militare degli americani, “per il suo disinteressato aiuto all’esercito degli Stati Uniti nella lotta per la liberazione di Roma”). I tedeschi lo misero sotto torchio nel tentativo di estorcergli informazioni, ma Libero non parlò. “Avvisati in ritardo del suo arresto, riuscimmo a portargli a Via Tasso un unico cambio di biancheria – ci raccontò la sorella minore Lucilla – e quella che ci diedero indietro recava inequivocabili macchie di sangue che inutilmente avevano tentato di cancellare”.Luchino Visconti
Di fronte al suo ostinato silenzio, l’11 maggio i tedeschi desistettero temporaneamente dagli interrogatori e, dalla cella n°14 di Via Tasso, lo trasferirono nel braccio politico del carcere di Regina Coeli: forse si ripromettevano di sottoporlo più tardi a una seconda torchiatura, ma nell’immediato al comando della Gestapo si imponeva la necessità di fare spazio per far posto al continuo afflusso di nuovi prigionieri.
E veniamo all’episodio finale che si concluse con la sua uccisione. Alla vigilia della precipitosa fuga da Roma, i tedeschi, pur nella confusione di quelle ore concitate, non si dimenticarono di De Angelis e lo fecero riportare a Via Tasso facendolo prelevare da Regina Coeli. Di contro, molti altri prigionieri politici, abbandonati nelle celle del carcere romano alle “cure” dei fascisti anch’essi in fuga, si salvarono evadendo. A Via Tasso si formò un convoglio di quattro automezzi cui si sarebbe dovuto accodare un quinto mezzo, uno Spa38, che però non ne voleva sapere di mettersi in moto e che avrebbe dovuto trasportare gli ultimi prigionieri destinati alla deportazione, poco più di una trentina. Al momento di distribuire i detenuti sui vari mezzi accadde l’episodio che fu fatale per De Angelis. Egli rivide un suo vecchio compagno di resistenza e di cella, l’ing.Ficca, il quale in quei drammatici momenti si era inaspettatamente incontrato con un suo cugino, Ercole Piacentini, anche lui finito nelle mani delle SS: Ficca e Piacentini fino a quel momento non avevano saputo di essere detenuti entrambi nello stesso cupo comando della Gestapo. Tra i due cugini ci fu un lungo abbraccio, reso più drammatico dalla imminente nuova separazione: destinati a due automezzi diversi, chi sa se si sarebbero mai più rivisti! De Angelis era destinato con Ficca a viaggiare sul terzo automezzo, mentre Piacentini era destinato al quarto. Ma Libero generosamente fece in modo che i due cugini, che si erano appena ritrovati, non si dovessero separare di nuovo e con circospezione cedette il suo posto a Piacentini. Ormai era notte e nel trambusto della fuga nessuno si accorse dello scambio. Poi l’autocolonna si mise in moto. Il mezzo su cui era salito Libero era dunque il quarto. I primi tre proseguirono verso il Nord. I prigionieri che vi erano stati caricati, giunti a Firenze, furono imbarcati su vagoni sigillati diretti a Worgl, in un campo dell’Austria meridionale, e di lì più tardi vennero deportati a Berlino. Il mezzo su cui viaggiava Libero insieme ad altri tredici detenuti (o forse quindici) fece sosta invece al quattordicesimo chilometro della Cassia, poco prima della località La Storta. I prigionieri furono fatti scendere e vennero rinchiusi in un fienile. Dalle testimonianze raccolte tra poveri sfollati che occupavano alcune grotte disseminate nei pressi, apparve subito chiaro che i tedeschi cercavano un posto per eliminarli. Non potendo utilizzare le grotte, stipate di misera gente terrorizzata, i tedeschi condussero fuori in fila indiana i prigionieri con le mani legate dietro la schiena e li disposero a semicerchio in uno spiazzo. Mentre venivano falciati a colpi di mitra, uno, benché legato e ferito, tentò una fuga disperata. Ma anche lui fu raggiunto e finito con un inequivocabile colpo di grazia: era Libero De Angelis.
Ecco i nomi degli altri tredici suoi compagni di martirio: il socialista Bruno Buozzi cofondatore della Cgil, il gen, Piero Dodi, il prof. Luigi Castellani, l’ing. Edmondo Di Pillo, l’avv. Lino Eramo, l’ufficiale di marina Alfio Brandimarte, un ingegnere di origine polacca Frejdrik Borian, Vincenzo Conversi ragioniere, Alberto Pennacchi tipografo, il capitano Enrico Sorrentino, Saverio Tunetti insegnante, il tenente Eugenio Arrighi e un inglese rimasto sconosciuto. Stando alla dichiarazione di una contadina, testimone oculare, dal fienile sarebbero fuggiti, e quindi si sarebbero salvati, altri due prigionieri. Sempre dalle testimonianze, risulta che all’eccidio abbiano partecipato anche alcuni fascisti italiani in divisa da SS.
Ercole Piacentini, il detenuto che era partito con il terzo automezzo sul quale si sarebbe dovuto trovare De Angelis, ebbe salva la vita e con lui si salvarono, pur tra inenarrabili peripezie, anche suo cugino Luciano Ficca e buona parte dei prigionieri deportati in Germania; si salvarono inoltre anche quella trentina di prigionieri destinati al quinto automezzo, lo Spa38 che non riuscì a mettersi in moto: in nottata furono lasciati liberi dagli alpini del battaglione altoatesino Bozen che svolgeva funzioni di polizia cui erano stati affidati e che, di fronte all’incalzare degli Alleati, preferirono mollare tutto e tagliare la corda.
Perché la strage della Storta? Secondo una autorevole ipotesi, erano destinati alla soppressione tutti i prigionieri caricati sul quarto automezzo e anche sul quinto ( quello che fortunatamente non si mise in moto) perché si trattava di resistenti particolarmente invisi agli occupanti. Il colonnello Kappler, nel corso del suo processo, forse per scaricarsi di un’ulteriore sua responsabilità oltre di quella della strage delle Ardeatine, sostenne invece che non si trattò dell’esecuzione di un suo ordine bensì di un’iniziativa estemporanea del tenente Karem, comandante dell’autocolonna. A sostegno della prima ipotesi c’è però la segnalazione anonima di una SS italiana che nella notte tra il 3 e il 4 giugno aveva disertato: in un biglietto vergato a matita fatto trovare ai liberatori annunciava l’intenzione dei tedeschi di sopprimere una parte dei prigionieri. “Affrettatevi, scriveva, cercate nelle zone della Storta o di Baccano o di Campagnano o di Monterosi, insomma lungo la Cassia. Ma fate presto”. Ormai però era tardi, la tragedia si era già consumata nella prima località indicata nel foglietto.
Quando incontrammo la signora Lucilla, sorella minore di Libero, raccogliemmo anche il drammatico racconto dell’arrivo nella loro casa della notizia dell’uccisione del fratello: “Subito dopo la liberazione del 4 giugno, mentre la Garbatella e tutta Roma erano in festa per la fine dell’incubo dell’occupazione, la nostra famiglia aspettava da un momento all’altro il ritorno tanto atteso. Una mattina, tornando dalla spesa, mia madre si accorse che nel cortile tutti gli inquilini del Lotto erano fuori dalle case e la guardavano. Si facevano dei cenni, ma nessuno parlava: capì che era successo qualcosa al figlio. Ma chi aveva il coraggio di dirle la verità! Poi cadde in un pianto disperato e in una prostrazione dalla quale non si riprese mai più”.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Ottobre 2004

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